Archivio per Quarantenni

Giobbakt!!

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , , , , , , , on 12 dicembre 2014 by Sendivogius

The curious case of Calvin Candie by Latent Talent  In un’Italietta cristallizzata nella giovinezza prolungata di un’eterna adolescenza, che non conosce vecchiaia e non vuole responsabilità, ma si lascia dominare da una gerontocrazia che si reputa “diversamente giovane”, la folla anonima dei 30-40enni è stata definita in molti modi, a seconda del brand pubblicitario del momento: Generazione X.. Generazione Mille Euro… e, per i cultori del melodrammatico, “generazione perduta”
A livello sociale e culturale, non è stata capace di produrre nulla o poco più. Il suo insuperato modello di riferimento resta L’ultimo bacio di Muccino.
Falling DownA livello politico, il massimo che ha saputo esprimere è la sfilata dei Salvini, delle Meloni, e del bolso pinguino fiorentino che garrula ciarliero e festoso, nella sua camicetta bianca da contabile schizzato in un giorno di ordinaria follia, mentre se ne va in giro travestito da Peter Griffin.
Matteo Renzi in pallaPeter GriffinGenerazione per X elevato allo zero, incapace di una qualsiasi forma di impegno costruttivo, al massimo si riuniscono in una The Followingpiazza a gridare “vaffanculo!”, per scaricare le proprie frustrazioni in autodafé collettivo, accontentandosi di fare i followers per la setta di un vecchio comico fallito, che campa di rendita coi soldi incassati dai suoi ingaggi pubblici in RAI.
Beppe Grillo al Palaflorio di Bari Japigia In alternativa, ci sono sempre i “negri”, gli “immigrati”, i “froci”, i “politici”, la “ka$ta”, le “scie chimiche”, nonché i “sindacati”… che nel Paese delle auto-assoluzioni un ‘nemico’ si trova sempre, funzionale com’è al mantenimento di ogni statu quo, che si voglia immutabile nel tempo.
TisiciA livello pratico, si tratta nella sua fenomenologia prevalente di una querimoniosa generazione di petulanti peter pan. Tutti troppo occupati a piangersi addosso, per impegnarsi in qualcosa che non sia incentrata nell’esibizione narcisistica della propria autocommiserazione. Pensano che tutto gli sia dovuto e che la tutela dei diritti si ottenga, non estendendoli a chi non li possiede, nella salvaguardia di un principio, ma togliendoli a chi ancora li ha, negandoli a tutti gli altri. È il prigioniero che non si ribella ai suoi carcerieri, ma si compiace che la sua sorte venga condivisa da tutti gli altri sventurati reclusi insieme a lui. Non ricerca alcuna unità, non pianifica alcuna azione, non è disposto a rischiare e condividere nulla. Nei casi più estremi, solidarizza coi suoi carnefici. Perché siamo tutti sulla stessa barca. Così come esistono schiavi innamorati delle loro catene.
La Capanna dello Zio TomSono quelli che hanno sempre rifuggito ogni forma di coordinamento e di mobilitazione, sul posto di lavoro e per la tutela del medesimo. Sono quelli che hanno sempre negato ogni forma di solidarietà; quelli che quando ad un collega precario/a come loro non veniva rinnovato il contratto, perché s’è ammalato, perché è rimasta incinta, perché non abbastanza remissivo, si giravano dall’altra parte sospirando “meglio a te che a me”, nella rouletta russa del rinnovo a tempo. Ed ora plaudono al job-acts che cancella l’idea stessa che il lavoro possa essere garantito e null’altro concede. Sono quelli, che il sindacato fa schifo, sono tutti venduti, e a me non m’ha mai difeso… Ma se non combatti tu stesso la tua battaglia, chi altri dovrebbe mai battersi e rischiare per te?!?
hitler-got-swag_Accade così che una riforma oscena, che smantella scientificamente ogni tutela e diritto dei lavoratori, che non cancella assolutamente il precariato ma lo perfeziona in forme paraschiaviste da inizio ‘900, venga accolta dai diretti interessati come una grande opportunità all’insegna della “modernizzazione”.

Renzi-Merkel

Prima dell’Art.18
(di Alexik)

“Se ci trovavano con un volantino della Cgil venivamo licenziati in tronco. Quando entravamo in fabbrica ci perquisivano le borse, per vedere se avessimo materiale politico. E se ci beccavano a parlare di questioni sindacali prima ci sospendevano, o ci demansionavano a tempo indeterminato. Poi poteva arrivare la perdita del lavoro.”
  (Ernesto Cevenini, licenziato per rappresaglia alla Maccaferri di Bologna).

«Dal 1947 al 1966 nelle fabbriche italiane si contarono più di 500.000 licenziamenti, di cui circa 35.000 per rappresaglia politica e sindacale contro ex partigiani, attivisti di reparto, membri delle commissioni interne. Era questo il modo in cui gli industriali dimostravano la propria riconoscenza verso coloro che, pochi anni prima, gli avevano salvato le fabbriche, impedendo il trasferimento dei macchinari in Germania, ricostruendo mattone su mattone i capannoni bombardati.
Nel corso degli anni ’50 e ’60 centinaia di migliaia di operai scesero in piazza a fianco dei licenziati, lasciando compagni morti sul terreno o chiusi nelle galere. Fu il prezzo da pagare per ottenere nel 1966 la prima legge contro i licenziamenti senza giusta causa.
Bologna con la sua provincia subì 8.550 licenziamenti per rappresaglia dal 1947 al 1966, di cui 3800 lavoratori metalmeccanici, 1000 tessili, 900 nell’abbigliamento, 1.500 nell’alimentare, 600 nel chimico, 500 nel comparto legno e 250 nel pubblico impiego. Si trattò di ritorsioni contro singoli militanti o gruppi politicizzati, ma in vari casi anche dell’espulsione dell’intero corpo operaio delle fabbriche ritenute troppo conflittuali: punizioni individuali o collettive per le lotte contro il cottimo, per il salario e il contratto, per la sicurezza, per gli asili nido, per la libertà di riunione e di parola.
Veniva punita la solidarietà di classe (che all’epoca si esprimeva in dimensioni vastissime) e soprattutto la politicità operaia, la capacità di andare oltre i confini della propria vertenza e di praticare obiettivi di ordine generale.
Reparto_Celere[…] Dal ‘48 al ’56 il bilancio della repressione contro il movimento operaio nel bolognese fu pesantissimo, con due morti, 795 feriti, 5.092 arrestati e fermati, 15.835 processati (di cui quasi la metà assolti, ma dopo anni di carcere) e 8.369 condannati a 5 ergastoli, 1.959 anni e 7 mesi di reclusione, 49.960.766 lire di multe.
CoglionazzoSu questa Storia collettiva fatta di solidarietà e coraggio, di sbarre, fame e lutti, sputa oggi la fatua gioventù renziana e la sua meno fatua corte di ministri emanati da Confindustria, Legacoop e Fondo Monetario Internazionale. Una Storia collettiva che va di nuovo raccontata, per aver chiaro in quali tenebre vogliono sprofondarci, il valore di quello che ci stanno togliendo e quanto ci costerà riconquistarlo.»

Bologna 1977QUI trovate l’articolo per intero. Leggetelo! E ricordate che nulla si conquista senza sacrificio, né solidarietà, né unione.

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Natale in casa Letta

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , on 24 dicembre 2013 by Sendivogius

Babbo Natale

“Letterina di Natale,
sotto il piatto del papà
sta tranquilla, zitta e buona
finché lui ti troverà.
Quando poi, finito il pranzo,
saran letti i miei auguri,
saran lette le promesse
per il tempo che verrà,
letterina te ne prego
tu per me non arrossire:
per quest’anno le promesse
io ti posso garantire,
perché quel che ho scritto dentro
sarà proprio tutto fatto.”

Ma quant’è carino l’Enrichetto natalizio, sobrio chierichetto di governo, che decanta i suoi meriti di bimbo virtuoso, convinto com’è di aver ben svolto i compitini da bravo scolaretto zelante, mentre inzuppa pensierini nel caldo brodino della propria vanità.
Vuoto come un calzino spaiato in attesa dell’arrivo della Befana, il piccolo Letta rischia di ritrovarsi presto con un pugno di carbone tra le mani…
JoulupukkiA noi la pena, ed il ludibrio, di vederlo intonare vuoti pensierini sulle magnifiche sorti progressive del suo governo di inconsistenza allargata, nella declamazione delle buone intenzioni alla fiera delle ovvietà, in un personale monumento all’inutile, mentre celebra il proprio elogio sbrodolandosi in cerimoniosi complimenti a se medesimo.
Tra profusioni di ringraziamenti dispensati a destra e manca, partendo dal nume tutelare consacrato al Quirinale, tra vacui richiami al “senso di responsabilità” ed ai drammi di una fatica sociale, opportunamente inabissata nelle palude di un immobilismo compassato nel galleggiamento istituzionale, preoccupa l’atarassia di una svolta generazionale senza precedenti nella storia repubblicana italiana. Ovvero, lo spettacolo deprimente, messo in scena dall’avvento di una pletora precocemente invecchiata di mediocri “quarantenni” in grisaglia (e sorvoliamo sul resto della cucciolata!), tali da far rimpiangere perfino le cariatidi fossili delle prima repubblica. È il ritorno escatologico, attraverso la religione del rigore, negli arcani pre-moderni di un epoca immota ed eterna, dove la “stabilità” è stasi comatosa e la “ripresa” assomiglia più che altro al fuoco fatuo di un fenomeno tanatologico.
Nell’ascoltare le prolusioni dell’Enrico di Letta e di governo non si sa bene se si ha a che fare con un austero cretino, inguaribilmente affetto dalla Sindrome di Pollyanna, nella rimozione delle cause della crisi e delle catastrofiche “cure” finora impartite, per effetto di scotomizzazione.
Titanic by Alexiuss (2011)Oppure, si tratta di una copia ancor più catatonica del capitano Smith, che sulla plancia del Titanic (l’Inaffondabile) rassicura i ricchi passeggeri di prima classe, già appollaiati sulle scialuppe mezze vuote della salvezza, dopo aver chiuso i passeggeri più miserabili in coperta, bloccando l’accesso ai ponti. Un sacrificio necessario. E senza nemmeno l’orchestrina di consolazione.
Sono le gioie a venire di un altro Sobrio Natale.

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