Archivio per Politica

(163) Cazzata o Stronzata?

Posted in Zì Baldone with tags , , , , , on 25 settembre 2022 by Sendivogius

Classifica SETTEMBRE 2022″

Finalmente anche questa campagna elettorale giunge al termine, insieme al tristo carosello del mese, col solito corollario di macchiette e fenomeni da baraccone da fiera strapaesana per nostalgici.
Ma la cosa divertente sarà la conta dei cadaveri eccellenti del giorno dopo, politicamente morti si spera per sempre. L’elenco rischia di essere lungo e niente affatto doloroso. Almeno sapremo i nomi dei responsabili dello schifo che ci aspetta…
Si parte dal nipote d’arte, ovvero il grande stratega che non ne ha azzeccata una, sbagliando tutto il possibile; presumibilmente col biglietto già pronto per Parigi, dove potrà tornare ad insegnare scienze politiche, forte della sua formidabile esperienza di successo sul campo, sperando si porti con sé anche la mitica Agenda Draghi. Così può prendere appunti.
Poi ci sarebbero i pezzi pregiati che fanno tanto tappezzeria d’antan, a quanto pare irrinunciabili (come la muffa sui muri): l’eterna Bonino, il sempreverde Tabacci, l’azzeccatissimo Cottarelli, e tutte quelle cariatidi tecnocratiche del turbo-liberismo à la carte, capaci di mobilitare folle oceaniche alle urne.
Ma più di ogni altra cosa aspettiamo con trepidazione il tonfo di Giggino ‘o Sarracino, dritto nel bidone dell’indifferenziata, quando avrà finito di planare in giro, giocando a fare l’Ape Maio e coglioneggiando come meglio gli riesce.
Per non parlare della mefitica coppia oversize dei Gemelli Arrogance, i maritozzi ripieni (e di certo la farcitura non è crema!) della premiata serie “Lui è peggio di Me!” ammesso e niente affatto concesso sia possibile fare una scelta tra queste due inquietanti parodie boteriane del Gatto e la Volpe, in un condensato gassoso di narcisismo tossico.

SuperstudioEvent, 2 Settembre 2022.ANSA/MATTEO CORNER

Per tutto il resto, che vinca il peggiore!
In questo, gli italiani non hanno rivali.

Hit Parade del mese:


01. MORTI VERDI

[18 Sett.] «Migliaia di padani muoiono ogni anno per garantire il reddito di cittadinanza.»
 (Roberto Castelli, senza vergogna)

Napoli, 14 settembre 2022. ANSA/CIRO FUSCO

02. UN COGLIONE È PER SEMPRE

[13 Sett.] «La Regina Elisabetta è stata un’icona per decine di generazioni.»
 (Luigi Di Maio, lnclassificabile)

03. LE SUSANNE E IL VECCHIONE

[01 Sett.] «Salve ragazzi, ci siamo incontrati per la prima volta su TikTok, che per quanto mi riguarda avrei preferito chiamare Tik-Tok-Tak. Cosi è più completo! (…) Per mantenere i rapporti con gli altri bisogna tendere alla massima cordialità. Uno degli strumenti per arrivare a farlo sono le barzellette, perché sono terapeutiche. Poi penseremo a parlare di programmi. Tik-Tok-Tak!»
 (Silvio Berlusconi, completamente rincoglionito)

04. BUNGA BUNGA!

[11 Sett.] «Berlusconi sarebbe uno straordinario ministro degli Esteri»
 (Matteo Salvini, lo Sponsor)

05. PORCI CON LE ALI

[05 Sett.] «Il nostro presidente ha avuto il merito di porre fine alla Guerra Fredda con gli accordi di Pratica di Mare, vero e ineguagliabile miracolo di politica estera targato Berlusconi (…) Forza Italia, con la leadership del nostro presidente, sarà garanzia di affidabilità, competenza, autorevolezza e serietà agli occhi dell’Europa e del mondo»
 (Silvia Fascina, Barbie-girl)

06. OTTIMA SCELTA, ENRICO!

[05 Sett.] «Vado nei mercati, ma lì non ci votano più. Contro Santanchè spero di perdere bene.»
 (Carlo Cottarelli, Perdente)

07. LE DUE PUNTE DI SFONDAMENTO

[14 Sett.] «Sappiamo che gli indecisi sono numerosi, li incontriamo tutti i giorni sui banchetti elettorali nei paesi. Negli ultimi dieci giorni dobbiamo spiegare la chiarezza del nostro programma. Tabacci si sta impegnando con Luigi Di Maio, ministro degli esteri, che si sta dando da fare al Sud.»
 (Paola De Micheli, Surrealista)

08. E SI VEDONO TUTTE!

[09 Sett.] «Mi sono fatto tante canne da giovane.»
 (Carlo Calenda, Salutista)

09. AVETE VOLUTO LA BICICLETTA?

[12 Sett.] «L’Italia rischia un autunno da Gotham City: l’opposizione aiuti il Governo Meloni, senza inciuci.»
 (Guido Crosetto, il Volpone)

10. LE ULTIME PAROLE FAMOSE

[08 Sett.] «PD con Destra non governa.»
 (Enrico Letta, una garanzia!)

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(162) Cazzata o Stronzata?

Posted in Zì Baldone with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 27 agosto 2022 by Sendivogius

Classifica AGOSTO 2022”

  Ma noi la “democrazia” ce la meritiamo veramente?! Perché a giudicare dall’uso che se ne fa, sembra che la cosa non ci riguardi proprio.
Nel merito, questa è forse la campagna elettorale più insulsa, noiosa e demenziale di sempre. Del tutto priva di contenuti, sembra più che altro un rituale stanco che si trascina senza convinzione. Di conseguenza, è minimalista: a misura di #hashtag per pensierini elementari, condensati in slogan minimi nell’essenzialità del Nulla che contraddistingue l’Inutile, per un trionfo dell’analfabetismo di ritorno. Ormai siamo alle dicotomie bello/brutto, buono/cattivo, per un pubblico di potenziali deficienti.
Anche Twitter è superato… Troppo complesso… e la “complessità” non va bene, quando la parola d’ordine è credere, obbedire… troppi caratteri a disposizione per non dire alcunché. Adesso va di moda la comunicazione “smart” nel vuoto pneumatico di idee e di programmi, che tanto verrebbero cambiati più in fretta di una paio di mutande usate a seconda delle convenienze.
Più che altro si assiste ad una galleria degli orrori, in un revival del 1994 con le stesse facce ghignanti invecchiate di 30 anni ad una televendita di pentole usate, col tridente di punta dato per vincente: una salma animata, conservata in formaldeide e ripassata alla bitumatura; il greve capitone che è ritornato all’ingozzo a comando per sagre, mentre si atteggia in pose ducesche da Mussolini in salamoia (funziona sempre!), e soprattutto la grande novità del momento (in politica ininterrottamente da 30 anni)…

In pratica parliamo di una copia romanesca di Marine Le Pen cucinata all’amatriciana, col solito contorno di famelici nostalgici in camicia nera, ma con un tocco di classe in più a sottolineare lo schifo senza confini: la candidata premier più favorita dai sondaggi (quella convinta che l’obesità fa devianza con la droga), donna, cristiana e madre, che pubblica il video di uno stupro per racimolare qualche voto in più tra i pornomani della tolleranza zero, sciacallando sulle tragedie altrui. E se alla gentile signora in nero lo si fa notare, si stizzisce pure: “è bieca propaganda”. E se la vittima dello stupro si riconosce facilmente nel video, l’Isabelita Peron della Garbatella che ne ha reso la visione virale “per esprimere solidarietà alla vittima” (così dice), rettifica che non ha alcuna ragione di scusarsi. Evidentemente fa molto “patriottico”.

Arriva un bastimento carico di…

È il Trio-Monnezza che piace tanto alla “gente” (e non solo…). Che questa roba qui sia stimata come il primo partito in Italia, costituisce la dimostrazione antropologica del nostro endemico sottosviluppo culturale, quale rappresentazione plastica del fascismo eterno degli italiani.
Insomma, la merda proprio!
Che poi per carità! La fossa biologica è ampia e condivisa… Infatti ci sarebbe pure la coppia dei gemelli diversi, per la serie “Lui è peggio di me”: due ectoplasmi coltivati in vitro nelle redazioni dei giornali e che esistono solo come ologrammi da proiettare nei talk show come illusione ottica. Praticamente parliamo di una personificazione del disturbo narcisistico della personalità, scisso in due entità uguali e contrapposte per eccesso di ego non contenibile in un unico involucro. Dentro il vestito, NIENTE. Ma chiassoso e ciarliero. Indisponente ed insopportabile, in tutta la sua inutile quanto vanesia inconsistenza.
Fanno costume!
In quanto al tenero Enrico ed al suo campo ristretto… scusate! Abbiamo terminato gli antiemetici. Il partito bestemmia è una garanzia consolidata nel tempo: il ribrezzo che continua a suscitare nella stragrande maggioranza del corpo elettorale in piena crisi di rigetto, vanamente alla ricerca di qualcosa di sinistra, è costante ed irriducibile. E infatti continua ad essere giustamente schifato dai suoi potenziali elettori. Il sentimento prevalente è il disgusto; l’effetto è repellente. Però i piddini, nella loro irriducibile perseveranza al peggio, riescono sempre a stupirti… Quando sembra abbiano raggiunto il fondo, cominciano a scavare (la fossa!). Per loro le elezioni sono più un disturbo che altro. Innanzitutto perché le perdono sempre. E poi perché, in un modo o in un altro, si ritrovano sempre a fare da zerbini all’apparato affaristico-militare-industriale, nella stanza dei bottoni con un posto in prima fila.
L’importante è esserci!
Adesso a cadenza ciclica hanno ri-scoperto “l’emergenza democratica” (salvo governarci insieme con l’oscuro oggetto politico dell’emergenza). E soprattutto, non sapendo di che morte morire ammazzati, hanno deciso di impiccarsi alla fantomatica “Agenda Draghi”… Cioè un mediocre arnese bancario eterodiretto dai board della finanza anglosassone, che ha condotto l’Italia sull’orlo del collasso economico su tracollo energetico, dopo aver trascinato il Paese, contro i suoi stessi interessi (e non sarebbe certo la prima volta), in una sciagurata guerra non dichiarata contro la Russia. Più che altro in modalità kamikaze su suicidio assistito e morte lenta, non potendosela proprio permettere la guerra commerciale, per assecondare con zelo servile le rodomontate del volubile padrone americano, sempre pronto a defilarsi scaricando i costi sulle sue colonie d’oltremare; quindi farsi spingere verso il baratro dagli ancor più ringhiosi nani da giardino, sul lato est dei campi minati della NATO e del suo urticante spaventapasseri norvegese prestante voce.
Questo qui, l’Uomo che si fece Agenda, davvero era convinto che inviare armi ad una delle parti in conflitto ed imporre sanzioni economiche all’altra, salvo ritrovarcele ritorte contro come un boomerang, con tutta la sorprendente lungimiranza dei lacchè atlantisti, non fosse interpretato come un “atto ostile” e non comportasse ritorsioni, con conseguenze che il “governo dei migliori” autonominati tali non è minimamente in grado di affrontare, al di là dei proclami trionfalistici e l’adulazione dei media nostrani che, a loro eterna vergogna, continuano a prodursi in un maccartismo paranoico da caccia alle streghe nonostante l’emorragia di lettori. Tra gli invasati e gli agit-prop in conto atlantico, che in questi mesi di guerra si sono spesi più di ogni altro sui giornalini “progressisti” della Famiglia Elkann, insieme ai preti spretati che trombeggiano in ogni pertugio disponibile, come l’ex lottatore continuo che si reinventò  storico liberale, Il nostro preferito resta l’inquietante voyeur, che da sei mesi si masturba davanti ai filmini di guerra della propaganda ucraina, condividendoli in streaming per appassionati di necrofilia bellica.
Notevolissima è stata pure l’imbarazzante mitomane a gettone presenza, che per settimane ha dispensato i suoi pensierini minimi nei tank show, prima di ripiegare nel costosissimo kindergarten per bimbiminkia a pubblico mantenimento in conto ENI.
  Ma il pattuglione di zelanti pretoriani da salotto, massimamente sulle colonne armate di Stampubblica, è talmente ampio che si fecero legione. E tutti idolatrano il Super Mario che ci conduce, elmetto in testa e condizionatore spento per la pace, nel vano tentativo di contenere bollette stratosferiche.
Del resto, le nostre gazzette di regime non sono affatto nuove alle infatuazioni passeggere per il tecnocrate, o il “riformatore” di turno: quest’ultimo può essere tanto un post-fascista ripulito, che ha scoperto l’uso di coltello e forchetta; o un ex sinistrato consacrato alla logica sociopatica dei mercati, dopo aver immolato sull’altare del dio di danari almeno mezzo secolo di conquiste sociali smantellate in conto svendita. Hanno bisogno di eroi da leccare. E se non ne hanno a disposizione, già inscatolati in confezione pronto uso, li inventano. In quanto ai fatti… quelli sono un accessorio del tutto facoltativo, funzionale alle opinioni dei gruppi affaristico-industriali che pagano la mercede alle penne prezzolate.
L’importante è mantenere il pilota automatico.
Spicca nella sua magnifica solitudine, l’assoluta irrilevanza di un premier di coccio tra vasi di ferro… quello dell’Agenda… che pigola qualcosa sul tetto al prezzo di acquisto all’ingrosso del gas, raccomandandosi alla Von der Kulen, a proposito del mercato OTC dei futures di Amsterdam, quello che determina il prezzo delle commodities energetiche, consegnate alla più sfrenata speculazione finanziaria internazionale e senza che le ammuffite cariatidi imbozzolate a Bruxelles abbiano nulla da ridire e meno che mai da intervenire.
Sbertucciato nella totale indifferenza, il mito di Supermario vive di luce riflessa unicamente nelle redazioni delle nuove Agenzie Stefani, che ne incensano le gesta fantastiche in un mondo immaginario di trionfi epocali, dove scorrono fiumi di saliva a coprire i fallimenti di un’esperienza catastrofica. Esattamente come avviene per i servizietti patinati a sfondo bellico dedicati ai due divi di plastica, in quel magico paradiso democratico chiamato “Ucraina” e convertito a set cinematografico della coppia presidenziale: Barbie & Ken versione soldatino, nel Quarto Reich degli ukro-nazi.
È la tragedia dilatata a dramma collettivo di uomini (e donne) ridicoli, consegnati alla farsa nel sottobosco della storia.

Hit Parade del mese:

01. CULO MIO FATTI CAPANNA!

[27 Ago.] «C’è un governo che lavorando in silenzio ha fatto crescere il PIL tre volte di più di quello tedesco, ha creato 739.000 nuovi posti di lavoro ed ha accumulato una riserva di gas tra le più alte d’Europa. È guidato da Mario Draghi.»
 (Sebastiano Messina, il Cantastorie)

02. PERCHÉ UNA CAZZATA TIRA L’ALTRA

[23 Ago.] «Vorrei che il prossimo governo istituisse un liceo del Made in Italy.»
 (Giorgia Meloni, Personal Trainer)

03. MILLE LIRE AL MESE

[07 Ago.] «Noi daremo immediatamente 1500 lire al mese alle casalinghe, così i bambini vengono educati bene: le casalinghe curano i figli, curano la casa e invece lo Stato dà a queste donne un calcio nel sedere. Poi a tutti gli italiani rapinati dallo Stato dal 2000 restituiremo 1200 lire italiche. Non ci credete? Fatemi capo del governo e io il giorno dopo telefono al direttore generale del ministero del Tesoro, faccio stampare questa moneta e vi arriva il giorno dopo a casa. Che cosa volete di più?»
 (Antonio Pappalardo, Babbo Natale)

04. CAZZARI SENZA FRONTIERE

[03 Ago.] «È grazie al grande lavoro che ho svolto nel Ppe, insieme a Tajani e alla sua autorevolezza, che l’Italia ha potuto beneficiare dei fondi del Pnrr, decisivi per far ripartire la nostra economia.»
 (Silvio Berlusconi, il solito mitomane)

05. RIGASSIFICATORE ESTRATTIVO

[06 Ago.] «Rigassificatori subito! Per estrarre gas naturale nazionale e renderci indipendenti dagli approvvigionamenti dall’estero.
 (Licia Ronzulli, Bolla di gas)

06. LO DIAMO GRATIS!

[07 Ago.] «Notizia di oggi: la Basilicata darà gratis il gas ai Lucani.»
 (Matteo Renzi, il Bomba)

07. MA NON ANDAVA TUTTO BENISSIMO?

[25 Ago.] «Le forze politiche sospendano la campagna elettorale e si dichiarino pronte a supportare il piano del governo, rigassificatore incluso, e un eventuale scostamento di bilancio.»
 (Carlo Calenda, interruttore automatico)

08. DORMI PURE TRANQUILLO

[26 Ago.] «Serve una comunicazione brutale per dare la sveglia agli italiani.»
 (Enrico Letta, Er Catastrofe)

09. DONNA, TU PARTORIRAI CON DOLORE

[25 Ago.] «L’aborto esula dal territorio del diritto, non direi che è un diritto. L’aborto è il lato oscuro della maternità che non è mai entrata nello spazio pubblico»
 (Eugenia Roccella, fratella d’Italia)

10. ANDIAMO A COMANDARE COME UN GATTO IN TANGENZIALE

[02 Ago.] «Siamo solidi, siamo compatti, andiamo a vincere queste elezioni»
 (Carlo Calenda, lo Yogurt)

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(161) Cazzata o Stronzata?

Posted in Zì Baldone with tags , , , , , , on 6 agosto 2022 by Sendivogius

Classifica LUGLIO 2022”

Avviso ai Naviganti: anche se l’argomento si presta per natura, NON parleremo della campagna elettorale in corso. Francamente l’argomento non riesce ad appassionarci… tutta roba già vista e rivista, nella riproposizione del Nulla declinato al peggio di sempre…
Su quell’oscuro oggetto subalterno di governo, massimamente composto da ex democristiani parassitati a sinistra del corpo elettorale e radunati attorno alle spoglie di un banchiere fallito, non c’è molto da aggiungere a quanto non si sia già  detto in passato… Insomma si tratta di una roba di destra, servilmente ordoliberista ed euroatlantista, ma non fascista, rotta ad ogni trasformismo in nome della “stabilità” e che definisce se stessa come “centrosinistra”. Il colmo, e culmine dello schifo, è la candidatura blindata di un Giggino Di Maio nel ”Partito di Bibbiano”! Sia mai che simili risorse vadano perdute!!
Per contro, il cosiddetto ”centrodestra” vive invece imprigionato in un eterno tempo presente che non passa mai, coi suoi santini mussoliniani come rassicurante feticcio di continuità. Venti anni e non sentirli! 
Così possiamo continuare ad ammirare la catramatura di un Silvione, appena scongelato dal frigo e riverniciato di fresco, insieme ai soliti cavalli di battaglia: le dentiere… le pensioni a mille euri… ma con la corte dimezzata e qualche centinaio di zoccole in meno a tenere alto il livello delle ”cene eleganti”.
Possiamo gustare il ritorno del Capitone ripassato in padella, che sta stirando la sua collezione di costumi da sbirro, mentre sfrigola il soffritto sui fornelli. E soprattutto la lanciatissima ducia della Garbatella che già si crede statista, coi suoi famelici manipoli in camicia nera tenuti per ora al guinzaglio. Per tutti, vige la solita accozzaglia di stronzate a fare da programma…
“Autonomia differenziale”, ovvero la secessione mascherata dietro gli egoismi regionali ai tempi delle signorie feudali, nel medioevo futuro della post-democrazia.
La “flat tax” al 15%, cioè quella roba oscena per cui se guadagni 18.000 euro (lordi) all”anno o due milioni paghi esattamente la stessa percentuale di tasse sul reddito imponibile, perché ovviamente la capacità di spesa ed il potere d’acquisto, col tenore di vita che ne consegue, sono gli stessi.
Né poteva mancare l’immancabile condono, ovvero la “pace fiscale” per coloro che hanno dichiarato guerra ai contribuenti onesti e si raccomandano ai ladri come loro per farla franca.
E ovviamente c’è il “presidenzialismo”, con un caudillo di cartapesta a governare sopra ad un cumulo di macerie, il Romolo Augustolo della situazione. Coi ”pieni poteri” è meglio. 
Insomma la solita merda montata in fogna.
E infine ci sono i cocci sparsi del fu MoVimento, tra transfughi, trombati e riciclati, per il mesto ritormo a casa degli scappati di casa, su liquefazione a fuoco lento della banda degli onesti che doveva scoperchiare il parlamento come una scatola di tonno e si ritrovò con ben altro di inopportunamente aperto. Per il resto siamo ritornati ai fotomontaggi con gli zombies ed i casting on line per la selezione della nuova infornata di anonimi minchioni da miracolare alla lotteria del Grillo. Peccato che i biglietti vincenti siano già stati venduti. 
L’unica cosa positiva risiede nel fatto che stavolta (forse) ci liberiamo davvero una volta per tutte del bimbo prodigio di Rignano, finalmente libero di conferenziare a gettone in giro per la penisola arabica. E non sarebbe un risultato da poco (levarcelo dalle palle, non altro)!

Hit Parade del mese:

01. VAI AFFANCULO, VAI!

[18 Lug.] «Vai giù duro mercoledì! Non fare compromessi, non è il momento! Vai lì e digli che i termovalorizzatori si fanno, che non si investe sulle pensioni ma sulla scuola, che non si chiedono le mance a nessuno e non si danno mance a nessuno. Vai e diglielo in faccia! Vai e diglielo in faccia che noi siamo atlantisti ed europeisti! Ci siamo rotti le balle di avere dei rappresentanti non all’altezza della nostra storia, di questa piazza e del resto del Paese! Vai, combatti e saremo con te! Vai!»
(Carlo Calenda, lo Scudiero)

02. GREEN RELIGION

[11 Lug.] «La nuova religione ‘green’ è l’ultimo atto del nuovo marxismo contemporaneo.»
(Nicola Porro, Officiante al clero)

03. IL NUOVO CHE AVANZA

[22 Lug.] «Pianteremo un milione di alberi all’anno ed eleveremo le pensioni a mille euro e il dentista gratuito.»
(Silvio Berlusconi, Coldiretto)

04. SPECTRE RUSSA

[28 Lug.] «Vogliamo sapere se è stato Putin a far cadere il governo Draghi.»
(Enrico Letta, Patetico)

05. L’OCCHIO TIGRATO

[24 Lug.] «Voglio solo candidati con gli occhi di tigre»
(Enrico Letta, l’Uomo Tigre)

06. SCENDO IN CAMPO

[26 Lug.] «Torno in campo per dovere morale e civile verso il Paese che amo.»
(Silvio Berlusconi, il Ritornante)

07. MAGNA PURE TRANQUILLO!

[26 Lug.] «Se Draghi è indisponibile come premier, mi candido io.»
(Carlo Calenda, Primiera)

08. HIC SUNT LEONES

[11 Lug.] «Chiediamo ai cittadini di incalzarci, incalzarci, per fare sempre di più e meglio.»
(Roberto Gualtieri, la Gazzella)

09. DON’T WORRY

[10 Lug.] «Non c’è da preoccuparsi per il clima, perché se gli oceani si alzeranno lo scenario peggiore sarà che avremo un po’ più di proprietà con vista mare.»
(Donald Trump, l’Immobiliarista)

10. MA ANCHE BASTA

[30 Lug.] «Io, ex impiegato in un’azienda privata, sento di avere ancora tanto da dare.»
(Carlo Sibilia, Risorsa)

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COLPO DI SOLE

Posted in Muro del Pianto, Stupor Mundi with tags , , , , , , , , , , , on 16 luglio 2022 by Sendivogius

“Non c’è eresia peggiore di pensare che la carica santifichi il suo detentore”
(Lord John Acton, 1887)

Abituati al peggio, in una repubblichetta bananiera di aspiranti omini della provvidenza che si credono indispensabili, e che quasi sempre scelgono la politica quale miglior modo di favorire interessi privati tramite la conduzione degli affari pubblici, abbiamo avuto un pornomane in carriera, che pretendeva di gestire lo Stato come un’impresa privata alla stregua di proprietà personale… ed a seguire almeno un paio di re sòla, bruciati da troppo sole… intervallati dalle giunte tecnocratiche dei sacerdoti dell’Austerità (altrui), inviati in missione per conto di dio ed investiti di poteri taumaturgici su mandato celeste. Alla riprova dei fatti, si trattava di gente a cui non avreste fatto neanche rimboccare l’acqua del radiatore della vostra auto (altro che tecnici!), ma che tutti insieme (per 30 anni) hanno tenuto in ostaggio le vostre vite, mentre il grosso di un paese imbambolato se ne stava rapito in piena sindrome di Stoccolma, in attesa di tornare a bollire nel rassicurante brodo nero dell’italica fascisteria (molto più di un’autobiografia della nazione).
Non è neanche un problema di esautorazione delle prerogative parlamentari per svuotamento democratico, perché in genere sono gli stessi moribondi di Palazzo Montecitorio ad invocare l’arrivo del demiurgo di turno, pur di non mollare la poltrona di un potere effimero e privilegi concreti, rimessi ogni volta in discussione dal nefasto ricorso alla farsa elettorale, da esorcizzare in nome della “stabilità” (innanzitutto la propria). L’aspirazione ideale sarebbe quella di avere un Re Travicello che si assuma l’onere delle decisioni, senza sconvolgere troppo il pantano, e soprattutto senza disturbare i conduttori dietro le quinte che come anguille

“strisciano nel fango su cui riposa la struttura dell’organizzazione statale e, quando si contorcono, scambiano i movimenti della loro coda per terremoti o minacce alla stabilità dell’edificio. In confronto allo statista, presentano il considerevole svantaggio di essere vivi”.

 È Ambrose Bierce che scrive a proposito degli uomini politici negli USA di fine ‘800. A quanto pare, da allora poco è cambiato così come tutto il mondo è paese.
Peccato solo che qui da noi, ogni re travicello o sovrano fantoccio per conto terzi, tutti presunti “statisti” o pretesi tali, prima o poi reclamino indistintamente, in modo più o meno esplicito, l’attribuzione dei “pieni poteri”: vizietto antico che solletica il bonapartismo di questi nani da giardino con ambizioni da giganti.
Capita così che un presidente monocratico, che intende ed esercita la gestione di governo come un consiglio d’amministrazione bancario, investito di poteri quasi assoluti su delega in bianco e con una maggioranza del 90% (praticamente un partito unico) che ne ratifica gli atti a raffiche di fiducia, dopo aver convertito l’ennesimo decreto omnibus incassando l’appoggio incondizionato di una maggioranza schiacciante (172 sì, contro 39 no) si dimetta perché non ha ottenuto il consenso plebiscitario di tutta la coalizione, aprendo la più sgangherata crisi di governo che storia repubblicana ricordi. E si mette a battere i piedini, sbattendo offeso la porta, mentre corre a frignare dall’alto del Colle sulla spalla del presidente della Repubblica, che gli intima di tornare a bordo come uno Schettino qualunque?!? Il caldo fa brutti scherzi!
E tutto questo con un’intero apparato mediatico supinamente sdraiato in concerto a tessere le lodi dello statista che tutto il mondo di invidia (rileggere Bierce alla voce “politico”), per non tacere di un parlamento piallato da 60 decreti legge ed altrettanti ricorsi al voto di fiducia, in soli 18 mesi di attività durante i quali il “Governo dei Migliori” ha praticamente schiantato un’intera nazione impiccata alla corda delle sanzioni autoimposte, portandola sull’orlo della stagflazione.
E davvero si vorrebbe far credere che Re Artù ed i suoi ectoplasmi della chiavica rotonda siano preoccupati dai penultimatum del frastornato Giuseppi e di quattro stracciaculo allo sbando? Per contro, qualora dovessimo rinunciare agli straordinari talenti che compongono l’attuale esecutivo, l’unico dramma circa la caduta di una così formidabile compagine di governo sarebbe innanzitutto per gli ex ministri medesimi, deprivati di così incredibile incarico. A meno che non si voglia davvero credere che i sacri mercati tremino dinanzi all’uscita di incredibili titani come il Seviziatore dei congiuntivi agli Esteri, l’Energumeno tascabile alla Funzione Pubblica, l’Attila delegato alla distruzione dell’Ambiente, l’invisibile tecnoburocrate scomparso nei tunnel della “mobilità sostenibile”, o quell’altro fenomeno evaporato nelle aule della “scuola affettuosa”… Giusto per (non) citarne alcuni!
Ad essere maliziosi, uno potrebbe insinuare che il Migliore di tutti stia cercando una via di fuga, prima della catastrofe con chiamata in correità.

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(159) Cazzata o Stronzata?

Posted in Zì Baldone with tags , , , , , , on 2 giugno 2022 by Sendivogius

Classifica MAGGIO 2022″

Anche se pietà l’è morta da un pezzo, uno si chiede se sia il caso di infierire dinanzi a tanto squallore impunemente reiterato nel tempo; oppure se sia meglio ostentare una virgiliana superiorità trascendente, limitandosi a passare e guardare la fiera degli orrori senza curarsene troppo.
A proposito di Ucraina, dove – per inciso – Putin sta vincendo la guerra, al netto delle previsioni trionfali dei nostri bombardieri da tank-show, noterete come l’argomento stia progressivamente scivolando nella seconda scelta dell’offerta al pubblico, a parte le “maratone” infinite di Enrico Mentana, con la sua straordinaria capacità di riuscire a parlare per ore di nulla; se non fosse che oramai il fenomeno inizia a trascendere il ridicolo, per entrare nella sfera del patologico. Presto avremo anche modo di scoprire (di persona) per chi suona la campana delle sanzioni, lanciate a boomerang per fiaccare l’economia russa e sfiancare quella europea, dopo mesi di infodemia a senso unico, in un delirante susseguirsi di sbornie belliche, genuflessioni di fedeltà atlantista, ed inquisizione degli eretici per conformismo cortigiano su zelo maccartista, come raramente si era mai assistito prima. Tra invasori ed invasi, noi abbiamo potuto schierare un formidabile squadrone di invasati, trincerati ad oltranza nei salotti televisivi, per resistere fino all’ultimo ucraino e regalare la terza guerra mondiale al resto del mondo. Che a forza di leccar culi, uno poi si fa prendere la lingua, tanta è l’abitudine per eccesso di zelo…
Pertanto, dopo le intemerate internazionali a lingue srotolate nei vestiboli dell’Impero, alla corte del clan Biden, sarà molto più rassicurante per i nostri pennivendoli organici di regime tornare a scodinzolare come di consueto nei cortili di casa, secondo gli interessi dei loro grandi Editori.

Da bravi cagnolini ubbidienti a guinzaglio, potranno così spiegarci cosa sia la Libertà, dopo aver esaltato bavagli e censure per spirito di democrazia, presentare libri inutili tra marchette e buffet, in compagnia di scarti confindustriali altamente tossici e contesse Mazzanti Serbelloni Vien dal Mare. A puntate alterne, continueranno ad abbaiare alla luna ed a cantare le lodi del padrone di turno, magnificandone le sorti, tra la fuffa del Recovery Fund e resilienze potenziate in conto svendita, stendendo fiumi di bava al passaggio del Draghi che ci conduce. Tutto come da tradizione.

Hit Parade del mese:

01. LA GUERRA DEI CRETINI

[27 Mag.] «Il pacifismo sulla guerra ucraina è una posizione estremista alla pari del negazionismo sull’Olocausto o del complottismo dei No Vax.»
 (Yoram Gutgeld, piddino di riserva)

02. NON LA VEDI MA NE PARLI

[07 MAG.] «Oggi sono a Vicenza per una presentazione che inizia fra poco. Faccio due passi. Dietro a me camminano due ragazze che ridono felici. Hanno un forte accento veneto. Mi sorpassano. Una è bianca, l’altra nera. Qualcuno vedrà una differenza. Io no.»
 (Carlo Cottarelli, lo StupiTo)

03. PIACE VINCERE FACILE

[15 Mag.] «L’Ucraina vince l’Eurovision trionfando al televoto. Un segnale chiaro, netto, esplicito, di quello che vogliono davvero i cittadini!.»
 (Paola Taverna, chiara-netta-esplicita)

04. FORZA MAFIA

[28 Mag.] «Forza Italia è stato un partito che il contrasto alla criminalità organizzata lo ha portato avanti con i fatti. Se c’era un uomo che meritava l’Oscar alla legalità e all’antimafia, quell’uomo doveva essere Silvio Berlusconi»
 (Renato Schifani, Garante)

05. BATTAGLIA CIVILE

[16 Mag.] «I referendum sui giudici sono ancora più importanti di quelli sull’aborto e sul divorzio»
 (Anna Maria Bernardini De Pace, radicale libera)

06. RIAPRIRE I MANICOMI

[19 Mag.] «La Spagna è ora il nono Paese ad aver portato in tribunale il suo ministro della Salute e ha vinto contro il Covid-19. L’Alta Corte spagnola ha stabilito che il Covid-19 non era un virus, ma un’arma biologica con brevetto.»
 (Alessandro Meluzzi, talento naturale)

07. VANEGGIA PURE TRANQUILLO

[19 Mag.] «Vi avviso… NON SEGUITEMI. Sono NO VAX… sono NO MASCHERINA… sono NO GREEN PASS… sono NO UE… sono per uscire dalla NATO… sono NO EURO… e sono NO PD… E PURE NO DDL ZAN… Quindi NON SEGUITEMI!»
 (Davide Barillari, ex candidato M5S alla presidenza della Regione Lazio)

08. SULLE ORME DI PIEDONE L’AFRICANO

[18 Mag.] «Seguirò il diritto, come fece mio padre Bettino.»
 (Stefania Craxi, segugio)

09. ALLINEATI E COPERTI

[11 Mag.] «Nei talk show televisivi, seguendo il fortunato schema collaudato nella pandemia, si invitano voci dissonanti, divergenti, fuori dal coro.»
 (Massimo Recalcati, il Solipsista)

10. VE LO LASCIAMO GRATIS!

[12 Mag.] «Non possiamo regalare Draghi alla sinistra.»
 (Pietro Senaldi, Talent Scout)

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MEDIACRAZIA (III)

Posted in Kulturkampf, Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 8 Maggio 2022 by Sendivogius

“La rappresentazione drammaturgica è rituale.
Essa crea un senso di realtà condivisa.”

Senza per questo voler necessariamente scomodare Erving Goffman (si parva licet componere magnis), a livello mediatico, la “realtà” è innanzitutto una costruzione codificata tramite il ricorso ad una serie di schemi proiettivi, volti alla riproposizione del medesimo messaggio veicolato secondo la contingenza del momento. In tale prospettiva, si tratta di una proiezione cognitiva di gruppo, consolidata sui bias di conferma.
Nato per contrastare la pandemia e assicurare un uso oculato dei fondi del “recovery plan”, garantendone il trasferimento nelle lungimiranti disponibilità confindustriali, il Governo Draghi, per tacere dell’imbarazzante compagnia di nani da giardino che ne costituisce il contorno ministeriale, sembra aver fallito entrambi gli obiettivi.
Del Covid non si parla più. Cancellata dai palinsesti e cassata per decreto, la pandemia è scomparsa nel generale tana libera tutti. Tutt’al più, l’apocalisse è rimandata al prossimo autunno, quando ritornerà utile per il rinnovo del prossimo stato d’emergenza con relative sospensioni di diritto, visto che morti e contagi corrono invariati, nonostante i green pass rafforzati 2.0 in gold edition e la schizofrenica sequela di divieti draghiani in contraddizione tra loro.
Per quanto riguarda la crescita… attualmente si parla di “economia di guerra”, come se fosse la cosa più naturale del mondo (ma del resto si considera con nochalance pure la prospettiva di un attacco atomico), con ipotesi di contingentamento energetico, razionamento dei beni al consumo, e collasso verticale dell’economia nazionale, per manovre finanziarie da 40 miliardi all’anno e l’entrata a pieno titolo nei paesi emergenti del terzo mondo. Non crediamo sia necessario aggiungere altro.
Esaurita la sua missione con un bilancio a dir poco catastrofico, invece di sparire, Micro-Mario sembra aver trovato la sua nuova ragion d’essere come il Quisling italiota di uno stato fantoccio su vocazione kamikaze, supinamente asservito agli interessi di Padron Sam, per una poltroncina alla NATO in sostituzione del segaligno pupazzo in scadenza, attualmente facente feci. Potrà così mettere un’altra tacca al suo cursus honorum e chiudere in bellezza un curriculum consacrato alla distruzione del proprio paese, anche se è capace di intrattenerlo con frasi epiche…
Ormai si tratta di un prodotto scaduto, che i suoi sponsor cercano disperatamente di rilanciare sul mercato, nonostante il disgusto crescente dei consumatori, cercando di accreditarlo come “grande statista” agli occhi di un pubblico sempre più smaliziato e creando tutte le volte un climax da catastrofe imminente, per rendere più digeribile il merdone.

E nel farlo, ci ripropongono sempre lo stesso copione di scena fino alla nausea, secondo una recita condivisa nella quale non credono più neanche gli attori protagonisti (ed intercambiabili), mentre le nostre elite cercano di piazzare la stessa merce avariata. E, innamorati del podestà forestiero, scelto a propria immagine e somiglianza, ci impongono il sociopatico di turno preso in prestito dalle tecnoburocrazie finanziarie, ogni qualvolta si tratta di sostituire un governo che non piace loro e ribaltare così un risultato sgradito alle urne.
Pertanto, non contate sull’Informazione (che ‘libera’ non è mai stata) dei grandi media; mai come oggi pienamente asserviti a quel complesso militare, industriale e politico, assurto ad entità sovranazionale ed immanente, al quale sono indissolubilmente connessi, funzionando da cassa di risonanza delle elite, nella mistificazione dei fatti su manipolazione delle opinioni. Fedeli al principio secondo cui il culo del padrone è il posto più morbido dove mettere la lingua, i nostri sedicenti “giornalisti” rispondono ad un sistema di prostituzione mediatica del quale sono parte organica. Per trovare qualcosa di lontanamente simile ai livelli di servile adulazione dei nostri repellenti pennivendoli di regime, bisogna scendere fino ai panegirici del Basso Impero romano, anche se i livelli attuali trascendono ogni velleità letteraria, per scadere nel porno amatoriale da salottino di maison de plaisir. Qui più che altro si dedicano agli esercizi di fellatio applicata a nuovi virtuosismi semantici, in mulinelli erotici di turbinanti lingue in calore, con risultati peraltro grotteschi su eccesso di zelo e col rischio di annegare in una fossa di saliva bollente:

«Mario Draghi riparte come un orologio svizzero e il gesto con cui apre il primo Consiglio dei ministri dopo una settimana di morte e resurrezione della politica è pensato per spazzare via le scorie, allontanare le ombre e strappare qualche cauto sorriso. Il premier entra nella grande sala, dà le spalle agli arazzi fiamminghi con le gesta di Alessandro Magno e compie in senso antiorario un intero giro dell’immenso tavolo, porgendo la mano a ogni singolo ministro.
[…] Compiendo un intero giro della “tavola rotonda” di Palazzo Chigi, il premier, che un ministro sottovoce paragonerà a “Re Artù che stringe un nuovo patto con i suoi cavalieri”, suggella un nuovo inizio e mostra plasticamente che i 759 voti per Sergio Mattarella hanno rilegittimato il governo di unità nazionale. Il lungo applauso chiamato da Draghi aprendo la riunione con la squadra all’apparenza ricompattata, dice la gratitudine del premier e di alcuni ministri per lo scampato pericolo e la condivisione per le priorità da affrontare: lotta alla pandemia e ripresa economica e sociale del Paese.
La maggioranza ha rischiato di andare in frantumi e il premier ha vissuto giorni di imbarazzo e sconcerto, ma ora, grazie alla conferma del presidente in scadenza, Draghi assicura di sentirsi più solido di prima. Vista l’importanza delle scadenze in agenda il presidente non sembra più disposto a tollerare rivendicazioni e veti, bandierine di parte, strappi, o ammutinamenti in Consiglio dei ministri. E sprona tutti a consegnare “entro 48 ore” il cronoprogramma di ogni ministero per i progetti del PNRR, così che chi è indietro raddoppi gli sforzi per tornare nei tempi

Monica Guerzoni
“Corriere della Sera”
(01/02/22)

Con un pezzo magistrale che supera le antiche veline del Minculpop per diventare leggenda, dalle pagine del Corriere della Sera, una straordinaria Monica Guerzoni in estasi mistica prova a comunicarci l’imperturbabile aplomb di Mariolino, aspirante presidente della Repubblica, che dopo la sonora trombata siede in riunione col suo consiglio dei ministri, per un’occasione di ordinaria routine elevata ad evento epico. Ed ha un bel da fare l’iper-governativo Corrierone, per dipingere il cipiglio volitivo del decisionista, sul volto cadaverico di un premier azzoppato che si lecca ancora le ferite, rintronato nella sua armatura di latta ammaccata.
Sulle gesta del novello Re Artù, la fanfara di corte si è sdilinquita ancora, versando fiumi di saliva sui drappi purpurei, per strisciare sui tappeti rossi in concomitanza dello “storico” discorso tenuto nel parlamento UE di Strasburgo (03/02/22), in un’aula praticamente vuota, e di cui ovviamente nessuno si è accorto né conserva memoria alcuna.

Il Presidente del Consiglio, Mario Draghi, all’apertura della sessione plenaria del Parlamento Europeo, Strasburgo, Francia, 03 maggio 2022. ANSA / Filippo Attili / Ufficio stampa Palazzo Chigi +++ ANSA

Laggiù, nel vuoto pneumatico di un cosmico disinteresse, lo statista che tutto il mondo ci invidia (e che fuori dall’Italia nessuno si caga), declinava al nulla ivi convenuto la sua “visione rivoluzionaria”: vaghi cenni sull’universo, conditi dalle solite elucubrazioni di rito e retorica posticcia, per pensierini sfranti in una pozzanghera di ovvietà riscaldate. Che però agli occhi dei media nostrani diventano dichiarazioni epocali, provocando le polluzioni incontrollate dei soliti pennivendoli, in orgasmo su masturbazione coatta.
Ne scippiamo una sintesi, giusto per praticità riassuntiva:

«L’altro ieri Draghi, detto SuperMario da quando ci garantirono che la Merkel gli aveva passato il testimone di Guida dell’Europa, ha tenuto il suo attesissimo discorso a Strasburgo. Attesissimo dalle sedie del Parlamento europeo: un po’ meno dagli eurodeputati, che son rimasti a casa, a parte alcuni italiani reclutati per la bisogna, che si son fatti il selfie con lui. Era già accaduto nel 2006 col discorso di B. al Congresso Usa: anche lì c’erano quattro gatti, ma il capoclaque si premurò almeno di rimpiazzare i vuoti con figuranti, stagisti, segretarie e portaborse. Per Draghi non ci ha pensato nessuno, a parte “Calenda accompagnato dai figli” (LaStampa). Però quello che passerà alla storia come il “Discorso alle Sedie” ha infiammato di ardore patriottico i giornaloni, che si sono ben guardati dal pubblicare la foto dell’aula deserta: in compenso han dato fondo all’immaginazione per tenere in vita artificialmente il de cuius.
Il Corriere della Sera lo descrive “commosso per le parole di stima” (delle sedie parlanti) e “colpito e sorpreso dall’accoglienza dei parlamentari” (assenti), mentre “lascia un messaggio alla riflessione dell’Assemblea” (o almeno della tappezzeria) e dà “la spinta per la tregua” (spingitore senza nessuno da spingere). Il Foglio pubblica il discorso integrale (per lasciarlo in clandestinità).
Il Messaggero titola “A Strasburgo il manifesto di Mario” (tipo quello di Ventotene). “Draghi, scossa all’Europa”, si eccita LaRepubblica: “alla vigilia aveva promesso un discorso storico”, purtroppo nessuno se n’è accorto. Men che meno dell’“intesa Roma-Parigi-Berlino” per il “nuovo Patto di Stabilità” (le sedie vuote tendono a basculare). Intanto Macron parlava per due ore con Putin, mentre SuperMario non riesce nemmeno ad andare a Kiev (a proposito: presi i biglietti?). Però parla “come sanno fare i veri statisti”.
La Stampa vede una “Dottrina Draghi per l’Europa”, a mezzadria fra la Dottrina Monroe e il catechismo (nelle parrocchie vuote). Ed esalta “la portata del progetto che Draghi offre per l’Europa”, un “federalismo pragmatico” (qualunque cosa significhi) che “piace a Bruxelles” (peccato che lui fosse a Strasburgo).
Il Dubbio: “La visione di Mario” (ma è Strasburgo o Medjugorje?). E il Riformista: “Draghi scuote l’UE” (all’insaputa della stessa). Come faccia a scuotere e a spingere nel vuoto pneumatico, non è dato sapere. Ma uno che riesce a “lavorare per la tregua e la pace” a suon di armi è capace di tutto

Marco Travaglio
“Vuoto a perdere”
(05/05/2022)

Al momento c’è grande trepidazione sull’imminente viaggio di Re Artù alla volta degli USA, dove potrà gattonare a braghe calate, per porgere i suoi omaggi di suddito fedele all’Impero. Lì potrà raccomandarsi per un posticino alla NATO, offendo in cambio il culo di noi tutti, e prendere le ordinazioni direttamente dal Commander in chief, sempre che non sia troppo impegnato a parlare col suo amico immaginario…
Giusto a proposito di nullità, per quanto non invisibile, il pubblico non noterà la differenza. Nelle italiche redazioni invece già si idratano le favelle. E ci si chiede emozionati cosa mai dirà il nostro Sciaboletta, tarato come un orologio svizzero che si prepari ad entrare nella Storia allo scoccare dell’ora fatale… Cosa mai farà Super Mario, alias Re Artù, per stupire ancora il mondo intero, mentre dalle parti di Mosca fremono di terrore dinanzi all’imminente entrata in guerra dell’Italia a sua insaputa?! 
E noi una mezza idea ce l’avremmo pure…

Pronto a concedere qualsiasi cosa Padron Sam pretenderà, eseguirà senza battere ciglio. Non c’è limite alla Provvidenza ed ai suoi omini ubbidienti. E già si sente il rombare dei fantastici mezzi a disposizione dell’Italietta alle grandi manovre, schierata in prima linea per la terza guerra mondiale.

Praticamente ci manca solo che invii un corpo di spedizione di Alpini in Russia, per farsi bello coi suoi padroni.

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Z come Zela

Posted in Kulturkampf, Masters of Universe, Muro del Pianto, Risiko! with tags , , , , , , , , , , , on 19 aprile 2022 by Sendivogius

Consacrati alla ricerca di un santo patrono a cui votarsi anima e culo, i nostri mestatori d’inchiostro all’ingrosso hanno un disperato bisogno di ‘eroi’ (meglio se a buon mercato), per ravvivare l’intreccio delle loro narrazioni fantastiche e continuare a sguazzare nella palude della propria mediocrità salottiera, ingabbiati nei circoli chiusi delle loro piccionaie autoreferenziali, dove beccarsi a vicenda come capponi all’ingrasso, mentre piluccano nelle greppie sempre più risicate dei “grandi quotidiani nazionali”. La loro misura stilistica è l’agiografia, alternata alla denigrazione sprezzante, bastone e carota, nella mistificazione costante dei fatti, ritagliati e distorti, per essere strettamente subordinati alle opinioni e confezionati in pronto uso per il prossimo talk-show.
Come sapeva bene W.R.Hearst, niente incrementa le vendite e ravviva l’attenzione del pubblico più di un conflitto bellico, costituendo una ricetta di assoluto successo per orientare le opinioni e costruire la strategia del consenso… E fu così che, memori della lezione, i nostri menestrelli di corte si convertirono a cantori di guerra: un assatanato manipolo di invasati che, indossata la tuta da combattimento, si sentono autorizzati a sparare cazzate da mane a sera, senza rischio di esaurire le munizioni, onde ribadire il loro servaggio atlantico al padrone americano, strisciando pancia a terra e canna del gas stretta tra i denti.
Ovvio che i loro peana siano al momento riservati ad un ex guitto televisivo, a metà strada tra Beppe Grillo e Mr Bean, una sagoma di cartone imprigionata in un gigantesco Truman Show, prima della riconversione a set cinematografico di guerra per le recite a copione del presidente-soldato disperso in un universo distopico, dove realtà e finzione di mescolano lasciando la stura ad una propaganda martellante ed ossessiva.
Guardatelo, mentre prova strafatto le battute su canovaccio intercambiabile a seconda della platea osannante di riferimento, travestito da soldatino, ruotando sul seggiolone presidenziale..!

Il filmato è talmente surreale che pensavamo davvero si trattasse di una parodia grottesca dell’originale a fini denigratori, prima che ce ne venisse confermata l’autenticità tra l’imbarazzo dei pochi quotidiani che non hanno censurato la notizia. Perché l’ordine di scuderia che vige tra i Cinegiornali Luce embedded (praticamente tutti) è sopire, troncare.
QUI trovate un contributo esaustivo sul personaggio, al netto delle vulgate agiografiche, costruite attorno ad un personaggio da immaginario catodico.

«Prima dello scorso 24 febbraio, la maggior parte degli italiani probabilmente non aveva mai sentito parlare del presidente ucraino Volodymir Zelensky. Molti hanno imparato a conoscerlo con la sua t-shirt militare grazie ai passaggi dei suoi discorsi in Tv, mentre in rete girano le immagini della sua vita precedente, quando era un comico molto apprezzato dal pubblico per la sua satira del Potere, che gli è valso quel pizzico di notorietà utile a vincere le elezioni nel 2019 e a diventare capo dello Stato. Nella copertura mediatica (per la verità un po’ agiografica) che le tv italiane hanno riservato a Zelensky in questi giorni di guerra, è mancato però ogni riferimento ai suoi due anni e mezzo alla guida dell’Ucraina. Periodo invece che contiene aspetti molto interessanti, e anche utili a interpretare gli eventi di oggi.

Il programma
Zelensky si candida alla guida dell’Ucraina con un programma che ha tre punti fermi: rilancio dell’economia, lotta alla corruzione rappresentata dagli oligarchi (come i suoi avversari: il presidente uscente Petro Poroshenko e l’ex premier Yulia Timoshenko) e soprattutto pace nel Donbass e stabilizzazione dei rapporti con la Russia. Al primo turno delle Presidenziali, a sorpresa, è il più votato: raggiunge il 30,6%, una percentuale superiore ai voti di Poroshenko e della Timoshenko messi insieme.
Un risultato che, anche alla luce del fatto che la maggior parte dei consensi gli arrivano dalle Regioni sud-orientali russofone, contiene un messaggio eloquente: gli ucraini vogliono voltare pagina rispetto al decennio tumultuoso che va dalla Rivoluzione arancione del 2004, guidata dalla discussa Timoshenko, a Euromaidan del 2014, che portò poi Poroshenko alla presidenza. Si tratta di un no secco agli oligarchi e al loro potere occulto, ma soprattutto sa di netta bocciatura all’idea di una Ucraina mono–culturale e mono–linguistica auspicata prima dalla Timoshenko e poi da Poroshenko, che ammiccando quest’ultimo fin dal 2014 alle forze ultranazionaliste, si presentava come unico paladino dell’“identità ucraina” minacciata dai russi (non solo quelli di Mosca, anche gli ucraini lingua russa).

Dialogo e pace
Zelensky infatti in campagna elettorale è su posizioni opposte, parla di “popoli fratelli” e si dice contrario a questa sorta di discriminazione che i suoi avversari portano avanti da anni, consapevole di quanto la lingua e la cultura russa siano presenti in una grossa parte di elettorato, che pure si sente ucraina e non necessariamente guarda a Putin. Anzi, sa di andare incontro anche all’ala più liberale e moderata della società ucraina, la stessa che nel febbraio 2014 nelle Regioni occidentali (quindi non russofone) aveva protestato duramente, dopo che i neonazisti di Svoboda, arrivati al potere dopo Euromaidan, avevano immediatamente fatto abrogare la legge sul bilinguismo approvata due anni prima da Viktor Yanukovic. E questa posizione di pacificatore lo premia: al secondo turno trionfa con il 73% dei consensi.

Formula Steinmeier
Con l’obiettivo di raggiungere la pace nel Donbass, Zelensky nell’ottobre 2019 accetta a sorpresa la Formula Steinmeier, ovvero il progetto di pacificazione proposto nel 2015 dall’allora ministro degli Esteri tedesco, che prevedeva libere elezioni nelle zone separatiste sotto la supervisione dell’Osce, con la partecipazione di candidati di tutti i partiti, preludio al formale riconoscimento dello status speciale dei territori del Donbass, sotto la sovranità ucraina. La comunicazione presidenziale è però fallace, e così Zelensky si ritrova subito contro l’ultradestra e gli ambienti militari che lo accusano di aver ceduto dinanzi alle imposizioni di Mosca: «Nessuna capitolazione!» è il grido di protesta che ben presto si allarga anche ad ambienti liberali.
Zelensky però va avanti, e nel dicembre dello stesso anno incontra Vladimir Putin a Parigi, nell’ambito di rinnovati colloqui del Normandy Format, frutto dello spirito di cooperazione avviato dal suo consigliere Andryi Yermak e quello di Putin Dmitri Kozak. A Kiev l’opposizione nazionalista lo attacca ferocemente chiamandolo “marionetta del Cremlino” e lo accusa esplicitamente di arretrare davanti ai russi, quando nel luglio 2020 concorda con i separatisti il cessate-il-fuoco, in attesa di tenere finalmente le elezioni previste dagli accordi internazionali.

Primi insuccessi
Intanto però l’economia nazionale non decolla, complice anche la pandemia che si è abbattuta sull’Ucraina, alla quale il suo Governo non è stato capace di reagire. Anche la battaglia contro corruzione e oligarchi, sua bandiera in campagna elettorale, segna il passo: quando rinnova i propositi di un ingresso di Kiev nell’Ue, Bruxelles gli fa sapere che l’Ucraina non rispetta ancora gli standard di trasparenza previsti per avviare un processo di adesione, perché il Paese non si è ancora dotato di una legislazione tale da poter contrastare i corrotti.
Complice anche la solita errata comunicazione politica, Zelensky a luglio 2020 si ritrova con meno della metà dell’elettorato (43%) che crede in lui: la maggioranza degli ucraini (51%) dice di non fidarsi del proprio presidente. E il calo nei sondaggi lo accompagnerà anche nei mesi seguenti.

Lo sguardo a Washington
Ad inizio 2021 Zelensky è in evidenti difficoltà: nessuno dei grandi risultati promessi due anni addietro è prossimo al conseguimento. Anche l’indecisione nel proseguire sulla contestata Formula Steinmeier nel Donbass (che nel frattempo è tornato ad infiammarsi) allontana ulteriormente una pacificazione con i separatisti russofoni. Mosca ora lo guarda con diffidenza, lo considera poco affidabile, la stessa percezione che hanno Berlino e Parigi. L’unica via d’uscita per trovare appoggi internazionali viene dagli Usa, dove Donald Trump ha lasciato il posto a Joe Biden. La nomina di un clintoniano doc come Anthony Blinken a segretario di Stato lascia prevedere anche un cambio di strategia nella politica estera di Washington da isolazionista a interventista. Viene messo in agenda un vertice a due da tenere in autunno alla Casa Bianca, dal quale il presidente ucraino spera di tornare a Kiev con il sostegno statunitense.
Cercando di recuperare consensi al di fuori del suo elettorato, Zelensky comincia ad adottare un linguaggio più duro e meno conciliante con la Russia, e torna a parlare con insistenza di adesione dell’Ucraina alla Nato, trovando subito una sponda Oltreatlantico. Intanto, entra in rotta di collisione con il suo fidato spin doctor e speaker della Verchovna Rada (il Parlamento) Dmytro Razumkov. Dopo che questi ha espresso forti critiche sulla costituzionalità della governance presidenziale del Consiglio di Sicurezza ucraino, Zelensky lo fa rimuovere dalla sua carica, facendo votare i suoi deputati assieme ai nazionalisti della Timoshenko e gli altri gruppi legati a Poroshenko e agli oligarchi.

Il crollo nei sondaggi
Ma il macigno che pare assestare il colpo di grazia alla sua credibilità arriva in ottobre. Esplode lo scandalo dei Pandora Papers, ovvero viene resa nota in tutto il Mondo una serie di documenti riguardanti beni e proprietà offshore di alcune delle figure più ricche e potenti del Pianeta. Sono coinvolti 35 leader mondiali, e tra i nomi c’è anche quello di Zelensky. Gli ucraini scoprono che il presidente e gli uomini a lui più vicini hanno proprietà nascoste in paradisi fiscali come Belize e Isole Vergini.
I media governativi cercano di arrampicarsi sugli specchi, dicendo che le società di comodo legate al presidente ucraino erano note fin da prima della sua elezione. Il Governo fa trasparire l’idea che, in fondo, «così fan tutti». Un autogol clamoroso, l’ennesimo. Il messaggio che arriva agli ucraini, in buona sostanza è che Zelensky è un politico interessato al denaro come tutti gli altri. Gli stessi che voleva combattere.
A metà del suo mandato presidenziale, il disastro pare compiuto: in autunno il suo gradimento crolla al 24,7 per cento, i suoi elettori gli voltano le spalle. Siamo ormai a fine ottobre, quattro mesi prima dell’attacco russo.

Errate valutazioni?
È dinanzi all’oltranzismo assunto sul Donbass da Zelensky, che intanto è volato a Washington dove ha chiesto agli Usa di sostenere l’ingresso dell’Ucraina nella Nato e che in patria sembra sempre più ostaggio dei nazionalisti anti-russi, che Putin probabilmente comincia a pensare ad un regime change. Il presidente russo arriva forse a supporre che la forte contrarietà della popolazione ucraina verso il governo di Kiev e verso la classe politica locale possa rivelarsi un alleato cruciale in un’operazione militare su larga scala. Può essere stata la cialtroneria di Zelensky ad aver fatto credere agli strateghi del Cremlino di poter prendere l’intera Ucraina tra gli applausi della gente?
Non si può escludere che in un primo momento Putin avesse pianificato un’occupazione del solo Donbass, come avvenuto nel 2014 in Crimea. Poi però la sfiducia dei cittadini ucraini verso i loro amministratori può aver contribuito a cambiare i piani del Cremlino, erroneamente convinto di trovare ampio consenso nella popolazione. Anche il linguaggio usato dal leader russo nell’immediata viglia dell’invasione e nelle prime ore successive (ricordate l’ambiguo appello all’Esercito a sollevarsi e a deporre il Governo?) lascerebbe pensare a questo. L’”operazione speciale” scattata il 24 febbraio scorso avrebbe così una logica: ma come spesso accaduto nei conflitti del passato, potrebbe essere frutto di un grave errore di valutazione. Forse è proprio in uno di questi incroci che la Storia prende un percorso preciso

Alessandro Ronga
(09/03/2022)

E per questo tizio buffo, a cui ‘qualcuno’ ha fatto credere che sarebbe stato inondato di miliardi a sbafo con l’entrata nella UE e che tutto l’Occidente avrebbe marciato compatto alla riconquista del Donbass per spezzare le reni alla Russia con l’ingresso nella NATO (scatenando l’apocalisse nucleare), salvo trasformare il proprio paese in un immenso campo di battaglia, con un conflitto per procura tra Russia e USA (dove gli ucraini forniscono la carne da macello), noi rischiamo la terza guerra mondiale o, nella migliore delle ipotesi, il ritorno al medioevo, tra razionamento viveri e carenza energetica, iperinflazione e recessione economica, in regime di guerra permanente e ridotti a colonia atlantica in stato di dipendenza servile per garantire la primazia americana, in attesa dello scontro finale con la Cina (la guerra che gli USA stanno preparando da 20 anni).

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IL SALE DELLA TERRA

Posted in Kulturkampf, Stupor Mundi with tags , , , , , , , , , , , on 23 marzo 2022 by Sendivogius

 Stilata la lista dei “Cattivi”, sarà ora il caso di dare uno sguardo agli alleati delle “Forze del Bene”; ovvero il sale che nutre la Democrazia nella Terra dei liberi e giusti, senza che mai ombra di vergogna alcuna scenda ad oscurare le ipocrisie degli imperi riluttanti…

“A che punto è la notte nel sultanato rinascimentale di MBS (Mohammad bin Salman)?”
di Francisco Soriano
(19/03/22)

«Già nel 2013 nella monarchia saudita si cercavano, disperatamente, “soluzioni moderne” per la mancanza di tagliatori di teste: infatti una commissione ministeriale fu nominata al fine di valutare se, le esecuzioni a morte, potessero avvenire non più per decollazione con colpi di scimitarra bensì con una pubblica e meno cruenta fucilazione. In realtà, più che animati da spirito modernista i sauditi denunciavano carenza assoluta di boia disponibili all’uso di tecniche ormai antiquate quanto dispendiose. Non solo, dunque, la carenza di esecutori materiali delle condanne a morte, ma soprattutto la mancanza di puntualità dei boia che, pare, si presentassero molto spesso in colpevole ritardo all’appuntamento con le vittime da decapitare. Fu il giornale “AL Youm” ad occuparsi del caso, citando anche una laconica circolare del dipartimento di giustizia saudita: “La mancanza di persone in grado di utilizzare la spada e la loro indisponibilità in molte aree – scrisse il quotidiano – significa che il boia deve compiere lunghi viaggi per arrivare sul luogo dell’esecuzione, a volte non arrivando in tempo”. Bisognava capire, tuttavia, se l’ottimizzazione dell’uccisione con un plotone di esecuzione fosse compatibile con i dettami della sharia. Si fece in fretta. La prima vittima con il metodo della fucilazione, guarda caso, fu una donna nel nord-ovest del Paese, ad Ha’il.
Saudi Arabia’s King Salman on May 5. (Fayez Nureldine; Agence France-Presse via Getty Images)Ne è passata di acqua sotto i ponti dal 2013, fino a quando, qualche mese fa il senatore semplice Matteo Renzi dopo aver aperto una crisi di governo si recava in Arabia Saudita per partecipare alla “Davos del Deserto”, un incontro annuale nella cornice di una serie di conferenze presiedute da leaders politici, CEO ed imprenditori, organizzata dal “Future Initiative Institute”. Fin qui nulla di straordinariamente rilevante se non la proiezione di un video in cui il principe ereditario Mohammed bin Salman e il più intrigante esponente della politica italiana, Matteo Renzi, argomentassero sul “nuovo Rinascimento” che caratterizzerebbe per modernità lo sviluppo di uno Stato portatore, ancor oggi, di valori ripugnanti, disgustosi e drammaticamente pericolosi. Le dichiarazioni di Renzi hanno destato in quell’occasione reazioni e sdegno da tutto il mondo che non hanno minimamente scalfito la sensibilità dell’ex primo ministro: probabilmente ha ritenuto più importanti gli sforzi economici della famiglia Saud nel pagamento delle sue conferenze e relazioni al rispetto di quei valori e diritti umanissimi che secoli di cultura, storia e lotte, anche sanguinose, hanno affermato e consolidato nel suo Paese. Non è colpa del senatore semplice di Rignano se il monarca-sultano-tiranno di Ryad applichi la più insensata sharia di questo mondo: su questi argomenti tuttavia sarebbe bene ricordargli che, in un solo giorno del mese di marzo dell’anno 2022, nel principato delle meraviglie e delle riforme sono state uccise 81 persone con una brutalità che non riconosce la storia e i diritti di una umanità alla deriva.
Tutto ciò è avvenuto a poche ore, pare, dall’arrivo del premier Boris Johnson, un altro di quegli esponenti che, in piena continuità con i suoi predecessori di destra e di sinistra inglesi, con ipocrisia e cinismo e, a più riprese, hanno intessuto e intrattengono floride e remunerative relazioni con stati che disprezzano i diritti umani degli individui. Fra le 81 persone anche sette yemeniti e un cittadino siriano, rei di crimini fra i più disparati: dall’omicidio a reati legati al terrorismo di matrice, ci verrebbe da dire, non saudita. Eppure il principino del rinascimento in salsa saudita aveva promesso con tanto di clamore mediatico che era intenzionato a riformare il sistema giudiziale del proprio Paese: sarà stata una delle tante amnesie e falsità, visto che di crimini efferati se ne continuano a perpetrare. Non sappiamo se le 81 persone siano state decapitate, resta un dubbio che cambia poco le dinamiche saudite connotate da disumanità e orrore. Questo eccidio è la più grande esecuzione di massa dopo quella avvenuta nel 1980, effettuata per punire a morte i 63 militanti condannati per aver occupato con le armi il tempio sacro della Grande Moschea, soltanto un anno prima. Da sottolineare però, che di questi ultimi almeno 40 condannati erano di fede sciita e originari di Qatif e Al-Ihsa, religione giudicata eretica in Arabia e, i seguaci, vittime di persecuzioni cruente da parte dei wahabiti sauditi ancor oggi. Le notizie da questa florida isola d’arte e apollinea armonia non sono di solito rese pubbliche: infatti le famiglie e le associazioni che difendono i diritti umani ci fanno sapere che le confessioni dei detenuti sono chiaramente estorte, nel migliore dei casi, con botte e torture indicibili. Le autorità saudite negano e rilanciano, dicendo che i processi si svolgono regolarmente con la supervisione, addirittura, di 13 giudici e 3 gradi di giudizio.
Il 2 marzo di quest’anno è stata ripristinata la pena di morte per i minorenni. Il caso riguarda Abdullah al-Huwaiti che, nel 2017 fu arrestato a 14 anni e condannato a morte quando ne aveva 17, per aver eseguito un omicidio durante una rapina a mano armata. La sua condanna era stata annullata circa un anno fa. L’efficiente giustizia saudita prima ha commutato la condanna, per aggiornarla con una condanna pochi giorni fa. Infatti al-Huwaiti è stato nuovamente processato da un tribunale di Tabuk perché era necessario attuare la “qisas”, una forma e un istituto di giustizia retributiva che consiste nella possibilità di consentire alla famiglia della vittima di chiedere una compensazione in denaro, concedere la grazia o pretendere la condanna a morte definitiva. Ma la questione non risiede soltanto in questa forma barbara di giudicare, bensì di capire se le prove utilizzate contro di lui siano credibili: dopo l’arresto del quattordicenne vi erano state torture e isolamenti continui per mesi, gli era stato proibito di farsi assistere da un avvocato e, dopo l’ennesima tortura, Huwaiti non poteva neanche più camminare per le frustate ricevute con un cavo elettrico che gli hanno atrofizzato le gambe. In definitiva al-Huwaiti è stato condannato due volte per un reato commesso a 14 anni, con una sola verità estorta con metodi assurdi e condannato a morte senza appello.
Finalmente una buona notizia: dopo ben 10 anni di carcere è stato liberato il famoso blogger saudita Raif Badawi, arrestato, incarcerato e come di consuetudine torturato quando aveva 28 anni. Le accuse, fra le più gravi, quella di aver insultato l’islam, con una condanna accessoria di 1000 frustrate oltre quelle propinate a “porte chiuse” in carcere quotidianamente. Le frustrate, stabiliva il tribunale, potevano essere spalmate e inflitte entro 20 settimane. Si ricorda che la prima fustigazione in pubblica piazza a Jeddah destò proteste in tutto il mondo per la sua brutalità “non solo simbolica”. le Nazioni Unite la descrissero e protestarono ufficialmente. L’accusa inoltre investiva la sua attività come gestore del sito “Sauditi liberi”, che esternava parole di libertà e pace e chiedeva la possibilità di esprimersi con una certa libertà. Gli accenni ai diritti umani poi, scatenarono nei principi rinascimentali un’ira senza pari ordinando l’arresto del giovane blogger. Liberato, il povero Raif non potrà lasciare il Paese e andare in Canada, dove l’attendono la moglie e i suoi tre figli. Il divieto dei tribunali sauditi ha vietato l’uscita per dieci anni. La sorella Samar e l’attivista Nassima al Sadah subiscono lo stesso trattamento, non potendo lasciare il Paese.
Il 15 febbraio di quest’anno è stato giustiziato un cittadino giordano per un omicidio compiuto a Jazan, nel sud-ovest del Paese. Il nome del giustiziato per decollazione è Hussein Jaber Salem al-Maliki, reo di aver strangolato durante una rissa un cittadino saudita. Il 2 febbraio di quest’anno è stato liberato Dawoud al-Marhoon, condannato a morte perché protagonista delle proteste antigovernative del 2012, quando aveva 17 anni. Insieme ad altri due minori, Ali al-Nimr e Abdullah al-Zaher furono condannati a morte per lo stesso motivo di al-Mahroon, pene commutate a 10 anni di prigione per la decisione di re Salman: a nulla è valso l’impegno dei tribunali nonostante la loro efficienza e indipendenza! Al-Nimr liberato ad ottobre 2021 è il nipote dell’importante religioso sciita Nimr Al-Nimr, giustiziato a sua volta dalle autorità saudite nel 2016. Al-Zaher è stato rilasciato nel novembre 2021.
Le 81 uccisioni in Arabia Saudita, le 7 condanne a morte in Egitto e la fucilazione eseguita in Bielorussia di Victor Pavlov sono un segno molto preoccupante: forse la “distrazione” della guerra in Ucraina consente di continuare ancora più brutalmente nella repressione nei propri Paesi? L’agenzia di stampa statale saudita ha precisato che questa esecuzione di massa deve essere percepita nel quadro della lotta al terrorismo e ai crimini gravi come l’omicidio di uomini, donne e bambini innocenti. L’Arabia saudita afferma di lottare contro l’Isis, Al Qaeda e i ribelli Houti dello Yemen, di assumere, inoltre, “una posizione rigorosa e incrollabile contro il terrorismo e le ideologie estremiste che minacciano la stabilità del mondo intero”. Certo è che oggi l’Arabia saudita non gode dell’appoggio completo degli USA, come era accaduto in era Trump con i suoi interessi economici privati in quel Paese e, l’Italia, ha bloccato le autorizzazioni per l’esportazione di missili e bombe. I sauditi vorrebbero intensificare i rapporti con la Cina, vendendo petrolio, naturalmente. Ai petroldollari, Ryad starebbe pensando di accettare lo yuan, non per motivi mirabolanti, ma perché il principe ritiene uno sgarbo senza precedenti l’irrigidimento delle relazioni con l’America di Biden. Si teme soprattutto la ripresa del dialogo con Teheran sul nucleare, il vero nemico storico dei sauditi, molto di più di Israele con una storia di odio e di inimicizie ben più profonda di quello che si possa immaginare. Insomma vale sempre il vecchio detto con una lieve modifica: “Pecunia non olet” ma il petrolio ancor meno.
Queste le ultime news dalla monarchia rinascimentale di Mohammad bin Salman

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(154) Cazzata o Stronzata?

Posted in Zì Baldone with tags , , , , , , , , , on 8 gennaio 2022 by Sendivogius

Classifica DICEMBRE 2021″

Anno 2022. Dunque, vediamo… Una maggioranza di governo rissosa e divisa, che ormai non esiste più. Un esecutivo impantanato che si esprime unicamente attraverso il ricorso abnorme e spropositato ai decreti legge ed ai voti di fiducia, in perenne stato di emergenza con proroga su deroga. Una campagna di vaccinazione in scandaloso ritardo sui tempi previsti e forniture vaccinali che non arrivano. Una gestione pessima della pandemia, per la prima volta davvero fuori controllo: mai si era arrivati a parlare apertamente dell’applicazione del codice nero, come se fosse la cosa più normale del mondo e senza che stuoli di commentatori a contratto se ne adontino. Una manovra finanziaria fondata sul debito, sull’onda lunga di una “Bonus Economy” interamente impostata sulle elargizioni di massa, priva di una reale visione economica e strategica di lungo periodo. Una compagine ministeriale di rara mediocrità (il “Governo dei migliori” sic!) ed un’opposizione impresentabile di nostalgici neofascisti con le turgide braccine perennemente tese, a sancire l’assenza di alternative.
Pare il Conte-bis alle sue ultime battute di arresto ed invece si tratta del Governo Draghi nella sua massima espressione. Solo che stavolta non c’è un Luca Ricolfi, ancora in pieno spasmo orgasmatico per la felice svolta, a denunciare apocalissi imminenti sui giornaletti compiacenti ed allineati in mistico tributo, verso la risorsa che tutto il mondo ci invidia: il Super-Mario osannato dai media in adorazione. Più modestamente, si tratta dell’ennesimo omino della Provvidenza chiamato a commissariare partiti e parlamento, per diffondere il sacro verbo di Confindustria sotto dettatura e per convertirne gli interessi in agenda prioritaria di governo.
È il clone che voleva sembrare umano: la versione aggiornata con scheda interattiva a simulazione empatica del rottamato robo-Monti 9000 (prototipo catastrofico della prima serie) ed altrettanto fallimentare come il modello precedente. Perché in realtà si tratta di un nuovo assemblato da laboratorio tecnocratico, con un ottimo battage pubblicitario di lancio, potendo contare su uno stuolo ossequiente di cantori a tempo pieno, sempre pronti a sdilinguirsi in venerazione estatica.
Al netto delle incensazioni agiografiche, del Governo Draghi, ormai agli sgoccioli ed avviato verso estenuanti tecniche di sopravvivenza ad oltranza, si ricorderanno i condoni fiscali; la destrutturazione di ogni residua tutela occupazionale, in nome della “flessibilità del mercato” che s’aggiusta da sé; il rilancio del Nucleare come “energia green” (e pazienza per i rifiuti radioattivi), alla faccia della transizione ecologica! Ma si segnala pure l’introduzione di una flat-tax mascherata, nella prima manovra finanziaria apertamente regressiva, che introduce un principio di tassazione decrescente all’aumentare degli imponibili fiscali ed accorpa le detrazioni riducendole d’importo. Insomma, a guardare la manovra economica, sembra più che altro un sorcio morto, partorito da una montagna di letame.
Quando gli aedi stipendiati a panegirico ed i propagandisti di regime in piena scialorrea cesseranno di lubrificare gli ingranaggi dell’automa meccanico in sembianze umane, per scoprire che non c’è alcun pilota automatico, sarà sempre troppo tardi.

Hit Parade del mese:

01. SUPERCAZZOLA SOVRANISTA

[16 Dic.] «Al cospetto di chi intende decostruire ogni cosa, non resta che conservare. Perciò serve un patriota al Quirinale, perciò servono patrioti ovunque. L’alternativa è l’avanzata del nulla, la vittoria di chi fa il deserto e lo chiama progresso!»
(Francesco Borgonovo, il Nulla che avanza)

02. A NOI!

[16 Dic.] «Come dice Franco Borgonovo: “Oggi solo i conservatori possono difendere la comunità dall’ideologia che decostruisce e atomizza la società”. E noi siamo pronti a fare la nostra parte.»
(Giorgia Meloni, la Patriota)

03. IL GIGANTE

[02 Dic.] «Governare è una cosa seria, non si può governare a cazzo. Berlusconi ha dimostrato di saper governare: in politica estera è stato un gigante»
(Alessandro Sallusti, domestico di famiglia)

04. BUNGA BUNGA!

[13 Dic.] «Non esiste un candidato più autorevole di Silvio Berlusconi, per esperienza umana e politica, per relazioni internazionali e per capacità di governo.»
(Licia Ronzulli, papi-girl)

05. C’ERA UNA VOLTA IN ARABIA…

[14 Dic.] «Future is in motion, but also in emotion. We need Big data, but we also need big emotion.
(Matteo Renzi, il Conferenziere)

06. MI PIACE L’ODORE DEI BAMBOCCI VIZIATI AL MATTINO TARDI…
PUZZA COME DI STRONZATA.

[06 Dic.] «Chi è cresciuto a Roma nord ha fatto il Vietnam.»
(Pietro Castellitto, incommentabile cazzone)

07. SE NON SON ROSE…

[31 Dic.] «Questo è il momento della disobbedienza civile. Deve scattare la resistenza. Ad esempio prendere l’autobus rifiutandoci di esibire la certificazione, fare come faceva Rosa Parks a Montgomery in Alabama. Serviranno persone coraggiose che abbiano la voglia di far valere i diritti costituzionali. Io, a questo punto, non mi vaccino per ragioni puramente ideologiche: non mi piego al ricatto del potere.»
(Ugo Mattei, kamikaze no-vax)

08. LE GRANDI CONQUISTE RENZIANE

[25 Dic.] «È Natale, come Italia Viva chiedeva da un anno.»
(Elio Vito, spalla comica)

09. LA PRESA PER IL CULO

[22 Dic.] «I principali beneficiari della riforma fiscale sono i lavoratori e pensionati a reddito medio-basso. In termini percentuali i maggiori benefici derivanti dalla riduzione delle aliquote Irpef e del taglio contributi per il 2022 si concentrano sui lavoratori con 15mila euro di reddito e se si considerano gli effetti dell’assegno unico dei figli, a beneficiare della riduzione fiscale saranno soprattutto le famiglie a basso reddito»
(Mario Draghi, il sobrio cazzaro)

10. BERLUSCONI COME PERTINI

[04 Dic.] «Berlusconi al Quirinale? Lo vedo benissimo. Credo che sarebbe il Presidente più straordinariamente simile a Pertini.»
(Gianfranco Rotondi, cicisbeo di corte)

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(153) Cazzata o Stronzata?

Posted in Zì Baldone with tags , , , , , , , , , , , , on 28 novembre 2021 by Sendivogius

Classifica NOVEMBRE 2021″

Porteteli via!

Nella consueta galleria degli orrori che infesta i corridoi dell’italico politicume, coi suoi guitti da avanspettacolo ed i fenomeni da baraccone che si susseguono ed inseguono, passandosi la staffetta nella corsa ai bassifondi, vi è come una rassicurante linea di continuità… un profilo condiviso nel quale è possibile scorgere il ritratto di una nazione… Sono gli eletti del popolo, che infatti li vota o li ha votati per poi negarlo, e che quel popolo rappresentano degnamente, coi suoi vizi, le sue miserie e le sue ipocrisie, in tutta la mediocrità che contraddistingue la pacchiana esibizione di sé, quale degna rappresentazione plastica e compiuta del popolo più analfabeta e della borghesia più ignorante di tutta l’Europa occidentale: una massa amorfa, che vive e si nutre essenzialmente di cazzate.
Pare che gli elementi fondamentali per rifondare la politica in Italia siano l’età e va bene chiunque purché donna, che da soli valgono ogni altro requisito reso insignificante come la competenza, la cultura, e financo un minimo di modestia, altrimenti non avremmo torme di garruli narcisisti semianalfabeti, troppo concentrati nella contemplazione estatica del proprio ombelico, che scambiano col centro del mondo, per elevarsi oltre.
Per decenni si è voluto credere che l’elemento anagrafico sarebbe stato l’anello di rottura che avrebbe fatto la differenza, rispetto alle vecchie cariatidi del notabilato clientelare, rompendo le antiche consuetudini semifeudali dei cacicchi di partito.
Sarà per questo che ora ci ritroviamo un nugolo di quarantenni precocemente invecchiati, con un vocabolario che non supera le cento parole e la cui produzione intellettuale si riduce alle battutine su twitter e la pubblicazione di libricini imbarazzanti di pensierini minimi: opere mer(d)avigliose, che non valgono lo spreco di carta sulla quale sono stampati. Ogni ‘regime’ elabora un proprio “lessico del potere”, attraverso il quale filtra la realtà nella presunzione di poterla plasmare con le parole di una “neo-lingua”… Ma qui più che altro ci troviamo dinanzi ad una disarmante miseria lessicale, nella quale è possibile scorgere unicamente la regressione culturale di una società ripiegata nella bulimia consumistica della sua vacua inconsistenza.
Questo è un paese che, archiviata neanche troppo la lunga parentesi berlusconiana, si è ammalato di giovanilismo acuto (ricaduta clinica di una malattia persistente nella società italiana), in un miscuglio patologico di istrionismo ed ur-fascismo.
E infatti ci tocca una nana da giardino, perennemente ingrugnita e ripassata in photoshop per le immagini di copertina, che sciorina frasette elementari di propaganda spiccia, per solleticare gli spiriti bassissimi di un elettorato di nostalgici in orbace ed analfabeti funzionali di ritorno. E per questo ascende i sondaggi, pompata dalla grancassa mediatica che s’è presa una cotta per la nuova statista della Garbatella.
Poi vabbé, ci sarebbe quell’altro coso obeso in astinenza da sagra, campione dell’abbuffata compulsiva a comando, che parla con gli amici immaginari di facebook e vive in un eterno reality show: l’ex aspirante statista col feticismo per le divise, e dalle azioni in ribasso, che va coccolando travestito da sbirro i fascisti di mezzomondo, in cerca di attenzioni per carenza affettiva.
Sono la Claretta ed il Ben del neo-nazismo di ritorno in mimetica sovranista.
C’è pure il fregno buffo percolato dalla provincia profonda… il Renzie d’Arabia che ancora non ha superato lo shock del referendum perduto, vive imprigionato in un loop spazio-temporale fermo al fatidico Dicembre 2016, e parla come un Berlusconi qualunque, a parodia livida dell’originale; sempre che non sia impegnato a contare i cachet dei suoi ingaggi prezzolati come cantore a gettone del nuovo rinascimento saudita, o volare a scrocco su voli privati da 140.000 euro a trasferta per leggere i suoi discorsi riciclati, mentre s’accompagna al munifico Macellaio di Riyad (amichetto suo). E ci si chiede in cosa diamine vada trafficando, lo sceicco di Rignano (sempre così interessato in patria ai temi della “Difesa”)… a meno che non si voglia davvero credere che ci siano dittatori interessati a pagarlo a peso d’oro, per vederlo intervistarsi da solo in una stanza vuota..! 
Certo, saremmo assai ingenerosi se trascurassimo il cacofonico Cottolengo a 5 Stelle: la più pletorica ed imbarazzante raccolta di casi umani e scappati di casa, che il popolo sovrano abbia mai cagato prima nel segreto della cabina elettorale. Ma qui citarli tutti sarebbe impossibile nella vastità dell’orda sfuggita ai casting della Casaleggio Associati: l’esercito di replicanti fuoriusciti dalle pieghe del web estremo, che ora vive di vita propria in dissociazione mentale permanente.
Adesso, la grande soluzione risiede nell’affidare la politica alle “donne” non meglio precisate… come se l’imbecillità fosse una prerogativa di genere.

Hit Parade del mese:

01. CHE DUE PALLE!

[19 Nov.] «Posso dire che due palle con ste propagande per la violenza verso la donna? Sembra sia tutto a senso unico. Se gli uomini sono così tremendi, scopatevi i cavalli. Facile!»
(Luca Valentini, fratello d’Italia da Trento)

02. CROCI E ROGHI

[15 Nov.] «Mi piacerebbe sapere quanta carriera potrebbe fare una band che si ispirasse alle radici cristiane d’Europa, o che inneggiasse alla difesa della vita dal concepimento o che prendesse a tema la lotta alla droga. Ricordo il massacro cui fu sottoposto Povia solo per aver osato partecipare al Family Day del 2007 difendendo la famiglia naturale. È facile andare secondo la corrente del politicamente corr(o)tto. Da giovani che si dicono alternativi e ribelli mi sarei aspettato qualcosa di diverso, che so, sul palco in smoking i maschietti e in abito da sera la signorina, con tanto di dichiarazioni tipo ‘i bambini hanno il diritto di avere una mamma e un papà. Allora sì che avremmo visto qualcosa di davvero dirompente.»
(Simone Pillon, il Dirompente)

03. DER MEIN KAMPF

[18 Nov.] «Nessuno come la Chiesa combatte la pedofilia!»
(Mario Adinolfi, il Garante)

04. LOL!!

[22 Nov.] «C’e chi organizza i sondaggi e c’è chi organizza gli eventi di popolo. Tenetevi i sondaggi, lasciateci la Leopolda.»
(Matteo Renzi, Comico saudita)

05. UN MILIONE DI PRECARI SOTTOPAGATI E CON SCADENZA A TEMPO

[12 Nov.] «Quando ho fatto il capo del governo, ho creato un milione e 300 mila posti di lavoro.
(Matteo Renzi, il Benefattore)

06. LA BESTIOLINA

[16 Nov.] «L’odio social noi l’abbiamo subito, non l’abbiamo lanciato.»
(Matteo Renzi, ineffabile cazzaro di sempre)

07. NUMERI A CAZZO

[18 Nov.] «Il 70% dei ricoverati in terapia intensiva è vaccinato.»
(Ugo Mattei, professorino no-vax)

08. MA SPARATEVE DIRETTAMENTE!

[26 Nov.] «Devono schiattare: governo, giornali e tv, senza risorse e senza ascolti! Da oggi si comincia. Vediamo se noi segregati, maltrattati, siamo cosí inutili, insignificanti e ininfluenti! Questo super greeeen cazzz è un’offess alla dignità. Non siamo affatto pochi! Gli possiamo fare molto male. 30 giorni!! Teniamo duro, lo so è un gran sacrificio ma ne va della nostra libertà e dignità! Possiamo ficcarglielo in quel posto! Volete farlo? Se siete convinti diffondete questo messaggio. Grazie. Resistenza Verità Libertà.»
(Enrico Montesano, ex? comico)

09. LA CORRELAZIONE MISTERIOSA

[21 Nov.] «Io devo vaccinare mia figlia, di 5 anni, con un vaccino che non ha terminato la sperimentazione, per consentire agli immigrati di sbarcare illegalmente in Italia?!»
(Giorgia Meloni, la solita sciacalla)

10. NON SEMBRA MA È

[19 Nov.] «Non ho mai avuto alcun afflato con il fascismo.»
(Giorgia Meloni, l’antifascista)

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