Archivio per Silvio Berlusconi

PATER PATRIAE

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 16 dicembre 2015 by Sendivogius

master of puppets coloured by Zalines

Con la morte di Licio Gelli alla veneranda età di 96 anni, scompare l’ultimo (e più vero) padre costituente di questa protuberanza fascio-clerico-massonica, penzolante impotente alle propaggini inferiori dell’Europa, e meglio conosciuta come “Repubblica Italiana”.
Kiss the LicioElevato in forme mitologiche ad entità immanente, il Gran Maestro Venerabile (così si faceva chiamare) ha rappresentato per lunghissimo tempo l’incarnazione del “lato oscuro della forza” al servizio di uno Stato parallelo, in grado di incistarsi (peraltro con estrema facilità) nei gangli nevralgici dell’amministrazione pubblica dell’Italia ‘democratica’, determinandone spesso il corso e plasmandone l’identità in una sorta di doppia fedeltà istituzionale, col perseguimento dei più inconfessabili interessi. O almeno ciò è quanto avveniva prima di finire confinato nel buen retiro dorato di Villa Wanda, in quella sonnacchiosa provincia aretina improvvisamente sconquassata dall’ultimo scandalo della Banca Etruria: la stessa dove il Venerabile teneva i suoi conti fiduciari, potendo contare su una disponibilità di denaro in apparenza illimitata.
puparoConsiderato praticamente il “regista occulto” di tutte (o quasi) le trame eversive, che hanno sconvolto e condizionato il sottobosco della politica italiana per oltre mezzo secolo, non vi è stata inchiesta né scandalo in cui non sia comparso il nome del “grande burattinaio”, sempre defilato ma onnipresente, nella sostanziale ambiguità che ha contraddistinto la sua azione a tutti i livelli possibili di un contropotere nascosto, eppure palpabilissimo nella sua influenza costante, facendo della cospirazione ben più che un’arte di successo.
Istruzione elementare ed ambizioni smisurate, nel corso della sua lunghissima esistenza, Licio Gelli ha vissuto molte vite, rimanendo però coerente a quella che in fondo è sempre stata la sua estrazione ideologica di riferimento…
Licio Gelli - Tessera PNFFascista verace della prima ora, è attivissimo nelle repressione del dissenso. Con un ruolo mai chiarito (ci mancherebbe!) nei servizi segreti del duce, si dedica alle schedature di massa che redige con precisione maniacale. Nel 1943 aderisce convintamente ai “fasci repubblicani” della RSI di Salò; spione al soldo dei nazisti, fa il doppiogioco ed alla fine della seconda guerra mondiale solo per un soffio sfugge alla fucilazione per collaborazionismo, facendosi pure passare per partigiano (!). Ricostruita una verginità democratica, si ricicla senza problemi nella nuova Italietta democristiana (che gli garantirà protezioni e immunità), non venendo mai meno alla sua passione inveterata per l’intrigo e facendo più che tesoro delle sue esperienze pregresse. Gelli è in fin dei conti un uomo che si mette a disposizione, in un intreccio perverso di affarismo, complotti e politica, perseguendo un personalissimo disegno di potere…
LoggeLe sue ‘consulenze’ offrono la sponda alle pesantissime ingerenze della CIA di Allen Dulles e James Jesus Angleton nel dopoguerra. E non disdegnano i tentativi di colpo di stato (dal “Golpe Borghese” alla Rosa dei venti”) per l’instaurazione di un regime autoritario e parafascista, sulla falsariga della “Dittatura dei Colonnelli” in Grecia. Nell’intreccio di inchieste che lo Gladiolambiscono appena, durante la sua lunga epopea, il nostro piccolo eroe borghese compare nei misteri di “Gladio”. Bazzica l’eversione nera, insieme all’apertura di quella lunga stagione stragista che va sotto il nome di strategia della tensione (coi relativi depistaggi in istituzionale sede). Ma il personaggio fa capolino anche nei segreti del Caso Moro; rispunta nell’omicidio di Mino Pecorelli e nel crack del Banco Ambrosiano di Calvi e Sindona (entrambi suicidati), passando per la banca del OP- La Gran Loggia VaticanaVaticano (lo IOR). Il suo brand di riconoscimento più famoso resterà sempre la loggia massonica ‘coperta’ Propaganda 2, con ramificazioni in ogni articolazione possibile dell’apparato economico (dall’industria alla finanza) e militare. Praticamente controlla l’intero controspionaggio italiano, che una certa vulgata assolutoria definisce “deviato” quando l’infiltrazione era invece totale o quasi. E non disdegna incursioni nel mondo politico (inserendosi nella lotta tra correnti democristiane) e nell’editoria (dal Corriere della Sera, al controllo della Rizzoli, fino alla nascita delle tv commerciali di Silvio Berlusconi..). Perché Licio Gelli è forse uno dei primi in Italia a capire, meglio e più degli altri, l’importanza del ruolo dei mass-media nella manipolazione dell’opinione pubblica e conseguentemente del suo controllo. D’altronde e nonostante qualche fastidio, la P2 si rivela un’esperienza fortunata, destinata a rinnovarsi nel tempo…
loggia-P2-3-4-PnDemiurgo e ispiratore di un nuovo ordine, il Venerabile stilerà un vero e proprio manuale politico, con un cospicuo pacchetto di ‘riforme’, che chiamarà pomposamente “Piano di Rinascita democratica”. Va da sé che la parola “democratico” è presente solo nel nome del progetto e costituisce un ossimoro. A lungo osteggiato in Italia, il “Piano” troverà piena applicazione nei regimi dittatoriali dell’America Latina, dove peraltro Licio Gelli conduce un proficuo giro d’affari. Si scommette molto sull’Uruguay di Alberto Demicheli, ma è l’Argentina peronista il laboratorio più promettente… Il miglior interprete del piano di riforma sarà però la feroce giunta militare instaurata Jorge Videlanel 1976 dal generale Jorge Rafael Videla, e proseguita poi (fino al 1983) dai suoi subordinati con le stellette: Roberto Viola, Emilio Massera, Leopoldo Galtieri, Benito Brignone. È curioso notare come in pratica siano tutti o quasi oriundi italiani! La dittatura argentina rielabora quindi il “piano di rinascita“, che per la bisogna diventa “Processo di riorganizzazione nazionale” e che almeno non si ha l’ indecenza di chiamarlo “democratico”.
Giuramento della Giunta militare di MASSERA-VIDELA-AGOSTIBollato all’epoca senza indugio come progetto eversivo, il “Piano di Rinascita” elaborato da Gelli resterà a lungo relegato ai margini della vita politica italiana, come fantasia cospirativa per nostalgici mussoliniani. Bisognerà Ricevuta di pagamento per iscrizione alla P2aspettare il XXI secolo e l’avvento dell’ex confratello piduista Silvio Berlusconi alla Presidenza del Consiglio, per veder tornare in auge l’antico prospetto restituito a nuova dignità ed inaspettata validità. Tuttavia, contro ogni previsione, è con l’instaurazione dell’ultimo governo abusivo di Laide Intese, ovviamente a prova di legittimazione elettorale, che il “Piano di Rinascita democratica” (ormai pienamente riabilitato) sembra trovare la sua massima legittimazione in ambito istituzionale, costituendo parte integrante nell’impianto ispiratore della nuova “riforma costituzionale” e “modernizzazione dello Stato”, pompata a colpi di decreti-legge e voti di fiducia a cadenza giornaliera, che sembrano essere diventati la prassi ordinaria del Governo Renzi.
Ce lo chiede LicioCol vezzo civettuolo del “padre nobile” in attesa del meritato riconoscimento, il Grande Vecchio non mancava di farlo notare, quanto mai compiaciuto da un così grande riconoscimento postumo, nel suo splendido esilio aretino dove si dedicava alle composizione poetiche, raccolte in edizioni autoprodotte di lusso per gli amici, fregiandosi del titolo di “conte”. A suo modo, Licio Gelli potrebbe essere considerato persino un “innovatore”, un “precursore” del nuovo millennio. E dunque andrebbe annoverato a pieno titolo tra i veri fondatori della sedicente Terza Repubblica (che assomiglia sempre più ad una merda rifatta e dipinta)  la quale, se tutto andrà come deve, sancirà in realtà il pieno trionfo di una lunga opera decennale, a coronamento del lavoro di una vita intera. Non per niente, a legittimazione della sua attività ‘sotterranea’, il personaggio ha sempre goduto di un’impunià pressoché totale.

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Una notte al museo

Posted in Masters of Universe with tags , , , , , , , , , , , , , on 18 settembre 2015 by Sendivogius

Il Senato e le Idi di Marzo

In una di quelle trasmissioni serali di presunto ‘approfondimento’, che accompagnano il dopocena e che solitamente si liquidano con un rutto, Giorgio Gori, ex dirigente Mediaset e sindaco PD di Bergamo, in nome di quella grande famiglia allargata che aspira a diventare partito della nazione, interrogato sulle importanti innovazioni introdotte dal El BandanaPornonano in venti anni di bordello istituzionalizzato, trova che il suo merito più grande consista nell’aver disingessato la politica tramite la personalizzazione della stessa, proprio come avviene nei ‘grandi paesi’ (!?). Non per niente, le dimensioni contano…

Nicole Minetti

In fondo, molto in fondo, ogni paese ha gli ‘statisti’ che si merita. In quanto al ‘prestigio’… vabbé!
bungabungaIl fatto che si sia affermata una leadership personale così forte è un tratto di modernità (Giorgio Gori, 17/09/15).
In effetti, non si assisteva ad un fenomeno del genere da almeno 70 anni. L’ultimo esperimento di successo su scala continentale risale agli Anni ’30 del secolo scorso.
Eritrea - serie francobolli 'Grandi Dittatori' (Hitler-Stalin-Mao-Franco-Enver)Si tratta infatti di un’esperienza (ir)ripetibile, temporaneamente sospesa da 14 lustri di ordinamento democratico e prassi costituzionale, che hanno “ingessato” l’Italia. Per fortuna, se tutto andrà come deve andare, in un sol colpo si potrà liquidare tanto l’una (la democrazia parlamentare) tanto l’altra (la Costituzione), ridisegnando entrambe a misura di Caudillo, per un’abbuffata di “modernità” con un tocco di vintage, come da tempo ci chiede il ‘Mercato’ e soprattutto gli interessati analisti della JP Morgan. Un tempo si sarebbe chiamato “fascismo”. Oggi invece si definiscono “riforme”.
Renzi il ducetto (by Edoardo Baraldi)E se è vero che la ‘Storia’ declina le sue ripetizioni sempre in farsa, non si può non constatare quanto lunga e tortuosa sia la strada che conduce dalla fogna alla discarica: dal duce di Predappio al Balilla di Pontassieve, con la sua corte di riciclati dorotei e ambiziosi stronzetti senz’arte ma con parte, prontamente piazzati alla dirigenza di quegli enti in conto pubblico giudicati, fino a pochissimo tempo fa giudicati “inutili” e poi rivelatisi utilissimi (a prova di ogni spending review)…

Il Cazzaro fiorentino

Specialmente quando si tratta di fornire una poltrona ben pagata, ai manipoli di investitori ed alle paranze che hanno finanziato i tavoli della Leopolda, con la resistibile ascesa di questo obeso caporale di provincia ingrassato sotto la cappella democristiana.
Matteo Renzi al congresso della 'Nuova Democrazia Cristiana'Da lì l’allergia condivisa verso ogni forma di rappresentanza che non sia mera cooptazione cortigiana; insieme all’insofferenza per le cariche elettive (nominati è meglio), per i corpi sociali intermedi e per il bilanciamento dei poteri (un padrone non tratta, ma decide). Insomma, insofferenza verso tutti quegli elementi fondamentali di democrazia applicata, che proprio non sembrano rientrare nella crescente vocazione totalitaria del partito bestemmia, il quale ha rinnegato tutto ciò che poteva tradire alla sua ‘sinistra’, ma non una certa impostazione staliniana nella sua concezione del potere. L’avesse fatto il Papi della Patria, ai turgidi tempi della pornocrazia berlusconiana, come minimo avrebbero gridato al “colpo di stato”, con grande strepito di tutte quelle vergini violate che, Costituzione alla mano, sarebbero corse a spiegarci l’infame “progetto piduista” in atto, con grandi mobilitazioni a mezzo stampa e pensosi editoriali contro la “deriva autoritaria” o qualche altra “emergenza democratica”. Oggi le BIANIparti sono invertite, a dimostrazione di come il problema non fosse di sostanza ma di persona, trattandosi in massima parte di partigianeria di bandiera. Perché, a quanto pare, i ducetti piacciono anche a certo “centrosinistra riformista”, con la sostanziosa differenza che Benito malanima, pur al fulgore della sua leadership personale (un “tratto di modernità”) non arrivò mai ad eliminare il Senato, né minacciò mai di trasformarlo in un Renzi Pierino by Edo Baraldimuseo, con un’ostentazione di disprezzo e di smargiasseria ricattatoria sicuramente proprie di un bullo dell’asilo, ma indegne di una qualunque figura istituzionale che voglia essere “moderna” e “democratica”. L’alternativa è un borioso signorotto feudale che taglieggia i suoi valvassini, usando la cosa pubblica come fosse roba sua.

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CIALTRONITE

Posted in Stupor Mundi with tags , , , , , , , , , , , on 19 luglio 2015 by Sendivogius

cialtrone

Consumata in fretta la mancetta degli 80 euri, ci si chiedeva da tempo cosa mai avrebbe tirato fuori dal cilindro sfondato questo televenditore di fuffa a domicilio, per risalire nei sondaggi che lo danno in caduta libera di consensi con l’indice sempre variabile del gradimento degli italiani.
renzi Strabordante nel suo enorme faccione da girello bollito (per non dire da culo), col solito sorriso ebete incorporato a marchio dop, eccolo gattonare il vitello tonnato che si crede d’oro con addosso il doppiopetto riciclato del Pompetta pazza, mentre ne rilancia e raddoppia le balle potenziate. Come un piazzista di pentole usate, ri-annuncia il taglio dell’IMU (già ICI) dai baracconi deserti dell’Expo milanese, trasformata in location del partito bestemmia per la propaganda di governo, con la claque precettata a pagamento per il contorno coreografico attorno alla pappa riscaldata.

aboliremo IMUPer noi la prima casa è sacra come è sacra la famiglia. Per questo aboliremo l’Ici. Avete capito bene: aboliremo l’Ici su tutte le prime case, e quindi anche sulla vostra. Avevamo detto: ‘la forza di un sogno, cambiare l’Italia’. E lo stiamo facendo.”

Silvio Berlusconi
(03/04/2006)

pentole-08Non si tratta di plagio, bensì di un tributo in omaggio al Papi putativo, da cui discende come il figlio e lo spirito santo. All’epoca si parlò di “esperimento di demagogia”, “boutade elettorale”, “populismo mediatico”… Oggi invece si chiama “rivoluzione copernicana”; ovvero: prendete una menata conclamata, fissatela al centro di un vuoto cosmico, e vedrete che ogni cialtrone comincerà a girarci attorno in moto perpetuo, passando sempre per il punto di partenza senza arrivare da nessuna parte.
Missione compiutaEvidentemente, il Bomba deve aver pensato che nell’imminenza delle prossime elezioni, il modo migliore per conquistare gli elettori consiste nel comprarseli. E cosa c’è di meglio che rimettere mano alla tassa sulla casa, promettendo di eliminarla del tutto, senza distinzioni, senza coperture, senza tenere in alcun conto gli scaglioni di reddito, per un ennesimo regalo ai ricchi ed ai grandi proprietari immobiliari (il Gruppo Caltagirone ringrazia).
Renzi il CazzaroOrmai il passaggio di testimone tra Papi e Figlio può dirsi completato, tanto sono complementari ad eccezione del codazzo di bagasce a carico, che rende inconfondibile quell’altro fior di ‘statista’ da Arcore. D’altronde, ogni Wanna Marchi ha il suo Mago do Nascimento, nell’impossibilità di distinguere oramai l’uno dall’altra, tanto le reciproche smarronate sono sovrapponibili tra loro in assenza di discontinuità. Tra cazzari, l’intesa è totale per affinità elettiva. Nella guerra dei peti, vince chi la spara più grossa, tanto una stronzata tira l’altra. 

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BLINDATISSIMO

Posted in Stupor Mundi with tags , , , , , , on 18 luglio 2015 by Sendivogius

early-bulletproof-vest-failure L’Assolutismo di solito non ama troppo i giullari, che persa ogni intraprendenza vengono ridotti a pagliacci triviali per l’intrattenimento comico dei potenti nei loro momenti di svago.
Per questo, soprattutto nelle questioni serie, i buffoni di corte non sono ammessi. In special modo, viene escluso quello che si ostina a parlare lingue che non conosce nella convinzione di far bella figura con gli “investitori stranieri”, mentre si aggroviglia in una serie di imbarazzanti gargarismi, balbettando qualcosa in un idioma immaginario che crede essere inglese, prima de annà a magnà (“it’s time to lunch!”).

Tutt’al più, può sempre esibire le ‘dimensioni impressionanti’ I Vitellonidelle sue riforme, come uno di quei vitelloni da bar-sport che se ne va in giro vantando conquiste immaginarie di altrettanto fantasiosi amplessi. 
Di conseguenza, lasciato il Bambino Matteo a giocare da solo nel kindergarten di palazzo insieme ai fotografi, i “grandi” si sono riuniti per decidere, presentandogli direttamente il conto da saldare a fine trattativa, per la salvaguardia della finanza tedesca.

Sostanzialmente ignorato in Europa, snobbato com’è ai vertici internazionali dove non si prendono neanche più il disturbo di invitarlo, il Piccolo Cazzaro fiorentino svolazza all’estero, fino alle falde del Kilimangiaro, planando tra gli esterrefatti africani del continente nero, per mostrare al resto del mondo che ancora non lo conosce quant’è minchione.
robo-pirlaPer giunta, ha una vera passione per i monologhi nelle platee universitarie, pensando di riciclarsi come conferenziere quando dovrà finalmente andarsi a cercare un lavoro vero. Fu così che il Bullo di Pontassieve, dopo aver inanellato una lunga serie di banalità sull’importanza del coraggio davanti agli studenti dell’ateneo di Nairobi, tanto per chiudere in bellezza la sua visita ufficiale in Kenya, si presentò al palazzo presidenziale più ingessato del solito, compresso nella sua nuova imbustatura corazzata e insaccato dentro al giubbottone antiproiettile, suscitando l’ilarità di tutti i presenti che pur abituati alle stravaganze esotiche dei ‘bianchi’ mai ne avevano incontrato uno così coglione in altolocata sede.
umiliazione-di-renzi-in-kenya-con-il-giubotto-antiproietileLa scena surreale del Robo-Pirla precocemente ingobbito tin-robotraggiungeva l’effetto straniante di un robottone obeso da Anni’50 vestito in giacca e cravatta. E dopo lo sgomento iniziale lo staff presidenziale s’è un poco offeso, giudicando l’esibizione del premier italiano “umiliante”.

Farah Blue

Poi si sono accorti che l’umiliazione era tutta italiana, rappresentati come sono da simili pagliacci ambulanti, tanto che allo sdegno iniziale è subentrata subito la commiserazione (per noi sventurati) seguita da grasse risate, dinanzi alle performance di questa porchetta toscana con la passione per i travestitismi.
soldatinoD’altronde, a giudicare dal peso nelle trattative sulla Grecia e Suino toscanodai rapporti con gli altri partners internazionali, il Bambino Matteo pare muoversi per l’Europa direttamente col pannolone ed i risultati si vedono tutti. Perché in Italia a difettare sono le alternative in assenza di visione, non certo gli idioti che questi invece non mancano mai…
Silvio a pecoroniA proposito di pannoloni, dalle parti di Cesano Boscone, l’ineguabliabile Papi della Patria nel suo nuovo look in puro “scarrafone-style”, facendo tesoro delle precedenti esperienze, ha finalmente trovato una nuova dimora per riunire tutti i ‘moderati’ italiani, rinvigorendone gli entusiasmi. Si tratta della “Casa della Speranza”.
Casa della SperanzaSono i piccoli miracoli del grande esperto di comunicazione, che evidentemente non va più oltre i ricoveri geriatrici, conferendo al suo partito terminale una collocazione a metà strada tra il centro oncologico e l’ospizio, prima dell’eterno riposo, attraverso una vera operazione di tanatoestetica con quel tocco speciale di maquillage funerario che precede la definitiva sepoltura.

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YES, WE CHAIR!

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , , , , on 22 giugno 2015 by Sendivogius

trono-di-spade-IV

L’Italia è un paese di destra. Lo dicono tutti e te lo ripetono in continuazione; soprattutto all’interno del cosiddetto Partito Democratico, che infatti ha rinunciato da tempo ad essere di ‘sinistra’ (ammesso lo sia mai stato davvero), parlando unicamente alla sua destra e realizzando quasi tutto quello che ai partiti propriamente conservatori e ‘moderati’ non era riuscito di fare. Con la conseguenza che non sfonda a destra e sprofonda alla sua sinistra, come e peggio di un brocco schiantato.
cavalloCon una di quelle straordinarie metafore che contraddistinguono lo squallore della minoranza fantasma che si agita nel ventre molle del partito bestemmia, per spiegare Cesare Damianol’eccezionale crollo di consensi di questo governo-truffa, Cesare Damiano ha paragonato il suo partito allo scolo di un lavandino, ovvero una vasca dove escono elettori di sinistra dallo scarico ed entrano quelli di destra dal rubinetto, fallendo miseramente nell’obiettivo.
Clogged DrainNoi non avremo saputo immaginare di peggio. E la sola visione che ci sovviene nella mente è lo spurgo intasato di una vasca che continua a riempirsi di liquami.
filthy-basinIn effetti, l’esperimento non poteva funzionare: a tutt’oggi il PD è l’unico vero partito compiutamente di centrodestra, nella sua dimensione europeista e liberaleggiante. Niente a che vedere con la destra propriamente fascista, populista, clericale e reazionaria, che tanto piace all’elettore moderato italiano.
Fascisti in Campidoglio 2Perciò, con tutta la coerenza che contraddistingue il personaggio, Cesare Damiano è il fondatore dell’ennesima corrente nell’ambito delle cinquanta sfumature di sì che costituiscono la cosiddetta minoranza interna: siccome non condivide nulla delle politiche messe in atto dal Bambino Matteo, giudicandole “incoerenti” e “fallimentari”, ha deciso di schierarsi dalla parte dello stesso, per puntellarne l’esecutivo con un appoggio incondizionato ma ‘critico’. Quando la “Ditta” chiama, i crumiri si mobilitano, per “migliorare le proposte del governo” (e tenersi stretta la poltrona che scotta, sotto al culo). gallina2 Questo perché Damiano ed i suoi compagni di merenda non sono né gufi né struzzi. E infatti per spiegare il fenomeno l’ornitologia non basta…
Bisogna passare direttamente al mondo degli invertebrati; al ché la figura del lombrico sarebbe perfetta, se non fosse che il molliccio oligocheta è in realtà un organismo utilissimo in natura. Damiano e la sua nuova minoranza renziana all’interno della minoranza anti-renziana, invece no. 
galline in fugaPertanto, di tutti i problemi che sembrano funestare quella cricca affaristico-clientelare, incistata attorno al comitato elettorale permanente per la promozione personale del Piccolo Principe, la causa di tutti i mali sembra essere il sindaco della Capitale: quell’Ignazio Marino reo di omessa complicità con l’associazione a delinquere che s’è magnata Roma, con la complicità di mezzo PD capitolino e la fascisteria romana al gran completo. Non per niente, contro il sindaco in disgrazia si concentra l’attacco seriale delle madonnine svelate, portate in processione al governo; ovvero le gattemorte del pollaio renziano…  

boschi-costumerosso

E si ragiona non su come superare la crisi irreversibile che sta strangolando la città in una morsa letale, ma come sostituire l’ingenuo “marziano”, con uno di quegli ossequienti pupazzi che costituiscono il circolo renziano… Dalla Lorenza Bonaccorsi, alla straordinaria incompetenza di una Marianna Madia; passando alla travolgente coerenza di un GiachettiRoberto Giachetti: uno dei solidi che galleggiano nell’otturato lavandino del renzismo di governo. Per non parlare della ritrovata freschezza di un Paolo Gentiloni o David Sassoli: i sempreverdi di lungo corso rutelliano, buoni per tutte le stagioni e tutte le candidature.
Ma te prego!Sono i nomi dalla comprovata incompetenza, che dovrebbero supplire all’incapacità manifesta dell’imbranatissimo Ignazio Marino, in quello che è solo un avvicendamento di poltrone nella sistematica occupazione del potere, specialmente in vista della greppia del prossimo giubileo di cui proprio non si sentiva la mancanza. E nel proporre candidature, che hanno come unico requisito la fedeltà al boss di Rignano, si mantiene intatta l’intera struttura del partito romano perché il problema non sono certe candidature, certi personaggi, certi organigrammi di potere, ma il sindaco che a tutto ciò è sempre rimasto estraneo costituendo la vera anomalia. E per questo va rimosso quanto prima. Sempre per quella storia della “rottamazione”, che asfalta i nemici e premia gli ‘amici’, in un avvicendamento teleguidato che è solo occupazione del potere per il gusto dello stesso….

renzusconi-renzi-berlusconi2

“B come Bullshitter”
di Alessandra Daniele
(21/06/2015)

«Com’era facile immaginare, la reazione di Renzi alla sconfitta è stata completamente berlusconiana.
Ha dato la colpa alla sinistra per non averlo lasciato lavorare.
S’è rammaricato di non essere stato abbastanza arrogante e accentratore. Di non aver piazzato abbastanza dei suoi incompetenti galoppini nei posti di potere del partito.
Ha annunciato l’abolizione delle primarie.
S’è lamentato d’un deficit di comunicazione. Poi s’è esibito per un’ora da Vespa in istrioniche autocelebrazioni, e stizzose minacce trasversali.
Non ha ammesso nessuno dei suoi veri errori.
Non ha riconosciuto nessuna delle reali cause della sconfitta, a cominciare dall’ennesima Deforma della Scuola.
Ha parlato di se stesso in terza persona.
Plurale.
Non ci sono due Renzi. Ce n’è uno solo. Un cazzaro.
E in questo modo non vincerà mai più.
In appena un paio d’anni, Renzi ha già raggiunto il terzo stadio del berlusconismo. Il suo tessuto degenera ad una velocità persino superiore al previsto.
Il suo immaginario B Plan anti-immigrazione è credibile quando le dentiere elettorali gratuite promesse dal canaro di Arcore alle sue vecchiette.
Fra Renzi e Berlusconi però c’è una fondamentale differenza: Renzi non controlla i media.
Quegli stessi media che hanno retto la facciata del suo Fantabosco finché gli è servito, adesso con un’orrida quanto efficace mossa dello sciacallo stanno invece convincendo gli italiani dell’esistenza di milioni di nordafricani accampati in tutte le stazioni d’Italia pronti ad invaderla.
Perché il Nazareno è morto.
La campagna elettorale è già ricominciata.
Chi in questi mesi ha descritto Berlusconi come ormai innocuo per via dell’età, della condanna, del crollo di Forza Italia, dimentica o finge di dimenticare che Berlusconi ha ancora il potere di controllare la percezione della realtà attraverso quei media che hanno trasformato l’autentica tragedia d’un pugno di disperati trattati da cani nella terrificante allucinazione collettiva di un’orda d’invasori saraceni.
I media berlusconiani non sono certo gli unici in Europa che lo stiano facendo, ma sono fra i più efficaci.
Salvini sa bene che il vento che gonfia le sue vele viene soprattutto dai ventilatori Mediaset, e che quindi la rotta della nave del centrodestra non potrà deciderla da solo. Anche Salvini come Renzi è un cazzaro che consiste solo di immagine. E come Renzi dipende da chi controlla le immagini.
Dal nucleo storico del PD, Renzi e il suo Giglio Marcio sono considerati in necrosi come un braccio morso da uno zombie, quindi da resecare al più presto. Per lo stesso motivo invece a Berlusconi e Salvini serve che Renzi rimanga a logorarsi e decomporsi al governo un altro po’, e s’intesti qualche altra Deforma, quindi è probabile che alla prossima fiducia il PD cerchi d’impallinarlo, e Verdini lo salvi. Per adesso.
Berlusconi ha sempre considerato Renzi un suo delfino. E i suoi delfini lui li mangia

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Il viale del tramonto

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , on 17 maggio 2015 by Sendivogius

Il sogno degli italiani

Il problema dei sogni, ancorché catodici, è che prima o poi ci si sveglia sempre…
Alla fine, non ne resta altro che il ricordo sbiadito, nelle pieghe oniriche di un lungo torpore. Allora ci si accorge che altro non erano se non finzione onomatopeica e ci si ritrova infine a fare i conti con la realtà, in tutta la sua desolante evidenza.
Il caro estintoNon v’è niente di più imbarazzante di quelle vecchie macchiette da operetta che, dopo aver dominato per anni i teatri di rivista, si ostinano a calcare il palcoscenico, pesantemente imbolsiti dagli anni; appesantiti dal trucco di scena con cui continuano ad impiastricciarsi il viso, per eludere i segni dell’età nella gloria trascorsa del tempo che fu.
È la triste sorte del guitto. E massimamente del guitto invecchiato male, che non fa più ridere ma diventa parodia tragicomica di se stesso, nell’incapacità di comprendere che il suo momento è trascorso e che sarebbe assai più dignitoso ritirarsi a giusta pensione, invece di umiliarsi nella surreale esibizione del proprio corpo abborracciato, trascinandosi stancamente in un declino inesorabile.
Lo ScarrafoneRidotto oramai a mascherone funerario da esposizione per pubbliche esequie, dinanzi a platee mezze vuote, il Pornonano, sempre più imbalsamato nel proprio corredo funebre, mentre svela i trucchi di scena che ne rivelano tutta l’altezza, trascende la commedia dell’arte per farsi patetismo malinconico. E in questo si spinge ben oltre i confini del ridicolo nell’oscenità estetica di una farsa deprimente, come uno scarabeo stercorario che riunisce le sue miserie in avviluppate palle di letame.
Scarabeo stercorarioE più che altro ricorda quei libidinosi vecchioni, tampinati dalle amanti-bambine dell’ultima ora e ridotti a pupazzi di carne nelle mani di intraprendenti badanti, turlupinati dalla servitù furba e maggiordomi infedeli, tutti interessati a manipolare il testamento e farsi intestare quanti più beni possibili dal padrone rincoglionito.
La Caduta del PornonanoCome altro definire il nero bacarozzone, che ruzzola via sul suo personale viale del tramonto, agitando le zampette montate sui tacchi fuori ordinanza, mentre esegue cinque secondi di vergogna dietro il bouquet cimiteriale, dove è andato a farsi seppellire sotto un triplo strato di cerone?

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Il Venditore favoloso

Posted in Stupor Mundi with tags , , , , , , on 4 maggio 2015 by Sendivogius

venditore di pentole

La regola aurea del perfetto venditore consiste nell’identificazione totale col prodotto che si intende piazzare sul mercato; perché l’entusiasmo, se ben convogliato, può essere contagioso e indurre il cliente all’acquisto. A quel punto, ciò che compri non è la merce in quanto tale (un lavorato di plastica e metallo), ma il feticcio di un immaginario desiderante, che si espande tramite la declamazione virtuale di quella che in fondo è una suggestione in vendita, nell’appagamento di un bisogno indotto.
Nel marketing applicato alla politica, a compensazione di un’abissale assenza di contenuti, la figura del ‘venditore’ e del ‘leader’ coincidono in una sostanziale adesione di ruoli, Paccottofunzionale alla vendita di un prodotto elettorale in cui ciò che conta non è quasi mai il contenuto, ma l’involucro che avviluppa la confezione, con le sue promesse e la sua carica di aspettative, prima del disvelamento del “pacco”.
In fondo, si tratta di una recita strutturata, dove i meccanismi della televendita diventano gli strumenti universali di una politica spettacolo, per la veicolazione di messaggi resi indistinguibili da una promozione commerciale.
RENZI-WANNA-MARCHILa passione è solo una rappresentazione scenica della stessa, secondo le necessità di copione che regolano gli atti dell’esibizione. Non vi è alcuna tensione ideale. La caparbia determinazione, con cui vengono declamate in un mirabolante turbine di annunci le incredibili potenzialità del prodotto, è la stessa di un piazzista di pentole che ogni volta rilancia l’offerta, arricchendo il set in promozione con gadget di contorno da abbinare alla vendita.
Leopolda13-RenziL’importante è l’esposizione della marchetta, procrastinata avanti nell’indeterminatezza di un tempo sospeso sul vuoto delle attese, ma surrogato da un crescendo di aspettative per incentivare l’acquisto dell’intero stock per corrispondenza. A scatola chiusa e con recesso limitato al prossimo giro elettorale.
Nella concentrazione personalistica del potere, incentrata nella promozione costante del leader, l’ingrediente predominante è il suo narcisismo: l’unico elemento di cui non difetta mai e che dispensa in abbondanza nel compiacimento di se medesimo.
Attraverso una sostanziale identificazione di ruoli perfettamente sovrapponibili l’uno con l’altro, tanto da diventare indistinguibili tra loro, il piazzista convive con l’istrione ed entrambi fanno il paio al cialtrone, che nella preponderanza dell’idiota in politica nell’ansia di distinguersi dalla nutrita concorrenza ama assumere le vesti del “leader”, l’uomo solo al comando, che poi in Italia costituisce l’ennesima variante di una vecchia gloria nazionale: il Cazzaro di successo.
Italian Style (by Bortocal)L’alternanza è anagrafica, ma il prodotto è sempre quello; possibilmente riadattato alla moda del momento. Cambia solo la data di scadenza, mediante contraffazione dell’etichetta di un L'Omino di burroprodotto già avariato di suo. Come per l’Omino di burro che guida i ciuchini nel Paese dei Balocchi, quando ci si accorge dell’inganno è sempre troppo tardi.
Al grande incanto delle promesse elettorali e degli spauracchi a buon mercato abbondano Salvinigli imprenditori della paura, che battono i borghi di provincia agitando cappi e pistole, insieme agli specialisti dell’indignazione prezzolata un tanto al chilo in conto ka$ta. Tuttavia, la figura più amata resta indubbiamente quella del venditore di favole, il piazzista dei sogni a buon mercato, fatti della stessa sostanza delle illusioni e racchiusi dentro un gessato troppo attillato, dietro una paresi facciale contratta in sorriso permanente a 36 denti. Perché il vero cazzaro professionista è come un giocatore di poker: rilancia di mano in mano, raddoppiando la posta, finché qualcuno non decide di vedere il bluff.
renzi_bluffFisicamente simili come due uova di pasqua fuori stagione, entrambi strizzati in abiti troppo stretti sui chili in eccesso, il faccione lievitato a dismisura nell’indifferenziata espressione beota dai tratti porcini, sono i gemelli diversi della politica italiana, il Vecchio ed il Giovane in Wonderland.

Renzi e Berlusconi

Ma se il Papi della Patria era un imbonitore di sogni, il suo emulo fiorentino è sostanzialmente un venditore di se stesso.
Tweedledee e TweedledumNella sua insuperata carriera ventennale, il Pornonano ha dominato la scena promettendo milioni di posti di lavoro, declamando risultati ‘epocali’, le new towns, e disegnando “grandi opere” coi pennarelli colorati sui tabelloni allestiti nel salottino di Vespa, dei quali rimangono solo le coreografie di cartapesta, i piloni arrugginiti ed una voragine di miliardi spariti nelle tasche dei soliti noti.
Invece, nella grande narrazione renziana, non vi sono evocazioni riconducibili ad immagini certe e definite. Abbondano piuttosto i continui riferimenti a termini vacui nella loro ambiguità onnicomprensiva: le mitiche “riforme”, la “speranza”, il “futuro”, il “cambiamento”… un carosello di termini vuoti, nell’indefinitezza che ne contraddistingue i contenuti. Tutto si riduce ad una concentrazione spasmodica dei poteri istituzionali, che vengono ridisegnati in funzione monocratica, nel costante svuotamento degli organismi di controllo intesi come intoppo decisionale. Il Bambino Matteo Matteo Renzi pupazzovive sostanzialmente di grandi annunci, ma l’unico prodotto che promuova davvero è sé medesimo, nel perseguimento del potere in quanto tale: strabordante come la sua obesità crescente, in una bulimia che si fa palpabile a tal punto da assurgere a dimensione fisica del personaggio, misura e fine di tutte le cose. È la metafora di un ego incontenibile, che ha fatto di merce e venditore un unico articolo di fede.

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PARACONSISTENZA

Posted in Stupor Mundi with tags , , , , , , , , , , , , , , , , on 18 gennaio 2015 by Sendivogius

Dracula di Bram StokerPersa per strada la benedizione dello spirito santo dalle parti del Quirinale per sopraggiunte dimissioni, dopo la stagionatura sotto salamoia prolungata oltre tempo massimo, speso malissimo il credito d’imposta accordatogli dall’inquilino del Colle, il figlio (prodigo) seduto alla destra del papi, e clonato a sua immagine e somiglianza, inizia a scoprire che anche la fuffa più estrema ha una data di scadenza. E che non basta post-datare in continuazione le etichette, per nascondere il tanfo di putrefazione che si leva sempre più intenso dai pacchi di governo, confezionati nelle cloache consociative delle Laide Intese.
Il papi e il figlioConsumati in fretta gli ultimi resti del vitello grasso, esaurite le mancette elettorali da distribuire a pioggia, e oramai a corto di coniglietti da estrarre dal cilindro per intrattenere un elettorato sempre più abulico, il Telemaco rignanese dai troppi padri putativi e senza più protezioni rischia di diventare, come il suo infelicissimo avatar mitologico, un reuccio senza corona, avviato precocemente verso la rottamazione anticipata, insieme al suo carniere di promesse e sbruffonate da chierichetto furbo.

Firenze, Matteo Renzi ed Enrico Letta a Palazzo Vecchio (©LaPresse)Enrico stai sereno

Per questo ha bisogno di un utile idiota da spendere alla presidenza della rinnovata repubblichetta bananiera, infeudata a misura di servo, che faccia da sponda sugli irti colli alle sue alchimie neo-dorotee per la conservazione di un potere di plastica.
In verità ti dico che io ti tradiròIn crisi di identità, quest’arnese transgenico è l’ibrido mutaforma che plasma se stesso a tutte le circostanze, secondo convenienza. È un meta-simbionte, che in apparenza si adatta all’organismo ospite per garantirsi la sopravvivenza, fintanto che non ne assume il pieno controllo per mutazione cellulare. Tuttavia, prima o poi, la sua reale natura viene sempre fuori…

xenomorfo“Mi accusano di non essere di sinistra.
E se ero di destra cosa facevo?”

Renzi il ParaculoMatteo Renzi
(27/04/2014)

Al riguardo, possiamo dire con certezza che non dichiarerebbe guerra alla NATO.
Piuttosto, avrebbe trovato molto più consono:

a) Cancellare l’Art.18 dello “Statuto dei Lavoratori”.
b) Istituire i licenziamenti collettivi di massa ed eliminare la giusta causa.
c) Promuovere l’ennesimo “scudo fiscale”, per condonare i patrimoni illeciti occultati in Svizzera.
d) Aumentare le aliquote IVA e le imposte indirette sui consumi.
e) Aumentare la tassazione sulla liquidazione di chi perde il lavoro.
f) Ridurre le indennità di disoccupazione.
g) Depenalizzare la frode fiscale.
h) Abusare della decretazione d’urgenza.
i) Forzare le procedure di revisione costituzionale.
k) Ricorre al voto di fiducia, con una media di quattro volte al mese.
l) Accentrare nelle mani del “leader” il maggior numero di poteri possibili.
m) Abrogare le assemblee rappresentative, sostituite con oligarchie di nominati.
n) Modificare gli atti legislativi, introducendo di nascosto norme ad personam durante la notte di Natale.
o) Denunciare i sindaci che istituiscono registri per le coppie di fatto e celebrano matrimoni gay.
p) Non votare l’autorizzazione a procedere nei confronti di parlamentari indagati per corruzione.
q) Governare ed allearsi stabilmente con un partito che si chiama “NuovoCentroDestra” e che detiene un 1/3 dei ministeri con un peso elettorale del 2%.
r) Sancire patti segreti, dei quali non è dato conoscere i contenuti, con il capo (interdetto dai pubblici uffici) del principale partito di opposizione di destra.
s) Comprare aerei da guerra, che costano troppo e funzionano male.
t) Tagliare i fondi pubblici a Istruzione e Sanità.
u) Vincere le primarie coi voti dei fascisti.
v) Falsificare il risultato delle primarie, ricorrendo alla compravendita dei voti.
x) Avere il sindacato per nemico e la confindustria come amica.
y) Manganellare gli operai e cenare coi padroni (che pagano il catering e lasciano offerte).
z) Pensare che l’astensione elettorale non sia un problema.

Il processo di ibridazione è talmente avanzato, che il piccolo principe dalle ambizioni smisurate non è più nemmeno in grado di rendersi conto quanto grande sia la contraddizione…
Matteo Renzi e Ciriaco De MitaMa la vera domanda è: perché scegliere le imitazioni dell’ultima ora, per giunta contraffatte male nella “ditta” del partito bestemmia, quando si può disporre di un’ampia scelta di modelli originali a marchio doc?

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Posted in Muro del Pianto, Roma mon amour with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 22 novembre 2014 by Sendivogius

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Piaga antica, il Trasformismo è una costante della politica italiana di cui costituisce la norma, contrassegnando il degrado della vita pubblica: dai feudi elettivi su base ereditaria ai notabili locali, coi loro pacchetti di voti in dote al miglior offerente; dai corporativismi castali, ai cacicchi del trasversalismo consociativo; dai signori delle tessere, ai padrini delle clientele e delle cosche elettorali… È il gusto arcaico di un ‘potere’ dalle forme barcocche, inteso innanzitutto come arbitrio personale ed esercitato all’ombra degli ‘affari’, nella presunzione dell’impunità.
Boardwalk EmpireIl proliferare di certi figuri istituzionali misura l’intorbidamento di valori e prospettive ideali, progressivamente imputridite nelle acque di una politica tossica, impantanata nelle torbiere della grande palude centrista. Nessun corpo ne è immune. Una volta effettuato l’innesto per ibridazione democristiana, la contaminazione è irreversibile. Si diffonde come una neoplasia tumorale ed agisce alla stregua di un virus mutogeno, che rigenera le cellule dell’organismo ospite a propria immagine e somiglianza. In questa prospettiva, la trasformazione di un PD impollinato dalle spore della Margherita può ritenersi un processo ormai compiuto.
Luigi Lusi ed i milioni sparitiDopo il caso di Fracantonio Genovese, purosangue DC, stavolta è il turno dell’onorevole Marco Di Stefano, per una vicenda passata tutta in sordina e che invece vale la pena delineare nella sua valenza paradigmatica…
Marco-Di-StefanoApostolo del renzianesimo nei circoli della Capitale, mentre alla Leopolda si è occupato di coordinare il tavolo sui “pagamenti digitali”, il deputato Di Stefano è una sorta di emblema del trasformismo applicato a forma vincente di ascesa tutta personale, nel nuovo corso intrapreso da un “centrosinistra”, senza più aspirazioni né funzionalità storica che non sia mera transizione spartitoria.
MARCO DI STEFANOCinquantenne rampante (Roma, il 12/05/1964), Marco Di Stefano nasce politicamente a destra; attraversa tutto l’arco centrista e infine approda a ‘sinistra’, sotto l’illuminata leadership veltroniana, con una di quelle operazioni di mera cooptazione elettorale per acquisizione voti di cui Goffredo Bettini è sempre stato l’immaginifico deus ex machina.
Le sue evoluzioni acrobatiche nelle brughiere della politica romana, che ha fatto delle piroette trasformiste la prassi ordinaria di sottogoverno capitolino, rappresentano un certificato di garanzia.
riot controlEx poliziotto, è stato (manco a dirlo!) un ‘fascista’; bazzica gli ambienti della destra romana e nel 1989 aderisce ufficialmente al MSI. Nel 1993, conosce il MSIsuo primo esordio elettorale di successo, venendo eletto consigliere circoscrizionale, per l’immenso suburbio dell’Aurelio che accorpa i quartieri di Casalotti, Boccea, e Primavalle, nella periferia ovest della città. Sui banchi consiliari della XVIII Circoscrizione di Roma, fa la Stefano De Lilloconoscenza di un altro ras della politica capitolina: quello Stefano De Lillo che, insieme ai suoi fratelli, tanto si darà da fare nella Roma di Alemanno, piazzando mezzo parentado in ogni posto disponibile a carico pubblico. De Lillo, transumato nel “Nuovo Centrodestra” di Angelino Alfano, fa parte a pieno titolo dell’attuale maggioranza di governo di “centrosinistra”. Tornando a Di Stefano, nel corso di un ventennio, passa al CCD (Centro Cristiano Democratico) della triade D’Onofrio-Casini-Mastella, e Mario Baccininel 1997 diventa consigliere comunale. Si mette sotto l’ala protettiva di Mario Baccini, il ferale impresario di pompe funebri in stile anni ’30 recentemente passato anche lui al NCD di Alfano. Aderisce all’UDC di cui diviene segretario provinciale. Segue il grande balzo a ‘sinistra’, quando forte delle sue 14.000 preferenze viene eletto nella lista civica che sostiene la candidatura di Piero Marazzo alla Regione Lazio.
beating-a-dead-horse-call-me-maybeTra un incarico e l’altro, nel 2000 svolge anche le funzioni di sub-commissario governativo dell’UNIRE (Unione nazionale incremento razze equine), feudo personale di Franco Panzironi e della “destra sociale” di Gianni Alemanno, che schiantano l’ente sotto una cascata di debiti.
Goffredo Bettini - Er SeccoNel 2007 passa all’UDEUR di Clemente Mastella, che lo promuove vice-segretario nazionale. Ma nel Febbraio del 2008 molla tutto per entrare nel nuovo PD di Walter Veltroni in quota Fioroni (ex Margherita), per scoprirsi fan accanito di Letta (Enrico) e poi renziano di ferro.
Il governatore Marrazzo, prima di essere travolto dalla sordidissima storiaccia di ricatti, prostituzione transessuale e cocaina, lo nomina assessore al Demanio ed al Patrimonio, con un occhio di riguardo alla cassa ed alle potenzialità di investimento che la sua gestione comporta.
buco neroE qui cominciano i primi guai per il sanguigno Marco Di Stefano… Infatti, secondo la Procura di Roma, l’ex consigliere regionale nel 2008 avrebbe condotto una serie di trattative agevolate, in deroga ai regolamenti previsti dai bandi di gara, con i fratelli Pulcini, noti costruttori romani, assai attivi nel settore immobiliare, per l’affitto di due palazzi alla Regione Lazio (in deficit di bilancio e surplus di immobili), alla Lazio Servicemodica cifra di 7 milioni e 327 mila euro l’anno, per conto della Lazio Service (altra controllata regionale e noto carrozzone clientelare), nell’Agosto del 2008.
pulciniIl ‘bello’ (o il brutto) è che i Pulcini sembrano non detenere nemmeno la proprietà degli immobili interessati alla locazione, ma tramite la propria società di investimenti ne gestiscono l’assegnazione, ricavando lucrose plusvalenze.
Guardia di Finanza Secondo il nucleo di Polizia valutaria della Finanza, attraverso una serie di triangolazioni societarie (la Belgravia Invest srl e la Coedimo), Di Stefano avrebbe predisposto i contratti di locazione al solo fine di soddisfare gli interessi economici degli imprenditori Antonio e Daniele Pulcini a canoni esorbitanti e completamente fuori mercato. Per il disturbo, Di Stefano si sarebbe fatto pagare una ‘provvigione’ pari ad un milione e 800 mila euro, dei quali 300.000 sarebbero stati destinati al suo Lostsegretario e collaboratore personale, tale Alfredo Guagnelli di cui non si hanno più tracce dall’08/10/09 dopo un suo misterioso viaggio a Firenze. Una scomparsa provvidenziale, che priva gli inquirenti della procura romana di un tassello fondamentale dell’inchiesta in atto, insieme al corpo del reato (il denaro).
Alfredo Guagnelli Alfredo Guagnelli (classe 1972), viveur e fama di donnaiolo, è uno dei tanti faccendieri dei quali l’Italia abbonda, sempre a cavallo tra affari e politica. Con la sua Internazionale immobiliare e la Genco Srl gestisce compravendite di immobili ed intermediazioni di affari. È di casa in Costa Azzurra ed a Montecarlo, con un occhio sempre attento alla politica domestica per rapporti trasversali… Attraverso la propria concessionari di auto di lusso, World Rent Car si preoccupa di carrozzare Marco Di Stefano. È in ottimi rapporti con Paolo Bartolozzi, eurodeputato di Forza Italia, di cui sosteneva le campagne elettorali. Ed è grande amico di Michele Baldi, un altro specialista nel cambio multiplo di casacche: Alleanza Nazionale, poi Forza Italia, e infine capolista della “Lista Zingaretti” alle ultime elezioni regionali, folgorato anche lui sulla via del Nazareno. Ma Guagnelli in passato ha frequentato pure l’ex consigliere provinciale del Pdl Enrico Folgori e Giulio Gargano (ex DC, ex AN, ex FI, ex tutto), prima di volatizzarsi nel nulla diventando uccel di bosco.

la società dei magnaccioniLa truffa degli enti previdenziali
Gli enti previdenziali costituiscono da sempre la cuccagna per affaristi e politicanti senza scrupoli, che scambiano le casse pensionistiche (altrui) come una specie di bancomat personale a cui attingere liberamente.
Nel 2008, le palazzine già interessate dalla trattativa tra Di Stefano e Guagnelli e Pulcini sullo sfondo della Regione Lazio, tutte situate in Via del Serafico, nel quartiere Ardeatino dove il valore immobiliare di mercato si aggira attorno ai 4.000 € al m², sono oggetto di una seconda transazione…
Enpam Il 14 Ottobre del 2008, la commissione patrimoniale dell’ENPAM (l’Ente di Previdenza ed Assistenza di Medici e Odontoiatri) prende in esame l’acquisto del palazzo di via Serafico 107 già affittato alla Regione. A curare la trattativa è sempre la Belgravia Investimenti.
Il 21 Ottobre i fratelli Pulcini avviano la compravendita dell’immobile con prezzo fissato a 29 milioni di euro, firmando un contratto preliminare con versamento di 2 milioni di euro.
Il 22 Ottobre, la Belgravia Invest Srl, per gentile intercessione dell’assessore Di Stefano partecipa al bando regionale per l’affitto dei nuovi locali della “Lazio Service”.
A Marzo 2009, l’immobile viene venduto all’ENPAM per 58 milioni di euro, con una plusvalenza del 100%. Nel 2010 viene acquistato (tramite la Coedimo Srl) anche il secondo immobile per 31 milioni di euro e subito rivenduto all’ENPAM al costo di 59,7 milioni di euro.
Per una così lungimirante operazione immobiliare, soprattutto per la cassa previdenziale degli odontoiatri, la Procura di Roma ha disposto una indagine per truffa aggravata nei confronti dell’ex presidente dell’Ente Eolo Parodi, Maurizio Dallocchio, docente all’università Bocconi ed ex consigliere esperto dell’ente, l’ex direttore generale Leonardo Zongoli e l’ex responsabile degli investimenti finanziari Roberto Roseti. L’ex direttore del dipartimento immobiliare dell’ente, Luigi Antonio Caccamo è stato invece indagato, per la compravendita di un immobile di sei stanze a Trastevere, dismesso a prezzo particolarmente vantaggioso da parte dei Pulcini.
WackyRacesAntHill_MobLe gigantesche creste ai danni dei bilanci degli enti previdenziali, che oltre a salassare le categorie professionali di riferimento sono chiamati a corrispondere le future pensioni dei medici (tra cui giovani e precari che pagano contributi salatissimi) ed erogare quelle dell’oggi, vista la sostanziale impunità del reato con la restituzione del malloppo, passando per la (s)vendita degli immobili pubblici, tendono a ripetersi con modalità più o meno sempre uguali.
D’altronde, da Pietro Lunardi a Claudio Scajola, le case sono da sempre una grande passione della “politica”, con immobili di pregio che variano di prezzo tra una cessione ed una compravendita, a velocità della luce, dove a guadagnarci sono in pochissimi e quasi sempre gli stessi…
Enpapi È il caso dell’ENPAPI (l’ente previdenziale degli infermieri), con l’acquisto della sua nuova sede in Via Farnese capace di rivalutarsi del 25% in un solo giorno, con immobili che passano di mano nel giro di 24 ore…

«Una sede prestigiosa acquistata per un controvalore di 20 milioni di euro. È quanto ha fatto Enpapi, cassa previdenziale degli infermieri, il 29 aprile 2009 comprando la villa di via Farnese 3, in Roma (quartiere Prati), dalla società Dm Immobiliare. Villa che, nello stesso giorno, Dm Immobiliare aveva rilevato da Citec International (gruppo Citec, specializzato in soluzioni informatiche) per un corrispettivo di 16 milioni.»

Vitaliano D’Angerio
La villa che si rivaluta del 25% in un giorno
Il Sole 24 Ore – (02/02/2012)

Plusvalenza alla vendita: 4 milioni di euro. Tanto a pagare sono gli infermieri.
ENPAPMa niente batte l’incredibile vicenda dell’ENPAP (Ente Nazionale di Previdenza e Assistenza degli Psicologi), con un intero palazzo comprato e rivenduto in un solo giorno, con una cresta da 18 milioni di euro tutta a carico delle casse previdenziali dell’ente.
Il 31 gennaio 2011, l’immobiliare bresciana Estate due srl acquista dal Fondo Omega, un palazzo di oltre 3.000 mq (cinque piani con seminterrato) in pieno centro di Roma, in Via della Stamperia nello storico rione Trevi, al costo di 26 milioni e mezzo di euro e nello stesso giorno rivenduto all’Ente previdenziale degli psicologi per la modica cifra di 44 milioni e mezzo di euro.
Riccardo Conti Amministratore unico dell’immobiliare di Brescia (con un capitale sociale di 73.720 euro e nessuna struttura organizzativa) è Riccardo Conti, che all’occorrenza è anche senatore PdL e che per inciso in tutta la compravendita non sborsa un solo euro.
Il Fondo Omega che detiene la proprietà del palazzo a prezzo variabile è il fondo immobiliare della banca Intesa San Paolo, su gestione della Fimit. A presiedere Angelo Arcicasal’ENPAP e sottoscrivere l’acquisto è invece il lungimirante Angelo Arcicasa, al quale potevano vendere benissimo anche la fontana di Trevi data la sua disponibilità di spesa ed il valore che attribuisce al denaro, peraltro non suo.
In pratica, la nuova sede dell’Enpap viene pagata 14.000 euro a mq. E con IVA inclusa l’intera spesa arriva a sfiorare i 54 milioni di euro. Come invece il costo di un immobile possa aumentare di 18 milioni di euro in una sola giornata lavorativa, è mistero che non l’oculato Angelo Arcicasa, né la FIMIT di Massimo Caputi si sono mai dati la pena di spiegare per un ‘affare’ clamorosamente in perdita.
L’unico a guadagnarci (e parecchio pure!) è il senatore Conti, che non contento si guarda bene dal versare l’IVA dovuta. E si dimentica pure di pagare la ditta che effettua (da contratto) i lavori di ristrutturazione. Si tratta in fondo di una peculiarità distintiva per tutti i ladri che affollano la corte dei papiminkia.

Pappone costituente

En passant, la società immobiliare del senatore Conti si dimentica anche di fornire i certificati di agibilità e le planimetrie catastali del palazzo venduto all’ENPAP, senza che peraltro il presidente Arcicasa si sia mai preso il disturbo di richiederli, col risultato che in tal modo la proprietà risulta invendibile né cedibile a terzi.
Denis VerdiniCom’è, come non è, un milione di euro legato alla compravendita della sede ENPAP finiscono rigirati dal senatore Conti nelle tasche del senatore Denis Verdini, suo degno collega di partito, senza che si capisca bene a che titolo (la penale per un precedente prestito mai chiarito di 10 milioni di euro).
E d’altronde l’amico Denis non è nuovo a simili intrallazzi. Infatti, oltre ad illecito finanziamento (si sospetta la creazione di una provvista di fondi neri), l’intraprendente Verdini dovrà rispondere anche per gli appalti pilotati nella costruzione della nuova Scuola per la formazione dei marescialli dei Carabinieri a Firenze, nell’ambito della sua indefessa attività di “mediatore” al centro di alcuni dei più torbidi intrighi del ventennio berlusconiano nell’ambito della cosiddetta P3 (ne avevamo parlato QUI).
Renzi e VerdiniAttualmente, Denis Verdini è l’interlocutore privilegiato (e si può dire unico) del Telemaco trapiantato a Palazzo Chigi: quello che litiga tutti i giorni con ogni cosa sia collocabile vagamente a sinistra, insulta i sindacati, e odia i “professoroni” a meno che non gli diano sempre ragione. Però è pappa e ciccia con la Confindustria (che gli paga Leopolda e campagna elettorale) e riscrive la Costituzione col pappone di Arcore, di cui Verdini è il plenipotenziario di fiducia.
CUOREIn quanto a Marco Di Stefano, l’entità dell’affare e dell’aggravio di spesa ai danni della Regione Lazio, non hanno impedito al nostro eroe di essere ricandidato a tutte le tornate elettorali successive e maturare il suo bel vitalizio. Inserito nel listino bloccato alle ultime elezioni amministrative, in quota PD nella circoscrizione Lazio1, Marco Di Stefano è risultato essere il primo dei non eletti alla Camera, ed è potuto entrare in Parlamento solo ad agosto 2013, per la rinuncia di Marta Leonori entrata come assessore al Comune di Roma.
Shingeki no kyojinIn virtù delle sue passate e straordinarie esperienze gestionali, a Di Stefano è stato subito assegnato un posto come membro della Commissione Finanze del Parlamento. Attualmente (bontà sua!) si è autosospeso.
Boardwalk-EmpireSono i soliti avanzi di ‘nuovo’, che non passano mai.

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Distopiche Visioni

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , , , , , , , on 19 novembre 2014 by Sendivogius

Scempio a Venezia

Ci sono opere che non hanno bisogno di presentazioni.
Semplicemente, vanno viste. Rispondono ad un principio elementare, alla base di ogni satira: castigat ridendo mores; con quella giusta punta di fiele che non guasta mai, nell’Italietta ridanciana delle comicità tutta peti e rutti. E fotografano meglio di ogni altro l’immagine di una società ben peggiore della sua rappresentazione distopica…
Dalla pregiata ditta di Inception ed il genio di Giancarlo Fontana, va in onda ITALSTELLAR:

Prodotto da Inception
Diretto da Giancarlo Fontana e Giuseppe G. Stasi

Cast: Giancarlo Fontana, Ase Pagani, Giuseppe G. Stasi, Lorenzo D’Angella, Corinna Ombuen e con l’amichevole partecipazione di Nicola Pistoia

Scritto da Marco Lupo Angioni, Giancarlo Fontana, Daniel Franchina, Giuseppe G. Stasi
Coordinatrice artistica: Federica Remotti
Montaggio: Giancarlo Fontana
Visual FX: Lorenzo D’Angella
Operatore: Luca Filoni
Assistente di produzione: Massimo Di Marzio

Una parodia spietata dell’Italia presente, che poi è l’involuzione naturale di altri flagelli sociali diversamente devastanti…

…passando per l’Amico Ritrovato, attualmente risorto dalle parti del Nazareno per collaterale intercessione…

Misericordias Domini Misericordias Domini, in aeternum cantabo.

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