Archivio per Rete

Il Mondo Nuovo

Posted in Masters of Universe with tags , , , , , , , , , , , , on 23 dicembre 2015 by Sendivogius

Frate Indovino

Con l’avvento del nuovo anno, per gli affezionati del genere, è tempo degli almanacchi con le previsioni dei prossimi futuri possibili.
Pertanto, non potevano assolutamente mancare le profezie di Gianroberto Casaleggio, l’emulo digitale del vecchio Frate Indovino in versione tecno-fantasy, rimasterizzato ai tempi del webbé, e oramai indistinguibile dalle parodie di Maurizio Crozza col suo Mago Belino.
mago-belino-casaleggioÈ un ulteriore salto di qualità nel buio profondo di quel buco col nulla intorno che si fa chiamare MoVimento. Si passa così dalle quartine di Nostradamus, al quartino di vino (corretto con l’abbondante aggiunta di Otelmaallucinogeni) del Gianroberto settato in modalità veggente: la versione comica di Otelma. A riprova, se ancora ce ne fosse bisogno, che le droghe fanno male. E che l’abuso di psichedelici da solo non basta, per scimmiottare scrittori del calibro di Aldous Huxley o William Gibson.

Dopo le distopie apocalittiche di Gaia, e l’avvento di una merda globale iperconnessa con grovigli di spinotti infilati in ogni orifizio disponibile, che viene spacciata come il paradiso in terra per geek transumanisti, si sentiva davvero la necessità di sapere fin nei minimi dettagli come si Veni Vidi Websarebbe evoluto e trasformato il mondo di domani. A questo provvede (e prevede) il più che dispensabile “Veni Vidi Web”, con le sue 75 paginette introdotte dalle pensose riflessioni di Fedez a segnare tutto lo spessore intellettuale della Setta del Grullo. Il testo apologetico, riservato ai discepoli di stretta osservanza, giunge provvidenziale a colmare la vostra curiosità, fugando definitivamente ogni dubbio. Sì, Gianroberto sta davvero fuori come un balcone!
Nata nelle intenzioni iniziali come uno scherzo…

Il Milan, la società calcistica di Milano, vince campionato e Champions League tutti gli anni. Le poche edicole ancora aperte si sono trasformate in fumetterie e vendono solo albi di Tex.”

…l’ultima spremuta di meningi del mitico Casaleggio finisce inevitabilmente per prendersi sul serio, come sempre avviene quando si ha a che fare coi matti.
Arkham AsylumNon per niente. l’opera futuristica descrive un mondo perfetto con gli occhi di oggi per i Tomorrow People del mondo nuovo. Ivy PoisonOvverosia le solite stronzate eco-estremiste da Ivy Poison senza tette, sulla decrescita felice… il kilometraggio zero… gli orti di guerra… le immancabili biciclettine del cazzo e pure i monopattini… che ti fanno venire voglia di procurarti l’ultimissimo modello di Gepàrd e darsi alla caccia selvaggia degli ultimi rinoceronti bianchi, a bordo di un camion diesel con ciminiera a carbone e sedili in pelle di lince siberiana, mentre ti abbuffi con sushi di balena a merenda, fumando sigari Cohiba.

«Petrolio e carbone sono proibiti insieme alla circolazione di macchine private. I mezzi pubblici sono gratuiti. L’emissione di Co2 è punita con la reclusione fino a 30 anni. Taxi, tabaccai, macellerie e librerie sono scomparsi. La più grande impresa del mondo produce biciclette e monopattini. Le spiagge sono libere. I cacciatori fanno solo safari fotografici e ripongono nei nidi i piccoli caduti al suolo. Chi è sorpreso con un fucile è lasciato libero e nudo nei boschi e cacciato da personale specializzato con pallettoni di sale grezzo dall’alba al tramonto. In Spagna non si fanno più le corride. L’accesso alla banda ultra larga è un diritto universale e il telelavoro è diffuso ovunque

laughteraudienceSoprattutto, è interessante approfondire la conoscenza di questo strano “mondo perfetto” fatto di punizioni corporali, incarcerazioni di massa e pene esemplari, dove la libertà di scelta non rientra nelle opzioni possibili, all’interno di un sostanziale sistema di divieti, castighi e gabbie per i prigionieri…
Isis - Gabbie per i prigiornieriSi parte dai 30 anni di reclusione per accensione di marmitta ed uso (anche minimo) del riscaldamento in inverno; sarà proibito accendere anche un fuocherello nel camino, perché ovviamente tutti producono Co2.
Edoardo Baraldi - tribunale del popoloNaturalmente, in caso di incriminazione, si è colpevoli fino a prova contraria e onde pervenire a più rapida condanna…

«Il numero degli avvocati è stato ridotto a un decimo e la macchina della giustizia ha ripreso finalmente a funzionare

Si farà prevenzione sanitaria con le diete alcaline e si curerà il cancro col bicarbonato di sodio. Per i casi meno gravi, si ricorrerà alle pozioni magiche. È lecito supporre che i vaccini verranno banditi e con esse le case farmaceutiche. A maggior ragione che non ci sarà più bisogno di medicinali. Perché nel magico mondo di Casaleggio…

«Molti ospedali hanno chiuso i battenti da quando sono diminuite le malattie ambientali

E perché nel frattempo la durata della vita media sarà crollata a 38 anni, peggio che nel medioevo, mentre miliardi di idioti esaltati creperanno anzitempo ad ogni raffreddore. E questo invece non potrà che essere un bene.
Presumibilmente, migliorerà anche la dieta; ci si nutrirà di bacche e ortaggi, ruminando tutto il giorno come mucche al pascolo, o raspando patate nei vasi sul terrazzo di casa. Perché nel frattempo, dopo la messa al bando delle macellerie…

«Gli ipermercati sono stati rasi al suolo ovunque. I beni alimentari prodotti e consumati a chilometro zero sono defiscalizzati

È probabile che per non morire di fame si ricorrerà al cannibalismo, ma questo l’opuscolo non lo dice.

«Le imprese di costruzione sono state riconvertite in imprese di decostruzione. Distruggono edifici e infrastrutture inutili. La decostruzione è diventata in pochi anni uno dei principali business del pianeta insieme alle opere di bonifica

Distruzione di PalmyraSarebbe curioso sapere chi decide l’utilità o meno di un edificio… Nel frattempo l’umanità sarà regredita allo stato ferino, tornando a vivere nelle foreste o nelle caverne.
casaleggio Nelle bozze iniziali era prevista anche la chiusura dei parrucchieri, perché uomini e donne devono portare capelli lunghi e disordinati, ad immagine e somiglianza del profeta.
Non mancano altri spunti comici, come la sostituzione delle statue di Giuseppe Garibaldi con quelle di Ghandi… ma nella bozza originaria erano previste statue equestri di Gengis Khan (!). Praticamente la stessa persona.
Dashi Namdakov - Gengis Khan MonumentAssai interessante è inoltre la chiusura delle edicole e soprattutto delle librerie. Infatti non è un caso che simile monnezza circoli prevalentemente in formato e-book
Spazzatura a 5 StelleIn questa distopia primitivista dai contorni totalitari, il dissenso non è ovviamente una opzione contemplata e per i refrattari sono previsti centri di rieducazione forzata:

«Chi si sottrae è rieducato alla comprensione della vita in appositi centri yoga»

Che nelle intenzioni della bozza originaria avrebbero dovuto essere “gestiti da neo-maoisti”. Ne consegue che i meravigliosi Laogai devono rappresentare una sorta di modello ideale.
Non mancano altre minchiatine new-age come il concetto di energia etica” (?!?) da insegnare fin dalle elementari, insieme all’istituzione dei ministeri della Pace, della Vita e della Giovinezza e della Giornata della Solidarietà, considerata la massima espressione dello Stato.
Vi è poi l’esproprio (non esattamente ‘proletario’) e la redistribuzione delle ricchezze, a partire dai patrimoni superiori ai cinque milioni di euro. È legittimo sospettare che sia appena un centesimo sopra la base imponibile dichiarata dal “Casa”.
Se ne deduce che i fondi verranno utilizzati per pagare il mitico “reddito di cittadinanza” per un’economia in perdita, dove nessuno produce più nulla, regredita a forme di sussistenza su base agricola, con milioni di disoccupati impossibili da ricollocare visto che…

«Le multinazionali, dopo la Seconda Rivoluzione Americana [???], sono state dichiarate illegali in tutto il mondo e quindi sciolte: dalla Monsanto alla Nestlè alla McDonald. I lavori pesanti sono fatti dai robot e non nobilitano più l’uomo

Robot che si presuppone verranno assemblati artigianalmente nel garage di casa, visto che le multinazionali e le grandi imprese sono illegali. La produzione sarà probabilmente semiclandestina, considerando il rischio di sprigionare reazioni inquinanti tra una saldatura e l’altra, incorrendo in una condanna alla reclusione trentennale.
Astroboy e ZogFortunatamente, esiste il “telelavoro” e una connessione ci salverà.
La ComunitàPer quanto riguarda l’assistenza dei bambini e l’educazione delle giovani generazioni, ci pensa la “Comunità” che nelle sue forme ricorda molto l’Agoghé degli Spartani: I bambini sono figli adottivi per legge della comunità dove nascono. Tutte le organizzazioni, le forme di intermediazione, le associazioni sono abolite, mentre per i recidivi si configura il reato di alto tradimento contro lo Stato

«Ognuno è responsabile verso sé stesso e la collettività senza deleghe o intermediazioni. Le decisioni pubbliche sono prese attraverso referendum e leggi di iniziativa popolare sia a livello locale che nazionale

Nel mondo di domani la parola leader è diventata un insulto. Gianroberto CasaleggioAvremo infatti il non-leader con il non-partito (unico), regolato dal non-statuto, secondo la neo-lingua, che deciderà per tutti in una società che si prospetta come fintamente ‘anarchica’, ma dove “lo Stato” permane elevato ad entità onnipotente e pervasiva dal controllo assoluto. E siccome uno vale l’altro, in una struttura totalizzante dove le decisioni sono prese altrove e altre possibilità di scelta non sono previste:

«Nelle cariche politiche e istituzionali si alternano per un tempo limitato e per solo spirito civile, cittadini estratti a sorte

Che tanto non contano un cazzo!
Proprio come accade per i meet-up.
Il Grande BurattinaioInsomma, la “Rete” come un’immensa gabbia dove vivere intrappolati all’ombra di un manipolatore occulto, che ne tesse le maglie e tira i fili. Bello! Non si potrebbe cercar di meglio, in quello che assomiglia al peggiore dei mondi possibili.

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Il Popolo nella Rete

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , , , , , on 2 luglio 2013 by Sendivogius

White Rabbit by Ri-Tyan

Evocato quasi sempre a sproposito, creato come semplificazione semantica da certo giornalismo minimalista, il sedicente “popolo della rete” sarebbe l’ultima frontiera della democrazia partecipata, nell’illusione che le riVoluzioni si facciano a colpi di like-it su facebook, brandendo il mouse come un randello nel rassicurante anonimato della propria cameretta.
Come questa massa informe di giustizieri digitalizzati, dall’invettiva a buon mercato e la cultura approssimativa, sia assurta ad avanguardia critica e consapevole di una nuova informazione che si vorrebbe “liquida”, ma in realtà giace ingessata in una palude di luoghi comuni, è un mistero chiaro solo ai cantori di una non-categoria, estrapolata dai contenitori poliformi di quel magma virtuale impropriamente chiamato “web”, tra umori mal digeriti e rancori fermentati a diverso grado di ebollizione. Accade così che qualche dozzina o poco più di commenti raffazzonati, pescati a strascico sui social network a portata di click, o inseguendo il cinguettio di twitter, da parte di qualche giornalista frettoloso e ansioso di chiudere il pezzo, assurgano a “opinione dominante” sugli argomenti più disparati (e disperati) per un’indignazione confusa nei vapori del qualunquismo, che si vorrebbe universalmente rappresentativa e che invece, settarizzata com’è, tale non è.
E se la “rete si infiamma”, lo fa quasi sempre per qualche polemica estemporanea, più o meno pompata, che dura il tempo di un eritema, coi più invasati sempre pronti a farsi agitare per l’uso da qualche furbesco mestatore di torbidi, inseguendo ingenuamente il Bianco Coniglio negli abissi della sua tana.

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AAA – Cercasi tecnico esperto

Posted in Masters of Universe with tags , , , , , , , on 25 maggio 2012 by Sendivogius

Per tutti i professionisti in cerca di precaria occupazione, sull’organo ufficiale degli Ensiferi a certificazione Michelin, la Pravda della setta e unico organo di ‘informazione’ consentito, si può leggere (in sintesi) questo straordinario annuncio:

“A Parma abbiamo bisogno di aiuto. Cerchiamo una persona con esperienza della gestione della macchina comunale per la carica di direttore generale al più presto. Incensurata, non legata ai partiti, di provata competenza….
Chiunque fosse interessato alla posizione invii il suo curriculum a questa mail.”

Ovverosia l’indirizzo e_mail del guru ligure.
A vagliare curricula e competenze sarà, a proprio insindacabile giudizio, il ragionier Giuseppe Grillo da Genova, ovvero il clan dei Casa Liggio & Affiliati.
Perché, se “uno vale uno”, qualcuno vale più di tutti gli altri messi assieme.
A Parma non si è ancora insediata la nuova giunta comunale, che già la città è sotto commissariamento dell’invadente Profeta genovese. Eclissata l’immaginazione al potere, dopo l’incompetenza, abbiamo la più assoluta improvvisazione: neo-consiglieri stellati, riuniti in sessione plenaria per un corso accelerato di Bignami in diritto amministrativo; assoluta assenza di un vero programma di governo, con uno straccio di piano di recupero per la gigantesca voragine di bilancio parmense… Evidentemente, la striminzita quindicina di paginette del programmino scolastico a 5 stelle non è sufficiente. D’altronde, il neo-sindaco Pizzarotti (ed il suo ingombrante mentore virtuale) non si è preoccupato nemmeno di presentare una lista di potenziali amministratori di giunta, tanto grande è stata la sorpresa di vincere le comunali. Per il momento ci si affida ad un gruppetto di professori bocconiani, colleghi degli esecrati tecnocrati al governo nazionale, in attesa di consultare gli amici del Bar Sport.

D’altronde, secondo i pasdaran del MoVimento, perché darsi tanta pena?!? Federico Pizzarotti, l’ex burattino con un’anima propria che sta faticosamente recidendo i fili col puparo Grillo, secondo le indicazioni dei puristi della confraternita virtuale, dovrebbe essere solo un “portavoce dei cittadini”, privo di libero arbitrio. A questi “cittadini” qualcuno dovrebbe spiegare che un sindaco, in qualità di primo cittadino, è chiamato a fare scelte precise, prendere decisioni di rilevanza pubblica che, in quanto tali, si configurano sempre come ‘politiche’. Nella fattispecie, firma delibere, autorizza capitolati di spesa, sostiene progetti, mettendoci la faccia in prima persona e rispondendo individualmente per eventuali errori o violazioni di legge (che non ammette ignoranza) in sede penale e civile. Se il sindaco sbaglia, gli avvisi di garanzia non arrivano ai “cittadini”, ma al Sindaco e nello specifico a Federico Pizzarotti. Altro che “portavoce”!
Amministrare la res publica è un po’ più complicato che stilare proclami su un blog (gestito da terzi) e fare merchandising auto-promozionale, giocando nel tempo libero ai piccoli carbonari nascosti nell’anonimato virtuale di sedicenti meet-up tramite chat, peraltro spiata (illegalmente) dagli hackers della Casaleggio per conto del Profeta.
Più che democrazia diretta, sembra l’Egitto dei faraoni!
Über Alles, c’è il piccolo führer di Ponente, che scalpita irrequieto per la paura di perdere il controllo assoluto del suo personalissimo giocattolo, scambiando la Democrazia per un’entità astratta chiamata “Rete” (manipolata dai suoi consulenti informatici).
Dopo il berlusconismo, la piaga delle locuste?

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SINDROME CINESE

Posted in Business is Business, Masters of Universe with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 4 luglio 2011 by Sendivogius

UNA PICCOLA PREMESSA…
 Ogni ‘Regime’ che si rispetti, se vuole essere degno di questo nome, deve saper manipolare la realtà piegandola alle esigenze della propaganda.
Se vuole durare, deve creare una propria base di consenso, tramite il filtraggio organizzato delle notizie ed il controllo delle opinioni con la rimozione di quelle giudicate scomode.
In tempi non troppo lontani, si devastavano le redazioni dei quotidiani non asserviti; si bruciavano le pubblicazioni non gradite; si distruggevano le tipografie, colpevoli di stampare ciò che non doveva essere divulgato…

Oggi basta detenere il monopolio dei maggiori mezzi di comunicazione, occupare le posizioni di vertice e scegliersi i propri controllori; inibire l’accesso alle tecnologie alternative e livellare le voci, imponendo l’antico bavaglio della censura.
In un ordine apparentemente perfetto, l’esistenza della rete internet costituisce una pericolosa anomalia del sistema.
Sostanzialmente impermeabile ai vecchi meccanismi della sorveglianza gerarchica, la diffusione di internet rappresenta infatti una rivoluzione culturale, su base orizzontale, dagli effetti dirompenti quanto imprevedibili. Nata come strumento essenzialmente libero, lontanissima da ogni forma di controllo, la ‘Rete’ è un macrocosmo in costante espansione, all’insegna della fruizione caotica e del flusso illimitato di informazioni. Soprattutto, la sua natura prevalentemente anarchica è la dimostrazione pratica di come un sistema complesso possa funzionare benissimo, anche in assenza di divieti e di norme coercitive, restando accessibile a chiunque con costi irrisori.
Oggettivamente troppo per ogni organismo di potere costituito. Una provocazione intollerabile per chi fonda la propria autorità sul controllo e la repressione.


Pertanto, le potenzialità eversive della Rete non potevano rimanere estranee alle cariatidi governative e agli analfabeti digitali che, trincerati nei loro castelli di privilegi feudali, iniziano a temere come non mai i popoli che dovrebbero rappresentare e che indegnamente ingannano.
La loro non è intelligenza è istinto animale; è puro spirito di sopravvivenza. Della rete non capiscono assolutamente le dinamiche, ma ne paventano gli effetti sulla libera circolazione delle idee, nella costruzione di un dissenso condiviso e soprattutto liquido. Lungi dal rappresentare una opportunità, Internet costituisce un problema.
Per questo la Rete va “regolamentata”, depotenziata, e soprattutto imbrigliata.
Disturba l’Ordine e gli Affari. Un reato capitale per i governi globali, protesi nell’estrema conservazione dello statu quo di un mondo perfetto che si vorrebbe immutabile nei suoi assetti di predominio geriatrico.
SORVEGLIARE E PUNIRE
 Il controllo della ‘rete’ è una vecchia ossessione della Pornocrazia berlusconiana. Da quando i pasdaran delle libertà littorie hanno scoperto che da internet possono persino scaturire delle rivoluzioni, normalizzare il web è diventata una priorità di governo. Da Maurizio Gasparri a Gabriella Carlucci (alcune delle intelligenze più eccelse del PdL), tutti hanno cercato di dare il loro contributo in nome della “regolamentazione”.
Ossessionati dal fatto di non poter colpire i cybernauti con querele per risarcimenti milionari, da usare a scopo intimidatorio (o il silenzio o la rovina economica), si è dapprima pensato di introdurre una schedatura di massa per attività svolte a titolo amatoriale e assolutamente gratuito.
Il tentativo più significativo in tal senso è la presentazione di una proposta di legge (datata 11/02/09) da parte dell’on. Carlucci:

Art. 2.

1. È vietato immettere in maniera anonima nella rete internet contenuti, ivi comprese le banche di dati, in forma testuale, sonora, audiovisiva o informatica, o in qualsiasi altra forma, ovvero agevolare l’immissione dei medesimi.
2. Coloro che, anche in concorso con altri soggetti operanti fuori del territorio nazionale, ovvero con ignoti, rendano possibili i comportamenti vietati ai sensi del comma 1 sono considerati responsabili, sul piano civile, penale e amministrativo, unitamente a coloro che hanno effettuato l’immissione in forma anonima.
3. Per quanto riguarda i reati di diffamazione, si applicano gli articoli 595, 596 e 596-bis del codice penale nonché le disposizioni della legge 8 febbraio 1948, n. 47.
4. Per la tutela del diritto d’autore, dei diritti connessi e dei sistemi ad accesso condizionato si applicano le disposizioni previste dalla legge 22 aprile 1941, n. 633, e le relative sanzioni.
5. Il Comitato per la tutela della legalità nella rete internet, di cui all’articolo 3, adotta, con proprie deliberazioni, le disposizioni e le regole tecniche necessarie, in relazione alle caratteristiche della rete internet, per l’applicazione delle norme richiamate nei commi 3 e 4 del presente articolo, in particolare per quanto attiene alla pubblicazione di risposte.

Che gli scopi del legislatore siano ispirati da una filosofia meramente repressiva è evidente fin da subito ed investono in senso estensivo tutte le attività di accesso alla rete internet effettuate da apparati informatici e infrastrutture fisicamente presenti nel territorio nazionale e per il tramite di essi.
 Tuttavia, i provvedimenti davvero significativi iniziano a prendere corpo e sostanza soprattutto dopo la nomina di Paolo Romani a Ministro delle Comunicazioni, con la scusa di tutelare di “diritto d’autore” (e le grandi major della distribuzione multimediale). Il compito di eseguire materialmente la sentenza di morte per la libertà di internet viene affidata all’AGCOM, agenzia governativa della cui indipendenza e imparzialità di giudizio avevamo già parlato [QUI].

L’inconfigurabilità di un potere sanzionatorio
È questa l’espressione che viene utilizzata per definire le linee guida dell’AGCOM in relazione all’approccio con le “reti di comunicazione elettronica”.
Nel Marzo del 2010, con apposito decreto (D.lgs n.4 del 15/03/10), il ministro Romani commissiona all’agenzia il compito di stilare unaIndagine conoscitiva sulle reti di comunicazione elettronica” con la definizione di una specifica “fase repressiva, associata ad “un corrispondente potere sanzionatorio”.
In riferimento alle precedenti normative l’AGCOM osserva:

«Sembra che il legislatore, pur riconoscendo all’Autorità un così ampio potere di vigilanza in tema di violazione del diritto d’autore sulle reti di comunicazione, abbia al contempo deciso di circoscriverlo ad una fase anteriore di prevenzione, al più di accertamento, senza estenderlo quindi ad una fase di repressione successiva.
La sensazione è che il legislatore […] in ragione alle potenziali insidie del potere tecnologico abbia pensato all’Autorità di settore come ad una sorta di nucleo specializzato di “polizia giudiziaria”, abilitato a svolgere attività di intelligence necessarie a prevenire ed appurare eventuali violazioni nel settore, salvo poi rimettere i risultati di tale attività all’Autorità giudiziaria affinché proceda nei modi stabiliti dalla legge.»

Cioè, l’Agcom, di nomina governativa, interpreta un limite oggettivo imposto all’esercizio dei suoi poteri come una “sensazione” ed un invito implicito ad operare come una specie di polizia politica.
E si lamenta di non avere un “potere sanzionatorio di tipo repressivo”, arrogandosi di un potere che non gli compete e che trascende i limiti costituzionali:

«Ammettendo la possibilità dell’adozione di misure preventive, il punto focale si sposta sul raggio d’azione di tale potere implicito, sul punto limite cioè fino al quale l’Autorità potrebbe spingersi…
Si pensi, ad esempio, alla misura che imponga ai gestori dei servizi di comunicazione elettronica il disvelamento dei dati utili ad individuare il responsabile del sito internet che ospita illecitamente contenuti protetti dal diritto d’autore; o anche misure dirette a restringere l’accesso a tali siti, ad oscurarli o a rimuovere i contenuti ospitati. La tecnologia moderna offre diverse soluzioni idonee allo scopo, alcune delle quali finalizzate proprio ad impedire l’accesso ad alcuni siti inseriti in una apposita black list.»

Preso atto dei limiti giuridici che circoscrivono il suo raggio d’azione, e sottolineato come determinate prerogative siano esclusive della magistratura, l’AGCOM studia dunque una deliberazione ad hoc per scavalcare Diritto e Costituzione con il placet governativo, insieme alla sostanziale acquiescenza dell’Opposizione e della Stampa tutta.
Pertanto, il 17 Dicembre 2010, con la Delibera n.668, l’Autorità delle Comunicazioni traccia i “lineamenti di provvedimento concernente l’esercizio delle competenze dell’autorità nell’attività di tutela del diritto d’autore sulle reti di comunicazione elettronica”, sotto stretta dettatura della SIAE e della FIMI.

La DELIBERA 668/10
 Nell’Allegato B della delibera i consiglieri dell’Agcom si esibiscono con un panegirico sulle “nuove prospettive culturali per i consumatori e nuove opportunità di business per l’industria”, rappresentate dal “mercato unico digitale”.

L’Autorità nelle recenti relazioni annuali ha ripetutamente espresso l’opinione che sottovalutare le potenzialità del mercato digitale significa perdere una irripetibile occasione di sviluppo economico e sociale.”

Quindi ne stronca ogni funzione che non sia meramente “commerciale”, “remunerativa”, e finalizzata a far quattrini, da parte dei “consumatori/utenti”.
Notate la filosofia grettamente mercantilistica che trasuda dal testo della delibera, attraverso la scelta stessa dei termini.
A suo insindacabile giudizio (una sorta di auto-investitura), seguendo un “criterio ermeneutico”:

«L’Autorità ritiene che rientrino nella sua attività di vigilanza le violazioni del diritto d’autore perpetrate attraverso l’attività di diffusione radiotelevisiva, nonché attraverso le reti degli operatori di telecomunicazione, e che ad essa perciò competano le azioni di tutela del diritto d’autore sui contenuti immessi nelle reti di comunicazione elettronica (tv, reti di tlc e internet)»

Salvo fare appello, consapevole dell’abnormità di un simile potere discrezionale, stante la delicatezza e il rilievo delle situazioni giuridiche potenzialmente coinvolte:

al Governo e al Parlamento l’opportunità di una revisione complessiva delle norme sul diritto d’autore che risultano inadeguate allo sviluppo tecnologico e giuridico del settore.

Ad ogni modo, nel dubbio e nell’attesa che il “legislatore” si faccia sentire:

«L’Autorità, in quanto autorità amministrativa “dotata di poteri di vigilanza”, ritiene di essere legittimata, impregiudicato l’intervento dell’autorità giudiziaria, ad intervenire, in un tempo ragionevole, nei riguardi dei gestori dei siti internet sui quali dovessero essere ospitati contenuti digitali coperti da copyright, senza l’autorizzazione del titolare.»

In linea teorica, e in sintonia col cosiddetto “decreto Romani”, la delibera si propone di tutelare il diritto degli autori a ricevere una giusta remunerazione per le opere del proprio ingegno, con particolare attenzione ai prodotti audiovisivi, file musicali e opere coperte da copyright.
È chiaro che lungi dal voler tutelare gli “artisti”, il provvedimento blinda le pretese di sfruttamento commerciale dei diritti detenuti dalle major, con la difesa ad oltranza delle loro licenze di sfruttamento esclusivo.
È altrettanto chiaro che l’obiettivo primario del provvedimento sono i siti e le piattaforme che permettono download gratuiti (torrent o megaupload per fare un esempio).
Tuttavia i margini di intervento del provvedimento sono talmente estensivi, da comportare potenziali effetti devastanti sulla libera fruizione della rete. L’AGCOM infatti va ben oltre la sfera sanzionatoria contemplata dall’originale decreto Romani, che pure escludeva:

i siti internet privati e i servizi consistenti nella fornitura o distribuzione di contenuti audiovisivi generati da privati ai fini di condivisione o di scambio nell’ambito di comunità d’interesse

Nella sua interpretazione restrittiva, l’AGCOM, su pressione della SIAE e dei confindustriali della FIMI (Federazione dell’Industria Musicale Italiana), invece estende la possibilità di oscuramento o cancellazione a qualsiasi tipologia di pagina web, a prescindere dagli scopi, dalla ragione sociale, o dai contenuti generali, senza tenere in alcun conto le finalità d’uso.
Va da sé che, secondo un’ottica estensiva di tale impostazione, l’AGCOM potrebbe disporre l’oscuramento di YouTube (costretto a versare il “pizzo” legalizzato imposto dalla SIAE) e denunciare tutti quei blog e quei siti che all’interno delle loro pagine abbiano ospitato uno o più filmati da esso provenienti.


LA MANNAIA DEL DIRITTO D’AUTORE
 Quando si parla della (giusta) tutela del diritto d’autore, bisogna sapere che l’intera materia è disciplinata da una vecchia legge di era fascista (Legge 633/1941) ed ha una amplissima ala di copertura, ulteriormente aggiornata nel 1978 con la Legge n.399.
Tanto per fare un esempio, sono ricomprese in una ‘protezione’ pressoché totale, al riparo da ogni divulgazione non ‘autorizzata’ dai titolari di quella esclusiva di sfruttamento commerciale, che impropriamente chiamano “diritto d’autore”:

le opere letterarie, drammatiche, scientifiche, didattiche, religiose, tanto se in forma scritta quanto se orale; composizioni musicali, con o senza parole, le opere drammatico-musicali e le variazioni musicali costituenti di per sé opera originale; i disegni e le opere dell’architettura; le opere fotografiche e quelle espresse con procedimento analogo a quello della fotografia; i contenuti giornalistici…”

Come si vede, lungi dall’essere circoscritto ai file sharing, alle trasmissioni in streaming, ed ai download musicali o video, l’intervento sanzionatorio accampato dall’AGCOM è potenzialmente illimitato.
Infatti, la delibera non esclude assolutamente l’applicazione delle sanzioni a quei siti che ospitino foto, gallerie di immagini, citazioni, testi letterari, poesie, coperti da eventuale “diritto d’autore” (che spesso è bello e sepolto, o che nella realtà non ha mai visto un solo centesimo per le sue creazioni), a prescindere dal carattere assolutamente gratuito e senza alcuna finalità di lucro delle pagine web. Potenzialmente, ci può rientrare di tutto: dalle web community ai forum di discussione, passando per i blog o per i siti amatoriali di intrattenimento.
In pieno delirio di onnipotenza, i garanti dell’AGCOM si attribuiscono un potere quasi assoluto, con una amplissima sfera di intervento, sovrapponendosi ad ogni altra autorità vigente (Polizia postale) e affiancandosi alla stessa magistratura, che pure dovrebbe indagare sulle singole fattispecie di reato potenziale:

«Si ritiene che l’Autorità possa esercitare – nel perimetro del diritto d’autore – i poteri ad essa assegnati nei confronti dei fornitori di servizi di media audiovisivi, dei gestori dei siti web , degli operatori di rete, dei fornitori di connettività (gli ISP), dei fornitori di servizi di caching/hosting, e più in generale nei confronti di tutti gli operatori di comunicazione elettronica.»

E nella fretta di operare non teme il rischio di approssimazione ed i margini di errore, pur nell’irreversibilità dell’intervento e delle sue conseguenze, senza la supervisione di un magistrato ed il vaglio di una formale denuncia:

«Affinché la funzione di garanzia dell’Autorità sia realmente efficace è necessario che essa si snodi attraverso una procedura estremamente semplice nei modi e celere e certa nei tempi. Solo in tal modo si riuscirebbe a garantire ai titolari dei diritti una forma di protezione alternativa (e non sostitutiva) rispetto a quella già offerta dall’Autorità giudiziaria.»

Nella sua applicazione, Il procedimento di tutela del diritto di autore e del copyright viene esplicitato al punto 3.5.2. della deliberazione (che ha valore di decreto legislativo) e si articola in 5 passaggi:

 1. Segnalazione del titolare del diritto al gestore del sito o al fornitore del servizio di media audiovisivo – I titolari dei diritti e tutti gli altri soggetti autorizzati a disporne (in particolare, i titolari di licenze di sfruttamento, in proprio o attraverso le loro associazioni per la tutela di interessi collettivi), scaricano on line dal sito dell’AGCOM un modulo preimpostato per denunciare la presunta violazione all’Autorità per le comunicazioni. Contemporaneamente, intimano al “gestore del sito” o, in alternative, all’ISP (Internet Server Provider) che fornisce il servizio, di rimuovere tutti i contenuti sospetti (da sottolineare “sospetti”) di violazione.
Il gestore del sito, o i curatori della pagine web, hanno a disposizione appena 48 ore (un ultimatum!) per contestare e confutare la richiesta di rimozione, verificandone la fondatezza.
!!! N.B. I “soggetti autorizzati” sono in realtà la SIAE (che in teoria può pretendere il pagamento delle royalties anche per cantare l’inno nazionale) e gli industriali riuniti sotto la sigla del FIMI. Ma all’atto pratico nessuno controlla la reale identità del soggetto denunciante, né verifica l’effettiva titolarità del preteso copyright, magari sulle illustrazioni pubblicate e incriminate (non sono mica tutte Alinari!). Potenzialmente, il denunciante potrebbe essere chiunque, nella più grande operazione di ‘trollaggio’ su vasta scala che la rete ricordi!

 2. Segnalazione all’Autorità – Decorse le 48 ore dalla richiesta inoltrata senza che il contenuto sia stato rimosso, il titolare del diritto può rivolgersi all’Autorità”.
In pratica, il presunto titolare (perché nessuno si è dato pena di verificare la legittimità), non ottenuta la rimozione dei contenuti contestati dal gestore del sito, si rivolge direttamente all’Agcom: compila un format on line e chiede l’oscuramento della pagina.

 3. Verifica dell’Autorità in contraddittorio – L’Autorità, ricevuta la richiesta circostanziata di cui sopra, effettua una breve verifica in contraddittorio con le parti (titolare del diritto, gestore del sito, soggetto che ha effettuato la contro notifica) da concludere entro cinque giorni, comunicando l’avvio del procedimento al gestore del sito (o, nel caso non fosse possibile individuarlo, al fornitore del relativo servizio di hosting), all’operatore di telecomunicazione o a quello televisivo, alla cui sfera risulti oggettivamente ascrivibile la violazione della normativa rilevante.
Ciò in teoria potrebbe mettere al riparo i gestori delle pagine on line da eventuali abusi e mitomani; all’atto pratico però è tecnicamente impossibile (in soli 5 giorni!) accogliere la ricezione delle domande di rimozione, verificare la titolarità dei soggetti, vagliarne le richieste, valutare le obiezioni delle parti interessate insieme alle controdeduzioni, gestendo le notifiche in tempo reale.
!!! N.B. A meno di non disporre di qualche decina di migliaia di dipendenti, impegnati h24 nella verifica dei controlli, è chiaro che l’AGCOM attiverà una procedura standard che scatterà in automatico per la stragrande maggioranza dei casi, attivando la rimozione (e l’oscuramento) d’imperio.

 4. Adozione del provvedimento di ordine alla rimozione – Se l’Autorità, all’esito delle verifiche in contraddittorio, ritiene violata la normativa in tema di diritto d’autore, ordina senza ritardo al gestore del sito o al fornitore del servizio di media audiovisivo, anche per via telematica, l’immediata rimozione del materiale trasmesso in violazione.
!!! N.B. In 5 giorni l’Agcom pretende di gestire segnalazioni, verifiche, impugnazioni e contraddittorio, con sentenza definitiva e in appellabile che esclude ogni eventuale revisione futura. È chiaro che ci troviamo di fronte ad un monstrum giuridico dove le parti più deboli, senza alcuna tutela (a partire da quella legale) né forza contrattuale, sono destinate a soccombere sempre e comunque, piegandosi eventualmente a subire il male minore.

 5. Monitoraggio successivo del rispetto dell’ordine e applicazione di sanzioni in caso di reiterata inottemperanza – L’Autorità monitora il rispetto dell’ordine impartito e, in caso di inottemperanza reitera l’ordine avvertendo che il suo mancato rispetto comporterà l’applicazione delle sanzioni previste dalla legge (articolo 1, comma 31 della legge 249/97).
In pratica, inoltra una denuncia penale con segnalazione all’autorità giudiziaria. E paradossalmente è la parte migliore, perché nel caso il titolare del sito abbia ragione può contestare il provvedimento e denunciare gli eventuali abusi dell’Agcom.

Ad ogni modo, nell’immediato il provvedimento si applica ai siti italiani e stranieri. Contempla inoltre:

a) La predisposizione di una lista di siti illegali da mettere a disposizione degli internet service provider;
b) La possibilità, in casi estremi e previo contraddittorio, dell’inibizione del nome del sito web, ovvero dell’indirizzo IP, analogamente a quanto già avviene per i casi di offerta, attraverso la rete telematica, di giochi, lotterie, scommesse o concorsi in assenza di autorizzazione, ovvero per i casi di pedopornografia.

Attuando con questo una inaccettabile equazione tra informazioni e pedopornografia.
Potenzialmente, la normativa sul copyright è applicabile all’universo mondo. Di conseguenza, le restrizioni della delibera, volendo, possono scattare anche nel caso di slide e gif animate, perché il provvedimento non lo esclude. Da notare che tutto ciò che è di libera fruizione e non connotato come “creative commons” può essere sempre sottratto e registrato da terzi, che apporrebbero così il loro ‘diritto’ di copyright, sancendo lo sfruttamento esclusivo dell’opera scippata e ridotta a prodotto di vendita al consumo.
Le restrizioni della delibera (oscuramento dei siti e cancellazione della pagine web) si applicano anche al di fuori dei confini nazionali, investendo operatori e gestori di rete e fornitori di servizi di connettività e siti web di ogni parte del mondo. Per cui valgono le stesse regole di cui sopra (48h per la rimozione e 5 giorni per il “contraddittorio”). In caso di mancato ottemperamento ai diktat di Agcom e SIAE, i siti incriminati (anche per la presenza di un solo file sospetto) potranno essere inibiti dai provider su ordine dell’Autorità, a livello di IP o di dominio e persino nell’uso del nome, senza che sia contemplata un’indagine preliminare approfondita né il ricorso ad un giudice.
A partire da qualche giorno (06/07/2011), potrebbe capitare di visualizzare sui motori di ricerca interi elenchi di “siti non raggiungibili”, cliccare sui link più svariati e vedersi comparire una selva di pagine web “impossibili da visualizzare”; andare sulla sezione “immagini” di Google e trovarla vuota.
Da oggi, l’Italia è un po’ più cinese, ma il modello ideale rimane la Birmania (anzi, Myanmar!). E ancora la chiamano “democrazia”.
Evviva il mercato!

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