Archivio per Roberto Benigni

Duo di Picche

Posted in Kulturkampf, Stupor Mundi with tags , , , , , , , , , , , on 17 aprile 2021 by Sendivogius

L’Odio è il più efficace moltiplicatore di consensi a buon mercato, che esista sulla piazza elettorale. Qualsiasi cialtrone senza morale, o cinico demagogo privo di scrupoli, lo sa.
Figuriamoci dunque se un Capitan Sugna, o la slavata nana fascista da giardino, potrebbero mai lasciarsi sfuggire una simile opportunità, mentre si contendono il posto nella mangiatoia di un presepe nerissimo, inseguendo gli spiriti bovini nelle praterie dell’Ur-Fascismo.
Nonostante si tratti sempre della medesima merda riscaldata, nella riproposizione dello stesso copione recitato a soggetto, funziona ogni volta.  Stimolando (in)opportunamente l’amigdala rettiliana nella sua corteccia più primitiva, insieme alla Paura, l’odio è infatti l’unico elemento capace di trasformare le masse amorfe di citrulli sparsi, in compatte legioni di imbecilli intruppati nelle nuove squadracce digitali.

«Avere un nemico è importante non solo per definire la nostra identità ma anche per procurarci un ostacolo rispetto al quale misurare il nostro sistema di valori e mostrare, nell’affrontarlo, il valore nostro. Pertanto, quando il nemico non ci sia, occorre costruirlo.
[…] Pare che del nemico non si possa fare a meno. La figura del nemico non può essere abolita dai processi di civilizzazione. Il bisogno è connaturato anche all’uomo mite e amico della pace. Semplicemente si sposta allora l’immagine del nemico da un oggetto umano a una forza naturale o sociale che in qualche modo ci minaccia e che deve essere vinta

  (Umberto Eco. 15/08/2008)

C’è da dire che la Cip & Ciop del neofascismo di ritorno, riciclato in salsa sovrana con altri percolanti liquami, non arrivano a tanto, dovendo accontentarsi di nemici assai meno titanici (piace vincere facile), che siano alla portata del vuoto cosmico dove aleggiano i loro culti littori, con contorno di torte nostalgiche, trippe al sugo, ed altre cene identitarie, tra svettanti braccini tesi con turgida voluttà.
Specialista in materia è indubbiamente lo sozzo Re dell’Abbuffata compulsiva, l’Hannibal The Cannibal in crisi d’astinenza da sughi e paciughi coi quali era solito ingozzarsi a comando, per la gioia degli amici immaginari su facebook. In questi anni, il bulimico parassita dalla manducazione instancabile non ci ha fatto mancare nulla, soprattutto considerando il suo straordinario contributo nel trasformare ogni social media disponibile in una cloaca tossica: tra linciaggi in effigie, stupri virtuali, reiterati ammiccamenti nazistoidi, razzismo compiaciuto e sessismo estremo, Capitan Sugna ha superato ogni confine dell’indecenza (senza fondo come il suo stomaco), cambiando le uniformi dei suoi travestimenti da sbirro, così come cambia le sagome dei suoi nemici su bersagli intercambiabili.

Bersagli che di volta in volta addita ai suoi squadristi da tastiera, salvo ritirare la zampa che brandisce il manganello ogni volta il gioco gli sfugge di mano, in un ribollire di peti.
L’accanimento col quale il gargarozzone da sagra ama infierire con particolare compiacimento perverso ogni qualvolta il bersaglio di turno sia una donna ha un qualcosa di patologico, nella curiosità clinica che la cosa può suscitare in un bravo psicanalista che si occupi di sessualità deviata. Nel tritatutto della gogna sovranista, meglio conosciuta come “la Bestia”, un posto tutto particolare con relativo trattamento speciale lo hanno sicuramente avuto Elsa ForneroLaura Boldrini (vera ossessione dei nazisti da diporto)… e naturalmente Lucia Azzolina, che più di ogni altra deve aver smosso le polluzioni notturne della banda in calore dei frustrati sessuali in camicia nera.
Che poi costituiscono la base della comunicazione mediatica di questo fenomeno da bar-sport, con l’immancabile codazzo dei giornaletti amici: quella raccolta di talenti incompresi, cresciuti alla scuola di Indro Montanelli (raro scopritore di talenti!), e che attualmente si passano il testimone tra “Libero”, “il Giornale”, e “la Verità”, convertendo le loro peristalsi in ispirati ‘editoriali’.

Ma nel carniere di questo bullo seriale è passato un po’ di tutto… E questo è solo un piccolo elenco (incompleto) delle persone bullizzate dallo psicotico energumeno in orbace, quando rivestiva la carica di ministro della Repubblica e vicepremier del Governo Conte (!), nel frattempo passato anche lui nella sempre più numerosa categoria dei nemici:
Invero, Panzetta Nera non è da meno; salvo riscoprire la sua inviolabilità “in quanto donna e madre”, quando le sue invettive le ricadono addosso e il bersaglio diventa lei stessa per naturale legge del contrappasso, atteggiandosi ipocritamente a vergine violata con grugno dolente e sguardo acquoso.
Esaurita (almeno per il momento) la character assassination al femminile, il duo comico-sovrano (humor rigorosamente in nero) in comizio perenne si è concentrato ora sul ministro Roberto Speranza, colpevole di non riaprire tutto senza controllo alcuno, nell’Italietta sempre in festa, orfana dell’eterno carnevale.
La Germania è in lockdown totale da prima di Natale, la Francia si prepara ad estendere la zona rossa su tutto il territorio nazionale, ma in Italia col la sua media di 500 morti al giorno e vaccinazioni ferme al 7% si riapre tutto. E lo si fa per non scontentare l’elettorato dei due didimi sovranisti, ultimamente in competizione tra loro per il voto presunto di certi bottegai e ristoratori che a quanto pare dei contagi se ne fregano (come da tradizione), dove non è secondaria una certa Italia del nero (lavoretti in primis), delle cartelle esattoriali evase, redditi dichiarati da 5.000 euro all’anno e lo yacht ormeggiato in Croazia. Giusto quello che ci vuole per il Paese. Evidentemente, le riaperture estive e natalizie, alle quali solo per pura coincidenza sono seguite la cosiddetta seconda e terza ondata con recrudescenza dei contagi (varianti incluse) e balzo della mortalità, non hanno insegnato nulla. La mappa delle riaperture la decide Briatore & Friends.
Va da sé che tutte le colpe e responsabilità siano del mite Roberto Speranza, non attrezzato per il linciaggio in atto e del tutto privo del phisique du role, per contrastare l’assalto squadrista concentrico. A sindacabilissimo giudizio di Puffetta nera e Capitan Sugna, ispirati probabilmente al modello dell’amico Bolsonaro che tante meraviglie ha fatto e sta facendo in Brasile, il ministro Speranza sarebbe “incapace e incompetente”. La catastrofica gestione della pandemia, da parte del loro beccamorto di fiducia infeudato in Lombardia invece va benissimo, essendo una questione che non sfiora minimamente i due fenomeni da fiera per nostalgici.

Il problema infatti, secondo la coppia di dissociati, sembrerebbe essere la gestione delle vaccinazioni nella Regione Lazio… troppo grande è la figura di merda che ci fanno al confronto.

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Fedele alla linea

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , , , on 2 giugno 2016 by Sendivogius

Roberto Benigni

L’apologeta della Carta nata dalla Resistenza… Il cantore ufficiale della costituzione più bella del mondo declamata in versi, che come una sceneggiatura, un racconto corre articolo per articolo fino all’ultimo, il 139… Il bardo ispirato di una carta perfetta nonché capolavoro di pedagogia democratica… È l’uomo che sussurrava alla Costituzione, in un aulico susseguirsi di ispirate profusioni estatiche di un poeta rapito dall’incanto per la sua amata…

«Dietro la Carta, se si tende l’orecchio, si sente il frastuono della democrazia, che è lotta e scontro di interessi legittimi, di valori e soprattutto di idee. Però sa cosa c’era allora, e si capisce benissimo oggi leggendo quegli articoli? Un orizzonte comune, un impegno comune per il bene comune. E infatti quegli uomini e quelle donne sono riusciti a creare lo Stato repubblicano, la sua Costituzione e la democrazia senza violenza. Un momento di grazia.
[…] Infatti farebbero bene ad attuarla, prima di pensare a cambiarla. La Carta è nata come una promessa alle generazioni future. Noi siamo qui riuniti – disse Calamandrei in quei giorni – per debellare il dolore e per ridurre la maggior quantità possibile di infelicità. Ci rendiamo conto? In questo senso la Costituzione, come la democrazia, è un paradosso, perché chiede a tutti le virtù di pochi

Roberto Benigni
(02/06/2016)

Ma anche no! A maggior ragione che certi amori non durano per sempre…

Finché morte non vi separi

Perché la stessa Costituzione è ottima quando si tratta di incrementare lo share per panegirici profumatamente retribuiti per l’intrattenimento della nuova EIAR, nella più compiuta figura di successo dell’agit-prop travestito da intellettuale organico (un tempo si chiamavano così), e macinare ascolti ad uso dei gonzi che affollano i salottini progressisti della ‘sinistra’ (parola grossa!) riformista ai vernissage del politicamente corretto, ma immediatamente superabile e facilmente stravolgibile se le circostanze lo richiedono…
Perché se rientra nelle necessità de “il Partito”, allora quella che fino ad un minuto prima era decantata come la “costituzione più bella del mondo”, improvvisamente si rivela un paradiso che può facilmente diventare un inferno.
Perciò, dinanzi ad una raffazzonatissima riforma costituzionale, confezionata male e in fretta, che stravolge il testo originale senza scioglierne i nodi ed anzi peggiorandoli, in una sequela pasticciata di articoli incomprensibili per la concessione di poteri illimitati ad un premier onnipotente, il Benigni nazionalpopolare non ha dubbi:

«Se c’è da difendere la Costituzione, col cuore mi viene da scegliere il no. Ma con la mente scelgo il sì. E anche se capisco profondamente e rispetto le ragioni di coloro che scelgono il no, voterò sì.
Sono trent’anni che sento parlare della necessità di superare il bicameralismo perfetto: niente. Di creare un Senato delle Regioni: niente. Di avere un solo voto di fiducia al governo: niente. Pasticciata? Vero. Scritta male rispetto alla lingua meravigliosa della Costituzione? Sottoscrivo. Ma questa riforma ottiene gli obiettivi di cui parliamo da decenni. Sono meglio del nulla. E io tra i due scenari del giorno dopo, preferisco quello in cui ha vinto il “sì”, con l’altro scenario si avrebbe la prova definitiva che il Paese non è riformabile

culo di cavalloTra cuore e mente, il nostro aedo nazionale sembra piuttosto scegliere altro, in più bassa e periferica sede… e sforna un ragionamento dove la coerenza è davvero l’ultima delle preoccupazioni, pur di non scontentare l’amico Matteo:

«Renzi è una persona che stimo. Quando recitavo Dante a Firenze veniva ogni sera, e ogni volta si sedeva più a destra. Prima due file più in là, come per provare, poi quattro, poi sei. Andava sempre a destra, io lo facevo notare al pubblico con una gag infantile, che creava un sacco di risate, segno di popolarità e di simpatia. Anche perché in Toscana le case del popolo sono piene di matteorenzi che dicono che fanno tutto loro. Il personaggio è conosciuto

E quindi la Costituzione della Repubblica val bene un qualunque cialtrone di provincia, foss’anche con l’appoggio di un Denis Verdini al massimo trasformismo:

Verdini e Berlusconi«Toscano più di Renzi, toscanissimo. Me lo vedo su una piazza, nel mercato, che ti vuol vendere qualcosa e ti convince, poi torni a casa e non sai che fartene. Farebbe bene la Volpe in Pinocchio. Ma anche l’Omino di burro che raccoglie i ragazzi somarelli e li porta via nel Paese dei Balocchi promettendogli la settimana dei tre giovedì. Ma forse hanno fatto le unioni civili apposta per regolarizzare il suo rapporto con Renzi

Insomma, un simpatico gaglioffo con cui fare coppia ed insieme riscrivere la costituzione nella comune spartizione del potere, attraverso la sua toscanissima occupazione. Oh che simpatia! Ma che risate, signora mia!
Non per niente,

«dopo settant’anni di democrazia, se qualcuno volesse provare a farsi dittatore nell’Italia di oggi sa cosa verrebbe fuori? Un tiranno da operetta»

E infatti, come se non avessimo già dato…

Riforma Costituzionale Renzi - by Edo Baraldi

A proposito di altri toscani, forse sul personaggio aveva proprio ragione un Andrea Scanzi

Scanzi vs Benigni

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