Archivio per Squadrismo

SCARAFAGGI

Posted in A volte ritornano, Kulturkampf, Roma mon amour with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 10 ottobre 2021 by Sendivogius

Con tanto di disposizione nel dettato costituzionale che vieta “la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista” e con ben due leggi (Scelba/Mancino), che sanzionano chiunque promuova sotto qualsiasi forma, la costituzione di un’associazione, di un movimento o di un gruppo avente le caratteristiche e perseguente le finalità di riorganizzazione del disciolto partito fascista, e intendendo per tale ogni:

«associazione, movimento o comunque gruppo di persone non inferiore a cinque che persegue finalità antidemocratiche proprie del partito fascista, esaltando, minacciando o usando la violenza quale metodo di lotta politica o propugnando la soppressione delle libertà garantite dalla Costituzione o denigrando la democrazia, le sue istituzioni e i valori della Resistenza, o svolgendo propaganda razzista, ovvero rivolge la sua attività alla esaltazione di esponenti, principi, fatti e metodi propri del predetto partito o compie manifestazioni esteriori di carattere fascista
  (Legge 645 del 1952)

Ovvero, con una legge (L.122 del 1993) contro “chi pubblicamente esalta esponenti, principi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche”, vietando ogni organizzazione, associazione, movimento o gruppo avente tra i propri scopi l’incitamento alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi

Ci si chiede cos’altro serva ancora alla magistratura italiana, pur così solerte in altri frangenti, per sciogliere finalmente quelle organizzazioni dichiaratamente fasciste, che si esibiscono in apologia di reato permanente, e che di solito magistrati coccolosi e quanto mai comprensivi liquidano come “espressioni del pensiero, costituzionalmente garantite e prive di offensività”, come nel caso delle celebrazioni neo-naziste delle Waffen-SS a Milano.
Immaginate voi se una cosa del genere accadesse a Berlino, dove evidentemente ci sono giudici con maggior senso della decenza!
Che la c.d. Legge Scelba sia disattesa da 70 anni, fin dall’alba della sua promulgazione, è cosa nota, visto che di associazioni e partiti apertamente fascisti ne abbiamo avuti e ne abbiamo tuttora a iosa: tutti liberi di scorrazzare in parlamento e dintorni, a braccino sempre teso e molto più che ‘tollerati’.
Che ad un secolo di distanza i neo-nazisti di Forza Nuova (o Italia Libera, come amano farsi chiamare ora) intendano invece festeggiare i fasti del 1921 con gli assalti squadristi alle Camere del Lavoro, devastando praticamente indisturbati la sede del principale sindacato italiano in pieno centro a Roma, è qualcosa che (al di là delle solidarietà pelose e più o meno ipocrite) qualcuno dovrebbe spiegare… a partire forse dal Ministero dell’Interno, che da oltre un anno va consentendo il libero proliferare di manifestazioni non autorizzate dei sedicenti “no-vax” in flagranza di reato, insieme a bande di fascisti ringalluzziti più che mai dal clima di sostanziale impunità, fingendo di ignorare la saldatura eversiva che si va coagulando attorno ai gruppi più estremi. Questo perché nel mondo alla rovescia ci si laurea all’università virtuale di YouTube, dove l’ultimo coglione analfabeta che pubblica un video sulle virtù anti-covid della clorochina, ed altre cure miracolose, ha più credibilità di un premio Nobel per la medicina; perché i vaccini no, non sono sicuri, ma gli amuleti e le pozioni magiche suggeriti da sciamani e mitomani su F/B invece sì. Su questa distorsione sistematica della realtà per bias cognitivo, i fascisti ci sguazzano. Da sempre. E ci costruiscono sopra le loro narrazioni parallele…
Sono lontani i tempi in cui i solerti funzionarini della DIGOS piombavano nelle case di privati cittadini, senza alcun mandato o fattispecie concreta di reato, per strappare via dai balconi quei lenzuoli che potevano urtare la suscettibilità di un’indecente cialtrone travestito da sbirro, durante il passaggio del loro duce di ghisa.
Forse la stessa Questura di Roma dovrebbe spiegare perché mai un “sorvegliato speciale” (il pluripregiudicato e recidivo Giuliano Castellino) sia sempre presente dove non dovrebbe essere. E se ne vada tranquillamente in giro alla testa delle sue squadracce, a devastare il centro di Roma in una riedizione dell’omonima “marcia”, preannunciando con congruo anticipo il raid via social, onde chiamare i camerati all’adunata.
E più di qualcun altro in più alta sede dovrebbe finalmente chiarire perché mai due organizzazioni ostentamente fasciste, come Casa Pound e Forza Nuova, fondate da ex terroristi latitanti e nate come diretta filiazione di Terza Posizione, movimento eversivo ambiguamente collaterale ai NAR di Fioravanti, con una venerazione feticistica per il “Caccola” ed i suoi esteti del golpe militare, possano prodursi in aperta apologia, agendo sostanzialmente indisturbate e svincolate dalle leggi di quella Repubblica che pubblicamente  avversano…
Forse perché godono di una pubblicistica più che compiacente nella cosiddetta “stampa moderata”.
Non per niente, a leggere gli osceni giornaletti di sedicente corso ‘liberale’ infeudati dalla famiglia Feltri, grazie al rampollo Mattia, sappiamo che se in Italia abbiamo nella sua preponderanza una delle destre più fascista, antidemocratica ed eversiva dell’Europa occidentale, è ovviamente colpa della sinistra e dell’antifascismo che si ostinano contrastare la risacca nera.

E per spiegare meglio il concetto dalle colonne infami del suo giornalino on line, il figliol prodigo chiama direttamente qualche (post?)fascista di ritorno, in qualità di “esperto della materia”, l’incredibile Mario Landolfi, tale è il livello di indecenza raggiunto da un Mattia Feltri, a segnare la differenza con una passata direzione assai più seria della sua.

Forse, dicevamo, i reduci di Terza Posizione confluiti nelle scatole cinesi di Casa Pound e FN sono intoccabili, perché ai loro esponenti non viene mai negata una candidatura nazionale, con le quali inzeppano le liste della Lega salviniana ed i Fascisti d’Italia della ducia della Garbatella, tra saluti romani, fasci littori, busti del Mascellone, baroni neri e nazi-party della movida sovranista, per uno scrosciare di ammiccamenti, affinità tanto elettive quanto elettorali, e vicinanza ben più che ideale, con gli altri schizzi sparsi della destra già missina.

Cristian D’Adamo, candidato di “Fratelli d’Italia” a Fondi. Uno dei tanti (troppi)

Talmente vicini da condividere fino a poco tempo fa le stesse sedi e gli stessi uffici con gli intraprendenti nazisti di Forza Nuova, tanto da non capire bene la differenza che intercorre in questa sorta di millefoglie nero, perfettamente sovrapponibile secondo i casi e le circostanze. E intanto si continua a lisciare loro il pelo, in base alla convenienza del momento, salvo prendere le distanze (provvisorie) quando la convivenza rischia di diventare troppo compromettente e l’evidenza sfacciata, almeno fino al prossimo pellegrinaggio a Predappio, o le foto goliardiche in uniforme da gerarca.
In tal senso, si distingue Giorgia Meloni che raggiunge vette di puro Sublime, mentre il suo candidato sindaco al Campidoglio, tal Michetti, discetta di “banchieri giudei” e “lobby ebraica”. E Giorgina (vezzeggiata dai media compiacenti che manco fosse la Thatcher!) in questo è brava a sgusciar via, come un’anguilla impigliata all’amo che si accartoccia su se stessa: condanna (a chiacchiere) l’assalto squadrista di Roma, ma riesce a non pronunciare MAI in merito la parola “fascista”, fino al capolavoro finale di negazione per rimozione:

“E’ sicuramente violenza e squadrismo poi la matrice non la conosco. Nel senso che non so quale fosse la matrice di questa manifestazione.”

E ci regala una simile perla di sofismo spicciolo, mentre si trova in Spagna, a raduno coi nostalgici falangisti di VOX..!

È evidente che la famigerata “matrice” continua proprio a sfuggirle. Perciò vedrete: esauriti i biasimi di rito e le ipocrisie di contorno, continuerà tutto come e peggio di prima, più di sempre.

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(58) Cazzata o Stronzata?

Posted in Zì Baldone with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 29 dicembre 2013 by Sendivogius

Classifica DICEMBRE 2013”

herlock Sottratto alla dimensione intimistica della propria sfera privata, e ridotto invece al suo aspetto meramente ‘pubblico’, cosa resterà dell’anno che se ne va?
Speriamo NULLA!
All’ombra delle Laide Intese, tra recessione economica e crisi sociale, regressione culturale e atrofia emotiva, populismi mediatici e fascismi di ritorno… il 2013 è stata una pessima annata, destinata ad essere ricordata come una delle peggiori della storia recente.
Ad occhio, il decantato “Paese reale” (che poi è panza senza sostanza) non è stato capace di superare una sola delle sfide cui pure era chiamato ad affrontare, nella miseria d’animo di una società sempre più marginale come quella italiana, che di “civile” conserva davvero ben poco, ripiegata com’è nei cupi rancori di un tribalismo estremo; incapace di inseguire null’altro che non siano i fragori intestinali del suo ventre più profondo.
A prevalere è un appiattimento “senza più legge né desiderio”, come già nel 2010 ebbe a definirlo il consueto rapporto CENSIS sulla situazione sociale del Paese:

«una società pericolosamente segnata dal vuoto, visto che ad un ciclo storico pieno di interessi e di conflitti sociali, si va sostituendo un ciclo segnato dall’annullamento degli interessi e dei conflitti

Nell’ultimo triennio le cose non sono affatto migliorate, tutt’altro! E ciò avviene tramite una costante rincorsa al ribasso di masse amorfe e risucchiate nell’anomia di una folla indistinta e querimoniosa; frazionata in bande, alterna apatia e furore nella logica del branco coi suoi istinti elementari. Soprattutto, non sa andare oltre l’estetica dell’offesa, sempre più becera e volgare, nella “diffusa e inquietante sregolazione pulsionale” che ne contraddistingue l’agire così come l’alienazione.
A volte si ha quasi l’impressione di avere a che fare con una comitiva di bulli virtuali, forte del gruppo e dell’anonimato collettivo, pronta ad attivarsi per input pavloviano, in risposta alle introiezioni dell’arruffapopolo di turno di cui fa propri i deliri per psittacismo.
Ovvio che l’insulto, meglio se in “rete” (che poi è sputo virtuale) e preferibilmente esternato su quel fumante letamaio che è diventato facebook, costituisce il momento cogente di tanto ardire.
Dell’insulto, Marziale fece la sua fortuna epigrammatica; Schopenhauer trasformò la pratica in un’arte, avendone ben chiari i limiti…

«Quando ci si accorge che l’avversario è superiore e si finirà per avere torto, si diventi offensivi, oltraggiosi, grossolani, cioè si passi dall’oggetto della contesa (dato che lì si ha partita persa) al contendente e si attacchi in qualche modo la sua persona. […] Con quest’ultimo stratagemma si abbandona del tutto l’oggetto e si dirige il proprio attacco contro la persona dell’avversario. Si diventa dunque insolenti, perfidi, oltraggiosi, grossolani. Si tratta di un appello alle forze dello spirito, a quelle del corpo o dell’animalità. Questa regola è molto popolare poiché chiunque è in grado di metterla in pratica, e quindi viene impiegata spesso.»

 Arthur Schopenhauer
 “L’arte di ottenere ragione
 (Adelphi, 1991)

La novità consiste semmai nell’ammiccamento compiaciuto, nella reiterazione crescente dell’offesa che, nella vaghezza di contenuti e di rivendicazioni, si fa indistinta contro tutto e tutti, ma si alimenta di bersagli simbolici, di capri espiatori da linciare in effige per lo sfogo perverso di qualche pericoloso demente. Ed è grave quando l’esercizio si fa eterodiretto, con tanto di organizzazione ‘scientifica’ di una attitudine già di per sé piuttosto degradante per chi la ostenta.
Attualmente, il giochino in Italia è molto in voga ed è un ottimo aggregatore per chi, con ogni evidenza, non ha nient’altro da proporre in termini di idee e contenuti… La pratica orwelliana dei due minuti d’odio costituisce la specialità indiscussa della premiata ditta Grillo-Travaglio: il primo, con rubriche dedicate e gogne mediatiche appositamente organizzate in liste di proscrizione; il secondo, specializzato nel segnalare con editoriali all’olio di ricino il prossimo bersaglio da far bastonare alla banda del Grullo, che subito provvede a dare in pasto alle mute rabbiose dei suoi squadristi da tastiera con attacchi personali. Meglio se di natura sessista.
Laura Boldrini - pagina degli insultiIl passaggio successivo (e quasi naturale in un clima di impunità nella recidiva) di questa vecchia pratica fascistoide, evoluta in intimidazione paramafiosa, è la minaccia di morte; o più spesso osservazioni sull’inutilità della vita (altrui), alla quale implicitamente si invita a porre fine.

Nilo Pacenza

Bisogna dire che in passato non è mai mancato chi, opportunamente incitato, è passato dalla teoria alla pratica…
Ma se il grillismo resta il campione insuperato dello squadrismo a mezzo internet, col suo duce esaltato che, dopo l’appello alle Forze Armate, adesso pretende di parlare alla nazione la sera di Capodanno al posto del Presidente alla Repubblica, che siccome non gli piace va processato per alto tradimento, una menzione speciale meritano pure le sottovalutate squadracce di nazi-animalisti che in queste ore (complice il clima natalizio) hanno riversato tutto il loro amore addosso a Caterina Simonsen, colpevole innanzitutto di essere viva e peggio ancora di essersi curata, invece che comprare pozioni magiche da qualche stregone alternativo.
Le vite degli altriTra le infinite forme nelle quali si manifesta il disagio psichico in una società di alienati, nell’ambito del primitivismo ecologista, avevamo ingenuamente considerato le tribù animaliste di Vegani, Fruttariani, Vegetalisti, Crudisti, fino a quelli che camperebbero di sola aria (Breathariani), come uno dei tanti padiglioni per disturbati mentali che popolano la Libera Repubblica di Cazzonia.
Spesso e volentieri, animalisti dell’estremismo anti-specista sono destinati ad incontrarsi con gli sciatori chimici e complottisti fissati con il Signor Aggio, in quanto espressione di diverse patologie mentali per un’unica follia di sconsolanti cazzoni più o meno innocui.
Va da sé poi che certe intelligenze sono un prodotto dello spirito dei tempi che, a quanto pare, non ha niente di meglio da offrire…
Carlo SibiliaTuttavia, con ogni evidenza, non avevamo preso in debita considerazione il furore integralista degli animalardi, nei quali la cronica carenza di proteine si traduce in ben altre e più gravi deficienze.
La spedizione punitiva contro la povera Caterina ne è la dimostrazione più vile e feroce di questi ruminanti ingurgitatori di farro, che con i bovini condividono la dieta e la medesima intelligenza, se non fosse che le mucche sono molto più utili. 
Ammazzare i bambiniDi solito, nei casi più estremi, chi troppo ama gli animali odia per contro l’umanità, o buona parte di essa. Non per niente, SS-Totenkopfverbände ed i boia itineranti degli Einsatzgruppen adoravano i loro cani (come Hitler del resto, notoriamente vegetariano), mentre macellavano milioni di civili inermi.
cagnaccio Figuriamoci cosa accadrà quando questi picchiatori digitali si concentreranno sul fatto che Simonsen è un cognome “ebraico”!
D’altronde, qui abbiamo a che fare con disadattati gravemente disturbati che suddividono l’umanità in “onnivori”, “animalisti” e “specisti”. Assolutamente inadatti al consesso umano, il loro posto ideale sono le fogne dove troveranno in abbondanza quei ratti che tanto adorano.

Sono il tuo topolino - Dammi un bacetto!

Buon Anno Nuovo a tutti voi. E speriamo in meglio..!

Hit Parade del mese:

Coglione del Mese
01. BIPOLARISMO

[12 Dic.] «Io sono bipolare»
(Maurizio Gasparri, il Disturbato)

02 - Faccia da schiaffi02. CITRULLI A 5 STELLE: Che cos’è la democrazia?

[14 Dic.] «La dittatura è più onesta. Almeno lo sai, invece la democrazia italiana è subdola»
  (Carlo Sibilia, Balilla a 5 stelle)

02b - Sibilia02.bis FAMOLO STRANO

[10 Dic.] «Discutere una legge che dia la possibilità agli omosessuali di contrarre matrimonio (o unioni civili), a sposarsi in più di due persone e la possibilità di contrarre matrimonio (o unioni civili) anche tra specie diverse purché consenzienti»
(Carlo Sibilia, Gangbanger)

02c - Grillo02.ter C’È OCSE E OCSA

[01 Dic.] «Nei 24 paesi dell’OCSA siamo in fondo alle statistiche»
  (Beppe Grillo, Merdone globale)

02d Grillo02.quater IL GIUDICE KAMIKAZE

[08 Dic.] «Mi chiedo sempre più spesso chi glielo ha fatto fare a Borsellino di farsi saltare in aria in Via D’Amelio»
(Beppe Grillo, Merdonissimo)

02e faccia sveglia02.quinter PRANA-PIRLA

[03 Dic.] «Non credo nella reincarnazione, ma penso che ci siano dei cicli energetici. Piuttosto credo nel karma. Chissà cosa o chi ero prima di questa vita… Io ho pensato di farmi un’ipnosi regressiva per scoprirlo. Magari vieni a sapere che eri un supereroe dei fumetti»
  (Federico Pizzarotti, il Sindaco)

Matteo Salvini03. USATO SICURO

[15 Dic.] «Siamo pronti a disubbidire, la Padania è pronta a disubbidire, abbiamo centinaia di sezioni pronte a essere centri di lotta e di controinformazione. Non ci fermiamo fino all’indipendenza. Chi arresta un nostro sindaco senza motivo deve cominciare ad avere paura. Chi attacca la Lega, chi attacca il Nord, deve cominciare ad avere paura. Possiamo fare la rivoluzione. E se facciamo il boom sarà l’inizio della fine dell’impero. Se stiamo insieme possiamo farcela contro il boia di Bruxelles e di Roma… Giornalisti, siete dei parassiti, andate affanculo!, ci avete ufficialmente rotto i coglioni!»
  (Matteo Salvini, Avanzo di nuovo)

Santanchè04. PERSECUZIONI

[05 Dic.] «Nelson Mandela ha fatto 27 anni di galera. Silvio Berlusconi ha fatto 20 anni di persecuzione. Tutti e due hanno combattuto grandi battaglie di libertà, opponendosi al Regime»
(Daniela Santanchè, l’Indecente)

Dudù05. GAYDOG

[07 Dic.] «Dudù è gay. Lo conosco molto bene, è molto effeminato. È un cane affamato di ribalta (…) È gay, sicuro. Poi lecca i piedi a Berlusconi, che è una cosa molto fetish»
(Alfonso Signorini, l’Intellettuale)

Masocco06. FORCONI D’ITALIA: le banane del ministro

[10 Dic.] «L’ho detto io, certo, che la ministra Kyenge dev’essere contenta per il lancio delle banane: le noci di cocco fanno male. Una banana non fa male, anzi può servire a molti usi. Le banane hanno il potassio, hanno un sacco di cose che ti danno energia. E possono essere usate in vari modi. Cicciolina ne sa qualcosa»
(Giorgio Masocco, il Forco-leghista)

Calvani06.bis FORCONI D’ITALIA: Autostop

[12 Dic.] «Io non ho una Jaguar, non ho proprio l’auto, quella Jaguar non era mia, non ho intestato nulla. E non era il mio autista, solo un amico che mi ha dato un passaggio. Era un camionista»
(Danilo Calvani, Er Jaguaro)

Andrea Zunino06.ter FORCONI D’ITALIA: Carboni ardenti

[05 Agosto] «Amo il reiki e cammino sui carboni ardenti. Sono il portavoce mistico del movimento dei Forconi»
(Andrea Zunino, il Portavoce)

Giovanardi07. I BUCHI NEL CERVELLO

[15 Dic.] «La cannabis, è scientificamente provato, fa i buchi nel cervello… Ricordate, il proibizionismo ha salvato il mondo!»
(Carlo Giovanardi, Salvator Mundi)

Angelino08. ELEVAZIONE AL CUBO

[06 Dic.] «Per il nostro simbolo abbiamo scelto una forma geometrica, il quadrato. Lati e angoli sono uguali. Richiama idea di uguaglianza, di merito… Da oggi il nostro colore è il blu, un colore che dà forza: è la forza del mare, è la bellezza del cielo, è il colore dei sogni di Mirò. È il colore della serenità e il colore di chi ha una grande speranza»
(Angelino Alfano, Vicepremier)

Mora09. CHIARIMENTI

[02 Dic.] «Io non sono fascista. Sono mussoliniano.»
  (Lele Mora, Fascista)

10 - Vannoni10. GARANZIE

[28 Dic.] «Non sono un ciarlatano»
(Davide Vannoni, il Filantropo)

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MATERIALE RESISTENTE

Posted in Kulturkampf, Roma mon amour with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 25 aprile 2009 by Sendivogius

 

C’era una volta il 25 Aprile…

 

vauro-25-aprile-2009Annegata nei fiumi della retorica istituzionale, irrisa dagli eredi della RSI al governo e platealmente snobbata dal ducetto di Arcore, quella del 25 Aprile 2009 sarà una strana Festa della Liberazione dove non si parlerà di ‘Resistenza’ e, soprattutto, non si pronuncerà mai la parola ANTIFASCISMO. Sarà la celebrazione dei “vincitori e dei vinti”, “delle ragioni condivise”, “della libertà”: un’orgia bipartisan nell’alcova del negazionismo revisionista, in nome della ritrovata “concordia nazionale”. In pratica, si consumerà una non-festa svuotata di senso e di ideali, manipolata per esigenze di ritorno elettorale, con l’ennesima passerella abruzzese del premier in cerca di consensi. L’ascesa al Colle di Re Silvio val bene l’adesione ad almeno un 25 Aprile, dopo 14 anni di assenza. 

E siccome nessuna ‘ascesa’ è irresistibile, in questa ricorrenza celebreremo quegli eroi sconosciuti che al fascismo si opposero prima che questo diventasse regime. Uomini liberi che combatterono (e morirono), in totale solitudine, tra l’ostilità istituzionale di coloro che dell’antifascismo fecero una professione rituale, piuttosto che una militanza attiva.

Pertanto, tracciare una breve storia dello spontaneismo militante e dei movimenti che si opposero al fascismo al suo nascere è un lavoro complesso che, speriamo, non deluderà quei lettori eventualmente interessati ad una sintesi d’insieme.

 

Le prime organizzazioni antifasciste

Dopo la grande mobilitazione popolare del 1919-1920 e l’inconcludente sbornia collettiva del cosiddetto Biennio Rosso, si scatena la reazione di agrari e industriali coagulati attorno al nascente movimento fascista, che agisce in maniera capillare dai piccoli centri alle grandi città. Con l’intensificarsi dello squadrismo, nel primo semestre del 1921 si registrano 726 distruzioni operate dalle squadre fasciste: 17 giornali e tipografie, 59 case del popolo, 119 camere del lavoro, 107 cooperative, 83 leghe contadine, 8 società di mutuo soccorso, 141 sezioni socialiste, 100 circoli di cultura, 10 biblioteche, 28 centri sindacali, 53 circoli operai ricreativi, una università popolare. A questo si aggiungono intimidazioni, pestaggi e uccisioni, ai danni di sindacalisti, militanti di sinistra ed esponenti socialisti, nella sostanziale indifferenza del governo liberale e delle forze di polizia che, di fatto, tollerano lo squadrismo, quando non lo agevolano apertamente. Il Partito Socialista ed il Partito Repubblicano considerano il fascismo un fenomeno transitorio, come un’influenza di passaggio. Perciò scelgono una politica attendistica basata sulla resistenza passiva, confidando nell’intervento governativo e nel ripristino dell’ordine pubblico. E infatti la Regia Guardia e Reali Carabinieri intervengono eccome: nei quindici mesi conosciuti come “biennio rosso”, uccidono circa 150 operai e ne feriscono quasi 500 in modo grave. Forniscono armi e sostegno logistico ai fascisti, intervengono in loro aiuto quando questi sono messi in difficoltà dalla reazione popolare.

Per difendersi dalle violenze fasciste, nascono (soprattutto nel Centro-Nord) comitati di autodifesa su base spontanea, insieme alle prime “formazioni di difesa proletaria” legate alle posizioni politiche di partito, ma scarsamente efficaci in quanto prive di coordinamento e di appoggi concreti, nonostante molti degli appartenenti fossero reduci di guerra. I rapporti di forza cambiano notevolmente con l’entrata in scena degli “Arditi del Popolo”: uomini di comprovata esperienza militare, versati nell’uso delle armi e nelle tattiche di guerra. Si trattava spesso di ex militari pluridecorati e di ufficiali competenti, provenienti dai reparti d’assalto e da corpi scelti come gli Arditi: temprati dall’esperienza sul campo negli spietati fronti della “Grande Guerra” e specialisti in missioni impossibili.

Benché l’antifascismo – inteso sia come teorizzazione politica che come risposta militare – nasca quasi contemporaneamente alla comparsa dello squadrismo, le prime forme di resistenza al fascismo sono sicuramente meno note di quelle legate alle esperienze della guerra civile spagnola e della Resistenza. Nel secondo dopoguerra, l’antifascismo sconfitto degli Arditi del popolo è stato relegato ai margini della storiografia, benché dietro esso vi fossero le stesse ragioni fondanti della Resistenza. Tra le ragioni di questa parziale rimozione, vi possono essere quella delle origini e della natura della prima associazione antifascista (permeata da miti arditistico-dannunziani, successivamente fatti propri dal fascismo e, al contempo, attestata su posizioni genericamente rivoluzionarie) e quella della difficile autocritica degli attori di allora (dalle istituzioni alle forze politiche e sociali) le quali non compresero appieno la portata del fenomeno fascista e che, tranne qualche eccezione, ostacolarono la diffusione dell’antifascismo del 1921-22. Un antifascismo forse (e comunque solo per taluni aspetti) distante, per contenuti e forme, da quello istituzionalizzatosi nell’Italia repubblicana; ma pur sempre un antifascismo nel quale l’esperienza resistenziale e il movimento democratico sorto da essa trovano la loro origine.

[Fonte: romacivica.net/anpiroma. Il testo integrale lo avreste potute leggere qui. Coerentemente con il nuovo corso politico, al momento il sito risulta oscurato, pare, per intervento dello stesso Comune di Roma. Confidiamo in un rapido ripristino.]

 

ARDITI DEL POPOLO (1921-1922)

arditi-del-popolo “Essi furono il primo movimento antifascista, organizzato militarmente, che la nostra storia abbia conosciuto in quanto combatté duce e compari prima ancora che questi stessi prendessero il potere. Gli Arditi del Popolo, ovunque si sentisse puzza di imminenti aggressioni squadristiche, si piantavano lì arrabbiati e soli, dannatamente soli, pronti a spezzare il sopruso.

 [Gli Arditi del Popolo di A. Liparoto]

Gli Arditi del Popolo nascono tra il 27 Giugno e il 2 Luglio 1921 all’interno della sezione romana dell’Associazione Nazionale Arditi Italiani, in contrapposizione con la sede milanese schierata apertamente col fascismo. Il nuovo direttorio romano è guidato da Argo Secondari, anarchico, e da altri sottufficiali di idee libertarie, provenienti dalla sinistra interventista. Al fianco di Secondari si schierarono altri ex-arditi di diversa matrice politica: dannunziani, repubblicani, anarchici individualisti, motivati da un medesimo obiettivo: Fino a quando i fascisti continueranno a bruciare le case del popolo, case sacre ai lavoratori, fino a quando i fascisti assassineranno i fratelli operai, fino a quando continueranno la guerra fratricida gli Arditi d’Italia non potranno con loro aver nulla di comune. Un solco profondo di sangue e di macerie fumanti divide fascisti e Arditi.

[Dichiarazione di Argo Secondari all’assemblea degli Arditi del Popolo del 27 giugno 1921, riportata da “Umanità Nova” del 29 giugno 1921]

L’Associazione Nazionale Arditi d’Italia (A.N.A.I.), era stata costituita il 1° Gennaio 1919 da Mario Carli, un ex capitano degli Arditi, orientato su posizioni di sinistra e vicino ai futuristi di Marinetti: nel 1918 Carli aveva fondato il periodico Roma Futurista. L’A.N.A.I, creata da Carli, si proponeva come punto di riferimento per quei 40.000 ex Arditi che, da osannata truppa di elite durante il conflitto, erano diventati degli spiantati di difficile ricollocazione in tempo di pace. Uniti dal comune disprezzo dei reduci per gli “imboscati”, disgustati dal pacifismo socialista, molti ex arditi sono sensibili alle lusinghe del fascismo emergente. Nonostante l’assalto del 15 Aprile 1919 alla sede del quotidiano socialista L’Avanti! il connubio tra arditi è fascismo non è né scontanto né unanime. A tal proposito Carli, facendosi interprete dei malumori all’interno del movimento, si dissociava apertamente con un indignato articolo dal titolo inequivocabile: Arditi non gendarmi!  

Nel settembre del 1919 gli Arditi aderiscono in massa all’Impresa di Fiume. E nel 1920 anche Carli raggiunge Gabriele D’Annunzio, che intanto ha proclamato la Reggenza del Carnaro alla quale aderirono non pochi socialrivoluzionari. A Fiume, Guido Carli rappresenta la parte filobolscevica e, da esterno, appoggerà il nuovo movimento creato a Roma da Secondari, prima di convertirsi anche lui al fascismo.

Si trattava di una importantissima svolta nella storia degli arditi. Su forte impulso di Secondari si decideva infatti di virare la sezione romana in senso antifascista. L’imperativo categorico era proteggere le associazioni proletarie dagli attacchi degli squadristi.

 [Gli Arditi del Popolo di A. Liparoto]

argo-secondari-e-arditiArgo Secondari è un ex tenente delle “fiamme nere” (Arditi provenienti dalla fanteria), decorato con la medaglia d’argento al valor militare.

Nel 1919 ha cercato di promuovere una insurrezione anarchica  a Roma, con elementi repubblicani, nota come “Complotto di Pietralata”, insieme al ten. Ferrari ed al sergente maggiore Pierdominici.

Il 6 Luglio 1921, Secondari partecipa con i suoi Arditi del Popolo, circa 2000 reduci, alla manifestazione organizzata all’Orto Botanico di Roma dal “Comitato romano di difesa proletaria” contro lo squadrismo fascista.

 “La nuova associazione veniva inizialmente ben accolta dai cosiddetti partiti sovversivi (Partito socialista, Partito repubblicano, Partito comunista, Unione anarchica), oltre che dai sindacati di classe (Cgl e Usi), tanto che numerosi proletari e militanti antifascisti aderirono alla neonata formazione, nella speranza e con la determinazione di difendere le strutture del movimento operaio dalle sistematiche aggressioni compiute, con metodi paramilitari, dallo squadrismo fascista (…) Secondo un rapporto dello stesso prefetto di Roma, agli Arditi del Popolo si andavano iscrivendo numerosi simpatizzanti appartenenti ai vari partiti rivoluzionari, nonché lavoratori postelegrafonici facenti capo al comunista Cesare De Fabiani e molti fornaciai anarchici del quartiere di Porta Trionfale, dove abitava anche Errico Malatesta.”

[Marco Rossi. “Una storia romana: gli Arditi del Popolo”]

malatesta-con-gli-arditi_del_popoloConsiderando le sole sezioni la cui esistenza è certa, gli Arditi del Popolo contano, nell’estate del 1921, 144 sezioni con 20 mila aderenti circa: Lazio (12 sezioni, 3.340 associati), Toscana (18 sezioni, 3.056 iscritti), Umbria (16 sezioni, 2000 aderenti), Marche (12 strutture organizzate, circa 1000 iscritti), Lombardia (17 sezioni, più di 2.100 Arditi del popolo), nel Veneto e Friuli (15 nuclei, circa 2.200 militanti), Emilia Romagna (18 sezioni, 1.400 associati), Liguria (1080 associati, 4 battaglioni nella sola Genova), Piemonte (8 raggruppamenti, circa 1.300 aderenti), Trentino (1 sezione con 200 associati), Sicilia (7 sezioni, circa 600 aderenti), Campania (536 aderenti), Puglia (6 sezioni, circa 500 aderenti), Abruzzo e Calabria (1 sezione, circa 200 aderenti), Sardegna (2 sezioni, 150 iscritti). Insieme a simpatizzanti e sostenitori esterni, non iscritti, è possibile che l’organizzazione raggiungesse però le 50.000 unità.

Agli Arditi del Popolo aderiscono pure ferrovieri e operai delle ferrovie, metalmeccanici, braccianti agricoli e contadini, metalmeccanici, operai edili, operai dei cantieri navali, portuali e marittimi. “Ma vi sono anche, in misura minore e soprattutto tra i gruppi dirigenti, impiegati, pubblicisti, studenti, artigiani e qualche libero professionista”. Agli occhi dei ceti operai e dei lavoratori infatti gli Arditi del Popolo appaiono come l’unica organizzazione in grado di tutelarli con successo contro le violenze fasciste. E il movimento di Secondari si estende a macchia d’olio nelle varie città italiane, diventando un’organizzazione strutturata a livello nazionale nella quale confluiscono le precedenti formazioni di difesa proletaria, ripartite su base locale e politica:

§   Abbasso la legge: anarchici (Carrara) 

§   Gruppi Arditi Rossi, o semplicemente Arditi Rossi: socialisti, poi comunisti (Venezia Giulia) di Vittorio Ambrosini, capitano degli Arditi, vicino all’ambiente futurista, personaggio singolare che attraverserà lo scenario combattentistico di entrambi i conflitti mondiali, fonda con Giuseppe Bottai, Mario Carli, ed altri la “Associazione fra gli Arditi d’Italia” e segue Argo Secondari nella scissione che da vita agli Arditi del Popolo, dai quali Giuseppe Bottai prende le distanze.

§   Gruppi rivoluzionari di azione: anarchici e socialisti (Torino e centri industriali dintorni)

§   Guardie Rosse: socialisti, poi comunisti (Empoli, Torino, Alessandria e centri industriali dei dintorni) ad Empoli è importante il meccanismo di provocazione (poi ripetuto innumerevoli volte) messo in atto da organi istituzionali d’accordo con i fascisti; una forte formazione di Guardie Rosse agisce anche ad Imola in collaborazione con le formazioni antifasciste anarchiche

§   Squadre di azione antifascista: anarchici e comunisti (Livorno) 

§   Centurie proletarie: comunisti e socialisti (Torino)

§   Figli di nessuno: anarchici (Genova, Vercelli, Novara)

§   Lupi Rossi: socialisti (Genova)

Nel “Fronte unito nazionale degli Arditi del Popolo” militavano in comune sinergia:

§   Legione Arditi Proletari Filippo Corridoni (Legione Proletaria Filippo Corridoni): repubblicani, socialisti rivoluzionari, sindacalisti rivoluzionari (Parma)

§   Arditi Ferrovieri: fronte unito riconducibile al battaglione Arditi del Popolo (Milano e dintorni)

§   Centurie proletarie: fronte unito riconducibile a battaglione/i Arditi del Popolo (basso Friuli)

§   Ciclisti Rossi: socialisti, comunisti, anarchici fronte unito riconducibile a battaglione/i Arditi del Popolo (Cremona e provincia, Venezia Giulia)

§   Corpo di Difesa Operaia: fronte unito riconducibile a battaglione/i Arditi del Popolo (Torino e centri industriali dintorni)

§   Guardie Rosse Volanti: fronte unito riconducibile a battaglione/i Arditi del Popolo: comunisti e socialisti (Crema e dintorni)

§   Squadre Comuniste d’Azione: comunisti (Italia nord-occidentale)

§   Squadre Difesa Proletaria: anarchici e comunisti (Fermo)

§   Squadre Azione Repubblicana: repubblicani (Romagna, Marche; zone di intensa attività furono anche il Lazio, e specificatamente Roma: forte fu la presenza di tale organizzazione dopo la scissione avvenuta nella capitale fra gli Arditi ed avendo la città stessa una forte tradizione insurrezionale. Anche la zona di Bari, dove agiva Giuseppe Di Vittorio, in quanto pur essendo generalmente riportate le formazioni di difesa proletaria come Arditi del Popolo, nella realtà l’insieme dei combattenti antifascisti in quell’area era più complessa)

bandiera-arditi1 “Sotto il profilo tecnico-militare, gli Arditi del popolo sono una struttura militare agile, poichè devono essere capaci di convergere in poco tempo laddove si presuma possa avvenire un aggressione fascista. L’organizzazzione antifascista esercitava il suo controllo anche sotto forma di vera e propria milizia di quartiere, pattugliando il territorio e identificando gli elementi fascisti. Gli arditi del popolo erano strutturati in Battaglioni, a loro volta suddivisi in compagnie (altrimenti dette Centurie) e in squadre. Ogni squadra era composta da 10 elementi più il caposquadra, più battaglioni formavano una compagnia. L’addestramento dei partecipanti avveniva nelle campagne alle porte della città, oppure in montagna. Dal punto di vista organizzativo la struttura del movimento non è eccessivamente accentrata. Al primo congresso dell’associazione vengono nominati dei Direttorii dei Comitati Regionali (i quali esistevano solo sulla carta), ai quali sarà dato un ampio margine di autonomia. Nella pratica ogni sezione decide autonomamente il proprio lavoro. In alcune città, come Livorno ad esempio, accade che le varie compagnie di Arditi si raggruppino a seconda dell’orientamento politico.

L’adesione sostanzialmente libera, non vincolata dalle fedeltà di partito e dai rigori ideologici, insieme alla presenza di una forte componente anarchica, insospettisce le segreterie di partito che guardano con diffidenza al movimento, come ad uno sgradito concorrente. Nonostante gli esordi positivi, supportati dall’adesione di molti militanti, gli apparati di segreteria decidono quindi di isolare gli Arditi del Popolo, marcandone nettamente le distanze. Il primo a dissociarsi è il Partito Repubblicano, già dalla fine del Luglio 1921, anche se la sua struttura giovanile continuò a parteciparvi attivamente.

Il 2 agosto 1921, viene firmato il “Patto di Pacificazione” tra PSI, CGL e Fasci di Combattimento, subito disatteso da quest’ultimi. Col “Patto”, il governo Bonomi disarticola ogni possibile resistenza al fascismo, spezzando le prospettive di un fronte unitario. L’Italia liberale ha fatto la sua scelta di campo con le irreversibili conseguenze. Coerenze del ‘moderatismo’. Peggio di tutti fanno però i comunisti del neonato PCd’I che, oltre ad interdire ogni collaborazione, imbastiscono una campagna di stampa calunniosa: gli Arditi vengono definiti avventurieri e nittiani, considerati pericolosi perché non controllabili dal partito e “insufficientemente rivoluzionari”.

È deplorevole che in alcune province i comunisti si confondano ancora con i cosiddetti Arditi del Popolo. Ciò non deve continuare. È un errore politico e tecnico da cui deriveranno conseguenze morali e materiali deleterie!

[Comunicato direttivo del 7 Agosto 1921]

Nonostante la lucidità analitica di Antonio Gramsci che guarda che non estremo favore alle formazioni di autodifesa, il settarismo di Amedeo Bordiga non ammette alcuna deviazione eterodossa. Ma già dal 10 luglio del ’21, in merito ai gruppi di resistenza spontanea, il Comitato esecutivo aveva disposto perentoriamente: Poiché intanto sorgono in diversi centri italiani iniziative di tal genere da parte di elementi non dipendenti dal Partito comunista, si avvertono tutti i compagni di restare in attesa di disposizioni… I comunisti non possono né devono partecipare ad iniziative di tal natura provenienti da altri partiti o comunque sorte al di fuori del loro partito… La parola d’ordine del Partito comunista ai suoi aderenti e ai suoi seguaci è questa: formazione delle squadre comuniste, dirette dal Partito comunista…

Simili direttive contribuirono non poco a confondere i militanti di partito che pure continuarono, almeno in parte, a sostenere le formazioni spontanee contrapponendosi all’inerzia dei propri dirigenti.

Con l’eccezione del Lazio, del Veneto e della Federazione giovanile, per quanto riguarda i repubblicani, e del Parmense e di Bari, per sindacalisti rivoluzionari e legionari fiumani, le forze politiche della “sinistra interventista” si orientano quasi subito anch’esse verso soluzioni di autodifesa che escludono la confluenza o la collaborazione con gli Arditi del popolo. Anche queste formazioni preferiscono organizzare l’autodifesa a livello partitico, teorizzando, nella maggioranza dei casi, la perfetta equidistanza tra “antinazionali” (anarchici, socialisti e comunisti) e “reazionari” (fascisti, nazionalisti e liberal-conservatori). L’unica componente proletaria che sostiene apertamente l’arditismo popolare è quella libertaria. Un’area composita e numericamente consistente al cui interno vi sono anime tra loro assai diverse. In ogni caso, sia l’Unione sindacale italiana che l’Unione anarchica italiana sono, per tutto il biennio 1921-22, sostanzialmente favorevoli alla struttura paramilitare di autodifesa popolare. Dopo l’allineamento di Gramsci e de ‘L’Ordine nuovo’ alle direttive del partito, il quotidiano anarchico ‘Umanità Nova’ rimane infatti l’unica voce proletaria a perorare la causa degli Arditi del popolo.

[Fonte: romacivica.net/anpiroma]

A sostegno degli Arditi del Popolo, rimangono perciò l’Unione anarchica italiana così come il resto del movimento libertario, la sinistra repubblicana, l’Unione sindacale italiana e lo SFI, il sindacato dei ferrovieri, nonché un elevato numero di proletari senza partito e sovversivi di ogni tendenza in disaccordo con i propri dirigenti. Eppure gli Arditi del Popolo combattono, resistono e vincono: a Sarzana, a Viterbo, a Parma che nell’agosto 1922 respinge l’assalto degli squadristi comandati da Italo Balbo. Proprio il futuro quadrumviro annoterà amaramente: “Parma è rimasta impermeabile al fascismo”.

E forse gli Arditi del Popolo avrebbero davvero potuto fermare il fascismo, combattendolo attivamente sul suo stesso terreno, prevenendone le mosse, e disarticolandone la macchina militare. Almeno questa è la tesi di storici come Tom Behan e Renzo del Carria.

 

LA RESISTENZA ROMANA

DEGLI ARDITI POPOLARI

Nonostante tale indebolimento del fronte antifascista e la repressione statale sempre più pesante nei confronti degli Arditi del Popolo, a Roma e nel Lazio (in particolare a Citavecchia e a Genoano) l’organizzazione fondata da Secondari registrò il maggiore radicamento e l’adesione più forti, tanto che per ben tre volte il fascismo dovette fare i conti con l’antifascismo popolare romano.

bandiera-arditi-di-civitavecchiaLa prima fu nel novembre del ’21, in occasione del 3° Congresso nazionale dei Fasci. Già alla fine del giugno precedente, gli Arditi del Popolo avevano costituito un primo battaglione di circa 400 aderenti, suddiviso in tre compagnie denominate Temeraria, Dannata e Folgore. In breve tempo furono costituiti 5 battaglioni nei quartieri Trionfale, Porta Pia – Salario, Testaccio – S.Saba – S.Paolo, Esquilino – S.Lorenzo, Trastevere, oltre a distaccamenti nei rioni di Ponte Milvio, Ponte, Parione e Borgo, collegati tra loro mediante squadre di ciclisti. Così quando il fascismo decise di compiere una prova di forza proprio nella Capitale, convocandovi il suo Congresso, dovette mobilitare circa 33 mila squadristi armati, anche provenienti in gran parte dalla Toscana e dall’Emilia Romagna, nonostante l’appoggio del governo Bonomi che non esitò a far intervenire le forze dell’ordine, dotate anche di autoblindo, ogni qualvolta i fascisti e le squadre nazionaliste dei ‘Sempre pronti’ si trovarono in difficoltà.

Il 7 novembre, con l’arrivo e le prime aggressioni fasciste, tra le quali l’assassinio del ferroviere Guglielmo Farsetti, veniva proclamato lo sciopero generale dalle due Camere del Lavoro, quella della Cgl e quella dell’Usi, mentre scattava la mobilitazione degli Arditi del Popolo, giunti anche dalla regione e da Terni, che resero inaccessibili i quartieri popolari. Per quattro giorni, dal 9 al 13 novembre, si susseguirono gli scontri in tutta la città. Per decine di volte gli Arditi del Popolo, assieme alle squadre comuniste e ai gruppi anarchici, respinsero sulle barricate gli attacchi fascisti diretti a S.Lorenzo, Trastevere, Trionfale, Testaccio, impedendo la distruzione delle sedi e dei giornali proletari. A S.Lorenzo la partecipazione popolare vedeva coinvolti sia i ragazzi impegnati a disselciare le strade per recuperare materiale da tirare dalle terrazze e dai tetti, che le donne del quartiere. A Valle Aurelia, zona dove vi erano le fornaci per la cottura dei laterizi, i fascisti ebbero la peggio negli scontri con i fornaciai in rivolta.

Alla fine, dopo la ritirata degli squadristi da Roma protetti dalle forze dell’ordine, si contarono almeno 7 morti e 120 feriti. I fascisti, avendo contato solo un caduto tra le loro file (anche se qualche fonte riferisce di 4 o 5) cercarono di cantare vittoria, vantando i sei assassini compiuti ai danni di persone isolate e disarmate, ma in realtà avevano subito una sconfitta politico-militare senza precedenti, definita da più parti come una vera Caporetto, tanto che lo stesso Mussolini ritenne che una strategia basata solo sulla violenza non fosse più vincente.

La seconda volta che Roma antifascista si rivoltò contro le camicie nere fu nel maggio del ’22, in coincidenza con la solenne traslazione della salma dell’eroe di guerra Enrico Toti al cimitero del Verano. Ripetutamente attaccati e fatti segno di sparatorie da parte delle Squadre comuniste e degli Arditi del Popolo asserragliati a S.Lorenzo, i fascisti furono costretti a rifugiarsi all’interno del Mausoleo di Augusto, finché furono tratti in salvo dalle autoblindo della polizia. Il bilancio della giornata del 24 maggio fu di 3 morti, una cinquantina di feriti e quasi 200 operai arrestati che furono liberati dopo 36 ore a seguito dello sciopero generale immediatamente proclamato dal Comitato di difesa proletaria.

Nel contesto nazionale, dopo i risultati fallimentari dello sciopero generale “legalitario” contro le violenze fasciste iniziato il 1° agosto ’22, gli Arditi del Popolo come tutto l’antifascismo, risultavano ormai in grave difficoltà a fronteggiare una situazione caratterizzata da una sempre più stretta alleanza tra i fascisti e gli apparati repressivi e militari dello Stato che fornivano sistematicamente armi, mezzi ed ogni protezione possibile alle squadre di Mussolini. In tale, scoraggiante, quadro soltanto in alcune zone la resistenza proletaria riusciva a fermare l’ondata reazionaria, come avvenuto a Civitavecchia, Bari e Parma: città dove gli Arditi del Popolo erano ancora forti, organizzati e radicati nel rispettivi contesti sociali. Tra l’estate e l’autunno del ‘22, anche a Roma il numero e l’attività degli Arditi del Popolo risultavano ridotti e facenti capo soprattutto al battaglione di Trastevere; le assemblee erano ospitate presso la sezione socialista di via Santini nel quartiere, mentre gli aderenti erano ormai perlopiù anarchici e repubblicani, oltre a qualche socialista e comunista dissidente e la Lega Fornaciai, notoriamente vicina agli anarchici.

(…) La Marcia su Roma e la formazione del primo governo Mussolini rappresentarono quindi anche l’epilogo per il primo antifascismo armato, almeno come fenomeno di massa, ma anche in tale circostanza dimostrò una sua persistente vitalità; nonostante che, a permettere e in alcuni casi anche a proteggere, la farsesca conquista di Roma da parte di 25-30 mila camicie nere fosse intervenuto l’esercito con 28.400 soldati che presidiarono la Capitale non certo con l’ordine fermare il fascismo. Come accaduto l’anno precedente, gli antifascisti si asserragliarono nei quartieri proletari, reagendo ai tentativi fascisti di penetrarvi e compiere rappresaglie.

(…) Uno scontro avvenne il 29 ottobre nei pressi di Borgo Pio, dove 15 camion di fascisti, dopo aver superato lo sbarramento di Castel Sant’Angelo, furono accolti e respinti dalla popolazione con lanci di tegole e rivoltellate. I carabinieri, intervenuti dopo che i fascisti si erano ritirati, eseguirono vari arresti tra gli operai scesi in strada. Scontri a fuoco anche a S.Lorenzo, tra gli antifascisti appostati dietro le barricate e alle finestre delle case contro due diverse colonne fasciste, provenienti una da Tivoli e una dal centro della città. Di fronte alla decisa resistenza armata popolare, interveniva la forza pubblica, anche con due autoblindo, mentre gli squadristi ricevevano l’ordine di ritirarsi. Altri scontri si accesero pure in via Trionfale, sulla Prenestina e sulla Nomentana, con morti fra entrambi gli schieramenti.

Diverse le cifre delle vittime nei giorni della Marcia su Roma: 22, secondo Il Popolo d’Italia; 17 in città e due nelle campagne per il Questore; 13 nel rapporto del generale Pugliese, comandante dei reparti dell’esercito: in ogni caso, molti di più di quelli registrati nei precedenti conflitti.

 (…) Iniziava quindi un ventennio di reazione, durante cui fu soppressa anche l’organizzazione degli Arditi del Popolo, ma non la volontà di tanti di loro che -dalla Spagna alla lotta partigiana- avrebbero continuato a combattere il fascismo. Così come testimonia, tra le tante, la vita dell’anarchico Aldo Eluisi conclusasi tragicamente alle Fosse Ardeatine il 24 marzo 1944: già combattente nei Reparti d’assalto era stato Ardito del Popolo a Roma ed aveva preso parte alla resistenza nelle brigate di Giustizia e Libertà guidate proprio dal repubblicano Vincenzo Baldazzi, già amico personale di Malatesta e dirigente nazionale degli Arditi del Popolo. Nel 1926 lo stesso “Cencio” Baldazzi aveva fornito la pistola che fu trovata in possesso di Gino Lucetti, anarchico ed ex-volontario dei Reparti d’assalto, in occasione del fallito attentato a Mussolini dell’11 settembre nella capitale. Quasi a suggerire che, nella ricerca storica sugli Arditi del Popolo, tutte le strade portano a Roma…

[UNA STORIA ROMANA: GLI ARDITI DEL POPOLO intervento di Marco Rossi presentato alla “Due giorni contro i Fascismi”, tenutasi a Roma il 4 e 5 maggio 2007]

 

ULTIME FIAMME

argo-secondari Il 22 ottobre 1922, Argo Secondari (Roma 1895 – Rieti 1942) venne aggredito da una squadraccia fascista, mentre camminava solo e disarmato. Il pestaggio gli procura una grave commozione cerebrale che lo invaliderà in modo permanente. Il fratello Epaminonda, medico cardiologo negli USA, tentò invano di farlo espatriare al fine di assicurargli cure migliori. Il permesso venne sempre negato ed Argo Secondari venne internato nel manicomio di Rieti fino alla sua morte, il 17 maggio del 1942.

antonio-cieri Antonio Cieri, anarchico, ex ufficiale degli arditi assaltatori, eroico protagonista della difesa di Parma, per aver difeso il quartiere di Oltretorrente con un battaglione di 250 arditi e la popolazione tutta dall’assalto di 10.000 squadristi in armi (dal 2 al 5 agosto del ’21), fu perseguito dal governo Bonomi, “per attentato alla integrità dello Stato”. In seguito, si unì alle Brigate internazionali e morì in combattimento nella Guerra di Spagna (Huesca, 07 Aprile 1937).

gino-lucetti Gino Lucetti, ex Ardito Assaltatore, anarchico, nel 1926 attentò alla vita del Duce. Durante la Resistenza il suo nome fu dato ad un reparto partigiano: il battaglione Lucetti, che combattè con valore nell’alta Toscana. Gli arditi del popolo, come anche il battaglione Lucetti sono ricordati anche in alcune canzoni popolari toscane (battaglion Lucetti…anarchici e nulla più…fedeli a Pietro Gori… Siam del popolo gli arditi…)

Ma la scomparsa degli Arditi del Popolo segnerà non la fine ma l’inizio della resistenza, saranno molti gli (ex) Arditi che andranno a combattere in Spagna come Giuseppe di Vittorio, Picelli, De Ambris, Teresa Noce, per citarne alcuni, e che in seguito combatteranno i nazifascisti nelle file della resistenza. Come già detto, quella degli Arditi del popolo resta, comunque, la prima organizzazione antifascista a livello nazionale, che saprà unire la necessità di autodifesa della classe proletaria e le rivendicazioni della classe lavoratrice. E rimane, soprattutto, una delle verità più scomode per quegli antifascisti che si ricordano di esserlo giusto il 25 aprile.

[http://www.ewriters.it/leggi.asp?W=20919%5D

“…E un’Italia diversa, non sporca di astuzie vergognose e codardia

[Gli Arditi del Popolo di A. Liparoto]

 

 

Bibliografia

AA.VV., Dietro le barricate, Parma 1922, testi immagini e documenti della mostra (30 aprile – 30 maggio 1983), edizione a cura del Comune e della Provincia di Parma e dell’Istituto storico della Resistenza per la Provincia di Parma

AA.VV., Pro Memoria. La città, le barricate, il monumento, scritti in occasione della posa el monumento alle barricate del 1922, edizione a cura del Comune di Parma, Parma, 1997

AA.VV, La resistenza sconosciuta, Zero in Condotta, Milano 2005.

Balsamini Luigi, “Gli arditi del popolo. Dalla guerra alla difesa del popolo contro le violenze fasciste, Galzerano Ed. Salerno.

Behan Tom, The Resistible Rise of Benito Mussolini

Cacucci Pino, Oltretorrente, Feltrinelli, Milano, 2003

Cordova Ferdinando, Arditi e legionari dannunziani, Marsilio, Padova 1969;

Del Carria Renzo, Proletari senza rivoluzione, Milano, Savelli, 1975.

Di Lembo Luigi, Guerra di classe e lotta umana, l’anarchismo in Italia dal Biennio Rosso alla guerra di Spagna (191-1939), edizioni Biblioteca Franco Serantini, Pisa, 2001

Francescangeli Eros, Arditi del popolo, Odradek, Rom, 2000

Furlotti Gianni, Parma libertaria, edizioni Biblioteca Franco Serantini, Pisa, 2001

Rochat Giorgio, Gli arditi della grande guerra, Milano, Feltrinelli, 1981.

Rossi Marco, “Arditi, non gendarmi! Dall’arditismo di guerra agli Arditi del Popolo, 1917-1922, edizioni Biblioteca Franco Serantini, Pisa, 1997

 

Altre fonti (per una breve storia dell’arditismo):

http://arditodelpopolo.splinder.com/

http://www.ewriters.it/leggi.asp?W=20919

WIKIPEDIA