Archivio per Sovranismo

(140) Cazzata o Stronzata?

Posted in Zì Baldone with tags , , , , , , , , , on 31 ottobre 2020 by Sendivogius

Classifica OTTOBRE 2020″

«Ma perché dovrebbe esserci una seconda ondata di contagi?
‘Sta roba che stanno dicendo: “Attenzione! Attenzione! E a ottobre… e a Novembre!”.
È inutile continuare a terrorizzare le persone!»
Matteo Salvini
(25 Giugno 2020)

Se è vero che il potere logora chi non ce l’ha, figuriamoci quanto la cosa possa rodere a Capitan Sugna (che di poteri ne voleva a pieno regime, prima di scambiarli con un mojito) in un rimestio di succhi gastrici, ora che è costretto ad inseguire i complottari da re-tweet ed i qanonisti del nazi-populismo, mentre delle sue perfomance di governo altro non si ricordano se non le abbuffate pantagrueliche di cibo spazzatura, la passione per i travestimenti in divisa e le pose volitive da duce in terrazza in versione extralarge, offrendo il suo corpaccione obeso in ostensione perenne ai selfie dei devoti. Uno così al massimo lo ricicli come sagoma cartonata per nostalgici mussoliniani, con tutto il solito repertorio dell’opera in nero, mentre soffre la concorrenza della ducia ossigenata della Garbatella e dei suoi Fascisti d’Italia.
Dei suoi programmi non è dato sapere, a parte lo sdoganamento del Ku Klux Klan mentre sbaciucchia rosari, in un coacervo di contraddizioni schizofreniche, per la sua azione di guastatore a tempo pieno senza che mai affiori lo straccio di una proposta o di un’idea concreta, che non sia il mero raffazzonamento di un consenso spendibile a mezzo social per il meme del giorno. Difficile trovare altro in questa soppressata di sciacallaggio e cialtronismo estremo che si incontrano e si fondono insieme per un immondo pancotto in crosta fascistoide, nel nome del popolo sovranista.
Certo, se ci fosse stato LVI al governo, meglio se coi pieni poteri, sarebbe stata tutta un’altra storia… basta guardare alla straordinaria gestione che della pandemia hanno fatto le principali regioni a trazione leghista, tra le quali spicca l’inarrivabile modello costituito dalla Lombardia della mitica accoppiata tragica Gallera-Fontana. Insomma, una roba tipo Trump-Bolsonaro-Johnson, tanto per non smentirsi (dimmi con chi vai e ti dirò chi sei). E probabilmente avremmo dovuto inventare una nuova scala per la misurazione delle fasi pandemiche, dopo la cura miracolosa di Capitan Sugna…
Ma insomma, vuoi mettere il brivido di una vera epidemia di massa nell’Italietta autarchica in regime autocratico, con LVI per presidente ed i vari Del Debbio, Porro, Sallusti, Belpietro, Gervasoni, Giordano… a cantare i ritrovati destini fatali dal fondo della fogna sovrana?!?

Hit Parade del mese:

01. IL GIORNO DELLO SCIACALLO

[30 Ott.] «Conte e Lamorgese hanno la responsabilità morale dell’attentato di Nizza.»
(Matteo Salvini, l’instancabile sciacallo)

02. IL NEMICO ALLE PORTE

[26 Ott.] «In Europa contro i musulmani si sta compiendo una campagna di linciaggio simile a quella contro gli ebrei prima della Seconda Guerra Mondiale.»
(Recep Erdogan, l’aspirante califfo)

03. A GABBIE APERTE

[29 Ott.] «Il lockdown è il nuovo comunismo.»
(Nicola Porro, fasciosovrano)

04. SCIACALLI DI TUTTO IL MONDO…

[30 Ott.] «I medici fanno più soldi se qualcuno muore di Covid.»
(Donald Trump, Psicopatico)

05. PROPAGANDA LIVE

[31 Ott.] «Al governo chiediamo più serietà e meno propaganda»
(Giorgia Meloni, la ducia minor)

06. DUE COGLIONI CON UNA FOLA

[27 Ott.] «Bertolaso smaschera business dei positivi: “2.000 € al giorno a ricoverato”»
(Davide Barillari, il Debunker)


07. IL MONDO NON BASTA

[07 Ott.] «Devo decidere tra i 5 Stelle e il mondo.»
(Alessandro Di Battista, mitomane)

08. PERCEZIONI

[20 Ott.] «Ci stiamo attenendo in maniera rigorosa alle indicazioni del Governo e del Comitato tecnico-scientifico, che ha stabilito che il riempimento dei mezzi all’80% è un trasporto sano e fisiologico. Ovviamente, la percezione su un mezzo che ospita 80 persone invece delle 100 possibili è quella di essere molto vicini.»
(Giovanni Mottura, amministratore unico di ATAC)

09. A CULO NUDO

[07 Ott.] «Il sesso è sdoganato e la maggior parte delle donne se le definisci ‘troie’ sono contente. Ma non in senso offensivo!»
(Giuseppe Cruciani, il Sessuologo)

10. LA SODDISFAZIONE DA 1,8%

[22 Ott.] «Io oggi sono talmente felice del risultato che non riesco a capacitarmi di come, col risultato impressionante di Italia Viva, non ci diciate bravi.»
(Matteo Renzi, caso umano)

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The Yellow Bastard

Posted in Stupor Mundi with tags , , , , , , on 7 settembre 2020 by Sendivogius

Oggi parliamo di Marco Gervasoni, indomito castigatore seriale del politicamente corretto, eroe incompreso dell’insulto digitale come forma di raffinata provocazione intellettuale, lo Chateaubriand del citazionismo d’autore compresso in pillole di sovranità violata, il Gentleman dall’inconfondibile humor inglese, il Prosator Cortese dai distici elegiaci del sovranismo in rime…
Uno che, per dirla col “Sommo Poeta”, ha fatto del proprio cul trombetta, per l’inconfondibile cafone che si crede tanto alternativo. E se ne compiace, tutto soddisfatto come un bambino di tre anni in piena fase anale, mentre muove i primi passetti incerti nel mondo dei fantomatici patrioti, coi vari ‘porri’ a condire le consuete zuppe alla merda (specialità della casa sovrana).
Irresistibile quando disquisisce sull’appeal altrui, soprattutto se si tratta di donne (il solito signore). Che detta poi da una macchietta eccitata che sembra un incrocio ibridato tra lo Zio Fester e Ethan Roark Jr. (dopo il trattamento di bellezza) è veramente tutta da ridere, col suo fascino pelato.
Una roba esilarante… Quasi come un professorino, di quelli sfigati a brutto proprio, assunti a contratto nell’università amica per meriti ‘culturali’ non meglio precisati, e quindi temporaneamente parcheggiati in qualche Bucodiculolandia di provincia.

È lo stesso figuro comico che a tempo perso scacazza, come un piccione incontinente sulle pagine della nuova pravda sovranista della Verità negata.
Non se ne voglia Herr Professor. Il nostro è in realtà un “esperimento di psicologia sociale e politico”, ispirato da cotanto acume accademico… un vaffanculo sperimentale, a fini rigorosamente scientifici, nella certezza che il professore apprezzerà…

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MAGNA CHE TE PASSA!

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , , , on 21 luglio 2020 by Sendivogius

Se all’appallata ducia della Garbatella, 82 miliardi di euro a fondo perduto e senza interessi sembrano pochi, per “un risultato inferiore alle aspettative” (chissà cosa e quanto pensava di ottenere lei, con la sua truppa di nostalgici in camicia nera e braccino sempre teso), a Capitan Sugna l’improvvisa infornata miliardaria, dopo tanti Bengodi promessi, ha provocato un mezzo collasso estivo, tra un selfie e l’ennesima abbuffata, al netto delle stronzate con le quali ci ammorba a schizzo continuo.
Ed eccolo lì, l’obeso citrullo sovrano mentre si contorce e sbava, come un capitone sbattuto a spurgare sul bagnasciuga delle ambizioni schiantate, corroso dai livori e dall’invidia, annaspando tra i rigurgiti rancidi del suo nazismo a dimensione social, col bolo maldigerito che gli cola dalle ganasce spalancate, in fase orale perenne, su compulsione manducatoria.
E rimasto in secca, se ne sta lì a salivare e spumare bile, vomitando qualcosa su flat tax (ragalone per i ricchi ladroni amici suoi), abolizione del codice degli appalti (la mafia ringrazia sentitamente), e le nozioncine rimasticate poco e male del bignamino di economia sovranista, a cura della premiata ditta Borghi-Bagnai, tra una peperonata ed una soppressata di mezzanotte, che ora va ruttando in stato confusionale, con gran fragor di peti a cul sospinto. E intanto chiama tutti a raccolta per la rivolta fiscale, promettendo di pagare LVI gli avvocati… 49 milioni di euro versati su conti russi possono bastare. Coerentemente, si preoccupa delle clausole vessatorie, legate alla condizionalità dei fondi europei: tipo l’imprescindibilità di essere uno “stato di diritto”. Una condizione davvero insostenibile per LVI che voleva i pieni poteri ed annunciava l’investitura sovrana tra i culi del Pepeete, appollaiato a sbavare sotto il cubo. E gli toccherà aspettare il prossimo giro per spezzare le reni alla UE e rinviare i festeggiamenti del ritorno alla lira in carrozza, mentre tifa per lo schianto dell’Italia.
Uno così, in un paese normale, sarebbe già finito nel pozzo nero delle vergogne nazionali, dopo aver tirato lo sciacquone per disfarsi dell’orrendo merdone. Da noi, tutt’al più, lo si candida alla Presidenza del Consiglio!

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Due Americani a Roma

Posted in Ossessioni Securitarie with tags , , , , , , , , , , , , on 27 luglio 2019 by Sendivogius

Un carabiniere viene ammazzato in servizio, durante quella che avrebbe dovuto essere una semplice operazione di routine, e subito si scatena la canea sovranista alla quale, con ogni evidenza, della sventurata sorte del povero ragazzone campano in divisa NON frega assolutamente nulla. Se non fosse che l’occasione era davvero troppo ghiotta, per non scatenare gli umori biliari dei nazisti di casa nostra e liberarne i furenti spiriti, nel consueto esercizio di razzismo quotidiano (perché quello è), con tutto l’odio che gli rode dentro, da sversare nelle accoglienti cloache ‘social’.
Perché una vicenda vale l’altra, nell’ansia da linciaggio che fa vibrare l’amigdala degli squadristi da tastiera, purché ricorrano sempre gli stessi ingredienti fondamentali, atti a scatenarne i conati on line: africano, negro, straniero, clandestino, extracomunitario, immigrato… assurte a parole dell’odio virale, veicolato per le vie digitali. Così come nulla fregava loro della terribile fine di Pamela Mastropietro e Desirée Mariottini, che in altri tempi avrebbero subito liquidato (col migliore degli epiteti possibili) come due “tossiche” (e sui tossici di merda si può trovare un ricco campionario apologetico, al pari di quello dedicato ai negri), finché non ne hanno capito quanto fosse spendibile il potenziale evocativo nella campagna propagandistica di quel revanchismo nazistoide che si fa chiamare “sovranismo”.
Per questi, la morte (altrui) non è una tragedia, non è un lutto da rispettare (possibilmente in silenzio), ma costituisce una straordinaria opportunità da sfruttare e strumentalizzare, nell’indegna necrofilia che ne smuove gli umori più torbidi giocando sulla curiosità morbosa della “gente” (di merda); ovvero: quella plebe amorfa e dalle pulsioni ripugnanti, che scambiano per “popolo” e con cui si riempiono la bocca da mane a sera, continuando a spargere liquami e veleni.
Quindi, in concomitanza con la tragica morte di Mario Cerciello Rega, figuriamoci se poteva mancare il solito cicciare di post rabbiosi, in un’orgia forcaiola a chi la spara più grossa alla destra del Ku Klux Klan, per una sbavante colata di odio strumentale, col quale il nazista legittima se stesso, insieme all’irrinunciabile sfilata di sedicenti “patrioti” con l’immancabile bandierina tricolore accanto all’avatar, a sottolinearne l’italianità (mai Patria ne uscì più umiliata!). Tutti in-opportunamente aizzati dai soliti noti in camicia nera, che pensano di cavalcare l’ondata di merda montante, per racimolare qualche like in più sui loro squallidi profili e pompare la fogna a fini elettorali, ricorrendo al consueto campionario… 

…salvo cancellare immediatamente i loro post così grondanti di gravissimo sdegno, una volta scoperto che non di due immigrati nordafricani si trattava, bensì di arianissimi giovanotti WASP della middle-class americana, dalle spiagge della California in vacanza di lusso a Roma (dalle bestie straniere ai beach boys!) che hanno pensato bene di accoltellare a morte il carabiniere, per un pugno di euro di cui nemmeno avevano bisogno, nella loro notte brava da leoni.
Dopo tanto sbraitare a vuoto, dopo gli immancabili attacchi gratuiti ai “giornaloni” (che della vicenda hanno scritto tutto) ed alla sinistra radical-chic da salotto che difende gli immigrati (che per l’occasione non c’entrava un cazzo, ma ci sta sempre benissimo come un Catone con Cartagine), e che esiste solo nella fantasia degli analfabeti bifolchi arricchiti che altro non possono vantare se non la propria ignoranza, agli sciacalli s’è improvvisamente asciugata la bava, almeno fino al prossimo cadavere sul quale pasteggiare. Esaurita l’indignazione posticcia a comando, perché mica puoi invocare forche e torture per i simpaticissimi amici americani, adesso è tempo del pietismo piagnone da show domenicale dell’intrattenimento nazionalpopolare, cullato tra le tette della D’Urso, e delle lacrime condivise da coccodrillo. Insomma, qualcosa da alternare al pane e nutella o alla foto del menù del giorno su twitter, per il medesimo ed immutabile squallore.

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ADOREMUS

Posted in Ossessioni Securitarie with tags , , , , , , , , , on 9 dicembre 2018 by Sendivogius

Il Travestito al Viminale, col feticismo per le uniformi della polizia, ancora non l’ha capito di essere un ministro della Repubblica e che le adunate delle camicie nere, per la venerazione del ‘Capitano’ nella rievocazione vintage del “sabato fascista”, mal si addicono ad una democrazia dove un vicepremier non stila liste di proscrizione dei nemici da far bastonare ai suoi squadristi digitali (dalla camicia verde a quella nera il passo è breve), mentre promette di fare di nuovo grande l’Italia, scimmiottando quell’altro bullo cotonato d’Oltreoceano che per lo slogan s’è ispirato direttamente al Ku Klux Klan.
E non si capisce bene se, giusto in ordine di grandezza, pensa di dichiarare guerra all’Austria-Ungheria, o rifondare la Reggenza del Carnaro per l’annessione dell’Istria e Dalmazia, o più modestamente si ispira ai fondali di cartapesta dell’Italietta dai fasti littori dove far giocare i suoi nazisti dell’Illinois.
Eccolo là! Mentre lancia l’OPA su Roma, convinto che il suo terrorismo securitario basti a far breccia sugli smaliziatissimi quiriti, attorniato dai manipoli in trasferta di quegli stessi “terroni di merda”, che fino a qualche tempo fa avrebbe voluto lavare col fuoco, e che ora giungono a Roma per l’Adoremus dell’ultimo omino della provvidenza, tra un ragù griffato ‘STAR’ ed altri impellenti interrogativi esistenziali su “cosa me magno stasera”, la sua ricetta ideale l’ha già trovata: Dio-Patria-Famiglia, perché alla fine sempre lì si va a pescare, in una piazza estasiata, dove avrebbe potuto gridare di tutto… da “Viva Maria!” a “Viva la mamma!” (ma anche un viva la fica e che dio la benedica non avrebbe fatto alcuna differenza)…

Se la cava invece con un surreale “W gli spaghetti” (!), tanto è l’entusiasmo della folla dinanzi al duce ritrovato in abiti da messia, per il quale non contano le idee ma le suggestioni che la paura riesce ad evocare, quando abilmente manipolata.
Dal sovranismo al sanfedismo, dopo aver predicato per anni la secessione della fantomatica repubblica di padania prima della svolta reazionaria, il Salvini nazionale, in una versione stranamente ecumenica, invoca la protezione divina ed inneggia al crocifisso, da brandire possibilmente come un manganello nella crociata contro negri, musulmani, ed altre calamità immigrate, da respingere a colpi di cotechino e casette di truciolato (made in China), con “sacra famiglia” inclusa, catapultate sugli zucchetti dell’infedele invasore, in una pioggia salvifica di bambinelli e madonne.
E poco importa se poi il presepe, assurto ad emblema dei “valori e della cultura italiana” (ohé addirittura!), a ben vedere rappresenta due profughi (incinta Lei e cornuto Lui) che vengono alloggiati abusivamente in una stalla occupata (e la cometa di Halley parcheggiata sopra), mentre tutto intorno a loro si agita una folla di straccioni, vù cumpra ed altri venditori abusivi, che schiamazzano nel cuore della notte, con tre loschi stranieri con turbante e palandrana, tra i quali il negro Baldassarre, che offrono sostanze strane di dubbia provenienza, in un paesaggio mediorientale tra palme e cammelli.

Si tratta senza dubbio di una rappresentazione fondamentale, una fotografia fedele, della “nostra cultura e identità nazionale”, per i tradizionalisti del tweet accanto che evidentemente, tra un saluto romano ed un omaggio allo Zio Adolfo, non ne hanno capito bene il significato.

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Letture del tempo presente (III)

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , , , , , , , , , , on 28 ottobre 2018 by Sendivogius

La Patria è di destra o di sinistra?

Ennesima polemica a sinistra, scatenata dal fatto che Stefano Fassina ha chiamato la sua associazione culturale “Patria e Costituzione”, attirandosi subito l’accusa di “rossobrunismo”. Chi la lancia non sa quel che dice, anche se l’uso di quel termine è discutibile, ma per ragioni del tutto diverse.

di Carlo Clericetti
(18/09/2018)

 «La sinistra dispersa e litigiosa ha trovato un nuovo motivo di divisione e di insulti. L’occasione è stata la costituzione di una nuova associazione culturale, promossa da Stefano Fassina con Alfredo D’Attorre e un nutrito gruppo di intellettuali, che ha lo scopo di incidere sul dibattito politico costruendo una cultura per la sinistra dell’attuale momento storico. Ma a scatenare le polemiche è stato soprattutto il nome, che Fassina ha scelto nonostante i dubbi avanzati da alcuni partecipanti alla discussione: “Patria e Costituzione”. Tanto è bastato per attirare l’insulto di moda, peggiore anche di “populismo” e “sovranismo”, ossia quello di “rossobrunismo”, cioè un ibrido tra posizioni di estrema sinistra ed estrema destra.
Se usare il termine “Patria” basta per essere accusati addirittura di filo-nazismo (le “camicie brune”, come si ricorderà, erano appunto i nazisti), bisogna dire che il dibattito politico è scaduto a livelli inferiori a quelli di un Bar Sport. Noti rossobruni, in questo caso, sarebbero per esempio Che Guevara (con il suo “Patria o muerte”), Palmiro Togliatti, Lelio Basso e tantissimi altri che trovano posto nel pantheon della sinistra storica. E persino la rivista dell’associazione dei partigiani (l’Anpi), come ha ricordato Fassina, si chiama “Patria indipendente”.
 Sgombrato il campo dagli insulti lanciati non si sa se per ignoranza o malafede, ci si può chiedere perché rispolverare un termine che da molti anni non fa più parte del vocabolario della sinistra. L’intenzione di Fassina e compagni è che i due termini vadano strettamente legati: la “Patria” è quella disegnata dalla nostra Costituzione, i cui principi dovrebbero essere prevalenti rispetto a tutto, anche a quello che viene deciso in sede di Unione europea. Il che ha una logica. E’ ormai assodato che il modello di società prefigurato dai trattati e dall’organizzazione dell’Unione europea è diverso da quello che la nostra Costituzione si propone di realizzare (vedere in proposito, per esempio, i libri di Luciano Barra Caracciolo e di Vladimiro Giacché, nel cui intervento è sintetizzato il problema).
Ancora oggi noi ci riconosciamo in quel modello sociale, con cui si pone il lavoro alla base dell’inserimento nella società, e si aggiunge subito dopo che “è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”. Il modello che viene disegnato dai trattati e dagli accordi dell’Unione europea, e soprattutto il modo in cui è stato gestito nella realtà e che le riforme proposte allontanerebbero ulteriormente dal nostro, pone come obiettivi prioritari il controllo dell’inflazione, il pareggio di bilancio, il divieto di intervento dello Stato, la tutela della concorrenza. Una delle formule applicative di quel modello prevede non solo che esista una certa quantità di disoccupazione, ma addirittura che sia opportuna.
La differenza sostanziale consiste nel fatto che questo modello si propone di far funzionare al meglio un certo tipo di economia, e la società deve adattarsi al suo funzionamento; il nostro modello prefigura invece un certo tipo di società, e sta poi alla politica individuare quali meccanismi economici siano in grado di realizzarla. Queste impostazioni si riflettono anche sulla struttura istituzionale: nel primo modello sono i tecnici – o meglio, le regole instaurate in base alle prescrizioni di una determinata teoria economica – a stabilire le compatibilità. I politici possono scegliere una linea vagamente progressista o più conservatrice, ma solo all’interno delle compatibilità definite, alle quali “there is no alternative”.
La storia ci dice che invece le alternative ci sono, e i sistemi democratici sono nati appunto per far esercitare ai cittadini la scelta tra di esse. Chi dunque continua a proporre “più Europa” sta di fatto promovendo in modo implicito una riforma costituzionale ben più radicale di quella bocciata dalla maggioranza degli italiani il 4 dicembre del 2016, perché riguarda non solo il modo di funzionamento dello Stato, ma anche i valori fondamentali espressi nella nostra Carta e la stessa logica del funzionamento della democrazia.
Gli europeisti di sinistra – da Yanis Varoufakis a Luciana Castellina – concordano quasi del tutto con questa analisi, ma pensano che si debba combattere per cambiare l’Europa, un obiettivo che Fassina & c. considerano irrealizzabile. Come è noto, per cambiare i trattati serve l’unanimità dei paesi membri: che non si raggiungerà mai, non solo per ragioni ideologiche, dato che il modello europeo è stato disegnato secondo i principi dell’ordoliberismo tedesco, ma anche perché vari paesi – Germania in primis – sono favoriti dall’attuale assetto, e dunque a cambiarlo non ci pensano proprio.
Un’uscita dall’Europa o anche solo dall’euro sarebbe rischiosa (a meno che non fosse concordata: ma anche di questo non si vede la probabilità). Ma se vogliamo salvare il nostro modello sociale bisogna stabilire che ciò che prescrive la nostra Costituzione viene prima delle norme europee. Il significato di “Patria e Costituzione” è dunque questo: non è questione di nazionalismo o sovranismo, ma della scelta di conservare il modello di società che la nostra democrazia ha scelto.

Ciò detto, il concetto di “Patria” non è il più appropriato a rappresentare questa linea. Lo usarono i partigiani, è vero, ma in quella fase serviva qualcosa attorno a cui potessero raccogliersi visioni politiche molto diverse, unite dall’obiettivo della lotta al fascismo e della conquista della democrazia, in un paese occupato militarmente da eserciti stranieri; e non c’era ancora la Costituzione che ha fissato i valori della nostra convivenza civile. E al patriottismo di Togliatti non era certo estranea la necessità di affermare che il suo partito, accusato di prendere ordini dall’Unione sovietica, aveva prima di tutto a cuore il bene del paese. In tutto il periodo successivo il termine è stato usato soprattutto dalla destra, e questo lo ha certamente connotato ed è una cosa che può respingere una parte di potenziali elettori progressisti. Ma non è per questo che lo ritengo sbagliato come identificativo di una iniziativa di sinistra. “Patria”, come “nazione”, rimanda a un’identità che non si basa su una scelta razionale, ma sull’essere nati in un certo posto e sulla presunzione che ciò implichi una determinata cultura distinta dalle altre. Che cosa c’entra questo con una scelta politica di sinistra? Chi è di sinistra si sente più vicino all’italiano Matteo Salvini o al francese Jean-Luc Mélenchon? All’italiano Silvio Berlusconi o alla tedesca Sahra Wagenknecht?
Se l’obiettivo è un determinato tipo di società, l’identità che va costruita è politica, non quella che deriva dalla nascita in un certo luogo: con quest’ultima sì rischia di sconfinare nel nazionalismo “ideologico”, mentre ai fini del progetto politico descritto il nazionalismo è puramente contingente e strumentale, per non farsi travolgere dall’altro modello sociale. Non è una differenza di poco conto. E d’altronde la Costituzione è certo basata su valori, ma è un atto di diritto positivo, non ha nessun aspetto trascendente né ne ha bisogno. Invece quello di “Patria” è un concetto trascendente, al contrario dello “Stato” che è una costruzione politica.
Riassumiamo:
Primo. L’Unione europea è stata costruita non solo con un deficit di democrazia, ma soprattutto in base a un modello sociale diverso da quello prefigurato dalla nostra Costituzione. Le scelte seguite all’introduzione dell’euro e la gestione della crisi iniziata dieci anni fa hanno segnato un’evoluzione verso il peggio, e le riforme di cui si sta discutendo enfatizzerebbero questa evoluzione negativa.
Secondo. Non esistono le condizioni per un cambiamento di rotta, né è prevedibile che possano verificarsi in futuro.
Terzo. In questa situazione, lo Stato nazionale è il solo ambito che renda possibile perseguire democraticamente il nostro modello sociale, quello disegnato dalla Costituzione.
Chi poi obiettasse che il progetto dell’unità europea travalica gli interessi nazionali, è invitato ad esaminare con più attenzione il comportamento degli altri paesi membri, nelle politiche economiche e ancor di più in quelle con l’estero. Se riuscirà a rintracciare un solo barlume di solidarietà a scapito degli interessi nazionali di ognuno sarà stato certo più bravo di noi. Questo non significa che dobbiamo isolarci, né impegnarci in una conflittualità permanente. Ma tra queste ipotesi e l’assistere al progressivo disfacimento del nostro modello sociale ci deve ben essere una via intermedia, e questa via consiste nel pretendere rispetto e la possibilità di seguire la nostra strada, e su queste basi impostare la cooperazione con gli altri paesi, senza dubbio necessaria. Se poi chi si pone in questa prospettiva farà a meno di utilizzare il concetto di “Patria”, avrà evitato molti possibili equivoci.
Resta poi un altro serio problema, e cioè che bisognerebbe avere governi che facciano le cose giuste, cosa che non accade da lunghissimo tempo. Ma la soluzione non è farsi governare dagli altri, come molti personaggi “illuminati” della nostra storia hanno creduto (agendo di conseguenza). “Gli altri” fanno gli interessi di chi li deve eleggere, non i nostri, e se qualcuno avesse avuto bisogno di prove dovrebbe già averne avute più che a sufficienza

“La Patria e la sinistra”
 Carlo Clericetti
 (18/09/2018)

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Letture del tempo presente (I)

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 20 ottobre 2018 by Sendivogius

Con l’apertura di questa nuova ‘rubrica’, ci accingiamo a pubblicare tutta una serie di articoli che, a nostro sindacabilissimo giudizio, possano fornire una qualche bussola per orientarsi nei marosi del tempo presente ed in qualche modo contribuire ad interpretare la realtà attuale.
 Ovvero, senza troppe pretese, abbiamo deciso di condividere interventi ed estratti, per autori diversi, che semplicemente ci sono piaciuti e che, in un panorama asfittico, meglio di altri aiutano a comprendere la crisi della ‘sinistra’ (non solo italiana) in tutte le sue declinazioni, ma soprattutto i mutamenti antropologici (ed i vizi antichi) di un corpo sociale ripiegato su se stesso, depresso e svuotato dopo la grande recessione economica, alla disperata ricerca di un nuovo senso dell’esistenza.
Insomma, si tratta di una raccolta di idee e spunti di riflessione, per un breviario minimo di sopravvivenza, in tempi cinici di regressioni culturali.

“I totem rovesciati. Marx per Le Pen e Salvini. I Gracchi per Bannon e Meloni. Liberismo UE per Bersani e PD”

Andrea Del Monaco
(14/10/2018)

 «Rivendicare Più Europa quando il neoliberismo UE significa austerità, svalutazione del lavoro e riduzione del welfare è il modo migliore per far vincere le destre neofasciste. Quando un esponente del fu centrosinistra rivendica la costruzione mercatista dell’architettura europea Matteo Salvini e Giorgia Meloni brindano. I risultati delle elezioni europee del 2019 vedranno trionfare le Destre se la Sinistra lascia a Salvini e Meloni il monopolio della critica all’austerità. Una conferma di questo pericolo si è avuta nel dibattito tra Marine Le Pen e Pierluigi Bersani su Rete 4 nella trasmissione “Quarta Repubblica” dell’8 ottobre 2018: Marine Le Pen guarda Bersani, e, con pacatezza, ripete ciò che nella mattinata aveva detto nella conferenza stampa con Matteo Salvini: “si fanno arrivare gli emigrati perché sono un serbatoio infinito di manodopera a basso costo… si accetta questa immigrazione massiccia per avere una manodopera molto malleabile, con poche difese che accetti qualunque cosa. Pensiamo a ciò che ha fatto la Germania con i mini-jobs. Essi hanno fatto sì che si pagassero i lavoratori due euro l’ora. Considero questa una nuova forma di schiavismo, con tutte le conseguenze che comporta per la diminuzione drastica dei salari: se il mercato è pieno di manodopera a buon mercato, ci sarà sempre qualcuno disposto a lavorare a basso costo”.
 Pierluigi Bersani non guarda in faccia Marine Le Pen. L’ex segretario del PD è in difficoltà, quasi alza la voce: “Li conosciamo da 400 anni i difetti dell’Europa che volete voi: Stati Nazione, dogane, frontiere”. Bersani difende la mobilità delle merci nell’Unione Europea. Questo scambio di battute esplicita perché Bersani e il suo ex partito, il PD, sono destinati a perdere. Marine Le Pen, senza nominarlo, cita Karl Marx, in particolare il paragrafo 3 del capitolo 23 del primo libro de “Il Capitale” dal titolo “Produzione progressiva di una sovrappopolazione relativa ossia di un esercito industriale di riserva”. Cosa avrebbe dovuto obiettare Bersani a Le Pen? Molto semplicemente avrebbe potuto dire: “cara Marine Le Pen, i cittadini africani che arrivano in Italia scappano spesso dalle ex colonie francesi come Mali, Repubblica Centro-Africana, Ciad, Niger, Costa d’Avorio, Congo. I migranti fuggono dalla povertà generata dal vostro neocolonialismo e dalle politiche predatorie delle vostre multinazionali: lei, se fosse Presidente della Repubblica francese, rinuncerebbe al colonialismo e ai profitti delle vostre multinazionali?”. Insomma, per aiutare veramente (non come sostengono Salvini e Le Pen) i migranti a casa loro, non costringerli a fuggire per diventare i nuovi schiavi dell’esercito industriale di riserva, non abbassare i salari in Europa è necessario rinunciare ai profitti del neo-colonialismo e investire in Africa. Nessun presidente francese l’ha mai fatto. Al contrario negli ultimi 50 anni, le classi dirigenti delle ex colonie francesi che hanno tentato di sottrarsi alle politiche neocoloniali francesi, sono state spazzate via da colpi di Stato.

Perché Pierluigi Bersani non ha fatto simili obiezioni a Marine Le Pen? Per tre ragioni: ha abbandonato un’analisi di classe sul lavoro; per opporsi al neocolonialismo delle multinazionali francesi dovrebbe opporsi al neocolonialismo dell’ENI in Niger; per contrastare il neoliberismo UE dovrebbe tornare al socialismo. E così il lavoratore, precario dopo lo smantellamento dell’articolo 18 operato dai Governi di Centro-Sinistra, e l’esodato, prodotto dalla riforma Fornero varata da PD e FI, votano sempre più Lega e FdI. La Sinistra, dopo la repressione di Genova nel 2001, ha progressivamente abbandonato l’opposizione alla globalizzazione neoliberista.
Le destre monopolizzano abilmente la critica al neoliberismo e danno ad esso risposte autoritarie, distorcendo categorie patrimonio della sinistra come il marxista “esercito industriale di riserva”. Salvini l’8 ottobre ha fatto un’abile conferenza stampa anti-UE con Marine Le Pen. Giorgia Meloni il 22 settembre ha invitato ad ‘Atreju’ Steve Bannon, lo stratega politico che ha portato alla Casa Bianca il presidente USA Donald Trump. Bannon ha catturato i militanti di Fratelli d’Italia con tale quesito retorico: “Perché sono populista? Perché la mia famiglia è una famiglia della classe operaia. Chi vorrei vedere al Governo? Le prime cento persone di Fratelli d’Italia che sono venute qui oggi o le prime cento persone che vanno a Davos? Io risponderei le prime cento persone di Fratelli d’Italia che sono venute qui”. Bannon ha collocato il suo partito “The Movement” contro il Forum Economico Mondiale: esso è una Fondazione creata da Klaus Schwab, svolge il suo evento invernale ogni anno a Davos in Svizzera, è finanziato da imprese multinazionali con fatturato superiore a 5 miliardi: tali imprese, quando delocalizzano producono nuovi disoccupati potenziali elettori del Governo Conte.
Per la presenza di Bannon, Bloomberg, CNN, Associated Press, Reuters, Cnn, France 24 hanno mandato i loro inviati ad Atreju. Bannon li definisce suoi odiatori, in quanto legati a Davos. Giorgia Meloni (e Matteo Salvini) oggi battono gli avversari su due campi: abilità mediatica ed egemonia culturale. Ciò che rimane della Sinistra e dell’Ulivo di Romano Prodi riflettano su questo. Dopo aver magnificato la globalizzazione neoliberista, imitando Tony Blair e Bill Clinton, accettato l’austerità della UE, oggi Pierluigi Bersani, ex segretario del PD e ora leader di LEU, critica tardivamente “la mucca nel corridoio”. Nel contempo Matteo Richetti, Francesco Boccia, Marco Minniti, Nicola Zingaretti, Dario Corallo, Cesare Damiano, candidati alla segreteria nazionale del PD, accettano l’impianto mercatista dei Trattati UE.

E così, poiché in Italia e in Europa le Sinistre non difendono più il lavoro e il potere di intervento dello Stato, l’uscita dalla globalizzazione neoliberista avviene da destra. Una Destra molto abile nell’appropriarsi di miti della Sinistra. L’esempio lo fornisce Alessandro Giuli intervistando Bannon ad Atreju: citando Tiberio e Caio Gracco ha chiesto a Bannon “I Gracchi sono morti per dare terra e cittadinanza ai loro fratelli d’Italia, il secondo è morto al Gianicolo, il colle di Giano. Oggi il partito di Giorgia Meloni raccoglie l’eredità ideale di quel movimento, che cosa si aspetta da FDI?” La risposta di Bannon è molto chiara: FDI e la Lega, non avranno solo un grande risultato elettorale nella primavera del 2019 ma invieranno un messaggio a Bruxelles: i due partiti rappresentano un’Italia libera e sovrana che non prenderà ordini su cosa fare”.
Direbbe Tonino Di Pietro, che c’azzecca Bannon con i Gracchi? Molto poco. […] Bannon, pur volendo uno Stato leggero e il dominio del mercato, si appropria di un mito della storiografia marxista: nella rivoluzione francese, dopo la sconfitta e la decapitazione nel 1794 del capo giacobino Maximilien de Robespierre, François-Noël Babeuf, detto Gracchus, ultimo dei robespierristi, organizzò nel 1796 la Congiura degli Eguali contro il Governo del Termidoro. Filippo Buonarroti, pronipote di Michelangelo, partecipò agli eventi e ne scrisse la storia nell’opera Cospirazione per l’Eguaglianza detta di Babeuf, considerata il primo esempio di storiografia marxista. Oggi Bannon definisce il suo “The Movement” partito dei patrioti. In realtà, come ricordano Albert Mathiez e Georges Lefebvre nel volume “La rivoluzione francese”, i rivoluzionari giacobini si definirono patrioti in contrapposizione agli agenti controrivoluzionari al servizio del premier inglese William Pitt: egli tentava di restaurare monarchia e ancien Régime nella Francia rivoluzionaria. I patrioti della rivoluzione francese, i giacobini, misero in discussione la proprietà privata con la Costituzione del 1793: Bannon, Salvini, Meloni e Le Pen non avrebbero certamente appoggiato i giacobini

“I totem rovesciati”
Andrea Del Monaco
(14/10/2018)

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(113) Cazzata o Stronzata?

Posted in Zì Baldone with tags , , , , , , , , , , on 5 agosto 2018 by Sendivogius

Classifica LUGLIO 2018”

Benvenuti nel fascismo 2.0! Ce n’è per tutti i gusti e tutti i formati, dal momento che non ci facciamo mancare proprio nulla. Ma con un tocco in più, ravvisabile nell’ossessione complottara e soprattutto in un’ondata anti-scientifica, alimentata da un neo-primitivismo antimoderno, che si aggiunge al fascistissimo disprezzo anti-intelletuale e si alimenta di un’ignoranza belluina elevata ad orgoglio di massa, riflettendosi per  osmosi populista nell’irrazionalità dei ceti dirigenti che ne sono diretta emanazione. Non è più questione di qualche rigurgito più o meno abbondante, per il reflusso esofageo di umori gastrici fermentati nel ventre sfatto di un’Italietta nostalgica e vintage, in pieno orgasmo sovranista…
Alimentato da una marea nera montante, qui sono proprio conati verdi a spruzzo giallo, che manco Linda Blair dopo aver ingoiato un idrante impazzito..!
E non basterebbe una confraternita di esorcisti per mettergli un tappo. Forse ci vorrebbe la Suicide Squad precettata al gran completo ed il risultato sarebbe comunque incerto…
In tutto questo, ci si chiede se dalle parti del partito bestemmia, dopo la devastazione renziana, ci si renda ben conto dell’entità della catastrofe che in soli sei anni si è abbattuta sul partitucolo democratico (e fin qui poco male) e sull’intera Repubblica, soprattutto grazie alla Cura Renzi (ma le responsabilità sono ampiamente condivise), in una vera e propria mutazione antropologica che avrà conseguenze profonde sul tessuto sociale del Paese, spazzando via ogni traccia di ‘sinistra’ e sputtanandone anche il nome per i prossimi eoni a venire.
A sentire i ruttini di un’opposizione totalmente rintronata, che sembra appena uscita da uno stupro anale di gruppo (e ancora non s’è capito bene se le è piaciuto!)… che non ha niente di meglio da riproporre se non il solito campionario di fallimenti reiterati e pensierini buoni, sembrerebbe proprio di no.
Perciò, buona estate sovranista a tutti!

Hit Parade del mese:

01. IL SORPASSO

[27 Lug.] «Dobbiamo capire che la democrazia è superata. Che cos’è la democrazia quando meno del 50% va a votare. Se prendi il 30% del 50%, hai preso il 15%. Oggi sono le minoranze che gestiscono i Paesi. Probabilmente la democrazia deve essere sostituita con qualcos’altro, magari con un’estrazione casuale. Io penso che potremmo scegliere una delle due camere del Parlamento così. Casualmente.»
  (Beppe Grillo, l’e_guru)

02. CONNESSIONI DEMOCRATICHE

[23 Lug.] «Oggi grazie alla rete ed alle tecnologie, esistono strumenti di partecipazione decisamente più democratici ed efficaci in termini di rappresentatività popolare di qualunque modello di governo novecentesco. Il superamento della democrazia rappresentativa è inevitabile […] Tra qualche lustro faremo a meno pure del Parlamento»
  (Davide Casaleggio, il Burattinaio)

03. NOI UOMINI FORTI

[19 Lug.] «Il premier sono io e l’indirizzo politico al governo devo darlo io!»
  (Giuseppe Conte, il Pupazzo)

04. LACCIUOLI

[12 Lug.] «Abolire il reato di tortura che impedisce agli agenti di fare il proprio lavoro.»
  (Giorgia Meloni, Panzetta nera)

05. POLTRONISSIMA

[23 Mag.] «Qualcuno per sentirsi un po’ di sinistra, perché non lo è più, deve attaccare Matteo Salvini considerandolo di estrema destra.»
  (Luigi Di Maio, il Vice-pupazzo)

06. FINCHÉ LA BARCA VA…

[23 Lug.] «L’attività politica non si svolge solo in Parlamento. Si può svolgere anche su una barca. Io l’ho detto fin dall’inizio, anche in campagna elettorale, che il mio ruolo, più che quello di parlamentare, sarebbe stato quello di testimonial a difesa degli oceani. Capisco l’incredulità, ma io l’ho detto fin dall’inizio al Movimento che non volevo fare il parlamentare ma il testimonial per salvare gli oceani dalla plastica.»
  (Andrea Mura, l’onorevole velista)

07. AVANTI C’È POSTO!

[12 Lug.] «Gli italiani mi vogliono re, occhio che torno in politica.»
  (Emanuele Filiberto di Savoia, il Delfino)

08. LIBERA STAMPA

[31 Lug.] «L’indignazione di un uovo in faccia, c’è quanto basta per restare paralizzati mediaticamente, l’unica cosa sensazionale è stata la mira del razzista di merda oppure il caso. Quello che fanno i media è portare la nazione verso il baratro: non avevo mai visto con i miei occhi un così forte condizionamento prima d’ora.»
  (Beppe Grillo, il Democratico diretto)

09. PAZIENTE ZERO

[07 Lug.] «Il PD è stato l’argine al populismo in Italia.»
  (Matteo Renzi, l’Untore)

10. EXCUSATIO NON PETITA

[25 Lug.] «Alexandre Benalla non è il mio amante.»
  (Emmanuel Macron, l’Amante)

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Mala Tempora

Posted in Stupor Mundi with tags , , , , , , , , , , on 29 luglio 2018 by Sendivogius

Forlì… Vicenza… Napoli… Caserta… Latina… Roma… Firenze… Rosarno…
La stagione venatoria è aperta. Pare infatti che la caccia al negro stia rapidamente diventando lo sport preferito degli sbianchettatori etnici e difensori della razza, che per il momento devono ancora accontentarsi delle pistole ad aria compressa, in attesa di potersi comprare (e possibilmente usare) senza troppe difficoltà un’arma vera.

Forse perché dopo mesi di propaganda terroristica e rancori ampiamente rimestati, il veleno inoculato dagli apprendisti stregoni comincia a fare il suo effetto, nel corpo debilitato di una nazione infettata dal virus del “populismo sovranista”. Un tempo lo si sarebbe chiamato “fascismo”, ma oggi si usa definirlo così, sovranismo, pensando che la merda abbia un odore diverso se la si chiama con altro nome.

Magari perché ‘qualcuno’… per meri interessi di bottega elettorale… ha dato implicitamente ad intendere che ci si potesse togliere certi “sfizi”, per una maggiore comprensione del fenomeno, in considerazione del nuovo corso inaugurato dall’ennesimo “governo del cambiamento”…

E per questo si impegna ad armare con facilità ogni psicotico mentalmente disturbato che ne faccia richiesta e che evidentemente ha inteso il principio della “difesa (preventiva e illimitata) sempre legittima“, col concetto del ti posso sparare quando voglio

Comunque sia, nell’Italietta autarchica e dei crocifissi branditi come martelli, il numero crescente dei negri sparati non fa nemmeno notizia. Certamente non increspa il faccione sorridente del Fouché prestato al Viminale, il quale ancora non ha capito la differenza che intercorre tra un Ministro degli Interni ed un ministro di polizia. E infatti non ha trovato nulla da ridire; non una parola, nella pioggia di commenti, sfottò, provocazioni, e menù del giorno (Gnam! Gnam!), coi quali ingolfa quotidianamente l’etere dal suo profilo twitter. Ma qui parliamo di uno che, totalmente ignaro del proprio ruolo istituzionale, passa il grosso del suo tempo ad insultare e dileggiare i 4/5 degli italiani che non l’hanno votato, come un qualsiasi capo-squadrista miracolato al governo dopo la Marcia su Roma.

D’altronde, Lui è uno che “parla da papà”, rispolverando un certo paternalismo d’antan, che gli spin-doctor ritengono possa fare breccia su un elettorato prevalente di nonni ed anziani, credendo  siano tutti dei vecchi rincoglioniti nostalgici di Benito buonanima.
Fortuna che a mitigarne gli eccessi, fermo nel suo centro di irrilevanza permanente, c’è il cugino trasparente dell’Uomo invisibile: tal Giuseppe Conte, provvisoriamente dimenticato come soprammobile alla Presidenza del Consiglio, che invece si definisce il “pater-familias dello Stato” (sic!). Abbiamo perso per strada il papi della patria, ma ci guadagniamo un “papà” ed un “pater” (due al prezzo di uno!).
 Dall’altra metà dello stesso cielo, abbiamo invece un vecchio riccone 70enne che campa di rendita da una vita, mentre parla di frugalità e si atteggia a S.Francesco, blaterando di “democrazia diretta”: ovvero 20.000 “utenti certificati” che sparano cazzate in un’indistinta cacofonia on line, discettando di leggi, incarichi e nomine, eppoi si limitano ad approvare le decisioni di un fantomatico “Staff” della Casaleggio Associati, in plebisciti bulgari a colpi di clic, su una piattaforma informatica gestita direttamente da una società privata. Per questo è alleato organico di governo con un partito di estrema destra, esplicitamente pervaso da venature neo-naziste che non si preoccupa nemmeno più di nascondere. E se il suo socio in affari, Casaleggio jr, sostiene che il parlamento è inutile (la Camera dei Fasci e delle Corporazioni potrebbe essere un’ottima alternativa), l’e_guru afferma che le elezioni vanno eliminate, o al massimo sostituite dall’estrazione a sorte del primo idiota utile, che non risponde al popolo ma alla “Piattaforma Rousseau” (peggio di Orwell!). Perché la “democrazia è superata”. La dittatura invece è tornata di moda!

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(112) Cazzata o Stronzata?

Posted in Zì Baldone with tags , , , , , , , , , , , , , on 30 giugno 2018 by Sendivogius

Classifica GIUGNO 2018″

Ci voleva una boccata di aria fresca, dopo la lunga stagione di fritto misto, ripassato nella padella dorotea. Finalmente risorge un’Italia maschia e virile, dai mascelloni volitivi, le palle quadre, e la trippa al vento, che sa come imporsi all’estero, rivendicando il proprio ruolo in Europa e nel mondo contro le demoplutocrazie del perfido giudeo Soros.
Cosa ha ottenuto dunque il cazzutissimo esecutivo gialloverde nell’ultimo vertice bruxellese, dove si discuteva di questioni migratorie?!? Per riassumere in breve: un par de palle!
Fortunatamente per noi, gli impegni sottoscritti sono tutti al condizionale, nell’aleatorietà degli stessi, e non presuppongono alcun vincolo concreto nel doverli mettere in pratica. Altrimenti, l’Italia non solo diverrebbe l’hotspot d’Europa con l’obbligo di accogliere e trattenere ogni immigrato in arrivo dall’Africa (o qualsiasi altra parte del globo), ma si dovrebbe riprendere anche i “migranti economici” espulsi dal resto della UE, che verrebbero ricondotti al “paese di primo approdo” (cioè l’Italia). In concreto, da oggi il ricollocamento dei profughi avverrà solo su base volontaria. Se prima era obbligatorio e nessuno se li prendeva, figuriamoci adesso!
Per il momento, come unico risultato, ci sarebbe la stretta sulle attività di trasbordo delle ONG (e sarebbe pure ora, che davvero non se ne può più!), anche se non serviva un’autorizzazione europea per questo. Malta il divieto di attracco e rifornimento lo pratica già; il Governo italiano ha tirato fuori l’Art.83 del Codice di navigazione, per bloccare (ottimisticamente) il transito delle navi e limitare l’arrivo di una marea di gente che nessuno vuole né sa come sistemare. Perché la realtà (spiacevole o scomoda che sia) è comunque questa. Allo stesso modo, l’intolleranza nasce dalla mancanza di soluzione per un problema vissuto come oggettivo, ma che viene negato nella sua evidenza. E bisognerebbe prenderne atto, al netto di pietismi strumentali e stronzate che francamente non convincono più nessuno, ma indispettiscono tanto sono irritanti nella loro assurdità semantica.

“Ci pagano le pensioni!”

Poi c’è l’impegno, tutto generico, a stanziare mezzo miliardo di euro per l’Africa onde creare piani di sviluppo e contenere le migrazioni. Quando il problema inerente le ondate di profughi riguardava la Germania, vennero subito sganciati (sull’unghia!) 6 miliardi di euro da versare in tranche regolari alla Turchia, con le quali il sultano Erdogan ha consolidato il suo potere assoluto, affinché venissero bloccati i flussi. Da notare che i miliardi non sono stati pagati dai tedeschi (che avevano il problema in casa), bensì da tutti gli europei. Sottolineiamo: 6 miliardi per la Turchia (con 80 milioni di abitanti), 500 milioni per l’Africa, con oltre un miliardo di abitanti (1,2 mld) ripartiti per 54 nazioni. Nell’intermezzo, c’è Macron che ordina l’apertura dei porti italiani e spagnoli al flusso dei migranti e la realizzazione massiva di centri di accoglienza (sempre al di là delle Alpi). I confini francesi (così come i porti) invece rimarranno sigillati, nell’indisponibilità ad accogliere alcunché. È la solidarietà fatta col culo degli altri. Per il presidente francese pare sia una questione di principio.
La Spagna dell’abusivo Pedro Sanchez (l’ultimo dei camerieri sopravvissuti al Patto del Tortellino) si è subito dichiarata indisponibile; dopo l’accoglienza della nave Aquarius, ha già dato: 2700 operatori e una copertura mediatica di 700 giornalisti, per lo sbarco assisitito di 630 migranti, nelle stesse ore in cui l’Italia (egoista e vomitevole) ne faceva approdare quasi duemila, e senza tanti clamori, dopo averne accolti 650.000 in meno di cinque anni. Poi si lamentano che dilagano i nazionalpopulisti!
Una manna per Matteo Salvini, che parla di successone (immaginario) e può (questa volta a ragione) mettere a nudo la pletorica inutilità di una UE senza vergogna per le sue indecenze, costruendoci sopra una carriera politica. Perché un tweet al giorno leva ogni responsabilità di torno.
Ordunque, basta coi vecchi piazzisti di fuffa! Esaurito il tempo delle chiacchiere e dei compromessi, resta la propaganda, nella roboante magnificazione di sé. Da oggi, le cazzate assurgono ad una nuova dimensione “sovranista”, nel ritrovato orgoglio nazionalpopolare dell’Italietta restituita ai fasti retorici di regime.
A mal vedere, pare che la condizione prevalente della politica italiana sia incarnata nel disagio psichiatrico, tanto che per capire la personalità dei nostri sedicenti ‘statisti’ basterebbe sfogliare una copia del DSM (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders). Siamo così passati dal disturbo istrionico di personalità (Silvio Berlusconi), al disturbo narcisistico (Matteo Renzi), e infine col disturbo delirante (Matteo Salvini), mentre la loro interazione prevalente è il bullismo.
Perché è in termini clinici che va preso in considerazione il fenomeno. La Reductio ad Hitlerum non funziona. E non perché il Governo Salvini (Conte e Di Maio sono solo due comprimari di contorno) non abbia connotazioni di chiara impronta fascista.
Non funziona per il semplice motivo che una parte consistente dei suoi entusiastici sostenitori, fascisti lo sono già e se ne fanno apertamente vanto. Di conseguenza, non ne uscirebbero che ulteriormente galvanizzati dalle analogie.
Gli altri vivono in una sorta di esaltazione mistica, che segue sempre l’arrivo dell’omino della provvidenza in cui riporre aspettative spropositate per una dote di promesse illimitate.
Per paradosso, sottolineare i richiami al fascismo di una compagine governativa che tanto eccita i fanclub del grilloleghismo, finirebbe proprio per riabilitarne l’idea e legittimarne l’eredità.
E l’Opposizione allora?!? Sui cadaveri non infieriamo. Il “populismo” l’hanno creato e alimentato loro, quando erano al potere, governando da schifo e gestendo persino peggio la grande recessione economica. Quello che non si perdona loro è la sensazione di aver subito un grande tradimento collettivo, mentre gattonavano felici a braghe calate nei consessi europei a prendere ordini. Diversamente, non avremo avuto l’ascesa del cosiddetto “sovranismo”, che in fondo è una reazione di rigetto verso una classe politica semplicemente indegna, sostituita con un’altra di gran lunga peggiore.

Hit Parade del mese:

01. TRIONFI

[29 Giu.] «A Bruxelles abbiamo ottenuto il 70% delle nostre richieste.»
  (Matteo Salvini, il Diplomatico)

02. ASPETTATIVE

[21 Giu.] «Io mi aspetto già da domenica con i ballottaggi un segnale di ripresa del Pd. Primo perché i nostri candidati sono di gran lunga i migliori, i più affidabili. Secondo perché, forse per la prima volta nella nostra storia, c’è stata una attenuazione delle polemiche interne.
A Pietrasanta, Massa, Pisa con Paolo Gentiloni, piazze piene per i candidati sindaci del Pd in Toscana. Ho buone sensazioni per i ballottaggi del 24 giugno.»
  (Andrea Marcucci, il Renzianissimo)

03. PREVENZIONE

[22 Giu.] «Ritengo che 10 vaccini obbligatori siano inutili e in parecchi casi pericolosi, se non dannosi.»
(Matteo Salvini, il Virologo)

04. GENETICAMENTE COMPATIBILI

[02 Giu.] «Alleanze con la Lega? Fantascienza allo stato puro. I nostri programmi sono inconciliabili. Noi non faremo un’alleanza con la Lega. Sono culturalmente e geneticamente diversi, quindi è impossibile.»
(Roberto Fico, l’Ibridato)

05. ESECUZIONI GENTILI

[18 Mag.] «Cosa farei per questo governo? Mi vedrei bene capo della Polizia. Penso a Fouchet, ci vuole severità. Sì, è vero, tagliava le teste, ma adesso non c’è neanche più la ghigliottina. Mancava il garbo di far rotolare le teste su un tappetino pulito. E poi non disinfettavano mai la mannaia. Adesso bisogna far rotolare qualche testa.»
  (Mario Borghezio, il Boia)

06. IL PUPAZZO

[07 Giu.] «Il premier Conte padroneggia gli argomenti che tratta, è abituato a studiare molto. Lo definirei coraggioso, curioso, intelligente, competente.»
  (Alfonso Bonafede, Scopritore di talenti)

07. MORTO CHE PARLA

[11 Giu.] «Il PD deve cambiare da cima a fondo, ma la notizia della sua morte era fortemente esagerata.»
  (Paolo Gentiloni, il Sopravvissuto)

08. ONESTÀ!

[12 Giu.] «Lo stadio a Tor di Valle è sempre più vicino. Stiamo lavorando senza sosta per accorciare i tempi e realizzare questa grande opera che porterà nuovi posti di lavoro e migliorerà la vita nel quadrante sud della città»
  (Virginia Raggi, Disastro Capitale)

09. IL SUICIDIO DELLA SINISTRA

[27 Giu.] «Se in Toscana non ci fossero gli stranieri, che sono il 10%, la Toscana sarebbe un deserto di miseria.»
  (Enrico Rossi, Governatore del deserto)

10. ENORMI DISPONIBILITÀ

[29 Giu.] «Io credo in un campo di centrosinistra largo. In italia c’è una disponibilità enorme. E io mi propongo come una delle persone che può contribuire a questa rete.»
  (Paolo Gentiloni, il Disponibile)

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