Archivio per Povertà

(115) Cazzata o Stronzata?

Posted in Zì Baldone with tags , , , , , , , , , , , , , , on 30 settembre 2018 by Sendivogius

Classifica SETTEMBRE 2018”

Non che non ci avesse provato pure l’Unto… quello originale, non la caricatura catramata!
A suo tempo, circa duemila anni fa, un altro cazzaro di successo aveva moltiplicato i pani ed i pesci… trasmutato l’acqua in vino… Persino resuscitare i morti gli era sembrato più facile… ma di eliminare la povertà proprio non c’era stato verso.
Alla fine, dove non era riuscito neanche Gesù Cristo, ha potuto Giggino ‘O Sarracino, stabilendo l’abolizione della povertà per decreto. E non sappiamo se siano previste severe sanzioni, per i trasgressori che dovessero ostinarsi a restare poveri; certo per boicottare la benemerita opera del Governo del Popolo. Da oggi dunque è stabilito a norma di legge che la povertà non esiste più. E se lo annuncia Giggino, l’Evita affacciata al balcone insieme allo stato maggiore del Popolo Sovrano, se ne può star pur certi.
Poi vabbé! Le parole, come la scelta dei simboli, sarebbero anche importanti… E pare che al “governo del cambiamento” non gli riesca proprio di affrancarsi da questa parodia del ventennio mussoliniano: con quello che gira in felpa declamando i motti del duce malanima (molti nemici, molto onorenoi tireremo drittome ne frego!) e quest’altro affacciato al balcone, con la claque autoconvocata dei meravigliosi pupazzi a 5 stelle (non esattamente la folla dei grandi eventi), per l’occasione adunati in notturna sotto al balconcino di Palazzo Chigi (quello di Piazza Venezia non era disponibile), in una di quelle carnevalate destinate a fare storia attraverso la sgangherata sceneggiata fascio-peronista.
Bene, ora che è stata abolita la povertà (ed alzi la mano chi negli ultimi dieci anni ha trovato un posto di lavoro rivolgendosi ai “centri per l’impiego”), adesso che tutti avranno garantito un “reddito di cittadinanza” (todos caballeros!) comodamente a domicilio, ci sarebbe pure quell’annosa questione sul reperimento dei fondi e delle coperture (roba da congiura dei tecnocrati), in attesa di saccheggiare la Cassa Depositi e Prestiti, come è probabile che avverrà in assenza di liquidità…
In genere, durante le “rivoluzioni”, benché questa ne sia solo una farsa, quando non si hanno i soldi per finanziare la spesa corrente al netto delle promesse mirabolanti, di solito li si inventa. O più semplicemente li si stampa. A questo serve la “sovranità monetaria” rimessa nelle mani dei cialtroni, peggio ancora se pescati tra falliti e casi umani.

Nel 1789 l’allora governo del popolo della Francia rivoluzionaria, non potendo finanziare il proprio debito coi prestiti esteri ed avendo un disperato bisogno di rimpinguare le casse dello Stato, ricorse alla massiccia emissione di buoni del tesoro che ben presto assunsero la forma di moneta cartacea a corso forzoso, per gli scambi correnti su valore nominale. Li chiamarono assegnati ed ebbero effetti catastrofici sull’economia francese. Quando le emissioni superarono di gran lunga le garanzie sui prestiti, il governo rivoluzionario trovò più semplice chiudere la Borsa e la pubblicazione dei tassi di cambio, piuttosto che sospendere l’emissione di nuovi bigliettoni senza valore.
 Nel 1913, i rivoluzionari messicani si finanziarono iniziando a stampare a dismisura banconote senza alcuna copertura legale su valore fiduciario, per far fronte alle esigenze amministrative e non incorrere nei rigori del credito internazionale. L’idea ebbe così tanto successo che Pancho Villa per rifornirsi di liquidità arriva a stampare un milione di banconote al giorno, le “lenzuola di Villa” (las sabanas de Villa), tanto che nel 1915 circolano oltre 400 milioni di pesos in biglietti di piccolo taglio. In pratica, durante la rivoluzione costituzionalista, ogni regione stampava la sua cartamoneta (la moneda revolucionaria) che il popolino inondato da tanta abbondanza chiama dinero villista, o anche “bilimbique” perché ai peones ricordava i buoni acquisto che un certo William Weeks (da lì la deformazione del nome) pagava ai minatori della Cananea Company al posto dei salari.
E fu così che tutti ebbero più banconote nelle tasche e meno denaro reale da spendere. Oggi ci sarebbe l’euro ed il giochino non è tanto riproponibile. Ma dalla moneta unica si può sempre uscire… Perché qui siamo un bel passo oltre le vecchie “svalutazioni competitive” e l’assistenzialismo clientelare di stampo democristiano, nel Bengodi ritrovato della munifica Manovra del Popolo

  Hit Parade del mese:

01. ABOLITA LA POVERTÀ

[25 Set.] «Con la pensione di cittadinanza e il reddito di cittadinanza che introdurremo in questa legge di bilancio avremo abolito la povertà.»
(Luigi Di Maio, l’Elemosiniere)

02. MORANDI A 5 STELLE

[21 Set.] «L’obiettivo non è solo quello di rifare bene e velocemente il ponte Morandi, ma di renderlo un luogo vivibile, un luogo di incontro in cui le persone si ritrovano, in cui le persone possono vivere, possono giocate, possono mangiare.»
(Danilo Toninelli, sempre più concentrato)

03. NEMICI DEL POPOLO

[30 Set.] «PD e Forza Italia nemici dell’Italia. Fanno terrorismo mediatico. Vogliono far schizzare lo spread sperando in un colpo di stato finanziario.»
(Luigi Di Maio, il Popolo incarnato)

04. LA DITTATURA DEI VACCINI

[05 Set.] «Vaccinazioni coatte. Ecco il nuovo programma biopolitico voluto dall’aristocrazia finanziaria turbocapitalistica. La quale tratta i popoli precarizzati alla stregua di armenti senza dignità, con patrizio disprezzo e metodi sempre più totalitari»
(Diego Fusaro, il Turbocazzaro)

05. POLVEROSI LIBRI

[09 Set.] «Sono figlio della contestazione globale, erano tempi in cui ci si opponeva. Ho un padre insegnante e un fratello professore, quindi ho sempre respirato scuola e per questo sono preparatissimo. Non mi sono diplomato per ribellione. Quello che c’è da sapere non si impara sui polverosi libri»
(Mario Pittoni, il leghista presidente della commissione istruzione al Senato)

06. MODERNITAS

[11 Set.] «Voglio introdurre in Italia il ‘convenant marriage’ americano, una forma di matrimonio indissolubile»
(Simone Pillon, Torquemada leghista)

07. MA ANCHE NO!

[29 Set.] «Ancora una volta siamo noi a dover salvare il paese che amiamo»
(Silvio Berlusconi, il morto che parla)

08. CONTRIZIONI

[20 Set.] «Sono sei mesi che faccio autocritica»
(Matteo Renzi, il Modestissimo)

09. INCUBI

[29 Set.] «Non dobbiamo salvaguardare l’occupazione, ma i sogni delle persone»
(Davide Casaleggio, il Milton Friedman de noantri)

10. TI HA FATTO MALE, PICCOLO?!?

[24 Sett.] «Asia Argento mi ha violentato»
(Jimmy Bennett, il Violato)

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Bagliori nel buio

Posted in Stupor Mundi with tags , , , , , , , , on 16 luglio 2017 by Sendivogius

Siamo usciti dal tunnel.
Stiamo continuando su una strada stretta,
ma sono ottimista perché vedo questo sentiero allargarsi.”

Pier Carlo Padoan
(15/07/2017)

Eccone un altro che ha visto “la Luce”! Prima di lui, era già toccato a Mario Monti: l’incompreso salvatore della patria, che è costato agli italiani peggio di una guerra perduta. Correva l’annus horribilis 2012 e per scongiurare l’arrivo della famigerata “troika” gli imbelli cialtroni di una politica parolaia e inetta chiamarono qualcosa di persino peggiore: un direttorio tecnocratico di biodroidi geneticamente modificati che, tra propedeutica del rigore e padagogia del castigo, incise il corpo vivo della nazione in una grande operazione di macelleria sociale, sperimentata su scala di massa nella sostanziale acquiescenza di un parlamento commissariato. Celebrarono il funerale di un Paese disossato e lo chiamarono rinascita, scambiandolo per un trionfo [QUI].
A distanza di cinque anni, il tunnel è sempre quello. L’orizzonte degli eventi è lo stesso buco nero, dove l’Italia sembra sprofondare, risucchiata via nell’irrilevanza di un tessuto sociale allo sfascio.
Ma il ministro Padoan, altro fenomeno tecnico prestato alla politica, lo stesso che nell’estate del 2016 (appena un anno fa) spergiurava su come il sistema bancario italiano non si trovasse in una crisi sistemica, assicurando di quanto fosse solida la tenuta [QUI], ci tiene ad illustrare gli impressionanti risultati di tanto ottimismo. E dunque vediamoli insieme alcuni di questi prodigi dell’economia, nel più ampio solco delle “riforme per la crescita” che il Bullo di Rignano non si stanca mai di strombazzare in giro dai megafoni dei suoi Cinegiornali Luce. Per il raffronto, potete accedere alle pagine di uno dei quotidiani meno ostili alle immaginifiche sorti progressive dell’ennesimo governo del fare, aggiornati al Maggio 2017

Debito pubblico: 2.280 miliardi di euro.

Reddito pro-capite: 8 milioni di italiani si trovano “in condizioni di grave deprivazione” (leggi: poveri); di questi, 4.600.000 vivono sotto la soglia di povertà. Molti di questi sono poor-workers; ovvero, persone che pur avendo un regolare lavoro percepiscono stipendi troppo bassi per poter vivere dignitosamente. A tutt’oggi il reddito degli italiani permane sotto i livelli del 2012.

Notare i commenti

Occupazione (Jobs Act!): a Maggio la disoccupazione giovanile, in controtendenza rispetto al resto della UE, si impenna al 37%. Nonostante la “liberalizzazione del mercato del lavoro”, ed i miliardi buttati per ingrassare i padroni delle ferriere di Confindustria, la disoccupazione resta inchiodata all’11,3%. E peccato che nella statistica non vengano conteggiati gli oltre due milioni di “inattivi” e “scoraggiati”, che diversamente farebbero schizzare il tasso di disoccupazione al 23,8%. In compenso, per essere computati nella lista degli occupati, basta lavorare almeno un’ora a settimana. E’ la statistica creativa, al servizio della propaganda di governo.

Luigi Marattin, Juventino, Economista all’Universita’ di Bologna, Consigliere economico della Presidenza del Consiglio, è un altro di quei pupazzi di stretta osservanza renziana, promossi al rango di “consiglieri” del Principe in virtù del fondamentale prerequisito di essere gggiovani.

In un tempo remoto, si sarebbe detto che una risata li avrebbe seppelliti…
Peccato che oggi ci sia ben poco da ridere.

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MISERERE

Posted in Masters of Universe with tags , , , , , , , , , , , , , on 9 dicembre 2010 by Sendivogius


Nell’Italia felix, dove la crisi è solo una “percezione psicologica” alimentata dai soliti kommunisti, secondo un’indagine della Confesercenti l’84% degli italiani ha grosse difficoltà a corrispondere le rate del mutuo o ad onorare il pagamento dell’affitto a fine mese. Sulla questione, gli studi della Banca d’Italia certificano l’insolvenza del 5% delle famiglie italiane.
La notizia, riportata dai maggiori quotidiani, è ripresa in uno stringato ed eloquente articolo pubblicato su un noto giornale bolscevico [QUI].
Le conseguenze pratiche consistono in un record delle iscrizioni ipotecarie e del pignoramento di immobili [QUI], che sembrano colpire soprattutto l’Italia settentrionale ed il florido Nord-Est [QUI]. Tuttavia, il dramma di non potersi più permettere un alloggio, o di vedersi venduta all’asta la propria abitazione, è altresì oggetto di raffinate considerazioni da parte di pensatori compassionevoli:

«Se uno a 37 anni non è in grado di pagarsi un mutuo o un affitto è un fallito!»

 Lo afferma Alessandro Sallusti con la boriosa sicumera che lo contraddistingue, dall’alto della sua poltroncina blindata di giornalista organico da regime, durante la trasmissione EXIT del 01/12/10 in onda su La7.  Al personaggio avevamo già dedicato un piccolo ‘cammeo’ [QUI] nell’ambito di un discorso più esteso.
Nipote di uno dei tanti fucilatori di Salò (ricambiato con la legge del contrappasso), il vincente Sallusti è il tipico esponente di certo cattolicesimo integralista che si batte per il conferimento dello status giuridico ad un grumo di cellule chiamato “embrione” e considera un’esaltante esperienza di vita lo stato vegetativo di coloro che versano in coma irreversibile, negando ogni ipotesi di “testamento biologico”. Però non perde occasione per esibire tutto il proprio disprezzo per coloro che, vegeti e senzienti, hanno la gravissima colpa di essere poveri, o stranieri, ovvero “noti omosessuali attenzionati”, contro i quali ci si compiace di essere cattivi.
Cresciuto all’ombra degli amichetti della parrocchietta, per il bravo Sallusti c’è sempre un posto pronto nei giornalini editi dalla Curia ma rigorosamente pagati dallo Stato.
In alternativa, bazzica le testate ultra-reazionarie del gruppo Monti-Riffeser, collegate alla famiglia dell’ex “petroliere nero” Attilio Monti.
A livello professionale, si fa le ossa come giornalista di cronaca al Messaggero, quindi al Corriere della Sera (dove diventa caporedattore), e soprattutto bruca al pascolo di Indro Montanelli: alfiere del conservatorismo di matrice liberale e vacca sacra del giornalismo italiano.
Montanelli resta un caso interessante di mitismo e mitomania, che sembra aver fatto proseliti soprattutto a sinistra… Variante meneghina del “Cieco di Sorrento”, il sulfureo Cilindro dalla redazione de ‘Il Giornale’ finge di non vedere cosa sia la destra italiana e chi sia il suo editore, “turandosi il naso” oltre che coprendosi gli occhi, prima del brusco risveglio.
Infatti, dopo la militarizzazione berlusconiana, il quotidiano si trasforma nel giornaletto padronale dello squadrismo a mezzo stampa, divenendo la roccaforte della Vandea editoriale che raggruppa il gotha contemporaneo della ‘Reazione’ clerico-fascista. In questo allettante contesto professionale, l’indipendente Sallusti, insieme agli  onnipresenti  Feltri e Belpietro, appartiene alla Sacra Trimurti a libro paga, che si alterna alla direzione dei principali quotidiani conservatori, trasformati in uffici di difesa ad oltranza degli interessi del Capo. Nell’ingaggio  militante,  si  distingue come specialista nei ‘lavori sporchi’ di penna e manganello. Più che un giornalista sembra un ausiliare del collegio difensivo, pronto ad immolarsi ovunque ci siano da perorare le cause personalissime del suo editore e padrone.
Ed al meritocratico Sallusti non sono certo estranei i vantaggi legati alle posizioni di rendita dell’editoria assistita… Certo non è un problema far quadrare i bilanci e rimpinguarsi lo stipendio, quando si è direttori di giornalini dalla tiratura irrisoria come Libero, beneficiato però da circa 40 milioni di euro di finanziamenti pubblici in soli 7 anni.
Facile pagarsi il mutuo a queste condizioni, comodo il lavoro con simili coperture in così altolocata sede, se non fosse per quell’inestinguibile alitosi di certi funerei maior domus che impegnano la propria favella in mansioni non proprio ortodosse…

«Con la caduta del berlusconismo, si spera, sarà interessante verificare se per caso finisce anche questa terrificante riunione di condominio che dura da anni nei salotti Rai e ha ormai sfondato il livello del grottesco. Queste venti o trenta personcine di folgorante mediocrità che fingono ogni sera di litigare, non importa quale sia il programma, e poi vanno tutti insieme a far casino in trattoria coi soldi del canone.
Sarebbe tutto soltanto ridicolo, se questa pagliacciata non fosse diventata l’unica rappresentazione del dibattito pubblico per milioni di cittadini e un’intera generazione di giovani. Agli ultimi, in particolare, va detto che nel mondo civile la tv pubblica non funziona in questo modo.
Nei dibattiti televisivi sulle reti pubbliche in Gran Bretagna, Germania, Francia, Spagna, tanto per cominciare gli ospiti non sono così maleducati. I conduttori, gente seria, li correggono quando citano un dato o un fatto sbagliati. Pazzesco, vero? I giornalisti si dividono anche là fra quelli di destra e quelli di sinistra, ma di fondo fanno i giornalisti. Quelli di destra per esempio non sono stipendiati dal presidente del Consiglio e non passano la vita a esaltare l’editore, perché nel resto del mondo i giornalisti si vergognano di fare i servi.
Gli esperti di economia sono veri esperti di economia, chiamati perché magari insegnano in grandi università o hanno vinto un Nobel e non perché portano una barba da carnevale, la giacca fucsia e il farfallino arancione, come quel tale Oscar Giannino. Un profeta del neoliberismo che invoca tagli e massacri sociali dall’alto di una carriera trascorsa a scrivere su giornalini mantenuti coi soldi pubblici, al solito buttati nel cesso, nel caso specifico La Voce Repubblicana, il Foglio, Libero e Il Riformista.
Nelle televisioni civili naturalmente è impensabile organizzare sessanta o settanta puntate di talk show, con compagnia fissa e plastico del luogo del delitto, per fare audience sull’assassino di un bambino o una bambina. In compenso se il premier viene beccato a frequentare giri di minorenni, usa la decenza di presentarsi alla tv pubblica e rispondere a tutte le domande dei giornalisti, invece di fare lo spiritoso e mandare il personale in giro per studi con il mandato di difenderlo, in genere insultando gli interlocutori.
Ora, non si pretende che i televisionari italioti e i loro degno dirigenti, affaccendati come sono a leccare gli stivali dei padroni, si comportino come i loro colleghi liberi. Ma almeno una riverniciata la parco ospiti, un pò di rispetto per l’intelligenza del pubblico a casa, sarebbe già un enorme passo avanti o come va di moda dire adesso per ogni minima fesseria: una grande riforma.»

 di Curzio Maltese 
 (26 Novembre 2010)

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