Archivio per Politica

Il Paradiso degli Orchi

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , , , , , , , , , , , on 11 aprile 2020 by Sendivogius

C’è grande confusione sotto al cielo d’Europa, dove va riproponendosi l’eterna contrapposizione tra Mediterraneo latino e la neo-ricostituita Lega Anseatica, raggrumata attorno al nuovo Reich tedesco con la sua appendice di dittature satelliti e gauleiter slavi (che condividono tutti i benefici ‘comunitari’, fuori dagli oneri dell’euro), perfettamente in linea coi principi ispiratori della sedicente “Unione”.
Dopo due settimane di stallo totale, per congelamento decisionale su rinvio a tempo indeterminato, quando la situazione cogente avrebbe richiesto decisioni rapide ed immediate, soprattutto dopo le miserabili performance durante la grande recessione del 2008, il meglio che quell’orripilante vaso di Pandora che chiamano UE è stato capace di ricagare fuori è il terrificante MES.

E ci riferiamo al sedicente “meccanismo di stabilità europea”, ovvero una troika 2.0 all’ennesima potenza, che metterebbe in imbarazzo anche la banda di cravattari più spietata.
Insorge il cosiddetto “centrodestra” (sì, insomma quella roba fascista lì, o come si fa chiamare), con vibrante indignazione e grandissimo sdegno, contro il ricorso a quello stesso MES le cui direttive sostanziali pure recepì, ratificò e convertì in disegno di legge. Cosa avvenuta, senza colpo ferire e senza alcun clamore, in ossequio alle direttive del Consiglio europeo, nell’ormai lontano 2011 ai tempi della revisione del Trattato di Lisbona, durante il IV° Governo Berlusconi (Popolo della Libertà, Lega Nord per l’indipendenza della padania, Movimento per le Autonomie): ministro degli Affari Esteri, Franco Frattini; ministro dell’Economia e delle Finanze, Giulio Tremonti; ministro dello Sviluppo economico, Paolo Romani; ministra per le Politiche europee, Anna Maria Bernini. Il famigerato MES entrerà in vigore qualche mese dopo (Luglio 2012), sotto il nefasto Governo Monti. All’epoca della prima stesura, durante il Berlusconi quater, faceva parte pure Giorgina Meloni (che ora tanto si agita), in qualità di ministra della gioventù, senza che si ricordino reazioni eclatanti.
C’era pure Matteo Salvini.. “c’era” per modo dire, poiché da europarlamentare non è mai stato presente alle discussioni, né alla votazione finale del MES.
Contrarissimo al MES è il Movimento 5 Stelle, che infatti non l’ha votato e (almeno a parole) l’ha sempre osteggiato, ma senza che il ministro Giovanni Tria del primo Governo Conte (quello M5S+Lega) se ne desse troppa preoccupazione, e ancor meno il tandem Giggino e capitan Matteo…
Il primo era affacciato sul balcone ad annunciare la fine della povertà. Figuriamoci dunque se aveva il tempo per farsi riassumere in bignami i dossier sul MES, che poi doveva comunque studiarseli.
L’altro, impegnato com’era in cocktail e travestimenti, non aveva proprio tempo per dedicarcisi. Al massimo, poteva leggere l’aforismario del duce, per copiare le battute da postare su twitter.
Entusiasti sono invece i piùeuropeisti della Emma Bonino, che in nome del Mercato divinizzato, se fosse necessario, istituirebbero sacrifici umani sulla pira del dio Baal, in onore ad un proteiforme moloch tecnocratico, che sembra uscito da una sceneggiatura distopica di Frank Miller. 
Poi vabbé, c’è lo strano caso del partito bestemmia… quello del non sono molto d’accordo, ma mi adeguo in tutto e per tutto in nome dello spirito europeo (?), perché noi siamo quelli della Generazione Erasmus (!) ed altre coglionate di siffatta levatura. E’ lo stesso partito che per un pugno di euro, sarebbe disposto a mettere un intero Paese sotto la cappella della Troika; la stessa che un noto bolscevico come Mario Monti robot, durante un bug di programmazione, definì “una forma di neo-colonialismo”. Ma dalle parti del PD il concetto è inafferrabile come l’aria: loro sono europeisti a prescindere da tutto e da tutti. E qui più che alla logica bisogna rivolgersi alla psicologia forense, ricorrendo a patologie psichiatriche come la Sindrome di Stoccolma, per spiegare una simile coazione a ripetere.
Per l’Italia il MES (o ESM che dir si voglia) è un altro di quegli straordinari affaroni ai quali l’Europa ci ha abituati ormai da tempo…
A rendere più seducente il ricorso alle presunte “linee di credito agevolato” del Meccanismo di Stabilità è l’apparente deroga (tutta fittizia) alle cosiddette Clausole di Azione Collettiva (CACS), che non vengono elise, ma posticipate ed eventualmente riviste (perché l’indicazione non è chiara) nell’applicazione a fine emergenza pandemica, gettando i fortunati beneficiari direttamente tra le amorevoli braccia del Fondo Monetario Internazionale.
Come previsto,

“Il MES coopererà strettamente con il Fondo monetario internazionale (FMI) nel fornire un sostegno alla stabilità. La partecipazione attiva del FMI sarà prevista sia a livello tecnico che finanziario. Lo Stato membro della zona euro che richiederà l’assistenza finanziaria dal MES rivolgerà, ove possibile, richiesta analoga al FMI.”

In teoria, lo stock di capitale autorizzato del MES ammonta a 700 miliardi (sulla carta). In pratica, per attingere (a debito e nell’ambito di una rigorosa condizionalità) ad un massimo di 35 miliardi euro dal fondo, quando per l’iscrizione abbiamo già versato 14 miliardi di euro (con una sottoscrizione di capitale da parte della banca centrale nazionale per 125 miliardi), ci impegniamo a partire dal 2022 alla ristrutturazione di bilancio, secondo la più rigida applicazione dei “meccanismi di stabilità”, da attuarsi in piena depressione economica, presumibilmente secondo gli articoli 32 e 35 del trattato.
Roba da far sembrare una scherzo la crisi greca!
In virtù dell’Art.32, al MES viene attribuito un proprio status giuridico e propri “privilegi”, attraverso un abnorme sistema di immunità extraterritoriali.

Il MES è dotato di piena personalità giuridica ed ha piena capacità giuridica per:
a) acquisire e alienare beni mobili e immobili;
b) stipulare contratti;
c) convenire in giudizio; 
d) concludere un accordo e/o i protocolli eventualmente necessari per garantire che il suo status giuridico e i suoi privilegi e le sue immunità siano riconosciuti e che siano efficaci.

3. I beni, le disponibilità e le proprietà del MES, ovunque si trovino e da chiunque siano detenute, godono dell’immunità da ogni forma di giurisdizione, salvo qualora il MES rinunci espressamente alla propria immunità in pendenza di determinati procedimenti o in forza dei termini contrattuali, compresa la documentazione inerente gli strumenti di debito.

4. I beni, le disponibilità e le proprietà del MES, ovunque si trovino e da chiunque siano detenute, non possono essere oggetto di perquisizione, sequestro, confisca, esproprio e di qualsiasi altra forma di sequestro o pignoramento derivanti da azioni esecutive, giudiziarie, amministrative o normative.

5. Gli archivi del MES e tutti i documenti appartenenti al MES o da esso detenuti sono inviolabili.

6. I locali del MES sono inviolabili.

7. I membri del MES e gli Stati che ne hanno riconosciuto lo status giuridico e i privilegi e le immunità riservano alle comunicazioni ufficiali del MES lo stesso trattamento riservato alle comunicazioni ufficiali di un membro del MES.

8. Nella misura necessaria allo svolgimento delle attività previste dal presente trattato, tutti i beni, le disponibilità e le proprietà del MES sono esenti da restrizioni, regolamentazioni, controlli e moratorie di ogni genere.

9. Il MES è esente da obblighi di autorizzazione o di licenza applicabili agli enti creditizi, ai prestatori di servizi di investimento o ad altre entità soggette ad autorizzazione o licenza o regolamentate secondo la legislazione applicabile in ciascuno dei suoi membri.

Se l’operato del MES è insindacabile, l’attività dei suoi funzionari è intoccabile, anche qualora fosse in aperto contrasto con gli ordinamenti dei paesi “beneficiati” o in flagrante violazione delle leggi vigenti. Una roba mai vista nemmeno nelle peggiori colonie di sfruttamento, che fa sembrare l’insediamento del MES ad un regime di occupazione militare, non rispondendo ad altri se non all’onnipotente Consiglio dei Governatori. È l’ennesimo assaggio della famosa solidarietà europea su integrazione monetaria…

ART. 35 – Immunità delle persone

1. Nell’interesse del MES, il presidente del consiglio dei governatori, i governatori e i governatori supplenti, gli amministratori, gli amministratori supplenti, nonché il direttore generale e gli altri membri del personale godono dell’immunità di giurisdizione per gli atti da loro compiuti nell’esercizio ufficiale delle loro funzioni e godono dell’inviolabilità per tutti gli atti scritti e documenti ufficiali redatti.

2. Il consiglio dei governatori può rinunciare, nella misura e alle condizioni da esso stabilite, alle immunità conferite ai sensi del presente articolo riguardo al presidente del consiglio dei governatori, a un governatore, a un governatore supplente, a un amministratore, a un amministratore supplente o al direttore generale.

3. Il direttore generale può revocare l’immunità di qualsiasi membro del personale del MES, eccetto se stesso.

4. Ogni membro del MES senza indugio traspone nella propria legislazione le disposizioni necessarie per dare effetto al presente articolo dandone informativa al MES.

E se da una parte i tecnoburocrati potranno sequestrare e svendere i patrimoni nazionali dei paesi occupati in un colossale esproprio collettivo, saranno altresì esenti da ogni onere fiscale a loro carico, dal momento che salari e emolumenti sono esenti dall’imposta nazionale sul reddito.

ART. 36 – Esenzione fiscale

1. Nell’ambito delle sue attività istituzionali, il MES, i suoi attivi, le sue entrate, i suoi beni nonché le operazioni e transazioni autorizzate dal presente trattato sono esenti da qualsiasi imposta diretta.

Ma per ‘qualcuno’ il MES (opportunamente rivisto e non corretto) costituisce una “straordinaria opportunità” (David Sassoli), nonché “un buon accordo, per una misura senza precedenti” (il conte Paolo Gentiloni Silveri da Filottrano). Sono solo alcuni di quelli che dovrebbero tutelare gli “interessi italiani” in Europa.

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Il Canto del Cigno

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , , , , , on 16 febbraio 2020 by Sendivogius

Il partito aziendale della Casaleggio Associati, sedicente “moVimento”, sta morendo… Finalmente!
Il vero problema è quanto ci mette a farlo.
Sarà una lunga e dolorosa (per loro) agonia; non il travaglio di un parto per dar vita ad una cosa nuova, ma lo strazio di un trapasso che tarda ad arrivare, nel prolungamento della recrudescenza terminale di un decesso annunciato e solo rimandato, attendendo improbabili risvegli.
Sarà una lunga notte, con un Paese nel frattempo tenuto in ostaggio da uno zombie putrescente che proprio non vuole morire, in attesa di sprigionare le sue tossine residuali dopo la grande infezione, per l’implosione dei gas fermentati all’interno di un corpo a-social in decomposizione: un ultimo ributtante schizzo di merda, umori fetidi, marciume purulento e frattaglie sparse, a vivacizzare il set horror per comparse stanche da vecchia politica post-populista.
Street TrashCe ne regaleranno ancora delle brutte, mentre i garruli messia del nulla a 5 stelle, discesi dalle loro auto blu, raschiano i rancori irranciditi, il revanchismo forcaiolo, ed il fanatismo settario, dal fondo del pentolone in cui apprendisti stregoni hanno cucinato a lungo l’immondo pastone, per bimbiminkia arrabbiati in cerca di identità.

Con le auto blu contro i vitalizi

Una gigantesca rimozione avvolge la piazza M5S, uno zoccolo duro rabbioso vuole urlare il suo “non siamo morti. “O-ne-stà o-ne-stà” come litania di un esorcismo, per fugare i demoni di una clamorosa crisi identitaria.

di  Alessandro De Angelis
(15/02/2020)

 «In piazza con le auto blu, per contestare i vitalizi degli altri. Qualcuno che, per non farsi vedere, si fa lasciare nelle vie accanto e arriva a piedi, col vestito che pare ritirato dalla stireria. Luigi Di Maio che, alla fine, attraversa tutta la folla per concedere selfie proprio come fa Matteo Salvini. Ci mette mezz’ora, ma all’angolo con piazza Venezia c’è la macchina che lo aspetta: blu. Simbolo di un potere diventato privilegio, quando si accomodano gli altri. Veicolo per la rivoluzione contro la Casta, quando trasporta le terga pentastellate. Che poi è la stessa logica dei vitalizi, oggetto di questa manifestazione: in verità sono stati già aboliti nel 2011, quando si è passati a un sistema “contributivo” come nel resto del mondo, ma in mancanza di altri argomenti adesso ci si scaglia contro i diritti acquisiti col precedente sistema, tanto riguardano gli altri.
Eccola, Piazza Santi Apostoli, diventata per un pomeriggio la piazza di Nostra Signora dell’Ipocrisia. Piazza piena, nulla a che vedere con le dimensioni di quelle di una volta, tipo San Giovanni e Circo Massimo, riempita non spontaneamente, ma con pullman da tutta Italia, come facevano gli odiati partiti di massa. Piazza del rigurgito identitario, “incazzata”, in un clima da ritorno alle origini. Piazza di uno zoccolo duro rabbioso che vuole urlare il suo “non siamo morti”. Poca musica, assordanti trombette da stadio, “o-ne-stà o-ne-stà”, come litania di un esorcismo per fugare i demoni di una clamorosa crisi identitaria. Pochi giovani, cartelli “non ci arrendiamo”, “no alle alleanze”. Fischi per Salvini, Renzi odiato più di lui, insofferenza per il PD, innominato Conte, l’animal spirit del popolo è “contro”: è la pulsione prepolitica ad aggrapparsi a irrinunciabili bandiere, col manicheismo di chi non vuole vedere ciò che è successo. È il “noi siamo noi”, né di destra né di sinistra, col paradosso che proprio il motivo della crisi diventa zavorra a cui aggrapparsi.
“Colpa degli altri”, sempre e comunque, se ciò che è giusto non è stato compreso dagli italiani. E ritorna la rabbia verso i giornalisti, alcuni in particolare come chi scrive, la collega di Repubblica o l’inviato delle Iene: “pennivendoli” che non scrivono la “verità”, perché così vogliono i loro padroni. Torna la sindrome del complotto, da parte delle televisioni che “oscurano il Movimento”, e poco importa che il servizio pubblico è ancora governato secondo la spartizione attuata dal Governo gialloverde. Anche questa è cultura dell’odio e dell’invidia sociale, per cui non esiste libertà di pensiero o lavoro intellettuale, ma solo privilegi di ben remunerati servi di opachi padroni.
In questa piazza di “resistenza”, che già ha lo spirito della ridotta identitaria, c’è un istinto prepolitico che non è un’idea di paese, e con esso l’illusione, anzi l’autoillusione, che si possa essere “contro” il Sistema una volta che si è diventati Sistema, senza cadere nella trappola di essere contro se stessi, sia pur a propria insaputa.
Guardateli i ministri e i sottosegretari che arrivano da una via laterale, tutti con l’abito blu e la camicia bianca, gli unici senza cravatta Di Maio e Bonafede, imborghesiti dalla Roma del potere che sa rivestire i barbari con le griffe dei padroni. Mentre i ragazzi delle scorte vigilano discreti. Indugiano compiaciuti nella selva di telecamere, ormai avvezzi a parlare senza dire, a giustificare e a giustificarsi in nome dell’imperituro “bene del paese”. Loro tutta questa rabbia non ce l’hanno più, ma hanno la necessità di mobilitare il popolo per arginare una crisi spaventosa. Non è vero che il potere logora chi non ce l’ha. Logora anche chi ce l’ha nella paura di perderlo. I ministri più filo Pd, da Patuanelli a D’Incà, vengono tenuti sotto il palco, Bonafede e Di Maio, in fondo, non forzano neanche più di tanto. Però sventolano con orgoglio le bandiere storiche, contro i vitalizi e a difesa dell’abolizione della prescrizione, il che consente di gonfiare il petto identitario, ma senza scuotere più di tanto il fragile equilibrio governativo.
Parliamoci chiaro: una gigantesca rimozione avvolge il tutto, affogata nella retorica del “siamo una forza che non si può abbattere” e del “si cambia passo dopo passo, dopo 50 anni di politica che ci ha distrutto”. La rimozione della sconfitta, delle scelte fatte e di quelle da fare, degli alleati passati e di quelli presenti, del Conte 1 e del Conte 2, e più in generale di Conte, rimasto pressoché innominato. E, come diceva Peppino, “ho detto tutto”.
A questa piazza e a questo palco, che non ha ancora digerito il “tradimento” di Salvini, si capisce che il nuovo quadro non piace, come non piace la politica delle alleanze. E questa “terza fase” del Movimento, aperta dopo le dimissioni di Di Maio, vissuto ancora come il Capo dal suo popolo a piazza Santi Apostoli, appare come il tentativo di congelare il travaglio, nell’evocazione del grande futuro alle spalle, sotto forma di battaglia contro i vitalizi. Il travaglio di una forza dentro la quale si è aperta una confusa dialettica tra destra e sinistra. Di Maio scravattato che richiama i principi fondamentali, sia pur ammaccato è il simbolo non di una “evoluzione”, ma dell’equivoco costitutivo che si ripropone, il non essere né di destra è di sinistra, che incrocia un sentimento popolare. Di quel popolo.
La piazza racconta questa “connessione sentimentale” conl’ex capo del Movimento. Chi è rimasto si aggrappa all’identità, ai miti della sua non lunga storia, alle sue bandiere. Il Governo viene dopo, non scalda, è vissuto come uno stato di necessità più che come l’incubatore di una prospettiva. Il “noi” c’era, gli “altri” neanche nominati

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Brodetto di Capitone

Posted in Masters of Universe, Ossessioni Securitarie with tags , , , , , , , , , on 27 gennaio 2020 by Sendivogius

Cazzo se è stata una lunga apnea, mentre tutt’attorno volava merda a palate!
Allora… com’è che recitava il mantra, salmodiato fino allo sfinimento, per frantumazione molecolare degli zebedei?!?

Il 26 Gennaio li mandiamo tutti a casa… inviamo l’avviso di sfratto al governo… Ovvero, l’Esecutivo di disperazione che l’Uomo dei Selfie dovrebbe invece tenersi ben stretto, visto che fa talmente schifo da essere uno straordinario moltiplicatore di consensi e dunque suo principale traino elettorale…
E visto che la pantomima sguaiata premia: dimissioni! …ci giochiamo tutto…
Ecco appunto! Esattamente, l’Uomo che magna cos’è che si giocava? Perché in ogni partita c’è chi vince e c’è chi perde. E non è ben chiaro cosa avrebbe perso LVI in caso di sconfitta, ora che l’Emilia Romagna non ha voluto essere ‘liberata’ ed anzi l’ha mandato sonoramente a fare in culo con tutta la tribù di zotici al pascolo, assieme al resto dei suoi manipoli in camicia nera. Tanto che gli è toccato riarrotolare la candidata sockpuppet nel cassetto dei resi e tirare dritto fino alla prossimo buffet; nonostante fosse andato a raccomandarsi alla madonna (una delle tante in circolazione), dopo la visita a parenti e amici sotto sale…

E ovviamente con l’immancabile imitazione della ducia gemella, per plagio elettorale su clonazione digitale…

Entrambi dovranno rimettere in frigo le bottiglie di spumante e magari rivalersi alle prossime elezioni in Toscana, dove potrebbero essere più fortunati… Tuttavia tra porci, prosciutti, madonne, e groupie dagli ardori sovrani, non dubitiamo che il Mussolini di ghisa saprà consolarsi e sollazzarsi a dovere, votandosi ai suoi idoli profani preferiti, in quel di Bibbiano…
Cuius regio, eius religio. E ovviamente continuerà ad ammansire in pubblico il suo enorme faccione da culo, come se nulla fosse. Evidentemente la parabola dell’altro Matteo, con le elezioni trasformate in ordalia su sé stesso, non gli hanno insegnato nulla.

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Se questo è un uomo…

Posted in A volte ritornano, Muro del Pianto with tags , , , , , , , , on 18 gennaio 2020 by Sendivogius

Considerate se questo è un uomo, che rimesta nel fango più nero di una nazione infetta; plasmata a sua immagine e somiglianza, nelle latrine della fogna sovrana. Ci sguazza con gusto, mentre grufola compiaciuto, spargendo in giro i suoi liquami, additando al lurido ludibrio di una plebaglia incanaglita i propri ‘nemici’ da bullizzare in pubblico.

Considerate se questo è un uomo: la tigre da tastiera, che si fa scrivere i tweet da un algoritmo chiamato “La Bestia”, e che usa al posto di manganello ed olio di ricino, mentre si fa forte della più totale impunità, spalleggiato dai suoi bravacci (meglio se attorniato da una gendarmeria ossequiente), come si conviene ad ogni vigliacco che discetta di “onore” e “madonne”, tra bacioni e citazioni mussoliniane, in un’overdose di ‘faccine’ ridenti ed emoticon da bimbominkia fuori tempo massimo.
Considerate se questo è un uomo: un becero gaglioffo in camicia nera, col faccione sformato dai bagordi, strabordante nel ventre sfatto, che si permette di dileggiare un ragazzo dislessico, denigrandone la condizione; come se LVI possedesse il ‘fisico’ per azzardare un qualsivoglia paragone, dal fondo del suo aspetto di bolso grassone perennemente sudaticcio che ne rivela l’afrore sotto la felpa, lì ad evocare un sudiciume rappreso di antico sozzume. Il dramma dei dittatorelli da repubblica bananiera è che si credono di essere belli (!), intanto che tutto declina in farsa. È questa la vera tragedia degli uomini ridicoli.
Considerate se questo è un uomo: il cyberbullo che imperversa nelle cloache a-social, come uno squaletto da basso cabotaggio; uno squallido figuro di quasi 47 anni, che circuisce bambini su TikTok con mossette improbabili. È il fenomeno digitale (a carico pubblico), senatore per caso, che si sente in dovere di dare in pasto ai propri squadristi da tastiera, per il consueto stupro virtuale, chiunque osi contestare le mefitiche sorti progressive del duce di ghisa, stimolando l’orgasmo dei suoi manipoli in deliquio.
Considerate se questo è un uomo: il gran sacerdote, ovvero il Grand Wizard, che officia sacrifici umani in effigie, per solleticare gli umori degli “amici” immaginari di Facebook, ed altri spurghi di fogna molto reali, in un frullato di rancori, odio ed infamità, montati a dismisura come una maionese impazzita, che condisce le orgiastiche abbuffate del Capitone: il piccolo caporale di Pontida, con la passione per i travestimenti e le mostrine finte a gallonare il suo feticismo per la divisa.
Considerate se questo è un uomo: uno stolido citrullo analfabeta, grasso e truce, che si bea dell’ignoranza propria ed altrui, nell’inconsistenza del suo non-essere; un barile di arroganza e cibo spazzatura, ingurgitato con voluttuosa bulimia compulsiva, tra scrosci di selfie ad immortalare il dimenticabile evento. Magno ergo sum, come brand promozionale, tanta è l’identificazione dei fan adoranti con lo sozzo gargarozzone a tempo pieno.
Considerate se questo è un uomo: un tronfio cialtrone intriso di razzismo da bar, attorniato da vecchi arnesi del nazifascismo di ritorno (il nuovo che avanza), mentre abbraccia prosciutti e se ne va a spasso con un sockpuppet per candidata nella tasca, da tirare fuori in una Emilia Romagna prescelta a diventare il suo Alabama personale…

E siccome ogni Fattoria degli Animali (fossilizzata all’anno di grazia 1984) ha il ‘maiale’ che si merita, noi abbiamo questo tracotante grassone in orbace, che tra folle di didimi si erge turgido ed unto ad alfiere della ritrovata “italianità”, ridotta ad una sagra strapeasana di abbacchi a scottadito e coratella. Evidentemente, lo pagano al chilo per mangiare ed ingozzarsi come un’oca al foie gras!
Una volta l’Emilia Romagna era considerata una delle regioni più civili e sviluppate d’Italia… ora pare un frutto troppo maturo (e marcio), pronto per essere trasformato in un luna park sovranista, a consumo dei prepuzietti bianchi dell’italico Ku Klux Klan; sconvolti come sono dall’immaginaria invasione di ferocissimi negri cannibali, per una di quelle ossessioni paranoiche che sempre ricorrono nei deliri senili del popolo che le produce.
E allora ti viene il sospetto che questo stia davvero diventando un Paese di Merda, montante ed oscena nel fetore che emana.

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Letture del tempo presente (IV)

Posted in A volte ritornano, Kulturkampf with tags , , , , , , , , , on 15 dicembre 2019 by Sendivogius

La voglia dell’uomo forte

Le minacce di crisi sugli spiccioli e la repentina salita al Colle di Conte sono l’ennesima fotografia di un governo fermo in un paese fermo. Si spiega così il Censis: la crisi di sistema genera l’uomo forte e non viceversa.

  di Alessandro De Angelis
  (06/12/2019)

«Non c’è da scomodare la Repubblica di Weimar, per spiegare il rapporto del Censis, con “l’attesa messianica dell’uomo forte”, che sgorga dalle viscere della società italiana.  
[...] La parola che domina il rapporto annuale del Censis è “incertezza” (l’anno scorso era “cattiveria”, l’anno prima “rancore”), determinata dalle mutate condizioni sociali, dall’ansia di dovercela fare da soli, indeboliti i canali tradizionali di protezione, dalla sfiducia verso partiti e politica. Incertezza è la parola chiave per raccontare la politica italiana in questa fase. La giornata di oggi è paradigmatica, con una lite su quattro spicci fino al punto di evocare il voto, la drammatizzazione di una salita al Colle, uno dei protagonisti, stavolta Renzi, come ieri poteva essere Di Maio che annuncia il proseguo del ballo per il prossimo anno “ne vedremo delle belle”, dopo aver una giornata in cui ha portato al parossismo la strumentalità della sua azione, perché non si è mai visto che, per piantare una bandierina, si minaccia la crisi sulla plastic tax.
Tutto questo è la cronaca di una palude, di governo fermo, in un paese fermo o se preferite di un paese senza governo. Il governo è incapace di decidere dalla prescrizione al Mes, dall’autonomia all’Ilva ad Alitalia, in una dinamica litigiosa in cui nessuno ha la forza, la leadership e il coraggio di assumere una iniziativa e, ognuno, nella sua debolezza riesce solo a minacciare. Anche il voto, come se fosse uno sparo a salve, proprio sapendo che nessuno ha convenienza ad andarci. Questo accade in un paese la cui drammatica crisi è attestata dai quotidiani dati sull’economia reale, l’ultimo di ieri di Federmeccanica che attesta il 3,12 in meno di produzione industriale.
Ecco, nascono da qui, da questo intreccio sistemico, le pulsioni di cui parla il Censis, senza scomodare Weimar o il ’29. È la crisi di sistema che produce il desiderio di uomo, non l’uomo forte che produce la crisi di sistema. Non è l’iniziativa politica di Salvini che sta terremotando il quadro, anche perché a ben vedere questa iniziativa non c’è. Al netto del tasso di propaganda quotidiana siamo di fronte a un’opposizione che non alimenta il conflitto sociale, mostrando in definitiva di non avere fretta di tornare al governo, in una situazione così delicata: enormi grane sul tavolo, come Ilva e Alitalia, casse vuote, soprattutto in relazione alle promesse del “meno tasse per tutti”, un rapporto difficile con l’Europa. In fondo a Salvini va bene così e sceglierà, senza fretta, il momento propizio per andare al voto: gli bastano 15 senatori dei cinque stelle che già ha e il gioco è fatto.
 E allora, Salvini o non Salvini, il punto è altro. Magari il governo andrà avanti nell’incastro perfetto di debolezze e minacce e non ci sarà la “crisi di governo”, ma sta saltando il paese. È in atto una crisi più profonda anche perché non è governato. La democrazia entra in crisi proprio se non è capace di decidere, a maggior ragione in una società così frenetica e presentista. Ecco il pericoloso desiderio di semplificazione dei processi di decisione, per cui, se si va avanti così, il paese si affiderà a chi chiederà pieni poteri, sia esso Salvini o un altro, in un’Italia, come il resto del mondo, dominato dalla precarietà e dalla paura. E chi ha paura non è avvezzo ad affidarsi alla processualità e alla delega, figuriamoci a chi, dopo novanta giorni, non ha ancora affidato le deleghe ai sottosegretari, ovvero non è nel pieno della sua operatività, neanche formale

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Il Risolutore

Posted in Stupor Mundi with tags , , , , , , , , on 16 novembre 2019 by Sendivogius

«Abbiamo risolto la crisi dell’ILVA.
E lo abbiamo fatto meglio di quelli di prima (il PD n.d.r).
Abbiamo raggiunto il miglior accordo sindacale e ambientale possibile. Nessun esubero, nessun licenziamento, tutti assunti con l’Articolo 18 e quindi non con il Jobs Act. Abbiamo installato tecnologie a Taranto che riducono del 20% le emissioni nocive e tutti i termini di realizzazione degli interventi ambientali per garantire la salute dei cittadini di Taranto si sono accorciati.
In tre mesi abbiamo risolto la crisi dell’ILVA, quando quelli di prima in sei anni non erano stati capaci

Luigi Di Maio
(08/09/2018)

AFP PHOTO / Carlo Hermann

Era giusto un anno fa, quando il gongolante ministro del sottosviluppo, prima di emigrare alla Farnesina per gli straordinari meriti conseguiti sul campo, si produceva in una di quelle intemerate via Facebook, da lasciare a futura memoria per gli antropologi.
Uno sbrodolante Fatto Quotidiano, organo ufficioso del non-partito, per celebrare l’evento si produceva allora in uno di quei pezzi memorabili di giornalismo indipendente, quello con la schiena dritta e lingua asciutta, da far tremare di vergogna la casta dei grandi giornaloni asserviti al potere. Tanto è l’entusiasmo che il FQ non riesce a contenere,  tra i contorcimenti dell’estasi in un irrefrenabile orgasmo multiplo, dinanzi alle eccezionali prestazioni di Giggino, statista incompreso, con gli esiti attualmente ben noti quanto lontani dalla vulgata agiografica…

 «Settecento posti in più da subito ed esuberi azzerati, mentre l’accordo proposto dall’ex titolare del ministero di via Veneto prevedeva che a gestirli fosse una società che avrebbe “vissuto” dei lavori assegnati da AmIvestco e, in caso di insuccesso, Invitalia. Sale da 200 a 250 milioni la dote pubblica per indurre circa 2500 dipendenti all’uscita anticipata. Sul fronte ambientale è anticipata al 2019 la copertura dei parchi minerari.
Da una parte 10.700 assunzioni subito in Ilva da parte di AmInvestco, la garanzia di azzerare gli esuberi rimasti nel 2023 senza tagliare gli stipendi e 250 milioni di soldi pubblici, per incentivare gli esodi. Dall’altra 10mila dipendenti diretti subito riassunti più 1.500 posti di lavoro garantiti attraverso la Società per Taranto e Genova a partecipazione statale – attraverso enti locali e Invitalia – con 200 milioni per coprire le uscite volontarie

Un livello di piaggeria tragicamente comica mai raggiunta nemmeno, per dire, dai panegirici del retore Temistio, che celebrava le fantomatiche vittorie dell’imperatore Valente contro gli invasori Goti, poco prima che quest’ultimo venisse spazzato via con la quasi totalità delle legioni orientali dell’esercito romano nella catastrofica disfatta di Adrianopoli.
Oggi come allora, per i secoli a venire, ci chiederemo anche noi in che modo tutto ciò sia stato possibile, senza naturalmente trovare una risposta abbastanza valida per spiegare come questo paese continui a sfoderare personalità geniali (sempre meno) e frotte di incommensurabili coglioni vanagloriosi dalla siderale minchioneria fuori scala, elevata ad espressione metafenomenica, perché decisamente oltre…!

FenomenoloGiggineria

 «Resteranno gli anni di Giggino. L’epopea del bibitaro divenuto principe. Il romanzo del giovane povero (di talenti) proiettato ai vertici del Paese, a capo d’un movimento politico, a discutere di governi e premierati, a dettare condizioni e interloquire col Capo dello Stato. La misteriosa congiunzione astrale, anzi proprio l’allineamento dei pianeti che ha consentito a un giovanotto senza doti, cultura, qualità, competenze, esperienza, carattere di diventare un politico di primo piano senza nemmeno un minimo di gavetta, di apprendiStato, di lettura di bignamini istituzionali. Un’ascesa che solo la letteratura potrà davvero raccontare, come si raccontano le imprese leggendarie e le creature inspiegabili.
Non fraintendete: l’essere bibitaro, in sé, sarebbe persino una qualità. Dopotutto, i padri costituenti sognavano un Parlamento affollato di bibitari, lavandaie, minatori: l’epica della costruzione di sé e del Paese malgrado le condizioni di partenza appartiene non solo alla generazione dei nostri avi, ma proprio allo spirito della Costituzione, all’edificazione corretta della democrazia rappresentativa. Però un passo necessario, in questo percorso luminoso, sarebbero lo studio e l’acquisizione di competenze, unica via di riscatto da condizioni sociali o personali sfavorite. Dai campi e dalle officine, e certamente anche dallo stadio San Paolo, agli scranni più alti, ma studiando. Questo è il passaggio che la storia di Giggino il Miracolato salta a piè pari.

E infatti eccolo lì, a capo d’un movimento che persino teorizza l’uno vale uno, e per cui l’assenza di competenze è un vanto e una garanzia, così come il disprezzo per le prassi, i galatei, le forme, i copioni istituzionali che si ignorano, si vilipendono, si ascrivono, con franca superbia, al mondo dei compromessi e degli “inciuci” che si vuole, legittimamente, sterminare. Salvo non sapere bene dove collocarlo e che aspetto dar loro.
Manco a dirlo, il prode Giggino si trova coinvolto nel momento di maggior confusione, di aperto caos istituzionale: colonna d’un governo e ministro del Lavoro (e già questo avrebbe dovuto toglierci il sonno), capo d’un movimento che in Parlamento ha il 32%, vicepremier d’un premier che ha voluto imporre proprio perché era terzo e non accostabile ad alcuna forza politica, un tecnico ma senza dire la parola “tecnico” (che le folle si turbano e sentono odore di competenza, quindi di corruzione a prescindere, secondo i dettami del Sacro Blogghe), un prestanome e prestafaccia che coprisse la realtà d’un governo di ricatto e squilibrio. E poi membro d’una coppia scoppiata, tradito dal consorte di vicepremierato, colpito e affondato con solo un gemito, uno sguardo ferito nel volto d’eterno ragazzino sbigottito, uno a cui viene voglia di prendere la mano e dire: “Siediti, che ti spiego io cosa sta succedendo”, e dargli un bicchiere di latte con la cannuccia.
Ora dicono sia asserragliato nel bunker, a ripetersi i suoi venti punti per non scordarli, a contare e ricontare i successi di 14 mesi di sgoverno i cui nodi stanno per venire al pettine (ed è forse questo il motivo per cui l’ex sodale e collega di vicepremierato, il Ministro della Giustizia Sommaria, inventore dei porti chiusi e delle libere moto d’acqua in libero Papeete, s’è dato a una fuga scomposta).
Chissà dove finirà l’epopea di Giggino l’Inconsapevole, Giggino l’Immodificabile, Giggino che pure come personaggio da romanzo ha il problema obiettivo di cominciare e finire allo stesso modo, senza che le circostanze riescano a cambiarlo. Chissà dove arriverà – Gigino a Palazzo Chigi? Gigino al Quirinale? Gigino imperatore della Galassia? – e cosa riuscirà a combinare, nel frattempo. Un giorno, forse sarà la fantascienza a raccontare questi momenti, perché non vadano perduti come lacrime nella pioggia

  (01/09/2019 – manginobrioches)

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La Fame Nera

Posted in Masters of Universe, Muro del Pianto with tags , , , , , , , , on 10 novembre 2019 by Sendivogius

Ma come?!? C’hanno fatto due coglioni, con ‘sto disco rotto del Prima gli Italiani!, lo slogan identitario scippato ai nazifascisti di Forza Nuova e Casa Pound (i quali dovrebbero chiedere i diritti di copyright), che funziona come afrodisiaco naturale e tanto provoca le polluzioni incontrollate dell’italica fascisteria in orgasmo sovranista…
E poi si viene a ‘scoprire’ che esiste ancora una “Lega Lombarda”, in servizio di propaganda attivo per il duce di ghisa? Quella dell’indipendenza della padania… di “Roma ladrona” e “fuori i terroni!”… E che ora si occupa di reclutare la claque organizzata di figuranti, da inviare in transumanza alla conquista delle lande desolate di quell’Emilia sovietica, occupata dalle orde di negri e saraceni.
La stessa Lega Lombarda nella cui adunate si andavano benedicendo le ampolle di colifecali col piscio del dio PO, prima che il Capitone nazionale passasse a ciucciare i crocifissi, scambiando la camicia verde con quella nera (più in tinta col sentimento nazi-anale), per diventare un frequentatore seriale di sagre strapaesane ed inventarsi assaggiatore compulsivo di qualunque porcheria gli passi davanti alle fauci, con tanto di servizio fotografico incluso e selfie d’ordinanza, in campagna elettorale permanente.
L’effetto è quello di un gargarozzone senza fondo, dai tratti suini, in fase orale perenne. Ma al (suo) “popolo” piace tanto, mentre grufola nell’inzuppata colesterolica, affondando il muso tra oli e sughi di incerta provenienza.
 A questo è ridotta la “politica” che piace alla gente: uno strabordante gaglioffo che mangia di continuo (e ci tiene a farlo sapere). Evidentemente, questo fenomeno da all you can eat! ha interpretato in senso letterale il legame con la pancia profonda di quel paese, convertito in fiera gastronomica, che si riconosce in LVI e trova rassicurante il pascersi della stessa merda (non solo culinaria).

“Il sonno della regione”
di  Luca Bottura

«In previsione di un suo comizio al Paladozza di Bologna, capoluogo della Regione che intende liberare da abitudini orribili come sanità d’eccellenza, servizi di prim’ordine e tenore di vita a livello del Nord Europa, Matteo Salvini ha convocato i militanti della Lombardia per timore del flop. Al netto del trucchetto (ignobile, grottesco, patetico, l’ennesima riprova che considera i propri fan carne della propaganda più infantile) mi pregio di comunicare agli amici di Oltrepò alcune regole d’ingaggio per sembrare emiliani: evitate di chiamare emiliani i romagnoli, e viceversa. Vi fanno la faccia a piadina.
Non indulgete nell’intercalare “socmel“ nei viali della periferia, perché per l’operazione potrebbero esservi richiesti dai 50 ai 100 euro.
Quello sulle brioche è zucchero a velo: non cercate di sniffarlo.
Quella cosa bianca con dei buffi numerini che vi consegnano all’atto di pagare si chiama scontrino, non stupitevi se sopra non c’è Padre Pio.
Non cercate di mangiare bambini per sembrare del posto: ci servono per Bibbiano. Grazie e buon divertimento. Anzi: fétëv dér in dov as nésen i melòn

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Le Tragiche Finali

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , , , on 7 novembre 2019 by Sendivogius

Una sola domanda: ma chi cazzo ve l’ha fatto fare?!?
Che l’esperimento rosso(?)giallo di governo (forse uno dei peggio riusciti nella storia repubblicana) fosse la cronaca di un fallimento annunciato, non ci voleva certo un pozzo di scienza per capirlo. Le evidenze c’erano tutte, già dal suo infelice esordio, dopo il furbesco matrimonio di interessi consumato a freddo tra entità avverse, frettolosamente convolate a nozze riparatrici, e tenute assieme da nient’altro se non l’illusione della detenzione di un potere quanto mai effimero, che sgocciola via dalle loro dita sempre più velocemente, in nemmeno 100 giorni di luna di fiele.
Nato per contenere l’onda nera del sovranismo dilagante (di cui è stato espressione organica fino a neanche 3 mesi fa), il sempre più imbarazzante ConteBis ha finito col diventarne il principale moltiplicatore di consensi elettorali, tramite una prova di governo deprimente, in tutta la miseria della propria inconsistenza, per una compagine priva di amalgama, senza alcuna visione e coesione, alla quale non basta più agitare lo spauracchio del Capitone, peraltro rigenerato dal periodo di quarantena, con effetti opposti a quelli sperati.
Nemmeno il demone del governismo ad oltranza, da cui pure è posseduto il PD a vocazione democristiana (che pure i diccì erano dotati di un fortissimo spirito di autoconservazione), basta a spiegare l’abbraccio mortale con un cadavere in decomposizione, come la Setta del Grullo sbavante e dei suoi casi umani alla deriva; a tal punto per il partito bestemmia da lasciarsi trascinare a fondo con loro, dopo essere stato ampiamente fottuto da ‘sta succursale lisergica del Cottolengo. Non sia mai che vada dispersa l’esperienza di così straordinari talenti incompresi!

Al direttivo PD piace così: lo chiamano “senso di responsabilità, per atto di generosità”. Che poi è una morte lenta, per consunzione interna. È accanimento terapeutico su un corpo in agonia terminale. Ma anche sputtanamento senza ritorno, crocifissione senza redenzione, supplizio per scorticamento, tortura cinese dei mille tagli… 
Una mano pietosa dovrebbe porre fine a tanto scempio. Foss’anche per un ultimo scatto di orgoglio, di dignità residuale, invece di ridursi a tenere il moccolo ad un Guappariello da mezzo soldo, coprendone le stronzate disseminate in giro.
Perché morire impiccati alla parabola di un Di Maio, dovrebbe essere troppo pure per un piddino!

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(127) Cazzata o Stronzata?

Posted in Zì Baldone with tags , , , , , , , , , , on 28 settembre 2019 by Sendivogius

Classifica SETTEMBRE 2019”

 Eccitante come un cubetto di gelatina riscaldato, il nuovo esecutivo di responsabilità per atto di generosità (a Loro piace chiamarsi così) suscita meno vibrazioni di una lastra in carbonio e grafite, tra giri di valzer e riposizionamenti delle sue componenti quanto mai instabili.
In tre settimane di rassicurante stasi criogenica a cui ci sta lentamente abituando il leccatissimo ConteBis, la sua gracile creaturina stenta a muovere i primi passi, mentre gattona in cerca di scopo. Al momento però si distingue per due formidabili risultati, più che mai evocativi delle promesse future…
Si segnala la proposta di introdurre una tassazione speciale sulle merendine e le bibite gassate, nella sacra crociata contro il proliferare dei saccarosi e dei grassi saturi. Con i nuovi introiti, si pensa di finanziare la ricerca universitaria, aumentare lo stipendio degli insegnanti, combattere il cambiamento climatico e, già che ci siamo, scongiurare pure l’aumento dell’IVA, qualora dovesse avanzare ancora qualcosa da così straordinario gettito, commisurato in miliardi di euro.
Ma soprattutto le cronache ricorderanno l’incredibile promozione di Giggino Di Maio a niente meno che Ministro degli Esteri..!
Cioè, parliamo di uno che non sa fare nulla, non mastica nemmeno per sbaglio una sola lingua straniera (e questo non sarebbe un dramma insormontabile, se sapesse almeno parlare in italiano!), ha seri problemi con la Geografia (per tacera della Storia, nonché della sua guerra personale contro congiuntivi e consecutio temporum). Trattasi del “capo politico” che voleva indire un referendum per uscire dall’euro e continua ad usare il ministero come fosse una sede di partito, per le riunioni coi suoi sottopanza…
Una roba surreale, al cospetto della quale persino uno come il mai dimenticato Al-fano pare un gigante di competenze e serietà! E comprenderete bene la tragedia dell’assurdo.
Ridete?!? Be’ fate male..!
Venuta meno ogni inibizione, dall’altra parte c’è un’orda rabbiosa di buzzurri incanagliti dalla crisi ed in pieno processo di nazificazione, pompati ad arte da Giorgina, l’aspirante ducia di Garbatella, e dall’ingordo Capitone spiaggiato e ribollito nei suoi rancori, dopo il più clamoroso suicidio politico della storia recente, per eccesso di hybris nella propria bulimia di potere dopo la sbronza da mojito.

È tra l’altro lo stesso energumeno da bettola, che adesso, mal digerita la grande abbuffata, blatera di “governo abusivo del tradimento”“orgoglio italiano”… e “onore” da tributare a questo o quell’altro figuro in uniforme, come un qualunque fascistello da stadio (ovviamente amici suoi).
Inutile ricordare all’Olindo e Rosa dell’italico sovranismo, che in una democrazia parlamentare nessun governo è “abusivo” se gode della fiducia delle Camere. E quantunque non sarebbe più abusivo di uno che si candida in un cartello elettorale, salvo perdere le elezioni, eppoi andare al governo col partito avverso; quindi presentarsi alle elezioni locali coi vecchi alleati, contro il partner di governo. Parliamo dello sformato capitano della già “Lega Nord per l’Indipendenza della Padania”, che ora si ammanta di tricolori e ripete ossessivamente “italiano” ogni due parole, come nelle pubblicità di una nota marca di insaccati (la variante sovranista al wurstel).
Ma questo non ditelo al bolso gargarozzone sudaticcio e senza fondo, che s’agita sui palchi del nazi-raduno di Pontida, mentre si avvinghia alla piccola figurante, chiamata ad interpretare la parte della bambina di Bibbiano, ed ingaggiata appositamente per la farsa disgustosa.
In quanto al “tradimento”…

10/01/2019: “Ho tanti difetti, ma se prendo un impegno lo porto fino in fondo, non mi interessa dei sondaggi, c’è un programma da portare fino in fondo. Non lascio niente a metà e non voglio far saltare nessun governo”.

09/02/2019: “Mi dicono: la Lega è il primo partito, tu sei il politico più importante, fai saltare tutto così puoi eleggere più deputati e più senatori. A queste persone dico: la mia parola vale più di qualsiasi sondaggio. Non faccio saltare un governo per dei sondaggi… no!”.

09/03/2019: “L’Italia ha bisogno di sviluppo, di riforme, di lavoro. Altro che crisi, regaleremo al Paese 5 anni di governo, non si gioca con il futuro degli italiani”.

23/04/2019: “La crisi di governo è solamente nelle teste di Repubblica e Corriere, noi andiamo avanti sereni”.

29/05/2019: “Dopo questo voto non cambia nulla: pensate che abbia convenienza ad andare all’incasso? Io no, non ho incassi personali, partitici o politici all’orizzonte. Il mio orizzonte dura quattro anni. Non ci sono problemi o lusinghe in vista che mi possano far cambiare idea. Questa alleanza ci permette di fare quello che sognavamo da anni.”

Poi però, proprio perché convinto dai sondaggi, ha pensato bene di far cadere il governo alla vigilia di Ferragosto, perché voleva i “pieni poteri”, pensando al contempo di continuare a rimanere ministro dell’Interno fino all’insediamento del nuovo esecutivo ed in tal ruolo gestire le elezioni dal Viminale (una roba che manco nell’Argentina di Videla!), salvo dare dei vigliacchi e traditori a chi semplicemente non gli ha permesso di diventare il caudillo d’Italia, prestandosi a far da complici nella sua personale battaglia per il potere assoluto.
Dopo i comizi volanti alla Hitler, le invettive contro i nemici del popolo, gli manca solo di denunciare il complotto dei “Criminali di Agosto” (in luogo di quelli di Novembre), recriminare di pugnalate alla schiena, e la parabola weimeriana potrebbe dirsi completa.
Tuttavia, è latente il sospetto che la ringhiante accoppiata ‘sovrana’ del nazisploitation, ultimamente non sembra passarsela troppo bene, in attesa di rinnovare anch’essi il campionario…
Alla perenne ricerca di un nemico da far manganellare agli squadristi del web, nel tentativo di diversificare dalla solita caccia al negro, col linciaggio in effigie dell’immigrato che delinque in attesa dei roghi veri, a Giorgina (l’Ilsa nana de’Noantri) ed al suo amichetto barbuto di giochi sembra non restare altro che rispolverare i soliti attacchi all’esecrata Laura Boldrini (intramontabile must di sicuro successo per i prepuzietti bianchi delle succursali italiote del KKK) ed attingere agli ossari del clericalismo più reazionario, per galvanizzare le Vandee d’Italia nel ritrovato spirito sanfedista degli atei-devoti, che si traduce in sventolamenti di rosari, acquisto all’ingrosso di stock di crocifissi made in china da distribuire nelle scuole (Ferrara), consacrazioni al “Cuore Immacolato di Maria” (Firenze), in attesa che il Capitone scopra su wikipedia qualche altro santo o madonna a cui votarsi. Poi dici che uno bestemmia.
Come recitava una vecchia canzone: La merda avanza e non conosce targhe alterne.

Hit Parade del mese:

01. DISSOCIAZIONI MENTALI

[23 Set.] «17enne fermato per aggressione ai danni di altri ragazzini. Voleva imitare i suoi idoli della serie Gomorra. Ringraziamo Saviano per aver contribuito a peggiorare la gioventù italiana in nome del dio denaro.»
(Giorgia Meloni, Panzetta Nera)

02. DALLA PROVINCIA CON TURGORE

[05 Set.] «Noi vigileremo in difesa dei confini e del chinotto!»
(Matteo Salvini, il Vigilante)

03. SCIOGLIETE I CANI!

[25 Set.] «Sto addestrando i colleghi del gruppo. È solo l’inizio. Sarà il Vietnam.»
(Roberto Calderoli, il Canaro)

04. PATRIMONIO DELL’UMANITÀ

[28 Set.] «L’Associazione Rousseau è da sempre in prima linea per difendere i diritti che possono essere esercitati attraverso Internet e per questo motivo ha sostenuto questa iniziativa presso l’Onu propedeutica alla presentazione di una risoluzione a difesa dei diritti di cittadinanza digitale.»
(Davide Casaleggio, il Grande Fratello digitale)

05. NOOTROPO

[24 Set.] «Il tabacco è una droga pesante, la cannabis è una droga leggera e va assunta pura. Se hai l’asma, te la fa passare. Non è vero che spappola il cervello. La marijuana, la valeriana, la maggiorana, sono tutte droghe leggere.»
(Lello Ciampolillo, il Lebonski a 5 stelle)

06. La fronda dei 70 senatori M5S contro il “capo politico”

[26 Set.] « Quelle 70 firme non sono contro di me.»
(Luigi Di Maio, Pugnetta apolitica)

07. CERTIFICAZIONE BULGARA

[03 Set.] «È stato un voto plebiscitario, l’80% ha votato Sì. Dobbiamo essere molto orgogliosi che tutto il mondo ha aspettato la pronuncia di questi 80 mila cittadini italiani su una piattaforma digitale che è un unicum al mondo»
(Luigi Di Maio, il dittatorello di carta)

08. LA PIRA FUNEBRE

[24 Set.] «Sono io l’erede di Silvio: riaccenderò Forza Italia!»
(Vittorio Sgarbi, la Promessa)

09. Il GRETINO E LA BAMBINA

[27 Set.] «La vocazione delle masse è da sempre quella di dare retta ai pazzi, meglio se criminali come Stalin e Hitler. Quindi non stupiamoci se oggi ha molto seguito una ragazzina goffa che ha finito a malapena la terza media»
(Vittorio Feltri, Merda fossile)

10. BUONANOTTE NONNO

[05 Set.] «Sono tornati i comunisti!»
(Silvio Berlusconi, la salma)

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TORNO SUBITO…

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , , , , on 17 settembre 2019 by Sendivogius

Un garrulo cretinetto imbalsamato in un perenne ghigno di compiacimento, dopo aver sovvertito tutte le Leggi di Murphy sull’incompetenza, che batte i piedini perché vuole fare il vicepremier, il ministro, l’astronauta e il poliziotto; è il pupazzetto buffo da presepio, nella sua corte napoletana dei miracoli…
I due Mattei, gemelli diversi, in un condensato di disturbi associati della personalità: quello che si crede Mussolini, col fucile in mano e rosario in culo, è il sedicente capitano finito sbattuto come un capitone, e impiccato ad una selva di braccia tese ‘romanamente’, mentre s’abbuffa a comando per i suoi followers in orbace. E poi c’è quell’altro deficiente ancora, che scappa via con la palla perché non lo fanno comandare, si fonda il proprio partitino personale coi suoi compagni di merende, per appagare un patologico bisogno narcisistico di attenzioni, e intanto va elemosinando finanziamenti che assai meglio sarebbero stati spesi in una serie di sedute intensive di psicoterapia…
Il ConteBis dalle stelle a Tacchia, affetto da amnesie dissociative, passando per il Gattopardo… Per non dire dell’e_guru in pensione, che adesso è preoccupato  dal clima invelinito e gonfio di rancori, che lui stesso ha fomentato per anni…
Panzetta Nera, ovvero Giorgina dalle bande nere e le marcette su Roma… Il sempre più incartapecorito Pornonano ridotto oramai all’ombra della sua mummia, conservata in una soluzione di formaldeide e cerone…

La politica italiana è un inquietante concentrato di trasformismi estremi, mistica fascista, e vanesi narcisi da eziologia psicogena, nella ricerca tossica del potere per il potere.
Francamente troppo pure per noi.
Scusate, ma nun gliela posso proprio fa’!

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