Archivio per Servi

Giobbakt!!

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , , , , , , , on 12 dicembre 2014 by Sendivogius

The curious case of Calvin Candie by Latent Talent  In un’Italietta cristallizzata nella giovinezza prolungata di un’eterna adolescenza, che non conosce vecchiaia e non vuole responsabilità, ma si lascia dominare da una gerontocrazia che si reputa “diversamente giovane”, la folla anonima dei 30-40enni è stata definita in molti modi, a seconda del brand pubblicitario del momento: Generazione X.. Generazione Mille Euro… e, per i cultori del melodrammatico, “generazione perduta”
A livello sociale e culturale, non è stata capace di produrre nulla o poco più. Il suo insuperato modello di riferimento resta L’ultimo bacio di Muccino.
Falling DownA livello politico, il massimo che ha saputo esprimere è la sfilata dei Salvini, delle Meloni, e del bolso pinguino fiorentino che garrula ciarliero e festoso, nella sua camicetta bianca da contabile schizzato in un giorno di ordinaria follia, mentre se ne va in giro travestito da Peter Griffin.
Matteo Renzi in pallaPeter GriffinGenerazione per X elevato allo zero, incapace di una qualsiasi forma di impegno costruttivo, al massimo si riuniscono in una The Followingpiazza a gridare “vaffanculo!”, per scaricare le proprie frustrazioni in autodafé collettivo, accontentandosi di fare i followers per la setta di un vecchio comico fallito, che campa di rendita coi soldi incassati dai suoi ingaggi pubblici in RAI.
Beppe Grillo al Palaflorio di Bari Japigia In alternativa, ci sono sempre i “negri”, gli “immigrati”, i “froci”, i “politici”, la “ka$ta”, le “scie chimiche”, nonché i “sindacati”… che nel Paese delle auto-assoluzioni un ‘nemico’ si trova sempre, funzionale com’è al mantenimento di ogni statu quo, che si voglia immutabile nel tempo.
TisiciA livello pratico, si tratta nella sua fenomenologia prevalente di una querimoniosa generazione di petulanti peter pan. Tutti troppo occupati a piangersi addosso, per impegnarsi in qualcosa che non sia incentrata nell’esibizione narcisistica della propria autocommiserazione. Pensano che tutto gli sia dovuto e che la tutela dei diritti si ottenga, non estendendoli a chi non li possiede, nella salvaguardia di un principio, ma togliendoli a chi ancora li ha, negandoli a tutti gli altri. È il prigioniero che non si ribella ai suoi carcerieri, ma si compiace che la sua sorte venga condivisa da tutti gli altri sventurati reclusi insieme a lui. Non ricerca alcuna unità, non pianifica alcuna azione, non è disposto a rischiare e condividere nulla. Nei casi più estremi, solidarizza coi suoi carnefici. Perché siamo tutti sulla stessa barca. Così come esistono schiavi innamorati delle loro catene.
La Capanna dello Zio TomSono quelli che hanno sempre rifuggito ogni forma di coordinamento e di mobilitazione, sul posto di lavoro e per la tutela del medesimo. Sono quelli che hanno sempre negato ogni forma di solidarietà; quelli che quando ad un collega precario/a come loro non veniva rinnovato il contratto, perché s’è ammalato, perché è rimasta incinta, perché non abbastanza remissivo, si giravano dall’altra parte sospirando “meglio a te che a me”, nella rouletta russa del rinnovo a tempo. Ed ora plaudono al job-acts che cancella l’idea stessa che il lavoro possa essere garantito e null’altro concede. Sono quelli, che il sindacato fa schifo, sono tutti venduti, e a me non m’ha mai difeso… Ma se non combatti tu stesso la tua battaglia, chi altri dovrebbe mai battersi e rischiare per te?!?
hitler-got-swag_Accade così che una riforma oscena, che smantella scientificamente ogni tutela e diritto dei lavoratori, che non cancella assolutamente il precariato ma lo perfeziona in forme paraschiaviste da inizio ‘900, venga accolta dai diretti interessati come una grande opportunità all’insegna della “modernizzazione”.

Renzi-Merkel

Prima dell’Art.18
(di Alexik)

“Se ci trovavano con un volantino della Cgil venivamo licenziati in tronco. Quando entravamo in fabbrica ci perquisivano le borse, per vedere se avessimo materiale politico. E se ci beccavano a parlare di questioni sindacali prima ci sospendevano, o ci demansionavano a tempo indeterminato. Poi poteva arrivare la perdita del lavoro.”
  (Ernesto Cevenini, licenziato per rappresaglia alla Maccaferri di Bologna).

«Dal 1947 al 1966 nelle fabbriche italiane si contarono più di 500.000 licenziamenti, di cui circa 35.000 per rappresaglia politica e sindacale contro ex partigiani, attivisti di reparto, membri delle commissioni interne. Era questo il modo in cui gli industriali dimostravano la propria riconoscenza verso coloro che, pochi anni prima, gli avevano salvato le fabbriche, impedendo il trasferimento dei macchinari in Germania, ricostruendo mattone su mattone i capannoni bombardati.
Nel corso degli anni ’50 e ’60 centinaia di migliaia di operai scesero in piazza a fianco dei licenziati, lasciando compagni morti sul terreno o chiusi nelle galere. Fu il prezzo da pagare per ottenere nel 1966 la prima legge contro i licenziamenti senza giusta causa.
Bologna con la sua provincia subì 8.550 licenziamenti per rappresaglia dal 1947 al 1966, di cui 3800 lavoratori metalmeccanici, 1000 tessili, 900 nell’abbigliamento, 1.500 nell’alimentare, 600 nel chimico, 500 nel comparto legno e 250 nel pubblico impiego. Si trattò di ritorsioni contro singoli militanti o gruppi politicizzati, ma in vari casi anche dell’espulsione dell’intero corpo operaio delle fabbriche ritenute troppo conflittuali: punizioni individuali o collettive per le lotte contro il cottimo, per il salario e il contratto, per la sicurezza, per gli asili nido, per la libertà di riunione e di parola.
Veniva punita la solidarietà di classe (che all’epoca si esprimeva in dimensioni vastissime) e soprattutto la politicità operaia, la capacità di andare oltre i confini della propria vertenza e di praticare obiettivi di ordine generale.
Reparto_Celere[…] Dal ‘48 al ’56 il bilancio della repressione contro il movimento operaio nel bolognese fu pesantissimo, con due morti, 795 feriti, 5.092 arrestati e fermati, 15.835 processati (di cui quasi la metà assolti, ma dopo anni di carcere) e 8.369 condannati a 5 ergastoli, 1.959 anni e 7 mesi di reclusione, 49.960.766 lire di multe.
CoglionazzoSu questa Storia collettiva fatta di solidarietà e coraggio, di sbarre, fame e lutti, sputa oggi la fatua gioventù renziana e la sua meno fatua corte di ministri emanati da Confindustria, Legacoop e Fondo Monetario Internazionale. Una Storia collettiva che va di nuovo raccontata, per aver chiaro in quali tenebre vogliono sprofondarci, il valore di quello che ci stanno togliendo e quanto ci costerà riconquistarlo.»

Bologna 1977QUI trovate l’articolo per intero. Leggetelo! E ricordate che nulla si conquista senza sacrificio, né solidarietà, né unione.

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Re di Fuffa

Posted in Masters of Universe, Stupor Mundi with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 29 settembre 2014 by Sendivogius

poker cards

«Con Propaganda si intende l’intera gamma di attività il cui contenuto è l’informazione o il divertimento e il cui scopo è in questo caso:
a) distrarre l’attenzione dai sacrifici attuali.
b) giustificarli in termini di garantita felicità futura.
Ciò può implicare o no la presentazione del mondo esterno come un mondo la cui situazione è ancora peggiore, ma presenterà senz’altro come di gran lunga inferiore il livello di vita passato.
Uno scopo altrettanto importante della propaganda sarà quello di convincere le masse che l’attuale leadership è il più efficiente veicolo di modernizzazione; ciò può essere ottenuto in termini razionali avvalendosi di immagini statistiche, o in termini irrazionali che presentano la leadership come superumana.
Con Repressione si intende l’intera gamma delle attività politiche della polizia miranti a:
a) Sopprimere l’attività politica individuale, mediante la sorveglianza e l’imprigionamento.
b) Intimidire le masse con l’esibizione della forza.
c) Impedire la circolazione di informazioni rivali, controllando i mezzi di comunicazione di massa e inibendo la discussione pubblica.»

   Edward N. Luttwak
   “Tecnica del Colpo di Stato”
   Longanesi, 1969.

Bandiera di Hong KongPraticamente, è la differenza fondamentale che intercorre tra l’Italia ed il governatorato cinese di Hong Kong, La diversità consiste nel fatto che, mentre la prima ha fatto dell’uso della “propaganda” una felice applicazione di governo, la Cina deve ricorrere alla “repressione” perché, nonostante tutto, una coscienza democratica esiste ancora, laggiù ad Hong Kong, dove in sostanza si protesta per potersi scegliere i propri rappresentanti in libere elezioni, mentre da noi si festeggia la cancellazione del Senato elettivo e dei consigli provinciali (e non delle Province) con l’insediamento di ‘candidati’ nominati dal nuovo partito unico. Strano si voti ancora per il Parlamento.
DC FOREVERIn un mondo impazzito che funziona alla rovescia, l’ironia della storia a volte sa essere beffarda… Capita così che uno degli ex portaborse di Francesco Rutelli, un bolso democristiano col puzzo di sagrestia ancora addosso, nemmeno quarantenne e che da oltre 20 anni campa quasi esclusivamente di “politica” (quella peggiore, consumata negli apparati di partito), venga a spiegare cosa sia di ‘sinistra’ e cosa invece no.
Peccato che dalla guerra alla magistratura, allo scontro senza quartiere contro i sindacati, o meglio contro la CGIL (additata a causa primaria di ogni male e tra poco anche della crisi economica); dall’astio per i “professoroni” all’insofferenza per le regole; dall’abolizione dell’Articolo 18 alla cancellazione dello Statuto del Lavoratori; dalle privatizzazioni selvagge alla depenalizzazione dei reati fiscali… tale idea della ‘sinistra’ sembri una copia carbone della peggiore destra post-berlusconiana, con la quale peraltro governa felicemente e condivide tutto, tanto è ad essa complementare.
Patetica è invece la cosiddetta “Minoranza PD”, vomitevole nella sua ignavia parolaia fatta di ‘tesi’ e mai di ‘antitesi’, alla disperata ricerca di una sintesi impossibile, che dopo essersi allevata in casa un aspirante dittatorello da 80 euro con la sua banda di chierichetti assatanati, adesso si fa meraviglia per essere diventata una costola del berlusconismo di ritorno. Per giunta, dopo la svendita, è pure a rischio sfratto.
Matteo RenziE si capisce perché quel comitato elettorale permanente a servizio esclusivo del Capo, e che si fa chiamare con l’acronimo di una bestemmia, abbia chiuso i suoi giornali d’area, ancor più inutili quando si può contare sulla solida sponda di quotidiani d’eccezione, fedelmente schierati e a costo zero. Parliamo di formidabili baluardi come Il FoglioLiberoIl Giornale (servo di due padroni)… che alternano il consueto fascismo islamofobo, il maccartismo anti-tasse, e le dispense a puntate sulla vita illustrata del duce, con editoriali apologetici sul miglior leader che la destra italiana abbia mai avuto: Matteo Renzi, per l’entusiasmo incontenibile di una Alessandro Sallusti in amore, o di un estasiato Giuliano Ferrara che forse ha ritrovato il simulacro del suo nuovo Craxi.
Le grandi iniziative editoriali di 'Libero'Il dramma vero comincia quando il Mister 41% a colpi di 80 euro, come i peggiori ras democristiani del voto di scambio, dall’alto di un provincialismo desolante ed un’ignoranza devastante (proporzionale solo alla presunzione del personaggio), si cimenta in questioni che non conosce minimamente, se non per sentito dire, discettando di “lavoro” e “occupazione”. Parole quanto Adessomai vuote, se messe in bocca ad uno che non ha mai lavorato un solo giorno in vita sua, a meno che non si voglia davvero prendere sul serio l’assunzione farlocca come “dirigente”, nell’aziendina in fallimento del papà bancarottiere, specializzata nella distribuzione de “La Nazione” e “Il Giornale” per la provincia fiorentina.
Dopo la “Riforma Fornero”, che di fatto ha abolito l’Articolo 18, senza che la “minoranza piddì”, allora maggioranza, avesse nulla da ridire, il reintegro del lavoratore ingiustamente licenziato è previsto solo in caso di conclamata discriminazione.
Discriminazione che potrà essere esercitata senza più alcuna preoccupazione di natura legale, per motivi politici, razziali, religiosi, sindacali, antipatia personale, o mero clientelismo familista
Renzi AdessoMa per lo strafottente Signor Cretinetti transumato da Palazzo Pitti a Palazzo Chigi, gli “imprenditori”, che sarebbe più consono chiamare PADRONI,devono poter licenziareperchéterrorizzatidalla semplice idea di dover riassumere qualcuno cacciato via, senza giusta causa, perché poco gradito alla direzione, per motivi che nulla c’entrano con la “produttività”.
Robot6Sfugge pertanto la correlazione esistente tra la totale libertà (!?) di licenziamento e la stabilizzazione dei lavoratori “precari” che, in quanto licenziabili in qualunque momento e per qualsiasi (non) ragione, continueranno a restare tali ad vitam.
Licenziato Eutelia Non si comprende la relazione tra l’estendere la tutela della maternità, con l’estensione delle prestazioni sociali a tutte le lavoratrici madri, e la cancellazione dell’Art.18 che le salvaguarda del licenziamento discriminatorio.
Né si capisce come dalla cancellazione di un diritto possano scaturire più diritti e garanzie maggiori, per tutti coloro che oggi ne sono sprovvisti.
OmniaÈ l’Articolo 18 che impedisce la stabilizzazione dei precari e l’estensione delle tutele? O la riduzione dei contratti atipici? O l’introduzione di un sussidio universale e maggiori tutele salariali? O una nuova politica della formazione professionale e rientro lavorativo?
TeleperformanceNell’immediato si istituisce il licenziamento per tutti, libero, assoluto, indiscriminato… Gli effetti sul ritorno occupazionale sono tutti da dimostrare. E da spiegare.
Autogrill Per quanto riguarda la riforma degli “ammortizzatori sociali” e le “integrazioni al reddito”, che certo non crescerà se ad ogni scatto di carriera o aumento salariale posso cacciare via, senza troppe spiegazioni, il lavoratore diventato troppo costoso e troppo ‘vecchio’, si possono aspettare tempi migliori. Al momento si ignora tutto, dall’entità, alle modalità di erogazione, al reperimento delle coperture. Ma per queste ultime è facile indovinare… Ci pensa il prof. Yoram Gutgeld, l’inventore della trovata degli 80 euro e primo consigliere economico nel consiglio di guerra di Telemaco. Brutalmente, la linea del professore israeliano può essere condensata così: privatizzare tutto, vendere tutto il vendibile nell’ambito del patrimonio pubblico, tagliare le tasse (ma anche taglio delle detrazioni). Assomiglia a Reagan, ma si legge Renzi.
Festa RenzianaCome tutti i fanfaroni dotati di un ego sconfinato, confonde la pratica con la propaganda in un’overdose mediatica da sovraesposizione auto-esaltatoria su ogni mezzo di comunicazione esistente, per un orgia declamatoria che non conosce confini, né riposo, né imbarazzo.
Ma diventa impudente quando parla di congiura dei “poteri forti” mentre si accompagna a impotenti deboli come Sergio Marchionne, coi vari banchieri, squaletti della speculazione finanziaria, e padroni delle ferriere, confluiti nello stagno del renzismo.
Marchionne e RenziTra l’altro, da profondo conoscitore del mondo del lavoro quale è, non perde occasione per blaterare qualcosa a proposito di milioni di Co.Co.Co. che per inciso sono gli unici contratti atipici a non esistere più nelle imprese private, essendo stati aboliti dalla cosiddetta “Legge Biagi”, ma mantenuti unicamente nella Pubblica Amministrazione. Non si capisce cosa impedisca al premier decisionista di eliminarli una volta per tutte e sostituirli magari con contratti a tempo determinato, insieme a tutte le garanzie del caso.
EatonMeraviglioso è poi quando parla del sindacato, unica impresa che sta sopra i 15 dipendenti e non lo applica. I sindacati, esattamente come i partiti politici, sono “enti di fatto”; Si può discutere a lungo su questa anomalia DOAgiuridica. Ma diventa inutile quando hai a che fare con un piazzista da televendita, intento a rifilare i suoi bidoni ad una platea di cheerleaders in orgasmo. E certo non si può pretendere da un azzerbinato Fabio Fazio, ridotto a scendiletto del premier, quello scatto di reni che manca ad un intero paese che, se proprio deve, intervista i ‘potenti’ in ginocchio ed evita sempre di porre le domande giuste.
fazio-e-renzi-defaultNella prevalenza degli annunci sui fatti, tramite la distorsione permanente della realtà ridisegnata per le esigenze di marketing, la correlazione logica tra premessa e valutazione è del tutto ininfluente. L’arte della propaganda si basa sulle suggestioni ed ha bisogno di immagini ad effetto, per imprimersi nella mente ed innestarsi come cortocircuiti logici sul percorso del pensiero analitico.
Come ben sa il Lettore che abbia avuto la pazienza di seguirci finora, il problema è che il pensiero si nutre di complessità; la propaganda vive di semplificazioni.
Manipolazione e ripetizione, nella reiterazione di paralogismi ad alto contenuto mediatico, sono alla base del suo successo, attraverso un condizionamento studiato dell’immaginario collettivo su archetipi condivisi.
Sostanzialmente, per riuscire al meglio, la propaganda richiede due requisiti fondamentali: una predisposizione naturale alla menzogna e una gran faccia da culo.
Per sua fortuna, proprio come il mentore di Arcore, il Telemaco in camicia bianca dispone in abbondanza di entrambe.

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CAMERIERI

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , , , , , on 15 settembre 2014 by Sendivogius

Festa Unita': La sinistra europea in camicia bianca

Pantaloni neri, camicia bianca d’ordinanza, maniche accuratamente arrotolate…
Quando ci si imbatte in immagini come questa, superato lo sconcerto iniziale (ce li eravamo persi!), la prima impressione è quella di essere davanti ad una squadra di camerieri delle peggiori trattorie, in attesa di ordinazione. Sono quelli fintamente friendly, senza pavillon o strangolati dal cravattino, che fanno gli amiconi col cliente gonzo mentre gli servono gli avanzi riscaldati della sera prima, o la zuppa di pesce liofilizzata, con i gamberetti “freschissimi”, appena pescati (nel surgelatore). Sono quelli che accattivanti ti sventolano sotto il naso il menù turistico, t’arintontoniscono di chiacchiere , e una volta che vi siete seduti a tavola, con un sorriso a 36 denti e finto imbarazzo, ti dicono candidamente che i 2/3 delle portate promesse o sono esaurite, o non fanno più parte del piatto del giorno, finché quando ormai è troppo tardi scopri che tutto il servizio in pratica si riduce a cibi precotti da mensa aziendale in liquidazione fallimentare.
Perché non ci sono alternative e questo c’è; insieme al conto da saldare, meglio se scarabocchiato su un pezzo di carta, insieme al finto sconticino di consolazione.
Trattasi di realismo culinario, per un pranzo di merda.
E poco importa se così facendo il ristorante rischia il crack (col botto!).
È un po’ quanto succede nelle cucine brussellesi del premiato ricettario a marchio UE: stessa sbobba da trent’anni a questa parte, per pietanze indigeste a intossicazione collettiva.
Ricette preparate da altri, supervisionate dai soliti chef dell’Austerità che dettano istruzioni in cucine da incubo, con smorfie saccenti di disgusto per ogni deroga non prevista (e non ammessa). Il tutto rigorosamente servito dagli accondiscendenti camerieri del “riformismo” in salsa rancida, col compito ingrato di far inghiottire l’indigeribile ad una clientela stordita dai fumi di cottura.
Dinanzi al tracollo, ci si consola con le nomine dei Masterchef alla nomination degli sguatteri: insuperabile il francese Serge Moscovici, promosso a Supercommissariato per l’Economia, e Federica Mogherini, la figurina di bandiera agli Affari Esteri, al posto dell’invisibile Lady Ashton che finalmente potrà tornare a dedicarsi senza altre preoccupazioni ai suoi cocktail-party. Il contentino riservato alla servitù zelante, comprata con un piatto di tortellini, per l’elezione del mummificato Jean-Claude Juncker, ad una commissione immolata al brodetto germanico di fraulein Merkel.
La fuffa è servita.

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Colpirne 1.000 per educarne uno

Posted in Ossessioni Securitarie, Roma mon amour with tags , , , , , , , , , , , on 17 novembre 2012 by Sendivogius

 Roma, 14/11/2012. Finalmente, il nuovo questore di Roma, il dott. Fulvio Della Rocca, subentrato al ben più mite e fin troppo pragmatico prefetto Francesco Tagliente, ci ha dato un mirabile saggio su come vadano rieducati i ‘sovversivi’ alla disciplina del bastone, in nome dell’eterna Legge del Padrone, col plauso unanime degli organi istituzionali.
In merito alla tonnara organizzata per il manganellamento collettivo tra il Lungotevere dei Vallati e Ponte Sisto, dinanzi a qualche rimostranza isolata, Anna Maria Cancellieri, la ministra tecnica di polizia, ha tenuto a precisare che “le foto vanno viste tutte”…

«Una foto è spesso l´effetto finale di qualcosa che magari si è svolto prima»

Salvo poi rettificare che alcuni “eccessi” vanno comunque sanzionati. Evidentemente, col senno di poi, deve aver notato che la correlazione di certi ‘effetti’ non è sempre proporzionata alle ‘cause’…
Quantomeno, lo sfoglio delle sequenze deve aver sollevato qualche dubbio nell’imperturbabile ministro, sull’irreprensibilità di certi comportamenti non esattamente professionali. 
Per qualcuno, “gestione dell’ordine pubblico” infatti vuol dire: immobilizzare dei ragazzini, menare manganellate ad libitum in pieno viso, tenendo ferme le braccia per meglio lasciare il ‘segno’ ed essere così sicuri che il malcapitato di turno non possa proteggersi la faccia; utilizzare le finestre del Ministero della Giustizia come una postazione di tiro contro la folla in fuga; cogliere l’occasione per bastonare perfino gli innocui ambulanti cingalesi sul Lungotevere, tanto non gli pareva vero di poter menare i “negri”. Soprattutto, fendere colpi alle spalle, mirando sistematicamente alla nuca ed al collo….
Naturalmente, la quasi totalità delle responsabilità è dei manifestanti e dei soliti gruppi di ‘facinorosi’, ovviamente ‘infiltrati’, che destabilizzerebbero la pacifica transumanza autorizzata, tra i cordoni blindati di contenimento di una protesta addomesticata, e opportunamente sterilizzata nei recinti di una democrazia sempre più formale, a vantaggio di una finzione condivisa. E chissà perché in un paese avvitato in una spirale recessiva senza precedenti, dove la disoccupazione giovanile è endemica, il malessere sociale non ha più alcun diritto di cittadinanza né di rappresentanza, in cui un direttorio tecnocratico di non-eletti governa unicamente per decreto-legge, con un parlamento di nominati plurinquisiti nel quale non esiste alcuna forma di opposizione, dove ogni provvedimento è rimesso alle regole ferree del fiscal compact e l’agenda di governo si detta a Berlino, le proteste (in assenza di qualsivoglia interlocutore) assumano forme sempre più ‘violente’ in reazione all’unica risposta certa che “Istituzioni” e “Governo” sanno dare: più botte per tutti.
 Immaginando che non tutti abbiano metabolizzato il massacro genovese del 2011, la ministra ha anche invitato a storicizzare le repressioni selvagge di 11 anni fa.
Premesso che la rabbia costante che sta sfilacciando il tessuto sociale e infiammando le “giovani generazioni”, che si vorrebbero lobotomizzate nella docile attesa della crescita che verrà (Aspettando Godot), ha origini molto più recenti, in massima parte riconducibili alle attuali politiche monetariste del Governo Monti ed agli scempi di una politica sempre più sclerotizzata nell’auto-conservazione, nei cui confronti il sentimento prevalente è lo SCHIFO, ci sarebbe da dire che la percezione dei tutori del (dis)ordine sarebbe diversa se qualcosa nell’ultimo decennio fosse davvero cambiata…
Rispetto al G-8 del 2011, in sintesi, dopo la grande macelleria messicana, si può notare che gli abusi e le violenze poliziesche sono aumentate, nella reiterata impunità e nella sostanziale indifferenza degli organi di vigilanza democratica, quasi per assuefazione al peggio. O per mero opportunismo elettorale (bisogna conquistare il voto ‘moderato’).
Nonostante le condanne, nessuno dei funzionari coinvolti (e condannati) per le violenze genovesi è stato rimosso.
E peccato che tra i celerini degli interventi odierni, ci siano tutt’ora in servizio gli stessi responsabili degli ‘abusi’ di 11 anni fa. Non per niente tra le unità più zelanti nel massacro alla scuola Diaz c’era il reparto mobile della Questura romana, che infatti non ha perso occasione per smentirsi un paio di giorni fa, contro gli studenti romani.
 Si aspettano con pazienza i famosi chiarimenti del Capo della Polizia, Antonio Manganelli (nomen omen), nonostante la sua promessa solenne [QUI]. Noi abbiamo buona memoria.
Rispetto al 2011, comunque qualche cambiamento indubbiamente c’è stato…
Sono spariti dalla circolazione i famigerati “tonfa”, branditi come martelli.
Gli operatori di PS nei loro forum di discussione pubblica si sono fatti più prudenti, evitando di rivendicare dinanzi a lettori indiscreti l’appartenenza a fratellanze in armi, lezioni ai rossi, ed il solito campionario di amenità machiste da guerriero metropolitano, come avveniva sino a qualche tempo fa.
La qualità della ‘moderazione’ è notevolmente migliorata, così come quella degli interventi. Forse è persino aumentata la “sensibilità democratica” degli operanti. Ad ogni modo, sembrerebbe che la pressione degli ultimi mesi abbia ingenerato una tensione psicologica altrettanto forte.
Come avviene in tutte le istituzioni totali, c’è uno scollamento persistente tra la realtà percepita e quella effettiva, nell’ingigantimento costante delle minacce vere o presunte, con una certa tendenza a drammatizzare gli eventi dei quali ci si reputa vittima ed a minimizzare tutto il resto, in una logica di appartenenza sostanzialmente autoassolutoria, ma funzionale al rafforzamento della coesione interna del gruppo ed allo spirito di corpo.
Negli interventi leggibili on line, prevale la diffidenza endemica, ma completamente de-ideologizzata, nei confronti del ‘manifestante’, che il “celerino” fatica a capire e le cui ragioni gli restano in massima parte oscure, nella reciproca incomprensione. Manifestare è un diritto (lo recitano come una poesia imparata a forza), ma chi protesta lo fa a suo rischio e pericolo. Se si rimanesse a casa, sarebbe molto meglio. E comunque non ci si presenta alle manifestazioni con il casco ed il volto protetto, confidando nell’anonimato durante gli scontri. Proprio come fanno questi signori in tenuta blu, che ci tengono molto alla loro irriconoscibilità…

Molti si credono non tutori, ma incarnazione stessa della “Legge”.
L’uso proporzionato della forza è praticamente sconosciuto: chiunque mi si pari contro è un nemico da neutralizzare, il placcaggio diventa pestaggio, la durezza degli interventi è giustificata dalla concitazione degli scontri e dall’impossibilità di poter prevedere l’entità della minaccia. Non manca un certo spirito di rivalsa: se mi sfidi io ti distruggo. E ci si chiede chissà perché mai molti ragazzi alle manifestazioni indossino ormai il casco del motorino…
Ogni operazione di OP (ordine pubblico) viene concepita come una battaglia campale, come una sfida per la sopravvivenza. E pone seri interrogativi sulla formazione professionale, la capacità di controllo e la disciplina di interi reparti che evidentemente sono convinti di essere in guerra.
La terribile testuggine di gomma (foto Sole24h)La distorsione della minaccia presunta è tale ed esasperata a tal punto, che un gruppo di sedicenni viene percepito come un’orda di guerrieri barbarici assetati di sangue, pronti a sterminare gli eroici legionari a difesa del vallo. Lo scoppio di un petardo viene descritto come la salva di un mortaio da 88 mm. Una barriera improvvisata di scudi di polistirolo e cartone pressato diventa una intollerabile provocazione, una testuggine da guerra contro la quale ordinare l’assalto, onde sventare la terribile minaccia.
Nugoli di ragazzini, con l’imponenza fisica e la massa muscolare che può avere un 15enne, diventano nemici da braccare e abbattere in gruppo, ovviamente per preservare la propria incolumità personale. Le ragazze non fanno eccezione; in quanto partecipanti sono “colpevoli” o, nella migliore delle ipotesi, costituiscono incidenti di percorso:

Diluita l’adrenalina, nella maggior parte delle dichiarazioni prevale “la Sindrome di Calimero”: ce l’hanno tutti con noi, nessuno ci capisce, siamo sottorappresentati…
E se qualche errore di valutazione c’è stato, be’… a forzare la metafora, è un po’ come la vecchia storiella di quella che lo stupro se l’è cercato perché girava si sera con la minigonna… 

“Nessuno di voi ha mai preso uno schiaffo dai propri genitori senza averne colpa? Sono probabilità: se vai a 200 forse intruppi, perdi il controllo della vettura. Se vai a manifestare forse ti prendi una manganellata”

“Se uno non vuole trovarsi in situazioni del genere fa in modo di evitarlo”

..Sono le sofisticate valutazioni tecniche, che alcuni operanti di PS si sono sentiti in dovere di esternare sui forum dedicati, quando a volte basterebbe sussurrare semplicemente la parola proibita: “SCUSA”.

In fondo, a ben vedere, è tutta una questione di Rispetto.
E il rispetto non è un atto dovuto verso la ‘divisa’ o il ‘grado’. Il rispetto è qualcosa che si deve alla persona, per quello che fa e per ciò che è. E come tale va conquistato.
È sempre più difficile averne per chi bastona studenti e ragazzi, che rivendicano il loro diritto ad avere un futuro, ed ai quali viene finanche negata la speranza. E lo fa indiscriminatamente, senza troppe eccezioni, perché quando non si ha nulla anche l’indignazione è un lusso. Ed ha bisogno di un permesso di polizia, giacché la rassegnazione si insegna attraverso la sottomissione; in questo, il manganello è un ottimo maestro. 
È difficile portare rispetto per chi carica i disoccupati che protestano contro chi li ha licenziati, fuggendo via con la cassa dell’azienda messa in liquidazione.
È difficile rispettare chi manganella i minatori del Sulcis, senza più lavoro né reddito… i cassintegrati dell’Alcoai facchini dell’Ikea a Piacenza, che scioperano contro salari da 300 euro al mese!
Oggi, soprattutto oggi, agenti di polizia e carabinieri dovrebbero chiedersi chi, e soprattutto cosa, stanno difendendo e contro chi. Accettare di fare il cane da guardia dei padroni della finanza, del rating organizzato, del Fondo Monetario, dei tecnocrati europei e (fino a ieri) di un Nano puttaniere… per poco più di mille euro al mese, non è un’attenuante ma un’aggravante. Ciò detto, se dopo 10 anni dall’entrata in Polizia si fa ancora “OP”, vuol dire che a qualcuno “menare la gente” piace.. ci prova gusto… E questo preoccupa.

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Il Masi del compare

Posted in Masters of Universe with tags , , , , , , , , , , , , , , , on 20 ottobre 2010 by Sendivogius

«Tocchiamo qui un aspetto importante della società e della mentalità dell’Alto Impero: la dignità conseguita da un uomo varia in funzione dell’ambiente sociale da cui proviene, e più elevata è la carica di partenza raggiunta grazie a questa provenienza, più va lontano; il merito di un individuo viene in secondo piano, ma può favorire di molto il progresso di un figlio. A quel tempo si lavorava per la posterità.»

 Yann Le Bohec
 “L’Esercito Romano”
 Carocci editore, Roma 2008

Sono trascorsi 2000 anni e non molto è cambiato da allora… del resto non siamo i diretti eredi della “civiltà” romana?!?
In aggiunta, gli ‘antichi’ sapevano bene come una nutrita clientela potesse contribuire al consolidamento del proprio potere personale e quanto fosse importante il ruolo intraprendente di certi liberti: schiavi affrancati e legati dal vincolo di riconoscenza nei confronti del dominus, all’ombra della cui munificenza costruivano le proprie fortune.
I vassalli sono inclini al tradimento, le alleanze possono variare, ma i servi restano come componente organica dell’asse ereditario. Ed è nota la difficoltà, insita nei salotti padronali, nel reperire personale referenziato per i servizi domestici.
Uno zelante segretario particolare con incarichi strategici è utile, facilmente sostituibile… e porta i baffi.

È il caso di Mauro Masi, il proconsole in armi dell’Imperium berlusconiano che guida le truppe d’occupazione in RAI: l’ex EIAR convertita in caserma punitiva ad uso governativo per la blindatura del consenso.
Nominato dittatore generale alla normalizzazione, il Masi da Civitavecchia è il kamikaze dell’Imperatore; l’oniwabanshu di Palazzo, pronto ad immolarsi in missioni suicide per la salvezza del padrone.
Esemplare minore di quella “razza padrona” nell’Italia immobile, dove il censo ed i natali fanno la differenza, Mauro Masi appartiene alla casta patrizia dei dirigenti ad vitam per diritto di nascita, con incarico intercambiabile ma sempre garantito, secondo le disponibilità del momento. Sono i top-manager abituati a planare sopra le miserie del duro mondo del lavoro dall’alto di una poltrona e lontano da inutili gavette per comuni mortali.

UNA CARRIERA SFOLGORANTE
 Burocrate valido per tutte le stagioni ed ogni colore, il Masi nazionale nasce ‘giurisperito’ e si reinventa ‘economista’. Laureato in Giurisprudenza (a 24 anni) nel 1977 e col massimo dei voti, si specializza in economia collezionando una lunga serie di diplomi ed abilitazioni a pagamento:

 Nel 1977 ottiene un diploma di merito come “tecnico della programmazione economica” presso la scuola di Sviluppo Economico dell’Unione Camere di commercio, Industria e Artigianato di Roma.
 Nel 1978 si diploma alla Scuola di direzione aziendale della Università Bocconi di Milano in “Gestione e controllo dell’attività bancaria”.
 Nello stesso periodo, il giovane Masi sbarca negli USA per conseguire un master in “Tecnica e analisi economica” presso l’IMF Institute di Washington. L’International Monetary Fund è l’organizzazione intergovernativa che, in stretta collaborazione con la Banca Mondiale, supervisiona il sistema finanziario a livello globale e le politiche macroeconomiche dei governi associati. Speculare ai suoi omologhi come il FMI e la BM, ne condivide le politiche ultraliberiste di marca monetarista, che nella prassi si sono spesso tradotti in una spiccata predilezione per i regimi dittatoriali sudamericani ed un occhio di riguardo per gli interessi delle grandi Corporations.

 Studente prodigio, in poco più di un anno, Mauro Masi prepara e discute la propria tesi laurea, ottiene un paio di diplomi ed un master all’estero. Già che c’è, sempre nel 1978, vince pure il concorso per entrare alla Banca d’Italia e viene avviato alla carriera direttiva nell’Ufficio di Vigilanza bancaria a Milano.
Qui siamo di fronte ad un portento della natura e della scienza, un genio incompreso col dono dell’ubiquità!
Dal 1982 al 1988 passa prima all’Ufficio Stampa e successivamente è nominato Dirigente nell’Ufficio di Collegamenti Internazionali della Segreteria Particolare del Direttorio della Banca d’Italia stessa.
Sarà in questi anni che il futuro direttore della RAI si appassiona forse a quel non-sense fiscale conosciuto come “Curva di Laffer”, tema ricorrente delle sue pubblicazione, che si propone di dimostrare i presunti benefici della detassazione dei ricchi a scapito dei ceti meno abbienti: “una teoria scarabocchiata su un foglio di carta”, secondo le considerazioni di Joseph Stiglitz, premio Nobel per l’economia. 
Col tempo, il cursus honorum di super-Masi si autoalimenta con una serie inarrestabile di procuratele, sempre ai vertici di segreterie generali, direzioni dipartimentali, commissariati speciali, alti uffici stampa… Una sfilza di titoli le cui funzioni effettive restano comunque oscure per noi poveri profani, ignoranti di tanta arte.

LA SPONDA POLITICA
 Un simile talento non poteva certo restare inosservato e nel 1988 l’ottimo Masi sbarca finalmente sui lidi della politica nazionale, diventando “consigliere per la comunicazione economica” presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, fino a diventare (nel 1994) Capo della segreteria particolare del Ministro del Tesoro e Vice Segretario Generale della Presidenza del Consiglio dei Ministri nel Luglio 2001.
Dal 1995 al 1996 è direttore dell’ufficio stampa della Presidenza del Consiglio e portavoce dell’allora Presidente Lamberto Dini, anche lui funzionario della Banca d’Italia prestato in pianta stabile alla politica.

Nel 1996 è nominato Capo del Dipartimento per l’Informazione e l’Editoria della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Nell’ambito di tale incarico è membro del comitato per la politica dell’informatica e delle telecomunicazioni della Presidenza del Consiglio, vice presidente del comitato per un codice di autoregolamentazione su TV e minori. E’ estensore della legge che modifica e integra la legge sul diritto d’autore (248/2000); della nuova legge sull’editoria (62/2001), di cui è membro del comitato sulla riforma; della legge sui nuovi punti vendita dei prodotti editoriali (108/1999 da cui il decreto legislativo 170/2001).
Cura le direttive di applicazione della legge 150/2000 sulla comunicazione istituzionale e gli uffici stampa.

 (Nota biografica ufficiale)

Come contorno, nel gennaio 1998, Masi viene insignito del premio per il “Miglior Comunicatore professionale dell’anno 1997” da parte del Gruppo Pubblicità Italia.
Ma è anche il vicepresidente della Commissione che ha realizzato la “Campagna di informazione nazionale straordinaria sull’introduzione dell’euro”, e che certamente tutti ricorderanno.

Scavando in una montagna crescente di fuffa, sarà bene specificare che il prof. Masi fornisce i suoi fondamentali suggerimenti per la stesura della:

 Legge n.108 del 13/04/1999, inerente le “Nuove norme in materia di punti vendita per la stampa quotidiana e periodica”. In pratica, è la rivoluzionaria normativa che estende la vendita dei quotidiani ai bar e ad altri esercizi commerciali diversi dalla vecchia edicola.

 Legge n.248 del 18/08/2000, inerente le “nuove norme di tutela del diritto d’autore”. È questa la legge che inasprisce la normativa sul copyright ed irrigidisce le sanzioni a tutto favore della SIAE, in nome di quella specie di pizzo di Stato legalizzato sulle riproduzioni musicali, con l’introduzione (tra le varie) di misure draconiane contro il file-sharing ed il peer to peer: odiosissimi reati di inaudita gravità sociale.
Si tratta di crimini da punire senza indugio e con la massima severità:

Art. 4
«La violazione delle disposizioni di cui al terzo ed al quarto comma dell’articolo 68 comporta la sospensione della attività di fotocopia, xerocopia o analogo sistema di riproduzione da sei mesi ad un anno nonché la sanzione amministrativa pecuniaria da due a dieci milioni di lire»

 Legge n.62 del 07/03/2001, inerente le “nuove norme sull’editoria e sui prodotti editoriali”.
Nella fattispecie, è la normativa che disciplina la definizione di “prodotto editoriale” e contro la quale blogger e siti indipendenti di informazione si illudono di tutelarsi, apponendo la famosa dicitura:

“Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto non viene aggiornato con cadenza periodica né è da considerarsi un mezzo di informazione o un prodotto editoriale ai sensi della legge n.62/2001″

Soluzione peggiore del problema, visto che si rischia di incorrere nei rigori della Legge n.47 del 1948, che sanziona il reato di “stampa clandestina” (questo perché l’Italia è una grande democrazia).

Coerentemente con tanto zelo, dal maggio del 1999 a giugno 2003, Mauro Masi è nominato Commissario straordinario della SIAE. Sono famose in questo periodo le multe comminate alle feste parrocchiali dove vengono illegalmente riprodotti brani musicali in pubblico senza pagare il viatico alla SIAE, che pare abbia accampato diritti pure sull’esecuzione dell’inno di Mameli.
 Guerriero irriducibile nella giungla della pirateria informatica, secondo la leggenda, l’ultralegalitario Masi pare si segnali tra i cybernauti per la sua ossessiva opera di trollaggio in siti e forum di discussione, minacciando di punizioni e interventi della Polizia postale gli incauti ragazzini che si fanno beccare in cerca di download. In Italia puoi evadere milioni di euro, truffare a man bassa i risparmiatori, ma non azzardarti mai a scaricare clandestinamente un brano di Lady Gaga, alla quale (siamo sicuri) la SIAE corrisponde regolarmente gli introiti delle riscossioni.

LAVORI SOCIALMENTE INUTILI
 Nel Paese della crisi, c’è una categoria sulla quale splende sempre il sole e non conosce disoccupazione. Se il lavoro non c’è; se l’incarico prestigioso da manager non esiste, lo si inventa. Tanto a pagare è sempre qualcun altro…

“Dal maggio 2003 è componente del gruppo di lavoro interno quale esperto per la comunicazione e l’informazione della Commissione Intergovernativa per la nuova linea ferroviaria Torino-Lione presieduta dall’ing. Sergio Pininfarina.
Nel giugno 2003 è nominato coordinatore dell’Unità operativa di coordinamento per le attività che rilevano per la Presidenza del Consiglio dei Ministri in relazione al Semestre italiano di Presidenza dell’UE.
Nel novembre 2003 è nominato componente del Consiglio generale, del Consiglio di amministrazione e del Comitato amministratore della Gestione separata dell’Istituto Nazionale di Previdenza dei Giornalisti Italiani.
Dal maggio 2004 è membro, in qualità di “alternate” del Ministro dell’Innovazione Lucio Stanca della TASK Force dell’ONU per l’implementazione di Internet sui Paesi in via di sviluppo.”  

 La carriera di Masi è irresistibile:
Nel marzo del 2005 è nominato ‘Segretario Generale della Presidenza del Consiglio dei Ministri’ da Silvio Berlusconi, mentre nel novembre del 2005 diventa membro del ‘Consiglio superiore delle Comunicazioni’.
Sarà la solidarietà che nasce dal baffo, ma le fortune del nostro eroe conoscono una nuova alba per intercessione del sempiterno Massimo D’Alema che nel 2006 lo ricicla come ‘Capo di Gabinetto del Vice Presidente del Consiglio dei Ministri’ e poi come ‘Delegato italiano all’ONU per la proprietà intellettuale’, per tornare infine ‘Segretario Generale della Presidenza del Consiglio dei Ministri’ sotto il Governo Berlusconi nel Maggio 2008.

IL MACHO
 E pur tuttavia, Mauro Masi non è solo una testa.. d’uovo. In lui batte il cuore dell’uomo d’azione. Hard-boiled hollywoodiano rotto a tutti gli sport, si muove col cipiglio sicuro del condottiero: camicia nera (le tradizioni sono importanti), petto villoso e pelazzo al vento, come si conviene ad un vero macho da riporto balneare, mentre esibisce il suo phisique di vitellone stagionato da balera sul mare.
Appassionato di paracadutismo, sembra che Masi si auto-definisca un decente boxeur di Muay Thai… E certo da quando Berlusconi lo ha posto alla direzione generale della RAI (02/04/2009) il nostro eroe di calci ne ha sferrati parecchio con uno zelo censorio ed epuratore senza precedenti in un azienda che pure non brilla per spirito indipendente. Più che un direttore, Masi sembra uno smantellatore, in nome e per conto  della normalizzazione berlusconiana, ed in sostanza sembra lavorare come commissario liquidatore della principale azienda concorrente di Mediaset. Sordo ad ogni richiamo verso la minima decenza, è devoto unicamente alle istanze del ‘compare’ di Arcore, muovendosi come un rullo compressore. Se è nota la polemica con Santoro (una guerra ad personam) meno conosciuta e la rimozione di professionisti di indiscusso valore come Carlo Freccero, reo di aver fatto decollare negli ascolti RAI-4 a scapito della programmazione di Iris, fino all’ultimo tentativo di boicottaggio organizzato ai danni della trasmissione di Roberto Saviano
Il problema di Masi è che, come agente infiltrato di Mediaset, agisce in maniera troppo scoperta e, come tutti i servi eccessivamente zelanti, tende ad essere prevedibile e dunque poco efficace.
I “cretini obbedienti” (QUI) di solito non durano… Per questo crediamo che uno come Masi finirà presto trasferito a fare danni altrove… Magari alle Ferrovie dello Stato! Tanto una poltrona vale l’altra.

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