Archivio per Speculazione edilizia

La Complessità del Male

Posted in Business is Business, Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 12 aprile 2009 by Sendivogius

 

Dietro ogni tragedia c’è una grande opportunità.

L’opportunità di arricchirsi

  (Carlton Brown)

****

    Non ci uniremo alla processione fintamente dolente di coloro che, per capire l’entità di un disastro, hanno bisogno di riempirsi gli occhi con un costante afflusso di immagini fino all’overdose visiva. Per questo non troverete una sola fotografia; nessuno scatto raccattato dal web, a racchiudere in pochi pixel la vastità di una catastrofe inevitabile, che forse poteva essere circoscritta almeno nei danni.

Quello che dovreste vedere davvero, dietro al sisma che ha devastato L’Aquila e gli Abruzzi, sono decenni di progettazioni sbagliate, speculazioni edilizie, affarismo criminale, di chi ha costruito su terreni friabili, lungo la faglia, utilizzando materiali scadenti, con gare d’appalto volte al ribasso e condizioni d’opera rinegoziate con gli amministratori, in deroga ai regolamenti vigenti. Perché in una regione ad alto rischio sismico le norme in materia possono essere interpretate in maniera elastica, secondo convenienza.

Quello che le immagini non mostrano sono “costruzioni in calcestruzzo armato”, dove il cemento è impastato con sabbia di mare, quindi ad alto contenuto salino. E non ci vuole certo un esperto per capire che un’alta concentrazione di cloruro di sodio (sale), sul lungo periodo, corrode inesorabilmente i materiali fino al collasso della struttura edile.

Quello che non si vede sono i piloni di sostegno attraversati da barre in acciaio liscio, con diametri sotto la norma, non sagomate e senza interconnessione. Travi che si sbriciolano e barre che si piegano. Tramezzi che travolgono gli abitanti nel sonno. Li schiacciano in una pressa mortale sotto nubi di calcinacci e polvere densa, che ti entra nei polmoni e ti toglie il respiro.

L’Aquila trema e le case crollano. Crollano in particolare le residenze “moderne” della ‘città nuova’, quella costruita fuori il perimetro delle antiche mura medioevali, durante gli anni allegri del sacco edilizio. Vengono giù, come castelli di carte, anche palazzine ben più recenti. Quelle che avrebbero dovuto essere conformi, quantomeno, alla normativa antisismica del 1974. E crollano soprattutto gli “edifici pubblici di nuova costruzione”

In Abruzzo, con i suoi ‘palazzi istituzionali’, è franata l’immagine stessa di uno Stato disattento quando non addirittura complice:

Il vecchio “Palazzo del Governo”, sede della Prefettura, non esiste più. Eppure era stato restaurato in tempi recenti.

Il Palazzo di Giustizia è gravemente lesionato.

Palazzo Centi (dove risiede il Consiglio regionale), ristrutturato appena nel 2005, ha riportato danni gravissimi.

Problemi di stabilità presenta anche il carcere, inaugurato soltanto nel 1993. Rischia di crollare una struttura che, per sua stessa natura, avrebbe dovuto essere solidissima.

Compromessa è pure la staticità degli Uffici del Catasto.

Danni strutturali hanno richiesto l’immediata evacuazione del nuovissimo ospedale cittadino, fiore all’occhiello della sanità abruzzese, inaugurato in pompa magna nell’anno 2000, ma ultimato dopo 30 anni di lavori. 8 camere operatorie su 9 completamente inagibili. Interi reparti sono a rischio crollo, soprattutto nella sezione di più recente realizzazione, freschi di consegna da parte di IMPREGILO: la stessa che dovrebbe realizzare l’indispensabile “Ponte sullo Stretto”, specializzata più nella riscossione di penali che in opere effettivamente consegnate. La società, alla quale dobbiamo tra l’altro il pessimo funzionamento dell’inceneritore di Acerra (che avrebbe dovuto eliminare i rifiuti campani), si rimpalla le responsabilità con le precedenti imprese costruttrici. I lavori per la costruzione dell’Ospedale S.Salvatore iniziano infatti nel lontano 1972. Spesa iniziale preventivata: 11 miliardi saliti progressivamente a 164, per fermarsi infine alla modica cifra di 200 miliardi di lire. Un solido investimento.

Notoriamente, l’Italia non è un paese per giovani… li umilia, li disprezza e ora li ammazza. Emblematica è la strage consumata sotto le macerie della Casa dello studente. 400 scosse di terremoto, crepe sui muri e suppellettili pericolanti, non sono bastate alle sedicenti autorità per ordinare lo sgombero della struttura. Si trattava di una palazzina residenziale, costruita nel 1965, adibita dapprima a deposito medicinali e successivamente riconvertita in ostello. E siccome non era a norma e presentava qualche carenza, nel 1998 era stata chiusa per lavori di ristrutturazione. Un’opera lunga visto che la Casa dello studente era stata riaperta soltanto 3 anni dopo, nel settembre del 2001. Come nel caso del nosocomio, stavolta sono la Regione e l’Asdu a rinfacciarsi le responsabilità sulla messa in sicurezza del manufatto e sulla supervisione della tenuta strutturale. Ma in questo caso le competenze sono chiare: spettano alla Regione Abruzzo, in base all’articolo 16 della Legge 91 del 06/12/1994. La Casa dello studente rientrava nelle responsabilità della Regione da ben 15 anni. Peccato che se ne siano dimenticati. Sarebbe curioso allora sapere chi ha autorizzato e pagato per la ristrutturazione triennale, cominciata nel 1998.

E pur tuttavia, Questo non è il momento di dare la colpa ai colpevoli, di attribuire le responsabilità ai responsabili. È il momento di intervistare gli esperti, e domandargli basiti e increduli come sia possibile aspettarsi un terremoto in un paese che da sempre trema come un parkinsoniano all’ultimo stadio.  (Alessandra Daniele)

Come il 31 Ottobre 2002, terromoto in Molise e in Basilicata, quando crollò la scuola elementare di S.Giuliano con i suoi piccolissimi alunni all’interno. La scuola fu l’unico edificio a polverizzarsi, ma l’intero paese fu raso al suolo dalle ruspe. Senza distinzioni tra case lesionate ed integre. L’intera popolazione fu deportata in una baraccopoli provvisoria, fatta di container. L’occasione di fare quattrini con la ricostruzione era troppo ghiotta. ‘Qualcuno’, che casualmente era anche “Presidente del Consiglio”, parlò all’epoca di realizzare delle “new town”: allucinanti non-luoghi di alienazione collettiva e sradicamento sociale per molti; eccezionale occasione di profitto per pochissimi.

La (non) ricostruzione è costata (almeno per noi contribuenti che le tasse le paghiamo) svariate centinaia di milioni di euro. Sono state tirate su opere faraoniche quanto inutili, su terreni geologicamente instabili. Gli sfollati vivono tuttora nei prefabbricati. 

La spaventosa ecatombe dei bambini di San Giuliano portò però alla stesura di una nuova normativa in materia di costruzioni in zone a rischio sismico. Approvata nel 2003, l’applicazione della nuova legge, che sostituisce i regolamenti (disapplicati) del 1974, viene rinviata fino al 30 giugno 2009. Perché bisogna dare tempo a progettisti, ingegneri, e costruttori di adeguarsi alle nuove norme. Evidentemente 6 anni non sono bastati ai palazzinari nostrani ed al resto della banda! Pertanto, nel dicembre 2008, il senatore Daniele Boscetto ha inserito un suo emendamento al cosiddetto “Decreto Milleproroghe”, posticipando l’applicazione delle nuove norme antisismiche al 30 giugno del 2010. La sensibilità governativa per la salvaguardia del territorio, la tutela della vita umana, e il rispetto delle regole, è stata ulteriormente confermata dal famigerato Piano-Casa, quello che tutta Europa ci invidierebbe ma che nessuno si sogna di applicare oltre le Alpi. Come tutti sanno, sopraelevare abitazioni concepite 50 anni fa, trasformare balconi in bagni, appesantire le strutture con nuovi manufatti, contribuisce notevolmente alla stabilità delle costruzioni ed alla loro resistenza alle sollecitazioni telluriche. E il piano-casa, coerentemente con la filosofia che lo ispira (la stessa dei condoni edilizi), prevedeva l’adeguamento alle norme antisismiche dopo la conclusione dei lavori. Ovvero mai. E quando parliamo di ‘norme antisismiche’ ci riferiamo a quelle del 1974, perché le nuove ancora giacciono congelate, grazie al solerte intervento senatorio. Tuttavia, dopo il terremoto in Abruzzo, il Ministero delle Infrastrutture ci tiene a far sapere che la cosa è stata corretta e che i controlli si faranno prima della messa in opera. Salvo proroghe.

Ma così rischiamo di oscurare lo straordinario lavoro di volontari e soccorritori che in queste ore prestano servizio nelle zone terremotate. Infatti restano nell’anonimato, mentre continuano a donare con generosità la loro opera inestimabile nel silenzio dell’abnegazione. Presenti dove c’è più bisogno e perciò ben lontani dal circo mediatico, allestito attorno alle rapide visitine a consumo elettorale, rigorosamente davanti alle telecamere, dei politici in passerella: voyeurismo itinerante dei presenzialisti da tragedia. È l’imperdibile occasione per arricchire l’albo fotografico da sfogliare in diretta sulle Reti amiche, unificate per celebrare lo sciacallaggio del dolore rubato.

E non è un caso che più che aiuti materiali e generi di sussistenza si chiedano ‘soldi’. Ma non esisteva un fondo europeo per le calamità naturali? Ma non siamo noi il Paese che ha rifiutato con sdegnato orgoglio le offerte internazionali? Donazioni e versamenti in denaro per la ricostruzione, quando mancano i bagni chimici, le forniture idriche di acqua potabile per i campi di raccolta ed i container per le docce. Scarseggiano i gruppi elettrogeni per il riscaldamento e l’illuminazione. Si utilizzano tende senza impermeabilizzazione termica. Mancano pannolini, assorbenti, sapone, spazzolini da denti, ricambi di biancheria intima, carburante per le auto (finora l’unica fonte di riscaldamento nelle fredde notti abruzzesi). A molti TIR e camion con generi di sussistenza primaria viene ritardata la partenza verso le zone disastrate. Si dice che manchi il coordinamento, ma non c’era l’intero governo a coordinare?!? Si dice che manchi il personale per scaricare gli aiuti, ma non è stata sconsigliata la partenza di nuovi volontari visto che ce n’erano a sufficienza? 

Ma il Governo vuole solo sostegni in denaro; servono fondi! Sarebbe curioso sapere quanto del loro pingue emolumento i 600 e passa onorevoli destineranno in offerte, e quanto siano costate le gite ‘istituzionali’ in elicottero dei vari politici in pellegrinaggio sulle zone disastrate. Forse per gli aiuti economici potrebbero essere utili i 470 milioni di euro che verrebbero risparmiati, se solo venissero accorpate in un unica data le 3 tornate elettorali che si terranno nel mese di Giugno. In pratica, si vota 3 domeniche su 4. Ma il resto d’Italia deve stare ai ricatti politici ed alle compiaciute porcate di quell’abominio chiamato LEGA.

Ma no, parliamo d’altro… in TV c’è “Porta a Porta”!

 

I Numeri di Alemanno

Posted in Roma mon amour, Stupor Mundi with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 8 gennaio 2009 by Sendivogius

 

8 Mesi al buio.

La lunga notte di Retromanno

 

giovanni-alemanno1 Da quando Gianni è diventato sindaco, ancora non se ne capacita… Sta lì con quegli occhietti febbricitanti da civetta in calore, onnipresente ovunque e comunque, stretto nella sua fascia tricolore a ricordare un vecchio proverbio: “culo che non vide mai pantalone se ne fece per cent’anni meraviglia”.

Siccome governare una metropoli è cosa difficile, Gianni preferisce delegare ad altri l’onere (un disturbo profumatamente pagato), dedicandosi a ciò che gli riesce meglio: la Propaganda.

Proclami e strombazzate costituiscono lo spettacolino pirotecnico, che dovrebbe distrarre dal black out amministrativo di una metropoli consegnata al buio dell’improvvisazione.

Una faccia per ogni circostanza. Forse Roma meritava qualcosa di più che diventare il teatrino piombato per un’orgia presenzialista, dove inscenare il reality show del virtuoso camerata superdodato. Ad Alemanno piace indossare i panni del sindaco-vigilante che veglia sulla città e sui suoi abitanti, esibendo la grinta interventista del ferreo risolutore secondo un copione ormai collaudato. Peccato che le improvvise ritirate e le vorticose inversioni di marcia abbiano fatto guadagnare al neo-sindaco il soprannome di Retromanno.

“Per prima cosa rimuoveremo la teca dall’Ara Pacis di Augusto. Fa schifo!”

La vituperata teca dell’architetto Meier sta sempre là. Verrà forse rimossa in futuro, con un ‘referendum popolare’, o magari no.

“Non permetterò mai che si realizzi all’EUR, l’orribile Nuvola di Fuksas.”

Naturalmente, l’opera architettonica di Fuksas si farà.

“Abolirò la ‘Festa del Cinema’! Anzi no, la cambierò!”

Gianni ha ragione: troppo cosmopolita, troppo aperta, troppe star internazionali… Meglio qualcosa di più casereccio, che gli ricordi le vecchie sagre paesane alle quali evidentemente è più avvezzo. Qualcosa che sia all’altezza dell’alemannico palato e in sintonia con i gusti pecorecci dei post-missini in Campidoglio…

“Sopprimerò i menù etnici da tutte le mense delle scuole elementari!”

Per il momento Alemanno, romano d’adozione, s’ingozza con la Pajata per rilanciare la cucina tradizionale dei quiriti. Che cos’è la pajata?!? ‘È merda!’ come ebbe a dire Alberto Sordi ne ‘Il Marchese del Grillo’. A ciascuno il suo. In fondo, sosteneva Feuerbach, un grande pensatore tedesco, “Sei ciò che mangi”.

Contro il traffico che stritola la Capitale, siamo alla schizofrenia:

§   “Via la sosta a pagamento e le strisce blu!”

Dopo aver costruito a tavolino, e alimentato per anni, la fortunata leggenda urbana secondo cui la STA (la società che gestisce i parcometri) apparterrebbe alla ‘moglie di Rutelli’ (!?!), si doveva dare un forte segnale di ‘discontinuità’. Risultato: traffico impazzito, perdite ingenti per le casse erariali, ripristino di tutti i parcometri

§   Eliminazione delle cosiddette ‘strade verdi’, per la gioia dei bottegari e un pò meno dei residenti.

§   Eliminazione dei blocchi della circolazione o delle targhe alterne.

§   Eliminazione della ZTL (Zona Traffico Limitato): auto ovunque e dappertutto. Stronzate demenziali come parcheggi e apertura alla circolazione delle banchine del Tevere, lungo gli argini, sono state momentaneamente abbandonate dopo la (non) esondazione del fiume.

§   Eliminazione delle ‘Domenica senza auto’, sostituite però dal picnic ai parchi cittadini.

§   No alla costruzione dei sottopassi per decongestionare il traffico dell’EUR.

§   Condono di multe e contravvenzioni. “Sì; No; Non so; No; Nì…”

Un poco meglio invece sul fronte del ‘decoro urbano’, con una serie di ordinanze:

Antiprostituzione, che ha convinto le prostitute a lasciare le strade consolari per battere le vie laterali.

Antiborsoni. Si applica anche ai viaggiatori della tratta Roma-Fiumicino?

Antibivacco. E il picnic day domenicale?

Antiaccattonaggio e antirovisamento. Questi ultimi provvedimenti, concepiti per gli zingari, hanno ad oggetto gli ultimi degli ultimi: si impartisce al barbone che fruga nei bidoni in cerca di cibo una multa pecuniaria. Anche un imbecille capirebbe l’assurdità di un provvedimento, privo di qualsiasi efficacia per sua stessa natura. Alemanno invece non l’ha compreso. Spieghiamo dunque per le menti semplici: Se avessi i soldi per mangiare, rovisterei nella spazzatura? E una volta multato, come pensi io possa pagare? Misteri della ‘tolleranza zero’. 

Antigraffitari e Antirifiuti. Da questo punto di vista, la città fa ancora più schifo di prima e l’indignato Primo Cittadino se l’è presa coi romani, che sarebbero degli zozzoni e ignorano i suoi appelli. Vero. Verissimo! Che vogliamo fare sindaco?!? “Riduciamo gli obiettivi della raccolta differenziata al raggiungimento del 25-30%”. Sfolgorante!

 

LA BANDA DEL BUCO

“Vorrei regalarvi mari e monti, di tutto e di più, calare la Luna in un pozzo e farvene dono, ma non posso. Perché?!? Ma è così chiaro! È colpa del buco lasciato dalla sinistra”.

L’invenzione tremontiana è l’alibi perfetto, la calunnia ad effetto, la manipolazione mediatica preferita da ogni cialtrone senza ritegno, che voglia entrare nella stanza dei bottoni senza pagare pegno. La menzogna è il nuovo strumento di governo per manovratori deresponsabilizzati, ma eticamente disturbati. Perciò, ad ogni difficoltà, denunciamo prima il famoso buco di Prodi e ora quello di Veltroni. A sentire Retromanno ed i suoi sodali, il nuovo buco in questione supererebbe la fantasmagorica cifra dei 10 miliardi di euro. E in effetti si tratta davvero del buco senza fine, tipico di tutte le stronzate senza fondo. Gianni dovrebbe capire che non si può continuare a sparare minchiate a oltranza (per questo c’è già l’inesauribile Gasparri). La drammatica verità è che Alemanno ha promesso troppo, ma si trova a corto di quattrini. E non può rivelare l’inconfessabile: l’abolizione dell’ICI ha prosciugato le casse comunali (solo 406 milioni di euro in meno). Ora che è sindaco ha scoperto che la città dovrebbe anche essere amministrata, possibilmente nei limiti della decenza, e che lui non sa da che parte cominciare. Per questo, dopo gli stravolgimenti attuati dalla nuova giunta, la città non ha un piano mobilità, non ha una vera prospettiva sulle iniziative di rilancio culturale e di intervento sociale. Né ha una pianificazione urbana, soprattutto dopo le infinite varianti previste a modifica dell’ultimo PRG.  Proprio perché ha a cuore l’edilizia sociale, la giunta Alemanno ha bloccato (stornando i fondi altrove) i cosiddetti piani di zona, volti al finanziamento di opere pubbliche e servizi nelle zone periferiche della città: Romanina; Settecamini, dove in compenso verranno ammassati i rom sgomberati nei raid propagandistici del sindaco; Massimina e Casal Brunori. Ciò comporta il mancato completamento del II° Piano di Edilizia Economica e Popolare, ossia la costruzione delle case destinata alla vendita e all’affitto calmierato per le famiglie più svantaggiate. In alternativa, il sindaco pensa di continuare ad imbonire i romani con tante belle parole sul Social Housing (termine nuovo per un problema antico), ovvero sull’emergenza abitativa, per nascondere un’unica devastante realtà: la più grande speculazione edilizia dai tempi del sindaco Rebecchini, con una mostruosa cementificazione di ciò che ancora resta dell’Agro Romano. Insomma, si tratta dell’ennesimo regalo agli insaziabili palazzinari romani: gli immarcescibili Caltagirone, i Mezzaroma, i Lamaro, i Toti, i Bonifaci, con l’aggiunta del sempreverde Ligresti col corollario di vecchi e nuovi immobiliaristi d’assalto. L’obolo inevitabile che ogni amministrazione versa ai veri re di Roma: i signori del mattone, già beneficiati in abbondanza dalla pure generosa giunta Veltroni. E questo mentre si tolgono i soldi per le case popolari già previste.

Di concreto, finora è stato attuato un feroce e radicale spoil system che non ha neppure risparmiato il vecchio prefetto della città, reo di non assecondare la nuova giunta nei suoi deliri securitari, insieme all’occupazione manu militari di tutte le aziende municipalizzate e le società partecipate, con la moltiplicazione delle poltrone per amici e capibastone.

 

UNA COMMISSIONE PER OGNI PROBLEMA

squadristi2Attualmente, l’unica cosa che sembra fiorire in città è lo spropositato numero di commissioni alle quali affidare la gestione capitolina, comprese tutte quelle mansioni che, di norma, rientrerebbero nelle competenze del sindaco. La Commissione Marzano (la Attalì de noantri), per i lavori della quale sono stati stanziati 200.000 euro. La Commissione sulla sicurezza e sull’ordine pubblico, affidata al generale Mori: un singolare doppione che si contrappone alla delega per la sicurezza, recentemente sottratta al povero Samuele Piccolo che si è permesso di contestare il generalissimo; si sovrappone alle competenze della Prefettura; e tallona la Questura.

È in studio anche una Commissione per il controllo del Tevere.

E una per l’uso intelligente della carta igienica.

Evidentemente, i nuovi emolumenti non rientrano nel piano di rientro e nelle variazioni di bilancio, previste per sopperire al famigerato “buco di Veltroni”, perciò il capo di Gabinetto del Sindaco può contare su uno stipendio di circa 26.700 euro lordi mensili. E poi ci sarebbero le spese per l’Ufficio di Presidenza del consiglio comunale: alla bisogna sono stati stanziati 740.000 euro. Per recuperare la cifra, è stata annullata la prevista costruzione delle scuole ai quartieri: Torrino, Mezzocamino, Cinquina. In fin dei conti, per l’istruzione ci sono già i privati e sarebbe ora di valorizzarli di più.

È l’illusione del Fare sovrapposta alla sostanza dell’Agire, attraverso le mistificazioni populiste del grande inganno decisionista.

È stato scritto che Giovanni Alemanno abbia condotto “una campagna elettorale segnata da un interventismo linguistico e pratico degno d’attenzione”. Più che il linguaggio, hanno potuto le scelte dei brillanti strateghi del PD, in primis Bettini, che hanno fortissimamente voluto la candidatura del margherito Rutelli, secondo una politica di scambio e di bilanciamento degli equilibri tutta interna al partito. Per il resto, non si ricordano grandi temi sollevati in campagna elettorale da questo insospettabile mago della comunicazione, a parte lo sventolio (piuttosto indegno) degli stracci insanguinati dagli ultimi fatti di cronaca nera. Salvo poi calare il sipario sull’emergenza criminale ad elezione avvenuta. Spirito austero ha subito eliminato l’odiata ‘Notte Bianca’, troppo legata all’immaginario veltroniano di una metropoli serena e socializzante. In compenso, Alemanno e i suoi consiglieri sono riusciti a creare la percezione diffusa di una città violenta e pericolosa. Il primo effetto pratico di una visione di così ampio respiro è stata la flessione del turismo a Roma, con relativo crollo delle presenze. E se due turisti olandesi di mezza età vengono aggrediti, brutalizzati e violentati da due romeni, a pochi passi da Ponte Galeria, dove c’è un CIE (Centro di Identificazione e di Espulsione), con tanto di presidio militare (i famosi soldatini in città)… Cazzi loro! Il sindaco mica può presidiare anche le aree più periferiche. Oltre al danno l’insulto, per chi osa offuscare la ritrovata sicurezza della città spaventata ad arte.

 

CHIACCHIERE E DISTINTIVO

Ad ennesima riprova che Roma non è la delta city insicura e letale che la destra (post?) fascista descrive ad intermittenza, a seconda di chi la governa, il 2008 ha visto una ulteriore riduzione dei reati secondo quanto riferito dalla Questura. La criminalità a Roma rimane incredibilmente bassa, se rapportata alle grandi metropoli europee. Ma certi trionfalismi nella lettura dei dati risultano ugualmente stucchevoli.

La statistica è una scienza fredda e senz’anima, incapace di rendere il dramma del singolo, se maneggiata dal vituperato governo Prodi e da Amato ministro. Incontestabile e inoppugnabile quando si tratta di incensare i presunti successi della destra di governo, in una dimensione dove la matematica, da scienza, diventa opinione.

numeri-alemanno1

Coerentemente, l’Ufficio Propaganda del camerata Gianni ha subito festeggiato l’evento col solito manifesto celebrativo. “I numeri di Alemanno: 6216 espulsione nel 2008”. Appunto, numeri. Si tratta infatti di decreti di espulsione emessi dal questore, il classico “foglio di via”: un prestampato nominale, col quale viene intimato allo straniero indesiderato di allontanarsi dal territorio nazionale entro 30 giorni, o giù di lì. Carta straccia priva di effetti pratici. I rimpatri effettivi, con accompagnamento coatto alla frontiera, sono stati 1304.  Tra questi, i cittadini comunitari espulsi (leggi: Rumeni) sono stati 324. Da notare che i decreti di allontanamento per motivi imperativi di pubblica sicurezza nei confronti di cittadini comunitari sono stati 1032. Questo vuol dire che in città circola a piede libero, o in stato di fermo presso i CIE, la bellezza di 708 stranieri delinquenti abituali: i temutissimi figli di Dracula, che tanto terrorizzano i poveri fans di Retromanno.

Nel 2008 gli omicidi a Roma sono stati 41, i responsabili dei quali sono stati per circa il 50% individuati. Questo vuol dire che ci sono almeno 20 potenziali assassini a piede libero.

Crollano del 20% le rapine in banca, che però vengono abbondantemente compensate con le rapine agli uffici postali aumentate del 15%.

Funzionano alla perfezione poi le strutture di recupero e reinserimento sociale previste dal DDL contro la prostituzione da strada: delle 3064 “peripatetiche” (adoro il gergo poliziesco) fermate, ben 33 persone si sono rivolte ai “centri appositamente preposti”.

WOW! Un successone!

In questo florilegio di dati, invece non è dato conoscere il numero delle violenze sessuali consumate in città. Non ne fornisce comunicazione la Questura, non la Prefettura, meno che mai il Comune. Secondo le tabelle del Viminale, a giugno 2008 sembrano esserci stati a Roma 96 violenze denunciate. Secondo Telefono Rosa, le violenze carnali nell’Urbe sarebbero state 163, ma non ci sono conferme. E non fa per niente piacere sapere che il 2009 si apre con una ragazza pestata a sangue e violentata negli affollatissimi padiglioni della Fiera di Roma, durante le celebrazioni di Capodanno. Lo stupro è un argomento delicato… e politicamente sensibile. Per questo è meglio non parlarne… specie da parte di chi, con assoluto cinismo, ne ha fatto uno strumento di lotta elettorale. Eliminata la notizia, eliminato il fatto.

 

I NUMERI CHE NON PIACCIONO

Tra le classifiche che Alemanno si guarda bene dal pubblicizzare, c’è sicuramente quella stilata da ‘Il Sole 24 sulla qualità della vita nelle città italiane: le Pagelle Sole 24 Ore – 2008

Sei criteri di valutazione incentrati su:

1.          Tenore di vita

2.          Affari e lavoro

3.          Servizi e ambiente

4.          Ordine pubblico

5.          Popolazione

6.          Tempo libero

Roma è precipitata dall’8° al 28° posto in un solo anno, perdente su tutti i parametri di riferimento.

Gianni Alemanno è il sindaco, ma indovinate di chi è la colpa?