Archivio per Propaganda

MEDIACRAZIA (IV)

Posted in Kulturkampf, Risiko! with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 21 Maggio 2022 by Sendivogius

“Come il giullare di corte della società moderna, tutti gli intellettuali hanno il dovere di dubitare di ciò che appare ovvio agli altri, di rendere relativa ogni autorità, di avanzare tutte quelle domande che nessun altro oserebbe rivolgere.”

Ralf Dahrendorf
“L’Intellettuale e la Società”
(20/03/1963)

Della “Russia di Putin” Sappiamo praticamente tutto. I nostri pennivendoli col cervello sottovuoto negli stahlhelm d’ordinanza ci hanno infatti spiegato ogni cosa, attraverso una rilettura fantastica dell’universo tolkeniano, per una versione moderna del Regno di Mordor, anche se modello narrativo insuperato restano i Cinegiornali Luce, integrati dalla lettura unificata delle veline di regime, e che in sintesi può essere riassunta così:
Geopolitica da fumetto (serie “SuperEroica”) sintetizzata in pillole su twitter.
Strategia militare improvvisata direttamente col lancio dei dadi sul tabellone del Risiko.
 Ennesima esibizione di servilismo cortigiano, convertito a propaganda di guerra per aderenza acritica su verità di fede, che nel frattempo si è evoluta in caccia al miscredente dopo la censura del divergente, nell’ansia di conformismo che contraddistingue i nostri tirapiedi di palazzo sempre alla ricerca di un protettore al quale raccomandarsi.
Per settimane, improvvisati esperti da salotto ci hanno spiegato come…
Il complesso militare ed industriale delle Federazione russa fosse assolutamente disfuzionale ed arretrato, prossimo al tracollo, e come l’esercito russo sarebbe collassato entro la prima metà di Aprile (siamo alla fine di Maggio e pare godano entrambi di ottima salute).
Con dovizia di particolare ci informavano come il rublo sarebbe diventato carta straccia, travolto dalla svalutazione e dall’iperinflazione. Al momento, il rublo risulta essere la valuta più performante del 2022, mentre l’Europa affonda sotto le sanzioni che avrebbero dovuto affossare la moneta russa.
A reti e giornali unificati, battaglioni mobili di ipereccitati mitomani ci hanno ripetuto come, in concomitanza dell8 Maggio (Giornata della Vittoria sovietica contro la Germania nazista), sarebbe stata annunciata la mobilitazione generale con la promulgazione dello stato di guerra, viste le enormi difficoltà e le “gigantesche perdite in termini di uomini e materiale” subite finora nella “disfatta in Ucraina”. Sull’entità delle stesse in realtà non esistono dati ufficiali, ma figuriamoci che importa! I più truculenti davano già per certo il lancio di bombe nucleari tattiche (prima avrebbero dovuto essere usate le armi chimiche) su mezza Ucraina, per compensare lo svantaggio sul campo, e sfilate di prigionieri ucraini in catene sulla Piazza Rossa, come nei “trionfi” degli antichi imperatori romani.
Altri ancora cianciavano su piani di invasione globale, con avanzate programmate fino a Lisbona, annessione di Romania e Moldavia e di tutti i Paesi baltici, attacco alla Germania, invasione della Polonia (mancava solo la Cavalcata delle Valchirie in sottofondo)… Praticamente un live-action di “Call of Duty 4 Modern Warfare” e nessun senso (seppur tragico) del ridicolo!
Poi ci sono quelli che pretendono di fare diagnosi cliniche sullo stato di salute del “dittatore russo”, in base alla foto osservandone il gonfiore: ha il cancro alla tiroide; no, ha un tumore del sangue; è stato operato; ha il diabete; è in dialisi; è malato terminale; è morto; si cura con estratti di corna di cervo; ha il Parkinson; è affetto da demenza senile; è schizofrenico… In proposito esiste un’altrettanto nutritissima collezione di perizie psichiatriche a distanza, con lo stesso valore di quelle ‘mediche’. Chissà?! Se scorreggiava in pubblico, magari lo invitavano a Buckingham Palace per il tè con la Regina.
I nostri preferiti tuttavia restano gli aspiranti strateghi da salotto, quelli con lo scolapasta in testa e la mano infilata nel panciotto che giocano a fare il Napoleone sulle mappe del Touring Club, tracciando linee immaginarie ed inventando direttive d’attacco. A proposito, togliete i soldatini a Gianluca De Feo, il Von Moltke delle fantabattaglie!
In tre mesi ininterrotti di dirette (in differita), ci hanno spiegato come i tank russi fossero rimasti coi cingoli impantanati nella mota delle campagne ucraine e impossibilitati a muoversi, vista la conformità del terreno e le incredibili asperità della geografia ucraina: praticamente un’unica immensa pianura. Il fatto che i cingolati vengano movimentati su trasporti ruotati verso le zone di operazione, sfugge totalmente ai nostri grandi strateghi della domenica, che evidentemente hanno ancora in mente le divisioni corazzate del generale Guderian ed il Blitzkrieg del 1940 nella Campagna di Francia, che per inciso non era stata addestrata ed armata per 8 anni con gli arsenali NATO, ricevendo “aiuti militari” per 40 miliardi di dollari.

Questi sono davvero convinti che gli ucraini (leggi: NATO/USA) stravinceranno una guerra (in incubazione da anni e accuratamente provocata), spezzando le reni alla Russia (e ancor di più all’Europa ricondotta al suo ruolo gregario di colonia atlantica).
Sono quelli che credono davvero che un conflitto su vasta scala si esaurisca in un paio di settimane, che una guerra lampo sia roba da manciata di giorni, altrimenti è disfatta, E che ovviamente sanno tutto dei piani di espansione di Putin/Hitler (secondo reductio) e dei suoi obiettivi di guerra, per intima conoscenza metafisica degli stessi. Sarebbe bastato studiare un po’ di Storia (vera), invece di inventarsela, per capire che se si vuole cercare una qualche analogia con lo scontro attuale (non per obiettivi, ma per tenuta, durata, ed esiti) è alla Guerra d’Inverno contro la Finlandia che si deve guardare: un conflitto brutale: durato poco più di tre mesi, durante i quali le truppe finlandesi mantennero costantemente l’iniziativa infliggendo perdite devastanti all’Armata rossa, che alla fine però vinse la guerra mutilando la Finlandia, nonostante la riprovazione e l’isolamento internazionale.
Non serve inoltre essere un Clausewitz per comprendere che una campagna di guerra si muove per obiettivi strategici (e noi dei piani russi, al netto delle chiacchiere, non sappiamo nulla); che è fatta di avanzate e ritirate sul terreno, volte ad acquisire vantaggi tattici ed evitare la dispersione di forze su ottimizzazione logistica, in un alternarsi di offensive e controffensive… Va da sé che non si stabiliscono migliaia di presidi statici (ed isolati), occupando tutti i villaggi del paese, a meno di non avere miliardi di soldati sul campo e linee di rifornimento praticamente infinite. Ai nostri intellettuali organici di regime bastava trascorrere meno tempo nei tank-show e leggere qualche libro in più… Isaac Babel per esempio che l’Ucraina la conosceva bene, visto che ci era nato. Avrebbero così scoperto l’esistenza di un altro conflitto della regione (Guerra polacco-sovietica), con la nascita del primo governo ucraino riconosciuto (prima di allora non era mai esistito), e apprendere come i medesimi villaggi ucraini venivano perduti e riconquistati anche fino a 18 volte, con tutto lo stuolo di devastazioni che ne seguiva.
No, i nostri imbonitori da salotto televisivo hanno preferito raccontarci storie fantastiche di mostri ed eroi conto orchi, arrivando a portare in parata le “mogli del Battaglione Azov”, per perorare la nobile causa degli ukronazi nascosti coi loro scudi umani nei sotterranei delle acciaierie di Mariupol.
Sono gli stessi cantaballe che ritenevano i soldati delle forze di invasione stessero morendo di fame, perché col confine a 30 km non arrivano rifornimenti, né approvvigionamenti di sorta (l’Intendenza militare, questa sconosciuta!).
I più svegli hanno capito che per la bisogna i russi utilizzano autostrade e ferrovie per muovere le truppe, e prendevano per buona la panzana che questi si smarrissero dopo la rimozione della cartellonistica stradale.
Sono quelli che ci hanno raccontato per settimane come fantomatiche squadre omicide di ceceni e mercenari della Wagner si aggirassero per le strade di Kiev col compito di assassinare il presidente Zelensky, quando sarebbe bastato disintegrare il Palazzo presidenziale con un attacco missilistico, se questo era il fine.
Succede, quando ci si abbevera acriticamente alle veline delle propaganda elette a fonti primarie di informazione, che nella fattispecie sono due: i video preconfezionati di Zelensky ed il profilo twitter di #DefenseU (dove la “U” sta per Ucraina), che poi è il profilo ufficiale delle Forze Armate Ucraine, che in questi mesi hanno condiviso con noi edificanti storie, come la massaia che abbatte i droni russi, centrandoli in pieno al lancio di barattoli di sottaceti fatti in casa; racconti truculenti (che sembrano usciti dalle fiabe dei Fratelli Grimm) con vecchie streghe che fanno strage di fantaccini di leva affamati, regalando loro torte avvelenate; l’immolazione di massa degli eroici difensori dell’Isola dei Serpenti (vivi e vegeti); video farlocchi di aerei abbattuti e di piloti russi catturati (peccato per il dettaglio della tuta sbagliata). Per contro, abbiamo figure mitologiche come il fantasma di Kiev, ovvero l’Hans Rudel delle vittorie immaginarie, nell’ucronia fantastica delle balle volanti. Non sono mancati nemmeno i frames ripresi dai videogiochi e rimontanti in grafica digitale; né i fotomontaggi con la stessa immagine riprodotta su sfondi diversi, ad ampliare l’estensione delle vittorie della “resistenza”…

Dilagano i crimini di guerra a gogò (veri o presunti non importa, l’importante è l’annuncio), come se si fossero spalancate le porte dell’Inferno. Ovviamente tutti a senso unico, senza che mai sia necessario produrre uno straccio di prova qualunque. A meno che non si vogliano considerare tali le presunte conversazioni telefoniche catturate dallo SBU: i non meno famigerati servizi segreti ucraini, che in questi anni si sono specializzati in delitti su commissione, sequestro degli oppositori politici, pubblicazione di nomi ed indirizzi dei parenti e figli di persone sgradite, stilando liste lunghe come elenchi telefonici di persone da colpire per rappresaglia o intimidazione, in quella florida democrazia e modello di libertà che chiamano Ucraina, dove già da prima della guerra le violazioni dello stato di diritto venivano occultate o bellamente ignorate, nell’accumulo di dossier di denuncia (circostanziate)… Ma per i “crimini russi” basta la parola e si va sulla fiducia, perché un amico della cognata di mio cugino che vuole restare anonimo mi ha raccontato che
E ci si rende allora conto che NON c’è alcun intenzione di accertare l’esatta dinamica dei fatti, onde attribuire responsabilità oggettive ed individuare colpevoli certi. Uno magari si aspetta un’accurata delimitazione della “scena del crimine”, attenta conservazione delle prove, esami autoptici approfonditi… analisi balistiche dettagliate sulle traiettorie e tipologie dei mezzi usati… Ecco, allegare agli atti un peluche insanguinato nelle fattispecie concrete di reato non vale come elemento probatorio, ma stimola molto la fame di sensazionalismo macabro di certo churnalism. E soprattutto veicola la narrazione, volta alla creazione di uno stato emotivo preimpostato.
È quasi istruttivo notare, a parti inverse, come dalle pagine dei nostri principali giornali un tempo affiorassero dubbi e preoccupazioni, prima della conversione a 360° con piegamento a 90. Evidentemente, certi allarmismi sono rientrati. Negli archivi dei nostri quotidiani nazionali, prima che venisse effettuata una capillare opera di pulitura e censura, affinché nulla possa disturbare la splendida narrazione collettiva, capita ancora di imbattersi in articoli come questo evidentemente sfuggiti alla rimozione:

«Qualcuno sta uccidendo sistematicamente tutti gli oppositori al governo ucraino nato dalla “Rivoluzione” di un anno fa. Stamattina è toccato a un personaggio molto noto a Kiev, Oles Buzina, giornalista e scrittore, grande protagonista dei talk show televisivi, e schierato su posizioni apertamente filo russe. Lo hanno atteso sotto casa e lo hanno giustiziato secondo il preciso copione di un delitto studiato ed eseguito da professionisti. Vladimir Putin, che lo ha comunicato in diretta mentre stava partecipando alla consueta maratona televisiva di primavera e rispondendo alle domande del pubblico, ha definito l’omicidio “uno dei tanti crimini della Nuova Ucraina”.
In realtà, nel silenzio di molti media occidentali, nella Kiev democratica e in corsa per entrare in Europa, sta avvenendo una spietata operazione di repulisti di ogni forma di opposizione. Ancora ieri sera, sempre nella capitale ucraina, un commando ha ucciso Sergej Sukhobok, titolare di un sito internet e di un piccolo giornale che contrasta la politica del governo e sostiene le ragioni della gente del Donbass ribelle. Poco prima, nel pomeriggio, altri killer avevano compiuto un’identica missione sotto casa di Oleg Kalashnikov, ex deputato del Partito filorusso delle Regioni e considerato un grande oppositore dei movimenti che hanno protestato l’anno scorso sulla Majdan di Kiev e che adesso guidano il Paese.
Tre omicidi politici in meno di 24 ore che, inevitabilmente sollevano lo sdegno interessato di Putin e della stampa russa. Ma è comunque inquietante il clima di odio e di desiderio di vendetta che si respira in queste ore in Ucraina. Dopo la notizia dell’uccisione dell’ex deputato molti oligarchi, politici e personaggi popolari in Ucraina hanno rilasciato raccapriccianti dichiarazioni infarcite di “finalmente”, “se l’è meritato”, “eliminato un nemico”.
Anche poco fa, subito dopo l’assassinio dello scrittore Buzina, il ministero dell’Interno ucraino ha diffuso la notizia definendolo “il famigerato giornalista”.
Probabile che gli omicidi, almeno per quanto riguarda l’esecuzione, siano collegati alla frangia più estrema dei “rivoluzionari” ucraini, il movimento neonazista Pravj Sektor che ha gestito la fase più violenta del ribaltamento al potere e che adesso partecipa con le sue unità paramilitari alla repressione della rivolta filorussa nell’Ucraina dell’Est. Sin dall’inizio della grande svolta di Kiev, Pravj Sektor condiziona pesantemente le scelte del governo e del presidente Poroshenko, boicottando ogni tentativo di cercare una soluzione pacifica e allestendo spedizioni punitive contro chiunque dissenta dalla nuova linea ipernazionalista e patriottica.
Il risultato è quello di inasprire ancora di più i rapporti con la Russia e complicare ogni possibile mediazione. Ieri, parlando di Ucraina, Putin ha continuato ad accusare l’Occidente di “appoggiare un governo di estrema destra” e ha negato ancora una volta che sul territorio ucraino ci siano dispiegate truppe russe come sostengono Kiev e molti media americani. “State tranquilli, non credo che si arriverà mai a una guerra aperta tra Russia e Ucraina”, ha detto ai cittadini russi preoccupati. Ma l’inizio di una nuova ondata di terrore incontrollabile in Ucraina non promette niente di buono.»

Nicola Lombardozzi
La Repubblica (16/04/2015)

Intendiamoci, dalle parti di Kiev (grossi) problemi con la stampa li hanno sempre avuti, con la conseguenza che all’interno della categoria i tassi di mortalità sono sempre stati piuttosto elevati, soprattutto durante il regime di Leonid Kučma.
Peccato che, al netto della resa dei conti, il cambio non ci abbia esattamente guadagnato in termini di democrazia e di incolumità personale…

“Ucraina, esponente opposizione trovato senza vita: è l’ottavo alleato di Yanukovych morto negli ultimi 3 mesi”

«Un ex deputato vicino al deposto presidente ucraino Viktor Yanukovych è stato trovato morto a tarda notte a Kiev. L’uomo, il 52enne Oleg Kalashnikov, era stato raggiunto da colpi di arma da fuoco, ma non è chiaro se si tratti di omicidio o suicidio.
Kalashnikov era un esponente del partito delle Regioni dell’ ex presidente Yanukovych, deposto nel febbraio 2014 dopo l’ondata di proteste del movimento di piazza Maidan. Secondo le autorità, riferisce radio Free Europe Liberty, Kalashnikov potrebbe essere legato al movimento anti Maidan che si opponeva alle proteste.
«Senza dubbio la vittima sapeva molte cose su chi ha finanziato il movimento anti Maidan», ha dichiarato Anton Herashchenko, un alto funzionario del ministero degli Interni di Kiev. Almeno otto alleati di Yanukovych sono morti negli ultimi tre mesi, secondo quanto ricorda la Bbc. Per la maggior parte si tratta di apparenti suicidi, ma non tutte le circostanze sono state chiarite.
Oleg Kalashnikov, l’ex deputato di opposizione ucciso ieri sera Kiev, aveva ricevuto messaggi intimidatori via mail per il suo invito a festeggiare il 70/mo anniversario della vittoria sovietica sulla Germania nazista, verso il quale Kiev sta prendendo le distanze nel suo tentativo di de-sovietizzarsi. Lo riferiscono i suoi famigliari e i suoi amici. «Ricevo continue minacce di morte per il mio appello aperto a festeggiare il 70/mo anniversario della vittoria nella Grande Guerra Patriottica. Queste minacce e questi sporchi insulti sono diventati una norma nell’Ucraina di oggi occupata dai nazisti», aveva scritto ad un amico, secondo quanto reso noto dal sito ‘Notizie ucrainè. Kalashnikov aveva sostenuto, pare anche finanziariamente, le proteste anti Maidan a sostegno di Ianukovich.
Sempre a Kiev, stamattina, è stato ucciso anche il noto giornalista ucraino Oles Buzina, nella sua abitazione, verso mezzogiorno. Lo riportano le agenzie russe e ucraine. Buzina si era da poco dimesso da direttore del quotidiano Segodnia, di cui è proprietario l’oligarca Rinat Akhmetov.
Il sottosegretario all’Interno Herashchenko ha precisato che sia Buzyna che Kalashnikov erano testimoni chiave in un processo nei confronti di attivisti filorussi che avevano attaccato i manifestanti della Maidan. Buzyna, che era stato per un breve periodo direttore del giornale filorusso Segodnya ed ora scriveva su un blog, è stato ucciso davanti casa. Il presidente ucraino Petro Poroshenko ha ordinato un’inchiesta sugli omicidi definiti degli atti «deliberati» compiuti per fare il gioco «dei nostri nemici». Sono almeno otto gli esponenti collegati all’ex governo Yanukovych che sono morti in circostanze da chiarire negli ultimi tre mesi. I primi erano stati dichiarati suicidi dalle autorità ucraine che ora però ammettono che possa essersi trattato di omicidi o di suicidi forzati.
Le uccisioni del giornalista filorusso Oles Buzina e dell’ex deputato del partito delle Regioni del deposto presidente Viktor Ianukovich, Oleg Kalashnikov, sono “una provocazione cosciente” per “destabilizzare la situazione in Ucraina”. Lo ha detto il presidente ucraino Petro Poroshenko, chiedendo indagini rapide e trasparenti sui due omicidi. Il deputato e consigliere del ministro dell’Interno, Anton Gherashenko, ha detto di non escludere che i due delitti siano stati ordinati da Mosca

Il Messaggero (16/04/2015)

In fondo, si tratta dello stesso baluardo democratico schierato contro la barbarie asiatica, dove i criminali comuni e militanti nazisti diventano ufficiali dell’esercito e della polizia, i partiti di opposizione vengono sciolti per decreto ed i loro esponenti arrestati, l’intera opposizione di ‘sinistra’ viene dichiarata fuorilegge (coi partiti di ispirazione neo-nazista il Servant of the People invece si intende benissimo), tutti i media sono unificati in un’unica “piattaforma di coordinamento ed indirizzo”, mentre quelli non allineati vengono chiusi ed i giornalisti indipendenti fatti sparire dalle “forze di sicurezza”. Mica come in Russia, dove ci sono gli “oligarchi”, i dissidenti scompaiono ed i giornalisti vengono assassinati, in un regime di sopraffazione dell’uno sull’altro. Per fortuna, in Ucraina avviene esattamente il contrario (è l’altro che sopraffà l’uno). Insomma, un’autocrazia dove gli oligarchi si costituiscono i loro eserciti privati e che per non farsi mancare proprio nulla si è munita anche della sua Gestapo, ovvero il famigerato Myrotvorets che lascia bene intendere cosa a quelle latitudini si intenda per “pacificazione”, in nome della sicurezza dell’umanità, la legge, e l’ordine internazionale. C’è da stare allegri!
Ora, prendete questa roba; immaginatela stabilmente incistata nella UE; immaginate un intero sistema mediatico allineato per farvela digerire e le direttive che provengono da Oltreoceano, con una scala delle priorità stabilite nei consessi di guerra ed alleanze militari, dove uno solo decide e tutti gli altri eseguono (un po’ come nel nostro parlamento). Benvenuti nel futuro!

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(158) Cazzata o Stronzata?

Posted in Zì Baldone with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 3 Maggio 2022 by Sendivogius

Classifica APRILE 2022″

Al netto dei troppi minchioni in circolazione su eccesso di zelo, avevamo un sacco di cosette più o meno divertenti con le quali intrattenervi; semmai c’era solo l’imbarazzo della scelta, dinanzi a tanta abbondanza…
A proposito di media e regime abbiamo già dato… Per quanto, nonostante la caccia alle streghe scatenata da lacchè in cerca di livrea, sinceramente l’indagine sulle spie russe infiltrate nei talk-show della RAI è qualcosa che trascende i livelli già infimi del dis-servizio pubblico, per farsi altro: una discesa nella selva oscura delle allucinazioni complottiste di cervelli in gelatina portati all’ammasso, lungo la scia bavosa del più cupo maccartismo paranoide. Evidentemente, un biennio e passa di stato emergenziale da pandemia ha fatto scuola… Perché se il sonno della ragione genera mostri, i sogni lucidi (e bagnati) di un PD mobilitato per la chiamata generale alle armi generano zelanti coglioni fuori scala, a riprova che peggio di un fascista c’è solo un socialdemocratico, peggio ancora se in stato di esaltazione da mistica guerriera. Eliminata la possibilità stessa di qualunque idea non conforme, balzana o meno che sia, si entra nell’ambito della propaganda, quando si pretende di vidimare l’Informazione a proprio uso e consumo. Rapportata in tali termini, va da sé che l’unica propaganda consentita sia quella ‘gradita’ ai custodi autopromossi tali. E Libertà consiste nel censurare tutto ciò che al PD non piace, nella presunzione decisamente totalitaria di possedere la Verità assoluta ed esserne gli unici titolari. È la pretesa (molto ‘democratica’) di passare al setaccio i palinsesti, decidendo cosa mandare in onda e cosa invece no. Imparata fin troppo bene la lezione dell’Editto bulgaro, adesso è tempo degli editti ucraini.
Quindi, tra cotanta merda, avevamo pensato di dedicarci al Governo degli Aristocazzi: praticamente una copula pornografica tra feudalesimo e Cinegiornali Luce, per la più compiuta ed infame espressione classista di arroganza castale su incompetenza totale… quella che toglie il “bonus” dei 100 euro mensili (che entrano a far parte dell’imponibile fiscale, per essere restituiti a conguaglio), per un totale di 1500 euro in meno all’anno a chi ha redditi da lavoro inferiori ai 20,000 (lordi), al fine di abbassare le tasse ai ricchi; eppoi annunciare trionfante: “buste paga più gonfie!”, dinanzi agli stipendi più bassi di tutto l’Occidente (dopo l’Albania). Siccome pareva poco, regala oltre un miliardo di euro in “ristori” alla famiglia Benetton in stato di bisogno, onde compensare i mancati introiti dei pedaggi autostradali a causa del Covid, mentre il potere d’acquisto dei salari crolla a livelli da Repubblica di Weimar.
A gente così, cosa vuoi dire?!? Sarebbe fin troppo facile pensare alla solita ammucchiata indecente di ruffiani allo sbaraglio, raccolti intorno alla stagnatura del feretro di un premier fallito, che ora cerca di riciclarsi in qualità di scendiletto imperiale per uno strapuntino alla NATO. Ma la cosa presupporrebbe una consistenza che un simile esecutivo (forse il peggiore di tutta la storia repubblicana) assolutamente non ha. Queste sono larve ectoplasmatiche che hanno bisogno di essere evocate in seduta spiritica, per avere un qualche segno tangibile della loro evanescente ed inutilissima esistenza, ancor più che perniciosa. Portare al collasso economico un intero paese, per un disastro sociale più ancora che politico, trascinandolo in una guerra non dichiarata, ed avere in cambio un ingaggio da pupazzo parlante alla segreteria dell’Alleanza, val bene il sacrificio (altrui)…
Poi però, come se non fosse abbastanza, ci siamo imbattuti pure in questo; a risposta per quelle anime candide che in tutta la loro ingenuità, ancora si appellano all’Art.11 della Costituzione, mentre regna lo stato d’eccezione permanente, in deroga alla stessa tramite il progressivo svuotamento di ogni parvenza democratica in Italia:

“L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.”

In merito, a giustificare la flagrante violazione della Carta (quella che un tempo era la “più bella del mondo”), non poteva mica mancare l’intervento del solerte piddino di turno. Stavolta il compito è stato affidato al “costituzionalista” Stefano Ceccanti, transitato dall’Azione Cattolica al turbo-renzismo, restando in pianta stabile all’interno del partito bestemmia:

«Un nuovo passaggio parlamentare sulle armi all’Ucraina sulla concessione di armi per la legittima difesa dell’Ucraina non è previsto. La ragione risiede nel come è costruita la norma che dà fondamento al tutto, ossia il decreto n. 16/2022, che è stato poi assorbito dal decreto 14/2022, come convertito dalla legge 28/2022. La scelta fatta è quella di un intervento del Parlamento a monte del processo, per legittimarlo con chiarezza dall’inizio, e non in seguito a rincorsa degli eventi. A sua volta questa scelta si basa sulla scelta multilaterale dell’articolo 11 della Costituzione, la cui limitazione della sovranità apre al ruolo dell’Onu e delle organizzazioni regionali (tra cui Ue e Nato) in relazione del diritto naturale di legittima difesa degli aggrediti (articoli 51 e 52 della carta Onu) – spiega -. L’articolo 2-bis del decreto 14 (che corrisponde all’originario art. 1 del decreto 16) consente l’emanazione di uno o più decreti interministeriali sulla materia fino al 31 dicembre 2022 previo atto di indirizzo dele Camere. Tale atto è consistito nelle Risoluzioni votate da Camera e Senato l’1 marzo scorso che hanno previsto esplicitamente “la cessione di apparati e strumenti militari che consentano all’Ucraina di esercitare il diritto alla legittima difesa e di proteggere la sua popolazione”. Le risoluzioni prevedono di tenere “costantemente informato il parlamento”, ma ciò si riferisce alle comunicazioni trimestrali introdotte con emendamento al decreto 14, sempre all’articolo 2.bis. Il Ministro della Difesa e il Ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale, con cadenza almeno trimestrale, riferiscono alle Camere sull’evoluzione della situazione in atto.»
(22/04/2022)

Cioè, traducendo in un linguaggio intellegibile ai profani ed alla cittadinanza tutta, che questi signori avrebbero il dovere di interpellare ed informare con chiarezza, il molto onorevole Ceccanti ci spiega che il governo italiano può esportare armi in un paese in guerra, mettendo seriamente a rischio la nostra stessa sicurezza, e farlo in aperto contrasto con il nostro dettato costituzionale.
Di più, l’invio viene stabilito tramite un decreto interministeriale senza alcun obbligo di informare il Parlamento, né tanto meno l’opinione pubblica, con una lista secretata circa l’entità delle fornitura ed il tipo di “aiuti” forniti, che possono variare a totale discrezione della Presidenza del Consiglio senza che gli organi rappresentativi vengano consultati né aggiornati in merito. In pratica, da qui al prossimo capodanno, il Governo (nei panni del ministro della Difesa e di quello degli Esteri), in una situazione che si evolve (in peggio!) giorno per giorno, se proprio devono, possono essere interpellati per riferire al Parlamento non più di due volte nei prossimi 7 mesi e con con comodi intervalli di tre mesi tra una relazione e l’altra! Soprattutto, apprendiamo che tra quegli ordinamenti che assicurino la pace e la giustizia fra le Nazioni, entra a pieno titolo la NATO (l’organizzazione regionale); cioè un’alleanza militare collegiale ma non paritaria, il cui scopo precipuo è preparare (e fare) la guerra.
È per questo che il nostro Mariolino, il maggiordomo per cui tutto il mondo ci ride dietro, dopo aver rifilato all’Ucraina vecchi residuati bellici della seconda guerra mondiale… dalle mitragliatrici Browning M2, alle MG-42 (per gli amici, “MariaGrazia”, coi suoi 80 anni di onorato servizio), fino agli intramontabili Panzerfaust e vecchi cingolati M113 (ovvero i VCC2 “Camillino”)…  regalandoci un posto in prima fila come “paese ostile” ed implicitamente “belligerante”, adesso ha deciso di svuotare gli arsenali della Difesa, disfacendosi dei gioielli di famiglia e lasciando il paese del tutto indifeso, dopo aver portato l’Italia sulla soglia della terza guerra mondiale, a sua insaputa. Zelenski e Biden ordinano; Micro-Mario prontamente ubbidisce ed esegue, prono a raccogliere le ordinazioni. Magari gli riservano un posto in prima fila come zerbino, fuori dal bunker della Casa Bianca mentre tutt’attorno fioccano funghetti atomici. Evidentemente credono si tratti di un simulatore di gioco…

Hit Parade del mese:

01. LA SCELTA DI MARIO

[07 Apr.] «Volete la pace o il condizionatore acceso?»
 (Mario Draghi, il Domestico)

02. PARLA COME CAGHI

[08 Apr.] «Caracciolo diventa per Travaglio e il Fatto-Tass portabandiera dei Putinversteher con il perenne bla bla su peccato originale Occidente. Peccato davvero, ma la deriva era visibile da anni ormai.»
 (Gianni Riotta, il Censore)

03. SUDORE E SALIVA

[20 Apr.] « Ogni goccia di sudore in più versata questa estate sarà una goccia di sangue in meno risparmiata al popolo ucraino.»
 (Giorgio Mulè, sottovaso alla Difesa)

04. HIC MANEBIMUS OPTIME

[14 Apr.] «La prossima volta andremo al governo se avremo vinto le elezioni. Non siamo il partito del potere e delle poltrone.»
 (Enrico Letta, l’occupante di governo)

05. OSTI! PIÙ NE INCONTRO E PEGGIO NE TROVO

[15 Apr.] «Sarò impopolare, ma non ho alcun problema nel dire che lavorare per imparare non significa essere per forza pagati.»
 (Alessandro Borghese, Impopolare)

06. ALGERIA PROVINCIA DI ARGENTINA

[15 Apr.] «Voglio ringraziare il governo algerino per la calorosa accoglienza. I rapporti tra Italia e Argentina hanno radici profonde.»
(Mario Draghi, lo statista che tutto il mondo ci invidia)

07. IL PAPI DELLA PATRIA

[09 APR.] «L’ho sempre pensato: dopo Moro, Berlinguer e Craxi, l’unico uomo politico di grande livello che l’Italia abbia avuto è Silvio Berlusconi.»
(Piero Sansonetti, Bollinatore)

08. FESTA DELLA LIBERAZIONE

[25 Apr.] «Buona festa di San Marco.»
 (Massimo Bitonci, ovviamente leghista)

09. LA RINASCENTE

[29 Apr.] «Vi garantisco che trasformeremo questa epoca infame in un nuovo risorgimento italiano.»
 (Giorgia Meloni, Risorta)

10. NUMERI MAGICI

[22 Apr.] «Tutti dicono Macron, io guardo ai numeri e dico che domenica vince Marine Le Pen.»
 (Mario Adinolfi, Profetico)

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Z come Zela

Posted in Kulturkampf, Masters of Universe, Muro del Pianto, Risiko! with tags , , , , , , , , , , , on 19 aprile 2022 by Sendivogius

Consacrati alla ricerca di un santo patrono a cui votarsi anima e culo, i nostri mestatori d’inchiostro all’ingrosso hanno un disperato bisogno di ‘eroi’ (meglio se a buon mercato), per ravvivare l’intreccio delle loro narrazioni fantastiche e continuare a sguazzare nella palude della propria mediocrità salottiera, ingabbiati nei circoli chiusi delle loro piccionaie autoreferenziali, dove beccarsi a vicenda come capponi all’ingrasso, mentre piluccano nelle greppie sempre più risicate dei “grandi quotidiani nazionali”. La loro misura stilistica è l’agiografia, alternata alla denigrazione sprezzante, bastone e carota, nella mistificazione costante dei fatti, ritagliati e distorti, per essere strettamente subordinati alle opinioni e confezionati in pronto uso per il prossimo talk-show.
Come sapeva bene W.R.Hearst, niente incrementa le vendite e ravviva l’attenzione del pubblico più di un conflitto bellico, costituendo una ricetta di assoluto successo per orientare le opinioni e costruire la strategia del consenso… E fu così che, memori della lezione, i nostri menestrelli di corte si convertirono a cantori di guerra: un assatanato manipolo di invasati che, indossata la tuta da combattimento, si sentono autorizzati a sparare cazzate da mane a sera, senza rischio di esaurire le munizioni, onde ribadire il loro servaggio atlantico al padrone americano, strisciando pancia a terra e canna del gas stretta tra i denti.
Ovvio che i loro peana siano al momento riservati ad un ex guitto televisivo, a metà strada tra Beppe Grillo e Mr Bean, una sagoma di cartone imprigionata in un gigantesco Truman Show, prima della riconversione a set cinematografico di guerra per le recite a copione del presidente-soldato disperso in un universo distopico, dove realtà e finzione di mescolano lasciando la stura ad una propaganda martellante ed ossessiva.
Guardatelo, mentre prova strafatto le battute su canovaccio intercambiabile a seconda della platea osannante di riferimento, travestito da soldatino, ruotando sul seggiolone presidenziale..!

Il filmato è talmente surreale che pensavamo davvero si trattasse di una parodia grottesca dell’originale a fini denigratori, prima che ce ne venisse confermata l’autenticità tra l’imbarazzo dei pochi quotidiani che non hanno censurato la notizia. Perché l’ordine di scuderia che vige tra i Cinegiornali Luce embedded (praticamente tutti) è sopire, troncare.
QUI trovate un contributo esaustivo sul personaggio, al netto delle vulgate agiografiche, costruite attorno ad un personaggio da immaginario catodico.

«Prima dello scorso 24 febbraio, la maggior parte degli italiani probabilmente non aveva mai sentito parlare del presidente ucraino Volodymir Zelensky. Molti hanno imparato a conoscerlo con la sua t-shirt militare grazie ai passaggi dei suoi discorsi in Tv, mentre in rete girano le immagini della sua vita precedente, quando era un comico molto apprezzato dal pubblico per la sua satira del Potere, che gli è valso quel pizzico di notorietà utile a vincere le elezioni nel 2019 e a diventare capo dello Stato. Nella copertura mediatica (per la verità un po’ agiografica) che le tv italiane hanno riservato a Zelensky in questi giorni di guerra, è mancato però ogni riferimento ai suoi due anni e mezzo alla guida dell’Ucraina. Periodo invece che contiene aspetti molto interessanti, e anche utili a interpretare gli eventi di oggi.

Il programma
Zelensky si candida alla guida dell’Ucraina con un programma che ha tre punti fermi: rilancio dell’economia, lotta alla corruzione rappresentata dagli oligarchi (come i suoi avversari: il presidente uscente Petro Poroshenko e l’ex premier Yulia Timoshenko) e soprattutto pace nel Donbass e stabilizzazione dei rapporti con la Russia. Al primo turno delle Presidenziali, a sorpresa, è il più votato: raggiunge il 30,6%, una percentuale superiore ai voti di Poroshenko e della Timoshenko messi insieme.
Un risultato che, anche alla luce del fatto che la maggior parte dei consensi gli arrivano dalle Regioni sud-orientali russofone, contiene un messaggio eloquente: gli ucraini vogliono voltare pagina rispetto al decennio tumultuoso che va dalla Rivoluzione arancione del 2004, guidata dalla discussa Timoshenko, a Euromaidan del 2014, che portò poi Poroshenko alla presidenza. Si tratta di un no secco agli oligarchi e al loro potere occulto, ma soprattutto sa di netta bocciatura all’idea di una Ucraina mono–culturale e mono–linguistica auspicata prima dalla Timoshenko e poi da Poroshenko, che ammiccando quest’ultimo fin dal 2014 alle forze ultranazionaliste, si presentava come unico paladino dell’“identità ucraina” minacciata dai russi (non solo quelli di Mosca, anche gli ucraini lingua russa).

Dialogo e pace
Zelensky infatti in campagna elettorale è su posizioni opposte, parla di “popoli fratelli” e si dice contrario a questa sorta di discriminazione che i suoi avversari portano avanti da anni, consapevole di quanto la lingua e la cultura russa siano presenti in una grossa parte di elettorato, che pure si sente ucraina e non necessariamente guarda a Putin. Anzi, sa di andare incontro anche all’ala più liberale e moderata della società ucraina, la stessa che nel febbraio 2014 nelle Regioni occidentali (quindi non russofone) aveva protestato duramente, dopo che i neonazisti di Svoboda, arrivati al potere dopo Euromaidan, avevano immediatamente fatto abrogare la legge sul bilinguismo approvata due anni prima da Viktor Yanukovic. E questa posizione di pacificatore lo premia: al secondo turno trionfa con il 73% dei consensi.

Formula Steinmeier
Con l’obiettivo di raggiungere la pace nel Donbass, Zelensky nell’ottobre 2019 accetta a sorpresa la Formula Steinmeier, ovvero il progetto di pacificazione proposto nel 2015 dall’allora ministro degli Esteri tedesco, che prevedeva libere elezioni nelle zone separatiste sotto la supervisione dell’Osce, con la partecipazione di candidati di tutti i partiti, preludio al formale riconoscimento dello status speciale dei territori del Donbass, sotto la sovranità ucraina. La comunicazione presidenziale è però fallace, e così Zelensky si ritrova subito contro l’ultradestra e gli ambienti militari che lo accusano di aver ceduto dinanzi alle imposizioni di Mosca: «Nessuna capitolazione!» è il grido di protesta che ben presto si allarga anche ad ambienti liberali.
Zelensky però va avanti, e nel dicembre dello stesso anno incontra Vladimir Putin a Parigi, nell’ambito di rinnovati colloqui del Normandy Format, frutto dello spirito di cooperazione avviato dal suo consigliere Andryi Yermak e quello di Putin Dmitri Kozak. A Kiev l’opposizione nazionalista lo attacca ferocemente chiamandolo “marionetta del Cremlino” e lo accusa esplicitamente di arretrare davanti ai russi, quando nel luglio 2020 concorda con i separatisti il cessate-il-fuoco, in attesa di tenere finalmente le elezioni previste dagli accordi internazionali.

Primi insuccessi
Intanto però l’economia nazionale non decolla, complice anche la pandemia che si è abbattuta sull’Ucraina, alla quale il suo Governo non è stato capace di reagire. Anche la battaglia contro corruzione e oligarchi, sua bandiera in campagna elettorale, segna il passo: quando rinnova i propositi di un ingresso di Kiev nell’Ue, Bruxelles gli fa sapere che l’Ucraina non rispetta ancora gli standard di trasparenza previsti per avviare un processo di adesione, perché il Paese non si è ancora dotato di una legislazione tale da poter contrastare i corrotti.
Complice anche la solita errata comunicazione politica, Zelensky a luglio 2020 si ritrova con meno della metà dell’elettorato (43%) che crede in lui: la maggioranza degli ucraini (51%) dice di non fidarsi del proprio presidente. E il calo nei sondaggi lo accompagnerà anche nei mesi seguenti.

Lo sguardo a Washington
Ad inizio 2021 Zelensky è in evidenti difficoltà: nessuno dei grandi risultati promessi due anni addietro è prossimo al conseguimento. Anche l’indecisione nel proseguire sulla contestata Formula Steinmeier nel Donbass (che nel frattempo è tornato ad infiammarsi) allontana ulteriormente una pacificazione con i separatisti russofoni. Mosca ora lo guarda con diffidenza, lo considera poco affidabile, la stessa percezione che hanno Berlino e Parigi. L’unica via d’uscita per trovare appoggi internazionali viene dagli Usa, dove Donald Trump ha lasciato il posto a Joe Biden. La nomina di un clintoniano doc come Anthony Blinken a segretario di Stato lascia prevedere anche un cambio di strategia nella politica estera di Washington da isolazionista a interventista. Viene messo in agenda un vertice a due da tenere in autunno alla Casa Bianca, dal quale il presidente ucraino spera di tornare a Kiev con il sostegno statunitense.
Cercando di recuperare consensi al di fuori del suo elettorato, Zelensky comincia ad adottare un linguaggio più duro e meno conciliante con la Russia, e torna a parlare con insistenza di adesione dell’Ucraina alla Nato, trovando subito una sponda Oltreatlantico. Intanto, entra in rotta di collisione con il suo fidato spin doctor e speaker della Verchovna Rada (il Parlamento) Dmytro Razumkov. Dopo che questi ha espresso forti critiche sulla costituzionalità della governance presidenziale del Consiglio di Sicurezza ucraino, Zelensky lo fa rimuovere dalla sua carica, facendo votare i suoi deputati assieme ai nazionalisti della Timoshenko e gli altri gruppi legati a Poroshenko e agli oligarchi.

Il crollo nei sondaggi
Ma il macigno che pare assestare il colpo di grazia alla sua credibilità arriva in ottobre. Esplode lo scandalo dei Pandora Papers, ovvero viene resa nota in tutto il Mondo una serie di documenti riguardanti beni e proprietà offshore di alcune delle figure più ricche e potenti del Pianeta. Sono coinvolti 35 leader mondiali, e tra i nomi c’è anche quello di Zelensky. Gli ucraini scoprono che il presidente e gli uomini a lui più vicini hanno proprietà nascoste in paradisi fiscali come Belize e Isole Vergini.
I media governativi cercano di arrampicarsi sugli specchi, dicendo che le società di comodo legate al presidente ucraino erano note fin da prima della sua elezione. Il Governo fa trasparire l’idea che, in fondo, «così fan tutti». Un autogol clamoroso, l’ennesimo. Il messaggio che arriva agli ucraini, in buona sostanza è che Zelensky è un politico interessato al denaro come tutti gli altri. Gli stessi che voleva combattere.
A metà del suo mandato presidenziale, il disastro pare compiuto: in autunno il suo gradimento crolla al 24,7 per cento, i suoi elettori gli voltano le spalle. Siamo ormai a fine ottobre, quattro mesi prima dell’attacco russo.

Errate valutazioni?
È dinanzi all’oltranzismo assunto sul Donbass da Zelensky, che intanto è volato a Washington dove ha chiesto agli Usa di sostenere l’ingresso dell’Ucraina nella Nato e che in patria sembra sempre più ostaggio dei nazionalisti anti-russi, che Putin probabilmente comincia a pensare ad un regime change. Il presidente russo arriva forse a supporre che la forte contrarietà della popolazione ucraina verso il governo di Kiev e verso la classe politica locale possa rivelarsi un alleato cruciale in un’operazione militare su larga scala. Può essere stata la cialtroneria di Zelensky ad aver fatto credere agli strateghi del Cremlino di poter prendere l’intera Ucraina tra gli applausi della gente?
Non si può escludere che in un primo momento Putin avesse pianificato un’occupazione del solo Donbass, come avvenuto nel 2014 in Crimea. Poi però la sfiducia dei cittadini ucraini verso i loro amministratori può aver contribuito a cambiare i piani del Cremlino, erroneamente convinto di trovare ampio consenso nella popolazione. Anche il linguaggio usato dal leader russo nell’immediata viglia dell’invasione e nelle prime ore successive (ricordate l’ambiguo appello all’Esercito a sollevarsi e a deporre il Governo?) lascerebbe pensare a questo. L’”operazione speciale” scattata il 24 febbraio scorso avrebbe così una logica: ma come spesso accaduto nei conflitti del passato, potrebbe essere frutto di un grave errore di valutazione. Forse è proprio in uno di questi incroci che la Storia prende un percorso preciso

Alessandro Ronga
(09/03/2022)

E per questo tizio buffo, a cui ‘qualcuno’ ha fatto credere che sarebbe stato inondato di miliardi a sbafo con l’entrata nella UE e che tutto l’Occidente avrebbe marciato compatto alla riconquista del Donbass per spezzare le reni alla Russia con l’ingresso nella NATO (scatenando l’apocalisse nucleare), salvo trasformare il proprio paese in un immenso campo di battaglia, con un conflitto per procura tra Russia e USA (dove gli ucraini forniscono la carne da macello), noi rischiamo la terza guerra mondiale o, nella migliore delle ipotesi, il ritorno al medioevo, tra razionamento viveri e carenza energetica, iperinflazione e recessione economica, in regime di guerra permanente e ridotti a colonia atlantica in stato di dipendenza servile per garantire la primazia americana, in attesa dello scontro finale con la Cina (la guerra che gli USA stanno preparando da 20 anni).

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(157) Cazzata o Stronzata?

Posted in Zì Baldone with tags , , , , , , , , , , , , , , on 2 aprile 2022 by Sendivogius

Classifica MARZO 2022″

Rimossi i corrispondenti da Mosca perché non abbastanza imparziali, irretiti come sono dal lato oscuro della Forza, rimangono i fior di professionisti schierati sul fronte occidentale a supporto delle Forze del Bene delle quali costituiscono il megafono in servizio organico permanente.
E nonostante l’unico compito loro richiesto sia quello di leggere le veline della propaganda di guerra, a cura del Ministero della Verità, ogni tanto i pupazzi animati peccano di zelo e provano ad agire in proprio con risultati grotteschi. È il caso dell’inviato del TG1 della RAI, Giacinto Pinto (e con un nome così!) in missione speciale ad Odessa, a riprova che il livello ormai miserabile raggiunto dal “servizio pubblico” può essere superato, trascendendo l’indecenza per tracimare nell’ucronia, tramite l’invenzione di una realtà parallela, funzionale alla propaganda ideologica su mistificazione a tempo pieno.
Pinto è uno che scambia la Rivoluzione russa del 1905 per ribellione contro i bolscevichi ed i cosacchi dello zar per le guardie rosse. Usa i fotogrammi de “La corazzata Potëmkin” (che no, non è una cagata pazzesca, ma un capolavoro assoluto del cinema) e presenta gli ammutinati di Odessa come nazionalisti ucraini in rivolta contro i comunisti russi. Quando la bugia supera se stessa… 
È questa l’informazione corretta, e soprattutto documentata, per la quale ci viene imposto il pagamento di un canone di abbonamento, onde coprire i costi di cotanta merda profusa a piene mani. Giusto a proposito di riduzione delle bollette, eliminando i balzelli inutili.
Ma niente raggiunge e supera lo schifo di un Massimo Gramellini, elevato all’ennesima minchioneria, che in piena fermentazione saccarolitica, col suo Lirismo esegetico nell’ora di catechismo pedagogico, dedica un ispirato peana a Vyacheslav Vasilievich Abroskin, il generale ucraino che su un post di Facebook si è offerto ai russi in cambio dei bambini di Mariupol, suscitando per questo suo memorabile annuncio le polluzioni incontrollate dei media nostrani. Tale è il plauso ammirato per l’eroico gesto del cavaliere senza paura che a chiacchiere si vende benissimo, dopo la pubblicazione della letterina aperta sul network preferito da ogni mitomane in vena di millanterie, che quasi spiace interrompere il coito dei nostri giornalai per cotanto coraggio condensato in un clic.
Secondo l’ispirato Gramellini, sdilinquito in orgasmi multipli da coito bellico, il generale Abroskin è uno di quelli che “gli ebrei definirebbero un Giusto”… forse i diretti interessati avrebbero qualcosa da ridire, ma il nostro cerimoniere di corte non si è dato pena di verificare.
Più prosaicamente, Vyacheslav Abroskin, già funzionario dell’Anticrimine nella Crimea occupata, diventato vicecomandante della polizia nazionale ucraina, si è distinto nella repressione degli insorti del Donbass, liquidati (nel senso letterale del termine) come “terroristi”. Nella guerra per bande, che contraddistingue l’organizzazione di uno stato semifeudale, Abroskin si è occupato di “brigantaggio”, dando la caccia agli oppositori politici del governo nazionalista e facendosi parecchi nemici, che di rimando lo hanno accusato di aver messo su un traffico internazionale di stupefacenti, approfittando delle coperture in Polizia, e che tutto il suo zelo di incorruttibile sarebbe piuttosto volto all’eliminazione della concorrenza. Ma nei gineprai ucraini noi non vogliamo entrare.

Mandatory Credit: Photo by STEPAN FRANKO/EPA-EFE/Shutterstock 
Vyacheslav Abroskin, the First Deputy of the Head of the National Police of Ukraine shows confiscated heroin during a briefing of National Police in Kiev, Ukraine, 24 April 2019. Police operatives have seized 300 kilograms of heroin worth some 25 million US dollars, which were to be transferred to Europe by a suspected international drug trafficking network.
Ukraine seizes 300 kilograms of heroin, Kiev – 24 Apr 2019

Come nella fantasia di Gramellini il generale ucraino sia diventato anche un nazista organico ai battaglioni Aidar ed Azov (quelli che nel tempo libero leggono Kant) non è proprio chiarissimo. E se davvero questo poliziotto fosse un guerriero fanatico, un violento, un simpatizzante nazista, a maggior ragione l’infatuazione sarebbe ancor più grave, anche perché a Gramellini sfugge il lapalissiano concetto che se l’eroico generale andasse con le sue Waffen SS a giocare alla guerra altrove, invece di utilizzare la città come il suo personale campo di battaglia, nascondendo truppe e mezzi militari tra le abitazioni, ed in tal modo facendo di ogni edificio un obiettivo militare, semplicemente Mariupol non sarebbe un luogo di combattimento, con la popolazione civile imprigionata nel mezzo del fuoco incrociato. Ah ma Gramellini è uno di quelli che ama le storie truculente e crede alla saga fantasy degli orchi russi da Mordor, che vanno a caccia di “bambini ucraini” coi quali insaporire il borsch.

Hitlerjugend in Ucraina

Di tutti gli altri bambini, di quelli che vengono trucidati nell’indifferenza generale e nell’ordine di migliaia in Yemen, in Siria, in Iraq, nella Striscia di Gaza… a Gramellini, ed ai tanti predicatori da salotto come lui, non frega nulla; oppure sono troppo impegnati a masturbarsi davanti allo specchio, mentre dedicano le loro omelie al Giusto tra i neo-nazisti, che in Ucraina vengono coccolati, protetti, ed onorati come eroi fondatori dello stato nazionale. Invero, Gramellini non s’accorgeva di nulla neanche quando le bombe cadevano un po’ più ad est, sulle città di Donetsk e Luhansk. La guerra lì già c’era da 8 anni, con tanto di palazzi sventrati e civili maciullati a colpi di mortaio, ma non faceva notizia. Figuriamoci ancor più lontano! Evidentemente, fuori dall’Ucraina, i bambini non sono abbastanza fotogenici (né abbastanza “ariani”), e dunque non  mediaticamente spendibili, per dire immani stronzate in tivvù, o da utilizzare per foto demenziali con lecca-lecca e fucile, coprendo il fumante merdone sotto una crosta di zucchero. E si eccitano per questo!

Pedopornografia di guerra

È il dramma dei nostri guerrieri da salotto, che imperversano a reti unificate; gli esteti dell’armiamoci e partite: il più devastante effetto collaterale della guerra in corso.

Hit Parade del mese:

01. IN CASO DI ESPLOSIONE ATOMICA

[07 Mar.] «Bisogna mettersi a terra col viso in giù; le mani sotto la pancia e non tenere le mani fuori; poi ci saranno ondate, folate di vento, non alzarsi alla prima ma ce ne saranno altre a seguire; oppure state 5 giorni in casa con l’acqua delle bottiglie, vi mettete nel rifugio i 2 litri al giorno e tutta roba in scatola… tutto qua.»
(Luca Zaia, pasticca di iodio)

02. FAI BEI SOGNI

[26 Mar.] «Questo generale è un guerriero fanatico, un violento, un simpatizzante nazista, ma è disposto a sacrificare la sua vita per mettere in salvo quella dei piccoli sopravvissuti di Mariupol. Non è un uomo buono, proprio no. Gli ebrei lo definirebbero un Giusto. Sì, un giusto. Come il nazista Schindler e il fascista Perlasca, che salvarono centinaia di ebrei dall’Olocausto. O come Zofia Kossak, la scrittrice ungherese famosa per le sue posizioni antisemite che durante la Seconda guerra mondiale salvò la vita di tanti bambini ebrei a rischio della sua, tanto che venne deportata ad Auschwitz. Perché i Giusti possono avere idee sbagliate. Ma i gesti, certi gesti, non li sbagliano mai….. Ed è proprio quando la vita ci mette sotto pressione che ci spogliamo delle ideologie, dei pregiudizi, delle paure. E scopriamo chi siamo davvero.»
(Massimo Gramellini, Pan di Zucchero)

03. CAMERATI DI STRADA

[11 Mar.] «Il Battaglione Azov non è un battaglione neonazista.»
(Enrico Mentana, non qualificabile)

04. IL GOVERNO DEI MIGLIORI

[17 Mar.] «Oggi è il 17 marzo, auguri alla Repubblica.»
(Carlo Sibilia, sottosegretario di Stato al Ministero dell’Interno)

05. LA GUERRA DEI CRETINI

[13 Mar.] «Su questi scalini, Odessa si ribellò ai bolscevichi nel 1905.»
(Giacinto Pinto, pennivendolo del TG1)

06. E SE MIO NONNO AVEVA LE ALI…

[23 Mar.] «Putin senza la NATO sarebbe già a Lisbona.»
(Beppe Severgnini, presenzialista da salotto)

07. IL FRASTUNO DELLE STRONZATE

[29 Mar.] «Il frastuono della guerra ha fatto cascare il castello di sabbia della narrazione progressista. Ora più che mai serve una svolta conservatrice per tornare ad affrontare la realtà.»
(Giorgia Meloni, fascio di lotta e di governo)

08. IL BAR E LA STORIA

[26 Mar.] «Segnatevi la data di oggi perché farà storia …il discorso di Biden di oggi a Varsavia cambia il passo delle Guerra. “Non abbiate paura”- citando Giovanni Paolo II- e “Putin non puo’ restare al potere”.»
(David Parenzo, commentatore autorizzato)

09. IPERSONICHE

[22 Mar.] «La Russia usa armi supersoniche»
(Alessandro Di Battista, l’Espertone)

10. DI PAPI IN FIGLIO

[21 Mar.] «Matteo Salvini è il politico più coerente, il più trasparente e affidabile.»
(Silvio Berlusconi, papi nobile)

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The Peacemaker (III)

Posted in Muro del Pianto, Risiko! with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 20 marzo 2022 by Sendivogius

Fedeli al noto aforisma di Arthur Bloch, il miglior modo per non essere confusi col circo mediatico ed i suoi saltimbanco, che oramai imperversano da tre settimane sulla guerra in Ucraina come danno collaterale permanente, è non parteciparvi affatto.
Si eviterà così di smarrirsi in una selva oscurissima, dove idee e contributi si perdono e si mescolano in una poltiglia indefinita, da riversare nel pastone dell’infotainment quotidiano convertito a teatrino di guerra, in cui si passano la staffetta intere squadre di imbonitori da salotto strappati all’intrattenimento pomeridiano, guitti radiofonici, twittologi dalla battutina compulsiva, e pennivendoli a contratto, tutti indrappellati come di consueto. Sono gli stessi che, dopo due anni di sovraesposizione pandemica, hanno ripiegato il camice da virologo nell’armadio dei costumi di scena, per indossare la tuta mimetica da combattimento. E lo fanno, ostentando la medesima sicumera ed immutata incompetenza, con la quale oggi si atteggiano a grandi esperti di geopolitica e strategia militare, così come ieri lo erano di biologia molecolare. Che poi, nella prassi, si traduce stavolta nella lettura acritica delle veline governative della propaganda ucraina, elette a verità di fede indiscussa (delle “fake news” russe sappiamo tutto; le altre ce la beviamo come razione giornaliera), visto che oramai nessuno verifica più nulla, nella prevalenza dei sensazionalismi e del fattore emotivo sull’informazione documentata, per quella che un tempo si chiamava “verifica delle fonti” e che oggi si alimenta invece di suggestioni e “metarealtà”, nella consolidata predominanza delle opinioni sui fatti. Perché è assai più facile stimolare la pancia del pubblico piuttosto che la testa, in nome dell’audience a favore di sponsor.
Niente a cui non siamo già abituati.
In parallelo, gorgheggia e ribolle un letamaio mediatico in cui sguazzano manipoli di inquietanti esaltati, in pieno delirio isterico da eccitazione bellica; emuli moderni del mussoliniano armiamoci e partite, per la campagna di Russia (e sappiamo com’è andata a finire); sempre pronti ad azzittire ed all’occorrenza intimidire ogni voce critica, o anche blandamente dubbiosa, che non sia allineata al coro del pensiero unico, tra i prodromi di un nuovo maccartismo di ritorno, in una ostentazione di cieca fedeltà atlantica per commistione di interessi e di relazioni coi think-tank d’Oltreoceano (giusto per quella storia dell’imparzialità).
E questo è assai più preoccupante.
C’è l’imbecille matricolato che, bandierone ucraino e mappa gigante, con la bacchetta ci spiega le manovre tattiche sul campo, manco fosse Napoleone a Waterloo.
C’è l’indefesso cazzone che scopiazza e redige liste di proscrizione, seguito dall’intera redazione de La Repubblica, che si produce senza imbarazzo nella caccia all’intellettuale dissidente, come da disposizioni di scuderia.
E soprattutto c’è l’invasato da Firenze che, ormai accampato a tempo pieno su twitter, vaneggia di rappresaglie atomiche; ancor più che russofobo, si direbbe idrofobo, come un cane rabbioso.
Tutti rigorosamente targati GEDI. 

THE BIOLAB FAKE. Permetteteci ora di aprire una breve parentesi, per una sorta di articolo nell’articolo…
Che la verità fosse la prima vittima della guerra lo sapeva anche Eschilo. Nei millenni ci siamo affinati… un tempo le notizie veniva filtrate, mentre oggi vengono gettate tutte insieme a ribollire in un calderone indistinto, dove ognuno le condisce come vuole. Il risultato, tecnicamente parlando, per uno sguardo disattento, è che non ci si capisce più un cazzo!
Facciamo un piccolo esempio pratico (ma se ne potrebbero riportare a bizzeffe)…
“Fake News russa”: In Ucraina abbiamo scoperto decine di laboratori biochimici finanziati dagli Stati Uniti, per lo sviluppo di agenti patogeni e la produzione di armi biologiche.
Risposta della “Coalizione dei Giusti”: In Ucraina non c’è alcun laboratorio per la guerra batteriologica.
E fin qui tutto bene. Poi però interviene un mastodonte politico come Victoria Nuland, buona per tutte le amministrazioni USA (e che in Ucraina è ben più che di casa), la quale si dice seriamente preoccupata che le strutture di ricerca biologica in Ucraina possano finire nelle mani dei russi.
E tra le infinite minacce di una guerra distruttiva non si capisce il perché di cotanto timore, visto che i suddetti laboratori non rappresentano in alcun modo un rischio. Anzi! Non dovrebbero proprio esserci.
Poi si scopre che in effetti esiste una partnership tra USA ed Ucraina per lo sviluppo di laboratori biologici di ricerca, come parte di un programma più ampio che investe almeno una mezza dozzina di repubbliche ex sovietiche (Armenia, Azerbaigian, Georgia, Kazakistan ed Uzbekistan), per un numero non quantificabile di biolaboratori, ufficialmente ricompresi nell’ambito di un più vasto progetto per il controllo e per la prevenzione delle malattie infettive.
Lo sviluppo dei laboratori è stato affidato al senatore recentemente scomparso Richard Green “Dick” Lugar, come parte del programma Nunn-Lugar per la riduzione della minaccia biologica. E fin qui niente di male. Perché però tra i principali finanziatori di un programma di natura eminentemente sanitaria a scopi civili sia presente il Pentagono col Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti non è proprio chiarissimo…
Per inciso, il senatore Lugar è stato anche uno dei principali promotori ed esponenti dell’Atlantic Council, che tra i suoi scopi si propone di “promuovere la leadership americana nel mondo” e che nella struttura rappresenta una sorta di braccio politico della NATO. Varrà forse la pena di ricordare come tra gli esponenti più noti della sezione italiana dell’Atlantic Council ci sia Jacopo Iacoboni, editorialista di punta de La Stampa, e tra i più fomentati guerrafondai per procura attualmente in circolazione. Se fosse per lui, saremmo già entrati nella terza guerra mondiale.
Comunque, nel dubbio, OMS (l’Organizzazione Mondiale della Sanità) si è raccomandata di distruggere ogni coltivazione virale eventualmente presente nei biolaboratori ucraini, onde prevenire possibili dispersioni patogene con conseguente contaminazione infettiva, in caso venissero malauguratamente colpiti dalle artiglierie. Di cosa si occupino e quali siano gli eventuali rischi biologici all’interno dei laboratori ucraini, non è dato sapere perché nessuna ispezione pubblica o internazionale è stata mai fatta. 
Quindi se ne deduce che i laboratori ci sarebbero… Questa roba non la trovate in qualche sito complottista, ma sulla pagina ufficiale degli enti coinvolti. Poi, fate voi e traete le supposizioni che più preferite.
Intanto, dalle parti di Washington si parla da troppo tempo e con una certa insistenza di possibile attacco chimico, ovviamente da parte dell’esercito russo in Ucraina su denuncia preventiva.
E quando gli americani iniziano a parlare di armi chimiche e minacce biologiche, armeggiando con improbabili fialette, si sa poi come va a finire…

La realtà è che viviamo in uno stato sospeso di guerra virtuale non dichiarata, ma di fatto in atto sul filo sempre più sottile che ci separa dall’irreversibile. E non rassicura di certo un imbarazzante parlamento di stracciaculi che alterna provocazioni e sanzioni, non potendo permettersi le une né le altre, con un ghignante ministro degli esteri che fa il bullo a distanza, forse non ben conscio della reale funzione del ruolo, il segretario del principale partito della sinistra (?) italiana che ha riscoperto la linea della fermezza quarant’anni fuori tempo massimo, ed un premier desaparecido che tutto il mondo di sicuro non ci invidia, nella gaia incoscienza e leggerezza con cui sembrano fluttuare a loro insaputa, come i Sonnambuli di un secolo fa, verso la guerra mondiale.

Perché la situazione, ancorché grave, stavolta è pure seria.

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(156) Cazzata o Stronzata?

Posted in Zì Baldone with tags , , , , , , , , , , , on 5 marzo 2022 by Sendivogius

Classifica FEBBRAIO 2022″

Di cosa non parleremo stravolta? Ovviamente del conflitto in Ucraina. Ci sono già troppi strateghi in giro, passati dal tavolo di Risiko! alle stanze di guerra: un esercito di mitomani pagato a chiacchiere, promossi generali sul campo e che si credono Napoleone, ai quali fanno il paio i guerrieri della domenica, addestrati in sessione plenaria su “Call of Duty” direttamente dal divano di casa.
In compenso, non si può fare a meno di notare un certo entusiasmo bellico, che pervade all’improvviso la gilda europea dei mercanti uniti, finalmente ricondotta alla sua dimensione di colonia atlantica convertita al traffico internazionale di armi, nel suo élan guerriero da esportazione, con livelli di isteria russofoba che trascendono il grottesco per sfociare nella nevrosi paranoica. L’ultima perla da manuale di psicopatologia clinica è l’esclusione dei gatti ‘russi’ dalla “Federazione felina internazionale” (qualunque cosa voglia dire)!
Schifoso come sempre è un intero sistema mediatico embedded ed acriticamente schierato a quadrato, dove la propaganda si esplica nella denuncia delle fake news altrui. Ma a quello ci siamo ormai abituati, almeno dalla prima Guerra del Golfo del 1991.
E intanto si discetta con blanda incoscienza, quasi fosse una forma di intrattenimento salottiero, di guerra nucleare, mentre si fanno simulazioni sugli effetti di un eventuale attacco atomico in Lombardia, come se fosse la cosa più naturale del mondo.
Che poi, circoscritti nel nostro infimo, la stampa italiana non abbia mai brillato per imparzialità e approccio oggettivo lo sapevamo già. Tuttavia, vedere uno dei principali gruppi editoriali nazionali (Gedi), trasformato in una ufficio di propaganda a tempo pieno che rimbalza ogni panzana che gli venga passata dai dispacci per la galvanizzazione della truppa al fronte, fa comunque un certo effetto, mentre sproloquia di “partigiani” e “brigate internazionali” con paragoni indecenti, per trovare consensi nel pubblico progressista, cercando di stabilire improbabili paralleli con la Guerra di Spagna e l’invasione della Polonia nel 1939. L’anno fatidico in cui, secondo i media italiani, sarebbe scoppiato l’ultimo conflitto europeo.

I “partigiani” del Battaglione Azov

Ci sarebbe la Guerra in Kosovo del 1996, con l’uso massivo di proiettili all’uranio impoverito (facendo una strage tra i reduci italiani della “missione di pace”) e munizionamento incendiario al fosforo; il bombardamento di convogli di profughi e della città di Belgrado, compresa l’ambasciata cinese (un voluto “effetto collaterale”), compresa la distruzione degli studi della Radio Televisione serba (RTS) con la morte di 24 operatori… Ma questo rientra nel normale percorso delle “missioni umanitarie”.
Al contrario, la distruzione della torre delle trasmissioni di Kiev è diventato un caso internazionale, assurto a “crimine contro l’umanità”.
Della distruzione israeliana della sede della tv Al-Jazeera e della stampa estera a Gaza non è neanche il caso di parlare…
Figuriamoci l’uso del fosforo bianco contro strutture ONU e centri profughi in piena zona residenziale. Nella guerra santa al “terrorismo” (altrui) vale tutto: ogni bersaglio è giustificato; forse perché non avere occhi azzurri e capelli biondi suscita diverse “emozioni”
All’epoca dei bombardamenti NATO su Belgrado, per sostenere la secessione del Kosovo dalla Serbia (la Crimea ed il Donbass sono tutta un’altra cosa), sulle colonne de La Repubblica, l’inviato Guido Rampoldi ebbe a scrivere un editoriale di raffinato equilibrismo, dove si lamentava la misura (forse) eccessiva, ma si giustificava il fine:

«L’Alleanza atlantica tenta di vincere la guerra mediatica con mezzi militari. Distrugge tv e ripetitori nella prospettiva di invadere l’etere del nemico, come in altri tempi un esercito avrebbe cannoneggiato una fortezza per avere accesso a un’area strategica. Ma una fortezza e una televisione non sono la stessa cosa. La trasposizione della guerra classica nella guerra mediatica ha un prezzo. E solleva questioni che non andrebbero affrontate solo in un consesso di generali o nei consigli di guerra di qualche cancelleria. Prima che il missile trasformasse il palazzo bianco in tomba e rovina, avevamo parlato con operatori e giornalisti. Nervosi, insicuri. La settimana scorsa un ammiraglio britannico aveva annunciato che la loro televisione, la Rts, da quel momento figurava nella lista dei “bersagli autorizzati”. Per questa ragione: aveva calunniato l’Alleanza atlantica, attribuendole la strage di una famiglia jugoslava, i genitori e tre bambini, uccisi da un missile a Pristina. Così motivato, il bombardamento promesso suonava come una vendetta privata dell’aviazione occidentale. Poche ore dopo la Nato aveva onestamente ammesso l’errore di Pristina, sulle prime negato.
[…] La Nato ha spiegato l’attacco alla Rts con una verità incontrovertibile: la tv statale aiuta Milosevic a mantenere la presa sulla Serbia. Neppure i giornalisti della Rts negano che la loro televisione sia un cardine del regime, ovvero del dispotismo sempre meno soffuso e mimetico praticato da Milosevic. Lo è per mandato istituzionale. […] Così a Belgrado la RTS è anche nota come “la Bastiglia”, la prigione della verità….. Per senso di colpa o per stalinismo mentale, chi governa la Bastiglia detesta, ricambiato, la stampa libera. Uno dei capi-redattori plaudiva alla “normalizzazione” di B92, l’ultima radio indipendente: “Sono pagati dagli americani”, mentiva. Questi capetti si sono calati l’elmetto in testa e ogni sera allestiscono la guerra virtuale richiesta dal regime: la Nato “genocida” che vuole sterminare i serbi, il nuovo Terzo Reich, Adolfo Clinton, le mirabolanti imprese della contraerea serba che falcidia l’aviazione nemica. Mai un dubbio su ciò che avviene in Kosovo

Guido Rampoldi
(04/24/1999)

Provate a variare luogo ed attori. Sostituite “bombardamenti NATO”, con “attacco russo”. E noterete, a diversità di soggetto, come la vulgata ucraina sia esattamente sovrapponibile a qualsiasi altra propaganda di regime. Ad essere totalmente diversa è la reazione occidentale, sull’onda d’urto delle digressioni semantiche che variano a seconda dell’opponente, per una diversa redistribuzione dei pesi e delle misure, nell’obliteramento delle responsabilità.
Ma in quel caso i media non usarono quasi mai  la parola “invasione”, ripetuta all’infinito invece nel caso ucraino, preferendo ingentilire il termine con “missione umanitaria”. Non parlarono di crimini di guerra, ma di “bombardamenti chirurgici” e “missili intelligenti”, così come i 20 anni di occupazione militare in Iraq divennero “enduring freedom”. Lì nessuno ha mai nemmeno ipotizzato il ricorso a “sanzioni durissime mai viste prima” contro l’oppressore e occupante elevato a “liberatore”, nella fulgida visione imperiale che al massimo lamenta qualche piccolo “eccesso”.

Hit Parade del mese:

01. UNA PISTA PER CORTINA

[22 Feb.] «A Cortina serve l’aeroporto, la strada per arrivare qua è ancora un calvario.»
(Daniela Santanchè, la Contessa)

02. CINQUECENTO MILIONI DI BAIONETTE

[16 Feb.] «Oltre 500 MILIONI di italiani non potranno portare a casa lo stipendio.»
(Ylenia Lucaselli, Demografa)

03. SE QUESTO È UN GENERALE

[14 Feb.] «Abbiamo consegnato un verbale di arresto per Mattarella, è stato eletto illegalmente. Non è lui il Capo dello Stato, l’elezione è stata irregolare.»
(Antonio Pappalardo, barzelletta in divisa)

04. GLI UFO SOPRA KIEV

[22 Gen.] «Sopra i cieli dell’Ucraina, ci sono Ufo che scortano i bombardieri; come per dire: attenzione! – non lo dico io, eh! Io riporto – come non volessero esplosioni nucleari. Gli Ufo stanno molto attenti che questo non si verifichi.»
(Red Ronnie, Fuori di testa)

05. MANI IN ALTO!

[26 Feb.] «Ora alzi la mano, chi almeno per un secondo, non abbia pensato di andare personalmente da Silvio Berlusconi, ad implorarlo di far ragionare Vladimir Putin. Una marcia mondiale verso Villa San Martino, sita in quel di Arcore.»
(Arnaldo Magro, giornalaio de “Il Tempo”)

06. SO COSA HAI FATTO…

[10 Feb.] «Non ho bisogno che il premier ringrazi me o il Movimento 5 Stelle, noi sappiamo cosa abbiamo fatto.»
(Danilo Toninelli, Genio incompreso)

07. ALTI LIVELLI

[03 Feb.] «Alla fine si salveranno solo i non vaccinati. Credetemi! Abbiamo molti contatti con medici di alto livello e ricercatori di biologia molecolare.»
(Davide Barillari, ex candidato M5S alla presidenza della Regione Lazio)

08. GRANDI RITORNI

[06 Feb.] «Hanno vinto Mahmood e Blanco, come Italia Viva chiedeva da tempo.»
(Elio Vito, coglione proprio)

09. LO VEDIAMO TUTTI I GIORNI…

[18 Feb.] «Avete visto che bravi ministri che ho?»
(Mario Draghi, il Salvatore)

10. LO SGUARDO CHE UCCIDE

[21 Feb.] «In campo metteremo i candidati con gli Occhi di Tigre.»
(Enrico Letta, TigerMan)

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Questione di chimica

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , , on 5 Maggio 2019 by Sendivogius

Gira e gira la magica ruota della paura continua ad evocare ed inseguire i suoi fantasmi, mentre alterna spauracchi e punizioni esemplari: Negri… Ruspa… Castrazione… Bacioni!
Se la vita è un balocco, la macchina della propaganda è come una giostra: ruota sempre su se stessa, simulando il movimento attorno ad un perno fisso, pur restando ferma in una struttura immobile.
E dunque, consultati gli aruspici dei sondaggi secondo il trend topic del momento, di cosa si occupa il Ministro della Paura, oggi?
Be’… riassunto in sintesi… attualmente il duce di ghisa smanetta CAZZI.
Perché questo è quello che gli suggeriscono i sondaggi, secondo gli algoritmi che alimentano la “bestia” e fabbricano il tweet del giorno da manducare insieme ai selfie di contorno, col capitano che magna e si adegua come un piazzista imboccato dai suoi stregoni.
Ordunque, il prodotto del giorno da spingere e da pompare, perché a quanto pare tira, è la castrazione (chimica) per stupratori e pedofili (ma solo se ‘recidivi’ e ‘consenzienti’). Pare che, tra pene e peni, contribuisca a gonfiare i sondaggi con l’indice di gradimento elettorale… O almeno questo dicono i grandi esperti del marketing politico.
Ora, sulla scientificità dei sondaggi lasciateci esprimere ben più di qualche dubbio…

1) Un campione di 800 persone, pescate tutt’altro che a casaccio e molestate telefonicamente con domande generiche, in orari nei quali la maggior parte delle persone è fuori casa a lavorare, è tutt’altra che rappresentativo del pensiero e delle intenzioni di voto di un paese con 60 milioni di abitanti.
2) Le persone mentono. Spudoratamente. E Lo fanno perché trovano la cosa divertente; o perché non avendo risposte certe da dare a domande incerte, semplicemente le inventano secondo quello che passa loro per la testa sul momento.
3) La maggior parte dei sondaggi non sono mai ‘neutri’, ma indirizzano le risposte degli “intervistati” verso ciò che il committente vuole sentirsi dire. Perché i sondaggi sono gestiti da società private specializzate e costituiscono uno strumento come un altro per la propaganda di partito. Sono delle forme di orientamento elettorale, stabilendo il trend politico con cui orientare il voto tra gli “indecisi”.
4) Dinanzi ad una qualunque evidenza statistica, i sondaggi si rivelano per ciò che sono: fuffa!

 Altrimenti non si capisce perché un partito dato al 35% come la Lega (o lo stesso PD), nelle ultime tornate elettorali non abbia mai superato in voti reali la metà delle percentuali che pure gli vengono attribuite a livello virtuale, a dimostrazione che certe ascese non sono inarrestabili né irresistibili.

«Difendere i sondaggi affermando che sono un modo per “consultare la saggezza collettiva” equivale a dire di poter estrarre la radice quadrata di uno spazzolino da denti di color rosa
(Marshall McLuhan)

Ma con alcuni funzionano e servono più che altro a galvanizzare la truppa, stretta nei ranghi attorno ai rispettivi “capi politici”, che ogni tanto devono pur lanciare qualche parola d’ordine per attizzare l’attenzione del pubblico.
Va da sé che per le tigri da tastiera che affollano il letamaio nazileghista la castrazione dovrebbe essere rigorosamente fisica: un bel paio di forbici (meglio se arrugginite)… zack! E via, avanti il prossimo! Mentre nel Club del Taglione le Lorene Bobbit si incitano a vicenda e fantasticano castighi medioevali, tra squartamenti, mutilazioni, impalamenti, in un crescendo horror come nei torture-porn coi quali si sono tanto eccitati da adolescenti, tra cumuli di cazzi mozzati ed altre frattaglie sparse in giro.

E sarebbe interessante elencare come tra i castrati illustri ci sarebbero non pochi camerati, che dello strupro più o meno punitivo hanno fatto ben più di una fantasia realizzata dei loro deliri superomistici.
Al contempo, per i militanti di un partito che hanno eletto la violenza sessuale, o l’evocazione della stessa, a must delle proprie conversazioni (anti)social sul web, auspicando lo stupro punitivo dei proprio nemici, questo è davvero il colmo della farsa che segue alla tragedia.

Ovviamente, non sovviene loro che lo stupro non è una questione chimica, ma “culturale”. Che non risponde ad un istinto, ad una pulsione incontrollabile, ma ad una somma forma di disprezzo predatorio, che oggettualizza la vittima defraudandola di ogni dignità umana, riducendola ad una non-persona: un mero strumento di carne, da prendere ed usare a proprio piacimento.
Non ci arrivano proprio che lo stupro è innanzitutto un atto di violenza. E quella a sfondo sessuale la puoi perpetrare in mille altri modi… anche senza cazzo!
Soprattutto, non passa minimamente per le loro striminzite testoline glandiformi, che il miglior deterrente contro gli stupratori ‘recidivi’ è la garanzia di pene certe, applicando semplicemente le leggi che già esistono invece di depotenziarle, o di eludere il reato con interpretazioni demenziali; magari cominciando col tenerceli in galera gli stupratori, invece di gingillarsi con torture ed efferatezze varie… Sarà più efficace la castrazione chimica o il taglione? La mazzolata semplice o con squarto? lo scuoiamento da vivo o la gabbia dei corvi? E avanti con la prossima stronzata!
Che l’elettore medio fosse un potenziale deficiente lo sospettavamo da tempo… ma nel caso dei fascio-leghisti è sempre stata una certezza.
In fondo parliamo di casi freudiani, in perenne oscillazione tra fase anale e fase fallica, senza mai giungere a maturazione. La loro dimensione ideale è il linciaggio, che non praticano ma immaginano. E su questa pornografia forcaiola si trastullano compiaciuti, nell’eccitazione sadica ed innocua che la suggestione proiettiva suscita in loro. Esattamente come quei pedofili, che nel buio delle loro camerette oscure passano in rassegna sul monitor centinaia di immagini rubate e violate di bambini, scambiandosi le figurine della collezione con altri anonimi depravati conosciuti sul web, magari senza mai consumare l’atto in sé, al di fuori delle pratiche masturbatorie di gruppo. Tecnicamente, si chiama “pedopornografia culturale”. C’è reato, ma non c’è penetrazione, né violenza diretta (giacché il contatto con la vittima è assente). Sussiste la complicità però, nel compiacimento del crimine e reiterazione dello stesso. Ma vallo a spiegare ai castratori da tastiera. Che poi c’è stupro e stupro… La percezione cambia a seconda delle convenienze, delle appartenenze, delle provenienze (e del colore della pelle), come si conviene ad una società tribale in piena regressione.

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PROSTITUTI

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , , , , on 12 novembre 2018 by Sendivogius

Nella sua monumentale opera dedicata alla propaganda del regime fascista durante il ventennio (“La fabbrica del consenso: fascismo e mass media”), Philip V. Cannistraro distingue tra propaganda di agitazione e propaganda di integrazione, intese come due fasi strettamente interconnesse per la costruzione del consenso, attraverso l’allineamento dei mezzi di informazione, nella progressiva fascistizzazione degli organi di stampa e conseguente compressione di ogni dissenso critico.
Integrazione ed Agitazione non seguono un percorso ordinario, ma sono interscambiabili e con una struttura dinamica. Quest’ultima varia a seconda della necessità cogente del momento ai fini della propaganda, che per essere davvero efficace deve essere innanzitutto ‘fluida’.
 La sbracata odierna di un Alessandro Di Battista (si parva licet) contro i soliti “giornalisti”, amabilmente chiamati “pennivendole puttane”, con tutta l’eleganza che contraddistingue l’eloquio gentile del personaggio in questione, potrebbe sembrare una forma di propaganda di agitazione, volta più che altro a fomentare la base fidelizzata di riferimento, particolarmente sensibile alle facili eccitazioni…
Tuttavia, a ben vedere, l’ennesima intemerata contro la stampa in generale (antica ossessione della setta a cinque stelle che li disprezza da sempre, parimente ricambiata) nasconde in realtà il senso di frustrazione di una propaganda che, al di fuori degli adepti di stretta osservanza, non buca; non raggiunge l’obiettivo prefissato, mancando sistematicamente il bersaglio. Si tratta del fallimento più evidente in termini mediatici di un movimento che è diventato ‘sistema’, ma che non riesce ad assorbire nella propaganda di integrazione le espressioni non allineate al nuovo assetto di potere di cui è espressione. E tanto meno riesce a modellare le coscienze, nella costruzione di un consenso allargato che penetri nella società, per riplasmarla dall’interno a propria immagine e somiglianza. Perciò, dove non funziona l’integrazione ritorna l’agitazione, che poi è rimestaggio torbido di livori e rancori di chi davvero crede che l’opinione pubblica si formi e possa essere eterodiretta da una piattaforma web. E per questo si rivolge ad un pubblico sempre più ristretto di analfabeti funzionali, nella spoliticizzazione crescente delle grandi masse del tutto indifferenti alla propaganda di agitazione.
Perché come ben sintetizzava il sociologo anarchico Jacques Ellul in un suo lontano studio sulla propaganda, già alla fine degli Anni ’60:

«Gli individui attivi nell’ambito della propaganda, sono nello stesso tempo soggetti e oggetti di propaganda e, costituendo quasi un circuito chiuso, non raggiungono la massa della popolazione e rinforzano in vitro opinioni estreme. La propaganda diventa allora una forma di autoconsumo. Si scelgono le notizie che possono alimentare la convinzione; le si elabora in modo che possano effettivamente servire per la propaganda; le si consuma nel gruppo venendo così fortificati nelle proprie convinzioni, mentre ci si distacca progressivamente da una massa che si vorrebbe raggiungere e convincere ma che si allontana sempre più, proprio nella misura in cui questa propaganda diventa più intensa.
Esiste tuttavia un modo attraverso cui il contatto avviene o dovrebbe avvenire: stabiliscono la relazione alcuni mezzi di comunicazione di massa, come quei giornali di larga informazione che prestano un’attenzione continua a questi movimenti e gruppi e riprendono questo tipo di propaganda; in effetti è solo in questo modo che accade qualcosa. Così, non può verificarsi una manifestazione di gruppi estremisti, per quanto ridotta, senza che immediatamente la grande stampa la riprenda e la ponga in primo piano, e lo stesso dicasi per certe emittenti radiotelevisive

In altri termini, i propagandisti come Di Battista (e tutta l’esaltata combriccola coltivata in provetta nei laboratori della Casaleggio Associati) hanno bisogno dei mass media per veicolare i propri messaggi (le idee sono un’altra cosa), attraverso i meccanismi di comunicazione mainstream; ben consapevoli che un messaggio, per essere davvero “virale” in assenza di reali contenuti, ha bisogno di essere propagato attraverso canali ufficiali più accessibili al grande pubblico. La polemica si traduce in realtà in un espediente per assicurarsi la visibilità. E per questo si autoalimenta in una escalation di provocazioni crescenti ed inversamente proporzionali ad ogni coerenza.
Parlare della doppia morale di questa setta di esaltati è assolutamente superfluo; sono gli stessi che ad ogni tintinnar di manette si presentavano in massa a conferenze di stampa autoconvocate, con tanto di arance in bella vista “in onore agli arrestati”, per reclamare le dimissioni coatte e l’arresto dei reprobi.

I parlamentari del M5s durante la conferenza in Campidoglio sugli arresti avvenuti al comune di Roma, 03 dicembre 2014. ANSA/ANGELO CARCONI

Quando un Di Battista, che davvero è convinto di essere un giornalista, mentre cerca di vendere un tanto al chilo i patetici reportage della sua lunghissima vacanza sudamericana nelle vesti di voyeur della misera altrui, parla di “pennivendoli” (facendo il verso a Giovanni Papini che il termine lo inventò) e di “prostituzione”, dal fondo del guazzabuglio di incoerenze e contraddizioni che ne contraddistinguono l’agire, sostanzialmente descrive se stesso nello specchio della propria inconsistenza.
Finora l’eccezionale risultato raggiunto è stato quello di essere scaricato persino dall’unico giornale ‘amico’ che ancora offriva il beneficio di una qualche credibilità a questa oscena banda di pagliacci, tanto da finire folgorati in un fulminante editoriale di Ferruccio Sansa, giornalista, che finalmente ha capito di quali umori sia fatto il fetido impasto da cui trae linfa la Setta del Grullo ed i suoi fanatici accoliti:

“Cari Di Maio e Di Battista, chi sono le puttane?”

«C’è soprattutto disprezzo in quella parola, “puttane”, usata da Di Battista. Per i giornalisti, ma anche per le prostitute. Per le persone in generale. Un modo di esprimersi misero e inadeguato. Prima ancora che grave. Non voglio difendere i giornalisti. Abbiamo le nostre colpe. Tanti sono stati servili in questi anni, invece che vigili. Hanno preferito la dipendenza alla libertà. Come gli italiani, del resto, che hanno osannato prima Berlusconi, poi Monti, poi Renzi e ora Salvini e Di Maio. Come la nostra classe politica peraltro. E qui verrebbe da fare qualche domanda al duo di statisti Di Maio-Di Battista.
Sono puttane solo i giornalisti o anche quelli che per anni hanno soltanto detto “sì”, piegando il capo agli ordini del grande capo?
Sono puttane solo i giornalisti oppure anche i politici che per tenersi una poltrona sotto le chiappe tacciono di fronte alle dichiarazioni razziste del loro alleato?
Sono puttane soltanto i giornalisti oppure anche chi dopo aver difeso a parole l’ambiente propone condoni per prendersi quattro voti?
Sono puttane solo i giornalisti oppure anche quelli che approfittano perfino delle tragedie come il ponte di Genova per cercare voti e consenso?
Sono puttane solo i giornalisti oppure anche quelli che dopo aver criticato per anni un politico vanno a scrivere libri per le sue case editrici?
Povere puttane, in fondo, usate per esprimere disprezzo. Almeno loro si sporcano le mani. Fanno un lavoro. Non stanno a pontificare dal Guatemala. Non governano un Paese con un curriculum che alla gente comune magari non basta per fare il corriere

Ferruccio Sansa
(11/11/18)

Il dramma (per noi) è che ora tocca loro pure governare… E non sanno nemmeno da che parte cominciare.

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Rilancia e Raddoppia

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , , , , , , on 25 febbraio 2018 by Sendivogius

Nel corso degli ultimi decenni, complice anche un certo degrado umano prima ancora che morale, si è radicata l’idea che l’elettore-tipo sia un fluttuante coglione in vendita, da comprare a colpi di “bonus” e regalie all’ingrosso. Più che marketing elettorale, è politica marchettara tra “rivoluzioni fiscali” e “tagli epocali” di tasse, ma con un saldo della spesa pubblica invariato, quando non in crescita (e non si capisce bene chi o cosa dovrebbe rifinanziarla), per un profluvio di promesse che valgono come le banconote del monopoli e montagne di fuffa montata. Il tutto insufflato da una pioggia di mancette distribuite qua e là (un po’ alla cazzum canis), tanto per non scontentare nessuno dei potenziali votanti da pescare a strascico in categorie trasversali, in una gara a chi la spara più grossa; dove il banco ci perde sempre, almeno fin quando non arriva il conto da pagare.
Per carità! Niente che non si sia già visto in passato. Negli Anni’ 70 la chiamavano “politica delle mance” ed era una specialità tutta democristiana, portata a livelli estremi da Giulio Andreotti, prima di diventare prassi ordinaria ed indistinta. Eppoi sappiamo com’è finita…
Se il modello dominante è la televendita, e in genere si tratta di una farsa in cui vince chi ha la faccia da culo più sfacciata e non certo chi piazza la merce migliore, la maschera è quella di Cetto La Qualunque, senza dimenticare che dietro ad ogni venditore favoloso si nasconde un bugiardo patologico. Lasciate perdere il “familismo amorale”, il “particolarismo corporativista”, o il clientelismo cronico delle cosche elettorali che prosperano sulla dilatazione del bisogno sospeso. Qui siamo direttamente dalle parti della Respublica romana, quella alle battute finali che precedono l’avvento dei Cesari, nel trionfo (effimero sempre, drammatico a volte) dei demagoghi del momento.
A seguire, una piccola selezione delle promesse più tintinnanti, da parte di chi evidentemente è abituato a pagare i conti coi dobloni di cioccolata avvolti nella stagnola dorata e pensa che sia sufficiente stampare le banconote con la fotocopiatrice di casa per aumentare il gettito fiscale.
Lungimirante, abbiamo il partito-bestemmia finalmente allineato al trend generale, grazie all’inconfondibile tocco del Cazzaro fiorentino, quello con la faccia intelligente, sostanzialmente fedele al numero magico degli ottanta euro (che tanta fortuna gli hanno portato) e dei suoi moltiplicatori:

240 euro di detrazione Irpef mensile per i figli a carico fino ai 18 anni.
80 euro per i figli fino a 26 anni, fino a 100 mila euro di reddito.
400 euro al mese per ogni figlio fino ai 3 anni.
80 euro di bonus estesi ai titolari di partite IVA fino a 24.000 euro.
150€ mensili di bonus casa, con detrazione estesa fino a 30.000€ di reddito per agevolare chi decide di uscire di casa prima dei 30 anni.
Tessera gratuita di 6 mesi per i trasporti pubblici, valida nell’arco di 50 km dalla sede di residenza, destinata a tutti i Neet e i disoccupati nei primi 6 mesi dalla dichiarazione di disponibilità al lavoro.
Riduzione del cuneo contributivo di 4 punti in 4 anni (dal 33% al 29%).
Incentivi fiscali alle famiglie che necessitano del sostegno di badanti o di ricovero in case di cura per migliorare la qualità della vita
Pensione contributiva di garanzia, costituita da un livello di reddito pensionistico minimo di 750 euro mensili, garantito alle persone che sono interamente nel sistema contributivo al compimento dell’età di vecchiaia, grazie a un’integrazione a carico dello Stato, fino ad un massimo di 1.000 euro mensili.
Raddoppiare i fondi per il reddito di inclusione.
Cancellare il canone Rai.
Assunzione di 10.000 ricercatori universitari.
Riduzione aliquota IRES, dal 24% al 22%.
Estensione anticipo pensionistico.

Il Bengodi aumenta ancora dalle parti della Setta del Grullo, che per l’occasione ha convocato on line gli adepti di stretta osservanza per redigere il proprio programma elettorale, non bastando i cazzabubboli da 18.000 euro al mese che transitano in Parlamento. In una moltiplicazione dei pani e dei pesci, tra pensierini elementari tipo l’abolizione della guerra e macchinine elettriche per tutti, passando per i ministeri della meritocrazia e dell’onestà, il risultato della spremuta collettiva è questo:

812 euro mensili di reddito di cittadinanza per i single.
1706 euro mensili di reddito di cittadinanza, per una famiglia di 4 persone con minori.
780 euro netti di pensione minima garantita per tutti i pensionati.
1170 euro netti di pensione garantita per ogni coppia di pensionati.
Niente tasse fino a 10.000 euro. Riduzione del cuneo fiscale e taglio drastico dell’IRAP (con la quale viene finanziato il 40% della Sanità pubblica).
Rimborsi per asili nido, baby sitter e pannolini.

Poi vabbè! Abbiamo Lui, l’Ineguagliabile!!
Qui siamo a livelli francamente inarrivabili, che superano la realtà per entrare nella sfera del mitologico, in un’overdose di promesse realistiche come i suoi capelli.
Per questo vincerà le elezioni:

Accrescere l’aspettativa di vita fino a 125 anni.
1000 euro al mese di pensione per tredici mensilità, esteso anche alle casalinghe.
1000 euro di reddito minimo garantito
Raddoppio delle pensioni di invalidità
Azzeramento della Legge Fornero
Veterinario gratis ogni 15 giorni.
Eliminazione dell’IVA sul cibo per cani
Cure odontoiatrice, oculistiche, e trasporti gratuiti per anziani.
Abolizione del bollo auto
Abolizione della tassa di successione
Abolizione dell’IRAP, alla quale si accompagna l’estensione delle prestazioni sanitarie che dall’IRAP vengono finanziate.
Rottamazione delle cartelle esattoriali e chiusura di tutti contenziosi e pendenze fiscali
“Tassa piatta” al 23% per tutti, indipendentemente dal reddito. La Lega rilancia con aliquota unica al 15%.

Per una volta, tutti sono allegramente uniti nella convinzione che gli italiani siano una massa di vecchi rincoglioniti e accattoni analfabeti. Il ché in parte è sicuramente vero. Anche se si spera non fino a questo punto!

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La tragedia di un uomo ridicolo

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , , on 18 giugno 2017 by Sendivogius

Fa cose… vede gente… twitta… scatta selfie con la compulsività ossessiva di una ragazzina adolescente; a dispetto di una prossemica, e nonostante l’espressione non proprio intelligentissima, che certo richiederebbero maggior prudenza nell’esibizione di sé, insieme ad un physique du rôle che francamente manca. Neanche a fare una liposuzione! E tuttavia persiste, ben consapevole che l’ostentazione del corpo del sovrano (mancato) è tutto, nell’involucro vuoto della sua autopromozione pubblicitaria, quando è tutto il resto a mancare… tanta è l’ansia famelica di tornare ad occupare quanto prima il seggiolone di governo. Niente terrorizza i parvenu più del ritorno all’anonimato di esistenze insignificanti. E questo tracagnotto sbruffone della provincia profonda non fa eccezione, con le sue pretese da D’Artagnan alla riscossa ed un aspetto che al massimo può ricordare Sancho Panza, ma dalle ambizioni smisurate.Oramai sembra un tossico in astinenza da potere, spaventato dalla sua stessa ombra; così piccolo che una qualsiasi insignificante nullità in disarmo (sia un Pisapia, un Prodi, un Letta) è sufficiente per preoccuparlo, tanto basta poco a mettere in evidenza la mediocrità siderale di questo bolso arrivista senz’arte né parte. Uno che si agita da mane a sera, per ricordare di esistere più a se stesso che al mondo, nell’ansia patologica di appagare un ego gigantesco dai piedi d’argilla, mentre puntella un potere personale sempre più friabile. Oramaio è ridotto a parodia di se stesso, mentre interpreta sempre la stessa parte stanca del rottame che si crede “rottamatore”, tra compagni di merende e gli amichetti della parrocchietta.Certo questo fenomeno da oratorio ci ha messo molto del suo, ma moltissimo hanno contribuito i media del circuito mainstream, facendone la loro faccia da cover preferita, nel tentativo di costruire un mito di cartapesta (di quella riciclata dalle toilette). Raramente, politicante è stato tanto incensato, costruito, fotografato, pompato dai media, per essere altrettanto velocemente scaricato come un ferro vecchio, una volta esaurito in fretta l’appeal tutto artificiale di questo venditore di fuffa a domicilio…

«Si dice che la stampa debba essere il “cane da guardia” che sorveglia il potere. In Italia, è il suo cane da grembo. E non gli lecca solo la faccia
(Alessandra Daniele. 06/12/2016)

Ambrose Bierce, in un di quei fulminanti aforismi che compongono il suo Dizionario del Diavolo, definiva l’Ambizione come il “desiderio irresistibile di essere vilipeso in vita dai nemici e deriso dopo la morte dagli amici”.

Mollato perfino dai giornali meno ostili, chiusa per fallimento quella sottospecie di Ufficio Propaganda per il culto del leader, a cui era stata ridotta l’Unità, ormai è una macchietta che insegue se stessa…

Alla buon’ora, ci si accorge pure come il figuro altro non sia che un ibrido democristiano su innesto fanfaniano (e doroteo). La cosa era talmente evidente fin dalle prime esibizioni pubbliche del pinocchietto fiorentino, che noi ne avevamo già colto a suo tempo l’essenza (QUI per un riepilogo completo), sottolineando l’analogia soprattutto QUI con un titolo più che appropriato alla circostanza.  Ma all’epoca il prodotto tirava e nulla doveva disturbare la splendida narrazione. Non dubitate che ce lo riproporranno ancora, cambiando semplicemente l’etichetta di scadenza…

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