Archivio per Roberto Burioni

Cojona Vairus

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , , , , on 7 marzo 2020 by Sendivogius

La sociologia è una scienza bistrattata, soprattutto incompresa, nella sua aspirazione a farsi ‘popolare’ e fuggire dai confini angusti delle accademiche stanze, con risultati non sempre riusciti…
È il caso dell’esimio e pensoso Professor Ricolfi.
Luca Ricolfi appartiene a quell’elite colta di intellettuali liberali, convinti di essere di “sinistra”, semplicemente perché provano (ancora) una certa repulsione naturale (sentimento di cui però si vergognano) verso quella plebaglia becera, che infesta le latrine del web e sbava appresso al Pifferaio di turno, attribuendo estensivamente alla “Sinistra” un elitismo (il suo) che in realtà è solo una forma di anticorpo civico, ma che per l’egregio professore è “scollamento sociale” nel rifiuto di mangiare merda insieme ad un’umanità avariata che fa tanto “popolo”.
Ovviamente, certe illuminate elucubrazioni del prof. Ricolfi, che pure è studioso di valore, piacciono soprattutto a Destra (almeno a quella che legge), verso la quale nicchia ricercandone i consensi, mentre continua a professare la propria appartenenza a Sinistra contro cui riserva ogni suo strale.
Al grande (si fa per dire) pubblico, il prof. Ricolfi è conosciuto soprattutto per un suo pamphlet dal titolo evocativo: “Perché siamo antipatici. La sinistra e il complesso dei migliori”. Notare l’uso del plurale maiestatis, per descrivere innanzitutto se stesso e dare la stura a certi livori che gli rodono dentro.
Sull’irresistibile simpatia e la proverbiale modestia che contraddistingue invece la destra italiana abbiamo già parlato e non è il caso di ripetersi, tanta è l’evidenza.
Ma il paradosso non sembra toccare il professore, in tutta la sua contraddizione.
Poi bisogna capire bene cosa Ricolfi intenda esattamente per “sinistra”… Per dire, il professore è uno che ha trovato troppo radical persino l’ex sindaco di Torino, Sergio Chiamparino (!). E naturalmente non perde occasione per scagliare le sue critiche contro l’antifascismo militante: oggetto obsoleto del passato; mentre il fascismo gode di ottima salute per uno straordinario ritorno di fiamma. Ma questo il prof. Ricolfi non lo vede, giacché i problemi sono “ben altri”. E tutto sommato, al professore il prodotto pare non dispiaccia poi troppo. Non ama le sue espressioni troppo dirette però, tipo il “sovranismo”, ma non se ne scandalizza più di tanto. A pensar male, e certamente la realtà non sarà così, uno potrebbe credere che si tratti di una sorta di retaggio aristocratico… un po’ come quegli junker tedeschi che negli Anni Venti (del ‘900) non rigettavano il nazionalsocialismo, ma disprezzavano i nazisti perché considerati troppo rozzi e disdegnavano lo Zio Adolfo perché non sapeva usare le posate a tavola.
Comunque sia, per meglio circostanziare il proprio pensiero, anche il prof. Ricolfi si è creato la sua immancabile fondazione privata, per l’ennesimo think tank autoreferenziale di filosofi aspiranti consiglieri non richiesti dei sovrani. E da uomo de sinistra qual’è, l’ha intitolata a David Hume: rispettabilissimo gigante dell’Empirismo inglese, ma noto soprattutto per essere stato un rivoluzionario proto-bolscevico.
Attualmente, il professore è ridotto a fare l’editorialista su “Il Messaggero” di Roma (meglio conosciuto tra gli affezionati come Il Menzognero”), house organ della Famiglia Caltagirone, dalle cui colonne instilla al popolo le sue perle di saggezza.
Ed è proprio sulle pagine de Il Messaggero che il nostro si produce in un articolo di rara imparzialità e di equilibrata moderazione, come si conviene ad un uomo di studio, contro ogni sensazionalismo terroristico o allarmismo apocalittico, all’insegna di una responsabile sobrietà.
Evidentemente, il professore (che pure abbiamo molto apprezzato per le sue analisi ed i suoi lavori passati) s’è preso tanta paura, a tal punto da perdere di lucidità critica e razionale. Tanto che uno potrebbe chiedersi, leggendo, se si tratti davvero della stessa persona e se nel frattempo non sia già cominciata la fine del mondo…
L’esordio è inconfondibile sin dal titolo, “Coronavirus, calcoli sbagliati: le gravi responsabilità del governo” (tanto per non sbagliarci), ma il seguito è ancora meglio:

Non ho molti dubbi sul fatto che gli storici del futuro avranno molto da dire sulle responsabilità del governo Conte.  Su ciò che è accaduto in questo cruciale mese di febbraio. È molto verosimile che, quando la distanza temporale degli eventi avrà reso gli animi più distaccati e le menti più lucide, alla mediocre classe dirigente che ha gestito questa crisi verranno imputati tre errori fatali, dislocati più o meno a una settimana di distanza l’uno dall’altro”.

È nota invece la straordinaria efficacia delle misure intraprese dalle regioni a trazione leghista, per contenere la diffusione del contagio, fino alla perfetta gestione del presidio di Codogno che infatti ha agito benissimo (e guai a metterne in dubbio l’operato!), tanto che il virus si è sparso su quattro continenti. Per non parlare dei due presidenti di Regione, quelli che amano farsi chiamare “governatore”, manco fossimo in Texas: uno che non riesce nemmeno a infilarsi una mascherina, calata sul viso come un paio di mutande, mentre è ancora indeciso sul fatto che si tratti di pandemia globale o semplice influenza. E quell’altro fenomeno da sagra, che blatera di cinesi che mangiano topi vivi. Ovviamente tutto in diretta facebook. Alla faccia della tanto decantata efficienza e competenza lombardo-veneta!
È l’altra classe dirigente, quella seria e responsabile, che fino a due mesi fa era impegnata a starnazzare contro la presenza dei troppi froci al Festival di Sanremo, per preoccuparsi d’altro. E che con ogni evidenza sembra piacere al compassato Professore de Sinistra (dice lui).
E dunque, dopo un siffatto preambolo, andiamoli a vedere ‘sti tre errori fatali, mentre all’orizzonte risuonano gli zoccoli dei cavalieri dell’Apocalisse…

“Errore 1: avere sottovalutato, nonostante le avvertenze degli esperti (il primo allarme di Roberto Burioni è dell’8 gennaio, ben due mesi fa), la gravità della minaccia dell’epidemia di coronavirus, non solo respingendo la linea rigorista dei governatori del Nord, ma tentando di approfittare politicamente delle circostanze: un’emergenza sanitaria è stata trattata come un’emergenza democratica, come se la posta in gioco fosse l’antirazzismo e non la salute degli italiani (il medesimo Burioni, per le sue proposte di quarantena, è stato accusato di fascio-leghismo).”

Nessuno, ad eccezione degli imbecilli no-vax (ma lì siamo nell’ambito delle patologie mentali), mette in dubbio la competenza scientifica del prof. Burioni. Ma se poi il medesimo Burioni passa più tempo a fare il bullo sul web, senza risparmiare allusioni sessiste alle sue colleghe (tipo la “Signora del Sacco”), piuttosto che occuparsi di ricerca clinica, allora può capitare che tra le persone serie si arricci il naso, a scapito della incisività del virologo-vip che ancora il 28 Gennaio (meno di due mesi fa) sosteneva pubblicamente l’esatto contrario, con la stessa foga con la quale oggi contraddice se stesso:

“Coronavirus? Prima di tutto, facciamo chiarezza: il virus in Italia ancora non c’è. Quindi, non ha nessun senso evitare i cinesi, i ristoranti cinesi, i quartieri cinesi. Non dobbiamo farci prendere dal panico. C’è però una situazione in rapida evoluzione che deve preoccuparci e non dobbiamo fare i faciloni. Ma ribadisco: niente panico, nessuna discriminazione nei confronti dei cinesi.”

Evidentemente, un problema “razzismo” (si chiama sinofobia ad essere pignoli) c’era, visto che lo stesso Roberto Burioni se n’è accorto subito. Luca Ricolfi, no. Lui si occupa di altro e si gonfia di sdegno nel denunciare come “un’emergenza sanitaria” sia stata trattata alla stregua di “un’emergenza democratica” (?!). Forse per il sociologo la soluzione era pestare a sangue tutti i musi gialli mangia-topi (vivi), come misura straordinaria per debellare il contagio su intimidazione preventiva.
C’è chi l’ha fatto. E forse il professor Ricolfi apprezzerà l’iniziativa che molto ha contribuito alla difesa della salute degli italiani; oppure non ha davvero la consapevolezza di ciò che va scrivendo. Certo un pogrom avrebbe potuto dare risultati migliori.

“Errore 2: aver rinunciato, quando la misura sarebbe stata ancora efficace, a una campagna massiccia di tamponi, per la paura di danneggiare l’immagine dell’Italia all’estero.”

Veramente all’Italia si ‘rimprovera’ di averne fatti anche troppi di tamponi, a cazzo di cane, senza alcun coordinamento istituzionale e con dubbia efficacia, mentre ogni autorità locale o meno si organizzava come meglio credeva, fregandosene delle direttive ministeriali e facendosene pubblico vanto. Ed è il principale motivo per cui gli italiani vengono additati come i principali untori su scala continentale, proprio perché nulla è stato tenuto nascosto. Gli altri paesi europei, semplicemente, i tamponi non li hanno fatti. E di certo non a tutti su applicazione massiva. Motivo per cui da noi i contagi gonfiano le statistiche, mentre all’estero i focolai di infezione restano pressoché sconosciuti fino alla loro esplosione.
Se preferisce, al professor Ricolfi la prossima volta lo spieghiamo coi disegnini ed i mattoncini colorati.

“Errore 3: aver insistito per giorni sulla necessità di far ripartire l’economia, come se questo obiettivo – se perseguito nel momento di massima espansione dell’epidemia – non avesse l’effetto di facilitare il contagio. Non so se, in queste ore, il governo correggerà la rotta, e in che misura eventualmente lo farà. Ma penso di poter dire, sulla base dell’evidenza statistica disponibile, che non essere intervenuti drasticamente e subito avrà un costo enorme in termini di vite umane, prima ancora che in termini di ricchezza.”

Al prof. Ricolfi qualcuno dovrebbe spiegare che non tutti hanno il privilegio di venir pagati per starsene nel salotto di casa a scrivere stronzate. E che senza lavoro, la gente comune non mangia. In genere funziona così.
E qualcun altro ancora dovrebbe spiegargli che nessun paese al mondo può bloccare di punto in bianco tutte le sue attività produttive e rinchiudersi in casa con scorte di viveri infinite a tempo indeterminato, a meno di non voler innescare la più grande crisi sociale ed economica dell’ultimo millennio e regredire ai tempi dell’invasione longobarda, fino alla propria dissoluzione. Non è un problema di “ricchezza”, ma di sopravvivenza: qualunque sistema sociale collasserebbe, sotto una simile pressione.
Strano che un sociologo non capisca un concetto tanto elementare.

“Il numero di persone già contagiate è molto più ampio del numero di positivi, e il numero di morti raddoppia ogni 48 ore senza, per ora, mostrare alcun segno di rallentamento. Il tasso di propagazione dell’epidemia, il famigerato R0, è tuttora largamente superiore a 2, probabilmente prossimo a 5 contagiati per infetto. Se, come molti esperti considerano possibile, il virus dovesse raggiungere anche solo il 20% della popolazione (12 milioni di persone), i morti non sarebbero il 3% (circa 360 mila) ma almeno il triplo o il quadruplo, ovvero 1 milione o più. In quel caso, infatti, i posti di terapia intensiva necessari per salvare i pazienti gravi non sarebbero sufficienti, nemmeno ove – tardivamente – il governo varasse oggi stesso un piano per raddoppiare o triplicare la capacità attuale (oggi i posti disponibili sono 5000, con 12 milioni di contagiati ce ne vorrebbero più di 50 mila, ossia 10 volte la capacità attuale).
[…] E non voglio neppure pensare che cosa potrebbe accadere se, come alcuni esperti ritengono possibile, l’epidemia dovesse raggiungere quasi l’intera popolazione italiana.”

Il fatto di insegnare psicometria non è che svincoli i docenti dallo sparare minchiate in libertà, inanellando numeri a cazzo ed inventando incidenze statistiche totalmente campate in aria, con tassi di contagio e di mortalità a tempo di record, che manco la peste nera del 1348 o la famigerata “influenza spagnola” del 1917 hanno mai raggiunto!

“So di star per dire una cosa non provabile in modo inoppugnabile (i dati sono ancora parziali) ma solo plausibile, e tuttavia voglio dirla lo stesso, perché proteggere la mia reputazione di studioso è meno importante che avvertire di un pericolo che è largamente preferibile sopravvalutare che ignorare. Ebbene, nelle prossime 72 ore, se nulla cambia, è verosimile che l’Italia attraversi la barriera dei 60.000 contagiati, un limite oltrepassato il quale il rischio di interagire con persone contagiate diventa non trascurabile, ed enormemente più grande di quello che avevamo anche solo fino a un paio di settimane fa.

 Ecco, segnatevelo! Perché le 72 ore sono belle che passate, i 60.000 contagiati non si sono ancora visti (praticamente un ritmo di oltre 800 nuovi infetti all’ora!), e la reputazione del terrorizzato professore in piena crisi di nervi è già bella che andata irrimediabilmente a puttane, per il Cassandro fuori tempo massimo.
Avrete notato tutti i bulldozer che scavano le fosse comuni nei parchi, con le cataste di cadaveri che vengono bruciati durante la notte? O l’inquietante presenza dell’esercito in tenuta NBC che presidia le strade dove agonizzano gli infetti?

“Non spetta a me, né ne avrei gli strumenti, per redigere un piano che limiti i danni. […] Due cose, però, mi sento di dirle. La prima è che la priorità non può essere far ripartire l’economia subito, perché questo non farebbe che accelerare la circolazione del virus. Le risorse economiche dovrebbero essere indirizzate prima di tutto a moltiplicare le unità di terapia intensiva e sub-intensiva, perché quasi certamente fra 2 o 3 settimane i malati gravi saranno molto più numerosi dei posti disponibili. La seconda è che, se vogliamo limitare il numero dei morti, dovremo rinunciare, per almeno qualche settimana, a una parte delle nostre libertà e, probabilmente, anche a una frazione di ciò che siamo abituati a pensare come parte integrante della democrazia. Quando dico rinunciare alle nostre libertà, penso soprattutto alla libertà di circolazione e di spostamento. E quando dico rinunciare a una frazione della democrazia intendo dire che, se vogliamo salvare il servizio sanitario nazionale, dobbiamo avere il coraggio di nominare un commissario per l’emergenza, che sia competente, dotato di pieni poteri, di un budget adeguato, e completamente immune alle interferenze della magistratura e della politica.”

Ah! In pratica tutto ‘sto casino, per affidarsi fideisticamente ad un dittatore che tiene il camice bianco sopra la divisa; non risponde alle Leggi, né alla Costituzione, né ai Parlamenti, ma agisce con pieni poteri.
E dagli! Cos’è una fissazione?!?
Questo a voler essere melodrammatici, perché poi tutto si riduce ad un Bertolaso-bis che tante fortune e formidabili risultati ha prodotto in Italia, ai tempi del suo mandato incontrastato.
Grazie ciccino, abbiamo già dato!

“L’alternativa esiste, naturalmente, ed è di continuare con la rancida minestra che ci sta somministrando questo governo. Ma bisogna sapere, allora, che il costo non si misurerà in termini di consenso, o di punti di Pil perduti, bensì in termini di vite umane che si è rinunciato a salvare.

Ehhh bouuum!!! Qui siamo oltre le profezie da arma fine di mondo!

«Quando l’Agnello aprì il quarto sigillo, udii la voce del quarto essere vivente che diceva: ‘Vieni!’. Ed ecco, mi apparve un cavallo verdastro. Colui che lo cavalcava si chiamava Morte e gli veniva dietro l’Inferno. Fu dato loro potere sopra la quarta parte della terra per sterminare con la spada, con la fame, con la peste e con le fiere della terra
(Apocalisse 6, 7-8)

Prima o poi, questa tragica pantomima finalmente finirà… allora “gli storici del futuro” (e soprattutto gli psicologi) avranno molto da dire su come uomini apparentemente dotati di senno e di solida cultura, con un’onorata carriera accademica alle spalle, abbiano buttato al cesso la propria reputazione e credibilità, per prodursi senza ritegno in così iperboliche stronzate deliranti. E ci si chiede seriamente se non fossero sopravvalutati anche prima e se non sia il caso di ricorrere d’urgenza ad una salutare TSO, per ovvi motivi di igiene (mentale).

Homepage

DOCTA IGNORANTIA

Posted in Kulturkampf, Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , , , , , on 12 agosto 2018 by Sendivogius

«I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’invasione degli imbecilli!»
  Umberto Eco
  (10/06/2015)

Quando nella Spagna del lontano 1930 il filosofo José Ortega y Gasset coniò per la prima volta il termine “iperdemocrazia”, parlando della ribellione delle masse, e di quanto minchiona potesse essere la ‘massa’ in questione, con la vanitosa presunzione della sua ignoranza, le “legioni di imbecilli” erano per lo più intruppate dietro ai gagliardetti littori, prima di convertirsi alla “democrazia diretta” dei cittadini informati (dalla Casaleggio Associati) e dismettere la camicia nera, o bruna, con quella verde, per un nuovo squadrismo in formato 2.0 che fosse più ‘social’ ma non per questo più accettabile.
Quello che, nonostante ne sia un tratto distintivo, continua a stupire è la tronfia sicumera del Cretino, che scambia l’imperturbabilità sfinterica con cui rilascia le sue stronzate per pensosa riflessione critica, e proprio non gli riesce di tacere, impermeabile com’è al senso del ridicolo nella spudorata esibizione di sé. Nei casi più gravi, ciancia a vanvera di Democrazia e ne bestemmia il nome. Perché il Cretino, quando per accidente ‘democratico’ acquisisce una qualche posizione pubblica, possiede anche lo sventurato potere di farti dubitare del fatto che la democrazia sia veramente il migliore dei sistemi possibili. E allora uno comincia chiedersi se dopotutto una qualche ragione non ce l’avessero pure quei fieri conservatori, che diffidavano della democrazia poiché non tenuti a tollerare gli imbecilli…

La democrazia arriverà all’assurdo, rimettendo la decisione intorno alle cose più grandi ai più incapaci. Sarà la punizione del suo principio astratto dell’uguaglianza, che dispensa l’ignorante di istruirsi, l’imbecille di giudicarsi, il bambino di essere uomo e il delinquente di correggersi. Il diritto pubblico fondato sull’uguaglianza andrà in pezzi a causa delle sue conseguenze.”

Henri Fréderic Amiel
(12/06/1871)

 Fruttero & Lucentini nella loro edotta disamina del cretino sostenevano che sconfiggere i cretini contemporanei è qualcosa di sostanzialmente impossibile: innanzitutto per il numero sconfinato degli stessi e poi per inclinazione naturale all’auto-assoluzione che questi hanno, nella totale incapacità di riconoscersi tali.
Oggi si può dire a pieno titolo che la guerra è persa, avendo avuto a disposizione una formidabile arma di distruzione di massa: la digitalizzazione del cretino è stata come l’atomica su Hiroshima (ogni difesa è vana). Oggi il cretino sdoganato e vincente (si potrebbe dire che si ‘evolve’… come i virus!) è assurto ad un nuovo livello: l’imbecille ispirato, variante dell’antico fanatico medioevale che da Borgo Citrullo è transumato sugli scranni dei Palazzi della Signoria, più per caso che non per merito, ed ora rifulge nella stolida eccitazione spiritata di chi ha visto la luce e crede di essere in missione per conto di Dio.
Che un cretino non fosse affatto innocuo lo sapevamo già. Ma la polemica surreale contro i vaccini, innescata da questi (pericolosi) dementi, supera di gran lunga le vette già raggiunte finora dalla pur prolifica categoria. In effetti la democrazia è superata. L’Idiocrazia è sicuramente più confacente allo spirito dei tempi, nella nuova weltanschauung nazi-populista. Allo stesso modo, ogni epoca ha i suoi predicatori dall’indignazione soppressata.
 In prospettiva, non è per niente salutare soffermarsi sul lezzo delle scorreggine a 5 stelle, ma a proposito del meneghino Davide Barillari, milanese de Roma, cittadino-consigliere alla Regione Lazio e già candidato alla medesima, sarebbe stato un peccato lasciar evaporare nella più totale indifferenza tanto flatulenta indignazione, a proposito della nefasta pratica di vaccinare i bambini contro le malattie esantematiche e non, onde prevenire l’infezione, insieme al ritrovato “primato della politica” che in mano a certi individui diventa distorsione cognitiva e psicosi paranoide…

«Scienziati intelligenti contro politici ignoranti?
Quando si è deciso che la scienza fosse più importante della politica? Chi l’ha deciso e perché?
A questo siamo arrivati!»

Già chi l’avrà mai deciso?!? Uno scandalo!! Tu guarda se un politico analfabeta debba essere meno importante di uno scienziato! È la scienza che si deve sottomettere alla politica. Se domani un Barillari, o chi per lui, si sveglia e decide che l’AIDS non esiste e che è tutta un’invenzione delle case farmaceutiche per vendere medicine inutili, è ovvio che la “scienza” deve piegarsi dinanzi a così pregnante rivelazione. Ma Barillari può scendere ancora più in fondo… fino al medioevo se gli riesce, preferibilmente ai tempi delle crociate o ai roghi di libri.

«Perché gli scienziati dello stampo di Burioni, cioè legati a doppio filo sia alle multinazionali del farmaco che ai partiti del passato bocciati alle urne dagli italiani, sono davvero convinti di detenere l”unica verità possibile, eterna ed inconfutabile….e sono davvero convinti che la politica si debba inchinare supinamente a loro

Il dottor Roberto Burioni è un virologo di fama internazionale, esperto nello studio delle immunoglobine monoclonali (i no-vax non sanno neanche di che cazzo parliamo!). E per questa sua attività è stato insultato e minacciato da gruppi organizzati di invasate furiose, alla stregua di un untore manzoniano. Nella crociata si distingue tal Alessandra Piastra Calise, variante furente delle inquietanti mamme pancine, che dirige il coro degli insulti delle Erinni scatenate.  A certa gente la maternità fa male, fottendo anche l’ultimo neurone ancora attivo, se mai ne hanno avuti, per esaurimento da stress post-traumatico.

Ovviamente, anche il dottor Burioni vota. Ed il sospetto che le simpatie politiche dell’immunologo propendano per l’esecrato PD (l’ossessione paranoica di ogni nazista a cinque stelle) bastano per fare di Burioni un nemico del popolo per crimini politici. E questo la dice lunga sulla concezione che della Costituzione hanno gli ostensori della “democrazia diretta”.
Ovviamente, Roberto Burioni, nel mondo distorto e paranoico dei grulloidi, non poteva che essere un ricco profittatore prezzolato dalle bieche multinazionali farmaceutiche, le quali nell’ottica complottara del grulloide tipo sono praticamente una diretta derivazione dell’Umbrella Corporation che agita i loro incubi da segaioli della Playstation cresciuti sparacchiando agli zombies di Resident Evil.

«Cospargendosi il capo di cenere per ammettere la loro incompetenza di fronte a siffatta intelligenza suprema. Senza più valutare, senza più fare scelte per definire quale sia la direzione giusta, senza pianificare. BISOGNA CREDERE. Nei dogmi dell’ oms, dell’iss, della fimmg, della fimp….ma soprattutto nei “consigli” di quelli che producono, (testano?), e vendono i farmaci “per il nostro bene”. E intanto si mettono un sacco di soldi in tasca

No, infatti è molto meglio credere nella fantomatica “Cura Di Bella”, della quale un certo Beppe Grillo fu il massimo sponsor, sottacendo i morti che fece. Oppure al gratuito ed economico “Metodo Stamina” promosso a suon di parcelle dal filantropo Davide Vannoni, scienziato della comunicazione (e truffatore). In un mondo al contrario, dove i ciarlatani hanno credito, perché “social”, ed i ricercatori scientifici no. E se invece parliamo di soldi, il consigliere onorevole cittadino Barillari nella sua assoluta inutilità ne intasca circa 8000 di euro al mese, per la sua attività di POLITICO a tempo pieno e per sparare di simili cazzate! Ovviamente pagato da noi tutti. Anche da chi non l’ha votato, visto che per i grulloidi il libero esercizio di scelta elettorale è innanzitutto una discriminante politica e non un diritto democratico. Sempre per quella storia della democrazia diretta.

«A tutti loro noi “comuni cittadini” dobbiamo credere ciecamente. Senza mai porre domande. Senza mai dubitare della loro scienza perfetta e sicura. Altrimenti, come ci ha simpaticamente definito l’assessore alla sanità del Lazio, siamo “antiscientifici e di stampo oscurantista”. Parole forti.»

E pensiero debole, debolissimo, di un ‘politico’ straparlante!
Segue pippone delirante sulla presunta a-scientificità della scienza che in realtà segue “SCELTE POLITICHE” non rimesse al vaglio del popolo, visto che tutti noi politici siamo inesperti, ignoranti, e non possiamo permetterci di parlare di sanità, per l’appunto e per fortuna!

«Allora ve lo dico chiaramente: La politica viene prima della scienza. I politici devono ascoltare la scienza, collaborare, non farsi ordinare dalla scienza cosa è giusto e cosa è sbagliato, accettando le parole della scienza mainstream come dogmi religiosi. Perché la scienza DEVE ESSERE DEMOCRATICA, e quindi deve ascoltare tutti… compresi ricercatori e scienziati, che con dati alla mano, contestano il dogma ufficiale

Davide Barillari non ha ancora scoperto l’esistenza del Siero Bonifacio, perché altrimenti ci proporrebbe pure quello in alternativa all’odiata scienza mainstream” (ma vi rendete conto di come parla questo?!?). Per Barillari evidentemente hanno valore scientifico anche le pozioni magiche e gli amuleti, purché prescritti da scienziati e ricercatori “indipendenti” (come il suddetto Vannoni). Se poi vengono radiati ed esposti al pubblico ludibrio (perché le persone sane di mente sono ancora la maggioranza), si tratta sicuramente di un complotto rettiliano della Ka$ta e della lobby farmaceutica, il braccio chimico del Nuovo Ordine Mondiale.

Per fortuna la scienza NON è democratica: deve produrre dati e ricerche, che devono essere ripetibili e confutabili, con risultati certi (non come le balle di un politicante). E soprattutto la “scienza” non deve rispondere alle credenze mitologiche di qualche coglione analfabeta, solo perché eletto da altri coglioni più ignoranti di lui, che concionano di tutto senza sapere nulla di niente. Perché come ebbe a dire a suo tempo Galileo Galilei:

“In questioni di scienza, l’autorità di un migliaio di persone non vale tanto quanto la scintilla di ragione di un singolo individuo.”

La scienza è meritocratica e selettiva. Per questo, in caso di cure cliniche, ci si rivolge allo specialista più bravo e competente (che ovviamente si fa pagare) e non al primo che capita. E tanto meno ad un ex sistemista di rete, come l’onorevole cittadino Barillari che pretende di spiegare ad un medico come fare il suo lavoro.
E’ anche sussiegoso lo “scienziato”. Se lo può permettere, non foss’altro perché ha dedicato decenni della propria vita a studiare e specializzarsi su materie difficilissime. E capirete se poi non ha tanta voglia di confrontarsi con un presuntuoso imbecille, che si informa sul webbé, leggendo opuscoletti di scienza alternativa pescati su twitter e scritti da gente che non ha nemmeno il diploma.

Ma forse Barillari è uno di quelli convinti che chiunque possa effettuare un intervento di necrosectomia, seguendo le istruzioni su you-tube. Perché uno vale l’altro.
E si meraviglia pure se lo prendono per il culo!!

Homepage