Archivio per Politica

Aspettando Godot

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , , , on 25 luglio 2017 by Sendivogius

Pensavate fosse un cavallo e invece non era nemmanco un calesse..!!
 Al termine dei suoi sconclusionati giri di valzer, pare che l’Amleto della Milano da digerire abbia sciolto la riserva del suo non essere… Ha dormito (un lungo sonno), ha sognato (forse) e infine ha deciso cosa vuole essere: la gruccia ad un partito di centro(destra), votato in massima parte da democristiani che credono di essere di sinistra perché fanno volontariato in parrocchia, scambiano i due euri alle primarie per partecipazione civile, e confondono la dispensazione delle elemosine con l’emancipazione sociale.

ANSA/GIUSEPPE LAMI

L’epopea di Pisapia non ha niente di epico; al contrario, si inserisce perfettamente nella commedia all’italiana ed il copione è sempre quello di Arlecchino servo di due padroni, rivisto e corretto, in una patchwork di personaggetti di quart’ordine tenuti assieme dall’autoreferenzialità della finta ritrosa a fare da collante. Adesso che il nostro Godot, in concomitanza col suo ingresso nella terza età, ha deciso cosa fare, forte della potenza oceanica dei 25 voti raccattati tra una tartina e l’altra nel suo salottino progressista, e meglio ancora al funerale de L’Unità ormai scomparsa (“qui mi sento a casa mia”), può dedicarsi al ruolo che evidentemente sente per lui più congeniale: essere la stampella di un potenziale governo del partito renziano con vocazione maggioritaria (totalitaria).

Il bello addormentato nei Boschi

Cioè, il Pisapia disvelato farà eleggere quattro stracciaculi di dubbia lealtà, nel listino blindato graziosamente offerto dal PD trasformato in una sorta di “Lista Renzi”. Quindi si auto-promuoverà a coscienza critica interna e rivendicherà la sua autonomia giudizio, che si esplicherà (forse) in roboanti dichiarazioni di principio (insomma siamo alla mitosi dei Cuperlo). E alla fine voterà qualsiasi provvedimento di un eventuale esecutivo (ammesso e non concesso vinca le elezioni), in replica dei precedenti. Lo stesso che ha già fatto dello smantellamento dei diritti sociali e delle più classiche politiche della destra neo-liberista il tratto fondamentale della sua azione di governo, tanto da estenderne la portata oltre le aspirazioni del modello originale, fino alla tentata riscrittura della Costituzione “più bella del mondo” (fintanto che paga). E che per questo continuerà a smantellare la Sanità pubblica. Al lordo di qualche altro miliardo regalato ai padroni delle ferriere per licenziare a piacimento in cambio di un grumo di contratti di assunzione, prenderà le direttive economiche direttamente da Confindustria e privatizzerà tutto il possibile, accollandosi però i debiti accumulati da banche e privati. Ovviamente, continueremo a non avere una politica estera, con l’aggravante di crogiolarsi nella più assoluta irrilevanza internazionale (l’agenda estera ormai la detta papa Bergoglio). L’appoggio di Pisapia sarà incondizionato, ma critico (le chiacchiere non costano nulla). E se sosterrà un programma sostanzialmente di destra, lo farà solo per fermare l’ascesa delle destre, nell’assoluta incapacità di percepire il paradosso.
Quando si dice spirito di sacrificio…

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Ecce Bombo!

Posted in A volte ritornano with tags , , , , on 19 luglio 2017 by Sendivogius

«No, veramente, non mi va. Ho anche un mezzo appuntamento al bar con gli altri. Senti, ma che tipo di festa è? Non è che alle dieci state tutti a ballare i girotondi e io sto buttato in un angolo, no? Ah no, se si balla non vengo. No, allora non vengo. Che dici, vengo? Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte, o se non vengo per niente?
Vengo. Vengo e mi metto, così, vicino a una finestra, di profilo, in controluce. Voi mi fate: “Giuliano vieni di là con noi, dai!”, e io: “andate, andate, vi raggiungo dopo”. Vengo, ci vediamo là. No, non mi va, non vengo. Eh no, sì. Ciao, arrivederci. Buonasera.»

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METAFENOMENI

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , , on 7 luglio 2017 by Sendivogius

A Roma (ma non solo) esiste una categoria che, unitamente a quella del “cazzaro”, definisce al dettaglio il vanesio narcisismo dell’infingardo, senza altre qualità se non l’evanescente apparire del suo non-essere; declinata a misura di cialtrone, nell’universalità dell’elemento dominante, trova la sua forma più compiuta nel bullismo istituzionale. Trattasi dello “sborone”: millantatore professionista di prestazioni inesistenti, che nella sua putulante inconsistenza, nell’incontinenza del proprio spirito irrequieto, non ha altro modo di dar prova della sua presenza infestante, quando invece sarebbe assai più d’uopo un pudico silenzio, se solo avesse una qualche vergogna di sé (cosa che lo “sborone” assolutamente non conosce). In tutto e per tutto speculare al cazzaro, lo sborone lo completa nella sua funzionalità declamatoria. Entrambi sono quasi sempre inseparabili, come due chiappe dello stesso culo. Pertanto, la “stronzata”, meglio se prodotta su scala industriale, ne costituisce la misura prevalente.

Per i culturi dell’antropologia sub-culturale, ne abbiamo (e ne abbiamo avuti e sempre ne avremo) fulgidi esemplari di fuffa e di governo, come il glabro pagliaccio flippato al Ministero degli Interni, al posto di quell’altra calamità innaturale di un Angelino Alfano (collezionista compulsivo di poltrone e figure di merda associate), nel frattempo transumato agli Esteri, ed illuminante esempio di “meritocrazia” applicata ai tempi infausti della Rottamazione su riciclo. Marco Minniti è quello che preso atto dell’esistenza di una “emergenza migranti”, sperticatamente negata fino al giorno prima, molla tutto e rientra precipitosamente in Italia dagli USA (dove è andato a fare non si sa bene cosa) per sbattere i pugnetti rachitici in “Europa”, dopo che le ineffabili ONG (di Olanda e Germania e Francia, che tengono ben serrati i loro porti e cordoni della borsa) gli hanno appena traghettato in un sol giorno (ma dopo le elezioni amministrative) qualche decina di migliaia di preziose “risorse”, da mantenere ad libitum finché non potranno pagarci la pensione, e mettendo l’assente ministro a fatto compiuto. “Chiudiamo i porti! Inchiodiamo i partners europei alle loro responsabilità (?), chiediamo un incontro urgente e pretendiamo più risorse!” Blatera roboante il tapino a mezzo stampa.
E alla fine dell’ennesimo vertice inconcludente, dove ha incassato uno schiaffone micidiale, subito rimbalzato sulla faccia di tolla, si capisce che gli unici porti a rimanere spalancati saranno quelli italiani. Che alla fine della sceneggiata, le ONG continueranno a fare quel che pare loro, senza dover rendere conto a nessuno e meno che mai alle “autorità” italiane. Che i soldi stanziati sono la miseria di 280 milioni di euro (però quando l’emergenza riguardava la generosa Germania i miliardi furono cinque), opportunamente da dividere con Tunisia e Libia. Che gli accordi internazionali vanno fatti col fantomatico governo libico (che non controlla nemmeno la capitale) e all’atto pratico con le oltre 250 formazioni armate che di fatto si spartiscono il territorio di uno stato fallito, gestendo il traffico umano. Ma Minniti parla di “grande successo” della diplomazia italiana. Poteva andare peggio?!? NO. 

 Il Bomba, quello che prima firma l’accordo (le cui clausole peraltro restano segrete) in cui si accolla tutti gli oneri della “accoglienza”, in cambio di qualche deroga sulla tenuta dei conti di bilancio, per poter meglio distribuire le sue mancette elettorali su liquidità indotta, adesso va fanfaroneggiando che non pagherà le quote di iscrizione annuale all’esclusivo club UE, dove peraltro l’Italia è trattata peggio di una sguattera del Guatemala… Oppure, se preferite, come la prostituta d’Europa, pronta a vendersi per un pugno di marchette. Ma la missione non era stata rivenduta come un successo?!?
D’altronde, quel concentrato di adipe e boria che chiamano “il Bomba”, ed a cui dobbiamo questo ed altri trionfi, è quello in conflitto permanente con la realtà, dalla quale si dissocia ogni volta non è funzionale alla sua narrazione dalle magnifiche sorti progressive, come le “riforme” con le quali ci ammorba da mane a sera nei cinegiornali di regime. Insomma, è uno che convoca la direzione del suo partito personalizzato, che si definisce “democratico” ma poi nega il diritto di intervento alle ‘minoranze’ interne. È lo stesso che dopo quattro batoste elettorali di fila, ancora si balocca col risultato delle Europee del 2014 (quando la metà degli elettori non andò a votare). E ovviamente sta sempre lì, che non schioda.

“Non sono interessato né alla mia né alla vostra carriera, ma a portare il PD in altro. Lo dico senza polemica e con tutto il rispetto: non mi interessa cosa farete voi nella prossima legislatura.”

In pratica, dopo aver dimezzato i voti e annichilito la sinistra interna, adesso pretende di spazzare via anche i cacicchi democristiani che pure ne hanno sostenuto e favorito l’ascesa, per sostituirli coi suoi ubbidienti balilla reclutati direttamente all’asilo, e poter meglio copulare col Pornonano resuscitato. “Senza polemica e con tutto il rispetto”. S’intende! E per tutti l’augurio di utilizzare il PD “come una finestra”. All’ultimo piano sarebbe meglio… Buttati, che è morbido!

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(100) Cazzata o Stronzata?

Posted in Zì Baldone with tags , , , , , , , , , , on 4 luglio 2017 by Sendivogius

Classifica GIUGNO 2017”

«Uno dei tratti salienti della nostra cultura è la quantità di stronzate in circolazione. Tutti lo sanno. Ciascuno di noi dà il proprio contributo. Tendiamo però a dare per scontata questa situazione. Gran parte delle persone confidano nella propria capacità di riconoscere le stronzate ed evitare di farsi fregare. Così il fenomeno non ha attirato molto interesse, né ha suscitato indagini approfondite. Di conseguenza, non abbiamo una chiara consapevolezza di cosa sono le stronzate, del perché ce ne siano così tante in giro.
[…] Quando caratterizziamo un discorso come una stronzata, implichiamo che dalla bocca di chi parla esca solo vapore. Il suo discorso è vuoto, senza sostanza o contenuto. Di conseguenza, il suo uso del linguaggio non contribuisce allo scopo al quale pretende di servire. Non comunica più informazioni che se il parlante avesse semplicemente espirato. Tra parentesi, ci sono somiglianze tra l’aria (fritta) e gli escrementi ,così da rendere l’aria fritta un equivalente particolarmente appropriato delle stronzate. Proprio come l’aria fritta è un discorso svuotato di qualunque contenuto informativo, così gli escrementi sono materia da cui è stato rimosso qualunque nutrimento. Gli escrementi possono essere considerati il cadavere delle sostanze nutritive, ciò che resta quando gli elementi vitali del cibo sono stati consumati. Da questo punto di vista sono una rappresentazione della morte che noi stessi produciamo e che anzi non possiamo fare a meno di produrre durante il processo stesso di mantenerci vivi. Forse troviamo disgustosi gli escrementi proprio perchè ci rendono così intima la morte. In ogni caso, essi non possono servire allo scopo di alimentarci,proprio come l’aria fritta non può servire alla comunicazione.
[…] L’essenza delle stronzate non sta nell’essere false, ma nell’essere finte….. Sia nel mentire sia nel dire la verità, le persone sono guidate dalle loro credenze sulle cose come sono. Queste credenze le guidano sia che si sforzino di descrivere correttamente il mondo sia che lo facciano in maniera ingannevole. Per questa ragione, dire bugie non inficia la capacità di dire la verità quanto invece il raccontare stronzate. A causa di un eccessivo indulgere a quest’ultima attività, che implica il fare asserzioni senza prestare attenzione ad alcunché, tranne che a ciò che fa comodo al proprio discorso, la normale abitudini di badare a come stanno le cose può attenuarsi o perdersi. Uno che mente e uno che dice la verità giocano in campi opposti, per così dire, ma allo stesso gioco. Ognuno reagisce ai fatti per come li percepisce, anche se la reazione dell’uno è guidata dall’autorità della verità, mentre quella dell’altro sfida quell’autorità e si rifiuta di obbedire alle sue esigenze. Chi racconta stronzate ignora completamente tali esigenze, Non rifiuta l’autorità della verità, come fa il bugiardo, e non si oppone ad essa. Non le presta attenzione alcuna. A causa di ciò, le stronzate sono un nemico più pericoloso delle menzogne.
[…] Le stronzate sono inevitabili ogni volta che le circostanze obbligano qualcuno a parlare senza sapere di cosa sta parlando. Pertanto la produzione di stronzate è stimolata ogniqualvolta gli obblighi o le opportunità di parlare di un certo argomento eccedono le conoscenze che il parlante ha dei fatti rilevanti attorno a quell’argomento. Questa discrepanza è comune nella vita pubblica, in cui le persone sono spesso spinte – vuoi dalle proprie inclinazioni, vuoi dalle richieste altrui – a parlare in lungo e in largo di materie delle quali sono, in grado maggiore o minore, ignoranti

“Stronzate, Un saggio filosofico”
Harry G. Frankfurt
Rizzoli, 2005

 

Hit Parade del mese:

 

01. LA QUALUNQUE DI TUTTA ITALIA UNITEVI!

[06 Giu.] «A Piacenza intendo costruire un vulcano a Borgo Forte, trivellando in profondità e portando il magma in superficie. Diventerà così una montagna molto alta, sulla quale i piacentini potranno sciare o bruciare i loro rifiuti. Inoltre intendo abolire la morte e dare il Viagra gratuito agli over 55.»
  (Stefano Torre, il Cetto piacentino)

 

02. IL MONDO FATATO DI RENZILANDIA

[21 Giu.] «Ci hanno sempre detto che le nostre politiche erano inutile. Oggi l’ISTAT ci dimostra il contrario.»
  (Maria Elena Boschi, la madonnina turchina)

 

03. DIVERSAMENTE PERDENTE

[26 Giu.] «Sconfitto io? Non mi pare proprio»
  (Matteo Renzi, il Manipolatore )

04. EPPUR SI MUOVE

[06 Giu.] «Il paese si muove.»
  (Paolo Gentiloni, il Prestanome)

 

05.  11 MILIONI DI OTTIME RAGIONI

[29 Giu.] «Resto in Rai per ragioni emotive e professionali»
  (Fabio Fazio, The Millionaire)

06. MACEDONIA A 5 STELLE

[20 Giu.] «Il nostro è un movimento post ideologico, c’è chi si rifà ai valori di Berlinguer, chi a quelli di Almirante, chi a quelli della DC»
(Luigi Di Maio, l’uomo che non c’era)

 07. TORINO A 5 STELLE

[05 Giu.] «I dati riportati dai media sui presunti feriti a Torino in piazza San Carlo sono farlocchi. Tutto questo per infangare il buon lavoro dell’amministrazione, prefettura e questura»
  (Alberto Airola, lo Svelatore di gombloddi)

 

08. L’IMPORTANTE È CREDERCI

[28 Giu.] «Bando alle ciance e all’umiltà, chiamatemi pure ‘futuro premier’.»
  (Matteo Salvini, il Modesto)

 09. GRANDI SODDISFAZIONI

[12 Giu.] «Abbiamo confermato Roberto Castiglion sindaco di Sarego, e facciamo gli auguri al neosindaco 5 Stelle di Parzanica.»
  (Beppe Grillo, il Borgomastro)

 

10. SPARITI NELLE URNE

[11 Giu.] «Il M5S è la forza politica nazionale più presente in questa tornata elettorale.»
  (Beppe Grillo, il Capogrullo)

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POTEVA ANDARE MEGLIO

Posted in Stupor Mundi with tags , , , , , on 26 giugno 2017 by Sendivogius

Sì, poteva perdere anche a Padova e Taranto, già che c’era! Però in compenso vince a Frittole, nel villaggio di Borgo Citrullo, e in qualche altro insignificante buco di provincia abitato da ottuagenari in via d’estinzione. E vuoi mettere la soddisfazione, quando vieni spazzato via da Genova, La Spezia, Pistoia, Sesto San Giovanni… E’ la quarta elezione di fila (Regionali 2015; Comunali 2016; Referendum costituzionale) che ‘sta specie di toy-boy dei banchieri perde di seguito, in una terrificante sequela di disfatte che avrebbero schiantato qualsiasi altra carriera politica, ma di certo non Lui! Negare l’evidenza non cambierà il risultato, né il fallimento annunciato, di questa parodia toscana di Jimmy il Fenomeno: la più strafottente faccia da schiaffi (e da culo!), che oramai agita più gli incubi che i sogni di un partito bestemmia avviato ben oltre la frutta.

Il partito gli frana ovunque e (stra)perde anche nelle sue roccaforti storiche, persino nelle ultime enclave ‘rosse’ della Toscana e dell’Emilia Romagna. La Liguria ormai è bella che persa, e l’Umbria è andata da un pezzo, nel ricordo dei tempi che furono. Una cosa mai accaduta prima, nemmeno nei periodi di maggiore crisi di quella roba, prima buffa e ora oscena, che chiamano “centrosinistra”. C’è gente (un Veltroni e un D’Alema, per esempio) che si è dimessa per molto meno, ma certamente non è il caso del Rottamatore. Lui non vive di politica e non è attaccato alla poltrona. Ne è patologicamente dipendente su livelli tossici. A conti fatti, questo mancettaro democristiano è riuscito nell’impossibile missione di resuscitare un Silvio Berlusconi, restituendolo a nuova vita, in tutta la freschezza dei suoi 80 anni!

Per contro, l’ingombrante barilotto di Pontassieve si è rivelato più letale di un virus, aggrappato al simulacro di un potere evanescente, quanto peggio non poteva fare la più coriacea delle cozze da vivaio doroteo. Come l’ultimo dei Mohicani, è il gran capo Culo Seduto della politica italiana, attorniato dalla tribù dei suoi balilla, nel cupio dissolvi di un partito che si voleva della “nazione” e che invece ha smarrito anche il senso di se stesso, ammesso ne abbia mai avuto uno. Il problema non è il fatto che il PD stia scomparendo, ma quanto ci mette a farlo..!

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Il lungo sonno

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , , , , , , , , on 24 giugno 2017 by Sendivogius

«Più la politica diventava autoreferenziale, più mi accorgevo di una selezione, non voglio dire al rovescio, ma quantomeno povera. Nel 1994 ho deciso di non candidarmi più. Con l’avanzare del degrado culturale ho maturato un distacco non dalla politica, perché ho continuata a farla in tutti i modi possibili, ma dai partiti. Di fronte all’involuzione dei partiti, non c’era solo l’antipolitica ma un’altra politica che andava riconosciuta. Nasce da qui la mia attenzione verso i movimenti. Tra la seconda parte del 2010 e la prima del 2011 hanno avuto anche vittorie significative: la legge bavaglio è stata bloccata, poi i successi alle elezioni amministrative del 2011 e la vittoria nei referendum. Tutto questo è il risultato di qualcosa che io chiamo “altra politica”. In tutte queste vicende i partiti, anche quando si sono in qualche modo svegliati, sono stati trascinati con grande fatica, perché non volevano identificarsi con quel mondo. Mi pare che questo sia un problema aperto. Ed ecco perché, malgrado la mia veneranda età, continuo a dire: bisogna stare sulla breccia. In questi anni, insieme a studiosi giovani, ho provato ad aprire altri fronti. Ad esempio la questione oggi molto discussa dei “beni comuni”, che è stata al centro in particolare del referendum sull’acqua: è diventata un grande tema, e ci dice che dobbiamo ripensare il concetto di proprietà. C’è insomma una società molto attenta, viva, capace di iniziative e anche di successi. La distanza dei partiti rispetto a tutto questo è grande, ed è motivo di preoccupazione. Perché nel Paese si è aperto un vuoto politico e culturale che si è pensato di poter colmare con il governo dei tecnici. Invece il degrado culturale e la lacerazione del tessuto sociale sono continuate. Con il rischio che si possano produrre altre derive pericolose.
[In merito al Governo Monti]  All’inizio confesso che ho avuto qualche accento positivo per il fatto di esserci liberati da Berlusconi. Ancora oggi, quando sento parlare di una sua nuova discesa in campo, mi vengono i brividi, anche se nulla si ripete allo stesso modo. Ma quello di Monti è stato un governo di assoluto unilateralismo. Non si può impunemente colpire in modo così frontale i diritti sociali. Questo approccio sta già determinando non solo malessere, ma una rivolta sociale. E di questo ci dobbiamo preoccupare. Si dice governo dei professori, dei tecnici: invece è un governo straordinariamente politico. Deve tornare la buona politica, altrimenti resteremo prigionieri di un meccanismo che avrà l’occhio rivolto soltanto al funzionamento dei mercati, alle borse e allo spread. Io, che ho avuto la fortuna di essere tra coloro che hanno scritto la Carta dei diritti fondamentali della UE, so che in quel testo ci sono tante lacune. Ma ci sono anche i grandi valori di riferimento. Non possiamo lasciarci alle spalle il modello sociale europeo dicendo: “È l’economia bellezza”. L’Europa ha avuto la grande capacità di uscire da una logica tutta proprietaria, di inventarsi un altro modo di guardare ai diritti delle persone. Questo è il grande tema che abbiamo di fronte. Grazie alla storia della sinistra, alla quale io torno sempre. Testardamente

Stefano Rodotà
(17/04/2013)

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La tragedia di un uomo ridicolo

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , , on 18 giugno 2017 by Sendivogius

Fa cose… vede gente… twitta… scatta selfie con la compulsività ossessiva di una ragazzina adolescente; a dispetto di una prossemica, e nonostante l’espressione non proprio intelligentissima, che certo richiederebbero maggior prudenza nell’esibizione di sé, insieme ad un physique du rôle che francamente manca. Neanche a fare una liposuzione! E tuttavia persiste, ben consapevole che l’ostentazione del corpo del sovrano (mancato) è tutto, nell’involucro vuoto della sua autopromozione pubblicitaria, quando è tutto il resto a mancare… tanta è l’ansia famelica di tornare ad occupare quanto prima il seggiolone di governo. Niente terrorizza i parvenu più del ritorno all’anonimato di esistenze insignificanti. E questo tracagnotto sbruffone della provincia profonda non fa eccezione, con le sue pretese da D’Artagnan alla riscossa ed un aspetto che al massimo può ricordare Sancho Panza, ma dalle ambizioni smisurate.Oramai sembra un tossico in astinenza da potere, spaventato dalla sua stessa ombra; così piccolo che una qualsiasi insignificante nullità in disarmo (sia un Pisapia, un Prodi, un Letta) è sufficiente per preoccuparlo, tanto basta poco a mettere in evidenza la mediocrità siderale di questo bolso arrivista senz’arte né parte. Uno che si agita da mane a sera, per ricordare di esistere più a se stesso che al mondo, nell’ansia patologica di appagare un ego gigantesco dai piedi d’argilla, mentre puntella un potere personale sempre più friabile. Oramaio è ridotto a parodia di se stesso, mentre interpreta sempre la stessa parte stanca del rottame che si crede “rottamatore”, tra compagni di merende e gli amichetti della parrocchietta.Certo questo fenomeno da oratorio ci ha messo molto del suo, ma moltissimo hanno contribuito i media del circuito mainstream, facendone la loro faccia da cover preferita, nel tentativo di costruire un mito di cartapesta (di quella riciclata dalle toilette). Raramente, politicante è stato tanto incensato, costruito, fotografato, pompato dai media, per essere altrettanto velocemente scaricato come un ferro vecchio, una volta esaurito in fretta l’appeal tutto artificiale di questo venditore di fuffa a domicilio…

«Si dice che la stampa debba essere il “cane da guardia” che sorveglia il potere. In Italia, è il suo cane da grembo. E non gli lecca solo la faccia
(Alessandra Daniele. 06/12/2016)

Ambrose Bierce, in un di quei fulminanti aforismi che compongono il suo Dizionario del Diavolo, definiva l’Ambizione come il “desiderio irresistibile di essere vilipeso in vita dai nemici e deriso dopo la morte dagli amici”.

Mollato perfino dai giornali meno ostili, chiusa per fallimento quella sottospecie di Ufficio Propaganda per il culto del leader, a cui era stata ridotta l’Unità, ormai è una macchietta che insegue se stessa…

Alla buon’ora, ci si accorge pure come il figuro altro non sia che un ibrido democristiano su innesto fanfaniano (e doroteo). La cosa era talmente evidente fin dalle prime esibizioni pubbliche del pinocchietto fiorentino, che noi ne avevamo già colto a suo tempo l’essenza (QUI per un riepilogo completo), sottolineando l’analogia soprattutto QUI con un titolo più che appropriato alla circostanza.  Ma all’epoca il prodotto tirava e nulla doveva disturbare la splendida narrazione. Non dubitate che ce lo riproporranno ancora, cambiando semplicemente l’etichetta di scadenza…

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(99) Cazzata o Stronzata?

Posted in Zì Baldone with tags , , , , , , , , on 2 giugno 2017 by Sendivogius

Classifica MAGGIO 2017”

 Eccolo lì, il Bullo di Rignano che si crede Napoleone e si balocca sul suo cavallino a dondolo, agitando la sciaboletta di latta e fantasticando di improbabili rivincite. Finita la quarantena, dopo la batosta referendaria del 4 dicembre (giorno magico in cui il 70% degli italiani ha inviato su scheda un sonoro vaffanculo collettivo all’aspirante Re Bomba ed ai suoi sodali), rieccolo di nuovo alla carica: gonfio e tronfio con l’immancabile camicia bianca d’ordinanza da piazzista di successo e le maniche arrotolate da fankazzista professionista, a rivendicare successi straordinari (ed immaginari) in un’Italia al collasso sociale. Ma il piccolo Napoleone è troppo concentrato a rimirarsi l’ombelico, disperso tra i rotoli di un’adipe incontrollabile, mentre avanza baldanzoso verso la sua prossima Waterloo personale, accompagnato dal suo sempre più squallido codazzo di cortigiani adoranti e propagandisti a mezzo stampa. Il fatto è che il Bomba, tra un selfie e l’altro, ed i siparietti coi suoi degni ruffiani di corte, esaurite le cazzate, e considerato ormai più mefitico di un Berlusconi a livello internazionale, è rimasto disoccupato. Tiene famiglia. Non ha la minima intenzione di cominciare a lavorare (a 40 anni poi il trauma sarebbe troppo grande), e c’è sempre l’inchiesta Consip che incombe… Quindi bisogna fare presto. E il Bullo ha fretta di ricollocarsi, a stipendio garantito, e soprattutto con immunità assicurata. Il fatto che né lui, né i suoi (finti) avversari, abbiano uno straccio di programma, è un elemento del tutto secondario e irrilevante ai fini personali. È solo una questione di sopravvivenza, per gentucola senz’arte né parte che con la ‘politica’ ha scoperto Lamerica. E dunque una legge elettorale vale l’altra: Consultellum, Rosatellum, Provincellum, Toninellum, Mattarellum, Legalicum, Italicum… dove l’uso distorto del Latinorum è l’impronta più evidente del degrado culturale ancor più che politico, nell’evidente cialtroneria di questi parassiti della democrazia, alla distribuzione delle poltrone.

Hit Parade del mese:


01. SEMPLIFICAZIONE

[03 Mag.] «Lavoro, casa, mamme»
(Matteo Renzi, il Comunicatore)

02. W IL DUCE CHE CI DA LA LUCE

[04 Mag.] «Siamo nel corso di una catastrofe del riformismo storico, solo due luci possono invertire la tendenza: Macron e Renzi»
(Gennaro Migliore, Leccaculo senza confini)

03. TALENTI

[25 Mag.] «Niente tagli al mio compenso, sono un artista, non un giornalista»
(Bruno Vespa, il Fenomeno)

04. COMPLOTTO CAPITALE

[11 Mag.] «Nelle notti di venerdì e sabato è partito l’ordine di sporcare Roma in certi punti dove c’è molta visibilità, perché stanno già reclutando persone per andare a pulire dove loro sanno che troveranno molto sporco, vigilate attivisti di Roma e soprattutto amici condividete il più possibile questa notizia»
(Massimo Baroni, Coglione a 5 stelle)

05. LA STRAGE DEGLI INNOCENTI

[27 Mag.] « I vaccini non sono sicuri. Questi bastardi stanno ammazzando i bambini (…) Che cazzo di paese di merda è questo che obbliga i bambini a vaccinarsi?»
(Bartolomeo Pepe, altro coglione non più a 5 stelle)

06. LA SCUOLA PD

[20 Mag.] «Finestra è intendere la parola ‘potere’ come verbo, non come sostantivo. La sfida non è fare meglio di loro ma dare il meglio di noi stessi. Lasciamogli lo specchio, teniamoci la finestra. Specchio richiama la parola virale. Finestra richiama la parola vero. Una parola non diventa vera se la dico 10 volte. (…) Specchio è potere, finestra è potere. Potere può essere sostantivo e verbo. Se non pensi di potere, come fai politica?»
(Matteo Renzi, Contorzionista del linguaggio)

07. NON È L’ULTIMA PAROLA

[31 Mag.] «Noi faremo una campagna elettorale mettendo al centro il lavoro, la crescita economica e il bene del Paese. Certamente non faremo una campagna partendo dal presupposto che ci saranno le larghe intese.»
(Matteo Richetti, lo Scendiletto)

08. DIVERSAMENTE VOUCHER

[27 Mag.] «I voucher sono stati cancellati con un decreto-legge di questo Governo e non torneranno. Chi sostiene il contrario, non dice la verità. Con la conseguenza aggravante a suo carico di voler lasciare nell’illegalità quelle tante piccole prestazioni di lavoro occasionale di modesta entità economica, che oggi non trovano alcuna tutela nel nostro ordinamento. Governo e PD vogliono regolare i lavori occasionali tutelando i soggetti coinvolti»
(Anna Finocchiaro, la Garante)

09. PAPA-RAP

[27 Mag.] «Quando io vado a missionare, non è soltanto la decisione mia, quella che mi fa andare: c’è un altro che mi missiona, che mi invia a missionare. E non si può missionare senza essere missionato da Gesù. È Gesù che ti missiona»
(Papa Bergoglio, il Cazzaro Bianco)

10. SENZA PAROLE!

(29 Maggio – Matteo Renzi, l’Imbucato)

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AGITATO, NON MESCOLATO

Posted in Masters of Universe with tags , , , , , , , , , , , , on 13 maggio 2017 by Sendivogius

In Italia, le notizie hanno sempre lasciato il posto alle opinioni, nella libera reinterpretazione dei fatti; meglio se opportunisticamente reinterpretati ogni volta pro domo sua, per un processo inverso dove i fatti sono subordinati alle opinioni (facendo da contorno) e mai viceversa.
In tempi di post-verità, anche la “notizia” è superata, specialmente quando questa difetta di una funzionalità d’uso immediatamente fruibile in termini strumentali, nell’aleatorietà dei “fatti” che più che altro costituiscono un intralcio alle “opinioni”, a maggior ragione se implicano un approfondimento più complesso da essere ricompreso nello spazio di un tweet, e vengono usate come arma di lotta politica a dotazione delle rispettive partigianerie.
Rottamato il principio di realtà, oggi domina la non-notizia: un surrogato artificiale della manipolazione mediatica, costruita ad arte e fatta non per informare ma per condizionare; generare commenti nell’auto-alimentazione della stessa, per polemiche programmate su riproposizione ciclica. Per questo le notizie (insieme ai fatti che ne sono all’origine) vanno più che altro agitati e mai mescolati, perché l’amalgama presuppone il tempo naturale della sedimentazione, lascia spazio alla ponderazione e dunque della riflessione ragionata. E non è questo lo scopo per cui viene creata la non-notizia: il cugino buono della fake news.
Istruzioni per l’uso: prendete una serie di non-notizie. La quantità in eccesso da proporre ad un consumatore abulico serve a saturare l’etere con l’abbondanza dell’offerta, catalizzando l’attenzione attraverso una tensione costante. Sovrapponetele tra loro ed agitatele, senza mai mescolarle; perché se non funziona il primo stock, deve esserci sempre pronta un’altra dozzina di non-notizie di riserva, da proporre al pubblico onde sollecitare lo stimolo al consumo. Pertanto, ripetetele ad intervalli regolari, alternandole tra loro, come un carosello pubblicitario inteso a vendere sempre la stessa merce. Create una serie di stimoli ed aspettative. Confezionate per il pubblico un prodotto su misura di input condivisi, tramite un sistema di induzione, provocazione, e reazione. In tal modo innescherete un meccanismo comunicativo di condizionamento strumentale, che per certi versi ricalca l’effetto pavloviano.
Se rapportata allo scontro politico di un’epoca post-ideologica, che stenta a dare un senso a se stessa, in assenza di qualsivoglia programma o idea, la proposta politica è ridotta ad una guerriglia faziosa tra bande, che si consuma a due livelli ironicamente definibili come endogeno: le faide interne ad una medesima compagine. A cui si accompagna un livello esogeno: la contrapposizione totale tra due gruppi distinti, che trovano la loro ragion d’essere nell’irriducibilità dell’ostilità reciproca, come collante galvanizzante per la coesione interna di una tribù, altrimenti divisa dalle lotte intestine tra clan in competizione per la supremazia.
Esempio pratico: prendete il fenomeno eterodiretto su piattaforma digitale, che si fa chiamare M5S. In un condensato desolante di assurdità e paranoie complottiste, contraddizioni e slogan a buon mercato, nel sostanziale vuoto progettuale per eccesso di idee confuse, che si intrecciano attorno alla narrazione fantastica del “capo politico”, il noto movimento non potrebbe sopravvivere alla riprova dei fatti che svelerebbero tutta l’inconsistenza di un prodotto artificiale di web-marketing. Di conseguenza, così come ogni storia ha bisogno di alimentare il proprio pathos con la presenza di un villain convincente, che dia una ragion d’essere al titanismo eroico del protagonista, allo stesso modo il PD costituisce la nemesi perfetta del notorio “moVimento” e viceversa, come due elementi speculari ad una narrazione uguale e contrapposta che in assenza di credibilità si alimenta del mito del Nemico. Il copione è sempre lo stesso: ogni giorno qualcuno dei cloni selezionati nei casting della Casaleggio Associati, pesca a tema la non-notizia del momento da rilanciare a mezzo twitter su ogni agenzia di stampa disponibile, onde denunciare l’ennesimo scandalo vero o presunto della “casta”, di cui il partito bestemmia è ormai assurto ad emblema ed incarnazione data la sua permanenza di governo. Segue indignazione condivisa dei followers della setta. Processo pubblico in contumacia. Immancabile richiesta di dimissioni di questo o quel ministro…
 E la madonna dei Boschi resta indubbiamente il bersaglio ineguagliabile ed insuperato di ogni offensiva. Del resto è come sparare su un elefante a distanza ravvicinata con un fucile di precisione: non puoi sbagliare!
Segue reazione piccata delle cheerleaders del renzismo militante, che solitamente rispondono accendendo le polveri di un’altra non-notizia, da agitare onde galvanizzare la propria tifoseria, con scontro su ‘social’ con prosecuzione su ‘talk’. Non per niente, the show must go on! Si ravviva il fuocherello di paglia per due o tre giorni fino ad esaurimento. E poi si passa ad altro, in attesa di montare una nuova polemica, giusto per guadagnare le prime pagine delle edizioni on line. Da notare che il meccanismo è assolutamente interscambiabile. Noterete che nessuno dei due schieramenti vi risponderà nel merito dei fatti, stando anzi molto bene attenti a non entrare mai nel dettaglio, circostanziandone le fattispecie di riferimento.
L’ennesimo pretesto di scontro, è stata la pubblicazione dell’ultima opera dell’ottimo Ferruccio de Bortoli. Titolo appetitoso, Poteri forti (o quasi), per un librone di trecento pagine e passa che si pone ai lettori come una raccolta di “memorie di oltre quarant’anni di giornalismo”, per usare le stesse parole dell’Autore, dove si parla di tutto (e di niente in dettaglio). Al “renzismo”, De Bortoli dedica solo una manciata di pagine dal titolo eloquente e più che sufficiente a descrivere il fenomeno per ciò che è: Renzi, ovvero la bulimia del potere personale. C’è da dire che l’Autore ha scritto sul personaggio editoriali assai più fulminanti nella sua attività di giornalista. Qui il tono è più defilato, quasi bonario; parte da una recita di scuse che è quasi un atto di contrizione, con il quale Ferruccio de Bortoli finge di fare ammenda, salvo rincarare la dose col piccolo Napoleone di Rignano. Il tutto è intriso di un’ironia sottile, ma affilata, senza mai perdere il senso della misura. Alla fine il ritratto che viene fuori del putto fiorentino, attraverso un serie di aneddoti, è quella di un arrogante signorotto feudale piombato dalla provincia alla ribalta nazionale, un sostanziale cafone senza altra progettualità che non sia il consolidamento personalistico di un potere fine a se stesso. Niente che di Matteo Renzi non si fosse abbondantemente capito, o non si sia già scritto. Alla Maria Elena Boschi, viene dedicata una sola paginetta (pag.209) su 320 pagine, in un discorso più ampio (estrapolato da terzi), dove peraltro De Bortoli si interroga a mo’ di riflessione personale sul ruolo della massoneria (e massimamente quella toscana) nel consolidamento del potere renziano e le sue ramificazioni nel sistema bancario, riagganciandosi ad una tematica peraltro già affrontata in passato…

«Non ho mai scritto e nemmeno pensato che Renzi sia un massone in una regione nella quale un po’ tutta la classe dirigente lo è. Mi chiedevo soltanto se, parlando del Patto del Nazareno…. le vicinanze tra esponenti dei due schieramenti in terra toscana, fossero spiegabili anche con quell’appartenenza. Una domanda legittima. Una richiesta di trasparenza dal momento in cui si metteva mano addirittura alla Costituzione.
Non c’è nulla di male ad essere iscritti. Non nego i meriti storici della massoneria, anche se ho visto da vicino le sue deviazioni…. In altri paesi la massoneria è un soggetto pubblico. Trasparente. Da noi pare non esistere. Misteriosa. Sembrava addirittura scomparsa, dopo il caso P2 di Licio Gelli, al di là delle apparizioni pubbliche dei vari riti che hanno spesso una valenza un po’ caricaturale e folcloristica. Da noi è un tabù. Si sussurra non si dice, si sospetta non si dichiara, si allude. Ho esagerato, forse, ma nulla mi toglie dalla testa che nel dedalo di rapporti di quella che Ernesto Galli della Loggia ha chiamato “consorteria toscana”, le appartenenza massoniche un ruolo lo abbiano giocato e continuino a giocarlo.»

Questa è una non-notizia che nulla aggiunge al dibattito, ma introduce il pezzo più goloso che De Bertoli infila en passant, chiamando in causa la donna di denari nell’intreccio che unisce a doppio filo governo, renzismo, e potere bancario, lasciando sottintendere la presenza di una longa manus massonica, nella fratellanza acquisita all’ombra di grembiulini e compassi. E lo fa in riferimento ad un articolo di “Libero” dove venivano svelati le frequentazioni tra il faccendiere piduista Flavio Carboni con papà Boschi…

 «Il vicepresidente della banca aretina Pierluigi Boschi, padre di Maria Elena, aveva incontrato il faccendiere sardo in un paio di occasioni durante le quali avrebbe chiesto consigli su chi mettere alla direzione generale dell’istituto. L’allora ministra delle Riforme, nel 2015, non ebbe problemi a rivolgersi direttamente all’amministratore delegato di Unicredit. Maria Elena Boschi chiese quindi a Federico Ghizzoni di valutare una possibile acquisizione della Banca Etruria. La domanda era inusuale da parte di un membro del governo all’amministratore delegato di una banca quotata. Ghizzoni comunque incaricò un suo collaboratore di fare le opportune valutazioni patrimoniali, poi decise di lasciar perdere. L’industriale delle scarpe Rossano Soldini mi ha raccontato di aver avuto molti sospetti sul ruolo della massoneria locale nella gestione dell’istituto. Elio Faralli, che ne fu fu padre-padrone per circa trent’anni, fino al momento in cui fu costretto a lasciare il timone a Giuseppe Fornasari, era notoriamente un massone. Soldini fece molte domande scomode, in particolare sul ruolo del consigliere Alberto Rigotti, il cui voto, probabilmente invalido, fu decisivo per eleggere Fornasari. Rigotti ebbe prestiti dalla banca mai rientrati, e finì in bancarotta col suo gruppo editoriale. I consiglieri dell’Etruria godettero di affidamenti per un totale di 220 milioni di euro. Gli organi statutari erano del tutto ornamentali. Non sarebbe il caso di chiedersi se anche legami massonici o di altra natura non trasparente siano stati all’origine della concessione di troppi crediti facili e della distruzione di molti piccoli risparmi? A maggior ragione ora che alcuni istituti di credito vengono salvati coi soldi dei contribuenti?»

Ferruccio de Bortoli
“Poteri forti (o quasi)”
La nave di Teseo
Milano, 2017

Ecco, queste sono le righe dello scandalo che è buono per l’ennesima polemica strumentale M5S vs PD. E francamente hanno stancato entrambi! Ci si concentra sulle responsabilità (presunte in assenza di conferma o di fonte certa, fintanto che Ghizzoni tace) della Maria Elena Boschi, chiedendosi se abbia travalicato il suo ruolo di ministro, interessandosi in modo assai più che “inusuale” alle sorti di un istituto di credito privato con evidenti interessi familiari. Ma, al di là dell’opportunità, nulla che presupponga una qualche fattispecie concreta di reato (e questo ci si guarda bene dal dirlo). E non si spende una parola per confutare la domanda che si pone circa le ipotetiche influenze di un’organizzazione ‘segreta’ che controlla per filiazione interna l’istituto aretino, con finalità non chiare e ramificazioni consolidate in ambito istituzionale, come si trattasse di una sorta di potere parallelo.
Insomma, una non-notizia che presuppone una seconda non-notizia (siamo nell’ambito delle pure supposizioni), per una non-risposta, visto che tutti gli occhi guardano il dito e non la luna. 
Agitare, non mescolare.

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Profumo di eccellenze

Posted in Masters of Universe, Stupor Mundi with tags , , , , , , , , , , , , on 18 marzo 2017 by Sendivogius

Certo che l’Italia è un paese proprio strano…
Può capitare di avere una laurea in neurochirurgia e non riuscire a trovare un posto nemmeno come bidella con contratto a tempo determinato, perché noi dei cervelli (e massimamente di quelli che pensano) non abbiamo assolutamente bisogno. Puoi essere un plurilaureato in discipline economiche, occuparti (ovviamente a titolo gratuito) di gestione contabile e pratiche fiscali per una pletora di “aziende leader” (che fanno il favore di sfruttarti tanto è l’onore), e trascorrere i successivi dieci anni dal conseguimento della laurea in stage non retribuiti, o rimborsati a forfait per la mirabolante cifra di 500 euro al mese (quando va bene). Perché l’esperienza non basta mai; perché la “formazione” è importante (soprattutto per chi organizza i corsi a pagamento); perché il tempo è prezioso e tanto vale buttarlo nei gironi senza sbocco dello sfruttamento legalizzato di “Garanzia Giovani”, per ritrovarti dopo i 32 anni, senza uno straccio di lavoro, senza un reddito, e null’altro che non sia una pila di attestati inutili, meglio se confinato/a in un limbo infinito di precarietà esistenziale, povertà, ed emarginazione sociale; perché esauriti gli sgravi fiscali e gli incentivi in conto pubblico (che le imprese incassano per farti lavorare a gratis) al “mercato” non servi più. Al massimo puoi ingrassare quell’altro business privato dei “corsi di aggiornamento professionale”, utili come una lampada abbronzante nel deserto del Sahara. Magari può capitarti di subire un trapianto di fegato, avere la sfortuna di sopravvivere all’operazione, e vederti licenziare perché l’azienda-leader, a cui hai regalato 30 anni della tua vita, non ti reputa più idoneo neanche come addetto al controllo delle telecamere.
 Però se ti chiami Alessandro Profumo (e sei vicino al partito che conta), puoi entrare in banca a 20 anni, con contratto a tempo indeterminato, essere inserito nell’area esecutiva come “personale non esperenziato” (meglio se con un diploma di maturità classica, quanto meno pertinente all’ambito creditizio), e nel frattempo cercare di sopravvivere con uno stipendio che (date le ultime restrizioni) attualmente si aggira attorno ai 2.188 euro (lordi) al mese e con quei soldi comprarti l’immancabile laurea privata alla Bocconi (ma non prima dei 30 anni), dove conosci la gente che conta, e con gli amici giusti diventare subito responsabile di un qualche “settore strategico” di una blasonata compagnia privata di revisione contabile. E siccome per certe persone è sempre Natale, può capitare di essere chiamati a dirigere una delle prime banche italiane, UniCredit, condurre una fusione catastrofica con la Capitalia di Cesare Geronzi, dedicarsi allo spaccio indiscriminato di titoli tossici, impiccandosi all’albero degli zecchini d’oro della finanza derivata, dove appendere per il collo qualche migliaio di correntisti, e dopo tre anni di oculata gestione (a.a.2007-2010) chiudere il bilancio con perdite da 10 miliardi di euro (negli anni saliti a 16 miliardi). Per concludere in bellezza, puoi percepire un compenso di 9 milioni e mezzo di euro (a cui magari aggiungerne altri 5,5 di bonus), e dopo appena tre anni consolarsi con un buonuscita da 38 milioni di euro per gli ottimi risultati raggiunti. Poi però per risparmiare il nuovo C.d.A. di UniCredit ha pensato bene di licenziare quasi 9.000 dipendenti che certo gli costavano troppo, in considerazione del “depauperamento patrimoniale”.
Siccome le disgrazie non vengono mai da sole, nel 2012 Alessandro Profumo assurge ai vertici del Monte dei Paschi di Siena; non si accorge di nulla o quasi in merito all’associazione a delinquere che di fatto sta rapinando dall’interno la più antica banca del mondo, e riesce a bruciare 8 miliardi di euro in ricapitalizzazioni fallite. Di questi, la metà sono stati messi ‘graziosamente’ a disposizione del Governo Monti e lasciati in conto a tutti gli italiani. Poi però si chiudono ospedali e si smantella lo stato sociale, perché non possiamo più permettercelo essendo vissuti al di sopra delle nostre possibilità (!). Nel 2015, Profumo, o meglio “Mr Arrogance” come è conosciuto nell’ambiente, lascia finalmente l’istituto senese, ma non prima di aver incassato un’altra liquidazione simbolica per una mezza dozzina scarsa di milioni. Spicciolo più, spicciolo meno.
In un paese dove può capitare che uno si veda respinta la sua domanda di assunzione come portiere condominiale, perché servono almeno tre anni di esperienza continuativa nel “settore”, dove la cassiera di un bar può essere licenziata per un ammanco di 5 euro sui resti, avendo causato “grave nocumento all’azienda”, accade che altri siano invece insostituibili e buoni per tutti gli incarichi a prescindere. E per questo vengono pagati ben oltre il loro peso in oro, nel gioco dei quattro cantoni a poltrone girevoli interscambiabili, quando sarebbe più conveniente non farli lavorare affatto. Aerei, cantieri navali, comunicazioni satellitari, automobili, estrazione idrocarburi, ferrovie… Un settore vale l’altro, perché in alcuni casi la competenza è relativa e la conoscenza dell’attività di produzione che si è chiamati a dirigere è del tutto ininfluente. Ed è per questo che Mr Arrogance può amministrare senza battere ciglio la società “Leonardo” (già Finmeccanica), colosso strategico a partecipazione pubblica dell’industria aerospaziale e nei sistemi di difesa.
Non c’è proprio nulla di cui meravigliarsi. In fondo si tratta di nomine di pertinenza governativa e sicuramente non c’è alcuna ragione di dubitare che l’attuale Presidenza del Consiglio abbia preso le decisioni migliori… In un esecutivo dove il ministro degli Esteri non parla una sola parola d’inglese, il ministro per l’Istruzione e l’Università ha il diploma di licenza media e quello della Giustizia la maturità scientifica, è ovvio che la competenza sia di casa!

Alla peggiore delle ipotesi, si può sempre fare il senatore con una condanna di 9 anni per bancarotta fraudolenta; o magari ‘immunizzarsi’ contro una sentenza già passata in giudicato per peculato. Un Minzolini val bene un Lotti sottosegretario.

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