Archivio per Scuola Diaz

De Aequitate Tormentorum

Posted in Ossessioni Securitarie with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 11 aprile 2015 by Sendivogius

redskull

A.D. 2015. Discutere del “reato di tortura” nel Paese di Cesare Beccaria e Pietro Verri è un po’ come parlare del “fascismo”… Superati da tempo nel resto del mondo propriamente democratico, come scorie residuali di uno scomodo passato relegato ad infamia perenne, e per questo emarginati in ogni consesso civile degno di tal nome, al contrario in Italia restano sempre attualissimi ed apprezzati. Vivono di motu proprio, alimentati da un revisionismo nostalgico ampiamente diffuso, nell’indulgenza dell’apologia di reato elevata a pratica politica ordinaria, per sommuovere i reflussi di un corpo elettorale da convogliare in pugni di voti. Perché, per certi cultori della materia, la ‘politica’ è più merda che sangue.
Fatto QuotidianoTutt’al più, nel pudore ipocrita di un’Italietta furbastra e della sua pubblicistica a contratto, i due termini (tortura e fascismo) vivono di perifrasi, nascosti nei paludamenti formali di vesti semantiche, che in fondo costituiscono una forma di camouflage agli orrori di una classe con presunzioni dirigenziali, massimamente degna dei propri rappresentati. Per questo si parla con leggerezza e ammiccante compiacimento di “partito della nazione”, più volte evocato sulla falsariga della cinquantennale egemonia democristiana, nella rievocazione latente del suo modello originale: il fascismo, che dell’identità tra partito-stato e nazione fece l’elemento fondante del proprio potere.
Razzismo-fascistaNe consegue che, in pieno 2015, non è la reiterazione della tortura come strumento di coercizione, di punizione e umiliazione, a costituire l’essenza vergognosa del problema, bensì il riconoscimento della stessa come reato. E dunque la sua sanzione.
SANTANCHE' DOLLY  L’ipotesi di disciplinare la materia attraverso una legge organica suscita le ondate di sdegno delle nutrite fascisterie, defecate in parlamento dalla disciolta costipazione del corpo elettorale che saliva ansimante ad ogni agitar di forca…
L’idea stessa di istituire il reato fa arricciare il naso ai replicanti di padron Grullo, che reputano la normativa attualmente in discussione insufficiente. E dunque meglio niente.
meravigliosi pupazziInfatti è molto più efficace gingillarsi con una nuova commissione parlamentare d’inchiesta sul G-8 di Genova 2001, insieme ai protettori politici ed ai mandanti morali dei pestaggi e delle sevizie di allora. “Commissione” che ovviamente, per la natura stessa della sua composizione, non perverrà a nulla, ma offrirà l’ennesima occasione di cazzeggio a vuoto, nella massima visibilità mediatica, per i giochini elastici dell’opposizione dei bimbi spastici.
SognamiSalviniLe orde fascio-leghiste, capitanate dall’Uomo con la felpa, imbarazzante figuro di parassitismo sociale a mantenimento politico, introdurrebbero il linciaggio su processo sommario, di cui la tortura costituisce un diversivo imprescindibile prima dell’intrattenimento principale…
LegaliLe “forze dell’ordine” vivono l’istituzione di una simile La nuova uniforme della polizia di Taiwanfattispecie di reato, come un’onta ed una intollerabile minaccia alle proprie prerogative. Evidentemente, considerano l’abuso sistematico ed il pestaggio dei fermati, come un loro precipuo dovere ed un diritto inalienabile, nella pretesa di impunità intesa come parte integrante dei privilegi connessi al distintivo…
Il vecchio porcoI papiminkia alla destra di Barabba pensano che sia un valido strumento di controllo ed intimidazione sociale. Dunque perché privarsene?
Matteo Orfini by Edo Baraldi Tra i “riformisti” del partito bestemmia, scandalo enorme ha suscitato la richiesta farlocca, in ritardo e fuori tempo massimo, di dimissioni del prefetto De Gennaro, Gianni per gli ‘amici’ e dunque per noi Giovanni, già capo della polizia ai tempi del famigerato G-8 genovese, planato con tonfa e bagagli ad integrare la ricca pensione, in virtù di non meglio specificate competenze, alla presidenza di Finmeccanica: il buen ritiro preferito da ogni superburocrate con le stellette.
jobs-act-tuteleMatteo Renzi si è subito preoccupato di tutelare gli azionisti della società, che con ogni evidenza vengono prima dei diritti della cittadinanza e del rispetto delle norme fondamentali della Costituzione.
Massimo Mucchetti Massimo Mucchetti, senatore, economista e giornalista (secondo la concentrazioni classiche di ruoli che inficiano autonomia e giudizio), in un arzigogolato editoriale ci fa sapere che una eventuale “responsabilità oggettiva” del prefetto Giovanni De Gennaro nella carneficina della Scuola Diaz, e delle torture nella caserma di Bolzaneto, esclude un suo coinvolgimento soggettivo e dunque non implica alcuna condanna morale. Perciò, “benissimo” ha fatto il premier a riconfermare tutta la sua fiducia al nostro eroe gallonato, per il rispetto dovuto agli azionisti di una società quotata (sic!) giacché certe inchieste minano la stabilità e la concentrazione sul business. E non sia mai!
Raffaele CantoneNello stesso ambito, ma sul fronte giudiziario, Raffaele Cantone, la foglia di fico buona per tutti gli appalti, si è premurato di informarci come De Gennaro sia stato assolto in Cassazione. E peccato soltanto il reato è stato in realtà prescritto e che i collaboratori del prefetto siano stati condannati per falsa testimonianza a favore del prefetto De Gennaro, naturalmente a sua insaputa.
Giovanni De GennaroSfugge al super-magistrato diventato ormai organico alla politica (o meglio dire al “renzismo”), quali siano le responsabilità che la direzione generale del Dipartimento di PS implica, in virtù del ruolo. “Responsabilità” che, oltre a non essere ottemperate, sono state sistematicamente eluse in fase di L.A. Confidantialistruttoria processuale, con una serie di reticenze, coperture e manipolazioni, degne più di una cosca mafiosa che di una istituzione preposta all’applicazione delle legge, con funzionari di polizia che agiscono come gli sbirri incanagliti di un romanzo di Ellroy, sotto una cupola di omertà.
Abu GhraibIn proposito, solo gli Stati Uniti sono riusciti a far di meglio, istituzionalizzando la tortura a pratica scientifica (la chiamano scienza della carcerazione), magari codificata in appositi manuali d’uso (Human Resource Exploitation), e convogliando le pulsioni fasciste in un substrato ideologico dominante, che raggiunge vette inarrivabili in quello che è lo sport più praticato a livello nazionale, specialmente se si indossa una divisa: “kill the nigga!” (ammazza il negraccio).
Kill the niggerDavvero l’elezione di un presidente ‘negro’ deve aver sconvolto Solo un negrol’America bianca e bigotta, tanto lo spauracchio nero ha agitato i fantasmi oscuri della più profonda provincia americana, persa nelle sue mistiche ossessioni a mano armata.
Sniper-Jesus-50-Caliber-Barrett-RifleLa tortura funziona esattamente come il fascismo e ne ripercorre le stesse modalità d’uso: esiste, è diffusa e praticata con costanza più o meno intensa, ma non si dice e soprattutto non viene mai chiamata col suo nome.
Abu Ghraib (1)La tortura è sempre stata ampiamente tollerata e gode di estimatori (in)sospettabili ad ogni livello ‘istituzionale’, soprattutto tra i servi dello stato, che sul ricorso alla modalità de tormentis hanno costruito intere carriere poliziesche.
La differenzaAl massimo la si può biasimare blandamente a posteriori, nelle ricorrenze ufficiali, per mero conformismo che poi gli altri convitati internazionali ci guardano storto, ma senza mai troppa convinzione. A molti italiani, la tortura come idea oblivionastratta, come fantasia malata da condividere nei crocicchi da bar, in fondo piace. Perché stimola le perversioni sadiche dai richiami erotici di ogni citrullo di provincia, che sogna punizioni esemplari e vendette epiche nel fondo malato della sua anima nerissima. Perché ogni imbecille con un fucile si sente un giustiziere. E basta accarezzare una pistola, per fare di uno psicopatico fallito il vendicatore solitario di cause perse in tribunale.

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Lo Spirito dei Tempi

Posted in Masters of Universe, Ossessioni Securitarie with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 22 luglio 2011 by Sendivogius

In questi giorni, ricorre il decimo anniversario dei fatti di Genova: stesso premier, stessi ministri, stessi personaggi, stessa opposizione inconsistente di oggi. Si aggiungano, all’epoca, i contributi di un sopravvalutatissimo Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, più pavido che assente, il quale coi suoi silenzi e con le sue rapidissime firme legislative, accompagnate (si dice) da costante “irritazione” (che, se mai ci fu, rimase sempre privata), rese possibile il consolidamento dell’eccezione berlusconiana.
Gli eventi inauditi, che contraddistinsero il mattatoio genovese del Luglio 2001, costituiscono a tutt’oggi un buco nero della democrazia. A suo tempo, ne avevamo accennato QUI.
Soprattutto, rappresentano un black-out nello Stato di diritto, reso possibile dall’acquiescenza istituzionale e dalla sospensione delle garanzie costituzionali (che infatti si vogliono riscrivere), tramite i consueti meccanismi di una omertà di Stato che, dalla strategia della tensione alle stragi di mafia, sembra caratterizzare la storia politica dell’Italia repubblicana.
Si potrebbe persino ipotizzare che il G-8 del 2001 sia stato, a suo modo, il preludio di una nuova strutturazione del “potere” accentrato su base autoritaria per una conduzione individuale e supra legem del medesimo, che sacrifica il principio di legalità in favore del principio di necessità, più funzionale a nuove legislazioni speciali e all’accorpamento di funzioni straordinarie, slegate da vincoli e controlli…
In tale ottica, l’intervento repressivo di matrice poliziesca si potrebbe persino interpretare come un prova muscolare, per saggiare le eventuali resistenze al nuovo assetto incipiente. Certo è che trovò esecutori fanaticamente zelanti e oppositori remissivi del tutto impreparati; tant’è che le violenze di Genova contribuirono ad intimidire le istanze alternative e sopprimere le contestazioni ai nuovi assetti macroeconomici e geopolitici, imposti dai “Grandi” del pianeta.
C’è tuttavia da obiettare che ciò implicherebbe una intelligenza politica troppo sofisticata ed una pianificazione strategica troppo elevata, con ogni probabilità, fuori dalla portata degli organizzatori e degli esecutori materiali delle brutalità, perpetrate però con gusto e reiterate con sadico divertimento, a dispetto di una catastrofica gestione tattica, dai cosiddetti “tutori dell’ordine” evidentemente entusiasti di poter dare una lezione ai ‘rossi’ e forti delle più alte coperture nella certezza dell’impunità.
 Diciamo che gli accadimenti di Genova sono stati una sorpresa anche per noi: che la fascistizzazione delle forze di polizia fosse una realtà compiuta, era un fatto fin troppo evidente (il filtro funzione bene fin dai tempi di Scelba e Taviani); che però, oltre all’impreparazione, fosse così numerosa la presenza in organico di potenziali psicotici, in effetti ci ha stupito.
A giudicare dalle cronache degli ultimi anni, sembra che le cose non siano cambiate. Anzi!
Lo testimoniano le vicende inerenti la tragica fine di Aldrovandi, Rasman, Bianzino, Sandri, Cucchi.. tanto per citare i casi più gravi dove c’è scappato il morto per “tragica fatalità”. Ma abbondano gli episodi minori.
E se la maggior parte dell’organico in servizio è costituito sicuramente da persone degnissime, di eccezionale umanità e di rara sensibilità democratica, servitori indefessi dello Stato, che rischiano la vita per mille euro al mese etc. è pure vero che qualche piccolo problema nell’ambito della selezione e della formazione del personale operativo deve essersi pur verificata…


Fortunatamente, sull’annosa questione la vigilanza dei vertici è massima, né conosce indugi di sorta o reticenze interessate.

Per questo non ci stanchiamo mai di citare la lettera che l’attuale Capo della Polizia scrisse piccato al quotidiano La Repubblica onde ribadire il suo ruolo di controllore e garante responsabile, nell’evidenza dei fatti:

Caro Direttore,
Leggo che Repubblica si aspettava (anche) dai vertici della Polizia segnali di fedeltà alla Costituzione. Il vertice della Polizia è uno solo. Sono io. Credo perciò di doverle una pacata spiegazione. Metterei intanto da parte il richiamo alla fedeltà alla Costituzione che è assai suggestivo mediaticamente, ma anche questione troppo seria per essere messa in discussione dalla vicenda che trattiamo. Oltre 150 anni di storia, i nostri morti e il lavoro diuturno per il bene dei cittadini di migliaia di persone sottopagate onorano la Costituzione ogni giorno. Non credo perciò che nessuno abbia bisogno di essere rassicurato sulla fedeltà alla Costituzione delle forze di polizia.
Credo invece, e sono d’accordo con Repubblica, che il Paese abbia bisogno di spiegazioni su quel che realmente accadde a Genova. L’Istituzione, attraverso di me, si muove e si muoverà a tal fine senza alcuna riserva, non attraverso proclami via stampa, ma nelle sedi istituzionali e costituzionali.
Si muove, e si muoverà, inoltre, con i fatti. Dall’inizio del mio mandato, ad esempio, mi sto adoperando per approfondire, e anche correggere, tutte le modalità di intervento “in piazza” anche avviando la costituzione della prima scuola di polizia per la tutela dell’ordine pubblico che sarà inaugurata il prossimo 3 dicembre. Abbiamo ai vertici dei reparti, investigativi e operativi in genere, persone pulite. Dal luglio dello scorso anno, io sono il loro garante e mi assumo, come ho già fatto, la responsabilità per gli errori che possano commettere.
Caro direttore, sto scrivendo l’ultimo capitolo della mia storia professionale e non lo macchierò certo per reticenza, per viltà o per convenienza.

 Antonio Manganelli
 (16 novembre 2008)

Si sa poi che le intenzioni non collimano sempre con le azioni…
Sono passati quasi 3 anni dalla lettera e ben 10 dai fatti contestati. A Roma, ci si chiederebbe se il gatto non gli abbia mangiato la lingua.
Nel frattempo i principali protagonisti nella conduzione dell’ordine pubblico, ai tempi del famigerato G8 di Genova, hanno fatto carriera:
Il prefetto Giovanni (Gianni) De Gennaro, che all’epoca del G-8 era Capo della Polizia, il 17/06/2010 si è visto condannare in appello per istigazione alla falsa testimonianza nelle indagini inerenti ai fatti del G8 di Genova e in particolare per il feroce pestaggio alla scuola Diaz.
Attualmente, dirige il DIS (Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza) che vigila per conto della Presidenza del Consiglio sulle attività dei servizi segreti militari e civili.
Francesco Gratteri, che durante il G8 era capo dello SCO, è stato condannato in appello a 4 anni di reclusione e a cinque anni di interdizione dai pubblici uffici. Per il momento, è a capo della Direzione Anticrimine Centrale, dopo aver gestito l´Antiterrorismo ed essere stato questore di Bari.
Giovanni Luperi, ex numero due dell´Ucigos, condannato in appello a 4 anni di reclusione e a cinque anni di interdizione dai pubblici uffici, è diventato capo del Dipartimento analisi dell’AISI (Agenzia Informazioni e Sicurezza Interna), l´ex SISDE.
Gilberto Caldarozzi, terzo imputato eccellente per l´assalto alla scuola Diaz (e per questo condannato in appello a 3 anni e otto mesi), era diventato il numero uno dello SCO ed è poi stato promosso dirigente superiore “per meriti straordinari”, legati alla cattura di Provenzano.
Vincenzo Canterini, ex comandante del I°Reparto Mobile della Celere di Roma, unità sospettata di essere autrice delle violenze più gravi, è stato condannato in appello a 5 anni. Nel frattempo, è diventato questore e rappresenta l´Italia come ufficiale di collegamento dell’Interpol a Bucarest.
Spartaco Mortola, nel 2001 capo della Digos genovese, condannato a 3 anni e otto mesi, è diventato vice-questore vicario a Torino.
Altri due dirigenti della Polizia, Il vice-questore Pietro Troiani, all’epoca responsabile della logistica ed il suo assistente Michele Burgio, sono stati condannati a tre anni e nove mesi in appello. Entrambi sono accusati di aver introdotto le famose bottiglie molotov all’interno della scuola Diaz onde poterne poi millantare la scoperta e giustificare l’irruzione.
Anche Michelangelo Fournier, che parlò di “macelleria messicana” ma che fu accusato di essere tra i più determinati protagonisti del blitz, è diventato un alto funzionario della Direzione Centrale Antidroga.
Mai imputato invece il responsabile delle pubbliche relazioni, Roberto Sgalla, che alla Diaz parlò di «ferite pregresse» dei ragazzi massacrati lungo i corridoi della scuola. Il dott. Sgalla, dopo aver ricevuto il premio “Comunicazione pubblica” dal Salone europeo della comunicazione di Bologna, è diventato capo della polizia Stradale.


Nella fattispecie, le accuse rivolte agli alti funzionari coinvolti contemplano anche falsa testimonianza, verbali contraffatti, lesioni gravissime, arresti illegali…
Se queste sono le imputazioni attribuite ai capi che impartiscono gli ordini, poi non si può di converso biasimare la condotta della “truppa”.
 Comunque, tutto è bene quel che finisce bene, dal momento che le condanne non avranno probabilmente alcun effetto, visto che sono destinate a cadere quanto prima in prescrizione.
Cofidiamo pertanto che S.E. il dott. Manganelli possa essere sicuro “garante” per gli eventuali errori futuri, poiché in merito a quelli recentemente passati, nonostante i buoni propositi espressi a parole, la sbandierata “collaborazione” non è che si sia tanto vista… o quantomeno deve essere sfuggita all’attenzione dei più!
Del resto, il contributo della stessa magistratura è stato assai lodevole, visto i tempi biblici di giudizio, grazie allo smarrimento del tutto casuale di qualche centinaio di fascicoli che molto ha contribuito al proscioglimento di parte degli inquisiti [QUI] ed alla prossima prescrizione degli altri.
Giustizia è fatta!

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