Archivio per Salario

IL GRUGNITO DEL PORCO

Posted in A volte ritornano, Masters of Universe with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 10 giugno 2014 by Sendivogius

PIG - Art of EastMonkey

Ogni tanto ritornano…
Quando ci si illude di essersene finalmente liberati, eccoli che rispuntano fuori dallo scarico otturato dello scolo fognario, in cui si pensava invano di averli smaltiti. E invece no! Come le scorie radioattive, sono eterni. Perché un cialtrone, peggio ancora nella sua variante “tecnica”, e specialmente se incistato come una pustola nei deretani della ‘politica’, è per sempre!
ChuckyMonumenti tossici alla perniciosità dell’inutile, sono sempre pronti a ricicciare nei bassifondi della ribalta, con la stessa imperturbabile faccia di merda e spocchia immutata.
Con la simpatia trasgressiva di un Edward Gein prestato alle politiche sociali, sono amabili come un peto ad una veglia funebre; affidabili come un pedofilo assegnato ai servizi per l’infanzia; garruli come una battona in disarmo, compiaciuta nella sua oscenità indisponente.
Holy ShitNella fitta foresta dei Sempreverdi, si veda il caso di Gianfranco Polillo, il Gianfranco Polillomai ricordato abbastanza Sottosegretario all’Economia del ferale Governo Monti, con delega alla chiacchiera indiscriminata e vocazione alla schiavitù, provvisoriamente accantonato nel deposito sotterraneo dei burocrati d’oro a carico pubblico.
Con i suoi 20.000 euro e passa di pensione mensile (più varie ed eventuali), Polillo è uno strenuo sostenitore della lotta agli sprechi e del taglio degli stipendi (ovviamente degli altri), secondo una progressività inversamente proporzionale al reddito: più bassa è la retribuzione, più forte deve essere la riduzione di salario e di spesa. Ovviamente, nella rendita blindata della sua posizione stragarantita nel settore pubblico, ama esibirsi nel coro dei cantori dell’Austerità ad oltranza, tra i pretoriani dell’ultra-liberismo applicato al “rigore”: a parti inverse, la “lotta di classe” portata avanti con le atomiche del capitale finanziario.
Bounty KillerE questa parodia padronale di villain da fumetto pulp, non perde occasione per ribadire il rivoluzionario concetto dalle pagine dei quotidiani nei quali s’è prontamente riciclato come “opinionista”, col suo eloquio romanesco da cravattaro rionale, per sfuggire ad un oblio più che meritato. L’ultima perla a prova di anti-emetico, questo indefesso “servitore dello stato” col gusto per la provocazione ce la regala sulla pagine del magnanimo Huffington Post, dove sono ospitate le intemerate di questo idiota (nel senso ‘greco’ del termine) prestato all’imbecillità. Non si risponde di eventuali effetti collaterali.

Polillo

«Per risolvere la crisi, l’Italia deve deflazionare i salari […] Oggi la madre di tutte le riforme è quella del mercato del lavoro. Lasciamo sullo sfondo il cosiddetto jobs act – ne esamineremo i contenuti quando saranno noti – e non diamo troppo peso ai suggerimenti dei giuslavoristi. Sono uomini di legge. Preziosi quando l’economia tira e si tratta di razionalizzare le relazioni industriali esistenti. Oggi serve, invece, gente pratica, che conosce il mercato e sa dove mettere le mani. Ed è in grado di praticare la respirazione bocca a bocca, prima del definitivo collasso

Gente pratica e d’esperienza come l’inestimabile Polillo ed i suoi amici dalla cripta, noti per la loro provenienza dal duro mondo del lavoro e le mani consumate dai calli.
HellraisersLeggendario è stato l’impegno di Polillo nello SVIMEZ, carrozzone clientelare ad uso politico, per lo sviluppo economico del Mezzogiorno d’Italia. A settant’anni dalla sua fondazione, come non apprezzare gli strabilianti risultati di questa straordinaria Associazione?!? Tra i successi più apprezzati, spiccano i preziosi contributi per la creazione della Cassa del Mezzogiorno: quel formidabile pozzo nero di finanziamenti pubblici a fondo perduto, diventata proverbiale per sprechi, inefficienze, e ruberie a non finire.
Kiss of the DeathPiù che “respirazione bocca a bocca”, siamo al bacio della morte.
Confrontatosi con la spietata realtà del mercato, contro ogni posizione monopolistica, lacci e lacciuoli, il sor Polillo ha potuto infatti farsi ossa e muscoli in posizione blindatissima a prova di licenziamento, all’interno di una delle principali industrie di Stato: l’ENEL.

«L’idea è quella di una grande moratoria che sospenda, seppure per un periodo di tempo limitato, tutte quelle sovrastrutture giuridiche che oggi impediscono al mercato di funzionare. Via l’articolo 18, almeno per tutte le piccole e medie industrie. Via la superfetazione della presenza sindacale. Seppure in un mutato orizzonte, il modello di riferimento è la Fiat degli anni ’60.
[…] Darwinismo sociale? Ne siamo assolutamente consapevoli.»

Se ci fosse una qualche forma di “selezione naturale”, o di semplice giustizia divina, simili individui dovrebbero essere folgorati la mattina all’alba, prima ancora di poter flatulare impuniti le loro stronzate. Oppure, più semplicemente, lavorare per una settimana in catena di montaggio, invece di concionare dall’alto del loro irraggiungibile empireo di emolumenti stratosferici. Intoccabili perché “acquisiti”: i loro e quelli soltanto!
lineaTuttavia, nell’articolo il nostro pensoso eroe rispolvera altri vecchi cavalli di battaglia del Polillo di boiate e (sotto)governo, come il taglio dei salari e l’eliminazione delle garanzie contrattuali, con una particolare e inquietante predilezione per i metalmeccanici, insieme a tutti quegli intollerabili privilegi (come le ferie pagate!) che fanno degli operai una delle più odiose categorie di miracolati su rendita castale.
Perché come la brillante conduzione della crisi economica, evolutasi da recessione a depressione, con inquietanti rischi di stagnazione e deflazione, ci insegna: la contrazione dei salari ed il taglio radicale della spesa, nella cinesizzazione delle maestranze, non sarà forse il metodo più indicato per incrementare il PIL e ridurre il deficit sul debito, ma di sicuro è il modo migliore per entrare a pieno titolo nel Terzo Mondo, nella libera concorrenza, ovvero lotta per la sopravvivenza tra disperati costantemente sotto ricatto. L’importante è perseverare sulla scia degli straordinari successi visti finora.
Ovviamente, l’interesse di Polillo è tutto rivolto alla salvezza dell’Italia ed al consolidamento dei conti pubblici, nell’Elysium tecno-liberista di cui per evoluzione naturale Polillo è elite insieme ad i suoi soci di minoranza.
ElysiumD’altronde è noto l’eccezionale impegno profuso ad ogni ansimo nella lunga carriera di stenti, sacrifici e privazione, di questo “servo dello stato” e di chiunque altro avesse una qualche posizione di potere all’interno dell’apparato industrial-statale, sempre sul filo delle relazioni pericolose…
F3_05_elysiumEx funzionario alla Camera dei Deputati, è stato capo del dipartimento economico della Presidenza del Consiglio, dal 2001-2004, ai tempi delle spese allegre durante l’oculata gestione del secondo Governo Berlusconi. In virtù dei suoi servigi, viene promosso per meriti sul campo, avendo costantemente cassato e boicottato ogni provvedimento finanziario possibile del famigerato Governo Prodi.
pig_by_eastmonkeyPer conto di Giulio Tremonti, inventore della “finanza creativa”, il rigorista Polillo certifica il famoso “buco della sinistra”, diventando consigliere economico dell’immaginifico ministro. Sulla voragine contabile lasciata invece dal Papi della Patria non è dato saperne l’opinione, né risultano prese di posizione del pur loquace “tecnico” prestato alla politica. A dire il vero si tratta di un prestito a tempo indeterminato, giacché la meritocratica carriera di Polillo avanza in progressione con le sue piroette politiche: dai Socialisti ai Repubblicani, variabile come le maggioranze di governo. Ma il nostro, per non farsi mancare nulla, non si nega nemmeno una breve esperienza tra i “miglioristi” del vecchio PCI: ovvero, l’allora ala destra e più consociativa del partito, capeggiata dall’accomodante Giorgio Napolitano. Ed è proprio dal suo stretto contatto col mondo del lavoro e con le sue realtà, che l’esperto Polillo intesse la sua rete di relazione con altri ‘giganti’ come Renato Brunetta, Maurizio Sacconi. E soprattutto si lega mani e culo con Fabrizio Cicchitto (a cui Polillo pare confezioni gli ispirati discorsi), che lo raccomanderà a Mario Monti per la composizione della sua Famiglia Addams in versione di governo.
BeccamortiIn considerazione degli eccezionali successi del Pornocrate di Arcore e della sua corte, che nel 2011 avevano quasi condotto il Paese al collasso economico, l’ineffabile Polillo l’anno successivo perora l’elezione di Berlusconi a presidente della Repubblica, per le sue straordinarie prestazioni.
war pigsNaturalmente, il problema della spaventosa crisi economica sono i salari troppo alti degli operai e le troppe ferie degli italiani… Impensierito dai risvolti sociali, Polillo si preoccupa soprattutto delle conseguenze, con la lungimiranza di un generale bianco nella Russia controrivoluzionaria dell’ammiraglio Kolčak (peraltro su posizioni troppo progressiste per il moderato Polillo):

«Quali saranno le conseguenze di una crisi abbandonata a se stessa? Solo un fatto statistico o non incideranno sulla carne viva del Paese, sui suoi delicati equilibri sociali? Beppe Grillo su una cosa ha ragione: ha costituzionalizzato il dissenso. Finora. Ma se la crisi continuerà anche quella fragile diga sarà spazzata via da un conflitto sociale dagli esiti nefasti. Ecco allora che il presunto estremismo della nostra proposta, in termini di calcolo probabilistico, diventa il male minore. Si può perfezionare, stabilendo limiti temporali più stretti. Circoscriverne i luoghi dove tentare l’esperimento, per poi vedere l’effetto che fa. Scrollarsela di dosso con un’alzata di spalla replica, invece, la tecnica dello struzzo, che di fronte all’imminente pericolo infila la testa sotto la sabbia. Prima di essere travolto

La corazzata PotëmkinLe fucilerie, dott. Polillo! O tutt’al più le cariche all’arma bianca, con la baionetta innestata sui moschetti, come si usava fare nell’800 per tenere al posto suo la marmaglia sovversiva. In alternativa, c’è sempre il manganello e l’olio di ricino. Sono soluzioni che funzionano.
Keep this outAlla fine abbiamo capito qual’è la vera preoccupazione di padron Polillo: teme (beato lui che ci crede!) la rivoluzione bolscevica dei proletari. Ha paura di un biglietto di sola andata per la Siberia, a scavar canali lungo la Kolyma. Se così fosse, e ovviamente non sarà mai, scoprirà per la prima volta in tutta la sua privilegiata esistenza cosa vuol dire lavorare per davvero.

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Rivoluzionari da Oratorio

Posted in Business is Business, Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 4 maggio 2014 by Sendivogius

Le suorine di Clovis Trouille

Nel suo consueto rapporto annuale, dedicato al decubito della società italiana, il CENSIS conferma i referti clinici precedenti e raddoppia la dose omeopatica con spruzzate di cauto ottimismo, compensando la formula della felicità (connettività mutualistica tra soggetti sociali diversi) con la scoperta dell’acqua calda: con la crisi crescono le disuguaglianze sociali; “chi più aveva, più ha avuto”.
Ovvero, in Italia la recessione economica si è rivelata una formidabile occasione di arricchimento per i già ricchissimi, che hanno visto un incremento esponenziale dei loro patrimoni, a discapito di tutto il resto della popolazione, che nella scala della promozione sociale retrocede qualche dozzina di caselle indietro.
Scrupoloso come sempre, il Censis ci aggiorna che:

«I 10 uomini più ricchi d’Italia dispongono di un patrimonio di circa 75 miliardi di euro, pari a quello di quasi 500.000 famiglie operaie messe insieme. Poco meno di 2.000 italiani ricchissimi, membri del club mondiale degli ultraricchi, dispongono di un patrimonio complessivo superiore a 169 miliardi di euro (senza contare il valore degli immobili): cioè lo 0,003% della popolazione italiana possiede una ricchezza pari a quella del 4,5% della popolazione totale.
[…] L’1% dei “top earner” (circa 414mila contribuenti italiani) si è diviso nel 2012 un reddito netto annuo di oltre 42 miliardi di euro, con redditi netti individuali che volano mediamente sopra i 102mila euro, mentre il valore medio dei redditi netti dichiarati dai contribuenti italiani non raggiunge i 15mila euro. E la quota di reddito finita ai “top earner” è rimasta sostanzialmente stabile anche nella fase di crisi

E se per qualcuno è Natale tutto l’anno, per molti altri il tempo di Quaresima sembra non finire mai…

«Sono quasi 6 milioni gli occupati che nell’ultimo anno si sono trovati a fare i conti con una o più situazioni di instabilità e precarietà lavorativa. Un’area di disagio che rappresenta il 25,9% dei lavoratori e che può essere riconducibile all’instabilità lavorativa (che interessa una platea di 3,5 milioni di persone tra lavoratori a termine, occasionali, collaboratori e finte partite Iva) e alla sottoccupazione (relativa ai 2,8 milioni che vorrebbero lavorare più di quanto non facciano, ma non riescono per motivi che non dipendono da loro: tra questi vi sono 2.219.000 part-time involontari, ma anche cassaintegrati). Una situazione di precarietà e incertezza che va sempre più diffondendosi tra i lavoratori, considerato che tra il 2007 e il 2012 mentre il numero totale degli occupati è diminuito (-1,4%), quello di quanti si trovano in una delle condizioni descritte è invece cresciuto dell’8,7%.»

“47° Rapporto sulla situazione sociale del Paese”
CENSIS; rapporto annuale 2014 (Cap.IV)

Tear Dinanzi ad un corpo sociale spossato dalla crisi, che chiede soltanto la garanzia di un reddito dignitoso da lavoro sicuro (e possibilmente stabile), il governo rivoluzionario del Bambino Matteo, coi suoi pucciosi chierichetti da chiostro fiorentino, non poteva certo restare insensibile, con tutta la propensione al dialogo che contraddistingue questa saccente nidiata di boy-scout. Da segnalare, nell’ambito del cerchio magico, il pragmatismo del nuovo responsabile economico, Filippo Taddei, professore americano non abilitato in Italia. Il problema più grande della fuga dei “cervelli” (?) all’estero è che prima o poi ritornano… Sempre!
pucciosoOvviamente, l’esecutivo dei miracoli col suo Mosé in testa non interviene sulle tutele e sulla stabilizzazione lavorativa; meno che mai sui livelli salariali e sulla giungla contrattuale delle collaborazioni mascherate.
moseRecependo appieno le richieste dei lavoratori, e massimamente quelle dei lavoratori flessibili, il solito provvedimento blindato (che ormai il Parlamento è inutile ed il Senato da abolire) istituisce per decreto la precarietà a vita, onde non alimentare false speranze ed inutili aspettative che poi gli schiavi si montano la testa.
coniglio darkoPertanto, giusto in concomitanza con la “festa dei lavoratori”, dal cilindro di fuffa e di governo ecco spuntare l’ennesima bozza, peggiorata e corretta, del mitologico Jobs Act. In pratica, la traduzione anglofona dello “Statuto dei lavori”, tanto caro a quel Maurizio Sacconi (ovviamente promosso a presidente della Commissione lavoro al Senato), che infatti è parte integrante di quest’ennesimo “governo del fare”: dai papi-boys ai papa-boys.
Abolito da tempo ogni straccio residuo dell’Art.18, nei fatti svuotato di senso e di sostanza, il gabinetto di salute pubblica nell’ordine stabilisce:
a) L’eliminazione di ogni causale circa i motivi del ricorso dei contratti a termine; che poi alle “risorse umane” si spremevano troppo le meningi, giacché nella soprannaturale ipotesi di un controllo di verifica sarebbe difficile dimostrare come “l’assunzione temporanea derivante dall’incremento delle attività di produzione” si verifichi quasi sempre in concomitanza coi turni festivi, notturni, scioperi, o campagna di prepensionamenti.
b) L’introduzione di una multa pecuniaria, e soprattutto irrisoria visto che difficilmente supererebbe i 5.000 euro e subito verrebbe condonata, per ogni violazione contrattuale e che peraltro va corrisposta all’erario e non al lavoratore precarizzato, che non ha alcuna contropartita.
c) Il ricorso abnorme all’apprendistato, che è un modo perfetto per sottrarsi agli oneri contributivi ed erogare salari al di sotto del minimo contrattuale, senza nemmeno la certezza di stabilizzazione per i più ‘meritevoli’ (il 20% della quota di apprendisti) alla fine del periodo di sfruttamento legalizzato. La stabilizzazione è rimessa alle aziende con oltre 50 dipendenti, dove la stragrande maggioranza delle mansioni generiche alle quali vengono destinati gli ‘apprendisti’ non richiede requisiti ed abilità, tali da non essere acquisite in una dozzina di giorni di lavoro.

receptionist_monkey

L’assoluta assenza di ogni riferimento salariale, adeguamento retributivo e sostegno al reddito da lavoro (a parte la marchetta elettorale degli 80 euri mensili, per giunta a corto di coperture), con le dinamiche salariali rimesse all’azione miracolistica di un mercato saggiamente guidato dalla mano invisibile della provvidenza, ricordano per molti versi la Legge bronzea dei salari di David Ricardo, clamorosamente riportata in auge dagli economisti neo-classici che ispirano il modello liberista vigente. Legge di bronzo, come le facce di chi la sottende, che può essere riassunta nelle parole che Emile Zola mette in bocca al nichilista russo Souvarine in Germinal:

«Aumentare il salario, che forse si può? Una legge di ferro lo fissa allo stretto necessario; all’indispensabile, perché l’operaio possa mangiare pane e sputo e procreare dei figli. Se il salario scende sotto quel livello, l’operaio crepa; e la richiesta di nuovi operai lo fa risalire. Se supera quel livello, cresce l’offerta di manodopera e lo fa calare. È l’altalena delle pance vuote, la condanna a vita alla galera della fame

 Emile Zola
“Germinal”
 Einaudi, 1951

Per capire l’impianto ispiratore della contro-riforma e lo spirito che ne ispira l’essenza, basta leggere le dichiarazioni di Angelino Alfano, il kazako alla destra del Kazzaro:

Angelino AlfanoAbbiamo dovuto vincere alcune resistenze della sinistra post comunista, e devo dire che la collaborazione con la sinistra che non è comunista guidata da Matteo Renzi sta dando davvero ottimi frutti. Abbiamo smontato la Legge Fornero (che già faceva schifo di suo!) e abbiamo inserito tanto Marco Biagi. Vuol dire meno vincoli, meno regole, più libertà per gli imprenditori e regole più semplici per chi fa le assunzioni. Il nostro obiettivo è semplificare la vita.”

Poi certo bisogna vedere a chi viene semplificata la vita ed a quali altri viene resa impossibile…
Indubbiamente, questo è uno dei capolavori migliori nel mazzo del riformatorio targato Renzi, che sceltosi bene gli amici (Alfano, Cicchitto, Formigoni, Sacconi, Berlusconi..) non ha alcun problema ad attaccare i nemici: i “sindacati” in primis ed uno in particolare (la CGIL), ma anche i “professoroni” (termine che contiene in nuce tutto il disprezzo che solo il populismo fascistoide ha per gli intellettuali), e ovviamente la “sinistra” (e non solo la pletora di rottami in stato catatonico a manca del partito bestemmia).

Grillo-Renzi-Berlusconi ipnosi

Tuttavia, nell’Italietta abulica dei ducetti allo sbaraglio, il panorama è desolante per una scelta politica sostanzialmente inesistente, se non circoscritta alle tifoserie da fanclub.
Dinanzi al livello crescente di insofferenza ed assenteismo elettorale, nel distacco sempre più marcato tra cittadinanza e rappresentanza, viene in mente la secessione della plebe romana sul Monte Sacro… Parodiando il celebre apologo di Menenio Agrippa, qui non ci troviamo di fronte ad uno stomaco che tutto fagocita e poi (non) ridistribuisce.
Il NullaNel caso attuale, abbiamo due mani completamente separate dal corpo che gesticolano a vuoto, digitando tweet, con una bocca perennemente ridente che si profonde in proclami e scadenze.
Alle sue spalle, in più bassi anfratti, una sacca biliare che rigurgita livori gastrici a getto continuo, che nella sua crassa ignoranza intestinale sproloquia in peti e si produce in grappoli emorroidali.
Davanti a vista, la protuberenza oscena e circoscritta nella sua impotenza da neoplasia prostatica; penoso e penale, nelle sue pene da postribolo basso imperiale.
É la variante oscena del mostro politico a tre teste di invenzione ciceroniana… Nella fattispecie abbiamo un’Idra tricefala, innestata su di un unica cloaca e che si nutre dei medesimi liquami.

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La matematica è un’opinione

Posted in Business is Business, Kulturkampf with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 6 giugno 2012 by Sendivogius

 3,5 miliardi di euro. Secondo la Ragioneria dello Stato, a tanto ammonterebbero i mancati introiti dalle entrate tributarie nei primi quattro mesi del 2012, con un differenziale del 2,9%.
Contrordine! Per il Ministero dell’Economia, nel primo quadrimestre di quest’anno il gettito fiscale è aumentato dell’1,3%.
Ovvero, le entrate sono inferiori rispetto a quanto preventivato dal DPEF (documento di programmazione economica e finanziaria), stilato a cura del Governo Monti, ma comunque superiori a quanto incassato dal Fisco nell’anno 2011 epperò minori a quanto previsto per il 2012.
In attesa che Governo e Ragioneria si mettano d’accordo per far quadrare i numeri e arrotondare la cifra da presentare a saldo finale, ci si chiede se i grandi professoroni del direttorio tecnico sappiano almeno tirar di conto..!
In ‘soldoni’ (perché proprio di questo si parla), vuol dire che il recupero dell’evasione fiscale è di gran lunga inferiore al previsto e quindi, al di là delle operazioni di facciata, non si sta davvero incidendo là dove l’evasione è più radicata e sostanziosa.
Vuol dire pure che, se il Governo ha sottostimato il mancato gettito erariale, di converso sta sopravvalutando le sue capacità di spesa, peraltro falcidiata dal patto di stabilità. E questo implica il rischio concreto di una mancata copertura fiscale per i progetti di rilancio della crescita economica e per lo sviluppo. In merito, è difficile capire dove si pensi di andare a pescare il “miliardo” per l’ennesima (e pessima) riforma dell’Istruzione… Il resuscitato Pornonano, con la lungimiranza che gli è consueta, ha proposto di stampare banconote direttamente in casa: “pazze idee” in pieno delirio senile.
Ma, se il Governo non incassa quanto stabilito, ciò vuol dire anche che verranno viste al rialzo le aliquote dell’IMU con un ulteriore aumento della tassa sulla casa, già priva di ogni requisito di progressività. A tal proposito, una suprema Corte più solerte avrebbe dovuto da tempo prendere in considerazione i possibili vizi di costituzionalità della norma che impone il tributo in questione.
E, con ogni probabilità, vuol dire altresì che sarà necessaria la famosa “manovra aggiuntiva”, così pervicacemente negata ma persistentemente evidente da mesi e nei fatti.
D’altra parte, gli innesti tecnici trapiantati al primo governo biodroide della repubblica non sono nemmeno sfiorati dall’idea che una eccessiva pressione fiscale possa comportare una pericolosa flessione del gettito fiscale ed un drammatico calo dei consumi, in conseguenza alla caduta del potere d’acquisto dei salari. A maggior ragione se una tassazione è tanto più iniqua, quanto più si fonda sulle imposte indirette, perché risparmiano le grandi rendite patrimoniali e gravano maggiormente sui lavoratori dipendenti e famiglie, erodendone capacità d’acquisto e livelli di vita.
Si tratta davvero di una cosa difficilissima da prevedere; specialmente dopo l’aumento esponenziale delle accise sui carburanti, in un paese dove le merci viaggiano prevalentemente su gomma ed ogni rincaro della benzina viene ricaricato inevitabilmente sui beni al consumo. Per questo, in una congiuntura fortemente recessiva, per calmierare l’aumento dei prezzi, in risposta alla stagnazione dei salari, al crollo dell’occupazione, ed alla contrazione dei redditi (integrati dal prosciugamento dei risparmi privati), il Governo tecnico sta pensando bene di elevare l’IVA al 23%.
La scusa ufficiale è il terremoto in Emilia. Infatti, per rilanciare l’economia delle zone colpite, il Governo si guarda bene dallo sbloccare i crediti alle aziende e cancellare i tributi agli abitanti, che però si vedranno sospendere le tasse per il momento fino a Settembre. Per consolazione, il prossimo inverno, quegli emiliani che rimarranno senza casa e senza lavoro, ma coi tributi da pagare, si scalderanno il cuore ripensando alle marcette militari del 2 Giugno.
Nella psiche contorta dei super-professori-tecnici, il nuovo aumento dell’IVA (che a sua volta incide sul prezzo della benzina) costituisce un fondamentale contributo per il rilancio dei consumi, che certo non mancherà di mostrare presto i suoi effetti tra gli italiani che stanno rinunciando a tutto, comprese le cure mediche. Coerentemente, avanzano le prime ipotesi di introdurre un’assicurazione integrativa parallelamente allo smantellamento del servizio pubblico. I grandi gruppi assicurativi, le cliniche private, e le fondazioni (esentasse) ringraziano sentitamente.
Con 28 milioni di persone a rischio povertà (parola del ministro-banchiere Corrado Passera), più difficile sarà capire dove gli italiani troveranno i soldi per potersi pagare l’assicurazione medica… 28 milioni di persone che indubbiamente hanno vissuto al di sopra delle loro possibilità, come ama ripetere l’ineffabile ministra Elsa Fornero, e che per questo vanno castigati senza remore; al massimo con una lacrimuccia!
Almeno moriremo col bilancio in pareggio ed i complimenti della Merkel per il brodetto dei crucchi.
 D’altra parte la professorina indemoniata, che mai avremmo creduto potesse farci rimpiangere un Maurizio Sacconi, sta finalmente portando all’incasso la sua controriforma del lavoro, dove la questione non è come creare più occupazione e più garanzie, ma come estendere i licenziamenti a tutti e renderli più facili, in nome di una percezione opportunamente incoraggiata e molto aleatoria dei ‘mercati’, dietro la quale si nasconde una più concreta rivalsa ideologica del peggiore padronato confindustriale. Ce lo chiede l’Europa… E soprattutto Marchionne! Il grande “innovatore” del quale si attendono ancora i 20 miliardi di investimento promessi, dopo l’estorsione dei contratti capestro con lo straordinario contributo di Cisl e Uil: i sindacati responsabili, al servizio del capitale ed al soldo del padrone.
È ovvio che a preoccupare gli investitori stranieri non sono certo i tempi biblici della nostra giustizia civile coi suoi tempi di prescrizione dimezzati, la corruzione endemica, la presenza di una criminalità organizzata profondamente infiltrata nel mondo imprenditoriale, la mancanza di tutele per le imprese oneste contro i concorrenti che falsificano i bilanci e truffano sulle forniture…
Di conseguenza, grazie al formidabile contributo Monti-Fornero ed alla loro riforma del lavoro fortissimamente voluta, già si registrano file di imprenditori esteri incolonnati ai confini, che scalpitano e sgomitano tra di loro per investire per primi in Italia, tanto che quest’anno la disoccupazione giovanile è arrivata al 36% sfondando al ribasso le peggiori statistiche europee. Evidentemente, anche il decreto ‘Cresci-Italia’ sta funzionando a pieno regime..!
Tra le novità epocali della sedicente “Riforma Fornero” vale la pena di ricordare:
a) L’introduzione di misure contro la pratica illegale delle cosiddette “dimissioni in bianco”, già sanzionate dalla Legge n.188 del 2007, e opportunamente abrogata del Governo Berlusconi l’anno successivo… Ad Emma non piaceva.
b) L’estensione dell’obbligo di reintegro dei lavoratori ingiustamente licenziati anche per le piccole imprese, o la concessione di indennizzi in assenza di reintegro.
I provvedimenti introdotti dalla Fornero sono in realtà già previsti dall’Art.3 della Legge 109 del 1990 ed integrati dal Decreto legislativo n.368 (del 06/09/2001), ai quali si aggiungono le ulteriori modifiche in materia di lavoro a tempo determinato, disciplinate dalla Legge n.247 del 2007 e dal Decreto Legge n.112 del 2008 (l’omnibus tremontiano).
In dettaglio,

 Sul reintegro dei dipendenti per le aziende sotto i 15 dipendenti:

Il licenziamento determinato da ragioni discriminatorie ai sensi dell’art. 4 della Legge 15 luglio 1966, n. 604, e dell’art. 15 della Legge 20 maggio 1970, n. 300, come modificato dall’art. 13 della Legge 9 dicembre 1977, n. 903, è nullo indipendentemente dalla motivazione addotta e comporta, quale che sia il numero dei dipendenti occupati dal datore di lavoro, le conseguenze previste dall’art. 18 della Legge 20 maggio 1970, n. 300, come modificato dalla presente legge”

  [Legge 109/90; Art.3]

 Sugli indennizzi corrisposti ai lavoratori, in assenza di reintegro:

“Con riferimento ai soli giudizi in corso alla data di entrata in vigore della presente disposizione, e fatte salve le sentenze passate in giudicato, in caso di violazione delle disposizioni di cui agli articoli 1, 2 e 4, il datore di lavoro è tenuto unicamente a indennizzare il prestatore di lavoro con un’indennità di importo compreso tra un minimo di 2,5 ed un massimo di sei mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto, avuto riguardo ai criteri indicati nell’articolo 8 della legge 15 luglio 1966, n. 604, e successive modificazioni.”

  [D.L. 112/08; Art.4bis]

 Dopo l’imbecille analfabeta che bruciava le leggi a pacchi, o il Governo Monti produce normative senza nemmeno conoscere la giurisprudenza pregressa, oppure c’è un’enorme malafede che confida nell’ignoranza collettiva. E questo vuol dire che la Fornero, ed il resto dei ‘tecnici’ e la grande stampa liberale che fa loro da sponsor, ci prendono compostamente per il culo.
Intanto l’Italia è in recessione, che è già bella che arrivata da almeno 8 mesi! E la cosa sarà lunga… Altro che ripresa nel primo trimestre del 2013!!
Se questi sono gli risultati dei “tecnici” e del loro decreto ‘Salva-Italia’, tanto valeva tenersi i partiti coi loro esecrati “professionisti della politica”… peggio di così non potevano fare.
E, d’altro canto, per noi profani condannati a lenta agonia, morire impalati non è una valida alternativa dall’essere bolliti vivi.

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