Archivio per Senato

SANCTIFICETUR

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , , , on 6 ottobre 2015 by Sendivogius

ORA PRO NOBIS

Parlare degli Ensiferi al di fuori degli ambiti strettamente connessi all’entomologia, costituisce ormai cosa penosa ancor più che tediosa… È come accostarsi ad un barattolo di nutella riempito di fresco e sapere benissimo che, a dispetto del colore, il contenuto non è cioccolata.
In attesa della prossima santificazione di Nostra Signora dei Lezzi (al secolo Barbara), per null’altro nota finora se non per l’assunzione dei propri famigli a pubbliche spese, sarebbe troppo lungo riportare l’antologia di sconcezze e volgarità, ribollenti di una ostentazione sessista tanto ricercata quanto compiaciuta con cui il grulloide medio (meglio se certificato a 5 stelle) adora esibire il peggio che gli rode dentro, scavando nell’abisso osceno delle proprie frustrazioni sessuali.

Laura Boldrini - pagina degli insulti

Ovviamente, ciò avviene quando non è troppo impegnato a tirar di conto sugli scontrini altrui, o subissare di esposti inutili ogni procura a tiro di denuncia per ogni mitomane della Setta.
Sinceramente, vedere un Beppe Grillo nei panni pudichi della educanda, dalle pagine di quella fogna a cielo aperto, eletta a blog personale per fatturazioni in conto clic, mentre grugnisce qualcosa a proposito degli insulti sessisti e della loro imperdonabile gravità, è qualcosa di per se stesso insultante ancorché offensivo, per l’intelligenza di chiunque abbia una memoria superiore a quella di un pesce rosso.
Squadrismo a 5 StelleParliamo di un tizio che (fuori da ogni metafora) ha esordito sulla scena politica nazionale a colpi di “vaffanculo!”. Prima era famoso per gli scherzi telefonici di dubbio gusto, coi quali in diretta televisiva chiamava il tapino direttamente a casa e poi lo ricopriva di insulti, supportato da un pubblico in delirio. E per questo la RAI (il servizio pubblico) gli liquidava cachet milionari della cui rendita campa tutt’ora (alla grande a giudicare dal tenore di vita). Con l’avvento di internet, e quindi con la scoperta di twitter e facebook, non ha fatto altro che replicare un format vecchio di 30 anni, imbastendo vere gogne mediatiche per l’insulto libero e segnalando quelli che gli sembrano più immaginifici, in una gara volta al massimo squallore.
beppe-grillo-retweet-vendola-omofobia-1Da vigliacco matricolato qual’è, prima aizza la folla al linciaggio mediatico, poi prende le distanze (si fa per dire..!) nel dubbio qualcuno possa chiedergli conto (penalmente) dell’intera operazione di squadrismo digitale, con tanto di banner pubblicitario al seguito.

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Parliamo in fondo di un energumeno che ha elevato l’estetica dell’insulto ad ideologia fondante del suo MoVimento, tanto da raggiungere livelli iperbolici che, in tutta franchezza, avrebbero messo in imbarazzo anche Er Monnezza al meglio della sua espressività creativa.

E che ora s’atteggi pure a moralista, lamentando il crollo di ‘stile’, è un po’ come il Papi che parla delle virtù della castità durante le “cene eleganti”…
Chissà per quanto ancora ce la meneranno ora (se l’espressione non si presta a malintesi) con le grevità di un Barani. Ma il tabù era già infranto da un pezzo e con punte francamente inarrivabili (Massimo Felice De Rosa docet), senza che mai si sia levato il minimo sospiro di sdegno tra le vergini violate nel senato degli starnazzi.
Chi piange il suo mal pianga se stesso.

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I DESIGNATI

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , , , , , , on 24 settembre 2015 by Sendivogius

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Niente è per sempre. Le circostanze mutano e con esse le opinioni…
J.R.Lowell, in un suo famoso quanto abusato aforisma, sosteneva che solo gli stupidi non cambiano mai le loro idee; anche se non risulta che lui abbia mai revisionato le proprie. Tuttavia, alla riprova, non è nemmeno dimostrato che cambiare opinione costituisca poi chissà quale esibizione di intelligenza sopraffina; specialmente quando lo si fa in continuazione, senza mai preoccuparsi delle contraddizioni nell’assenza di una logica apparente.
la coerenza di Renzi e MarchionneSe ci si trova davanti ad argomentazioni convincenti, nel corso dell’esistenza cambiare parere è cosa più che lecita e giusta.
Cambiarlo invece a seconda delle convenienze del momento, e per null’altro che non sia mero tornaconto personale, tramite l’uso strumentale della menzogna e nel perseguimento dell’utile immediato, denota solo la disonestà intellettuale (per non dire la doppiezza morale), nonché il cinismo di una spregiudicata volontà di potere, alla quale di solito si agganciano a rimorchio gli opportunisti ed i voltagabbana dei quali l’Italia storicamente abbonda per vocazione nazionale.
Il lupo e le pecorePoi certo, in fondo alla categoria, ci sono gli imbecilli che, almeno in apparenza, difettano della malafede dei primi. Sono quelli del “vorrei ma non posso”, che non condividono ma alla fine si allineano (sempre!). E ovviamente lo fanno nel raggiungimento di un ‘bene’ più alto, che nella sua astrazione ipotetica non è mai dato sapere con certezza. Poi al limite ci ripensano ed in tal caso rettificano a danno ormai compiuto.
Illusion of choicePer sua incontrovertibile natura, il posto migliore ove dar prova della sublime intelligenza della propria incoerenza, elevata a sistema di valori in conto svendita, è certamente quell’alveo ‘politico’ che non per niente raccoglie da sempre gli scarti diversamente ricollocabili di una società incivile in sovrapproduzione da scorie. In questo, certa “politica” rappresenta la palestra d’elezione per un simile esercizio, specialmente se la finalità ultima è il conseguimento del “potere” (più o meno assoluto), nell’occupazione scientifica dei meccanismi istituzionali.
La solita faccia da pirlaSecondo tale prospettiva, l’aspirante “partito della nazione” a dimensione personalizzata su trazione renziana, nell’immanenza fanfarona del ducesco, costituisce a suo modo una delle espressioni più compiute, in un panorama già inflazionato di suo per abbondanza di fenomeni a disposizione.
baraldi-grillo-renziPoi certo il partito bestemmia, convertito in coreografia scenica per la farsa decisionista del suo ducetto d’accatto, sta riuscendo nella missione più che impossibile di rendere la setta degli invasati a 5 stelle un’opzione quasi credibile, se non addirittura desiderabile, in confronto a questa famelica banda di marchettari plurinquisiti, innesti padronali e accrocchi confindustriali, capeggiati da un narciso patologico in bulimia da potere.
I PORCIPer fortuna, esiste pur sempre la mitologica minoranza interna del PD: la più pletorica, inutile e irritante congrega di petulanti quaquaraquà agitati in ordine sparso, che con le loro continue peristalsi scuotono l’intestino crasso del partito, in costipazione da espulsione alle sue propaggini terminali.
Pet Cemetary Costantemente ad un centimetro dalla “sintesi”, incapaci di ogni “antitesi”, per “tesi” negoziabili ad oltranza e ogni volta removibili su pressione senza eccezione. Sono quelli degli aggiustamenti semantici, della variazioni di forma e mai di sostanza, in cambio di quel poco o niente che possa illuderli di non aver perso la faccia, dopo aver dato ben altro nell’incapacità di distinguere le due cose…

CUORE

Il suicidio della minoranza Pd
di Francesco Marchianò
(24/09/2015)

L'uomo che non c'era «Gli esponenti della minoranza Pd sono contenti dopo l’accordo raggiunto sulla riforma costituzionale. Bontà loro. Vanno rispettati: c’è tanta gente che muore serena, persino felice. Hanno scelto la via del suicidio politicamente assistito; Renzi e i suoi, increduli, si sono limitati ad esaudire l’ultimo desiderio.
Le opposizioni interne avrebbero dovuto tenere il fiato sul collo del gruppo dirigente renziano e mostrare i denti in ogni occasione. Hanno preferito, invece, fare i bravi agnellini che si portano in dono alla tana del lupo. Avrebbero dovuto imparare da Renzi e BINDIrispondere con la stessa moneta. Quando era in minoranza nel partito, l’allora sindaco di Firenze aveva messo in piedi una lotta a Bersani e ai suoi, fatta di polemiche, offese, attacchi frontali e imboscate parlamentari, come accadde durante l’elezione del presidente della Repubblica nel 2013.
No Bersani In questo caso, però, non si tratta di sola vendetta e spirito di fazione. Di mezzo ci sono i principi fondamentali della costituzione di fronte ai quali si sarebbero dovute alzare barricate. In quale paese democratico il capo dell’esecutivo si fa promotore di una riforma costituzionale? Forse de Gaulle, ma questi era almeno legittimato. In quale paese, il parlamento più delegittimato dalla storia si autoproclama riformatore? In quale paese una riforma costituzionale viene imposta a colpi di maggioranza da partiti la cui somma di voti è inferiore al 50% e che solo una legge elettorale bocciata dalla Consulta ha consentito di avere i numeri in Parlamento? In quale paese il partito più grande nel paese alle ultime elezioni politiche, cioè il Movimento 5 stelle, viene escluso dalle riforme e accusato di ogni male?
Juan Domingo PeronCi troviamo di fonte a una degenerazione tipicamente sudamericana. A chi ha a cuore un’idea diversa della democrazia politica e sociale non resta che il referendum. Il presidente Renzi, pochi giorni fa, in una delle sue innumerevoli battute, sosteneva chenon c’è più tempo da perdere poiché quando si tentò per la prima volta un riforma costituzionale senza mai approvarla lui faceva ancora le scuole elementari. Non è vero.
L’ultima riforma costituzionale fu approvata a maggioranza semplice nel 2005, la fece Berlusconi e Renzi era presidente della provincia di Firenze. Stupisce che un politico a capo di un’istituzione non ne fosse a conoscenza.
Allora, l’attivismo di partiti, politici, cittadini e costituzionalisti contribuì alla vittoria del No al referendum costituzionale. Oggi, invece, le voci di chi si oppone si affievoliscono fino a scomparire dentro lo starnazzare dei neocostituzionalisti. Mentre anonimi diventano sempre più i membri della minoranza Pd che appaiono come dei turisti della lotta politica

Agenda Renzi

Al massimo, si astengono. Oppure imboccano l’uscita di servizio, per rientrare dalla porta girevole dell’eterno ritorno. Basta un nulla nell’impresa di ricondurre le pecorelle all’ovile: un nichelino, una virgola, un comma, una promessa di emendamento… che ben valgono una delega in bianco, in acrobatico spregio di ogni senso del ridicolo.
Voto tuttoDopo mesi di pantomima costituzionale sull’elettività del nuovo senato, ridotto a buen ritiro di lusso per consiglieri regionali, la vecchia “ditta”, in pieno disturbo bipolare, sbraga su tutta la linea ed incassa l’epica concessione, in quella specie di seduta del gran consiglio che chiamano “riunione di direzione”: non sarà più un senato di nominati, bensì di designati con modalità ancora tutte da definire e scrivere. Tanto basta all’ineffabile minoranza piddì, per cedere soddisfatti e felici ad una umiliante resa incondizionata; almeno fino alla prossima battaglia e successiva capitolazione, che inesorabile e puntuale avverrà come da tradizione. E lo fanno al netto dei propri tormenti interiori, emozionanti come una colica renale, per fedeltà alla “ditta” (s’intende!): contenitore vuoto in bubble_steven_soderberghrottamazione, dove si consuma la lenta decomposizione delle anime morte che popolano la casa di bambole del partito bestemmia, che nella sua essenza costituisce più che altro la metafora realizzata di una grande vasca di decantazione per l’affluenza liquami.
Da una parte, la materia solida e organica (la minoranza della “ditta”) in disfacimento; dall’altra, la componente fluida e maggioritaria del partito liquido.
A prodotto inverso, la sostanza non cambia.

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Una notte al museo

Posted in Masters of Universe with tags , , , , , , , , , , , , , on 18 settembre 2015 by Sendivogius

Il Senato e le Idi di Marzo

In una di quelle trasmissioni serali di presunto ‘approfondimento’, che accompagnano il dopocena e che solitamente si liquidano con un rutto, Giorgio Gori, ex dirigente Mediaset e sindaco PD di Bergamo, in nome di quella grande famiglia allargata che aspira a diventare partito della nazione, interrogato sulle importanti innovazioni introdotte dal El BandanaPornonano in venti anni di bordello istituzionalizzato, trova che il suo merito più grande consista nell’aver disingessato la politica tramite la personalizzazione della stessa, proprio come avviene nei ‘grandi paesi’ (!?). Non per niente, le dimensioni contano…

Nicole Minetti

In fondo, molto in fondo, ogni paese ha gli ‘statisti’ che si merita. In quanto al ‘prestigio’… vabbé!
bungabungaIl fatto che si sia affermata una leadership personale così forte è un tratto di modernità (Giorgio Gori, 17/09/15).
In effetti, non si assisteva ad un fenomeno del genere da almeno 70 anni. L’ultimo esperimento di successo su scala continentale risale agli Anni ’30 del secolo scorso.
Eritrea - serie francobolli 'Grandi Dittatori' (Hitler-Stalin-Mao-Franco-Enver)Si tratta infatti di un’esperienza (ir)ripetibile, temporaneamente sospesa da 14 lustri di ordinamento democratico e prassi costituzionale, che hanno “ingessato” l’Italia. Per fortuna, se tutto andrà come deve andare, in un sol colpo si potrà liquidare tanto l’una (la democrazia parlamentare) tanto l’altra (la Costituzione), ridisegnando entrambe a misura di Caudillo, per un’abbuffata di “modernità” con un tocco di vintage, come da tempo ci chiede il ‘Mercato’ e soprattutto gli interessati analisti della JP Morgan. Un tempo si sarebbe chiamato “fascismo”. Oggi invece si definiscono “riforme”.
Renzi il ducetto (by Edoardo Baraldi)E se è vero che la ‘Storia’ declina le sue ripetizioni sempre in farsa, non si può non constatare quanto lunga e tortuosa sia la strada che conduce dalla fogna alla discarica: dal duce di Predappio al Balilla di Pontassieve, con la sua corte di riciclati dorotei e ambiziosi stronzetti senz’arte ma con parte, prontamente piazzati alla dirigenza di quegli enti in conto pubblico giudicati, fino a pochissimo tempo fa giudicati “inutili” e poi rivelatisi utilissimi (a prova di ogni spending review)…

Il Cazzaro fiorentino

Specialmente quando si tratta di fornire una poltrona ben pagata, ai manipoli di investitori ed alle paranze che hanno finanziato i tavoli della Leopolda, con la resistibile ascesa di questo obeso caporale di provincia ingrassato sotto la cappella democristiana.
Matteo Renzi al congresso della 'Nuova Democrazia Cristiana'Da lì l’allergia condivisa verso ogni forma di rappresentanza che non sia mera cooptazione cortigiana; insieme all’insofferenza per le cariche elettive (nominati è meglio), per i corpi sociali intermedi e per il bilanciamento dei poteri (un padrone non tratta, ma decide). Insomma, insofferenza verso tutti quegli elementi fondamentali di democrazia applicata, che proprio non sembrano rientrare nella crescente vocazione totalitaria del partito bestemmia, il quale ha rinnegato tutto ciò che poteva tradire alla sua ‘sinistra’, ma non una certa impostazione staliniana nella sua concezione del potere. L’avesse fatto il Papi della Patria, ai turgidi tempi della pornocrazia berlusconiana, come minimo avrebbero gridato al “colpo di stato”, con grande strepito di tutte quelle vergini violate che, Costituzione alla mano, sarebbero corse a spiegarci l’infame “progetto piduista” in atto, con grandi mobilitazioni a mezzo stampa e pensosi editoriali contro la “deriva autoritaria” o qualche altra “emergenza democratica”. Oggi le BIANIparti sono invertite, a dimostrazione di come il problema non fosse di sostanza ma di persona, trattandosi in massima parte di partigianeria di bandiera. Perché, a quanto pare, i ducetti piacciono anche a certo “centrosinistra riformista”, con la sostanziosa differenza che Benito malanima, pur al fulgore della sua leadership personale (un “tratto di modernità”) non arrivò mai ad eliminare il Senato, né minacciò mai di trasformarlo in un Renzi Pierino by Edo Baraldimuseo, con un’ostentazione di disprezzo e di smargiasseria ricattatoria sicuramente proprie di un bullo dell’asilo, ma indegne di una qualunque figura istituzionale che voglia essere “moderna” e “democratica”. L’alternativa è un borioso signorotto feudale che taglieggia i suoi valvassini, usando la cosa pubblica come fosse roba sua.

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VUOTO DI COSCIENZA

Posted in Business is Business, Stupor Mundi with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 29 luglio 2015 by Sendivogius

Senator Roark

«Il potere non deriva da un distintivo o da una pistola. Il potere deriva dalle bugie, e bisogna dirle grosse, finché non avrai il maledetto mondo intero che sta al tuo gioco. Li avrai in pugno non appena sarai riuscito a mettere tutti d’accordo su quello che in cuor loro sanno bene non essere vero. Allora sei il capo. Puoi falsificare la realtà sotto i loro occhi e loro ti sorrideranno

Senatore Roark
(Sin City“The yellow bastard”)

In un parlamento ridotto a bivacco di manipoli renziani, che si accinge a ‘votare’ il taglio di dieci miliardi alla Sanità pubblica, per dare i soldi ‘risparmiati’ agli insaziabili negrieri di Confindustria e ridistribuire il resto del malloppo tra i più ricchi, fa davvero senso (per non dire ribrezzo!) vedere cosa il “partito della nazione” intende per efficientamento delle spese sanitarie.
Opera Don UvaÈ il caso del crack finanziario della Casa della Divina Provvidenza, la clinica vaticana a carico però dello Stato italiano, che col suo sprofondo da mezzo miliardo di euro costituisce un tipico esempio di quella sussidiarietà in tema di servizi pubblici appaltati a profitto privato (meglio se in mano ad enti religiosi), in nome della quale si vorrebbe smantellare (efficientare) il Servizio Sanitario nazionale, soprattutto considerando la comprovata competenza e oculata gestione del settore privato.
FormigoniDall’IDI di Roma al San Raffaele di Milano, dalla sanitopoli” abruzzese a quella laziale e romana, da nord a sud della Penisola… è la formula perfetta dell’alternativa privata tutta in conto pubblico delle cure mediche, all’insegna del ‘risparmio’ contro gli sprechi dell’amministrazione statale. Ovvero: come fornire servizi scadenti a costi triplicati e anche più, gonfiando i rimborsi o inventando prestazioni inesistenti; sottrarre gli enti privati al controllo pubblico, affidandone la gestione contabile ed economica ad ambigui faccendieri e prestanomi politici, o direttamente a senatori della Repubblica (da Azzollini agli Angelucci, passando per Roberto Formigoni) potendo contare sull’immunità parlamentare e possibilmente mettersi in affari con intriganti prelati, per garantirsi entrature e coperture ‘curiali’ soprattutto dalle parti dello IOR vaticano per il riciclaggio del bottino.
Black LagoonIn assoluta coerenza con la sua vocazione poltronara ancor prima che maggioritaria, compatto come raramente si era visto, il partito bestemmia (che si crede ‘democratico’) vota in coscienza “secondo il proprio convincimento” per la salvezza del senatore Antonio Azzollini: sen. Antonio Azzolliniennesimo esponente di spicco di quella sorta di associazione a delinquere su immunità parlamentare, a cui assomiglia sempre più il Nuovo Centro Destra alfaniano col suo record assoluto di inquisiti per i reati più disparati, preferibilmente contro quella stessa Repubblica che ambiscono a rappresentare (o, per meglio dire, occupare) e che non cessano mai di saccheggiare.
Angelino Alfano by Edoardo BaraldiEx sindaco di Molfetta, il senatore Azzollini (NCD) era già stato indagato per il vorticoso giro di malversazioni che aveva investito la realizzazione del porto commerciale della cittadina pugliese. Indagato dalla Procura di Trani per associazione a delinquere, appropriazione indebita di beni pubblici, abuso d’ufficio, falso, rifiuto di atti d’ufficio, truffa, frode in pubbliche forniture, violazioni ambientali e paesaggistiche, minaccia a pubblico ufficiale e concussione per induzione, allora come oggi Azzollini era stato salvato dal munifico PD che aveva votato contro l’utilizzo delle “intercettazioni ambientali” le quali comprovavano gli illeciti del ruspante senatore. Si tratta di quelle stesse intercettazioni telefoniche (e non solo) attualmente oggetto di una ulteriore revisione legislativa da parte del governo del cambiamento, per renderne sempre più stringente l’utilizzo in sede probatoria e quindi impossibile la determinazione del reato.
Mimì e CocòNé sono andate perdute le competenze contabili opportunamente dimostrate dal prode Azzollini nelle sue trasparenti gestioni di bilancio. Infatti, è stato subito riconfermato alla presidenza della Commissione Bilancio al Senato.
Antonio AzzolliniCapita l’antifona, il senatore Azzollini rilancia e raddoppia perché qualche anno dopo i fatti di Molfetta riesce a Antonio Azzollini in processionemettere le zampe pure sulla Congregazione Ancelle della Divina Provvidenza che gestisce le case di cura e le cliniche convenzionate tra Bisceglie e Andria, trasformate in centrale di potere personale per l’assunzione di parenti e famigli, insieme allo storno di risorse pubbliche che portano presto la struttura al collasso, col licenziamento in blocco di un migliaio tra medici e operatori sanitari operanti nelle cliniche del gruppo.
Adijana VasiljevicIn compenso, tra i nuovi assunti, per la sua straordinaria competenza, c’è la 29enne serba Adrijana Vasiljevic, con un passato da prostituta e una candidatura alle elezioni amministrative di Foggia tra le fila di Forza Italia, che il direttore generale della struttura ospedaliera, Dario Rizzi, si premura di promuovere a responsabile dell’Ufficio stampa e relazioni della Casa della Divina Provvidenza allo scopo abietto di ottenere prestazioni sessuali dalla Vasiljevic, anche sodomitiche, come specificato dalla Procura di Trani negli atti dell’inchiesta.
SODOMATra le altre assunzioni “sine titulo”, spicca poi quella di Silvia Di Gioia, figlia dell’onorevole Raffaele “Lello” Di Gioia, parlamentare del Psi-Gruppo misto, che papà si preoccupa di rifornire con uno stipendio di 119 mila euro lordi all’anno. Lello Di Gioia è uno di quelli che non perde tempo. Eletto nelle fila PD in quota socialista, viene nominato presidente della commissione bicamerale di vigilanza sugli “Enti gestori di forme obbligatorie di previdenza e assistenza sociale”, che ENPAMdeve aver scambiato come una specie di ente di beneficienza esclusivo, utilizzando ad uso familiare un bell’appartamento dell’ENPAM (già al centro dello scandalo degli enti previdenziali in cui compare anche il nuovo ‘compagno’ Verdini) a Roma e facendo assumere (il 03/02/14) la solita Silvia a “Poste Vita” (la compagnia assicurativa di Poste Italiane) come specialist di previdenza e assistenza dopo l’esplosione del bubbone della Divina Provvidenza.
Poste VitaDal canto suo, il senatore Azzolini, disceso con rara grazia tra le suorine della Divina Provvidenza, provvede subito nel Manneken Pisribattere alle (poche) rimostranze interne, onde ribadire il nuovo corso: Qui adesso comando io! Se non ubbidite vi piscio in bocca.
L’incontinente senatore, con l’apporto formidabile dei suoi tirapiedi, porta l’ente ecclesiastico ad un buco di bilancio da 500 milioni di euro, dei quali 350 milioni sono costituiti da debiti nei confronti dello Stato italiano, in una girandola perversa di “assunzioni clientelari, bilanci falsificati, stipendi e consulenze d’oro, utilizzo di risorse non finalizzate alla cura dei degenti”, che la Procura di Trani definisce un “Progetto criminoso in danno dei malati”.
Vi piscio in boccaTra i reati contestati al senatore ci sono altresì l’associazione per delinquere finalizzata alla bancarotta fraudolenta, corruzione per induzione, concorso in bancarotta fraudolenta

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Nel loro insieme, e in aggiunta ai precedenti capi di imputazione, non sono stati ritenuti sufficienti per votare l’autorizzazione a procedere da parte del Senato, con l’apporto determinante di quel Partito Democratico che nonostante il Cuor di Leonevoto favorevole espresso nella Giunta delle Immunità di Palazzo Madama, in uno di quei vorticosi giri di valzer che ne contraddistinguono la linea, ha repentinamente cambiato idea oramai pienamente convertito alle ragioni della cleptocrazia secondo osmosi berlusconiana. Ma la banda preferisce farfugliare qualcosa a proposito di “voto di coscienza”, con la ‘Ditta’ bersaniana subito intruppata al seguito, ovviamente per “senso di responsabilità”.
Renzi il Cazzarone È la “questione morale” ai tempi del renzismo: come verniciare una merda di giallo e venderla per oro. Il Partito (sedicente) Democratico costituisce uno di quei rari casi in cui il rigetto politico per repulsione costante viene alimentato ogni volta da livelli di degrado francamente inaspettati, tanto è profondo l’abisso di liquami in cui ogni giorno sprofonda sempre più giù, nell’aberrazione miserabile di se medesimo.
Ormai è qualcosa di osceno che sguazza felice nelle proprie deiezioni.

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(65) Cazzata o Stronzata?

Posted in Zì Baldone with tags , , , , , , , , , , on 30 luglio 2014 by Sendivogius

Classifica Luglio 2014”

Madre DC  Alla veneranda età di 90 anni, dimenticata nell’ospizio in cui era stata abbandonata, si spegne l’Unità: compianta da tutti, ma da nessuno rimpianta. E di certo non dal PD che infatti gli ha preferito il quotidiano Europa, nella sua osmosi tutta democristiana, ma che continua ad utilizzare il brand delle Feste dell’Unità per autofinanziarsi a nome di un giornale che non esiste più, suscitando i facili entusiasmi degli ex figiciotti che l’hanno condotta al tracollo. In fondo, nel nuovo “partito democratico”, il giornale fondato da Antonio Gramsci per gli ‘operai’ non aveva più ragione di esistere, essendo stato completamente dimenticato il primo e messi in cassa-integrazione i secondi. Restano invece i padroni delle ferriere, più ringalluzziti che mai; e con quelli i “riformisti” si intendono benissimo: da Marchionne ad Elkann; da Colaninno a Gnutti…
Sul fronte interno, il Telemaco della generazione Erasmus sta scoprendo invece a sue spese quanto sia difficile portare a casa le “riforme”, concordate privatamente con il papi che a quanto pare è stato garantito da ogni ‘rottamazione’, in un Senato non sufficientemente addomesticato e convertito al sacro verbo del renzismo. E se davvero basta una mezza dozzina sfilacciata di senatori di “Sinistra e Libertà”, per mettere in crisi il grande disegno accentratore del Bambino Matteo e farne implodere tutte le contraddizioni, nonostante le ritorsioni, le provocazioni, la forzature dei regolamenti e la strategia di annessione, scientificamente posta in essere ai danni di SEL grazie all’utile idiota di turno, quel Gennaro Migliore il cui LED sembra essersi spento prima ancora di accendersi, allora onore e gloria a SEL!
O più semplicemente il governo del chiostro fiorentino nasconde fondamenta di sabbia, se tanto poco basta a provocare una crisi di nervi nel concistoro di zelanti chierichetti stretti attorno al piccolo cesare. Perché il Telemaco alla guerra non si piega e non si spezza, ma se trova chi lo frega prima si piega e poi si spezza. E stavolta non basterà agitare il solito spauracchio a cinque stelle, sempre pronto all’uso, con lo sbavante Capo-Grullo che grida al golpe un giorno sì e l’altro pure, mentre i suoi manipoli fanno ammuina al Senato.

  Hit Parade del mese:

Coglione del Mese
01. INVERSAMENTE PROPORZIONALI

[03 Lug.] «Il numero complessivo dei disoccupati è aumentato anche perchè si sono messi a cercare lavoro molti scoraggiati che avevano smesso di cercarlo.»
 (Giuliano Poletti, lo Scoraggiante)

Matteo Renzi02. I DISCORSI DELL’ASILO

[13 Lug.] «Calcisticamente parlando, qualcuno pensa che io sia un fantasista, cioè quello che inventa il colpo a sorpresa, o il portiere fortunato, che para i rigori perché provoca l’avversario. Non hanno capito che, dal punto di vista amministrativo, io sono un mediano (o in termini non calcistici, accessibili anche a chi non si interessa di pallone, un mulo), che su tutti i palloni si mette lì e “butubum-butubum” studia le carte. Ma è meglio che non lo abbiano compreso: così arrivo a fari spenti lì dove voglio arrivare, con buona pace di tutti i commentatori e dei professionisti della gufata.»
 (Matteo Renzi, Capo-scout)

BEPPE GRILLO? NO GRAZIE!03. CONVERTITEVI AL VERBO DEL PROFETA!

[19 Lug.] «Se avessero ascoltato il M5S forse la tragedia dell’aereo abbattuto non sarebbe accaduta.»
 (Beppe Grillo, immancabile coglione)

Mi scappa la cacca04. COLPI DI STATO (I): Gomblotto internazionale

[19 Lug.] «Berlusconi merita il premio Nobel per la pace: quando un capo del governo viene costretto a dimettersi per un complotto internazionale è roba da guerra civile. Se non c’è stata la guerra civile è perché il presidente Berlusconi ha sempre anteposto gli interessi dell’Italia e degli Italiani a quelli personali.»
 (Elvira Savino, Staffetta partigiana)

Grillo04.bis COLPO DI STATO (II): di-mis-sio-ni!

[25 Lug..] «Si chiama colpo di Stato. Mussolini ebbe più pudore, non le chiamò ‘riforme’. Il regista di questo scempio è Napolitano che dovrebbe per pudore istituzionale dimettersi subito.»
 (Beppe Grillo, il duce a 5 stelle)

Beppe Grillo saluta le sue camicie nere - La solita vecchia merda04.ter COLPO DI STATO (III): Rinviato per ferie

[27 Lug.] «Rimarremo ancora fino a quando sarà possibile cercare di impedire il colpo di Stato»
 (Beppe Grillo, il Vigilante)

Tarcisio Vicario05. PECCATO MORTALE

[01 Lug.] «Chi contrae un matrimonio civile vive in una infedeltà continuativa: non si tratta di un peccato occasionale, che può essere cancellato con un pentimento sincero, come per esempio un omicidio»
 (don Tarcisio Vicario, prete moderno)

Carlo Sibilia06. L’INVASIONE DEGLI ULTRA-DEMENTI (I):
Sibilia forever!

[20 Lug.] «Oggi si festeggia l’anniversario dello sbarco sulla luna. Dopo 43 anni [veramente sono 45!] ancora nessuno se la sente di dire che era una farsa.»
 (Carlo Sibilia, Ineguagliabile)

Essere o non essere06.bis L’INVASIONE DEGLI ULTRA-DEMENTI (II): A pensarci prima…

[01 Lug.] «Avete mai pensato che molte guerre vengono combattute per il rifornimento idrico fondamentale per l’industria della carne?»
(Alessandro Di Battista, il Tonno)

Albano e Romina06.ter L’INVASIONE DEGLI ULTRA-DEMENTI (III): Il cielo non è più blu!

[20 Lug.] «Dopo 3 giorni di cieli azzurri, hanno iniziato di nuovo con le scie chimiche. Ma io dico, quanto hanno investito in questi veleni destinati a noi? Come mai non hanno soldi per le scuole, ogni anno licenziano maestri, tagliano materie e programmi eppure hanno abbastanza soldi per spruzzare attraverso i cieli questi veleni?»
(Romina Power, Sciatrice chimica)

Big Bang Italia - MATTEO07. SE C’ERA LUI…

[29 Lug.] «L’Unità, il giornale fondato da Gramsci, non può e non deve essere nella disponibilità del PD e di Matteo Renzi. Purtroppo non lo è. Se lo fosse non chiuderebbe.»
 (Matteo Renzi, il Provvidenziale)

Barcone08. RISCHIO EPIDEMIA DI EBOLA

[30 Lug.] «Negli aeroporti e nei luoghi di transito vengono già effettuate visite mediche nei casi che vengono ritenuti necessari. In Italia il pericolo non c’è.»
 (Beatrice Lorenzin, Commissario di sanità)

Sparate sulle ambulanze09. LA GUERRA SANTA

[09 Lug.] «Non esiste guerra più giusta di questa»
  (Benjamin Netanyahu, Nazista con la kippah)

Maria Elena Boschi10. STATISTI E BUGIE

[21 Lug.] «Un grande statista, che è stato anche un grande presidente di questa assemblea, un riferimento per tante donne e uomini della mia terra, compreso mio padre, Amintore Fanfani, ha detto una piccola grande verità, “le bugie in politica non servono”»
  (Maria Elena Boschi, la Madonna del Consiglio)

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Chronica in advenienda

Posted in Kulturkampf, Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 25 luglio 2014 by Sendivogius

'The Murder of Caesar' by Karl von Piloty, 1865

Facciamo un nuovo giochino estivo, dalle velleità culturali ma senza pretese di sorta…
Pensate ai muli, ai porci, ai ronzini, e alle altre bestie che popolano la moderna fattoria degli animali, scalciando l’aria al vento nei recinti politici di Fuffolandia da un anno a questa parte.
Dite chi vi ricorda di più e trovate le differenze:

Médaille Bimillénaire d'Arles Caius Iulius Caesar Jules César par Vézien«Benché nemico irriducibile del senato, Cesare lo conservò, ma lo tenne in suo potere e lo trasformò da cima a fondo…. popolò il senato con uomini a lui devoti e, dopo averlo sopraffatto con il numero, riuscì a privarlo di ogni potere. Ottenne così non tanto una riserva di collaboratori, quanto una scuola di cortigiani, pronti a servirlo con sollecitudine come un gregge addomesticato.
[…] Le antiche istituzioni repubblicane, comizi, magistrature, senato e governatorati, che in apparenza esistono ancora, sono svuotati di ogni contenuto e sistemati sulla scena della storia come uno scenario illusorio. In realtà esiste un unico pensiero e un’unica volontà: quella di Cesare. Indifferente al sordo rancore dei nemici sconfitti, capaci soltanto di rifugiarsi in rimpianti sterili e incomunicabili, sdegnoso dei consigli di cui non sa che fare, nel pieno vigore delle forze e delle idee, chiede agli uomini di servirlo ed alle istituzioni di riprodurre e trasmettere la sua dominazione.
[…] L’adozione dei plebisciti e l’adozione dei senatoconsulti erano ormai soltanto semplici formalità; l’assemblea e la curia solo strumenti per votare le mozioni che il “gabinetto” di Cesare elaborava nell’ombra, dalla prima all’ultima riga, e che nessuno si sarebbe sognato di cambiare.
[…] Tutto veniva deciso prima fra lui ed i segretari.
[…] La vittoria di Cesare, che era stata la vittoria di un partito, determinò la scomparsa dei partiti. Se i partiti avevano effettivamente vanificato con la loro emulazione e poi dilaniato con le loro lotte la repubblica, di fronte alla nuova autocrazia non avevano più motivo di esistere. Cesare li eliminò: tra i nobili, servendosi dell’adesione sincera o ipocrita degli ultimi difensori della “libertà”; nella plebe, limitando volutamente il diritto di associazione; nell’opinione pubblica, con una propaganda libera da qualsiasi contraddizione

Jerome Carcopino
“Giulio Cesare”
Bompiani, 2011

Jerome Carcopino Questo è un classico della storiografia, pubblicato per la prima volta nel 1936 (un anno significativo..), anche se si occupa di fatti accaduti oltre duemila anni fa, si parla di crisi della Respublica romana, della trasformazione dello stato, di ‘riforme costituzionali’ e ‘cambiamenti epocali’…
Ovviamente, l’estratto non presuppone alcun confrono con Gaio Giulio Cesare, poiché i decisionisti da operetta che animano i teatrini di un piccolo paese non valgono nemmeno l’unghia del dito mignolo del piede di una figura ineguagliabile, scimmiottandone piuttosto l’ombra nei fumi della polvere. Questi più che altro ricordano le macchiette di Ettore Petrolini: da Gastone a Gigi er bullo.

Il Bullo Fiorentino
TANTO PE CANTÀ
«Matteo Renzi, oltre ad essere un personaggio molto colorito, è utile come “reagente” chimico per capire il popolo italiano.
Nell’attuale “mezzo del cammin di nostra vita” quest’uomo, a forza di capacità di comunicare e di demagogia, è arrivato a Palazzo Chigi. E al riguardo bisogna essere precisi. Non è che la demagogia sia una sua personale specialità: tutti i politici di successo, con più o meno buon gusto, sono demagoghi. Ma lui ha avuto un immenso successo per l’audacia, per la sfrontatezza, per la capacità di rilanciare senza badare alla posta. Gli altri – ad esempio il beneducato Enrico Letta – promettevano la fine della crisi e la ripresa, ma senza una data precisa ed anzi condendo la previsione con attenuazioni, condizionali e riserve. Renzi invece è uno spericolato giocatore di poker e batte qualunque rilancio con un rilancio ancora più alto. Gli altri promettono cose in un lontano futuro? Lui dice: “Il mese prossimo”. “Entro la tale data”. “Ci metto la faccia”. “Datemi del buffone se non mantengo la parola”. Altro che “contratto con gli italiani”, durata prevista una legislatura. E così, appena eletto, ha promesso una riforma al mese. A gennaio questo, a febbraio quest’altro, a marzo ancora una riforma e in aprile avremo cambiato l’Italia da così a così. E non si annunciavano riformette tanto per ridere: si parlava di giustizia, di Pubblica Amministrazione, di quei grandi nodi che decenni di politica non son riusciti a sciogliere.
renzi-letta-bennyNaturalmente non se n’è fatto niente. Ma l’immagine del personaggio non ne ha risentito. Il consenso sul suo nome rimane ampio e diffuso. Perché gli italiani, nonostante il loro scetticismo, hanno creduto quanto meno alla sua buona volontà. “Chissà – si sono detti – che il suo giovanile entusiasmo, accoppiato con la sua simpatica sprovvedutezza, non compia qualche miracolo”. Sono tanto affamati di speranza  che hanno votato per uno come Grillo che si è rivelato soprattutto uno specialista in parolacce. Perché non concedere dunque a lui di provarci? Dopo tutto è uno che almeno è riuscito a divenire giovanissimo sindaco di Firenze e ad impossessarsi del Pd.  Non farà il cento per cento di ciò che ha detto, forse non farà neanche il cinquanta, ma anche venti sarebbe meglio di niente.
NapoleoneLe esagerazioni di Renzi tuttavia non potevano non rivoltarglisi contro. Sconfitto, Napoleone passò da esiliato ad imperatore in cento giorni. Matteo, più umile, se ne era concessi centoventi, ma in capo a sei mesi non ha combinato niente. Ha dato soltanto dato ottanta euro a testa (nostri) ad alcuni lavoratori, non a tutti e non ai pensionati. Ed ora finalmente riconosce che nessuno può fare l’impossibile: va in Parlamento e parla solennemente di mille giorni per rinnovare l’Italia. E qui, senza contare i sei mesi che sono già passati, siamo quasi a nove volte di più del tempo annunciato ad inizio d’anno. Gli italiani gli perdoneranno anche questa?  Non avranno per caso l’impressione che stia chiedendo la licenza di non far niente e di rimanere lo stesso sulla poltrona di Capo del Governo?
È quello che vedremo. Certo, questo passare dalla promessa di  una serie di miracoli a ritmo di samba all’eternità di quasi tre anni è l’ammissione di una sconfitta. Si torna con i piedi sulla terra. Ci si inchina dinanzi al riverito pubblico e si confessa che i miracoli intravisti sono stati soltanto dei trucchi. E del resto, che cosa ci si aspettava da un prestigiatore?
Il fenomeno rimane comunque interessante. Se Renzi non fosse quell’eccellente attore, quel superlativo intrattenitore, quel geniale affabulatore che è, oggi sarebbe sommerso dai fischi e dai lazzi. Per immaginare quali, si pensi a Berlusconi che promette una grande riforma al mese per quattro mesi. La vicenda di Renzi dimostra però che noi italiani non siamo affatto guariti dall’idea che la politica, anzi la realtà, sia fatta di parole. Ed allora dovremmo smettere di irridere Mussolini. Con i suoi richiami alla romanità, con la sua volontà di fare di noi un popolo di guerrieri, o quanto meno di sportivi velleitari, ci rappresentava benissimo. L’uomo di Predappio ebbe successo perché, come cantavano Petrolini e Nino Manfredi, ci “arintontoniva de bucie”.
Noi siamo così scontenti della realtà da rifugiarci nel sogno e chiudiamo gli occhi per crederci. Presto, forse, le massaie porgeranno a Renzi i bambini perché li baci e i malati di scrofola perché li tocchi e li guarisca. Ma riusciremo a rimanere su queste nuvole per mille giorni ancora?»

Gianni Pardo
(25/06/2014)

Aureus Augusti  Tornando al precedente modello cesariano, in parallelo con le intenzioni che per fortuna sono destinate a restare tali, data la proverbiale cialtroneria degli attuali protagonisti, rimangono le analogie, le ambizioni assolutiste volte alla concentrazione dei poteri in un demiurgo salvifico, e soprattutto il “gregge addomesticato”, più che mai ansioso di sottomettersi ad un padrone e farsi cingere il collo con un guinzaglio d’oro. E se ieri era pronto a vendersi per una sportula o per l’investitura a qualche carica pubblica, oggi lo fa per una ricandidatura in parlamento o per la promessa di 80 euro, da infilare in una busta paga che non c’è più. A tanto ammonta il prezzo della democrazia in Italia. Più che da saldo, è una cifra da svendita fallimentare.

Ottanta Euri

Il problema è che l’Augustolo fiorentino, quello che volle farsi premier credendosi Cesare, in cassa non ha più neanche quelli di euro (per questo esistono le “privatizzazioni”). E, in concreto, sembra non andare oltre le raffiche di tweet, coi quali mitraglia l’etere nel vuoto di risultati, ma nell’esibizione di ciò che meglio riesce al Bullo di Firenze: chiacchiere e distintivo.
Renzi il ParaculoEcco perché ora preme più che mai per andare alle elezioni anticipate, dopo aver scatenato la guerra al Senato, cercando la prova di forza, e aver scientemente provocato la spaccatura con tutte le opposizioni che non siano quelle dell’Amico ritrovato di Arcore, negando ogni margine di trattativa vera, all’infuori delle pantomime con le quali va smargiassando in giro.

Silvio Berlusconi - Il ritorno del duce

Dimenticabilissime sono poi le farse in streaming; soprattutto l’ultima, dove si ricorda solo l’enorme culone del prossimo Rottamando, quanto mai inchiattonito, ad occupare l’intero schermo.
E le elezioni le vuole prima che diventi evidente l’entità del fallimento…
C’è il pareggio di bilancio che non è stato affatto rinviato al 2016 così come non ci è stata concessa alcuna flessibilità sul famigerato patto di stabilità, nonostante gli sconsolanti siparietti inscenati con fräulein Merkel a Bruxelles, in cambio della nomina di una vecchia cariatide liberista come Junker, e un falco ultra-rigorista come Katainen momentaneamente al posto di un altro flagello ambulante quale è stato Olli Rehn. Se il nostro Telemaco riservasse alla UE metà delle spacconate che ama esibire in patria, forse raccoglierebbe qualche crosta in più rispetto alle briciole finora ottenute con lo sputo. Talmente incisivo è il ruolo in Europa del Mediano che guida a fari spenti (ubriaco in autostrada e contromano), che non è nemmeno riuscito ad ottenere il coinvolgimento della pletorica ed inutilissima Frontex, dinanzi all’immane esodo di profughi dalla Libia.
Sul fronte economico le cose, se possibile, vanno persino peggio….
Il crollo verticale dei consumi e del potere d’acquisto delle famiglie italiane, con tutto quello che ne deriva circa il prolungarsi di una recessione che sembra senza fine.
Una stagnazione economica ormai strutturale e che, a dispetto di tutte le previsioni per una crescita che non c’è o quanto meno non si vede, sembra avviata a trasformarsi in una devastante depressione anche se si continua a negare l’evidenza.
Il collasso definitivo di ciò che ancora resta della siderurgia italiana, nella totale assenza di un qualunque piano industriale.
L’emorragia inarrestabile dei posti di lavoro, inghiottiti nei gorghi della crisi e la precarizzazione di massa degli ultimi assunti, sotto ricatto e senza garanzie, da parte di un padronato che ha espatriato i capitali ma non ha perso l’arroganza.
La probabile ineluttabilità di una manovra correttiva dall’importo ancora incerto, dai 10 ai 20 miliardi di euro (gli 80 euro di mancetta elettorale sono costati all’erario oltre 6 miliardi), che verrà ad affiancare alla legge di stabilità in autunno.
Finora, la principale preoccupazione della “Generazione Erasmus” al governo è la  fondamentale “riforma” del Senato. Repetita iuvant!
King is nakedPer questo Telemaco spinge per provocare la fine della legislatura, aprendo una crisi istituzionale al Senato. E ci prova prima che sia troppo tardi; prima possa essere evidente a tutti che il re è nudo nell’incapacità di coprire le vergogne. Peccato solo che, per quanto compiacente e protettivo, l’anziano ‘Ulisse’ sul Colle difficilmente stavolta correrà a togliergli le castagne dal fuoco. Non scioglierà mai le Camere durante il sacralizzato “semestre europeo” e meno che mai prima dell’approvazione della consueta legge finanziaria di fine anno. Riuscirà Telemaco da bravo democristiano a sopravvivere, galleggiando fino a primavera inoltrata, confidando nel letargo prolungato degli italiani?
usato sicuroConsiderando quello che in alternativa offre la piazza, forse sì. Specialmente se potrà continuare ad utilizzare lo spauracchio provvidenziale della Setta del Grullo, con le sue orde di inquietanti esaltati allo sbaraglio.

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NOI TIREREMO DRITTO!

Posted in Masters of Universe with tags , , , , , , , , , , , , , , , , on 21 luglio 2014 by Sendivogius

Da bomb by Alexiuss

Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei…
Se le “riforme si fanno con chi ci sta”, non è questo un buon motivo per stralciare la Carta costituzionale, contingentando al massimo i tempi di discussione; per procedere a tappe forzate con scadenze prefissate sul calendario; per sostituire d’imperio i presidenti non sufficientemente allineati delle commissioni parlamentari; per umiliare e dileggiare pubblicamente ogni voce critica (i gufi.. i professoroni..), ricorrendo all’infamia (lo fanno perché non vogliono perdere i ‘privilegi’); per non percepire l’anomalia di un testo di legge blindato su presentazione governativa: l’imprescindibile “bozza” imposta da madonna Boschi ad un assemblea quanto meno scettica, in aule non abbastanza “sorde e buie”. La Madonna del ConsiglioSe poi la (contro)riforma della Costituzione la si impone col ricorso alla classica tirannia del numero, scegliendosi come principale referente ‘istituzionale’ e interlocutore privilegiato un vecchio libidinoso, interdetto dai pubblici uffici per corruzione, accogliendone in blocco tutte le pretese possibili, e realizzando in una manciata di mesi ciò che al Pornocrate non era riuscito di fare per decenni (all’epoca si gridava alla “deriva autoritaria”, mentre oggi si chiama “governabilità”!), allora un governo si qualifica fin troppo bene per ciò che è…
In passato, e con ampio anticipo, avevamo già paragonato l’esecutivo renziano ad “un incrocio ibridato tra Moro e Fanfani in tempi di post-berlusconismo”… Evidentemente, è persino peggio!
Come la distruzione scientifica dell’antichissima istituzione senatoria, trasformata per imposizione governativa in una sorta di doppione scadente della Conferenza Stato-Regioni, inciderà sul rilancio dell’occupazione, venendo incontro alle “richieste della gente” (!?!) costituisce un mistero (della fede nelle magnifice sorti progressive del renzismo) a cui i chierichetti del chiostro fiorentino hanno subito fornito una spiegazione eloquente: “ce lo chiede l’Europa!”. Ma quando mai?!?
Sinceramente, non si capisce la relazione con la crescita dell’economia e l’incremento del PIL, la ripresa degli investimenti produttivi e lo sblocco del credito bancario, l’alleggerimento del “patto di stabilità” e il “pareggio del debito”. Sfugge anche la correlazione con la lotta alle nuove povertà e la ripresa dei consumi; per fortuna, gli 80 euri di mancetta elettorale (a carico pubblico) dispensati ai più garantiti stanno già producendo risultati strabilianti!
80 euriIn compenso, avremo qualcosa di completamente nuovo: un Senato che non potrà definirsi tale; svuotato di ruolo e deprivato del suo indirizzo di controllo, in un accentramento autocratico dei poteri concentrati nella figura di un premier “forte”. Uno di quelli che, qualsiasi cosa accada, tirano sempre dritto perché convinti di vederci più lungo degli altri…

Matteo Renzi - Occhio di lince

«Mai prima d’ora la classe dirigente italiana s’era ridotta a puntare tutto su un uomo solo come sta facendo adesso con Renzi. Mai s’era arrischiata a mettere così tutte le uova nello stesso paniere. Renzi è l’ultima risorsa d’una classe dirigente ormai consunta dai propri liquami tossici. La sua unica vera forza è la mancanza di alternative.
I tecnici sono bruciati, i moderati sono sputtanati, i populisti non sanno trovarsi il culo in una stanza tappezzata di specchi.
Renzi è l’ultima carta del mazzo. Se cadesse ora, l’intero sistema politico-mediatico italiano di controllo sociale detto ”democrazia” franerebbe come un castello di sabbia, anzi di fuffa.
Per questo tutti nel sistema sostengono Renzi, a cominciare dai suoi presunti avversari, fino a chi lo odia a morte davvero, cioè i colleghi di partito.
Il rischio d’estinzione sta frenando persino l’endemica spinta autoimmune del PD, tenendo insieme fazioni che da sempre si disprezzano profondamente a vicenda.
L’equilibrio però è precario. Il trono di Renzi è solido come la fuffa.»

Il Trono di Fuffa
 Alessandra Daniele
 (20/07/2014)

Il nuovo Senato riformato manterrà, secondo le intenzioni dei relatori, un ruolo consultivo che però sarà puramente simbolico: potrà infatti esprimere pareri e proposte di modifica sulle leggi approvate alla Camera, ma il Parlamento (ed il Governo) non sarà assolutamente vincolato a tenere conto delle osservazioni e potrà rigettare tutte le richieste, eventualmente mosse da un senato depauperato di funzioni e prestigio.
Caligola fa nominare senatore il suo cavalloSenato rigorosamente non elettivo, surclassato da un Parlamento di nominati su listini elettorali bloccati. Parlamento che mantiene intatte indennità, emolumenti, stipendi, e numero dei componenti: 630 deputati contro un senaticchio di 100 “senatori”, pescati tra gli scarti dei consigli regionali. In compenso, i nuovi senatori condivideranno con gli onorevoli colleghi della Camera la medesima immunità, che contemplerà ogni fattispecie criminale possibile e non soltanto i cosiddetti “reati di opinione”, che invece continueranno a riguardare tutto il resto dei cittadini comuni). Grazie alla “riforma” Renzi-Boschi-Berlusconi, col fondamentale contributo della strana coppia Finocchiaro e Calderoli (l’odontotecnico prestato alle riforme costituzionali ed al quale si deve la famosa legge porcata), i vari Fiorito e Formigoni ed i quasi 600 consiglieri regionali attualmente rinviati a giudizio per i più svariati reati contro il patrimonio pubblico, dalla corruzione al peculato, dalla concussione all’appropriazione indebita, potranno godere dell’impunità che fino ad ora non avevano.
Qualche numero di contorno?
Regione Lombardia: 40 consiglieri indagati
Regione Piemonte: 42 consiglieri indagati
Regione Campania: 53 consiglieri indagati
Regione Abruzzo: 25 consiglieri indagati
Regione Molise: 32 consiglieri indagati
Regione Sicilia: 83 consiglieri indagati
Si tratta del bacino di riferimento privilegiato, tra i quali verranno scelti i componenti del nuovo “senato delle autonomie” (e delle impunità), in assenza di una seria normativa anti-corruzione che attualmente non s’ha da fare, specialmente se si concordano i contenuti e le procedure coi diretti interessati… come per esempio l’Interdetto ai servizi sociali.
La “questione morale” ai tempi del renzismo. È esattamente il tipo di risposta che i “cittadini” attendevano.

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TRANSFORMER ITALIA

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Hellraiser - Cubo di Le Marchand

Con l’asciuttezza che ne distingue la prosa e le analisi, gli storici anglosassoni definiscono il Trasformismo, come una pratica di governo per la formazione di coalizioni centriste a maggioranza variabile e mutualità di intenti nella loro fumosità ideologica.

Storia d'Italia «Il trasformismo è uno dei modi in cui può funzionare il sistema parlamentare, e questo tipo di permanente coalizione centrista tendeva indubbiamente a dare alla lotta politica un carattere meno polemico e più moderato. Ma di quando in quando anche taluni liberali erano costretti a riconoscere che…. l’assenza di aperte controversie aveva un effetto paralizzante e negativo.
[…] Il trasformismo venne attaccato e accusato di essere una degenerazione della prassi del compromesso…. che nascondeva l’assenza di convinzioni profonde.
[…] Depretis, Crispi, e lo stesso Giolitti ricorsero tutti uno dopo l’altro allo stesso metodo, e ciò con lo scopo preciso di impedire che potesse formarsi un’opposizione organizzata, in quanto in circostanze di emergenza il Presidente del Consiglio era così sempre in grado di allargare la schiera dei suoi sostenitori, grazie a una “combinazione” con alcuni dei dissidenti potenziali. Quest’assenza di una opposizione ben articolata ebbe talvolta effetti quanto mai negativi nella vita costituzionale italiana, come ad esempio la rapida successione di ministeri che ne risultava, dato che quella che sembrava una solida maggioranza si volatilizzava da un giorno all’altro

  Denis Mack Smith
 “Storia d’Italia
  Laterza, 1987.

Agostino DepretisStoricamente, il metodo si afferma nella seconda metà del XIX° secolo con l’insediamento del gabinetto governativo di Agostino Depretis, quando la contrapposizione, del tutto fittizia, in seno al blocco liberale nel Parlamento tra l’ala conservatrice (“Destra”) e quella progressista (“Sinistra”), si risolse con una serie omogenea di esecutivi di compromesso, fondati sullo scambio clientelare e la gestione condivisa del potere su base personalistica.

«Una volta al governo la Sinistra, che era salita al potere soltanto grazie all’aiuto di gruppi dissidenti della Destra, trovò che le riforme erano più difficili da attuare che da predicare. Il discorso inaugurale della Corona nel novembre del 1876 accennò una volta ancora al maggiore decentramento amministrativo, ma si trattava soltanto di parole. Depretis si sforzò in ogni modo di far apparire il suo ministero più progressista di quello precedente, ma in pratica non poté far molto di più che promettere di studiare possibili riforme future e di usare metodi meno autoritari nell’applicazione della legge. Neppure quest’ultima promessa fu mantenuta

  Denis Mack Smith
  “Storia d’Italia
  Laterza, 1987.

Ed è piuttosto illuminante ricordare come Agostino Depretis illustrò il nuovo corso ai propri elettori, in uno dei suoi celebri discorsi nel suo feudo elettorale di Stradella…

«I partiti politici non si debbono fossilizzare né cristallizzare. Ed eccovi quel che io diceva in questo stesso luogo l’8 Ottobre 1876:
[…] Io spero che le mie parole potranno facilitare quella concordia, quella faconda trasformazione dei partiti, quella unificazione delle parti liberali della Camera, che varranno a costituire quella tanto invocata e salda maggioranza, la quale ai nomi storici tante volte abusati e forse improvvidamente scelti dalla topografia dell’aula parlamentare, sostituisca per proprio segnacolo un’idea comprensiva, popolare, vecchia come il moto, come il moto sempre nuova, il progresso.”
Noi siamo, o signori, io aggiungeva, un Ministero di progressisti.
E lo siamo ancora, e se qualcheduno vuole entrare nelle nostre file, se vuole accettare il mio modesto programma, se vuole trasformarsi e diventare progressista, come posso io respingerlo?»

 Agostino Depretis
(08/10/1882)

Cronache marziane Istituito sotto i migliori auspici, il gabinetto Depretis fece del “trasformismo” una filosofia di governo, destinata ad avere successo e contribuendo non poco a sedimentare quella palude istituzionale, che spalancò le porte al fascismo in violenta polemica con le sabbie (im)mobili del “parlamentarismo” ed in aperta rottura con un sistema sostanzialmente sclerotizzato nella propria referenzialità.
Depretis, nel suo galleggiamento ministeriale, reseconfuse le questioni di principio e impossibile ogni chiarezza di pensiero, guardandosi bene:

«...dal formulare una politica ben definita che avrebbe potuto essere respinta da un voto contrario del parlamento e preferiva degli espedienti che potevano essere sconfessati in qualsiasi momento, semplicemente abbandonando al suo destino un ministro impopolare e rimaneggiando il ministero

  Denis Mack Smith
 “Storia d’Italia
 Laterza, 1987.

Concepito come una possibile soluzione alle pastoie del parlamentarismo italiano, con la rissosità congenita di una società profondamente frazionata, il “trasformismo” si è ben presto rivelato come parte integrante del problema.

«Nacque allora la formula definita del “trasformismo” che, presumibilmente concepita come strumento utile a garantire quella che oggi definiremmo “governabilità”, si risolse in un elemento di corruzione spicciola, di cooptazione interessata.
[…] La formula Depretis, peraltro, non poggiava soltanto su questa logica miserevole. La sostennero anche uomini come Marco Minghetti, conservatore, il quale, pur auspicando un sistema bipartitico, imperniato su una dialettica di contrapposte posizioni, riteneva preminente in quel momento assicurare all’Italia un governo stabile e – per avversione tanto all’estrema destra clericale, quanto alla sinistra radicale – avvicinò a Depretis molti deputati di orientamento conservatore. Anche questo elemento, come è ovvio, contribuì a stemperare gli originari propositi riformatori della Sinistra.
Alla morte di Agostino Depretis (1887) divenne presidente del Consiglio Francesco Crispi che, pur dichiarandosi in teoria nemico del trasformismo, fece largo ricorso a quel metodo. Se ne servì negli anni successivi anche Giolitti, ogni volta che in parlamento stava per formarsi un’opposizione organizzata

  Sergio Turone
 “Corrotti e corruttori
 Laterza, 1984

HELLBLAZERIn tempi più recenti, il sostanziale immobilismo, la cooptazione clientelare delle camarille locali, una corruzione endemica funzionale alla strutturazione del consenso, sono confluite nel cosiddetto “consociativismo” che è stata una variante moderna dell’originale trasformismo in evoluzione.
Date le sue peculiarità, non è un mistero come la pratica trasformistica, soprattutto nella sua componente consociativa, abbia costituito un aspetto constante del sistema politico italiano, alla base dell’egemonia democristiana nell’immanenza della sua longevità al potere. Lungi dall’essersi esaurito, oggi il fenomeno sembra più radicato che mai, incistato com’è tra il personalismo emergente dei nuovi caudillos populisti e la ricerca di un unanimismo totalizzante nella ridefinizione degli assetti di potere in atto…

«Il venir meno di ogni discriminante ideologica e programmatica fra i due maggiori schieramenti in campo (ossia la fine di quel sia pur imperfetto modello bipolare che aveva caratterizzato la scena parlamentare italiana nel primo ventennio postunitario) ebbe come effetti un visibile degrado del dibattito politico all’interno della ‘grande maggioranza’ costituzionale e il trasferimento delle funzioni proprie dell’opposizione a forze non pienamente legittimate (l’estrema radicale, repubblicana e poi socialista) oppure a gruppi eterogenei o marginali, pronti peraltro a rientrare alla prima occasione nel gioco delle combinazioni ministeriali.
[…] Il trasformismo non nasceva da una connaturata inclinazione al compromesso dei politici italiani, ma era il portato della debolezza originaria dello Stato unitario, della fragilità delle istituzioni e della cronica esiguità delle loro basi di consenso. Non era il prodotto di un carattere nazionale, ma la risposta, forse sbagliata, a un problema reale

  Giovanni Sabbatucci
 “Enciclopedia delle scienze sociali
 (1998)

Oggi, ci si illude di superare il bipolarismo imperfetto, previa rottamazione della Costituzione repubblicana e revisione del principio maggioritario.
Le cosiddette “riforme”, più strumentali che strutturali, brandite come una clava dalla anomala maggioranza di governo nel solco di più laide intese, costituiscono il tassello evidente di un’anomalia costituzionale ancor prima che istituzionale, con un esecutivo che interviene pesantemente nel gioco parlamentare, facendosi promotore ancor più che garante di una revisione costituzionale da portare avanti a tempi contingentati e tappe forzate. E lo fa preordinando la ‘sua’ riforma, denigrando le voci critiche in seno alle istituzioni repubblicane, rimuovendo dalle commissioni i senatori non allineati (fatto senza precedenti). Impone quindi la propria “bozza” ad un Parlamento ed un Senato, ancorché supini, che subiscono l’iniziativa di un premier mai eletto in un esecutivo presidenziale, tenuto a Carl Schmittbattesimo palatino. Nel superamento dei vecchi schemi politici e di partito, il governo si attribuisce competenze che spettano alle Camere ed agisce esso stesso come un partito (della nazione), accentrando su di se i poteri e istituzionalizzando l’eccezione in virtù di un presunto principio di necessità. Vizio antico ma sempre presente.
L’iniziativa governativa più che integrare l’azione parlamentare, ne determina l’indirizzo e la sovrasta nella sua ipertrofia decisionale. Viste le finalità recondite, circa l’attivismo promozionale (e propagandistico) del governo, viene in mente una vecchia polemica gramsciana riconquistata ad insospettabile attualità:

Gramsci«Il governo ha infatti operato come un “partito”, si è posto al di sopra dei partiti non per armonizzarne gli interessi e l’attività nei quadri permanenti della vita e degli interessi statali nazionali, ma per disgregarli, per staccarli dalle grandi masse e avere “una forza di senza-partito legati al governo con vincoli paternalistici di tipo bonapartistico-cesareo”: cosí occorre analizzare le cosí dette ‘dittature’ di Depretis, Crispi, Giolitti e il fenomeno parlamentare del trasformismo

  Antonio Gramsci
 “Passato e Presente. Agitazione e propaganda
 Quaderno III (§119); Anno 1930.

JOHN McCORMICKAttualmente, il trasformismo centrista di matrice neo-consociativa sembra convivere con le impennate demagogiche di un populismo di ritorno, dal quale trae giustificazione e legittimazione quale necessario argine di contenimento, mentre la componente cesaristica ne diventa strumento indispensabile di governo, in qualità di catalizzatore del consenso personalizzato a dimensione di “leader”. Per disinnescare la carica eversiva della minaccia populista, il “cesarismo” ne assume in parte le istanze; le converte in alchimie di governo consacrate alla preservazione della ‘stabilità’ tramite l’adozione su polarità alternata e contraria di un populismo reazionario, ammantato da un’onnipervasività plebiscitaria, riadattando il sistema alle necessità congenite del leader ed al consolidamento della sua posizione di potere. Si tratta di iniezioni controllate, con inoculazione del veleno a piccole dosi in funzione immunizzante. La pratica si chiama “mitridatismo”. E peccato che le tossine così somministrate a lungo andare finiscano col distruggere l’organismo che s’intendeva preservare.
Per quanto mutevoli possano essere le sue forme, il Cesarismo continua ad essere declinato nella forma prevalente dell’istrione, che a quanto pare resta il figuro più amato dagli italiani, incentrando la sua preminenza sui legami emozionali.

Wien - Kunsthistorisches Museum - Gaius Julius Caesar«L’organizzazione politica del cesarismo si afferma sempre a seguito di un processo di deistituzionalizzazione delle organizzazioni e delle procedure politiche preesistenti. In altri termini, parleremo di cesarismo se, e solo se, la leadership individuale nasce sulle ceneri di un’organizzazione politica istituzionalizzata che è stata colpita da un processo di decadenza e di disorganizzazione.
Il cesarismo è un regime di transizione, intrinsecamente instabile. Sorge per fronteggiare uno stato di disorganizzazione e di crisi acute della comunità politica ed è destinato a lasciare il posto a forme diverse e più stabili di organizzazione del potere.
[…] Un regime politico di transizione, che sorge in risposta alla decadenza di istituzioni politiche preesistenti ed è fondato su un rapporto diretto – ove la componente emozionale (così come è descritta, ad esempio, da Freud) è preminente – fra un leader e gli appartenenti alla comunità politica, veicolato da tecniche plebiscitarie di organizzazione del consenso.
[…] Per usare termini schmittiani potremmo dire che il cesarismo è il regime dello “stato d’eccezione” in cui però l’assunzione di pieni poteri da parte del leader si sposa con un consenso plebiscitario, o semiplebiscitario, della comunità politica (delle sue componenti maggioritarie). In questa prospettiva si può spiegare facilmente anche la scarsa attenzione che la scienza politica presta ai fenomeni cesaristici. Trattandosi di regimi di transizione, i regimi cesaristici hanno una vita effimera. Essi sorgono in risposta a una crisi e si trasformano più o meno rapidamente in regimi diversi

 Angelo Panebianco
Enciclopedia delle scienze sociali
(1991)

Semmai, il problema della transizione risiede nella durata, che qui in Italia si esplica in parentesi prolungate da non prendere mai alla leggera…
Il vecchio che tornaPerché al di là dei toni trionfalistici, l’unanimismo plebiscitario, la piaggeria cortigiana ed i facili entusiasmi, l’attuale governo garantito dai “senza-partito” vincolati al premier da un legame “bonapartistico-cesarista” e dalle più alte Grillinoprotezioni dell’ermo Colle, costituisce nella sostanza una parentesi di transizione, volta ad essere superata in fretta non appena sarà chiaro il trucco delle tre carte al volgere della fine dei giochi, sbollita l’enfasi delle contro-riforme artificialmente pompata da un apparato mediatico più che compiacente. Un “regime cesaristico” si afferma sul disfacimento dei partiti e prosperano traendo alimento dal populismo che inevitabilmente si sprigiona dalla loro decomposizione, con ben pochi vantaggi per lo sviluppo civile e di una società pienamente democratica.

«Man mano che i vecchi partiti da fiorentissimi sono diventati secchissimi (non parlo, com’è ovvio di quelli già defunti sotto le macerie di Tangentopoli), sono riemersi i caratteri di una società civile tradizionalmente avulsa dai meccanismi dell’associazionismo intermedio, mentre si è creata una voragine nel luogo del primitivo insediamento, un vuoto che può essere colmato d’un tratto da qualsiasi predicazione, poco importa se proveniente da demagoghi improvvisati, da corporazioni che invadono il campo della politica, o da partiti d’opinione, che sappia catturare il voto “emotivo”

  Mario Patrono
Maggioritario in erba – Legge elettorale e sistema politico nell’Italia che (non) cambia
Edizioni CEDAM
  Padova, 1999

In questa sua opera ‘minore’ di agevolissima lettura, Mario Patrono, costituzionalista di orientamento socialista ed esperto in Diritto pubblico comparato, coglieva con un ventennio d’anticipo i limiti intrinseci del maggioritario e le implicazioni sul sistema politico italiano, che col senno di poi si sono rivelate in buona parte esatte. A suo tempo il prof. Patrono, con tutte le riserve del caso, aveva posto la propria attenzione sulla “zoppìa del maggioritario in azione, sottolineando i limiti e le speranze già all’alba della sua adozione:

«..visto come il toccasana per guarire d’incanto il sistema politico italiano da tutti i mali che lo affliggevano: la corta durata dei governi, la fragilità della loro azione, la presenza di troppi partiti, la mancanza di ricambio al potere, la degenerazione della politica stessa, il maggioritario – alla prova dei fatti – sembra aver peggiorato piuttosto che migliorato lo stato delle cose, aggiungendo malanni nuovi a quelli preesistenti

Mario Patrono
 “Maggioritario in erba
(1995)

Considerati i soggetti politici attualmente in lizza secondo un’ottica tripartita, il parlamentarismo proporzionalista svolgerebbe una funzione ‘analgesica’, che per esempio un giurista del calibro di Hans Kelsen definiva di per se stessa “sedativa” nei sistemi conflittuali ad alta temperatura. E la stesura di una nuova legge elettorale è forse utile in tal senso, come migliore antidoto a prossime ed eventuali involuzioni nell’ambito dell’offerta politica, segnando una linea di demarcazione tra il rilancio della Politica ed il “commissariamento della Democrazia”, destinata ad essere strozzata dalla garrotta dei “governi tecnici”.

«Quale potrà essere l’esito finale di questo scontro tra chi vuole davvero il maggioritario, e perciò si adopera per valorizzarlo, e chi maneggia invece per affogarlo nella pozza di un sistema piegato ad avere tre poli in luogo dei “classici” di due, non è dato al momento sapere. Da una parte, a favore del bipolarismo gioca il terrore retrospettivo delle condizioni di un tempo, che l’inchiesta giudiziaria “Mani pulite” si vorrebbe aver chiuso per sempre. Ragiono nei termini di un riscatto morale dalla corruzione, e mi riferisco al dato inoppugnabile che il sistema elettorale maggioritario vi si oppone assai meglio della proporzionale, che al contrario la fomenta….
Ma è proprio qui che si nasconde la questione a cui è legata la possibilità dell’Italia di diventare una democrazia “funzionante”. È davvero il capitalismo italiano in grado, lo è davvero la società italiana di fare a meno della corruzione pur conservando la pace sociale e mantenere intatto il livello di benessere, al Nord come al Sud? Se la risposta è ‘no’, mille interessi leciti e illeciti, grandi e piccoli non tarderanno a far rivivere il passato. E la “Seconda Repubblica” rimarrà scritta nel libro dei sogni.
[…] Resta che le difficoltà e i pericoli di questa fase della vita politica si rivelano con chiarezza, non appena si guardi alla somma di incongruenze che vi albergano:
– un maggioritario in erba, parziale e indigesto per difetto di cultura;
– un bipolarismo precario che funziona male e che sono in molti, nel loro intimo, a non volere;
– una situazione politica confusa, fluida, miscelata, con maggioranze scarse;
una società che – dopo tanto discutere se fosse preferibile “rappresentarla” o piuttosto “governarla” – appare, per colmo di paradosso, né “rappresentata” né “governata”

  Mario Patrono
 “Maggioritario in erba
 (1995)

Pig and his girl by EastMonkey Alla prova dei fatti, possiamo dire che la risposta è stata ‘no’.
E la cosiddetta Terza Repubblica non è che si preannunci tanto meglio delle precedenti. Anzi!
In riferimento invece ai ‘governi tecnici’ (Ciampi e Amato), che hanno preceduto l’insediamento ventennale della pornocrazia berlusconiana, quanto di ‘meglio’ ha saputo incarnare lo spirito della “Seconda Repubblica”, così si esprimeva il prof. Patrono paventandone i rischi e le conseguenze future:

«Inoltre, e questo è forse il danno maggiore, si assiste ad una semiparalisi delle dinamiche istituzionali, che si manifesta con la presenza di un governo “tecnico”, che tiene il cartellone già da parecchi mesi. Il che sta provocando due conseguenze, l’una più grave dell’altra: un tentativo di nascondere dietro le contraddizioni in termini di una (presunta ma impensabile) “neutralità della politica” il fenomeno ben più allarmante di un oscuramento della politica, e ciò accade quando appunto la politica avrebbe dovuto ricevere dal maggioritario un rilancio in grande stile; ed un processo di commissariamento della democrazia, effetto e sintomo nel profondo della crisi che ha investito i partiti e le grandi organizzazioni sindacali, che fa dipendere le grandi scelte politiche da una cerchia di oligarchi senza investitura popolare: un processo che rischia, alla lunga, di aggravare il distacco tra i cittadini e il potere, nel momento stesso in cui il maggioritario è considerato dai suoi fautori (insieme al referendum e dopo di esso) il modo più genuino, immediato, ed anche più attraente di far partecipare il popolo, la “gente” alla vita politica.
OLIGARCHIAPer scrupolo osservo che questa fase…. rappresenta una miccia accesa sotto l’insieme delle libertà repubblicane: se non riusciamo a lasciarcela dietro alle spalle in tutta fretta, il rischio di un logoramento dello stesso contratto sociale diventa inevitabile

Mario Patrono
Maggioritario in erba – Legge elettorale e sistema politico nell’Italia che (non) cambia
Edizioni CEDAM
Padova, 1999

Praticamente, a decenni di distanza, siamo ritornati al bivio di partenza con una situazione sociale e culturale persino peggiore, e ancor più logorata, della matrice originaria…

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La Marianna la va in campagna

Posted in Masters of Universe with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 15 giugno 2014 by Sendivogius

Auray (environs) - Cortège de trois noces réunies (1908)

Se c’è una cosa di cui bisogna dare atto a Matteo Renzi, è l’aver conferito una dimensione fisica all’eterea Marianna Madia: la maddalena dolente, sottratta al limbo delle diafane presenze che come bandierine votive si agitano tra gli spifferi delle correnti di partito, in cerca di stabile collocazione tra l’inconsistenza della loro inconcludenza.
Insieme a Maria Elena Boschi, la madonnina dell’imprescindibile “bozza”, passata dalle processioni della Beata Vergine direttamente alle riforme costituzionali per intercessione del divo Matteo, l’algida Madia costituisce l’altra statuina parlante, nel presepe vivente di entità ectoplasmatiche elevate a proiezione olografica di Governo.
Maria Elena BoschiNell’altra metà del cielo, raccolti in adorazione dinanzi alla Natività del Bambino Matteo, si distinguono per zelo e coerenza le greggi addomesticate dei Giovani Giovani Turchi (quelli veri)Turchi (o almeno quel che ne resta): gli imbarazzanti polli da batteria, provenienti dagli allevamenti dell’interrata FGCI. Finalmente, sembrano aver trovato il loro pastore, dopo aver sgambettato a lungo nel serraglio delle odalische ribelli, in cerca di una stella cometa capace di guidarli verso la prima poltrona disponibile e a prova di rottamazione.

Orfini e Fassina

Specializzati in affermazioni di principio con smentita incorporata, sono ‘idioti’ meno che utili ma buoni per tutte le stagioni. Non per niente, ogni pinocchietto ha la sua fatina turchina, anche se si chiama Matteo.
Mamma li Turchi!Nella grande rappresentazione governativa, ognuno ha il suo copione da recitare, ruolo istituzionale da interpretare, con riforma dedicata da firmare in calce…
Maria Elena Boschi Alla ministra Boschi, la raffazzonatissima “riforma del Senato”, secondo una bozza pasticciata e incompleta, ma rigorosamente blindata nel dogma dell’immodificabilità.
Andrea Orlando Al ministro Orlando, la prossima “riforma della Giustizia”, da concordare con corrotti e concussori e massimamente con l’Interdetto munito di diritto di veto, dopo la riesumazione dal sarcofago di cerone in cui lo si credeva finalmente tumulato.
Marianna Madia Alla ministra Madia, la “riforma della Pubblica Amministrazione”: aria fritta opportunamente riscaldata, già in circolazione da qualche lustro insieme ad altri pletorici omologhi (ricordate le tre “I”?!? Internet-Industria-Impresa?). Come il Jobs Act, la copia rivista e corretta dello “Statuto dei Lavori” di Maurizio Sacconi, si tratta di un plagio aggiornato dell’altrettanto strombazzata “Riforma Brunetta” (il nano dei tornelli). E, in assenza di decreti attuativi, destinata a rimanere lettera morta come le precedenti.
D’altra parte, per conoscere l’Autrice dell’ennesima riforma epocale, basta leggere la biografia al vetriolo che il prof. Odifreddi racchiuse in un suo perfido cammeo:

«Alle elezioni del 2008, Walter Veltroni usa le prerogative del porcellum per candidare capolista alla Camera per il Pd nella XV circoscrizione del Lazio la sconosciuta ventisettenne Marianna Madia. Alla conferenza stampa di presentazione, agli attoniti giornalisti la signorina dichiara gigionescamente di “portare in dote la propria inesperienza”.
In realtà è una raccomandata di ferro, con un pedigree lungo come il catalogo del Don Giovanni. E’ pronipote di Titta Madia, deputato del Regno con Mussolini, e della Repubblica con Almirante. E’ figlia di un amico di Veltroni, giornalista Rai e attore. E’ fidanzata del figlio di Giorgio Napolitano. E’ stagista al centro studi Arel di Enrico Letta. La sua candidatura è dunque espressione del più antico e squallido nepotismo, mascherato da novità giovanilista e femminista. E fa scandalo per il favoritismo, come dovrebbe.
Matteo RenziIn parlamento la Madia brilla come una delle 22 stelle del Pd che non partecipano, con assenze ingiustificate, al voto sullo scudo fiscale proposto da Berlusconi, che passa per 20 voti: dunque, è direttamente responsabile per la mancata caduta del governo, che aveva posto la fiducia sul decreto legge. Di nuovo fa scandalo, questa volta per l’assenteismo. La sua scusa: stava andando in Brasile per una visita medica, come una qualunque figlia di papà. Invece di essere cacciata a pedate, viene ripresentata col porcellum anche alle elezioni del 2013. Ma poi arriva il grande Rottamatore, e la sua sorte dovrebbe essere segnata. Invece, entra nella segreteria del partito dopo l’elezione a segretario di Renzi, e ora viene addirittura catapultata da lui nel suo governo: ministra della Semplificazione, ovviamente, visto che più semplice la vita per lei non avrebbe potuto essere. Altro che rottamazione: l’era Renzi inizia all’insegna del riciclo dei rottami, nella miglior tradizione democristiana. La riciclata ora rispolvererà l’argomento che aveva già usato fin dalla sua prima discesa paracadutata in campo: “Non preoccupatevi di come sono arrivata qui, giudicatemi per cosa farò”. Ottimo argomento, lo stesso usato dal riciclatore che dice: “Non preoccupatevi di come ho ottenuto i miei capitali, giudicatemi per come li investo”. Se qualcuno ancora sperava di liberarsi dai rottami e dai riciclatori, è servito. L’Italia, nel frattempo, continui ad arrangiarsi

  Piergiorgio Odifreddi
  (22/02/2014)

Nel grande patchwork renziano di stampo moroteo, le competenze non contano. La differenza la fa infatti l’età. La tenera Marianna ed i suoi colleghi all’esecutivo sono più che altro il distintivo cloisonné da apporre ai pacchetti di “riforme” (rigorosamente confezionate da altri), con la loro faccina rassicurante e pulita che fa tanto novità. Perché questo è il requisito di maggior successo nel Paese più reazionario d’Europa, ma costantemente malato di nuovismo: gli potete ammansire manichiniqualsiasi intruglio politico, purché servito a tavola da una corte di giovani mannequin tirati a lucido per l’occasione. E la ricetta è sempre valida a prescindere dalle stagioni e dagli ingredienti. L’infatuazione elettorale viene poi da sé, insieme alla carica congenita di opportunismo e di conformismo, che da sempre contraddistingue gli abitanti della Penisola. Questo è il Paese che è corso in massa ad indossare la camicia nera dopo la vittoria elettorale di Mussolini nel 1924 (vent’anni dopo erano tutti antifascisti); che s’è risvegliato berlusconiano dopo le elezioni del 2001; e che oggi si scopre interamente renziano.
Epperò, se bastasse solo l’età anagrafica a fare la differenza, allora non avremmo all’opposizione una setta di fanatici imbecilli, Giuseppe D'Ambrosioraggrumati attorno alle latrine digitali del Vate® ligure. Nella pratica, questi desolanti babbei sono il miglior alleato possibile dell’attuale governo in carica, e principale sponsor di ogni Laida Intesa presente e futura. Se non ci fossero i nazi-dementi dell’asilo a 5 stelle, bisognerebbe inventarli. La loro minchioneria iperuranica, il complottismo psicotico, il messianismo allucinatorio, il primitivismo irrazionale, l’integralismo rabbioso di un fanatismo in salsa apocalittica, nel discount del dissenso, mercificato, serializzato, ridotto a slogan e obbedienza cieca al capo… sono la giustificazione a qualsiasi cosa, pur di tener lontano simile canea invasata da ogni possibile centro di potere, nella costruzione di un doveroso cordone di contenimento sanitario. Tanto che persino la resurrezione del Pornonano finisce col sembrare funzionale al contenimento dell’orda.

La Horde

«Non è molto diverso da una vecchia manifestazione del Pdl, tutto è studiato secondo le tecniche del marketing, con la differenza che quella era una narrazione dei tempi dell’abbondanza, questa è la narrazione per i tempi di crisi, ma sono due lati dello stesso sfascio culturale. Qui il prodotto non è l’ammirazione, il sogno di successo, ma quello di rivalsa, di onestà e verità come panacea per ogni male. E ovviamente i disonesti sono sempre e solo gli altri. Il Movimento 5 stelle non è il fascismo in senso stretto, è qualcosa di molto più raffinato e innovativo, pur inglobando ampi elementi della tradizione più reazionaria, primo fra tutti il mito infrangibile del capo.
[…] Il M5s non è un partito di militanti, è un partito di voti, l’adunata è la pezza che si mette sulla mancanza di radicamento nel territorio.
Il Movimento 5 stelle con la retorica “è colpa degli altri” è anche il maggior impedimento sulla strada della presa di coscienza dei problemi del Paese e arriva cinicamente nel momento storico in cui ce n’era più bisogno.
[…] Ogni volta che Grillo dice noi abbiamo impedito la violenza, bisognerebbe ricordarsi che più che la violenza, Grillo ha impedito le legittime manifestazioni popolari di dissenso contro l’austerity che si sono avute negli altri paesi. Ha sterilizzato, impacchettato, mercificato e immobilizzato il dissenso, eliminando ogni opposizione reale alle politiche economiche che hanno aggravato la crisi.
[…] Il Movimento 5 stelle in fondo è questo: due anziani che parlano ai giovani rifilandogli la loro versione “villa arzilla” della rete, una commistione terribile di marketing e tv commerciale degli anni ’80, con il narcisismo e l’odio del peggior web.»

Quit the Doner
Nel discount del dissenso
(24/05/2014)

La Setta dei Pentastellati

Per parte nostra, seriamente parlando, il successo di Matteo Renzi si misura anche e soprattutto nella diversità del messaggio veicolato, con l’immagine di un’Italia possibile, costruita sulla voglia di normalità di gran parte degli italiani e speranza, Il delfino del Grulloin contrasto con una distopia totalitaria dilaniata da deliri cospirazionisti, rese dei conti, guerre civili e orge forcaiole.
Peccato però che poi il Bambino Matteo non sappia distinguere la differenza che intercorre tra l’autorevolezza di un leader e l’autoritarismo del Capo, che scambia il partito come una proiezione personale di sua proprietà e vive il dissenso interno come una forma di lesa maestà alla sua incoronazione. Certo non l’aiuta una certa arroganza intrinseca al personaggio e soprattutto le schiere plaudenti di convertiti, che scalpitano per saltare sul carro del vincente di turno, e nell’attesa si esibiscono in sconcertanti claque.
Ecco, non è un bel vedere l’assemblea nazionale di un partito, luogo di confronto per eccellenza, ridotta ad una convention autopromozionale, in simil Publitalia, con i non-ortodossi silenziati e quindi scherniti, la gigantografia del 40,8% magari da brandire come una clava contro gli oppositori interni al PD; come se il risultato fosse eterno e come se i 2/3 degli italiani non se ne fossero rimasti a casa invece di andare a votare, evidentemente non troppo entusiasti dell’offerta elettorale.
AnsaEcco! Se non un po’ di falsa modestia, che non guasta mai.. almeno un minimo di scaramanzia, e di prudenza, invece di chicchiriare tutto impettito come un galletto all’ingrasso, che non teme lo spiedo solo perché ancora non lo conosce. Che in Italia si fa presto a credersi dei, ma ci si dimentica facilmente con quale gusto compiaciuto gli italiani si divertano ad assistere alla caduta degli idoli, urinando poi sui cocci in sfregio al perdente.

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CENTRALISMO DEMOCRATICO

Posted in Masters of Universe with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 13 giugno 2014 by Sendivogius

Soviet loli by Rozett

Al Bambino Matteo l’atmosfera della Cina deve aver giovato particolarmente.
Renzi-Kim Nel ritrovato centralismo democratico, raggiunta la maggior età, il Signor Cretinetti ci offre alfine un formidabile saggio del pluralismo ai tempi del renzismo, con tanto di dimostrazione pratica sulla sua personale concezione del dissenso e dei modi con i quali intende gestirlo, nell’occupazione manu militari delle Istituzioni e di ogni poltrona disponibile.
I requisiti fondamentali, nell’Italietta meritocratica, gggiovane, e plebiscitaria del Rottamatore decisionista, sono: essere amici personali di Renzi; aver sostenuto (e finanziato) la campagna elettorale di Renzi; essere stati all’asilo insieme a Renzi; essere fidanzata con un ex compagno (parola grossa!) di scuola di Renzi; aver frequentato lo stesso oratorio di Renzi; essere fiorentini, o tutt’al più toscani.
Thoughts-of-Chairman-MiaowPer il resto, nell’agenda delle priorità non risulta certo la lotta alla disoccupazione, a meno che non si creda davvero che la soluzione sia il vecchio “collegato lavoro” di Maurizio Sacconi, ribattezzato Jobs Act secondo la moda tutta italiana di celare le peggiori fregature, dietro qualche anglicismo che fa molto provinciale nel paese che non mastica una parola d’inglese. Meno che mai il contrasto all’evasione fiscale, per la quale è pronto il lancio di in gigantesco scudo fiscale da far impallidire l’omologo varato a suo tempo dal Tremonti ministro.
Fondamentale è l’abolizione del Senato e la pronta approvazione della “bozza” del ministro Boschi, nota costituzionalista, ancor più famosa per la sua esperienza in ambito giuridico.
Matteo RenziTra le priorità ovviamente non rientra il contenimento di una corruzione diventata sfrontata nella sua impunità. Dinanzi alle fogne del Mose e dell’Expo, improvvidamente scoperchiate da una magistratura troppo indipendente, la principale risposta del Parlamento a maggioranza renziana è stata la pronta promulgazione di un provvedimento che introduce la “responsabilità civile dei magistrati”. Esattamente quello che il Paese (e pure l’Europa) chiedeva e che ci vuole per rilanciare gli investimenti esteri. E poco importa se la scandalosa norma verrà (forse) corretta al Senato, fintanto che non verrà abolito. È interessante notare come l’emendamento appena votato avrebbe avuto valore di legge, se la controriforma “costituzionale” fortissimamente voluta dal premier fosse stata già approvata. Ovviamente, non risultano prese di posizione e richiami alla “disciplina di partito”, rivolti al nutrito pattuglione di “franchi tiratori” capeggiati dal deputato Roberto Giachetti: ex radicale folgorato sulla via del renzismo.
remingtonScopriamo invece che il principale problema di un’Italia spossata da una recessione quinquennale e prosciugata da 20 di berlusconismo è Corradino Mineo, che vuole bloccare le strabilianti riforme di questo arrogante bulletto fiorentino, insieme agli altri senatori della “minoranza” del partito. Con questi ovviamente il Rottamatore non parla: o con me o contro di me. Il dialogo lo riserva con un noto puttaniere dimesso da senatore per indegnità morale e inquisito per un’infinità di reati che vanno dalla corruzione aggravata all’evasione fiscale. Si tratta davvero della persona ideale per varare la nuova riforma della Giustizia e riscrivere insieme la Costituzione della Repubblica.
Matteo-Renzi E lo fa dopo aver usato il partito come un taxi (senza pagare la corsa), disertandone platealmente le riunioni di direzione; contestandone sistematicamente vertice e segreteria fin da quando (grazie all’appoggio del partito) era un semplice presidente di Provincia, di cui si è sbrigato a sostenere l’eliminazione una volta terminato il mandato e incassata l’elezione a sindaco. Come le scimmie, non lascia mai un ramo, senza avere la certezza di averne prima afferrato un altro. E facendo le scarpe in maniera indegna al suo predecessore, come nemmeno il Massimo D’Alema dei tempi d’oro (#Enrico-stai-sereno). Critico feroce dell’allora Commissione Bicamerale, ha subito inaugurato un nuovo corso all’insegna della massima trasparenza: lui Berlusconi lo incontra direttamente in privato, da pregiudicato interdetto dai pubblici uffici, siglando un “patto” di cui non è dato conoscere clausole e contenuti.
Renzi“Ce lo chiedono 12 milioni di italiani!” Si precipita a specificare il Luca LottiSottosegretario alla Presidenza del Consiglio: Luca Lotti, 32 anni orrendamente portati, già responsabile nazionale dell’Organizzazione e Coordinatore del Renzi segretario di partito, mentre la gentile consorte è invece dipendente del Comune di Firenze impiegata presso la segreteria dell’allora sindaco Renzi.
Tutto in famiglia!
Peccato solo che quei 12 milioni di italiani, alle elezioni del 2013 avessero votato per tutt’altro governo e tutt’altro programma… Certo non Matteo Renzi, divenuto premier grazie ad una squallida manovra di Palazzo, e che per la bisogna non si è mai sentito in dovere di candidarsi alle elezioni politiche. Certo non per formare un governo di coalizione con: Maurizio Cicchitto; Angelino Alfano; Maurizio Lupi; Carlo Giovanardi… tanto per citare alcuni degli “alleati” più ingombranti e tacere degli altri per pudore e orrore.

Alfano 2013

Con questi il premier decisionista non ha alcun problema a relazionarsi e trovare compromessi, e fare accordi ben oltre i limiti della decenza. Perché gli incontri ed i patti si siglano con i Verdini ed i Gianni Letta. I nemici, da rimuovere con una telefonata quando diventano ingombranti, sono i Mineo, i Chiti, i Cuperlo, i Civati, i Casson e tutti coloro che, all’interno del PD, proprio non vogliono allinearsi al radioso sentiero del Renzi incoronato, nella celebrazione della grande epifania democristiana.
Ed iniziano ormai ad accorgersene in parecchi, almeno per chi vuol vedere…

«Dice il sottosegretario Lotti che “dodici senatori non possono permettersi di mettere in discussione il volere di 12 milioni di elettori”. Ha spiegato così perché il senatore Mineo (i dodici, poi diventati 13, si sono autosospesi in solidarietà con lui) è stato rimosso per poter far guadagnare al Pd la maggioranza sulla riforma del Senato nella ormai fatale Commissione Affari Costituzionali.
Potrei chiedere come fa il governo a sapere che quei dodici milioni di italiani hanno votato specificamente per la riforma Renzi sul Senato. Potrei chiedere di quali elettori si parla. Perché se si parla di quelli che hanno eletto l’attuale Parlamento, allora il Premier attuale non è stato votato e Mineo sì. Se invece parla del voto per le Europee andrebbe ricordato che il pur immenso consenso non è comunque consenso politico diretto.
In ogni caso gli eletti, come abbiamo ricordato di recente in merito alla ondate di espulsioni dal M5S, hanno diritto alla libertà di opinione. Come del resto i militanti di partito – in questo caso, se parliamo al segretario del Pd, mi pare che andrebbe ricordato che in quel partito si è lavorato una vita (del Pd stesso e di varie generazioni di militanti) per affermare il diritto al dissenso interno, con conseguente richiesta di affrontare questo dissenso con pratiche il più possibile lontane dallo stalinismo.
Questi sono naturalmente dettagli. Si sa che i renziani credono che il potere che hanno in mano vada gestito in maniera decisionista. Chi dissente è palude, lo sappiamo.
Tuttavia, visto che la convivenza civile è fondata sulla salvaguardia – che nel suo piccolo riguarda la salvaguardia delle regole – non posso che segnalare che brandire l’investitura popolare come legittimazione ad agire forzando le regole costituisce una tentazione autoritaria. Non farò a Renzi il torto di accostarlo a Berlusconi, perché sappiamo che ha ambizioni e riferimenti storici molto più alti.
Nelle sue idee il paragone è Blair, o Obama. Peccato che anche la traiettoria di questi leader dimostri che il vasto consenso popolare non fornisce un passaporto con il destino. Blair è alla fine caduto nella trappola delle sue forzature (ricordate l’Iraq? In queste ore qualcosa di molto drammatico ce lo ricorda) e Obama in quelle della sua inefficacia.
Ma forse sbaglio geografia. Forse è la visita in Cina ad aver fatto velo al giudizio del nostro premier. Lì certamente c’è un bellissimo modello su come governare insieme un partito, un paese, le riforme, un mercato, e, se possibile, il mondo

  Lucia Annunziata
   (12/06/2014)

Ovviamente è tutta Ka$ta e conservatori cattivi che gufano sulle ‘riforme’, secondo il lessico renziano che manco all’asilo!

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