Archivio per Quirinale

L’Emerito

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , , on 16 settembre 2016 by Sendivogius

carlo-azeglio-ciampi È tempo di uno dei nostri necrologi…
Alla veneranda età di 96 anni è venuto a mancare nell’assoluta indifferenza generale l’emerito Carlo Azeglio Ciampi, che fu presidente del consiglio, ovviamente non eletto secondo una fortunata tradizione destinata a durare, inaugurando la nefasta stagione dei “governi tecnici”, e per questo elevato a presidente della repubblica nelle vesti del quale tenne a battesimo e cullò nei suoi gracili passi quell’aborto unanimemente aborrito che va sotto il nome di “Seconda Repubblica”Pertanto, nei suoi paludamenti istituzionale rientra a pieno titolo tra i padri di quella patria figlia di mater ignota e troppi genitori putativi a farne le veci.
Il Ciampi nazionale nasce a Livorno nel lontano 1920 ed è il degno rampollo di quella borghesia liberale buona per tutte le stagioni e tutti i regimi. Secchione a scuola dai preti, cresce spensierato sotto l’Italia ducizzata in anni di dittatura, dove subito si contraddistingue per il suo mostruoso anti-fascismo. Nel frattempo, intanto che carlo-azeglio-ciampi-2ci pensa sù, si laurea in Lettere Antiche. Durante il servizio militare, è ufficiale di complemento degli “autieri”: praticamente il paradiso degli imboscati di lusso, in un esercito come quello regio che è scarsamente meccanizzato e drasticamente a corto di automezzi. Distaccato in Albania, segue l’esercito dalle retrovie, e riesce ad evitare tutte le guerre con gli infiniti fronti che il fascismo regala generosamente all’Italietta in camicia nera.
fiat-666-nmDopo l’armistizio dell’8 Settembre del 1943, come tanti altri, fa la Resistenza in soffitta, salvo inventarsi partigiano a guerra finita. Mentre in Italia si combatte contro l’occupante nazista ed i collaborazionisti di Salò, il nostro eroe marcia imperterrito sulla linea opposta a quella dei combattimenti. Per sicurezza, è munito di un passaporto con visto tedesco, onde non incorrere in spiacevoli inconvenienti durante la tradotta. brigata-maiellaLungo il percorso attraverso gli Appennini, si imbatte per caso nei patrioti della Brigata Maiella; un incentivo in più per accelerare il passo e procedere in senso inverso. Fosse mai che possa essere coinvolto in qualche scontro!
Però scrive tanto… Infatti si specializza nella produzione di quei manifestini destinati ad essere distribuiti a mano non oltre il circolo degli amici del bridge.
banca-ditalia Con una formazione in filologia greca, entra alla Banca d’Italia ed in virtù di sì straordinaria competenza ne ascende rapidamente i vertici, fino a diventarne il governatore generale.
Con una seconda laurea in Giurisprudenza ed una honoris causa in Economia, non capisce un cazzo dell’una né dell’altra. Ed in entrambe gli ambiti di applicazione, da banchiere centrale prima e presidente della repubblica poi, combina disastri epocali…
Come governatore della Banca d’Italia si ritrova suo malgrado ad occuparsi delle politiche monetarie e della difesa valutaria di un intero paese, con risultati che perdurano nel tempo…
Nel 1992 infatti il filologo riesce a bruciare in una sola notte la bellezza di 60.000 miliardi di lire, che stiamo pagando ancora oggi con gli interessi. Giusto a proposito di quella storia su come il debito italiano è esploso sfuggendo ad ogni controllo..!
carlo-azeglio-ciampi-3In virtù di così strabilianti risultati, l’anno successivo viene messo a capo di un “governo tecnico di transizione”, il cui atto più significativo è la revoca del carcere duro ai mafiosi in risposta alle stragi mafiose di Capaci e Via D’Amelio, con l’avvio della famigerata ‘trattativa’. Ovviamente il presidente Ciampi non ne sa nulla, consumandosi gli eventi a sua totale insaputa. Sarà una sua prerogativa costante.
Partecipa alla costruzione di quel trappolone a tasso fisso e cambi bloccati che ha praticamente paralizzato l’economia europea in una recessione permanente e che va sotto il nome di Euro. Ovviamente, nell’elaborazione della moneta unica non tiene conto di nessuna delle variabili, che ne sanciscono i limiti e le rigidità valutarie. È talmente esperto che non arriva nemmeno a concepire una qualche forma di contromisura alle inevitabili speculazioni sul cambio e l’aumento dei prezzi, durante il passaggio dalla lira all’euro, che sul momento ha dimezzato il potere di acquisto di milioni di italiani a vantaggio di pochissimi. Lo avrebbe capito anche un bambino. Ciampi ovviamente no.
ciampi Come presidente della repubblica, è colui che sancisce il trionfo dell’anomalia berlusconiana, trasformando l’eccezione nella regola ed in pratica ordinaria di sistema. In compenso inaugura la stagione della “moral suasion”, che nell’applicazione pratica consiste nel subire ed assecondare lo stupro delle Istituzioni in silenzio, onde evitare più spiacevoli conseguenze. Una così sofisticata strategia provoca subito l’entusiasmo delle forze responsabili e democratiche del paese, che ovviamente plaudono a tanto coraggioso ardore presidenziale. Tra i peana si distinguono subito gli estatici panegirici di Eugenio Scalfari: un altro che s’è scoperto antifascista a guerra finita.
C’è da chiedersi se lo stupro istituzionale fosse veramente tale, o piuttosto non fosse una simulazione dietro alla quale nascondere un amore consensuale…
ciampoNel suo settennato presidenziale, Ciampi si conquista la fama della firma più veloce del Colle: non c’è legge vergogna, provvedimento ad personam, o normativa inficiata da palesi vizi di incostituzionalità sulle quali il presidente non apponga la sua firma a tempo di record, senza mai battere il minimo ciglio o fingere il minimo dubbio (foss’anche per sbaglio!), nella serena apoplessia che ne ha contraddistinto per tre quarti di secolo l’attività politica ed istituzionale. Il famigerato “Porcellum”, la contestatissima legge elettorale definita dal suo stesso inventore “una porcata”, scritta in fretta e furia forzando i regolamenti parlamentari a legislatura finita, per sabotare la prevista vittoria elettorale dell’allora centrosinistra e per garantire la sopravvivenza ad un parassita della politica come Pier Ferdinando Casini, la stessa legge dichiarata incostituzionale dalla Consulta e diretta responsabile del caos politico attuale, porta ovviamente la firma di Ciampi che nonostante gli appelli e le rimostranze circa la sua costituzionalità appose in calce al testo l’austera approvazione presidenziale in una manciata di ore dalla sua presentazione.
ciampi-1Per il resto, l’Emerito trascorre i suoi sette anni al Quirinale in sonno criogenico, ermeticamente chiuso in una teca con su scritto “rompere solo in caso di cerimonia”. Il risveglio avviene ogni volta viene intonato l’inno nazionale che sembra titillare le passioni risorgimentali del presidente. Uomo di carattere, riesce a dimettersi persino dal comitato per il 150° anniversario dell’unificazione d’Italia, indisposto dalle provocazioni leghiste, invece di prendere a calci nel culo i nazi-padani che inneggiano alla secessione.
ciampi-firmaNegli anni successivi alla fine del mandato, Carlo Azeglio Ciampi praticamente scompare. Ogni tanto viene avvistato in qualche concerto, mentre batte le mani scandendo il ritmo della “Marcia di Radetzsky”, perché nessuno in tanti anni ha spiegato al patriottico Emerito che l’opera di Strauss è una marcia militare, composta in onore del vittorioso maresciallo imperiale che alla guida delle truppe austro-ungariche ha stroncato le velleità degli italiani, ponendo fine alla prima guerra di indipendenza.

c-a-ciampi

La sua presenza emerita è così forte e sentita, che viene dato per morto senza che nessuno si accorga della mancata dipartita.
E c’è da chiedersi se anche stavolta non si tratti di uno scherzo. Nessuno noterebbe la differenza, per uno che forse non è stato tra i peggiori presidenti della repubblica, ma sicuramente tra i più perniciosi.

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Vinciamo Poi

Posted in Stupor Mundi with tags , , , , , , , , , , , , , , , , on 26 maggio 2014 by Sendivogius

DitoneQuelli che avrebbero aperto il parlamento italiano come una scatola di tonno, e sono finiti immobilizzati sotto conserva dentro un barile di salamoia…
Quelli che dovevano aprire il parlamento europeo come una scatola di würstel e si sono risvegliati il giorno dopo, trovando la scatola intatta e ben altro di rotto. In quanto ai würstel… è meglio tacere dove siano stati rinvenuti connessi e soprattutto ‘annessi’..!
Quelli che noi siamo il popolo e tutti gli altri sono Ka$ta…
Quelli che vinciamo-noi-vinciamo-noi-vinciamo-noi!!!!
Quelli che sono il primo partito con 10 milioni di voti…
Quelli che vogliono il 100% e poteri assoluti…
Quelli che siamo in guerra… Quelli che la nostra è una lotta all’ultimo sangue: o “noi” o “loro”…
Quelli che il moVimento ha già vinto e gli ‘altri’ lo sanno, per questo sono terrorizzati…
Quelli che non sono di destra né di sinistra, ma l’antifascismo non li riguarda…
Quelli che spazzeremo via la “peste rossa”
Quelli che sono rabbiosamente populisti e fieri di esserlo…
Quelli che non sono razzista però… Quelli che gli ebrei…
Quelli che uno vale uno, ma Beppe ha sempre ragione e decide per tutti…
Quelli che “chi pensa io non sia democratico va fuori dai coglioni! E potete star certi che verrà cacciato via dal movimento”…
Quelli che fanno le espulsioni tramite raccomandata, con ricevuta di ritorno…
Quelli che non rilasciano interviste e non parlano coi giornalisti, ma poi vanno da Vespa a “Porta a Porta”
aria frittaQuelli che vorrebbero licenziare chiunque non dovesse prostrarsi adorante dinanzi al movimento trionfante…
Quelli che ro-do-tà! ro-do-tà! ro-do-tà! ro-do-tà!… E poi berlinguer!-berlinguer!-berlinguer!… Ma anche Genny a’Carogna. E la mafia non ha mai strangolato nessuno. E stanno con chi fischia l’inno nazionale, perché gli italiani sono tutti massoni e piduisti e mafiosi…
Quelli che polizia, digos, esercito, carabinieri, stormtroopers, Capitan Miki e Yellow Kid, sono dalla nostra parte e lottano insieme a noi…
Quelli che faremo la marcia su Roma… Quelli che sono oltre Hitler
maxresdefaultQuelli che vorrebbero processare i “politici” e i “giornalisti” e gli “imprenditori” in piazza con tribunali popolari… E poi rinchiuderli tutti nelle prigioni sotterranee del castello di Lerici…
Quelli che il parlamento è illegittimo… Ed i sondaggi ci danno oltre il 30%… E spezzeremo le reni al PD; che poi si sa come vanno a finire certe millanterie..!
Quelli che 80 euro sono un’elemosina e una mancia elettorale priva di coperture economiche; perciò noi daremo mille euro a tutti se ci votate, perché le coperture ci sono.
Quelli che scioglieremo le Camere… Quelli che cacceremo via il Presidente della Repubblica… Quelli che metteremo in stato d’accusa il Presidente per alto tradimento…
Quelli che Napolitano mi fa schifo come uomo più che come ‘politico’…
Quelli che fanno una mozione di sfiducia al giorno…
Quelli che faremo il referendum sull’euro e il nuovo governo rivoluzionario lo scegliamo on line a colpi di like-it! cliccando sui banner pubblicitari della Casaleggio Associati…
Quelli che Di Maio lo vorrebbero al Quirinale, dopo aver cambiato la Costituzione…
Di MaioQuelli che Renzi è già morto… E lo aspetta la lupara bianca, come per tutti i falliti… Ed è debolissimo, destinato com’è all’oblio dei perdenti…
Quelli che l’Italia è un paese di pensionati che non vogliono cambiare (e che soprattutto non votano per i cretini obbedienti di un ultrasessantenne sfaccendato, con manie di onnipotenza)…
Quelli che la “forza sia con voi” e Gaia ci rende liberi…
Quelli che fanno la RiVoluzione su facebook…
Quelli che costruiscono le turbine con le stampanti 3D e un po’ di polvere di zinco…
Quelli che ciucciano le matite contro i brogli… e poi si fanno i selfie con la scheda elettorale…
Quelli che le scie chimiche… i gomblotti… il signoraggio… le banche… i massoni… il bilderberg… la trilateral… l’aspen… la decrescita felice… i microchip sotto la pelle… i vaccini uccidono… la carne fa venire i tumori… e siamo un paese fallito… e siete finiti!… e siete morti!… e siete zombies!… e la rete ci salverà… e decide tutto il webbé…

keep-calm-and-vaffanculo«Su una cosa non ho dubbi: o vinciamo, o stavolta davvero me ne vado a casa. E non scherzo!»

Beppe Grillo
(03/04/2014)

Ovviamente scherza! Terrà per un po’ il broncio. Giocherà alla bella ritrosa sdegnata e starà zitto una mezza giornata: il tempo di ringoiare a forza il travaso di bile. Poi se la prenderà con gli italiani (coglioni!) che non lo votano, come un Berlusconi qualunque ai tempi del suo turgore, promettendo nuovi sfaceli apocalittici e punizioni bibliche per aver ignorato il verbo del profeta.
Ma alla fine rimarrà, figuriamoci! Perché il giocattolo piace a tutti. E al “capo politico” più che mai.
Alla luce dello strabiliante sorpasso elettorale, con riVoluzione rimandata a data da destinarsi, che dire? Non possiamo che declinare la gentile offerta e ricambiare però l’invito con sincero trasporto:

fanculoVAFFANCULO!!!
E soprattutto Vaffanculo a te Beppe… Vaffanculo di cuore!

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L’è tutto un gomblotto!

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , , , , , , , , , on 3 aprile 2014 by Sendivogius

The Forbidden Kingdom

Un condannato in via definitiva ha chiesto e ottenuto di essere ricevuto dal Presidente della Repubblica. Che messaggio viene dato al Paese? E questo sarebbe possibile in Gran Bretagna, Germania o Francia, o anche in Italia con Pertini o Ciampi? La risposta è ovviamente no
(Beppe Grillo – 03/04/14)

Sieg Heil! 10/07/2013. Il Presidente della Repubblica riceve al Quirinale il ragionier Giuseppe Grillo: pluripregiudicato, attualmente indagato per istigazione a delinquere, condannato con sentenza definitiva per diffamazione aggravata (con reiterazione del reato), e soprattutto per omicidio colposo plurimo. In pratica, ha solo ammazzato tre persone mentre faceva lo sborone col SUV (che non sapeva guidare), in alta montagna su una strada ghiacciata chiusa al traffico.
Evidentemente, c’è pregiudicato e pregiudicato…
Lui in base al non-statuto non si può candidare, ma ovviamente può fare il “capo politico”, decidere le regole, dettare la linea al “movimento” con marchio registrato a proprio nome, entrare e uscire da Parlamento e Quirinale a proprio piacimento, e all’occorrenza telefonare a “Re Giorgio” quando più gli aggrada, visto che ne possiede il numero privato.
Beppe Grillo e NapolitanoPotrebbe mai essere possibile una cosa del genere in un Paese mediamente civilizzato dello scacchiere occidentale?!? Naturalmente, no. L’energumeno verrebbe fermato all’ingresso da più solerti gendarmi dei nostri e, in caso di insistenza, accompagnato al più vicino centro di igiene mentale per un trattamento obbligatorio.
Per fortuna noi siamo in Italia, dove la farsa è la regola e c’è sempre un posto d’onore riservato al cialtrone di turno. Di solito, vengono nominati presidente del consiglio.

Silvio-Berlusconi

Nello stesso istante in cui un “condannato in via definitiva” contesta all’altro l’ingresso al Quirinale, rivendicando il diritto esclusivo di visita, complice il silenzio dei media venduti della ka$ta, si consuma un altro terribile dramma ai danni del Vate® a 5 stelle. Qualcuno (i Rettiliani? Gli Illuminati? Gli hackers del PD? Il Bilderberg?) sta boicottando i comizi a pagamento del Grullo! Al Capo comico (è risaputo) il soldo, ancor più se facile, piace. Sproloquiare a gratis davanti ai suoi seguaci invece gli gusta un po’ meno; perciò molto meglio se paganti. E visto il flop clamoroso della prevendita biglietti, dovrà pur trovare un modo per annullare la sua tournée circense. Perché matto sì, ma stupido no.
Casaleggio Nel magico mondo brizzolato dei bella chioma, non potevano poi mancare le esternazioni di Giangi belli capelli, che con la consueta allegria di un corteo funebre preannuncia serafico: “in questo periodo, giustappunto prima delle elezioni, stanno preparando dossier su di me, sulla mia famiglia e sulla mia società”. Come se ci fosse molto da sapere…
Da semplice perito informatico, nel marzo dell’anno 2000, Belli Capelli diventa amministratore delegato della Webegg S.p.A (ex Logicasiel): società del Gruppo Olivetti (poi passata a Telecom Italia nel 2002) è specializzata in web-marketing, digitalizzazione informatica, e ottimizzazione dei sistemi di rete, con un fatturato di quasi 92 milioni di euro (anno 2001). In meno di un paio d’anni, la lungimirante amministrazione di Giangi riesce a schiantare i bilanci dell’azienda conducendola al tracollo con una voragine di quasi 16 milioni di euro e riducendo i dipendenti da 719 a circa 200 unità, quando nell’aprile del 2003 viene “consensualmente” (dice Lui) accompagnato all’uscita principale.
A quel punto fonda la propria società personale con altri manager fuoriusciti (cacciati?) da Webegg e si dedica alla cura di immagine e del blog di Antonio Di Pietro, espurgando all’esuberante Tonino la modica cifra di oltre un milione di euro l’anno per i servizi internet aggregati. Questo prima di tracimare tutta la baracca ed i burattini della sepolta IdV nel nuovo “movimento” proprietario del Grullo digitale, col quale è tuttora in affari. Fine della storia.
Ma è sempre meglio gridare al “complotto”. Il prodotto vende bene.

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BLINDFOLD GAME

Posted in A volte ritornano, Stupor Mundi with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 21 marzo 2013 by Sendivogius

In regione caecorum rex est luscus
Erasmo da Rotterdam
Adagia (III, IV, 96)


Nella selva oscura delle (im)probabilità dove ogni via sembra smarrita, tra giocate e scommesse alla cieca, la posta in gioco è un bel Governo al buio con tanto di ménage à trois.
Accantonati i preliminari tecnici con Robo-Monti, immerso in pieno autoerotismo referenziale, il risultato è un imbarazzante threesome: Bersani in mezzo, con Grillo e il Pornonano fermamente intenzionati a fotterlo senza soluzione di continuità, rivendicando per se stessi il ruolo dominante.
Nel valzer delle consultazioni quirinalizie, le posizioni non sono ancora state attribuite con certezza. In compenso, le intenzioni sono chiarissime… E per nulla rassicuranti!
threesomeAd essere sinceri, il claudicante Silvione sembra essere uscito dall’incontro presidenziale un po’ ammaccato e più mesto del solito…
Il Cieco di Arcore - by GianBoyFresco di recita ad usum impedimenti, ripiegati nel taschino gli occhialoni neri da mandrillo stupratore, il Cieco di Arcore gareggia in bassezza con un Brunetta silente, mentre dolente implora la concessione di un salvacondotto che gli garantisca l’impunità perenne, nella sua proverbiale statura da statista bananiero.
La vera novità ‘politica’ del momento è invece il Grullo pentastellato, oramai in aperta competizione con le performance del vecchio nano sporcaccione.
 Ripulito per l’occasione, il Profeta delle cinque stelle si presenta all’appuntamento in Quirinale, travestito da boss della mala moldava su forgoncino minivan.
Come un giocatore professionista, rilancia continuamente la posta pretendendo l’impossibile.
Tuona contro ogni forma di finanziamento pubblico, ma poi corre a registrare dal notaio lo statuto del (non?) partito, accompagnato dal proprio avvocato di fiducia. Si auto-nomina “presidente” (senza interpellare nessuno) e richiesto di eleggere un vicepresidente, per la bisogna affida l’incarico al nipote. Perché se uno vale uno (o l’altro?), Lui decide comunque per tutti.
E a cosa serve la registrazione notarile di uno statuto ufficiale, se non all’ottenimento degli esecrati rimborsi elettorali?
Protagonista unico ed indiscutibile, all’uscita dal palazzo presidenziale richiama i suoi due ubbidienti cagnolini da compagnia, occasionalmente nominati “capigruppo”, e gli intima di risalire in auto con un cenno della mano. E davvero il quartetto zingaro dei cinque stelle assomigliava più che altro ad una delegazione della banda dei Casamonica, venuta a riscuotere una specie di pizzo, che per qualche misterioso motivo ritiene gli sia dovuto, minacciando di sfasciare tutto qualora gli sia negato.
A metà strada tra una confraternita massonica ed una gruppo integralista di ispirazione maoista, con inquietanti richiami nazisteggianti, è difficile relazionarsi col M5S ed il suo “capo politico”.
wahlplakat-nsdap-1929In Italia avevamo già visto associazioni a delinquere costituite in movimento politico; agenzie pubblicitarie convertite in partiti padronali; gruppi di interessi privati istituzionalizzati in “governi tecnici”, ma una setta intrisa di messianismo millenarista, con velleità rivoluzionarie e pretese di governo dalle pulsioni totalitarie, sinceramente, ancora ci mancava…
Deputati costretti a fare outing di gruppo, con atto di contrizione e pubblica umiliazione.
Elogio dell’incompetenza (e dell’ignoranza), con tutto l’armamentario vittimista e ossessioni vetero-complottiste al gran completo.
Un gruppo parlamentare non ancora avviato e di fatto già sotto tutela, con l’invio di due commissari politici.
Sistematica negazione di ogni forma di confronto, con rapporti a dir poco problematici con la libera informazione.
Misurazione dei rapporti istituzionali in termini di contaminazione e purezza ascetica.
Fedeltà assoluta ed incondizionata al “Capo”, con culto devozionale della personalità.

E però sarà bene ricordare che, di solito, terminato il ciclo temporale, alla fine di ogni rivoluzione segue sempre la restaurazione…
PSYKO - papi buonoVuoi vedere che alla fine del moVimento ci attende il ritorno in pompetta magna del ritrovato Papi Nazionale?

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La Congiura delle Salme

Posted in Masters of Universe with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 17 luglio 2012 by Sendivogius

Hai problemi di natura legale? Ti hanno convocato per un confronto in tribunale e proprio non vuoi saperne di presentarti? Hai pasticciato con le deposizioni, raccontando cazzate al magistrato di turno, e adesso hai paura di inguagliarti? Non hai nemmeno (più) l’immunità parlamentare?!?
Telefona a Giorgio! Consulenze h.24 e patrocinio gratuito, con i migliori esperti a tua totale disposizione. Nel pacchetto di assistenza, all inclusive e senza costi aggiuntivi, è ricompreso l’interessamento diretto del procuratore generale della Cassazione, “sempre a disposizione”, ed eventuali interventi disciplinari contro quei tribunali indiscreti che tanto tediano la tua presunzione di impunità disturbando la quiete degli Intoccabili.
Che cosa aspetti?!? Chiama subito al nostro centralino (tel. 06/46991) e chiedi dei nostri esperti giuridici! Troverai cortesia e competenza. Oppure scrivi all’indirizzo: Palazzo del Quirinale – P.za del Quirinale, 00187 Roma. Perché i tuoi problemi sono i nostri problemi.
Il servizio però non è per tutti, ma solo per gli “amici”; in compenso, ti sembrerà di essere come in una grande Famiglia
O almeno è quello che deve aver pensato Nicola Mancino (classe 1931), ex vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura, ex Presidente del Senato, ex ministro degli Interni, e tutt’altro che casualmente indagato per falsa testimonianza, nell’ambito della più vasta inchiesta sulla trattativa tra Stato e mafia, durante un altro “governo tecnico” (Carlo A. Ciampi). Perché mentre in Italia scoppiavano le autobombe ed intere autostrade saltavano per aria, ‘qualcuno’ all’interno delle istituzioni trescava con le cosche dei Corleonesi, promettendo favori e trattamenti di riguardo per i boss detenuti.

Nicola Mancino fa parte di quel folto gruppo di smemorati, tra ex ministri ed ufficiali del ROS dei Carabinieri, che pressati dalla magistratura hanno finalmente ritrovato la memoria a 20 anni di distanza dalle stragi mafiose, dei depistaggi che ne seguirono, e delle intollerabili reticenze, per le quali questi “uomini (o ominicchi?) dello Stato” sono indagati.

Naturalmente, il problema non è il fatto che un privato cittadino telefoni a Loris D’Ambrosio, consigliere giuridico del Presidente della Repubblica, per chiedere l’intervento presidenziale sugli uffici giudiziari che indagano su di lui. E non è un problema che il dott. D’Ambrosio (invece di scaricarlo subito) si prodighi in consigli, garantendo il proprio interessamento.
Il problema non risiede nel fatto che un inquisito si rivolga direttamente alla massima carica dello Stato, trovando nel presidente Giorgio Napolitano un attento ascoltatore. Non risiede nel fatto che Mancino (non si capisce a che titolo) solleciti ripetutamente un intervento contro i magistrati delle procure siciliane di Palermo e Caltanissetta, intenzionati a vagliare le testimonianze dell’indagato Mancino e curare le sue amnesie, tramite quello che assomiglia tanto ad un incidente probatorio. Se così fosse, è lecito ipotizzare un prossimo rinvio a giudizio dell’ex sen. Mancino e meglio si comprendono le resistenze di quest’ultimo.
Il problema non consiste nel fatto che, non contento, il Mancino sotto indagine abbia preso contatti pure con l’ex Procuratore generale della Cassazione, Vitaliano Esposito, e con il suo successore Gianfranco Ciani, opportunamente attivati dal presidente Napolitano, affinché facessero pressioni su Piero Grasso, procuratore nazionale anti-mafia, per sopire e troncare.
No, il problema è tutto concentrato nel fatto che le pressioni e le richieste improprie, che Mancino ha esercitato in questi mesi presso il Presidente della Repubblica, siano venute a conoscenza degli inquirenti che si occupano dell’indagine sul Mancino medesimo.
E invece di dare delle spiegazioni e, soprattutto, pretendere risposte coerenti su alcuni degli eventi più gravi della storia repubblicana, che coinvolgono settori non indifferenti delle Istituzioni, il presidente Giorgio Napolitano solleva un conflitto di attribuzioni, appellandosi alle sue prerogative costituzionali e trincerandosi dietro un formalismo pandettista, che in realtà elude il problema di base e non fa onore all’uomo né all’istituzione che rappresenta.
Come se non bastasse, se la prende con i pochi quotidiani che parlano criticamente della vicenda e sollevano dubbi legittimi, ai quali continuano a non essere date risposte.
Con una durezza che ha pochi precedenti, il Capo dello Stato sceglie la prova di forza e si rivolge invece alla Suprema Corte, chiedendo l’intervento dell’Avvocatura di Stato, presupponendo interventi sanzionatori nei confronti delle procure antimafia… È una procedura legittima, ma che sembra comunque spropositata e, a tratti, perfino inopportuna. Certo è discutibile questo giro anomalo di telefonate informali tra “compaesani” (è preponderante la componente campana tra i principali protagonisti), che ci restituisce un’immagine borbonica della Giustizia nel balletto istituzionale del clan ottuagenario dei Bella Napoli.
A noi la ritrovata intraprendenza del presidente Napolitano solleva qualche perplessità… Avremmo gradito più coraggio e più tempismo in altri frangenti ed in diverse circostanze: PRIMA che la Casa comune andasse in fiamme, tra i sollazzi del papi e la sua corte di ruffiani.

Che Giorgio Napolitano stia travalicando il suo ruolo istituzionale, sulla scia di un’emergenza oggettiva, con un’intraprendenza politica e decisionale quantomeno anomala, attraverso l’esercizio costante di un potere di condizionamento ai limiti delle proprie funzioni, è un sospetto che comincia a prendere sempre più sostanza nella sua evidenza.
Le prove in tal senso non mancano… facciamo qualche esempio:
A) L’imposizione di Mario Monti, insieme ai continui interventi, anche duri, contro ogni atto parlamentare che possa limitare l’azione di quello che si configura, a tutti gli effetti, come un “Governo del Presidente”, nell’attribuzione di un potere ormai senza vincoli né contrappesi. E per di più in assenza di un mandato elettivo e di una vera legittimazione democratica.
B) L’assoluta inerzia con la quale (non) viene affatto considerato lo spropositato ricorso alla decretazione d’urgenza ed il ricorso esasperato al “voto di fiducia”, che in passato erano stati invece sanzionati più volte dal presidente Napolitano coi suoi appunti alle Camere. A questa si aggiunga la costante forzatura dei regolamenti parlamentari e della stessa dinamica legislativa. Forse il Presidente non se ne è accorto, ma qui siamo dinanzi ad un Parlamento in cui non si discute più di nulla; dove non si legifera alcunché; dove le proposte di legge vengono presentate in pacchetti blindati, sotto forma di decreti, su diretta presentazione governativa, senza possibilità di emendamenti né di modifiche da parte delle Camere. Da votare a scatola chiusa ed in tempi serrati (ce lo chiede l’Europa!). Un parlamento, di fatto cassato, dove è il Capo dello Stato, insieme alla sua emanazione alla Presidenza del Consiglio, a decidere l’agenda legislativa… E d’altronde parliamo di un’Assemblea che ha rinunciato da tempo ad ogni forma di rappresentatività ed iniziativa, abdicando di fatto alle proprie funzioni.
C) E quantomeno discutibile è l’attivismo dei consulenti giuridici del Quirinale, nella stesura di provvedimenti legislativi come la normativa sulle intercettazioni ambientali (che guarda caso coinvologono lo stesso presidente Napolitano) e sulle cosiddette “leggi bavaglio” che limitano la circolazione di informazioni eterodosse, fuori dalle meglio controllabili piattaforme mainstream. Attualmente, la priorità è la revisione della legge elettorale, per arginare l’ascesa del fenomeno Grillo alle prossime elezioni politiche, che nella sua confusionaria imprevedibilità rischia di scompaginare giochi già decisi. Evidentemente, l’eco del famoso ‘BUM’ alle elezioni amministrative è arrivato in ritardo alle orecchie del presidente Napolitano, che ora freme per approntare le contromisure e tutelare la sua creatura: il Frankenstein-Monti.

Tuttavia, in questa sagra tutta gerontocratica di livorosi nonnetti, ancora più anomalo è l’iper-attivismo di Eugenio Scalfari, proprio in merito allo strano caso di Nicola Mancino. L’anziano fondatore de La Repubblica, con un’iniziativa pressoché isolata, in queste ultime settimane si è dato molto da fare e non ha mancato di comunicarci i suoi incontri riservati con Giorgio Napolitano, attivando una difesa per procura del Presidente e polemizzando ripetutamente con i magistrati di Palermo, coi quali ha intavolato un estenuante botta e risposta. Con una serie di repliche ad oltranza, da parte di chi è abituato ad avere l’ultima parola, la vittoria dialettica gli ha arriso per sfinimento della controparte. E naturalmente il buon Scalfari non ci ha risparmiato le solite lezioncine sulla democrazia liberale, secondo l’unica prospettiva possibile (la sua).  Né poteva mancare la rievocazione dei miti scalfariani, pescati direttamente dal suo personale album delle figurine antiche e moderne (si fa per dire!). È curioso che l’intera azione avviata dal Quirinale sia stata anticipata proprio dall’intraprendente Scalfari e ne ricalchi fedelmente i suggerimenti, quasi fosse stata concordata in comune…
A voler essere maliziosi, è come se si fosse costituito una specie di asse tra il “Partito del Presidente” e certa parte del mondo dei media (sarebbe la prova dell’esistenza del cosiddetto “Partito Repubblica-L’Espresso”, se non fosse che l’instancabile Scalfari si muove in splendida solitudine), quasi a costituire una sorta di cordone sanitario attorno al (fallimentare) esperimento del Governo Monti, in difficoltà sempre più evidenti, rinsaldando l’intangibilità supra-leges del Capo dello Stato, qualora il Professore, come probabile, dovesse succedere a Giorgio Napolitano nell’incarico.

A parità di fattori, ci si chiede quale mai sarebbe stata la reazione del battagliero Eugenio Scalfari, e di un’opposizione ormai annichilita oltre che inesistente, qualora una simile vicenda (con le sue pressioni e le sue ingerenze indebite) avesse visto come protagonista il Pornocrate di Arcore invece dell’innocuo Nicola Mancino, oppure (iddio ce ne scampi!) al posto di Giorgio Napolitano…
Certi comportamenti sono forse meno deprecabili a seconda di chi se ne fa autore?!?

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