Archivio per Potere

Il verbo dei signori

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , , , , , on 29 maggio 2017 by Sendivogius

Di parole, quando se ne hanno di così fulminanti, non ne servono altre…

“BASTA LA PAROLA”
di Alessandra Daniele
(28/05/17)

«Dopo essersi scagliato varie volte contro i mercanti d’armi, Papa Bergoglio la settimana scorsa ha ricevuto in pompa magna il più grosso mercante d’armi del mondo, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Il quale, dopo aver piazzato 110 miliardi di dollari di armi ai principi sauditi, maggiori sponsor del terrorismo islamista, ha loro raccomandato con un solenne discorso ufficiale di combattere il terrorismo islamista.
Basta la parola.
Quello che s’è svolto in Vaticano è stato dal punto di vista mediatico una specie d’incontro fra materia e antimateria. Se Donald Trump è unanimemente disprezzato dai media mainstream, che tifano per il suo impeachment con una furia da ultras, Papa Bergoglio gode d’una estasiata idolatria indiscussa. Persino fra gli opinionisti atei solitamente mangiapreti è considerato un imprescindibile obbligo sociale adorarlo, e dichiararlo l’unico leader credibile del pianeta, l’unica speranza di riscatto per i poveri e i perseguitati.
Se Wojtyla era famoso ma controverso come una rockstar, Bergoglio in arte Francesco non è nemmeno in discussione. È santo subito. A prescindere.
Ma perché i media mainstream ci tengono tanto a santificare qualcuno che dice cose apparentemente così contrarie all’establishment? Perché le dice, ma non le fa.
Al netto di slogan e gadget tipo la Misericordina, quali sostanziali cambiamenti concreti il suo pontificato ha davvero portato finora?
La Chiesa ha rinunciato alle sue ricchezze terrene per devolverle ai poveri, aprendo i propri palazzi a profughi e rifugiati?
No.
Non ha nemmeno rinunciato all’otto per mille, né alle detrazioni fiscali.
La Chiesa ha abolito il malsano celibato obbligatorio per i consacrati, ha aperto al sacerdozio femminile, ha smesso di definire l’aborto un infanticidio?
Macché.
Non ha nemmeno smesso di fare pressioni indebite sul parlamento italiano, cercando di soffocare le poche già esili leggi sui diritti civili.
Forse però aspettarsi mutamenti così radicali è troppo. Bisogna accontentarsi d’un repulisti, una Mani Pulite oltretevere. Almeno quella c’è stata?
Figuriamoci.
La narrazione, come sempre in questi casi, è che Papa Bergoglio ci stia provando, ma non ci riesca perché bloccato dalle gerarchie, dalle burocrazie, dalle consorterie. Dal TAR. Dal CNEL.
Benché nessun autentico rinnovamento stia avvenendo, Bergoglio è quindi considerato comunque un grande rinnovatore, per quello che dice.
Basta la parola.
E così, con la sua fotogenia ruffiana, il gesuita Bergoglio restaura la maschera benevola del potere che Trump con la sua spudorata mostruosità ogni giorno distrugge.
In un mondo nel quale ormai le élite sono giustamente considerate il Nemico, un leader, anzi un sovrano assoluto che riesca a dare l’impressione che il potere non sia un male in sé, purché si trovi nelle mani “giuste”, è in realtà una benedizione per ‘tutti’ i potenti

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AGITATO, NON MESCOLATO

Posted in Masters of Universe with tags , , , , , , , , , , , , on 13 maggio 2017 by Sendivogius

In Italia, le notizie hanno sempre lasciato il posto alle opinioni, nella libera reinterpretazione dei fatti; meglio se opportunisticamente reinterpretati ogni volta pro domo sua, per un processo inverso dove i fatti sono subordinati alle opinioni (facendo da contorno) e mai viceversa.
In tempi di post-verità, anche la “notizia” è superata, specialmente quando questa difetta di una funzionalità d’uso immediatamente fruibile in termini strumentali, nell’aleatorietà dei “fatti” che più che altro costituiscono un intralcio alle “opinioni”, a maggior ragione se implicano un approfondimento più complesso da essere ricompreso nello spazio di un tweet, e vengono usate come arma di lotta politica a dotazione delle rispettive partigianerie.
Rottamato il principio di realtà, oggi domina la non-notizia: un surrogato artificiale della manipolazione mediatica, costruita ad arte e fatta non per informare ma per condizionare; generare commenti nell’auto-alimentazione della stessa, per polemiche programmate su riproposizione ciclica. Per questo le notizie (insieme ai fatti che ne sono all’origine) vanno più che altro agitati e mai mescolati, perché l’amalgama presuppone il tempo naturale della sedimentazione, lascia spazio alla ponderazione e dunque della riflessione ragionata. E non è questo lo scopo per cui viene creata la non-notizia: il cugino buono della fake news.
Istruzioni per l’uso: prendete una serie di non-notizie. La quantità in eccesso da proporre ad un consumatore abulico serve a saturare l’etere con l’abbondanza dell’offerta, catalizzando l’attenzione attraverso una tensione costante. Sovrapponetele tra loro ed agitatele, senza mai mescolarle; perché se non funziona il primo stock, deve esserci sempre pronta un’altra dozzina di non-notizie di riserva, da proporre al pubblico onde sollecitare lo stimolo al consumo. Pertanto, ripetetele ad intervalli regolari, alternandole tra loro, come un carosello pubblicitario inteso a vendere sempre la stessa merce. Create una serie di stimoli ed aspettative. Confezionate per il pubblico un prodotto su misura di input condivisi, tramite un sistema di induzione, provocazione, e reazione. In tal modo innescherete un meccanismo comunicativo di condizionamento strumentale, che per certi versi ricalca l’effetto pavloviano.
Se rapportata allo scontro politico di un’epoca post-ideologica, che stenta a dare un senso a se stessa, in assenza di qualsivoglia programma o idea, la proposta politica è ridotta ad una guerriglia faziosa tra bande, che si consuma a due livelli ironicamente definibili come endogeno: le faide interne ad una medesima compagine. A cui si accompagna un livello esogeno: la contrapposizione totale tra due gruppi distinti, che trovano la loro ragion d’essere nell’irriducibilità dell’ostilità reciproca, come collante galvanizzante per la coesione interna di una tribù, altrimenti divisa dalle lotte intestine tra clan in competizione per la supremazia.
Esempio pratico: prendete il fenomeno eterodiretto su piattaforma digitale, che si fa chiamare M5S. In un condensato desolante di assurdità e paranoie complottiste, contraddizioni e slogan a buon mercato, nel sostanziale vuoto progettuale per eccesso di idee confuse, che si intrecciano attorno alla narrazione fantastica del “capo politico”, il noto movimento non potrebbe sopravvivere alla riprova dei fatti che svelerebbero tutta l’inconsistenza di un prodotto artificiale di web-marketing. Di conseguenza, così come ogni storia ha bisogno di alimentare il proprio pathos con la presenza di un villain convincente, che dia una ragion d’essere al titanismo eroico del protagonista, allo stesso modo il PD costituisce la nemesi perfetta del notorio “moVimento” e viceversa, come due elementi speculari ad una narrazione uguale e contrapposta che in assenza di credibilità si alimenta del mito del Nemico. Il copione è sempre lo stesso: ogni giorno qualcuno dei cloni selezionati nei casting della Casaleggio Associati, pesca a tema la non-notizia del momento da rilanciare a mezzo twitter su ogni agenzia di stampa disponibile, onde denunciare l’ennesimo scandalo vero o presunto della “casta”, di cui il partito bestemmia è ormai assurto ad emblema ed incarnazione data la sua permanenza di governo. Segue indignazione condivisa dei followers della setta. Processo pubblico in contumacia. Immancabile richiesta di dimissioni di questo o quel ministro…
 E la madonna dei Boschi resta indubbiamente il bersaglio ineguagliabile ed insuperato di ogni offensiva. Del resto è come sparare su un elefante a distanza ravvicinata con un fucile di precisione: non puoi sbagliare!
Segue reazione piccata delle cheerleaders del renzismo militante, che solitamente rispondono accendendo le polveri di un’altra non-notizia, da agitare onde galvanizzare la propria tifoseria, con scontro su ‘social’ con prosecuzione su ‘talk’. Non per niente, the show must go on! Si ravviva il fuocherello di paglia per due o tre giorni fino ad esaurimento. E poi si passa ad altro, in attesa di montare una nuova polemica, giusto per guadagnare le prime pagine delle edizioni on line. Da notare che il meccanismo è assolutamente interscambiabile. Noterete che nessuno dei due schieramenti vi risponderà nel merito dei fatti, stando anzi molto bene attenti a non entrare mai nel dettaglio, circostanziandone le fattispecie di riferimento.
L’ennesimo pretesto di scontro, è stata la pubblicazione dell’ultima opera dell’ottimo Ferruccio de Bortoli. Titolo appetitoso, Poteri forti (o quasi), per un librone di trecento pagine e passa che si pone ai lettori come una raccolta di “memorie di oltre quarant’anni di giornalismo”, per usare le stesse parole dell’Autore, dove si parla di tutto (e di niente in dettaglio). Al “renzismo”, De Bortoli dedica solo una manciata di pagine dal titolo eloquente e più che sufficiente a descrivere il fenomeno per ciò che è: Renzi, ovvero la bulimia del potere personale. C’è da dire che l’Autore ha scritto sul personaggio editoriali assai più fulminanti nella sua attività di giornalista. Qui il tono è più defilato, quasi bonario; parte da una recita di scuse che è quasi un atto di contrizione, con il quale Ferruccio de Bortoli finge di fare ammenda, salvo rincarare la dose col piccolo Napoleone di Rignano. Il tutto è intriso di un’ironia sottile, ma affilata, senza mai perdere il senso della misura. Alla fine il ritratto che viene fuori del putto fiorentino, attraverso un serie di aneddoti, è quella di un arrogante signorotto feudale piombato dalla provincia alla ribalta nazionale, un sostanziale cafone senza altra progettualità che non sia il consolidamento personalistico di un potere fine a se stesso. Niente che di Matteo Renzi non si fosse abbondantemente capito, o non si sia già scritto. Alla Maria Elena Boschi, viene dedicata una sola paginetta (pag.209) su 320 pagine, in un discorso più ampio (estrapolato da terzi), dove peraltro De Bortoli si interroga a mo’ di riflessione personale sul ruolo della massoneria (e massimamente quella toscana) nel consolidamento del potere renziano e le sue ramificazioni nel sistema bancario, riagganciandosi ad una tematica peraltro già affrontata in passato…

«Non ho mai scritto e nemmeno pensato che Renzi sia un massone in una regione nella quale un po’ tutta la classe dirigente lo è. Mi chiedevo soltanto se, parlando del Patto del Nazareno…. le vicinanze tra esponenti dei due schieramenti in terra toscana, fossero spiegabili anche con quell’appartenenza. Una domanda legittima. Una richiesta di trasparenza dal momento in cui si metteva mano addirittura alla Costituzione.
Non c’è nulla di male ad essere iscritti. Non nego i meriti storici della massoneria, anche se ho visto da vicino le sue deviazioni…. In altri paesi la massoneria è un soggetto pubblico. Trasparente. Da noi pare non esistere. Misteriosa. Sembrava addirittura scomparsa, dopo il caso P2 di Licio Gelli, al di là delle apparizioni pubbliche dei vari riti che hanno spesso una valenza un po’ caricaturale e folcloristica. Da noi è un tabù. Si sussurra non si dice, si sospetta non si dichiara, si allude. Ho esagerato, forse, ma nulla mi toglie dalla testa che nel dedalo di rapporti di quella che Ernesto Galli della Loggia ha chiamato “consorteria toscana”, le appartenenza massoniche un ruolo lo abbiano giocato e continuino a giocarlo.»

Questa è una non-notizia che nulla aggiunge al dibattito, ma introduce il pezzo più goloso che De Bertoli infila en passant, chiamando in causa la donna di denari nell’intreccio che unisce a doppio filo governo, renzismo, e potere bancario, lasciando sottintendere la presenza di una longa manus massonica, nella fratellanza acquisita all’ombra di grembiulini e compassi. E lo fa in riferimento ad un articolo di “Libero” dove venivano svelati le frequentazioni tra il faccendiere piduista Flavio Carboni con papà Boschi…

 «Il vicepresidente della banca aretina Pierluigi Boschi, padre di Maria Elena, aveva incontrato il faccendiere sardo in un paio di occasioni durante le quali avrebbe chiesto consigli su chi mettere alla direzione generale dell’istituto. L’allora ministra delle Riforme, nel 2015, non ebbe problemi a rivolgersi direttamente all’amministratore delegato di Unicredit. Maria Elena Boschi chiese quindi a Federico Ghizzoni di valutare una possibile acquisizione della Banca Etruria. La domanda era inusuale da parte di un membro del governo all’amministratore delegato di una banca quotata. Ghizzoni comunque incaricò un suo collaboratore di fare le opportune valutazioni patrimoniali, poi decise di lasciar perdere. L’industriale delle scarpe Rossano Soldini mi ha raccontato di aver avuto molti sospetti sul ruolo della massoneria locale nella gestione dell’istituto. Elio Faralli, che ne fu fu padre-padrone per circa trent’anni, fino al momento in cui fu costretto a lasciare il timone a Giuseppe Fornasari, era notoriamente un massone. Soldini fece molte domande scomode, in particolare sul ruolo del consigliere Alberto Rigotti, il cui voto, probabilmente invalido, fu decisivo per eleggere Fornasari. Rigotti ebbe prestiti dalla banca mai rientrati, e finì in bancarotta col suo gruppo editoriale. I consiglieri dell’Etruria godettero di affidamenti per un totale di 220 milioni di euro. Gli organi statutari erano del tutto ornamentali. Non sarebbe il caso di chiedersi se anche legami massonici o di altra natura non trasparente siano stati all’origine della concessione di troppi crediti facili e della distruzione di molti piccoli risparmi? A maggior ragione ora che alcuni istituti di credito vengono salvati coi soldi dei contribuenti?»

Ferruccio de Bortoli
“Poteri forti (o quasi)”
La nave di Teseo
Milano, 2017

Ecco, queste sono le righe dello scandalo che è buono per l’ennesima polemica strumentale M5S vs PD. E francamente hanno stancato entrambi! Ci si concentra sulle responsabilità (presunte in assenza di conferma o di fonte certa, fintanto che Ghizzoni tace) della Maria Elena Boschi, chiedendosi se abbia travalicato il suo ruolo di ministro, interessandosi in modo assai più che “inusuale” alle sorti di un istituto di credito privato con evidenti interessi familiari. Ma, al di là dell’opportunità, nulla che presupponga una qualche fattispecie concreta di reato (e questo ci si guarda bene dal dirlo). E non si spende una parola per confutare la domanda che si pone circa le ipotetiche influenze di un’organizzazione ‘segreta’ che controlla per filiazione interna l’istituto aretino, con finalità non chiare e ramificazioni consolidate in ambito istituzionale, come si trattasse di una sorta di potere parallelo.
Insomma, una non-notizia che presuppone una seconda non-notizia (siamo nell’ambito delle pure supposizioni), per una non-risposta, visto che tutti gli occhi guardano il dito e non la luna. 
Agitare, non mescolare.

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METAFORE

Posted in Stupor Mundi with tags , , , , , , , , on 28 marzo 2017 by Sendivogius

Se non ci fosse, bisognerebbe inventarlo! Chissà cosa faremmo mai senza il ministro Giuliano Poletti, la salamella emiliana messa a stagionare al dicastero del “Lavoro”, come viatico in conto LegaCoop, senza altri requisiti che non siano la sua mostruosa dabbenaggine, con le raffinate metafore di ispirazione calcistica, a misura dell’infimo livello culturale del “governo del fare”. Con tutta la ruspante sincerità che contraddistingue il personaggio, nella reiterata esibizione della propria minchioneria siderale, il sedicente ministro Poletti, non pago delle precedenti figure di merda delle quali è esperto assoluto, dispensa l’ennesima perla della sua saggezza porcina, svelando un altro degli italici segreti di Pulcinella; ovvero, in Italia il curriculum vitae non conta nulla, perché in realtà un’occupazione professionale la si ottiene tramite le conoscenze giuste attingendo alla rete delle relazioni amicali, foss’anche giocando una partita a calcetto con la gente che conta. Che dopo si fa spogliatoio, e tra una ‘frociata’ e l’altra magari si rimedia anche la raccomandazione utile. E di questo noi non avevamo il benché minimo dubbio; altrimenti non si spiegherebbe come un analfabeta integrale, ma con fondamentale diploma da perito agrario, sia riuscito a diventare prima “dirigente d’azienda” e poi “ministro del lavoro”, senza aver mai lavorato un solo giorno in vita sua.

Del resto il Governo Gentiloni, nato come fotocopia del Governo Renzi (altro specialista in materia), abbonda di simili fenomeni d’asporto… dalla ministra Marianna Madia (che a suo tempo vantava la sua straordinaria incompentenza come requisito fondamentale), all’imperturbabile Angelino Alfano (ed il di lui fratello piazzato in carico alle Poste) planato dagli Interni agli Esteri con la leggerezza di un clistere. Per non parlare di Valeria Fedeli, diploma di terza media, e per questo elevata a ministro dell’Istruzione e dell’Università.

Almeno il ministro per scherzo Poletti ha la decenza di non millantare lauree che non ha mai conseguito. Lui alla sua ignoranza ci tiene, dal momento che non contano i titoli, e meno che mai le competenze. Bastano gli “amici”. La “politica” poi fa il resto. Dunque di che cosa indignarsi?!? Suvvìa, non siate ipocriti. Questo governo è il più monumentale tributo alla raccomandazione ed all’incompetenza, elevati a straordinari requisiti di potere dal fondo di una cialtroneria senza precedenti. Tutto si può rimproverare ad un Poletti, tranne di non essere coerente con se stesso.

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DEMOLIZIONI ALTERNATE

Posted in Stupor Mundi with tags , , , , , , , , , on 6 marzo 2017 by Sendivogius

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Un cialtrone è per sempre. Nella sua infima mediocrità, qualunque siano le situazioni nelle quali si troverà a concionare nella sua inesauribile logorrea, il cialtrone si muoverà imperturbabile, con l’immutata faccia da culo, buona per tutte le circostanze e sempre pronta per l’esibizione di scena, nella garrula evanescenza del suo impettito non-essere che non conosce pudore, semplicemente perché non sa cosa sia la vergogna. Ovviamente il cialtrone ha una grandissima reputazione di sé medesimo. E peccato che quasi mai questa corrisponda alla percezione comune. Immune ad ogni critica, e dunque impermeabile ai fallimenti, è incrollabile nella persistenza con cui ripropone se stesso, variabile nella forma, immutabile nella sostanza, cialtrone sempre.
matteo-renzi-il-cazzaroDi conseguenza, il cialtronismo non è una semplice manifestazione provvisoria, ma una condizione dello spirito, che per alcuni diventa ragione cogente di vita, tanto da essere elevata a professione a tempo pieno, prima ancora che a presupposto esistenziale. In questo, la “politica” con la sua aleatorietà disgiunta dai risultati, l’inconcludenza nella libera reinterpretazione dei fatti, l’assoluta ininfluenza di qualunque competenza, offre prospettive inimmaginabili per il cialtrone che in essa trova la sua definizione ideale. E, proprio come una droga, della “politica” (o meglio: della vetrina che questa gli offre e dell’illusione di poter gestire un potere che è solo apparenza), il cialtrone non potrà fare più a meno. Anche perché, proiettato al di fuori di un simile alveo ideale, non saprebbe fare altro, nell’impossibilità di riciclarsi altrove.
renzi-nascita-di-un-cazzaro Matteo Renzi è così: un condensato gassoso di fuffa con il nulla intorno; uno di quei perdenti di successo che, esaurito il pur copioso campionario di panzane con cui ha imbonito gli elettori più irriducibili del partito bestemmia (ma con quelli ci vuole poco) e una parte degli italiani che ora si vergognano ad ammettere di averlo mai votato, cerca in ogni modo di rilanciare la propria immagine sempre più abborracciata in una pinguedine crescente, nonostante la catastrofe in cui ha lasciato il suo partito (e chissenefrega!), ma soprattutto l’intero Paese. Da cazzaro matricolato quale è, persiste nella sua narrazione fantastica di banalità senza fine, finendo col perdersi negli stucchevoli sbrodolamenti, sui quali galleggia il suo narcisismo nell’abnormità di un ego incontenibile. E non si rende conto di essere ormai un format scaduto, mentre si ostina ad incensare i mirabolanti successi del ‘suo’ governo; insistendo a magnificare proprio quei punti che più fanno incazzare i “giovani” (che infatti non lo votano) e quella che un tempo avrebbe dovuto essere la base elettorale del suo partito (la “sinistra”, che infatti lo schifa peggio di una merda). Scaduto il tagliando con largo anticipo, il Rottamatore sa che non supererà la revisione, essendo lui stesso un rottame politico ormai prossimo allo smaltimento per rifiuti solidi ingombranti (di quelli dove non si ricicla nulla, ma si butta via tutto). Adesso non twitta più, ha anche lui il suo bloghetto (col faccione di cartapesta in bella vista ed altrettanto finto come l’originale), dove ci delucida delle sue gesta come un Ecce Bombo qualunque: “faccio cose, vedo gente”, mentre se ne vola per le vacanze in America, come un personaggio dei film dei Vanzina; meglio se a scrocco (tirchio com’è) dell’amico Carrai.

il-blog-di-matteo-renzi

Sono gli ultimi rantoli di un renzismo di Affari & Famiglia, lievitato all’ombra degli Amici che contano, meglio se cresciuti sotto la loggia giusta, e concentrato in un’area che non supera i 20 kmq, a misura del suo piccolissimo mondo di provincia; poco più di un acquario, dove nuota il vorace squaletto democristiano coi suoi pesci pilota attorno.
lobby-fondazioni-e-renziE in quel sottobosco provinciale, fatto di relazioni sottobanco, raccomandazioni, clientelismi, camarille ed intrallazzi, familismo amorale e cupole affaristiche (che manco nella Sicilia romanzata di don Vito Corleone!), l’ambizioso putto di Rignano troverà probabilmente la conclusione della sua resistibilissima ascesa, meglio se insieme all’intraprendente babbo Tiziano, che per le sue irrinunciabili consulenza pare si accontentasse di soli 30.000 euro. Non s’è capito bene se pagati al nero o in voucher…!

tiziano-renzi

Nella saga del renzismo di greppia e di poltrona, i padri sembrano costituire la nemesi costante dei prodighi figliuoli in carriera, per una bulimia di potere e denaro, prossima ad un girone dantesco.
boschi-maria-elenaAltri tempi, quando il Rottamatore cavalcava la tigre del populismo e preparava la sua scalata al cielo… Ve lo ricordate?!? Un cialtrone onnipresente, capace di sostenere tutto ed il contrario di tutto, perché funzionale alla conquista del potere (meglio se assoluto), ed elevato ad ultima speranza di una “elite” più demente che disperata. All’epoca l’ex lobby-continuasindachetto di Firenze doveva conquistarsi il suo posto al sole, forte del sostegno (e dei quattrini) degli amici che contano. C’era un partito da occupare ed un paese da fottere. E quindi bisognava accreditarsi come l’inflessibile castigatore della rottamazione incipiente, in qualità di ennesimo avanzo di nuovo contro i vecchi arnesi della politica, ma soprattutto contro i propri rivali.
Governando infelicemente il Letta nipote, ogni pretesto era buono per invocare dimissioni e sollevare “questioni morali” un tanto al chilo, secondo la convenienza del momento, per asfaltare i propri avversari. E’ uno spasso rileggere gli anatemi di questo moralizzatore a corrente alternata, nell’ansia di piacere e piacersi, mentre prendeva già le misure della poltrona da occupare a Palazzo Chigi…

Caso Shalabayeva

«Se si è sbagliato qualcuno si assuma la sua responsabilità. Se Alfano sapeva, ha mentito e questo è un piccolo problema. Se non sapeva è anche peggio. In ogni caso dovrebbe dimettersi

(17/07/2013)

Per i maliziosi che insinuavano come le intemerate del Rottamatore, fossero soltanto squallide manovre per logorare l’esecutivo del rivale Letta e sostituirsi ad esso. Il machiavellico cialtrone si profondeva in una di quelle esibizioni di vibrante indignazione nelle quali è maestro consumato, come si conviene ad un bugiardo intemerato. Il piccolo Iago fiorentino non riusciva proprio a contenere lo sdegno:

matteo-renzi-il-cazzaro-1«Da qualche ora le redazioni dei giornali sono invase da agenzie di stampa di parlamentari del PDL e di qualche statista del PD che continuano a spiegare come la mozione di sfiducia contro Angelino Alfano, presentata da CinqueStelle e Sel in Senato sia una mossa del perfido Renzi per “pugnalare il Governo Letta”.
[…] Da cittadino sono umiliato rispetto all’atteggiamento che larga parte della classe dirigente del PDL e del PD ha avuto, cercando di usare questa vicenda per attaccare me. Dicono che tutta questa vicenda nasca dalla mia ansia di far cadere il Governo. Ma la realtà dei fatti è che io non ho alcun interesse a far saltare il Governo Letta. E il bello è che lo sanno tutti!
[…] Ma se non credete agli ideali, credete alla convenienza, perché c’è una ragione persino utilitaristica, per cui non ho alcun interesse a far cadere il Governo, specie adesso.
[…] E se anche si formasse un nuovo Governo non sarei io candidabile avendo più volte detto che se andrò a Palazzo Chigi un giorno, ci andrò forte del consenso popolare non di manovre di Palazzo. Dunque, di che cosa stiamo parlando?»

il-solito-cazzaro

Di cosa si parlasse, gli italiani lo hanno capito poi benissimo. Eliminato Letta (il Serenissimo), col patrocinio di Re Giorgio, il ducetto di Rignano si infeudava col la sua corte alla Presidenza del Consiglio, senza che per questo si andasse alle elezioni (su questo è stato di parola!). Salvo poi riprendersi quello stesso Alfano nel ‘suo’ governo, riconfermandolo al Ministero degli Interni. Evidentemente, certi problemi hanno una scadenza più ravvicinata di quella di uno yogurt, così come la parola data.

 

la-coerenza-di-renzi

Caso Cancellieri

«Il ministro Cancellieri deve dimettersi. In questa vicenda Io sono convinto che prima della mozione di sfiducia dovrebbe fare un passo indietro lei. Il punto è che in questa vicenda si intrecciano fin dalla prima telefonata…. una serie di messaggi in cui sembra che la legge non sia uguale per tutti; che se conosci qualcuno riesci a svicolare, è un meccanismo atroce.
Non è un problema giudiziario, ma politico. Purtroppo, dico purtroppo questa vicenda ha minato l’autorevolezza istituzionale e l’idea di imparzialità del Ministro della Giustizia. Talleyrand diceva: ‘è peggio di un crimine, è un errore’. Il Ministro non ha fatto niente di criminale, sia chiaro: ha sbagliato. Prima lo ammette, meglio è, innanzitutto per lei. Ecco perché secondo me dovrebbe dimettersi.
[…] Sono per le dimissioni di Cancellieri, indipendentemente dall’avviso di garanzia o meno. L’idea che ci siamo fatti dell’intera vicenda Ligresti è che la legge non sia uguale per tutti e che se conosci qualcuno di importante te la cavi meglio. È la Repubblica degli amici degli amici: questo atteggiamento è insopportabile.
[…] Il governo deve stare in piedi non su alchimie, ma per fare le cose che deve fare. Credo che la gente che sta a casa, dal Pd non si aspetta l’ultima posizione sulla presa di posizione del ministro, siamo fatti per qualcosa di più grande del destino della Cancellieri

  (18/11/2013)

Caso De Girolamo

«Nessuno fa processi politici in contumacia, alla luce di quello che dirà il PD prenderà sua posizione che sarà unitaria. Comunque sia, la Idem si dimise dal governo, dimostrando uno stile molto diverso.»
(14/01/2014)

Poi ad un certo punto, il “giustizialismo” di questo intrigante bugiardo matricolato conosce un virata di 360°, facendosi prima peloso ed ambiguo…

Caso Lupi

«La scelta di Maurizio di rassegnare le dimissioni è una scelta saggia, per sè, per Ncd, per il governo.»

(20/03/2015)

…E con l’ennesimo triplo salto carpiato approdare nuovamente al “garantismo” ad oltranza, quando le inchieste toccano i pretoriani del suo “Giglio Magico”, come nel caso dell’inamovibile Luca Lotti: un’altro di quegli irrinunciabili talenti su cui si regge il renzismo di consorteria e di loggia…

«Se deve dimettersi? A mio giudizio assolutamente no. Conosco Lotti da anni ed è una persona straordinariamente onesta, lo devono sapere sua moglie e i suoi figli. Io non scarico mai gli altri: non l’ho fatto con Del Rio, Boschi e ora Lotti. Non accetto processi sommari. Luca Lotti è indagato insieme al comandante generale dell’Arma dei Carabinieri Tullio Del Sette. Sono pronto a scommettere che Lotti e Del Sette, cui va la mia stima, non hanno commesso niente. C’è un disegno evidente in queste ore di tentare di mettere insieme cose vecchie di mesi. L’indagine su Lotti e Del Sette è una cosa di tre mesi fa. Sulla vicenda Lotti non è cambiato niente in due mesi, stiamo costruendo le cose più incredibili.
[…] Se la buttiamo sulla questione processuale e penale devo dire con molta forza, a tutela della comunità di persone che ho rappresentato, a iniziare dal Pd, che si aspetta la sentenza sempre, si è garantisti e si rispetta la presunzione di innocenza

(03/03/2017)

Che cosa è cambiato nel frattempo?!? Be’ è semplice… Nel frattempo Renzi è diventato prima segretario del PD e poi presidente del consiglio, al posto di quell’Enrico Letta pugnalato appunto alle spalle in una di quelle congiure di palazzo che più di ogni altra cosa qualifica il personaggio.

Firenze, Matteo Renzi ed Enrico Letta a Palazzo Vecchio

Luca Lotti poi è roba sua e gli serve, tanto per tornare a ridiventare segretario e possibilmente premier. Per dire, Lotti è quello che tiene i fili della relazioni amorosa con quell’altro galantuomo recentemente condannato a 9 anni per bancarotta fraudolenta: quel Denis Verdini, senza il quale “non avremmo mai potuto realizzare le riforme” (!) e già aspirante padrino costituente.  Trombati i rivali, questa è una cosca elettorale che non s’ha da toccare!

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IL VOLO DI ICARO

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , , , on 19 febbraio 2017 by Sendivogius

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E se il “potere” fosse esso stesso una malattia dello spirito, che come una droga crea dipendenza per assunzione prolungata nel tempo, con un’intossicazione dagli effetti psicotropi?!?
Complementare al leader psicopatico, la Sindrome di Hybris ne misura la febbre da potere compulsivo. Definita come un disturbo delle personalità di successo nell’ambito del disagio lord-owenpsicopatologico, l’esistenza della Sindrome di Hybris viene postulata per la prima volta nel 2009 dal dottor David Owen, neurologo e medico psichiatra, nonché membro della Camera dei Lords. Dalla sua posizione privilegiata di medico ed esponente politico (Sottosegretario di Stato per la Marina Militare, Ministro della Salute Pubblica e Ministro degli Affari Esteri per conto del governo britannico), Lord Owen elabora un proprio modello interpretativo da applicare in parallelo ai tre disturbi canonici della personalità, onde poterne riadattare la struttura nella comprensione delle dinamiche tossiche del potere, che influenzerebbero l’agire dei personaggi politici (e non solo) allo zenit della loro influenza personale.
blairg-w-bushthatchertrumpberlurenziStrutturata in 14 sintomi di riconoscimento, la Sindrome può essere schematizzata in un modello comportamentale di riferimento, che contraddistingue coloro che ne sono affetti (basterebbe la positività a quattro dei punti elencati). In qualità di portatore insano del morbo, il soggetto infetto:

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1) Intende il mondo come un palcoscenico dove poter esercitare il potere, come momento di glorificazione personale.
2) È ossessionato a livello maniacale dalla propria immagine e dal proprio aspetto fisico.
3) Mostra una preoccupazione sproporzionata alla proprio apparire ed alla propria presentazione pubblica.
4) Vive in uno stato esaltatorio (con lui protagonista) che ne contraddistingue la narrazione.
5) Si identifica con la “nazione” e pensa che i suoi interessi siano sovrapponibili ad essa.
6) Parla di se stesso in terza persona, ovvero utilizza un opportunistico ed autoreferenziale “noi”.
7) Nutre una fiducia sperticata nella propria capacità di giudizio, che sconfina nel delirio di onnipotenza; rigetta i consigli ed è insofferente alle critiche, non ammettendo in alcun modo di poter sbagliare.
8) Ostenta disprezzo nei confronti di coloro che percepisce come suoi avversari (veri o presunti che siano).
9) Respinge il giudizio dell’opinione pubblica, rimettendosi al giudizio divino o della “storia”
10) Ha l’incrollabile convinzione di segnare processi epocali, mentre coltiva il suo senso di impunità
11) Si distingue per la perdita di contatto con la realtà, seguita da un progressivo isolamento.
12) È irrequieto ed impulsivo ai limiti dell’imprudenza.
13) È arrogante e incompetente, trascura i dettagli e la preparazione, confida eccessivamente in se stesso, trascurando i normali processi decisionali ed accentrando su di sé le funzioni.
14) È privo di visione programmatica, tanto da trascurare i meccanismi abituali della politica.

sickos

Gli “infetti” portatori dell’agente psicopatogeno nutrono una sovrastima nelle proprie capacità, assolutamente non commisurata alle proprie capacità oggettive, nella bulimia narcisistica del potere inteso come momento inebriante di realizzazione personale, e consumato nell’assoluta autoreferenzialità dello stesso. Come un tossico in crisi di astinenza, l’infetto non può fare a meno della sua dose quotidiana in un crescendo esponenziale, nell’indisponibilità di narcisocondividere alcunché con altri. La sua arroganza è smisurata come la sua presunzione, mentre l’egotica contemplazione di sé coincide con un progressivo distacco dalla realtà, nel disprezzo verso gli altri e nella convinzione della propria invincibilità. Selfie_Renzi_TwitterUnico oggetto di interesse dell’Infetto è se stesso, nell’accrescimento del proprio potere personale e prosecuzione dello stesso al quale tutto è finalizzato. Quando i tratti negativi della sindrome vengono fuori nei leader politici, la capacità di prendere decisioni viene seriamente compromessa, portando a conseguenze disastrose in ambito politico e sociale. E quando ciò avviene, gli effetti sono sempre nefasti, dal momento che tutte le azioni dell’Infetto, autisticamente isolato nella sua funzione di uomo solo al comando, sono volte a rafforzare e sostenere la propria immagine pubblica, trascendendo il proprio ruolo istituzionale e perdendo di vista i veri obiettivi, fino a giungere alla perdita di ogni contatto della realtà, nell’evidenza della propria inadeguatezza ed incompetenza, che il leader è però incapace di vedere o riconoscere pure nella sua evidenza.
syndrome-of-hubrisQuesta perdita di oggettività può alterare la visione del contesto, rischiando degli affondi piuttosto pericolosi in termini di errori di valutazione nei propri confronti, nei confronti delle persone di cui è responsabile, oltre che della situazione complessiva.
Gli eventuali successi lo inducono per eccesso di presunzione ad alimentare la propria arroganza, assumendo un atteggiamento sprezzante nei confronti degli altri e di ogni possibile critica, puntellando il suo bisogno di riconoscimento e di stima con una corte di parassiti “più di corredo che di sostanza”. Il processo è irreversibile per degenerazione costante, fino all’inevitabile tracollo che in genere non investe soltanto l’infetto, ma l’intero apparato posto il suo controllo diretto per un dirompente effetto distruttivo su collasso interno.
hubrisFare nomi ed esempi è superfluo… Noterete come la sintomatologia sia diffusa insieme al morbo ed al numero degli infetti che occupano posizioni di potere, aspirano alle stesse, o più semplicemente non le vogliono mollare. A voi trarre le conseguenze…

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FACCE NUOVE

Posted in A volte ritornano, Stupor Mundi with tags , , , , , , on 15 gennaio 2017 by Sendivogius

Prossemica renzianaPrima o poi ritornano sempre a galla… È nella natura dei coproliti fognari flottare immantinenti negli scoli della politica, ignari e fumanti nel brodo accogliente delle acque reflue, prima di essere riciclati a nuova vita.
matteo-renzi-su-chi Il Bullo di Rignano non fa eccezione. E pertanto rieccolo più tracotante, grasso, e smargiasso che mai! Lui poverino avrebbe pure voluto ritirarsi dalla ‘politica’… Poi però si è reso conto che a 40 anni suonati, senza aver mai fatto altro nella vita che non fosse appunto il politicante professionista a tempo pieno, ha anche capito che 16mila euro al mese, in un contesto normale, non glieli dava proprio nessuno per non saper fare un cazzo ed intasare l’etere di tweet.

Renzi con Buttiglione e Andreotti - Il nuovo che avanza

O forse davvero credeva che qualcuno era disposto a pagarlo per mandarlo in giro per il mondo a rilasciare interviste e conferenze a pagamento, come quell’altra merda calzata e vestita di Tony Blair?!? È dura ricollocarsi sul mercato… E infatti cosa fa?!?

“Rifletto, leggo, sto in famiglia. Vado al ricevimento professori dei genitori dei miei figli. Ho ripreso a usare la bici”

Di cercarsi una qualche occupazione non gli passa neanche per l’anticamera del cervello, fosse anche per sbaglio! E peccato, altrimenti avrebbe potuto sperimentare di persona i mirabolanti effetti del Job-Act.

“Riorganizzo la struttura del partito”

Che ha contribuito a disintegrare, trasformandolo Festa Renziananel suo personale (e fallimentare) comitato elettorale. Quindi, dopo aver perso tutto quello che elettoralmente si poteva perdere, e farlo nel peggiore dei modi possibili, dopo aver dilaniato il proprio stesso partito e sputtanato per i prossimi 150anni l’idea stessa di “sinistra”, col programma di governo più a destra e socialmente retrogrado dai tempi di Pelloux, ecco di nuovo alla carica un altro che pensa di essere indispensabile per le sorti del Paese. Più concretamente, sente il potere scivolargli via dalle mani e tenta di riagguantare quello che non è un semplice giocattolo con cui appagare il proprio ego malato, ma una ragione fondamentale di sopravvivenza. Il tapino tiene famiglia e non ha alcun intenzione di andarsi a cercare uno straccio di lavoro vero. In fondo, al di là delle chiacchiere, di concreto cos’è che sa fare?!?
renzi-lavoroNessuna autocritica, nessun dubbio, nessun pentimento, le colpe sono sempre degli altri: Monti, la Boschi (sedotta e trombata), la minoranza piddì, il Pulcino Pio… Renzi è esente da ogni responsabilità e ovviamente procede per autoassoluzione con la sua corte di lacché a contratto. Non ci prova nemmeno a simulare un minimo di umiltà, nella presunzione di infallibilità che se non fa di lui l’Unto del Signore lo rende molto prossimo ad esserne il tracotante impostore. Anzi, non perde occasione di sbrodolarsi addosso, perché proprio non ce la fa..!

Selfie_Renzi_Twitter “…nessuno ci toglierà i mille giorni che abbiamo fatto, straordinari. E soprattutto nessuno può toglierci il futuro. Abbiamo il tempo, l’energia, la passione per imparare dalla sconfitta e ripartire… Dire IO e metterci la faccia è stato necessario.”

E non contento:

“Quella che lei chiama propaganda sono riforme che hanno aiutato un pezzo di Paese a vivere meglio. Non ci hanno fatto vincere? Ok, ma sono fiero di averle fatte e quei 13 milioni di voti raccolti al referendum sono un patrimonio di speranza per il futuro…
Abbiamo fatto la più grande redistribuzione di reddito della storia fiscale italiana – gli 80 euro – ma abbiamo accettato che fosse presentata come una mancia. Ma almeno noi lo abbiamo fatto, dopo anni di chiacchiere. Se cerca uno slogan ne ho uno migliore: meno slide, più cuore.”

renzi bilancioDite la verità… Quanto NON vi era mancato?!? Che fanfaroni così ne nascono tutti i giorni, ma questo supera anche le peggiori aspettative, nel lancia e raddoppia della minchioneria elevata a prassi furba di governo e riciclo.
renzi-80-euro-bonus-maggiorenniQuello che il Bambino Matteo, nella sua solita ribollita di frasi fatte e blairismo riscaldato non ha capito, o più ipocritamente finge di ignorare, è il fatto che sia diventato un prodotto scaduto. È un brand di mercato superato che non buca più, mentre i suoi padrini politici si affrettano a scaricarlo e negare ogni correlazione. È diventato compromettente. Era già accaduto col papi nazionale, si è ripetuto con Mario Monti, e così sarà per Matteo Renzi, che ora ha ben altro di cui stare “sereno”.

Firenze, Matteo Renzi ed Enrico Letta a Palazzo Vecchio

«Dopo il crollo rovinoso della facciata posticcia renziana è di nuovo sotto gli occhi di tutti il volto metallico della tecnocrazia al potere. Quell’oligarchia finanziaria che aveva scelto Renzi come frontman, sperando che catalizzasse le spinte antisistema per metterle al servizio del solito piano di smantellamento della Costituzione antifascista, e sostituzione della Repubblica democratica con un’altra struttura più congeniale alle esigenze del mercato.
Gli era quindi stato affidato il volante del PD perché lo guidasse alla vittoria. Matteo Renzi l’ha schiantato contro un muro. Tre volte di seguito. Regionali, comunali, referendum.
Nonostante il sostegno di tutti i poter forti, con l’adesione compatta e servile dei media mainstream, in soli due anni il Cazzaro, coi suoi strapagati consigliori americani, le sue ministre-immagine, e tutta la sua corte di spocchiosi incapaci, ha perso tutto quello che c’era da perdere.
Matteo Renzi non è solo un perdente, è un recordman della disfatta.
Dopo il crash del renzismo, il Sistema s’è riavviato ripristinando la configurazione precedente. L’oligarchia si ritrova ancora una volta a dover escogitare una legge elettorale che rappresenti la volontà popolare il meno possibile, e nello stesso tempo consenta Grossolane Koalition permanenti, telecomandate dall’Unione Europea, sulle quali l’esito del voto possa produrre al massimo un rimpasto con l’espulsione di qualche sottosegretario indigesto, sputacchiato fuori come i canditi del panettone.
Dato il suo fallimento, gli interessi e la carriera di Renzi non sono più in cima alle preoccupazioni dei suoi committenti. Gliel’ha detto chiaro Mattarella nel messaggio di fine anno: Matteo stai sereno, non si voterà né quando né come servirebbe a te. Tutte le trattative sono riaperte. L’era della velocità è finita

Alessandra Daniele
Il rimpasto nudo
(08/01/2017)

Se c’è una cosa che in questo paese non manca mai e dei quali al momento non abbiamo assolutamente bisogno, questi sono i “cazzari”.

renzi-cazzaro

Il renzismo non è altro che un’allocuzione gassosa: resta l’odore ed evapora il resto. Ora siamo nuovamente in modalità ‘sobria’.

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(93) Cazzata o Stronzata?

Posted in Zì Baldone with tags , , , , , , , on 2 dicembre 2016 by Sendivogius

Classifica NOVEMBRE 2016″

piddini-di-merda Ah no, scusate! Abbiamo sbagliato la locandina. Si trattava dell’altro referendum: quando la nostra Costituzione era ancora la più bella del mondo, la Carta incarnava i valori della Resistenza, e bisognava difendere il Paese dalla deriva autoritaria. Soprattutto, all’epoca il PD era all’opposizione, secondo i pronostici elettorali ci sarebbe rimasto ancora parecchio, e dunque la governabilità era l’ultimo dei suoi problemi. Ma adesso che il ‘Partito’ è saldamente inchiodato al governo, a seguito di una specie di golpe bianco, la vecchia riforma berlusconiana di ispirazione piduista che avrebbe stravolto l’assetto delle istituzioni democratiche va benissimo. Torna utile, così come gli idioti che non mancano mai. La parabola è compiuta. E così si attribuiscono poteri semi-dittatoriali ad un premier mai eletto, perché si teme che in caso contrario gli elettori possano eleggere un “Trump italiano”, che in caso di vittoria del Sì al plebiscito di domenica si ritroverebbe per l’appunto a disporre proprio di quei poteri dittatoriali, che l’attuale Costituzione per ora gli nega. Bella coerenza! Una logica ineccepibile, che poi è il mantra dominante tra gli intellettuali organici, che votano sì ma con riserva, insieme a tutto il cucuzzaro trasversale dei pennivendoli a libro paga. Gli stessi che gridavano alla “emergenza democratica”, per ogni gemito o colpetto di tosse del Papi, ma che ora trovano irrinunciabile buttare nel cesso quella stessa Costituzione, a difesa della quale tanto starnazzavano. Ovviamente a targhe alterne. Perché ce lo chiede il mercato. E sia mai che si dica NO! a quegli stessi (ex) “speculatori senza volto” che siedono all’ombra dei pupazzi abusivi messi al governo, per meglio tutelare i propri privilegi, affidando la propaganda ad un piazzista consumato:

matteo-carrelloVolete voi un aumento di 85 euro, da cumulare alla precedente mancia di 80 euro, a prescindere dal reddito?!?
#basta-un-sì
Volete voi un aumento del PIL del 380 per cento?!?
#basta-un-sì
Volete voi un miliardo di nuovi posti di lavoro?!?
#basta-un-sì
Volete voi l’abolizione delle tasse?!?
#basta-un-sì
Volete un appuntamento con Scarlett Johansson (e peccato se poi vi tocca un Roberto Benigni)?!?
#basta-un-sì
Volete la ricrescita dei capelli?!?
#basta-un-sì
Volete la seconda, la terza e pure la quarta casa?!?
#basta-un-sì
Volete un marito perfetto?!?
#basta-un-sì
Volete una pornostar come moglie?!?
#basta-un-sì
Volete mandare affanculo una volta per tutte il ducetto di Rignano e la sua banda di spurghi democristiani, salvando la Democrazia così come l’avete conosciuta e la Costituzione?!?
#basta-un-NO

Hit parade del mese:

01 - Coglione del mese01. MAGNA PURE TRANQUILLO!

[14 Nov.] «Se votate No state difendendo la Casta: contenti voi contenti tutti. Non venite a cercarmi poi eh?!?»
(Matteo Renzi, l’Indispensabile)

Silvio Berlusconi visita il comitato elettorale di Guido Bertolaso02. PRODOTTO SCADUTO

[13 Nov.] «Toccherà a noi proporre al Paese un’offerta politica di qualità, un progetto di governo serio, credibile e responsabile. Solo noi possiamo proporre un’alternativa seria ai fallimenti del centrosinistra»
(Silvio Berlusconi, l’Alternativo)

grillo03. INTERPRETAZIONI

[11 Nov.] «La firma falsa non è una firma falsa: è una firma copiata»
(Beppe Grillo, il Prestigiatore)

SELFIE-MAN04. L’IMBECILLITÀ AL POTERE

[14 Nov.] «Facciamoci un selfie: chiediamoci, cos’è l’Italia oggi? Dove eravamo e dove siamo?»
(Matteo Renzi, Selfieman)

boschi-scarpe05. MOLESTIE ELETTORALI

[22 Nov.] «Oramai mancano pochi giorni e ci sono ancora tante persone indecise: dobbiamo provare a convincerle, anche quelle che non conosciamo. Io dico sempre: dobbiamo essere educatamente molesti»
(Maria Elena Boschi, Lady Etruria)

astorre06. TRUMP FOR PRESIDENT!

[08 Nov.] «Gli Stati Uniti hanno scelto di cambiare. #bastaunSì per cambiare l’Italia. In meglio»
(Bruno Astorre, un altro coglione)

bersani07. METAFORE

[09 Nov.] «Il voto americano parla anche di noi. La mucca nel corridoio sta bussando alla porta»
(Pierluigi Bersani, l’Ermetico)

de-luca08. VOTA ANTONIO! VOTA ANTONIO! VOTA ANTONIO!

[18 Nov.] «Il 4 dicembre ci giochiamo l’Italia, se le cose vanno male l’esito sarà imprevedibile. A me interessa che manteniamo la Campania unita sugli interessi fondamentali. In questo momento abbiamo un’interlocuzione privilegiata con il governo. Poi vi piace Renzi e non vi piace Renzi a me non me ne fotte un cazzo. Abbiamo fatto una chiacchierata con Renzi. Gli abbiamo chiesto 270 milioni di euro per Bagnoli e ce li ha dati. Altri 50 e ce li ha dati. Mezzo miliardo per la Terra dei fuochi e ha detto sì. Abbiamo promesse di finanziamenti per Caserta, Pompei, Ercolano, Paestum. Sono arrivati fiumi di soldi….. Che dobbiamo chiedere di più? Dobbiamo mobilitarci, andare tutti porta a porta, per venti giorni non dovete pensare ad altro e contrastare tutti gli argomenti del No, queste puttanate che dicono sul Senato. Prendiamo Franco Alfieri, notoriamente clientelare. Come sa fare lui la clientela lo sappiamo. Una clientela organizzata, scientifica, razionale come Cristo comanda. Ecco, l’impegno di Alfieri sarà di portare a votare la metà dei suoi concittadini, 4mila persone su 8mila. Li voglio vedere in blocco, armati, con le bandiere andare alle urne a votare il Sì. Franco, vedi tu come Madonna devi fare, offri una frittura di pesce, portali sulle barche, sugli yacht, fai come cazzo vuoi tu, ma non venire qui con un voto in meno di quelli che hai promesso.»
(Vincenzo De Luca, il Boss)

Gabriele Albertini sindaco09. DEMENZE

[03 Nov.] «Ho studiato da grafologo dilettante quale sono la scrittura di Matteo Renzi: nella sua, leggo segni dell’intelligenza superiore»
(Gabriele Albertini, il Grafologo)

boldrini10. HAI ROTTO ER CAZZO PURE TE!

[11 Nov.] «Molte #donne inviate da tv italiane a elezioni #Usa. Ma perché nei sottopancia abbiamo letto ‘dal nostro corrispondente’, ‘dal nostro inviato’?»
(Laura Boldrini, Transgender)

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L’ACCOZZAGLIA

Posted in Masters of Universe with tags , , , , , , , on 30 novembre 2016 by Sendivogius

agent-smithL’OCSE; JP Morgan; Goldman Sachs; Morgan Stanley; Citigroup; Barclays Bank; Credit Suisse; Deutsche Bank; BlackRock; Wall Street Journal; Financial Times; Fondo Monetario Internazionale; Standard & Poor’s; Moody’s Corporation; Fitch Ratings; Algebris Investments; BCE; Bankitalia; Mediobanca; Confindustria; Confcommercio; Confagricoltura; Gruppo Salini-Impregilo… 

matrix

George Soros; John R. Phillips (ambasciatore USA in Italia); Angela Merkel; Wolfgang Schäuble; Jean Claude Juncker; Vincenzo Boccia; Luca Cordero di Montezemolo; Emma Marcegaglia; Sergio Marchionne; Luigi Abete (presidente BNL); Alessandro Garrone (vicepresidente del gruppo ERG); Carlo De Benedetti (82 anni); Fedele Confalonieri (79 anni)…

odissea_nell_ospizioGiorgio Napolitano (91 anni); Romano Prodi (77 anni); Franco Bernabè; Elsa Fornero; Flavio Briatore; Denis Verdini; Angelino Alfano; Pier Ferdinando Casini; Maurizio Lupi; Vittorio Feltri…

renzi-etruria

Sicuramente ne abbiamo tralasciato qualcuno… Sono alcuni dei giovani virgulti della politica e delle forze freschissime che si oppongono ai “poteri forti” in funzione anti-establishment, compattamente schierati per il Sì al prossimo referendum costituzionale del 4 Dicembre. Noterete che i 2/3 degli sponsor dell’utile idiota di Rignano (quello che dovrebbe battere i piedini in Europa), sono soggetti finanziari, ministri e plenipotenziari stranieri, società d’affari e istituti internazionali, che non risiedono in Italia, ma pensano di doverne riscrivere la Costituzione. Se il cosiddetto fronte del NO è un’accozzaglia reazionaria, i nuovi padrini costituenti del Sì costituiscono invece una solida avanguardia popolare di rivoluzionari mossi da spirito patriottico e amalgamati da solidi interessi.

agent-smith-never-send-a-human-to-do-a-machines-jobCi manca solo l’endorsement di Superman con l’Uomo Ragno ed il mazzo è completo!

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L’Omino della Provvidenza

Posted in Masters of Universe with tags , , , , , , , on 28 novembre 2016 by Sendivogius

renzi-tg-raiCanta, ride, balla.. in un’overdose mediatica senza precedenti che avrebbe fatto impallidire persino la propaganda di regime ai tempi infami dell’EIAR, ma che evidentemente non è mai abbastanza per i ributtanti Cinegiornali Luce in servizio organico permanente di questi stupratori seriali della Costituzione, da revisionare in subappalto a Confindustria, banche d’affari ed agenzie di rating; nonché da riscrivere su misura, per sé e per gli amici di cosca e di loggia, che l’hanno insediato abusivamente al governo.

Foto Roberto Monaldo / LaPresse29-04-2014 RomaPoliticaTrasmissione tv "Porta a Porta"Nella foto Matteo RenziPhoto Roberto Monaldo / LaPresse29-04-2014 Rome (Italy)Tv program "Porta a Porta"In the photo Matteo Renzi

In fondo, sguinzagliati in giro i suoi balilla, Lui ci mette solo la faccia… e che faccia!
renzi-occhialoniAvete presente la fiaba del genio nella lampada, quello che una volta evocato esaudirà tre vostri desideri, pur di essere lasciato libero di sparire dalla circolazione? Ecco, qui abbiamo il problema esattamente opposto: un obeso bovino dalle sembianze umanoidi, auto-impalmatosi premier, che pur di non essere ricacciato indietro, nel fondo del culo di bottiglia da cui Re Giorgio l’ha tirato fuori, è disposto a svendere all’asta un intero paese, in conto a debito con una pioggia di mazzette, pablo-escobarmentre distribuisce banconote e compra voti, manco fosse la caricatura di Pablo Escobar! Ottanta euri è il prezzo della democrazia, ma ve ne darà di più (tanto sono mica soldi suoi)… Basta che lo lasciate attaccato al suo seggiolone di governo, a giocare al piccolo imperatore nel suo regno fantastico di riprese immaginarie, numeri sparati ad cazzum, e realtà parallele. Certo poi alcune manifestazioni hanno un effetto straniante, nella percezione quasi bulimica del potere, che si fa fisicità over-size tra bandieroni rigonfi e panciuti, con questa sottospecie di venditore di pentole in sovrappeso, incassato tra fondali di marzapane rancido. A vederlo, più che altro assomiglia ad un bombolone ripieno; con la farcitura che sembra cioccolato, ma non è..!

Un fermo immagine mostra il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, durante la diretta Facebook #Matteorisponde, 9 novembre 2016. ANSA/ FACEBOOK MATTEO RENZI +++ ANSA PROVIDES ACCESS TO THIS HANDOUT PHOTO TO BE USED SOLELY TO ILLUSTRATE NEWS REPORTING OR COMMENTARY ON THE FACTS OR EVENTS DEPICTED IN THIS IMAGE; NO ARCHIVING; NO LICENSING +++

In realtà, il Bomba al plebiscito costruito su di sé non rischia nulla… di certo non la sua “credibilità”, ammesso ne abbia mai Lo Scudofaggioavuta alcuna. Non la sua sopravvivenza politica; è un democristiano e questi sono come gli scarafaggi: resistono anche alle condizioni più avverse, restando rintanati nei buchi del potere… Pertanto non si dimetterà, senza la certezza di poter rientrare dalla porta principale. Tiene famiglia e cercarsi lavoro a 40 anni può essere impresa durissima per un lavoratore indefesso, figuriamoci per un fanfarone fancazzista del genere! Parassita è, parassita resterà; perché chi nasce rotondo non muore quadrato, abituato com’è a vivere a scrocco.
E siccome è uno a cui piace vincere facile, meglio se cambiando le regole a partita già iniziata. Ovviamente farà di tutto per portare a casa il risultato… perché il giocattolo di governo gli piace, infinitamente, benefits inclusi. E riciclarsi da privato cittadino non è un’opzione contemplata.
renzi-che-fa-cosePer la bisogna, oramai sono state mobilitate anche le truppe cammellate, con gli ascari di regime, nel gangsta-rap della smobilitazione finale da tracollo imminente…
bello-figo-referendum-costituzionale-853548Narrano infatti le leggende che se al referendum vincerà il Sì, i paraplegici torneranno a camminare… a Berlusconi ricresceranno i capelli… Amatrice risorgerà dalle macerie… Cuperlo farà coming out e accetterà finalmente il fatto di essere gay… Faremo la spesa di un mese con 80 euro e ci avanzeranno pure gli spiccioli per il cinema… Debelleremo il cancro e già che ci siamo pure il colesterolo… l’Italia cesserà di esistere per diventare una succursale di Confindustria in liquidazione fallimentare affidata a JP-Morgan, così che gli italiani possano liberamente emigrare su Marte e pure su Saturno…

zitto-proprio-mai

Soprattutto, il Bambino Matteo non dovrà più far finta di cercarsi un lavoro e potrà continuare a raccontare bubbole, comprare voti e spacciare mancette, fino al 2056 quando il credito sarà esaurito e nessuno sarà più disposto a pagare il conto per lui.

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FUORI I SECONDI!

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , on 7 novembre 2016 by Sendivogius

simpson

Di solito non ci occupiamo delle miserie del partito bestemmia. E, se in caso, lo facciamo sempre con molta riluttanza, come si conviene per motivi di profilassi, quando si maneggiano scorie altamente tossiche. Tuttavia, esistono momenti infami nei quali davvero lo squallore sembra tracimare ben oltre i confini dell’ordinario disgusto, per assurgere a metafora dello schifo assoluto.
Riforma Costituzionale Renzi - by Edo BaraldiAssistere allo spettacolo immondo di un grufolante energumeno dall’aspetto porcino, che si agita tutto sudaticcio a maniche di camicia, con la claque a comando tra fondali di cartapesta, in una specie di catacomba popolata da casi umani, ed il cui senso sfugge ai più, di per sé costituisce già qualcosa di molto disturbante. Ma il ‘renzismo’ di loggia e di lobby al governo ci aveva già abituato a questo e ben altro…
Renzi e VerdiniC’è qualcosa di davvero repellente in questa parodia peronista calata a Roma coi suoi amichetti brutti della parrocchietta, che ha usato il principale partito della fu “sinistra” italiana per FORZA ITALIAricostituire la peggior Democrazia Cristiana. col supporto vincolante dei voti della destra. Ancor più ributtante è osservare quell’ossequiente codazzo di vecchi compagni di merende, assurti a lacché di corte e che ne magnificano ogni passo, pronti come sono a prostituirsi per una sedia in galleria, dopo aver venduto l’anima e soprattutto il culo a questo insulso portaborse di provincia.

serracchiani-anti-renzi

È l’avanzo di nuovo, che altro non ha mai fatto altro nella vita se non il “politico” di professione e per vocazione, prima di reinventarsi “rottamatore”. Ronald Reagan era ancora presidente degli USA, il Muro di Berlino non era ancora stato abbattuto, il putto portava ancora i calzoncini corti e già leccava il culo a tempo pieno ad una dirigenza decrepita in un partito eternamente al governo, tanto da diventare il simbolo stesso dell’immanenza di un potere che poi sarebbe imploso con le ruberie di tangentopoli e l’onda d’urto delle bombe mafiose del 1992.
È l’ex chierichetto furbo che prima ha scalato i vertici del partito con un’opa ostile, e poi se ne è fatto proclamare segretario, dopo aver fatto cambiare le regole dello statuto che ne impedivano la nomina e che, adesso che comanda lui, invoca lealtà (o meglio, sottomissione e cieca ubbidienza) a quella stessa ex dirigenza che ha ingannato e tradito in ogni modo possibile, quando sbavava e scalciava per ascendere al potere assoluto.
Renzi con Buttiglione e Andreotti - Il nuovo che avanzaE’ semplicemente surreale osservare questa pantomima di premier descamisado, trincerato nei recinti democristiani di quella fossa biologica per la raccolta liquami che chiamano Leopolda, mentre da segretario di partito e premier di governo presiede la riunione della sua corrente personale consacrata al culto della personalità, in una sovraesposizione mediatica senza precedenti che rasenta il patologico.
renzi-ovunqueE lì celebrare se stesso, che altro non ha da offrire al di fuori delle sue smorfie da bugiardo compulsivo e del suo ottimismo da venditore di pentole usate; isolato dal resto del mondo in una specie di Firenze blindata, mentre all’esterno del suo bunker infuria la rivolta sociale. È eccezionale osservare un segretario e premier che da abusivo invoca l’espulsione della sinistra del partito, dopo aver occupato la dimora altrui.
dichiarazione-renziE si consideri che non ha ancora ottenuto i pieni poteri che la nuova costituzione ed una legge elettorale scritta su misura gli garantirebbero in caso di vittoria al plebiscito referendario che si è ritagliato su misura, con tanto di scheda falsa. Si pensi cosa sarà capace di fare dopo…
E si ricordi che si è ancora in tempo per fermarlo! ORA.

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