Archivio per Prostituzione

RED LIGHT

Posted in Business is Business with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 22 febbraio 2015 by Sendivogius

Prostitute by ElectricBlue27

«Unde Augustinus dicit, quod hoc facit meretrix in mundo, quod sentina in mari, vel cloaca in palatio: “Tolle cloacam, et replebis foetore palatium”: et similiter de sentina: “Tolle meretrices de mundo, et replebis ipsum sodomia”

 Tommaso d’Aquino
 “De Regimine Principum
 Liber IV,14.

Art of CELLAR Antica come l’umanità, la prostituzione è l’unico mestiere che non conosce mai crisi.
Intrinsecamente correlata col fardello del sesso, costituisce da sempre un tabù. Però fa notizia; stuzzica certi appetiti, scatenando i pruriti e le fantasie a pagamento dei ‘benpensanti’.
tentazioniI padri della chiesa paragonavano le meretrici ad una cloaca, disgustosa ma necessaria, reputando la prostituzione una pratica necessaria (tanto da costituire un antidoto contro la sodomia), fornendo una valvola di sfogo sociale nell’ambito di una realtà profondamente sessuofobica. E sarà per questo che Agostino e Tommaso ne parlano in continuazione, essendo al centro del loro interesse e delle tentazioni nella vita dei santi.
Lovis Corinth - La tentazione di Sant'Antonio (1897)Nell’ipocrisia schizofrenica che da sempre aleggia sull’argomento, si possono distinguere tre approcci di base alla questione:
a) La necessità di monetarizzare il fenomeno, tramite la legalizzazione dei postriboli per il finanziamento statale, come una normale attività di mercato;
b) Stigma e riprovazione sociale, che condanna l’offerta e quasi mai la domanda;
c) Per contro, a questa si accompagna sempre una certa tolleranza per la prostituzione cortigiana, esercitata in forma privata come intrattenimento dei ricchi e potenti.
Courtesans - The Assassin's CreedSe ci fate caso, nel corso dei secoli, tale impianto ‘culturale’ si è sempre riprodotto sostanzialmente intatto e con ben poche variazioni… Al colmo della sua legittimazione informale, la prostituzione di corte, con le sue cortigiane a libro paga del sovrano, ha raggiunto l’apice con le “cene eleganti”. Al contrario, si biasima e si disprezza la “puttana” comune, come oggetto di corruzione morale e materiale, ma poi si perdona il puttaniere che può sempre contare sull’indignata indulgenza di una consorte devota, giacché la donna oggettuata ed usufruita come merce non presuppone adulterio. Si invoca l’esercizio della pratica in recinti protetti, che ovviamente nessuno vuole nel proprio quartiere e meno che mai nel proprio condominio.
'two prostitutes' by CellarDalla pretesa di regolarizzare il fenomeno, nasce invece la volontà di fare cassa: se la prostituzione genera introiti per miliardi di euro, perché non tassarli alla fonte, incrementando il gettito erariale e correggere al rialzo il PIL?!? Esempio concreto di uno Stato che si trasforma in pappone, nello sfruttamento legalizzato della prostituzione.
Juan Borgia - Character for Assassin's Creed BrotheroodIn tal senso, fa quasi sorridere l’ingenuità e l’approssimazione con la quale ci si approccia alla questione dagli alti scranni parlamentari. L’ultima in ordine di serie è per esempio è l’iniziativa legislativa della deputata ‘democratica’ Annamaria Spillabotte, ciociara come l’Aquinate, che con fideistica convinzione guarda al “modello tedesco” (tanto per cambiare!). E in merito conciona qualcosa a proposito di vaucher per prostitute disoccupate, nell’ambito di quel “Jobs Act” che costituisce un’indubbia puttanata, ma non per questo applicabile alla categoria di riferimento.
eyes wide shutEnnesima dimostrazione della perniciosità che prevale sull’inutilità del partito bestemmia.
Sfugge come la scelta dell’attività prostitutiva presupponga spesso e nolente una scelta tutt’altro che volontaria, a meno che non si vogliano confondere gli intrattenimenti zoo-pornografici di Olga la Canara o le esibizioni copulatorie di una Valentina Nappi, con tanto di masturbazioni filosofiche della stessa, come l’aspetto predominante di una libera scelta.

Valentina Nappi e AdinolfiPer quanto, qualche punto alla Valentina lo concediamo…

Lungi dall’essere un esempio “virtuoso” e per questo riproponibile in Italia, il cosiddetto modello tedesco, a meno di 14 anni dalla sua applicazione in Germania, costituisce in realtà un mezzo fallimento che infatti sta per essere rottamato da una nuova legge, attualmente in discussione nel Bundestag berlinese. In concreto, la virtuosa legge tedesca del 2002, quella da prendere a ‘modello’, si attiene ad un modello puramente fiscale, volte alla capitalizzazione contabile delle prestazioni sessuali a pagamento, secondo un’economia estrema di mercato che di ‘sociale’ non ha proprio nulla. Le finalità non sono quelle di garantire maggiori tutele per le sex-workers, introducendo garanzie in materia di profilassi socio-sanitaria, ma incrementare gli introiti derivanti dalla tassazione nello sfruttamento del meretricio organizzato, che infatti si configura come “promozione delle prostituzione”.

Das Bordell

Tra le sue moderne innovazioni, nell’ambito di un attento piano di garanzie sociali, viene legalizzata la figura dello sfruttatore, che da squallido magnaccia parassita diventa ‘promotore’ dell’attività professionale della sua protetta. Si considera infatti sfruttamento, solo quando il prosseneta di turno incamera più del 50% dei Pussy Clubguadagni della ‘peripatetica’. I bordelli, indicati con l’elegante nome di “Pussy-Club” (!), vengono trasformati in attività commerciali, che si limitano ad affittare gli spazi dove le prostitute a contratto esercitano la propria professione. Ciò può avvenire a tariffa fissa o variabile, ma il prezzo della prestazione viene stabilito quasi sempre dal protettore, che agisce come un intermediario imprescindibile del mercimonio. Il prezzo della prestazione può essere a forfait; molto gettonata è la flat-rate sex che permette di affittare una donna per un tempo prestabilito, senza limiti di rapporti o tipo di pratiche sessuali, solitamente per un prezzo inferiore ai 100 euro. Il cliente può disporne a piacimento, ingurgitando alcolici a volontà ed impasticcandosi di Viagra, per garantirsi quanti più rapporti possibili nel lasso di tempo acquistato. Gli incontri ed il numero di clienti è potenzialmente illimitato. Ma i bordelli più intraprendenti possono Madam Red by Kallariafornire pacchetti all-inclusive, per sesso di gruppo e gang-bang. E non è raro il caso in cui i clienti si lamentino che dopo poche ore le loro bambole di carne perdano la funzionalità d’uso, diventando “inutilizzabili” in quanto non adatte ad un uso prolungato. In tal caso, alcuni bordelli prevedono il rimborso della tariffa. Nei casi più estremi, le prostitute vengono costrette dai “protettori” ad avere rapporti sessuali anche durante il periodo mestruale, utilizzando spugne o tamponi vaginali.
The Seasoning HouseL’esercizio in un bordello non salva dalle aggressioni, né dalla piaga della prostituzione minorile. E si consideri che fino al 2008 l’età minima consentita dalla legge per esercitare il “mestiere più antico del mondo” era di 16 anni.
bordell-themenbild-puffA proposito di profilassi, l’uso del preservativo non è obbligatorio, con l’eccezione della Baviera. E del resto nessuno controlla. Va da sé che molti dei rapporti mercenari non sono affatto protetti.
I controlli sanitari (che non sono vincolanti) sono spesso aggirati e le condizioni igieniche dei bordelli, com’è facile intuire, sono di gran lunga al di sotto dei minimi standard di igiene, dai lettini alle lenzuola usati ripetutamente da dozzine di clienti giornalieri.
In compenso, la Germania ospita i bordelli più grandi d’Europa, diventati la meta privilegiata per le transumanze dei clienti di mezzo mondo, per prostitute reclutate tra le disperate dell’Europa dell’Est, in prevalenza da Bulgaria ed Ucraina: le cenerentole della UE, che nell’Unione mercantilista possono esportare unicamente la loro manodopera schiava.
Der Spiegel In una approfondita inchiesta pubblicata dal settimanale Der Spiegel (26/05/2013) viene illustrata con dovizia di particolari non solo il fallimento del decantato (all’estero) modello tedesco, ma come questo non solo avesse comportato alcun miglioramento tangibile nelle condizioni dell’esercizio della prostituzione, bensì un peggioramento delle situazioni più estreme che passano per le forme classiche dello sfruttamento e della riduzione in schiavitù fin troppo note in Italia. E se il numero delle prostitute in Germania è triplicato, le condizioni di esercizio sono di gran lunga peggiori rispetto a dieci anni prima.

«Cinque anni dopo la sua introduzione, il Ministero della Famiglia ha valutato i risultati della nuova legislazione. Il rapporto stabilisce che gli obiettivi sono stati “solo parzialmente raggiunti” e che la deregolamentazione non ha comportato alcun miglioramento significativo in merito alla copertura sociale delle prostitute, né delle condizioni lavorative, né è migliorata la capacità di uscire fuori dal circuito prostitutivo. Infine, non esiste alcuna prova solida che certifichi una riduzione della criminalità

Gli unici vantaggi tangibili sono per i tenutari dei bordelli. E d’altronde al governo tedesco, all’infuori dell’incasso delle tasse, non interessa null’altro.
Business as usual.

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Amo il mio lavoro

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , , , , , , on 25 gennaio 2011 by Sendivogius

«Amo il mio lavoro, voi non dite così? Lo faccio volentieri, mi piace. Io glielo racconto, certo, ma tanto vedrà che poi non lo scrive. Le puttane vanno compatite perché, poverette, sono costrette dalla povertà, dal degrado, dalla necessità e se lo fanno è colpa dei papponi che le sfruttano e degli uomini che le pagano, difatti loro non sono colpevoli, per la legge: sono colpevoli gli sfruttatori, e in qualche caso, in qualche paese, anche i clienti. Loro sono vittime, se potessero scegliere farebbero certo le insegnanti o le brave madri di famiglia, no? Vorrebbero una bella cucina, un salotto con divano a elle, un buon marito che torna a casa la sera e la bacia dicendo ciao amore come va? Le cassiere al supermercato, come faceva mia madre, anche. La logica è questa, fa comodo pensare così. Invece no, non è vero. Io faccio la puttana: non sono una puttana, è diverso. Lo faccio perché rende molto e costa poco, lavoro part-time, solo la mattina, il pomeriggio vado in giro, sto col mio ragazzo se lui è libero, la sera, ogni tanto, faccio la babysitter a due bambine, due bimbe bellissime: riguardo i loro compiti, leggo loro dei libri e le metto a letto ché la mamma non può, fa l’avvocato, torna tardi. Lo faccio perché mi sento di dare qualcosa a qualcuno che ha bisogno, anche, ci crede? E’ così. Non voglio fare la parte dell’assistente sociale, della crocerossina, del medico umanitario, ci mancherebbe, so di cosa parlo perché da ragazza io poi quella cosa l’ho fatta, sono andata a vent’anni nella ex Iugoslavia, nel campo di una Ong a dare la volontaria, un’estate l’ho fatto. Ma questo non c’entra. Dico che gli uomini che vengono qui io li vedo, ci passo il tempo, vedo le loro pance gonfie, i denti storti, le cravattone che gli servono a fare finta di essere importanti, le scarpe quadrate che mi fanno pena. Nei vecchi vedo la pelle vizza e il pisello moscio, la loro vergogna e la loro ostinazione nel dimostrare che ce la fanno ancora, nei giovani vedo la maschera che si mettono, e, dietro, tutte le paure. Ci sono quelli che vogliono che tu gli dica solo di no, ma ce n’è uno che viene qui tutti i martedì, vuole che io lo respinga, vuole che gli dica scusa ma proprio non posso, ho i minuti contati, ho altro da fare, vuole che gli dica che ho due minuti, conto fino a centoventi e poi te ne vai. Mi metto davvero a contare, quando arrivo a trente-trentacinque gli viene duro, io conto, gli dico novanta, il tempo sta per scadere, e lui lo mette dentro, gli dico centopiedi e lui spinge, corre, sente che non ha più tempo, che fra dieci secondi io mi toglierò di lì e me ne andrò. Gode così. A volte ci riesce, non sempre. Poveretto. Penso sempre chissà cosa gli hanno fatto da piccolo. Chissà chi è che se ne è andato e non l’ha voluto. Torna in un posto della sua memoria, da qualcuno che non lo vuole, questo penso. Lo aiuto. Poi certo dopo si vergogna, mi tratta freddamente, a volte male: sono il suo imbarazzante testimone. Poveretto. Ce n’è uno sui cinquanta che mi vuole legare, le mani e i piedi, prendermi di schiena, carponi. Se gli dico: sì, legami, ti stavo aspettando, non voglio altro, lui si immalinconisce e non lo fa. Una volta mi ha raccontato di sua moglie che non lo vede, lui dice, lo guarda ma non lo vede, non gli parla. La ama, non può fare a meno di lei, della sua indifferenza. Se resta con me vuol dire che mi ama anche lei, dice. Lo deduce dall’inerzia. Allora gli dico: no, ti prego, non mi legare stamattina, facciamolo guardandoci negli occhi e lui è felice, mi sussurra no puttana girati, mi lega, finge di violentarmi e sta bene un quarto d’ora. E’ chiarissimo, quando fai questo lavoro, che quello che loro vogliono è che tu faccia finta di non provare schifo: che tu non veda i loro abissi, le loro carie, i loro segreti di cui non parlano con nessuno e che forse nemmeno dicono mai a sé stessi, anzi, al contrario, hanno bisogno che tu non mostri nausea del loro cattivo alito e dei loro odori, le loro sporcizie nascoste nelle pieghe della pelle sotto i vestiti grigi, le loro vite povere, da qualche parte definitivamente segnate. Poi ti dicono scusami, a volte, o povera bambina. Ma poveri sono loro, non io. Io apro le gambe, li tengo dentro, li accolgo. Sono loro che ne hanno bisogno, pagano per questo. Io ho imparato a controllare la nausea molto tempo fa, non la sento, non li sento dove fanno schifo. Anzi. Prendo i loro soldi, tampono le loro falle, risarcisco le ferite. Non è che sia sempre una passeggiata, certo. Certi giorni non ne ho voglia. Quelli che mi dicono: povera ragazza, lo fai per bisogno, lo fai perché c’è gente come me che ti costringe, avresti diritto a un lavoro normale, mi fanno proprio incazzare. Questo è un lavoro normale. E’ un lavoro necessario, perché così tutti possono continuare a dare gloria alle loro famiglie unite e solidali a sopportare le loro miserie. E’ un servizio. Mia madre faceva la cassiera, gliel’ho detto. Le faceva schifo. Si alzava la mattina e diceva che schifo di lavoro, poi ci andava. Avrebbe voluto scrivere favole per bambini, magari, o suonare il flauto. Non lo so. Avrebbe voluto un’altra vita, ha avuto quella. Nessuno lavorerebbe se non ne avesse bisogno: con l’eccezione dei missionari e dei filantropi, certo. Io ho studiato per fare l’antropologa. Buoni voti, professori entusiasti. I miei felici di una figlia laureata. Sono andata a fare la volontaria dove c’era bisogno, ho visto il mondo. Poi sono tornata qui e tutto quello che ho trovato è stato un lavoro in un negozio di biancheria intima. Seicento euro al mese, contratto a progetto. Il mio ragazzo è architetto, lavora in uno studio internazionale, viaggia molto. Un giorno, a casa di un amico, ci siamo messi a scherzare, abbiamo guardato certi siti internet, c’erano gli annunci, le offerte: vergine offre per mille euro il piacere di essere presa. Vergine? Ridevamo. Dove sono le vergini? Il piacere di essere presa? Ma come parlano? Poi la sera ci ho pensato, e il giorno dopo anche, e tutta la settimana ancora: mille euro, quanto durerà? Al massimo un’ora, accidenti.

La prima volta è stato difficile. Ho dato appuntamento a un tizio via mail, poi non ci sono andata. Ho pensato: e se mi ammazza? Perché vede, poi è questo il punto: non hai paura di lasciarli fare quello che vogliono fare. Hai paura che dopo ti ammazzino: con un coltello, con un cuscino, che ti scaraventino giù da una macchina in un burrone, che ti mettano il nastro adesivo sulla bocca e ti buttino a marcire in cantina. Per non lasciare testimoni, è ovvio. Perché magari la loro debolezza è talmente profonda, talmente indicibile che non vogliono, dopo, che ne resti traccia: Per questo la cosa fondamentale è stare qui, protetti, sicuri, con una segretaria alla porta. Certo la società non lo ammette. Sa quanti matrimoni non avrebbero senso se ci fosse un servizio legale e sicuro di servilismo a pagamento? Non voglio fare della sociologia a buon mercato. Dico solo che lo so per esperienza, per aver visto mia nonna, mia madre, le mie zie, le mie amiche e me stessa. Il mio ragazzo quando è nervoso o stanco dice: fammi un pompino. Dice: se tu me ne facessi uno al giorno sarei un’altra persona, poi ride. Però io lo so che è vero. Dice: è insopportabile tornare a casa e non trovare niente da mangiare. Vale per la biancheria, vale per le camicie stirate. Vale per la buona figura che gli fai fare con i colleghi di lavoro, la sera se ti metti carina e hai le autoreggenti: caspita, pensano quelli, che fica! Caspita, che uomo ad avere una così! Ecco, servizi. Tutti servizi che si potrebbero tranquillamente dare come una linea telefonica dedicata, come una spesa a domicilio. Però no, bisogna che lo facciano le moglie, le fidanzate: è il loro ruolo sociale. Le puttane servono a coprire le disfunzioni del sistema: le mogli alcolizzate e depresse, quelle che non ti rivolgono la parola se non per dirti dove hai messo le chiavi della macchina, quelle che non si tingono i capelli perché non gliene frega niente di piacerti, quelle che dormono fino a mezzogiorno poi vanno a fare shopping, quelle che si ammazzano di lavoro il giorno e la sera non sono carine, no, e meno che mai si fanno legare. Va bè, comunque mi sa che ho parlato anche troppo e poi tanto lei queste cose di certo non le scrive. La nostra ora è finita, fra dieci minuti arriva il prossimo cliente: cento euro anche lui, certo, gli stessi che ha pagato lei per il mio tempo. Faccio cinquecento euro tutte le mattine, sì. Netti. Cinque giorni alla settimana, nel weekend raggiungo il mio ragazzo. Sono diecimila euro al mese. Pago un affitto, me ne restano ottomila. Qualche volta, quando sono stanca di dire bugie, penso: smetto, ma ci ripenso sempre, dove lo trovo un altro lavoro pagato così? Nemmeno un amministratore delegato. D’altra parte è giusto, è un guasto del sistema che ha il suo prezzo, alto. Per continuare a credere che è tutto a posto, va tutto bene, le puttane devono restare segrete, commiserate, compiante e ben pagate. Così la macchina funziona. Il lavoro, i bambini, le vacanze di Natale, le solitudini, la vecchiaia, i tormenti segreti, le ossessioni nascoste. A me non costa niente, mi pare anche di fare una buona cosa. Sono utile al mantenimento dell’ingranaggio, aiuto persone in difficoltà, guadagno e non mi si vede. Non esisto. Le mogli, le fidanzate lo sanno, certe volte, e va bene anche a loro: non esisto, appunto. Loro fanno finta di non sapere, i loro uomini fanno finta di non avere bisogno. Accesso diretto dal parcheggio. Mi sento fortissima, certe volte. Proprio wonder woman. Io li vedo, io li so. Io devo solo aprire le gambe, aprire la bocca, dire di sì o di no quando lo chiedono e se no indovinare quello di cui hanno bisogno. Dov’è l’umiliazione? Che sciocchezza colossale. Umiliato è chi chiede o chi dà? Io sono più forte di loro, di tutti quanti loro messi insieme Io li posso sopportare, disinnescare, placare, eccitare. Io gli servo, loro mi pagano. La padrona sono io

 “Malamore. Esercizi di resistenza al dolore
  Concita De Gregorio
  Mondadori, 2008

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LA TANA DEL PORCO

Posted in Muro del Pianto, Stupor Mundi with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 18 gennaio 2011 by Sendivogius


Forse ci vorrebbe lo stilo pettegolo di uno Svetonio moderno, per immortalare la Vita privata del Cesare brianzolo e descrivere con efficacia lo squallore dei tempi moderni nella Pornocrazia berlusconiana…
Noi si ha ancora qualche residuo pudore, un impercettibile imbarazzo, di sicuro non al passo con la modernità degradante di quest’Italietta alla puttanesca, ma dalle rigorose “radici cristiane”, contornata da Family Day, Papi & mignotte.
Una domanda sorge spontanea… Ma quante sono?!?
Ci vorrebbe lo schedario di un Giacomo Casanova, uso a catalogare le sue amanti, per tenere aggiornato il registro presenze delle giovani mammifere, in continua transumanza nella reggia di Arcore per le notti brave dell’Imperatore. Di certo, servirebbe lo stile del famoso avventuriero veneziano, per offrire almeno una sponda di decenza alle squallide orgette di questo insaziabile erotomane di provincia, costantemente ingrifato.

Convinto che basti una telefonata per risolvere i problemi, in attesa di estendere il ‘segreto di Stato’ alle perversioni sessuali del Re, questo esteta dell’ammucchiata selveggia era davvero persuaso che “l’affaire Ruby” [QUI] si fosse esaurito con la farsa inscenata nella compiacente Questura milanese.
Soltanto un demente poteva credere che un sospetto caso di favoreggiamento della prostituzione minorile potesse non dare adito ad un’inchiesta penale. E infatti tanta è stata la meraviglia del vecchio pervertito (i cui disturbi mentali sono sempre più evidenti), a tal punto da produrre l’ennesimo filmino auto-assolutorio [QUI] a consumo dei fans.
Neanche i Monty Python avrebbero potuto realizzare qualcosa di meglio (o di peggio). Al centro della scena, col solito fondale plastificato, c’è Lui.. l’Unto! Inceronato e seppellito sotto un trucco pesante come una vecchia baldracca da saloon di quart’ordine, più finto dei mascheroni di Megaloman, l’Eletto parla al popolo supino per spiegare la sua verità… le solite minchiate di sempre con le quali ci ammorba da quasi 20 anni: persecuzione giudiziaria… giustizia ad orologeria… magistratura politicizzata… con giurin giurello finale (stavolta però ha risparmiato la testa di figli e nipoti).
Leggiamone qualche estratto:

E’ gravissimo che abbiano tentato di accedere ai locali della mia segreteria politica, per ricercare poi chissà cosa, visto che sostengono di avere prove così evidenti da poter richiedere addirittura il giudizio immediato. In realtà, le accuse che hanno formulato nei miei confronti sono totalmente infondate e addirittura risibili.

I locali ai quali si fa riferimento sono l’ufficio di Giuseppe Spinelli, sito in Segrate residenza Parco n.802, dove (in base alla richiesta di autorizzazione a procedere):

«..si ha motivo di ritenere possano trovarsi documenti pertinenti le abitazioni date in comodato ad alcune prostitute, nonché attinenti ai rapporti economici con queste ultime intrattenuti da Spinelli o da suoi collaboratori.»

Ovvero si tratta di un ufficio privato opportunamente trasformato in segreteria politica del presidente del consiglio, per sottrarlo agli accertamenti contabili ed i riscontri documentali sulle “attività di induzione e favoreggiamento della prostituzione di soggetti maggiorenni e della minore El Marough Karima”. Provvidamente elevato a meretricio di Stato, si pensa di estinguere il reato per sopravvenuto ‘condono’.
Nella fattispecie, Giuseppe Spinelli sarebbe l’ufficiale pagatore e, nel concistorio imperiale di Arcore, è il comes sacrarum largitionum, mentre Nicole Minetti svolge le funzioni di praepositus sacri cubicoli:

«Sul punto rilevano ampi riscontri investigativi (…) che mettono in rilievo il ruolo svolto da Spinelli, quale fiduciario di Silvio Berlusconi, in costante contatto con Minetti Nicole.
Spinelli Giuseppe risulta ricoprire vari ruoli in diverse società della holding riconducibile a Silvio Berlusconi.
(…) Sono state individuate le persone che dispongono degli appartamenti in Milano Due e che risultano essere beneficiarie di ulteriori erogazioni in denaro, intermediate dalla Minetti e disposte da Silvio Berlusconi per il tramite di Spinelli Giuseppe e che comunque hanno partecipato ai sopra descritti “eventi”, svolgendovi attività di prostituzione.»

Le serate speciali, dedicate alle pratiche del bunga-bunga, sono “eventi” (come in discoteca), in formazioni variabili dalle 10 alle 30 ragazze. E, come spiega la Minetti, “ci sono varie tipologie di persone: c’è la zoccola, c’è la sudamericana che non parla l’italiano e viene dalle favelas, c’è quella un po’ più seria, c’è quella via di mezzo tipo Barbara Faggioli, e poi ci sono io che faccio quel che faccio… Per l’amor del cielo, ne vedi di ogni, cioè nel senso la disperazione più totale, cioè capirai c’è gente per cui è l’occasione della vita, quindi ne vedi di ogni, fidati di me, punta sul francese che lui sbrocca”.
Bello! Pare che agli ‘eventi’ abbia partecipato pure la fidanzatina del Trota…

Per il rifornimento costante dell’harem del sultano si costituisce un apposito serraglio delle concubine, dove alloggiare le favorite in pianta stabile. Pare si tratti del Residence Olgettina:

«Si ha pertanto motivo di ritenere che per le ragioni esposte, presso gli uffici dove lavora Giuseppe Spinelli, possano rinvenirsi dovumenti, anche riversati su supporto informatico pertinenti le abitazioni ubicate in Via Olgettina n.65 che risultano essere concesse in comodato d’uso a Toti Eisa, Berardi Iris, Garcia Polanco Maria Ester intesa “Marystelle”, Espinoza Arisleida intesa Aris, Guerra Barbara, Visan Ioana intesa Annina, De Vivo Concetta intesa Imma, De Vivo Eleonora, atti e documenti relativi alla titolarità delle predette abitazioni, ai soggetti che ne sostengono i costi, ivi compreso il pagamento delle utenze, ai soggetti che ne hanno l’effettiva disponibilità, al ruolo di intermediazione svolto da Nicole Minetti o a terzi nella gestione dei rapporti concernenti le suddette abitazioni, nonché documentazione pertinente rapporti economici intercorrenti con Berardi Iris, De Vivo Concetta, Espinoza Arisleida, Faggioli Barbara, Loddo Miriam, Sorcinelli Alessandra, Skorkìna Raissa, Barizonte Lisney intesa Lisa, riguardanti erogazioni di denaro effettuate dal predetto Spinelli in favore delle suddette persone, nonché documentazione pertinente rapporti economico-finanziari (…) con Dario Mora inteso “Lele”.» 

                    

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Caraibiche, Latine, Russe, Romene, Bionde, Mediterranee, e chi più ne ha ne metta… sembra di assistere al famoso spot della ‘patatina’ con Rocco Siffredi, ipocritamente censurato:

 

La mia vita di imprenditore mi ha insegnato quanto sia difficile affermarsi per una persona giovane, soprattutto agli inizi, perciò, quando posso cerco di aiutare chi ha bisogno.
(…) Nel corso della mia vita ho dato lavoro a decine di migliaia di persone e ne ho aiutate a centinaia. ‘Mai’ in cambio di qualcosa se non della gratitudine, dell’amicizia e dell’affetto. E continuerò a farlo. E’ assurdo soltanto pensare che io abbia pagato per avere rapporti con una donna. E’ una cosa che non mi è mai successa neanche una sola volta nella vita. E’ una cosa che considererei degradante per la mia dignità.
(…) Ho dato spesso incarico ai miei collaboratori di aiutarle per la loro casa, per le cure mediche, per l’educazione dei loro figli. Non c’è mai stata, lo ripeto, “mai” alcuna correlazione fra denaro e prestazioni sessuali.

In pratica, è un benefattore, o meglio è “Gesù”… l’uomo dei miracoli che tutto concede e nulla chiede in cambio. Hai problemi col lavoro, il mutuo, la polizia? Chiama papi Silvio che tutto s’aggiusta! E i porci hanno le ali…
Secondo le indagini della Sezione Centrale Anticrimine risulterebbe invece che:

«Nicole Minetti, in concorso con Emilio Fede e Lele Mora, nonché in concorso con ulteriori soggetti, abbia continuativamente svolto un’attività di induzione e favoreggiamento della prostituzione di soggetti maggiorenni e della minore El Mahroug Karima, individuando, selezionando, accompagnando un rilevante numero di giovani donne, che si sono prostituite con Silvio Berlusconi [evidentemente a sua insaputa n.d.r.], presso le sue residenze dietro pagamento di corrispettivo in denaro da parte di quest’ultimo, nonché gestendo ed intermediando il sistema di retribuzione delle suddette ragazze a fronte dell’attività di prostituzione svolta.»

Karima Keyek (El Mahroug è un toponimico e nei nomi arabi indica la regione di provenienza) è la grande protagonista e pietra originaria dello scandalo attuale, che il papi frequenta dall’età di 16 anni. Almeno stando alle conversazioni intercettate della ragazzina al telefono:

X: “…a lui come lo chiami? Lo zio, il nonno? Come lo chiami?
Ruby: E no, papi“.
X:“…E siamo messi bene, Madonna mia! fai come la napoletana, il papi lo chiamava
Ruby:No, no, la napoletana è un’altra cosa… quella è la pupilla, io sono il culo

Alludendo così alla grande passione del Re, il viatico più richiesto alle ospiti durante le pazze notti in villa.

In quanto alla “gratitudine” delle prescelte beneficiate, non mancano le osservazioni che molto dicono sull’affetto e sulla riconoscenza delle raffinate ospiti di gala:

“Papi… è la nostra fonte di lucro!”

“Dai, mi rimangono solo mille euro devo fare cassa per forza anche se la vedo buia in questo weekend”

“Iris ipotizza che lui voglia anche ridurre le cene e propone di rubare qualcosa in casa”

“Che palle ‘sto vecchio! Fra un po’ ci manda affanculo tutte quante. È la volta buona che lo uccido, vado io a tirargli la statua in faccia, ci vuole mandare affanculo senza un cazzo?”

Ancora: sono destituite di ogni fondamento le accuse a Emilio Fede, a Lele Mora, e a Nicole Minetti.
Emilio Fede è un amico carissimo da sempre. Lele Mora lo conosco da molti anni per il suo eccellente lavoro a Mediaset. L’ho aiutato in un momento di grande difficoltà economica e di salute e sono orgoglioso di averlo fatto. So che, quando potrà, mi restituirà quanto gli ho prestato.
Nicole Minetti è una giovane donna brava e preparata che sta pagando ingiustamente il suo volersi impegnare in politica.”

Lele Mora è lo scopritore di talenti, specializzato nella fornitura di giovani giovenche per le scuderie reali. In seri guai dopo il tracollo della sua LM Managements, Mora è un altro dei grandi perseguitati dalla magistratura italiana per una lunga serie di reati tributari, dall’evasione fiscale alle falsificazioni contabili fino alla bancarotta.

Tra l’altro accade spesso, come è noto a tutti, che quando si parla al telefono si usino toni e modi diversi rispetto al dialogo diretto tra persone.
Certe frasi, pronunciate in tono magari scherzoso, sono completamente diverse quando vengono lette sulla stampa nelle trascrizioni. E poi molto spesso nelle conversazioni private, tra amici, ci si vanta magari per gioco di cose mai accadute o si danno giudizi superficiali per amore della battuta.”

E infatti l’ascolto (indiscreto) delle telefonate è interessantissimo per capire la natura delle innocenti festicciole nelle dimore del premier, che certo non ha nulla da nascondere nello spirito disinteressato delle invitate… La solita Ruby ne parla al telefono senza reticenze:

“Il mio caso è quello che spaventa più di tutti., e sta superando il caso di (Noemi) Letizia, di (Patrizia) D’Addario, di tutte… il mio avvocato se ne è appena andato, ero con lui… con Lele… loro mi stanno comunque vicini, in effetti… sempre tornando al discorso di prima… gli ho detto… Lele, io ho parlato con Silvio, gli ho detto che ne voglio uscire di almeno con qualcosa… cioè mi dai… 5 milioni… però… 5 milioni a confronto del macchiamento del mio nome (…) Non siamo preoccupati per niente, perché… Silvio mi chiama di continuo, mi ha detto: cerca di passare per pazza… racconta cazzate… io ti sarò sempre vicino, mi fa, e avrai da me qualsiasi cosa tu vuoi… con il mio avvocato gli abbiamo chiesto 5 milioni di euro … in cambio del fatto che io passo per pazza, che ho raccontato solo cazzate… e lui ha accettato… in effetti seguiremo questa strada…”

Delle “serate rilassanti” in casa Berlusconi parla anche l’ex prefetto di Napoli (2000-2003), Carlo Ferrigno, suo malgrado ospite delle serate a tema (Ottobre 2010) insieme a Maria Makdoum, danzatrice del ventre:

«L’avevo fatta andare lì da Lele Mora… Pensavo fosse una cena pulita, no invece, quella mi chiamava, pur essendo lei una puttanella è rimasta esterrefatta quando stavano tutte discinte con le mutande, mezze ubriache, in braccio a Berlusconi e se le baciava tutte, queste venti, tra cui la Minetti…
Che uomo di merda, quello lì! Ti racconto solo questa, che una sera, c’era Lele Mora, mezzo uomo, e poi c’era, come si chiama, Emilio Fede… tre uomini e 28 donne più o meno, tra cui Maria, che le hanno fatto fare la danza del ventre, perché è mezza araba e lo sa fare, e sono rimasti a guardarla, poi alle due di notte, due e mezza di notte, praticamente questo sai che faceva? Facevano le orge lì dentro, non con droga, non mi risulta, capito? E facevano quel lavoro lì. Tutte ragazze che poi alla fine erano senza reggipetto, solo le mutandine quelle strette… Capito? Bella roba, tutta la sera! Ma che schifo quell’uomo.»

Del resto nessuno può essere rimasto turbato da quelle serate perché tutto si è sempre svolto all’insegna della più assoluta eleganza, del più assoluto decoro e tranquillità e senza nessuna, nessuna implicazione sessuale.

Melania Tumini è una brillante studentessa di Rimini, che con Nicole Minetti condivide una lunga amicizia maturata sui banchi di scuola durante il liceo. La Minetti la invita in una di queste cene a casa Berlusconi. Impressionata dal decoro tranquillo di tanta eleganza, la Tumini confessa ad una amica (V.B.):

«Siamo entrate senza alcun tipo di controllo. È molto semplice. Dai il tuo nome al citofono ed entri.
È allucinante. Non sai. Lo chiamano tutte ‘amore’, ‘tesorino’. Non puoi nemmeno immaginare quello che avviene lì… Nei giornali dicono molto meno della verità anche quando lo massacrano.
Sembra di stare al Bagaglino, ma è peggio. Un puttanaio! Con Berlusconi che toccava i culi alle ragazze. Ora se quelle cose le fai in camera da letto, sono affari tuoi, ma così, davanti a tutti! Mi chiedo, il giorno dopo, come faccia a lavorare (…) Sembrava un… guarda, ti dico, mi viene bene la figura del “bagaglino” … una caricatura. Una caricatura di se stesso. Guarda, una cosa molto brutta e molto triste. Forse io pensavo che lui mantenesse un contegno e poi facesse i fatti suoi. Invece no. Assolutamente no. Cioè, lui si presenta in un certo modo, ma molto basso e mi dispiace perché non c’è bisogno.. Sulla base di certe cose, (si può) arrivare a dire tipo: “Sei malato”, cioè, sua moglie lo diceva..»

In compenso, apprendiamo finalmente in dettaglio cosa sia il famigerato bunga-bunga.
Questa volta è V.B. a riferire in dettaglio le confidenze dell’amica:

“E ora andiamo al bunga bunga. Io avevo inteso che quel termine si riferisse alla locazione, alle mura in cui tutti i partecipanti alla cena si erano spostati. In questo bunga bunga a luci rosse – e non so se lei intendeva perché c’erano le luci rosse o perché l’atmosfera era tale da essere interpretata come a luci rosse – queste ragazze si sono ulteriormente spogliate, non so a fino a quale punto, e avvicinandosi a turno e anche in gruppi di due o tre al presidente, che stava seduto sul divanetto, si strusciavano e si facevano toccare, assumendo un atteggiamento anche provocante e volgare, baci, strusciamenti. Anche all’interno di questo ambiente denominato bunga bunga erano presenti degli scomparti dove erano allocati degli abiti per dei travestimenti, ovvero divise da poliziotta o infermiera. Anche la Minetti fece uno spogliarello … non so fino a che livello, e cioè se lo spogliarello sì è concluso con la nudità totale o parziale. Lo spogliarello fu fatto anche da altre ragazze presenti. Tutta l’atmosfera era molto ridanciana, tutti sembravano divertirsi molto, tranne la M. T., che invece era molto imbarazzata per quello che stava vedendo. Mi disse che era rimasta in disparte sul divanetto e che non aveva partecipato né allo spogliarello né al travestimento, né ovviamente aveva consentito che o il presidente o altre persone la toccassero. In questo stesso contesto, M. T. mi disse che vi erano delle ragazze che durante lo spogliarello ballavano molto vicine, mezze nude, ricordando atteggiamenti lesbici. M. T. mi disse di avere percepito chiaramente che vi fosse un’accesa rivalità tra le ragazze, tanto che lei era mal vista dalle stesse in quanto evidentemente temevano che potesse attirare l’attenzione del presidente a loro scapito; e anche per questo M. T. mi disse di sentirsi molto imbarazzata. Dopo la fine del bunga bunga le ragazze sono salite al piano di sopra, dove il presidente doveva scegliere chi sarebbe potuta rimanere a dormire quella notte. Questo è un momento molto ambito dalle ragazze ed erano tutte in attesa di sapere quale o quali di loro sarebbero state scelte dal presidente del consiglio”.

Non è un paese libero quello in cui una casta di privilegiati può commettere ogni abuso a danno di altri cittadini senza mai doverne rendere conto.”

No, decisamente è imbarazzante avere un maniaco sessuale come premier; scoprire che oltre ad essere un gangster è soprattutto uno squallido puttaniere, ossessionato dalle sue perversioni.

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I Nuovi Mostri

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , on 26 luglio 2009 by Sendivogius

1 - Shaun of the Dead

Mi posso permettere? Tu devi fare sesso da sola… Devi toccarti con una certa frequenza.
  (Silvio Berlusconi. Unto sì, Santo no)

Se questa è la Testa del ‘Paese’, figuriamoci lo Stomaco che la sostiene e che tutto digerisce.
Ma per sapere che cosa sia il Papi nazionale, intimamente, non serve andar a sbirciare tra le sue lenzuola… La mente creatrice dell’Unto è uno schermo trasparente nel quale scorrono le immagini di un palinsesto, studiato a immagine e somiglianza del Re, nudo nel suo lettone. Lascivo nel suo turgore. La massima espressione di sé, la rappresentazione dell’Ego, va in onda tutti i giorni a reti unificate. Perché l’identità sepolta sotto i gessati istituzionali resta sempre la stessa… Così, col ‘Presidente’ di governo convivono felicemente le contraddizioni interessate dell’Uomo votato al potere: Pornomane in privato, Moralista in pubblico. È infatti il nuovo ‘Uomo della Provvidenza’: il Bigamo che il Vaticano ama; il Pluridivorziato ammesso alla Comunione; il Fedigrafo che al family day pontifica sull’indissolubilità della “Famiglia fondata sul matrimonio”.
Coerentemente, è il super-puttaniere che sanziona la prostituzione povera, colpendo ‘peripatetiche’ e “utilizzatori finali” da strada; il porno-impresario che elimina la concorrenza con l’introduzione della porno-tax.
 Specchio, specchio delle mie brame, chi è il più ipocrita del reame?
È Silvio il Grande Illusionista, il Venditore di sogni a buon mercato in confezioni formato famiglia. È Lui lo Spacciatore di una TV per guardoni-dipendenti che, come vampiri, si nutrono delle esistenze altrui, attingendo nuova linfa per non-vite spese all’ombra del piccolo schermo. 2 - cristina del bassoE ciò che l’Imperatore consuma ‘dal vivo’ nelle sue alcove istituzionali, al popolino dispensa in versione soft, per sogni hot, celebrando il trionfo del meretricio virtuale, fatto di ammiccamenti erotici in prime time, di allusioni sessuali, di esibizionismo da peep show.
3 - L'insaziabile - The Ravenous Stelline, veline, letterine, meteorine, tutte così carine, si avvitano in contorsioni feline, senza calore, con una sensualità frigida da adescamento postribolare; pronte a immolarsi nel talamo di una gloria effimera, durevole quanto un orgasmo nelle masturbazioni degli italiani. È l’elogio della ‘sveltina’ da consumare in fretta, a colpi di zapping, senza mai alzarsi dalla poltrona.
È la libbra di carne, geneticamente modificata, gettata ad alimentare la bulimia cannibale dello spettatore passivo, vittima della sua dipendenza. Razione quotidiana di spazzatura catodica, per un pubblico-elettore in transumanza da un reality all’altro.

Tempo d’estate. Tempo di selezioni per i live show della prossima stagione televisiva. Una folla eterogenea, sudata, numerata, si accalca speranzosa, cercando di accaparrarsi un posto all’ombra, fuori da un centro commerciale di provincia o davanti improvvisati studi di casting: i moderni recinti del desiderio collettivo di massa. 4 - Casting GFSono le selezioni per “Il Grande Fratello”, prodotto di punta di quell’inesauribile letamaio globale targato Endemol. E loro sono i nuovi, chiassosi, Eroi del Nulla: un’intera generazione allevata come polli in batteria. 05 - Essi Vivono - J.CarpenterCarne da voto elettorale. Ali tarpate che non spiccheranno mai il volo. Soltanto anonimo pollame in cerca di un istante di notorietà. Da scartare, afferrare, divorare. Sempre con più voracità. E disperazione.
Non è richiesta alcuna qualità. Nessun requisito è necessario. Il processo evolutivo della razza umana si ferma nell’anonima piazzola di un centro commerciale.  E lì muore, nel grande crogiolo dei piccoli desideri a portata di scaffale, dove l’individuo si annulla per diventare consumatore. Da persona a immagine. Da possessore a posseduto.
In fila alla cassa. Avanti il prossimo!

“Gli autori ti scelgono e ti buttano nell’arena. Dove devi essere più o meno te stesso e commentare, discutere, parlare. Parlare anche se il congiuntivo non hai mai imparato ad usarlo. Tanto il pubblico non ci fa caso (…) L’importante è diventare un ‘personaggio’, il che vuol dire sopraffare gli altri nell’arena delle personalità vere o fittizie messe in scena, riuscire più simpatico o attirare di più l’attenzione del pubblico. Dopo, se vinci, devi giocarti bene la partita decisiva. Perché diventare un vip vuol dire accedere ad una miriade di serate, comparsate, ospitate. Se proprio ti va male, riesci almeno a saltare la fila davanti alle discoteche e ad entrare gratis. Ti diverti un po’ e a un certo punto decidi di tornare a casa. Magari ci prendi gusto. Inizi a sognare che tutta la vita sia una festa ben remunerata. E allora provi il salto di qualità, a entrare nel giro che conta, nella scuderia vincente. Qualcuno ce la fa, gli altri resistono per qualche anno incarnando la patetica maschera del personaggio che furono, altri ancora scompaiono subito, dimenticati perché non sono più personaggi.”

  (Serenella Mattera; A.Caporale. “MEDIOCRI”. BCD Editore, Milano 2008)

Ad immortalare il loro vacuo debutto televisivo esiste una nutrita raccolta di video amatoriali… Sono tutti reperibili su YouTube, assemblati insieme in una sorta di Blob annichilente. Naturalmente, il materiale ha i suoi estimatori anche se noi prediligiamo certi giudizi tranchant di alcuni feroci commentatori:

“Non capisco il motivo di ‘sociologizzare’ questa porcata immonda. Questo tentativo di intellettualizzare questa zozzeria per menti derelitte è sì segno di brutti tempi. Chi si presenta a questi provini è un poveraccio, ignorante, esibizionista, che fa una vita deprimente. E chi guarda ‘ste cose con attenzione andrebbe curato alla pari. Il GF è la prova che Dio non esiste, altrimenti come potrebbe creare queste persone che non hanno nessun talento e nessuno scopo?”

Perciò eviteremo con cura ogni analisi sociologica.
Soprattutto perché la visione delle interviste non ha prezzo: un’immersione nelle profondità dell’umana insipienza, dove l’ignoranza non è una giustificazione ma un’aggravante.
Qualche perla strappata ai porci?!? Eccovela!

[Intervistatore] “Perché dovremmo scegliere proprio te per il G.F?”
[Candidato]      “Perché sono un personaggio”
[Intervistatore] “Che vuol dire essere un personaggio?”
[Candidato]      “Ehm.. adesso mi fai una domanda troppo complicata”

Non mancano le persone giuste nel posto giusto:

“Lavoro come attricetta. L’ultimo film è uscito pochi giorni fa. Come ruolo facevo la malata di mente”

Ma ci sono anche quelli che hanno le idee chiarissime e le vogliono condividere col resto del mondo. C’è il 50enne fermamente intenzionato a:

“Rappresentare una categoria di persone, il ceto medio

Come se non fosse già abbondantemente sovrarappresentato.
C’è poi quello che è uscito dal C.I.M. sperando di trovare il biglietto per un viaggio nel passato, ai tempi del Papa-Re:

“Salve, sono monarchico. Anzi mi definirei ‘teocratico’. Quando vado alla Scala indosso abiti dell’Ottocento”

Ci sono i “Tipi ACCOLLATIVI” che fanno della propria professione una virtù di vita:

“Sarei molto utile perché sono portato a metter pace, a unire le persone. Non a caso di mestiere faccio il saldatore

Ma pure gli autodidatti…

“Ciao, sono Lillo. Leggo pochissimo. Nel caso, solo storie di Lager”

…e gli spiriti liberi:

“Mi sono fermato alla licenza media perché sono un tipo indipendente”

Quelli che strada facendo si sono persi qualcosa…

“Facevo il catechista. Ma ho abbandonato la Fede perché la mia famiglia ha traslocato”

Esistono inoltre gli ‘originaloni’ dalla chioma fluente e la mente imperscrutabile. Notate la linearità di pensiero con i suoi accostamenti logici:

“Mi reputo ‘stra-perbene’. Famiglia e amici dicono che sono un personaggio incredibile. Da piccolo ero un prodigio: non facevo nulla di talentuoso, ma si intuiva la grande personalità. Col tempo divenni trasgressivo. Rubavo l’auto a mio padre per andare a Jesolo. Con lui non vado d’accordo. È un campione di scacchi, mentre io sono mancino. Mi muovo sempre in orizzontale, capite? [NO] Dai miei capelli e da come mi muovo si dovrebbe intuire che non mi sono fatto mancare niente, quanto ad esperienze. Se non altro, vorrei che la TV rispettasse le mie dimensioni”.

A dimostrazione che le anfetamine fanno male.
C’è anche chi alla fatidica domanda “Perché dovremmo scegliere proprio te?” risponde con sincerità, come la quarantenne romana che, onestamente, confessa:

“Perché nun so’ capace a fa gnente”

Un viaggio allucinante nella giungla della provincia italiana, esplorando le profondità del suo cuore di tenebra.

“Ho udito le sue ultime parole…”
“Le ripeta”, mormorò con voce spaventata. “Voglio, voglio qualcosa. Qualcosa con cui vivere”.
Stavo per gridarle: “Ma non le sente?” L’oscurità attorno a noi le stava ripetendo in un sussurro ostinato, in un sussurro che sembrava gonfiarsi minaccioso, come il primo mormorio del vento che si alza: “Che Orrore! Che Orrore!”

  (Joseph Conrad. “Cuore di Tenebra” Garzanti, 1999)