Archivio per Renato Brunetta

BOLOGNA 2015

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , , , , , , , , , , , , on 2 agosto 2015 by Sendivogius

strage_bolognaNel giorno in cui si ricorda (?) la strage fascista alla Stazione di Bologna, con un premier come di consueto assente, che per la circostanza non trova niente di meglio che parlare di ramazze e pulizia urbana dal Giappone, mentre si sbrodola addosso dall’ennesimo pulpito universitario blaterando di riforme e crescite favolose, nell’illusione di addivenire in un giorno impossibile ai P2complici ed i mandanti del massacro bolognese, alcuni si chiedono come poté maturare un simile crimine e su quali coperture politiche e istituzionali abbia mai potuto contare e su quali ambienti abbiano fatto riferimento…
Francesco Cossiga Per esempio, basterebbe volgere lo sguardo ad un Presidente della Repubblica che dinanzi alle vittime si sentì in dovere di scusarsi con gli assassini, riservando la sua sensibilità democratica nel riconoscimento dell’onorabilità dei fascisti.
berlusconi - forza-italiaBasterebbe ricordare gli esecutivi “post-fascisti” del papi costituente, diretti eredi dell’esperienza repubblichina, che hanno sempre boicottato la ricorrenza, nella riabilitazione dei carnefici e nei rapporti più che amichevoli intrattenuti con gli esponenti dei NAR elevati a starlette mediatiche.
E volgere l’attenzione a quanti si oppongono rabbiosamente alla modifica dell’Art.375 del Codice Penale, con l’introduzione del cosiddetto reato di inquinamento processuale e depistaggio che si prefigge di punire con la reclusione fino a quattro anni, con l’aggravante di pena se i responsabili sono pubblici ufficiali, 

chiunque compia una delle seguenti azioni, finalizzata a impedire, ostacolare o sviare un’indagine o un processo penale:
mutare artificiosamente il corpo del reato, lo stato dei luoghi o delle cose o delle persone connessi al reato;
– distruggere, sopprimere, occultare o rendere inservibili, anche in parte, elementi di prova o elementi comunque utili alla scoperta di un reato o al suo accertamento;
– formare o alterare artificiosamente, anche in parte, elementi di prova o elementi comunque utili alla scoperta di un reato o al suo accertamento.
Sono poi previste alcune aggravanti del nuovo reato, qualora sia stato commesso: nell’esercizio delle funzioni di pubblico ufficiale o incaricato di pubblico servizio (aumento della pena da un terzo alla metà); in relazione a procedimenti per un catalogo di delitti di particolare allarme sociale, tra cui associazione mafiosa, terrorismo, strage, traffico di armi o di materiale nucleare chimico o biologico (reclusione da 6 a 12 anni).”

Scopo della nuova norma (peraltro piuttosto blanda, tanto è stata annacquata) è sanzionare quei comportamenti omissivi, volti all’inquinamento degli elementi probatori, messi in atto per pregiudicare il corso delle indagini ostacolando l’accertamento dei fatti: dalla falsa testimonianza, alla calunnia e all’autocalunnia; dal favoreggiamento personale, al falso ideologico; dalle false informazioni fornite all’autorità giudiziaria, fino alla distruzione, manipolazione o occultamento delle prove.

Angelino Alfano, Renato Brunetta e Silvio Berlusconi.

Contro il provvedimento, attualmente bloccato al Senato, si sono espressi i papiminkia al gran completo ed il NCD di Angelino Alfano: l’imprescindibile alleato del “governo del cambiamento”.
Minime Nel mondo alla rovescia della cleptocrazia berlusconiana, Renato Brunetta, dall’alto della sua etica superiore, ha definito la normativa un provvedimento liberticida, un abominio per il nostro stato di diritto (sic!).
Questo per rispondere a chi si chiede di quali favoreggiamenti ideologici e di quale humus ‘culturale’ abbiano potuto godere i mandanti della strage, a garanzia della propria impunità che si perpetua intatta da 35 anni.

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La Marianna la va in campagna

Posted in Masters of Universe with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 15 giugno 2014 by Sendivogius

Auray (environs) - Cortège de trois noces réunies (1908)

Se c’è una cosa di cui bisogna dare atto a Matteo Renzi, è l’aver conferito una dimensione fisica all’eterea Marianna Madia: la maddalena dolente, sottratta al limbo delle diafane presenze che come bandierine votive si agitano tra gli spifferi delle correnti di partito, in cerca di stabile collocazione tra l’inconsistenza della loro inconcludenza.
Insieme a Maria Elena Boschi, la madonnina dell’imprescindibile “bozza”, passata dalle processioni della Beata Vergine direttamente alle riforme costituzionali per intercessione del divo Matteo, l’algida Madia costituisce l’altra statuina parlante, nel presepe vivente di entità ectoplasmatiche elevate a proiezione olografica di Governo.
Maria Elena BoschiNell’altra metà del cielo, raccolti in adorazione dinanzi alla Natività del Bambino Matteo, si distinguono per zelo e coerenza le greggi addomesticate dei Giovani Giovani Turchi (quelli veri)Turchi (o almeno quel che ne resta): gli imbarazzanti polli da batteria, provenienti dagli allevamenti dell’interrata FGCI. Finalmente, sembrano aver trovato il loro pastore, dopo aver sgambettato a lungo nel serraglio delle odalische ribelli, in cerca di una stella cometa capace di guidarli verso la prima poltrona disponibile e a prova di rottamazione.

Orfini e Fassina

Specializzati in affermazioni di principio con smentita incorporata, sono ‘idioti’ meno che utili ma buoni per tutte le stagioni. Non per niente, ogni pinocchietto ha la sua fatina turchina, anche se si chiama Matteo.
Mamma li Turchi!Nella grande rappresentazione governativa, ognuno ha il suo copione da recitare, ruolo istituzionale da interpretare, con riforma dedicata da firmare in calce…
Maria Elena Boschi Alla ministra Boschi, la raffazzonatissima “riforma del Senato”, secondo una bozza pasticciata e incompleta, ma rigorosamente blindata nel dogma dell’immodificabilità.
Andrea Orlando Al ministro Orlando, la prossima “riforma della Giustizia”, da concordare con corrotti e concussori e massimamente con l’Interdetto munito di diritto di veto, dopo la riesumazione dal sarcofago di cerone in cui lo si credeva finalmente tumulato.
Marianna Madia Alla ministra Madia, la “riforma della Pubblica Amministrazione”: aria fritta opportunamente riscaldata, già in circolazione da qualche lustro insieme ad altri pletorici omologhi (ricordate le tre “I”?!? Internet-Industria-Impresa?). Come il Jobs Act, la copia rivista e corretta dello “Statuto dei Lavori” di Maurizio Sacconi, si tratta di un plagio aggiornato dell’altrettanto strombazzata “Riforma Brunetta” (il nano dei tornelli). E, in assenza di decreti attuativi, destinata a rimanere lettera morta come le precedenti.
D’altra parte, per conoscere l’Autrice dell’ennesima riforma epocale, basta leggere la biografia al vetriolo che il prof. Odifreddi racchiuse in un suo perfido cammeo:

«Alle elezioni del 2008, Walter Veltroni usa le prerogative del porcellum per candidare capolista alla Camera per il Pd nella XV circoscrizione del Lazio la sconosciuta ventisettenne Marianna Madia. Alla conferenza stampa di presentazione, agli attoniti giornalisti la signorina dichiara gigionescamente di “portare in dote la propria inesperienza”.
In realtà è una raccomandata di ferro, con un pedigree lungo come il catalogo del Don Giovanni. E’ pronipote di Titta Madia, deputato del Regno con Mussolini, e della Repubblica con Almirante. E’ figlia di un amico di Veltroni, giornalista Rai e attore. E’ fidanzata del figlio di Giorgio Napolitano. E’ stagista al centro studi Arel di Enrico Letta. La sua candidatura è dunque espressione del più antico e squallido nepotismo, mascherato da novità giovanilista e femminista. E fa scandalo per il favoritismo, come dovrebbe.
Matteo RenziIn parlamento la Madia brilla come una delle 22 stelle del Pd che non partecipano, con assenze ingiustificate, al voto sullo scudo fiscale proposto da Berlusconi, che passa per 20 voti: dunque, è direttamente responsabile per la mancata caduta del governo, che aveva posto la fiducia sul decreto legge. Di nuovo fa scandalo, questa volta per l’assenteismo. La sua scusa: stava andando in Brasile per una visita medica, come una qualunque figlia di papà. Invece di essere cacciata a pedate, viene ripresentata col porcellum anche alle elezioni del 2013. Ma poi arriva il grande Rottamatore, e la sua sorte dovrebbe essere segnata. Invece, entra nella segreteria del partito dopo l’elezione a segretario di Renzi, e ora viene addirittura catapultata da lui nel suo governo: ministra della Semplificazione, ovviamente, visto che più semplice la vita per lei non avrebbe potuto essere. Altro che rottamazione: l’era Renzi inizia all’insegna del riciclo dei rottami, nella miglior tradizione democristiana. La riciclata ora rispolvererà l’argomento che aveva già usato fin dalla sua prima discesa paracadutata in campo: “Non preoccupatevi di come sono arrivata qui, giudicatemi per cosa farò”. Ottimo argomento, lo stesso usato dal riciclatore che dice: “Non preoccupatevi di come ho ottenuto i miei capitali, giudicatemi per come li investo”. Se qualcuno ancora sperava di liberarsi dai rottami e dai riciclatori, è servito. L’Italia, nel frattempo, continui ad arrangiarsi

  Piergiorgio Odifreddi
  (22/02/2014)

Nel grande patchwork renziano di stampo moroteo, le competenze non contano. La differenza la fa infatti l’età. La tenera Marianna ed i suoi colleghi all’esecutivo sono più che altro il distintivo cloisonné da apporre ai pacchetti di “riforme” (rigorosamente confezionate da altri), con la loro faccina rassicurante e pulita che fa tanto novità. Perché questo è il requisito di maggior successo nel Paese più reazionario d’Europa, ma costantemente malato di nuovismo: gli potete ammansire manichiniqualsiasi intruglio politico, purché servito a tavola da una corte di giovani mannequin tirati a lucido per l’occasione. E la ricetta è sempre valida a prescindere dalle stagioni e dagli ingredienti. L’infatuazione elettorale viene poi da sé, insieme alla carica congenita di opportunismo e di conformismo, che da sempre contraddistingue gli abitanti della Penisola. Questo è il Paese che è corso in massa ad indossare la camicia nera dopo la vittoria elettorale di Mussolini nel 1924 (vent’anni dopo erano tutti antifascisti); che s’è risvegliato berlusconiano dopo le elezioni del 2001; e che oggi si scopre interamente renziano.
Epperò, se bastasse solo l’età anagrafica a fare la differenza, allora non avremmo all’opposizione una setta di fanatici imbecilli, Giuseppe D'Ambrosioraggrumati attorno alle latrine digitali del Vate® ligure. Nella pratica, questi desolanti babbei sono il miglior alleato possibile dell’attuale governo in carica, e principale sponsor di ogni Laida Intesa presente e futura. Se non ci fossero i nazi-dementi dell’asilo a 5 stelle, bisognerebbe inventarli. La loro minchioneria iperuranica, il complottismo psicotico, il messianismo allucinatorio, il primitivismo irrazionale, l’integralismo rabbioso di un fanatismo in salsa apocalittica, nel discount del dissenso, mercificato, serializzato, ridotto a slogan e obbedienza cieca al capo… sono la giustificazione a qualsiasi cosa, pur di tener lontano simile canea invasata da ogni possibile centro di potere, nella costruzione di un doveroso cordone di contenimento sanitario. Tanto che persino la resurrezione del Pornonano finisce col sembrare funzionale al contenimento dell’orda.

La Horde

«Non è molto diverso da una vecchia manifestazione del Pdl, tutto è studiato secondo le tecniche del marketing, con la differenza che quella era una narrazione dei tempi dell’abbondanza, questa è la narrazione per i tempi di crisi, ma sono due lati dello stesso sfascio culturale. Qui il prodotto non è l’ammirazione, il sogno di successo, ma quello di rivalsa, di onestà e verità come panacea per ogni male. E ovviamente i disonesti sono sempre e solo gli altri. Il Movimento 5 stelle non è il fascismo in senso stretto, è qualcosa di molto più raffinato e innovativo, pur inglobando ampi elementi della tradizione più reazionaria, primo fra tutti il mito infrangibile del capo.
[…] Il M5s non è un partito di militanti, è un partito di voti, l’adunata è la pezza che si mette sulla mancanza di radicamento nel territorio.
Il Movimento 5 stelle con la retorica “è colpa degli altri” è anche il maggior impedimento sulla strada della presa di coscienza dei problemi del Paese e arriva cinicamente nel momento storico in cui ce n’era più bisogno.
[…] Ogni volta che Grillo dice noi abbiamo impedito la violenza, bisognerebbe ricordarsi che più che la violenza, Grillo ha impedito le legittime manifestazioni popolari di dissenso contro l’austerity che si sono avute negli altri paesi. Ha sterilizzato, impacchettato, mercificato e immobilizzato il dissenso, eliminando ogni opposizione reale alle politiche economiche che hanno aggravato la crisi.
[…] Il Movimento 5 stelle in fondo è questo: due anziani che parlano ai giovani rifilandogli la loro versione “villa arzilla” della rete, una commistione terribile di marketing e tv commerciale degli anni ’80, con il narcisismo e l’odio del peggior web.»

Quit the Doner
Nel discount del dissenso
(24/05/2014)

La Setta dei Pentastellati

Per parte nostra, seriamente parlando, il successo di Matteo Renzi si misura anche e soprattutto nella diversità del messaggio veicolato, con l’immagine di un’Italia possibile, costruita sulla voglia di normalità di gran parte degli italiani e speranza, Il delfino del Grulloin contrasto con una distopia totalitaria dilaniata da deliri cospirazionisti, rese dei conti, guerre civili e orge forcaiole.
Peccato però che poi il Bambino Matteo non sappia distinguere la differenza che intercorre tra l’autorevolezza di un leader e l’autoritarismo del Capo, che scambia il partito come una proiezione personale di sua proprietà e vive il dissenso interno come una forma di lesa maestà alla sua incoronazione. Certo non l’aiuta una certa arroganza intrinseca al personaggio e soprattutto le schiere plaudenti di convertiti, che scalpitano per saltare sul carro del vincente di turno, e nell’attesa si esibiscono in sconcertanti claque.
Ecco, non è un bel vedere l’assemblea nazionale di un partito, luogo di confronto per eccellenza, ridotta ad una convention autopromozionale, in simil Publitalia, con i non-ortodossi silenziati e quindi scherniti, la gigantografia del 40,8% magari da brandire come una clava contro gli oppositori interni al PD; come se il risultato fosse eterno e come se i 2/3 degli italiani non se ne fossero rimasti a casa invece di andare a votare, evidentemente non troppo entusiasti dell’offerta elettorale.
AnsaEcco! Se non un po’ di falsa modestia, che non guasta mai.. almeno un minimo di scaramanzia, e di prudenza, invece di chicchiriare tutto impettito come un galletto all’ingrasso, che non teme lo spiedo solo perché ancora non lo conosce. Che in Italia si fa presto a credersi dei, ma ci si dimentica facilmente con quale gusto compiaciuto gli italiani si divertano ad assistere alla caduta degli idoli, urinando poi sui cocci in sfregio al perdente.

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LA GUERRA DI PAPI

Posted in Stupor Mundi with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 5 agosto 2013 by Sendivogius

silvio-berlusconi-nicole-minetti-e-ruby-nello-spot-ford-in-india

Nella canicola agostana di una Roma rovente, circondati dall’indifferenza più totale, i papiminkia vanno alla guerra.
Dal palco abusivo, montato davanti al portone di casa segando la segnaletica stradale, il Pierrot nero arringa la truppa assai raccogliticcia, arruolata sotto le bandiere del farsesco Esercito di Silvio: tragicomica galleria di profili lombrosiani in fuga da una gara di burlesque.

Pierrot Nero

“Al mio segnale scatenate il bunga-bunga!”

 Sotto il balconcino di Palazzo Grazioli, sfilano gli scalcagnati reggimenti dai ranghi ridotti al minino, dinanzi allo sguardo sorcino del tristo ducetto in disgrazia con la badante platinata al seguito. In sudaticcia adunata, boccheggiano le comitive di suoi coetanei, reclutati negli ospizi della provincia italica in cambio di un panino al prosciutto. Ansimano le comparse di quart’ordine, strappate ai casting di Media shopping. Ridono a comando, coi loro sorrisi di gomma, gli azzimati pupazzi rosolati in solarium, in cerca di raccomandazione per stabile occupazione e uno stage mediaset nella tasca del gessato. 

Non mancano le vessillazioni di veterani missini, cosparsi di naftalina a coprire il puzzo della fogna; né una pattuglia ossigenata di vecchi troioni d’assalto, improvvidamente richiamati in servizio effettivo dalla pensione anticipata.

Il Pornonano dopo la sentenza che lo ha interdetto dai pubblici uffici

Prematuramente dato per bruciato a livello politico, il Reuccio detronizzato, trincerato nel bunker della cancelleria, si prepara a lanciare l’offensiva finale con gli scarti dell’ultima riserva, sotto il comando di uno stato maggiore d’eccezione. Come il führer degli ultimi giorni, può infatti contare su un arsenale di “armi segrete” dall’indicibile potenza, per giunta sotto l’abile direzione strategica della sua variopinta Corte dei Miracoli

Viareggio 1979

ARRIVANO I MOSTRI!
Frutto proibito di audaci manipolazioni genetiche, condotte segretamente nei laboratori sotterranei di Arcore, sono gli X-Men della rivincita berlusconiana, tra i quali si ricordano:

Lurch-GhediniLurch-Ghedini. L’uomo che sussurrava ai testimoni.
Specializzato in cause perse, simpatico come un ratto in un sacco a pelo d’estate, è l’Azzeccagarbugli del cavillo giuridico, attentissimo a difendersi dai processi piuttosto che nei processi. Come avvocato si preoccupa unicamente di rinviare le udienze e impedirne la celebrazione; come deputato è perennemente occupato a riscrivere le leggi, per ottenere l’assoluzione del suo principale cliente. I suoi super-poteri si attivano solo grazie all’influsso dell’utilizzatore finale e di solito hanno un’efficacia limitata.
La sua arma segreta si chiama “prescrizione”.
Abilità speciali: “legittimo impedimento”.

Marshmallow ManL’Omino di Burro.
Sandro BondiPosseduto dallo spirito di Arcore, prima di ogni trasmutazione, si cela dietro il faccione pacioso e dolente di Sandro Bondi. Gran cerimoniere di corte e scendiletto personale del pornocrate, si agita in improvvise fiammate vibrando di sacro furore ogniqualvolta venga pronunciato invano il nome del suo padrone, tediando i malcapitati fino allo sfinimento.
La sua arma segreta consiste in una terrificante produzione poetica, con cui cerca di stroncare gli avversari per eccesso di risate.
Abilità speciali: “fuoco fatuo”.

gasparri-carletto (by GOSSIPARIO)La Cicala alias il Moschettiere del Re
Sguardo penetrante, intelligenza sopraffina, fascino vichingo, è l’Uomo dei peti. Affetto da logorrea compulsiva, è incapace di stare zitto per più di 30 secondi, che di solito impiega per riprendere fiato. Con la sua inesauribile foga oratoria, in un susseguirsi di grugniti scoordinati e sempre più gutturali, scambia spesso un orifizio per un altro, tanto da non riuscire più a distinguere se a parlare sia la bocca o piuttosto il deretano.
Maestro di provocazioni, che sforna a getto continuo con inesauribile inventiva, in circolazione da varie decadi a fronte di una straordinaria mediocrità, è la dimostrazione provata di come nella politica italiana le opportunità per gli imbecilli siano praticamente illimitate.
La sua arma segreta consiste nell’esibire senza pudori una stupidità esagerata, assolutamente fuori dal comune, che ne fa sottovalutare le potenzialità distruttive, allentando le difese dei suoi nemici.
Abilità speciali: “parlare per ore di cose su cui non sa assolutamente nulla”

 Energumeno tascabile.
A proposito di nani, Fabrizio De André cantava: un metro e mezzo di statura […] un nano è una carogna di sicuro perché ha il cuore toppo, troppo vicino al buco del culo.”
Com’è come non è. Il nostro è super-dotato (si fa per dire) di un ego smisurato, inversamente proporzionale all’altezza, per una statura politica inesistente.
Del Brunetta Ferox avevamo già parlato QUI… Coriaceo, apparentemente indistruttibile, non può vivere troppo a lungo lontano dal potere e dalla ribalta, senza le quali avvizzisce in fretta. Ha la stazza di un chihuahua ed i modi gentili di un Sarcophilus incazzato. Famoso per la sua proverbiale modestia, si contraddistingue per i toni sempre pacati ed il rispetto nei confronti di chiunque sia più alto di lui. Specializzato nella caccia ai “fannulloni”, non saprebbe riconoscerli nemmeno allo specchio. Come tutti i predicatori d’accatto, fa l’esatto contrario di ciò che va sbraitando in giro:

Renato BRUNETTA

“Brunetta ha detto che i precari sono la parte peggiore d’Italia.
Ma Brunetta chi? Quello che è diventato professore associato senza concorso tramite il giudizio di idoneità previsto dall’art. 49 del DPR 382/80 (una specie di sanatoria per gli universitari precari dell’epoca)?
Sì, quello.
Quello che ha al suo attivo ben 7, diconsi SETTE, pubblicazioni scientifiche con h-index pari a 0, e due sole pubblicazioni in peer review (secondo i parametri dell’Institute for Scientific Information che valuta la qualità scientifica di uno studio secondo le citazioni che altri studiosi ne fanno), e lo hanno fatto pure ordinario?
Sì, quello.
Quello che ha preso in affitto a Roma una casa dell’Inpdai a 350 euro e poi l’ha potuta comprare per 113.000 euro (4 vani con verandina in zona parco Appia antica) senza averne diritto per legge?
Sì, quello.
Quello che ha comprato due ruderi a Ravello per due lire trasformandoli in un supervillone da milioni grazie a opportune modifiche catastali?
Sì, quello.
Quello che sia come eurodeputato che come consigliere comunale ha sempre avuto le medie di presenza più basse fra i suoi colleghi, giusto appena sopra la soglia che permette di beccarsi per intero i rimborsi spese?
Sì, quello.
Quello che è andato in pensione dall’università nel 2009 alla veneranda età di 59 anni?
Sì, quello.
Quello che da piccolo era talmente povero che ha giurato a se stesso che avrebbe fatto di tutto pur di riscattarsi socialmente e così infatti ha fatto, tramite l’amicizia di uomini onorevoli come Craxi prima e Berlusconi poi?
Sì, sì, quello lì”

  (dal blog dei KAI ZEN)

La sua arma segreta consiste nel rivendere da almeno 30 anni le medesime panzane e trovare sempre qualcuno disposto a portarselo al governo, dopo ogni fallimento.
Abilità speciale: “si auto-rigenera ogni volta, ancora più piccolo e indisponente”.

Io Ingoio La Pitonessa e le Amazzoni
Generalissima delle Amazzoni, l’unità d’elite delle valchirie del Papi, è la donna di plastica al comando delle barbie cotonate che avvolgono il corpo del re in una spirale protettiva. Come una pitonessa, Lei avvolge le proprie vittime con implacabile costanza, le stritola lentamente, e soprattutto (ipse dixit!) INGOIA.
La sua arma segreta prevede forme di autocombustione, con sprigionamento di miasmi tossici da diossina.
Abilità speciali: “respingimento dei nemici a colpi di botox e lancio di tette al silicone”.

E tuttavia il resto del Bestiario è potenzialmente infinito…
Angelino Alfano Come non rimanere ammaliati dall’intelligenza folgorante di un Angelino Alfano, ministro dell’interno a sua insaputa e (quel che è peggio!) vicepremier, nonché delfino spiaggiato del berlusconismo al tramonto?!?
Mariangela Lupimariangela-lupiCome resistere al fascino della nostra tenera Mariangela di Chiesa e di Governo, col suo ingenuo candore da verginella in politica?
Giuliano Ferrara Senza contare, tra i molti, i vari Cicciopotamo… i Sallusti Erectus… e tutto il fiero campionario dello zoo al gran completo con tutta la nutrita compagnia dei freaks.

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(46) Cazzata o Stronzata?

Posted in Zì Baldone with tags , , , , , , , , on 1 gennaio 2013 by Sendivogius

Classifica DICEMBRE 2012

Santa Claus engagged

Siete sopravvissuti alla trincea delle feste? Avete fatto i brindisi di capodanno? Bene, auguri a voi tutti!
Non c’è niente di peggio che aprire il nuovo anno con i deliri dell’allegro manicomio di Montecitorio e dintorni, tre new entries ed aspiranti tali…
Perciò, non vale la pena di dilungarsi oltre nelle presentazioni; gli ospiti li conoscete già: alcune sono vecchie glorie, altri aspirano ad un loro posticino nel firmamento delle glorie effimere della cazzata universale. Come potremo non accontentarli?!? Ai posteri l’ardua sentenza…

 Hit Parade del mese:


01. NUOVI POVERI

[11 Dic.] «Io sto pagando la seconda rata dell’Imu e i soldi non li ho, ho dovuto chiederli in banca»
  (Renato Brunetta, lo Gnomo malefico)

02 - Salma di governo02. PRECISIONE CRONOMETRICA

[11 Dic.] «La ripresa ci sarà nella seconda metà del 2013; non ci risultano ritardi.»
  (Vittorio Grilli, il Veggente)

03 - Drag Queen03. CHI MINACCIA LA PACE NEL MONDO

[14 Dic.] «I matrimoni gay sono un’offesa contro la verità della persona umana e una ferita grave inflitta alla giustizia e alla pace»
(Joseph Ratzinger, Drag Queen)

03b - Giulio Mazza03b. OBSESSION

[15 Dic.] «Il rock è una musica dannata: e andate ad ascoltarvi all’incontrario la canzone “Indietro” di Tiziano Ferro, dice “grazie Satana, lui mi tiene libero”. Da Tiziano Ferro non me lo sarei aspettato.»
(don
Giulio Mazza, Catto-demente)

04 - Il Caro Estinto04. I RACCONTI DALLA CRIPTA

[02 Dic.] «Io non mi sono mai definito “l’Unto del Signore”, anche perché preferisco non essere troppo unto, io ho una bella pelle risplendente, una pelle che mi fa dimostrare 30 anni in meno, quelli che penso di avere»
(Silvio Berlusconi, il Bello della politica)

05 - Merdone05. UNO VALE UNO

[12 Dic.] «Non venite a rompere i coglioni a me sulla democrazia, io mi sto arrabbiando seriamente: se qualcuno dentro al movimento reputa che io non sia democratico o che Casaleggio si tenga i soldi, prende, e va fuori dalle palle»
(Beppe Grillo, il Democratico)

05b - Grillo05b. NON AVRAI ALTRO FÜHRER ALL’INFUORI DI ME

[15 Dic.] «Se noi non entriamo in Parlamento a quel punto arrivano le ‘Albe dorate’, alla Camera arrivano i nazisti con il passo dell’oca. Sta tornando la destra che non discute: se c’è Hitler, non è che puoi andare a parlargli del comma 5.»
  (Beppe Grillo, Stella dorata)

06 - Deficiente alla fiera dei Citrulli06. INFORMAZIONI RISERVATE

[09 Dic.] «So per certo che gli extraterrestri ci stanno spiando, ci tengono sotto controllo. Ci temono. Gli alieni hanno paura dell’uso che possiamo fare del nucleare, e sono qui fin dalla notte dei tempi … sugli Ufo abbiamo una documentazione scientifica notevole, ci sono le prove di veicoli extraterrestri. E se ci sono i veicoli ci deve essere pure qualcuno dentro»
(Mario Borghezio, il Nazi-Deficiente)

07 - Sallusti il Nosferatu07. INCONTRI PROIBITI

[10 Dic.] «Alessandro Sallusti è uno degli uomini più affascinanti che si possano incontrare, ho sempre sognato uno come lui: mi ha insegnato molto, ora sono una persona migliore»
  (Daniela Santanché, la donna di plastica)

08 - A.Ingroia08. RIPENSAMENTI

[18 Dic.] «Io non ho nessuna brama di seggi elettorali. In Guatemala sto bene in un lavoro che mi impegna molto. E non intendo indossare casacche di partito, né di colorare la mia toga di rosso o di arancione. Sono convinto, però, del fatto che in questo momento difficile e cruciale il nostro Paese ha bisogno di atti di coraggio e di responsabilità da parte dei non professionisti della politica che diano il contributo che possono.»
(Antonio Ingroia, il Laconico)

09 - A noi ce piace de magnà e beve09. LEGA DI GREPPIA E DI GOVERNO

[15 Dic.] «Sulle cartucce da caccia che mi hanno rimborsato c’è stato un malinteso, l’impiegata pensava fossero cartucce della stampante. Le salsicce di Norimberga invece sì, le ho prese io, e ho mangiato anche i lecca-lecca, e le caramelle: se sto facendo attività politica, io al bar prendo quello che voglio e mi faccio rimborsare»
(Pierluigi Toscani, il Benintenzionato)

09b - Cesare Marini09b. TOSSICO-DIPENDENZE

[19 Dic.] «Lasciare questo posto è come dire a un prete di restituire la tonaca. È difficile capire la mia condizione ed io non voglio esagerare, ma io senza la politica muoio. Temo che questa aria mi manchi, come l’ossigeno che ti fa campare.»
(Cesare Marini, l’Intossicato)

10 - Fallout10. SOGNI ATOMICI

[02 Dic.] «Sarei felice se la Sicilia fosse piena di centrali nucleari. Centrali sicure e controllate, costruite da veri scienziati.»
(Antonino Zichichi, Giovane promessa)

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I Risolutori

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , , , , , , , , on 9 ottobre 2011 by Sendivogius

Lungi dall’attenuare i suoi morsi, la crisi economica e finanziaria continua a serrare le zanne nella carne viva di un corpo sociale già martoriato, tra la sostanziale indifferenza di un ceto politico sempre più distante ed apatico.
La cosiddetta “ripresa”, tanto evocata e mai decollata, assomiglia con ogni evidenza ad un miraggio lontano. Tutti gli indicatori di crescita viaggiano su stime presunte, drammaticamente proiettate al di sotto dell’1%. I consumi ristagnano, compressi da una politica dei redditi che blocca al ribasso i salari dei lavoratori dipendenti e restringe il potere d’acquisto delle retribuzioni medio-basse, con un mercato dei prezzi invariato quando non in rialzo.
In compenso, proprio sui ceti più deboli, e più esposti ai rigori della crisi, grava la quasi totalità degli oneri delle raffazzonate ‘manovre correttive’, che inefficaci si susseguono ormai a cadenza quindicinale.
In aggiunta, il crollo della produzione industriale e dei consumi, aggravate da un’assoluta assenza di prospettive e dalle speculazioni predatorie dei mercati finanziari, ha inciso sulla crescita della disoccupazione, con sacche fisiologiche di senza lavoro furbescamente definite (con un espediente tutto italiano) “inoccupati”, per non pesare sulle statistiche della disoccupazione che diversamente porrebbero l’Italia in cima alle peggiori stime europee.
Risultato inevitabile e naturale è la drastica diminuzione della domanda al consumo, con conseguente contrazione dell’offerta.
Ormai, anche nei settori che contano, si parla apertamente di “recessione” e di rischio stagflazione, con un copione che sembra ricalcare fedelmente i catastrofici passaggi che condussero alla cosiddetta Seconda Recessione del 1937: l’annus horribilis dell’economia globale, dopo la Grande Depressione del 1929.
Ogni paese ha fatto la sua (pessima) parte, con il suo buon carico di responsabilità.
Da noi, la storia parte da lontano e, con una peculiarità tutta italica, ha sempre gli stessi protagonisti perché, se gli anni passano, le facce restano. E non si sa bene se definirle di tolla o di altra più friabile consistenza, dall’inconfondibile odore…
Sostanzialmente, è colpa dei governi precedenti e si tratta di una pesante eredità che ci portiamo indietro dal passato, come non perde occasione di ricordare lo spocchioso minusterume berlusconiano insieme alla muta di pennivendoli da riporto…
Poiché non parliamo delle saghe sumeriche o dell’amministrazione hittita, sarà bene dare qualche riferimento ed un volto ad alcuni dei principali responsabili. Il pensiero corre inevitabile agli spensierati Anni ’80: l’era del craxismo e delle spese allegre; della finanza pubblica fuori controllo e delle assunzioni di massa nella P.A.
Sono gli anni felici che videro crescere il debito pubblico dal 70% al 118% (per inciso, lo stiamo pagando ancor oggi!) quando la stabilità di bilancio e la quadratura dei conti erano l’ultimo dei problemi… i tempi magici (e ripetibili) della “Milano da bere” e delle mazzette nelle mutande…
Nel 1983 il compianto “esule di Hammamet”, lo statista Bettino Craxi (grande sponsor e amico di papi Silvio) diventa presidente del consiglio, mentre un oscuro imprenditore brianzolo comincia la sua parabola ascendente all’ombra del garofano socialista…
 Con una serie di azzeccate manovre finanziarie, in quegli anni il debito pubblico schizza dai 234.000 miliardi di lire del 1984 ai 336.000 miliardi di lire nel 1985. Il principale relatore delle leggi di bilancio era Maurizio Sacconi, sottosegretario al Tesoro dal 28 luglio 1987 al 10 maggio 1994.
 Fortunatamente, ad affiancare Sacconi, in qualità di austero guardiano della stabilità di bilancio, c’è l’inflessibile Giulio Tremonti: collaboratore e consigliere economico presso il Ministero delle Finanze, nei vari governi susseguitisi dal 1979 al 1990. Nel 1994 diventa direttamente Ministro delle Finanze nel primo governo Berlusconi. E proprio nel decennio d’oro del berlusconismo di governo (2001-2011), ad eccezione delle parentesi virtuose dei famigerati governi Prodi, la spesa pubblica è aumentata del 45%, passando da 542 a 786 miliardi di euro nel 2009. Con un simile andazzo, nel mese di Luglio 2011 il debito pubblico dell’Italia ha infine raggiunto la cifra monstre di 1.911,807 miliardi di euro! I dati sono della Banca d’Italia
 Invece, a vagliare sulle assunzioni clientelari di massa nel pubblico impiego e vigilare sulla copertura economica c’è Renato Brunetta: anche lui consigliere economico di governo (fino al 1994) e responsabile delle strategie occupazionali e politica dei redditi presso il Ministero del Lavoro (dal 1983 al 1987). Non per niente, per il piccolino diventato col tempo ministro, i precari della P.A. sono l’Italia peggiore. Su tutti gli altri assunti garantisce lui.
Oggi li ritrovate tutti nella pornocrazia berlusconiana con posti di rilievo, insieme al resto della vecchia banda socialista (il piduista Cicchitto; Gaetano Quagliariello; Margherita Boniver; Gianni De Michelis…), mentre lievitano sopra uno strato di spocchia boriosa, vantandosi delle loro incredibili competenze. Quelli che “avevo previsto la crisi”… quelli che “vigilo sui conti”… quelli che “sono il terrore dei fannulloni”… quelli che “il mercato fa la selezione”… quelli che, se davvero esistesse la meritocrazia con cui vanno riempendosi la bocca, sarebbero già dovuti sprofondare seppelliti sotto tre metri di merda, invece di esibirsi come pavoni nel livore vendicativo che li corrode, verso un’umanità che si ostina a non riconoscerne la grandezza.
È singolare notare come a questi eccelsi figurini sia stata affidata la conduzione dell’attuale politica economica italiana, col compito di guidare il Paese fuori dalla crisi. Visti i precedenti, si può star certi che sarà un successo.

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(11) Cazzata o Stronzata?

Posted in Zì Baldone with tags , , , , , , , , on 28 gennaio 2010 by Sendivogius

 “Classifica GENNAIO 2010”

  Anno nuovo e vizi antichi, per una stagione che si preannuncia particolarmente ricca…
Grande protagonista del mese è il parkinsoniano Partito Democratico che, con i suoi contorcimenti dadaisti, guida la classifica di inizio anno, nella sua personale fiera al ribasso.
Palla al centro, gioco fermo, spalti vuoti e una rete traforata dai goal, per una nomenkatura antica, nella sua disperazione, prona ai capricci della leziosa UDC: la puttanella del villaggio che a tutti la concede, tranne che all’azzerbinato PD.
Certo, infierire sul Party Dummy dei sinistrati riformisti è un po’ come sparare sui Panda: bisognerebbe avere maggiori riguardi per le specie in via d’estinzione. Tuttavia, il corpaccione inerte del PD, che langue arenato sulle spiagge dell’inconsistenza, è solamente un avatar: l’involucro formale di una pluralità di anime in perfetta salute, già pronte a trasmigrare in nuovi corpi da possedere e consumare, per il loro eterno perpetuarsi nel vuoto dell’inconcludenza.

  Hit Parade del mese:

 

01.  RISO AMARO

[27 Gen.]  «Nel PD comando io»
  (Pierluigi Bersani, segretario su cauzione)

 

02.  I SOLITI GIORNALISTI

[23 Gen.]  «Vedo che tutti danno per scontato che a vincere le primarie sarà Vendola. Sono verità preconfezionate nelle redazioni dei giornali, che non sempre riflettono quello che avviene nella società»
  (Massimo D’Alema, il Lungimirante)

 

03.  LE SPALLE SCOPERTE

[25 Gen.]  «La larga vittoria di Vendola conferma il legame del presidente della nostra Regione con tanta parte dell’elettorato del centrosinistra, compresi gli elettori del Partito democratico. Prendo atto di questo risultato e della necessità, quindi, per il PD di sostenere lealmente Vendola come già facemmo nelle elezioni regionali del 2005»
  (Massimo D’Alema, la Badante)

 

04.  BOCCIOFILA BOCCONI

[13 Gen.]  «La rappresentazione della Primavera pugliese minacciata dal sacro inciucio della volpe del Tavoliere con il famigerato Casini, secondo la frizzante descrizione tentata ancora da Curzio Maltese ieri su Repubblica, è tutt’altro che convincente, anche se viene da uno dei migliori giornalisti italiani. (…) A proposito di potere voglio dire a Vendola che vedendolo così a suo agio nel salotto di Santoro e così coccolato da così tante intelligenze della cosiddetta sinistra radicale, che a me sembrano purtroppo molte lontane dalle persone in carne e ossa e dai loro problemi, ho l’impressione che non sia io ad avere forti legami»
  (Francesco Boccia, l’inutile idiota)

 

04.bis  SPIRITI LIBERI

[26 Gen.]  «Tutto si può dire tranne che Boccia sia un candidato piovuto dall’alto.
(…) Non c’è sudditanza nei confronti dell’UDC»

  (Enrico Letta, The Mentalist)

 

05.  EREZIONI REGIONALI

[23 Gen.]  «Non mi dimetto. Dare le dimissioni non mi ha mai sfiorato il cervello, è un’idea che non esiste, è un punto di vista che non mi appartiene. Io non sono ricattabile. So perfettamente cosa ho fatto; so di avere rispettato le leggi, di aver sempre speso bene le risorse pubbliche, mai per interessi personali né miei né di altre persone e lo dimostrerò in tutte le sedi. (…) Sarà faticoso, sarà impegnativo, ma questo è il mio punto di vista e io cercherò di essere giudicato dai bolognesi sia sulla limpidezza della mia azione, sia per quello che farò per questa città»
  (Flavio Delbono, la stella filante)

 

06.  I VALORI DI UNA FAMIGLIA:
 L’Amore è un Bancomat…

[26 Gen.]  «Rifarei tutto (…) Non mi sono lasciata abbattere. E poi lo dovevo anche a mia figlia: deve imparare che non è giusto farsi stritolare da chi è più forte. E l’ho fatto per ottenere il rispetto per me e per il diritto al mio lavoro»
  (Cinzia Cracchi, the Secretary)

 

07.  ER MEJO FICO DER BIGONZO

[24 Gen.]  «Si assiste a una fiera della vanità: si viene qua con l’ansia di far bella figura davanti alle telecamere, si sventolano le bandiere, ma non c’è uno che dice lavorate e poi andate davanti alle telecamere e prendete la medaglietta»
  (Guido Bertolaso, l’Uomo con la tuta)

 

08.  TURBAMENTI EROTICI

[15 Gen.]  «Vi è un passo nel quale Anna Frank descrive in modo minuzioso le proprie parti intime e la descrizione è talmente dettagliata da suscitare turbamento in bambini delle elementari»
  (Paolo Grimoldi, il Disturbato)

 

09.  INCUBI

[09 Gen.]  «Sogno una vera riforma tributaria. Come quella che avevamo immaginato nel ’94. Con due sole aliquote. E adesso stiamo studiando tutte le possibilità per realizzarla»
  (S.Berlusconi, il Prestigiatore)

 

10.  NANI CORAGGIOSI

[10 Gen.]  «Bisogna avere il coraggio di cambiare anche gli articoli della prima parte della Costituzione (…) che ignora temi e concetti fondamentali, come quelli del mercato, della concorrenza e del merito»
  (Renato Brunetta, Mercante in fiera)

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Il Popolano delle Libertà

Posted in Stupor Mundi with tags , , , , , , , , , , on 20 settembre 2009 by Sendivogius
È emblematico come il socialismo italiano, prima di estinguersi, abbia generato le tre grandi ‘anomalie’ della storia nazionale: Mussolini; Craxi; Berlusconi.
Il craxismo, ancorché fenomeno politico affetto da cleptomania acuta, si è rivelato soprattutto un caso clinico di natura psicopatologica. Questa almeno è la sensazione che emerge con forza ogni volta si osservano i nostalgici sopravvissuti craxiani: Maurizio Cicchitto, Silvio Berlusconi, Gaetano Quagliariello, Giulio Tremonti, Maurizio Sacconi, Renato Brunetta

01 - RenatoBrunetta Analizzare il prodigio Brunetta è tempo perso. Delinearne un profilo è fatica sprecata: l’impossibile ricerca di uno spessore umano e morale nell’incontenibile spocchia del borioso personaggio.
Un’opera inutile che vale meno di tre soldi.
Del resto, non si potrebbe fare torto peggiore al verace ministro per caso, nel commentare i contenuti delle sue performance chiacchierine, alla ricerca di una qualche valenza culturale.
Per farvi un’idea, potete leggere qui.
Il ruspante Renatino odia culturame e intellettualizzazioni. Lui è l’omino della folla: ama la provocazione triviale… il motteggio insolente… che piace tanto alla famosa ggente. All’eloquio elegante preferisce il turpiloquio indecente dei bassifondi politici ai quali appartiene a pieno titolo.
Le sue esternazioni hanno la consistenza molliccia delle deiezioni canine, improvvidamente appiccicate alla suola di una scarpa da tennis. Meno le si rimestano e meglio è!
La risposta migliore ai deliri ministeriali è nella penna di Sandro Veronesi:

Ci sono due cose da dire dopo la piazzata di Renato Brunetta contro il “culturame parassita”. La prima è di carattere generale, la seconda è peculiare del personaggio. In termini generali si deve osservare che, di pari passo con il disfacimento dell’immagine tranquillizzante che Berlusconi aveva costruito di sé, molti dei suoi feldmarescialli stanno gettando la maschera per rivelare la propria mentalità fascista. Può risultare sorprendente solo per coloro che hanno sottovalutato la resistibile ascesa al potere dell’ attuale nomenklatura, ma il retaggio fascista continua ad alimentare buona parte della politica di governo, incardinato su due perni storici della demagogia populista: l’ anticomunismo e lo sprezzo per la cultura. Come testimoniato dalla composizione dell’ attuale governo, chiunque può far strada nella politica berlusconiana se si arrocca su uno di questi due baluardi – meglio ancora se su entrambi coniugati insieme. Non importa quanto deserto di titoli sia un curriculum, né conta la nullità del pensiero che si è in grado di ricamarci attorno: la professione di odio contro la cultura continua a pagare. Il ricorso al linguaggio sprezzante, dunque, quelle parole come “culturame”, appunto, “parassiti”, “disfattismo” eccetera, non è casuale: così come il capo sta apertamente rivelando (o non sta più riuscendo a celare) la propria vocazione alla tirannia, i suoi fedelissimi stanno abbandonando qualunque sforzo anche linguistico di mostrarsi democratici e moderati. Così, insieme alla caccia all’ omosessuale (o dobbiamo chiamarlo pederasta?), alla “faccetta nera”, al rom e al sindacalista, fatalmente si è aperta anche quella all’ intellettuale. Quanto poco, in realtà, possano esser pericolosi gli intellettuali con un popolo che è riuscito a ignorare Pasolini e Don Milani, costoro non lo sanno; vivendo nel perenne complesso d’ inferiorità tipico per l’ appunto dei fascisti, essi si danno pena di attaccarli, e la cosa pericolosa ovviamente non è l’ attacco personale (anzi, quello potrebbe essere perfino un bene, perché parecchi di loro continuavano a dormire), bensì il ripugnante assunto sulla groppa del quale l’ attacco viene fatto galoppare verso l’ opinione pubblica, per il quale la cultura è di per sé parassitaria, nociva e sovversiva. La seconda cosa da dire, quella peculiare al personaggio, è che, per parlar semplice come piace a lui, e usare un’ espressione cara alla mia povera mamma, ancora una volta Brunetta “ha dato la piega al kipfel”: cioè, ancora una volta ha dato un contributo nullo alla sua armata, caricando a testa bassa dove già erano passati i carri armati. La sua esortazione a Bondi a tagliare i finanziamenti ai parassiti dello spettacolo, infatti, arriva quando questi finanziamenti, in un solo anno, sono già stati tagliati del 30% – ad opera non certo di Bondi, ovviamente, ma dell’ unico ministro attivo di questo governo, cioè Tremonti. Ancora una volta, dunque, il ringhio di Brunetta va considerato come uno spruzzo di veleno ornamentale – una piantina carnivora sul davanzale -, a retroguardia di un’ azione politica sempre più pericolosa, schizofrenica e liberticida che i grandi hanno avviato da un pezzo, mentre i piccini giocavano coi tornelli.
 (“Quel disprezzo antico per la cultura” – 14/09/09)

02 - BrunettaMi meraviglio della vostra meraviglia.
Io parlo anche il linguaggio del popolo

Che tipo di gente frequenti è noto, ma di quale “popolo” parli il Brunetta ringhioso è meglio non sapere… Forse perché scambia la feccia per plebe; la meschineria per schiettezza. Confonde, come se fosse una genuina denuncia, il livore rabbioso e vendicativo che gli consuma le viscere.
Si compiace il raffinato ministro, applaudito da quel suo popolo che si riempie in continuazione la bocca con la parola Libertà soltanto per ciancicarla e sputarla lontano, ormai vuota ed inutile, dopo averne succhiato via sapore e significato.
Brunetta si crede ‘popolare’ e si comporta da villano, convinto che sia la stessa cosa. Se continua così, tra poco lo vedremo cimentarsi in gare di rutti insieme ai suoi degni estimatori. E si meraviglia dell’indignazione altrui… Sforna insulti a ciclo continuo, ma si offende se poi lo chiamano “energumeno tascabile”. Evidentemente l’offesa prevede diritti di esclusiva.
03Se proprio non siete d’accordo col rancoroso ministro, potete anche andare a morire ammazzati.
“È un’espressione romanesca” specifica il Piccolino. E si sa: i romani hanno una predisposizione tutta particolare per l’invettiva feroce, con una perversa inclinazione a irridere vizi e deformità… Un po’ come dire ad un ‘nano de merda‘ che è ‘alto mezzo cazzo‘ alludendo simpaticamente alla sua statura. Magari aggiungendo, in omaggio alla prestanza, che è pure ‘bbrutto ‘n culo‘. Sono soltanto iperboli popolaresche… non vanno mica prese alla lettera! Si tratta infatti di osservazioni cortesi, espresse in quel linguaggio colorito di cui Brunetta è prof. emerito. Simpatico quanto può esserlo una ciste sullo scroto. Piacevole come un grappolo di emorroidi. È l’irriverente paggetto promosso marchese dal sovrano divertito. E come il Marchese del Grillo spalleggiato dai suoi bravacci d’osteria può fare ciò che vuole e dire strafottente: “Me dispiace! Ma io son io e voi nun siete un cazzo”.
RENATO BRUNETTA CON LA SCORTASarebbe fin troppo facile ironizzare sull’altezza e l’aspetto fisico di Renatino, lo scaricatore mignon provvisoriamente prestato alla Funzione Pubblica.
Certo avremmo potuto esprimere considerazioni più elevate, in uno stile certamente più sobrio, ma correvamo il rischio di essere troppo sofisticati per il Brunetta-pensiero. Così invece il ‘popolo’ capisce meglio.
grrrrrPer farci perdonare, vogliamo lasciare una dedica all’onorevole ministro… Considerando i suoi gusti semplici, e visto che predilige il ‘lirismo’ romano, abbiamo scelto gli epigrammi di Marziale: “L’ideale per gente che non amava affaticarsi con gravose letture, per una società brillante più per censo che per impegno e cultura, relativamente compatta, incline quindi alla malignità e alle chiacchiera” (Cesare Vivaldi).
Speriamo il ministro apprezzi le nostre traduzioni. In caso, può sempre chiedere consiglio al poeta Bondi.
Inizialmente avevamo scelto un componimento breve, che ben sintetizza i rapporti che intercorrono tra servo e padrone…

Faccia e bocca ti lecca il cagnetto.
Non mi meraviglio: ad un cane piace mangiare la merda

 (Marziale. Liber I; Ep. LXXXIII)

Poi però abbiamo trovato qualcosa di più aulico:

Quando le tue guance erano appena ricoperte con una lanugine incerta,
la tua linguaccia leccava dabbasso.
Da quando la tua faccia trista da miserabile fa schifo pure ai beccamorti
e disgusta persino i boia,
usi la bocca in altro modo e preso da un livore spropositato
latri contro qualsiasi nome ti viene a tiro.
Che la tua lingua tossica possa riappiccicarsi agli inguini quanto prima:
infatti era più pura quando leccava

 (Marziale. Liber II; Ep. LXI)

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Decreti e Grimori

Posted in Business is Business, Kulturkampf with tags , , , , , , , , , , , , , on 15 dicembre 2008 by Sendivogius

 

letavoledellaleggeLa Tavola della Legge

 

Se fosse possibile dare una forma al Geist, lo spirito vitale che anima le decisioni e le scelte del Berlusconi IV, questa troverebbe la sua incarnazione ideale nel Decreto-Legge 112.

Madre e fucina delle politiche governative, il DL n° 112 del 25/06/08 è una sorta di breviario d’indirizzo che nei suoi 85 articoli traccia le linee programmatiche in tema di “sviluppo economico, semplificazione, competitività, stabilizzazione della finanza pubblica e perequazione tributaria”, stabilendo le finalità ed i relativi ambiti di intervento “unitamente agli altri provvedimenti indicati nel Documento di programmazione economica e finanziaria per il 2009 [Art. 1].

La contestata Legge 133 ne è un diretto surrogato, mentre molte delle iniziative legislative che caratterizzano l’attuale maggioranza costituiscono la diretta attuazione di quanto contenuto nel Decreto 112. Tra le tante, le disposizioni riguardano l’installazione di reti e impianti in fibra ottica per la banda larga, il sostegno all’internazionalizzazione delle imprese, liberalizzazioni e privatizzazioni, programmazione economica e contenimento della spesa pubblica, strategie energetiche e ritorno al nucleare… Ma ci si occupa pure degli Enti Locali e della Pubblica Amministrazione (praticamente una sorta di Taglia-Tutto), passando per le modifiche alla disciplina dei contratti di lavoro, fino alla riforma dell’Istruzione e della Ricerca (Capo V del DL) che ispira la filosofia e la sostanza della cosiddetta riforma Gelmini, in una esposizione di intenti per progetti presenti e futuri.

Data la sua natura onnicomprensiva, il D.L. 112 meriterebbe un’analisi molto più attenta ed approfondita di quanto sia possibile fare nei limiti di questa sede. Sarà tuttavia il caso di esaminare un paio di articoli presi a campione, in quanto evocativi dell’ideologia e delle ipocrisie che ne permeano la sostanza.

 

PETROLIO. Dall’Iraq all’Adriatico…

veneziaChe la tutela dell’ambiente e la preservazione del territorio siano spariti dalle agende politiche dei partiti, è un fatto oramai assodato da tempo. In materia l’Italia vanta un pessimo primato. Non meraviglia quindi la stesura di una Legge obiettivo per lo sfruttamento di giacimenti di idrocarburi, auspicata nell’art. 8 del DL 112, direttamente nel cuore della Laguna di Venezia, riconvertita a fabbrica per l’imbottigliamento di spremuta di dinosauro.

A dire il vero, ci sarebbero dei “divieti di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi nelle acque del golfo di Venezia”. Da notare l’uso del termine ‘coltivazione’; il petrolio non si estrae, si coltiva. E si semina lungo le coste, aspettando la nera germinazione. Ora, il decreto prevede che il Ministro dell’Ambiente, nelle vesti della tenera Giovannina Prestigiacomo, accertata “la non sussistenza di rischi apprezzabili di subsidenza sulle coste” potrà dare il nulla osta per l’allegra coltivazione in serre d’alto mare. A scanso di equivoci, gli accertamenti saranno effettuati dai “titolari dei permessi di ricerca e delle concessioni di coltivazione”, ossia dalle stesse società private interessate alla trivellazione e all’estrazione del greggio.

 

FANNULLONI. Il Bastone e la Carota…

belli-capelli1La personale crociata di Renato Brunetta contro i “fannulloni” della P.A. è un capolavoro surrealista al servizio della propaganda populistica. Una pantomima governativa dove l’esagitato ministro strepita e scalpita agitando il bastone punitivo, minaccia provvedimenti draconiani, e intanto nicchia indicando le ceste piene di carote, perché certe clientele tornano sempre utili a scadenze elettorali…

Ad esempio, nell’art. 47 si gridano controlli a tappetto contro il cumulo di incarichi e loro incompatibilità per gli impiegati della P.A. Un Licurgo redivivo promette una bella strigliata ai malaticci, imboscati e parassiti della funzione pubblica: esclusione di trattamenti economici aggiuntivi per infermità dipendente da causa di servizio (Art. 70) e un più stretto controllo sulle assenze per malattia (Art. 71). E mentre il ministro lotta per l’aumento dell’età pensionabile e l’estensione degli oneri lavorativi alle donne, ecco il formidabile regalo: la prebenda ghiotta e privilegiata per i soliti ignoti… Con una circolare a firma Brunetta nel mese di Ottobre, è in arrivo l’azzurro regalo di Natale per il fortunato paraculato.

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Art. 72 – Personale dipendente prossimo al compimento dei limiti di età per il collocamento a riposo

1. Per gli anni 2009, 2010 e 2011 il personale in servizio presso le amministrazioni dello Stato, anche ad ordinamento autonomo, le Agenzie fiscali, la Presidenza del Consiglio dei Ministri, gli Enti pubblici non economici, le Università, le Istituzioni ed Enti di ricerca (…) può chiedere di essere esonerato dal servizio nel corso del quinquennio antecedente la data di maturazione della anzianità massima contributiva di 40 anni. La richiesta di esonero dal servizio deve essere presentata dai soggetti interessati, improrogabilmente, entro il 1° marzo di ciascun anno a condizione che entro l’anno solare raggiungano il requisito minimo di anzianità contributivo richiesto e non e’ revocabile. La disposizione non si applica al personale della Scuola.

 

Ovvero, ad eccezione del personale scolastico (sembra infatti che i cattivoni siano orientati prevalentemente a ‘sinistra’), coloro che abbiano maturato almeno 35 anni di contributi nella P.A. potranno rimanere a casa, o dove più gli aggrada, e continuare a percepire lo stipendio.

 

2. E’ data facoltà all’amministrazione, in base alle proprie esigenze funzionali, di accogliere la richiesta dando priorità al personale interessato da processi di riorganizzazione della rete centrale e periferica o di razionalizzazione o appartenente a qualifiche di personale per le quali è prevista una riduzione di organico.

 

Il provvedimento è per molti ma non per tutti. Solo se sei nelle grazie del capo e fai riferimento alla corrente ‘giusta’ potrai godere dello statale appannaggio da vero fannullone assistito a domicilio.

 

3. Durante il periodo di esonero dal servizio al dipendente spetta un trattamento temporaneo pari al cinquanta per cento di quello complessivamente goduto, per competenze fisse ed accessorie, al momento del collocamento nella nuova posizione. Ove durante tale periodo il dipendente svolga in modo continuativo ed esclusivo attività di volontariato, opportunamente documentata e certificata, presso organizzazioni non lucrative di utilità sociale, associazioni di promozione sociale, organizzazioni non governative che operano nel campo della cooperazione con i Paesi in via di sviluppo, ed altri soggetti da individuare con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze da emanarsi entro novanta giorni dall’entrata in vigore del presente decreto, la misura del predetto trattamento economico temporaneo è elevata dal cinquanta al settanta per cento. Fino al collocamento a riposo del personale in posizione di esonero gli importi del trattamento economico posti a carico dei fondi unici di amministrazione non possono essere utilizzati per nuove finalità.

 

A dire il vero, lo stipendio sarà dimezzato. Ma niente paura! Se ti dedichi a qualche ora settimanale di volontariato (anche il circolo per il gioco dello scopone può andar bene) il tuo stipendio schizza improvvisamente al 70%.

 

4. All’atto del collocamento a riposo per raggiunti limiti di età il dipendente ha diritto al trattamento di quiescenza e previdenza che sarebbe spettato se fosse rimasto in servizio.

 

Cioè: per cinque anni lo ‘Stato’ ti paga per non fare un cazzo (o meglio, per fare quello che più ti piace dove ti pare), dopo di che te ne vai in pensione col massimo dei contributi ed il massimo di stipendio. E questo vale pure se hai cominciato a lavorare (che so? Alla Presidenza del Consiglio curando la rassegna stampa) a 20 anni. A 55 a riposo pagato; a 60 in pensione col massimo. E tu co.co.co(glione) aspetta il prossimo rinnovo, sperando di cumulare 40 anni di contributi.

 

5. Il trattamento economico temporaneo spettante durante il periodo di esonero dal servizio è cumulabile con altri redditi derivanti da prestazioni lavorative rese dal dipendente come lavoratore autonomo o per collaborazioni e consulenze con soggetti diversi dalle amministrazioni pubbliche di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 o società e consorzi dalle stesse partecipati. In ogni caso non è consentito l’esercizio di prestazioni lavorative da cui possa derivare un pregiudizio all’amministrazione di appartenenza.

 

Finalmente, il bravo pubblico impiegato si potrà dedicare al secondo o terzo lavoro, in piena libertà e senza più paura di essere beccato.

 

Non c’è che dire… Un’iniziativa davvero rivoluzionaria. Questo sì che vuol dire essere flessibili!