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Ma facitece ‘o piacere!

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , , , , , , on 24 maggio 2018 by Sendivogius

Ma davvero un placido vecchietto come l’ottuagenario Paolo Savona, economista liberale di lungo corso e comprovata esperienza, peraltro totalmente organico a quell’establishment finanziario e manageriale di cui ha fatto parte per una vita, e che ora si vorrebbe dipingere come sovversivo no-euro, sarebbe la minaccia in grado di destabilizzare la tenuta valutaria e la stabilità dei fantomatici “mercati”, ai quali tutto è supino prima ancora che subordinato?!?

«Parte importante dei problemi che ha incontrato e incontra l’Italia riguarda i modi in cui l’Unione europea è stata costruita e opera, ossia le strutture istituzionali e la politica economica decise nel 1992 con il Trattato di Maastricht e le successive scelte.
[…] Il mancato perseguimento degli obiettivi conduce a uno stato permanente di tensione all’interno dell’Europa per le ingiustizie che implica: i cittadini non sono tutti uguali nei diritti, ma solo nei doveri. L’esprit d’Europe si attenua e vengono meno le componenti sociali della pace, la vera forza che ha trainato all’inizio l’idea di Europa. I motivi di questa situazione sono due: l’unione non era ancora maturata nella coscienza dei popoli europei finendo con il peggiorarla per le cattive performance registrate nei momenti di crisi e perché le istituzioni create confliggevano con gli obiettivi. La scelta fu decisa da un’élite che procedette illudendo il popolo con le promesse contenute nell’articolo 3 riportato. Per l’euro, invece, la volontà delle élite divergeva e fu necessario un compromesso che assegnò compiti limitati all’eurosistema e condusse a una sua nascita prematura rispetto all’indispensabile unione politica. Le preoccupazioni erano dovute al fatto che l’assegnazione di poteri più ampi alla Banca centrale europea non avrebbe garantito un’inflazione contenuta e poteva condurre a una mutualizzazione dei debiti pubblici, entrambi aspetti che la Germania non intendeva accettare. Fu un atto di debolezza dovuto alla fretta.
[…] L’Italia era impreparata nel 1992 ed è ancor più impreparata oggi, per le difficoltà che si sono accumulate e perché ha capito con quali compagni di strada si è messa. Non accuso la sola dirigenza italiana della scelta errata, ma anche quella europea, che era ben conscia, anche spingendosi oltre la realtà fattuale, che l’Italia non fosse preparata per stare nella moneta unica così come era stata concepita. Nella riunione del 24 marzo 1997, tenutasi a Francoforte, l’Italia era fuori dall’euro, nonostante Ciampi, ministro del Tesoro del governo Prodi, avesse varato il 30 dicembre precedente una manovra fiscale di 4.300 miliardi di lire, imponendo quella che è ricordata come “eurotassa” per rientrare nei parametri fiscali concordati. L’Italia aveva chiesto inutilmente di prorogare l’avvio dell’euro, ma la Germania si oppose. Un anno dopo, il 28 marzo, l’Italia venne accettata nel gruppo di testa dei Paesi aderenti all’euro. Non si conosce che cosa sia esattamente successo nel corso di quell’anno; forse ha contato l’impegno della diplomazia monetaria, dove la Banca d’Italia svolgeva un ruolo importante, o forse il fatto che, fatti bene i calcoli, i Paesi-membri hanno compreso che, tenendoci fuori, avrebbero patito la nostra concorrenza sul cambio e, accettandoci, avrebbero bardato il nostro sviluppo. Ora la nuova sovranità da espugnare è quella fiscale con le stesse modalità che hanno ispirato la cessione della sovranità monetaria, ossia secondo una visione di parte, pregiudiziale, del suo funzionamento, accompagnata dalla solita dichiarazione che servirebbe a migliorare il benessere generale. Essa non sarebbe un passo verso un’unione dove i cittadini godono degli stessi diritti ma per consentire una buona performance dell’euro e del mercato unico che causa una divisione tra essi. L’uomo al servizio delle istituzioni e non viceversa, una concezione sovietica dietro il paravento della liberaldemocrazia. Semmai si decidesse di farlo – e i gruppi dirigenti italiani, la stessa cultura accademica prevalente sono pronti ad accettarlo – si rafforzerebbero ancor più le forme di coordinamento obbligatorio, di tipo burocratico, diminuendo quello spontaneo garantito dal mercato unico creato con gli Accordi di Roma del 1957. Il problema dell’Ue non è l’autonomia delle sovranità fiscali nazionali, peraltro già vincolate dai parametri di Maastricht e rafforzate con il fiscal compact, ma l’assenza di un’unione politica in una delle forme conosciute di Stato. Spiace doverlo evidenziare, ma, cavalcando l’ideale elevato di porre fine alle guerre tra Paesi europei, non potendo procedere per via politica, i gruppi dirigenti hanno deciso di seguire una soluzione dove i principi democratici non hanno accoglienza. La conseguenza di questa scelta ha i contenuti di un fascismo senza dittatura e, in economia, di un nazismo senza militarismo.
[…] I gruppi dirigenti apprezzano l’inversione dei rapporti di forza favorevole che l’Ue stabilisce tra loro e il popolo, in particolare i lavoratori, con i media che esaltano quasi quotidianamente “le magnifiche e progressive sorti” dell’Unione europea per il Paese, anche se esse non emergono dalla realtà. L’enigma (peraltro di facile soluzione) è a quale parte del Paese si riferiscono? Purtroppo la risposta è quella parte che già sta bene e sa difendersi, essendo in larga maggioranza. Siamo tornati indietro di secoli nelle conquiste raggiunte nella convivenza civile democratica. Poiché una politica monetaria comune non si adatta a tutte le esigenze o condizioni di fatto dei Paesi che aderiscono alla moneta unica, l’aggiustamento dovrebbe essere attuato con adeguate politiche fiscali, le quali, come si è ricordato, sono restate nelle mani dei singoli Paesi, ma sono vincolate da limiti ben precisi posti ai deficit del bilancio pubblico e al livello del debito sovrano sul Pil. Soprattutto per i Paesi, come l’Italia, che fin dall’inizio avevano una posizione squilibrata rispetto a questi due parametri fiscali (oltre il 7% nel deficit di bilancio e oltre il 100% nel rapporto debito pubblico/Pil), gli spazi per queste politiche sono di fatto attribuiti in modo asimmetrico, positivi per chi rientra nei parametri concordati, negativi per gli altri. L’ingiustizia è innata negli accordi.
[…] Non c’è verso di convincere i leader dell’Unione europea di seguire il principio di Franklin Delano Roosevelt che se qualcosa non funziona, si cambia. Ma il cambiamento richiede preparazione scientifica, fantasia creatrice e coraggio per intraprenderlo. Nell’Ue le forze della conservazione prevalgono. La storia economica brevemente percorsa suggerisce che è necessario mutare le politiche riguardanti gli investimenti, soprattutto pubblici, e la tutela del risparmio operando sui tassi dell’interesse e sul rischio, nonché il funzionamento del sistema monetario internazionale ed europeo, affrontando con adeguate politiche i divari di produttività tra aree geografiche, settori produttivi e dimensioni di impresa. Se non lo fa, la società prima o dopo si vendicherà, seguendo i movimenti di protesta non perché siano preparati ad affrontare il problema, ma solo perché insoddisfatti delle politiche seguite dai partiti tradizionali.
[…] Non ho mai chiesto di uscire dall’euro, ma di essere preparati a farlo se, per una qualsiasi ragione, fossimo costretti volenti o nolenti (il piano B da me invocato). Ritengo che uscire dall’euro comporti difficoltà altrettanto gravi di quelle che abbiamo sperimentato e sperimenteremo per restare. Il problema consiste nel fatto che non abbiamo né piano A, né B. Il piano A dell’Italia è quello della Ue con le conseguenze indicate. Ho il timore che il piano B sia quello di consegnare la sovranità fiscale alla “triade” (Fmi-Bce-Commissione) se le cose peggiorano, infilandoci nella soluzione greca. Il Paese è in un vicolo cieco. Le autorità hanno il dovere di approntare e attuare due diversi piani, quello necessario per restare nell’Ue e nell’euro, e quello per uscire se gli accordi non cambiano e i danni crescono. Invece si insiste nella loro inutilità essendo l’euro irreversibile e si è disposti a pagare qualsiasi costo pur di stare nell’eurosistema. La prima dichiarazione viene fatta a voce alta, la seconda raramente, ma viene comunque pensata dagli ideologi dell’Ue e dell’euro, ben sapendo che questo costo non verrebbe pagato da loro, ma da una minoranza, sia pure di dimensione significativa

A ben vedere, si tratta di argomentazioni di assoluto buonsenso (ed in gran parte condivisibili), nonché piuttosto ovvie per chiunque non sia accecato dai fumi tossici dell’ideologia ordoliberista che domina l’intera struttura dell’illusione europea, sotto il costante diktat di un allucinante Psycho-Reich a dominazione tedesca.

Quelle di Savona sono osservazioni che non contengono proprio niente di “estremistico” o “delirante”. E che tanto bastano però a terrorizzare l’elite degli euroburocrati, con la nutrita pletora dei volenterosi carnefici che gattonano ubbidienti a braghe calate nelle celle di rigore di quella distopia mercantilista che chiamano UE.

Gli stessi che tutti insieme ci hanno cacciato nelle peggiore recessione economica dai tempi della Grande Depressione del 1929, senza soluzione di uscita. Se così fosse, allora sarebbe davvero un’ottima notizia, nonché l’uomo giusto al Ministero dell’Economia.

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APPEASEMENT

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , , on 13 maggio 2018 by Sendivogius

Se, per la proprietà transitiva delle congruenze, il Cretino ed il Cialtrone tendono a sovrapporsi secondo il principio di equivalenza, gli ambiti di applicazione restano distinti e separati.
E se per comune assonanza il cretino, nella sua dimensione prettamente pubblica, quasi sempre dimostra di essere pure un ineffabile cialtrone, quest’ultimo possiede quella marcia in più (il “quid”) che ne segna la differenza. Poiché un cialtrone, ancorché tale, non necessariamente deve essere anche un cretino (o viceversa), pur nella reciproca assenza di qualità che ne contraddistinguono l’inequivocabile mediocrità, per disvalore condiviso su metabiosi aggiunta di due entità proteiformi nella loro immanenza cosmica.
Il cretinismo, surrogato a status civile della condizione umana, nella beata insipienza della sua prevalenza su sintesi imperfetta, segue per proporzionalità inversa la scala evolutiva, come due rette parallele che non si incontrano mai, in qualità di fenomeno variabile e regressivo nella transizione delle epoche. Ma è il Cialtrone ad essere il grande protagonista del tempo presente; misurarne la consistenza è inutile, tanto polimorfica è la sua natura ed infinite le sue varianti. Sarebbe un po’ come definire il tasso di acidità di un vino adulterato al metanolo: in ogni caso ci troveremmo dinanzi ad un prodotto tossico, a prova di mitridatizzazione.
Dunque, data la variabilità dei fattori, qual’è l’elemento che più di ogni altro rende inconfondibile il cialtronismo, applicato a quelle che un tempo sarebbero state definite le categorie del politico?
Indubbiamente, è la precipua tendenza del cialtrone a credersi “forza storica”.
Fateci caso: ogni insignificante spostamento d’aria, ogni raffazzonato provvedimento, che il cialtrone porrà in essere con tutta la friabile inconsistenza del suo non-essere, avrà sempre le prerogativa di spacciarsi per qualcosa di “storico”, quando addirittura non di “epocale”, sull’onda cortissima di un riflesso indotto da un narcisismo incondizionato. Peccato che poi il non evento svanisca in fretta, tanto da non esserne conservata più memoria, nella frazione infinitesimale che separa un annuncio dall’altro, restando solo le tracce imbarazzanti della polluzione declamatoria che affligge il cialtrone in ansia da prestazione.
Nel Teatro della Bugia, in cui da due mesi a questa parte si trascina la farsa tutta italiana per la formazione del più demenziale esecutivo dell’Italia repubblicana (che mai aveva raggiunto punte così basse), ogni singolo peto dei due capricciosi bimbetti che si litigano le seggiole di Palazzo Chigi ha nel loro ego malato una valenza “storica”. E boia chi molla per primo il seggiolone da premier! Il siparietto comico di questa parodia fascistoide fermentata nel brodo populista ricorda più che altro il gioco dei quattro cantoni, dove il cialtrone ed il cretino, gemelli diversi, si inseguono senza soluzione di continuità nell’impossibilità di distinguere l’uno dall’altro, all’ombra dei due convitati di pietra seduti ai margini: il lampredotto fiorentino che ancora fantastica di impossibili ritorni col bidone dei popcorn (contento lui), insieme all’Abilitato in tutta la freschezza dei suoi 81 anni suonati; come Papi & Figlio alla disfida di poltronissima. Perché, nell’epica dell’eterno ritorno, i cialtroni sono eterni.

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GOVERNABILITÀ

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , on 21 aprile 2018 by Sendivogius

Olanda 2017: crescita del PIL oltre il 3% e disoccupazione al 4,3%, con risultati economici superiori a quelli della stessa Germania.
Spagna 2016: balzo del PIL al 3,2% e crescita dell’occupazione di quasi il 4% (in termini di posti di lavoro, si tratta di mezzo milione di nuovi occupati), con rilancio dei consumi di oltre il 3,5% ed aumento del reddito pro-capite (che infatti ha superato quello italiano).
Belgio 2011: crescita del prodotto interno lordo al 2% e disoccupazione al 7,4%.
Si tratta di alcune delle migliori performance economiche di un’eurozona avvitata in una crisi ormai strutturale. Cosa accomuna dunque paesi pur diversissimi tra di loro, a parte la peculiarità di essere tutti e tre delle monarchie?!?
Be’, curiosamente il fatto di essere dispensati per un prolungato periodo di tempo dalla presenza di un governo: Belgio, 351 giorni senza esecutivo; Paesi Bassi (208 giorni); Spagna (4 mesi). Come se avere un governo fosse diventato più un problema che la soluzione, in tempi di post-democrazia e piloti automatici..!
E uno potrebbe pure porsi interrogativi più o meno inquietanti, preoccupandosi (ma anche no!) della tenuta del “sistema-paese”, se non fosse che poi si imbatte in ‘sti cosi buffi qua…
Un Matteo Renzi proposto in ribollita, asserragliato con la sua banda di pretoriani in un partito-bunker ormai decotto, dopo l’avvelenamento dei pozzi prima della cacciata, con l’imposizione di una legge elettorale al cui confronto il “Porcellum” di Calderoli sembra un capolavoro di fair play istituzionale.
Una setta digitale di pizzaioli part-time, laureati al CEPU e bachelor maltese conseguito on line (e c’era chi si scandalizzava della laurea albanese del Trota), con a capo una applicazione mobile teleguidata a distanza: il cicciobello napoletano, ripulito e vestito a festa negli scantinati della Casaleggio Associati per il casting mediatico.
Una mummia incartapecorita (e più pittata di una drag-queen), con codazzo di badanti dal lifting fatto male, che sembra fuggita dal museo delle cere. In pratica, una barzelletta che cammina, quando non ruzzola, e che ormai fa fatica ad articolare persino frasi di senso compiuto, al netto delle cazzate che snocciola da sempre per propensione naturale. Reperto prebellico di archeologia politica, rispunta sempre fuori. Perché in Italia il passato ritorna ogni volta. E non teme il ridicolo.
Il Castiganegri del nuovo populismo identitario, il quale ha ben capito che coccolare le fascisterie di ogni antro d’Italia, vezzeggiandone le pulsioni nazistoide, gli avrebbe portato molti più consensi che non le sagre celtiche di Pontida e le ampolle degli dei padani per la coltivazione di streptococchi in vitro.
Decisamente, non ci perdiamo nulla. Perciò, siamo davvero sicuri di volerlo un governo con questi qui?!?

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La Colazione del Cialtrone

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , , , , on 26 marzo 2018 by Sendivogius

Intendiamoci: la scelta dei presidenti di Camera e Senato è uno di quei momenti di normale ed anonima routine istituzionale, che possono appassionare solo le feticistiche maratone di un Mentana, ed utili unicamente a riempire il palinsesto contenendo le spese. Lungi dal rappresentare figure di “garanzia”, i due presidenti sono in realtà la naturale espressione di compromesso, nella ricerca di un equilibrio precario tra formazioni instabili, che cercano di consolidare il proprio ruolo nell’ambito ristretto dei giochi parlamentari. Insomma, niente che possa suscitare il minimo interesse dei comuni mortali, al di fuori del mondo strettamente connesso agli addetti ai lavori pagati a commento con gettoni presenza.
Tuttavia, vedere la setta dei Napalm51 che vota in massa, compatta come un gregge di pecore al pascolo, per una Maria Elisabetta Alberti Casellati, pasdaran iper-berlusconiana e creatura dello studio Ghedini, genealogista convinta della Ruby nipote di Moubarak, senza avere la più pallida idea di chi sia, o prendersi il disturbo di reperire neanche un piccolo accenno alla sua biografia (bastava un clic!), rende appieno la misura di tutta la pletorica inconsistenza di questi “straordinari ragazzi” che hanno fatto del cervello all’ammasso un unico budino nella dispersione di neuroni funzionanti, più rari della particella di sodio che galleggia in solitaria per una nota acqua minerale (c’è nessunooo?!?). Ed eccoli lì tutti impettiti come piccioni, mentre beccano tra le mani del “capo politico”, sbrodolandosi addosso nella contemplazione meravigliata del proprio ombelico, mentre rivendicano un’alterità presunta che per altri versi ricorda gli elementi di fondo alla base di quella che Andrea Ballarini riscontra nella fenomenologia del cialtrone

«Animale sociale per antonomasia, il cialtrone sa che per essere apprezzato dall’umano consesso è più utile sembrare qualcosa che esserlo veramente e che, ai fini del risultato, apparire è equivalente a essere. Il mondo va di fretta e solo se corri più di lui puoi sperare di riuscire a sopravvivere. Chi ha più il tempo di fermarsi a verificare la prima impressione? Nessuno. Qualunque ragionamento sia più lungo di un titolo cade inesorabilmente nel nulla. Tullio De Mauro sul “Corriere della Sera” scrive con allarmante regolarità che un terzo degli italiani non è in grado di leggere e riassumere un articolo di giornale di difficoltà media. E allora, se si ha a che fare con questa platea, che senso ha leggersi tutto il “Cortegiano” del Castiglione (tanto più che nessuno lo fa da decenni) se per lasciare intendere di averlo fatto basta accennare alla sprezzatura? Il cialtrone sa meglio di chiunque che nella vita di tutti i giorni siamo bombardati da mille, centinaia di migliaia, milioni di stimoli: segni, segnali, semi. Molto più di quanto si sia umanamente capaci di interpretare. Chi domina i segni, domina il mondo, ergo: sembro, quindi sono.
[…] La loro urgenza è quella di esprimersi e chi se ne importa se esprimono cazzate. Dico, quindi sono

Andrea Ballarini
“Fenomenologia del Cialtrone.
Come riconoscere i buoni a nulla capaci di tutto.”
Laterza, 2013

 La categoria, per sua natura flessibile, è estensibile ad una pletora di casi potenzialmente infiniti nell’adattabilità intrinseca del soggetto. Ma, per l’appunto, rende bene la fenomenologia dei protagonisti del momento, nello specchio che riflette l’immagine di una mediocrità congenita del cialtrone: il grande protagonista dei tempi vacui della ‘politica’ contemporanea.

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Stallo all’italiana

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , on 18 marzo 2018 by Sendivogius

Avete presente quell’espediente tipicamente cinematografico in cui, al culmine della tensione, un gruppo di brutti ceffi si ritrova con le armi puntate addosso, tenendosi reciprocamente sotto tiro, e nessuno si decide a premere il grilletto, bloccati in una situazione di stallo, prima di innescare un devastante effetto domino per reazione a catena?!?
Ora, assistere a questa variante politica del più classico mexican standoff, cucinato in salsa italica, dove un grumo di aspiranti premier si contende le spoglie di un governo a geometrie variabili, cercando (meraforicamente) di fottersi a vicenda senza farsi troppo male, è uno di quegli spettacoli da gustarsi, per dirla alla Fantozzi, a colpi di frittatona con le cipolle, familiare di Peroni gelata, e rutto libero!
Un Luigi Di Maio che intrattiene conversazioni riservate con un Salvini e poi va a sputtanare tutto su facebook, a trattative ancora in corso; che vorrebbe i voti che gli mancano (e non sono pochi) per formare un esecutivo a 5 stelle, ma non è disposto a concedere nulla e pensa che tutti gli altri debbano garantirgli un sostegno in bianco, su un progetto astratto, per grazia ricevuta. Un PD democristianizzato e già entrato in astinenza da governo, che non sa bene se sputtanarsi in un appoggio esterno, interno, o condizionato. Oppure rimanere (finalmente) all’opposizione, attendendo lo schianto dei suoi avversari, che inevitabile ci sarà una volta venuto meno lo stato sospeso di ventilazione artificiale. Un Salvini che litiga con un Silvione in avanzato stato di decomposizione. Lo stesso Berlusconi che vorrebbe un governo di laide intese con non si sa bene chi comanda nel partito-bestemmia, meglio se con un Renzi oramai considerato peggio di un appestato dai suoi ed opportunamente chiuso in quarantena, e che invece non vorrebbe allearsi con nessuno giusto per vedere l’effetto che fa, mentre fantastica di impossibili ritorni alla ribalta. Gazzettieri e politologhi posseduti dal demone della “governabilità” ed improvvisamente convertiti al grillismo, che auspicano e supplicano un’alleanza suicida tra PD ed il M5S, il quale però copulerebbe assai più volentieri coi fascioleghisti per affinità di vedute. E tutti che tengono le pistole cariche e puntate sulle palle dell’altro, mentre fingono di trattare tra loro. Insomma, uno spettacolo!
Ed il bello è che non se li fila proprio nessuno: non le borse, non il famigerato spread, non i “mercati internazionali”, non l’Europa… Che forse hanno capito che la soluzione migliore per l’Italia, vista l’offerta a disposizione, sarebbe non averlo proprio un governo..!

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De Profundis

Posted in Masters of Universe with tags , , , , , on 5 marzo 2018 by Sendivogius

Il job-act è la cosa più di sinistra che abbia mai fatto
Matteo Renzi
(01/03/2018)

Figuriamoci tutto il resto! E infatti i risultati si vedono eccome.
Voleva ricreare una specie di DC 2.0, in bilico tra un comitato d’affari ed un ufficio promozionale ad uso personale, sfruttando i voti (con la dabbenaggine) degli utili idioti di sinistra, e ha finito col distruggere il centrosinistra (che faceva schifo già di suo). Scomparso dai radar della politica, spazzato via nelle sue stesse (ex) roccaforti storiche, ciò che resta del fu centrosinistra è circoscritto ormai a poche riserve indiane destinate alla dissoluzione e ridotte a votare un Pier Ferdinando Casini (o una Beatrice Lorenzin), per supina e suicida fedeltà alla memoria di un partito che non esiste più. E davvero non poteva esserci fine più miserabile ed ingloriosa.
Il Bullo di Rignano è affondato insieme a quell’altro carapace vuoto, al quale in fondo era legato per trazione indotta su affinità elettiva. Si tratta dello stesso manufatto prebellico, che il raffinato stratega (ed erede naturale) era stato capace di riesumare dal suo sarcofago e rianimare, prima di finire travolto dall’onda lunga di una serie di batoste epocali che avrebbero indotto da tempo (e per tempo) alle dimissioni segretari di ben altra pasta e dignità, ma non certo questo pallone gonfiato dai media, attaccato al potere come una cozza. E sarebbe una bella legge del contrappasso, che anche il rottame fiorentino possa gustare di persona le gioie e le incredibili tutele del suo job-act. Cosa che ovviamente non accadrà mai: è più facile vedere un maiale con le ali, che un Matteo (Salvini incluso) a lavorare…
È il Renzi un altro dei troppi che si credono incredibilmente furbi. Uno che, esaurite le mance, non avendo più elettori pensava di crearseli alla bisogna, stravolgendo il corpo elettorale con la bella trovata dello ius soli, inventandosi d’un botto milioni di “nuovi italiani”, e di potenziali nuovi voti (nemmeno certi), finendo con l’essere trombato da quelli vecchi già da tempo incazzati. Ed è rimasto impiccato ad una legge elettorale, imposta a colpi di fiducia e maratone notturne ad un Parlamento umiliato. Non ne ha azzeccata una, passando per l’infame Rosatellum che credeva costruito su misura e si è rivelato invece essere un nodo scorsoio perfettamente modellato per il suo collo; peraltro non prima di aver consegnato il Paese all’ingovernabilità. Pensava di poter essere l’ago della bilancia e si sta rivelando più inutile di un preservativo usato, con la sua banda di arroganti tirapiedi decimata nei collegi uninominali.
Voleva eliminare il Senato e finirà la sua carriera nell’irrilevanza del suo seggio senatorio a prova di rottamazione. Quando si dice coerenza.

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(108) Cazzata o Stronzata?

Posted in Zì Baldone with tags , , , , , , , on 4 marzo 2018 by Sendivogius

Classifica FEBBRAIO 2018”

Facce di tolla… facce di bronzo… facce da culo! Ancora qualche ora di stoica sopportazione e questa girandola di profili lombrosiani dovrebbe fermarsi, insieme alla giostra elettorale con la quale l’inutile farsa usa legittimare se stessa, mentre galleggia nel pozzo nero di una pseudo “politica” priva di qualunque rappresentatività reale, idealità o capacità di visione, dove più che altro a trionfare è l’idiozia veicolata a livello di massa e non certo la Democrazia. Si tratta di un baraccone il quale, prima ancora di essere specchio di un paese che non esiste se non nell’immagine distorta nell’uso disfunzionale che il circo mediatico ne fa, è più che altro la proiezione dell’autoreferenzialità narcisistica di garruli citrulli alla riscossa, che per l’occasione ammiccano da un manifesto elettorale in una galleria degli orrori, con sorrisi più falsi di Giuda nel nulla cosmico che li sovrasta dal fondo della loro grottesca insipienza.
Ogni altra parola sprecata a proposito della campagna elettorale più squallida di sempre, monopolizzata da personaggi terrificanti con velleità di governo, è superflua dal momento che è stato già detto tutto ciò che si doveva. Ed altro non vale proprio la pena aggiungere, dinanzi ad un desolante déjà-vu: tra i rigurgiti fascisti ormai trasformati in conati permanenti (nella sostanziale acquiescenza di un governo assente) ed un Berlusconi totalmente rincoglionito, che ripete gli stessi siparietti davanti a lacchè compiacenti e sbaglia tutte le battute imparate a memoria, cercando di articolare i suoi ultimi rantoli senza perdersi la dentiera, seppellito sotto un metro di cerone, mentre spara cazzate a raffica. Poi vabbé! C’è il Cottolengo a cinque stelle al gran completo ed un Renzi disperato che ormai sembra più vecchio della mummia vivente di Arcore, mentre insegue invano un elettorato ‘giovane’ con la convinzione sia composto da cerebrolesi come i suoi amichetti scemi della parrocchietta. Non sappiamo chi gli curi la propaganda (non che abbia una qualche importanza), ma un fisting anale risulterebbe meno agghiacciante de ‘sta roba qua…!
Comunque vada, sarà un disastro. La fortuna consiste nel fatto che nessuno di questi ambiziosi cialtroni avrà i numeri per decidere alcunché. E sarà un bene per tutti, visto che in tal modo non potranno fare troppi danni.

Hit Parade del mese:

 

01. DELIRIO SENILE

[13 Feb.] «Perché non esce il famoso nero? L’ultimo studio che ho visto dice che sono addirittura il reddito nero, il reddito sommerso, la metà del reddito emerso. Il reddito emerso, pil emerso, 1600 euro; pil sommerso, 800.000 euro. Mettiamo che non venga fuori tutto, io ho portato le pensioni per 1835… per un milione e 835 mila pensionati a 1.000 lire, per arrivare alla fine del mese.»
(Silvio Berlusconi, il Rincoglionito)

02. C’ERA UNA VOLTA (I): la passione per le vacche

[14 Feb.] «Durante la Guerra Mondiale io dovetti lasciare Milano, sfuggii ai bombardamenti e andai per tre anni in un paesino vicino a Como: feci il contadino. Imparai a mungere le vacche a otto anni, mungevo le vacche a otto anni, e venivo pagato con una calderola di caciada, latte rappreso, lo yogurt di allora.»
(Silvio Berlusconi, l’ineguagliabile Contaballe)

03. C’ERA UNA VOLTA (II): l’elisir di eterna giovinezza

[26 Feb.] «Mi sveglio molto presto, leggo i giornali e poi mi dedico alla attività fisica. Faccio ginnastica, cammino e corro almeno per quattro, cinque chilometri e finisco con una bella nuotata di mezz’ora.»
(Silvio Berlusconi, il Risorto)

04. C’ERA UNA VOLTA (III): Cimitero vivente

[14 Feb.] «Ho un patto d’onore con il candidato de cuius»
(Silvio Berlusconi, il Becchino)

05. DELIRIO A 5 STELLE

[18 Feb.] «Guardare vecchi film è come sniffare una giarrettiera. Cos’è infatti se non feticismo, la reiterata proiezione, giorno dopo giorno, di vecchi film che hanno in comune soltanto il fatto di essere famosi?
Personalmente non so rispondere alla domanda di cosa ci sia di così altamente culturale nella riedizione di vecchi film, all’interno di un contesto storico e sociale con una sua storia, una sua identità, un suo vivace vissuto, che solo chi ne è estraneo, e vuole rimanerne tale, può non conoscere né vedere e anzi può soffocare vantando una civilizzazione di stampo colonialista.
Manifestazioni simili sono funzionali alla propaganda del partito politico che le sostiene, in questo caso di quel PD maestro nella manipolazione del consenso, che ormai da decenni utilizza la spettacolarizzazione e la feticizzazione della cultura come arma di distrazione di massa.»
(Gemma Guerrini, Vicepresidente Commissione Cultura di Roma)

06. IL RITORNO DEI MORTI VIVENTI

[10 Feb.] «Il fascismo e il nazismo sono morti per sempre»
(Marco Minniti, il Vigilante)

07. EVANGELION

[25 Feb.] «Mi impegno e giuro di essere fedele al mio popolo, a 60 milioni di italiani, giuro di servivi con onestà e coraggio, giuro di applicare la Costituzione italiana, da molti ignorata, e giuro di farlo rispettando gli insegnamenti contenuti nel sacro Vangelo.»
(Matteo Salvini, il Fascioleghista)

08. FASCISTI D’ITALIA

[24 Feb.] «Quando saremo al governo la priorità sarà data agli Italiani e ai Cristiani. Dal 4 marzo tutto cambierà e finalmente avremo un governo di patrioti.»
(Giorgia Meloni, la Clericofascista)

09. LOL!

[27 Feb.] «Coerenza, onestà, e altruismo saranno i valori portanti del governo Salvini»
(Matteo Salvini, il Premier)

10. DITTATURE DI DIRITTO

[17 Feb.] «La Turchia è uno stato di diritto come la Germania e gli Usa.»
(Binali Yldirim, premier turco aspirante europeo)

PUZZETTE

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , , , , on 2 marzo 2018 by Sendivogius

“Tappatevi il naso e votate PD”
Matteo Renzi
(19/02/2018)

A quanto pare, il Cazzaro fiorentino ha esaurito le offerte della televendita. E visto che le ultime aste all’incanto sono andate deserte, non gli resta che aggrapparsi alla salma putribonda di un Montanelli e lanciare appelli disperati al voto (in)utile, con l’effetto di un boomerang destinato a ritornargli indietro su denti.

Peraltro, un segretario che paragona implicitamente il proprio partito ad una latrina, peraltro plasmata a propria immagine e somiglianza, ancora non s’era mai visto. Ed in fondo è un po’ la misura dell’appeal esercitato dal partito-bestemmia sull’elettorato italiano che, nonostante la pioggia (dorata) di mancette elettorali, continua a schifarlo come una merda radioattiva.
Va da sé che il modello di riferimento dell’obeso bamboccione doroteo resta sempre la vecchia DC: lo xenomorfo impiantato per partenogenesi nel corpaccione inerte del sinistrismo riformista, fino alla mutazione finale una volta completata l’incubazione. Coerentemente, il Bullo di Rignano resterà incollato alla poltrona, fintanto che non lo staccheranno a pedate, come l’ultimo dei cacicchi democristiani: il nuovo che avanzava e che ora è solo un tossico disperato in astinenza da potere, che scappa via con la palla, incapace com’è di lasciare la staffetta ad un’altra vagonata di cazzari degni di lui…

“Uomini d’Odore”
di Alessandra Daniela
(25/02/2018)

 «Esaurite le balle (e le ecoballe) il sedicente rottamatore megalomane e arrogante che voleva riscriversi la Costituzione su misura è ormai ridotto a mendicare voti, ammettendo esplicitamente il fetore che emana il suo partito. Il tanfo di corruzione e decomposizione.
Secondo il Daspo urbano, Renzi andrebbe denunciato per accattonaggio.
Il suo fallimento è tale che forse a Berlusconi toccherà addirittura governare coi suoi attuali alleati per un po’, prima di comprarsi i deputati sfusi che mancheranno al PD per il Governissimo.
Come Berlusconi, anche il PD cerca di spacciarsi per improbabile argine al Movimento 5 Stelle, il cosiddetto “Partito del No”, ma a cosa dice “no” davvero il M5S? Non dice più no all’Euro, né alla NATO, né alla TAV, né all’Ilva. E dice sì a Confindustria, alle lobby di Washington, alla City di Londra. Di Maio è proprio andato a dirglielo personalmente. Come anche le giunte Raggi e Appendino hanno dimostrato, il M5S in realtà non è affatto una minaccia per lo status quo. Per quello che la presenza in parlamento dei grillini ha cambiato davvero, lo stipendio avrebbero dovuto restituirlo tutto. Di Maio è solo un altro sedicente rottamatore.
Il capitalismo s’è dimostrato incompatibile con qualsiasi forma di democrazia che non sia solo un inutile Beauty Contest che si limita a sostituire un frontman con un altro. Un Cazzaro con un altro.
Nessun reale cambiamento può più scaturire dall’urna elettorale, perché è una slot machine truccata.
Nessuno dei partitini fuori dalle coalizioni farlocche a parte LeU ha qualche possibilità di superare lo sbarramento al 3% del Cacarellum, che sta lì proprio per questo. L’appello al “voto utile” però non ha senso, perché nessun voto è utile. E l’astensione è altrettanto inutile. Lo sarebbe anche se raggiungesse il 100%.
Il governo uscente resterebbe in carica con una prorogatio d’emergenza, poi si tornerebbe a votare.
E stavolta magicamente dai computer del Viminale salterebbe fuori qualche milione di voti equamente distribuiti per consentire la formazione d’un altro Governissimo di salvezza nazionale. Poi una riforma elettorale bipartisan introdurrebbe il voto elettronico. E il problema sarebbe definitivamente risolto.
Come tutti gli altri. Il fascismo è morto, la mafia non esiste, la crisi è finita. Ce lo assicurano i ministri del PD, e possiamo fidarci. Dopotutto, sono uomini d’odore

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Rilancia e Raddoppia

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , , , , , , on 25 febbraio 2018 by Sendivogius

Nel corso degli ultimi decenni, complice anche un certo degrado umano prima ancora che morale, si è radicata l’idea che l’elettore-tipo sia un fluttuante coglione in vendita, da comprare a colpi di “bonus” e regalie all’ingrosso. Più che marketing elettorale, è politica marchettara tra “rivoluzioni fiscali” e “tagli epocali” di tasse, ma con un saldo della spesa pubblica invariato, quando non in crescita (e non si capisce bene chi o cosa dovrebbe rifinanziarla), per un profluvio di promesse che valgono come le banconote del monopoli e montagne di fuffa montata. Il tutto insufflato da una pioggia di mancette distribuite qua e là (un po’ alla cazzum canis), tanto per non scontentare nessuno dei potenziali votanti da pescare a strascico in categorie trasversali, in una gara a chi la spara più grossa; dove il banco ci perde sempre, almeno fin quando non arriva il conto da pagare.
Per carità! Niente che non si sia già visto in passato. Negli Anni’ 70 la chiamavano “politica delle mance” ed era una specialità tutta democristiana, portata a livelli estremi da Giulio Andreotti, prima di diventare prassi ordinaria ed indistinta. Eppoi sappiamo com’è finita…
Se il modello dominante è la televendita, e in genere si tratta di una farsa in cui vince chi ha la faccia da culo più sfacciata e non certo chi piazza la merce migliore, la maschera è quella di Cetto La Qualunque, senza dimenticare che dietro ad ogni venditore favoloso si nasconde un bugiardo patologico. Lasciate perdere il “familismo amorale”, il “particolarismo corporativista”, o il clientelismo cronico delle cosche elettorali che prosperano sulla dilatazione del bisogno sospeso. Qui siamo direttamente dalle parti della Respublica romana, quella alle battute finali che precedono l’avvento dei Cesari, nel trionfo (effimero sempre, drammatico a volte) dei demagoghi del momento.
A seguire, una piccola selezione delle promesse più tintinnanti, da parte di chi evidentemente è abituato a pagare i conti coi dobloni di cioccolata avvolti nella stagnola dorata e pensa che sia sufficiente stampare le banconote con la fotocopiatrice di casa per aumentare il gettito fiscale.
Lungimirante, abbiamo il partito-bestemmia finalmente allineato al trend generale, grazie all’inconfondibile tocco del Cazzaro fiorentino, quello con la faccia intelligente, sostanzialmente fedele al numero magico degli ottanta euro (che tanta fortuna gli hanno portato) e dei suoi moltiplicatori:

240 euro di detrazione Irpef mensile per i figli a carico fino ai 18 anni.
80 euro per i figli fino a 26 anni, fino a 100 mila euro di reddito.
400 euro al mese per ogni figlio fino ai 3 anni.
80 euro di bonus estesi ai titolari di partite IVA fino a 24.000 euro.
150€ mensili di bonus casa, con detrazione estesa fino a 30.000€ di reddito per agevolare chi decide di uscire di casa prima dei 30 anni.
Tessera gratuita di 6 mesi per i trasporti pubblici, valida nell’arco di 50 km dalla sede di residenza, destinata a tutti i Neet e i disoccupati nei primi 6 mesi dalla dichiarazione di disponibilità al lavoro.
Riduzione del cuneo contributivo di 4 punti in 4 anni (dal 33% al 29%).
Incentivi fiscali alle famiglie che necessitano del sostegno di badanti o di ricovero in case di cura per migliorare la qualità della vita
Pensione contributiva di garanzia, costituita da un livello di reddito pensionistico minimo di 750 euro mensili, garantito alle persone che sono interamente nel sistema contributivo al compimento dell’età di vecchiaia, grazie a un’integrazione a carico dello Stato, fino ad un massimo di 1.000 euro mensili.
Raddoppiare i fondi per il reddito di inclusione.
Cancellare il canone Rai.
Assunzione di 10.000 ricercatori universitari.
Riduzione aliquota IRES, dal 24% al 22%.
Estensione anticipo pensionistico.

Il Bengodi aumenta ancora dalle parti della Setta del Grullo, che per l’occasione ha convocato on line gli adepti di stretta osservanza per redigere il proprio programma elettorale, non bastando i cazzabubboli da 18.000 euro al mese che transitano in Parlamento. In una moltiplicazione dei pani e dei pesci, tra pensierini elementari tipo l’abolizione della guerra e macchinine elettriche per tutti, passando per i ministeri della meritocrazia e dell’onestà, il risultato della spremuta collettiva è questo:

812 euro mensili di reddito di cittadinanza per i single.
1706 euro mensili di reddito di cittadinanza, per una famiglia di 4 persone con minori.
780 euro netti di pensione minima garantita per tutti i pensionati.
1170 euro netti di pensione garantita per ogni coppia di pensionati.
Niente tasse fino a 10.000 euro. Riduzione del cuneo fiscale e taglio drastico dell’IRAP (con la quale viene finanziato il 40% della Sanità pubblica).
Rimborsi per asili nido, baby sitter e pannolini.

Poi vabbè! Abbiamo Lui, l’Ineguagliabile!!
Qui siamo a livelli francamente inarrivabili, che superano la realtà per entrare nella sfera del mitologico, in un’overdose di promesse realistiche come i suoi capelli.
Per questo vincerà le elezioni:

Accrescere l’aspettativa di vita fino a 125 anni.
1000 euro al mese di pensione per tredici mensilità, esteso anche alle casalinghe.
1000 euro di reddito minimo garantito
Raddoppio delle pensioni di invalidità
Azzeramento della Legge Fornero
Veterinario gratis ogni 15 giorni.
Eliminazione dell’IVA sul cibo per cani
Cure odontoiatrice, oculistiche, e trasporti gratuiti per anziani.
Abolizione del bollo auto
Abolizione della tassa di successione
Abolizione dell’IRAP, alla quale si accompagna l’estensione delle prestazioni sanitarie che dall’IRAP vengono finanziate.
Rottamazione delle cartelle esattoriali e chiusura di tutti contenziosi e pendenze fiscali
“Tassa piatta” al 23% per tutti, indipendentemente dal reddito. La Lega rilancia con aliquota unica al 15%.

Per una volta, tutti sono allegramente uniti nella convinzione che gli italiani siano una massa di vecchi rincoglioniti e accattoni analfabeti. Il ché in parte è sicuramente vero. Anche se si spera non fino a questo punto!

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(107) Cazzata o Stronzata?

Posted in Zì Baldone with tags , , , , , , , , , , , , , , , on 3 febbraio 2018 by Sendivogius

Classifica GENNAIO 2018″

Appassionante come la carcassa putrefatta di un cane morto, continua la farsa delle candidature elettorali, nel grande shithole della politica italiana: il pozzo nero con la fuffa intorno, dove ogni minimo di decenza o parvenza di dignità sembra ormai sprofondata in un gorgo indistinto di stronzate surreali, che mai si ricordino a memoria di televendita, tanto che Wanna Marchi al confronto sembra una sobria statista di altri tempi e Cetto La Qualunque un raffinato teorico del realismo politico.
Nell’Era dei Cazzari, il mondo appartiene ai cialtroni: contaballe professionisti e spacciatori industriali di fuffa all’ingrosso, con la loro corte dei miracoli, e soprattutto di miracolati da certa ‘politica’ che fa del cialtronismo una professione; la claque sempre al seguito e pronto impiego, per le esibizioni coreografiche degli abborracciati capetti in grisaglia, alla ricerca di una rendita sicura in parlamento. Tra di loro condividono l’ignoranza abissale e l’incontenibile faccia come il culo. E fin tanto che non otterranno la loro elezione per meglio fottere ancora, ci toccherà subire questa giostrina demente di macchiette caricaturali, che si agitano su cavallucci a dondolo, roteando sciabolette di latta spuntate. Sono i nuovi mostri della politica italiana. E per rintracciare una simile galleria di facce da culo, bisognerebbe ritornare alla commedia grottesca degli Anni ’60, se non fosse che questi sono infinitamente peggio.
In un crescendo mirabolante di promesse impossibili (stronzate per l’appunto!) ed iperboliche elargizioni di massa, di chi ritiene che gli elettori prima ancora che convinti vadano soprattutto comprati, e con le quali i cazzari si inseguono tra loro nella corsa a chi la spara più grossa, il premio alla miglior faccia da culo di sempre spetta indubbiamente a Lui, l’intramontabile Pornonano, campione indiscusso della categoria. E sarebbe destinato e rimanervi ancora a lungo, se solo una faccia ce l’avesse ancora, nascosta com’è da un multistrato di fard e cerone che conferiscono il tipico colorito argilloso al mascherone funebre che ne ricopre il volto, con la tripla passata di vernice per mogano in cima al prepuzietto, per simulare la ricrescita della peluria. Insomma, un barcollante zombie della politica in circolazione da 25 anni (ma che ha in schifo i “professionisti” della suddetta), che caracolla incerto sui tacchi da 12 come un E.T. sodomizzato di fresco, e ciancica mentine cercando di non perdersi per strada la mandibola, mentre parla di detassazione del cibo per animali, tonsura canina, e le immancabili dentiere. Insomma, una roba grottesca!
Alla sua (estrema) destra si agita il porcinesco uomo con la felpa, davvero convinto di fare il premier, ed al cui confronto il canaro di Arcore ci fa un figurone..! Il programma di Salvini è semplice: zero tasse, armi per tutti, giustizia sommaria, “radici cristiane” e zero diritti civili, i dazi (in un paese che vive prevalentemente di esportazioni), niente vaccini, caccia grossa ai negher che minacciano la “razza bianca”, ed i suoi bifolchi della provincia profonda. Insomma, l’Alabama del 1930.
A chi parla di “deriva neo-fascista” della Lega salvinizzata, bisognerebbe far notare che la Lega è sempre stata compiutamente fascista, fin dai tempi della fantomatica “Padania” disegnata sui confini della Repubblica di Salò e ad essa perfettamente sovrapponibile. Con Salvini ha fatto un passo in più: è la formazione politica di un qualche rilievo, che più di ogni altra è prossima al nazismo. Nell’attesa che la mutazione sia completa, non c’è merda fascista o razzista da KKK che Salvini non vada ad omaggiare o legittimare, sciacallando nel frattempo su ogni tragedia che possa lucrargli qualche voto. É la punta ‘moderata’ della coalizione di “centrodestra”.
 Epigono più riuscito della cucciolata pur copiosa del berlusconismo di ritorno, è invece l’aitante Adone di Rignano sull’Arno, quello che se perdeva il referendum costituzionale lasciava la politica e faceva il conferenziere per le università private, convinto che per sentire le sue stronzate lo pagavamo pure!
E’ il trombato di lusso, che da quando è segretario del partito bestemmia è riuscito a perdere ogni elezione possibile, e provocato una scissione, mentre corre baldanzoso incontro ad una debacle epocale che forse ce lo leverà dai coglioni una volta per tutte, nonostante abbia riplasmato il partito a proprio immagine e somiglianza con un’insufflata di “fedelissimi” (che lo tradiranno non appena avranno di meglio a cui raccomandarsi). E che ora pensa di risalire la china con una specie di Lista Beautiful di volti noti mediaticamente spendibili e nulla più. È la variante gggiovane della “rottamazione”, mentre ripropone l’eterna Emma Bonino, ricicla un Pier Ferdinando Casini in un collegio sicuro (o così gli ha fatto credere) a Bologna, forse per l’ottimo lavoro fatto nella commissione per Banca Etruria, e piazza i suoi balilla in listini protetti come i panda per salvarli dalla prossima estinzione.
Come un disco rotto, che si inceppa sempre sulla stessa nota, va ripetendo fino allo sfinimento il mantra degli ottanta euro (che tanta fortuna gli anno portato alle elezioni europee, le uniche vinte) e ancora non ha capito che il prodotto non vende più da tempo. Ora che invece è evidente il bluff dei posti finti e dei diritti azzerati di chi lavora, il Job Act lo sventola assai meno, se non come provocazione per appagare i padroni (ops! Benefattori datori di lavoro!!).
Sulle cazzate di questo coso buffo non vale neanche più la pena di perderci tempo. Ancora un paio di mesi e sarà storia passata e sepolta.
Un occhio di riguardo invece alla fu Setta del Grullo, scippata al sommo W@te® dalla Casaleggio Associati per usucapione, con la proiezione olografica di un Luigi Di Maio, forte del suo formidabile curriculum professionale, a fare da “capo politico” (o prestanome?): l’app aziendale che va in crash ogni volta che si imbatte in un congiuntivo, e che dovrebbe vigilare sulle liste di candidati pescati a strascico sul webbé, insieme a qualche esperto in fuffologia applicata per rassicurare i ‘mercati’. Perché uno vale l’altro, quando il “capo” decide per tutti e le decisioni che contano sono rimesse all’insindacabile giudizio di un fantomatico “Staff”, con un livello occulto che tutto controlla dietro la farsa delle cliccarie.
Che vinca il peggiore!

Hit Parade del mese:

01. L’IMPORTANTE È CREDERCI

[23 Gen.] «Sono davvero straconvinto che siamo l’unico argine al razzismo. Oramai agli italiani è evidente»
 (Matteo Salvini, l’Anti-razzista)

02. PARLA COME MAGNI!

[20 Gen.] «L’atomistica liberale mira a dissolvere la famiglia nella pluralità nomade e diasporica degli io irrelati o, in modo convergente, a ridefinirla come mero assemblaggio effimero e a tempo determinato, rispondente in via esclusiva al libero e illimitato desiderio.»
(Diego Fusaro, il Sofista)

03. SEMPRE VOLLI

[03 Gen.] «Il Movimento ha sempre detto che noi VOLESSIMO fare un referendum sull’euro »
(Luigi Di Maio, il Coniugatore)

04. RESTAURI

[18 Gen.] «E’ vero che questo non è il tempo della rottamazione, come dice Calenda è bella l’immagine della costruzione. Ma sappiamo che se non ci fosse stata la fase della rottamazione oggi il ceto politico sarebbe quello del passato. Non dobbiamo tornare a schemi del passato. Se c’è un disegno politico non originale e non inedito è restaurazione di quelli che c’erano prima e non la permetteremo»
(Matteo Renzi, il Vecchio che resta)

05. IL PARTITO DEI MODERATI

[26 Gen.] «Vorrei i miei vigili armati di kalashnikov»
(Nicola Fragomeni, il Mitraglietta)

06. MESSAGGIO CULTURALE

[07 Gen.] «Come Presidente del Maggio Musicale sostengo la decisione di cambiare il finale di Carmen, che non muore. Messaggio culturale, sociale ed etico che denuncia la violenza sulle donne, in aumento in Italia.»
(Dario Nardella, Pupazzo fiorentino)

07. SPIRITO DI SACRIFICIO (I)

[26 Gen.] «In tutti i prospetti che girano sulle candidature c’è una casella sul proporzionale con un nome certo: Giachetti.
[…] Bene: sento dentro di me che quella casella (il paracadute) mi sta troppo stretta. Non corrisponde alla mia storia, alla mia cultura, al mio sentire. […] E allora no. Quel paracadute sarebbe per me un vestito sgualcito e stretto, un trapianto di pelle, un cibo avariato. Non lo voglio.»
(Roberto Giachetti, il Sacrificato)

08. SPIRITO DI SACRIFICIO (II)

[27 Gen.] «Ieri ho scritto chiaramente che rinunciavo alla candidatura sicura nel plurinominale per combattere esclusivamente nel collegio uninominale di Roma 10 dove vivo da sempre. Un collegio difficile, ma che avrei fatto di tutto per portare a casa, con lo stesso spirito con il quale ho lottato per conquistarmi un posto alle parlamentarie del 2013 quando nessuno puntava una lira sul fatto che potessi farcela, con lo stesso spirito con il quale mi sono candidato a Roma, dopo aver vinto le primarie, sapendo perfettamente che era una battaglia persa.
Ho appreso solo nella tarda mattinata di ieri che quel collegio, che nei giorni scorsi sulla stampa era indicato come il collegio destinato a me, era stato inserito nell’accordo con i radicali.
In ragione di questo, per tutto il giorno, insistentemente, mi è stato chiesto di rivedere la mia scelta di rinunciare al paracadute plurinominale.
[…] In nottata mi è stato comunicato che, presumo anche in ragione delle mie responsabilità nazionali, sarei stato candidato in un collegio della Toscana dove peraltro sono stato spessissimo in questi anni a fare iniziative. Certo, so bene che quel collegio è più sicuro di quello dove volevo candidarmi.»
(Roberto Giachetti, il Paracadutato)

09. TI ASPETTIAMO CON ANSIA…

[22 Dic.] «Sono pronto per la campagna elettorale: il mio collegio sarà Firenze. Passo dall’auto blu alla vespa blu: andrò casa per casa.»
(Matteo Renzi, il Maleandante)

10. UN FIORINO!

[28 Gen.] «Se sarò premier metterò i dazi come Trump.»
  (Matteo Salvini, il Trumpista)

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