Archivio per Renzismo

LOTTI(z)Zar

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , on 19 giugno 2019 by Sendivogius

 Un ex sottosegretario di stato, neanche quarantenne, inquisito dai tribunali di mezza Italia, che tresca con esponenti della corrente più a destra della magistratura in riunioni carbonare, meglio se consumate nel segreto di anonime stanze d’albergo, per stabilire le nomine ai vertici di quelle stesse procure che indagano sul suo conto, ed intriga per rimuovere i giudici a lui sgraditi.
Una roba che in altri tempi avrebbe fatto gridare all’eversione dell’ordine costituzionale, con evocazioni allo scandalo della P2, ma che nell’orgia di potere del renzismo al governo, su incistazione democristiana di quello che un tempo fu il principale partito della sinistra italiana (prima dell’estinzione), deve essere sembrata pratica assolutamente normale ed aderente al nuovo corso, inaugurato dopo il trapianto di quel cancro democristiano chiamato “Margherita”, nel corpaccione rotto a tutti gli innesti di una sinistra che si credeva a vocazione maggioritaria, finendone fagocitata.
 Un nuovo segretario di partito, che in nome di quella stessa distorta visione unitaria, glissa sull’abnormità dell’intera vicenda, in perfetto stile moroteo, confidando che il clamore suscitato attorno ad uno dei petali più pregiati del cosiddetto Giglio Magico, l’inner circle del potere renziano, si esaurisca da sé, restituendo ai suoi affari l’intrigante camerlengo del Mefitico.
E invece di cacciarlo via a calci nelle palle, per l’ennesima figura di merda a gratis, percolata sopra a ciò che ancora resta di un partito già abbondantemente sputtanato di suo, il neo-segretario ne auspica l’autosospensione da tutti gli incarichi che non riveste più, non avendone attualmente nessuno. E lo ringrazia pure pubblicamente per l’alto senso di responsabilità dimostrato (!), dopo così sofferta scelta, per non sturbare troppo il Renzie’s Fan Club in astinenza da potere. Di questo passo, tra poco dovrà porgergli le scuse ufficiali e magari rendergli almeno un incarico di prestigio… Altrimenti potrebbero aversene a male gli ultimi irriducibili della banda fiorentina di greppia e di banca, già inferociti per essere stati estromessi dalla direzione di un partito che hanno contribuito a disintegrare, cancellandolo dalla geografia politica, fin dentro le sue roccaforti storiche considerate inespugnabili, mentre ora chiedono di essere valorizzati e ‘compensati’ dopo un simile disastro.
 E ciò avviene giusto negli stessi giorni nei quali a parole si celebra l’eredità morale di Enrico Berlinguer che forse, se fosse stato ancora vivo, a ‘sta gentaglia avrebbe pisciato addosso per schifo e disprezzo!

«I partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela; scarsa o mistificata conoscenza della vita e dei problemi della società, della gente; idee, ideali, programmi pochi o vaghi; sentimenti e passione civile, zero. Gestiscono interessi, i più disparati, i più contraddittori, talvolta anche loschi, comunque senza alcun rapporto con le esigenze e i bisogni umani emergenti, oppure distorcendoli, senza perseguire il bene comune. La loro stessa struttura organizzativa si è ormai conformata su questo modello, e non sono più organizzatori del popolo, formazioni che ne promuovono la maturazione civile e l’iniziativa: sono piuttosto federazioni di correnti, di camarille, ciascuna con un “boss” e dei “sotto-boss”.
I partiti hanno occupato lo Stato e tutte le sue istituzioni, a partire dal governo. Hanno occupato gli enti locali, gli enti di previdenza, le banche, le aziende pubbliche, gli istituti culturali, gli ospedali, le università, la Rai TV, alcuni grandi giornali. […] Tutte le “operazioni” che le diverse istituzioni e i loro attuali dirigenti sono chiamati a compiere vengono viste prevalentemente in funzione dell’interesse del partito o della corrente o del clan cui si deve la carica. Un credito bancario viene concesso se è utile a questo fine, se procura dei vantaggi e rapporti di clientela; un’autorizzazione amministrativa viene data, un appalto viene aggiudicato, una cattedra viene assegnata, un’attrezzatura di laboratorio viene finanziata, se i beneficiari fanno atto di fedeltà al partito che procura quei vantaggi, anche quando si tratta soltanto di riconoscimenti dovuti.
La questione morale non si esaurisce nel fatto che, essendoci dei ladri, dei corrotti, dei concussori in alte sfere della politica e dell’amministrazione, bisogna scovarli, bisogna denunciarli e bisogna metterli in galera. La questione morale, nell’Italia d’oggi, fa tutt’uno con l’occupazione dello Stato da parte dei partiti governativi e delle loro correnti, fa tutt’uno con la guerra per bande, fa tutt’uno con la concezione della politica e con i metodi di governo di costoro, che vanno semplicemente abbandonati e superati. Ecco perché gli altri partiti possono provare d’essere forze di serio rinnovamento soltanto se aggrediscono in pieno la questione morale andando alle sue cause politiche. Ma poi, quel che deve interessare veramente è la sorte del Paese. Se si continua in questo modo, in Italia la democrazia rischia di restringersi, non di allargarsi e svilupparsi: rischia di soffocare in una palude. Ma non è venuto il momento di cambiare e di costruire una società che non sia un immondezzaio?»

Solo potere e clientele

Nel PD si vede che la lezione l’hanno assimilata benissimo.
E non si capisce bene che Berlinguer abbia letto Zingaretti (il politico, non l’attore), in attesa di decidere cosa fare finalmente da grande…

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(104) Cazzata o Stronzata?

Posted in Zì Baldone with tags , , , , , , , on 31 ottobre 2017 by Sendivogius

Classifica OTTOBRE 2017”

A mal vedere, il “renzismo” è riuscito nella missione impossibile di far dimenticare in brevissimo tempo persino le nefandezze (e lo squallore) della pornocrazia berlusconiana, fino all’impensabile resurrezione dell’osceno papi della patria e della sua corte dei miracoli, con l’immancabile corollario di barzellette zozze e aneddoti puttaneschi, tanta è la ripugnanza che riesce a suscitare il partito bestemmia e le sue miserabili prestazioni al governo. Tale è lo schifo che riesce a suscitare, da poter dire che il renzismo sia quasi una versione puritana del berlusconismo; nel senso che se va a mignotte non lo sbandiera ai quattro venti. Ma l’orgia di potere è sostanzialmente la stessa, con la differenza che la mummia incartapecorita di Arcore riesce a sembrare persino più ‘giovane’ e più ‘nuova’ del bolso cialtrone di Pontassieve, precocemente decotto nel brodo rancido della ribollita democristiana nella quale questo fanfarone da bar sport galleggia felice. Fortuna che durerà ancora per poco… Lasciatelo dunque giocare coi trenini a grandezza naturale, attorniato dai suoi compiacenti lacché e la claque riunita a comando, nell’avvicendamento della servitù di due regimi complementari e sostanzialmente sovrapponibili.
Tuttavia, il condensato mefitico di cinismo, reso ancora più rancido e insopportabile da massicce iniezioni di opportunismo piacione ed ipocrisia buonista che un tempo si sarebbe chiamato “gesuitismo”, di arroganza, incompetenza ed ignoranza abissale, piaggeria cortigiana e le massicce dosi di propaganda a misura di tweet, insieme ad una inestinguibile sete di potere, rende la miscela letale pure per quella che alla riprova dei fatti sembra essere la peggior compagine politica di tutta la storia repubblicana e forse unitaria. È come se nella generale discesa al ribasso questi avessero una specie di marcia in più… Non so voi, ma a leggerne le dichiarazioni io li trovo inquietanti (quasi peggio delle pur sempre insuperabili merde a cinque stelle)..!

Hit Parade del mese:

01. SUPERCINISMO

[18 Ott.] «Gli Italiani muoiono troppo tardi e ciò incide negativamente sui conti dell’Inps.»
 (Pier Carlo Padoan, il Becchino)

02. SUFFICIENZE

[09 Ott.] «Quanto ci tengo da 1 a 10 a fare il premier? 6!»
 (Matteo Renzi, il Cazzaro)

03. RESPONSABILTÀ

[05 Ott.] «Noi siamo responsabili e coerenti, non potevamo certo far mancare il nostro appoggio in un momento così delicato. Questa è una fase in cui ci vuole responsabilità, non si scherza su queste cose. È in gioco il destino del Paese. Noi rimaniamo i guardiani delle riforme, e non lo facciamo per ottenere poltrone.»
 (Denis Verdini, il Responsabile)

04. GANG-BANG

[23 Ott.] «Il referendum sull’autonomia non è carta straccia: condizionerà i processi decisionali. Per anni si è guardato al muro di Berlino e molti strateghi si interrogavano su quando potesse cadere. Un giorno dei ragazzi si sono arrampicati e il muro è venuto giù. Così anche questo Referendum: è il big bang delle riforme.»
 (Luca Zaia, il Gauleiter veneto)

05. SALOTTINI

[22 Ott.] «Io e il Pd non possiamo difendere l’attuale assetto di potere, non possiamo stare dalla parte dei presunti salotti buoni della finanza. Noi stiamo con i risparmiatori.»
 (Matteo Renzi, il Supercazzaro)

06. POTERI FORTI

[27 Ott.] « È indubbio che l’assalto concentrico dei poteri forti, del sistema mediatico e di buona parte del mondo politico, che si sta manifestando con particolare virulenza abbia come nemico assoluto Matteo Renzi. Solo gli sciocchi possono ritenere che questo sia davvero dovuto alla personalità e al carattere del segretario del Partito Democratico, che peraltro sta tenendo condotte persino inusuali quanto a mitezza e disponibilità. In realtà colpire e abbattere Matteo Renzi è il passaggio obbligato per sconfiggere non solo una piattaforma riformista che ha operato con rara efficienza ed efficacia negli ultimi tre anni, ma anche il tentativo di resurrezione e rilegittimazione della politica che ha caratterizzato il governo dei millegiorni e caratterizza oggi l’azione di Paolo Gentiloni.»
 (Ivan Scalfarotto, la Finocchiella)

07. LA VELINA

[05 Ott.] «Anche oggi #Istat e #Ocse: crescita c’è, si rafforza, produce lavoro stabile grazie a riforme strutturali governi PD. Passo e chiudo.»
(Lorenzo Guerini, l’Apologeta)

08. INCUBI

[13 Ott.] «Ognuno ha i suoi sogni: il mio è quello di avere Renzi premier e Gianni Letta sottosegretario alla presidenza del Consiglio.»
(Denis Verdini, l’Innovatore)

09. FORZE COSMICHE

[26 Ott.] «Matteo Renzi è sempre il candidato premier del Pd, può essere il nostro barone di Münchhausen, che tirandosi su per i capelli riuscì a scavallare la palude. Matteo ha questa forza e può tirare su il paeseMatteo Renzi è sempre il candidato premier del Pd, può essere il nostro barone di Münchhausen, che tirandosi su per i capelli riuscì a scavallare la palude. Matteo ha questa forza e può tirare su il paese.»
 (Pietro Fassino, il Maggiordomo)

10. EDEN AFRICANO

[28 Ott.] «Lagos, la capitale della Nigeria, 5 milioni di abitanti, nel centro dell’Africa, è considerata una delle Capitali dove si vive meglio al mondo. Se guardate le fotografie è pazzesca, sembra Las Vegas, verde, spiagge, palme»
 (Beppe Grillo, l’immancabile coglione)

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EL DESCAMISADO

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , on 8 ottobre 2014 by Sendivogius

Juan Domingo PeronJuan Domingo Perón
Il presidente descamisado dell’Argentina

La prolifica tradizione dell’italico cialtronismo ci ha ormai abituato all’esposizione di una lunga galleria degli orrori, in cui continuano ad accumularsi i ritratti della nazione: dalle nature morte del vecchio partitume grigio-seppia, alle tinte vivaci dell’intramontabile demagogia qualunquista in sempre nuovi spruzzi di colore, dove gli imbrattatele sovrastano gli artisti.
Merda d'artistaConcentrata l’offerta in prodotti sostanzialmente uguali per confezione e per sostanza, venendo incontro alla domanda di consumatori più che omologati, la scelta elettorale si riduce nelle sue massime espressioni a prodotti equipollenti, nella prevalenza del partito liquido, ‘aperto’, e soprattutto informe (come una scarica di diarrea!), che si vorrebbe all’amerikana, con ben poche varianti a seconda delle esigenze di marketing.
Come risultato, la ruota degli esposti tra gli orfanelli prepotenti del post-ideologico è circoscritta alla girandola istrionica di gemelli diversi, ma tutti frutto dello stesso parto.
Tre galletti nel pollaioSono il padre, il figlio, e il santone senza spirito dell’anti-politica in polvere: tre partiti populisti per tre bolsi gaglioffi, attorniati dalle loro groupies in fregola per una poltrona in platea.
Come il gioco delle tre carte, si perde sempre.
three-cardsIn apparenza, compatte come può esserlo uno yogurt allungato, sono formazioni a scadenza ravvicinata e bassa digeribilità, con programma minimo e propaganda massima. La loro funzione è raccattare voti, drenando ogni palude disponibile, senza preoccuparsi troppo del filtraggio delle acque; in quanto comitati elettorali esistono e si sciolgono in funzione del capo politico. Vivono e scompaiono con lui. E pertanto risultano intercambiabili, a seconda delle necessità e della campagna acquisti.
In quanto contenitori vuoti di idee, sono come i bidoni indifferenziati della spazzatura: raccolgono tutto ciò che può tornare utile in termini di consensi; totalmente indifferenti alla puzza, smaltiscono qualsiasi rifiuto. E scambiano la compattazione scarti per formattazione selettiva.
pallonataChe si chiamino “partiti”, oppure “movimenti” come scelta semantica di ripiego e più appetibile sul mercato elettorale, la loro natura è quella propria del Fan-Club: fanno coreografia per le esibizioni del leader, gestiscono la prevendita dei biglietti per lo show, e in cambio acquisiscono parte dei diritti di copyright sullo smercio del merchandising promozionale (o un seggio in parlamento).
Se il maestro indiscusso del genere è stato il Pornonano, coi suoi club ForzaSilvio! ed i manipoli di papiminkia in adorazione dell’Unto, il modello ha toccato punte di successo estatico con le fangirls isteriche del Grullo sbavante. Tuttavia, il vero apice sembra essere stato raggiunto dalle inaspettate cheerleaders del signor lor, Renzi il mefitico, e delle algide madonnine che fluttuano tra una poltrona e l’altra, contro ogni “meritocrazia”, nel disciolto partito bestemmia ad uso del Capo.
Santa Maria ElenaIn questo, le divisioni in corso d’opera nel vecchio “partitone” costituiscono poco più che una lite condominiale, sull’uso degli spazi comuni e la scelta della tinteggiatura, per la salvaguardia della “Ditta” in liquidazione, ridotta a spaccio da caserma, con delega in bianco, per la vendita di prodotti avariati all’incanto.
Make your choiceSi tratta solo di una squallida pantomima ad uso interno: poliziotto buono e poliziotto cattivo, che si danno il cambio nella recita delle parti, alternando il bastone e la carota (con o senza vasellina). In realtà, a fattori inversi, la somma non cambia. Ed è altamente sotto la sufficienza.
Matteo Renzi All’atto pratico, superata la prova nel nove, non vi è nulla di davvero originale nel Renzismo di fuffa e di governo: decisionismo fanfarone di derivazione neo-cesarista e post-berlusconismo d’accatto, un po’ di blairismo fuori tempo massimo, obamite di facciata a plagio persistente dell’originale, larghe pennellate di vernissage di genere che poi è la faccia nascosta del sessismo…
Per il premier fast & furious, solo parti riciclate!
E lo fa accompagnandosi ai peggiori figuri, che più hanno funestato l’Italia negli ultimi trent’anni, senza provare alcuna ombra di imbarazzo o un minimo di disgusto. In questo e altro, le Laide Intese ed i “Patti del Nazareno” funzionano benissimo, per una esperienza di governo a prova di elezione. E di Costituzione, che infatti si cambia a colpi di fiducia, meglio se con potere di delega (e deroga).
Il suo non è nemmeno autoritarismo, ma bullismo istituzionale.
machomanSi aggiunga l’onnipresenzialismo con sovraesposizione mediatica: una mattina di queste solleverete la tavoletta del cesso e vi vedrete spuntare lo scoppiettante Telemaco, che cinguetta ottanta euro e quarantuno-per-cento! in training autogeno.
Leonardo SciasciaE si sorvoli sulle maniche di camicia perennemente arrotolate, e tanto cretinismo digitale che fa molto modernismo provinciale, con ampie spruzzate di luogocomunismo trasversale che piace tanto alla “gente”…
Di pochissime letture (meglio se confuse) e nessuno studio, la principale fonte d’ispirazione è la serie televisiva “House of Cards”, ovvero: la storia di un perfetto stronzo in politica, che vive il potere per il gusto del potere, nell’esercizio esclusivo del medesimo.

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