Archivio per Strage di Stato

Prostatite di regime

Posted in A volte ritornano, Masters of Universe, Stupor Mundi with tags , , , , , , , , , , , , on 11 dicembre 2009 by Sendivogius


 Sbirciare nelle stanze della politica italiana è un po’ come entrare in una camera del tempo, coi suoi afrori medioevali, le sue atmosfere da ancien regime, la sua Vandea longobarda… tra emuli del Re Sole, croci, spadoni, servetti e paggetti…
Una grande corte imperiale dove tra le infinite schiere di lacché puoi incontrare un Gasparri o un Capezzone in livrea, che giovano felici con le loro feci.
Una via di mezzo tra un bordello ed un reparto geriatrico, pieno di vecchietti viziosi e bizzosi che si scambiano allusioni sessuali, ammiccamenti leziosi, esibizioni virtuali in requiem di avvizzite propaggini genitali ormai inservibili.
Il Bossi da Giussano che lo tien dur; il super Silvio dalle palle grandi così
Controllano gli antichi arnesi del mestiere, da passare in revisione oncologica per il tagliando prostatico, nell’evocazione collettiva di mitologici priapismi, a ricordo delle loro povere minchie infiammate da bollenti ardori mai sopiti e consumate dal tempo che (forse) fu…
Patetici  vegliardi che funestano un paese dall’orlo dell’ospizio.

Il potere logora; il potere assoluto logora assolutamente.
 L’uscita di scena di un despota non è mai indolore. La senilità avanzata è spesso un’aggravante. Con l’avanzare dell’età, il gusto per il potere diventa ossessione. Ogni ossessione si nutre di paranoie, alimentate dai fantasmi della cattiva coscienza.
Il tramonto dei grandi dittatori è sempre stato contraddistinto da manie di persecuzione: Stalin… Mao Tse-Tung… Hitler… nella loro vecchiaia erano tutti ossessionati dal costante sospetto di complotti, dalla presenza di traditori e nemici nascosti ovunque.
Nei suoi deliri di onnipotenza, il ducetto di Arcore non fa eccezione. Ad aggravare la prognosi, le sue psicosi sono esasperate da una concezione proprietaria delle istituzioni, secondo un’ottica padronale mutuata direttamente dai consigli aziendali.
Nella sua logica distorta, Berlusconi si reputa “l’imprenditore (padrone) dell’azienda Italia” di cui controlla la maggioranza del pacchetto azionario (voti elettorali). Il ‘Consiglio dei Ministri’ è solo la variante di un ‘Consiglio d’Amministrazione’ aziendale.
Il mandato elettorale non è un servizio pubblico, ma una proprietà privata, cedibile soltanto attraverso un’OPA ostile e senza nulla concedere, perché chi possiede la maggioranza nel controllo dell’Azienda, detiene il potere assoluto senza contrappesi, senza i “lacci e laccioli” che limitino la libera intrapresa. Né è concepibile l’esistenza di altri poteri al di fuori dell’Esecutivo, che raggruppa in sé il Legislativo ed imprime l’indirizzo del Giudiziario, ridimensionato ad ‘ordine professionale’ e dipendente.
Perciò, in tale prospettiva mercantilistica, non possono esistere organismi di controllo esterni né istituzioni ‘terze’ o di ‘garanzia’ (CSM; Corte Costituzionale) che vengono dunque intese come aziende minori e fuori concorrenza, quasi si trattasse di sussidiarie partecipate e gerarchicamente sotto il controllo del Presidente della Repubblica, che viene considerato alla stregua di amministratore delegato di una specie di holding rivale ma in posizione subalterna. Pertanto, Napolitano tenga sott’occhio i suoi dipendenti e che taccia!
In termini di impresa, non esiste qualcosa di equivalente ad un ‘Parlamento’ giacché la cultura di impresa è totalmente estranea all’esercizio democratico.
Coerentemente e nei fatti, il Parlamento ha cessato di esistere: non produce più leggi, ma si limita ad approvare i decreti emanati dal governo tramite voto di fiducia su testi blindati, senza alcuna possibilità di discussione o di modifica (emendamenti). Esautorato di ogni funzione sostanziale e della sua stessa natura dibattimentale, il Parlamento è una scatola vuota ridotta ad un ruolo puramente formale: protocollare gli atti del governo (il CdA del Presidente) e in questo non dissimile dalla “Camera dei Fasci e delle Corporazioni” di mussoliniana memoria.
Così come avviene nelle imprese, al massimo può esserci un assemblea dei soci di maggioranza, degli azionisti, insomma di gente che detiene una fetta di interessi e partecipazione di capitale nell’organigramma aziendale. E infatti Berlusconi risponde solo al suo popolo (che chiama PdL) ed ai suoi sodali, in una visione assolutamente parziaria del suo operato. Gli incontri però non avvengono attraverso dibattiti o congressi. La forma scelta è la convention (mutuata dal marketing pubblicitario) e, in misura maggiore, l’adunata (prossima a ben altre memorie). Tutto il resto, nella migliore delle ipotesi, non esiste. Diversamente, raccoglie “tutto il male possibile”.
Già l’ora s’avvicina, a prescindere da Berlusconi, l’Italia è pronta per avere un altro duce e un altro re. Prendi uno e trovi due!

Post Scriptum
 Domani (12 Dicembre) ricorre il 40° anniversario dell’eccidio di P.za Fontana a Milano: la prima strage di Stato ed il principio di una lunga serie…
La bomba alla Banca dell’Agricoltura milanese (e gli attentati collegati a Roma) costituisce l’inaugurazione di un articolato corollario di depistaggi, insabbiamenti, coperture politiche, funzionale ad un meccanismo di potere ben oliato e pronto a scattare per principio di conservazione.
Poliziotti compiacenti; prove fondamentali che vengono distrutte; Anarchici che volano dalle finestre della Questura per “malore attivo”; testimoni che spariscono in sfortunati ‘incidenti’; pesanti intromissioni nelle indagini da parte governativa; processi trasferiti da un tribunale all’altro, su e giù per la Penisola; indiziati che vengono fatti espatriare ed altri che diventano onorevoli… Inconfessabili complicità, molti colpevoli, impunità per tutti!
La strage di Milano è l’evento di rottura democratica che segna l’inizio della cosiddetta “strategia della tensione” in Italia, a favore di una svolta autoritaria.
Si tratta di un copione che gli italiani hanno imparato a conoscere bene nel corso degli anni… Alcuni lo hanno osteggiato. Altri si sono lasciati trascinare dagli eventi. Molti lo hanno infine avvallato col loro voto. Il percorso è stato lungo e travagliato, ma dopo tanto penare i risultati stanno superando le migliori aspettative dei vecchi ‘Maestri’, venerabili o meno che siano…

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La bomba di Stato

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 2 agosto 2009 by Sendivogius

Io so.
Io so i nomi dei responsabili di quello che viene chiamato “golpe” (e che in realtà è una serie di “golpe” istituitasi a sistema di protezione del potere).
Io so i nomi dei responsabili della strage di Milano del 12 dicembre 1969.
Io so i nomi dei responsabili delle stragi di Brescia e di Bologna dei primi mesi del 1974.
Io so i nomi del “vertice” che ha manovrato, dunque, sia i vecchi fascisti ideatori di “golpe”, sia i neo-fascisti autori materiali delle prime stragi, sia infine, gli “ignoti” autori materiali delle stragi più recenti.
Io so i nomi che hanno gestito le due differenti, anzi, opposte, fasi della tensione: una prima fase anticomunista (Milano 1969) e una seconda fase antifascista (Brescia e Bologna 1974).
Io so i nomi del gruppo di potenti, che, con l’aiuto della Cia (e in second’ordine dei colonnelli greci della mafia), hanno prima creato (del resto miseramente fallendo) una crociata anticomunista, a tamponare il ’68, e in seguito, sempre con l’aiuto e per ispirazione della Cia, si sono ricostituiti una verginità antifascista, a tamponare il disastro del “referendum”.
Io so i nomi di coloro che, tra una Messa e l’altra, hanno dato le disposizioni e assicurato la protezione politica a vecchi generali (per tenere in piedi, di riserva, l’organizzazione di un potenziale colpo di Stato), a giovani neo-fascisti, anzi neo-nazisti (per creare in concreto la tensione anticomunista) e infine criminali comuni, fino a questo momento, e forse per sempre, senza nome (per creare la successiva tensione antifascista). Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro a dei personaggi comici come quel generale della Forestale che operava, alquanto operettisticamente, a Città Ducale (mentre i boschi italiani bruciavano), o a dei personaggio grigi e puramente organizzativi come il generale Miceli.
Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro ai tragici ragazzi che hanno scelto le suicide atrocità fasciste e ai malfattori comuni, siciliani o no, che si sono messi a disposizione, come killer e sicari.
Io so tutti questi nomi e so tutti i fatti (attentati alle istituzioni e stragi) di cui si sono resi colpevoli.
Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi.
Io so perché sono un intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace; che coordina fatti anche lontani, che mette insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero coerente quadro politico, che ristabilisce la logica là dove sembrano regnare l’arbitrarietà, la follia e il mistero.

(Pier Paolo Pasolini – 14 Novembre 1974)

L'ora della strageBologna, 2 Agosto 1980. Fa caldo alla Stazione Centrale, nonostante sia mattina, e la sala d’attesa è già piena: comitive di ragazzi; giovani coppie in partenza; anziani. C’è chi aspetta un amico e chi invece ha perso una coincidenza. Chi parte per la prima volta e chi, come la piccola Angela, si è affacciata da poco alla vita.
Ore 10,25. Un lampo improvviso e Angela non esiste più. Il boato schiaccia i timpani e investe i presenti con una scarica di schegge, di vetri e detriti. L’onda d’urto è devastante. Risucchia i polmoni. Strappa gli arti. Si porta via i vestiti e la pelle. Sconquassa i corpi e li spazza lontano. Sui binari. Contro le carrozze del treno Ancona-Chiasso. La fiammata arriva subito e brucia la carne viva dei superstiti: un vento bollente che corrode le ferite fino alle ossa.
Polvere. Macerie. Morte.

“È esplosa una caldaia!”

Lo scrive in prima pagina ‘Il Resto del Carlino’. Lo dice la Polizia. Lo sostiene il Governo Cossiga.
Si scoprirà poi che ad esplodere è stata una valigia, appesantita con qualche chilo di esplosivo di uso militare. Per l’esattezza, si tratta di una miscela di RDX e TNT, esplosivo al plastico ad alto potenziale distruttivo: una carica di T4, ulteriormente arricchita con nitroglicerina gelatinata ad effetto detonante. La valigetta è stata opportunamente collocata su di una mensolina portabagagli, a ridosso di un muro portante nell’ala ovest della stazione, per meglio aumentare l’impatto esplosivo. L’esplosione investe la biglietteria ed i locali della ristorazione ferroviaria. Provoca il crollo del tetto della sala d’attesa della II° e della I° classe, che collassa addosso ai viaggiatori senza fare distinzioni. I cadaveri sono così tanti che un autobus della linea 37 viene dirottato e adibito ad obitorio provvisorio. Le ambulanze non bastano e si usano i taxi. I feriti sono più di duecento. Molti sono piagati da ustioni gravissime. E molti di loro moriranno dopo il ricovero.
Che si tratti di un attentato terroristico se ne renderà conto pure il Presidente della Repubblica, Sandro Pertini, immediatamente giunto sul posto. ‘Basta guardare il cratere lasciato dalla detonazione’ gli fanno notare i primi soccorritori. Ma Cossiga ed i suoi ministri ancora tergiversano. Qualcosa… e soprattutto qualcuno… deve essere sfuggito al controllo…

Carlino

Una lunga scia di sangue segna l’Italia dal 1969 al 1984. La strage di Bologna è sicuramente la più odiosa, ma è anche l’ennesimo tassello insanguinato di una strategia criminale, comunemente chiamata “Strategia della tensione”, che gode di appoggi politici e coperture istituzionali inconfessabili. Alla sua origine vi è un network politico-militare, con finalità atlantiche ed obiettivi ideologici precisi, ulteriormente cementato dal collante massonico offerto dalla Loggia P-2.
Si tratta di un connubio incestuoso tra apparati dello Stato, ‘Servizi’ di intelligence, ufficiali dell’Arma dei Carabinieri, criminalità organizzata ed eversione neo-fascista:

  1. La Mafia è un potentato locale che dispone di un disciplinato apparato organizzativo su base regionale, sul quale fare affidamento, con interessata sinergia, nel controllo del territorio e dei ‘rossi’. Inoltre, le sue clientele elettorali possono condizionare le elezioni, influendo nettamente sulla formazione delle compagini di governo.

  2. L’eversione nera di matrice fascista costituisce un irrequieto vivaio di sicura fede anticomunista dal quale attingere ‘combattenti irregolari’ e ‘utili idioti’ a pronto uso per operazioni sporche sotto copertura.

È, nel suo complesso, un’articolata struttura di potere parallelo e con i suoi meccanismi di difesa, che non manca di far scattare le proprie maglie protettive nei confronti di mandanti ed esecutori, come nel caso bolognese.

Stazione

Nonostante tutto, la procura felsinea imbocca subito la pista dell’eversione nera, spiccando mandati di cattura per mezza fascisteria romana, vecchi ordinovisti in armi, e nuovi “guerrieri senza sonno”. 

“L’intervento della Procura della Repubblica di Bologna fu tempestivo e l’approccio serio: gli investigatori misero subito a fuoco le protezione di cui il frastagliato mondo del terrorismo eversivo di destra aveva goduto e continuava a godere a Roma malgrado la città fosse stata sottoposta negli ultimi due anni ad una escalation di violenze e di attentati. Già alla fine di agosto comincia ad essere abbozzata una ipotesi accusatoria indirizzata anche verso ideatori e depistatori, ma il passaggio dell’inchiesta dalla Procura all’Ufficio Istruzione segna una sorta di inversione di tendenza: l’indagine comincia ad essere spezzettata. Viene inviata a Roma per competenza l’indagine sull’associazione eversiva. Si fanno più pesanti i depistaggi.”

(Associazione familiari vittime della strage alla stazione di Bologna)

In realtà, l’iter processuale fu contrassegnato da esiti altalenanti e non sempre lineari. Le indagini si rivelarono difficili e, soprattutto, furono caratterizzate da una sistematica opera di depistaggio messa in atto dai vertici del ‘servizio segreto’ militare. I sabotaggi del SISMI furono denunciati anche dai giudici Vito Zincani e Sergio Castaldo, nella sentenza istruttoria del 14 giugno 1986:

“L’accertamento della verità, opera di per sé sempre difficoltosa, è stato in questo processo ostacolato in ogni modo, poiché le menzogne, gli inquinamenti e le congiure di ogni genere hanno raggiunto un livello talmente elevato da costituire una costante.
(…) L’opera di inquinamento delle indagini appare così imponente e sistematica da non consentire alcun dubbio sulle sue finalità: impedire con ogni mezzo l’accertamento della verità!
(…) Soltanto l’esistenza di un legame di qualche natura tra gli autori della strage, benché autonomamente organizzata ed eseguita, rientrava in un comune progetto politico, la cui gestione richiedeva necessariamente che non fossero scoperti gli autori.”  

LE DEVIAZIONI DEL SISMI
NELLA STRAGE DI BOLOGNA
Stragedibologna-1 Nel 1980, il servizio informazioni militare è diretto dal gen. Giuseppe Santovito (affiliato alla P2 con tessera n° 1630). Il SISMI non ha mai brillato per fedeltà democratica e rispetto costituzionale, ma sotto la gestione Santovito, se possibile, degenera ulteriormente trasformandosi in

“un centro di potere arbitrario ed occulto, comprendente più persone, alcune organicamente inserite nel Servizio ed altre esterne ad esso, ma tra loro unite dall’intesa programmatica di abusare del Servizio stesso per finalità proprie ed incompatibili con quelle istituzionali”
(Roma, 29 Luglio 1985 – Sentenza della Quinta Corte d’Assise)

Il generale Santovito, in una lotta di potere intestina tutta interna al Sismi, per la bisogna fa affidamento su Pietro Musumeci, un colonnello dei Carabinieri, proveniente dalla Divisione “Pastrengo” i cui ufficiali hanno solidi legami col neofascismo milanese. È proprio tra gli alti comandi della ‘Pastrengo’ che matura l’idea dello stupro punitivo ai danni di Franca Rame.
Il col. Musumeci, che come molti suoi colleghi aderisce alla P2 (tessera 1604), soggetto ad un’inchiesta disciplinare per una cresta sulle forniture alimentari nella scuola sottufficiali di Velletri (RM), è il responsabile dell’Ufficio controllo e sicurezza del SISMI, ufficio con compiti di vigilanza interna ma autorizzato ad attività operative. Il gen. Santovito lo metterà anche a capo della sua segreteria particolare.

“L’operato del gruppo di potere costituitosi all’interno del Sismi tra il 1978 ed il 1981 con a capo Santovito e Musumeci si differenzia da altri precedenti episodi di cosiddetta “deviazione” dei servizi segreti per la molteplicità delle attività esplicate. Nel 1962-1964 il generale De Lorenzo e il SIFAR predisposero principalmente un’attività di schedatura dei cittadini e di preparazione di un possibile colpo di Stato. Negli anni ’70 i dirigenti del SID esplicarono soprattutto azioni volte a proteggere eversori di destra e sospetti autori di stragi. Gli ufficiali che ne costituirono le strutture occulte nel 1978-1981 spaziarono dalla trattativa trilaterale con Brigate Rosse e camorra per la liberazione di Ciro Cirillo [esponente DC] al depistaggio dei giudici impegnati nella strage del 2 Agosto, al peculato, dalle macchinazioni nei confronti dei collaboratori del Capo dello Stato, alla diffusione di notizie calunniose attraverso la stampa da loro stessi finanziata. A somiglianza della P2 (della quale la struttura era per altro un’articolazione), il Supersismi svolgeva un amplissimo ventaglio di attività, tutte direttamente o indirettamente finalizzate a intervenire nella sfera politica, il che era con tutta evidenza incompatibile con le finalità d’istituto.”

(Giuseppe De Lutiis; “Storia dei Servizi Segreti in Italia”. Editori Riuniti, Roma 1993)

Tra i collaboratori ‘esterni’, spicca il faccendiere Francesco Pazienza, con solidi contatti nel mondo della finanza e ben inserito nel sottobosco democristiano. Pazienza è il trait d’union tra la P2 di Gelli coi servizi segreti italiani e statunitensi, ma possiede anche ottime referenze nel mondo arabo e, per tramite del Venerabile, controlla Roberto Calvi e con lui il Banco Ambrosiano, senza per questo tralasciare i rapporti con la mafia siciliana e i romani della Banda della Magliana.
La “collaborazione” si traduce in pratica nella produzione di una serie di falsi documentali, informative pilotate, volte a stornare le indagini della magistratura. Musumeci, con l’aiuto del col. Belmonte, cerca di accreditare una pista estera indirizzando le indagini su gruppi terroristici tedeschi e francesi. Il 10 gennaio 1981 il Sismi fa pervenire al Comando generale dei Carabinieri notizie riservate circa un presunto piano eversivo, che prevede attentati alle linee ferroviarie e attentati dinamitardi. Gli ispiratori del gruppo terroristico sarebbero i neo-nazisti Freda e Ventura, con la collaborazione dei tedeschi del “Gruppo Hoffman” e in collegamento con un latitante Stefano delle Chiaie, a sua volta in combutta coi neofascisti francesi del FANE. Secondo il rapporto messo in piedi da Musumeci e Belmonte, le cellule venete di Freda e Ventura provvederebbero alla logistica. A mettere le bombe ci penserebbe invece un gruppo di nazisti austraci che si spostano in camper per riparare oltre confine subito dopo gli attentati. Ad avvalorare la pista francese ci pensa Marco Affatigato, un neofascista a libro paga del Sismi che, opportunamente imboccato, tira in ballo “er Caccola” e la FANE.
Naturalmente servono le ‘prove’ del complotto estero. Al loro reperimento ci pensa Francesco Pazienza ed il colonnello Belmonte, che fanno posizionare su un treno fermo alla stazione di Bologna un borsone contenente armi, micce e lo stesso tipo di esplosivo usato nella strage, accompagnato con tanto di documenti d’identità (stranamente abbandonati) di due noti estremisti di destra: un francese ed un tedesco… 

Stazione 2

Qui però ci fermiamo. Pensare di riassumere in poche righe più di mille pagine di atti processuali, ripercorrere l’intera vicenda giudiziaria, con tutti gli sviluppi di un intreccio decennale, sarebbe solo opera di mera presunzione per un risultato mediocre. Parte della documentazione inerente la potete però  trovare qui: è il sito ufficiale dell’associazione.
Molto resta ancora da scoprire, a partire dai possibili mandanti e gli ispiratori politici, compresa la vasta rete di coperture che ne hanno reso possibile l’operato e l’impunità.
Il processo per strage appurò il coinvolgimento dei neofascisti dei NAR e delinquenti della malavita comune, immersi nel torbido dello spionaggio. Meno lineari sono, forse, le responsabilità dei condannati. Le udienze si sono concluse con la condanna all’ergastolo dei “ragazzini terribili” della Banda Fioravanti: un gruppo di psicopatici pluriomicidi.
Naturalmente godono già tutti della semi-libertà.
Soprattutto venne appurata:

“L’esistenza di una complessa strategia eversivo-terroristica dispiegatasi nel corso di più anni, della quale la strage di Bologna aveva costituito uno dei momenti più significativi, in un cinico piano di controllo del potere istituzionale, nel quale erano confluite tendenze eversive di segno anche diverso, tuttavia di ispirazione ideologica di destra.
(…) Dopo la sentenza della Corte di Cassazione a sezioni unite del 12 febbraio 1992, la Corte di assise di Bologna con sentenza del 13 maggio 1994 ritenne responsabili della strage, quali autori materiali, Mambro e Fioravanti, e un personaggio indubbiamente minore, Sergio Picciafuoco, un delinquente comune collegato peraltro alla destra eversiva e sicuramente presente sul luogo della strage dove rimase ferito. Assolse invece dall’imputazione di strage un altro noto esponente della destra eversiva, Massimiliano Fachini; sanzionò le responsabilità per gli episodi di depistaggio che avevano inquinato le indagini due personaggi vicini ai servizi, Gelli e Pazienza, e due ufficiali del Sismi, Musumeci e Belmonte.”

(Commissione Stragi. Relazione Pellegrino, 2001)

Negli ultimi anni, non sono mancate ipotesi alternative e nuove teorie sulle possibili cause che ispirarono l’eccidio. Alcune genuinamente originali, altre subdolamente interessate.
Invece, su certi tentativi di ‘riabilitare’ lo spontaneismo armato dell’estrema destra e lavare il loro “onore fascista” ingiustamente sporcato, non sprecheremo  una sola parola. Non meritano più commenti di quanti se ne possano fare davanti ad un secchio ripieno di merda.

LE VITTIME
La strage della stazione di Bologna provocò 85 morti ed oltre 200 feriti, molti dei quali con lesioni permanenti.
Circa la metà delle vittime non aveva nemmeno compiuto 30 anni.

Antonella Ceci, anni 19  Lapide commemorativa
Angela Marino, anni 23
Leo Luca Marino, anni 24
Domenica Marino, anni 26
Errica Frigerio In Diomede Fresa, anni 57
Vito Diomede Fresa, anni 62
Cesare Francesco Diomede Fresa, anni 14
Anna Maria Bosio In Mauri, anni 28
Carlo Mauri, anni 32
Luca Mauri, anni 6
Eckhardt Mader, anni 14
Margret Rohrs In Mader, anni 39
Kai Mader, anni 8
Sonia Burri, anni 7
Patrizia Messineo, anni 18
Silvana Serravalli In Barbera, anni 34
Manuela Gallon, anni 11
Natalia Agostini In Gallon, anni 40
Marina Antonella Trolese, anni 16
Anna Maria Salvagnini In Trolese, anni 51
Roberto De Marchi, anni 21
Elisabetta Manea Ved. De Marchi, anni 60
Eleonora Geraci In Vaccaro, anni 46
Vittorio Vaccaro, anni 24
Velia Carli In Lauro, anni 50
Salvatore Lauro, anni 57
Paolo Zecchi, anni 23
Viviana Bugamelli In Zecchi, anni 23
Catherine Helen Mitchell, anni 22
John Andrew Kolpinski, anni 22
Angela Fresu, anni 3
Maria Fresu, anni 24
Loredana Molina In Sacrati, anni 44
Angelica Tarsi, anni 72
Katia Bertasi, anni 34
Mirella Fornasari, anni 36
Euridia Bergianti, anni 49
Nilla Natali, anni 25
Franca Dall’olio, anni 20
Rita Verde, anni 23
Flavia Casadei, anni 18
Giuseppe Patruno, anni 18
Rossella Marceddu, anni 19
Davide Caprioli, anni 20
Vito Ales, anni 20
Iwao Sekiguchi, anni 20
Brigitte Drouhard, anni 21
Roberto Procelli, anni 21
Mauro Alganon, anni 22
Maria Angela Marangon, anni 22
Verdiana Bivona, anni 22
Francesco Gomez Martinez, anni 23
Mauro Di Vittorio, anni 24
Sergio Secci, anni 24
Roberto Gaiola, anni 25
Angelo Priore, anni 26
Onofrio Zappala’, anni 27
Pio Carmine Remollino, anni 31
Gaetano Roda, anni 31
Antonino Di Paola, anni 32
Mirco Castellaro, anni 33
Nazzareno Basso, anni 33
Vincenzo Petteni, anni 34
Salvatore Seminara, anni 34
Carla Gozzi, anni 36
Umberto Lugli, anni 38
Fausto Venturi, anni 38
Argeo Bonora, anni 42
Francesco Betti, anni 44
Mario Sica, anni 44
Pier Francesco Laurenti, anni 44
Paolino Bianchi, anni 50
Vincenzina Sala In Zanetti, anni 50
Berta Ebner, anni 50
Vincenzo Lanconelli, anni 51
Lina Ferretti In Mannocci, anni 53
Romeo Ruozi, anni 54
Amorveno Marzagalli, anni 54
Antonio Francesco Lascala, anni 56
Rosina Barbaro In Montani, anni 58
Irene Breton In Boudouban, anni 61
Pietro Galassi, anni 66
Lidia Olla In Cardillo, anni 67
Maria Idria Avati, anni 80
Antonio Montanari, anni 86

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