Archivio per poliziotti corrotti

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Posted in A volte ritornano, Kulturkampf with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 27 marzo 2009 by Sendivogius

 

La Consegna del Silenzio

 

sub-lege-libertas Nell’Italietta fobica del nuovo millennio sembra che i desideri non vadano oltre i portoni delle caserme e le aspettative siano concentrate tutte intorno al milite in armi, nella venerazione dei propri custodi.

La sacralizzazione del gendarme come aspirazione collettiva e identificazione condivisa, per un paese senza coscienza e in crisi di identità. Da quel vuoto che l’avvolge, trasudano i fluidi mefitici ai quali si abbevera la cittadella della Paura, assediata dai fantasmi evocati dall’anima oscura dei suoi abitanti spaventati dall’uomo nero.

Nelle tortuose strade che guidano il declino della Ragione verso i gorghi dell’autoritarismo, l’omino in divisa assurge a feticcio domestico di un familismo tribale che coltiva l’intolleranza nel radicamento dei pregiudizi, che esorcizza le insofferenze nella persecuzione securitaria e nell’esibizionismo repressivo. Le fantasie guerriere del popolino pusillanime rivivono all’ombra della sentinella rassicurante. La repressione come catarsi. La legge ridotta al braccio violento del suo apparato poliziesco, che comprime ‘diversità’ e ‘dissonanze’ nei colori monocromatici di una uniforme; scaccia i dubbi agitando il manganello, nell’indifferenza consensuale dello spettatore compiaciuto. Una società che deambula senza meta, ma lo fa marciando a ranghi serrati.

 

Pruderie mediatique

 La nuova adesione conformista sembra essere una prerogativa ambita soprattutto dai ‘media’, così solerti nel mitizzare la figura del ‘poliziotto’, innalzato ai fasti dell’eroe popolare di una nuova epica nazionale, quanto restii nel denunciarne i limiti e le storture. Nella schizofrenia ideologica che alterna l’esaltazione incondizionata della Polizia alla sua denigrazione indiscriminata, che trova la propria sintesi in un acronimo (A.C.A.B), l’informazione televisiva propende decisamente per la prima opzione. Ed è un vero peccato, perché in questo modo non si possono conoscere quelle “condotte che denotano assoluto spregio della legalità e dei doveri inerenti la funzione rivestita*, né apprezzare appieno il ‘romanzo criminale’ di quegli sbirri corrotti che tanto ispirano le opere di James Ellroy come protagonisti.

Ma alla giusta pubblicità provvederemo noi…

[* Motivazioni depositate dal giudice Daniela Faggi nell’ordinanza di custodia cautelare]

 

Genova Confidential

 In merito ai fatti di Genova 2001, l’attuale “Capo della Polizia”, Antonio Manganelli, con una lettera indirizzata al quotidiano La Repubblica del 16 Nov. ’08 si ergeva a garante dell’Istituzione, promettendo spiegazioni su quel che realmente accadde a Genova, senza alcuna viltà o convenienza. Evidentemente i tempi di ruminazione sono lunghi. Stiamo ancora aspettando…

Intanto, sempre dal capoluogo ligure, le scorie non smaltite in un modo o nell’altro ritornano in circolazione. È una questione di natura organica collegata al galleggiamento dei pesi.

Massimo Pigozzi, 45 anni, è un assistente capo di polizia, con una ‘gloriosa’ carriera nelle volanti. Nel Luglio 2008 si becca poco più di due anni, per le violenze consumate a Bolzaneto. In tale circostanza, Pigozzi si è esibito con un personale saggio di psicopatologia ai danni di un 50enne (G.A), sequestrato in ospedale e seviziato in caserma, per la gioia della sbirraglia impunita: Pigozzi afferra una mano a Giuseppe A. e ne divarica con forza le dita, lacerandone i tessuti fino allo strappo dei legamenti, provocando lesioni permanenti. Pare che l’agente trovi la cosa molto divertente. La ferita di G.A. verrà ricucita con 24 punti di sutura e senza anestesia dall’ufficiale medico: quello che si aggira per le celle, come il dott. Mengele nel campo di Auschwitz.

giotto1Ma non sarà la condotta durante il G-8 a pregiudicare l’edificante curriculum di Pigozzi, bacchettato con una pena ridicola che cadrà presto in prescrizione. Infatti, nel 2005 è sempre in servizio alla Questura di Genova, dove sembrerebbe organizzare incontri a luci rosse, probabilmente insieme a qualcun altro dei suoi degni amichetti. In particolare, Pigozzi delizia con le sue performance erotiche alcune prostitute ventenni, non esattamente consenzienti, che per la bisogna ha minacciato e trascinato negli spogliatoi della Questura. E siccome è anche molto furbo, pensa bene di bullarsi della cosa con alcuni colleghi, quelli sbagliati, finché il fattaccio non trapela ed i telefonini degli interessati vengono posti sotto controllo. Se Pigozzi pensa di emulare John Holmes, altri si credono Tony Manero. Tutti ormai convinti di essere supra legem liberi. E col nasino infarinato. Dalle intercettazioni telefoniche si ‘scopre’ che i “bravi ragazzi” in divisa hanno pensato bene di allestire un fruttuoso traffico di cocaina, che oltre a Genova si estende alle questure di Milano, Lodi, Asti, Novara… Ed il monkey-business andava avanti già da un paio di anni. Una trentina i poliziotti finora coinvolti, dai 22 ai 30 anni; undici le misure di custodia cautelare. Oltre la metà degli indagati sono in servizio presso la questura genovese, che già vanta precedenti illustri: giusto un anno prima, tre ispettori della squadra mobile si sono fatti pizzicare mentre rivendevano la droga sequestrata durante le operazioni di polizia.

stemma-polizia-di-statoStavolta lo spaccio al dettaglio era gestito ‘amichevolmente’ dagli agenti Morgan Mele e Stefano Picasso, i quali si sentono “prima spacciatori poi poliziotti” e che per la bisogna si avvalgono della consulenza professionale di un pusher locale, certo Luca Schernone. Il traffico è proficuo, due etti alla settimana, e potrebbe essere allargato ai locali del levante genovese dove Picasso, con quel suo cognome impegnativo, arrotonda facendo il buttafuori (in nero naturalmente). E Picasso non ha dubbi su come intenda svolgere il suo secondo lavoro: “Stasera voglio fare una rissa della Madonna! Ammazzo tutti!”. In concreto, si fa beccare mentre tira su di naso insieme a Schernone, l’altro ‘socio in affari’, dai carabinieri di Albissola i quali informano la Questura di Asti dove l’agente è in forza.

Stefano Picasso è un altro furbone che parla e straparla al cellulare, credendosi un gran dritto. I superiori gli impongono di sottoporsi a visita medica per l’esame tossicologico, e lui si mette in malattia riuscendo ad ottenere 15 giorni di prognosi, per un non meglio specificato “dolore al ginocchio” (Brunettaaaa!! Where are you?!?) con una sceneggiata al pronto soccorso: “Mi sa che vinco l’Oscar. E ho scoperto che il bello è stare a casa senza avere nulla”. Siccome non basta, si depila completamente (regione pubica compresa) in concomitanza del controllo tossicologico. E in questo modo vincerà il secondo capo d’imputazione: truffa aggravata ai danni dello Stato.

Morgan Mele è sicuramente più professionale; attento agli affari, organizza festini tossici e si preoccupa di evitare troppo casini. Per questo la selezione all’ingresso è importante… Riferendosi ad un potenziale ‘cliente’, reputato inadatto, Morgan osserva: “Non vorrei che morisse lì e poi ci tocca anche buttarlo nella spazzatura”. Del resto lui ne sa qualcosa, dal momento che il consumo di bamba ha le sue conseguenze: “Non riesci a pisciare, dormire, mangiare, e non ci vedi, cazzo!” Per questo la droga veniva consumata soprattutto ad inizio turno: prima di mettersi alla guida delle volanti, lanciate in corsa per il traffico cittadino, con una pistola carica nella fondina. Poca cosa, per chi ha ben altre aspirazioni di vita: “voglio bruciarmi completamente” e, in alternativa, “rapinare i negri” come accadeva a Brescia da parte di una banda composta da vigili urbani e qualche carabiniere.

Data la gravità dei fatti emersi, sono previsti a stretto giro procedimenti disciplinari per tutti gli altri agenti tossicodipendenti e cocainomani.

Come sempre, tutti i Pigozzi restano a galla.