Archivio per Questione meridionale

S-CATENATEVI!

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , , , , , , , , on 11 novembre 2017 by Sendivogius

Sulla cosiddetta “questione meridionale” sono stati versati fiumi di inchiostro. Non c’è autore, nella tradizione intellettuale più nobile del pensiero italiano… fosse essa di estrazione socialista, liberale, cattolica, anarchica, riformista… che non vi si sia soffermato sopra almeno una volta, con toni ora vibratamente appassionati, ora asetticamente clinici, più spesso critici e sdegnati. Lontanissmi da certo piagnonismo neo-borbonico, che nel suo revisionimo nostalgico e populisteggiante millanta di paradisi perduti, sotto l’illuminata amministrazione di Re Bomba.
Antonio Gramsci e Gaetano Salvemini, insieme alle concause storiche ed economiche, individuano i mali in apparenza atavici del Mezzogiorno d’Italia, nell’assenza di una vera classe intellettuale, dietro una piccola borghesia parassitaria ed impiegatizia, totalmente priva di qualsiasi senso civico (se non di etica) e reale spessore culturale, per un ceto ‘dirigente’, o aspirante tale. Una compagine sociale che Salvemini (da meridionale) non esita a definire “delinquente e putrefatto“, che vivacchia all’ombra del notabilato locale e prospera al servizio degli interessi dei grandi latifondisti e dell’aristocrazia agraria. Soprattutto, critica con ferocia quello che oggi verrebbe chiamato “cetomediume”. Dileggia la tendenza all’autocommiserazione assolutoria della piccola borghesia parassita ed oziosa che scrive sui giornali e piange sulle miserie proprie, credendole in buona fede miserie di tutta l’Italia meridionale. E ne demolisce impietosamente le velleità “intellettuali”, che altro non sono se non superficie per l’acquisizione di status sociale, volto al conseguimento di potere e prebende pubbliche…

«Le sue caratteristiche psicologiche fondamentali sono la vuotaggine, la vigliaccheria, il nessun senso di dignità.
[…] Avvezzi, fino dai primi anni, a sentir magnificare la “raccomandazione” come il solo mezzo per andare avanti nella scuola, nel tribunale, nella banca, nel municipio, a Roma, essi non vedono nella vita se non un gioco di protezioni, uno scontrarsi di influenze più o meno efficaci, un prevalere di simpatie o di antipatie capricciose. Per essi non esiste nessuna scala di valori morali obiettivi. Il merito consiste nell’avere un protettore potente.
[…] Andate un pomeriggio d’estate in uno di quei circoli di civili, in cui si raccoglie il fior fiore della poltroneria paesana; ascoltate per qualche ora conversare quella gente corpulenta, dagli occhi spenti, dalla voce fessa, mezzo sbracata, grossolana e volgare nelle parole e negli atti, badate alle scempiaggini, ai non sensi, alle irrealtà di cui sono infarciti i discorsi. E abbiate il coraggio di dire che i meridionali sono intelligenti!»

Gaetano Salvemini
“La piccola borghesia intellettuale nel Mezzogiorno d’Italia”
La Voce (16/03/1911)

 E nel criticarne i vizi lo fa con un giudizio durissimo che, a guardare certe escrescenze dell’oggi, vale benissimo per il presente, nell’intreccio di interessi che ne implica la propagazione persistente nel tempo. Mutabile nella forma, ma sostanzialmente uguale nella sostanza.

«La cosa peggiore è che la piccola borghesia fornisce alla nostra vita politica e amministrativa del Mezzogiorno e del paese, ma anche dei partiti, buona parte del personale politico che fa le leggi e che ci governa.
[…] Gli impiegati non devono badare a servire il pubblico, quanto a trottar di qua e di là per conto della clientela che li ha nominati; favorir questo, taglieggiar quello, fare ostruzionismo a quell’altro, finché non abbia messo giudizio e garantire che voterà ammodo. L’appaltatore può dispensarsi dal fare i lavori appaltati, purché sia sempre pronto a dividere gli utili col sindaco, contribuisca alle spese elettorali, e tenga d’occhio i suoi dipendenti nel gran giorno elettorale. Le rendite della congregazione di carità spariscono in sussidi ai galoppini elettorali, mentre i poveri veri restano a denti asciutti. Le Casse di Risparmio e le banche popolari sono svaligiati, i monti frumentari si volatilizzano

Gaetano Salvemini
“La piccola borghesia intellettuale nel Mezzogiorno d’Italia”
La Voce (16/03/1911)

E intanto sono trascorsi cento anni dall’invettiva di Salvemini, che su certi “rappresentanti” aveva le idee chiarissime…

«I deputati meridionali facevano consistere il loro ufficio nel fare raccomandazioni e procurar favori agli elettori, e per essi una croce di cavaliere aveva più importanza che un trattato di commercio o un progetto di legge per le pensioni.
[…] La vita pubblica si riduce ad una serie continua di strisciamenti vicendevoli, di mercimoni, di servilismi di tutti verso tutti. L’origine dei deputati meridionali sta tutta in questa condizione di cose, la quale è intollerabile per tutti

Gaetano Salvemini
Riepilogo, in “Movimento socialista e questione meridionale”
Feltrinelli (Milano, 1968)

Lungi dall’essere risolto, il bubbone è andato sempre più ingrossandosi nel corso dei decenni, senza ben sapere come incidere l’enorme cisti purulenta. Oggi ci si sofferma massimamente sul fenomeno mafioso, inteso soprattutto nella sua dimensione criminale, ma si preferisce spesso sorvolare sul substrato sociale, e finanche culturale, che ne alimenta la resilienza ad ogni effettiva operazione di contrasto, ridotta a mero contenimento, nella reiterazione di un fenomeno dalla ramificazioni trasversali. Poi certo c’è pure chi in tempi recenti ha sostenuto come con la mafia sia necessario convivere… Oppure, quell’altro tizio barbuto che tempo addietro è andato sbraitando per un pugno di voti, assurdità come questa: “la mafia non ha mai strangolato nessuno”..!

E allora capisci perché il problema sembri inestirpabile, nelle distorsioni che contraddistinguono certi tipi di approccio ‘dialettico’.
Oramai dovremmo esserci abituati. Però che diamine! Per quanto uno possa essere cinicamente smaliziato, è difficile contenere il ribrezzo verso l’immancabile pletora di personaggi improponibili, e francamente ributtanti, che le recenti elezioni siciliane hanno portato alla ribalta nazionale come da immonda consuetudine. Perché (forse) non saranno mafiosi, ma in presenza di anticorpi sani una qualche crisi di rigetto una società civile con un minimo di valori ideali (o di semplice senso della decenza) dovrebbe produrla… Perché questi “signori delle tessere”, con le loro cosche elettorali a carattere ereditario, le loro rendite fondate sul voto di scambio, i loro codazzi di clientes e la claque petulante, che ad ogni elezioni fanno incetta di consensi, facendo del saccheggio della “cosa pubblica” uno strumento di potere personale e feudale, qualcuno (troppi) li votano, salvo lamentarsene un istante dopo e poi liquidare lo scempio in boutade macchiettistica di una presunta peculiarità isolana, secondo una vulgata fin troppo indulgente.
Insomma, dinanzi ad una roba simile, è difficile rimanere inerti. Perché una persona sana all’occorrenza si indigna. Non porta in trionfo simili cialtroni all’uscita dal tribunale, che di Masaniello improvvisati questo Paese ne ha avuti fin troppi.

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Il Tempo dei Maroni

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , , , , , , , , , on 23 novembre 2010 by Sendivogius


Durante la trasmissione “Vieni via con me”, tra un elenco e l’altro, ci mancava proprio la lista promozionale del leghista Roberto Maroni, in arte ministro, che da una settimana e passa imperversa in ogni possibile angolo dell’etere, lamentando la mancanza di pluralismo.
In previsione di possibili elezioni, si è trattato di un ottimo spot elettorale confezionato su misura, a consumo personale, e naturalmente a costo zero per l’interessato: cinque minuti di auto-promozione, in prime-time, durante un programma televisivo di massimo ascolto. Niente male.
In fin dei conti, le marchette (specialmente quelle politiche) sono una costante delle trasmissioni RAI…
 Di conseguenza, perché mai si dovrebbe negare al superministro padăo il suo momento di gloria mentre illustra i successi, naturalmente “epocali”, contro Mafia e Camorra, da parte di una compagine governativa dove (tra le varie dozzine di inquisiti) siedono pure Dell’Utri e Cosentino?!?
È rassicurante ascoltarlo mentre rivendica la tracciabilità dei pagamenti: istituita da Prodi; abolita (e poi reintrodotta) da Tremonti.
Gagliardo mentre sostiene la confisca dei patrimoni mafiosi, salvo omettere il mancato utilizzo degli stessi e, nei casi più estremi, le assegnazioni date in gestione ai familiari dei boss medesimi… Per non parlare poi dell’ipotesi di vendita all’asta dei beni, avanzata dal suo collega Roberto Centauro, già presidente della Commissione parlamentare Antimafia e attualmente vicepresidente della Commissione Giustizia.
Tuttavia, il Maroni da Varese il pezzo migliore ce l’ha riservato per la lettura conclusiva delle celebrazioni padane:

 «È stato affermato che la ‘ndrangheta al Nord interloquisce con la Lega. Affermazione ingiusta e offensiva per i tanti che come me contrastano da sempre ogni forma di illegalità. Ed è soprattutto  smentita dalle recenti operazioni fatte in Lombardia contro la ‘ndrangheta, che hanno portato al coinvolgimento e persino all’arresto di esponenti politici di altri partiti, ma non della Lega. Mi chiedo allora perché indicare proprio e solo la Lega?
Infine, le mafie si combattono eliminando gli storici e strutturali squilibri tra Nord e Sud. Dopo tanti inutili interventi statali che hanno sperperato interi patrimoni, bisogna cambiare le regole che governano la spesa pubblica e gli investimenti sui territori. I meccanismi ci sono: sono quelli propri dei moderni sistemi federali. Lo aveva già intuito, con sorprendente lucidità, un grande meridionalista, Gaetano Salvemini: “il federalismo è l’unica via per la soluzione della questione meridionale”. Disse Salvemini in un saggio, e concluse: “Date all’Italia meridionale una costituzione federale”.»

Quando si cita un autore, correttezza vuole che si riporti anche il nome dell’opera da cui la citazione proviene. Specialmente se parliamo di un personaggio del calibro di Salvemini.
Tuttavia, è probabile che l’estroso ministro abbia letto più che altro le dispense formato Bignami, appositamente preparategli da Gaetano Quagliarello: ennesimo prete spretato del radicalismo italiano, transitato alla corte di Re Silvio.
Perciò l’aiutiamo noi…

E certo se Maroni avesse letto davvero gli scritti di Gaetano Salvemini sul federalismo, se ne guarderebbe bene dal riproporli a sostegno della devolution secessionista in salsa leghista.
Poiché, in tal caso, il nostro ministro della polizia saprebbe che la proposta federalista di Salvemini ha una fortissima impronta marxista e trae i suoi valori fondanti nel movimento socialista, contro i regionalismi e gli egoismi locali:

«Salvemini individua tre classi sociali portanti e cioè latifondisti, piccola borghesia e proletariato rurale. L’analisi di Salvemini collega il conflitto di classe all’interno del Meridione alla dinamica di classe relativa all’intero territorio italiano: infatti l’alleanza  tra borghesia industriale del Nord e latifondisti agrari del Sud si riverbera nell’alleanza all’interno della società meridionale tra latifondisti (che si assicurano posti di potere nelle istituzioni nazionali) e piccola borghesia impiegatizia che combatte per occupare i posti nelle istituzioni locali al quasi esclusivo fine di arricchirsi. Lo Stato, in questo sistema di alleanze, non può svolgere una funzione riformatrice (come sognano i meridionalisti liberali accecati dall’interclassismo) ma garantisce alle classi dominanti una redistribuzione fiscale a loro esclusivo vantaggio ed ai latifondisti meridionali la repressione di ogni istanza di ribellione delle classi subalterne.
Salvemini a tale proposito individua la possibilità di un’alleanza tra proletariato industriale del Settentrione e proletariato rurale meridionale, alleanza necessaria in quanto il destino dell’uno era comunque legato a quello dell’altro, giacché il parassitismo meridionale comprometteva la possibilità delle riforme in tutto il paese.»

 [Italo Nobile]

Nella visione politica di Salvemini, il federalismo sarebbe diventato l’elemento di rottura col quale le masse rurali del proletariato meridionale avrebbero potuto travolgere la struttura del conservatorismo borghese, spezzando l’alleanza tra le camarille comorristiche del Sud ed il blocco militare-industriale del Nord, rafforzando invece la rappresentatività democratica e la partecipazione diretta in tutto il Paese.

«I moderati del Nord hanno bisogno dei camorristi del Sud per opprimere i partiti democratici del Nord, i camorristi del Sud hanno bisogno dei moderati del Nord per opprimere le plebi del Sud.»

 Gaetano Salvemini 
 Opere IV, Il Mezzogiorno e la democrazia italiana (vol. II)
 Movimento socialista e questione meridionale 
 a cura di G. Arfè
 Feltrinelli; Milano 1978, pp. 86-91

 L’idea federalista di Salvemini è anche, e soprattutto, un rifiuto netto contro ogni forma di legislazione speciale ed una critica esplicita all’istituzione di Commissari straordinari con poteri attuativi, per la risoluzione delle emergenze. Una prassi che sembra invece costituire la costante politica dell’attuale governo di cui la LEGA detiene le quotazioni di maggioranza.
Soprattutto, il federalismo propugnato dal socialista Salvemini non presuppone certamente la declinazione di ogni responsabilità. E, se non indulge affatto in vittimismi e populismi meridionalisti, d’altra parte denuncia con forza un certo ‘settentrionalismo’.
L’attualità di certe riflessioni lascia supporre che la supponenza razzistoide di certa “Padania”, depurata dalla matrice colonialista post-unitaria, non sia un frutto dei tempi ma la costante di una psicologia e di un pregiudizio di massa, presente fin dai primi anni dell’unificazione d’Italia:

«Perché è un fatto innegabile che, se i meridionali detestano i settentrionali, questi ripagano di eguale ed anche miglior moneta gli altri. È opinione diffusa del Nord che il Sud paga molte meno tasse del Nord e gode dei favori del governo: è un parassita che dà poco e prende molto. Lo sfruttamento economico è accompagnato dalla corruzione politica, della quale il Sud è inesauribile sentina.
…anche i meridionali onesti e sinceri, i quali pur riconoscendo l’inferiorità del loro paese, di fronte al disprezzo umiliante e irritante che traspira da ogni riga scritta dal Nord, finiscono spesso col perdere la pazienza e si sentono fervere il sangue nelle vene e provano una gran voglia di dar ragione ai rettili della stampa latifondista a camorrista. Fra i giornalisti e gli uomini politici settentrionali, poi, non credo che arrivino a due quelli che conoscono bene le condizioni del Mezzogiorno e le giudichino serenamente senza pregiudizi
…E mentre i partiti democratici non sanno affrontare risolutamente il problema e sviscerarlo, quali che debbano essere le conseguenze, i partiti reazionari hanno cominciato nel Meridione una lenta ed abilissima propaganda contro il Nord, dalla quale hanno molto da temere i partiti democratici del Settentrione.» 

 G.Salvemini
 La Questione meridionale e il Federalismo
 Pubblicata sulla “Critica Sociale”
 Milano, 1900

Il federalismo propugnato da Salvemini nasce per unire e per emancipare l’Italia intesa come un’unica comunità democratica e solidale.
Non si capisce cosa c’entri con Maroni e con i suoi etno-nazisti verdecamiciati.

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