Archivio per Privilegi

NOI TIREREMO DRITTO!

Posted in Masters of Universe with tags , , , , , , , , , , , , , , , , on 21 luglio 2014 by Sendivogius

Da bomb by Alexiuss

Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei…
Se le “riforme si fanno con chi ci sta”, non è questo un buon motivo per stralciare la Carta costituzionale, contingentando al massimo i tempi di discussione; per procedere a tappe forzate con scadenze prefissate sul calendario; per sostituire d’imperio i presidenti non sufficientemente allineati delle commissioni parlamentari; per umiliare e dileggiare pubblicamente ogni voce critica (i gufi.. i professoroni..), ricorrendo all’infamia (lo fanno perché non vogliono perdere i ‘privilegi’); per non percepire l’anomalia di un testo di legge blindato su presentazione governativa: l’imprescindibile “bozza” imposta da madonna Boschi ad un assemblea quanto meno scettica, in aule non abbastanza “sorde e buie”. La Madonna del ConsiglioSe poi la (contro)riforma della Costituzione la si impone col ricorso alla classica tirannia del numero, scegliendosi come principale referente ‘istituzionale’ e interlocutore privilegiato un vecchio libidinoso, interdetto dai pubblici uffici per corruzione, accogliendone in blocco tutte le pretese possibili, e realizzando in una manciata di mesi ciò che al Pornocrate non era riuscito di fare per decenni (all’epoca si gridava alla “deriva autoritaria”, mentre oggi si chiama “governabilità”!), allora un governo si qualifica fin troppo bene per ciò che è…
In passato, e con ampio anticipo, avevamo già paragonato l’esecutivo renziano ad “un incrocio ibridato tra Moro e Fanfani in tempi di post-berlusconismo”… Evidentemente, è persino peggio!
Come la distruzione scientifica dell’antichissima istituzione senatoria, trasformata per imposizione governativa in una sorta di doppione scadente della Conferenza Stato-Regioni, inciderà sul rilancio dell’occupazione, venendo incontro alle “richieste della gente” (!?!) costituisce un mistero (della fede nelle magnifice sorti progressive del renzismo) a cui i chierichetti del chiostro fiorentino hanno subito fornito una spiegazione eloquente: “ce lo chiede l’Europa!”. Ma quando mai?!?
Sinceramente, non si capisce la relazione con la crescita dell’economia e l’incremento del PIL, la ripresa degli investimenti produttivi e lo sblocco del credito bancario, l’alleggerimento del “patto di stabilità” e il “pareggio del debito”. Sfugge anche la correlazione con la lotta alle nuove povertà e la ripresa dei consumi; per fortuna, gli 80 euri di mancetta elettorale (a carico pubblico) dispensati ai più garantiti stanno già producendo risultati strabilianti!
80 euriIn compenso, avremo qualcosa di completamente nuovo: un Senato che non potrà definirsi tale; svuotato di ruolo e deprivato del suo indirizzo di controllo, in un accentramento autocratico dei poteri concentrati nella figura di un premier “forte”. Uno di quelli che, qualsiasi cosa accada, tirano sempre dritto perché convinti di vederci più lungo degli altri…

Matteo Renzi - Occhio di lince

«Mai prima d’ora la classe dirigente italiana s’era ridotta a puntare tutto su un uomo solo come sta facendo adesso con Renzi. Mai s’era arrischiata a mettere così tutte le uova nello stesso paniere. Renzi è l’ultima risorsa d’una classe dirigente ormai consunta dai propri liquami tossici. La sua unica vera forza è la mancanza di alternative.
I tecnici sono bruciati, i moderati sono sputtanati, i populisti non sanno trovarsi il culo in una stanza tappezzata di specchi.
Renzi è l’ultima carta del mazzo. Se cadesse ora, l’intero sistema politico-mediatico italiano di controllo sociale detto ”democrazia” franerebbe come un castello di sabbia, anzi di fuffa.
Per questo tutti nel sistema sostengono Renzi, a cominciare dai suoi presunti avversari, fino a chi lo odia a morte davvero, cioè i colleghi di partito.
Il rischio d’estinzione sta frenando persino l’endemica spinta autoimmune del PD, tenendo insieme fazioni che da sempre si disprezzano profondamente a vicenda.
L’equilibrio però è precario. Il trono di Renzi è solido come la fuffa.»

Il Trono di Fuffa
 Alessandra Daniele
 (20/07/2014)

Il nuovo Senato riformato manterrà, secondo le intenzioni dei relatori, un ruolo consultivo che però sarà puramente simbolico: potrà infatti esprimere pareri e proposte di modifica sulle leggi approvate alla Camera, ma il Parlamento (ed il Governo) non sarà assolutamente vincolato a tenere conto delle osservazioni e potrà rigettare tutte le richieste, eventualmente mosse da un senato depauperato di funzioni e prestigio.
Caligola fa nominare senatore il suo cavalloSenato rigorosamente non elettivo, surclassato da un Parlamento di nominati su listini elettorali bloccati. Parlamento che mantiene intatte indennità, emolumenti, stipendi, e numero dei componenti: 630 deputati contro un senaticchio di 100 “senatori”, pescati tra gli scarti dei consigli regionali. In compenso, i nuovi senatori condivideranno con gli onorevoli colleghi della Camera la medesima immunità, che contemplerà ogni fattispecie criminale possibile e non soltanto i cosiddetti “reati di opinione”, che invece continueranno a riguardare tutto il resto dei cittadini comuni). Grazie alla “riforma” Renzi-Boschi-Berlusconi, col fondamentale contributo della strana coppia Finocchiaro e Calderoli (l’odontotecnico prestato alle riforme costituzionali ed al quale si deve la famosa legge porcata), i vari Fiorito e Formigoni ed i quasi 600 consiglieri regionali attualmente rinviati a giudizio per i più svariati reati contro il patrimonio pubblico, dalla corruzione al peculato, dalla concussione all’appropriazione indebita, potranno godere dell’impunità che fino ad ora non avevano.
Qualche numero di contorno?
Regione Lombardia: 40 consiglieri indagati
Regione Piemonte: 42 consiglieri indagati
Regione Campania: 53 consiglieri indagati
Regione Abruzzo: 25 consiglieri indagati
Regione Molise: 32 consiglieri indagati
Regione Sicilia: 83 consiglieri indagati
Si tratta del bacino di riferimento privilegiato, tra i quali verranno scelti i componenti del nuovo “senato delle autonomie” (e delle impunità), in assenza di una seria normativa anti-corruzione che attualmente non s’ha da fare, specialmente se si concordano i contenuti e le procedure coi diretti interessati… come per esempio l’Interdetto ai servizi sociali.
La “questione morale” ai tempi del renzismo. È esattamente il tipo di risposta che i “cittadini” attendevano.

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Editoria solidale

Posted in Stupor Mundi with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 28 marzo 2012 by Sendivogius

È desolante sfogliare le pagine di quell’inutile spreco di cellulosa chiamata ‘libera editoria’, a paga privata e finanziamento pubblico, allineate nel loro conformismo salottiero mentre esercitano l’arte in cui più sono versati: la Laudatio Principis, nell’ansia perenne di chi non può vivere senza un padrone da servire (a tempo) e presentar la penna al posto del moschetto.
Sono gli alfieri sontuosi di un giornalismo prezzolato; le sentinelle degli establishment oligarchici trasversali nella difesa unitaria del proprio capitale, ripartito per potentati economici ed industriali ma scambiato per “ricchezza comune”.
Come nuovi Pangloss, sono convinti di vivere nel migliore dei mondi possibili, traendo il meglio dalle miserie altrui, rigorosamente al sicuro nel proprio giardino protetto, mentre giocano alla platonica Repubblica dei Filosofi, nel loro candore liberale scambiato per immutabile legge di natura…

«Landini appartiene alla schiera di coloro che non accettano il mondo come è, ma vogliono cambiarlo: i rivoluzionari, insomma. Al centro del suo universo, quello in cui crede, campeggia il lavoratore, col pieno diritto, sacro e inviolabile, a un posto equamente retribuito, a una paga che gli consenta di mantenere se stesso e la sua famiglia, a una pensione quando non dovrà più lavorare. Questi sono i dati di partenza, i dati imprescindibili. La conseguenza è chiara (anche se un Landini non sente alcun bisogno di enunciarla in tutte lettere). Se il mondo in cui viviamo consente l’adempimento dei diritti di chi lavora, bene. Se non lo consente, dobbiamo cambiare il mondo in cui viviamo. Sempre vi sono stati nella storia uomini di varia specie, alcuni avventurieri, altri nobili d’animo, tutti ugualmente insoddisfatti del mondo in cui viviamo,e risoluti a cambiarlo: gli idealisti, i rivoluzionari

Il raffinato editoriale, che nella sua integrale inutilità siderale potete leggere QUI, è a firma di Piero Ottone, già storico direttore del Corriere della Sera passato a La Repubblica in un collaudato gioco delle parti, descrive bene l’estraniato appagamento di “classe” (se si può osare tanto) di certa borghesia illuminata, convinta che i diritti dei lavoratori siano privilegi ed i propri privilegi di censo invece diritti acquisiti per merito. “Borghesia” universalmente confluita con tutte le sue componenti nell’adorazione di Mario Monti, per ritrovata redenzione dopo il tramonto dell’Unto e bisunto, in un paese piccolo piccolo che non può vivere senza icone da santificare per la remissione del debito (pubblico). E non è un caso che il serissimo, contrito, professore bocconiano non perda occasione per ringraziare pubblicamente chi quella voragine contabile l’ha creata, alimentata, esasperata, tra orge e voraci cricche assortite, senza che dall’alto del Colle (oggi loquace più che mai) si levasse il benché minimo sospiro.

Certo il cambiamento di stile è evidente, siamo passati da un imbonitore da fiera ad un piazzista che va liquidando all’asta il patrimonio di famiglia nel gabbione delle serafiche tigri asiatiche. Rispetto al Pornonano, sobrietà ed educazione fanno però la differenza; fondamentale in una conferenza internazionale, mentre parla il presidente USA, rispondere al telefono per conversare con… Maurizio Cicchitto (!!) il craxiano piduista che mica può attendere.

È questa l’essenza del nuovo Salvatore, in nome dell’ortodossia dei mercati e nel solco della continuità: inflessibile legge del taglione per i piccoli peccatori, indulgenza plenaria per tutti gli altri senza pagare pegno. Punire (“rieducare”, come non manca di ricordare con razzistica supponenza la stampa anglosassone) i più per salvarne pochissimi; togliere ai poveri senza nulla levare ai ricchi.
Pertanto, nell’ineluttabile proletarizzazione dei ceti inferiori (ce lo chiedono i mercati), ogni eccezione si configura come un atto “rivoluzionario”. Va da sé che, nell’accezione chiaramente negativa che i nostri ‘liberali’ attribuiscono al termine, rivoluzionario è sinonimo di sovversivo.. bolscevico.. e (tanto per stare al passo coi tempi) terrorista. Per quanto, con il passaggio ad una destra ottocentesca, anche gli anarchici sono tornati molto di moda.
L’unica eccezione ammessa è la “rivoluzione liberale”, che sancisce il primato delle elite tecnocratiche (rigorosamente eterodirette da vari consigliori) sugli organismi di rappresentanza democratica e sulla declinazione delle prerogative parlamentari a vantaggio del governo ‘tecnico’, nel congelamento della ‘politica’, come non si stanca di esemplificare mirabilmente il sempiterno Paolo Mieli. Naturalmente, qualunque forma di democrazia diretta o movimentismo di base è stigmatizzato con orrore assoluto, quindi opportunamente biasimato sui giornali e manganellato nelle piazze, in quanto fastidioso elemento di disturbo nel ritrovato ordine naturale dei mercati egemoni. Su questo, il nuovo ministro di polizia, Anna Maria Cancellieri, è chiarissimo. Tuttavia, anche la lacrimosa Elsa Fornero (variante sabauda del chiagni e fotti), dinanzi al dissenso creatosi dinanzi alla sue ineludibili riforme, sembra auspicare una restrizione del diritto di sciopero, in un crescendo di eccezioni ‘tecniche’ all’ordinamento costituzionale che infatti si vuole rottamare.
Di fatto, si tratta di una sospensione sostanziale delle funzioni democratiche, tramite una loro rappresentazione cerimoniale, che ne preserva in apparenza la forma svuotata di senso, conforme alla volontà dei “mercati” e senza gli eccessi dei baccanali berlusconiani, all’insegna di una ipocrita concordia ordinum su intercessione presidenziale.
In tale prospettiva, com’era prevedibile, il governo Monti ha riacceso gli entusiasmi troppo a lungo sopiti dei rispettabili vegliardi istituzionalizzati di un liberalismo manieristico, cosmopolita, magari dalle venature progressiste, ma più spesso con barra rigorosamente al centro e inclinazione a destra, posti da sempre alla direzione girevole dei principali quotidiani nazionali.
Tuttavia, la ‘nobiltà’ per rifulgere ha bisogno della ‘miseria’… Anche i palazzi più sontuosi, tra stucchi dorati e corridoi marmorei, nascondono inevitabilmente le latrine per la servitù di infimo livello….
Pertanto, nel generale peana verso le magnifiche sorti progressive dei professori al governo, non potevano mancare per meri calcoli di bottega ideologica, senza alcuna idealità, le storiche baldracche della prostituzione a mezzo stampa che esaltano la funzione salvifica del “mercato”, travestite da vestali liberiste convertite al credo dell’efficienza tecnocratica.
È quasi curioso osservare i vari Ferrara, i Belpietro ed i Sallusti, che dal fondo dei loro osceni giornalini assistiti concionano di libero mercatomeritocraziacompetenzaprevalenza del Privato
Parliamo di gente che se davvero si ponesse in libera competizione sul mercato privato, in base ai risultati effettivi ed al ritorno economico della loro attività, avrebbe chiuso bottega da un pezzo!
 Il più imbarazzante è il sempreverde Giuliano Ferrara, liberista intransigente, ostensore del mercato libero e selvaggio…
Uno assunto in RAI, per sfacciata raccomandazione, con una trasmissione misconosciuta, che persiste nella messa in onda (catastrofica per i bilanci aziendali) unicamente per referenze politiche.
Uno che non perde occasione di dare lezioni di ultra-liberismo, invocando meritocrazia e concorrenza, ma che evidentemente reputa assai coerente incassare 3 milioni e mezzo di euro (per l’esattezza: € 3.441.668,78), grazie ai contributi pubblici per l’editoria, per la messa in stampa de Il Foglio. A proposito di taglio dei privilegi, L’Avanti! del latitante Lavitola nel 2010 ha incassato 2.530.640,81 di euro.
Un altro manipolo, assai convinto quando si parla di licenziamenti altrui e cacciata dei lavoratori in nome del risparmio e dell’efficienza produttiva, è la tripletta Belpietro-Feltri-Sallusti, che solitamente si passano il testimone nelle due imbarazzanti pubblicazioni fasciste, conosciute come Libero e Il Giornale. Scampoli di Ventennio. In particolare, quell’ossimoro giornalistico chiamato provocatoriamente “Libero”, tra il 2003 ed il 2009 ha beneficiato di finanziamenti pubblici per 40 milioni di euro, percepiti illegalmente, tramite la costituzione fittizia in cooperativa editoriale. È evidente che le esecrate cooperative, quando fanno comodo, piacciono assai ai sedicenti liberisti in rigorosa camicia nera d’ordinanza.
Questi sono solo i casi più lampanti, ma l’elenco è lungo. Naturalmente, questi non sono sprechi, non costituiscono privilegi e posizioni di rendita, ma solidi baluardi di libertà da mantenere ad oltranza e assolutamente da non tagliare. Meglio chiudere scuole ed ospedali per fare cassa. Meglio ribassare i salari per incentivare la concorrenza. Meglio tagliare i sussidi per i licenziamenti, che si vogliono facili e senza limiti.
Ad essere sinceri, il direttorio tecnico ha previsto una poderosa sforbiciata alla pubblica sovvenzione di questi parassiti di carta. A partire dal 2014. Il presidente Napolitano, solitamente così solerte ad offrire la sponda ad ogni diktat del Governo Monti, ha già espresso la propria netta contrarietà.
Non è dato da sapere la richiesta dei mercati in proposito; né risultano impellenze dall’Europa, che nel merito sembra aver esaurito le buste da lettera.

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(30) Cazzata o Stronzata?

Posted in Zì Baldone with tags , , , , , , , , , , , , , on 31 agosto 2011 by Sendivogius

Classifica AGOSTO 2011”

 Complice la manovra finanziaria aggiuntiva, mai estate fu più loquace e ciarliera per quella casta di politicanti, così degna del miserabile paese che li sceglie a suoi rappresentanti e che pervicacemente riconferma ad ogni mandato.
Ma sarà meglio sorvolare sui pugnetti spastici del cerebroleso cassanese, perdendoci nell’interpretazione dei suoi grugniti secessionisti…
Non ci soffermeremo sulle deiezioni “mefistofeliche” dell’Abominevole Verro della Padania, il porcino Roberto Calderoli, quanto mai convinto che una stronzata al giorno levi la crisi di torno…
Taceremo sulla ragioneria creativa del tributarista di Sondrio e sul suo pallottoliere magico…
Non parleremo dei ruttini fiscali del Ceronato di Arcore ed i miagolii della sua corte di Amerikani a Montecitorio…
E non parleremo della manovra economica del Governo d’Agosto. Innanzitutto perché non c’è. E poi perché nella sua stesura in continuo mutamento è inconsistente per misure, cifre e copertura dei saldi di bilancio, giacché cambia ogni cinque minuti. A giudicare dalla filosofia che ne ispira l’impianto tutto aleatorio, non è solo classista ma punitiva. È infatti una “manovra” che sembra studiata per colpire tutte quelle categorie e quella metà di italiani che, erroneamente, gli spin-doctor delle libertà littorie giudicano ‘colpevoli’ di non aver votato o sostenere l’imperium del Nano catramato.
Si concentra unicamente sui redditi fissi; massacra i contribuenti onesti e premia gli evasori di ogni risma e grado. Colpisce il “pubblico impiego” in senso lato, con una pervicacia punitiva che rasenta la paranoia: sospensione delle liquidazioni; decurtazione delle trediscesime; taglio degli stipendi; blocco dei contratti e introduzione della super-tassa. A queste si aggiungono poi le proposte padane di tagliare le pensioni di reversibilità per le vedove.
No al contributo di solidarietà per i professionisti privati, ma sì per quelli del pubblico. No all’imposta aggiuntiva sui capitali scudati degli evasori. No a qualsiasi misura di tassazione su beni di lusso e grandi patrimoni immobiliari. Si millanta una nuova lotta all’elusione fiscale, ma intanto si studia l’ennesimo condono tombale.
Nessuna riforma strutturale, ma la solita pletora di interventi parcellizzati per tappare le falle più evidenti nel sistema. Della grande manovra tremontiana alla fine rimangono i provvedimenti ispirati dal livore del Ministro alla Disoccupazione, Maurizio Sacconi: vendicatore craxiano e repubblichino sociale della sussidiarietà, intento a spazzare via con raro livore ogni forma di tutela sindacale e garanzia contrattuale, con la miserabile complicità dei due sindacati gialli (CISL-UIL) organici alla cricca governativo-confindustriale. Si smantellano i servizi al cittadino e lo Stato sociale, da regalare in pasto al lucro dei privati, senza nessun reale risparmio di spesa.
In compenso, gli unici punti rimasti intonsi, e a prova di revisione, sono infatti la cancellazione di tutte le feste nazionali non religiose, che agli occhi del direttorio clerico-fascio-piduista, che sta stuprando l’Italia, hanno tre gravissimi torti: essere laiche; antifasciste; e in odore ‘sinistro’…
Si festeggerà dunque la Befana, ma non la fondazione della Repubblica italiana.
Si celebrerò il Ferragosto con l’assunzione della Madonna in cielo, ma non la festa dei lavoratori (che del resto sono assai poco gettonati di questi tempi).
Si puniscono naturalmente le cooperative, per antonomasia “rosse”, ignorando che la maggior parte dei consorzi cooperativi sono in realtà legati a realtà cattoliche ed al mondo ex-democristiano; e dimenticando che oltre la metà delle coop italiane è riunita sotto la sigla di Confcooperative, che certo non spicca per i suoi orientamenti a ‘sinistra’.
Si puniscono i laureati, ai quali si cerca di inibire il riscatto degli anni universitari; misura fondamentale per castigare ex post una categoria intellettuale, dove si potrebbero annidare molti ex sessantottini.
I vizi di incostituzionalità e l’abnormità delle iniquità sperequative contenute in questa sedicente manovra economica sono più numerose delle mignotte che affollano le alcove del papi nazionale. Resta un mistero totale su come tali provvedimenti possano mai garantire un gettito annuale di 45 miliardi di euro. Si attendono gli appelli dall’austero inquilino del Quirinale, che in periodo estivo non ha trovato niente di meglio che fare atto di sottomissione agli integralisti in affari di CL, per votare con solerzia questa incredibile porcheria, tutti insieme appassionatamente.

Hit Parade del mese:


01. EQUE SODDISFAZIONI

[30 Agosto.] «Sono molto, molto soddisfatto perchè adesso la manovra correttiva è stata migliorata, senza modificarne i saldi, ed ora è più equa e sostenibile.»
(S.Berlusconi, l’Imparziale)

 


02. LAVORARE DI PIÙ. E FARLO GRATIS!

[11 Agosto] «Gli operai regalino cinque giorni lavorativi all’anno per un periodo limitato, diciamo cinque anni, all’impresa per cui lavorano»
 (Andrea Tomat, presidente di Confindustria per il Veneto)


03. DIO DI DENARI

[12 Agosto] «In una società liberale, al povero si dovrebbe chiedere: che cosa hai fatto dunque di male se Dio ti punisce con il sudiciume della povertà, anziché con l’ordinato lindore del benessere?»
(Paolo Guzzanti, un miserabile ricco)


04. POTREI MA NON VOGLIO

[14 Agosto] «Vorrei che si affrontasse questa crisi in modo saggio e coraggioso, difendendo e promuovendo i diritti di tutti […] prima di difendere i privilegi acquisiti di alcuni»
 (Dionigi Tettamanzi, l’Esentasse)


05. DATE A CESARE…

[20 Agosto] «Se ognuno facesse la propria giusta parte le cose sarebbero risolte, rinunciando a benefici eccessivi e privilegi. Bisogna fare appello alla coscienza di tutti perché questo dovere possa essere assolto da ciascuno per la propria giusta parte»
(Angelo Bagnasco, il Simplicissimus)


06. COMPLOTTO DEMO-PLUTO-MASSONICO

[14 Agosto] «La massoneria vuol mettere le mani sui soldi della nostra gente; vuole vendere le nostre banche alla Francia e alla Germania»
(Umberto Bossi, il Pugnetta)


07. SEGRETO DI STATO

[05 Agosto] «Non si può dire che sostanzialmente lo Stato è mandante o spettatore passivo di stragi.»
 (Fabio Garagnani, l’Institor)


08. OBBEDISCO

[14 Agosto] «Sono un uomo di apparato: se il partito mi ordina di lasciare una delle cariche, io obbedirò.»
 (Luigi Cesaro, il Leninista)


09. DIAFANE PRESENZE

[24 Agosto] «Senza l’apporto dell’Italia, Gheddafi non sarebbe caduto. Il nostro Paese ha svolto un ruolo fondamentale»
 (Ignazio La Russa, l’Indispensabile)


10. GRATIFICAZIONI

[24 Agosto] «Io non mortifico nessuno. Sono un professore universitario da decenni»
 (Renato Brunetta, il Gratificante)

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SPESE DEMOCRATICHE

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 8 luglio 2011 by Sendivogius

Se l’attuale recessione economica è una percezione psicologica alimentata da una stampa malevola, non si capisce perché il governo dell’Ottimismo e dell’Amore stia vagliando la concreta ipotesi di una manovra aggiuntiva (pervicacemente negata fino a qualche mese fa) da 60 miliardi di euro. Il partito che spergiurava di non mettere le mani nelle tasche degli italiani sembra aver infilato i guanti di lattice e si prepara alla più grande rettoscopia che la storia patria ricordi. Tra le varie ipotesi, si prevede l’introduzione della famigerata “patrimoniale”, insieme alla tassazione di BOT e CCT, aggravata dal taglio generalizzato dei servizi pubblici ai cittadini, indirizzando il grosso dei sacrifici verso lavoratori dipendenti e pensionati (gli unici che le tasse le pagano), e spalmando il massimo degli oneri a carico dei ceti medio-bassi, in quella che si configura sempre più come una vera ‘finanziaria di classe’, che colpisce i deboli e salvaguarda i ricchissimi.
Tuttavia, in attesa di conoscere, nei suoi dettagli normativi, l’esatta natura dei provvedimenti della maxi-manovra di ragioneria tremontiana, a finanza variabile prima ancora che creativa, sarà il caso di ricordare ciò a cui la cosiddetta “Casta” della politica per professione sicuramente non rinuncerà.
Certamente è escluso il taglio delle Province, nella pletorica sovrapposizione di uffici e mansioni, che potrebbero essere benissimo accorpati e distribuiti tra le competenze di Regioni e Comuni.
Soprattutto, le Province hanno il discutibile pregio di moltiplicare poltrone, incarichi e prebende della “Casta”, offrendo un provvidenziale sbocco occupazionale di collocamento politico, con una provvidenziale moltiplicazione di poltrone. E poco importa se il “servizio” costa al contribuente italiano qualcosa come 17 miliardi di euro all’anno. Infatti 110 province sembrano non bastare e già si parla della creazione di nuovi capoluoghi, dopo le mega-concentrazioni metropolitane della Val d’Ossola e di Barletta.
A tal proposito, va sottolineato il provvidenziale intervento salvifico dell’ineffabile Party Dumby, dei riformisti all’amerikana raccolti sotto l’acronimo di una bestemmia, che ha pensato bene di astenersi in presenza del solito e “demagogico” di ddl che ne chiedeva l’abolizione. Ennesima riprova del radicamento sociale dei ‘Democratici’, con la proverbiale sagacia che solitamente ne contraddistingue i vertici. Più pragmatici la Lega ed il famelico PdL, che infatti hanno prontamente votato contro il provvedimento all’unanimità.
Soltanto qualche giorno fa, l’indispensabile ministro Gianfranco Rotondi si esibiva ai cronisti, snocciolando un surreale “conto della serva”, con cui lamentava la vita di stenti e di privazioni alle quali devono sottostare i poveri ‘rappresentanti’ del popolo supino, illustrando le ristrettezze economiche nelle quali versano i nostri onorevoli prostrati dall’insussistenza di indennizzi da fame.
Sarà il caso di riportare un elenco assai approssimativo, e per difetto, degli emolumenti non degni di un Paese civile, che costringono alla disperazione dell’indigenza un migliaio tra deputati e senatori, costretti a sopravvivere con circa 20.000 euro mensili

Lo stipendio di base infatti è di circa 10.000 euro al mese. Una vera miseria se si pensa che la stragrande maggioranza dei deputati staziona in Parlamento non più di tre giorni alla settimana. Non per niente è costretto ad arrotondare la magra paga con altre occupazioni.
A questo vanno aggiunte le cosiddette indennità di carica: dai 335 euro fino ai 6.455 euro.
Fortuna che al magro salario, e per il disbrigo dell’eccezionale mole di lavoro, si possono cumulare i 4.000 e passa euro di indennità per assistenti e collaboratori personali (i c.d. “portaborse”), spesso reclutati tra il parentado (tutti abbiamo famiglia). Da notare che per percepire l’indennità non è necessario fornire alcun contratto di impiego e la cifra viene dunque accreditata sullo stipendio a richiesta del parlamentare.
Poi c’è il rimborso per le spese di affitto: circa 3.000 euro al mese.
Per questo c’è chi si fa intestare appartamenti a sua insaputa.
Dinanzi a simili miserie ci si stringe davvero il cuore. Per fortuna, parlamentari e senatori hanno a loro consolazione e disposizione:

1) TELEFONO CELLULARE gratis, con ricariche illimitate.
2) COMPUTER PORTATILE gratuito.
3) FRANCOBOLLI gratuiti ad libitum per la loro corrispondenza privata ed elettorale.
4) TESSERA DEL CINEMA gratis.
5) TESSERA per il TEATRO gratis.
6) TESSERA per AUTOBUS e METROPOLITANA gratis. Beneficio che solitamente non usano, preferendo muoversi con l’auto blu di servizio, con relativo autista, insieme a tutta la famiglia.
7) Quando invece viaggiano con mezzi propri hanno diritto a “rimborsi benzina” sulla parola, senza la seccante necessità di dover fornire riscontri sull’effettivo kilometraggio.
8) ESENZIONE totale dei pedaggi autostradali.
9) BIGLIETTI gratuiti per i viaggi in TRENO e su VOLI di linea. Ma per risparmiare possono sempre usare gli AEREI DI STATO o, in alternativa, gli elicotteri dell’accondiscendente GdF e dei CC.

Per il loro benessere personale, gli onorevoli possono altresì contare su:
PISCINE E PALESTRE gratis
CURE MEDICHE, e ricovero in cliniche private, gratis.
ASSICURAZIONE INFORTUNI, gratuita ed eventualmente estesa a tutta la famiglia.

A proposito di “famiglia”, i nostri onorevoli negano fieramente ogni riconoscimento alle coppie di fatto per i comuni cittadini, ma estendono coperture, indennizzi e tutele, ai loro eventuali partners conviventi.
Poi ci sarebbero i vitalizi erogati dopo soli 3 anni e mezzo di legislatura e le pensioni riscuotibili a partire dal 56esimo anno di età, mentre si parla di elevare l’età pensionistica dei comuni mortali a 70 anni con almeno 40 anni di contributi.
 Ma, si sa, il politico di professione è un precario che deve affrontare il dramma della ricollocazione.
Per questo perfetti incompetenti vengono piazzati nei CdA di mezza Italia, come “consiglieri” o “presidenti” con remunerazioni che, nell’ipotesi peggiore, per i più sfortunati superano i 200.000 euro all’anno. Ma, se si fanno fallire aziende come ALITALIA, si può cumulare un compenso superiore al milione e mezzo di euro in soli sette mesi, come nel caso del letale Giancarlo Cimoli: l’Attila transitato prima alle Ferrovie e poi alla compagnia di bandiera.

Nei primi mesi del 2010, Mario Ristuccia, procuratore generale della Corte dei Conti, stilò una relazione dettagliata sugli sprechi e le macroscopiche inefficienze della Pubblica Amministrazione, guidata dalla rapace mano della politica istituzionale.
In proposito, il giornalista Roberto Petrini ebbe a scrivere:

«Si comincia con il capitolo delle opere incompiute e lasciate a se stesse. Si va dal reparto di radioterapia di Sora, realizzato, attivato inaugurato e chiuso pochi giorni dopo, alla storia del palasport di Piancavallo in Friuli, costruito con la logica dell'”evento” nel 2003 e oggi inutilizzato e pieno di ragnatele.
Lo stato della sanità, come emerge dalle parole del Procuratore generale Ristuccia, non desta minore allarme: non ci sono solo “spese inutili” ma anche “fenomeni particolari di mala gestione”. Si elencano “inefficienti e costosi programmi di screening anti-tumorale” della Regione Calabria, le “eccessive prescrizioni di farmaci” fino ad arrivare a “sconcertanti interventi chirurgici non necessari”. Senza contare vicende grottesche, anche questa cadute sotto l’occhio della Corte dei Conti, come l’operazione “dentiere gratuite”, promesse dalla Regione Lazio a 700 mila vecchietti e finite con un clamoroso ammanco di denaro.»
 La Repubblica (18-02-2010)

Ma non mancano considerazioni sullo stato disastrato della riscossione fiscale, delle truffe a ciclo continuo, e della pessima gestione amministrativa della nostra classe politica di ogni risma e colore:

«Se si volge l’occhio al fisco la situazione, anche in questo caso, mescola cattiva gestione a vere e proprie truffe. E’ il caso, citato dalla Corte, degli oltre 200 mila falsi atti di riscossione nei confronti di evasori inventati da molte società concessionarie (oggi fortunatamente scomparse e sostituite nella loro funzione dalla struttura pubblica Equitalia). Un capitolo a parte è costituito dall’immenso caso dei prodotti della turbo-finanza, sottoscritti da molti piccoli comuni della provincia italiana: dopo la crisi del 2007-2008 hanno subito un bagno colossale con la perdita del 50 per cento valore complessivo dei contratti. Le colpe? Le sottoscrizioni, spiega la Corte dei Conti, sono state fatte da enti di modeste dimensioni “generalmente sprovvisti di strutture e professionalità idonee ad esprimere valutazioni di ordine economico-finanziario”.
Non mancano le consulenze, ovvero gli incarichi “illegittimamente conferiti” dalla pubblica amministrazione: dalla tabella allegata alla “Relazione” risulta che su 1.077 sentenze di primo grado il 5,7 per cento ha riguardato questa delicata materia.»

E poi ci si meraviglia se qualcuno avanza perplessità sui 16 miliardi di spesa preventivati per la realizzazione della contestatissima TAV.
È chiaro che la causa primaria della voragine di conti pubblici sono sicuramente i precari della “Italia peggiore” e i pensionati al minimo sociale che gravano sui conti INPS.
Poi c’è qualche acuto osservatore, finanziato coi fondi dell’editoria assistita (altro bel serbatoio di sprechi e privilegi), che si meraviglia del trionfo dell’anti-politica e di certe derive nichiliste…!

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