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(162) Cazzata o Stronzata?

Posted in Zì Baldone with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 27 agosto 2022 by Sendivogius

Classifica AGOSTO 2022”

  Ma noi la “democrazia” ce la meritiamo veramente?! Perché a giudicare dall’uso che se ne fa, sembra che la cosa non ci riguardi proprio.
Nel merito, questa è forse la campagna elettorale più insulsa, noiosa e demenziale di sempre. Del tutto priva di contenuti, sembra più che altro un rituale stanco che si trascina senza convinzione. Di conseguenza, è minimalista: a misura di #hashtag per pensierini elementari, condensati in slogan minimi nell’essenzialità del Nulla che contraddistingue l’Inutile, per un trionfo dell’analfabetismo di ritorno. Ormai siamo alle dicotomie bello/brutto, buono/cattivo, per un pubblico di potenziali deficienti.
Anche Twitter è superato… Troppo complesso… e la “complessità” non va bene, quando la parola d’ordine è credere, obbedire… troppi caratteri a disposizione per non dire alcunché. Adesso va di moda la comunicazione “smart” nel vuoto pneumatico di idee e di programmi, che tanto verrebbero cambiati più in fretta di una paio di mutande usate a seconda delle convenienze.
Più che altro si assiste ad una galleria degli orrori, in un revival del 1994 con le stesse facce ghignanti invecchiate di 30 anni ad una televendita di pentole usate, col tridente di punta dato per vincente: una salma animata, conservata in formaldeide e ripassata alla bitumatura; il greve capitone che è ritornato all’ingozzo a comando per sagre, mentre si atteggia in pose ducesche da Mussolini in salamoia (funziona sempre!), e soprattutto la grande novità del momento (in politica ininterrottamente da 30 anni)…

In pratica parliamo di una copia romanesca di Marine Le Pen cucinata all’amatriciana, col solito contorno di famelici nostalgici in camicia nera, ma con un tocco di classe in più a sottolineare lo schifo senza confini: la candidata premier più favorita dai sondaggi (quella convinta che l’obesità fa devianza con la droga), donna, cristiana e madre, che pubblica il video di uno stupro per racimolare qualche voto in più tra i pornomani della tolleranza zero, sciacallando sulle tragedie altrui. E se alla gentile signora in nero lo si fa notare, si stizzisce pure: “è bieca propaganda”. E se la vittima dello stupro si riconosce facilmente nel video, l’Isabelita Peron della Garbatella che ne ha reso la visione virale “per esprimere solidarietà alla vittima” (così dice), rettifica che non ha alcuna ragione di scusarsi. Evidentemente fa molto “patriottico”.

Arriva un bastimento carico di…

È il Trio-Monnezza che piace tanto alla “gente” (e non solo…). Che questa roba qui sia stimata come il primo partito in Italia, costituisce la dimostrazione antropologica del nostro endemico sottosviluppo culturale, quale rappresentazione plastica del fascismo eterno degli italiani.
Insomma, la merda proprio!
Che poi per carità! La fossa biologica è ampia e condivisa… Infatti ci sarebbe pure la coppia dei gemelli diversi, per la serie “Lui è peggio di me”: due ectoplasmi coltivati in vitro nelle redazioni dei giornali e che esistono solo come ologrammi da proiettare nei talk show come illusione ottica. Praticamente parliamo di una personificazione del disturbo narcisistico della personalità, scisso in due entità uguali e contrapposte per eccesso di ego non contenibile in un unico involucro. Dentro il vestito, NIENTE. Ma chiassoso e ciarliero. Indisponente ed insopportabile, in tutta la sua inutile quanto vanesia inconsistenza.
Fanno costume!
In quanto al tenero Enrico ed al suo campo ristretto… scusate! Abbiamo terminato gli antiemetici. Il partito bestemmia è una garanzia consolidata nel tempo: il ribrezzo che continua a suscitare nella stragrande maggioranza del corpo elettorale in piena crisi di rigetto, vanamente alla ricerca di qualcosa di sinistra, è costante ed irriducibile. E infatti continua ad essere giustamente schifato dai suoi potenziali elettori. Il sentimento prevalente è il disgusto; l’effetto è repellente. Però i piddini, nella loro irriducibile perseveranza al peggio, riescono sempre a stupirti… Quando sembra abbiano raggiunto il fondo, cominciano a scavare (la fossa!). Per loro le elezioni sono più un disturbo che altro. Innanzitutto perché le perdono sempre. E poi perché, in un modo o in un altro, si ritrovano sempre a fare da zerbini all’apparato affaristico-militare-industriale, nella stanza dei bottoni con un posto in prima fila.
L’importante è esserci!
Adesso a cadenza ciclica hanno ri-scoperto “l’emergenza democratica” (salvo governarci insieme con l’oscuro oggetto politico dell’emergenza). E soprattutto, non sapendo di che morte morire ammazzati, hanno deciso di impiccarsi alla fantomatica “Agenda Draghi”… Cioè un mediocre arnese bancario eterodiretto dai board della finanza anglosassone, che ha condotto l’Italia sull’orlo del collasso economico su tracollo energetico, dopo aver trascinato il Paese, contro i suoi stessi interessi (e non sarebbe certo la prima volta), in una sciagurata guerra non dichiarata contro la Russia. Più che altro in modalità kamikaze su suicidio assistito e morte lenta, non potendosela proprio permettere la guerra commerciale, per assecondare con zelo servile le rodomontate del volubile padrone americano, sempre pronto a defilarsi scaricando i costi sulle sue colonie d’oltremare; quindi farsi spingere verso il baratro dagli ancor più ringhiosi nani da giardino, sul lato est dei campi minati della NATO e del suo urticante spaventapasseri norvegese prestante voce.
Questo qui, l’Uomo che si fece Agenda, davvero era convinto che inviare armi ad una delle parti in conflitto ed imporre sanzioni economiche all’altra, salvo ritrovarcele ritorte contro come un boomerang, con tutta la sorprendente lungimiranza dei lacchè atlantisti, non fosse interpretato come un “atto ostile” e non comportasse ritorsioni, con conseguenze che il “governo dei migliori” autonominati tali non è minimamente in grado di affrontare, al di là dei proclami trionfalistici e l’adulazione dei media nostrani che, a loro eterna vergogna, continuano a prodursi in un maccartismo paranoico da caccia alle streghe nonostante l’emorragia di lettori. Tra gli invasati e gli agit-prop in conto atlantico, che in questi mesi di guerra si sono spesi più di ogni altro sui giornalini “progressisti” della Famiglia Elkann, insieme ai preti spretati che trombeggiano in ogni pertugio disponibile, come l’ex lottatore continuo che si reinventò  storico liberale, Il nostro preferito resta l’inquietante voyeur, che da sei mesi si masturba davanti ai filmini di guerra della propaganda ucraina, condividendoli in streaming per appassionati di necrofilia bellica.
Notevolissima è stata pure l’imbarazzante mitomane a gettone presenza, che per settimane ha dispensato i suoi pensierini minimi nei tank show, prima di ripiegare nel costosissimo kindergarten per bimbiminkia a pubblico mantenimento in conto ENI.
  Ma il pattuglione di zelanti pretoriani da salotto, massimamente sulle colonne armate di Stampubblica, è talmente ampio che si fecero legione. E tutti idolatrano il Super Mario che ci conduce, elmetto in testa e condizionatore spento per la pace, nel vano tentativo di contenere bollette stratosferiche.
Del resto, le nostre gazzette di regime non sono affatto nuove alle infatuazioni passeggere per il tecnocrate, o il “riformatore” di turno: quest’ultimo può essere tanto un post-fascista ripulito, che ha scoperto l’uso di coltello e forchetta; o un ex sinistrato consacrato alla logica sociopatica dei mercati, dopo aver immolato sull’altare del dio di danari almeno mezzo secolo di conquiste sociali smantellate in conto svendita. Hanno bisogno di eroi da leccare. E se non ne hanno a disposizione, già inscatolati in confezione pronto uso, li inventano. In quanto ai fatti… quelli sono un accessorio del tutto facoltativo, funzionale alle opinioni dei gruppi affaristico-industriali che pagano la mercede alle penne prezzolate.
L’importante è mantenere il pilota automatico.
Spicca nella sua magnifica solitudine, l’assoluta irrilevanza di un premier di coccio tra vasi di ferro… quello dell’Agenda… che pigola qualcosa sul tetto al prezzo di acquisto all’ingrosso del gas, raccomandandosi alla Von der Kulen, a proposito del mercato OTC dei futures di Amsterdam, quello che determina il prezzo delle commodities energetiche, consegnate alla più sfrenata speculazione finanziaria internazionale e senza che le ammuffite cariatidi imbozzolate a Bruxelles abbiano nulla da ridire e meno che mai da intervenire.
Sbertucciato nella totale indifferenza, il mito di Supermario vive di luce riflessa unicamente nelle redazioni delle nuove Agenzie Stefani, che ne incensano le gesta fantastiche in un mondo immaginario di trionfi epocali, dove scorrono fiumi di saliva a coprire i fallimenti di un’esperienza catastrofica. Esattamente come avviene per i servizietti patinati a sfondo bellico dedicati ai due divi di plastica, in quel magico paradiso democratico chiamato “Ucraina” e convertito a set cinematografico della coppia presidenziale: Barbie & Ken versione soldatino, nel Quarto Reich degli ukro-nazi.
È la tragedia dilatata a dramma collettivo di uomini (e donne) ridicoli, consegnati alla farsa nel sottobosco della storia.

Hit Parade del mese:

01. CULO MIO FATTI CAPANNA!

[27 Ago.] «C’è un governo che lavorando in silenzio ha fatto crescere il PIL tre volte di più di quello tedesco, ha creato 739.000 nuovi posti di lavoro ed ha accumulato una riserva di gas tra le più alte d’Europa. È guidato da Mario Draghi.»
 (Sebastiano Messina, il Cantastorie)

02. PERCHÉ UNA CAZZATA TIRA L’ALTRA

[23 Ago.] «Vorrei che il prossimo governo istituisse un liceo del Made in Italy.»
 (Giorgia Meloni, Personal Trainer)

03. MILLE LIRE AL MESE

[07 Ago.] «Noi daremo immediatamente 1500 lire al mese alle casalinghe, così i bambini vengono educati bene: le casalinghe curano i figli, curano la casa e invece lo Stato dà a queste donne un calcio nel sedere. Poi a tutti gli italiani rapinati dallo Stato dal 2000 restituiremo 1200 lire italiche. Non ci credete? Fatemi capo del governo e io il giorno dopo telefono al direttore generale del ministero del Tesoro, faccio stampare questa moneta e vi arriva il giorno dopo a casa. Che cosa volete di più?»
 (Antonio Pappalardo, Babbo Natale)

04. CAZZARI SENZA FRONTIERE

[03 Ago.] «È grazie al grande lavoro che ho svolto nel Ppe, insieme a Tajani e alla sua autorevolezza, che l’Italia ha potuto beneficiare dei fondi del Pnrr, decisivi per far ripartire la nostra economia.»
 (Silvio Berlusconi, il solito mitomane)

05. RIGASSIFICATORE ESTRATTIVO

[06 Ago.] «Rigassificatori subito! Per estrarre gas naturale nazionale e renderci indipendenti dagli approvvigionamenti dall’estero.
 (Licia Ronzulli, Bolla di gas)

06. LO DIAMO GRATIS!

[07 Ago.] «Notizia di oggi: la Basilicata darà gratis il gas ai Lucani.»
 (Matteo Renzi, il Bomba)

07. MA NON ANDAVA TUTTO BENISSIMO?

[25 Ago.] «Le forze politiche sospendano la campagna elettorale e si dichiarino pronte a supportare il piano del governo, rigassificatore incluso, e un eventuale scostamento di bilancio.»
 (Carlo Calenda, interruttore automatico)

08. DORMI PURE TRANQUILLO

[26 Ago.] «Serve una comunicazione brutale per dare la sveglia agli italiani.»
 (Enrico Letta, Er Catastrofe)

09. DONNA, TU PARTORIRAI CON DOLORE

[25 Ago.] «L’aborto esula dal territorio del diritto, non direi che è un diritto. L’aborto è il lato oscuro della maternità che non è mai entrata nello spazio pubblico»
 (Eugenia Roccella, fratella d’Italia)

10. ANDIAMO A COMANDARE COME UN GATTO IN TANGENZIALE

[02 Ago.] «Siamo solidi, siamo compatti, andiamo a vincere queste elezioni»
 (Carlo Calenda, lo Yogurt)

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GOLIARDATE

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , , , , on 18 Maggio 2022 by Sendivogius

Assalti in branco di maschi arrapati e ubriaconi da strada, in un tripudio di molestie verbali e fisiche, volgarità gratuite e battute oscene, apprezzamenti pesantemente sessisti; palpeggiamenti di massa, inseguimenti e accerchiamenti in mezzo alla folla di ragazzine minorenni, tampinamenti di donne braccate fin dentro ai luoghi di lavoro, per un’epifania di mani lascive che si insinuano ovunque, tastano, palpano, stringono, afferrano, in un lubrico baccanale esteso secondo le modalità della taharrush in versione ‘soft’.
Più di 150 denunce contro ‘anonimi’ ed oltre 500 segnalazioni per molestie sessuali.
Fosse stato un gruppo di immigrati, meglio se “clandestini”, meglio ancora se “islamici”, ne sarebbe nato un caso nazionale con tanto di interrogazioni parlamentari, ed indignate invettive contro l’invasione barbarica su scontro di civiltà ed ipotetiche culture dello stupro.
Ma trattandosi di italianissimi energumeni in calore, calati su Rimini con le tasche gonfie di quattrini da spendere in bisboccia all’eterno carnevale, meglio se nascosti sotto il cervone calabrese degli Alpini calcato a coprire le turgide teste di cazzo, si tratta di “una vera festa per il territorio”, per la gioia dei bottegari locali che infatti esprimono il loro “vivo ringraziamento per l’atmosfera che l’evento ha regalato al territorio”.
E peccato per quel migliaio di lesbiche, frigide e femministe isteriche (per riportare le definizioni più eleganti), che proprio non hanno apprezzato quell’atmosfera di festa, mentre le mani dei clienti frugavano nelle scollature o si insinuavano alla ricerca degli slip, assolutamente non invitate, con apprezzamenti non richiesti e considerazioni sulla ‘mercanzia’ ancor meno gradite. Ovviamente, si tratta di “gesti bonari”… se uno sconosciuto afferra la chiappa di tua moglie mentre cammina per la strada, o strizza la tetta di tua figlia all’uscita da scuola, chiedendole se gradisce la minchia, che male c’è?!? Vorremmo mica farne un dramma?! Non per niente, sono solo “goliardate” (come sempre!), nella pura espressione di cretinismo post-adolescenziale di rituali anacronistici, a misura di sessualità frustrate.
Suvvià signore, siamo maschi! È implicito che saltare addosso alla femmina di turno da predare (bonariamente, s’intende!), sia una simpatica espressione di genere. Se poi Lei non si diverte, il problema è tutto suo (‘sta stronza!), che non è proprio il caso di estremizzare strumentalmente, confondendo la tipica goliardia che inevitabilmente accompagna questi eventi a gravi molestie.
 Poiché nulla deve disturbare i carnasciali, gli affari, e la virile ostentazione di un’imbarazzante imbecillità primitiva alla Festa di Cuccagna dove tutto è lecito. Anche perché “Noi siamo gli Alpini!”, come se ciò comporti un particolare titolo di merito o un riconoscimento in più, rispetto chi ha fatto il militare a Cuneo, come Totò, diventando per questo uomo di mondo, o si sia congedato dai Bersaglieri.
Qui siamo fermi ancora alla Ricciolina del Monte Grappa (gangbang?). Manco fossero dei reduci di Vittorio Veneto!!
Non per niente, come Giornata Nazionale degli Alpini, il nostro (in)degno parlamento, a compiuto riferimento nostalgico ed ideologico, ha scelto il 26 Gennaio, giorno della Battaglia di Nikolajewka (26/01/43) che permise la ritirata delle forze nazifasciste, con l’annientamento della Divisione Tridentina, durante la nefasta Campagna di Russia.

 Da oggi (06/4/2022), grazie ai nostri parlamentari – gli stessi parlamentari che da settimane condannano a gran voce e con l’elmetto in testa l’invasione dell’Ucraina – ogni 26 gennaio si celebrerà l’eroismo delle forze d’invasione nazifasciste che ottant’anni fa misero l’Ucraina – e con essa un bel pezzo di Urss – a ferro e fuoco.
L’indomani, 27 gennaio, si spremerà la lacrimuccia sulla Shoah. Perfetto.
A colpi di “sdoganamenti” e celebrazioni nazionaliste e militariste si è ormai sfondata ogni barriera.
In questa mossa, tuttavia, c’è un surplus di ipocrisia che lascia attoniti persino noi che ormai ci aspettiamo qualunque cosa.
Sì, perché al mantra di tutto il mainstream «un popolo invaso ha diritto di difendersi» è stata aggiunta senza il minimo pudore la precisazione finora rimasta implicita: «salvo il caso in cui a invadere siamo noi».
E il caso vuole che sia lo stesso popolo.
Se a invadere l’Ucraina è Putin, gli eroi sono gli invasi e si difendono da eroi.
Se a invadere l’Ucraina è l’Italia – per giunta al fianco di Hitler e con l’intento di esportare il nazismo (proprio il nazismo, quello DOP) – gli eroi siamo noi invasori e gli altri osano pure difendersi, ‘sti stronzi.

“Invadere l’Ucraina è brutto?
Dipende: se l’invadiamo noi è eroico.”

Perciò beviamoci sopra, palpiamo qualche tetta e non pensiamoci più, marciando e marcendo nella piazzetta d’armi addobbata a festa di una Italietta smutandata, in piena regressione antropologica prima ancora che culturale.

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MEDIACRAZIA (III)

Posted in Kulturkampf, Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 8 Maggio 2022 by Sendivogius

“La rappresentazione drammaturgica è rituale.
Essa crea un senso di realtà condivisa.”

Senza per questo voler necessariamente scomodare Erving Goffman (si parva licet componere magnis), a livello mediatico, la “realtà” è innanzitutto una costruzione codificata tramite il ricorso ad una serie di schemi proiettivi, volti alla riproposizione del medesimo messaggio veicolato secondo la contingenza del momento. In tale prospettiva, si tratta di una proiezione cognitiva di gruppo, consolidata sui bias di conferma.
Nato per contrastare la pandemia e assicurare un uso oculato dei fondi del “recovery plan”, garantendone il trasferimento nelle lungimiranti disponibilità confindustriali, il Governo Draghi, per tacere dell’imbarazzante compagnia di nani da giardino che ne costituisce il contorno ministeriale, sembra aver fallito entrambi gli obiettivi.
Del Covid non si parla più. Cancellata dai palinsesti e cassata per decreto, la pandemia è scomparsa nel generale tana libera tutti. Tutt’al più, l’apocalisse è rimandata al prossimo autunno, quando ritornerà utile per il rinnovo del prossimo stato d’emergenza con relative sospensioni di diritto, visto che morti e contagi corrono invariati, nonostante i green pass rafforzati 2.0 in gold edition e la schizofrenica sequela di divieti draghiani in contraddizione tra loro.
Per quanto riguarda la crescita… attualmente si parla di “economia di guerra”, come se fosse la cosa più naturale del mondo (ma del resto si considera con nochalance pure la prospettiva di un attacco atomico), con ipotesi di contingentamento energetico, razionamento dei beni al consumo, e collasso verticale dell’economia nazionale, per manovre finanziarie da 40 miliardi all’anno e l’entrata a pieno titolo nei paesi emergenti del terzo mondo. Non crediamo sia necessario aggiungere altro.
Esaurita la sua missione con un bilancio a dir poco catastrofico, invece di sparire, Micro-Mario sembra aver trovato la sua nuova ragion d’essere come il Quisling italiota di uno stato fantoccio su vocazione kamikaze, supinamente asservito agli interessi di Padron Sam, per una poltroncina alla NATO in sostituzione del segaligno pupazzo in scadenza, attualmente facente feci. Potrà così mettere un’altra tacca al suo cursus honorum e chiudere in bellezza un curriculum consacrato alla distruzione del proprio paese, anche se è capace di intrattenerlo con frasi epiche…
Ormai si tratta di un prodotto scaduto, che i suoi sponsor cercano disperatamente di rilanciare sul mercato, nonostante il disgusto crescente dei consumatori, cercando di accreditarlo come “grande statista” agli occhi di un pubblico sempre più smaliziato e creando tutte le volte un climax da catastrofe imminente, per rendere più digeribile il merdone.

E nel farlo, ci ripropongono sempre lo stesso copione di scena fino alla nausea, secondo una recita condivisa nella quale non credono più neanche gli attori protagonisti (ed intercambiabili), mentre le nostre elite cercano di piazzare la stessa merce avariata. E, innamorati del podestà forestiero, scelto a propria immagine e somiglianza, ci impongono il sociopatico di turno preso in prestito dalle tecnoburocrazie finanziarie, ogni qualvolta si tratta di sostituire un governo che non piace loro e ribaltare così un risultato sgradito alle urne.
Pertanto, non contate sull’Informazione (che ‘libera’ non è mai stata) dei grandi media; mai come oggi pienamente asserviti a quel complesso militare, industriale e politico, assurto ad entità sovranazionale ed immanente, al quale sono indissolubilmente connessi, funzionando da cassa di risonanza delle elite, nella mistificazione dei fatti su manipolazione delle opinioni. Fedeli al principio secondo cui il culo del padrone è il posto più morbido dove mettere la lingua, i nostri sedicenti “giornalisti” rispondono ad un sistema di prostituzione mediatica del quale sono parte organica. Per trovare qualcosa di lontanamente simile ai livelli di servile adulazione dei nostri repellenti pennivendoli di regime, bisogna scendere fino ai panegirici del Basso Impero romano, anche se i livelli attuali trascendono ogni velleità letteraria, per scadere nel porno amatoriale da salottino di maison de plaisir. Qui più che altro si dedicano agli esercizi di fellatio applicata a nuovi virtuosismi semantici, in mulinelli erotici di turbinanti lingue in calore, con risultati peraltro grotteschi su eccesso di zelo e col rischio di annegare in una fossa di saliva bollente:

«Mario Draghi riparte come un orologio svizzero e il gesto con cui apre il primo Consiglio dei ministri dopo una settimana di morte e resurrezione della politica è pensato per spazzare via le scorie, allontanare le ombre e strappare qualche cauto sorriso. Il premier entra nella grande sala, dà le spalle agli arazzi fiamminghi con le gesta di Alessandro Magno e compie in senso antiorario un intero giro dell’immenso tavolo, porgendo la mano a ogni singolo ministro.
[…] Compiendo un intero giro della “tavola rotonda” di Palazzo Chigi, il premier, che un ministro sottovoce paragonerà a “Re Artù che stringe un nuovo patto con i suoi cavalieri”, suggella un nuovo inizio e mostra plasticamente che i 759 voti per Sergio Mattarella hanno rilegittimato il governo di unità nazionale. Il lungo applauso chiamato da Draghi aprendo la riunione con la squadra all’apparenza ricompattata, dice la gratitudine del premier e di alcuni ministri per lo scampato pericolo e la condivisione per le priorità da affrontare: lotta alla pandemia e ripresa economica e sociale del Paese.
La maggioranza ha rischiato di andare in frantumi e il premier ha vissuto giorni di imbarazzo e sconcerto, ma ora, grazie alla conferma del presidente in scadenza, Draghi assicura di sentirsi più solido di prima. Vista l’importanza delle scadenze in agenda il presidente non sembra più disposto a tollerare rivendicazioni e veti, bandierine di parte, strappi, o ammutinamenti in Consiglio dei ministri. E sprona tutti a consegnare “entro 48 ore” il cronoprogramma di ogni ministero per i progetti del PNRR, così che chi è indietro raddoppi gli sforzi per tornare nei tempi

Monica Guerzoni
“Corriere della Sera”
(01/02/22)

Con un pezzo magistrale che supera le antiche veline del Minculpop per diventare leggenda, dalle pagine del Corriere della Sera, una straordinaria Monica Guerzoni in estasi mistica prova a comunicarci l’imperturbabile aplomb di Mariolino, aspirante presidente della Repubblica, che dopo la sonora trombata siede in riunione col suo consiglio dei ministri, per un’occasione di ordinaria routine elevata ad evento epico. Ed ha un bel da fare l’iper-governativo Corrierone, per dipingere il cipiglio volitivo del decisionista, sul volto cadaverico di un premier azzoppato che si lecca ancora le ferite, rintronato nella sua armatura di latta ammaccata.
Sulle gesta del novello Re Artù, la fanfara di corte si è sdilinquita ancora, versando fiumi di saliva sui drappi purpurei, per strisciare sui tappeti rossi in concomitanza dello “storico” discorso tenuto nel parlamento UE di Strasburgo (03/02/22), in un’aula praticamente vuota, e di cui ovviamente nessuno si è accorto né conserva memoria alcuna.

Il Presidente del Consiglio, Mario Draghi, all’apertura della sessione plenaria del Parlamento Europeo, Strasburgo, Francia, 03 maggio 2022. ANSA / Filippo Attili / Ufficio stampa Palazzo Chigi +++ ANSA

Laggiù, nel vuoto pneumatico di un cosmico disinteresse, lo statista che tutto il mondo ci invidia (e che fuori dall’Italia nessuno si caga), declinava al nulla ivi convenuto la sua “visione rivoluzionaria”: vaghi cenni sull’universo, conditi dalle solite elucubrazioni di rito e retorica posticcia, per pensierini sfranti in una pozzanghera di ovvietà riscaldate. Che però agli occhi dei media nostrani diventano dichiarazioni epocali, provocando le polluzioni incontrollate dei soliti pennivendoli, in orgasmo su masturbazione coatta.
Ne scippiamo una sintesi, giusto per praticità riassuntiva:

«L’altro ieri Draghi, detto SuperMario da quando ci garantirono che la Merkel gli aveva passato il testimone di Guida dell’Europa, ha tenuto il suo attesissimo discorso a Strasburgo. Attesissimo dalle sedie del Parlamento europeo: un po’ meno dagli eurodeputati, che son rimasti a casa, a parte alcuni italiani reclutati per la bisogna, che si son fatti il selfie con lui. Era già accaduto nel 2006 col discorso di B. al Congresso Usa: anche lì c’erano quattro gatti, ma il capoclaque si premurò almeno di rimpiazzare i vuoti con figuranti, stagisti, segretarie e portaborse. Per Draghi non ci ha pensato nessuno, a parte “Calenda accompagnato dai figli” (LaStampa). Però quello che passerà alla storia come il “Discorso alle Sedie” ha infiammato di ardore patriottico i giornaloni, che si sono ben guardati dal pubblicare la foto dell’aula deserta: in compenso han dato fondo all’immaginazione per tenere in vita artificialmente il de cuius.
Il Corriere della Sera lo descrive “commosso per le parole di stima” (delle sedie parlanti) e “colpito e sorpreso dall’accoglienza dei parlamentari” (assenti), mentre “lascia un messaggio alla riflessione dell’Assemblea” (o almeno della tappezzeria) e dà “la spinta per la tregua” (spingitore senza nessuno da spingere). Il Foglio pubblica il discorso integrale (per lasciarlo in clandestinità).
Il Messaggero titola “A Strasburgo il manifesto di Mario” (tipo quello di Ventotene). “Draghi, scossa all’Europa”, si eccita LaRepubblica: “alla vigilia aveva promesso un discorso storico”, purtroppo nessuno se n’è accorto. Men che meno dell’“intesa Roma-Parigi-Berlino” per il “nuovo Patto di Stabilità” (le sedie vuote tendono a basculare). Intanto Macron parlava per due ore con Putin, mentre SuperMario non riesce nemmeno ad andare a Kiev (a proposito: presi i biglietti?). Però parla “come sanno fare i veri statisti”.
La Stampa vede una “Dottrina Draghi per l’Europa”, a mezzadria fra la Dottrina Monroe e il catechismo (nelle parrocchie vuote). Ed esalta “la portata del progetto che Draghi offre per l’Europa”, un “federalismo pragmatico” (qualunque cosa significhi) che “piace a Bruxelles” (peccato che lui fosse a Strasburgo).
Il Dubbio: “La visione di Mario” (ma è Strasburgo o Medjugorje?). E il Riformista: “Draghi scuote l’UE” (all’insaputa della stessa). Come faccia a scuotere e a spingere nel vuoto pneumatico, non è dato sapere. Ma uno che riesce a “lavorare per la tregua e la pace” a suon di armi è capace di tutto

Marco Travaglio
“Vuoto a perdere”
(05/05/2022)

Al momento c’è grande trepidazione sull’imminente viaggio di Re Artù alla volta degli USA, dove potrà gattonare a braghe calate, per porgere i suoi omaggi di suddito fedele all’Impero. Lì potrà raccomandarsi per un posticino alla NATO, offendo in cambio il culo di noi tutti, e prendere le ordinazioni direttamente dal Commander in chief, sempre che non sia troppo impegnato a parlare col suo amico immaginario…
Giusto a proposito di nullità, per quanto non invisibile, il pubblico non noterà la differenza. Nelle italiche redazioni invece già si idratano le favelle. E ci si chiede emozionati cosa mai dirà il nostro Sciaboletta, tarato come un orologio svizzero che si prepari ad entrare nella Storia allo scoccare dell’ora fatale… Cosa mai farà Super Mario, alias Re Artù, per stupire ancora il mondo intero, mentre dalle parti di Mosca fremono di terrore dinanzi all’imminente entrata in guerra dell’Italia a sua insaputa?! 
E noi una mezza idea ce l’avremmo pure…

Pronto a concedere qualsiasi cosa Padron Sam pretenderà, eseguirà senza battere ciglio. Non c’è limite alla Provvidenza ed ai suoi omini ubbidienti. E già si sente il rombare dei fantastici mezzi a disposizione dell’Italietta alle grandi manovre, schierata in prima linea per la terza guerra mondiale.

Praticamente ci manca solo che invii un corpo di spedizione di Alpini in Russia, per farsi bello coi suoi padroni.

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NAZI-LIBERATI

Posted in A volte ritornano, Kulturkampf with tags , , , , , , , , , , , , , , , on 24 aprile 2022 by Sendivogius

25 Aprile 2022. A cento anni dalla mussoliniana marcia su Roma, possiamo dire con cognizione di causa che non c’è proprio alcuna Liberazione da festeggiare, dal momento che il fascismo gode di ottima salute e lotta contro di noi, più longevo che mai nella mimesi delle sue infinite varianti mutogene, per congenita capacità di adattamento e riproduzione su brodo di cultura.
Altrimenti non dovremmo assistere tutti gli anni allo stesso schifoso teatrino revanchista, messo in piedi ad ogni ricorrenza dagli eredi di Salò, pienamente legittimati ed inseriti da sempre nelle stanze e stanzette dei bottoni, da dove poter condizionare il corso della repubblichetta eterodiretta e dettarne l’agenda. Non sono mai stati “sdoganati”; non ne hanno bisogno, semplicemente perché non se ne sono mai andati.
Ogni tanto, quando il merdone è troppo grosso per essere nascosto, costituendo in realtà più una fonte di imbarazzo che di sdegno, e senza che mai alle parole seguano i fatti, si sente pigolare qualche lamento dalle parti del partito bestemmia: quell’oscuro oggetto governistico subalterno a chiunque lo porti al potere, che infatti coi fascisti di ogni ordine e grado, raggrumati in quel cartello elettorale che si fa eufemisticamente chiamare “centrodestra”, ci si trova benissimo, scambiandosi poltrone e governandoci insieme senza ombra di turbamento. Rientra nel copione della recita condivisa. Giusto per fare un po’ di scena e tenere la parte, giacché nulla deve disturbare la splendida ammucchiata, a cui partecipare per “spirito di servizio” e per ovvio “senso di responsabilità”: la magica trovata semantica che rende possibile ogni porcata, senza che mai disagio alcuno cali ad offuscare la magnifica narrazione imbastita su mandato politico da nostri media, ormai espressione del peggior giornalismo giallo, in piena distopia orwelliana.
Ma ormai il fu “partitone”, completata la mutazione transgenica, in piena svolta atlantista su evoluzione guerrafondaia dopo l’americanizzazione coatta, è tutto preso nel definire la propria servile subordinazione coloniale agli interessi statunitensi, raccomandandosi a Washington per meno di un pugno di lenticchie.
Dunque, dicevamo: cosa festeggiamo in questo ultimo 25 Aprile? Certo non la Liberazione dal nazifascismo. E nemmeno celebriamo la Resistenza! Bisogna stare attenti a definire cosa si intende per “resistenza”, specificando bene quale e che uso se ne intenda fare, in consonanza col ritrovato spirito marziale…
Possiamo prendere lezione dai fascisti per questo, che con intraprendenza ci indicheranno l’interpretazione corretta. Che poi, mutato nomine, si facciano chiamare “patrioti”… “nazionalisti”… “sovranisti”… è sempre quella merda lì!
Si dissuade vivamente dal fare ogni riferimento alla lotta partigiana, ma è assai gradito legare la ricorrenza, in posizione ancillare fino all’annullamento per sovrapposizione, con la ‘resistenza’ ucraina contro i russi, intessendo le lodi e lanciando fiori in onore delle eroiche brigate nere di Azov.

Vietato ogni riferimento al nazifascismo: il pubblico potrebbe non cogliere la differenza e cadere in confusione.

I simpatici partigiani ucraini del ricostituito Battaglione Usignolo

Sarebbe inoltre bene interdire le piazze all’ANPI, l’Associazione Nazionale Putiniani d’Italia, secondo il brillante acronimo coniato durante un rigurgito d’ego da un patetico coglione glassato in crosta di zucchero, dopo le liste di proscrizione e la caccia agli eretici. E sfilare tutti uniti sotto i bandieroni munifici e salvifici della NATO. Questo perché l’ANPI non è abbastanza prona al nuovo corso guerrafondaio. C’è il rischio che ricordino come la Resistenza sia altro da ‘sta roba immonda…
È ovviamente vietato cantare “Bella Ciao”, in quanto faziosa e divisiva, ma in alternativa si può sostituire l’esecrato brano con l’inno ucraino (sic!), più consono alla ricorrenza liberamente reinterpretata. Oppure utilizzare la variante sempre ucraina del noto canto partigiano, musicato sulle note di “Bella Ciao”, ma completamente riscritto e riadattato alla bisogna dalla cantante folk Khristyna Soloviy, portata alla ribalta dalle ineffabili colonne de LaStampa-Repubblica-Corriere, ormai ridotte a carillon della nazi-fiabe ucraine, e che fa bagnare di lacrime il pannolone di qualche turgido coglione a sinistra che ne ignora il testo :

«Il vecchio Dnepr ruggì con rabbia. Nessuno lo so pensava, nessuno se lo aspettava. Quello che poteva essere la vera rabbia del popolo ucraino. I nemici maledetti senza pietà li distruggiamo. Quei nemici maledetti che la nostra terra invadono. Le nostre difese hanno i migliori ragazzi. Solo veri eroi combattono nell’esercito ucraino. E i Javelin ed i Bayractar combattono per l’Ucraina e uccidono i russi. E il nostro potente popolo, la gente dell’Ucraina, ha già unito il mondo contro i russi. E molto presto li sconfiggeremo. Presto li distruggeremo

Carina, vero?!? La Soloviy, alla quale si deve cotanto capolavoro artistico, è un’altra di quelle starlette dell’Est che ama farsi immortalare in pose da diva dei jet set, o a bordo di yacht in atteggiamenti ammiccanti, che più che altro fanno molto catalogo da escort di alto bordo. E che ovviamente non ha mancato di esternare tutta la sua devota ammirazione, per i nazisti dell’OUN (no, non sono le Nazioni Unite!) di Stepan Bandera, il santino nazionale dell’Ucraina ‘democratica’ (LOL!), nell’impossibilità di cogliere la contraddizione oscena. È che proprio non ce la fanno. Sono talmente imbevuti di nazifascismo, quasi a livello genetico, da esserne inconsapevoli, tanto riesce loro naturale.
Ecco, se questo è il nuovo 25 Aprile, tenetevelo!
La Liberazione è lontana, ma proprio oggi più che mai è necessario resistere. 

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MEDIACRAZIA (II)

Posted in Kulturkampf, Masters of Universe with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 21 aprile 2022 by Sendivogius

In parallelo con la guerra in Ucraina, sono bastati meno di due mesi di propaganda ininterrotta (ora si chiama “storytelling”), per cancellare ogni credibilità residua di un sistema mediatico rattrappito in servitù volontaria; talmente abituato a sguazzare nei propri escrementi elevati ad oggetto di meraviglia, da rasentare livelli feudali di piaggeria cortigiana, e sputtanarsi irrimediabilmente agli occhi di un pubblico sempre più sconcertato dinanzi al miserabile teatrino di guerra, imbastito da zelanti reclutatori in livrea.
È un rassemblement violentemente ideologico di incarogniti gaglioffi convertiti alla mistica bellica, esteti del pensiero unico, presenzialisti da salotto, e servi sciocchi in cerca di visibilità. Si tratta di un pastone fetido, in cui sembrano convergere meschineria congenita e mediocrità professionale, dove i livori personali (e padronali) vengono ammantati di “indignazione” ad uso delle telecamere; una fossa biologica, nella quale approssimazione e disonestà intellettuale sono travestite da “fermezza”, mentre incompetenza e presunzione vengono esacerbate da una supponenza parolaia ed arrogante. Ci troviamo a vivere e sorbire una grande mistificazione orwelliana, dove si distingue per furore e fervore La Repubblica dei cavalieri GEDI nella galassia degli Elkann, con contorno di truppe cammellate di rinforzo e sturmtruppen da terza linea, tra i quali spiccano alcuni casi più consoni alla psicopatologia clinica che altro, come quel Massimo Gramellini che ha fatto del prof. Alessandro Orsini la sua ossessione personale, con tanto di esegesi dei testi e delle parole del reprobo. Se uno dovesse sottoporre allo stesso trattamento le opere del Gramella nazionale, si potrebbere scrivere una nuova appendice comica sull’inesauribile lista dei libri merdavigliosi dei quali la nostra editoria abbonda. Sono i pretoriani di regime, specializzati nel vituperio generalizzato di ogni voce critica all’invio ad oltranza di armi; la compagnia di disciplina, schierata contro chiunque osi semplicemente richiamare a maggiore prudenza, rispetto alla foga declamatoria dei troppi guerrafondai su procura. Attualmente, i nostri inquisitori di redazione sono uniti nella character assassination del frastornato Giuseppi, maramaldeggiando sul fu avvocato del popolo, politicamente già morto, colpevole di non essere abbastanza allineato al nuovo corso bellico, ma soprattutto non supinamente sdraiato al cospetto del Draghi che ci conduce, e per questo da fustigare legato alla colonna infame.
Strepitoso è pure un Massimo Giannini, che buttati nel cesso anni di solida reputazione giornalistica, lascia sottintendere chissà quali inconfessabili complicità per intesa col Nemico (e non ovvie responsabilità penali, insinuando alti tradimenti), circa gli innominabili scopi della famigerata missione russa ai tempi del Covid, non capacitandosi come il personale medico militare inviato dall’Impero del Male potesse essere coadiuvato da un generale: un “GE-NE-RA-LE!!” scandisce un Giannini furioso, al culmine del suo vibrante sdegno a misura di telecomando, sconvolto da cotanta abnormità.
Perché, il generale Figliuolo che ha gestito l’epidemia pandemica cosa cazzo era?!?

“Gli Oligarchi della tivvù, sbugiardati dal pubblico”
Domenico De Masi
(19/04/2022)

«Man mano che passano i giorni della guerra in Ucraina si moltiplicano i sondaggi trasmessi dalle varie reti televisive per rilevare l’opinione pubblica su quanto sta accadendo. Il risultato è che cresce la divaricazione tra ciò che quelle reti cercano di accreditare con le proprie trasmissioni e ciò che “la gente” comincia a pensare con la propria testa. Questi media, pubblici o privati che siano, fanno a gara per dimostrare che Putin è pazzo, ma “la gente” comincia a pensare che sarà pure pazzo, ma di sicuro non è scemo. Questi media gareggiano nell’accreditare un’immagine salvifica degli Stati Uniti, ma “la gente” comincia a pensare che l’America sarà pure esportatrice di democrazia, ma i suoi interessi non coincidono con quelli europei. Questi media gareggiano nell’insinuare che in Russia monta un’ondata di dissenso per rovesciare Putin, ma “la gente” comincia a capire che la stragrande maggioranza dei russi concorda pienamente con le strategie belliche dello zar. Questi media gareggiano nel tranquillizzare i consumatori sulla disponibilità di fonti energetiche anche per il prossimo futuro, ma “la gente” è sempre più convinta che il petrolio e il gas raccattato presso altri dittatori comunque non ci affrancherà dalle forniture russe.
Da cosa dipende la sfasatura tra l’informazione fornita dagli anchor men dei media e l’opinione pubblica dei cittadini? A mio avviso dipende dall’abuso di potere esercitato dai primi, sottovalutando la qualità intellettiva dei secondi. Inoltre, gli anchor men soffrono di autoreferenzialità come ogni circolo chiuso in cui poche diecine di privilegiati fanno da guardiani al pensiero unico, mentre i cittadini comunque esprimono una pluralità di vedute garantita dall’essere milioni di teste disparate, appartenenti a classi diverse.
In 24 mesi, tra la realtà incombente della pandemia e della guerra e l’idea che ce ne siamo fatta, si è interposto il filtro distorcente di una ventina di anchor men, oligarchi nostrani dell’informazione che, armati di talk show, hanno imposto il loro punto di vista basandolo sulla propria cultura generica e sull’interesse dei loro padroni. Il metodo manipolatorio è semplice: ogni trasmissione viene articolata in uno o più panel di cosiddetti “esperti” scelti alla rinfusa in un mazzo consueto di giornalisti e politici. Il numero dei partecipanti a ciascun panel deve essere esuberante rispetto al tempo disponibile, in modo che ognuno degli interpellati abbia pochi secondi per esprimere giudizi su questioni cosmiche. Prima che l’interpellato di turno riesca a completare un pensiero, viene interrotto dal conduttore o viene contraddetto da altri partecipanti che sovrappongono il loro dissenso, spesso in tono forsennato, a ciò che si stava dicendo. Essenziale è che, alla fine della messinscena, tutti abbiano parlato senza nulla dire e resti salva solo la tesi che stava a cuore al conduttore, cioè al suo datore di lavoro.
Il sotterfugio sempre più frequentato sta nell’esibire giornalisti in veste di esperti. Quella del giornalista è una rispettabile professione che consiste nella capacità scientifica di raccogliere, vagliare e trasmettere notizie su una vasta gamma di accadimenti. L’esperto, invece, è colui che ha dedicato una vita intera ad approfondire una sola disciplina con qualche necessaria scorribanda nelle discipline confinanti. Ma ora vige il vezzo di promuovere al rango di storico o di geopolitologo o di virologo o di sociologo qualunque giornalista che sia stato impunemente intervistato un paio di volte su questioni di storia o di geopolitica o di virologia o di sociologia.
Tuttavia, quando gli eventi comunicati sono complessi e gravi come quelli attuali, si mette in moto tra “la gente” un meccanismo di autonoma elaborazione delle informazioni per cui l’ignoranza sapiente dell’opinione pubblica travalica la sapienza ignorante degli anchor men. Un aspetto particolarmente grave dell’attuale patologia informativa consiste nell’occultamento sia delle cause che hanno portato alla situazione presente, sia dei disastri cui stimo andando incontro e dei rimedi sbilenchi che gli stiamo opponendo. La carenza congiunta di grano e di fonti energetiche promette a tutto l’Occidente un prossimo futuro di fame per molti e di impoverimento per quasi tutti. Ciò comporta che masse pauperizzate accumuleranno un rancore esplosivo traducibile in sovversione autoritaria o in incremento democratico a seconda del colore delle forze politiche capaci di egemonizzarle e convogliarle. Dio non voglia che, nel frattempo, Le Pen conquisti la presidenza in Francia e Trump la riconquisti in America. A quel punto, Pandemia e guerra in Ucraina ci appariranno disgrazie minori. Ma di questo non si parlerà o ne parleranno i giornalisti, promossi esperti sul campo

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MEDIACRAZIA

Posted in Kulturkampf, Risiko! with tags , , , , , , , , , , , on 15 aprile 2022 by Sendivogius

C’era una volta il “giornalismo d’inchiesta”… brillante invenzione di una stampa del tutto ideale (e per questo irreale), che aspira ad essere qualcosa d’altro e di più, rispetto ad una cassa di risonanza di poteri consolidati; o ridursi a mero strumento di manipolazione delle coscienze, per la promozione di interessi particolari su diffusione propagandistica.
Da noi, dove il giornalismo libero non è mai stato, nell’imprescindibilità di un’atavica vocazione cortigiana, le inchieste si limitano più che altro a tirar di conto nelle tasche altrui, con indignazione variabile in base alle appartenenze di scuderia. Oppure finiscono nel vuoto cosmico del disinteresse generale su ottundimento di massa. Più che i fatti, prevalgono i teoremi. E tutto si riduce ad appendice di un romanzo criminale senza fine, da tirare avanti fino ad esaurimento dei lettori disponibili.
Questo quando va bene, nel minimo di approfondimento che ne consegue, perché di preferenza il giornalista italiano riporta opinioni, di solito le proprie (meglio se mutuate da quelle del suo interessato padrone editoriale), elette ad imprescindibile verità di fede disciplinata in dogmi apodittici, da circostanziare al limite con poche battutine su twitter e condensabili in slogan rifritti, riassumibili in una mezza dozzina di parole vuote. “Altrimenti il pubblico non capirebbe”.
Per questo predilige i sensazionalismi della comunicazione emozionale, che lo dispensano dalla confutazione critica nell’onere della prova su verifica indotta, nella prevalenza dei patetismi mediatici su base regressiva, attraverso la delineazione dei fronti di appartenenza su divisione manichea. Il giornalista non deve mediare un’informazione verificata, ma creare un “animus” particolare e soprattutto funzionale ad altro…
Il fenomeno era già in essere da tempo, ma il conflitto in Ucraina scatenato dall’invasione russa ha ingenerato in un sistema mediatico embedded una sorta di catechesi propedeutica alla pedagogia di guerra. Più che formare coscienze, si preparano i futuri soldati alla guerra di domani, che ormai viene data quasi per certa, considerata accettabile… E per questo va resa desiderabile nell’ineluttabilità della stessa.
È una narrazione mitopoietica, che aborre la complessità; né tollera dubbi o esitazioni di sorta: nel migliore dei casi sono intesi come cedimenti al Nemico e nella peggiore delle ipotesi come un atto di tradimento della patria (ucraina, per proiezione).
L’addestramento è affidato ad un battaglione di invasati 50/60enni, con contorno di supponenti bimbiminkia in carriera e figlie di papà, preferibilmente parcheggiate sul seggiolone di qualche consiglio d’amministrazione a mantenimento pubblico. Che più che altro, sembrano i servi sciocchi di una compagnia di giro per l’intrattenimento ed indottrinamento delle reclute, mentre si infervorano come un Tirteo redivivo e leggono le veline della propaganda eletta a verità incontrovertibile, giacché nessuna panzana dal fronte ucraino pare loro abbastanza grande né assurda, da non essere esaltata o dal dover essere confutata, senza che mai ombra di dubbio alcuno sfiori le loro granitiche certezze.
Si distinguono per foia guerriera una mandria assortita di pasciuti e panciuti maschi adulti in fase senescente, che hanno superato la crisi di mezza età sostituendo i pruriti erotici di ritorno con le fregole di guerra in orgasmo surrogato, dopo aver riscoperto i soldatini con mezzo secolo di ritardo, per giocare alla guerra sul divano di casa travestiti da grandi strateghi, in un ritrovato vitalismo su eccitazione bellica.
E che ora imperversano a tempo pieno su reti unificate diffondendo il Verbo, mentre si passano la staffetta e randello per la bastonatura collettiva su pestaggio in gruppo dell’Orsini di turno.
A loro tempo imboscati, dopo essere ricorsi a qualsiasi espediente utile per sfangare il servizio militare di leva (“obbligatorio” per tutti, ma non per loro), oggi si sentono tutti generali, promossi sull’aia dei pollai televisivi per meriti di corte, mentre piantano bianderine e spostano carrarmatini di plastica sul tabellone del Risiko!, con l’aria tronfia e compiaciuta di ogni citrullo ingallonato che giochi alla guerra senza mai averne vista una.
Sono gli emuli contemporanei di quel giornalismo parolaio ed interventista che condusse l’Italia al mattatoio della prima guerra mondiale, in un’epifania sanguinaria di nazionalismo sciovinista ed esaltazione bellicista contro i “panciafichisti” di allora. All’epoca, le voci critiche o diffidenti erano bollate così. Oggi possiamo contare su un maccartismo di ritorno, molto più consono all’american spirit che pervade i nostri concionanti guerrafondai da salotto. Ma a differenza dei nostri eccitabili rambo da tastiera, gli “interventisti” di un secolo fa almeno ebbero la compiacenza di arruolarsi volontari in prima linea e farlo con convinzione, spesso rimanendoci secchi. Qui invece abbiamo solo un commando di indecenti pennivendoli d’assalto, che in guerra preferiscono mandarci gli altri, per spacciare qualche copia in più dei loro insulsi giornaletti in crisi di vendite e credibilità, appagando il proprio narcisismo da salotto e magari riciclarsi con un ingaggio da zerbino sull’uscio di qualche panel NATO.

Tale è l’assatanato manipolo di ringhiosi cagnetti da riporto, pronti a scondinzolare dietro a Padron Sam (nei panni di un vecchio rincoglionito, che non riesce a trattenere le sue flatulenze) in cambio di qualche croccantino, ridotti come sono a sbavanti mascottine da CCS di caserma.

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The Peacemaker (II)

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , on 3 marzo 2022 by Sendivogius

Immancabile, alla tragedia della guerra non poteva mancare la farsa italiota degli imbecilli zelanti con l’elmetto, che la guerra la fanno alla Cultura (per ora solo ‘russa’), nell’ansia servile di conformismo bellico. Ad ennesima riprova dell’avvilimento raggiunto dagli atenei italiani, c’è da registrare il contributo del prorettore dell’Università statale della Bicocca, il prof.? Maurizio Casiraghi, docente di biotecnologie improvvisamente esperto di Letteratura ucraina, che blocca un ciclo di lezioni sull’immenso Dostoevskij, “per ristrutturare il corso e ampliare il messaggio per aprire la mente degli studenti, aggiungendo a Dostoevskij anche alcuni autori ucraini”. E’ la par condicio idiotarum di coloro che non saprebbero distinguere Bulgakov da Gogol, nell’incapacità di collocarli nel tempo e nello spazio, senza averne mai letto una sola riga. L’unico che avrebbe tanto bisogno di aprire la sua mente (e un libro ogni tanto) sarebbe proprio il sig. Casiraghi, a tempo perso professore nell’inconsapevolezza del ruolo.

The Thief of Book

Del resto, ad inaugurare questo burlesque revanchista del Grottesco era stato lo stesso Sindaco di Milano, Giuseppe Sala, il top-manager de’sinistra, che caccia via dalla Scala uno dei più grandi direttori d’orchestra del mondo, Valerij Gergiev e la soprano Anna Netrebko, perché i reprobi (in quanto russi) si rifiutano di fare atto di contrizione con autodafé su pubblica umiliazione, come moderna emulazione inquisitoria, sospesa nella scelta tra rogo o abiura.

E resterà indimenticabile il Festival della Fotografia di Reggio Emilia, che estromette il fotografo russo Alexander Gronsky, perché non si possono mica “invitare violenza e morte” ad una mostra fotografica sui paesaggi invernali (!). Per la cronaca, Gronsky è un pacifista convinto, limpidamente schierato su posizioni anti-putiniane, e tenuto dodici ore in stato di arresto per aver manifestato ‘illegalmente’ contro l’aggressione dell’Ucraina dalla solerte Polizia italiana (si tratta pur sempre di un russo sospetto).

Siamo all’arte di guerra, che trascende la censura per farsi beota compiacimento di chi scambia la propria grettezza di mente per ‘impegno sociale’, la cancellazione culturale per “solidarietà”, nell’esibizione conformista del cortigiano compiacente e compiaciuto della sua stolida imbecillità.

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COVIDIOTI

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , , , on 29 dicembre 2021 by Sendivogius

“Cadono come mosche”
#NessunaCorrelazione #SonosoloCoincidenze #Vaccini #R2020″
Davide Barillari
(13/06/2021)

Si fanno i clisteri con la candeggina. Sniffano curcuma e coriandolo. Ingurgitano infusi di tarassaco e frullati di barbabietola, con improbabili beveroni a base di aghi di pino, aglio, miele ed alghe di clorella. Ruminano bacche di Goji. Si intossicano di ivermectina ed antibatterici ad uso veterinario. Fanno incetta di idrossiclorochina e farmaci contro la malaria. Acquistano prodotti di dubbia provenienza, che vanno scovando on line su passa parola. Scaricano fantomatici “Manuali di terapia domiciliare personalizzata” da siti anonimi su internet. Sorbiscono intrugli consigliati da perfetti sconosciuti. Credono fideisticamente a qualsiasi mitomane scovato su facebook, che spaccia prodotti miracolosi. Si affidano a sedicenti “esperti” di pratiche ayurvediche e cristalloterapia, “cure altenative” e naturiste: omeopati, massaggiatori shiatsu, oligoterapisti, naturopati, filosofi, teologi, e improvvisati “scienziati sociali” senza il disturbo di una laurea.
Credono a chiunque, purché non sia un medico vero o una specialista riconosciuto con un solido curriculum scientifico… E poi intasano le corsie degli ospedali ed i reparti di terapia intensiva, sottraendo posti letto e risorse che di certo potrebbero essere meglio impiegate.
Dinanzi ad un simile panorama neuropsichiatrico di desolanti casi umani, in pieno analfabetismo funzionale su delirio psicotico, ne conseguono due constatazioni di base…
Prima considerazione: il mondo è sovrappopolato di inguaribili imbecilli.
Erroneamente considerato innocuo, troppo spesso declassato ad isolato fenomeno di colore nell’ambito di certa esuberanza folkloristica, l’Imbecille risponde invero alle Leggi fondamentali della Stupidità. Ne consegue che questi costituiscono un pericolo per sé (poco male) e soprattutto per il resto della comunità, che l’imbecille tollera e subisce in tutta la sua infestante invasività.

“Una persona stupida è chi causa un danno ad un’altra persona o gruppo di persone, senza nel contempo realizzare alcun vantaggio per sé o addirittura subendo una perdita.”
(Terza Legge)

Quando il fenomeno diventa prevalente, rischia di trasformarsi in problema sociale.

Seconda considerazione: il Covid-19 si sta rivelando tremendamente efficace, nel limitarne la moltiplicazione incontrollata…

Tra i personaggi della galassia negazionista più noti al grande pubblico e nel frattempo dipartiti a seguito di un’epidemia inesistente, si segnalano:

Maurizio Bugatti
Carrozziere, opinionista radiofonico, in arte “Mauro da Mantova”, complottista per vocazione e per questo ospite fisso ne La Zanzara, in qualità di esperto in vaccini, “untore” per gioco: si divertiva ad andare nei supermercati, senza mascherina protettiva, a tossire in giro con 38 di febbre. È morto a 61 anni per una polmonite bilaterale da Covid, dopo il ricovero all’Ospedale di Verona, perché a Mantova “ci sono i comunisti” (sic!).

Bartolomeo Pepe
l’onorevole Pepe è stato Senatore della Repubblica (!) in quota 5 Stelle (non se ne perdono uno!), nonché esteta del complotto globale in tutte le sue declinazioni possibili ed inimmaginabili, non facendosi mancare proprio nulla: dalle scie chimiche, ai programmi segreti di controllo climatico; dagli Illuminati, al Piano Kalergi (finanziato da Soros); ovviamente anti-vaccinista convinto e mistificatore seriale. Indimenticabile per originalità creativa, è stata la sua battaglia contro gli “interferenti endocrini” che conducono alla sterilità maschile, producendo “mutazioni fisiologiche”. Le manipolazioni genetiche sono sempre state una fissazione del senatore, convinto dell’esistenza di un programma massonico globale per modificare il DNA attraverso la “geoingegneria”. Ma non ci ha fatto mancare neanche la terribile cospirazione delle lampadine a Led che ci spiano, né la crociata contro la profilassi antitetanica.
Insomma, è stato uno che aveva la credibilità scientifica del complottista nella pubblicità del Buondì Motta. tanto da sembrare esso stesso una parodia. E chissà quali altre cazzate avrebbe potuto sponsorizzare al Senato, se non fosse morto a 59 anni, per insufficienza respiratoria da Covid: “una ridicola isteria, fomentata ad arte” (ipse dixit). Complotto dei poteri forti, per far tacere una voce indipendente?

Certo, niente di paragonabile rispetto a quanto avviene fuori dagli italici confini, dove la pandemia imperversa praticamente indisturbata, grazie anche a questi fervidi campioni delle libertà individuali (neo-nazisti, orfani trumpiani, fanatici religiosi, nevrotici ossessivi), infierendo sui grandi numeri…

Johan Biacsics
Johan Biacsics, 65enne, leader dei No-Vax austriaci. Ammalato di Covid ormai da diversi giorni, secondo la stampa locale, si sarebbe curato con dei clisteri a base di biossido di cloro che è il principio attivo della candeggina. Ovvero un trattamento ‘alternativo’ molto diffuso tra i no vax che è stato caldeggiato anche dall’ex presidente americano Donald Trump.
Nonostante il tampone positivo il 65enne era convinto di poter sconfiggere la malattia in questo modo, opponendosi al ricovero. A casa si sarebbe poi sottoposto a questo trattamento, morendo poco dopo.

Marcus Lamb
A 64 anni è morto a causa del Covid anche uno dei più popolari leader religiosi No vax degli Usa. Marcus Lamb era cofondatore e amministratore delegato di una rete televisiva religiosa che, in America, vale 230 milioni di dollari. Come altri tepepredicatori cristiani di destra per mesi ha rilanciato il messaggio No vax, ospitando anche Robert F. Kennedy Jr, esponente della celebre famiglia, ripudiato dai parenti per le sue posizioni contro i vaccini, di recente avvistato anche in Italia.

Marc Bernier
I casi di predicatori deceduti sono tanti, specie negli USA. Ad agosto è morto ad esempio anche lo speaker radiofonico 65enne Marc Bernier, soprannominato “Mr.Anti-Vx”.
Voce molto conosciuta in Florida, dove ha lavorato per la radio WNDB News Daytona Beach per oltre 30 anni, esprimendo sempre le sue forti opinioni in ambito conservatore.


Mak Parhar
Anche Mak Parhar, un blogger terrapiattista canadese che era diventato un leader del movimento No Vax e contro le mascherine in British Columbia, è morto dopo aver denunciato dei sintomi del Covid19. Secondo la stampa locale l’uomo, che aveva confidato di essere malato ai suoi seguaci (aggiungendo che non poteva «essere Covid perché il Covid non esiste»), ha chiamato soccorso troppo tardi: quando è arrivata l’ambulanza infatti, i sanitari lo hanno trovato già morto.
In uno dei suoi ultimi video, il blogger aveva detto di sentirsi meglio e di aver preso l’Ivermectin, l’anti-parissitario considerato un rimedio contro il Covid dai No vax, ma che le autorità mediche di Usa e Canada sconsigliano di usare.

Caleb Wallace
Caleb Wallace, 30 anni, è invece morto in Texas ad agosto. Convinto No vax fu uno degli organizzatori della Freedom Rally, manifestazione no Mask nata negli Stati Uniti come protesta contro tutte le restrizioni Covid. Dopo esser risultato positivo al coronavirus, ha tentato di curarsi con le fantomatiche “terapie domiciliari” sponsorizzate dai medici No vax assumendo anche l’Ivermectina, il farmaco antiparassitario che la Fda ha invitato a non usare per il virus e che ha provocato un aumento consistente di casi di avvelenamento.

 (Fonte: il Gazzettino di Venezia)

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NO-BRAIN

Posted in Kulturkampf, Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 13 dicembre 2021 by Sendivogius

Come una foto di famiglia ripassata nella carta igienica dopo l’uso, il consueto rapporto annuale del CENSIS ci restituisce un’istantanea allargata del Paese-Italia: il Borgo Citrullo dove chiunque può riconoscersi, o riconoscere qualcuno dei babbei assortiti di un’umanità avariata, e ritrovare il parente scemo… Quello che costituiva motivo di imbarazzo alle cerimonie di famiglia, ma anche irresistibile fonte di intrattenimento a buon mercato, finché non si è “socializzato” on line, scoprendo che internet non era solo una fonte inesauribile di porno gratuito, ma un moltiplicatore virtuale di farneticanti coglioni, mentalmente disturbati, in connessione tra loro.

«È un sonno fatuo della ragione, una fuga fatale nel pensiero magico, stregonesco, sciamanico, che pretende di decifrare il senso occulto della realtà.
Per il 5,9% degli italiani (circa 3 milioni di persone) il Covid semplicemente non esiste.
Per il 10,9% il vaccino è inutile e inefficace.
Per il 31,4% è un farmaco sperimentale e le persone che si vaccinano fanno da cavie.
Per il 12,7% la scienza produce più danni che benefici. Si osserva una irragionevole disponibilità a credere a superstizioni premoderne, pregiudizi antiscientifici, teorie infondate e speculazioni complottiste. Dalle tecno-fobie: il 19,9% degli italiani considera il 5G uno strumento molto sofisticato per controllare le menti delle persone.
Al negazionismo storico-scientifico: il 5,8% è sicuro che la Terra sia piatta e il 10% è convinto che l’uomo non sia mai sbarcato sulla Luna.
La teoria cospirazionistica del “gran rimpiazzamento” ha contagiato il 39,9% degli italiani, certi del pericolo della sostituzione etnica: identità e cultura nazionali spariranno a causa dell’arrivo degli immigrati, portatori di una demografia dinamica rispetto agli italiani che non fanno più figli, e tutto ciò accade per interesse e volontà di presunte opache élite globaliste. L’irrazionale ha infiltrato il tessuto sociale, sia le posizioni scettiche individuali, sia i movimenti di protesta che quest’anno hanno infiammato le piazze, e si ritaglia uno spazio non modesto nel discorso pubblico, conquistando i vertici dei trending topic nei social network, scalando le classifiche di vendita dei libri, occupando le ribalte televisive

(55° Rapporto Censis. Anno 2021)

È che noi italiani non ci facciamo mancare proprio nulla: dopo la società del Rancore e della Paura, è stata la volta della cattiveria (che genera stronzi ad libitum) e del “sovranismo psichico” che ne consegue, fino ad approdare come inevitabile conseguenza del lungo letargo della ragione alla “Società dell’Irrazionale”. E farlo con almeno mezzo secolo di ritardo, rispetto allo stile paranoide della politica americana, giusto per fare il verso a Richard Hofstadter.
Cioè, per capirci, non bastava una querula massa amorfa ed analfabeti funzionali, pervasa da umori fascistoidi e razzismo strisciante, per una società chiusa nella grettezza arcaica di un provincialismo asfissiante e machista, popolata da frustrati in crisi di identità su alienazione diffusa.
Eh no! Ci voleva il ritorno al medioevo più cupo e fantasioso: quello delle pozioni magiche e dei calderoni fatati, i maghi e gli stregoni, i guaritori ed i santoni mistici; un universo fantastico, fatto di tradizioni occulte e complotti segreti, innestate in una mitologia post-industriale che si alimenta di cospirazioni globali, di realtà immaginarie e distorsioni cognitive, per una psicologia clinica del fascismo di riflusso più ancora che di ritorno (non se n’è mai andato), attraverso il ristagno culturale su regressione psichica, nelle sacche oscure di una società pre-moderna ed anomica.
È questo un virus assai più pervasivo di ogni altro agente patogeno, che infetta soprattutto le menti; prolifica nell’ignoranza; è plasticamente mutogeno su replicazione virale, nella moltiplicazione dei bias cognitivi che ne sottendono la forma.
E se insomma in questo paese esistono quasi tre milioni di irrecuperabili coglioni convinti che la Terra sia piatta (in pratica la stessa percentuale di coloro che non credono all’esistenza del Covid), allora davvero la situazione è grave ma non è seria.
Più che altro, al netto del Dottor Ciccio Puzzer da Trieste, o del suo esimio collega il Prof. Tuiach, e le altre torme di analfabeti paranoici in debito di almeno 12 anni di elusione scolastica, che infestano la rete (e le piazze) coi loro deliri paranoici di popolino furbetto, stupisce (ma non troppo) il folto pattuglione di giuristi e di filosofi prestati alle scienze biochimiche, che contestando il mainstream ufficiale dichiarano candidamente di “informarsi su internet” (!). Immaginate voi una sessione d’esame all’università, dove uno studente di filosofia, interrogato sull’uso teoretico della Ragione kantiana, si metta a contestare il medesimo professore con tesi bizzarre dicendo che le ha trovate su internet, guardando un filmino su YouTube.
A questo punto, uno qualche interrogativo sulla qualità del corpo docenti, nonché sulla senilità più ancora che senescenza, di certe figure pubbliche ed istituzionali, inizia a porselo eccome. E ci si chiede quanto influisca il richiamo della ribalta mediatica, in piena crisi di astinenza dal narcismo della funzione.
Si segnale nel ricco mazzo degli autoconvocati un’ultima new entry d’eccezione, al netto della folla anonima degli sciroccati vari, l’emerito dott. Francesco Maria Fioretti, magistrato ed ex presidente della Prima Sezione di Cassazione, che pure s’era già distinto con illuminati contributi circa il famigerato disegno di legge Zan sull’omotransfobia, in un suo formidabile intervento per l’associazione ultrareazionaria dei fondamentalisti cattolici di “Pro Vita & Famiglia”:

«Le persone si sono addormentate e al fatto che, nella nostra società, si è affermata una cultura egemonica, di stampo marxista, che mirava ad eliminare tutti quei valori che potessero eliminare la chiesa cattolica. La cosa terribile per la società, lì dove c’è stata la caduta etico-spirituale, è che si è avvalorato il principio della trascendenza: si vive praticamente su un piano di completa immanenza. Ovviamente se si vive su un piano di completa immanenza e si taglia fuori Dio, dalla nostra vita, praticamente tutto diventa lecito.
[…] Anche il concetto di libertà va riveduto, non esiste un concetto di libertà assoluto, ma sempre un concetto di libertà relativa, di libertà per il bene. Ma Lei pensi per quanto riguarda l’aborto, si parla di libertà della donna. In questa situazione non c’è solo la libertà della donna, ma c’è anche un’altra cosa: il diritto alla vita del concepito.
[…] In realtà c’è una situazione culturale che va rivista profondamente e questa situazione culturale, così deviata, ha portato alla legge Zan, con cui si vogliono devastare, attraverso la teoria del gender, le menti dei bambini. E su questo la Chiesa deve reagire più incisivamente, perché se noi andiamo a prendere la Prima Lettera ai Romani, san Paolo si scaglia contro certe tendenze, quindi in realtà siamo arrivati dove siamo arrivati, perché c’è una caduta verticale di eticità e spiritualità.»

Francesco M. Fioretti
(25/05/2021)

Da cattolico devoto qual’è, il giudice Fioretti non manca di dimostrare la sia vicinanza più che ideale ai circoli integralisti dei clericofascisti di ProVita, ai quali si deve la diffusione ‘virale’ di formidabili balle sui vaccini assemblati con le cellule di feti abortiti vivi per essere dissezionati ancora freschi.
Naturalmente, anche la truculenta panzana non ha nulla di originale, trattandosi di un’invenzione di importazione USA, dove la storiella è nata e circola negli ambienti più retrivi del clero oltranzista da circa un decennio, un po’ come l’autostoppista fantasma, Mary la Sanguinaria dello specchio e l’Uomo Falena. In Italia è stata fatta propria da Stefano Montanari, ufficiosamente “professore” e “ricercatore indipendente”, nonché “inventore”; ufficialmente, diffusore professionista di bufale fanta-horror, potendo contare su due canali di diffusione privilegiati: l’immancabile Claudio Messora su Byoblu (già esperto della comunicazione per conto dei dementi a 5 Stelle) e la pravda sovranista di Maurizio Belpietro, che nell’autunno del 2017 rilasciava il merdone in prima pagina sui feti abortiti a pagamento, riportando la presunta testimonianza diretta di Montanari e di fantomatiche indagini dell’FBI.
Solitamente, i cazzari patentati sono allergici alle verifiche, in quanto immuni all’onere della prova, e refrattari a qualunque smentita. Per loro, qualunque minchiata non sembra mai abbastanza demenziale, per non essere rilanciata ancora ed ancora, in conformità con le regole della propaganda goebbelsiana. E infatti, col Covid, Montanari è ritornato alla carica:

«Un feto costa 550 dollari, viene pagato 550 dollari. La signora va, abortisce, tutte le spese dell’aborto sono sostenute da Planned Parenthood, è nel contratto, è ufficiale. Il feto viene abortito e viene sezionato vivo da un tecnico. Vivo perché non si possono rovinare i tessuti del feto, del bambino! Quindi, se io uccido questo bambino poi rischio di rovinare i tessuti, ma non posso nemmeno praticare un’anestesia per lo stesso motivo. Quindi, il bambino è vivo e ahimè vuole il caso che la sensibilità del dolore del feto è superiore rispetto a quella di un adulto, quindi il bambino soffre tanto quando la puntina del bisturi va a sezionarli i polmoni, va a sezionarli il fegato, va a sezionarli i reni e li porta via! Li porta via perché poi devono essere venduti! I tecnici che fanno questa operazione sono molto bravi perché riescono a operare su un essere umano piccolissimo, perché il feto è molto piccolo, che si contorce. Quindi bisogna essere particolarmente bravi per riuscire a fare degli interventi di quel genere su un paziente che non è d’accordo, che continua… che tenta di scappare, ma poverino! Il feto non riesce a correre, non riesce a scappare, non riesce nemmeno a fargli un ceffone a questo bravissimo tecnico. Tutto questo viene ignorato dalla gente

Stefano Montanari
(27/01/2021)

Ovviamente! Poi c’è la gggente che invece ci crede per davvero e che ripete a pappagallo, inopportunamente imboccata:

«Hanno imposto un vaccino fatto con cellule di feti abortiti, hanno violato il comandamento di non uccidere. Se venisse imposto l’obbligo le persone verrebbero ridotte alla stregua di cavie, di topi, perché i vaccini sono sperimentali. E si violerebbe il diritto alla vita, perché sono fatti tramite un omicidio, quello dei feti abortiti

Francesco M. Fioretti
(10/12/2021)

Sono quelli che si informano su internet, dove scovano le verità segrete degli “studiosi alternativi”.
La domanda sorge spontanea: ma davvero noi abbiamo o abbiamo avuto gente così negli atenei, nel CdA della RAI, negli ospedali, e nei tribunali?!?

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(153) Cazzata o Stronzata?

Posted in Zì Baldone with tags , , , , , , , , , , , , on 28 novembre 2021 by Sendivogius

Classifica NOVEMBRE 2021″

Porteteli via!

Nella consueta galleria degli orrori che infesta i corridoi dell’italico politicume, coi suoi guitti da avanspettacolo ed i fenomeni da baraccone che si susseguono ed inseguono, passandosi la staffetta nella corsa ai bassifondi, vi è come una rassicurante linea di continuità… un profilo condiviso nel quale è possibile scorgere il ritratto di una nazione… Sono gli eletti del popolo, che infatti li vota o li ha votati per poi negarlo, e che quel popolo rappresentano degnamente, coi suoi vizi, le sue miserie e le sue ipocrisie, in tutta la mediocrità che contraddistingue la pacchiana esibizione di sé, quale degna rappresentazione plastica e compiuta del popolo più analfabeta e della borghesia più ignorante di tutta l’Europa occidentale: una massa amorfa, che vive e si nutre essenzialmente di cazzate.
Pare che gli elementi fondamentali per rifondare la politica in Italia siano l’età e va bene chiunque purché donna, che da soli valgono ogni altro requisito reso insignificante come la competenza, la cultura, e financo un minimo di modestia, altrimenti non avremmo torme di garruli narcisisti semianalfabeti, troppo concentrati nella contemplazione estatica del proprio ombelico, che scambiano col centro del mondo, per elevarsi oltre.
Per decenni si è voluto credere che l’elemento anagrafico sarebbe stato l’anello di rottura che avrebbe fatto la differenza, rispetto alle vecchie cariatidi del notabilato clientelare, rompendo le antiche consuetudini semifeudali dei cacicchi di partito.
Sarà per questo che ora ci ritroviamo un nugolo di quarantenni precocemente invecchiati, con un vocabolario che non supera le cento parole e la cui produzione intellettuale si riduce alle battutine su twitter e la pubblicazione di libricini imbarazzanti di pensierini minimi: opere mer(d)avigliose, che non valgono lo spreco di carta sulla quale sono stampati. Ogni ‘regime’ elabora un proprio “lessico del potere”, attraverso il quale filtra la realtà nella presunzione di poterla plasmare con le parole di una “neo-lingua”… Ma qui più che altro ci troviamo dinanzi ad una disarmante miseria lessicale, nella quale è possibile scorgere unicamente la regressione culturale di una società ripiegata nella bulimia consumistica della sua vacua inconsistenza.
Questo è un paese che, archiviata neanche troppo la lunga parentesi berlusconiana, si è ammalato di giovanilismo acuto (ricaduta clinica di una malattia persistente nella società italiana), in un miscuglio patologico di istrionismo ed ur-fascismo.
E infatti ci tocca una nana da giardino, perennemente ingrugnita e ripassata in photoshop per le immagini di copertina, che sciorina frasette elementari di propaganda spiccia, per solleticare gli spiriti bassissimi di un elettorato di nostalgici in orbace ed analfabeti funzionali di ritorno. E per questo ascende i sondaggi, pompata dalla grancassa mediatica che s’è presa una cotta per la nuova statista della Garbatella.
Poi vabbé, ci sarebbe quell’altro coso obeso in astinenza da sagra, campione dell’abbuffata compulsiva a comando, che parla con gli amici immaginari di facebook e vive in un eterno reality show: l’ex aspirante statista col feticismo per le divise, e dalle azioni in ribasso, che va coccolando travestito da sbirro i fascisti di mezzomondo, in cerca di attenzioni per carenza affettiva.
Sono la Claretta ed il Ben del neo-nazismo di ritorno in mimetica sovranista.
C’è pure il fregno buffo percolato dalla provincia profonda… il Renzie d’Arabia che ancora non ha superato lo shock del referendum perduto, vive imprigionato in un loop spazio-temporale fermo al fatidico Dicembre 2016, e parla come un Berlusconi qualunque, a parodia livida dell’originale; sempre che non sia impegnato a contare i cachet dei suoi ingaggi prezzolati come cantore a gettone del nuovo rinascimento saudita, o volare a scrocco su voli privati da 140.000 euro a trasferta per leggere i suoi discorsi riciclati, mentre s’accompagna al munifico Macellaio di Riyad (amichetto suo). E ci si chiede in cosa diamine vada trafficando, lo sceicco di Rignano (sempre così interessato in patria ai temi della “Difesa”)… a meno che non si voglia davvero credere che ci siano dittatori interessati a pagarlo a peso d’oro, per vederlo intervistarsi da solo in una stanza vuota..! 
Certo, saremmo assai ingenerosi se trascurassimo il cacofonico Cottolengo a 5 Stelle: la più pletorica ed imbarazzante raccolta di casi umani e scappati di casa, che il popolo sovrano abbia mai cagato prima nel segreto della cabina elettorale. Ma qui citarli tutti sarebbe impossibile nella vastità dell’orda sfuggita ai casting della Casaleggio Associati: l’esercito di replicanti fuoriusciti dalle pieghe del web estremo, che ora vive di vita propria in dissociazione mentale permanente.
Adesso, la grande soluzione risiede nell’affidare la politica alle “donne” non meglio precisate… come se l’imbecillità fosse una prerogativa di genere.

Hit Parade del mese:

01. CHE DUE PALLE!

[19 Nov.] «Posso dire che due palle con ste propagande per la violenza verso la donna? Sembra sia tutto a senso unico. Se gli uomini sono così tremendi, scopatevi i cavalli. Facile!»
(Luca Valentini, fratello d’Italia da Trento)

02. CROCI E ROGHI

[15 Nov.] «Mi piacerebbe sapere quanta carriera potrebbe fare una band che si ispirasse alle radici cristiane d’Europa, o che inneggiasse alla difesa della vita dal concepimento o che prendesse a tema la lotta alla droga. Ricordo il massacro cui fu sottoposto Povia solo per aver osato partecipare al Family Day del 2007 difendendo la famiglia naturale. È facile andare secondo la corrente del politicamente corr(o)tto. Da giovani che si dicono alternativi e ribelli mi sarei aspettato qualcosa di diverso, che so, sul palco in smoking i maschietti e in abito da sera la signorina, con tanto di dichiarazioni tipo ‘i bambini hanno il diritto di avere una mamma e un papà. Allora sì che avremmo visto qualcosa di davvero dirompente.»
(Simone Pillon, il Dirompente)

03. DER MEIN KAMPF

[18 Nov.] «Nessuno come la Chiesa combatte la pedofilia!»
(Mario Adinolfi, il Garante)

04. LOL!!

[22 Nov.] «C’e chi organizza i sondaggi e c’è chi organizza gli eventi di popolo. Tenetevi i sondaggi, lasciateci la Leopolda.»
(Matteo Renzi, Comico saudita)

05. UN MILIONE DI PRECARI SOTTOPAGATI E CON SCADENZA A TEMPO

[12 Nov.] «Quando ho fatto il capo del governo, ho creato un milione e 300 mila posti di lavoro.
(Matteo Renzi, il Benefattore)

06. LA BESTIOLINA

[16 Nov.] «L’odio social noi l’abbiamo subito, non l’abbiamo lanciato.»
(Matteo Renzi, ineffabile cazzaro di sempre)

07. NUMERI A CAZZO

[18 Nov.] «Il 70% dei ricoverati in terapia intensiva è vaccinato.»
(Ugo Mattei, professorino no-vax)

08. MA SPARATEVE DIRETTAMENTE!

[26 Nov.] «Devono schiattare: governo, giornali e tv, senza risorse e senza ascolti! Da oggi si comincia. Vediamo se noi segregati, maltrattati, siamo cosí inutili, insignificanti e ininfluenti! Questo super greeeen cazzz è un’offess alla dignità. Non siamo affatto pochi! Gli possiamo fare molto male. 30 giorni!! Teniamo duro, lo so è un gran sacrificio ma ne va della nostra libertà e dignità! Possiamo ficcarglielo in quel posto! Volete farlo? Se siete convinti diffondete questo messaggio. Grazie. Resistenza Verità Libertà.»
(Enrico Montesano, ex? comico)

09. LA CORRELAZIONE MISTERIOSA

[21 Nov.] «Io devo vaccinare mia figlia, di 5 anni, con un vaccino che non ha terminato la sperimentazione, per consentire agli immigrati di sbarcare illegalmente in Italia?!»
(Giorgia Meloni, la solita sciacalla)

10. NON SEMBRA MA È

[19 Nov.] «Non ho mai avuto alcun afflato con il fascismo.»
(Giorgia Meloni, l’antifascista)

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