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La Metastasi

Posted in A volte ritornano with tags , , , , , , on 13 maggio 2019 by Sendivogius

 Tanto esagerò che alla fine il giocattolo gli si ruppe tra le mani. E ora “la Bestia” ha fame.
Per mesi media e politologi ci hanno ammansito la storiella brutta di un Salvini incontrastato, il genio senza avversari della comunicazione digitale… In pratica, un condensato mefitico di provincialismo becero, sanfedismo da cripta dei Beati Paoli, razzismo spicciolo, terrorismo securitario e aperta apologia fascista. Questa è la straordinaria miscela innovativa che alimenta la ruspa della propaganda salviniana, che da mesi imperversava indisturbata coi suoi squadristi del webbé, con migliaia di profili fake e boot autogenerati a pompare artificialmente il fenomeno virtuale, fintato che il web non ha cominciato a generare gli anticorpi per contrastare la resistibilissima ascesa del duce di ghisa, che ora sbava e schiuma mentre la sua inarrestabile corsa si avvicina al capolinea naturale in un simbolico Piazzale Loreto, attraverso la grottesca riproposizione della farsa…

“Il Quarto Stadio”
di Alessandra Daniele
(12/05/2019)

«Come sappiamo, quando un tumore comincia a dare sintomi molto evidenti, di solito è ormai al suo stadio più avanzato.
Chi scopre oggi la deriva fascista, si sveglia troppo tardi.
Le truci baracconate di Salvini e dei suoi fanboys di CasaPound (che adopera come sturmtruppen per l’assalto della Lega al Campidoglio) sono i sintomi plateali d’un male che già da tempo ha preso il sopravvento.
Sgomberare adesso CasaPound, per quanto giusto, sarebbe come asportare un neo dopo che le metastasi del melanoma sono già arrivate al cervello.
Chi sostiene che il fascismo non stia ritornando non ha tutti i torti, perché il fascismo è già ritornato, da un pezzo, ed è diventato mainstream, con un altro nome.
Il fascismo è la dottrina della disuguaglianza. Questa è la sua essenza, sotto tutti i macabri fronzoli. Disuguaglianza, e conseguente discriminazione in base alla nazionalità, all’etnia, alla religione, al genere, all’orientamento politico e/o sessuale.
Il capitalismo, professato da tutti i partiti rimasti in parlamento, è la dottrina della disuguaglianza e conseguente discriminazione in base alla classe sociale.
E ha disintegrato la società, facendone un’arena per Hunger Games.
Fomentando qualsiasi conflitto redditizio, e capace di stornare l’incazzatura popolare dalla lotta di classe alla guerra fra poveri, in base alla nazionalità, all’etnia, alla religione, al genere, all’orientamento politico e/o sessuale.
E riducendo la democrazia ad un farsesco talent show, che serve solo a scegliere il cazzaro incaricato di eseguire ed imporre gli ordini del Mercato fingendo di non farlo, finché non viene scoperto, e rimpiazzato con un altro ancora più grottesco.
La deriva fascista non è un malfunzionamento imprevisto del capitalismo, è nella sua natura.
Il fascismo è il quarto stadio del capitalismo.
Insieme al delirante “Decreto Sicurezza Bis”, la cosa più fascista che Salvini sostiene non è Altaforte, è la Flat Tax. La disuguaglianza fiscale che favorisce i ricchi anche più di quanto non lo siano già.
Solo un fanboy del capitalismo come lui poteva arrivare a proporre il tariffario per i naufraghi. Salvare un bambino dall’annegamento quanto costerà di multa? E per una donna incinta si pagherà il doppio?
L’unica obiezione del socio Di Maio al Delirio Sicurezza Bis è stata: “Non c’è niente sui rimpatri”.
Intanto, secondo il classico gioco delle parti, il Movimento 5 Stelle continua a recitare il ruolo dell’amico del popolo, col suo reddito di cittadinanza, la versione all’ingrosso dei pacchi di pasta che CasaPound distribuisce ai borgatari, purché bianchi.
Per la dottrina della disuguaglianza, anche i diritti elementari diventano concessioni condizionate alla buona condotta, e all’italianità.
O all’europeismo.
Dipende dallo stadio della deriva.
Chiunque dei cazzari in gara vinca il talent show delle Europee, continuerà a credere, obbedire e combattere. Non per il DUX. Per il PIL

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Libro e Moschetto

Posted in A volte ritornano with tags , , , , , , , , , , on 7 maggio 2019 by Sendivogius

Inserito a pieno titolo nel pantheon nostalgico-revisionista dei fascisti del terzo millennio, le raccolte apologetiche del Ministro dei Selfie entrano nel corpus del reato per i tipi di Altaforte, l’editrice di riferimento dei camerati-amici di CasaPound (coi quali il gargarozzone in camicia nera condivide le sbevazzate e molto altro ancora), che con orgoglio ne pubblica in esclusiva la collazione di tweet autogenerati, per la prima volta riuniti insieme nel Mein Kampf dei pensierini minimi ad uso nazi-sovanista, con lo stesso titolo delle memorie di Pinochet (!). Quando si dicono le coincidenze…

Opera immancabile da regalare alle cene identitarie, è la pietra nera incastonata nella mecca del neo-fascismo di ritorno, tra biografie squadriste ed altri cimeli necrofili del Ventennio, da ospitare quali irrinunciabili presenze al salone del libro torinese, per una formidabile vetrina di propaganda nazifascista ed apologia di reato. 
Altaforte in realtà è solo una delle primizie riunite nella “Casa degli Editori”: un contenitore di sigle, tra le quali si distingue “La Testa di Ferro” (e di altra natura…). Per farsi un’idea dei contenuti, è sufficiente scorrere il carrello dei titoli (solo al salottino librario di Torino non se ne sono accorti: basta pagare)…

 

Del resto, tra il duce di ghisa e gli intraprendenti balilla di Gabriele Adinolfi esiste un feeling in corso da tempo… Si annussano e si piacciono, nei reciproci ammiccamenti… Si scambiano la biancheria, tanto che il Travestito del Viminale è tutt’oggi il più illustre testimonial della loro linea di abbigliamento, che vanta tra i suoi improvvisati modelli da copertina la più ingrugnata galleria di facce da cazzo mai messa insieme prima, per promuovere un paio di felpe a misura dei neanderthal basculanti attorno agli stadi.
Per la serie: dimmi con chi vai e ti dirò chi sei… Occhio però! Non chiamatelo “fascista”!! O verrete denunciati per vilipendio delle istituzioni dello Stato dalla sempre zelante gendarmeria pretoriana al seguito. Il ché qualifica tanto le istituzioni, quanto lo stato, con la complicità di chi le vilipende quotidianamente nell’immunità della (dis)funzione.

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Questione di chimica

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , , on 5 maggio 2019 by Sendivogius

Gira e gira la magica ruota della paura continua ad evocare ed inseguire i suoi fantasmi, mentre alterna spauracchi e punizioni esemplari: Negri… Ruspa… Castrazione… Bacioni!
Se la vita è un balocco, la macchina della propaganda è come una giostra: ruota sempre su se stessa, simulando il movimento attorno ad un perno fisso, pur restando ferma in una struttura immobile.
E dunque, consultati gli aruspici dei sondaggi secondo il trend topic del momento, di cosa si occupa il Ministro della Paura, oggi?
Be’… riassunto in sintesi… attualmente il duce di ghisa smanetta CAZZI.
Perché questo è quello che gli suggeriscono i sondaggi, secondo gli algoritmi che alimentano la “bestia” e fabbricano il tweet del giorno da manducare insieme ai selfie di contorno, col capitano che magna e si adegua come un piazzista imboccato dai suoi stregoni.
Ordunque, il prodotto del giorno da spingere e da pompare, perché a quanto pare tira, è la castrazione (chimica) per stupratori e pedofili (ma solo se ‘recidivi’ e ‘consenzienti’). Pare che, tra pene e peni, contribuisca a gonfiare i sondaggi con l’indice di gradimento elettorale… O almeno questo dicono i grandi esperti del marketing politico.
Ora, sulla scientificità dei sondaggi lasciateci esprimere ben più di qualche dubbio…

1) Un campione di 800 persone, pescate tutt’altro che a casaccio e molestate telefonicamente con domande generiche, in orari nei quali la maggior parte delle persone è fuori casa a lavorare, è tutt’altra che rappresentativo del pensiero e delle intenzioni di voto di un paese con 60 milioni di abitanti.
2) Le persone mentono. Spudoratamente. E Lo fanno perché trovano la cosa divertente; o perché non avendo risposte certe da dare a domande incerte, semplicemente le inventano secondo quello che passa loro per la testa sul momento.
3) La maggior parte dei sondaggi non sono mai ‘neutri’, ma indirizzano le risposte degli “intervistati” verso ciò che il committente vuole sentirsi dire. Perché i sondaggi sono gestiti da società private specializzate e costituiscono uno strumento come un altro per la propaganda di partito. Sono delle forme di orientamento elettorale, stabilendo il trend politico con cui orientare il voto tra gli “indecisi”.
4) Dinanzi ad una qualunque evidenza statistica, i sondaggi si rivelano per ciò che sono: fuffa!

 Altrimenti non si capisce perché un partito dato al 35% come la Lega (o lo stesso PD), nelle ultime tornate elettorali non abbia mai superato in voti reali la metà delle percentuali che pure gli vengono attribuite a livello virtuale, a dimostrazione che certe ascese non sono inarrestabili né irresistibili.

«Difendere i sondaggi affermando che sono un modo per “consultare la saggezza collettiva” equivale a dire di poter estrarre la radice quadrata di uno spazzolino da denti di color rosa
(Marshall McLuhan)

Ma con alcuni funzionano e servono più che altro a galvanizzare la truppa, stretta nei ranghi attorno ai rispettivi “capi politici”, che ogni tanto devono pur lanciare qualche parola d’ordine per attizzare l’attenzione del pubblico.
Va da sé che per le tigri da tastiera che affollano il letamaio nazileghista la castrazione dovrebbe essere rigorosamente fisica: un bel paio di forbici (meglio se arrugginite)… zack! E via, avanti il prossimo! Mentre nel Club del Taglione le Lorene Bobbit si incitano a vicenda e fantasticano castighi medioevali, tra squartamenti, mutilazioni, impalamenti, in un crescendo horror come nei torture-porn coi quali si sono tanto eccitati da adolescenti, tra cumuli di cazzi mozzati ed altre frattaglie sparse in giro.

E sarebbe interessante elencare come tra i castrati illustri ci sarebbero non pochi camerati, che dello strupro più o meno punitivo hanno fatto ben più di una fantasia realizzata dei loro deliri superomistici.
Al contempo, per i militanti di un partito che hanno eletto la violenza sessuale, o l’evocazione della stessa, a must delle proprie conversazioni (anti)social sul web, auspicando lo stupro punitivo dei proprio nemici, questo è davvero il colmo della farsa che segue alla tragedia.

Ovviamente, non sovviene loro che lo stupro non è una questione chimica, ma “culturale”. Che non risponde ad un istinto, ad una pulsione incontrollabile, ma ad una somma forma di disprezzo predatorio, che oggettualizza la vittima defraudandola di ogni dignità umana, riducendola ad una non-persona: un mero strumento di carne, da prendere ed usare a proprio piacimento.
Non ci arrivano proprio che lo stupro è innanzitutto un atto di violenza. E quella a sfondo sessuale la puoi perpetrare in mille altri modi… anche senza cazzo!
Soprattutto, non passa minimamente per le loro striminzite testoline glandiformi, che il miglior deterrente contro gli stupratori ‘recidivi’ è la garanzia di pene certe, applicando semplicemente le leggi che già esistono invece di depotenziarle, o di eludere il reato con interpretazioni demenziali; magari cominciando col tenerceli in galera gli stupratori, invece di gingillarsi con torture ed efferatezze varie… Sarà più efficace la castrazione chimica o il taglione? La mazzolata semplice o con squarto? lo scuoiamento da vivo o la gabbia dei corvi? E avanti con la prossima stronzata!
Che l’elettore medio fosse un potenziale deficiente lo sospettavamo da tempo… ma nel caso dei fascio-leghisti è sempre stata una certezza.
In fondo parliamo di casi freudiani, in perenne oscillazione tra fase anale e fase fallica, senza mai giungere a maturazione. La loro dimensione ideale è il linciaggio, che non praticano ma immaginano. E su questa pornografia forcaiola si trastullano compiaciuti, nell’eccitazione sadica ed innocua che la suggestione proiettiva suscita in loro. Esattamente come quei pedofili, che nel buio delle loro camerette oscure passano in rassegna sul monitor centinaia di immagini rubate e violate di bambini, scambiandosi le figurine della collezione con altri anonimi depravati conosciuti sul web, magari senza mai consumare l’atto in sé, al di fuori delle pratiche masturbatorie di gruppo. Tecnicamente, si chiama “pedopornografia culturale”. C’è reato, ma non c’è penetrazione, né violenza diretta (giacché il contatto con la vittima è assente). Sussiste la complicità però, nel compiacimento del crimine e reiterazione dello stesso. Ma vallo a spiegare ai castratori da tastiera. Che poi c’è stupro e stupro… La percezione cambia a seconda delle convenienze, delle appartenenze, delle provenienze (e del colore della pelle), come si conviene ad una società tribale in piena regressione.

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(121) Cazzata o Stronzata?

Posted in Zì Baldone with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , on 31 marzo 2019 by Sendivogius

Classifica MARZO 2019”

Che famija de merda!

È inutile rigirarla con tanti fronzoli… Il congresso di Verona è solo l’ultimo schizzo di merda in un pozzo nero senza fondo, per la stura di fanatici di ogni risma: uomini (?) che odiano le donne (tanto ne sono terrorizzati) e che però pretendono di parlare a loro nome, ipotecandone diritti e libertà, riuniti in conclave al sedicente “convegno delle famiglie”; omofobi ossessionati dai gay (mamma li froci!), tanto bastano a destabilizzare le loro insicurezze di genere; talebani del fondamentalismo cristiano, con l’immancabile codazzo di vescovoni medioevali che però reputano un loro precipuo diritto sodomizzare i pargoli, devastando le famiglie altrui (rigorosamente ‘tradizionali’).
Ultimamente, l’Italia sembra essere diventata un laboratorio privilegiato dell’internazionale nera, almeno nelle intenzioni ideali della destra più reazionaria e retriva, che guarda al cosiddetto “governo del cambiamento” come ad un opportunità irripetibile. E nel loro immaginario fantastico ne costituisce il cavallo di Troia che scardinerà dall’interno l’Europa, instaurando un nuovo ordine, attraverso la saldatura ideale con l’integralismo delle sette evangeliche, l’ultraconservatorismo cattolico, il neo-nazismo riscaldato (e sdoganato) in salsa sovranista, insieme agli spurghi di fogna provenienti dalle cloache di ogni latitudine. Dalla Russia nazi-bolscevica del compagno Putin…
Ai nazisti da operetta (non solo dell’Illinois) negli USA del camerata Trump…
Passando ovviamente per l’Ungheria di Orban (con le sue nuove Croci Frecciate), ai nazionalisti di madame Le Pen e tutto il cucuzzaro sciovinista, che s’agita da Berlino a Visegrad.
Per la Lega salviniana a trazione clericofascista sembra che niente sia troppo a destra. E il Congresso di Verona non fa eccezione. Infatti vi partecipa con un nutrito manipolo di ministri verde-bruni, in rappresentanza del governo in carica, per una perfetta continuità di intenti.

Li accomuna l’illusione di elidere la complessità del mondo contemporaneo con una ritrovata semplicità pre-moderna, per involuzione primitiva dello stesso, condividendo la visione fortemente regressiva di una società fratturata in trincee di ridotte blindate per paranoici, con licenza di sparare a vista ad ogni possibile intruso, in vista di chissà quale invasione aliena: una comunità armata di fedeli devoti al dio degli eserciti, in difesa della Fortezza Europa.
L’idea è vecchia… Ci aveva già pensato a suo tempo lo zio Adolf in arte führer, ma in concomitanza col gran revival nazifascista in corso sembra essere tornata di gran moda….
Cazzo! Sembrano i cattivissimi Nazi-Imperiali psicopatici di Star Wars..! Dall’emblema dell’Impero dei Sith…

A quello di Fortezza Europa…

La scelta della nerissima Verona non è niente affatto casuale, essendo stata da tempo eletta a capitale dei movimenti di estrema destra che rifluiscono nella città scaligera, trovandovi un alveo quanto mai prospero ed accogliente per proliferare, dopo averne fatto la loro fucina sperimentale…
In questo la Lega del duce di ghisa, più ancora dei suoi predecessori, si sta rivelando un ottimo collettore (fognario), per liquami assortiti.
In fondo, parliamo di un partito che sta spostando le lancette della civiltà del diritto a diversi secoli addietro, con la sua retorica securitaria e la propaganda forcaiola pompata ai massimi livelli.
Perché, in assenza di coesione, il rancore può essere un ottimo collante per un tessuto sociale lacerato dalla lunga crisi, nella raccolta e nell’esasperazione di frustrazioni collettive.
Perché in una società senescente di vecchi spaventati, l’uso e l’abuso della paura è lo strumento migliore per raccogliere facili consensi, senza che peraltro i problemi siano mai davvero affrontati al netto delle fanfaronate machiste, la minaccia di punizioni esemplari e l’istituzione di leggi draconiane, nell’universo nazi-fantasy di una compagine politica che nel suo tribalismo armato, se potesse, ripristinerebbe il Codice di Hammurabi, qualora non fosse troppo moderno.
Quando si parla di stupro (lo stesso che i gialloverdi augurano on line con cadenza quotidiana al nemico del giorno), se ogni volta comincia tra leghisti e grillini in cerca di visibilità un patetico rilancia e raddoppia di provvedimenti severissimi a chiacchiere, che fanno il paio con la totale assenza di certezza della pena, per mostrare ai propri elettori chi ce l’ha più lungo… “dieci anni di carcere per gli stupratori… No! Almeno 20 anni! Ergastolo!! CASTRAZIONE!!!”… allora è fin troppo ovvio che non ci sia in realtà alcuna intenzione di affrontare seriamente l’odioso fenomeno e tutto si riduce a boutade elettorale.
É altrettanto ovvio che delle “donne” non freghi loro assolutamente nulla, essendo le stesse uno strumento funzionale ad una presunta egemonia maschile, che si sente costantemente minacciata dall’elemento femminile, tanto è inadeguata a relazionarsi con essa in modo paritario e che non sia mera sudditanza al “maschio” e lontanissima dalla realtà: una donna angelicata (a parole) ed orpello del focolare domestico da usare piacimento.

In pratica, una madonna laica, che sia però puttana a letto e schiava in casa: una via di mezzo tra colf, badante, oggetto sessuale, ed incubatrice di fanciulli da sfornare con cadenza annuale, per rinfoltire i ranghi dei nuovi balilla di regime alle guerre razziali.
In fondo, anche questa è tutta merda già abbondantemente vista in passato…

Ogni altra interpretazione di ruoli, insieme a tutto ciò che possa esulare dai rigidi schemi prestabiliti di una visione talebana, si configura allora come sovvertimento dell’ordine naturale, pretescamente dato: è contro natura, innaturale, diabolico; qualcosa di perverso, da redimere e perseguire in caso di recidiva… come gli eretici con la ‘santa’ inquisizione.
Ovvero, una disfunzione patologica da “curare” coattivamente, su precisa sintomatologia clinica, come avveniva ai bei tempi dei manicomi che si accompagnavano alle case chiuse. Perché una donna che non si sottomette, è pazza o puttana. In ogni caso va reclusa, affinché il contagio non si propaghi.

Hit Parade del mese:

01. A NOI!

[13 Mar.] «Annuncio che stiamo lavorando con l’ambasciatore francese per riprenderci la Gioconda.»
 (Matteo Salvini, Mitomane)

02. ALLOGENI & MERDONI (I)

[21 Mar.] «La cittadinanza a Ramy? Valuteremo.»
 (Matteo Salvini, il Valutatore)

02.bis ALLOGENI & MERDONI (II):
Poenitentiam agere

[22 Mar.] «La cittadinanza non è un biglietto del lunapark.»
 (Matteo Salvini, Bimbominkia)

02.ter ALLOGENI & MERDONI (III):
Cuique suum tribuere

[23 Mar.] « Rami vorrebbe avere lo ius soli? Lo potrà fare quando verrà eletto parlamentare.»
 (Matteo Salvini, il Bullo)

02.quater ALLOGENI & MERDONI (IV):
Dignus non est

[25 Mar.] «Io devo rispettare la legge e farla rispettare. Stiamo facendo tutti gli approfondimenti del caso. Purtroppo a stasera non ci sono gli elementi per concedere la cittadinanza a Ramy. Non posso regalare le cittadinanze, a oggi non ci sono gli elementi per concedere la cittadinanza.»
 (Matteo Salvini, l’Inflessibile)

02.quinquies ALLOGENI & MERDONI (V):
Filioque

[25 Mar.] «Sì alla cittadinanza a Rami: è come se fosse mio figlio.»
 (Matteo Salvini, il papà della patria)

03. ASSENZA DI SENSO

[03 Mar.] «Chiunque abbia un minimo di buon senso non vede alcun razzismo.»
 (Beppe Grillo, il Cieco)

04. PURE TERZANI!

[28 Mar.] «Il premio Terzani non promuove qualcosa di specifico e identificabile con la nostra realtà e funge in maniera marginale da traino per l’industria turistica. Terzani è diventato un Santo secolare, un oggetto di culto, complimenti a chi è riuscito a imporlo associandolo a un’idea di alta qualità come persona, della quale io fortemente dubito anche perché ci sono autorevoli esponenti che sull’analisi storica di Terzani avrebbero mosso più di qualche critica.
Avevamo chiesto già in campagna elettorale un ripensamento di questa manifestazione…. c’è la necessità di condividere un progetto un po’ più vicino e un po’ meno lontano dalla città, più collegato alla nostra realtà locale e che consenta un confronto più ampio di posizioni…. Riguardo al premio nessuno discute la qualità letteraria degli scritti di Terzani, ma credo che il suo sia un modello molto distante dalla sensibilità della maggioranza dei friulani.»
 (Fabrizio Cigolot, ovviamente leghista)

05. LA MINACCIA FANTASMA

[28 Mar.] «È in atto un’aggressione mondiale alla famiglia naturale.»
 (Maria Giovanna Maglie, più bella che intelligente)

06. FUROR UTERINUS

[28 Mar.] «Il “codice rosso” è una norma che prevede che quando una donna fa una denuncia per violenza deve essere ascoltata entro tre giorni dal Pg o dal Pm. Così si può appurare immediatamente se si ha a che fare con una isterica o con una donna in pericolo di vita e salvarla.»
 (Giulia Bongiorno, la garante leghista)

07. MASTURBAZIONI FILOSOFICHE

[29 Mar.] «Coloro che converranno a Verona hanno le loro idee ma bollarli come gli alfieri di un ritorno al Medioevo significa, da una parte, delegittimarli prima ancora di discuterne (e caso mai confutarne) le tesi, dall’altra, mostrare di avere un’idea molto vaga e approssimativa del Medioevo, ove si sono forgiate le idee e le libertà del mondo attuale, come la storiografia attuale ci sta insegnando. Vedere il Medioevo come un insieme di “secoli bui” era strumentale alla retorica degli illuministi, che non a caso avevano una concezione del Progresso unilineare»
 (Corrado Ocone, sofista da tre euro)

08. L’IMPORTANZA DI CHIAMARSI LORELLA

[04 Mar.] «Penso che sia importante ricordare che le elezioni che abbiamo fatto lo scorso anno erano elezioni che non facevamo da diversi anni. Ora non ricordo, ma noi non votavamo veramente per le politiche da quanto, forse dieci anni?»
 (Lorella Cuccarini, opinionista sovranista)

09. COLPO SU COLPO

[23 Mar.] «Ho capito il gioco di Salvini, è chiaro, ogni volta che otteniamo un risultato, lui prova a spostare l’attenzione su qualcosa che non va. Ma ora rispondo colpo su colpo.»
 (Luigi Di Maio, la pezza da piedi)

10. AGNUS DEI

[03 Mar.] «Chiunque vinca le primarie non dovrà temere da parte mia alcuna guerriglia come quella che io ho subito.»
 (Matteo Renzi, la vittima)

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Come è umano LVI

Posted in Stupor Mundi with tags , , , , , , , on 26 marzo 2019 by Sendivogius

Anche se l’esecutivo giallo-verde(bruno) ci sta abituando a tutto, un Ministro dell’Interno che bullizza un ragazzino di 13 anni ancora non s’era visto mai.
È più forte di LVI… Se non rilascia almeno una stronzata al giorno su twitter, si sente male; va in crisi d’astinenza da ‘social’. E riesce a polemizzare persino con un ragazzino che pure ha contribuito a sventare una strage di massa di bambini, pur di galvanizzare i prepuzietti bianchi del Ku Klux Klan nostrano ed assecondarne gli istinti nazistoidi, nella consueta caccia allo straniero per la criminalizzazione dell’immigrato in quanto tale. Pare infatti che un membro della famiglia del ragazzo (dopo la gloria, lo sputtanamento), una dozzina di anni or sono, sia stato denunciato per furto. E oh mio dio!! Non sia mai!?! ‘Sto balordo non avrà mica rubato 49 milioni di euro?!?
Che poi la cittadinanza la dovrebbe concedere pure ai familiari. E tanto basta, dinanzi ad una simile orda barbarica, a terrorizzare la latrina fascista nella quale il duce di ghisa pesca a piene mani i suoi consensi.
Il ministro applica la Legge, tipo: rispettare il silenzio elettorale durante le votazioni; restituire i 49 milioni che il suo partito s’è fregato e fatto prontamente sparire all’estero; perseguire quella roba strana… com’è che si chiama? Ah sì! “apologia di reato”… quale ad esempio la ricostituzione del disciolto partito fascista, foss’anche del terzo millennio. Ed in genere un ministro dell’interno dovrebbe tutelare la privacy e l’incolumità dei suoi concittadini, anche quelli che non sbavano per lui su facebook, invece di additare e dare in pasto ragazzine adolescenti ai suoi squadristi digitali per lo stupro virtuale in effigie, essendo le due bimbe ree di lesa maestà per aver osato contestare in pubblico l’aspirante Mussolini della pedemontana. Ovvero, un frequentatore seriale dei neonazisti della curva affianco, salvo farsi tanta meraviglia quando scopre che si tratta di delinquenti comuni dediti allo spaccio organizzato di stupefacenti.
E poco importa se poi l’integerrimo ministro ha ‘ceduto’ (qualcosa ai pupazzi a 5 stelle doveva pur cedere), concedendo alfine la cittadinanza ad personam con riserva, facendo passare la sua malignità per magnanimità, non appena ha capito che anche in un paese incattivito come il nostro, fare lo stronzo ad oltranza non premia.

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Il fascismo della divisa

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , , on 24 febbraio 2019 by Sendivogius

 «La recente mania dell’uniforme sviluppata da alcuni politici italiani tradisce fantasmi che vanno esplorati, anche per capire meglio nelle mani di chi siamo caduti. Travestirsi è un atto comune nella storia dell’umanità. Nasce con il travestimento propiziatorio nell’animale che si desidera catturare. Con il Carnevale diventa un temporaneo nulla osta alla trasgressione purché dietro una maschera. Spesso a Carnevale ci si traveste da politici, per prenderli in giro.
È dunque comprensibile che anche i politici di questi tempi abbiano voglia di rispondere al fuoco. Non si capisce però questo accanimento contro le divise di onorati corpi militari, gli ultimi che un politico dovrebbe prendere in giro.
La psicologia chiama travestitismo il comportamento che spinge un individuo a indossare abiti del sesso opposto per raggiungere l’eccitazione sessuale. Come il bambino che nel percorso della sua maturazione sessuale indossa i vestiti della mamma di nascosto e la imita davanti allo specchio. Quando è un adulto a travestirsi le cose però si complicano e l’atto può essere rivelatore di traumi o di altre patologie. Soprattutto la divisa militare è carica di una simbologia che va dalla velleità di potere, alla presunzione di forza ma anche al mascheramento di una debolezza.
“L’uniforme traccia dei limiti, serve da totem, rivela o nasconde, conferma legittimità e sopprime l’individualità”, scrivono gli studiosi Nathan Joseph e Nicholas Alex dell’Università di New York. Il travestimento con la divisa attribuisce a chi non ce l’ha una reputazione e un’appartenenza, sopperisce con i galloni, seppur posticci, alla mancanza di un adeguato status sociale e di istruzione, all’incompetenza o alla scarsa credibilità. Con fantasiose divise si sono sempre camuffati tutti i dittatori, come i tanti despoti africani, da Bokassa a Amin Dada, che si coprivano il petto di medaglie, stemmi e cordoncini colorati. Fino all’inimitabile Gheddafi, che venne a Roma conciato come un ulano settecentesco.

La divisa lancia messaggi, delimita sfere di influenza. Nelle grandi occasioni il Maresciallo Tito usava indossare la divisa di ammiraglio della marina per asserire la sua appartenenza croata e bilanciare così lo strapotere serbo nell’esercito iugoslavo. Lo stesso fece dopo di lui Franjo Tudjman, per insinuare che era lui ora ad aver preso il posto e la divisa di Tito. Ma la divisa anche esimia dall’avere un’identità, una personalità propria, è di per se stessa mimetica e chi la indossa affida a un simbolo i propri connotati. Indossare la divisa del nemico è considerato un crimine di guerra ma solo se così camuffati si viene sorpresi a combattere.
Travestirsi resta comunque un atto controverso. Oggi è diventato offensivo travestirsi da pellerossa o da geisha giapponese, perché nella contorta filosofia del politicamente corretto, questa si chiama “appropriazione culturale” ed è considerata un sopruso. Insomma, solo un pellerossa può legittimamente travestirsi da pellerossa. Se non altro, noi italiani deteniamo l’esclusiva del travestimento da antichi romani.
La divisa, marziale e trucida, è sempre simbolo di virilità, di machismo ed è molto probabilmente questa la connotazione preferita dai politici che vi ricorrono. L’uomo forte, il fusto italico erede del celodurismo bossiano, che ha sempre vagamente strizzato l’occhio alla mascella prominente del Puzzone e alle sue pantomime in camicia nera. Ma secondo un articolo del New York Review of Books, molto spesso dietro alle velleità machiste di tanti dittatori si nasconde invece una mal vissuta omosessualità. Nel commentare la vittoria gialloverde alle elezioni italiane, Steve Bannon ricordò Mussolini e ne elogiò l’eleganza: “Aveva anche un sorprendente gusto nell’abbigliamento, con tutte quelle sue belle uniformi”. I media americani subito si tuffarono nelle allusioni omoerotiche dell’uscita di Bannon e vi trovarono tracce di quello che James Kirchick definisce il mascolinismo gay, molto diffuso nell’estrema destra americana e non solo. A cominciare dall’anarco-fascista Jack Donovan, leader del Lupi del Vinland, un gruppo tribalista i cui membri si radunano nei boschi per spalmarsi il corpo di fango e fare sacrifici animali. O dal simpatizzante nazista Philip Johnson che quando i nazisti invasero la Polonia scrisse che “le divise verdi tedesche mettevano allegria al paesaggio”.

circa 1930: Members of the SA, the paramilitary wing of the Nazi Party, stripped of their brown shirts. (Photo by Hulton Archive/Getty Images)

Theodore Adorno nel dopoguerra sviluppò la teoria di un’affinità fra l’omosessualità maschile e il totalitarismo sostenendo che gli omosessuali anelano a una figura paterna pre-edipica che impersoni ordine e disciplina. La loro diversità li spinge ad opporsi ad ogni egualitarismo e a praticare il culto del corpo, nutrendo simpatia per qualsiasi regime che si discosti dai valori tradizionali, nella speranza di non venire più ostracizzati. È un fatto che Ernst Röhm, il co-fondatore delle SA hitleriane, le future SS, dalle vistose divise marrone, era un dichiarato omosessuale. Hitler dapprima lo tollerò poi lo fece giustiziare mettendo a fuoco i suoi archivi che repertoriavano minuziosamente tutti i membri omosessuali delle SA.
 Da ultimo va ricordato Yukio Mishima, lo scrittore giapponese che creò un proprio corpo paramilitare, il Tatenokai, la cui sigla in inglese fa curiosamente SS, per reagire a quella che lui chiamava la femminilizzazione del Giappone, divenuto da paese militarista a popolo di “compositori di mazzi floreali”. Mishima fece karakiri a 49 anni e nel suo capolavoro “Confessioni di una maschera” racconta il risveglio sessuale di un gay.
Se ne può dunque concludere che non è tutto macho quel che è marziale e che certi travestimenti forse nascondono il desiderio di altri. Meglio dunque per un politico presentarsi nelle proprie vesti e con la propria faccia. Quando ne ha ancora una

 Il fascismo della divisa
  Diego Marani
  (18/01/2019)

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RUSPA!

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , , , on 16 febbraio 2019 by Sendivogius

Che grande che è il Capitano!
Tra una foto dei compitini della prima elementare (pure sbagliati) e l’immancabile primo piano dell’inquietante piatto del giorno (che pare uno sformato di emorroidi fritte alla merda)… 

..dal balcone littorio di twitter, il Ministro della Polizia annuncia lo sgombero dei baraccati ammassati nella bidonville di S.Ferdinando, in quelle lande calabresi dell’ex Terronia che hanno condotto in trionfo il duce di ghisa per sopraggiunta sindrome di Stoccolma.
Salvini di oggi e di ieriNon una parola di cordoglio, fosse anche di circostanza, per il ragazzo senegalese bruciato vivo nella sua catapecchia, mentre cercava di ripararsi dal freddo della notte. Molta più empatia e considerazione ha trovato invece il puccelloso cagnolino di Bologna, scampato miracolosamente all’incendio del suo appartamento. E Onore ai Vigili del Fuoco (!).
I braccianti africani tante attenzioni non le meritano di certo. Sono negri, a loro piace vivere così. Meno che selvaggi. Portano “degrado ed illegalità”, che detto nella Calabria dominata delle ‘ndrine e sfregiata dall’abusivismo edilizio, è un po’ come dire che lo scioglimento della calotta artica è causata dalle scorregge degli orsi polari.
Il lavoro nero, lo sfruttamento, la criminalità organizzata… quelle vanno benissimo, non suscitano le apprensioni del Capitano, e meno che mai le inquietudini di quei bravi cittadini che sbavano adoranti per questo sudaticcio gargarozzone padano travestito da gendarme.
Cancellato, negato, spianato, ogni aspetto che abbia anche lontanamente una dimensione “sociale”, deprivato il fenomeno di ogni valenza “umana”, tutto è ridotto a problema securitario di ordine pubblico in funzione repressiva, a dimostrazione muscolare, per sorvegliare e possibilmente punire.

JIN-ROH

Ad ogni modo, ‘sti negri (di merda, per definizione) vanno cacciati via… deportati (e possibilmente tenuti nascosti là dove non possono essere visti)… SGOMBERATI!! twittato tutto in maiuscolo, con punto esclamativo brandito come manganello.
Perché Loro sono il Male e LVI è la cura.
Peccato però che senza i negracci ridotti alla miseria più nera e sfruttati nei campi con paghe da fame (quando e se vengono pagati), ai calabresi i pomodori, le olive e tutto il resto, toccherà raccoglierseli da soli.
È lo stesso paradosso che già affliggeva i redneck del Ku Klux Klan ai tempi belli della grande caccia al negro: come disporre di un bacino potenzialmente immenso di docile manodopera schiava a costo zero e al contempo tenere a bada una simile massa di scimmioni, tanto utili da sfruttare a morte quanto brutti a vedersi? Sempre per quella storia del “degrado”… meglio se unita alla minaccia strisciante dell’invasione aliena. Funziona sempre.

Lo sapevano anche i nazisti che costringevano gli ebrei a vivere in condizioni disumane, salvo poi additarli alla folla e dire: “Vedete? Sono parassiti, vivono nel sudiciume come ratti di fogna”.
Se il giochetto riusciva con gli ebrei, figuriamoci coi negri.
Che forza che è il Capitano!

 

Incantesimo napoletano

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , , , , on 10 febbraio 2019 by Sendivogius

Allora è proprio vero che non c’è fine all’idiozia.
In questi ultimi mesi, il governo nazi-populista dei giallobruni al potere ci aveva pure abituato a livelli di cialtroneria inimmaginabili, elevando di molto l’asticella della decenza, già abbondantemente abusata nello stupro di gruppo condiviso, ma in tutta franchezza un imbecille di portata cosmica come questo coglione qui ancora lo dovevamo vedere…!
Guardatevelo (e ricordatevelo!) il gaudente bamboccione napoletano dal ghigno perenne incorporato, accanto alla teca del San Gennaro di cittadinanza, mentre realizza lu miraculu e fa impallidire ogni televendita dei suoi predecessori, in un trionfo kitsch illuminato al laser beam. Sembra una via di mezzo tra la Lotteria di Capodanno ed un numero del Mago Silvan, dove il trucco consiste nell’animazione del pupazzo a retrocarica, che solleva il lenzuolino bianco nella scoperta di una sorta di dildo gigante, mentre i ventriloqui della Caseleggio Associati gli fanno pronunciare frasette strafatte da aforismario tardo-adolescenziale.
Et voilà! Il Reddito di Cittadinanza (RdC) è servito! Poco importa se si tratta di un incrocio ibrido tra l’antica Social Card (manco ve la ricordate più, vero?!) di Giulio Tremonti ed il più recente “reddito di inclusione”, condensati insieme in una unica tesserina dorata, racchiusa in una teca che ricorda tanto la rosa incantata della Bella e la Bestia.
E non sai se era peggio quando questo pupazzetto buffo s’affacciava dal balcone urlando di aver sconfitto la povertà (!) con la claque autoconvocata in overdose da stronzate.

“La signora in giallo”
di Alessandra Daniele

«Luigi Di Maio l’ha presentata in una teca come una Madonnina piangente: la prima tessera del mitico Reddito di Cittadinanza. Che in realtà non è un reddito, e non è di cittadinanza, ma sarà (se e quando partirà davvero) un sussidio di disoccupazione, vincolato a un milione di regole burocratiche che trasformeranno in un sorvegliato speciale chi cercherà di ottenerlo.
Inoltre, la gialla master card destinata secondo Di Maio ad “abolire la povertà” sarà comunque negata proprio ai più poveri.
Non la riceveranno gli sfrattati e i senzatetto.
Non la riceveranno italiani e stranieri in povertà assoluta che risiedono in Italia da meno di dieci anni.
Non la riceveranno i giovani disoccupati che devono abitare ancora coi genitori.
Se la riceverà, la perderà l’imbianchino disoccupato di Catania che si rifiuta di andare ad allevare anguille a Comacchio, e viceversa.
Non riuscirà mai ad ottenerla chi non sa o non può procurarsi tutta la documentazione necessaria per dimostrare a Nostra Signora del Sussidio che non è un truffatore fancazzista, né un immigrato a torso nudo con lo smartphone.
Ma basta con queste lamentele, guardiamo il bicchiere mezzo pieno: se tutto va bene, da maggio circa un milione di famiglie riceveranno una nuova social card con circa 100 euro a settimana per fare la spesa (l’eventuale resto sarà rigorosamente destinato all’eventuale affitto).
È il momento di recuperare lo scontrino col quale Pina Picierno voleva dimostrarci come 80 euro bastassero a una famiglia di tre persone per una spesa settimanale.
Lo scopo primario del Reddito di Cittadinanza però non è lo stesso degli 80 euro renziani, cioè pagare gli italiani per votare un branco di cazzari. Quello lo fanno anche gratis.
Il Reddito di Cittadinanza è innanzitutto uno strumento di controllo sociale, come ha esplicitato il sociologo ex-grillino Domenico De Masi: “Elargire questo sussidio serve ai ricchi, per evitare che i poveri s’incazzino e gli taglino la testa”.
Il compito dichiarato del Movimento 5 Stelle è sempre stato fin dall’inizio quello di assorbire la rabbia popolare, per impedire che producesse qualcosa di realmente rivoluzionario.
Beppe Grillo l’ha rivendicato più volte: “Se non ci fossimo noi a tenerla buona, la gente scenderebbe in piazza”. E Di Maio s’è vantato di recente: “Senza di noi, anche in Italia ci sarebbero i gilet gialli”.
Il RDC è un sedativo di massa.
E non è certo concepito per evitare la recessione (generale e prevista) né la conseguente prossima Quaresima di tasse e tagli, ma per renderle più sopportabili per le masse, con un centinaio di euro in più a settimana a quelli che potrebbero diventare realmente pericolosi per il sistema.
Per tenerli tranquilli. E sorvegliati.
Perché restino buoni cittadini.
E consumatori.
Non ai senzatetto quindi, né ai migranti, che invece vengono spinti sempre più verso l’emarginazione totale – anche col decreto Salvini – per essere usati come spauracchio e capro espiatorio.
Questo disegno non è occulto, è esplicito, come le dichiarazioni che ho citato confermano, ma funziona lo stesso, come ogni manipolazione che faccia leva sugli istinti e sui bisogni primari.
L’utilità del governo Grilloverde per le élite che dice di combattere però difficilmente lo salverà dal suo destino ultimo: diventare a sua volta il capro espiatorio, quando la Crisi affonderà le zanne, e i sedativi di massa non basteranno a tenere buone le prede

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La Città Pulita

Posted in A volte ritornano, Stupor Mundi with tags , , , , , on 6 gennaio 2019 by Sendivogius

Della Trieste supinamente redenta, e amministrata con cipiglio volitivo dal podestà Carlo Dipiazza, avevamo già avuto modo di parlare [QUI]. È l’altra opposizione, quella diversamente fascista, che a livello locale governa in pianta organica coi nazi-leghisti del duce di ghisa ed in parlamento ne sostiene le iniziative legislative dai banchi della ‘minoranza’ collaterale all’esecutivo.
Ed in tutta franchezza pensavamo che potesse bastare, non meritando la giunta triestina altro spreco del nostro tempo. Che di esemplari così la provincia italiana è piena: tutti più che mai ringalluzziti nel gran revival völkisch dei nostalgici del Ventennio.
Poi però ti imbatti nelle cacatine on line del leghista Paolo Polidori, che a Trieste fa il vicesindaco, e ti sovviene il sospetto (infondato per carità!) che se la madre degli imbecilli è sempre incinta, lo stronzismo diffuso e compiaciuto ne costituisce la misura della febbre sovranista…
Ecco, ad uno come Polidori, faccia da Richie Cunningham in “Happy Days” (ma molto più meschino), uno che prima di buttarsi in politica caricava i distributori automatici, dopo aver registrato la sua società di vending (ora si chiama così) in Croazia per non pagare le tasse in Italia, bisognerebbe spiegare (perché lui poverino a 54 anni proprio non ci arriva a capirlo da solo), che gettare via i miseri stracci che un senza tetto usa per cercare di scaldarsi dal gelo artico delle notti friulane, non è un atto di decoro ma un gesto infame, un maramaldeggiare (con soddisfazione!) sulla miseria altrui. Perché i “cittadini normali” queste cose non le fanno, nel malcelato auspicio che così il pezzente ignudo crepi assiderato, togliendo per sempre il disturbo, mentre magari si preoccupano moltissimo che nelle scuole sia presente il presepe tradizionale. Farsene pubblico vanto poi è cosa da perfetti stronzi. E siccome Polidori è un altro che se ne frega, provoca i “benpensanti” dimenticando per una volta di prendersela coi soliti “buonisti”. Poi però dinanzi alla giusta indignazione che le persone normali (e perbene) provano per l’appunto per un personaggio di tal fatta e col quale non vogliono essere identificati, l’ennesimo prepuzietto alla ribalta del KuKluxKlan nazileghista, come tutti i vigliacchi, ci ripensa… analizza l’eventuale dividendo elettorale, nella convinzione che per certa politica fare sempre lo stronzo ripaghi comunque… Si stupisce delle reazioni. E viste le quotazioni in ribasso improvvisamente la cosa gli frega eccome, ritirando subito il post demente da bullo vanaglorioso, almeno fino al prossimo delirio. Perché l’unica cosa di indecente a Trieste sono proprio i fascioleghisti, che grufolano con gusto e razzolano tra gli stracci, in cerca di voti dalle cloache più nere.

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L’Uomo che magna

Posted in Stupor Mundi with tags , , , , , , on 27 dicembre 2018 by Sendivogius

Cosa fa un Matteo Salvini, quando non è troppo impegnato a produrre tweet seriali sulle gesta criminali (vere o presunte tali, non importa) di un qualche negro clandestino, da montare su come la maionese, per tener desta l’indignazione telecomandata dei cappuccetti bianchi del suo KuKluxKlan da cortile?!? Perché in assenza, qualsiasi altra stronzata andrà benissimo…

L’importante infatti è che un qualunque altro straniero ci sia e basti a fornire la quotidiana dose di razzismo sovranista da dare in pasto agli adoranti squadristi da tastiera, per il consueto rituale dei cinque minuti d’odio che accompagnano il linciaggio in effigie.
 Ecco, se non ci sono negri nei paraggi, Salvini magna! È un uomo che ha trasformato un atto naturale come il nutrirsi, in un’animalesca esibizione di sé e dei suoi appetiti da Pantagruel barbuto dei Navigli. E lo fa grufolando compiaciuto nella voracità famelica ed esibita con cui più che mangiare si avventa sul cibo, che ingurgita con platealità bulimica, quale metafora riuscitissima di un’insaziabile fame di potere. Senza più la sua Bella, resta solo la Bestia. Pare quasi di sentirne lo schiocco delle mandibole in movimento, mentre tutto sudaticcio afferra, azzanna e strappa bocconi di cibo, con l’unto che cola dalle fauci, le dita insudiciate che affondano nella frolla sfatta. Perché ci tiene a farsi vedere, mentre rumina e freme ad ogni morso; perso nell’orgasmo surrogato ed esibito della sua masticazione compulsiva, che precede il meteorismo gassoso di pasti mangiati troppo in fretta e digeriti male, fino all’inevitabile esplosione di peti in un fragor di scorregge incontrollate. Ma quelle (ancora) non le registra su facebook. Probabilmente le posterebbe anche, se avesse la certezza che facciano abbastanza “popolo”, ed abbiano un ritorno ‘social’, nella retorica abusata (e falsa) dell’uno di noi, mentre fotografa la portata del giorno (gnam! gnam!). In realtà, l’unico vero piatto forte è la pantomima imbastita a consumo di quei coglioni davvero convinti di chattare col Capitano, loro grande amicone di minchioni digitali, e non con un generatore automatico di post, che riassembla immagini e parole d’ordine (radical-chic… castrazione chimica… risorse boldriniane… i nostri figli… presepe… Ruspa! Prima gli italiani! La pacchia è finita!) a seconda del trend topic del momento. Gli slogan son sempre gli stessi e funzionano ad incastro; almeno finché il prodotto vende, solleticando il fascismo eterno degli italiani. Sarebbe questa la geniale macchina di propaganda di un maestro della comunicazione (!), alla base di uno straordinario consenso (?), stando almeno alla vulgata agiografica costruita attorno al personaggio che nel frattempo, scoperta una passione per le uniformi, ha dismesso le felpe per indossare divise, nel feticismo con cui riveste il suo ego da travestito della sicurezza.
Stavamo per dire che una risata lo seppellirà, ma forse l’afflosciamento del duce di ghisa sarà annunciato da ben altri sommovimenti intestinali…

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