Archivio per Tsahal

Terrorismi

Posted in Risiko! with tags , , , , , , , , , on 14 maggio 2018 by Sendivogius

22/03/2016. Strage di Bruxelles:
32 morti e 350 feriti.
12/06/2016. Strage di Orlando:
49 morti e 58 feriti.
01/07/2016. Strage di Dacca:
24 morti e 50 feriti.
14/07/2016. Strage alla Promenade des Anglais di Nizza:
86 morti e 458 feriti.
19/12/2016. Strage al mercatino di Natale di Berlino:
12 morti e 56 feriti.
01/01/2017. Strage del Reina Club di Istanbul:
39 morti e 69 feriti.
22/03/2017. Strage di Westminster a Londra:
5 morti e 50 feriti.
03/04/2017. Strage alla metropolitana di San Pietroburgo in Russia:
13 morti e 47 feriti.
22/05/2017. Strage alla Evening News Arena di Manchester:
22 morti e 250 feriti.
03/06/2017. Strage di London Bridge:
8 morti e 48 feriti.
17/09/2017. Strage a La Rambla di Barcellona:
16 morti e 130 feriti.
31/10/2017. Strage di Halloween a New York:
8 morti e 15 feriti.

Sono soltanto alcuni (tra i più recenti) degli odiosi attentati dello stragismo islamista che hanno suscitato le sdegno e l’orrore internazionale.

14/05/2018. Inaugurazione dell’ambasciata USA a Gerusalemme, con riconoscimento unilaterale a capitale di Israele: 61 morti ed oltre 2600 feriti tra i palestinesi, durante le manifestazioni di protesta all’interno del territorio di Gaza.
Trattasi di una normale operazione di polizia nell’ordinario controllo della frontiera, lungo quell’immenso campo di concentramento a cielo aperto che è il ghetto di Gaza.

Pare che i militari di Tsahal si siano divertiti moltissimo durante il tiro a segno, contro coloro che una certa tradizione chassidica si ostina a chiamare “Amaleciti”, con tutto ciò che l’anacronistico riferimento biblico comporta…

Festa grande! 

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IUXTA BELLA

Posted in Risiko! with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 4 agosto 2014 by Sendivogius

Wolfenstein - The New Order

Nell’antichità, per distinguersi dall’esecrato dispotismo orientale, Greci e Latini ci tenevano moltissimo a fornire una giustificazione per le proprie campagne militari, conferendo alla guerra una sua legittimità nell’inevitabilità del conflitto armato.
Soprattutto per i Romani, la guerra doveva rappresentare la risposta ad un torto più che circostanziato (causa suscepta). L’apertura delle ostilità belliche era in genere preceduta da un complicato rituale cerimoniale, che aveva la duplice funzione di escludere ogni composizione pacifica e assicurarsi la benevolenza delle divinità, in prospettiva delle rappresaglie (clarigationes) per la ricomposizione del danno presunto (rerum repetitio), perché per sua natura la guerra doveva sempre essere un bellum iustum ac pium.
Poi va da sé che spesso e volentieri le guerre non si rivelavano giuste né sante, rimesse com’erano al capriccio di un giovane monarca assettato di gloria e desideroso di distinguersi agli occhi dei sudditi…

Alessandro Magno

Più spesso e volentieri (che i soldati della ‘gloria’ si stancano presto), scaturivano dalla fame di terre altrui, dall’avidità di bottino e dalla bramosia di saccheggio, che nelle economie di rapina del mondo antico costituivano la Giulio Cesareprincipale forma di arricchimento. Oppure, le ragioni andavano ricercate nell’iniziativa personale di un qualche generale ambizioso, o governatore di provincia, che avrebbe sfruttato le proprie fortune militari in campagna elettorale, per costruirsi una carriera politica.
A posteriori, un “casus belli” si trovava sempre. O in alternativa lo si inventava.
Per fortuna, oggi le cose funzionano in maniera totalmente diversa. E mai si potrebbe concepire una guerra per impossessarsi e sfruttare le risorse altrui; per occupare ed espropriare terre con requisizioni forzate, cacciandone via i legittimi proprietari. E magari poi candidarsi alle elezioni sventolando i propri successi di guerra, per accreditarsi come ‘uomini di polso’ contro i nemici esterni della nazione.
Tempora mutantur et nos mutamur in illis; ai tempi odierni, chi mai agirebbe più così?!?
Ariel SharonOggi è lo stesso concetto di conflitto convenzionale ad essere superato, tanto che le guerre non esistono nemmeno più. O quanto meno si nega loro la sostanza, cambiando la formula semantica per la loro definizione, nell’illusione possano essere altro da ciò che effettivamente sono. E dunque, pur di non evocare lo spettro, si preferiscono allocuzioni come: “ingerenza umanitaria”; “operazione di polizia internazionale”; “attacco chirurgico” (con tutta la precisione di un’appendicectomia affidata ad un malato di Parkinson con un trincetto in mano) e “bombe intelligenti”
Il continuo stato d’assedio a cui è sottoposta la Striscia di Gaza sta lì a dimostrare quanto grottesche e oscene siano simili definizioni di compromesso, nella distorsione della realtà della guerra.
Bombardamento chirurgico al fosforo bianco su GazaSu quanto possano essere ‘intelligenti’ centinaia di granate sparate a casaccio contro un centro densamente abitato, da un mortaio montato su un M106, sicuramente potranno fornirci lumi quei fortunati che, ricevendo il colpo sopra le loro teste, entreranno a far parte degli “incidenti collaterali”.
M106 Mortar CarrierPer non parlare poi delle scariche d’artiglieria scagliate da innocui obici semoventi, come i discreti M109…
M-109Nemmeno il Nemico, inteso come entità, organizzazione, esercito, irriducibilmente alieno nella sua alterità ostile, ma quantomeno dotato di una propria identità e riconoscimento, esiste più. Oggi ci sono solo “terroristi”, intesi come massa indistinta ed onnicomprensiva, contro i quali ovviamente si scontrano le “forze del bene”. Contro i ‘terroristi’ – è risaputo! – le convenzioni ed i codici militari, che sono stati inventati per cercare di mitigare la ferocia della guerra, ovviamente non si applicano.
E se le regole non esistono più, allora tutto diventa lecito…
Tanto che a proposito dell’ecatombe attualmente in corso nel mattatoio di Gaza, sul quotidiano conservatore Times of Israel, prima della rimozione, era possibile leggere un ispirato editoriale di tal Yochanan Gordon: rampollo di una dinastia di editori yiddish ultra-ortodossi che controllano la testata giornalistica, in cui il giovane Yochanan esercita le sue arti di “opinionista” di papà. È dalle colonne del giornalino di famiglia che il piccolo Sansone redivivo ama esibire il proprio élan guerriero. Il titolo dell’articolo è sibillino, per conclusioni ancor più ambigue:

Il genocidio giusto

QUANDO IL GENOCIDIO È CONSENTITO

«[…] Concluderò con una domanda per tutti i filantropi là fuori: il Primo Ministro Benjamin Netanyahu ha chiaramente affermato all’inizio di questa incursione che il suo obiettivo è ristabilire una tranquillità sostenibile per i cittadini di Israele. Abbiamo già stabilito che è responsabilità di ogni governo assicurare la salvezza e la sicurezza della sua gente. Se i capi politici e gli esperti militari determinassero che il solo modo di raggiungere il proprio obiettivo a sostegno della sicurezza è il genocidio, lo si può ritenere ammissibile per il raggiungimento di questi obiettivi prefissati?»

Yochanan Gordon
“Times of Israel”
(01/08/2014)

Sinceramente, l’interrogativo non ci aveva mai sfiorato prima..! Tu che dici, Yochanan?
Ci sono genocidi buoni e genocidi cattivi?!? E come si distingue la differenza?

israel_nazi

Da parte sua, il premier israeliano Benjamin Netanyahu si è detto molto dispiaciuto per le vittime tra la popolazione civile di Gaza, alle quali finanche nega pure la ricostruzione delle case che ha loro (di certo con rammarico) raso al suolo, spesso con gli abitanti dentro. E lo fa dopo aver ordinato la sistematica distruzione di interi distretti urbani, con la Il 16enne Muhammad Abu Khdeir, rapito, bastonato a morte e bruciato vivo da coloni israelianimedesima nonchalance con cui si da fuoco ad un formicaio dopo averlo cosparso di benzina. Peraltro questo costituisce un trattamento che nei territori occupati della Cisgiordania si applica più facilmente ai ragazzini palestinesi, piuttosto che alle formiche.
Caccia grossa in Palestina - soldati israeliani in posa col loro trofeo di guerraA giudicare dalla coerenza tra pensiero e comportamento, a suo tempo, possiamo immaginare che certamente più di qualche ufficiale nazista si sarà “dispiaciuto”, quando venne conclusa l’operazione di polizia per ‘bonificare’ il ghetto ebraico di Varsavia, dopo la prima insurrezione del Gennaio 1943. Considerato un pericoloso focolaio di disgregazione e di sommossa, il ghetto di Varsavia fu preso d’assalto dai poliziotti dell’ORPO (Ordnungspolizei), dagli ausiliari ucraini, e dalle Waffen SS della Polizei-Division, impegnati a reprimere le “bande di criminali e terroristi”, che utilizzavano i tunnel sotterranei per rifornirsi di armi ed esplosivi, nascosti in case trasformate in bunker e depositi clandestini, da utilizzare contro gli invasori con la svastica.

H.Himmler«Per motivi di sicurezza ordino che il ghetto di Varsavia sia smantellato, dopo aver trasferito all’esterno il campo di concentramento e avere in precedenza utilizzato tutte le parti della case e i materiali di qualsiasi tipo che possono comunque servire. La demolizione del ghetto e lo spostamento del campo di concentramento sono necessari, perché altrimenti non porteremo mai la calma in Varsavia e, permanendo il ghetto, non si potrà estirpare la delinquenza

Heinrich Himmler
(16/02/1943)

La differenza con l’attuale Ghetto di Gaza? Probabilmente il colore delle uniformi e il fatto che al contrario dei loro omologhi nazisti, i soldati di Tsahal (l’esercito israeliano) si guardano bene dall’avventurarsi in profondità tra i centri urbani, preferendo raderli al suolo a distanza insieme ai nuovi “subumani” che vi abitano, evidentemente reputati di nessuna utilità e considerati meno di bestiame da macellare.
nazi-israelPerché come ci insegna il buon Yochanan Gordon:

Chiunque viva con installazioni di lanciarazzi o tunnel del terrore scavati attorno o nelle vicinanze della propria abitazione non può essere considerato un civile innocente.”

Jürgen Stroop La pensava così anche il generale Jürgen Stroop, che comandava le unità impegnate nel Ghetto di Versavia. Peccato che alla fine del secondo conflitto mondiale sia stato impiccato come criminale di guerra. Invece, contro gli “empi filistei” (così sono stati chiamati i palestinesi in alcuni settori della destra israeliana!) l’ipotesi di sterminio è “permissible”.
Raid su Gaza - Foto de 'IlSecoloXIX'A tal propoito, Tsahal è forse uno degli ultimi e pochissimi eserciti moderni ad applicare con disinvoltura il “diritto” di rappresaglia, che esercita senza distinzione alcuna nei confronti degli obiettivi e dei danni subiti: scuole rifugio dell’ONU, ospedali e ricoveri per profughi; parchi gioco per bambini e abitazioni civili; luoghi di culto… tutto costituisce un obiettivo legittimo in evidente sproporzione di mezzi a disposizione e risposta, nella totale indifferenza (e disprezzo) per la vita umana. Perché a Gaza non esistono zone franche, né posti sicuri, né tregue che tengano (perfino lo zoo cittadino è stato bombardato!).
Gaza - la ex moschea di Mohammed SousiE se è vero (come non è vero) che Hamas è soltanto un’organizzazione terroristica che si fa scudo della popolazione civile, è soprattutto vero che le forze armate israeliane non si fanno alcuno scrupolo a colpire entrambi. E ciò è intollerabile per qualunque compagine statale abbia la pretesa di essere una democrazia. Per essere reputato tale, uno stato democratico deve sottostare alle regole condivise del diritto internazionale. Se le viola in aperta e sistematica flagranza, si pone automaticamente fuori da tale consesso civile, qualificandosi per ciò a cui più assomiglia: uno Stato etnico basato sulla discriminazione confessionale e la segregazione razziale, scaturito da un focolaio abusivo insediatosi con la forza su territori dell’ex impero ottomano, che ha esaurito da tempo la sua missione storica, politica, e finanche ‘morale’.
Sparate sulle ambulanzeLa facilità con cui Israele marchia i suoi nemici come “terroristi” (così come bolla i suoi detrattori come “anti-semiti”), negando loro ogni dignità e dunque precludendo qualsiasi dialogo, costituisce in realtà uno strumento assai rischioso…
Troppo spesso si finge di ignorare quanto per Israele il “terrorismo di stato” sia stata una pratica consolidata fin dai primi atti della sua fondazione e molto più di un’eccezione, tanto da costituire una costante della sua storia, insieme al ricorso degli “omicidi mirati” (veri assassini di stato contro i propri nemici politici) ed i sequestri di persona.
Su cosa sia il “Terrore” d’altronde Israele ha le idee chiarissime e non ne ha mai fatto mistero, tanto è esperto nella pratica come nella teoria:

Erez Israel (Grande Israele) coi confini ideali dello stato ebraico - Manifesto dell'Irgun (1935) «Né la moralità, né la tradizione ebraica possono negare l’uso del terrore come mezzo di battaglia. Noi siamo decisamente lontani da esitazioni di ordine morale sui campi di battaglia nazionali. Noi vediamo davanti a noi il comando della Torah, il più alto insegnamento morale del mondo: “Cancellateli… fino alla distruzione!” Noi siamo in particolare lontani da ogni sorta di esitazione nei confronti del nemico, la cui perversione morale è accettata da tutti. Ma il terrore è essenzialmente parte della nostra battaglia politica alle presenti condizioni e il suo ruolo è ampio e grande. Ciò dimostra, a chiare lettere, a coloro che ascoltano in tutto il mondo e ai nostri fratelli scoraggiati fuori le porte di questo paese che la nostra battaglia è contro il vero terrorista che si nasconde dietro le sue pile di carta e di leggi che egli ha promulgato. Non è diretta contro il popolo, è diretta contro i rappresentanti. Finora ciò è efficace

“Terrore” (Agosto 1943)
Pubblicato su “Il Fronte” (He Khazit), giornale clandestino del Lehi.

Tra il 1930 ed il 1950, le organizzazioni clandestine armate legate al sionismo revisionista di Zeev Jabotinskij, operative in Palestina, si contraddistinguono per ferocia e per lo stillicidio degli attentati dinamitardi contro autorità britanniche e popolazione araba, in un continuo deflagrare di bombe sui treni e nei mercati, nei cinema e negli uffici postali, sugli autobus e nelle stazioni ferroviarie. A questi vanno aggiunte le uccisioni a sangue freddo dei fellahin arabi che vengono ammazzati mentre lavorano nei campi a scopo intimidatorio, insieme ad i raid notturni nelle fattorie arabe ad opere delle SNQ (Special Night Squads) dell’Haganah Leumi, applicando con largo anticipo quella che poi verrà universalmente chiamata “pulizia etnica”.
Le gesta dell'Irgun riportate dal 'Times' di LondraLo stesso Likud, il principale partito della destra nazionalista attualmente al governo in Israele, è la filiazione politica di organizzazioni armate come l’Irgun ed il Lehi della famigerata Banda Stern, le attività terroristiche dei quali culmineranno con la strage del King David Hotel di Gerusalemme (22/07/1946), quando i terroristi dell’Irgun fecero saltare in aria un’intera ala dell’albergo, ed il massacro di Deir Yassin (09/05/1948) con tutti i suoi abitanti passati per le armi a sangue freddo dopo la resa.
A questo si aggiunga il rapimento e l’assassinio dei due sergenti inglesi (Clifford Martin e Marvin Paice nel 1947), fatti ritrovare impiccati in un campo d’ulivo; la distruzione dell’ambasciata britannica a Roma, fatta esplodere nella notte del 31/10/1946; l’omicidio del conte Folke Bernadotte (17/09/1948), inviato ONU a Gerusalemme.
Hitler  Durante la seconda guerra mondiale, le attività criminali della Stern gang in funzione anti-britannica si spinsero a tal punto da prefigurare un’alleanza strategica con la Germania nazista, in un patto scellerato che alla fine non andò in porto.
La sequela di crimini ed azioni terroristiche delle due bande furono tante e tali, da provocare il biasimo e la reazione sdegnata di moltissimi ebrei, tra cui lo stesso Albert Einstein

Albert Einstein contro i terroristi del Lehi

Nell’Irgun Zvai Leumi e nel Lehi hanno militato alcuni dei principali leader politici dello Stato israeliano:  Yitzhak Shamir (Lehi) e Menachem Begin (Irgun), entrambi attivamente implicati nelle operazioni terroristiche delle due organizzazioni.
Terroristiche furono altresì le attività del generale e premier israeliano Ariel Sharon, che comincia la sua carriera di criminale di guerra nel 1953 con la strage di Qibya, un intero villaggio spazzato via con tutti i suoi abitanti, e raggiunge l’apice con il massacro di Sabra e Shatila durante l’invasione del Libano nel 1982.
sabra-trueIn compenso, una volta costituitosi in stato, Israele della vecchia amministrazione imperiale britannica ha mantenuto ed esteso il regime di occupazione militare e l’amministrazione di tipo coloniale dei territori TIMEpalestinesi, esercitando requisizioni coatte e confische illegali, le deportazioni forzate, l’uso dei tribunali speciali militari. Si consideri poi l’attribuzione di un diverso status giuridico per i palestinesi, con evidenti discriminazioni in sede processuale, insieme al ricorso agli arresti di massa, con detenzione indeterminata senza certificazione dei capi di imputazione (tutti “terroristi”!). E non si dimentichi la demolizione di abitazioni e distruzione di beni privati, di proprietà palestinese, che si configurano sempre come una forma di punizione collettiva, in un regime di rappresaglia permanente. 

territori-palestina-1946-2000

Il ritiro delle truppe israeliane dalla Striscia di Gaza nel 2007 fu propagandato come una forma di disimpegno unilaterale. Peccato che l’enclave palestinese si sia progressivamente trasformata in un immenso lager a cielo aperto, costantemente sotto controllo militare e privo di qualunque autonomia, dal momento che l’esercito di Tel Aviv controlla i valichi di frontiera, lo spazio aereo, i porti marittimi, e tutte le merci in entrata ed uscita dalla Striscia che devono necessariamente transitare in territorio israeliano. Tutti i fondi e gli aiuti economici destinati a Gaza, da quelli destinati ai servizi sanitari, fino al pagamento dei funzionari pubblici, devono essere depositati in banche israeliane che decidono a propria discrezione quando e se erogare le risorse indebitamente trattenute.
George A. CusterA sua volta, puntellata com’è di fortini, avamposti militari, check-point, borghi fortificati e colonie armate, la stessa Cisgiordania assomiglia più ad una riserva indiana rosicchiata dalle giubbe blu, che un “territorio autonomo”: né stato indipendente, né protettorato ONU, ma solo un controsenso geografico a cui attribuire un ambiguo riconoscimento giuridico, senza alcun risvolto pratico e soggetto a tutte le violazioni possibili.
Attacco al fosforo bianco su rifugio ONUA guardare bene, le esecuzioni extragiudiziali, i rastrellamenti e gli arresti di massa, la totale assenza di processi regolari, le detenzioni illegali, la sistematica distruzione delle proprietà dei sospetti, gli espropri forzati e senza alcun indennizzo, le incursioni militari… insieme alla palese violazione di ogni elementare norma di diritto e di qualunque disposizione terza da parte di organismi internazionali, nell’assoluta certezza che le violazioni non comporteranno alcuna conseguenza o sanzioni, non sembra che pongano molte alternative alla popolazione palestinese che può scegliere tra un regime brutale di occupazione coloniale o un embargo feroce.   
Bomba intelligente su centro ONU a Gaza In seguito al blocco imposto alla Striscia nel 2008, è stata creata una zona di interdizione di tre km ovviamente all’interno del territorio palestinese e imposto un blocco marittimo che impedisce ai pescatori di Gaza di spingersi oltre le tre miglia navali dalla costa. A meno che questi non vogliano essere mitragliati dalla Marina israeliana e vedersi sequestrare le imbarcazioni. Tagliata fuori da ogni collegamento con i territori autonomi della West Bank, a loro volta frazionati a macchia di leopardo, la Striscia di Gaza risponde alla più classica delle strategie: divide et impera.
E quando questo fondamentale requisito viene mene, ogniqualvolta le fazioni palestinesi sembrano raggiungere un accordo condiviso per una politica unitaria ed una azione comune, Israele attacca adducendo un qualche pretesto che non manca mai.
Saluto dei bimbi israeliani ai bimbi palestinesiPer esempio nell’autunno del 2000, quando il premier Ariel Sharon organizzò una provocazione premeditata che scatenò volutamente la rivolta generale dei palestinesi (la Seconda Intifada), per stornare l’attenzione dal fallimento degli accordi di pace (sistematicamente sabotati dal Likud e dall’area più oltranzista della destra israeliana) e legittimare la svolta fascista in Israele, col risultato di favorire ogni volta il sopravvento di formazioni ancora più radicali, come il caso di Hamas e Jihad che hanno progressivamente soppiantato le indebolite organizzazioni laiche di Al-Fatah ed i marxisti del FPLP.
gaza-bombe-al-fosforo-bianco-attacco-IsraeleE poi ci sono i sistematici raid su Gaza, che avvengono ormai a cadenza regolare, e che preferibilmente vengono lanciati in prossimità di ogni tornata elettorale in Israele o crisi di popolarità per questo o quell’esecutivo di governo…
gazaphosphorous-victimsSostanzialmente, il governo conservatore di Tel Aviv cercava solo un pretesto per scatenare l’ennesimo attacco nella Striscia di Gaza, da quando ha iniziato a profilarsi l’ipotesi di un governo di unità nazionale tra i palestinesi della Cisgiordania e quelli di Gaza, con una convergenza delle due principali organizzazioni politiche dei territori autonomi: Al Fatah ed i “terroristi” di Hamas, che avrebbe implicato un maggior peso nell’ambito delle trattative internazionali. Soprattutto non si poteva ammettere alcun cedimento nei confronti dei “terroristi” di Hamas, che si rifiutano di riconoscere lo Stato di Israele (esattamente come Israele ha sempre negato ogni riconoscimento di uno Stato palestinese) e predicano la sua distruzione. Bisogna dire che all’atto pratico l’intento riesce molto più facilmente al governo di Tel Aviv, rispetto ai propositi di Hamas: i razzetti portatili Al-Qassam hanno fatto una ventina di vittime in poco più di dieci anni (meno morti degli incidenti stradali in un week-end), mentre Tsahal ammazza sotto i suoi bombardamenti qualche migliaio di civili ogni due anni, tanto per bilanciare il rapporto demografico.

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Sull’altro versante atlantico, l’Amministrazione USA si dice “scioccata” per le ultime stragi di civili, che in massima parte riguardano bambini (gli adulti White washinginvece possono anche crepare senza troppi turbamenti). Però poi all’atto pratico non fa nulla di concreto per fermare il massacro indiscriminato, salvo bloccare sistematicamente col proprio veto al consiglio dell’ONU ogni risoluzione di condanna nei confronti di Israele; giustificandone incondizionatamente qualunque azione (e relativi crimini di guerra); rimpinguandone gli arsenali militari con sistemi balistici e supporti tecnologici di ultima generazione, a meno che non si creda che gli israeliani combattano le loro guerre solo con mitragliette Uzi e fucili automatici Galil. Gli Stati Uniti, indistintamente dal governo in carica, hanno sempre concesso crediti illimitati per svariati milioni di dollari, a carico del contribuente americano tanto ossessionato dalle tasse. Il bravo Barack Obama, a cui si deve a chiacchiere la posizione più critica che gli USA abbiano mai avuto nei confronti degli “eccessi” di Israele, in concreto ha stanziato circa un miliardo di dollari a fondo perduto, e ulterioremente rifinanziato, per la fornitura di sistemi d’arma a Tsahal. Dopo le stragi di Gaza, il contributo non è stato messo affatto in discussione ed anzi è stato prontamente confermato ed incrementato: Israele ha svuotato gli arsenali e bisogna riempirglieli per la prossima guerra.

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Al contempo, gli investitori americani acquistano titoli di stato che nessun hedge funds statunitense si sognerebbe mai di reclamare in caso di insolvenza, al contrario di quanto avviene ad esempio per i bond argentini, contribuendo in maniera fondamentale alla prosecuzione dell’orgia di sangue in un circo stanco.

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Piombo Fuso su Gaza

Posted in Masters of Universe, Risiko! with tags , , , , , , , , , , , , , , , on 16 gennaio 2009 by Sendivogius

 

“L’inaccettabile equazione”

 

01 Paragonare Israele al Nazismo è un atto assurdo e non tollerabile.

Non è soltanto un ossimoro scaturito da grande confusione ideologica, si tratta invece di un’infame provocazione che va respinta con forza!

Israele è un faro di libertà, che con la sua luce di civiltà illumina l’oscuro medioriente. Suo malgrado, è anche una nazione in guerra e come tale va sostenuta.

 

§   Combattendo per la vittoria, il soldato osserverà le regole della guerra cavalleresca, le crudeltà e le distruzioni insensate sono indegne di lui.

§   Il nemico che si è arreso, anche se ribelle o spia, non deve essere ucciso. Sarà debitamente punito dai tribunali.

§   I prigionieri di guerra non devono essere maltrattati o offesi. I loro oggetti personali non devono essere toccati.

§   Sono proibite le pallottole esplosive.

§   Le istituzioni della Croce Rossa sono sacrosante. I nemici feriti devono essere trattati umanamente. Il personale medico non può essere ostacolato nel compimento dell’attività medica.

§   La popolazione civile è sacrosanta. Al soldato non è permessa la rapina e la distruzione ingiustificata. Devono essere particolarmente rispettate le zone di valore storico o le costruzioni adibite ad uso religioso, artistico, scientifico, o di carità. La consegna di materiali o servizi forniti dalla popolazione può essere richiesta solo dietro ordine dei superiori e solo dietro compenso.

 

Quanto riportato è parte del ‘decalogo’, stampigliato sul libretto di paga, al quale si doveva attenere il buon soldato tedesco durante la II° Guerra Mondiale. A dimostrazione di quanta ipocrita discrepanza, quale solco incolmabile, ci possa essere tra ciò che ufficialmente si sostiene e quello che, di fatto, si mette in pratica.

Decisamente, Tsahal non è la Wehrmacht.

Per coloro che si ostinano a raffrontare la rivolta del Ghetto di Varsavia con l’Intifada palestinese, sforzandosi di cercare pretestuose analogie, in una assurda sovrapposizione di vittima e carnefice, citiamo un articolo esplicativo che finalmente fa chiarezza sulla questione. Si tratta di un editoriale, a firma di Norman G. Finkelstein, pubblicato sulla testata israeliana Ha’aretz nel lontano 2002:

Per reprimere la resistenza palestinese, un ufficiale israeliano di alto rango ha sollecitato l’esercito ‘ad analizzare e a far proprie le lezioni su come l’esercito tedesco combatté nel Ghetto di Varsavia’. A giudicare dal recente massacro dell’esercito di Israele nella Cisgiordania – ha colpito le ambulanze e i medici palestinesi, ha ucciso dei bambini palestinesi “per sport” (scritto da Chris Hedges, New York Times, ex capo della redazione al Cairo), ha rastrellato, ammanettato e incappucciato tutti gli uomini palestinesi dai 14 ai 45 anni, cui sono stati stampati i numeri di riconoscimento sulle braccia, ha torturato indiscriminatamente, ha negato l’acqua, l’elettricità, il cibo e l’assistenza medica ai civili palestinesi, ha usato dei palestinesi come scudi umani e ha abbattuto le loro case con gli abitanti ancora all’interno – sembra che l’esercito di Israele abbia seguito i suggerimenti di quell’ufficiale. Ma se gli israeliani non vogliono essere accusati di essere come i nazisti, devono semplicemente smettere di comportarsi da nazisti.

Norman G. Finkelstein, “Prima la carota, poi il bastone: dietro la strage in Palestina”

(Titolo orginale: First the Carrot, Then the Stick: behind the carnage in Palestine)

 

Pertanto non si può comparare Israele, un moderno Stato di diritto, con chi bombarda scuole, ospedali, luoghi di culto, e centri di raccolta profughi.

Non si può identificare Israele con chi non rispetta le tregue (da lui stesso concesse), cannoneggiando i convogli di viveri.

Non si può paragonare Israele con chi mitraglia ambulanze e soccorritori; con chi spara su giornalisti e gente in fuga.

Non si può accostare Israele con chi effettua rastrellamenti di massa sulla popolazione civile, ne saccheggia le abitazioni, distruggendo case e beni.

Non si può equiparare Israele con chi fa ammassare gli sfollati in edifici che poi, per errore, vengono sistematicamente martellati dall’artiglieria.

Ieri il bombardamento delle città con Schegge Incendiarie e Bombe H. Oggi con Cluster bombs, Fosforo Bianco e le DIME. Come allora, l’utilizzo degli ultimi ritrovati della più micidiale tecnologia bellica pone, a pieno titolo, lo Stato israeliano nel novero delle ‘Grandi Democrazie’.

 

LE MODALITA’ DELLA GUERRA

 

I palestinesi devono essere colpiti, e provare molto dolore. Dobbiamo infliggergli delle perdite, delle vittime, così che paghino un prezzo pesante.”

(Ariel Sharon, ex primo ministro, durante una conferenza stampa del 5 marzo 2002)

 

La saggezza e la comprovata ponderatezza delle parole di Sharon sono una eloquente risposta a chi sostiene che l’Operazione Piombo Fuso in corso su Gaza sia addirittura una “spedizione punitiva”, piuttosto che ‘un raffinato intervento militare dalla chirurgica precisione’, ponderato nella misura dell’attacco e dai collateral damages contenuti.

m109

Alla circoscrizione millimetrica degli obiettivi ed alla loro distruzione controllata, in contesti urbani densamente popolati, si addice certamente l’impiego degli obici pesanti d’artiglieria campale semovente: i devastanti, quanto imprecisi, M 109.

Inoltre, come si può dubitare dell’esattezza balistica dei missili sparati dalle cannoniere e dalle motosiluranti che incrociano al largo delle coste di Gaza.

 abram-merkava

I carri Merkava, la versione economica del possente M1 A1 Abram, sono funzionali all’accesso ed agli spostamenti in città.

Ottimi quando si tratta di spianare a cannonate intere palazzine.

 apache

Per centrare ambulanze e auto in corsa lungo le tortuose vie cittadine, invece ci vuole qualcosa di più versatile e flessibile: per esempio, gli elicotteri d’attacco Apache.

predator1 Per i gusti più raffinati la ditta offre i sofisticati Predator: droni armati di tutto punto, a guida satellitare.

 f-18-hornet

Mentre alle operazioni su vasta scala provvedono gli F 18 Hornet con bombardamenti rapidi e continui.

 

Sono tutte dotazioni militari che costano svariati milioni di dollari, dagli altissimi consumi energetici, che popolano gli arsenali di Tsahal su gentile concessione dello USArmy.

Questo per ribadire che le ‘Guerre di Israele’ sono possibili unicamente grazie alle forniture, ai finanziamenti, alla copertura dei costi, e all’appoggio politico incondizionato della superpotenza statunitense. In condizioni contrarie, qualsiasi altro Stato sarebbe al tracollo finanziario ed economico. Non lo scriviamo per anti-americanismo o peggio, ma per rassicurare le cassandre che paventano la “scomparsa di Israele” ed il suo presunto “isolamento mondiale”.

La vulgata corrente vuole che la misurata azione di autodifesa messa in atto dal governo di Tel Aviv sia l’inevitabile risposta al continuo lancio degli artigianali razzi Qassam contro il territorio israeliano da parte di Hamas: l’organizzazione, naturaliter ‘terrorista’, rea di non aver rinnovato la ‘tregua d’armi’ e di non voler riconoscere lo Stato di Israele. Da sottolineare le incredibili concessioni, la pace, e la prosperità di cui godono invece i territori della Cisgiordania. Senza per questo tacere di tutte quelle garanzie formali ed i riconoscimenti ottenuti da Al Fatah e dall’OLP, da quando Israele ha deciso che loro ‘terroristi’ non lo sono più. Il nemico si modella a seconda delle circostanze e le necessità politiche del momento; è l’applicazione pratica della Teologia politica di Carl Schmitt:

“Il nemico non è il concorrente o l’avversario in discussione, ma è l’altro in senso esistenziale con il quale è possibile il caso estremo di un conflitto, che non può essere risolto da un sistema di norme prestabilito […] nella sua irriducibile alterità.”

(Francesco Fusillo)

 

Il manuale di intervento è semplice e risponde ad una procedura standard:

 

1.     Stabilito un perimetro di intervento, si cintura la zona di operazione sterilizzando ogni possibile infiltrazione nemica.

Quando però il settore strategico coincide con l’intera striscia di Gaza, in tutta la sua estensione territoriale, di fatto si impedisce l’allontanamento di tutta la popolazione non combattente che si ritrova imprigionata, suo malgrado, nel teatro operativo e senza alcuna reale via di fuga.

2.     Onde limitare le perdite tra la popolazione civile ed isolare i miliziani ostili (leggi: ‘Terroristi di Hamas’), si intima agli abitanti di abbandonare le proprie case e di evacuare i quartieri oggetto delle operazioni di guerra.

In riferimento al precedente ragionamento, essendo gli abitanti chiusi in un recinto, non possono che scappare in circolo, sballotati da un quadrante all’altro, senza un vero piano di evacuazione. Usando una metafora cattiva, è come tirare mortaretti dentro un pollaio dopo aver bloccato le uscite: le galline possono scansarsi terrorizzate, ma non possono fuggire.

3.     Chi non abbandona il territorio come da avvertimento, perché non vuole o perché non può, è un terrorista o un fiancheggiatore dei terroristi.

Ciò autorizza l’esercito a interventi duri, con scarso riguardo per la popolazione, rastrellamenti, perquisizioni, arresti indiscriminati, uccisioni ingiustificate.

4.     Hamas non indossa divise.

Quindi ogni palestinese, in movimento o radunato in gruppo, è un sospetto terrorista. E ciò intensifica l’arbitrarietà degli interventi, con le possibilità di errore.

5.     Non esistono “zone franche”.

Colpire di tanto in tanto, obiettivi umanitari, tipo le strutture dell’ONU, come monito e avvertimento. Ribadire la propria totale libertà di azione e la non vincolabilità delle disposizioni internazionali.

6.     Colpire i ‘terroristi’ ovunque e comunque.

Quindi la metà e passa degli abitanti di Gaza City che ha votato Hamas in regolari elezioni, nonché tutti coloro che a vario titolo hanno a che fare con esponenti di Hamas: amici, parenti, vicini di casa, simpatizzanti… Distruggere Hamas in blocco. Chi ha a che fare con Hamas va colpito (e ucciso) senza eccezioni, a prescindere dal suo ruolo nel movimento: funzionari pubblici, impiegati e tecnici, che lavorano negli uffici, nei ministeri, negli ambulatori e nelle scuole del movimento, nella radio e nella TV locale… Ma anche netturbini, pompieri, polizia locale, ausiliari del traffico. A Rafah è stata bombardata la sala dove si discuteva una ‘conciliazione amichevole’ per un incidente stradale. A Gaza City, il primo giorno di guerra l’aviazione israeliana ha fatto saltare la caserma principale durante un’esibizione della banda musicale del corpo: 40 morti tra agenti di polizia e loro familiari.

Questa non è una guerra, ma la punizione collettiva di un popolo.

Tuttavia, ciò implica un pericoloso paradosso: a parti rovesciate, ogni cittadino israeliano diventa un obiettivo militare legittimo, in quanto obbligato a due anni di servizio di leva, in quanto “riservista” dell’esercito… In un’allucinante spirale di sterminio, che Israele fomenta con le sue stesse azioni. O davvero si crede che l’ulcerosa questione palestinese possa essere risolta unicamente con operazioni di interdizione e di intimidazione, per non dire esse stesse terroristiche?  

 

I TEMPI DELLA GUERRA

 

Certo è che l’operazione chirurgica, in corso ormai da 20 giorni, era stata in realtà pianificata con largo anticipo, giacché un simile dispiegamento di forze non si improvvisa, e con una attenta programmazione dei tempi di attuazione:

        Le elezioni incombono e Kadima, il partito di governo, dopo l’inconcludente guerra contro Hezbollah in Libano, ha bisogno di mettere nel carniere una qualche vittoria militare, da capitalizzare con un elettorato fortemente deluso dalle scarse prestazioni e dai troppi scandali politici.

        Cominciare l’offensiva durante il periodo natalizio, durante la chiusura dei Parlamenti nazionali e di quello europeo. Ciò permette di guadagnare tempo prezioso, consolidando le posizioni sul terreno diplomatico e disinnescando le eventuali opposizioni (che non ci sono state) in ambito politico.

        A Natale e Capodanno non si parla di conflitti. La scarsa copertura mediatica dell’evento rende più facile la manipolazione della notizia ed il conseguente indirizzamento dell’opinione pubblica (o almeno di ciò che ne resta).

        Approfittare del passaggio di consegne tra G. W. Bush e Barak Obama. Gli USA sono un prezioso alleato e amici tradizionali; i titolari dell’unico diritto (imperiale) che Israele rispetti. Specie alla scadenza del proprio mandato, l’amministrazione Bush non si impegnerà certo in iniziative di rilievo per fermare il conflitto, né eserciterà pressioni atte a limitarne i danni. In compenso, si pone il nuovo presidente, l’abbronzato Obama, a fatto compiuto. Ciò conferisce un notevole margine di autonomia al governo di Tel Aviv, almeno fino all’insediamento di Barack alla Casa Bianca. Questo vuol dire che Tsahal ha tempo fino al 20 Gennaio per intensificare le sue operazioni di guerra, prima di addivenire ad una nuova tregua.

Perché in Medio Oriente nulla avviene che l’America non voglia.