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I Professionisti dell’Anti-Ka$ta

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 6 aprile 2014 by Sendivogius

BANE

Se c’è una professione di sicuro successo che sembra non conoscere alcuna forma di crisi, questo è il professionismo anti-casta, assolutamente preponderante nella sua dimensione tutta mediatica. La categoria conta alcuni specialisti di comprovata esperienza nel settore e diversi milioni di aspiranti tali, con tutto l’esibizionismo narcisista del castigatore virtuale, particolarmente attivi sulla piazza autistica dei cosiddetti social-network.
Nella sua autoreferenzialità circoscritta all’invettiva iconoclastica, tale sentimento cresce esponenzialmente con l’aggravarsi delle regressioni che, prima ancora che economiche, sono di natura sociale.
Di preferenza, costituisce il sottoprodotto infetto di un populismo dilagante, speculare ad un qualunquismo di ritorno e quantomai collegato al substrato fascistoide da cui l’italiano medio è intrinsecamente corrotto.
Rizzo e StellaCampioni indiscussi del genere letterario sono sicuramente la premiata ditta Rizzo-Stella, che sui misfatti della “casta” (l’invenzione lessicale è loro) hanno costruito le proprie fortune professionali, inaugurando un filone editoriale di successo. Curioso che entrambi siano editorialisti di punta del “Corriere della Sera”, il quotidiano governativo per antonomasia che delle esecrate “caste” politiche ha sempre abbracciato la difesa a prescindere. Sorvoliamo sul fatto che certe denunce, lungi dall’essere disinteressate, siano spesso e volentieri funzionali ad una determinata ideologia ordoliberista...
Professionisti dell'AnticastaA prescindere, il piazzismo anti-casta rende bene, con un ottimo ritorno di vendite e di visibilità, soprattutto per i presenzialisti da salotto televisivo. Un esperto di marketing come l’imprenditore Umberto Cairo ne ha fatto l’asse portante del palinsesto de La 7, che si fonda su un’overdose catodica di programmi d’infotainment, trainati dal tg nazionalpopolare di Enrico Mentana. La coppia Travaglio-Santoro, che del genere sono i precursori e gli indiscussi maestri, sanno bene come dosare gli ingredienti di un’indignazione permanente, da far lievitare a portata di Auditel ed introiti pubblicitari. Gli effetti speciali, il coup de théâtre, tra interviste esclusive e “docufiction” ad effetto, ne costituiscono l’armamentario al servizio della scenografia, alimentando la farsa manichea che così tanta presa esercita sugli appassionati della serialità anticasta, concentrata nel semplicismo analitico delle sue mitologie catartiche:

«..un mondo (ideale) in cui ad una società civile pura e immacolata si contrappone una casta politica furbetta e maneggiona. Questa convinzione giacobina è una sonora leggenda anzi la politica è l’esatto specchio della società che rappresenta, nel bene e nel male. In rari casi della storia è stata un po’ migliore ma quasi mai peggiore. Per dire: nel 1994, agli albori della seconda repubblica post tangentopoli, ci fu già una grande infornata di società civile nei palazzi della politica, al grido di vade retro politica corrotta. Beh, il risultato, venti anni dopo, non è certo stato dei migliori
[…] Il voler fare di tutta l’erba un fascio solo perché la mistica dell’anti-casta oggi si porta bene in società, non solo comico, ma alla fine diventa stucchevole. E probabilmente pericoloso.»

Quando l’ossessione della casta rasenta il comico…
Marco Alfieri
(10/05/2013)

Lungi dal fornire soluzioni serie e concrete, il sentimento “anti-casta” finisce col tradursi in sterile revanchismo protestatario, che spesso e volentieri degenera nell’invettiva becera e nulla più. Rifugge il pensiero complesso e si nutre di irrazionalismo. È collettore di livori, che nella loro destrutturazione logica forniscono la stura alle ambizioni di demagoghi, in cerca di facili consensi. Soprattutto, presuppone un rassicurante senso di auto-assoluzione che proietta le causa del problema sempre altrove, lontano da ogni assunzione di responsabilità che non sia un mero riduzionismo (a)teorico; meglio se fondato sulla preponderanza di luoghi comuni elevati a metro di giudizio. Ciò non solo allontana le soluzioni possibili, ma opera come una forma di distorsione cognitiva, dove l’elemento irrazionale prevale sulla logica. Va da sé che, se sapientemente incanalato da demiurghi senza scrupoli, il sentimento anticasta è esso stesso una forma di controllo. E dunque di “potere”.

«Dal 2006, più o meno, l’Italia fa i conti non tanto col luogo comune per cui “sono tutti uguali” – quello c’era da prima e ci sarà sempre, come molti luoghi comuni – bensì con quel luogo comune esteso a qualsiasi settore umano che somigli, anche da lontano, al “potere”, e promosso a opinione maggioritaria, argomento politico, linea editoriale, proposta commerciale, persino programma di governo. Con effetti disastrosi, su tutti uno fondamentale e colpevole: la perpetuazione degli stessi vizi e delle stesse mediocrità che gli anti-casta in buona fede, diciamo, vorrebbero combattere.
[…] Prendiamo la politica, “la casta” per antonomasia. Solo chi ha un’idea distorta della realtà può pensare di difendere una classe dirigente che, seppure con vari e diversi livelli di colpa, è oggi una delle meno credibili e preparate d’Europa.
[…] In un Paese normale, specie se dopo dieci anni di crescita zero e nel mezzo della più grave crisi economica dalla Seconda guerra mondiale, sentimenti del genere produrrebbero cambiamenti politici di portata storica: nei partiti, negli enti locali, nei governi, a tutti i livelli. Alcuni in meglio e alcuni in peggio, ma questo vale sempre. In Italia qualcosa è accaduto, ma ancora poco e da troppo poco tempo. C’entra “la casta”, certo, e la sua straordinaria rendita di posizione politica, economica e mediatica. Ma c’entrano, per un pezzo più che significativo, anche uno squadrone di Guglielmo Giannini al cubo, campioni di demagogia, bravi a spararla grossa, che da anni incassano – politicamente, economicamente – i dividendi della mediocrità politica della casta, preservandola. Sono i professionisti dell’anti-casta.
Sacco di merda Beppe Grillo ne è l’esponente più sboccato, quello che unisce il massimo dell’incontinenza verbale col massimo della demagogia, il massimo delle balle col massimo del complottismo, vendendoci sopra DVD, libri e biglietti per i suoi comizi/spettacoli. Antonio Di Pietro, la Lega, Silvio Berlusconi e il variegato fronte antiberlusconiano ne sono stati, da posizioni diversissime, i più significativi Gabibbointerpreti politici. Striscia la Notizia e Le Iene quelli televisivi, gli ultimi soprattutto di recente. Dietro di loro crescono e prosperano una valanga di politici, scrittori, giornalisti, conduttori televisivi, opinionisti e blogger che cercano e trovano spazi di affermazione con analoghe strategie.
Sono professionisti dell’anti-casta per ragioni sia di metodo sia di merito. Nel metodo, perché cercano e ottengono applausi a forza di sparate e “provocazioni”. Perché associano con frequenza i loro avversari ai regimi e ai peggiori dittatori del Novecento. Perché gli è capitato di chiedere le dimissioni di governi regolarmente eletti sulla base del successo popolare di una manifestazione di piazza. Perché sono manichei, perché semplificano, brigano, cercano scorciatoie, producono denunce e appelli a nastro. Perché replicano, insomma, lo stile comunicativo di chi contestano. Nel merito, perché sono spesso imprecisi, faciloni, ingannevoli, a volte in buona fede, spesso in cattiva fede. Perché maneggiano pericolosamente la dietrologia: per fare un esempio, dicevano che il governo Prodi non sarebbe mai caduto prima di una certa data perché i parlamentari avrebbero voluto prima maturare la pensione – Beppe Grillo ci fece addirittura un conto alla rovescia sul suo blog – eppure il governo Prodi cadde prima di quella certa data. Perché dicono bugie, in nome del fine che giustifica i mezzi. Perché propagandano idee clamorosamente sballate e dannose.
Lo scorso 18 ottobre [18/10/11] un sondaggio mostrato durante Ballarò illustrava quale dovesse essere secondo gli italiani “l’intervento prioritario contro la crisi”. Eravamo in pieno panico da spread, gli ultimi giorni del governo Berlusconi. Ce n’erano di cose su cui dividersi: spendere per rilanciare i consumi o tagliare la spesa per ridurre le tasse? Alzare o no l’età pensionabile? Privatizzare o nazionalizzare? Nessuna di queste ipotesi risultò in testa al sondaggio di Ballarò. Ottenne invece il 61 per cento dei voti, la maggioranza assoluta, questa proposta: “la riduzione del numero dei parlamentari”. Un altro 10 per cento sostenne che la cosa da fare subito per uscire dalla crisi fosse “abolire le province”. Misure simbolicamente importanti ma che non avrebbero impatti immediati sull’economia – se li avessero sarebbero probabilmente recessivi, almeno nel breve periodo – e che non scalfirebbero nemmeno il mastodontico debito pubblico italiano. È brutto da dire, ma in tutto sono un 71 per cento di italiani che non aveva idea di che cosa si stesse parlando

  Francesco Costa
“I professionisti dell’anticasta”
Il Sole 24 Ore – 27/06/2012

Lungi dal risolvere la questione originale, oramai del tutto posta ai margini della discussione, anni di retorica anti-casta e manipolazione mediatica…

«..hanno formato un’opinione pubblica immatura, lagnosa, superficiale, disinformata, che ragiona per luoghi comuni e frasi fatte. E che quindi nella maggior parte dei casi non può che scegliersi una classe dirigente egoista, localista, populista, appiattita verso il basso, che non rende conto di niente in particolare perché nessuno gli chiede conto di niente in particolare, dato che “sono tutti uguali”. I politici lo hanno capito e ci marciano, infatti da tempo non promettono più di essere eccezionali ma di essere “gente come noi”. Rassicurano, invece che scuotere. Seguono, invece che guidare.
La “casta” dei politici italiani, con tutte le sue grandi e pompose storture, non è piovuta dal cielo, né oggi rimane al suo posto grazie a superpoteri invincibili o paranormali. È stata votata, e poi ri-votata, e poi votata ancora. Dagli stessi che se ne lamentano, il più delle volte. E questo perché “la casta” dei politici è l’espressione ultima di un Paese che è interamente strutturato in modo castale. Si pensi alla nostra scarsissima mobilità sociale, per esempio, oppure allo scandaloso apartheid a cui sono relegati i lavoratori precari. Agli stipendi che si muovono solo e soltanto sulla base dell’anzianità, oppure all’arcaica e corporativa regolamentazione delle professioni. Caste, vere.»

 Francesco Costa
 “I professionisti dell’anticasta”
 Il Sole 24 Ore – 27/06/2012

È aspetto questo che sembra totalmente avulso da ogni altra considerazione che non sia circoscritto alla mera contabilità da scontrino alla bouvette di Montecitorio, in una democrazia minimale che si nutre di suggestioni e rigurgiti autoritari che scambia per “decisionismo”.

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I Numeri di Alemanno

Posted in Roma mon amour, Stupor Mundi with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 8 gennaio 2009 by Sendivogius

 

8 Mesi al buio.

La lunga notte di Retromanno

 

giovanni-alemanno1 Da quando Gianni è diventato sindaco, ancora non se ne capacita… Sta lì con quegli occhietti febbricitanti da civetta in calore, onnipresente ovunque e comunque, stretto nella sua fascia tricolore a ricordare un vecchio proverbio: “culo che non vide mai pantalone se ne fece per cent’anni meraviglia”.

Siccome governare una metropoli è cosa difficile, Gianni preferisce delegare ad altri l’onere (un disturbo profumatamente pagato), dedicandosi a ciò che gli riesce meglio: la Propaganda.

Proclami e strombazzate costituiscono lo spettacolino pirotecnico, che dovrebbe distrarre dal black out amministrativo di una metropoli consegnata al buio dell’improvvisazione.

Una faccia per ogni circostanza. Forse Roma meritava qualcosa di più che diventare il teatrino piombato per un’orgia presenzialista, dove inscenare il reality show del virtuoso camerata superdodato. Ad Alemanno piace indossare i panni del sindaco-vigilante che veglia sulla città e sui suoi abitanti, esibendo la grinta interventista del ferreo risolutore secondo un copione ormai collaudato. Peccato che le improvvise ritirate e le vorticose inversioni di marcia abbiano fatto guadagnare al neo-sindaco il soprannome di Retromanno.

“Per prima cosa rimuoveremo la teca dall’Ara Pacis di Augusto. Fa schifo!”

La vituperata teca dell’architetto Meier sta sempre là. Verrà forse rimossa in futuro, con un ‘referendum popolare’, o magari no.

“Non permetterò mai che si realizzi all’EUR, l’orribile Nuvola di Fuksas.”

Naturalmente, l’opera architettonica di Fuksas si farà.

“Abolirò la ‘Festa del Cinema’! Anzi no, la cambierò!”

Gianni ha ragione: troppo cosmopolita, troppo aperta, troppe star internazionali… Meglio qualcosa di più casereccio, che gli ricordi le vecchie sagre paesane alle quali evidentemente è più avvezzo. Qualcosa che sia all’altezza dell’alemannico palato e in sintonia con i gusti pecorecci dei post-missini in Campidoglio…

“Sopprimerò i menù etnici da tutte le mense delle scuole elementari!”

Per il momento Alemanno, romano d’adozione, s’ingozza con la Pajata per rilanciare la cucina tradizionale dei quiriti. Che cos’è la pajata?!? ‘È merda!’ come ebbe a dire Alberto Sordi ne ‘Il Marchese del Grillo’. A ciascuno il suo. In fondo, sosteneva Feuerbach, un grande pensatore tedesco, “Sei ciò che mangi”.

Contro il traffico che stritola la Capitale, siamo alla schizofrenia:

§   “Via la sosta a pagamento e le strisce blu!”

Dopo aver costruito a tavolino, e alimentato per anni, la fortunata leggenda urbana secondo cui la STA (la società che gestisce i parcometri) apparterrebbe alla ‘moglie di Rutelli’ (!?!), si doveva dare un forte segnale di ‘discontinuità’. Risultato: traffico impazzito, perdite ingenti per le casse erariali, ripristino di tutti i parcometri

§   Eliminazione delle cosiddette ‘strade verdi’, per la gioia dei bottegari e un pò meno dei residenti.

§   Eliminazione dei blocchi della circolazione o delle targhe alterne.

§   Eliminazione della ZTL (Zona Traffico Limitato): auto ovunque e dappertutto. Stronzate demenziali come parcheggi e apertura alla circolazione delle banchine del Tevere, lungo gli argini, sono state momentaneamente abbandonate dopo la (non) esondazione del fiume.

§   Eliminazione delle ‘Domenica senza auto’, sostituite però dal picnic ai parchi cittadini.

§   No alla costruzione dei sottopassi per decongestionare il traffico dell’EUR.

§   Condono di multe e contravvenzioni. “Sì; No; Non so; No; Nì…”

Un poco meglio invece sul fronte del ‘decoro urbano’, con una serie di ordinanze:

Antiprostituzione, che ha convinto le prostitute a lasciare le strade consolari per battere le vie laterali.

Antiborsoni. Si applica anche ai viaggiatori della tratta Roma-Fiumicino?

Antibivacco. E il picnic day domenicale?

Antiaccattonaggio e antirovisamento. Questi ultimi provvedimenti, concepiti per gli zingari, hanno ad oggetto gli ultimi degli ultimi: si impartisce al barbone che fruga nei bidoni in cerca di cibo una multa pecuniaria. Anche un imbecille capirebbe l’assurdità di un provvedimento, privo di qualsiasi efficacia per sua stessa natura. Alemanno invece non l’ha compreso. Spieghiamo dunque per le menti semplici: Se avessi i soldi per mangiare, rovisterei nella spazzatura? E una volta multato, come pensi io possa pagare? Misteri della ‘tolleranza zero’. 

Antigraffitari e Antirifiuti. Da questo punto di vista, la città fa ancora più schifo di prima e l’indignato Primo Cittadino se l’è presa coi romani, che sarebbero degli zozzoni e ignorano i suoi appelli. Vero. Verissimo! Che vogliamo fare sindaco?!? “Riduciamo gli obiettivi della raccolta differenziata al raggiungimento del 25-30%”. Sfolgorante!

 

LA BANDA DEL BUCO

“Vorrei regalarvi mari e monti, di tutto e di più, calare la Luna in un pozzo e farvene dono, ma non posso. Perché?!? Ma è così chiaro! È colpa del buco lasciato dalla sinistra”.

L’invenzione tremontiana è l’alibi perfetto, la calunnia ad effetto, la manipolazione mediatica preferita da ogni cialtrone senza ritegno, che voglia entrare nella stanza dei bottoni senza pagare pegno. La menzogna è il nuovo strumento di governo per manovratori deresponsabilizzati, ma eticamente disturbati. Perciò, ad ogni difficoltà, denunciamo prima il famoso buco di Prodi e ora quello di Veltroni. A sentire Retromanno ed i suoi sodali, il nuovo buco in questione supererebbe la fantasmagorica cifra dei 10 miliardi di euro. E in effetti si tratta davvero del buco senza fine, tipico di tutte le stronzate senza fondo. Gianni dovrebbe capire che non si può continuare a sparare minchiate a oltranza (per questo c’è già l’inesauribile Gasparri). La drammatica verità è che Alemanno ha promesso troppo, ma si trova a corto di quattrini. E non può rivelare l’inconfessabile: l’abolizione dell’ICI ha prosciugato le casse comunali (solo 406 milioni di euro in meno). Ora che è sindaco ha scoperto che la città dovrebbe anche essere amministrata, possibilmente nei limiti della decenza, e che lui non sa da che parte cominciare. Per questo, dopo gli stravolgimenti attuati dalla nuova giunta, la città non ha un piano mobilità, non ha una vera prospettiva sulle iniziative di rilancio culturale e di intervento sociale. Né ha una pianificazione urbana, soprattutto dopo le infinite varianti previste a modifica dell’ultimo PRG.  Proprio perché ha a cuore l’edilizia sociale, la giunta Alemanno ha bloccato (stornando i fondi altrove) i cosiddetti piani di zona, volti al finanziamento di opere pubbliche e servizi nelle zone periferiche della città: Romanina; Settecamini, dove in compenso verranno ammassati i rom sgomberati nei raid propagandistici del sindaco; Massimina e Casal Brunori. Ciò comporta il mancato completamento del II° Piano di Edilizia Economica e Popolare, ossia la costruzione delle case destinata alla vendita e all’affitto calmierato per le famiglie più svantaggiate. In alternativa, il sindaco pensa di continuare ad imbonire i romani con tante belle parole sul Social Housing (termine nuovo per un problema antico), ovvero sull’emergenza abitativa, per nascondere un’unica devastante realtà: la più grande speculazione edilizia dai tempi del sindaco Rebecchini, con una mostruosa cementificazione di ciò che ancora resta dell’Agro Romano. Insomma, si tratta dell’ennesimo regalo agli insaziabili palazzinari romani: gli immarcescibili Caltagirone, i Mezzaroma, i Lamaro, i Toti, i Bonifaci, con l’aggiunta del sempreverde Ligresti col corollario di vecchi e nuovi immobiliaristi d’assalto. L’obolo inevitabile che ogni amministrazione versa ai veri re di Roma: i signori del mattone, già beneficiati in abbondanza dalla pure generosa giunta Veltroni. E questo mentre si tolgono i soldi per le case popolari già previste.

Di concreto, finora è stato attuato un feroce e radicale spoil system che non ha neppure risparmiato il vecchio prefetto della città, reo di non assecondare la nuova giunta nei suoi deliri securitari, insieme all’occupazione manu militari di tutte le aziende municipalizzate e le società partecipate, con la moltiplicazione delle poltrone per amici e capibastone.

 

UNA COMMISSIONE PER OGNI PROBLEMA

squadristi2Attualmente, l’unica cosa che sembra fiorire in città è lo spropositato numero di commissioni alle quali affidare la gestione capitolina, comprese tutte quelle mansioni che, di norma, rientrerebbero nelle competenze del sindaco. La Commissione Marzano (la Attalì de noantri), per i lavori della quale sono stati stanziati 200.000 euro. La Commissione sulla sicurezza e sull’ordine pubblico, affidata al generale Mori: un singolare doppione che si contrappone alla delega per la sicurezza, recentemente sottratta al povero Samuele Piccolo che si è permesso di contestare il generalissimo; si sovrappone alle competenze della Prefettura; e tallona la Questura.

È in studio anche una Commissione per il controllo del Tevere.

E una per l’uso intelligente della carta igienica.

Evidentemente, i nuovi emolumenti non rientrano nel piano di rientro e nelle variazioni di bilancio, previste per sopperire al famigerato “buco di Veltroni”, perciò il capo di Gabinetto del Sindaco può contare su uno stipendio di circa 26.700 euro lordi mensili. E poi ci sarebbero le spese per l’Ufficio di Presidenza del consiglio comunale: alla bisogna sono stati stanziati 740.000 euro. Per recuperare la cifra, è stata annullata la prevista costruzione delle scuole ai quartieri: Torrino, Mezzocamino, Cinquina. In fin dei conti, per l’istruzione ci sono già i privati e sarebbe ora di valorizzarli di più.

È l’illusione del Fare sovrapposta alla sostanza dell’Agire, attraverso le mistificazioni populiste del grande inganno decisionista.

È stato scritto che Giovanni Alemanno abbia condotto “una campagna elettorale segnata da un interventismo linguistico e pratico degno d’attenzione”. Più che il linguaggio, hanno potuto le scelte dei brillanti strateghi del PD, in primis Bettini, che hanno fortissimamente voluto la candidatura del margherito Rutelli, secondo una politica di scambio e di bilanciamento degli equilibri tutta interna al partito. Per il resto, non si ricordano grandi temi sollevati in campagna elettorale da questo insospettabile mago della comunicazione, a parte lo sventolio (piuttosto indegno) degli stracci insanguinati dagli ultimi fatti di cronaca nera. Salvo poi calare il sipario sull’emergenza criminale ad elezione avvenuta. Spirito austero ha subito eliminato l’odiata ‘Notte Bianca’, troppo legata all’immaginario veltroniano di una metropoli serena e socializzante. In compenso, Alemanno e i suoi consiglieri sono riusciti a creare la percezione diffusa di una città violenta e pericolosa. Il primo effetto pratico di una visione di così ampio respiro è stata la flessione del turismo a Roma, con relativo crollo delle presenze. E se due turisti olandesi di mezza età vengono aggrediti, brutalizzati e violentati da due romeni, a pochi passi da Ponte Galeria, dove c’è un CIE (Centro di Identificazione e di Espulsione), con tanto di presidio militare (i famosi soldatini in città)… Cazzi loro! Il sindaco mica può presidiare anche le aree più periferiche. Oltre al danno l’insulto, per chi osa offuscare la ritrovata sicurezza della città spaventata ad arte.

 

CHIACCHIERE E DISTINTIVO

Ad ennesima riprova che Roma non è la delta city insicura e letale che la destra (post?) fascista descrive ad intermittenza, a seconda di chi la governa, il 2008 ha visto una ulteriore riduzione dei reati secondo quanto riferito dalla Questura. La criminalità a Roma rimane incredibilmente bassa, se rapportata alle grandi metropoli europee. Ma certi trionfalismi nella lettura dei dati risultano ugualmente stucchevoli.

La statistica è una scienza fredda e senz’anima, incapace di rendere il dramma del singolo, se maneggiata dal vituperato governo Prodi e da Amato ministro. Incontestabile e inoppugnabile quando si tratta di incensare i presunti successi della destra di governo, in una dimensione dove la matematica, da scienza, diventa opinione.

numeri-alemanno1

Coerentemente, l’Ufficio Propaganda del camerata Gianni ha subito festeggiato l’evento col solito manifesto celebrativo. “I numeri di Alemanno: 6216 espulsione nel 2008”. Appunto, numeri. Si tratta infatti di decreti di espulsione emessi dal questore, il classico “foglio di via”: un prestampato nominale, col quale viene intimato allo straniero indesiderato di allontanarsi dal territorio nazionale entro 30 giorni, o giù di lì. Carta straccia priva di effetti pratici. I rimpatri effettivi, con accompagnamento coatto alla frontiera, sono stati 1304.  Tra questi, i cittadini comunitari espulsi (leggi: Rumeni) sono stati 324. Da notare che i decreti di allontanamento per motivi imperativi di pubblica sicurezza nei confronti di cittadini comunitari sono stati 1032. Questo vuol dire che in città circola a piede libero, o in stato di fermo presso i CIE, la bellezza di 708 stranieri delinquenti abituali: i temutissimi figli di Dracula, che tanto terrorizzano i poveri fans di Retromanno.

Nel 2008 gli omicidi a Roma sono stati 41, i responsabili dei quali sono stati per circa il 50% individuati. Questo vuol dire che ci sono almeno 20 potenziali assassini a piede libero.

Crollano del 20% le rapine in banca, che però vengono abbondantemente compensate con le rapine agli uffici postali aumentate del 15%.

Funzionano alla perfezione poi le strutture di recupero e reinserimento sociale previste dal DDL contro la prostituzione da strada: delle 3064 “peripatetiche” (adoro il gergo poliziesco) fermate, ben 33 persone si sono rivolte ai “centri appositamente preposti”.

WOW! Un successone!

In questo florilegio di dati, invece non è dato conoscere il numero delle violenze sessuali consumate in città. Non ne fornisce comunicazione la Questura, non la Prefettura, meno che mai il Comune. Secondo le tabelle del Viminale, a giugno 2008 sembrano esserci stati a Roma 96 violenze denunciate. Secondo Telefono Rosa, le violenze carnali nell’Urbe sarebbero state 163, ma non ci sono conferme. E non fa per niente piacere sapere che il 2009 si apre con una ragazza pestata a sangue e violentata negli affollatissimi padiglioni della Fiera di Roma, durante le celebrazioni di Capodanno. Lo stupro è un argomento delicato… e politicamente sensibile. Per questo è meglio non parlarne… specie da parte di chi, con assoluto cinismo, ne ha fatto uno strumento di lotta elettorale. Eliminata la notizia, eliminato il fatto.

 

I NUMERI CHE NON PIACCIONO

Tra le classifiche che Alemanno si guarda bene dal pubblicizzare, c’è sicuramente quella stilata da ‘Il Sole 24 sulla qualità della vita nelle città italiane: le Pagelle Sole 24 Ore – 2008

Sei criteri di valutazione incentrati su:

1.          Tenore di vita

2.          Affari e lavoro

3.          Servizi e ambiente

4.          Ordine pubblico

5.          Popolazione

6.          Tempo libero

Roma è precipitata dall’8° al 28° posto in un solo anno, perdente su tutti i parametri di riferimento.

Gianni Alemanno è il sindaco, ma indovinate di chi è la colpa?