Archivio per Roberto Giachetti

ROMAGEDDON (III) – Panem et Cichorium

Posted in Roma mon amour with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 11 marzo 2016 by Sendivogius

The PriestAppassionanti come una pantegana agonizzante all’imbocco di un tombino, utili come un herpes genitale, si conclude finalmente la farsa indegna delle primarie all’italiana. O per meglio dire, si macera nei suoi stessi liquami questa loro variante improvvisata ad cazzum dell’originale USA, subito riadattata alle solide tradizioni italiche, divenendo lo specchio di vizi antichissimi: clientelismo elettorale, compravendita del voto di scambio, e galvanizzazione del notabilato locale, con la riesumazione degli antichi cacicchi democristiani resuscitati nei cimiteri viventi del partito bestemmia, con tanto di “party raiding” annesso ed espanso all’ibrido nostrano. Walter VeltroniImportate a suo tempo da Water l’Amerikano (a Roma), quello che non ha mai superato l’infantile complesso di identificazione con l’oggetto mitologico dei suoi scimmiottamenti, le ‘primaries’ de Noantri servivano soprattutto a far sentire politicamente partecipi, e socialmente aggregati, una massa di boccaloni intruppati dietro ad un seggio improvvisato per giocare alle elezioni per finta, nell’illusione di scegliersi il proprio candidato versando un piccolo obolo.
the-following-featuredPoi è arrivata la buffonata on line della Casaleggio Associati: un modo perfetto per incrementare i clic della congrega e fornire un intrattenimento esclusivo per i selezionatissimi followers della setta digitale.
-silvio-berlusconi-sundayE ovviamente, da buon ultimo, in un contorno ceronato di pompette e pompXXX (vabbé! Ci siamo capiti), non poteva mancare il Pornonano (o quel che ne rimane) col suo candidato unico su modello plebiscitario.
SalviniIl problema invece non si pone minimamente per quello sbavante cinghialotto della pedemontana che si fa chiamare Matteo Salvini: emblematico caso mediatico di parassita in conto pubblico, dalla ciarliera inutilità ambulante, col suo codazzo di fobici psicopatici a mano armata. Ma qui siamo nell’ambito degli argomenti intoccabili, non foss’altro perché trattare delle deiezioni salviniane è un po’ come strizzare la diarrea sperando che diventi solida, nell’invariabilità di sostanza.
n-SALVINI-RETWEET-large570In tempi di aspiranti reucci e ducetti d’accatto con le fregole decisioniste, che si agitano nel pentolone vuoto di vacue promesse e propaganda all’ingrosso, il rituale farlocco delle primarie serve innanzitutto per simulare una qualche investitura ‘democratica’ ai proconsoli su nomina del Capo, con città da occupare prima ancora che amministrare, e galvanizzare truppe sempre più raccogliticce. Non è un caso che nei gazebo semivuoti, i candidati ‘scelti’ provengano tutti dalla corte del Piccolo Principe fiorentino, nella totale sicurezza della loro designazione, senza sorprese (brogli inclusi) proprio come da copione.
Il caso Roma parla da sé. Tra i moltissimi problemi oggettivi, la città ne aveva uno massimamente soggettivo…
Ma te prego!Nella rete di alleanze trasversali, intrecci di interessi privati e consorterie politiche, l’organigramma renziano passa attraverso l’occupazione fisica del potere, cominciando dalle grandi città, dove il radicamento sociale della sua corte di provincia è minimo. Roma costituisce il pezzo pregiato della scacchiera; il controllo della Capitale è il passepartout fondamentale per accedere alle profane stanze della Curia vaticana ed ai salotti che contano, dove si muove quel generone capitolino che al chiuso dei propri circoli sportivi già sogna la grande greppia delle olimpiadi. È ovvio che al netto delle criticità, con tutti i suoi limiti (e non erano pochi), un alieno incontrollabile come Ignazio Marino era, prima ancora che un problema, un intralcio da eliminare quanto prima. Come rimuovere un sindaco sgradito, per sostituirlo con un proprio ubbidiente replicante?!? Be’ innanzitutto si soffoca un’amministrazione comunale, negandogli i trasferimenti dovuti e lesinandogli al minimo i fondi per la conduzione ordinaria, salvo poi gridare alla paralisi istituzionale di una gestione inefficiente e organizzare campagne a tambur battente sul “degrado” (che gli appassionati di questo sottogenere pulp li troverete sempre). Poi si tira dentro ad uno scandalo inesistente un sindaco logorato e scientificamente screditato da una campagna mediatica ostile, tanto per essere certi di stroncarne ogni velleità di resistenza ed infamarne la persona. Quindi si procede al commissariamento del sindaco legittimo, ma non prima di una character assassination pompata a livello virale sui giornaletti amici, peraltro in ottima compagnia con fascisti e grillini. E se proprio il sindaco non si vuole dimettere, si formalizzano privatamente le dimissioni della giunta dal notaio con un atto che non ha precedenti.
renzi bilancioD’altronde, il Pittibullo di Pontassieve voleva un suo fedelissimo da mettere alla guida della Capitale. Detto-Fatto. E siccome tutti i pianeti ruotano attorno al Re Sole, niente devo oscurare l’astro nascente del Bambino Matteo che evidentemente non aveva a disposizione niente di meglio che un Roberto Giachetti, da candidare a sindaco della città. Lo stesso che fino al Dicembre del 2015 ha spergiurato di non volersi mai e poi mai candidare, in ossequio al valore della coerenza che segna la rispettabilità della politica italiana.
RobertoGiachettiEsperto in cambio multiplo di casacche, il Robertino nazionale ha praticamente attraversato mezzo arco istituzionale: Partito Radicale, Verdi, Margherita, PD… sempre irrilevante come i suoi scioperi della fame per le cause più improbabili: la calendarizzazione della legge sul conflitto di interessi; lo svolgimento dell’assemblea costituente del partito; per la legge elettorale… e così via digiunando, secondo i rigori della dieta “radicale” da cui proviene.
L’esperienza lui la racconta così:

«Nel 2002 ho affiancato Marco Pannella nello sciopero della sete per sollecitare il Parlamento a ripristinare il plenum della Corte Costituzionale attraverso l’elezione dei due giudici mancanti; o quando nel 2004 ho digiunato per un mese per ottenere la calendarizzazione, a distanza di anni, del ddl Frattini sul conflitto di interessi (a dispetto delle promesse elettorali che lo volevano risolto in 100 giorni), o quando ancora mi sono battuto contro la paralisi di quattro mesi in cui si è trovato il Parlamento, ancora una volta, nell’elezione di due membri della Consulta.
Giachetti in sciopero della fameNel 2007 la prospettiva del Partito democratico inteso come forza progressista a vocazione maggioritaria che nascesse sulle ceneri dei due grandi partiti della Prima Repubblica e che, al contempo, li superasse con la creazione di una realtà politica nuova, moderna, riformista e slegata dalle vecchie ideologie mi ha affascinato da subito. Al punto da impegnarmi in prima persona, di fronte agli ostacoli e ai ritardi che hanno accompagnato questa esperienza prima che vedesse la luce, intraprendendo uno sciopero della fame per sollecitare gli organi dirigenti del Pd ad indicare una data certa per l’Assemblea Costituente (e nel 2008 con l’obiettivo di ottenere una formale deliberazione della data per lo svolgimento delle primarie a Roma)

Fedele al principio del capo, facile agli innamoramenti ad personam piuttosto che agli ideali; è l’arlecchino indisponente alla costante ricerca di un padrone da servire. Per questo sfoglia tutto il cucuzzaro disponibile, senza mai spostarsi dall’alveo romano: c’è l’immancabile Marco Pannella (il feticcio da cui tutto ha avuto inizio), poi l’infatuazione passeggera per Walter Veltroni, salvo trasferirsi con armi e bagagli alla corte del renzismo militante. Ma è con Francesco Rutelli (ex radicale pure lui), in arte Er Cicoria e già Piacione, che Roberto Giachetti spicca il grande balzo verso la ribalta nazionale, facendo la sua fortuna con la fusione fredda tra ex Margherita e DS (i più che defunti Democratici di Sinistra), caso più unico che raro in cui un partito con numeri da prefisso telefonico riesce a fagocitare il partito più grande, incistando i suoi troppi generali senza truppe in ogni poltrona disponibile e stravolgendo completamente la natura del gruppo maggioritario, risplasmandolo a propria immagine e somiglianza. In natura si hanno pochi esempi per spiegare una simile trasformazione: i virus ed il cancro.
rutelli Cooptato al governo insieme a tutto il resto dei Cicoria-Boys e gli infiniti petali della Margherita, tra ex radicali folgorati sulla via di Damasco e camaleonti democristiani, Roberto Giachetti mette solide radici per la sua carriera come capo-gabinetto del Rutelli Sindaco, durante il pernicioso Giubileo del 2000 che ha portato alla ribalta altri incredibili fenomeni come l’inarrivabile Guido Bertolaso, salvo mettere in giro la leggenda che sarebbe sgradito alle gerarchie d’Oltretevere.
margheritaQuando non è troppo impegnato a reggere il drappo regale dei suoi capi-bastone, il nostro promettente Robertino scambia il cazzeggio organizzato per impegno politico, seguendo il principio dello “stare in mezzo alla gente”:

«Nel luglio del 2008, anche per tastare l’umore della gente sulla prospettiva politica verso cui ci si avviava, ho messo insieme a un gruppo di ragazzi l’iniziativa “Salite a bordo” e siamo saliti su un pulmino che ha attraversato l’Italia più nascosta, quella dei borghi e dei paesi di mille anime, e dopo un viaggio di due mesi è nata l’Associazione CarpeDem, un progetto mirato alla creazione di una rete di scambio di opinioni ed idee sulla politica e sulla società, con l’occhio rivolto al Partito Democratico e con l’obiettivo di dare un contributo diverso ed innovativo ai modi e alle forme della partecipazione.
Roberto GiachettiE’ stato quello un periodo intenso ed impegnativo (anche perché fare avanti e indietro con Roma per stare in Aula ad organizzare un gruppo di più di 200 persone lo è necessariamente!) ma resta fra i più belli della mia esperienza politica e soprattutto umana. Sono felice di averlo fatto, lo rifarei domani, so di averlo fatto “sdoppiandomi” con il mio parallelo ruolo in Aula ma credo onestamente di non aver trascurato nulla dei miei impegni parlamentari e di questo sono contento.
Nel 2008, sulla scorta delle tante persone conosciute per quella strada e per non disperdere questo straordinario patrimonio umano e civico, come Associazione ho lanciato un corso di formazione sui generis, giocato sul titolo Formazione in corso, una sorta di formazione “al contrario” e al contempo il primo format televisivo del Pd, in cui questi giovani hanno avuto la possibilità di confrontarsi con i principali protagonisti dei vari settori della società in maniera paritetica, gestendo direttamente le varie giornate attraverso domande dirette e senza filtri, realizzando schede video con dati e statistiche, elaborando e producendo documenti in piena autonomia. In parallelo ho promosso e “sponsorizzato” una lista di giovanissimi alle comunali di Roma nel 2008 con il relativo format tv Fammisentirelavoce.
[…] E proprio sulla scorta di questo impegno totalizzante sui banchi di Montecitorio mi è venuta l’idea di raccontare in modo rapido e sintetico l’attività settimanale in Aula, attraverso un canale YouTube dedicato, con brevi resoconti trasformatisi in una sorta di rubrica chiamata “Pillole da Montecitorio”. Contestualmente ho iniziato a sperimentare e ad apprezzare la funzione dei social networks, in particolare facebook e twitter grazie ai quali posso interagire e confrontarmi sui temi piu diversi, non soltanto quelli legati all’attività politica e parlamentare

Per il resto, è lecito temere che quest’uomo nella vita non abbia mai fatto un beato cazzo, nella condizione privilegiata di chi non ha mai dovuto lavorare e nell’assoluta assenza di una qualsivoglia competenza degna di una qualche menzione.
renzi-lavoroDue cose colpiscono nella splendida narrazione dell’onorevole candidato Giachetti: “le 200 persone da organizzare”, si riferisce alla sua attività di vicepresidente (dimissionato) della Camera, ed i 9.250 miserabili euri raccolti finora dai suoi sostenitori per la campagna elettorale da aspirante sindaco.
Una candidatura che buca. Come una bolla di sapone.

Homepage

CENTRALISMO DEMOCRATICO

Posted in Masters of Universe with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 13 giugno 2014 by Sendivogius

Soviet loli by Rozett

Al Bambino Matteo l’atmosfera della Cina deve aver giovato particolarmente.
Renzi-Kim Nel ritrovato centralismo democratico, raggiunta la maggior età, il Signor Cretinetti ci offre alfine un formidabile saggio del pluralismo ai tempi del renzismo, con tanto di dimostrazione pratica sulla sua personale concezione del dissenso e dei modi con i quali intende gestirlo, nell’occupazione manu militari delle Istituzioni e di ogni poltrona disponibile.
I requisiti fondamentali, nell’Italietta meritocratica, gggiovane, e plebiscitaria del Rottamatore decisionista, sono: essere amici personali di Renzi; aver sostenuto (e finanziato) la campagna elettorale di Renzi; essere stati all’asilo insieme a Renzi; essere fidanzata con un ex compagno (parola grossa!) di scuola di Renzi; aver frequentato lo stesso oratorio di Renzi; essere fiorentini, o tutt’al più toscani.
Thoughts-of-Chairman-MiaowPer il resto, nell’agenda delle priorità non risulta certo la lotta alla disoccupazione, a meno che non si creda davvero che la soluzione sia il vecchio “collegato lavoro” di Maurizio Sacconi, ribattezzato Jobs Act secondo la moda tutta italiana di celare le peggiori fregature, dietro qualche anglicismo che fa molto provinciale nel paese che non mastica una parola d’inglese. Meno che mai il contrasto all’evasione fiscale, per la quale è pronto il lancio di in gigantesco scudo fiscale da far impallidire l’omologo varato a suo tempo dal Tremonti ministro.
Fondamentale è l’abolizione del Senato e la pronta approvazione della “bozza” del ministro Boschi, nota costituzionalista, ancor più famosa per la sua esperienza in ambito giuridico.
Matteo RenziTra le priorità ovviamente non rientra il contenimento di una corruzione diventata sfrontata nella sua impunità. Dinanzi alle fogne del Mose e dell’Expo, improvvidamente scoperchiate da una magistratura troppo indipendente, la principale risposta del Parlamento a maggioranza renziana è stata la pronta promulgazione di un provvedimento che introduce la “responsabilità civile dei magistrati”. Esattamente quello che il Paese (e pure l’Europa) chiedeva e che ci vuole per rilanciare gli investimenti esteri. E poco importa se la scandalosa norma verrà (forse) corretta al Senato, fintanto che non verrà abolito. È interessante notare come l’emendamento appena votato avrebbe avuto valore di legge, se la controriforma “costituzionale” fortissimamente voluta dal premier fosse stata già approvata. Ovviamente, non risultano prese di posizione e richiami alla “disciplina di partito”, rivolti al nutrito pattuglione di “franchi tiratori” capeggiati dal deputato Roberto Giachetti: ex radicale folgorato sulla via del renzismo.
remingtonScopriamo invece che il principale problema di un’Italia spossata da una recessione quinquennale e prosciugata da 20 di berlusconismo è Corradino Mineo, che vuole bloccare le strabilianti riforme di questo arrogante bulletto fiorentino, insieme agli altri senatori della “minoranza” del partito. Con questi ovviamente il Rottamatore non parla: o con me o contro di me. Il dialogo lo riserva con un noto puttaniere dimesso da senatore per indegnità morale e inquisito per un’infinità di reati che vanno dalla corruzione aggravata all’evasione fiscale. Si tratta davvero della persona ideale per varare la nuova riforma della Giustizia e riscrivere insieme la Costituzione della Repubblica.
Matteo-Renzi E lo fa dopo aver usato il partito come un taxi (senza pagare la corsa), disertandone platealmente le riunioni di direzione; contestandone sistematicamente vertice e segreteria fin da quando (grazie all’appoggio del partito) era un semplice presidente di Provincia, di cui si è sbrigato a sostenere l’eliminazione una volta terminato il mandato e incassata l’elezione a sindaco. Come le scimmie, non lascia mai un ramo, senza avere la certezza di averne prima afferrato un altro. E facendo le scarpe in maniera indegna al suo predecessore, come nemmeno il Massimo D’Alema dei tempi d’oro (#Enrico-stai-sereno). Critico feroce dell’allora Commissione Bicamerale, ha subito inaugurato un nuovo corso all’insegna della massima trasparenza: lui Berlusconi lo incontra direttamente in privato, da pregiudicato interdetto dai pubblici uffici, siglando un “patto” di cui non è dato conoscere clausole e contenuti.
Renzi“Ce lo chiedono 12 milioni di italiani!” Si precipita a specificare il Luca LottiSottosegretario alla Presidenza del Consiglio: Luca Lotti, 32 anni orrendamente portati, già responsabile nazionale dell’Organizzazione e Coordinatore del Renzi segretario di partito, mentre la gentile consorte è invece dipendente del Comune di Firenze impiegata presso la segreteria dell’allora sindaco Renzi.
Tutto in famiglia!
Peccato solo che quei 12 milioni di italiani, alle elezioni del 2013 avessero votato per tutt’altro governo e tutt’altro programma… Certo non Matteo Renzi, divenuto premier grazie ad una squallida manovra di Palazzo, e che per la bisogna non si è mai sentito in dovere di candidarsi alle elezioni politiche. Certo non per formare un governo di coalizione con: Maurizio Cicchitto; Angelino Alfano; Maurizio Lupi; Carlo Giovanardi… tanto per citare alcuni degli “alleati” più ingombranti e tacere degli altri per pudore e orrore.

Alfano 2013

Con questi il premier decisionista non ha alcun problema a relazionarsi e trovare compromessi, e fare accordi ben oltre i limiti della decenza. Perché gli incontri ed i patti si siglano con i Verdini ed i Gianni Letta. I nemici, da rimuovere con una telefonata quando diventano ingombranti, sono i Mineo, i Chiti, i Cuperlo, i Civati, i Casson e tutti coloro che, all’interno del PD, proprio non vogliono allinearsi al radioso sentiero del Renzi incoronato, nella celebrazione della grande epifania democristiana.
Ed iniziano ormai ad accorgersene in parecchi, almeno per chi vuol vedere…

«Dice il sottosegretario Lotti che “dodici senatori non possono permettersi di mettere in discussione il volere di 12 milioni di elettori”. Ha spiegato così perché il senatore Mineo (i dodici, poi diventati 13, si sono autosospesi in solidarietà con lui) è stato rimosso per poter far guadagnare al Pd la maggioranza sulla riforma del Senato nella ormai fatale Commissione Affari Costituzionali.
Potrei chiedere come fa il governo a sapere che quei dodici milioni di italiani hanno votato specificamente per la riforma Renzi sul Senato. Potrei chiedere di quali elettori si parla. Perché se si parla di quelli che hanno eletto l’attuale Parlamento, allora il Premier attuale non è stato votato e Mineo sì. Se invece parla del voto per le Europee andrebbe ricordato che il pur immenso consenso non è comunque consenso politico diretto.
In ogni caso gli eletti, come abbiamo ricordato di recente in merito alla ondate di espulsioni dal M5S, hanno diritto alla libertà di opinione. Come del resto i militanti di partito – in questo caso, se parliamo al segretario del Pd, mi pare che andrebbe ricordato che in quel partito si è lavorato una vita (del Pd stesso e di varie generazioni di militanti) per affermare il diritto al dissenso interno, con conseguente richiesta di affrontare questo dissenso con pratiche il più possibile lontane dallo stalinismo.
Questi sono naturalmente dettagli. Si sa che i renziani credono che il potere che hanno in mano vada gestito in maniera decisionista. Chi dissente è palude, lo sappiamo.
Tuttavia, visto che la convivenza civile è fondata sulla salvaguardia – che nel suo piccolo riguarda la salvaguardia delle regole – non posso che segnalare che brandire l’investitura popolare come legittimazione ad agire forzando le regole costituisce una tentazione autoritaria. Non farò a Renzi il torto di accostarlo a Berlusconi, perché sappiamo che ha ambizioni e riferimenti storici molto più alti.
Nelle sue idee il paragone è Blair, o Obama. Peccato che anche la traiettoria di questi leader dimostri che il vasto consenso popolare non fornisce un passaporto con il destino. Blair è alla fine caduto nella trappola delle sue forzature (ricordate l’Iraq? In queste ore qualcosa di molto drammatico ce lo ricorda) e Obama in quelle della sua inefficacia.
Ma forse sbaglio geografia. Forse è la visita in Cina ad aver fatto velo al giudizio del nostro premier. Lì certamente c’è un bellissimo modello su come governare insieme un partito, un paese, le riforme, un mercato, e, se possibile, il mondo

  Lucia Annunziata
   (12/06/2014)

Ovviamente è tutta Ka$ta e conservatori cattivi che gufano sulle ‘riforme’, secondo il lessico renziano che manco all’asilo!

Homepage