Archivio per Renata Polverini

(43) Cazzata o Stronzata?

Posted in Zì Baldone with tags , , , , , , , , , on 30 settembre 2012 by Sendivogius

Classifica SETTEMBRE 2012

Pressato dai tempi, l’affare s’ingrossa…
Si gonfiano i martirologi di certo giornalismo d’accatto, coi nuovi Edouard Drumont della libera parola.
Dopo il caso di Alessandro Sallusti, la versione vampiro del Conte di Montecristo, immolatosi (si fa per dire) per salvare le chiappe di Renato Farina, l’Infame (parola di Enrico Mentana) autore dell’editoriale incriminato e già spione prezzolato meglio conosciuto nell’ambiente come “Betulla”, si aggiunge alla lista dei perseguitati (udite! udite!) Giuliano Ferrara che, poverino, si reputa vittima di mobbing!! Parliamo dell’ultra-raccomandato, aviotrasportato su RAIUNO in prime time per ukase politico; l’Intoccabile strapagato con audience prossimo allo ZERO; il Modestissimo che ha preteso di occupare il posto di Enzo Biagi, a suo tempo cacciato via dai mandanti politici del Cicciopotamo craxiano; il Giubilante che, dopo l’allontanamento del telepredicatore Michele Santoro, gongolava come un Erode davanti alla testa del Battista. Il Giulianone nazionale è lo stesso che ora dichiara di essere mobbizzato e costretto a levare le tende (di occupazione), staccando le zampe cicciute dalle generose tette di mamma Rai.
Forse bisognerebbe aggiornare l’antico Liber Monstrorum, aggiungendo una nuova tipologia umanoide: il prolifico popolo dei “Panprosoprocti”, volgarmente conosciuti come facce da culo.
Se fosse possibile classificare l’attività giornalistica professionale, si potrebbe porre il “giornalismo d’assalto” (coi suoi cronisti d’inchiesta) all’apice della piramide e quello “d’accatto” ai livelli inferiori, coi suoi onesti pennivendoli da riporto: fedeli alla linea, conducono i buoi dove vuole l’Editore. In assenza di direttive, scrivono sempre ciò che è “opportuno”.
All’ultimo stadio c’è invece la sub-categoria dei giornalaidi: sono i mazzolatori a mezzo stampa; i corifei di regime, convinti che il culo del padrone sia il posto più morbido dove mettere la lingua.
Scegliete voi, secondo intuito e coscienza, dove collocare le direzioni interscambiabili del Giornale-Libero.
 Tra le insospettabili “vittime del sistema” c’è pure Renata Polverini: la Kociss alla Regione Lazio, insieme ad Ulisse e soprattutto i Porci. È la Madonnina che ha moltiplicato i pani e i pesci da distribuire ai discendenti dei proci, per soddisfare l’appetito delle bande di gargarozzoni che bivaccano alla regione, e adesso spunta col suo faccione da patata bollita dai manifesti abusivi (gigantografie ulteriormente pagate coi fondi pubblici) coi quali campeggia per ogni dove (“a casa li mando io”), mentre come una piovra rimane saldamente avvinghiata alla poltrona. A casa ci tornate tutti!
Ad altre latitudini, non potevano mancare i deliri del mascherone di cera; quello che se la Germania uscisse dall’euro non sarebbe un problema. Il poco di cervello che ancora rimaneva allo zombie di Arcore deve essergli andato completamente in marmellata, dopo l’ennesima overdose di botox e cialis!
Come dimenticare poi l’alieno Bersani, nell’insolubile dissociazione tra ciò che si dice e ciò che si pratica?!? Fa quasi tenerezza l’ectoplasmatico segretario PD, mentre a Lamezia Terme denuncia le politiche recessive e l’austerità monetarista del Governo Monti, dimenticandosi che l’esecutivo tecno-liberista esiste fondamentalmente grazie al sostegno parlamentare del suo partito.
Si preannuncia un autunno “caldo”, come quelle grosse torte marroni di letame bovino che lasciano le vacche al pascolo…

  Hit Parade del mese:

01. NON CHIAMATELO RAZZISTA

[12 Sett.] «Roma? Ci vado poco, ma quando ci vado puzza. E’ una città multirazziale che fa venire il vomito, senza per questo aderire a tesi razziste»
(Mario Borghezio, il Culo Parlante)

02. ESEMPIO DI VITA

[14 Sett.] «Per il bene del paese dico sì, Silvio deve assolutamente tornare a Palazzo Chigi…
Lo sa che la gente lo ferma, lo blocca, lo invoca? “Silvio, torna!”, gli dicono, manca il suo esempio di vita»
(Micaela Biancofiore, Velina politica)

03. NONNO RACCONTACI UNA FIABA…

[16 Sett.] «Da bambino andavo nei mercati vicino a casa mia il martedì e il sabato, raccogliendo i fogli di carta gialla che si usavano allora, li portavo a casa, li bagnavo nella vasca, poi li asciugavo e li vendevo per accendere le stufe … poi andavo a comprare chili di mais e li portavo a casa a piedi, dando a una vecchietta bisognosa i soldi che la mamma mi aveva dato per il tram»
(Silvio Berlusconi, il Cantastorie)

04. COMPETENZE INCOMPRESE

[19 Sett.] «Un consigliere parlamentare può arrivare a prendere 12 mila euro al mese: ma attenzione, parliamo di personale altamente qualificato!»
(Benedetto Adragna, l’Inqualificato)

05. NUOVE PERCEZIONI PSICOLOGICHE

[24 Sett.] «Nelle nostre previsioni l’andamento dell’economia sarà ascendente nel corso del 2013, per questo parliamo di crescita»
(Mario Monti, l’Ottimista)

06. TUTTO A LORO INSAPUTA

[14 Sett.] «Quanto prendo di finanziamento pubblico per il mio quotidiano, “Democrazia Cristiana”? E che ne so io?!?»
(Gianfranco Rotondi, l’Inconsapevole)

07. Il Partito degli Onesti (I)

[20 Sett.] «Il PdL è e resta un partito di gente onesta»
(Fabio Rampelli, il Garante)

08. Il Partito degli Onesti (II)

[20 Sett.] «Non possiamo passare per ladri, cialtroni, e ruba galline»
(Angelino Alfano, il Semplicissimo)

09. Il Partito degli Onesti (III)

[23 Sett.] «Non mi sento un ladro»
(Franco Fiorito, un ladro?)

10. RIFORMA EPOCALE

[15 Agosto] «La riforma del lavoro è fatta per rendere il lavoro più facile non più difficile. Non è contro i lavoratori e certo non è per facilitare i licenziamenti. Si tratta di una modifica, che vuole rendere il lavoro più inclusivo, non irrigidendo i posti di lavoro che oggi esistono»
(Elsa Fornero, la Filantropa)

Homepage

La Porcilaia

Posted in Roma mon amour with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 20 settembre 2012 by Sendivogius

Il porcile riguardava tutti
(Carlo Taormina – 18/09/2012)

C’è qualcosa di primitivo nelle fameliche orde di burini calati sulla ghiotta greppia romana, incistandosi sul fascismo pariolino della Roma borghese, e sullo squadrismo convertito agli intrallazzi affaristici dei giovani rampolli di borgata, portando in dote una fame atavica e primordiale.
Più che una “casta” di potere e di affari, sembra un’armata di straccioni ripuliti… È incredibile come, fuor di metafora, la loro azione si esplichi in un gigantesco assalto al buffet, con le abbuffate a sbafo di un’orda di arraffoni e scrocconi che ha fatto del “magnare” una prassi sfacciata di sub-governo.
E, mentre nel consiglio regionale del Lazio si consuma l’ennesimo psicodramma collettivo, con la camionista parcheggiata alla Regione che un giorno minaccia le dimissioni e l’indomani le rinvia, tra ex forza-italioti ed ex missini si è scatenata una faida tutta interna al Partito dei Ladri, con lancio di stracci e mutande sporche, rinfacciandosi le reciproche ruberie.
È l’orrido derby della destra laziale: Ciociaria vs Tuscia. Da una parte, i fascisti ciociari facenti capo a Gianni Alemanno (il podestà barese della Capitale) e alla sua cricca; dall’altra, i viterbesi sotto la protezione di Antonio Tajani (il vuoto cosmico in transito alla UE). Si attende con ansia l’intervento dei cugini poveri della Sabina.
Oggetto del contendere: la spartizione dei fondi regionali per le spese di partito.

Si tratta dei 15 milioni di euro che la giunta regionale del Lazio elargisce graziosamente ai 17 e passa gruppi consiliari, per le spesucce straordinarie dei consiglieri a finanziamento di indefinite “attività sul territorio”, che di solito consistono in grasse cene più o meno ‘elettorali’.
Peccato che gli eletti del popolo supino siano spesso incapaci di distinguere la differenza tra la promozione politica e l’utilizzo privatissimo dei fondi pubblici, che infatti vengono impiegati ad uso personale per le spese più svariate…
A gestire i fondi per conto del PdL, in qualità di capogruppo e tesoriere, era fino a poco tempo fa Franco Fiorito, detto Batman in virtù di una sua acrobatica caduta da una moto ferma. L’onesto Francone, dalla Ciociaria con fetore, proviene da un territorio storicamente famoso per i suoi briganti, per gli irriducibili nostalgici mussoliniani e per le clientele andreottiane. Uomo legato alla tradizione, sembra cogliere l’eredità realizzando una sintesi perfetta di sì fulgidi esempi…
A chi ancora crede che l’età anagrafica faccia la differenza, il 41enne federale abborracciato è un ex galoppino miracolato dalla politica per professione. Reclutato giovanissimo nelle fila del MSI, transita in AN e poi nel PdL per annessione. Si definisce “futurista”: la mistificazione lessicale dietro la quale si nasconde ogni fascista verace. Indimenticato sindaco di Anagni, si dedica alle celebrazioni littorie con commemorazioni della marcia su Roma ed altri commossi omaggi al duce buonanima. Infine, catapultato in Regione, gestisce i fondi che il presidente del consiglio, Mario Abbruzzese (ciociaro pure lui), gli mette in mano per conto del PdL, come fossero una cosa propria.
Infatti,

«Non esiste l’obbligo di pubblicare i bilanci dei gruppi consiliari del Lazio. I rendiconti sono approvati da un Comitato di controllo contabile che è presieduto da un consigliere del Partito Democratico che – ops! – non si è mai accorto di nulla. Poi vengono consegnati al presidente del Consiglio regionale, che si chiama Mario Abbruzzese e sua volta mantiene 18 collaboratori e spende 3,4 milioni per il personale, 8 milioni per consulenze, ha avuto una dotazione di un milione e mezzo di euro sia nel 2010 e sia nel 2011 e guadagna 23mila euro al mese, vale a dire più del presidente Obama. Il consiglio regionale del Lazio ha speso per “manutenzione e messa a norma degli immobili” trenta milioni di euro negli ultimi tre anni e quest’anno ne aveva in previsione altri dieci, bloccati dopo le denunzie alla magistratura dei due consiglieri radicali, Rocco Berardo e Giovanni Rossodivita. Ecco perché il sulfureo Fiorito dice: “me sento preso per culo”. Cresciuto a gassose e rosette e vendicato dal mollusco si considera il più onesto dei disonesti, e perciò il solo che andrà in galera.»

Francesco Merlo
Casta Ciociara
(14/09/2012)

Il bravo Francone non si smentisce ed usa i soldi pubblici per pagarsi le vacanze in Sardegna ed i cenoni al ristorante, regalandosi auto (BMW.. Smart) e moto di grossa cilindrata. Grazie ad una gestione oculata, ciccio-Fiorito riesce a mettere insieme un discreto tesoretto, certamente frutto dei sudati risparmi a fronte di una indefessa attività politica, che utilizza per incrementare un cospicuo patrimonio immobiliare. Per esempio, nel Novembre 2011 acquista un villone abusivo, in piena riserva naturale del Parco del Circeo, sborsando 800.000 euro in contanti. Ma le transumanze elettorali di Francone possono contare sulla logistica di 8 fabbricati e 5 terreni in quel di Anagni, più un altra casa con relativo terreno a Piglio, mentre a Roma vanta la disponibilità di almeno un paio di appartamenti.
In meno di due anni, dirotta sui suoi conti personali qualcosa come 750.000 euro, ad integrazione del magro stipendio da consigliere (solo 18.000 euro mensili), con almeno 109 bonifici sospetti e sempre dello stesso importo (4.190 euro e 8.380 euro), svuotando le casse del partito. E siccome è un altro che crede nel valore della famiglia, intesta i conti a tutto il parentado, tanto per non far torti a nessuno: mamma, papà e fratello.
Del resto Francone è uno dei tanti furbi dei quali l’Italia abbonda… Non per niente, come ci tiene a precisare mamma Anna: a tre anni leggeva già Topolino (!!) C’è da chiedersi se non si sia ispirato alla Banda Bassotti.
A sollevare il coperchio sull’allegra gestione finanziaria del Batman della Ciociaria, è il nuovo (e già dimissionario) presidente dei consiglieri regionali del PdL, tal Franco Battistoni da Montefiascone, in un insolito zelo legalitario. E infatti i vertici del partito hanno preteso le dimissioni di Battistoni più ancora di quelle di Fiorito, strenuamente difeso dalle centurie romane, tanto grande è stato lo choc per l’improvvisa ventata di legalità.
Colto in fallo a gozzovigliare nelle basse cucine della politica assistita, l’austero Francone ha subito adottato la linea vincente e di successo, inaugurata a suo tempo dal fu ministro Claudio Scajola (il Velociraptor del nucleare): i soldi gli venivano stornati sul conto “a sua insaputa” da maliziose manine amiche. Mal consigliato, ha affidato la sua difesa all’avv. Carlo Taormina, specialista in cause perse, ma profumatamente pagate e ben pubblicizzate, secondo una collaudata linea difensiva: così fan tutti. Convinto che la miglior strategia sia l’attacco, invece di spiegare gli ammanchi di cassa si è messo ad attaccare tutto e tutti, concentrando i colpi (bassi) contro i propri rivali di partito, facenti capo alla corrente viterbese di Tajani.
Tra le spese incongrue denunciate da Francone, novello castigatore, ci sono i gadget ed i piccoli sfizi di consiglieri a corto di liquidità: dall’acquisto di bottiglie di champagne alle cene luculliane nei migliori locali della Capitale; dalle immancabili cravatte Marinella ai soggiorni “per due” in resort extra-lusso… tutto rigorosamente a carico delle pubbliche casse della munifica regione Lazio.
In piccolo, sembra infatti che tutti vogliano emulare le gesta del Papi della Patria, elevato ad insuperabile modello, insieme alle varianti porcine delle “serate eleganti” e delle ineguagliabili “gare di burlesque” alle quali il Pornomane ci ha abituato negli anni scoperecci del bunga-bunga…
Tra i fondamentali preventivi di spesa del partito sembrano esserci la richiesta di 48.000 euro per il “noleggio del set di Roma antica e del teatro 10 di Cinecittà“, da parte del vicecapogruppo del Pdl, Carlo De Romanis, per celebrare alla grande il Natale di Roma: “una straordinaria occasione per rivivere il passato”, in concomitanza col “grande evento storico” .
 Carlo De Romanis, classe 1980, è uno dei protege di Antonio Tajani, che se l’è portato dietro fino a Bruxelles. Prontamente sistemato alla regione nel 2010, De Romanis (er Pupone) è nell’ordine:
– Vicepresidente Commissione Affari comunitari e internazionali;
– Vicepresidente Commissione Speciale Federalismo fiscale e Roma capitale;
Non contento, ed evidentemente munito del dono dell’ubiquità, è membro delle più svariate commissioni, percependo relativi emolumenti e indennità aggiuntive:
– Risorse umane;
– Demanio;
– Patrimonio;
– Affari istituzionali;
– Enti locali;
– Tutela dei consumatori e semplificazione amministrativa;
– Commissione speciale Sicurezza e Prevenzione degli infortuni sui luoghi di lavoro.

Per festeggiare l’insperata cuccagna in concomitanza del suo insediamento regionale, il fantasioso Carletto non trova di meglio che organizzare una “festa carinissima”, all’insegna della sobrietà che il ruolo istituzionale ed i tempi austeri richiedono…
Bambinone mai cresciuto, il suo ideale è il toga-party.
Il 10/09/2010, l’on. De Romanis organizza al Foro Italico (già Foro Mussolini) una sobria festicciola in costume per il suo ritorno a Roma; titolo della celebrazione: “Olympus – Ulisse torna a casa e sfida i nemici”; al modico costo di 20.000 euro che invano Carletto ha tentato di accollare al partito.
Alla festa esclusiva, solo su invito personalizzato, che più che altro assomiglia ad un baccanale, partecipa anche la governatora Renata Polverini.
È sconsolante notare come nella destra di greppia e di governo trapiantata nelle stanza del potere capitolino, non si riesca ad andare oltre i clichè dell’antico minchione romano, delle patetiche carnevalate con elmi di cartapesta e sandaloni ai piedi, in una sagra pecoreccia e scollacciata che è quanto di meglio i rampolli del post-fascismo sdoganato sembrano in grado di produrre, quando non brandiscono il manganello o si fanno tatuare farseschi legionari sui bicipidi anabolizzati.
 Convertiti ad una insospettabile morigeratezza, i Fioriti ciociari gli rimproverano il festino orgiastico “con donne semisvestite”; oppure tuonano con la grazia signorile di un Taormina, che reprobo dichiara: “Pensano di riuscire a far credere che il porcile in cui sono stati, in cui i soldi del partito venivano spesi da qualcuno per andare a puttane, sia una faccenda che riguarda solo Fiorito.
A difesa dei suoi ospiti è fortunatamente intervenuto il diretto interessato, Carlo De Romanis, alias Ulisse, che con classe risponde: mai frequentate squillo, ho una fidanzata di 25 anni. E poraccia!
È sempre festa (o farsa) nel bordello delle libertà…

     

Questo slideshow richiede JavaScript.

Sarà il caso di rammentare come la Regione Lazio abbia un debito monstre di oltre 10 miliardi di euro, cumulato in massima parte nel quadriennio 2001-2005 durante l’oculata gestione di Francesco Storace: il fascistissimo governatore, calamitato alla Regione negli anni allegri della grande cuccagna sanitaria da smerciare ai privati amici. A fronte di un piano di rientro che prevede un drastico taglio delle strutture ospedaliere e della spesa pubblica (dall’Istruzione ai Trasporti), accompagnati però da un incremento delle tasse regionali a dispetto di minori e più costosi servizi, i consiglieri della Regione Lazio non lesinano i contributi a loro stessi, auto-erogandosi fiumi di denaro pubblico, attraverso un flusso costante che non conosce crisi, né remore, né pudori.
Tra i primi atti della Giunta Polverini, vale la pena ricordare il fondamentale emendamento apposto alla legge di bilancio e approvato in fretta e furia nel dicembre del 2011, che permise il ripescaggio dei ‘trombati’ del PdL, riciclati come assessori “esterni” nel ruolo di ‘tecnici di settore’. Competenze zero. Ma i 14 miracolati avevano l’indiscutibile pregio di vantare cospicue clientele elettorali con un utile ritorno in pacchetto di voti. Dunque, in qualche modo, andavano premiati e comodamente accompagnati alla pensione [QUI].
E d’altra parte sono all’incirca 180 gli ex consiglieri che accedono al vitalizio per un totale di 16.200.000 euro all’anno, graziosamente erogati dalla Regione e dai contribuenti tutti.
Sempre nel 2010, ad opera del fondamentale contributo di Mario Abbruzzese, presidente del consiglio regionale, viene modificata la norma sui finanziamenti ai vari gruppi consiliari della Regione, per un totale di 15 milioni di euro, che in tal modo vengono distribuiti direttamente ai singoli gruppi, in proporzione al numero dei consiglieri e senza obbligo di motivare la richiesta dei fondi o di mettere le spese a bilancio.
Forse è per questo che la Regione Lazio vanta la bellezza di 17 gruppi consiliari, otto dei quali composti da un unico consigliere, che da solo può percepire fino a 210.000 euro all’anno per ogni onorevole pancia. Poi c’è, chiaramente, l’imprescindibile rimborso elettorale per i partiti (un euro e mezzo per ogni voto valido).
Ricapitolando, un consigliere regionale del Lazio percepisce ogni mese:
9.062,62 euro lordi, come indennità di carica
3.503,11 euro lordi, come indennità di diaria
4.190,00 euro netti, come contributo per il rapporto (sadomaso) tra elettore ed eletto.
Poi, naturalmente, ci sono i rimborsi chilometrici per gli spostamenti in auto (40 centesimi a Km) e le indennità previsti per i doppi e tripli incarichi nell’ambito delle commissioni regionali, che nel Lazio sono 19 e tutte insieme costano quasi 20 milioni di euro all’anno. È superfluo dire che ogni consigliere ha almeno un paio di incarichi e tutti sono presidenti o vice-presidenti di una qualche commissione, cumulando relative prebende ed indennità. Si tratta di ulteriori 7.211 euro netti al mese.
A fronte di una così imponente mole di lavoro, è ovvio che i consiglieri debbano in qualche modo essere supportati da un valido aiuto nelle loro attività, ed abbiano ognuno un proprio staff personale, oltre all’organico assunto in pianta stabile alla Regione ed evidentemente giudicato insufficiente ai fini dell’amministrazione ordinaria.
È la cuccagna infinita ai tempi della crisi di chi fa bisboccia e poi rigira il conto agli italiani, sussurrando contrito: “ce lo chiede l’Europa”..!

Homepage

IL POPOLO DELLE VERITÀ

Posted in Stupor Mundi with tags , , , , , , , , on 20 marzo 2010 by Sendivogius

La manipolazione dei fatti è una prassi piuttosto comune nelle autocrazie. La verità si nasconde, si mistifica, soprattutto si interpreta. I monarchi bizantini bruciavano i codici legislativi che a loro non piacevano più. Il primo imperatore della Cina unificata, Shi Huang-Ti, ordinò la distruzione dei vecchi libri perché la storia l’avrebbe riscritta lui, a proprio gusto e immagine.
I tempi sono cambiati, ma l’antico vizio è rimasto…

“Ricordo che Balducci non l’abbiamo nominato noi, ma il precedente governo e dato che non facciamo piazza pulita degli uomini nominati lo abbiamo lasciato al suo posto”
 Silvio Berlusconi
 (19 Marzo 2010)

Per chi non lo sapesse, Angelo Balducci, gentiluomo di Sua Santità e ladrone di Stato con una sospetta passione per maschioni neri ben dotati, è stato il commissario straordinario di governo, per la realizzazione delle opere e degli interventi funzionali allo svolgimento dei mondiali di nuoto “Roma 2009”. Attualmente si trova in carcere per una serie infinita di ruberie. (QUI)
Peccato che l’atto di nomina a commissario delegato di Balducci sia contenuto nell’
Ordinanza n.3489 del 29/12/2005, a firma del (anche allora) presidente del consiglio Silvio Berlusconi, su proposta del capo del Dipartimento della Protezione civile. Vale a dire Guido Bertolaso

Tanto per non cambiare, l’ordinanza fa riferimento al solito decreto-legge (343/01), naturalmente a firma dell’ineffabile Berlusconi.


 Che fosse uno squallido cialtrone lo sapevamo da tempo. Che fosse un bugiardo patologico pure.
Peggio di tutto, che questo incredibile buffone sia la massima espressione della politica italiana, è una vergogna nazionale ed un’onta indelebile per le generazioni future.
È pur vero che ognuno ha i governanti che si merita. Noi abbiamo un clown da esportazione:
 
In onore alle rimpiante adunate del “sabato fascista”, oggi il ducetto di Arcore è in piazza: caso unico, nell’Europa democratica, di governo che organizza manifestazioni pro-governo, contro la magistratura di ogni ordine e grado, contro le istituzioni, contro le opposizioni parlamentari, e contro la libera stampa, annunciando l’avviso di sfratto per il presidente della Repubblica.
Perché in questo Paese il problema non è la più grande recessione economica dal 1929 che sta sbranando i senza tutele dei  lavori  atipici e flessibili. È l’Informazione che ne parla, perché “genera pessimismo”. Perciò è meglio minimizzare, aspettando che passi la nottata senza nulla fare.
Il problema non è una corruzione endemica, con la sistematica reiterazione dei reati da parte dei soliti impuniti. Il problema è che se ne divulghi la notizia.
Il problema non è l’epurazione organizzata dei giornalisti non allineati. Il problema è che questi esistano.
 Il tutto avviene chiaramente nel nome dell’Amore smisurato che l’aspirante Re Silvio nutre per sé.
Lo annuncia persino in quella specie di epitaffio in vendita, con tanto di foto funebre opportunamente taroccata come d’abitudine.
Nel profondo, il personaggio è un vecchio residuato prebellico, risalente alla prima metà del XX° secolo, cresciuto tra balilla e bauscia. Un rifiuto tossico di difficile smaltimento.
Lasciamolo giocare al ‘Grande Dittatore’ in un’Italietta reazionaria, sempre più avviata verso l’uscita dal consesso dei paesi civili…

Un benevolo lettore ci segnala che il video con il discorso del duce sull’uscita dell’Italia dalla Società delle Nazioni (Roma,08/12/1937) è stato rimosso da YouTube. Vabbé, poco male! In alternativa, beccatevi questo…

Non dubitiamo che alla fine delle celebrazioni littorie del nuovo millennio, gli organizzatori annunceranno la presenza di almeno 20 milioni di partecipanti, opportunamente corretti dalla Questura che dichiarerà di averne contati come minimo 150 milioni.
Special guest della manifestazione sarà probabilmente Renata Polverini, aspirante governatore per la regione Lazio: una che non è riuscita a depositare in tempo la lista PdL, perché la Cricca del panino era troppo intenta a sbianchettare i nomi dei candidati poco graditi, tra i quali il povero Flaminio Piccolo.
È  la stessa Polverini, che organizza comizi contro l’esclusione della sua lista e poi dal palco, non avendo evidentemente nulla da dire, invita i presenti ad improvvisare un karaoke con le canzoni di Battisti e saltare, in un inedito Ballo della Pupazza tanto in voga in certe feste paesane.
È proprio la pupazza, che dalla curva dello stadio Olimpico riesce a collezionare i fischi bipartisan dalle tifoserie romaniste e laziali…
Al peggio non c’è mai fine.

 Homepage