Archivio per Stefano Fassina

Letture del tempo presente (III)

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , , , , , , , , , , on 28 ottobre 2018 by Sendivogius

La Patria è di destra o di sinistra?

Ennesima polemica a sinistra, scatenata dal fatto che Stefano Fassina ha chiamato la sua associazione culturale “Patria e Costituzione”, attirandosi subito l’accusa di “rossobrunismo”. Chi la lancia non sa quel che dice, anche se l’uso di quel termine è discutibile, ma per ragioni del tutto diverse.

di Carlo Clericetti
(18/09/2018)

 «La sinistra dispersa e litigiosa ha trovato un nuovo motivo di divisione e di insulti. L’occasione è stata la costituzione di una nuova associazione culturale, promossa da Stefano Fassina con Alfredo D’Attorre e un nutrito gruppo di intellettuali, che ha lo scopo di incidere sul dibattito politico costruendo una cultura per la sinistra dell’attuale momento storico. Ma a scatenare le polemiche è stato soprattutto il nome, che Fassina ha scelto nonostante i dubbi avanzati da alcuni partecipanti alla discussione: “Patria e Costituzione”. Tanto è bastato per attirare l’insulto di moda, peggiore anche di “populismo” e “sovranismo”, ossia quello di “rossobrunismo”, cioè un ibrido tra posizioni di estrema sinistra ed estrema destra.
Se usare il termine “Patria” basta per essere accusati addirittura di filo-nazismo (le “camicie brune”, come si ricorderà, erano appunto i nazisti), bisogna dire che il dibattito politico è scaduto a livelli inferiori a quelli di un Bar Sport. Noti rossobruni, in questo caso, sarebbero per esempio Che Guevara (con il suo “Patria o muerte”), Palmiro Togliatti, Lelio Basso e tantissimi altri che trovano posto nel pantheon della sinistra storica. E persino la rivista dell’associazione dei partigiani (l’Anpi), come ha ricordato Fassina, si chiama “Patria indipendente”.
 Sgombrato il campo dagli insulti lanciati non si sa se per ignoranza o malafede, ci si può chiedere perché rispolverare un termine che da molti anni non fa più parte del vocabolario della sinistra. L’intenzione di Fassina e compagni è che i due termini vadano strettamente legati: la “Patria” è quella disegnata dalla nostra Costituzione, i cui principi dovrebbero essere prevalenti rispetto a tutto, anche a quello che viene deciso in sede di Unione europea. Il che ha una logica. E’ ormai assodato che il modello di società prefigurato dai trattati e dall’organizzazione dell’Unione europea è diverso da quello che la nostra Costituzione si propone di realizzare (vedere in proposito, per esempio, i libri di Luciano Barra Caracciolo e di Vladimiro Giacché, nel cui intervento è sintetizzato il problema).
Ancora oggi noi ci riconosciamo in quel modello sociale, con cui si pone il lavoro alla base dell’inserimento nella società, e si aggiunge subito dopo che “è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”. Il modello che viene disegnato dai trattati e dagli accordi dell’Unione europea, e soprattutto il modo in cui è stato gestito nella realtà e che le riforme proposte allontanerebbero ulteriormente dal nostro, pone come obiettivi prioritari il controllo dell’inflazione, il pareggio di bilancio, il divieto di intervento dello Stato, la tutela della concorrenza. Una delle formule applicative di quel modello prevede non solo che esista una certa quantità di disoccupazione, ma addirittura che sia opportuna.
La differenza sostanziale consiste nel fatto che questo modello si propone di far funzionare al meglio un certo tipo di economia, e la società deve adattarsi al suo funzionamento; il nostro modello prefigura invece un certo tipo di società, e sta poi alla politica individuare quali meccanismi economici siano in grado di realizzarla. Queste impostazioni si riflettono anche sulla struttura istituzionale: nel primo modello sono i tecnici – o meglio, le regole instaurate in base alle prescrizioni di una determinata teoria economica – a stabilire le compatibilità. I politici possono scegliere una linea vagamente progressista o più conservatrice, ma solo all’interno delle compatibilità definite, alle quali “there is no alternative”.
La storia ci dice che invece le alternative ci sono, e i sistemi democratici sono nati appunto per far esercitare ai cittadini la scelta tra di esse. Chi dunque continua a proporre “più Europa” sta di fatto promovendo in modo implicito una riforma costituzionale ben più radicale di quella bocciata dalla maggioranza degli italiani il 4 dicembre del 2016, perché riguarda non solo il modo di funzionamento dello Stato, ma anche i valori fondamentali espressi nella nostra Carta e la stessa logica del funzionamento della democrazia.
Gli europeisti di sinistra – da Yanis Varoufakis a Luciana Castellina – concordano quasi del tutto con questa analisi, ma pensano che si debba combattere per cambiare l’Europa, un obiettivo che Fassina & c. considerano irrealizzabile. Come è noto, per cambiare i trattati serve l’unanimità dei paesi membri: che non si raggiungerà mai, non solo per ragioni ideologiche, dato che il modello europeo è stato disegnato secondo i principi dell’ordoliberismo tedesco, ma anche perché vari paesi – Germania in primis – sono favoriti dall’attuale assetto, e dunque a cambiarlo non ci pensano proprio.
Un’uscita dall’Europa o anche solo dall’euro sarebbe rischiosa (a meno che non fosse concordata: ma anche di questo non si vede la probabilità). Ma se vogliamo salvare il nostro modello sociale bisogna stabilire che ciò che prescrive la nostra Costituzione viene prima delle norme europee. Il significato di “Patria e Costituzione” è dunque questo: non è questione di nazionalismo o sovranismo, ma della scelta di conservare il modello di società che la nostra democrazia ha scelto.

Ciò detto, il concetto di “Patria” non è il più appropriato a rappresentare questa linea. Lo usarono i partigiani, è vero, ma in quella fase serviva qualcosa attorno a cui potessero raccogliersi visioni politiche molto diverse, unite dall’obiettivo della lotta al fascismo e della conquista della democrazia, in un paese occupato militarmente da eserciti stranieri; e non c’era ancora la Costituzione che ha fissato i valori della nostra convivenza civile. E al patriottismo di Togliatti non era certo estranea la necessità di affermare che il suo partito, accusato di prendere ordini dall’Unione sovietica, aveva prima di tutto a cuore il bene del paese. In tutto il periodo successivo il termine è stato usato soprattutto dalla destra, e questo lo ha certamente connotato ed è una cosa che può respingere una parte di potenziali elettori progressisti. Ma non è per questo che lo ritengo sbagliato come identificativo di una iniziativa di sinistra. “Patria”, come “nazione”, rimanda a un’identità che non si basa su una scelta razionale, ma sull’essere nati in un certo posto e sulla presunzione che ciò implichi una determinata cultura distinta dalle altre. Che cosa c’entra questo con una scelta politica di sinistra? Chi è di sinistra si sente più vicino all’italiano Matteo Salvini o al francese Jean-Luc Mélenchon? All’italiano Silvio Berlusconi o alla tedesca Sahra Wagenknecht?
Se l’obiettivo è un determinato tipo di società, l’identità che va costruita è politica, non quella che deriva dalla nascita in un certo luogo: con quest’ultima sì rischia di sconfinare nel nazionalismo “ideologico”, mentre ai fini del progetto politico descritto il nazionalismo è puramente contingente e strumentale, per non farsi travolgere dall’altro modello sociale. Non è una differenza di poco conto. E d’altronde la Costituzione è certo basata su valori, ma è un atto di diritto positivo, non ha nessun aspetto trascendente né ne ha bisogno. Invece quello di “Patria” è un concetto trascendente, al contrario dello “Stato” che è una costruzione politica.
Riassumiamo:
Primo. L’Unione europea è stata costruita non solo con un deficit di democrazia, ma soprattutto in base a un modello sociale diverso da quello prefigurato dalla nostra Costituzione. Le scelte seguite all’introduzione dell’euro e la gestione della crisi iniziata dieci anni fa hanno segnato un’evoluzione verso il peggio, e le riforme di cui si sta discutendo enfatizzerebbero questa evoluzione negativa.
Secondo. Non esistono le condizioni per un cambiamento di rotta, né è prevedibile che possano verificarsi in futuro.
Terzo. In questa situazione, lo Stato nazionale è il solo ambito che renda possibile perseguire democraticamente il nostro modello sociale, quello disegnato dalla Costituzione.
Chi poi obiettasse che il progetto dell’unità europea travalica gli interessi nazionali, è invitato ad esaminare con più attenzione il comportamento degli altri paesi membri, nelle politiche economiche e ancor di più in quelle con l’estero. Se riuscirà a rintracciare un solo barlume di solidarietà a scapito degli interessi nazionali di ognuno sarà stato certo più bravo di noi. Questo non significa che dobbiamo isolarci, né impegnarci in una conflittualità permanente. Ma tra queste ipotesi e l’assistere al progressivo disfacimento del nostro modello sociale ci deve ben essere una via intermedia, e questa via consiste nel pretendere rispetto e la possibilità di seguire la nostra strada, e su queste basi impostare la cooperazione con gli altri paesi, senza dubbio necessaria. Se poi chi si pone in questa prospettiva farà a meno di utilizzare il concetto di “Patria”, avrà evitato molti possibili equivoci.
Resta poi un altro serio problema, e cioè che bisognerebbe avere governi che facciano le cose giuste, cosa che non accade da lunghissimo tempo. Ma la soluzione non è farsi governare dagli altri, come molti personaggi “illuminati” della nostra storia hanno creduto (agendo di conseguenza). “Gli altri” fanno gli interessi di chi li deve eleggere, non i nostri, e se qualcuno avesse avuto bisogno di prove dovrebbe già averne avute più che a sufficienza

“La Patria e la sinistra”
 Carlo Clericetti
 (18/09/2018)

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NONNIHIL

Posted in Stupor Mundi with tags , , , , , , , , , , , , , , , , on 11 marzo 2015 by Sendivogius

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Oggi parliamo del “Nulla”, inteso come assenza di senso, nel non-essere di una qualsiasi consistenza. Epicuro sosteneva che “nulla si genera da ciò che non è”. Per paradosso, ignorava la vacuità che permea i mondi trascendenti della “politica”, da cui la cosiddetta minoranza piddì, il vuoto alla ‘sinistra’ del partito bestemmia, trae i suoi processi di reificazione nell’inconsistenza ciarlona ed inconcludente, che ne contraddistingue il nonnihil (il non niente) della sua inessenza.
minoranza piddìSeguire le evoluzioni cognitive coi contorcimenti sofistici ed i volteggi rasoterra di un Gianni Cuperlo (“Io penso”), di uno Stefano Fassina (il Doppelgänger), insieme a tutti gli altri patetici compagnucci della ‘Ditta’, nella disarmata aleatorietà dei loro rigurgiti volitivi, significa addentrarsi nell’insieme vuoto che ha nello zero la misura della propria astrazione.
Bisognerebbe scomodare il genio letterario e sprezzante di Sciascia, applicato alle categorie del politico, per trarne una catalogazione tutta al ribasso:

Ted the movie«Io ho una certa pratica del mondo; e quella che diciamo l’umanità, e ci riempiamo la bocca a dire umanità, bella parola piena di vento, la divido in cinque categorie: gli uomini, i mezz’uomini, gli ominicchi, i (con rispetto parlando) pigliainculo e i quaquaraquà… Pochissimi gli uomini; i mezz’uomini pochi, ché mi contenterei l’umanità si fermasse ai mezz’uomini… E invece no, scende ancor più giù, agli ominicchi: che sono come i bambini che si credono grandi, scimmie che fanno le stesse mosse dei grandi…E ancora più giù: i pigliainculo, che vanno diventando un esercito… E infine i quaquaraquà: che dovrebbero vivere come le anatre nelle pozzanghere, ché la loro vita non ha più senso e più espressione di quella delle anatre

 Leonardo Sciascia
Il giorno della civetta
Einaudi, 1961

TEDA metà strada tra i “pigliainculo” ed i “quaquaraquà”, sono i comprimari falliti di una congrega parrocchiale di “ominicchi”. Nel piccolo gioco della politica consumata nella sacrestia di partito, costituiscono le spalle tragicomiche di una vecchia pantomima di successo: poliziotto buono vs poliziotto cattivo.

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Sono quelli che si sono fatti scippare il partito da un pugno di giovani portaborse democristiani senza colpo ferire. Sono gli Essere o non Essereamleti dell’eterno distinguo, irresoluti su tutto, perennemente indecisi sul da farsi. Quelli che non sono d’accordo su nulla; minacciano fronde e fracassi, ma al momento decisivo si ritrovano sempre allineati e coperti nel nome di una “ditta” in liquidazione fallimentare. Sono quelli che al momento del voto, dopo aver agitato fuoco e fiamme di vibrante sdegno, nella migliore delle ipotesi, si astengono.. escono dall’aula.. si fanno spedire in missione. Sono quelli che daremo battaglia alla camera… eppoi al senato… eppoi in commissione (salvo chiedere di essere sostituiti per non dover decidere)… e poi correggeremo la norma coi decreti Cazzaroattuativi… Ma alla fine approvano tutto, perché ogni volta è la (pen)ultima volta. E un istante dopo corrono ad esternare tutto il proprio dissenso dinanzi alla prima telecamera disponibile, ansiosi più che mai di rendere partecipe l’etere dell’incredibile livello di minchioneria esibito a più e pubbliche riprese, in dissociazione permanente tra il dire ed il fare. Perché l’ipocrisia costituisce da sempre la prudenza dei pusillanimi.

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Carneadi metropolitani

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , , , on 5 gennaio 2014 by Sendivogius

Fassina, chi?
Psycho Pass - Shinya KōgamiAvremmo voluto inaugurare il 2014 con qualcosa di impegnativo e di raffinato, massimamente dedicato agli spiriti elevati che ci onorano della loro attenzione. Tuttavia, sconvolti dalla non-notizia del giorno, non potevamo esimerci dal commentare le sconvolgenti dimissioni di Stefano Fassina: il Nulla elevato a (vice) ministro nella palude delle Laide Intese.
Le dimissioni del fu vice-ministro dell’economia (se n’era accorto qualcuno?) rischiano infatti di accelerare l’inevitabile dipartita di un esecutivo in coma vegetativo, rattrappito com’è nell’irreversibilità del suo immobilismo doroteo.
L’espulsione volontaria a rilascio lento del patetico beylerbey degli ancor più imbarazzanti “Giovani Turchi” ha provocato infatti un profluvio di lacrime di inchiostro tra i cultori a mezzo stampa della “Stabilità”, che subito hanno intinto la Mannaggia Cristo!penna in calamai di fumante indignazione, grondando afflizione per l’uscita di Fassina dal cimitero vivente di un governo nato morto, ma giammai seppellito, tanto non gli par vero di sfruttare l’occasione contro il Bambino Matteo, dando l’ennesima stura a polemiche stucchevoli di chi proprio non sa più come riempire le pagine dei quotidiani.
Secondo le critiche più pensose, l’atteggiamento irriverente del Gianburrasca fiorentino nei confronti del lugubre “turco” avrebbe addirittura umiliato la sinistra (!?!). Ora, sarà bene precisare che nei fatti (perché le chiacchiere stanno a ZERO!) Fassina sta alla “sinistra” come Fabrizio Cicchitto sta al socialismo, Maurizio Sacconi alla “laicità dello Stato”, Carlo Giovanardi al “riconoscimento delle coppie di fatto”, Roberto Formigoni alla buona amministrazione, e Alberto Giorgetti (peraltro sottosegretario allo stesso ministero con Fassina) sta all’Antifascismo… Non per niente fanno tutti parte dello stesso esecutivo fantasma, presieduto da Letta il Giovane: lo sposo cadavere di un paese allo sbando.
la sposa cadavereOra, immaginate il panico degli italiani, dell’Europa e dei ‘mercati’ tutti, qualora la nazione fosse privata dall’intelligenza superiore di un Maurizio Lupi ai Trasporti, oppure di un Angelino Alfano (vicepremier!) agli Interni… 
Stefano FassinaCosa c’entri la “Sinistra” (quella vera! E non questa cova di democristiani fusa alle proprie poltrone) con una simile galleria degli orrori è mistero che il suscettibile Stefano Fassina ed i suoi difensori d’ufficio si guardano bene dallo spiegare… E parliamo appunto di Fassina (chi?!?).
Quello che siamo il governo di cambiamento, nessun accordo mai col PDL...
Quello che se vado al governo rinegozieremo il fiscal compact e rivedremo i paramenti per il pareggio di bilancio
Quello che se accetto di fare il viceministro è solo per difendere i più deboli dalle politiche neo-mercantiliste delle tecnostrutture europee
Quello che le politiche di austerità sono distruttive per l’occupazione e l’Agenda Monti va completamente riscritta, perché questo ci hanno chiesto i nostri elettori
Quello che alla fine è entrato nel governo con Monti e Berlusconi e il PDL, proseguendo pedissequamente nell’applicazione della medesima agenda, ubbidendo senza se e senza ma ad ogni imposizione dei tecnoburocrati della UE, sussultando ad ogni semplice sospiro di fräulein Merkel, e applicando supinamente tutte le prescrizioni che le vestali del Rigore (sulla pelle degli altri) caldamente raccomandano a getto continuo.
E che adesso, offeso da una battutina di Renzi, si dimette in polemica col neo-segretario che non è abbastanza “di sinistra”, secondo i personalissimi requisiti del sinistratissimo Stefano Fassina, che evidentemente non ha trovato ragioni più valide per togliersi dall’incomodo di un’esperienza di governo fallimentare. Anno nuovo e vecchi arnesi.

Laughing Smiley

P.S: Auguri sinceri invece a Pierluigi Bersani che in queste ore, oltre a combattere il male che l’ha colpito, deve pure sopportare la fiera delle ipocrisie con i più pelosi attestati di solidarietà dalla maison dei nani, e gli immancabili sciacalli a mezzo facebook.

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Kill’em All!

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 22 ottobre 2013 by Sendivogius

Deadly Vipers

L’ironia della storia a volte sa essere beffarda, a tal punto da divenire spietata nella riproposizione macchiettisitica di situazioni e personaggi ridotti al rango di caricature.
Come spiegare diversamente la fulminante parabola di un Mario Monti ed il suo cagnolino Empy, ridotto a fare il paio con Silvione lo Sporcaccione e Dudù, nella deprimente cornice delle Laide Intese?
Mario con Empy È il destino ingeneroso del Cincinnato in loden, che nella pretesa di infallibilità evidentemente si credeva insostituibile. Investito di poteri semi-dittatoriali per intercessione presidenziale, con la modestia e la riconoscenza che da sempre lo contraddistinguono, il Brüning de’noantri tuona ora contro quei partiti che hanno reso possibile (sputtanandosi irrimediabilmente) il suo governo tecnico, con esperti del calibro di Elsa Fornero assegnati alle politiche sociali. La scelta della maestrina sabauda è comparabile alla promozione di Amelia Elizabeth Dyer alla cura dell’infanzia.
Assistere alla dipartita politica di Mario Monti, ricorda altri drammi incompresi… Ad esempio, lo spegnimento di HAL 9000: il supercomputer impazzito in “2001 Odissea nello spazio”.
HAL 9000Ma l’effetto prevalente è quello di un freak da laboratorio, sfuggito al controllo del suo improvvido creatore. Ed è divertente ascoltare i clangori metallici del cyborg Monti (type Napolitan-2011) mentre lancia pezzi di ricambio obsoleti, ribellandosi alla precoce rottamazione, sostituito com’è dal più docile modello Letta jr DC/2000 (type Napolitan-2013).
Re-AnimatorD’altronde, il Professore costituisce un altro degno prodotto della premiata ditta Bocconi, che può vantare altre personalità prestigiose: come i banchieri Passera e Profumo con le loro brillanti operazioni finanziarie (tipo l’Alitalia); solidi imprenditori come Marco Tronchetti Provera a cui si deve l’illuminata amministrazione della Telecom; falchi dell’ultraliberismo neo-monetarista come Giavazzi e Zingales, ma soprattutto un fulmine dell’economia mondiale come Alberto Alesina, molto esperto nello sviluppo dei grafici in excel e nel calcolo equazionale…
Il nostro preferito resta però l’insostituibile Stefano Fassina, immancabilmente accompagnato dal suo Doppelgänger con smentita incorporata. Se la coerenza non è una virtù della politica, Fassina ha fatto della contraddizione un’arte oltre i confini estremi del ridicolo, che lo lascia imperterrito anche quando ne viene travolto. Fassina e doppelgängerUn politico normale, tra una contraddizione ed una smentita, se è furbo, lascia passare almeno 20 giorni: il tempo fisiologico affinché gli italiani non ricordino nulla di niente. Fassina, invece no! Lui dice tutto ed il suo esatto contrario in meno di 20 ore: “mi dimetto; non mi Fuori Serviziodimetto; resto”. A tutt’oggi, costituisce l’intermezzo comico più riuscito nel “Governo di (dis)servizio”, tramite la ripetizione ad oltranza dello sketch più abusato nella nuova palude dorotea: le finte dimissioni.
Per molti “democrats” il PD è al governo e tanto basta: certo non sarà il migliore degli esecutivi possibili, ma poco ci manca. Il tutto nell’appagante illusione di aver fatto ‘risultato’ e tuttavia ben lungi dall’aver vinto il campionato. Nessuna crisi di rigetto (innesto riuscito!) per gli Alfano, i Lupi, i Brunetta… che affollano la plancia di comando imponendo la rotta. A quanto pare, la convivenza forzosa suscita ben pochi imbarazzi nel di per se stesso imbarazzante Partito Democratico. Vengono considerati effetti collaterali in nome della stabilità (dei sacri mercati), nel mito della governabilità alla quale il partito bestemmia ha ormai venduto l’anima e regalato il culo.
ANALMa il più affidabile puntello alle Laide Intese lo offrono alcune tra le sue principali forze di Olindo e Rosa Bazzi‘opposizione’: la miglior legittimazione in cui così pessima compagnia potesse sperare; a meno di non voler considerare una valida alternativa di governo quella succursale padana del Ku Klux Klan, a cui sono ormai ridotti i nazisti della Lega Nord.
Oppure i bimbiminkia del M5S… Qui siamo nel mondo inquietante e disturbato delle psicopatologie; di “virale” c’è solo il susseguirsi di disturbi psicotici e paranoici, più o meno aggravati nella loro evidenza. Ormai, per spiegare le dinamiche interne al moVimento e del suo duce 2.0 serve più che altro un manuale diagnostico dei disturbi mentali.

agenti viraliSindrome di Cassandra. In un susseguirsi di suggestioni collettive, di profezie apocalittiche, e distopie prossime venture, la tensione mitopoietica trova il suo archetipo dominante nel complesso di Cassandra:

«Richiamando l’attenzione sulla propria persona, e distogliendola, in definitiva, dal problema incombente e da una possibile soluzione preventiva, la Cassandra mitizza i contorni del problema stesso celandone le vere dimensioni storiche e politiche. Il complesso esita in una profonda frustrazione per l’incapacità di agire tempestivamente ed efficacemente: Cassandra finisce per distruggere se stessa; mentre trova conferma della propria ideologia di salvezza, provoca, proprio per questo, la catastrofe collettiva annunciata

agenti virali (1)Delirio di onnipotenza. Ovvero, la tendenza costante a sopravvalutare le proprie capacità e risorse, nell’assoluta convinzione di essere investiti di una sorta di missione divina, in quanto detentore di chissà quale talento maliziosamente non riconosciuto dai propri detrattori. Ovviamente invidiosi e timorosi di cotanta grandezza.

agenti virali (2)Effetto Dunning–Kruger. Ovvero, la tendenza che alcuni individui hanno nel sopravvalutare costantemente le loro abilità, sovrastimando le proprie compentenze, nell’incapacità di riconoscere la propria inadeguatezza e dunque di ammettere i loro errori, riconoscere i limiti o la propria ignoranza.

agenti virali (10)Distorsione cognitiva. Ovvero, una serie di errori cognitivi nell’ambito del ragionamento logico. Ciò consiste in una errata elaborazione della realtà, che viene filtrata attraverso una interpretazione negativa e distorta degli eventi. Giudizi e conclusioni vengono polarizzati secondo una rigida semplificazione manichea. la distorsione si alimenta di pensieri catastrofici e di iper-generalizzazioni, tramite la dicotomia di opposti inconciliabili.

agenti virali (11)Sindrome di persecuzione. Ovvero, un disturbo paranoide alimentato dalla convinzione di essere costantemente spiati, al centro di attacchi ingiustificati, complotti e manipolazioni ai propri danni, dietro l’ombra incombente del tradimento.

agenti virali (3)Paranoia. Ovvero, l’insieme di convinzioni e fisime ossessive, che possono degenerare in un disturbo delirante.
I deliri sono pensieri illogici sostenuti con insolita convinzione, la cui assurdità e implausibilità sono evidenti alle altre persone che non ne riescono a condividere il contenuto.

agenti virali (4)Delirio bizzarro. Ovvero, l’adesione ad un sistema di credenze bizzarre o assolutamente inverosimili. Dalle scie chimiche al signoraggio, nel MoVimento il complottismo è un must certificato, un marchio di fabbrica che ne contraddistingue l’identità saliente di moltissimi tra gli “attivisti” (e non solo).

agenti virali (8)Disturbo istrionico. Ovvero, l’irrefrenabile desiderio di essere sempre al centro dell’attenzione, privileggiando rapporti superficiali che non comportano troppe implicazioni emotive, ma che l’istrionico tende comunque a sopravvalutare (facebook ed internet). L’istrione è un abile manipolatore; ama la teatralità, il gusto per l’iperbole ed il linguaggio colorito, drammatizza gli eventi; è superficiale nel ragionamento e predilige le suggestioni delle quali spesso è esso stesso vittima.

agenti virali (9)Disturbo narcisistico. Ovvero, senso grandioso del Sé, con una percezione esagerata della propria importanza fino all’auto-esaltazione. Il disturbo narcisistico di personalità implicherebbe:
1) Senso grandioso del sé ovvero senso esagerato della propria importanza
2) Fantasie di successo illimitato, di potere, effetto sugli altri, bellezza, o di amore ideale
3) Convinzione di essere “speciale” e unico; di poter essere capito solo da persone speciali; o si è eccessivamente preoccupati dal ricercare vicinanza/essere associato a persone di status (in qualche ambito) molto alto.
4) Desiderio o richiesta di un’ammirazione eccessiva rispetto al normale o al suo reale valore
5) Pretesa irrealistica che altri individui/situazioni debbano soddisfare le sue aspettative
6) Approfittare degli altri per raggiungere i propri scopi, e non ne prova rimorso
7) Carenza di empatia
8) Gelosia, nutrita dalla convinzione che gli altri provino invidia per lui/lei.
9) Modalità affettiva di tipo predatorio (rapporti di forza sbilanciati, con scarso impegno personale, desidera ricevere più di quello che dà, che altri siano affettivamente coinvolti più di quanto lui/lei lo sia).

agenti virali (5)Ipotesi del mondo giusto. Ovvero, la credenza che il mondo sia regolato in modo tale che alle persone accada solo ciò che in qualche modo si sono guadagnate, secondo i propri meriti ed azioni. E dunque in un modo perfetto, dove tutto è bianco o è nero, i “buoni” ricevono la loro giusta ricompensa mentre i “cattivi” vengono impietosamente puniti.

agenti virali (6)Dipendenza affettiva. Ovvero, rapporto morboso di fortissima dipendenza col proprio leader, in contrapposizione col resto del mondo. Instaurazione di una tensione permanente, scarsa capacità propositiva del gruppo, aggressività e sospetto tra i membri,
Secondo Eric Fromm, la coesione simbiotica del gruppo attorno al capo comporterebbe “la distorsione della capacità di giudizio, l’assenza di contatti relazionali con l’esterno e la reazione violenta alle critiche”. Gli estranei, i ‘nemici’ non vengono percepiti come “pienamenti umani” (tutt’al più sono zombies).

agenti virali (7)Condizionamento e controllo psicologico degli adepti, attraverso una sistematica supervisione e indirizzamento dell’azione con censure e scomuniche, pressioni psicologiche e marginalizzazione del dissenso interno.

PazziLe tipologie in oggetto sono diffuse un po’ per tutto l’arco istituzionale, ma difficilmente raggiungono un livello di concentrazione tale come nel noto movimento…
Naturalmente scherziamo! Il nostro è un mero divertissement dalle pochissime pretese. È ovvio che si tratti di una forzatura, senza alcun valore clinico o scientifico, nell’estrema semplificazione dei generi. Pertanto, sarà il caso di lasciare la parola ai diretti interessati, onde dimostrare la pretestuosa infondatezza di simili accostamenti:

Alessandro Di Battista “Io prevedo attacchi sempre più mirati, magari a qualcuno di noi un po’ più in vista. Il sistema fa questo. Pezzi di Stato deviati fanno questo. Ti mandano qualche ragazza consenziente che poi ti denuncia per stupro, ti nascondono una dose di cocaina nella giacca che hai lasciato incustodita in una birreria, tirano fuori una storia del tuo passato che nemmeno tu ricordi più. Questo succederà se continuiamo ad andare così bene, perché andiamo bene, perché se non andassimo bene saremmo già tornati alle urne

 Alessandro Di Battista
 (28/09/2013)

I timori del Dibba sembrano più che altro una proiezione dei suoi desideri più o meno inconsci: la “cocaina”… la “ragazza consenziente”…
Excusatio non petita accusatio manifesta.

Batman - Arkham Asylum

Tuttavia, i nostri preferiti restano quei prodotti ruspanti della provincia meridionale, miracolati in Parlamento:

Manlio Di Stafano “Quante volte mi sono chiesto perchè lo faccio, per chi lo faccio? Sto usando molto del mio tempo, quante serate, quanti sabati o domeniche, spesi per cosa? Comandano sempre loro e anche se venissi eletto dovrei sacrificare la mia carriera lavorativa, dovrei sacrificare il mio tempo libero per che cosa? Come fai a continuare a farlo quando poi la gente per strada ti incrocia e ti dice che è colpa tua se Berlusconi è al governo? Quando ti dicono che siamo tutti uguali e che noi non siamo diversi dagli altri? Quando ti dicono “sì hai ragione però sai io ho sempre votato Pd”? Come fai ad andare avanti? Allora avevano ragione, gli italiani non capiscono niente e non capiranno niente, le cose non cambieranno mai e se le cose sono così qualche motivo c’è. Alla fine preferisco darla vinta a loro, rinuncio e mi riprendo la mia vita, forse emigrerò, visto che per il mio stesso lavoro in Germania prenderei 2 volte tanto e in Svizzera 4 volte tanto. Potrei anche andare in California, lì sarei ricercatissimo e guadagnerei 100 mila dollari l’anno. A voi la vostra Bella Italia, è tutta un’illusione.”

 Manlio Di Stefano
 (20/10/2013)

Manlio perché lo fai?!? Forse perché i 14.000 euro netti di stipendio mensile da deputato, più diarie e rimborsi spese, sono un buon incentivo rinunce a parte. Ma certo un simile talento all’Estero sarebbe retribuito molto di più. Stanno tutti aspettando te, Manlio.

Sempre meglio!

Perciò, vista la scelta, comunque vada sarà un disastro..!

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Doppelgänger

Posted in Muro del Pianto, Stupor Mundi with tags , , , , , , , , , , , , , , , , on 26 luglio 2013 by Sendivogius

Soskashining - Soska Sisters

Secondo un’antica leggenda tedesca, ognuno di noi avrebbe un “doppio”: non un semplice sosia, ma una copia uguale e contraria della quale ignoriamo l’esistenza, pure inscindibilmente connessa alla nostra. Il doppelgänger ci assomiglia come un’immagine riflessa nello specchio, ma la sua natura è antitetica alla nostra. A volte costituisce una sorta di nemesi dispiegata sulle nostre azioni, come nel “William Wilson” di E.A.Poe. Più spesso rappresenta una proiezione demoniaca del nostro inconscio, incarnando in una controparte maligna le nostre paure più recondite… Come entità soprannaturale è assai simile ad una larva spettrale. È malizioso… e in quanto tale guarda con invidia il suo gemello ‘umano’, al quale anela sostituirsi. La sua presenza è immanente ed il suo influsso sempre perturbante. In ogni caso, secondo il tenebroso folklore teutonico, nessuno dovrebbe mai incontrare il proprio doppelgänger, se non vuole essere travolto dalla sventura e quindi condotto alla rovina…
Nella psicanalisi, il tema del doppelgänger è funzionale alla spiegazione dei fenomeni di straneamento e dissonanza cognitiva, collegati alla riconfigurazione strutturale di una identità in crisi, in una sorta di insanabile dualismo che spesso si risolve nell’inazione.

L'Isola dei morti - Arnold Böcklin

Dalle brumose contrade mitteleuropee ed anglosassoni, l’inquietante doppelgänger sembra essersi trasferito da tempo nelle più solari terre latine. Essi vivono e sono tra noi! Destinati a non incontrarsi mai, copia e originale si sovrappongono e agiscono ognuno all’insaputa dell’altro, in un connubio così stretto da essere ormai impossibile distinguere l’originale, sempre più esangue, dal suo doppione, incredibilmente intraprendente…
Stefano Fassina A livello prosaico, un tipico esempio di italico doppelgänger è Stefano Fassina: entità vuota e ciarliera, dove gli opposti convivono e si annullano indistintamente in un vorticoso susseguirsi di doppie negazioni, nella conciliazione impossibile degli ossimori, senza che vi sia mai una affermazione stabile di principi e di pensiero. In perenne dissociazione con se stesso, vive alimentandosi delle proprie contraddizioni senza apparente soluzione di continuità. Come per il terzo principio della dinamica, ad ogni atto di Fassina corrisponde una azione uguale e contraria del suo doppelgänger, con il medesimo risultato: la confusione che genera il Nulla e alimenta le fortune di effimeri cialtroni come il Grullo pentastellato ed i suoi ensiferi. 
D’altronde, la vicinanza prolungata al governo coi papiminkia del postribolo berlusconiano non aiuta il povero Fassina ed anzi ne acutizza il disturbo dissociativo, aggravato da una probabile ansia di approvazione, che lo spinge ad allinearsi in fretta su pressione esterna su qualsiasi questione: da anti-liberista ad alfiere del rigorismo più estremo; da critico intransigente del governissimo a vice-ministro del medesimo… Nell’applicazione pratica, le sue idee vengono cambiate più rapidamente di un paio di mutande usate, per aderire in fretta alla nuova situazione cogente: anti-militarista coi pacifisti e militarista coi generali; più berlusconiano di Brunetta; bottegaro tra i bottegari
Per questo, in un Paese dove l’evasione fiscale ha raggiunto i 257 miliardi all’anno, bisogna comprenderlo quando all’assemblea di Confcommercio dichiara che si tratta prevalentemente (l’avverbio è tutto) di una “evasione di sopravvivenza”.
Del resto, con Fassina non si capisce mai se parli lui o il suo doppelgänger, nell’impossibilità di distinguere l’originale ormai sbiadito nella sua copia:

S.Fassina 14/01/13. È tempo di elezioni ed il prof. Fassina, nelle vesti di responsabile economico del PD, dopo aver criticato per mesi le (catastrofiche) politiche monetariste del Governo Monti, chiosa serafico quant’altri mai:

«Se il nostro partito andrà al governo non rinegozieremo il Fiscal Compact, né abrogheremo il pareggio in bilancio in Costituzione.»

Fassina doppelgängerPoi però ci ripensa e, incurante della contraddizione, il suo ‘doppio’ o chi per lui rettifica a debita distanza (il 12 Marzo):

«Gli elettori italiani, dopo quelli di tanti altri Paesi europei, hanno confermato una valutazione che è da tempo sotto gli occhi di tutti, prevedibile e prevista: la moneta unica, dato l`assetto di governance dell`euro e le politiche mercantilistiche prevalenti, è insostenibile. Lo scenario per larga parte dell`euro-zona è di depressione, aumento della disoccupazione e innalzamento del debito pubblico. Austerità autodistruttiva e svalutazione del lavoro aggravano la questione sociale e, inevitabilmente, la questione democratica. Gli elettori italiani a stragrande maggioranza hanno detto no all`Agenda Monti, ossia all`agenda dell`euro-zona, non a causa dei sacrifici enormi e iniqui ma in quanto consapevoli che, al di là di singole misure utili, la rotta seguita dall`euro-zona è senza prospettive.»
  (12/03/13)

fASSINA (7) Il 15 gennaio del 2013, riferendosi a Mario Monti candidato ed al suo direttorio tecnocratico di automi telecomandati, il Fassina, contemporaneamente all’opposizione e nella maggioranza di governo, tuona inflessibile più che mai:

«Chi offre soluzioni tecniche sotto la bandiera di un supposto interesse generale unico, declinato a prescindere dalla volontà popolare, faccio fatica a non pensare che voglia solo la difesa dei più forti.»
  (15/01/13)

Fassina doppelgänger (7)A distanza di nemmeno 24h, interviene subito il suo doppelgänger:

«Noi collaboreremo con Monti, anche se dovessimo vincere al Senato. Si apre una stagione durissima, in cui tutti i riformisti sono chiamati a un lavoro comune»
  (16/01/13)

 fASSINA (3) Tuttavia, il meglio di loro stessi Stefano Fassina ed il suo inquieto doppione lo danno durante la campagna elettorale e nel periodo convulso, che precederà il varo del governissimo dalle larghe intese:

26/02/2013. «Le risposte alle emergenze sociali, economiche, e morali di questo Paese sono incompatibili con un accordo con il PDL.»

03/03/2013. «Sarebbe grave tornare al governo tecnico, a qualcuno che non si è misurato con il consenso e che provi ad imporre una agenda astratta. Allontaneremmo ancora di più i cittadini dalla politica. Dobbiamo ascoltare il messaggio che è arrivato che riguarda noi, le capitali europee, che riguarda Francoforte.
[…] Si deve consentire a chi è arrivato primo alle elezioni di poter offrire una prospettiva di governo al Parlamento, verificare il risultato del voto. Se non ci sono le condizioni si deve tornare rapidissimamente alle elezioni perché la democrazia funziona così. Non ci sono alternative. I cittadini hanno dato indicazioni chiare, se non c’è la maggioranza si torna alle urne per verificare la possibilità di costruire una soluzione alternativa.
[…] Credo che vada ascoltato il messaggio degli elettori. Deve stare a Palazzo Chigi chi ha ricevuto il consenso. Se non è possibile si deve tornare a chiedere il consenso agli elettori, se vogliamo salvare oltre che l’economia anche la democrazia. Altrimenti veniamo travolti da questa disattenzione

07/03/2013. «Non siamo disponibili ad alcun accordo con il Pdl. Se non ci sono le condizioni per fare un Governo di cambiamento con il M5S si deve tornare alle elezioni.»

10/04/2013. «C’è troppa differenza tra destra e sinistra, tra progressisti e conservatori. Abbiamo visioni e prospettive alternative. Berlusconi non è affidabile, è uno che ha comprato uno o più senatori per far cambiare la maggioranza. Discutiamo di moralità della vita pubblica e non possiamo affrontare questi problemi con chi ha piegato le regole a suo uso e consumo. Anche Renzi fuori dalla propaganda deve riconoscere questa distinzione.»

Fassina doppelgänger (3)E infatti Matteo Renzi la grande ammucchiata non la vuole affatto. Ma secondo Fassina la sua posizione è troppo defilata e la sua opposizione non così netta.
Al contrario, l’intransigenza del “giovane turco” è senza se e senza ma e non ammette cedimenti:

21/03/2013. «Siamo il partito di maggioranza e Bersani chiederà di essere incaricato. Al Senato non ci sono i numeri? Non sarebbe una novità successe già nel ’94 con Berlusconi.
Berlusconi non ha né credibilità politica né programmi condivisibili, quindi non se ne parla.
[…] Noi un governo con un partito che convoca i parlamentari davanti al tribunale, che compra i deputati non lo faremo mai!»

fASSINA (2)Se il concetto non fosse abbastanza chiaro, Stefano Fassina ribadisce ripetutamente:

24/03/2013. «È grave che, in ore decisive per la costruzione di un governo adeguato alle sfide di fronte all’Italia, una parte del PD intervenga per indebolire il tentativo del Presidente incaricato Bersani, prospettando una possibile maggioranza con il PdL per un “governo del presidente”. I cittadini italiani alle elezioni hanno chiesto inequivocabilmente un cambiamento, sia sul terreno dell’etica pubblica sia sul terreno della politica economica. Un partito guidato da chi per venti anni ha praticato un uso proprietario e personalistico delle istituzioni non può essere interlocutore di un governo del cambiamento. Qualunque compagine governativa, in qualunque forma presentata, sarebbe impossibilitata dal sostegno del PdL a realizzare il cambiamento. Non sarebbe tanto un problema del PD. Sarebbe un danno enorme per la residua credibilità delle istituzioni democratiche perché non si riuscirebbe ad affrontare le emergenze politiche e economiche. Gli obiettivi di parte, di una parte del PD, non dovrebbero essere anteposti all’interesse del Paese.»

25/03/2013. «Un esecutivo con il Pdl è impensabile e non risponde a quanto detto ai cittadini»

26/03/2013. «Noi al governo con Berlusconi ed il partito della compravendita parlamentare, di Ruby, delle ad personam, non ci andremo mai!»

09/04/2013. «Oggi non vedo le condizioni per poter fare un’alleanza di governo PD-PDL…. Ritengo che non ci sia nessuna possibilità di fare un governo insieme.»

10/04/2013. «Berlusconi è inaffidabile. Nessun governo è possibile con il PdL»

Fassina doppelgänger (2)Finché non si giunge al fatidico 29 Aprile 2013, con l’insediamento dell’esecutivo PD-PDL-Monti, per la prosecuzione pedissequa delle politiche economiche di quest’ultimo, a completamento del servizietto cominciato altrove:

“È un governo al servizio del Paese. E questo è un dato importante”

fASSINA (5) Del governo di larghe intese, Stefano Fassina diventa viceministro dell’economia, sottoscrivendo scelte che, a parole, sembrava non aver mai condiviso…
Fassina doppelgänger (5)Nella sua nuova veste istituzionale, non troverà niente da eccepire sull’etica pubblica di chi “ha praticato (e continua a praticare) un uso proprietario e personalistico delle istituzioni” e sul “danno enorme per la residua credibilità delle istituzioni democratiche”…

Il dubbio che qualcosa non sia andato proprio per il verso giusto viene definitivamente fugato il 28 Maggio, a conferma di una metamorfosi (sostituzione?) ormai completa:

«Il governo Letta non è il governo dell’inciucio, il senso politico dell’operazione Letta è stato compreso e apprezzato»

fASSINA (1)Perché se non suscita più alcun imbarazzo condividere gli scranni di governo, al fianco di chi spergiurava che una certa Ruby fosse la nipote di Mubarak, ancor meno ne crea la difesa sperticata e ad oltranza dell’inventore dell’omonimo Lodo Alfano, Fassina doppelgänger (1)promosso ministro degli Interni e vicepremier, del quale peraltro non si preavvisa  “responsabilità oggettiva” circa la deportazione di dissidenti e relativi familiari presso un dittatore asiatico, previa presentazione di prove false. Né suscita indignazione la confezione di nuove leggi ad personam per la depenalizzazione o il ridimensionamento dei reati che interessano i soliti noti…
Stefano & FassinaEvidentemente, Fassina & Stefano si muovono separatamente: l’uno all’insaputa dell’altro.

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