Archivio per Tor Bella Monaca

Il Marcio su Roma

Posted in Roma mon amour with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 14 luglio 2012 by Sendivogius

La Roma di Alemanno non delude mai…
Sporca, corrotta, incattivita, abbrutita e incanaglita come non mai, la città fascistizzata del sindachetto barese sembra aver superato la fase del declino, per sprofondare in un degrado imbarazzante e senza soluzione, schiantata sotto il peso di un’incompetenza abissale e l’arroganza di un potere feudale. Era difficile condensare in un unico “gabinetto” (contiguo alle cloaca fascista e otturato per eccesso di deiezioni) il peggio del clientelismo democristiano, l’espressione più oscena del familismo allargato, il voto di scambio delle cosche elettorali, lo strapotere dei palazzinari romani con le varie cricche e camarille che prosperano nel sottobosco degli appalti pubblici, insieme al tronfio revanchismo di un nazifascismo di ritorno, impunito e coccolato da una destra istituzionalizzata che celebra i repubblichini di Salò nelle aule del Campidoglio, meglio se a braccetto coi rigurgiti clericali del nuovo sanfedismo.
È un campionario assortito del malaffare diffuso, che si accompagna ad una pletora insaziabile di praticoni senz’arte né parte, ma miracolati dalla giunta post-fascista. E ci sono pure i vecchi arnesi dello squadrismo missino coi reduci del terrorismo nero, opportunamente riciclati in cariche dirigenziali; i fascisti di Casa Pound, omaggiati con il regalo di interi palazzi e la concessione di tenute agricole in pieno parco naturale [QUI]. L’Occupazione non conforme di un palazzetto di 5 piani nello storico rione Esquilino è stata gentilmente regolarizzata dalla giunta Alemanno, che ha preventivato 12 milioni di euro per l’acquisto dell’immobile da donare agli squadristi del terzo millennio. D’altronde si tratta di un’Amministrazione che non si fa mancare nulla: preti pedofili promossi a “garante per la famiglia”… camorristi all’antiracket… ambigui figuri in odor di ‘ndrangheta posti alla gestione del nuovo Polo Tecnologico della Capitale [QUI]
 Raramente si era visto un simile bestiario dell’inciviltà politica, così boriosamente proteso nel suo anelito al peggio, per una serie di scandali e ruberie che sembra senza fine, passando per incompetenze macroscopiche ed il saccheggio indiscriminato delle aziende municipalizzate, per non parlare dell’exploit criminale con il record di omicidi per il controllo delle piazze dello spaccio. Non male per uno che aveva fatto della “sicurezza” il suo cavallo di battaglia (elettorale).
Eppoi ci sono i famigli di Casa Alemanno, come quell’Antonio Lucarelli, ex portavoce di Forza Nuova, divenuto capo della segreteria del sindaco e invischiato nello scandalo dei cosiddetti “punti verdi” [QUI]: la creazione di aiuole e giardini pagati a peso d’oro dal Campidoglio e gestiti in combutta con l’intraprendente Famiglia Mokbel, attiva su più fronti e della quale avevamo parlato in dettaglio QUI.
E non manca Cesare Pambianchi, già presidente della Confcommercio di Roma e del Lazio, travolto in un vorticoso giro di truffe e false fatturazioni, per una gigantesca frode fiscale [QUI].
Alla grande abbuffata non si sottraggono nemmeno i vigili urbani, un nutrito contingente dei quali è stato recentemente coinvolto in un’indagine per estorsione e mazzette [QUI].
L’impressione è quella di una metropoli occupata, tenuta in ostaggio da una voracissima banda di predoni in camicia nera, calati sulla greppia romana da ogni antro d’Italia, sopportati con rassegnazione e cinismo dal grosso della cittadinanza che fa spallucce con sufficienza.

Il Piccolo Samuele
 Ad ennesima riprova che l’età anagrafica non fa la differenza, l’ultimo scandalo dell’infinita serie è l’arresto del promettente Samuele Piccolo, misconosciuto recordman delle preferenze (12.000 voti alle elezioni amministrative del 2008), nonché vicepresidente dell’assemblea capitolina e “delegato alla sicurezza”.  

Nella primavera del 2006, l’intera città viene tappezzata con migliaia di manifesti abusivi, col suo faccino pulito da putto sanfedista (è nato il 01/07/1981) con l’abitino stirato della prima comunione, mentre sorride dai piloni della tangenziale agli scoglionati quirites imbottigliati nel traffico.
Di lui non si sa praticamente nulla, a parte l’infinita minchioneria che trasuda dalle gigantografie nordcoreane che spuntano un po’ dovunque, rimandando al suo (pessimo) sito web attualmente offline. Nessuno lo conosce; nelle sezioni di AN (partito per il quale si candida) è un perfetto sconosciuto. Ma è ammanigliato con le parrocchie, bazzica il Vicariato, piace ai preti e tanto basta.
Diploma da ragioniere e nessuna esperienza, si presenta così:

Cattolico praticante, impegnato da anni nel volontariato in favore delle persone senza tetto e con gravi problemi sociali, sono stato per questi altri meriti insignito Cavalierato dall’Ambasciata Somala presso la Santa Sede. Convinto difensore dei diritti spesso violati dei piccoli e medi commercianti, sono Coordinatore Nazionale del Settore Cooperativo del Sindacato Siale. Promotore, e primo firmatario, della mozione per la realizzazione della Formula1 a Roma.

In concreto, a parte i titoli patacca, il giovanissimo Samuele è l’inventore della fondamentale “Festa dei Nonni”. Sempre sul tema, auto-pubblica la sua prima ed unica opera, “I Nonni”, con la casa editrice di famiglia: la misconosciuta Società Editrice Terzo Millennio che gestisce insieme al fratello Massimiliano (21/02/1976), grande regista della carriera di Samuele.
 Quella dei nonni non è una semplice fissazione… I vecchi (che annoverano una vasta mandria di rincoglioniti sentimentali) costituiscono infatti il suo grande bacino elettorale. E il buon Samuele, col suo libricino e una partita a scopone, batte tutti i centri anziani della Capitale in cerca di voti e di consensi. In sostanza, Samuele Piccolo ripropone una variante aggiornata del “conservatore compassionevole” in salsa italica, insieme agli immarcescibili “Dio, Nazione e Famiglia”. Insomma il tipico prodotto confezionato in oratorio: merce vecchia, ma con una domanda costante da parte di consumatori in cerca di sapori antichi. Del resto, la “famiglia” (ed in particolare la sua) riveste un ruolo importante nell’ascesa politica del giovanissimo Samuele, al quale si attribuisce l’appoggio dell’Opus Dei, Comunione e Liberazione, fino alle “Dame di San Vicenzo”. Gli vengono pure attribuite fantomatiche parentele col democristiano Flaminio Piccoli, in un alone (costruito) di mistero che contribuisce alla creazione del personaggio…

Claudio Cerasa, editorialista deIl Foglio, ed autore di un’attenta analisi sull’avvento di Alemanno e dei suoi lanzichenecchi, lo descrive così:

 Nel corso degli ultimi anni c’è un nome un po’ misterioso che rappresenta il più spregiudicato terminale offensivo dei rapporti tra Alemanno e alcune espressioni ecclesiali romane. Tra le decine di migliaia di manifesti che rivestirono per giorni e giorni i muri della Capitale, nella primavera del 2006 comparve in modo improvviso il nome di un politico di Alleanza nazionale di cui alcuni tra gli stessi militanti di AN ignoravano persino l’esistenza: Samuele Piccolo. All’inizio il suo volto sorridente campeggiava solo con il nome, il cognome e il sito web; poi anche con il simbolo del partito con cui si sarebbe presentato. Se l’obiettivo dell’oscuro candidato era quello di incuriosire i suoi elettori, colse nel segno. Ci si chiedeva: chi è questo Piccolo? Chi lo appoggia? Da dove viene? Quanti anni ha? La sua performance sarà strepitosa, ma nulla a che vedere con il successo di due anni dopo. Alle amministrative del 2008 risulterà essere il politico più votato in consiglio comunale (con 11.996 preferenze, seimila in più rispetto a quelle messe insieme nel 2006), superando di quattromila voti il secondo (ovvero Davide Boroni, 8332 preferenze) e ricevendo la nomina di vicepresidente del consiglio comunale e quella di responsabile alla Sicurezza. La macchina elettorale di Samuele Piccolo è molto organizzata: sia nel 2006 sia nel 2008 l’esponente di Alleanza nazionale ha dato vita a un comitato formato da centotrenta persone capace di affiggere migliaia di manifesti ogni notte, di distribuire alle fermate della metro centinaia di opuscoli con la storia della sua vita, di avere propri punti di riferimento diretti all’interno di moltissimi seggi romani, di portare diecimila persone in uno stadio della Capitale (il Palacavicchi: è successo nel corso di una manifestazione organizzata nell’aprile del 2006). Nel suo momento di massimo potere in consiglio comunale – e subito dopo aver formato una corrente ufficiale nel PdL romano (il Movimento popolare) – Piccolo, alla fine del 2008, ha attraversato una fase di forte tensione con il sindaco che, a seguito delle sue critiche per la gestione dell’AMA, gli ha ritirato la delega alla Sicurezza. Il bisticcio si è risolto qualche mese più tardi quando Alemanno ha offerto garanzie per il futuro a Piccolo (voleva un assessorato e non è escluso che al prossimo rimpasto lo ottenga) e quando il giovane consigliere ha accettato senza protestare un’altra delega: la promozione economica delle periferie. Il riappacificamento tra Piccolo e Alemanno è avvenuto però in coincidenza con un fatto preciso, ovvero l’assegnazione della selezione delle 544 persone che l’AMA avrebbe dovuto assumere a tempo indeterminato, a partire da metà maggio 2009, a una società di nome Centro Elis. L’associazione Centro Elis è famosa a Roma per la sua esperienza nel campo della formazione e della gestione delle risorse umane, ed è direttamente legata a un’istituzione fondata nel 1928 da san Josemaría Escrivá, alla quale Samuele Piccolo non ha mai smentito di essere vicino: l’Opus Dei. Tuttavia, la storia di Piccolo costituisce ancora oggi un mistero della politica romana: su di lui esiste un numero scarsissimo di informazioni, ma investigando un po’ qualcosa alla fine si scopre. Piccolo non ha mai fatto parte di alcuna corrente di Alleanza nazionale, non ha mai militato in alcun movimento giovanile (né di destra né di sinistra), professionalmente si occupa di marketing, è a capo del personale di un’azienda di consulenza romana (La Romanina Srl), è stato nominato cavaliere dall’ambasciata somala presso la Santa Sede, «per i meriti legati al suo impegno in ambito sociale», e gestisce con il fratello Massimiliano una casa editrice, Terzo millennio, che si occupa della diffusione della cultura popolare e di Vecchio impotente e Vecchie vacchelibri dedicati agli anziani. Inoltre, Piccolo dà ogni anno un sostanziale contributo per realizzare una festa molto famosa in collaborazione con il Vicariato e più volte patrocinata dall’attore Lino Banfi. Si tratta della Festa dei nonni. Sui nonni, infine, Samuele ha scritto anche un libro, edito dalla casa editrice di cui è proprietario, il cui titolo è, manco a dirlo, Nonni. «Tutto questo però non basta a spiegare la sua incredibile performance elettorale» racconta il consigliere provinciale e tesoriere del Pd alla Provincia di Roma Marco Palumbo. «Non basta il profilo della sua biografia, non basta la sua solidarietà con il mondo degli anziani, non basta il suo ambizioso programma elettorale (sgombero dei campi nomadi irregolari, riordino di quelli a norma di legge, agevolazioni per le aziende che si spostano in periferia). E non basta anche perché Piccolo è nato il primo luglio del 1981, e ciò significa che alle elezioni del 2008 aveva appena ventisette anni e, con tutta la buona volontà, un simile potere non si costruisce dal nulla.»

  Claudio Cerasa
 “La Presa di Roma
 Rizzoli, 2009

Il prodigioso Samuele Piccolo è ambizioso. Troppo. E, ad onor del vero, non piace al sindaco Alemanno ed ai suoi fedelissimi, che diffidano della sue intraprendenza eccessiva e dell’ambiguità del personaggio, pur guardando con avidità alla sua fondamentale dote di voti. Di conseguenza, cercheranno di osteggiarne l’ascesa in tutti i modi [QUI].
È pur vero che, a ben cercare, all’indomani dello strepitoso successo elettorale di Samuele Piccolo la rete già pullulava di illazioni e di rumores, da parte di coloro che il personaggio sembravano invece conoscerlo piuttosto bene…
Originario della periferia di Torre Maura, i Piccolo hanno il proprio feudo nella ex Circoscrizione VIII (l’attuale “Municipio delle Torri”): una delle poche zone di Roma, tradizionalmente schierate a destra, che ricomprende alcuni dei quartieri più difficili della città, sui quali troneggia la pessima nomea di Tor Bella Monaca.

Secondo le malelingue, Piccolo si sarebbe assicurato cospicui pacchetti di voti regalando ricariche telefoniche ai pischelli di borgata e organizzando feste in discoteca, per concludere con l’assunzione di disperati nel call center di famiglia, o nelle loro cooperative di pulizie e facchinaggio.
Senza mezzi termini, c’è chi accusa (ed era il 2008) la famiglia Piccolo di comportarsi né più né meno come una “batteria” della mala romana e di ripulire i soldi per conto dell’inesauribile Clan dei Casamonica e dei loro omologhi Di Silvio. Prolifica famiglia di zingari stanziali di origine abruzzese, indissolubilmente alleati con il clan dei Di Silvio (al quale sono legati da un intreccio infinito di matrimoni), i Casamonica costituiscono un formidabile esercito di quasi mille persone, variamente imparentate tra di loro, più o meno impegnate in varie attività che vanno dall’usura alla ricettazione, dalle estorsioni al traffico di stupefacenti, dalle intimidazioni alle truffe. Si occupano inoltre di “recupero crediti” (chiamiamolo così)… un ‘servizio’ quest’ultimo che non disdegnano di mettere a disposizione per conto terzi, dietro congruo pagamento per il disturbo.
Dalle loro basi logistiche de La Romanina e del Tuscolano, di ‘Tor Bella’ e della Borghesiana, dopo l’atomizzazione della Banda della Magliana, controllano tutto il quadrante sud-orientale della città di Roma, spingendosi dai Castelli romani fino a Latina, senza mai pestare i piedi alle cosche calabresi e campane che operano sul Litorale.
Di concreto, a determinare l’indagine al gran completo sul clan Piccolo con l’arresto del patriarca Raffaele, insieme ai due fratelli Massimiliano e Samuele, c’é:

“Un flusso di denaro che confluisce in una gestione occulta. Si tratta di somme quantificabili in un importo mensile compreso tra 250mila e 350mila euro e che trovano una notevole corrispondenza con l’importo dell’IVA che le cooperative hanno nel tempo riaddebitato ai consorzi e alle società di livello superiore”

In pratica, è la classica ed amatissima frode sul recupero dei Crediti IVA, falsamente fatturati attraverso una lunga serie di triangolazioni fittizie tra società compiacenti (le famose “cartiere” della Truffa Carosello).
Secondo gli inquirenti che si occupano delle indagini, i Piccolo avrebbero organizzato un’associazione a delinquere finalizzata alla frode fiscale ed alla compravendita di voti in campagna elettorale, attraverso la costituzione di una struttura organizzata su tre livelli:

“Il primo livello è costituito da cooperative, prevalentemente costituite da stranieri, che mettono a disposizione forza lavoro. Il secondo livello è costituito dai cosiddetti consorzio-filtro, e un terzo livello costituito dai consorzi capofila. Il terzo livello acquista i lavori dai clienti finali e li affida ai consorzi filtro, i quali, a loro volta, li affidano alle cooperative di primo livello”

A loro volta, le diverse cooperative confluivano nella gestione separata ad opera di due consorzi: il Gruppo Servizi Generale ed il Gruppo Servizi Globali, il tutto finalizzato al finanziamento occulto dell’attività politica del giovane Samuele, che all’inizio del 2011 era già incappato nell’inchiesta sui “rimborsi d’oro”, ovvero i rimborsi per permessi da incarico pubblico. In pratica, il datore di lavoro che annovera tra i suoi dipendenti un politico di professione ha diritto ad essere rimborsato dall’amministrazione comunale dello stipendio, comunque erogato al dipendente assente in virtù della sua attività politica. È abitudine diffusa, tra i consiglieri circoscrizionali (pomposamente chiamati ‘municipali’) e comunali, farsi stipulare contratti di assunzione fittizia con imprenditori compiacenti; ottenere il rimborso; e spartirsi infine il malloppo, illecitamente percepito grazie alla falsa documentazione prodotta.
Il “Gruppo Servizi Generali” di Massimiliano Piccolo, subito dopo l’elezione nel 2008, si preoccupa di assumere Samuele Piccolo e Giorgio Ciardi. Quest’ultimo è consigliere di AN, ma rientra tra i protetti di Alfredo Antoniozzi, altro calabrese trapiantato a Roma, ex democristiano, tra i ras PdL capitolino.
A partire dal Settembre 2008, in pochi mesi, l’on. Ciardi percepisce dal “Gruppo Servizi Generali” dei fratelli Piccolo la bellezza di oltre 100.000 euro (22.326 euro di “stipendio” percepiti soltanto nel mese di Marzo 2009): soldi pubblici che vanno a pesare sul disastrato bilancio comunale.
Samuele Piccolo viene invece assunto alla CONSULIT Unipersonale: fantomatica srl di consulenza amministrativa e fiscale, situata a due passi da casa (tra Torre Nova e Tor Bella Monaca). Per conto della Consulit, Piccolo produce richieste di rimborso al Comune per quasi 170.000 euro. Il riepilogo in dettaglio dei rimborsi lo trovate QUI (al punto 15).
Poi certo c’è la cronaca attuale, con le spese pazze per le cene elettorali, i computer lanciati giù dalle finestre all’arrivo della Guardia di Finanza, l’elenco con oltre 8.000 nominativi di elettori con relativi dati e le annotazioni di saldo (“pagato”), i buchi nel muro dell’Agenzie delle Entrate per portarsi via i documenti sequestrati…
Non sappiamo come si concluderà l’inchiesta sull’affaire Piccolo (né ci interessa più di tanto). Comunque vada, se questo è il nuovo che avanza e l’impegno dei giovani in politica… Prepariamoci al peggio!

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Il Sindaco delle Meraviglie ( II )

Posted in Roma mon amour, Stupor Mundi with tags , , , , , , , , , , , , , , on 4 ottobre 2008 by Sendivogius

 

“C’era a Roma un cinese in coma”

 

Per fortuna il sig. Tong Hongshen in coma non è mai entrato, a dispetto del titolo parafrasato dal cinema di Verdone. Il muso giallo è stato eletto a provvisorio compagno di giochi da una banda di ragazzini di Tor Bella Monaca, quartiere della periferia sud-est di Roma. Un simpatico diversivo per scacciare la noia dei giovani razzisti in erba (14-17 anni), in cerca di emozioni a buon mercato.

Tong Hongshen è un immigrato cinese di 36 anni, con regolare permesso di soggiorno. Il 2 Ottobre, Tong era fermo alla fermata in attesa del bus, in pieno giorno. Ad inchiodare la baby gang alle sue responsabilità è stata la testimonianza di Fernando Vendetti, consigliere di AN per l’VIII Municipio di Roma. Il sindaco Gianni Alemanno ha tuonato contro l’aggressione con parole di fuoco, invocando la massima severità e pene esemplari qualora “dovesse essere confermato il movente di natura razzista”. Il giorno dopo l’aggressione, nonostante le roboanti dichiarazioni degli alfieri tricolore della zero tolerance, la faccenda sembra destinata a concludersi velocemente a tarallucci e vino con tanto di ricevimento in Campidoglio: lacrime e moccoloni dei teppisti ritornati bimbi (un pò troppo vivaci), un buffetto da parte dei Vigili Urbani, cipiglio severo di facciata ed un pizzico di bonarietà. Siate comprensivi… so’ regazzetti de borgata! Coattate da pischelli.

Durante la campagna elettorale, agitando lo spettro della paura, Alemanno si è presentato ai suoi elettori nei panni del liberatore venuto a redimere la città, schiacciata sotto il peso dell’insicurezza diffusa frutto del degrado e di una criminalità incontrollata che ci raggiunge fin dentro la pace delle nostre abitazioni . Toni apocalittici da invasioni barbariche. In pratica, l’arrivo di Wyatt Earp a Dodge City: gli mancava solo lo spolverino sulle spalle e la colt nel cinturone.

I professionisti della paura, i cultori di Phobos, hanno lucrato sulla sua coltivazione strumentale. Con cura, ne hanno concimato i semi su terreno già fertilissimo… La creazione dell’emergenza come strumento di legittimazione e rendita elettorale per politicanti senza scrupoli. L’insicurezza come ossessione di massa. Il crimine deformato da fenomeno sociale a infezione virale da contagio xenobio. Lo straniero come untore e veicolo di infezione. La repressione usata come strumento propagandistico per la raccolta dei consensi. È stata un’ottima mietitura. Ma la paura si autoalimenta della sua stessa percezione, rinsaldando le radici dell’odio nella mala pianta dell’intolleranza, i cui frutti maturano sempre più precoci e rigogliosi. Tuttavia si tratta sempre di frutti avvelenati.

Ritornando a Roma, ora che Alemanno è diventato sindaco, naturalmente, la città è ritornata ad essere prospera e sicura. Ed ha un bello sbracciarsi il povero Gianni nel richiamare all’ordine i suoi camerati, che si sentono investiti della stessa missione salvifica, e ricacciare nello stomaco i gas mefitici di una sottocultura razzista e reazionaria cinicamente utili ai fini dell’elezioni ma pessimi per l’amministrazione della città. Certe tossine, una volta sprigionate, sono difficili da neutralizzare.

Gli assalti ai negozi cingalesi dei giustizieri del Pigneto.

Il raid squadrista dei picchiatori di Forza Nuova all’università La Sapienza, che dopo essere stati ignominosamente respinti dagli studenti dei Collettivi, andavano a frignare su tutte le TV per bocca dell’immarcescibile Roberto Fiore, (ex) terrorista di Terza Posizione.

Le continue lezioni di machismo impartite agli irriducibili frocetti che si ostinano a frequentare il “Coming out”, locale gay della Capitale.

L’accoltellamento di tre militanti di sinistra di ritorno da un concerto in ricordo di Renato Biagetti, a sua volta ammazzato a Focene, sempre dopo una manifestazione musicale, dalle solite rasate teste di cazzo.

Il pestaggio di un venditore di bibite (l’ennesimo negro di merda) sulla spiaggia di Ostia, nella più totale indifferenza dei bagnanti.

I continui sfregi sulle lapidi dei trucidati alle Fosse Ardeatine.

Ultime di una lunga serie, le scritte antisemite che al quartiere Prenestino sembrano aver trovato un nuovo bersaglio: Anna Frank. Non c’è limite all’infamia!

Questo è solo un piccolo elenco tanto per citare i fatti più eclatanti.

Alemanno condanna, strepita, si indigna, ma al contempo nicchia a Salò, precisa e si distingue. La realtà è che intanto a Talenti, quartiere di Roma nord-est, da giorni campeggia un grande striscione, con tanto di picchetto d’onore, con la scritta: “Talenti Fascista”. Anche se ricordarlo non è più molto di moda, l’esaltazione del fascismo è (ancora) apologia di reato, ma l’applicazione della legge non sembra riguardare minimamente i nostri osannati tutori dell’ordine, nè mi risulta che la cosa abbia mai turbato i sonni di quegli amministratori e politici, i quali (a parole) si professano tutti “antifascisti” ortodossi. Alemanno non si dissocia, non condanna, non esterna. Tace. Fino al prossimo pestaggio o peggio.

 

  P.S.  È stato oggi reso pubblico un’altro simpatico eventi avvenuto all’areoporto di Ciampino, dove una donna somala di 51 anni, Amina Sheikh Said, sposata con un italiano, al suo ritorno da Londra è stata dapprima fermata con l’accusa di rapimento di minori (viaggiava coi nipoti), poi sospettata di traffico internazionale di stupefacenti. “Invitata” (immaginiamo con grande cortesia) a denudarsi dagli agenti per sottoporsi ad ispezione ispezione anale e vaginale, la solita negra si è rifiutata di sottostare al controllo corporalle e pare che, con condivisibile gesto di stizza, abbia tirato i propri vestiti contro gli agenti addetti alla perlustrazione interna. Naturalmente la signora è stata denunciata per resistenza a pubblico ufficiale. Condotta nuda in ospedale, dopo essere stata imballata col cellophane, per controlli radiologici, la negra è risultata pulita. Nel senso che non era un corriere della droga s’intende! È ormai opinione assodata che “sporchi” i negri lo siano per principio.

Ah! Naturalmente Alemanno condanna “l’atto scellerato”.