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KAIDAN

Posted in Business is Business, Masters of Universe with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 8 luglio 2015 by Sendivogius

kwaidan

I kwaidan sono i racconti dell’orrore della tradizione folkloristica giapponese, con la consueta galleria di apparizioni spettrali, infestazioni demoniache e creature sovrannaturali, che raggiungono il loro culmine nella Hyakki Yagyō: la “parata notturna dei cento demoni”, la quale ha un curioso omologo nella Caccia infernale della mitologia europea.
kwaidan-hoichi-battlehymn2Strettamente collegati al regno dei morti, sono i personaggi di un mondo parallelo che si sovrappone ed interagisce con la realtà dei comuni mortali, i quali ne subiscono l’influenza e sottostanno ai capricci di entità aliene, che avocano a sé la dimensione umana in un crescendo di terrori notturni. Gli antichi lo chiamavano “timor panico”, ma nell’ambito delle psicopatologie il fenomeno è meglio conosciuto come “derealizzazione”, che poi è perdita del senso di realtà nella mancanza di empatia ed ansia crescente. Se rapportato allo stato catatonico delle istituzioni europee, quanto mai contratte in tutta la loro pletorica alienazione dogmatica, la galleria fantasmagorica di figure fantastiche, che si agitano all’interno di un simile baraccone burocratico nella camera oscura della post-democrazia, assomiglia più che altro al tunnel degli orrori di un luna park impazzito.
tunnel darkTra i fenomeni da baraccone che agitano le notti insonni dei consigli europei, ovvero quei comitati di recupero crediti che hanno fatto dello strozzinaggio intimidatorio una pratica collaudata di governo e di ricatto costante, varrà la pena porre una accenno minimalista ad alcuni degli ectoplasmi in parata…

Hyōsube Martin Schulz, candidato ufficiale del socialdemocratici europei alla presidenza della Commissione europea, è quello che durante la campagna elettorale andava blaterando qualcosa a proposito di un’altra Europa possibile che fosse “più giusta, equa e democratica”, in risposta a quella “delle banche, dei mercati finanziari senza controllo”. Poi, messa all’incasso la rielezione coi voti dei gonzi che ancora ci credono, ha subito cambiato idea: promosso a zerbino personale di quegli stessi “mercati”, si è acconciato a governare con frau Merkel ed herr Schäuble, diventando non solo un convinto assertore di quella “austerity” che tanto andava contestando, ma anche uno dei più intransigenti punitori di quella Grecia, che ha osato disubbidire nella rivendicazione di una propria autonomia decisionale.
È lo stesso che ora va concionando senza ritegno alcuno di “aiuti umanitari” ad un Paese che non è a corto di derrate alimentari, ma sta affrontando una crisi di liquidità con la mancanza di banconote che quegli stessi beni di consumo servono ad acquistare, dopo quattro anni di “cure” disastrose.
È il moderno approccio tedesco all’antico concetto di lager: non è la privazione della libertà con la negazione dei bisogni a costituire il problema, ma un corretto apporto proteico nell’alimentazione della manodopera schiavizzata.

Shirime – Eyeball Butt Jean-Claude Juncker, scialbo burocrate democristiano e indimenticato premier del Lussemburgo, costretto alle dimissioni anticipate per un incredibile scandalo di schedature di massa, con la costituzione di una sorta di polizia segreta parallela, insieme ad una serie di malversazioni e irregolarità fiscali consumate all’ombra dell’austero primo ministro. Per questo l’ottimo Juncker è stato nominato all’unanimità presidente della Commissione UE, potendo contare sul sostegno fondamentale degli ancor più incredibili “socialisti europei”.
Del presidente Juncker, si ricordano le formidabili battute e le scherzose paternali al premier greco Tsipras, ancora troppo inesperto (e che evidentemente ha tanto da imparare da un simile ‘maestro’); nonché come lui, un “vecchio democristiano”, abbia dovuto convincere un comunista a tassare gli armatori greci… Ovverosia, gli stessi armatori che esportano illecitamente i capitali sottratti al fisco ellenico, grazie al formidabile ausilio delle stimatissime società anonime di diritto lussemburghese esperte in riciclaggio e delle ancor più apprezzate Anstalt, che costituiscono una peculiarità assoluta del nobile Principato del Liechtenstein, senza che Juncker e compagnia brutta se ne siano mai data la benché minima preoccupazione.

Tesso by gegebo Wolfgang Schäuble, arcigno plenipotenziario tedesco alle Finanze, gran sacerdote del Rigore e inflessibile custode dei conti. Spirito luterano applicato ai flussi di cassa, per Schäuble l’ottemperamento dei debiti (altrui) è una questione morale, consacrata all’intransigenza dei pagamenti.
Democristiano dalle pulsioni reazionarie, è in politica da quasi mezzo secolo per eredità di famiglia; fautore dei “valori tradizionali” e liberista in economia, crede nell’etica del capitalismo che evidentemente non è in contrasto con l’accettare finanziamenti in nero da un noto trafficante d’armi internazionale. Nella ritrovata supremazia della Germania all’interno dell’Europa, utilizza la moneta unica (realizzata a immagine e somiglianza del marco) un po’ come il Reich utilizzava le panzerdivisionen. Va da sé che le reni della piccola Grecia devono essere spezzate, giacché la cosa costituisce innanzitutto una “questione di principio”.

Rokurokubi Angela Merkel, l’intoccabile cancelliera di ferro, meglio conosciuta in Italia come la “culona inchiavabile” per gentile intercessione berlusconiana. È la signora dei “nein”, famosa per la tipica flessibilità germanica e per il pessimo vizio di considerare gli altri premier europei non come partner strategici ma come gauleiter personali, convinta com’è di detenere una specie di diritto imperiale nel potersi scegliere i propri interlocutori e, se il caso, rimuovere senza indugio quelli sgraditi. Per questo gestisce e si intromette nelle questioni interne agli stati sovrani, come si trattasse di affari da politica coloniale. Lo schiaffo greco è qualcosa che non aveva previsto. E dunque richiede ritorsioni immediate, tanto per ricordare al resto del pollaio europeo chi è il padrone. Ha il pregio formidabile di aver riportato la germanofobia in Europa, a livelli popolari che non si vedevano dal 1914. Alla testa dei conservatori consacrati al turbocapitalismo finanziario, ha disintegrato il sentimento europeista largamente diffuso nel sentire comune in una palude di risentimenti, egoismi, e diffidenze reciproche, trasformando il sogno dell’integrazione europea in un incubo.

oda_bekuwa-taro Matteo Renzi, è l’ultimo di una lunga serie di inutili idioti. Per l’esattezza è un Cazzaro oramai a corto di battute e con le quotazioni pericolosamente in ribasso, per un’Italia oramai entrata in overdose da fuffa. Per qualche tempo, ha costituito lo zuccherino presto esaurito, per rendere più sopportabili i traumi della cura da cavallo che ha stroncato l’intero sistema economico e produttivo italiano, trasformandolo da secondo competitore commerciale in Europa (dopo la Germania), in un mercato di ripiego per la vendita di merci tedesche e soprattutto per l’accollamento dei crediti scoperti ai quali le banche di Berlino non intendono rinunciare, dopo il salvataggio del sedicente fondo salva-stati.
The Triple Occupation of Greece (by Germany, Italy and Bulgaria)Renzi è quello che ha proposito del caso greco andava concionando qualcosa a proposito di “baby-pensionati” greci in un paese, l’Italia, con “pensionati d’oro” dagli assegni mensili superiori ai 90.000 euro. E con la faccia di tolla che contraddistingue il personaggio blatera di intollerabile “evasione fiscale greca”, che vista in percentuale è solo di poco superiore a quella italiana ma di gran lunga inferiore in rapporto alle somme evase illegalmente, per fronteggiare le quali è stata predisposta la più imponente “sanatoria” di tutti i tempi. La chiamano voluntary disclosure per meglio farsi intendere dai ladri di tutti i continenti. E probabilmente rientra nelle “riforme impressionanti” che tanto eccitano i “mercati”.
Condannato all’assoluta irrilevanza, ignorato nei vertici internazionali, ma disposto a svendere un intero paese per una fotografia insieme ai “grandi” o un invito a fanfaroneggiare liberamente in qualche università, il fin troppo ridanciano Bullo di Pontassieve è il grande sconfitto del referendum greco da cui esce squalificato personalmente e umanamente, dopo la squallida serie di colpi bassi, scorrettezze e machiavellismi della peggior specie, che accompagnano le esibizioni narcisistiche di questo squallido intrigante di provincia, che passa il suo tempo tra “gufi”, “selfie” e “tiki-taka”.

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Sospeso il golpe bianco in Grecia, respinto con coraggio dal popolo ellenico, nel tentativo fallito (per ora..) di instaurare un governo fantoccio a sovranità limitata su mandato fiduciario, è interessante notare l’ondata di isteria collettiva che ha attraversato le oligarchie timocratiche, incistate nel betrüger in der euro familiecorpaccione metastatico della UE, insieme allo schiumoso livore e alla rabbia repressa con cui è stato accolto il referendum che col suo NO ha sancito il rifiuto della Grecia di essere trasformata in una specie di succursale Necromonger, tramite quello che a tutti gli effetti si configura come un esperimento allargato di ingegneria sociale.
Quando ciò avviene, si chiama “governo tecnico”; da sempre considerato maggiormente responsivo agli ukase delle tecnostrutture monetariste, che dominano l’Unione mercantilista impropriamente chiamata ‘europea’, e ovunque accompagnate dai volenterosi carnefici politicamente ammucchiati nella formula pervasiva delle “Larghe Intese”: variante continentale delle Große Koalition tedesche, riunite sotto il mantra ossessivo e ipnotico delle “riforme”, a dimostrazione di quanto fosse ben poco economica e molto ideologica la sedicente “trattativa” condotta a colpi di ultimatum…

Che cosa s’intende per riforma? Lo strano caso della Grecia e dell’Europa

Usuraio «Il termine, riforma, è oggi diventato centrale nel tiro alla fune tra la Grecia e i suoi creditori. Un nuovo sollievo dal debito potrebbe essere possibile, ma solo se i greci acconsentiranno a “riforme”. Ma a quali riforme e a qual fine? La stampa ha fatto circolare il termine, riforma, nel contesto greco come se ci fosse un vasto accordo sul suo significato.
Le specifiche riforme pretese dai creditori della Grecia oggi sono una miscela speciale. Mirano a ridurre lo stato; in questo senso sono “orientate al mercato”. Tuttavia sono la cosa più lontana dalla promozione del decentramento e della diversità. Al contrario, operano per distruggere le istituzioni locali e per imporre un unico modello di politica in tutta Europa, con la Grecia non come fanalino di coda, bensì all’avanguardia. In quest’altro senso le proposte sono totalitarie, anche se il padre filosofico è Friedrich von Hayek, l’antenato politico, per dirla brutalmente, è Stalin.
usura di statoLa versione dell’Europa moderna dello stalinismo di mercato, per quanto riguarda la Grecia, ha tre punte. La prima riguarda le pensioni, la seconda i mercati del lavoro e la terza le privatizzazioni. Poi c’è una questione onnicomprensiva di imposte, austerità e sostenibilità del debito cui possiamo tornare più avanti.
Per quanto riguarda le pensioni i creditori chiedono che circa l’un per cento del PIL sia tagliato “quest’anno” dalle pensioni, in un paese in cui quasi la metà delle pensioni corrisponde somme inferiori alla soglia della povertà. La specifica richiesta taglierebbe circa 120 euro a pensioni al livello di 350 euro, o meno, al mese. Il governo replica che anche se il sistema previdenziale necessita di essere riformato – l’attuale età di pensionamento anticipato è insostenibile – tale riforma può essere attuata solo gradualmente e parallelamente all’introduzione di un efficace piano di assicurazione contro la disoccupazione.
borsaQuanto ai mercati del lavoro i creditori hanno già imposto la quasi completa eliminazione della contrattazione collettiva e la riduzione dei salari minimi. Il governo fa notare che l’effetto è di rendere informale il mercato del lavoro, in modo tale che il lavoro non sia registrato e i contributi previdenziali non siano versati, il che a sua volta mina il sistema previdenziale. La proposta greca consiste nell’ideare un nuovo sistema di contrattazione collettiva che soddisfi i parametri dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro.
Quanto alle privatizzazioni i creditori hanno richiesto la vendita di aeroporti, porti marittimi e aziende dell’elettricità, tra altre attività, e che tutto ciò sia fatto rapidamente. Qui l’obiezione greca non è contro l’amministrazione privata o straniera di determinate attività bensì piuttosto contro la loro svendita, o senza condizioni o senza mantenere una partecipazione al capitale. Così nella privatizzazione in corso del porto del Pireo a favore della società cinese Cosco, il governo ha insistito su un piano d’investimento e su diritti dei lavoratori. (Completando la svolta post-moderna del linguaggio, qui un governo di sinistra in un paese capitalista impone diritti sindacali a un’impresa multinazionale di un paese comunista).
CinaPassando alle imposte, i creditori hanno richiesto un forte aumento dell’imposta sul valore aggiunto (IVA), che ha già un’aliquota massima del 23 per cento. Tra altre cose l’onere ricadrebbe sui farmaci (e perciò sugli anziani) e sulle aliquote speciali godute dalle isole greche (circa il 10 per cento del paese, per popolazione), dove è incentrato il turismo e dove i costi sono in ogni caso maggiori. Il governo fa notare che gli aumenti dell’imposta sul turismo danneggiano la competitività e che l’effetto complessivo dell’aumento del carico fiscale consisterà nel ridurre l’attività, aggravando il problema del debito. Ciò che serve, invece, è far pagare le imposte; ridurre l’evasione dell’IVA potrebbe, molto presto, consentire una riduzione delle aliquote.
Quella che manca nelle richieste dei creditori è, beh, la “riforma”. Tagli alle pensioni e aumenti dell’IVA non sono riforme; non aggiungono nulla all’attività economica o alla competitività. Le privatizzazioni a prezzi di realizzo possono determinare monopoli privati predatori come sa chiunque viva in America Latina o in Texas. La liberalizzazione del mercato del lavoro ha la natura di un esperimento immorale, l’imposizione della sofferenza come terapia, qualcosa che è confermato dai documenti interni del FMI sin dal 2010. Nessuno può suggerire che i tagli ai salari possono portare la Grecia a un’efficace competizione per il lavoro in merci scambiate con la Germania o con l’Asia. Invece, ciò che avverrà e che chiunque disponga di competenze concorrenziali se ne andrà.
cravattaroLa riforma, in qualsiasi senso reale, è un processo che richiede tempo, pazienza, pianificazione, e denaro. La riforma previdenziale e dell’assicurazione sociale, moderni diritti del lavoro, privatizzazioni razionali ed efficace incasso delle imposte sono riforme. Lo stesso sono le misure relative all’amministrazione pubblica, al sistema giudiziario, al funzionamento del fisco, all’integrità statistica e su altre questioni, che sono concordate in linea di principio e che i greci metterebbero in atto prontamente se i creditori lo permettessero, ma per motivi negoziali non lo fanno. Lo stesso sarebbe un programma d’investimenti che sottolinei i servizi avanzati che la Grecia è ben adatta a fornire, tra cui l’assistenza sanitaria, quella agli anziani, l’istruzione superiore, la ricerca e le arti. E’ necessario riconoscere che la Grecia non può avere successo essendo uguale ad altri paesi; deve essere diversa, un paese con piccoli negozi, piccoli alberghi, elevata cultura e spiagge pubbliche. Una ristrutturazione del debito che riporterebbe la Grecia ai mercati (e, sì, può essere fatto e i greci hanno una proposta per farlo) sarebbe anche, secondo ogni calcolo ragionevole, una riforma.
strozzinoL’evidente oggetto del programma dei creditori perciò non è una riforma. E’ il raddoppio dell’incasso del debito in presenza di un disastro. Tagli alle pensioni, tagli ai salari, aumenti delle imposte e svendite sono offerti sulla base del pensiero magico che l’economia riprenderà ‘nonostante’ il fardello di imposte più elevate, di minor potere d’acquisto e di rimpatrio esterno di profitti da privatizzazioni. La magia è già stata messa alla prova per cinque anni, senza successo nel caso greco. E’ per questo che, invece di riprendersi come predetto dopo il salvataggio del 2010, la Grecia ha sofferto la perdita di più del 25 per cento del suo reddito, senza alcuna fine in vista. E’ per questo che il fardello del debito è passato dal 100 per cento del PIL al 180 per cento, misurato in termini di valori nominali. Ma ammettere questo fallimento, nel caso della Grecia, comprometterebbe l’intero progetto politico europeo e l’autorità di quelli che lo gestiscono.
imagesCosì il confronto greco resta in stallo. In realtà non è nemmeno uno stallo, visto che i greci sono sotto pressione estrema. O cedono alle posizioni dei creditori o potranno ritrovarsi con le banche chiuse e costretti a uscire dall’euro, con conseguenze altamente dirompenti almeno nel breve periodo. I creditori lo sanno. Perciò continuano a costringere i greci contro un muro, non modificando mai le proprie posizioni e contemporaneamente lamentando che la parte greca non si dà abbastanza da fare. E mentre i greci cedono terreno, centimetro per centimetro, i creditori non fanno che chiedere di più

James K. Galbraith
(23/06/2015)

L'amico di famiglia La differenza sostanziale che intercorre tra uno strozzino ed un onesto creditore, consiste nel fatto che quest’ultimo è spesso una persona ragionevole, disponibile a rivedere e rinegoziare le modalità di pagamento, per mettere il proprio debitore nelle condizioni di poter restituire il denaro ricevuto in prestito, evidentemente dilazionando le rate e rivedendo gli interessi. E in questo agisce per sua stessa convenienza. Specialmente quando nell’immediato il pagatore non dispone delle risorse necessarie per rifondere il debito. Lo strozzino invece più che al recupero del capitale investito mira all’acquisizione degli interessi, incrementati esponenzialmente dall’insolvenza del debitore. Per lo strozzino, la condizione ottimale è che questi sia messo nelle condizioni di non poter pagare, in modo da impossessarsi di ogni suo bene, andando ben oltre l’entità del debito originario. Lo scopo infatti non è l’estinzione del debito, ma la sua insostenibilità. Va da sé che il vero vantaggio dell’investimento risiede nella rovina del debitore. Che poi la UE si presti alle linee guida di un’economia criminale è un altro discorso…

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Anschluss

Posted in Business is Business, Kulturkampf with tags , , , , , , , , , , , , , , , , on 5 luglio 2015 by Sendivogius

Tiro a segno

Gordon Gekko“Non sarai tanto ingenuo da credere che noi viviamo in una democrazia, vero Buddy?
È il libero mercato. E tu ne fai parte.”

Gordon Gekko

Raramente, in tempo di pace, si era vista in Europa un’ingerenza così sfacciata ed intrusiva, portata avanti con una simile protervia negli affari interni di uno stato che (ancora) si vorrebbe ‘sovrano’ come nel caso ellenico, per la palese rimozione di un esecutivo legalmente eletto, ma non gradito ad alcuni, presupponendo l’instaurazione di un regime più consono ai desiderata delle tecnostrutture eurocratiche che oramai dominano e condizionano l’ordinamento democratico di un intero continente. Perché vi sono pochi dubbi che la forma di governo prospettata per la martoriata Grecia è quanto di più si avvicina, per forma e sostanza, a quella del “protettorato” in uno stato fantoccio, eterodiretto dai suoi volenterosi carnefici e concepito a dimensione di oligarchia, dove la sovranità si fonda sul credito bancario e non certo sul ‘popolo’.

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A ben vedere, con l’eccezione della parentesi sovietica, ci sono pochi precedenti di una tale gravità nell’Europa moderna, come non si vedevano dai tempi del nefasto protettorato tedesco di Boemia e Moravia.
NEIN - Niente soldi agli avidi greci Le “trattative” per il piano di rientro debitorio (ma sarebbe più appropriato chiamarlo ‘recupero crediti’), totalmente avulso da concetti basilari quali crescita ed equità, ma imposto alla Grecia senza possibilità di modifiche, presenta infatti tutte le modalità tipiche di un ultimatum, tra ukase perentori, ingiunzioni non negoziabili, minacce esplicite e forme nemmeno troppo larvate di razzismo pedagogico, nell’umiliazione plateale di un intero popolo che va ‘rieducato’ tramite punizione collettiva.
DijsselbloemPer certi versi, nel loro parossismo, le contrattazioni sulla Grecia che più che altro ricordano la famosa “libbra di carne” del Mercante di Venezia, traslocato nel frattempo a Bruxelles, sembrano quasi una riedizione dei famigerati Accordi di Monaco del 1938 per la spartizione della Cecoslovacchia, ai quali parteciparono la pusillanime Francia, l’imbarazzata Gran Bretagna e una determinatissima Germania alla quale si affiancò nello stupore generale l’Italietta mussoliniana pronta a fornire il proprio appoggio incondizionato a Berlino, con quel tocco in più di maramalderia che da sempre contraddistingue i nostri pagliacci da esportazione.
Sorridi CoglioneOvviamente, alle trattative finali i Ceki, i diretti interessati, non furono invitati; esattamente come oggi avviene per i Greci.
Perché certe disposizioni si eseguono, si subiscono, ma non si discutono.
rimanere nell'euroIl 24/03/1939, il Conte di Halifax, rapportandosi con la Camera dei Lords, in qualità di Ministro degli Esteri, dichiarò:

Lord Halifax«Il 16 Marzo, Hitler ha emesso un decreto, al quale il nobile Marchese si è appena riferito, proclamando il territorio cecoslovacco occupato, “Protettorato di Boemia e Moravia” e ponendolo di fatto sotto il controllo del Reich.
Non è necessario ricapitolare i termini di quel decreto, ma vale la pena notare che mentre viene dichiarato che il Capo dell’Amministrazione avrà il rango di Capo di Stato e il protettorato sarà autonomo, il “Reich Protektor” tedesco è già a Praga con potere di veto su ogni attività legislativa. La politica estera e la protezione dei residenti all’estero vengono delegate al Governo Tedesco che manterrà nel Protettorato presidi militari e strutture operative. Il Protettorato farà parte dell’Unione delle Dogane Tedesche ed inoltre il Governo Tedesco potrà emettere decreti e adottare ogni misura che riterrà necessaria per il mantenimento dell’ordine e della sicurezza.
Per sintetizzare la situazione, cito un breve articolo del suddetto decreto che così recita:

“Il Protettorato di Boemia e Moravia eserciterà il diritto alla propria sovranità in consonanza con l’importanza politica, economica e militare del Reich.”

[…] Credo che non ci sia molto da dire riguardo all’affermazione secondo la quale il Presidente Cecoslovacco abbia volontariamente consentito il soggiogamento del suo popolo. Date le circostanze in cui si è recato a Berlino e con l’occupazione del territorio Cecoslovacco già in atto, ritengo che nessuno tra coloro dotati di buon senso possa pensare che ci fosse la minima possibilità di negoziare alcunché. Era invece lecito aspettarsi, come poi in realtà è avvenuto, che i rappresentanti di Praga sarebbero stati minacciosamente messi di fronte ad un ultimatum e costretti a capitolare….
[…] Alcuni apologisti Tedeschi tentano di giustificare l’azione del loro Governo con riferimenti alla storia passata dell’Impero Britannico. È inutile ricordare che il principio sul quale si fonda l’Impero Britannico è quello di sviluppare la cultura dell’autogoverno nei Paesi che di questo Impero fanno parte. Dovunque siamo stati nel mondo, abbiamo sempre lasciato una traccia di libertà. La nostra politica quindi non ha niente in comune con la soppressione dell’indipendenza di popoli il cui sviluppo politico già consente loro di governarsi autonomamente.
Gross ReichÈ stato inoltre obiettato che ciò che è avvenuto in Cecoslovacchia non deve interessare il nostro paese. È vero che abbiamo sempre riconosciuto, se non altro per ragioni geografiche, che la Germania dovesse sicuramente essere molto più interessata di noi alla Cecoslovacchia e all’Europa Sud Orientale, poiché rappresentano i territori naturali per la propria espansione commerciale, ma poiché i cambiamenti che avvengono in qualsiasi parte dell’Europa producono profondi effetti anche altrove, la nostra posizione è radicalmente mutata.
Ci siamo dovuti purtroppo confrontare improvvisamente con l’arbitraria soppressione di uno Stato sovrano e indipendente, condotta in violazione dei più elementari principi che regolano i rapporti internazionali.
Alla luce dei recenti eventi, risulta abbastanza naturale dire al Governo di Sua Maestà ciò che il nobile Lord ha già detto questo pomeriggio e cioè che la politica adottata a Monaco fu un tragico errore.
Conferenza di Monaco[…] Quali conclusioni dobbiamo trarre dalla conquista della Cecoslovacchia? Dobbiamo ritenere che la politica Tedesca è entrata in una nuova fase nella quale non si mira più soltanto al consolidamento dei territori abitati prevalentemente da popolazioni di etnia Tedesca, ma anche al dominio di popoli di altre etnie? È una domanda molto seria che in ogni parte del mondo oggi tutti si pongono

A distanza di quasi 80 anni, sembra di assistere alla nascita di un nuovo Reich Protektorat in un’Europa destinata ad essere una palude a libertà vigilata, per il transito delle merci tedesche.

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De finibus bonorum et malorum

Posted in Business is Business with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 26 agosto 2014 by Sendivogius

Panlora's Donnie Darko Rabbit

In attesa del prossimo vertice della UE, che per certo sarà “storico”… “epocale”… “determinante”… secondo la scoppiettante salva di iperboli, che di solito accompagnano i giri di valzer europei e che di consueto vengono utilizzati per coprire la voragine della loro inconsistenza, una cosa sembra abbastanza chiara: la cosiddetta ‘Unione Europea’ (omaggio alle intenzioni nella contraddizione della pratica) appare sempre più come un guscio vuoto, priva di un animus fondativo che non sia mero esercizio contabile in tempi di post-mercantilismo. E questo al di là delle fumose dichiarazioni d’intenti ad usum populi, peraltro in piena crisi di rigetto nella sua disillusione per un’istituzione percepita sempre più come estranea ed invasiva, con la sua tecnocrazia oligarchica, consacrata alle divinità profane di un ‘mercato’ ormai cannibalizzato dai morsi di una crisi finanziaria, mai davvero affrontata se non con cataplasmi tardivi. In proposito, è interessante notare come la BCE si muova sul filo del rasoio, ottemperando a tutti i passaggi fondamentali per incappare come da manuale nella più classica trappola della liquidità.
Scacco al Re Del tutto sprovvista di una qualsivoglia visione strategica, la sedicente “unione” manca praticamente di quanto è più necessario per potersi definire tale: non ha una politica immigratoria, rimessa com’è all’improvvisazione dei singoli stati; non ha una politica estera condivisa (non è capace neanche di tutelare gli interessi economici continentali, figuriamoci la gestione delle emergenze umanitarie!); né una politica di difesa, al di fuori del coordinamento NATO. Nonostante sia alla base della sua costituzione, la UE non possiede una vera politica economica e finanche nemmeno il tanto decantato “mercato comune integrato”, a meno che non si voglia considerare tale il modello neo-camerale di ispirazione teutonica in un’Europa sempre più simile ad una sorta di Lebensraum, per incrementare la bilancia commerciale del nuovo reich germanico. Ed il surplus delle partite correnti sta lì a testimoniarlo, in barba ai sacralizzati “trattati” interpretabili (e violabili) a discrezione e senza timore di sanzioni che evidentemente, quando riguardano Berlino, sono sempre derogabili…
merkelSono gli inconvenienti nei quali si incorre quando si pretende di costituire un’entità (con)federale attorno ad una moneta (creata in laboratorio) e non viceversa, pensando di compensare tale carenza con la costruzione di un’area valutaria ottimale (optimum currency area), fortemente integrata a livello economico e commerciale. In riferimento all’eurozona, è superfluo dire che l’area è assai meno ‘integrata’ di quanto non si vuole ammettere e tutt’altro che ‘ottimale’, incapace com’è di fronteggiare i cosiddetti “choc asimmetrici”.
elite-daily-european-crisis1A dodici anni dall’immissione in circolazione dell’euro, è un fatto che l’Europa stia entrando nel suo ottavo anno di recessione e langua a tutt’oggi nella più grave depressione economica (peggiore persino di quella del 1929) della sua storia, senza che si intravedano concrete prospettive di ripresa. Se l’obiettivo della moneta unica era quello di favorire i processi di integrazione ed unificazione europea, si può dire senza falsi pudori che ha miseramente fallito nel suo scopo: mai gli stati europei sono stati tanti divisi nella reciproca diffidenza, negli egoismi nazionali, e nella totale assenza di coesione e solidarietà tra di loro, dalla fine della seconda guerra mondiale.
Tiounine-Guardian-2Succede, quando si imposta un matrimonio unicamente sui soldi, combinando le nozze nell’interesse dei pochi e tirando di conto sulla dote da versare.
Biglietto consorzialeA contrario di quanto vanno affermando gli stucchevoli filmini (per influenzare non per informare), che il nuovo Min.Cul.Pop per la propaganda manda in onda col nome di Cantiere Europa, l’esperimento monetario Orounitario era già stato tentato in passato con modalità totalmente diverse (il parametro fondamentale era il gold standard), rivelandosi ogni volta un fallimento. È stato il Unione monetaria Latinacaso dell’Unione Monetaria Latina, che nell’ignoranza dei più rimase in vigore per oltre 60 anni (dal 1865 al 1927), e delle ancor meno conosciute “Unione monetaria scandinava” (1872-1914) e quella austro-germanica. Quest’ultima, stipulata a Vienna il 24/01/1857 nell’ambito della Deutscher Bund, includeva gli statarelli dello Zollverein germanico, il Regno di Prussia, l’Impero Austriaco ed il Principato del Liechtenstein, con l’introduzione di un rigido sistema di cambi fissi e, sul modello del tallero, l’adozione di una moneta comune da affiancare alle valute nazionali: il Vereinstaler, o anche Vereinsmünze.
Preußischer Vereinstaler von 1866Tali accordi monetari (perché di questo e nient’altro si trattava) rimasero in piedi, più per gli oneri legati alla loro liquidazione che non per la loro effettiva efficacia, alla stregua di contratti con clausole di rescissione non convenienti. A dimostrazione che nessun processo è “irreversibile”, se non nella crisi che ne decreta la fine.

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MONTI SILENCE

Posted in Masters of Universe with tags , , , , , , , , , , , , , , , , on 4 gennaio 2013 by Sendivogius

Hitman 2007Se le parole sono importanti, il prof. Monti dimostra di farne un pessimo uso…
Del resto, sembra molto più a suo agio coi numeri e con le formulette in inglese (seed capital, project bounds, fiscal compact, due diligence..), buone per impressionare i salottini europei delle lobby riunite a banchetto.
L’Hitman della finanza globalizzata, il Goldman dell’onnipotenza bancaria, il miglior sicario dell’ultraliberismo d’assalto, suggerisce (ordina) di “silenziare” ogni voce critica al Verbo incarnato nei testi ecumenici della Sacra Agenda.
Hitman - Blood MoneyOra, se c’è qualcuno che dovrebbe avere la decenza di silenziarsi, questo è proprio il prof. Mario Monti: premier ‘tecnico’ di un governo uscente di non-eletti che, nonostante una maggioranza parlamentare e trasversale del 90%, ha impostato l’intera azione dell’esecutivo sul ricorso abnorme alla decretazione d’urgenza. E di fatto ha silenziato il Parlamento, cassandone l’attività con la bellezza di 52 voti di fiducia.
Non ci sono precedenti nella storia dell’Italia repubblicana!
Attualmente è presidente del consiglio, ancorché dimissionario; improvvidamente nominato senatore a vita, senza mai essere stato legittimato da un solo voto democratico in tutta la sua carriera. Come aspirante premier, è il principale sponsor di sé medesimo, senza però candidarsi. Pretende di succedere a sé stesso con poteri assoluti, senza nemmeno la briga di farsi eleggere.
Dopo l’Unto del Signore, abbiamo Iddio stesso!
E tra i requisiti divini, si contende con la mummia di Arcore il dono dell’onnipresenza mediatica imponendo ad una Paese, che ha condotto per mano alla stagflazione con pervicace determinazione, il suo deprimente faccione sfatto, in tutto il suo grigiore penitenziale, possibilmente durante le festività natalizie, per rendere ancor più gramo un inizio 2013 che si preannuncia pessimo.
Goffo e impacciato in ogni manifestazione che presupponga una qualche forma di interazione umana col suo prossimo, l’apostolo dell’eterna quaresima venuto ad annunciare la salvazione per Agendam, a vederlo armeggiare con le cuffie mentre prova ad articolare i clangori metallici su Radio Anch’io, più che altro presenta un’inquietante somiglianza con Bub: lo zombie addomesticato, già visto in “Day of the Dead” di G.Romero

Liberthalia - Mario Monti e lo zombie BubHAL 9000Come un computer impazzito, è l’emulo bionico di Hal 9000: il superprocessore che si reputa perfetto ma poi sbaglia le coordinate di calcolo; si ribella ai suoi creatori, che osano correggerlo; cerca di eliminarli e non riuscendo nel tentativo, subdolamente, si raccomanda a loro per garantirsi la sopravvivenza. Alla stessa stregua di HAL9000, il biodroide tecnico si considera insostituibile, prima ancora che infallibile. Ma, al contrario dell’originale, non si riesce a trovare l’interruttore per spegnere la macchina infernale.
Sembra il protagonista meccanico di un remake di serie zeta: 2013 Odissea verso il Centro. Ovvero, trattasi del più grande ingorgo di economisti falliti, spudorate facce da culo, rottami vetero-democristiani, intriganti porporati coi loro fedeli chierichetti brizzolati, come non si vedevano dai tempi dell’implosione della vecchia 1962-2012 - Sempre la solita vecchia merdaBalena Bianca, spiaggiata sulle coste transgeniche della corruzione istituzionalizzata e delle commistioni paramafiose. Più che altro, è un riciclaggio di rottami dorotei, con l’innesto di rampanti professorini neo-quarantenni, reclutati negli atenei privati e nei think tank ultra-liberisti a finanziamento padronale, per la rianimazione dell’homunculus democristiano.
Largamente minoritario, su vuole sopravvivere, il Montismo ha bisogno di un Hitman - Silent Assassincorpo estraneo da infettare, che lo ospiti suo malgrado e al quale poter impartire ordini. Si reputa una ‘risorsa’, ma funziona come un organismo parassitario. L’importante è silenziare preventivamente gli eventuali anticorpi…

Liberthalia - MONTI-BUB Ogni volta che una di queste larve della reazione clericale (rigorosamente over 65) ciancia di “giovani generazioni”, un brivido gelido ci percorre la schiena e d’istinto la mano non corre a cercare la rivoltella, ma a stringere i didimi in improbabili riti propiziatori per scongiurare il pericolo incombente!

 È quasi “educativo” constatare che tra i vessilliferi del ‘cambiamento’, coagulati attorno all’Agenda del Professore, ci sia un cospicuo pattuglione di onorevoli che a suo tempo spergiurarono su “Ruby nipote di Mubarak”, capitanti dall’intramontabile Pier Ferdinando Casini: più che un uomo una tenia intestinale, pronta ad occupare il colon di chiunque sia disposto ad ospitarlo, mantenendolo a sbafo nel lucro dei consensi elettorali altrui.
Se il Berlusconismo è la malattia infantile del Montismo, quest’ultimo ne è la versione “sobria”; la metabolizzazione post-prandiale a digestione lenta, depurata dall’elemento più fascistoide.
È il circolo ufficiali che elucubra formidabili piani di battaglia, sorseggiando cognac. E manda i soldati al macello in offensive catastrofiche, mentre i signori generali seguono le operazioni col binocolo al sicuro nelle retrovie, biasimando la scarsa tempra delle truppe.
Orizzonti di GloriaÈ il ritorno al tradizionalismo confessionale, ai rituali austeri del conformismo alto-borghese, purgato dalle sconcezze da caserma e dall’arroganza plebea dei nuovi arricchiti, ai quali antepone il primato dell’aristocrazia di censo e di rango nelle forme di un nuovo Elitismo tecnocratico.
Per spiegare il fenomeno Monti nella sua insanabile alterità, rispetto al normale funzionamento di un sistema democratico, bisogna ricorrere direttamente a Mosca e Pareto!
Ne avevamo già parlato in passato [QUI]… Sarà il caso di riportare nuovamente l’estratto di un’ottima analisi che a suo tempo il prof. Claudio Martinelli dedicò al pensiero di Gaetano Mosca, passando in disamina la Teorica dei governi e del governo parlamentare (1884):

“La scelta di un deputato non dipende affatto dalla libera manifestazione di una preferenza elettorale da parte del singolo elettore, ma dalla capacità organizzativa con cui una forza politica o un comitato elettorale sono in grado di imporsi sul mercato del voto. E inutile farsi illusioni sulla sovranità politica dell’elettore: la sua libertà di scelta è limitata al ristretto campo di gioco preparato da minoranze organizzate che selezionano le candidature non sulla base di criteri attenti alla maggiore capacità rappresentativa dell’eligendo, bensì in ragione delle garanzie che egli offre riguardo al consolidamento del potere in capo alla minoranza stessa che lo ha proposto. Vi è un celebre brano, apparentemente paradossale, che rende perfettamente il pensiero di Mosca su questo punto: «Chiunque abbia assistito ad un’elezione sa benissimo che non sono gli elettori che eleggono il deputato, ma ordinariamente è il deputato che si fa eleggere dagli elettori: se questa dizione non piacesse, potremmo surrogarla con l’altra che sono i suoi amici che lo fanno eleggere. Ad ogni modo questo è sicuro che una candidatura è sempre l’opera di un gruppo di persone riunite per un intento comune, di una minoranza organizzata che, come sempre, fatalmente e necessariamente si impone alle maggioranze disorganizzate
Ora, poiché tutta la catena ascendente del sistema è fondata su di un’illusione utopica che non tiene conto del ruolo decisivo di alcune costanti delle classi politiche in tutti i regimi politici, la bontà dell’intera costruzione democratica non può che risultare inficiata e soffrire di irrimediabili difetti. Da una parte, il Governo sara impegnato in una continua ed estenuante opera di mediazione tra le forze parlamentari che lo sorreggono. I componenti del Governo, per rispondere a queste sollecitazioni e mantenersi in carica sono portati a cedere al favoritismo e all’arbitrio, a tutto vantaggio dei gruppi sociali più influenti e a scapito di coloro che non possono contare sui necessari appoggi e protezioni. E sottolinea che queste storture non dipendono dal grado di moralità personale di chi occupa una determinata carica, come quella di ministro, bensì dal modo in cui è congegnato il sistema politico. Dall’altra parte, se il Governo, gestendo sapientemente questi equilibri, riesce a dotarsi di una solida stabilità, inevitabilmente riesce a concentrare nelle proprie mani una notevole quantità di potere (definito addirittura come un indeterminato e mostruoso accumulo di poteri), dando vita ad uno sbilanciamento a cui il sistema tenta di porre rimedio con la possibilità per il Parlamento di determinare la fine della vita del Governo, magari con un solo voto di maggioranza: una misura che giudica troppo drastica e arbitraria (tanto da paragonare il voto di sfiducia come freno all’onnipotenza dell’Esecutivo al regicidio contro quella del Sovrano: rimedi peggiori dei mali che intendono combattere).”

Claudio Martinelli
 “L’Organizzazione del potere nel pensiero di Gaetano Mosca”
Giornale di storia costituzionale (n.17 – Anno 2009)

A perderci, in ogni caso, è la Democrazia estromessa ai margini estremi del pensiero unico economico.

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LE PAROLE E I FATTI

Posted in Business is Business, Masters of Universe with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 20 novembre 2012 by Sendivogius


Ci sono due modi per smantellare l’impalcatura sociale di un Paese:

1) Da una parte, l’impeto fracassone e la cialtroneria ducesca delle nuove oclocrazie populiste, che si alimentano dell’esibizionismo pornografico e dell’arroganza pacchiana dei provinciali arricchiti, attraverso il saccheggio compulsivo della respublica.
2) Dall’altra, il mondo fluttuante della finanza globalizzata, il verbo liberista sceso ad ispirare i teatrini della post-democrazia, che diventa carne geneticamente modificata nell’austerità tecnocratica di distinti signori borghesi, provenienti delle aristocrazie timocratiche e dalle sagrestie della finanza bianca d’ispirazione confessionale.
In entrambe i casi, a perderci è la Democrazia.
Solitamente, il primo sistema si nutre del gigionismo esasperato di vecchi avanzi da cabaret. Spesso, la loro eccitazione istrionica attira troppe attenzioni e viene reputata sconveniente nei salotti che contano: gli utili idioti hanno in genere tempi di scadenza ravvicinati. Perciò, la tendenza a strafare e l’eccessiva sovraesposizione finiscono quasi sempre con l’annullare gli effetti desiderati. Nei casi più estremi, si rischia di mandare a puttane intere nazioni. E mai metafora fu interpretata alla lettera come in Italia!

Al contrario, il secondo sistema punta all’esatto opposto del primo: liquidata la volgarità dei servi, concentra tutto sulla sobria austerità della nobiltà padronale, travestita da buon fattore. Se il trucco riesce, si finisce con lo scambiare la tutela di una serie di interessi proprietari per interessi comuni. La prassi ordinaria rifugge da gesti eclatanti e da ignobili pagliacciate. Piuttosto, si nutre di imperativi categorici, quasi sempre provenienti da entità astratte di eterea collocazione: Ce lo chiede l’Europa… Bisogna assecondare le percezioni dei mercati… Ce lo chiedono gli investitori
È un po’ come Mosé che sente le voci e convince il popolo a seguirlo nella “Terra Promessa”, salvo girare a vuoto per 40 anni in un deserto inospitale!
Il paradosso più eclatante di una situazione surreale, che la dice lunga sulla maturità democratica di un popolo e l’intelligenza politica degli italiani, è di aver considerato come una cosa assolutamente normale la presenza in cucina di un pornomane che grufola, mangia con le mani e flatuleggia, mentre si ingozza insieme alla sua vorace corte dei miracoli. Secondo i moderati nostrani, non c’era niente di meglio disponibile sulla piazza. Invece, si è reputata un’eccezione la presenza di un’ospite che a tavola si serve di coltello e forchetta, sa come si usano e conosce le basi della buona educazione.
È il caso fortunato del prof. Mario Monti: antitetico nei modi e nell’aspetto al suo predecessore, ne eredita il programma di governo e la prassi emergenziale, insieme a certe estemporaneità promozionali: come il Pornonano, va in giro per il mondo a rilanciare l’immagine del Paese e la propria (fortunatamente con effetti diametralmente opposti!). Avido di complimenti e di riconoscimenti, ad un anno dal suo insediamento al governo, se li tributa da solo con manifesti celebrativi pubblicati on line sul sito del governo: 14 pagine di indulgente auto-sbrodolamento. Naturalmente, non perde occasione di incensare il suo operato, con un’opera dal titolo evocativo: Le Parole e i Fatti. Evidentemente, il magnifico professore non sa che chi si loda s’imbroda. E magnifiche sono state le circostanze di promozione editoriale: all’Università Bocconi, davanti una platea di privilegiati, mentre all’esterno dell’ateneo privato gli studenti della scuola pubblica in protesta contro i tagli del governo all’Istruzione venivano manganellati dalla polizia.
Raccoglie il copione dal passato, ma reinterpreta il tutto in maniera “sobria” all’insegna dell’Austerità. Ad un anno dall’insediamento del professore e del suo direttorio tecnocratico, così com’era comparsa inaspettata, come per incanto la famigerata crisi è svanita.
I risultati ci sono, ma non si vedono (è sempre un problema di percezione!). E dunque, ad un anno di distanza vediamoli questi risultati così eclatanti…
I dati sono desunti dalla Banca d’Italia ed elaborati dal Sole 24 Ore (noto foglio bolscevico). Giudicate da soli:

DER PROFESSOR
Dalla sua realtà parallela, Mario Monti interpreta il triplice ruolo di Commissione, Studente e Professore, si valuta da solo e ovviamente si promuove a pieni voti.
In un afflato rassicurante, ci fa sapere che l’Italia è una grande potenza industriale (ma va?!?) dai solidi fondamenti economici e sopratutto (udite! udite!):

L’Italia non è un paese debitore, non deve neanche un euro ai fondi ‘salva-Stati’ ed è il terzo contributore non solo dei bilanci Unione Europea, ma anche dei salvataggi verso Atene e il Portogallo.
 (18/11/2012)

Ad un anno dalla terapia ‘tecnica’ che sta stroncando il nostro tessuto produttivo e sociale, apprendiamo dunque che l’Italia non solo non è mai stata a rischio default e che, nonostante un debito pubblico nel frattempo lievitato a 2.000 miliardi (in massima parte pregresso), il Paese non è esposto verso i creditori esteri, ma si può altresì permettere di foraggiare gli anelli deboli della UE. E dunque la famosa emergenza?

«Il governo ha cercato di mettere in sicurezza i propri conti pubblici, come richiesto dall’Europa e dalla Banca Centrale Europea […] Per farlo si sono messe in atto politiche rigorose ma necessarie sia in termini di consolidamento di bilancio che di riforme strutturali. Il governo ha proseguito in questo senso l’impegno preso nell’estate del 2011 dal precedente esecutivo di portare il bilancio dello Stato in pareggio già nel 2013, cioè prima rispetto a tutti gli altri stati dell’Unione Europea

Praticamente, in base al necrologio celebrativo per la prossima dipartita di questa pestilenza tecnocratica, il direttorio bocconiano ci sta dicendo che ha guidato l’Italia verso la peggiore recessione degli ultimi 80 anni, con incipienti fenomeni di stagflazione e depressione economica, per fare bella figura con la BCE ed i tecnoburocrati di Bruxelles, quando poteva negoziare condizioni meno draconiane?!?
E se al contrario la crisi congiunturale del Paese era così grave, perché non si è intervenuto in anticipo per la rimozione del Pornocrate e la sua banda di predoni? Perché non si è intervenuti finché la situazione era ancora recuperabile, nel lontano Dicembre 2010, quando il governo del pornonano fu salvato con la più scandalosa compravendita di voti della storia parlamentare e grazie ai temporeggiamenti del Monitore dall’alto del Colle, che nulla ebbe a dire sulla circostanza, né prima, né durante, né dopo?!?
In compenso, è consolante sapere cheforse alcuni errori sono stati commessi, ma che tutte le misure prese, a partire dalla fantomatica ‘riforma del lavoro’, sono state finalizzate “a superare le segmentazioni che tendono a escludere o marginalizzare i giovani”. E la differenza si nota! Sarà per questo che, da quando i tecnici sono arrivati al governo, sono aumentati i pestaggi legalizzati della polizia?

UN ANNO DI SUCCESSI
 Ad ogni modo, usando le “parole”, vediamoli in sintesi questi “fatti” del Governo Monti, i cui fautori millantano la prosecuzione ad libitum, in una sorta di monarchia tecnocratica per investitura oligarchica.

1. CREDIBILITÀ
Gli ostensori del direttorio tecnico sottolineano come l’Italia avesse un problema di “credibilità” in ambito internazionale… Succede, quando hai un gangster plurinquisito come premier, che fa cambiare le leggi in parlamento dai suoi avvocati-deputati, per mandare in prescrizione i processi che lo riguardano; si circonda di una corte di lenoni, papponi, faccendieri e mafiosi che gli riempiono le ville di mignotte, ripagandoli con commesse pubbliche e creste milionarie sugli appalti di Stato. E ciò è avvenuto senza che peraltro l’opinione pubblica, né stampa benpensante, né vertici istituzionali se ne scandalizzassero più di tanto.
Forse, i ‘mercati internazionali’ più che ai vizi privati del caligola brianzolo, erano molto più interessati alla solvibilità creditizia dell’Italia ed alla quantificazione del suo debito strutturato in prodotti derivati, da parte di amministrazioni locali (Regioni e Comuni) completamente fuori da ogni controllo contabile. Al contrario che da noi, gli investitori stranieri il problema se l’erano posto eccome. E cercavano rassicurazioni in proposito. Bastava sfogliare la stampa specializzata in questioni finanziarie per comprenderlo, così come certi provvedimenti scaturivano più da una ideologia neo-mercantilista del capitale finanziario, che non da un’esigenza dell’economia reale.
Noi ne avevamo parlato QUI e ripreso il discorso QUI.

2. Lo SPREAD impazzito
 Protagonista indiscusso delle disamine economiche degli ultimi mesi, è praticamente scomparso dalle valutazioni dell’agenda del Governo Monti.
Se pensate che la febbre degli spread sia stata debellata da una massiccia cura di antibiotici e dall’inoculazione di un valido vaccino, vi sbagliate di grosso.
La cura approntata per placare l’esplosione dei differenziali dei titoli di Stato assomiglia un po’ ai rimedi medioevali in caso di influenza: qualche pannicello caldo, brodo di pollo, e tante preghiere confidando nella guarigione per intercessione divina.
Una ‘ricaduta’ è possibile in qualsiasi momento…
Innanzitutto, perché le armi di distruzione di massa in dotazione alla speculazione finanziaria non sono state affatto disinnescate, o messe in condizioni di non nuocere, da chi avrebbe potuto e dovuto. Per farvi una piccola idea sull’argomento, potete leggere QUI.
E poi perché al momento c’è una sorta di tregua in armi da parte dei famigerati speculatori senza volto, i quali tutto sono tranne che sconosciuti, travolti per troppa ingordigia e attualmente in attesa (non si uccide la pecora che si vuole tosare).
Se volete avere una piccola panoramica sulle loro identità e la potenza di fuoco a loro disposizione, potete dare un’occhiata QUI.
Valutate quindi quale sia il reale potere di contrasto dei raffazzonati provvedimenti, messi in piedi dalla UE e sistematicamente boicottati da Berlino.

3. Le RIFORME EPOCALI
 Ovvero come produrre fuffa, ma venderla bene spacciandola per oro colato…
Un prodotto di marketing, per essere vendibile, richiede sempre un nome ad effetto. Nella pioggia di decreti-leggi, che ha fatto del ricorso alla decretazione d’urgenza la prassi ordinaria del Governo Monti, ci sono certamente il “Salva-Italia” ed il “Cresci-Italia”.

Il SALVA-ITALIA arriva in tempi di spread alle stelle, una voragine di discredito internazionale grazie al Grande Statista di Arcore, ed il totale fallimento della finanza creativa targata Tremonti. Quindi si concede al Governo Monti il beneficio delle buone intenzioni, sotto le pressioni fortissime del momento, con l’urgenza di mettere in sicurezza i conti pubblici.
E infatti, per non far torto a nessuna delle elite cooptate al governo nazionale, si provvede subito a garantire le banche, con la presa in carico del loro debito privato da parte dello Stato. Innanzitutto, si proroga e si amplia la concessione di garanzie dello Stato sulle passività degli Istituti di Credito. Quindi con la scusa della lotta all’evasione fiscale, si riduce il limite della tracciabilità dei pagamenti a 1.000 euro per far impazzire gli uffici di tesoreria delle grandi aziende e spingere i correntisti a usare la carta di credito (il miglior strumento di indebitamento individuale che esista). Ma ci si guarda bene dall’introdurre il registro clienti-fornitori, che permetterebbe invece di tracciare qualunque flusso ingente di denaro.
Quindi, si provvede a fare cassa, aumentando il gettito delle entrate…
In ossequio alla conformazione classista di tipo ottocentesco di un esecutivo, che sembra uscito fuori tempo massimo da un gabinetto sabaudo, NON vengono toccati i costosissimi giocattolini dell’ammiraglio Giampaolo Di Paola, nel frattempo transitato alla Difesa.
Stipendi ed emolumenti dei super-manager e boiardi di Stato vengono appena lambiti dalla riforma, mentre tutte le politiche fiscali del governo vengono modulate in segno restrittivo, con il ricorso ad un fiscalismo bizantino che ha il suo punto di forza nella tassazione indiretta e, contro ogni principio di equità, è completamente sbilanciato a carico dei ceti medi e medio-bassi. Soprattutto, colpisce i consumi delle famiglie piuttosto che i redditi e meno che mai le rendite di posizione, innescando una micidiale spirale recessiva, ulteriormente aggravata dalla perdita di potere d’acquisto e contrazione salariale.
Anni di studi e ricerche specializzate nell’olimpo accademico della teoria economica, hanno prodotto risultati eclatanti e provvedimenti altamente tecnici come l’aumento delle accise sui carburanti, l’aumento di due punti dell’IVA, delle sigarette e degli alcolici.
Sono queste alcune delle riforme epocali che hanno stupito il mondo!
Al contempo, il Governo Monti esclude categoricamente ogni forma di ‘patrimoniale’ o di reale contributo da parte dei redditi più alti, con prelievi sui patrimoni mobili e finanziari. La motivazione ufficiale è che una patrimoniale, sui valori mobiliari e non, in realtà è stata già introdotta.
La tutela castale dei ceti sociali di riferimento è talmente evidente nella protervia di salvaguardia di classe, da risultare quasi provocatoria nell’irrisorietà degli atti…
 TASSAZIONE IMMOBILIARE. Si introduce l’IMU, con la tassazione della prima casa e delle proprietà immobiliari, ma si rimanda ad un secondo momento la revisione degli estimi catastali, col risultato che gli immobili vengono tassati a prescindere dal reddito, dalla composizione del nucleo familiare e di eventuali persone a carico, senza alcuna progressività nel calcolo delle aliquote né la possibilità di esenzioni. Si tassano i vani, ma non l’estensione in mq. In compenso, fino ad ora è escluso dal pagamento dell’IMU l’immenso patrimonio immobiliare del Vaticano, beneficiato da anacronistiche guarentigie.
In pratica, un disoccupato che ha perso il lavoro, ma con il mutuo da pagare e una famiglia da mantenere, deve versare la tassa di proprietà sulla casa in cui vive. Un convento trasformato in albergo extralusso invece non paga nulla.
 RENDITE FINANZIARIE. Dopo molte insistenze, il Governo Monti ha introdotto una tassazione sui cosiddetti “capitali scudati”, ovvero sui soldi riciclati all’estero da delinquenti ed evasori fiscali, rientrati in Italia grazie al condono di Giulio Tremonti [QUI].
L’aliquota aggiuntiva di bollo è fissata al 10 per mille (avete letto bene!) per l’anno 2012, al 13,5 per mille per l’anno 2013 e al 4 per mille a decorrere dall’anno 2014 dei capitali, che rimangono così anonimi. Ma per coloro che decidono di rinunciare all’anonimato non è dovuto alcun importo!
Viene introdotta la revisione del bollo su titoli, strumenti e prodotti finanziari, con la strabiliante aliquota dell’1,5 x mille. È un’imposta di tipo regressivo: più soldi hai e meno paghi.
In pratica, per un conto titoli di 50.000 euro si pagano circa 50 euro. Ma in ogni caso la tassa non può superare un importo massimo di 1.200 euro: sia che si abbia un patrimonio da un milione di euro, o da dieci o da cento milioni, il contribuente continuerà a versare sempre lo stesso importo per non più di 1.200 euro.
Al contrario, l’imposta sui conti deposito (in pratica i libretti postali al risparmio) sale allo 0,15% col risultato che i risparmiatori si trovano a pagare più tasse di chi specula in Borsa.
Quantomeno, è stata reintrodotta l’addizionale erariale per i veicoli oltre i 185 kw. Il Pornocrate aveva circoscritto il pagamento ai veicoli superiori a 225 kw. Ma l’imposta diminuisce sensibilmente in base all’anno di immatricolazione.
 Ed è stata ripristinata altresì l’imposta erariale su aerei ed elicotteri privati e barche. Berlusconi l’aveva abolita nel 1994 con un occhio alla sua flotta privata e l’altro a quella dei suoi amici. E’ ovvio che in assenza di controlli supplementari ed una migliore definizione della norma, la tassa può essere facilmente elusa, registrando aerei e yacht all’estero. E quindi è inefficace
Ci si richiama genericamente ad una lotta senza quartiere contro gli evasori fiscali, ma a tutt’oggi non è stato ancora approntato lo strombazzato “redditometro”, per la verifica incrociata dei dati tra reddito dichiarato e patrimonio posseduto. Né è stato firmato, nonostante le profferte della controparte elvetica, il patto con la Svizzera per la consegna dei nominativi degli evasori che nascondono i soldi nei caveau d’oltralpe. In compenso, si lanciano messaggi in codice agli evasori: forse, non so quando, dovrò fare una patrimoniale o scovare i vostri capitali anonimi… perciò, fate sparire il malloppo finché siete ancora in tempo! In ogni caso, il povero evasore può sempre contare sul pagamento di una aliquota ridotta al 25% e comunque trattabile

 Nel cosiddetto Decreto CRESCI-ITALIA si ravvisano tanti buoni propositi, ma nel concreto risultati risicati. A meno che non si voglia credere davvero che la soluzione alla disoccupazione giovanile consista nell’improvvisarsi tutti imprenditori, con capitale sociale di un euro, ma 45 giorni per aprire un C/C alle Poste e 5.000 euro o più da versare in contributi annuali, a prescindere dalle entrate e dal ritorno economico dell’attività commerciale, anche se a gestione unica.
Le liberalizzazioni delle tariffe e la revisione degli Ordini professionali rimangono nel novero delle buone intenzioni e più che altro si esplicano in una presa in giro che rasenta la farsa.
In merito alla crescita, più che intravedere la luce alla fine del tunnel, sembra di osservare la luna dal fondo di un pozzo… Freschi di giornata sono gli ultimi dati ISTAT, su fatturato e ordinativi dell’industria, in riferimento al Settembre 2011. Nell’ordine, rispetto al mese di Agosto (un periodo di solito fiacco), l’industria registra una riduzione del 4,2% dei fatturati, con una diminuzione del 3,7% sul mercato interno e del 5,3% su quello estero.
Gli indici destagionalizzati del fatturato segnano cali congiunturali per l’energia (-9,6%), per i beni strumentali (-4,7%), per i beni intermedi (-4,5%) e per i beni di consumo (-1,5%).
La diminuzione più pesante si verifica nel settore della metallurgia, con un devastante -15,5%. Che nei fatti si traduce in licenziamenti di massa per un’industria in via di dismissione. Fino a pochi anni fa, prima dei vincoli UE, eravamo uno dei principali produttori europei, in concorrenza con la Germania. Coincidenze?
Da notare che il crollo della fabbricazione di lavorati in metallo comporta una flessione delle nostre esportazioni (che costituiscono ormai la voce più importante del nostro PIL), con un abbassamento delle vendite di macchinari e apparecchi in Cina, Francia e Germania (a tutto vantaggio di quest’ultima). La diminuzione tendenziale di tali esportazioni comporta un punto in meno del PIL.
Prodotto Interno Lordo che in alternativa si è pensato di incrementare con una serie di proposte demenziali, tipiche dei nostri ‘economisti’ da salotto, che nulla hanno capito della crisi ma hanno le idee chiarissime su chi debba pagarne le conseguenze: più ore lavorate a parità di salario, riduzione della pausa pranzo; eliminazione delle pause da 10 minuti in catena di montaggio dopo 4 ore di lavoro; cancellazione delle feste nazionali, ma solo quelle laiche! Si elimina la celebrazione di fondazione della Repubblica, la Festa dei Lavoratori (che di questi tempi hanno poco da gioire)… In compenso si festeggia la Befana, per non dispiacere il Vaticano.
Altri bagliori nel buio hanno illuminato in tempi recenti l’operato dei professoroni di finanza e governo [QUI].
Sulla famigerata controriforma del lavoro, fatta per rispondere ad una percezione dei mercati piuttosto che ad una serie di problematiche e distorsioni oggettive, che spaccia per nuove alcune normative e tutele già esistenti, ma cancella tutte le altre senza minimamente incidere sulla precarietà lavorativa, abbiamo già parlato diffusamente QUI e anche QUI.
Tuttavia, la parola d’ordine è sempre la stessa: “Monti ha salvato l’Italia”.
C’è da chiedersi chi salverà gli italiani…

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(44) Cazzata o Stronzata?

Posted in Zì Baldone with tags , , , , , , , , , , , , on 1 novembre 2012 by Sendivogius

Classifica OTTOBRE 2012

 Inarrestabili.. funambolici.. creativi.. sostanzialmente inguaribili!
Non conoscono tregue, né requie. È la galleria degli orrori, tra le creature da incubo che popolano l’eterna notte della repubblica nel paese dei Lotofagi.
E mentre si ride o ci si indigna dinanzi alle prestazioni degli inutili idioti di una classe politica indegna, nell’attesa di un chiassoso ricambio di sostituti persino peggiori dei loro predecessori, i veri poteri di questo Paese si riorganizzano e riscrivono le regole di un nuovo ordine padronale e (anti)sociale.
È il paradosso della post-democrazia, atrofizzata nelle sue forme rappresentative sempre più svuotate di senso, che delega quote di sovranità in nome di un efficientismo tutto presunto e assolutamente timocratico, nella sua feroce ideologia mercantilista di rigida osservanza monetarista. E lo fa ad esclusivo vantaggio della costituzione di un nuovo blocco oligarchico, coagulato attorno alle elite finanziarie e tecnocratiche che di fatto dominano una società sempre più iniqua. “Liberale”.
Ci si inquieta per l’ipertrofia decisionale dell’Esecutivo a discapito dell’iniziativa parlamentare, ma d’altra parte si ha un parlamento pessimo con una rappresentanza abominevole (regolarmente eletta), che quando legifera sforna leggi pessime ad usum principis et latronum. Leggi fatte da ladri a vantaggio dei ladri.
È una situazione dai richiami quasi weimeriani. Il peggio deve ancora arrivare e, visti i presupposti, si può star certi che non tarderà…

Se potessi, avrei più senno; ma mi trascina contro la mia volontà una forza nuova, e il desiderio mi tira in una direzione, la ragione in un’altra: vedo e approvo il meglio ma seguo il peggio.”

Ovidio
Metamorfosi (VII; 18-21)

In questo, gli italiani non deludono mai.

Hit Parade del mese:


01. OPERAZIONE SIMPATIA

[10 Ott.] «Firenze è una città piccola e povera»
(Sergio Marchionne, un Grasso Ricco)

02. FOLGORATO SULLA VIA DI VOGHERA

[18 Ott] «Voglio occuparmi delle casalinghe, delle persone che non arrivano a fine mese. Sul palco con ma saliranno una casalinga, un operaio ed un idraulico»
(Emilio Fede, il Casalingo)

03. LE PROCESSIONARIE

[22 Ott.] «Vogliamo portare la Madonna di Fatima a Strasburgo, accogliere le sue richieste significa salvare l’Europa e tutto il mondo ed assicurare pace e prosperità»
(Mario Borghezio, il Madonnaro)

04. PARTITO DEI LADRI

[22 Ott.] «I cittadini hanno il diritto di votare chi vogliono, anche persone condannate.»
(Piero Longo, l’Avvocato del Diavolo)

05. COLDIRETTI PADANA

[29 Ott.] «Adesso faccio il contadino, ma d’altra parte per fare politica non serve una carica, la politica si fa anche nei bar»
(Renzo Bossi, il Terrone)

06. AMORE CIECO

[25 Ott.] «Nessun uomo ha mai sacrificato la sua vita e la sua felicità per gli altri come ha fatto Berlusconi. Avrebbe potuto vivere questi vent’anni in pace ma non l’ha fatto. Questo, dopo il suo ritiro, è un giorno cupo per l’Italia. Ma chissà, magari gli italiani gli chiederanno con forza di tornare in campo»
(Michaela Biancofiore, papi-girl)

07. REPETITA (NON) IUVANT

[19 Ott.] «Nessuna pressione sulla questura, io volevo evitare un incidente diplomatico con Mubarak»
(S.Berlusconi, l’Inossidabile)

08. GRANDI SODDISFAZIONI

[29 Ott.] «Il risultato del 25% della nostra area che fa riferimento a Musumeci mi sembra straordinariamente positivo. Alle condizioni date è la prova che il centrodestra c’è ed è potenzialmente vincente»
(Angelino Alfano, il Vittorioso)

09. UN PASSO INDIETRO E DUE AVANTI

[24 Ott.] «Faccio un passo indietro per amore dell’Italia ma rimango a fianco dei più giovani»
(Silvio Berlusconi, il Gambero nero)

10. CANTAMI O MUSA…

[19 Ott.] «Ma lo sa che Massimo D’Alema cita l’Iliade a memoria?»
(Marianna Madia, la Musa)

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NECROLAND

Posted in A volte ritornano, Masters of Universe, Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 16 settembre 2012 by Sendivogius

Ciò che uccidi rimane a te
(dal Credo dei Necromonger)

 Ingiustamente denigrato dalla critica, The Chronicles of Riddick resta soprattutto una fucina di ottime idee (troppe), condensate a forza in un contenitore troppo piccolo per essere sviluppate appieno, in tutta la loro potenzialità cinematografica. Si ha quindi l’impressione di un assemblement di storie troncate troppo presto, prima di potersi esplicare in una narrazione epica di ampio respiro.
Al regista (e sceneggiatore) David Twohy va comunque il merito di aver creato la saga dei Necromongers: spietata setta guerriera, strutturata in una società dittatoriale fortemente gerarchizzata, consacrata ad un insano culto della morte su base penitenziale. Sono i distruttori di mondi, che fagocitano e rigenerano a loro immagine e somiglianza, in una sorta di non-vita, protesi al raggiungimento di una dimensione parallela chiamata ‘OltreVerso’ (UnderVerse)…

Erano un esercito diverso dagli altri, avanzavano fra le stelle verso un posto chiamato OltreVerso, la loro terra promessa, una costellazione di nuovi oscuri mondi.
Necromonger, li chiamano. E se non riescono a convertirti, ti uccideranno.”

 C’è da dire che l’impersonalità ieratica dei Necromonger, la loro anaffettività sociopatica, unita alla pretesa di “cambiare le menti”, in una propensione rieducativa votata all’etica della penitenza nel tempo dell’Eterna Quaresima, ha qualcosa di stranamente familiare… In parte, ricorda il cibernetico “Governo dei Tecnici”, a confronto della cui rigidità robotica i ferali Necromonger sembrano però il massimo del più gioioso vitalismo. E tuttavia, proprio come i loro omologhi galattici, sono diversamente vivi nella loro parvenza umanoide. Lontani anni luce da ogni sentimento che li possa rendere vagamente umani, sono la nuova razza padrona di un non luogo chiamato Necroland: un universo oscuro, senza storia condivisa e dunque senza futuro, destinato a rivivere i propri errori in un eterno ritorno al sempre uguale… Un non-luogo sospeso nel Limbo, imprigionato com’è in una bolla spazio-temporale, dove il loop è funzionale all’auto-conservazione degenerativa di un immutabile presente.

Quella che doveva costituire una breve parentesi, nell’eccezione emergenziale di una democrazia a sovranità limitata, rischia di diventare la regola di un nuovo potere incistato ad libitum sugli umori colliquativi del tessuto infetto di Necroland: il paese dei non-morti dalle esistenze sospese.
Grande regista di questo psicodramma teatrale (volete finire come la Grecia?!?) è il presidente Napolitano, nella più imponente operazione di salvataggio clanico per cooptazione oligarchica mai messa in scena, tramite autodafé collettivo con espiazione indotta e penitenza surrogata, nella perpetuazione dell’ordine (in)naturale delle cose.

 «I politiKanti di necroland, TUTTI i politiKanti di necroland (partito di appartenenza irrilevante), sono ormai pubblicamente e apertamente identificati come necro-Kasta.
Loro unica ragione di esistenza: perpetuare stipendi gonfiati e privilegi grotteschi, auto-concessi nella più rapace tradizione dei boiardi. Sintetizzando molteplici analisi (regolarmente sbeffeggiate) & aspre critiche (perennemente ridicolizzate):
– la necro-Kasta non ha mai ideologia, ma non vada trascurata la sua rielaborazione di profondi concetti filosofici;
– la necro-Kasta non si assume mai responsabilità, non cessa però di proporre correttivi ai guasti creati sempre da altri;
– la necro-Kasta non è mai prona alla corruzione, emolumenti finanziari le vengono elargiti a sua insaputa per maligni disegni;
– la necro-Kasta non risulta mai indagata, è vittima incolpevole & inconsapevole di complotti orditi dalla magistratura politicizzata;
– la necro-Kasta non è mai colpevole, con serafica serenità attende che venga sancita la sua ovvia innocenza;
– la necro-Kasta non ha mai conflitti d’interesse, detiene incarichi multipli solo & solamente per il bene della patria;
– la necro-Kasta non concepisce mai di dimettersi, fare un passo indietro significherebbe tradire il mandato elettorale;
– la necro-Kasta non volta mai gabbana, vede finalmente la luce nell’oscuro cammino verso la suprema verità;
– la necro-Kasta non vara mai leggi impopolari, è cruciale lasciare inalterato il rispetto verso il poPPPolo sovrano;
– la necro-Kasta non necessita mai di coerenza, troppo mutevoli sono i destini di chi è demandato all’alta legiferazione;
– la necro-Kasta non ha mai opinione, meglio farla, l’opinione, ad averla viene fin troppo spesso tra i piedi;
– la necro-Kasta non alberga mai vergogna, è sempre ingiustamente incompresa nei propri tormenti interiori;
– la necro-Kasta non accetta mai il fallimento, i suoi sforzi sono perniciosamente nullificati da bieche parti terze;
– la necro-Kasta non viene mai sconfitta, le vere battaglie devono essere ancora combattute;
– la necro-Kasta non pecca mai di affermazioni grottesche, viene costantemente fraintesa da media menzogneri & faziosi;
– la necro-Kasta non respinge mai il ricambio generazionale, i giovani però devono essere guidati, lungamente guidati;
– la necro-Kasta non pensa mai a ridurre i propri ranghi, alta partecipaZZZione è sinonimo di altiSSSima demoKraZZZia;
– la necro-Kasta non si oppone mai a porre un limite al numero di legislature, deve prima essere compreso l’arcano concetto di numero;
– la necro-Kasta non fissa mai un limite di età, il tempo porta solo & sempre maggiore saggezza;
– la necro-Kasta non fa mai abuso di droghe pesanti, è costretta ad attenuare attraverso la chimica le asprezze della cosa pubblica;
– la necro-Kasta non si accompagna mai a prostitute/i, escort, trans, quant’altro, è vittima innoCIEnte di caduchi legami sentimentali;
– la necro-Kasta non può mai cessare di essere la kasta politica più pagata al mondo, il fardello del potere DEVE essere remunerato al meglio… And whaddafuck! Right?
Eppure, prima di tutto quanto sopra e di qualsiasi ulteriore considerazione aggiuntiva, la necro-Kasta non sa/non può/non è in grado di comprendere/accettare/concepire la: ENTROPIA
[…] Valida universalmente, la legge dell’Entropia è di estrema semplicità:
Al progressivo decremento dell’energia interna, lo stato di disordine di un sistema, qualsiasi sistema, non può che aumentare. Superato il punto-di-non-ritorno di disordine entropico, il sistema finirà con il collassarsi, assestandosi a un livello di energia interna inevitabilmente più basso.
In termini elementari: Tutto ha fine.
Tutto e Tutti. Well, not exactly… NON la necro-Kasta, MAI la necro-Kasta. Per la necro-Kasta, la Fine semplicemente NON esiste.»

  DEATH ECONOMY: AUTOPSY
  (Economia della Morte: Autopsia)
  di Alan D. Altieri

Da questo punto di vista, il nefasto esperimento Monti costituisce l’estremo tentativo di auto-perpetrazione della specie, da parte delle “anime morte” che fluttuano vacue in un parlamento svuotato di senso e di rispettabilità, specchio del generale collasso del sistema partitico ridotto ad una guerra tra bande.
Il principale dogma della fede nel nuovo Credo istituzionalizzato del Montismo confessionale è: Mario Monti ha salvato l’Italia.
È poco importa se un altro Mario ha ottenuto in 10 giorni ciò che il Governo Monti non è riuscito a conseguire in 10 mesi di macelleria sociale applicata con metodo scientifico, concentrando tagli e sacrifici e mietiture unicamente a carico dei ceti medio-bassi e lavoratori dipendenti, nel trionfo del più fulgido liberismo padronale.
Al momento, tra i risultati epocali dei neo-purificatori di Necroland si possono annoverare:

a) una disoccupazione giovanile superiore al 35%
b) un tracollo del sistema produttivo ed industriale ai livelli del 1919
c) Una recessione economica, destinata ad incancrenirsi in qualcosa di peggiore persino alla “grande depressione” del 1929
d) l’assoluta e totale assenza di politiche di rilancio e di crescita economica, accompagnata però da un furore ideologico nello scardinamento di ogni diritto sociale e forma di tutela in ambito occupazionale, nella riproposizione di un modello lavorativo che guarda con nostalgia alle condizioni della prima rivoluzione industriale.
e) una pressione fiscale di tipo “svedese”, ma con servizi indegni persino dello Zimbabwe
f) una sospensione (de facto) delle prerogative parlamentari e democratiche, con l’avocazione di ogni iniziativa legislativa nelle mani di un governo (mai eletto), tramite l’esclusivo ricorso alla decretazione d’urgenza e 34 voti di fiducia in parlamento su testi di legge blindati.

È superfluo ricordare, come ampiamente prevedibile, che l’aumento dell’IVA, insieme all’incremento delle accise sui carburanti, si sarebbe inevitabilmente riflesso con un rincaro dei beni al consumo e dei prodotti di prima necessità (come i generi alimentari), determinando un aumento verticale dei prezzi proporzionale al crollo degli acquisti. A questo si aggiunga un elevato tasso di disoccupazione e di lavoratori precari sottopagati, che i sociologi anglosassoni chiamano working poors (in Italia sono più di 3 milioni!). Si tratta di una spirale perversa: l’aumento delle imposte indirette viene scaricato dai produttori sul costo delle merci; i maggiori prezzi e minore disponibilità economica legata a bassi salari, scoraggia il grosso dei consumatori all’acquisto; la contrazione della domanda genera una diminuzione dell’offerta, con conseguente diminuzione delle ore lavorate (salari ridotti) o perdita del posto di lavoro per mancato rinnovo del contratto a tempo. Ma questo non sembra preoccupare i tecnoburocrati e l’elite timocratica che li sostiene e per nulla toccata dalle (contro)riforme dei professorini al servizio del capitale finanziario. Lontano dall’empireo dei ricchissimi, la contrazione dei salari, aggravata da una tassazione esasperata e da un aumento esponenziale dei prezzi delle merci, rigorismo fiscale ed “austerity” coatta su politiche recessive, stagnazione economica, insieme ad un crescente tasso d’inflazione con conseguente perdita del potere d’acquisto, sta creando uno dei più classici casi da manuale di economia politica: stagnazione+inflazione=stagflazione, innestata su una recessione di lungo periodo. Con una peculiarità però interessante: il fenomeno è innescato dalla rigorosa applicazione delle ricette liberiste di Milton Friedman, su stretta osservanza neo-monetarista, a dispetto delle vulgata ultra-liberista che indicherebbe la “stagflazione” come una logica conseguenza delle teorie keynesiane, con la loro impronta fortemente sociale.
Ed è proprio questo il problema: c’è ancora troppa Società; per questo esistono i cavalli di Troika per l’assalto dei nuovi Necromongers.

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INDIANA (1)

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The Company

In totale naturalezza, Carl von Clausewitz affermava che la guerra fosse una naturale prosecuzione della politica. E tuttavia la famosa frase del generale prussiano è perfettamente sovrapponibile anche al mondo degli affari che, in tempi non lontani, ha interpretato l’espressione alla lettera, rimettendo la conquista di nuovi mercati alla canna dei fucili…
Più spesso si dimentica invece come la ‘guerra’ abbia costituito la condizione ideale dello stato minimo, meglio se di matrice liberale, che delega scelte e indirizzi all’iniziativa privata, limitandosi a tutelarne gli interessi economici nella compressione delle istanze sociali, in nome di quella ideologia economica (e politica) chiamata mercantilismo.
E se la “Società non esiste”, se lo ‘Stato’ è ridotto a mero guardiano dei diritti di proprietà, ne consegue che il fulcro di ogni potere risiede nella realtà economica, strutturata in holding company alimentate dai flussi del capitale finanziario.
In un siffatto contesto, la forma tipo è la corporation, nella quale lo Stato confluisce e si annulla in sostanziale identificazione. Peccato che una tecnostruttura economica, slegata dai principi di rappresentanza e funzionalità sociale, solitamente è immune dagli scrupoli e dalle ottemperanze costituzionali di un ordinamento democratico. E tutto si riduce ad una variabile dipendente dai rischi d’impresa. In tal senso, anche la guerra diventa un’opzione praticabile, ‘utile’ e finanche ‘giusta’, se presuppone un ritorno economico.
 Attualmente, è in corso una evoluzione o, se si preferisce, una regressione della visione sociale, attraverso una destrutturazione costante del pensiero politico. In quella rigidità emotiva da alienato anaffettivo, e che i media scambiano per “sobrietà”, il prof. Mario Monti è l’alfiere di una destrutturazione democratica in ambito continentale, che sotto il Pornocrate sarebbe stata impossibile. E da un potenziale narciso psicopatico siamo passati ad un sospetto sociopatico in paresi facciale. Il malcelato fastidio contro gli organismi rappresentativi, l’incredibile invettiva contro l’istituzione parlamentare (accolta in Italia con la più ovina accondiscendenza) sono i prodromi di una metamorfosi ben più profonda… È una forma mentis che, da verbo accademico, comincia a farsi carne e sostanza, grazie alla complicità e all’inerzia di una classe pseudo-politica in stato confusionale e prossima al completo disfacimento, in un condominio prigione dove la convivenza forzata sta per implodere nel caos.
In certo qual modo, la situazione odierna, con il costante declino di un sistema consolidato di garanzie, il protestarismo sterile, la perdita progressiva di ogni coscienza civile, ricorda un inquietante romanzo di James G. Ballard, il cui titolo originale è High Rise.
A livello storico, la prevalenza del potere economico sulla società, lo svuotamento dei poteri pubblici con la delega delle competenze, ricorda invece le grandi compagnie commerciali che a partire dal XVII si spartirono il mondo (frazionato in mercati), trasformando Stati e Governi in propri domini personali. A tutt’oggi, per longevità e onnipotenza, la storia della ‘Compagnia britannica delle Indie Orientali’ costituisce il caso unico di una società privata per capitali che volle farsi impero e per la bisogna si creò un esercito e si comprò un intero parlamento (inglese).

Un regno privato.
Costituita nell’ultimo giorno del 1600 su autorizzazione regia, la British East India Company (EIC), per quasi tre secoli, dominerà i mercati asiatici controllando le rotte commerciali dallo Stretto di Magellano al Capo di Buona Speranza, fino alla Malesia e la Cina. Assumerà il controllo diretto dei territori occupati, governando su milioni di individui. Eserciterà l’amministrazione della giustizia. Batterà moneta in proprio. Sarà la causa di rivoluzioni e guerre di indipendenza, dettando l’agenda di politica estera della Gran Bretagna.

Giunti in India attorno al 1608, gli agenti della Compagnia si aprono la strada con i cannoni delle loro navi, soprattutto ai danni dei portoghesi che dalla loro piazzaforte di Goa tentano di sbarrare invano la strada ai navigli inglesi. Quindi, con un’abile diplomazia e guerre vittoriose, la Compagnia toglie di mezzo i concorrenti europei: portoghesi, olandesi e francesi.
 Stabilito un primo presidio a Surat, sulla costa del Gujarat, la Compagnia si accorda con l’impero islamico dei Moghul, ottenendo una cospicua serie di privilegi in cambio di armi e aiuto militare. Soprattutto gli inviati della Compagnia riescono ad estendere la propria penetrazione commerciale anche nei territori del Bengala, a discapito degli interessi francesi, nonché a danno delle compagnie danesi e olandesi. Tramite una serie di trattative diplomatiche con la monarchia portoghese ed i sovrani Moghul, all’inizio del 1690 la Compagnia ha esteso il suo controllo anche a Bombay, Madras e Calcutta (Kolkata); cosa che le permette di intercettare il transito delle merci dal Mar Arabico al Golfo del Bengala.
 Per la difesa delle loro filiali e dei presidi commerciali, gli inglesi arruolano guardiani indigeni e mercenari occidentali (i brutali old toughs) che costituiranno il fulcro originario del Presidency Army della Compagnia, insieme ad una notevole flotta con armamento da battaglia, che i ‘presidenti’ della EIC non esitano ad usare a scopo intimidatorio e di rappresaglia, in vere e proprie campagne di guerra.
A tal proposito, a sottolineare come dietro a solidi principi di teoria economica si nascondano quasi sempre incredibili facce da culo, sarà il caso di ricordare sir Josiah Child. Direttore commerciale della EIC e tra i principali azionisti della Compagnia, Child è un pioniere nelle sviluppo della dottrina del libero scambio e delle moderne teorie monetarie. Sostiene la libera concorrenza, criticando aspramente l’intervento statale nell’economia e ogni forma di regolamentazione nella finanza. Peccato non si accorga che la ‘sua’ Compagnia agisca in regime di assoluto monopolio e possa godere di una serie di diritti esclusivi su concessione regia, che le assicurano un posizione dominante sul mercato soffocando ogni concorrenza.

 Insoddisfatto dei diritti commerciali concessi per decreto dall’imperatore Aurangzeb in Bengala, e dagli arbitri di alcuni governatori locali, sir Child scatenerà una vera e propria guerra (dal 1686 al 1690) contro i Moghul, mobilitando le truppe private della compagnia, inviando le navi della flotta a bombardare le città della costa bengalese e attaccando i convogli dei pellegrini diretti alla Mecca. In risposta, Child riceverà dall’esercito moghul una batosta umiliante; la revoca di molti dei diritti commerciali ottenuti; il pagamento di una pesantissima indennità di guerra; e soprattutto la pubblica umiliazione dei funzionari della Compagnia, costretti a prostrarsi ai piedi dell’imperatore e davanti a ghignanti dignitari francesi.
Aurangzeb, che si fa pomposamente chiamare “conquistatore del mondo”, è un fanatico integralista che dissanguerà il suo regno in una serie di guerre infinite contro le popolazioni pathan (i pashtun) dell’Afghanistan e i principi indù della confederazione Maratha. Feroce persecutore della comunità sikh, ne farà torturare e decapitare a migliaia.
Alla morte del feroce Aurangzeb nel 1707, l’Impero Moghul inizia un declino irreversibile, dilaniato da un continuo attrito di forze centrifughe che ne paralizzano l’azione in un’esistenza puramente formale. Nell’India frazionata in una miriade di feudi e piccoli regni, divisa in rissose confederazioni tra principati minori e in assenza di un governo centralizzato, indebolita dalle guerre tra regoli locali, dalle forti tasse che quasi ovunque opprimevano le popolazioni, dai governi incapaci e dal rallentamento nel commercio, l’espansione europea ha facile gioco. Perciò sarà assai facile per l’ambiziosa Compagnia delle Indie Orientali conquistarvi il predominio.

Il diritto delle genti.
 Per quanto riguarda i rapporti con le colonie francesi (e con l’omologa Compagnie française des Indes orientales), il territorio indiano diventa una sorta di prosecuzione asiatica delle guerre che in Europa oppongono le corone di Francia e Inghilterra, l’una contro l’altra armate: dapprima, nella “Guerra di Successione austriaca” (1741-1748) e poi nella “Guerra dei sette anni” (1756-1763).
Gli eserciti privati assicureranno alla Compagnia la supremazia nel controllo dell’India a discapito dei francesi, contro i quali combatteranno quasi ininterrottamente dal 1744 al 1763 (Guerre del Carnatico). Dovunque i francesi sostengono un principe indiano, gli inglesi riforniscono il suo rivale di armi, denaro, truppe e centri per l’addestramento militare. In questo modo, ne seguiva sempre una guerra locale e il vincitore rimaneva indebitato con i suoi sostenitori europei. In seguito, se non riusciva a soddisfare le richieste di diritti commerciali o fiscali, questi lo sostituivano con un governatore a loro scelta.
Le cose però non vanno sempre bene…
Nel 1756, gli agenti della Compagnia presenti a Calcutta, in previsione di un possibile attacco francese, iniziano ad ampliare e rinsaldare le difese di Fort William, costruito al tempo della guerra di Child contro i Moghul. Il principe Siraj ud-Daulah, giovanissimo nawab del Bengala che governa la città indiana, ordina l’immediata cessazione dei lavori non autorizzati, reputando le iniziative militari degli europei un’intollerabile interferenza al suo dominio. John Z. Holwell, che comanda la piccola guarnigione del forte, ignorerà completamente l’ordine del nawab indiano, che indignato assedia il forte con le sue truppe e costringe il presidio armato della EIC alla resa.

Siraj ud-Daulah, forse mal consigliato, fa rinchiudere tutti i prigionieri ed il personale occindentale presente in città dentro le famigerate prigioni del forte: una orrida fossa buia, conosciuta come “Black-Hole”. Non esistono misure certe sull’estensione della cella, né sul numero dei prigionieri rinchiusi. In proposito, circolano cifre assolutamente irrealistiche, con quasi 150 persone ammassate in circa 20 mq. Ad ogni modo, dopo neanche 24h di reclusione, a uscirne vivi furono solo in 23 su un numero di detenuti probabilmente vicino alle 64 unità.
Nel 1763 tutti i residenti britannici di Patna vengono giustiziati, per ordine del governatore moghul della città, Mir Qassim, che dopo essere stato estromesso dai commerci della Compagnia, pretendeva almeno il pagamento delle tasse dovute. Gli inglesi avevano pensato bene di introdurre clandestinamente carichi di armi in città, per armare una rivolta contro il governatore. Da qui la radicale soluzione al problema occidentale.
 Proprio questi “incidenti”, permetteranno alla Compagnia di consolidare il proprio dominio su tutto il Bengala ed estendere il proprio potere all’intero subcontinente indiano.
La conquista dell’India, ad opera di un esercito privato di dipendenti aziendali in armi, è in buona parte opera dei due generali-azionisti della compagnia, Hector Munro e Robert Clive: militari e manager a contratto per conto terzi. Entrambi contribuiranno ad organizzare e strutturare in maniera permanente l’esercito privato della EIC, perfettamente equipaggiato ed addestrato, che si rivelerà essere una formidabile macchina da guerra e di persuasione con migliaia di effettivi, arruolati tra gli indigeni (sepoy) ed europei di ogni nazione, regolarmente stipendiati dalla compagnia.
Robert Clive, con la vittoria alla Battaglia di Plassey (1757), ridurrà all’impotenza ogni velleità espansionistica dei non meno aggressivi francesi, alleati con i signorotti moghul del Bengala.
Hector Munro stroncherà l’ultima coalizione dei principi del Bengala alla Battaglia di Buxar (1764).


Ma a consolidare la supremazia britannica sui territori del Bengala, sarà la devastante carestia del 1770, sulla quale peraltro gli affaristi della EIC realizzarono enormi profitti, lucrando con i costi al rialzo sui generi alimentari di prima necessità.

Un’amministrazione equa.
 Sui metodi disciplinari e l’amministrazione della giustizia, gli ufficiali della EIC offrono subito un ottimo saggio sulla superiorità della civiltà occidentale, rispetto alla barbarie asiatica…
Tra le unità indigene (sepoy) di più antica formazione, inquadrate nell’esercito coloniale del Bengala, ci sono gli 820 fucilieri indiani del Lal Paltan, vestiti con la tipica giubba rossa (lal). Questa formazione costituirà il nucleo originario del futuro I° Bengal Native Infantry: i famosi fucilieri del Bengala. Arruolato nel 1757 dal maggiore-generale Robert Clive, è un reparto che si è fatto onore alla battaglia di Plassey.
Il 08/09/1764 nella località di Manji, i soldati bengalesi del Lal Paltan danno forse vita ad una delle prime rivendizioni salariali della storia militare moderna, chiedendo un aumento di paga attraverso l’attribuzione di una specie di bonus produttività (il batta). E nel farlo prendono in ostaggio i propri ufficiali, salvo ripensarci quasi subito. Il gen. Hector Munro spiccerà la faccenda a modo suo: fa afferrare una ventina di ammutinati, li lega alla bocca dei cannoni ed ordina ai suoi artiglieri di dar fuoco alle micce.


Questo originale metodo di esecuzione venne ampiamente impiegato durante la Grande Rivolta del 1857, quando nel maggio di quell’anno i sepoys dell’Armata del Bengala si rivoltarono contro i loro ufficiali europei.

«Il 12 Giugno [1857 n.d.r] a Peshawar, quaranta uomini sono stati processati, dichiarati colpevoli, e condannati ad essere giustiziati venendo dilaniati a cannonate. L’esecuzione è stata un terribile spettacolo. La truppa è stata schierata a formare i tre lati di un quadrato, al centro del quale sono state piazzate dieci batterie puntate verso l’esterno. In un silenzio mortale, è stata letta la sentenza del tribunale, e a conclusione della cerimonia, ad ogni cannone è stato legato un prigioniero con la schiena rivolta contro la bocca da fuoco e le braccia legate strettamente alle ruote del fusto.
Appena viene dato il segnale, la salva viene sparata. La scarica, come è ovvio, taglia il corpo in due; si possono vedere tronchi umani, teste, gambe e braccia volare via in un istante per tutte le direzioni. Siccome in questa occasione sono stati usati soltanto dieci cannoni, i resti umani sono stati rimossi per quattro volte. Dei quaranta condannati, tutti sono andati incontro al loro destino con fermezza, ad eccezione di due: al momento giusto, si sono lasciati scivolare a terra e le loro cervella sono state fatte schizzare via da una scarica di fucileria.
Un’altra esecuzione con modalità simili è avvenuta il 13 Giugno a Ferozepore, tutte le truppe disponibili ed i funzionari amministrativi sono convenuti per assistere alla scena. Alcuni degli ammutinati sono stati impiccati su delle forche erette durante la notte precedente e lasciati appesi. Gli ammutinanti sono stati portati nella piazza centrale, dove si è proceduto a leggere la sentenza della corte marziale.»

  Harper’s Weekly
  (15/02/1862)

Se però i condannati accettavano di diventare testimoni dell’accusa (Queen’s evidence), denunciando i nomi di presunti complici, potevano confidare nella benevolenza delle autorità, sperando in una dilazione di pena e vedersi commutata la condanna in impiccagione. È superfluo dire che in questo meccanismo, pur di sottrarsi al supplizio, i condannati snocciolavano nomi a caso coinvolgendo chiunque.


A Ferozepore, gli ammutinati che decisero di diventare delatori, una decina, furono sottratti all’ultimo momento dal gruppo dei condannati e costretti ad assistere alla sentenza capitale, coperti dagli insulti dei loro commilitoni prossimi all’esecuzione…

«Racconta un testimone oculare: “La scena e il fetore furono insopportabili. Mi sentii terribilmente sconvolto e potei notare che i numerosi spettatori indigeni erano terrorizzati; non solo tremavano come foglie, ma avevano assunto un colorito innaturale. Non fu presa alcuna precauzione per ripulire la bocca dei cannoni dai resti umani; la conseguenza fu che gli spettatori vennero pesantemente imbrattati dagli schizzi di frattaglie e un uomo in particolare rimase stordito da un braccio divelto che lo aveva colpito in pieno!»

Evidentemente, deve trattarsi dell’applicazione pratica delle massime del gen. Charles J. Napier, che pure non mancava di un certo spirito:

“La mente umana non è mai disposta meglio alla gratitudine e all’affetto, come quando è ammorbidita dalla paura”

C’è da dire che la grande rivolta indiana del 1857-1858 e l’estrema brutalità con la quale venne schiacciata, non portò fortuna alla Compagnia ed anzi ne decretò il declino, a partire dall’estromissione della EIC nel governo dei territori indiani che passarono sotto il controllo diretto della Corona britannica.

«La rivolta del ’57 durò diciotto mesi e causò un numero elevatissimo di vittime; la scintilla che l’aveva accesa era stata, ufficialmente, l’eccessiva ingerenza inglese nelle pratiche religiose locali, tra le quali bisogna ricordare c’era anche quella intollerabile per una mentalità occidentale che la vedova fosse bruciata viva sulla pira funebre accanto al cadavere del marito. Nell’anno e mezzo che ci volle per sedare la rivolta fu fondalmentale l’aiuto delle truppe del Punjab rimaste fedeli all’Inghilterra. La repressione fu molto sanguinosa e da allora i rapporti tra inglesi e indiani non furono più gli stessi. Il “grande ammutinamento” pose per sempre fine alla luna di miele che tale era stata fuor di metafora, considerando l’alto numero di matrimoni misti tra gli inglesi, che arrivavano quasi sempre senza famiglia, e che si legavano a donne indiane.»

  Peter Kelly
“L’Ultimo Impero”
  Panorama Mese (Ottobre 1982)

Diciamo anche che le cause della rivolta furono anche un po’ più complesse: oltre alle frizioni religiose e le discriminazioni, c’erano le requisizioni forzate, le confische arbitrarie di beni ed il sistema di espropriazioni alla base della famigerata dottrina dell’estinzione, che contemplava la decadenza dei diritti di proprietà (altrui). Con questa norma, una compagnia privata (nella fattispecie la EIC) poteva espropriare discrezionalmente l’aristocrazia indiana dei suoi possedimenti fondiari. Si aggiunga infine una tassazione sempre più spropositata e destinata a mantenere un esercito d’occupazione. Invece, a far crescere il malumore tra le truppe dei nativi, contribuì non poco (vera o falsa che fosse la diceria) l’uso del grasso d’origine animale (suino o bovino, che aveva il formidabile pregio di far incazzare tanto gli indù quanto i musulmani) usato per impermeabilizzare l’involucro chiuso (la ‘cartuccia’) con la carica di polvere da sparo, che per essere aperto andava strappato coi denti. Si aggiunga la distruzione dell’economia locale (l’industria del cotone), con la politica monopolistica perseguita dalla compagnia.


La tensione tra funzionari della compagnia e nativi montò velocemente, finché la rivolta esplose violentissima e si espanse come una fiammata.
A Cawnpore, nell’estate del 1857 si consuma uno dei fatti più gravi, quando un gruppo di residenti europei presi in ostaggio viene letteralmente macellato. D’altra parte, l’osceno massacro di Cawnpore verrà presto compensato dalle efferatezze dei soldati britannici. Dopo l’eccidio di Cawnpore, il ten. col. James Neill fa terra bruciata di tutti i villaggi che incontra sul suo passaggio trucidando la popolazione, col risultato di aumentare le adesioni nel numero dei ribelli. Uno degli attendenti del comandante Neill, il maggiore Renaud, ha un sistema infallibile per riconoscere gli insorti: l’espressione del viso. E per una questione di smorfie fa impiccare tutti i contadini che incrocia per la via, durante la sua marcia, col risultato che gli abitanti dei villaggi circostanti si danno alla fuga portando con sé tutte le provviste e lasciando la truppa a corto di rifornimenti.

Nella repressione vengono impiegati con successo i temibili gurkha nepalesi e le fedeli truppe dei Sikh. Ma nelle efferratezze si distinsero soprattutto i battaglioni europei e le unità di rinforzo inviate dalla Gran Bretagna. Né mancarono ufficiali che menarono pubblico vanto delle loro prodezze, inviando ai giornali inglesi dettagliate descrizioni delle loro atrocità o compiacendosi per quelle altrui. Vengono condotte rappresaglie indiscriminate contro la popolazione civile: monumenti, dimore patrizie, luoghi di culto… sono presi a cannonate per rappresaglia (una pratica che sarà riproposta anche in Cina). Le devastazioni raggiungeranno il culmine nel saccheggio di Dehli, dove la popolazione viene trucidata con cariche alla baionetta. Per ferocia e intraprendenza di saccheggiatore, si distingue il maggiore William Stephen Raikes Hodson, che diventerà famoso per il suo squadrone di cavalleria irregolare, gli Hodson’s Horse (o raiders), e la loro uniforme color kaki per meglio mimetizzarsi negli agguati.

Dopo la conquista di Dehli, l’antica capitale Moghul, il maggiore Hodson farà recapitare al vecchio sovrano la testa dei suoi figli, che ha ucciso personalmente e provveduto a far decapitare dopo la resa.

Tuttavia, nella prosa di alcuni storici britannici, tutto degrada dolcemente in una atmosfera quasi aulica, appena offuscata da qualche incomprensione…

 «Tutto era cominciato nella prima metà del XVII secolo. In quell’epoca gli Inglesi presenti in India erano soprattutto mercanti, ma c’era qualche soldato di ventura che poneva la sua capacità militare al servizio di qualche rajah, per garantirgli la vittoria nelle sue piccole guerre locali. In entrambi i casi, si trattasse cioè di mercanti o di soldati, questi inglesi erano dei professionisti che rimanevano in India fino a quando lo richiedeva il loro lavoro. Finito questo o trascorsi gli anni della vita in cui lo si poteva svolgere, rientravano in Inghilterra.
Questa rotazione ininterrotta, che si è mantenuta anche quando l’India è diventata un possesso della Corona, ha avuto due conseguenze principali: la prima è che in India non si è mai formato una vera classe di coloni residenti come invece è accaduto altrove (per esempio nelle colonie inglesi in Africa). La seconda è che questi mercanti e questi soldati, che rientravano in patria dopo venti o trenta anni di vita coloniale, hanno contribuito a trasformare il costume inglese quasi nella stessa misura in cui, con la loro presenza in quella colonia, avevano cambiato il costume indiano.
Per quasi un secolo e mezzo questo intricato rapporto ruotò attorno a un interesse commerciale prevalente, rappresentato dal cotone. Una fibra tessile a basso costo era allora in grado di modificare radicalmente le abitudini inglesi e, più in generale, europee. Quando si fu in grado di produrre e tessere cotone in abbondanza, ci si rese conto che la nuova fibra poteva sostituire la seta e il lino nella fabbricazione della biancheria e che, di conseguenza, la maggior parte delle persone avrebbe potuto cambiarsi con molta più frequenza di prima. Ai tempi del Re Sole e di Luigi XVI era stato necessario inventare complicati profumi, per poter sopravvivere ad una riunione di molte persone in un ambiente chiuso; l’arrivo del cotone rappresentava, anche da questo punto di vista, un’importante novità e anzi quasi una rivoluzione del costume.
Per la tessitura del cotone l’India disponeva di una fitta rete di piccoli laboratori artigiani, spesso a conduzione familiare. Purtroppo quei laboratori erano destinati a non durare molto. Quando in Inghilterra cominciò a svilupparsi quella che in seguito sarebbe stata definita “rivoluzione industriale”, gli imprenditori inglesi scoprirono in brevissimo tempo che era molto più conveniente importare il cotone dalle piantagioni degli Stati Uniti, dove il lavoro degli schiavi consentiva costi di partenza irrisori, tesserlo sui telai a vapore delle nascenti industrie del Lancashire e quindi spedire in India le pezze già tessute.
Nel giro di pochi anni l’India diventò così da esportatrice a importatrice di cotone. E questo rovesciamento della bilancia commerciale nel settore tessile soppiantò e distrusse la sua piccola industria cotoniera. Per dirla tutta, l’India si trasformò in un mercato monopolistico per i cotoni di fabbricazione inglese.
L’esempio del cotone mostra bene come per una quantità di anni il destino dell’India venne deciso non tanto dal Parlamento di Londra, quanto dalla Camera di Commercio di Manchester. Si può discutere a lungo se i mercanti siano peggiori o più oculati amministratori dei politici; quello che è certo è che i mercanti prediligono la stabilità amministrativa e la quiete politica. La conseguenza di questa predilezione fu che la Compagnia delle Indie cominciò ad arruolare sempre più apertamente un esercito, formato da milizie quasi interamente indiane, e con la forza di questo braccio armato, nonché di un controllo politico sempre più esteso, riuscì a far scomparire dall’India gli altri insediamenti coloniali: portoghesi, olandesi e francesi.
In definitiva, da Calcutta il dominio inglese si estese a tutto il subcontinente e nel 1849 anche l’ultima provincia, il Punjab, venne annessa al prezzo di considerevoli sacrifici; sia perché i guerrieri sikh erano fin da allora molto coraggiosi, sia perché potevano contare sulla consulenza di esperti artiglieri francesi, reduci della Grande Armée di Napoleone.»

 Peter Kelly
“L’Ultimo Impero”
 Panorama Mese (Ottobre 1982)

In realtà i consulenti d’artiglieria che offrirono i loro servigi ai vari principi indiani, in buona parte, non erano francesi, ma.. italiani! Tuttavia, la folla di personaggi incredibili e pittoreschi, ufficiali di ventura e avventurieri europei al servizio delle corti più esotiche, riserva sorprese davvero inaspettate e meriterà una trattazione a parte…

 Continua.

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Mercati senza volto

Posted in Business is Business, Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 23 luglio 2012 by Sendivogius

Dinanzi al susseguirsi di “Venerdì neri”, di “borse” al massimo ribasso, mentre gli spread si impennano incontrollati oltre i 500 punti, le tecnostrutture europee perseguono imperterrite nella cura letale, piuttosto che prendere atto della nefasta inefficacia delle politiche ultra-monetariste all’origine dell’attuale crisi economica e con le quali invece ci si ostina a risolvere un problema di cui sono la causa costante.
Se la farsa non preannunciasse un’imminente tragedia, sarebbe quasi divertente riepilogare gli ossimori coi quali, alla stregua di un velo pietoso, gli ostensori del Governo Monti cercano di coprire un fallimento annunciato, dopo fiumi di editoriali incensatori e nonostante le strombazzate “riforme epocali” in contiguità col lessico berlusconiano.
Il caso più emblematico rimane comunque quello di Eugenio Scalfari: il Machiavello liberal, che da almeno 30 anni sbaglia nella scelta del “Principe” da consigliare, mentre si agita in una ampolla di vetro sempre più angusta. Nella sua consueta omelia domenicale, l’anziano fondatore de La Repubblica si esercita nella difficile arrampicata sugli specchi, sostenendo ciò che fino a qualche settimana prima aveva negato recisamente: scioglimento anticipato delle Camere, col famigerato ricorso alle elezioni in autunno.
E piuttosto che rimettere in discussione le proprie certezze assolute (che ormai trascendono la realtà entrando nell’universo della metafisica), raggiunge vette parossistiche nella mistificazione del problema:

Naturalmente non sarebbe certo uno scioglimento determinato dal cattivo esito della politica di Monti. Al contrario: proverrebbe da una valutazione positiva dell’operato del governo e dai suoi dieci mesi di attività. Di qui la necessità di proseguire quella politica non più affidandola ad un governo tecnico ma con la diretta partecipazione di esponenti politici, come del resto Monti avrebbe voluto che avvenisse anche nel governo attuale.

  Eugenio Scalfari
  (22/07/2012)

Più che altro, il povero Scalfari suscita ormai tenerezza, ridotto com’è all’ombra di sé stesso e del grande giornalista che fu un tempo.
Nei fatti, la “valutazione positiva” è una recessione di lungo corso, col crollo verticale di tutti i parametri di crescita; una disoccupazione reale di gran lunga superiore al 10% (con punte del 35% per quanto riguarda gli under-40); il tracollo della produzione industriale ed il collasso dei redditi, con una contrazione dei consumi ed una progressiva retrocessione ai livelli di vita da anteguerra; un tessuto sociale sfilacciato e dissanguato, ma prossimo all’esplosione…
Sull’efficacia della politica estera del premier Monti e sulla sua capacità di influire in ambito europeo, è meglio lasciar perdere…!
È evidente che il “governo tecnico”, nella sua inefficacia strutturale, non è capace di convincere gli investitori esteri (nonostante i viaggetti promozionali del premier) e tanto meno è in grado di offrire un valido argine contro una speculazione senza freni, nel macroscopico vuoto di regole condivise. E sarebbe assurdo pretendere che un elite tecnocratica di banchieri, e uomini cresciuti nel grembo del potere finanziario, possa agire in tal senso.

È altresì evidente che, nonostante l’affastellarsi delle manovre di bilancio e di emergenza, non si assiste alla tanto invocata virata virtuosa, né al cambio di percezione dei “mercati” che sul fronte italiano, dopo aver sfondato le difese di Grecia e Spagna, sperano di riuscire ad aprire la breccia che farà crollare la fortezza euro, con la Germania trincerata nel bastione delle Bundesbank che spera di superare l’assedio mandando al macello l’Europa meridionale, traendo però il massimo beneficio per sé.
E sarà bene precisare che nessun Paese, per quanto possa essere ‘ricco’, può pensare di uscire da una asfissiante spirale recessiva con manovre che si susseguono oramai a ritmo mensile, per un importo complessivo che si aggira attorno ai 60 miliardi di euro all’anno, ai quali vanno aggiunti i circa 80 miliardi di interessi da pagare sul debito (che cresce unicamente a causa degli spread), con l’unico effetto di drenare la ricchezza privata, prosciugare i risparmi familiari, distruggere lo Stato sociale e paralizzare l’economia reale, strettamente interconnessa col mondo delle commesse pubbliche.
Le si chiami pure manovre correttive.. aggiuntive.. straordinarie.. l’impatto non cambia.
L’ultima tranche di questa macelleria sociale che sembra non conoscere fine né decenza, è la “revisione di spesa”, per indicare la quale si preferisce il suo omologo inglese: spending review… Così il giornalino degli squali di Wall Street capisce meglio! A quanto pare, le leggi scritte sulla carne viva degli italiani vanno formulate secondo le prospettive degli speculatori e non in funzione della cittadinanza che quei provvedimenti li subisce e li paga, senza meritare risposte né rassicurazioni.

Pertanto, la spending review del direttorio tecnocratico, con i suoi 9 miliardi di tagli tutti a carico di Comuni ed enti locali, rischia di paralizzare nei fatti l’attività dei servizi di base, che in tal modo saranno pronti per essere dismessi, smantellati e privatizzati, secondo l’ideologia dominante e pervadente del neo-liberismo d’assalto, che fa delle crisi economiche il proprio trionfo nel ribaltamento del suo fallimento. Si chiama razionalizzazione dei servizi: un termine molto in voga, che nel mondo del Lavoro ha sostituito la parola licenziamento. Nelle imprese infatti non si licenzia più, si razionalizza, in conformità col nuovo gergo fatto di esodati ed esodandi, intermittenti e somministrati, nella ricerca di un neologismo tecnocratico sempre attento a non nominare mai la ‘persona’, negando pervicacemente la dimensione umana del problema.
Naturalmente, visto il successo della prima revisione di spesa, si parla già di una seconda spending review per altri 10 miliardi di tagli ulteriori.
 Tagli che NON riguarderanno gli indecenti emolumenti dei manager pubblici, per i quali basterebbe ripristinare la norma sul tetto degli stipendi (prontamente abolita del Governo Berlusconi)… Tanto per dire, mentre si comprimono salari inferiori ai 2.000 euro al mese (naturalmente per esigenze di risparmio), all’insegna della ritrovata sobrietà montiana, il nuovo direttore generale della RAI, Luigi Gubitosi, dovrà accontentarsi di appena 650.000 euro all’anno. E, come ci insegna l’accoppiata Monti-Fornero, siccome il posto fisso è noioso e il lavoro non è un diritto, per Gubitosi è già pronto il contratto a tempo indeterminato. Tempi magri anche per il presidente Anna Maria Tarantola, che dovrà farsi bastare la miseria di soli 430.000 euro all’anno. Rispettivamente, l’uno proviene da Bank of America e l’altra dalla Banca d’Italia. Pare che il Professore della Goldman non frequenti e conosca altro che banchieri. Come ebbe a dire una volta Carlo Freccero: “sembra che Monti abbia una banca al posto del cervello”.
È superfluo dire che non verranno riviste le aliquote per gli evasori che hanno aderito allo scudo fiscale, pagando un irrisorio 5% sui soldi evasi. La motivazione montiana è stata che il governo non poteva mica venire meno al patto sottoscritto coi suoi cittadini (i LADRI): ne sarebbe valsa la credibilità del sistema. Oh parbleu!
Il patto invece è stato considerato revisionabile (e violabile), nel caso degli oltre 300.000 lavoratori che avevano sottoscritto i piani di uscita con le aziende e con la Pubblica Amministrazione, in virtù della razionalizzazione del personale. E che ora si ritrovano senza lavoro e senza stipendio, per aver creduto nella parola dello Stato e nel rispetto degli accordi contrattati. Non per niente, dinanzi ad una giubilante platea di banchieri, Mario Monti ha avuto modo di spiegare come “la concertazione sia tra le cause dei nostri mali” e all’origine dell’attuale crisi finanziaria.
Naturalmente, a tutt’oggi, non è stato sottoscritto il Piano Rubik: la convenzione fiscale con la Svizzera, che permette di recuperare le tasse evase dagli italiani, con depositi bancari in territorio elvetico. Il governo italiano tergiversa perché considera il piano dannoso e controproducente. Infatti è molto meglio chiudere gli ospedali e ritornare alla carica con la privatizzazione dell’acqua nonostante gli esiti referendari. Ai ‘mercati’ piace di più.
Tanto per dire, la convenzione ha fruttato alla Germania (che l’ha ratificata) qualcosina come 4 miliardi di euro, praticamente piovuti dal cielo. Evidentemente, i tedeschi non hanno avuto di queste preoccupazioni.

E non verranno riviste le spese militari per l’acquisto dei costosi giocattolini voluti da Giampaolo Di Paola, ammiraglio e ministro, per armare la sua nuova portaerei Cavour (costata 1,5 miliardi di euro). Oltre agli ormai famosi F-35 (l’aereo più costoso ed inutile della storia), ci sono i circa 4 miliardi previsti per l’acquisto dei nuovi elicotteri NH-90 per la Marina. Poi ci sono altri 5 miliardi per la realizzazione delle fregate FREMM, specializzate in bombardamento costiero e fuoco di copertura, in appoggio alle operazioni di sbarco. Si tratta di navi che, per uno strano caso, a noi sono costate molto di più dei francesi.
E non mancano gli 1,3 miliardi di euro per l’acquisto di droni aerei senza pilota. A questi vanno aggiunti i costi ordinari per le missioni estere (1,4 miliardi), tra le quali bisognerà includere la decennale presenza in quella terra di libertà e democrazia chiamata Afghanistan, per splendidi risultati evidenti a chiunque. Infine, esiste un preventivo di spesa attorno ai 12 miliardi di euro (per difetto), inerente il programma di digitalizzazione per la creazione del Soldato del Futuro.

Dopo qualche sforbiciata, nonostante le esigenze di bilancio, i programmi non sono stati ridimensionati più di tanto, per non scontentare le lobby che gravitano attorno alla Difesa.
È più utile chiudere le scuole e raggruppare 30 alunni per classe.
Quando non parlano di gay, di primarie, di alleanze elettorali, ogni tanto giunge qualche colpetto di tosse pure dai banchi del PD: il partito “serio e responsabile” per antonomasia:

Non accettiamo tagli al sociale, che per noi significa sanità, scuola, servizi sociali di base dei Comuni.”

Pierluigi Bersani
 (05/07/2012)

Perché, sennò che fai?!?
Monumento all’Inutile, che fluttua smarrito nel vuoto pneumatico del partito bestemmia, Bersani non si rende evidentemente conto di ciò che supinamente sottoscrive e vota.

  “AMORE CRIMINALE”
   di Alessandra Daniele

«La strategia del PD non è né incerta, né ambigua, è d’una semplicità elementare, ed è perseguita con determinazione granitica: ”l’Italia è in maggioranza di destra, quindi per avere la maggioranza bisogna essere di destra”.
Non c’è da stupirsi che per i dirigenti PD i diritti civili siano sempre subordinati ai capricci del Vaticano, proprio come i diritti dei lavoratori sono sempre subordinati ai profitti delle banche. La marcia verso destra del PD è cominciata quando si chiamava ancora PCI, e ogni anno segna una nuova tappa in quella direzione: con questo ritmo, entro la legislatura sorpasserà a destra Casini, ed entro il decennio doppierà Pinochet.
Eppure, nonostante questo fa-shift, questa progressiva deriva fascista del PD, milioni di elettori di sinistra continuano a votarlo, a considerarlo un’opzione legittima, anzi, a volte l’unica opzione praticabile. A guardarli si prova lo stesso misto di rabbia e compassione provocato dalle truci docufiction di Amore Criminale su certe mogli convinte che l’uomo che le pesta, le tradisce, e le deruba sia innamorato di loro, e sia recuperabile. Finché lui le massacra e le butta in un fosso, magari dando la colpa agli ”stranieri”, oppure, se colto sul fatto, alle ”voci nella testa”.
Per il corrente massacro del Welfare e dello Statuto dei Lavoratori, gli stranieri espiatori sono stati prima i greci, poi i tedeschi, ora gli spagnoli, mentre le ”voci nella testa” restano sempre quelle della BCE.
Da quasi vent’anni la classe dirigente dell’attuale PD rastrella voti spacciandosi come l’unico possibile argine al berlusconismo, contribuendo a produrre quasi vent’anni di berlusconismo, durante i quali tutte le sinistre sono state accuratamente spazzate via dal Parlamento fino all’ultima briciola, e tutte le destre sono cresciute e si sono moltiplicate come scarafaggi.
Le uniche due parentesi governative gestite dalla classe dirigente dell’attuale PD sono state caratterizzate da alcune delle iniziative più di destra del ventennio, come l’approvazione del pacchetto Treu, che ha dato il via alla precarizzazione del lavoro, e i bombardamenti di Belgrado, con le conseguenti stragi di civili. Mentre gli interessi politico-economici di Berlusconi venivano protetti e favoriti.
Tutte le politiche più di destra del ventennio attuate dai governi Berlusconi hanno sempre avuto l’approvazione della classe dirigente dell’attuale PD, privatizzazioni, precarizzazioni, lottizzazioni, criminalizzazioni del dissenso, spedizioni coloniali, e stangate finanziarie. Tutte le iniziative e le manifestazioni in netta difesa dei lavoratori e dei diritti civili hanno ricevuto dal PD reazioni ostili, dalla diffidenza allo scherno, fino alla condanna, e alla denuncia.
Ancora oggi, nonostante il catastrofico fallimento delle politiche socio-economiche di destra, chiunque si azzardi a proporre al PD iniziative di sinistra viene trattato da illuso, rompicoglioni, sabotatore, e terrorista.
Che in Italia ci sia ancora qualcuno deciso a votare Berlusconi non mi stupisce: so che gli stronzi esistono. Le persone di sinistra ancora disposte a votare PD invece mi fanno schizzare gli occhi dalle orbite come in un cartone animato di Tex Avery. Mi domando quale altra porcata dovranno ancora fare i dirigenti del PD, mentre vanno a caccia dei voti di Casa Pound, per perdere i loro

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Posted in Business is Business with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 7 maggio 2012 by Sendivogius

È tempo di elezioni… L’argomento non ci ha mai particolarmente appassionato, ma mai come oggi questo farsesco rituale legittimista della “tirannia del numero” ha suscitato così pochi entusiasmi e aspettative. Coerentemente, nei prossimi giorni non si parlerà d’altro, insieme al ritorno dell’Uomo Qualunque nella variante “ensifera”.
Per rimanere nell’angusto cortile di casa nostra, è curioso constatare come l’elezione francese del pacioso Francois Hollande abbia rinfocolato invece gli ardori bipartisan (il più orrido neologismo di tutti i tempi) nei due friabili blocchi complementari, PD-PDL, della politica italiana. Con la debita eccezione, naturalmente, di Water l’Africano che proprio non si capacita come il suo partito non abbia abbracciato e sostenuto la vincente candidatura all’Eliseo di François Bayrou, con la sua dirompente carica innovativa e ovviamente riformista.
In realtà, se non si cambia il mazziere e non si riscrivono le regole del ‘banco’, le elezioni rischiano di diventare sempre più una pura formalità. Una rappresentazione funzionale al mantenimento di una superficie democratica, dove i “rappresentanti del popolo” (a sovranità vigilata) sono ridotti a meri passa-carte, soggetti ai capricci dei mercati e delegati all’esecuzione degli ordini del ‘capitale finanziario’, restituendo lo Stato alla sua rassicurante ed esclusiva funzione di repressione e controllo…
A volta serve la carica metaforica di un fumetto manga (Sun-Ken-Rock), per spiegare la realtà nella sua disarmante semplicità.
Tanto per non smentirsi, in Francia, onde disinnescare i possibili effetti di un governo socialista, “Nicolas Doisy, capo economista di Chevreux, società d’affari del Crédit Agricole, che si occupa di operare sul mercato europeo per conto di 1200 grandi investitori istituzionali statunitensi e britannici, la più grande filiale d’affari europea in questo settore”, ha già approntato le contro misure affinché, in caso di cambiamento, tutto rimanga così com’è… [QUI].

TRIPLO TURNO
di Alessandra Daniele

«L’Europa si sposta un po’ a sinistra. Però anche un po’ all’estrema destra, insomma, zigzaga cercando di schivare le inculate, saltella da un palo all’altro tentando di parare il Rigore. In Francia Hollande ha vinto le elezioni, ma economisti e politologi lo avvisano della ben più decisiva prova che ancora l’aspetta: essere sottoposto al giudizio dell’euroTurandot Angela Merkel, temibile incarnazione dei Mercati. In Grecia sembra che la vecchia maggioranza tassaiola abbia perso la possibilità di ricostituirsi, ma economisti e politologi avvertono gli elettori greci che hanno sbagliato a votare suscitando l’ira dei Mercati, e che quindi saranno riportati per le orecchie alle urne finché non avranno imparato a votare come si deve.
Probabilmente anche i commenti alle amministrative italiane saranno ammorbati dai sussiegosi cazziatoni che economologi e politisti infliggeranno agli elettori nostrani per avere in qualche modo sbagliato a votare facendo arrabbiare i Mercati, e di minacciosi avvertimenti a non rifarlo alle elezioni politiche, pena la grecia. La parola ”grecia” ha ormai assunto il significato di ”punizione orribile”, qualcosa tra la garrota e la vergine di ferro. ”Altrimenti si rischia la grecia” annunciano i Tecnici, e un brivido di terrore percorre l’Italia, che china la testa e sopporta l’ennesima manovra.
Chi osa ribellarsi al terrore viene marchiato come terrorista, anche se il suo atto eversivo consiste in una scritta su un muro, a meno che non sia un imprenditore, cioè, per definizione, non un eretico bestemmiatore dei Sacri Mercati, ma un fedele magari troppo fervente. Allora lo si giustifica anche se ha cercato di saldare la bolletta del canone Rai a fucilate. In effetti l’idea di dover pagare i vestiti della Clerici può far venire voglia di prendere le armi.
Visto che l’approvazione dei Mercati è assolutamente indispensabile per qualsiasi governo, è una condicio sine qua non anche più di quanto lo fosse l’investitura papale per gli imperatori medioevali, la necessità della sua presenza verrà ufficialmente aggiunta alle leggi elettorali. Dopo ogni votazione, durante un apposito terzo turno, saranno consultati i Mercati attraverso i loro rappresentanti terreni. Chi riceverà il loro imprimatur sarà autorizzato a governare. Gli altri verranno respinti, e i paesi che li hanno votati saranno multati. In breve i cittadini impareranno a scegliere solo i candidati giusti, per la gioia dei politeconomologisti, che ne loderanno la maturità, e di quegli imprenditori che da sempre s’impegnano affinché dalle leggi del Mercato discendano tutte le altre. Comprese quelle elettorali.»

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