Archivio per Riduzione parlamentari

Letture del tempo presente (VI)

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , , , , , , , , , on 19 settembre 2020 by Sendivogius

Ora che il famigerato Piano di Rinascita Democratica della Loggia Propaganda 2 è stato in gran parte realizzato nei suoi principali obiettivi fondanti, ed è ormai prossimo al raggiungimento di quelli più funzionali alla sua attuazione, sta a vedere che alla fine dovremo chiedere pure scusa a Licio Gelli ed ai suoi affiliati col cappuccetto.
In fin dei conti, nel “Piano” c’era già tutto:
– Polarizzazione in due schieramenti contrapposti (e di fatto interscambiabili per equipollenza).
– Superamento del bicameralismo perfetto (c’è chi ha fatto di meglio, pensando di eliminarlo direttamente il Senato).
– Accentramento del controllo dei mass media con la creazione ed infiltrazione di grandi gruppi editoriali; dismissione della RAI e creazione di un polo televisivo privato.
Riforma della Magistratura con separazione delle carriere ed introduzione della responsabilità civile per i magistrati, insieme all’introduzione di esami psicoattitudinali.
– Scudo fiscale per i capitali illecitamente trasferiti all’estero.
– Riforma del mercato del lavoro con libertà di licenziamento, insieme alla limitazione del diritto di sciopero; disarticolazione della rappresentanza sindacale con la creazione di sindacati gialli, oltre all’eliminazione delle festività settimanali.
– Abolizione del valore legale del titolo di studio e privatizzazione delle università.
– Abolizione delle Province e riduzione del numero dei parlamentari (Il “Venerabile” pensava di portarne il numero complessivo a 700; la “riforma” attuale, con qualche milione di elettore in più, li riduce a 600).
Il paradosso del programma, a suo tempo considerato “eversivo”, non risiede tanto nella sua realizzazione, quasi interamente compiuta, quanto nel fatto che la sua applicazione risulta essere persino peggiore rispetto al “Piano” originale, superando di gran lunga i più ambiziosi propositi dei suoi primi ostensori. Quando gli allievi (molti a dire il vero) superano il Maestro.
A modo loro, i teorici della Loggia P2 sono stati dei precursori del XXI° secolo (così come Jack The Ripper lo fu per il XX°); quasi dei geni incompresi, ma soprattutto inconsapevoli dell’incredibile spinta propulsiva che avrebbe potuto conferire al compimento del loro Progetto l’innesto populista nella grande orgia demagogica di retorica anti-Ka$ta, tra torme di imbecilli iperconnessi e bande di scappati di casa miracolati in un parlamento che vorrebbero sprangare, dopo esserselo pappato come una scatoletta di tonno.
E se solo i nostri inquietanti cretinetti leggessero di più e twittassero di meno, potrebbero scoprire tante cosette interessanti attraverso un uso intelligente della “rete”… Magari potrebbero facilmente accedere alla Relazione della Commissione d’inchiesta sulla Loggia P2, stilata da un Parlamento certamente migliore di questo e di sicuro con un senso più alto della Democrazia, che non fosse mero esercizio contabile di costi e patetica rendicontazione scontrini, scambiando la rappresentanza (che un tempo era cosa seria e non un bivacco di cazzoni pescati su facebook) con un caffè in più all’anno.
Le conclusioni della Commissione Anselmi sembrano per certi versi scritte ieri. E sono invece trascorsi 36 anni, durante i quali il male si è aggravato diventando metastasi diffusa.

«Il documento si pone come il risultato finale di una serie di testi nei quali è consegnata al nostro studio una ideologia che abbiamo già definito di stampo genericamente conservatore, contrassegnata da una propensione di avversione al sistema nel suo complesso e da un superficiale apprezzamento del ruolo dei quadri tecnici in rapporto alla dirigenza politica.
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lo studio del piano di rinascita democratica, sotto il profilo dei contenuti, conferma la filosofia di fondo di stampo conservatore, o meglio predemocratica, concretando in tale direzione un ulteriore stadio di sviluppo quando si consideri la finalizzazione che esso postula del funzionamento della società e delle sue istituzioni al perseguimento dell’obiettivo della massima incentivazione della produzione economica. Traspare infatti dalle righe di questo singolare breviario politico, calata in una prospettiva genericamente tecnocratica, l’immagine chiusa e non priva di grigiore di una società dove si lavora molto e si discute poco. L’analisi a tal fine svolta nel testo degli istituti politici ed amministrativi viene condotta, con conoscenza di causa, nel dettaglio dei problemi: dalla riforma del pubblico ministero agli interventi sulla stampa, dai regolamenti parlamentari alla politica sindacale, sino alla legislazione antimonopolio ed a quella sull’assetto del territorio, nulla sembra sfuggire all’attenzione dell’anonimo redattore del documento.
[…]
Il dato di analisi che occorre qui sottolineare è che il piano di rinascita democratica non è un testo astratto di ingegneria costituzionale, come molti affermano proponendo incauti paragoni, né un documento di intenti che lo possa qualificare come il manifesto della Loggia P2. Esso è piuttosto un piano di azione che, oltre a fissare degli obiettivi, predispone in dettaglio le conseguenti linee di intervento e come tale ne arriva a preventivare perfino il fabbisogno finanziario.
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Altra notazione da sottolineare è il tipo di rapporto delineato con il mondo politico, per il quale si avverte l’assoluta indifferenza verso precise scelte di campo, come quando, in altro punto del testo, si ipotizza l’eventualità di avvicinare (“selezionare gli uomini”) esponenti di forze politiche diverse, appartenenti ad aree persino opposte. Ma certo una delle peculiarità del documento è l’approccio asettico e in certo senso neutrale che esso prospetta nei confronti delle forze politiche, viste come uno degli elementi del sistema sui quali influire, di nessuna sposando per altro la causa politica in modo determinato. Rivelatore è in proposito il brano dianzi citato, dove si legge: «uomini… tali da costituire un vero e proprio comitato di garanti rispetto ai politici che si assumeranno l’onere dell’attuazione del piano…». Traspare da queste parole una concezione di subalternità e di strumentalità della politica in genere che costituisce uno dei tanti motivi di riflessione che siamo venuti a sottolineare nel corso del nostro lavoro sulla reale portata del personaggio Gelli e sui possibili suoi punti di riferimento politico e strategico.
Come si può constatare, la ricostruzione sinora condotta dei rapporti politici e dell’azione politica della Loggia P2 trova puntuale riscontro nei contenuti del piano di rinascita democratica e viene pertanto confermata sul versante ideologico oltre che su quello immediatamente operativo. A non dissimile conclusione infatti possiamo pervenire, rispetto a quanto prima enunciato, affermando che la vera filosofia di fondo, che permea le pagine di questo documento, è quella di un approccio ai problemi della società finalizzato al controllo e non al governo dei processi politici e sociali. La denuncia inequivocabile di questa concezione politica, sottesa a tutto il documento, sta proprio nel ruolo subalterno che alle forze politiche viene assegnato nel contesto del progetto sistematico racchiuso nel documento, che a sua volta collima con il miraggio dell’opzione tecnocratica intesa come alternativa a quella politica, secondo una indicazione ricorrente sin dal primo documento in nostro possesso.
[…]
La logica del controllo contrapposta a quella del governo balza qui in evidenza con tutta la cinica conseguenzialità di una visione politica che tende a situare il potere negli apparati e non nella comunità dei cittadini, politicamente intesa. E alla razionalizzazione degli apparati e dei processi produttivi, infatti, non del sistema di rappresentanza della volontà popolare del quale i partiti sono manifestazione, che il piano sintomaticamente si finalizza con lucida coerenza: una razionalizzazione che appare calata dall’alto — o iniettata dall’esterno ? — e che non promana come frutto dei processi politici attraverso i quali una società libera e vitale esprime le proprie tensioni e trova i suoi assetti istituzionali.
[…]
In armonia con queste considerazioni si pone l’insistente accenno al ruolo dei tecnici, contrapposti dialetticamente ai politici più che ad essi coordinati in funzione di ausilio e collaborazione: è infatti nella rottura dell’equilibrio tra decisione politica ed attuazione tecnica che viene individuato, con modernità di approccio, un cuneo di inserimento per l’attuazione dell’operazione di controllo.
[…]
In questa dimensione la Loggia P2 consegna alla nostra meditazione una operazione politica ispirata ad una concezione pre-ideologica del potere, ambito nella sua più diretta e brutale effettività; un cinismo di progetti e di opere che riporta alla mente la massima gattopardesca secondo la quale «bisogna che tutto cambi perché tutto resti com’era»: così per Gelli, per gli uomini che lo ispirano da vicino e da lontano, per coloro che si muovono con lui in sintonia di intenti e di azioni, sembra che tutto debba muoversi perché tutto rimanga immobile.
La prima imprescindibile difesa contro questo progetto politico, metastasi delle istituzioni, negatore di ogni civile progresso, sta appunto nel prenderne dolorosamente atto, nell’avvertire, senza ipocriti infingimenti, l’insidia che esso rappresenta per noi tutti — riconoscendola come tale al di là di pretestuose polemiche, che la gravità del fenomeno non consente — poiché esso colpisce con indiscriminata, perversa efficacia, non parti del sistema, ma il sistema stesso nella sua più intima ragione di esistere: la sovranità dei cittadini, ultima e definitiva sede del potere che governa la Repubblica

“Il piano di rinascita democratica ed il principio del controllo”
(Cap. IV; pagg 146 e ss)

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