Archivio per Roberto Saviano

Cronache dell’Altromondo (II)

Posted in Stupor Mundi with tags , , , , , , , , , , on 5 agosto 2017 by Sendivogius

Grande preoccupazione negli operatori del settore, dopo lo scoperchiamento del vaso di pandora delle cosiddette “organizzazioni non governative”, dinanzi al verminaio per lungo tempo nascosto ipocritamente sotto al tappeto dalla pusillanimità di governi succubi ad ogni ingerenza esterna.
 Valerio Neri, direttore generale per l’Italia di Save the Children, si è subito affrettato a rimarcare le distanze da qualsiasi ‘collusione’ (perché tale sembra essere considerata) con le istituzioni italiane, assicurando l’assoluta estraneità dell’organizzazione a qualunque indagine di polizia, nel certificare violazioni di normative che si considerano a sé estranee…

«Sono preoccupato soprattutto dal fatto che si possa pensare oggi ad una esagerata vicinanza, a una non vera indipendenza di Save the Children dal governo italiano, dopo la firma da parte nostra a differenza di altri del Codice di Condotta delle Ong. Temo che si possa pensare che abbiamo fatto la spia sul conto della nave Iuventa, e non è vero. Save the Children non c’entra niente. E’ stato il personale tecnico della nave, cioè gli addetti alla security, al salvataggio, a fare le segnalazioni […] Nessuno può escludere che anche sulle nostre navi possa esserci polizia sotto copertura. È importante fare attenzione nel reclutamento del personale, noi stiamo molto attenti

Alludendo alle “spie”, ci mancava solo che parlasse di “infami”, e di codici di “affiliazione”, e la metafora implicita sarebbe stata perfetta..!

Guardato a vista nella sua stanzetta blindata dalla quale oramai discetta di tutto dispensandoci le sue verità rivelate, l’immancabile Roberto Saviano, sempre più prigioniero del suo ruolo ed autopromosso esperto mondiale di mafie, si è subito sentito in dovere di farci sapere la sua opinione a contratto, nell’ennesimo e (ir)rinuncianbile editoriale, producendosi nella difesa d’ufficio ad oltranza di quello che, alla riprova dei fatti, si configura sempre di più come un “potere alternativo a quello legittimo fondato sulle leggi e rappresentato dallo Stato”. E peccato che assomigli sempre di più ad un potere parallelo che spesso sembra agire in deroga a regole, che evidentemente non reputa vincolanti e che soffre come una forzatura indotta, misconoscendo le autorità pubbliche quasi queste fossero subordinate alle sue necessità private. Una entità separata, che rivendica la sua totale autonomia, salvo poi accollare gli oneri economici e sociali di una “accoglienza” coatta, che ovviamente non considera di sua competenza, ad una intera comunità messa a fatto compiuto ed esautorata da ogni voce in merito. Ennesima variante ideologica del benaltrismo nella sublimazione di ogni principio di realtà, che nella negazione di ogni pragmatismo lascia per reazione lo spazio agli istinti di pancia più beceri col demagogo di turno, il concetto è presto riassumibile in una espressione dalla volgarità congenita, ma pur sempre di rara efficacia nella sua valenza pratica:

«Fare i froci col culo degli altri è una pratica antichissima. Si annovera tra la moltitudine di espressioni falsamente omofobe, perché poggia sul presupposto che ricevere del sesso anale sia necessariamente doloroso. Il che è naturalmente falso.
Fare il frocio col culo degli altri significa, in parole spicce, fare quelli che sono pronti ad un atto giusto, eroico, ma doloroso, perché sai noi abbiamo l’animo nobile. Solo che poi quell’atto lo si fa fare a qualcun altro, che si becca tutto il bruciore di culo, mentre noi ci teniamo il merito delle chiacchiere e dei buoni propositi, senza aver fatto una beata bega.
Di froci col culo degli altri ce n’è in ogni angolo. A volte sono talmente bravi che pare lo stiano facendo col culo proprio, ma poi ti metti a guardare meglio e ti dici: “Oh! Aspetta un secondo, ma quello mica è il culo suo!”. Infatti non lo è. La maggior parte delle volte il culo è il nostro

Nell’articolo in questione [QUI], che prendiamo in prestito da Linkiesta, si parlava di tutt’altra cosa. Ma a ben vedere il concetto ha una sua estensibilità universale, nelle sue molte varianti d’uso…

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EI FU…

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , , , , on 26 novembre 2016 by Sendivogius

7-gennaio-1959-alla-vigilia-dellingresso-allavana

È morto Fidel Castro. Le roi est mort, vive le roi!
Ora, si possono pensare e dire molte cose buone o cattivissime del lìder maximo della Rivoluzione cubana, che comunque sia, piaccia o non piaccia, è stato uno dei protagonisti più complessi (e longevi) della storia del ‘900, segnando un’epoca e soprattutto un’utopia; più di quanto i nani ed i pagliacci cotonati, che si agitano nel verminaio di questo orrido squarcio di XXI secolo, saranno mai… 
i-3-bidoniFu un uomo duro? Certo! Fece degli errori? Infiniti! Fu un despota narcisista col gusto del potere? Sì anche (ma non solo), vogliamo parlare pure di tanti sedicenti “statisti” democratici?!?
Soprattutto, è stato l’uomo che (con molti altri) osò sfidare un impero. E vinse! Fu così che un’insignificante isola caraibica si trasformò in una moderna Tortuga, mantenendo la sua indipendenza e dignità, nell’arcipelago delle repubblichette bananiere che costellano da sempre quello che gli USA, sotto ogni amministrazione, considerano il loro esclusivo “cortile di casa”, da gestire per procura su mandato coloniale, soggiogare col ricorso sistematico al terrorismo di stato, e utilizzare come immenso laboratorio economico neo-liberista (prima che le ricette venissero imposte al mondo intero) su scala continentale. S’è visto poi quali erano le alternative considerate accettabili (ed invocate) al governo castrista

videla-pinochet

Nella sua esclusività, Cuba rappresentò invece un’eccezione unica nella storia latinoamericana; fu necessario cingerla con un cordone sanitario perché il contagio non si diffondesse. E lo chiamarono embargo.
Fu vera gloria? A posteri l’ardua sentenza…

Noi critichiamo Fidel, ma non lo condanniamo. Lasciamo le considerazioni ad altri, tanto sarebbe impossibile per noi esaurire l’argomento in così poche righe. E di più non aggiungiamo.
lavana-marzo-1960Quello che invece proprio non ci riesce di capire è per quale imperscrutabile legge della trascendenza su ogni fatto, evento, sbadiglio, vero o presunto tale che sia, sistematicamente, puntuale come un orologio rotto che segna l’ora esatta due volte al giorno, ogni volta ci dobbiamo sorbire l’immancabile omelia di San Roberto Saviano: l’Oracolo vivente per l’intrattenimento gerontologico da varietà finto impegnato, che ogni volta dispensa le sue perle di ovvietà e pregiudizi di saggezza. E che dal cantuccio nel quale vive rintanato in esilio volontario, come auto-recluso guardato a vista (tanta è la paura che s’è preso l’ultima volta), non resiste all’irrefrenabile impellenza di pontificare su tutto e su tutti. E farlo massimamente su cose che non conosce e delle quali ignora tutto, quasi che l’esternazione gratuita (ed inutile) rispondesse all’esigenza primaria di mantenere in vita la propria leggenda di carta, difendendo se stesso dall’ombra sempre roberto-savianoincombente dell’oblio che grava sui predicatori da salotto. Insomma, uno di quelli che per sopravvivere ha bisogno di creare dei “casi” mediatici attorno alla morte altrui, purché non ci si scordi di lui… E per la bisogna parla come un Trump di merda qualunque.
I nani, i pagliacci, e i giganti. Per l’appunto!

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SUPERCOP

Posted in A volte ritornano, Ossessioni Securitarie with tags , , , , , , , , , , , , , on 30 giugno 2011 by Sendivogius

È fresca di giornata la notizia dell’iscrizione nel registro degli indagati di Vittorio Pisani, capo della squadra mobile di Napoli, con l’accusa di favoreggiamento nei confronti di sospetti camorristi e del clan dei fratelli Lo Russo, nell’ambito di una inchiesta per usura e riciclaggio di capitali illeciti (col coinvolgimento di dozzine di banche compiacenti), in una più vasta operazione di evasione fiscale, secondo le indagini condotte dai magistrati della Procura partenopea e per la quale risulta indagato anche il calciatore Fabio Cannavaro. E’ infatti il “calcio” un altro bel mondo che negli ultimi anni ci ha regalato grandi soddisfazioni fuori dagli stadi.  Sul merito, questo scrive il procuratore di Napoli, che pure indaga sugli scandali della P4:

«Il dottor Vittorio Pisani, legato con solidi e comprovati rapporti di amicizia con Marco Iorio ed in rapporti con Salvatore Lo Russo, suo confidente, non ha esitato a rivelare a Iorio l’avvio dell’indagine da parte di questo ufficio, informandolo al contempo del contenuto di alcune annotazioni di servizio redatte dal suo stesso ufficio. Ciò inevitabilmente ha arrecato un serio pregiudizio alle indagini, specialmente sotto il profilo della compiuta individuazione ed acquisizione dei beni da sequestrare, essendosi sia Marco Iorio che Bruno Potenza, a sua volta informato da Iorio, immediatamente attivati per occultare i capitali, parte dei quali effettivamente già trasferiti all’estero, programmando in queste ultime settimane addirittura la vendita a prestanome delle stesse attività di ristorazione. Ma si è anche accertato che il dottor Vittorio Pisani era da anni a conoscenza del reimpiego dei capitali illeciti da parte di Marco Iorio e non solo non ha mai effettuato alcuna indagine, nè redatto alcuna comunicazione di notizie di reato, ma ha intrattenuto quotidiani rapporti amicali con questo ultimo

A suo tempo, del dott. Pisani avevamo già parlato [QUI]; il superpoliziotto è infatti famoso per l’insofferenza verso l’autodidatta Roberto Saviano, nei confronti del quale non ha mai nascosto la propria stizza, rimarcando con orgoglio virile il fatto che Lui, il superpoliziotto anticamorra, con i boss non ha mai avuto problemi:

«Io faccio anticamorra dal 1991. Ho arrestato centinaia di delinquenti. Ho scritto, testimoniato… Beh, giro per la città con mia moglie e con i miei figli, senza scorta. Resto perplesso quando vedo scortate persone che hanno fatto meno di tantissimi poliziotti, carabinieri, magistrati e giornalisti che combattono la camorra da anni. Non ho mai chiesto una scorta. Anche perché non sono mai stato minacciato. Anzi, quando vado a testimoniare gli imputati mi salutano dalle celle».

Vittorio Pisani
Intervista rilasciata a Napoli on line
(14/10/2009)

Non si può dire che non sia un uomo schietto. Alla luce delle imputazioni (se confermate), tanta esibita sicurezza assume una colorazione diversa. E quantomeno ambigua…

Si dice che le “istituzioni” siano lo specchio del Paese che rappresentano. Solamente nell’ultimo anno, abbiamo avuto Carabinieri coinvolti in ricatti ed estorsioni (Caso Marrazzo a Roma);
omicidio ed usura (Camaiore); depistaggio e occultamento di cadavere (Arce); la Polizia penitenziaria che secca i fermati prima del processo; i massimi vertici della Guardia di Finanza invischiati in una colossale rete affaristico-spionistica, come non si vedeva dai tempi del SIFAR del generale De Lorenzo (o della P2 di Licio Gelli)… E chi più ne ha ne metta!

Adesso si capiscono tante altre cose…

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21 Grammi

Posted in Ossessioni Securitarie, Roma mon amour with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 1 novembre 2009 by Sendivogius

00 - Robocop Alcune settimane fa, un alto funzionario di Polizia a capo della Mobile napoletana, Vittorio Pisani, decise di levarsi qualche sassolino dalle scarpe e prendere a fiondate Roberto Saviano, contestando la decisione di accordare la scorta allo scrittore.
Nella sua requisitoria anti-Gomorra, il poliziotto spiegava ai
“non addetti ai lavori” che la causa delle minacce a Saviano, in sostanza, andrebbe rintracciata nella cattiva condotta tenuta dal tapino… Questo perché: «nel rapportarsi con la criminalità organizzata ci sono regole deontologiche, come il rispetto della dignità umana, che vanno rispettate».
Dall’alto della sua esperienza, Pisani forniva anche una preziosa nota metodologica: «Quando ho bussato alla porta di un superlatitante per arrestarlo, lui mi ha chiesto di aspettare un minuto perché la moglie era svestita. Io gli ho proposto di far entrare due agenti donne. Lui ha acconsentito e ringraziato».
Perciò, senza false modestie, il funzionario può chiosare che Napoli, con i suoi 70 omicidi all’anno, è una città pacificata: «Quasi tutti i capi clan sono detenuti e non c’è più la sensazione d’impunità di un tempo». E la differenza si nota…
 (L’intervista integrale la potere leggere qui)
Educazione e rispetto sono la base della civile convivenza. Certe accortezze sono importanti… Altro che Saviano! Uno che si permette di offendere i boss casalesi.
Stefano Cucchi invece aveva la sfortuna di essere incensurato, non un killer né un camorrista. A lui tante attenzioni non erano certo dovute. Con un curriculum criminale tanto insignificante, ogni sensibilità era fuori luogo. Per questo è morto.

01 - Stefano Cucchi IL FATTO. Stefano Cucchi ha 31 anni; è un puntino anonimo nell’immenso mosaico delle periferie romane. La notte del 15 Ottobre viene fermato dai Carabinieri in prossimità del Parco degli Acquedotti, con 20 grammi di fumo e 2 di cocaina, quindi arrestato in flagranza per spaccio e possesso di sostanze stupefacenti. E sono le 23,30.
Normale routine.
Convinti forse di aver a che fare con un narcotrafficante, visto l’incredibile quantitativo di droga sequestrata, i militari effettuano un’immediata perquisizione (senza trovare nulla) nell’abitazione di Cucchi che vive coi genitori.
Normale routine.
Ore 2,00 del 16 Ottobre. I Carabinieri formalizzano l’arresto di Stefano nella caserma dell’Appia, dove rimane fino alle 3,40 a.m.
Ore 3,55. Stefano Cucchi viene trasferito nella caserma di Tor Sapienza, in camera di sicurezza.
Intorno alle 5,00 del mattino, Stefano (che soffre di epilessia) si sente male.
In base alla ricostruzione deducibile da verbali, i Carabinieri avvertono il Pronto Soccorso che invia un ambulanza. Stefano rifiuta di farsi visitare e rimane a dormire nella sua celletta. Ad ogni modo, i paramedici si intrattengono in caserma per quasi mezz’ora per precauzione. L’infermiere riscontra le ecchimosi sul volto del ragazzo. E sono le 5,20 a.m.
Poco dopo le 9,00 del mattino, Stefano viene svegliato per essere condotto in tribunale dove lo attende il processo per direttissima. E si fanno le 9.30 a.m.
A Palazzo di Giustizia, Stefano viene nuovamente preso in consegna dai militari che hanno effettuato l’arresto e quindi affidato agli agenti della Polizia Penitenziaria in servizio presso il tribunale.
Alle ore 12,50 ha luogo l’udienza che si conclude giusto in tempo per il pranzo (13,30). Nonostante non abbia alcun precedente penale, soffra di crisi epilettiche e presenti una forma di anoressia, a Stefano vengono negati gli arresti domiciliari, in quanto per il magistrato sarebbe un “senza fissa dimora”. E la perquisizione domiciliare dei Carabinieri? Bastava leggere la carta di identità per sapere il domicilio. Gli viene inoltre assegnato un avvocato d’ufficio, senza tenere conto della nomina di un avvocato di fiducia.
Ma questa non è nemmeno l’assurdità più grave. Nessuno si chiede il perché di quel volto tumefatto e di quei lividi che gli appesantiscono le palpebre, ad eccezione del padre di Stefano. Le richieste di incontrare il figlio vengono negate.
Dopo la condanna, Stefano Cucchi viene tradotto dalla Penitenziaria nel carcere di Regina Coeli, dove il medico di servizio certifica la presenza di “lesioni ed ecchimosi nella regione palpebrale bilaterale” e decide il suo trasferimento all’Ospedale Fatebenefratelli, per una visita di controllo più approfondita. Le lastre effettuate in ospedale evidenziano la rottura di alcune vertebre e lesioni alla testa, con una prognosi di 25 giorni.
Stefano Cucchi viene quindi trasferito al reparto detentivo presente nell’Ospedale Sandro Pertini, al Tiburtino, dove muore in stato di isolamento la notte del 22 Ottobre, per “arresto cardiaco”.
In tutto questo periodo, al ragazzo sono state negate le visite dei familiari (ai quali non è stato concesso parlare nemmeno con i medici curanti) e, pare, persino i ‘conforti religiosi’ che pure il ragazzo aveva chiesto
.

 IL REFERTO AUTOPTICO. L’autopsia di Stefano viene svolta senza la presenza di un perito di parte. È evidente l’intenzione di chiudere in fretta la vicenda. In assenza, per il momento, di dati certi si rimpallano le dichiarazioni. Per evitare che il tutto finisse occultato dietro la solita cortina fumogena, la famiglia Cucchi ha deciso di divulgare le foto del corpo di Stefano. Non mancheremo quindi di rispetto nel pubblicarle.
AVVERTENZA: Le immagini sono a forte impatto e non crediamo si debba per forza imporre la visione anche a chi non lo desidera. Tutti gli altri possono cliccare nei link appositi, perché le foto sono dure ma esplicite e molto aiutano a capire. Stefano Cucchi pesava 42 Kg al momento dell’arresto; 37 Kg dopo la morte.
 [Foto 3. La morte di Stefano Cucchi]
Per i medici che (NON) si sono occupati di Stefano «Non c’erano i segni evidenti di un pestaggio nè il ragazzo vi fece mai cenno».
 [Foto obitorio]
Inoltre il medico legale che ha effettuato l’autopsia, Dino Tancredi, non avrebbe riscontrato tracce di emorragia interna.

05 - Stefano Cucchi

L’esame autoptico rivela comunque la presenza di sangue nello stomaco e nell’uretra. Si riscontra inoltre un vasto edema cerebrale e traumi plurimi. L’occhio destro risulta rientrato nell’orbita; l’arcata sopraccigliare sinistra gonfia e la mascella destra ha un solco verticale, che presuppone un segno di una frattura.
 [Foto 4. Asimmetria delle orbite e lesioni alla mascella]
Lesione delle vertebre nella regione lombare e sacrale con frattura del coccige.

07 - Vertebre

Secondo la cartella clinica stilata dal prof. Aldo Fierro, responsabile del reparto di medicina penitenziaria all’Ospedale Pertini, la frattura alle vertebre non sarebbe “recentissima”, risalendo addirittura al 30 Settembre, come avrebbe dichiarato lo stesso Stefano. La causa sarebbe imputabile ad una rovinosa caduta per le scale. [Foto 6. Spina dorsale]
Come Stefano si reggesse in piedi da 20 giorni, andandosene in giro per la città, è un mistero che il professore non spiega. Durante il ricovero, Stefano rifiuta di alimentarsi e persino l’assunzione di liquidi, ma questo sembra non costituire un grosso problema per il personale medico.

«Non era certo mia la competenza, questo lo so, ma visto che il ragazzo continuava a digiunare, a rifiutare acqua e cibo in ospedale, si poteva magari pensare di rimandarlo a casa ai domiciliari oppure in comunità»

È di moda lo scarica-barile… 

Ponzio Pilato

 IMPROVVISAZIONI. Se fossimo più maliziosi, si potrebbe quasi azzardare un ipotesi per assurdo. Una di quelle supposizioni che sfidano l’impossibile e violano la logica… Il frutto perverso della nostra psiche distorta… Immaginiamo allora di essere infettati dal germe di un’insana follia…
Stefano-CucchiStefano viene colto da una crisi epilettica subito dopo l’arresto. È notte fonda ed i militari, già scoglionati dal turno di notte, ci mettono un po’ a capire… pensano che stia dando in escandescenze, magari è un tossico in crisi di astinenza! Qualche ceffone e la fa finita! E invece Stefano continua, nonostante i pestoni dietro la schiena (le vertebre) e i calci nel culo magari con gli anfibi d’ordinanza (il coccige). ‘Ma che cazzo! E se sta male davvero?!?’ Allora si chiama l’ambulanza…
Assurdità; infamate!
Oppure un bel ‘comitato di benvenuto’ a Regina Coeli, tanto per ammorbidire i nuovi arrivati, specialmente se hanno fatto casino durante il fermo… il famigerato corridoio… Come al G-8 di Genova, a Bolzaneto o alla Diaz… Ma qualcuno stavolta esagera….
Altre assurdità; pura follia!
Appunto. Per questo sarebbe meglio fare chiarezza attraverso il rigido accertamento della Verità. E se le demonizzazioni non servono a nulla, francamente ha stancato questa sacralizzazione a priori della ‘divisa’ e dell’uomo che la indossa, assurto a status semi-divino nell’infallibilità dell’impunità.

“In Italia, le forze dell’ordine sono, per definizione, sante e immacolate. Il poliziotto letterario-televisivo italiano è una specie di icona, al massimo un simpatico pasticcione, più spesso un eroe purissimo. E se emerge che un generale dei carabinieri patteggiò con la mafia, nella letteratura della penisola detta impropriamente noir non ne resterà traccia”.
 (Valerio Evangelisti – 20/10/09)

In tal senso, si distinguono vecchi fascisti come Filippo Ascierto, che però scambia i Carabinieri italiani con i Carabineros cileni di Pinochet; e soprattutto Ignazio La Russa,  il guerrafondaio  alla Difesa, cha ha subito sentenziato:

“Non sono in grado di accertare cosa sia successo ma di una cosa sono certo: del comportamento assolutamente corretto da parte dei carabinieri in questa occasione. Non c’è dubbio che qualunque reato abbia commesso questo ragazzo, ha diritto ad un trattamento assolutamente adeguato alla dignità umana. Quello che è successo non sono però in grado di riferirlo perchè si tratta di una competenza assolutamente estranea al ministero della Difesa, in quanto attiene da un lato ai carabinieri in servizio di forze di polizia, dall’altro lato al ministero dell’Interno, dall’altro al ministero della Giustizia”

Ministro dell’Interno che sembra non essere interessato minimamente dalla faccenda. Interpellato nel merito, da una giornalista che ha osato rivolgergli la fatidica domanda, il padano Maroni non ha trovato niente di meglio che continuare a gingillarsi col suo cellulare, impegnato ad inviare i suoi messaggini.
Onore invece a Filippo Rossi e a Ffwebmagazine, la testata online della “Fondazione Fare Futuro”, a dimostrazione che persino in Italia potrebbe esistere una Destra democratica e rispettabile:

“Verità e legalità per tutti: in fondo è semplice. Uno Stato democratico non può nascondersi dietro la reticenza degli apparati burocratici. Non può esistere una terra di mezzo in cui si consente quello che non è consentito, in cui si difende l’indifendibile, in cui la responsabilità individuale va a farsi friggere in nome di un codice non scritto che sa tanto, troppo, di omertà tribale”

Si può morire per poco più di 21 grammi di roba? Evidentemente sì. In Italia, valgano una condanna a morte.

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