Archivio per Razzisti

Io li odio i nazisti

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , , , , , , , , , , on 20 febbraio 2011 by Sendivogius

Io li odio i nazisti della Padania.
Odio il loro razzismo identitario, i loro deliri sulle questioni allogene e l’etnicismo alpino, l’arroganza e la pasciuta ignoranza dei plebei arricchiti.
Odio queste cavallette che, sciamate in massa nell’odiato convitto romano, ingrassano nella greppia dei privilegi feudali di Montecitorio, sputando nel piatto in cui grufolano con gusto.
Odio quel loro continuo balletto di  estremismo tattico e moderatismo strategico, che sembra ricordare la peggior sinistra parolaia di inizio ‘900.
Odio i teatrini osceni di un odontotecnico semianalfabeta del varesotto, vestito da Arlecchino, che conciona sulla Costituzione, blatera di ‘riforme’ e, da ministro della Repubblica italiana, inneggia alla secessione. Odio lo squallore di un senatúr cerobroleso, che sbrotola contro il ‘familismo’ e poi promuove il figlio demente a suo naturale erede politico, dimenticando che una trota non è un delfino.
Odio le loro provocazioni a ciclo continuo, la loro grettezza umana, il deserto morale, che impasta le menti e contorce la pance degli ario-padani alle crociate…
Contro i bambini stranieri, discriminati tanto da vivi quanto da morti: QUI!
Contro tutto ciò che nella mitopoietica leghista contamina l’immaginifica purezza della comunità primordiale. Il weltanschauung padano risiede nella demenziale serialità del suo retropensiero, del quale esistono estratti eloquenti di una più notevole collezione: QUI e ancora QUI.
Perché la cosiddetta definizione identitaria, quando è debole o inconsistente, si nutre necessariamente di miti razziali nella ricerca di radici ancestrali, opportunamente depurate dai nuovi ausmerzen.

Odio i neo-borbonici di un meridionalismo accattone che rivendica autonomia e poteri, mentre agita l’elemosiniere per la solita questua di Stato. E tessono le lodi di Re Bomba, confondendo merda e cioccolata per mera affinità di colore, come se la sostanza (di medesima natura escatologica) potesse variare dai Savoia ai Borbone, vagheggiando l’esistenza fantasiosa di un Eden subissato dai molti torti sabaudi e inesorabilmente perduto.
Odio quei querulanti organizzati, coi loro piagnistei, che dalla loro posizione di rendita all’ombra di amministrazioni parassitarie e inefficienti, sono specialisti insuperabili del chiagni e fotti e cumanna, senza a nulla rinunciare.
Odio quelle panciute camarille di gorgoglioni, spesso ereditarie, che da oltre un secolo saccheggiano le terre del Sud, incistati nel caldo ventre della politica assistita e garantita dalla cosche elettorali del voto di scambio. Perché i mali, le miserie, le meschinerie, sono sempre di importazione aliena e mai autogeni nella loro realtà d’elezione, ma opportunamente declinati in un perenne moto assolutorio, come ogni altra responsabilità.

Ammiro invece quegli uomini liberi, mai quieti, che in ogni tempo e luogo hanno sovvertito le ridotte del conformismo, elevandosi al di sopra delle miserie dello spirito…

«Ho studiato gli uomini e la loro anima nei libri e nella realtà. Li ho trovati un impasto di comico, di plebeo, di vile. Ne sono rimasto nauseato. Da una parte i biechi fantasmi morali, creati dalla menzogna e dall’ipocrisia che dominano. Dall’altra parte le bestie sacrificali che adorano con fanatismo e vigliaccheria. Questo è il mondo degli uomini.
Questa è l’umanità. Per questo mondo, per questi uomini e questa umanità, io sento ripugnanza. Plebei e borghesi si equivalgono. Sono degni l’uno dell’altro. Il socialismo non è di questo parere. Egli ha fatto la scoperta del bene e del male. E per distruggere questi due antagonismi ha creato altri due fantasmi: ‘Eguaglianza’ e ‘Fratellanza’ fra gli uomini…
Ma gli uomini saranno uguali innanzi allo stato e liberi nel Socialismo…
Ma quando i borghesi, che sono i pezzenti dello spirito, non vogliono saperne di essere uguali ai plebei, che sono i pezzenti della carne, allora anche il socialismo ammette, piagnucolando, la guerra. Sì, anche il socialismo ammette di uccidere e di espropriare. Ma in nome di un ideale di uguaglianza e di fratellanza umana… Di quella santa uguaglianza e fratellanza che incominciò da Caino ad Abele!»

 Renzo Novatore
 “L’Espropriatore”
  Dalla rivista Iconoclasta!
  (26 novembre 1919)

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Il Sindaco delle Meraviglie ( II )

Posted in Roma mon amour, Stupor Mundi with tags , , , , , , , , , , , , , , on 4 ottobre 2008 by Sendivogius

 

“C’era a Roma un cinese in coma”

 

Per fortuna il sig. Tong Hongshen in coma non è mai entrato, a dispetto del titolo parafrasato dal cinema di Verdone. Il muso giallo è stato eletto a provvisorio compagno di giochi da una banda di ragazzini di Tor Bella Monaca, quartiere della periferia sud-est di Roma. Un simpatico diversivo per scacciare la noia dei giovani razzisti in erba (14-17 anni), in cerca di emozioni a buon mercato.

Tong Hongshen è un immigrato cinese di 36 anni, con regolare permesso di soggiorno. Il 2 Ottobre, Tong era fermo alla fermata in attesa del bus, in pieno giorno. Ad inchiodare la baby gang alle sue responsabilità è stata la testimonianza di Fernando Vendetti, consigliere di AN per l’VIII Municipio di Roma. Il sindaco Gianni Alemanno ha tuonato contro l’aggressione con parole di fuoco, invocando la massima severità e pene esemplari qualora “dovesse essere confermato il movente di natura razzista”. Il giorno dopo l’aggressione, nonostante le roboanti dichiarazioni degli alfieri tricolore della zero tolerance, la faccenda sembra destinata a concludersi velocemente a tarallucci e vino con tanto di ricevimento in Campidoglio: lacrime e moccoloni dei teppisti ritornati bimbi (un pò troppo vivaci), un buffetto da parte dei Vigili Urbani, cipiglio severo di facciata ed un pizzico di bonarietà. Siate comprensivi… so’ regazzetti de borgata! Coattate da pischelli.

Durante la campagna elettorale, agitando lo spettro della paura, Alemanno si è presentato ai suoi elettori nei panni del liberatore venuto a redimere la città, schiacciata sotto il peso dell’insicurezza diffusa frutto del degrado e di una criminalità incontrollata che ci raggiunge fin dentro la pace delle nostre abitazioni . Toni apocalittici da invasioni barbariche. In pratica, l’arrivo di Wyatt Earp a Dodge City: gli mancava solo lo spolverino sulle spalle e la colt nel cinturone.

I professionisti della paura, i cultori di Phobos, hanno lucrato sulla sua coltivazione strumentale. Con cura, ne hanno concimato i semi su terreno già fertilissimo… La creazione dell’emergenza come strumento di legittimazione e rendita elettorale per politicanti senza scrupoli. L’insicurezza come ossessione di massa. Il crimine deformato da fenomeno sociale a infezione virale da contagio xenobio. Lo straniero come untore e veicolo di infezione. La repressione usata come strumento propagandistico per la raccolta dei consensi. È stata un’ottima mietitura. Ma la paura si autoalimenta della sua stessa percezione, rinsaldando le radici dell’odio nella mala pianta dell’intolleranza, i cui frutti maturano sempre più precoci e rigogliosi. Tuttavia si tratta sempre di frutti avvelenati.

Ritornando a Roma, ora che Alemanno è diventato sindaco, naturalmente, la città è ritornata ad essere prospera e sicura. Ed ha un bello sbracciarsi il povero Gianni nel richiamare all’ordine i suoi camerati, che si sentono investiti della stessa missione salvifica, e ricacciare nello stomaco i gas mefitici di una sottocultura razzista e reazionaria cinicamente utili ai fini dell’elezioni ma pessimi per l’amministrazione della città. Certe tossine, una volta sprigionate, sono difficili da neutralizzare.

Gli assalti ai negozi cingalesi dei giustizieri del Pigneto.

Il raid squadrista dei picchiatori di Forza Nuova all’università La Sapienza, che dopo essere stati ignominosamente respinti dagli studenti dei Collettivi, andavano a frignare su tutte le TV per bocca dell’immarcescibile Roberto Fiore, (ex) terrorista di Terza Posizione.

Le continue lezioni di machismo impartite agli irriducibili frocetti che si ostinano a frequentare il “Coming out”, locale gay della Capitale.

L’accoltellamento di tre militanti di sinistra di ritorno da un concerto in ricordo di Renato Biagetti, a sua volta ammazzato a Focene, sempre dopo una manifestazione musicale, dalle solite rasate teste di cazzo.

Il pestaggio di un venditore di bibite (l’ennesimo negro di merda) sulla spiaggia di Ostia, nella più totale indifferenza dei bagnanti.

I continui sfregi sulle lapidi dei trucidati alle Fosse Ardeatine.

Ultime di una lunga serie, le scritte antisemite che al quartiere Prenestino sembrano aver trovato un nuovo bersaglio: Anna Frank. Non c’è limite all’infamia!

Questo è solo un piccolo elenco tanto per citare i fatti più eclatanti.

Alemanno condanna, strepita, si indigna, ma al contempo nicchia a Salò, precisa e si distingue. La realtà è che intanto a Talenti, quartiere di Roma nord-est, da giorni campeggia un grande striscione, con tanto di picchetto d’onore, con la scritta: “Talenti Fascista”. Anche se ricordarlo non è più molto di moda, l’esaltazione del fascismo è (ancora) apologia di reato, ma l’applicazione della legge non sembra riguardare minimamente i nostri osannati tutori dell’ordine, nè mi risulta che la cosa abbia mai turbato i sonni di quegli amministratori e politici, i quali (a parole) si professano tutti “antifascisti” ortodossi. Alemanno non si dissocia, non condanna, non esterna. Tace. Fino al prossimo pestaggio o peggio.

 

  P.S.  È stato oggi reso pubblico un’altro simpatico eventi avvenuto all’areoporto di Ciampino, dove una donna somala di 51 anni, Amina Sheikh Said, sposata con un italiano, al suo ritorno da Londra è stata dapprima fermata con l’accusa di rapimento di minori (viaggiava coi nipoti), poi sospettata di traffico internazionale di stupefacenti. “Invitata” (immaginiamo con grande cortesia) a denudarsi dagli agenti per sottoporsi ad ispezione ispezione anale e vaginale, la solita negra si è rifiutata di sottostare al controllo corporalle e pare che, con condivisibile gesto di stizza, abbia tirato i propri vestiti contro gli agenti addetti alla perlustrazione interna. Naturalmente la signora è stata denunciata per resistenza a pubblico ufficiale. Condotta nuda in ospedale, dopo essere stata imballata col cellophane, per controlli radiologici, la negra è risultata pulita. Nel senso che non era un corriere della droga s’intende! È ormai opinione assodata che “sporchi” i negri lo siano per principio.

Ah! Naturalmente Alemanno condanna “l’atto scellerato”.