Archivio per Satyricon

Adveniunt barbari ad portas

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , , , , , on 28 settembre 2012 by Sendivogius

A conclusione di un ciclo storico, il ventennio berlusconiano termina così com’era cominciato: una recessione economica devastante, sul vento dell’anti-politica che negli anni s’è trasformato in tempesta, con gli stessi problemi irrisolti di sempre nel frattempo deflagrati in cancro sociale, attraverso la farsa che anticipa e supera la tragedia.
Il Satyricon da basso impero che precede la calata dei barbari ne è solo il degno epilogo nel trionfo estremo del kitsch, al quale per almeno 6 lunghi lustri si sono uniformati i gusti ed i comportamenti dell’italiano medio, con un’indulgenza complice e spesso compiaciuta di una cosiddetta società (in)civile.
Se l’attuale crisi economica in corso ha un merito, è l’aver bloccato quella formidabile macchina del consenso, cessando di oliare gli ingranaggi di un meccanismo di redistribuzione sbagliata… La stessa che per decenni ha garantito la sopravvivenza di un sistema sostanzialmente corrotto, fondato com’era su flussi di denaro pubblico irrorati a pioggia fino ad esaurimento, su base clientelare (quando non clanica), per cooptazione, favoritismi e raccomandazioni estese su ritorno elettorale, dei quali tutti o quasi hanno approfittato con pochi scrupoli e senza troppe rimostranze.
Fintanto che la ricchezza circolava, nell’illusione di un arricchimento collettivo ancorché fittizio, il “sistema” andava bene a tutti. Adesso che i ‘soldi’ non circolano più sono tutti inkazzati, nella caccia ai responsabili dello sfascio generale… Basterebbe guardarsi allo specchio per trovare i principali colpevoli!
Più folla che popolo, gli italiani si rigenerano ogni volta ad immagine e somiglianza del peggio che li rappresenta, declinando le proprie responsabilità per auto-assoluzione, nella gaia innocenza della loro inconsistenza civica.
Conformemente, nel ’94 scelsero un miliardario fallito, titolare di un monopolio creato e favorito in tutti i modi possibili dalla dimenticata “casta” craxiano-democristiana, cresciuto all’ombra della massoneria deviata e delle logge eversive come la P2 di Licio Gelli, stringendo relazioni inconfessabili con le cosche della mafia siciliana. A livello meramente personale, si trattava di un imbarazzante bauscia da anni’50, indefesso puttaniere, che si presentava al grande pubblico con la faccia impiastricciata di cerone, comunicando solo tramite invio di videocassette (come Bin Laden) con una calza di nylon infilata nell’obiettivo della telecamera, in antitesi ad una folla di litigiosi cacicchi ammucchiati sotto le insegne di un centro-sinistra senza anima né idee.
Gli italiani lo votarono in massa. E insieme a lui elevarono agli onori delle Istituzioni repubblicane una tribù di trogloditi analfabeti con velleità secessioniste, provenienti dai villaggi della pedemontana. In aggiunta, scelsero i nostalgici del Fascio, direttamente ripescati dalle fogne della storia patria, a ideale contorno della nuova razza padrona.
Evidentemente soddisfatti, hanno continuato a rieleggerli per i 18 anni successivi, fino all’inevitabile (e naturale) epilogo. E adesso tuonano contro una classe politica, sacralizzata dal voto e assolutamente degna di un popolo di cialtroni che però si crede incredibilmente “furbo”.
Non per niente, i favori del momento sono riservati ad un ex cabarettista, che ha dismesso i panni di comico per indossare in pianta stabile quelli del buffone, il quale va blaterando in giro di dittatura democratica, con lui ovviamente nei panni del condottiero, e senza che si levi un solo dubbio tra il pubblico festante che anzi trova l’evocazione molto divertente. Tra i maitre à penser del novello Savonarola c’è una sorta di Rasputin informatico che fa profezie sulla Terza Guerra mondiale, teorizzando una distopia sul modello Matrix di meta-simbionti connessi tra loro.
Gli italiani, più che le cause, ricercano gli effetti di un degrado sociale e culturale che ha pochi eguali nel mondo occidentale. Il loro bersaglio polemico prediletto è sempre l’Altro, colto nella sua aliena alterità, che ne permette l’immutata propagazione di vizi e miserie spacciate per “arte di arrangiarsi” (Elogio del Furbo), presentata come massima espressione dell’italico savoir vivre, colto nel suo genio.
Attualmente, il modello di riferimento sembra essere quasi una riedizione dell’antica “Caccia alle Streghe”: una comunità lacerata al suo interno da vecchi rancori, impaurita dal futuro incerto, sconquassata dalla ‘crisi’ e da eventi ‘esterni’ (guerre, carestie, epidemie) che subisce senza comprendere. La ricerca di un capro espiatorio e l’arrivo di un Predicatore che indichi i bersagli da colpire, istituendo la sua inquisitio con tanto di giuria popolare.

Come giustamente hanno notato osservatori di ben altra pasta e intelligenza:

«In Italia viviamo tempi sempre più foschi.
Si fa più cupo il linguaggio della politica, che ormai si manifesta solo come incessante invettiva.
È l’era dei “moralisti d’accatto”, che fanno a gara per dimostrare l’ignominia altrui, senza curarsi della loro o quella di chi li circonda.
È tempo di sermoni e prediche, di nuovi e vecchi guru, di Cassandre o di Savonarola. Nuovi roghi, che fanno di tutta un’erba un fascio (littorio?), rinnovate parole crociate (per il tono inquisitorio), da contrapporre agli avversari intesi come nemici da abbattere.
È anche l’epoca delle grandi ipocrisie, dell’anti-Casta, anch’essa Casta, che, a volte e nella migliore delle ipotesi, non può dirsi più casta e pulita rispetto ai vizi e alle nefandezze altrui.
Sono tempi sempre più cupi. Tempi di estrema confusione.
In questo osceno scenario si enfatizzano i toni di alcuni moralizzatori, che si presentano in veste politica o giornalistica.
Si tace su questioni che toccano, riguardano e rischiano d’inficiare, se indagati o resi noti, l’opera di questi presunti novelli Catone.
La cerchia degli “amici degli amici”, ovviamente, non si cura nè sogna di “far le pulci” a chi si erge a censore dell’altrui operato o condanna, senza possibile appello, il malvezzo di agire solo in nome e per conto di interessi privatissimi.
L’altra Casta, quella dei giornalisti, usi a obbedir tacendo, sempre compiacenti verso i vecchi o i nascenti poteri, se non caduti in disgrazia, nulla dicono sulla dichiarata purezza della rinascente Inquisizione.»

Quant’è casta l’anti-casta?
Il Postideologico

Nel frattempo, per l’ordinaria amministrazione, ci si affida con sgomento e si tollera l’eccezione del Governo Monti: un direttorio tecnocratico di banchieri e professori da istituti privati, senza la più pallida idea di come sia la vita di tutti i giorni, nella distanza siderale che li separa dalle difficoltà quotidiane ed i sacrifici imposti ai comuni mortali. Sono i sacerdoti liberisti del rigore contro terzi, noncuranti e indifferenti a quello che realizzano in campo economico dato che, qualsiasi cosa accada, saranno sufficientemente ricchi da continuare a stare bene (John Lloyd). Soprattutto, sono il miglior passepartout per la sopravvivenza della sedicente “casta” e lo scardinamento degli ultimi diritti sociali, in una democrazia a libertà vigilata, con un Mario Monti disponibilissimo a continuare il proprio mandato, ma insofferente a ogni legittimazione di naturale elettorale o investitura popolare (sia mai!).
È il governo austero che con candore dichiara: “per rilanciare la crescita servono investimenti, ma li stanzieremo solo dopo che la recessione sarà finita”.
In pratica, è come se un medico dicesse: “ti somministrerò gli anti-settici, soltanto quando l’infezione sarà guarita da sola”. L’operazione è perfettamente riuscita, ma il paziente (ahi lui!) è morto. 
E tutto avviene nell’ignavia generale, mentre il popolo degli eterni bambini gioca alla sua nuova rivoluzione, rincorrendo i consiglieri regionali con le telecamerine per postare i video su youtube, convinti nella loro ingenuità cospirazionista di chissà quali nefandezze si consumino mai in truci aule consiliari aperte al pubblico e con assemblee verbalizzate. Non ci si capacita dunque come sì tante ruberie siano avvenute, senza che mai alcuno di questi segugi 2.0 da “fiato-sul-collo” si accorgesse minimamente di quanto i voraci onorevoli andavano realmente combinando. Troppo spesso si dimentica che gli atti di giunta sono pubblici e da chiunque consultabili, anche se sono ben pochi coloro che si prendono la briga di leggere bilanci e studiare delibere. Si tratta infatti di un’attività molto più dispendiosa e noiosa, che postare cazzate su facebook o salmodiare in coro “vaffanculo” davanti ad un maxischermo, con gli isterismi di un ragioniere invasato che tiene la sua consueta omelia anti-casta. Ed è pure per questo che in Italia tutto continua a (non) cambiare, affinché ogni cosa rimanga com’è… E’ un serpente che muta la pelle e sguscia via, pronto per mordere ancora.

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