Archivio per Pierluigi Bersani

Letture del tempo presente (I)

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 20 ottobre 2018 by Sendivogius

Con l’apertura di questa nuova ‘rubrica’, ci accingiamo a pubblicare tutta una serie di articoli che, a nostro sindacabilissimo giudizio, possano fornire una qualche bussola per orientarsi nei marosi del tempo presente ed in qualche modo contribuire ad interpretare la realtà attuale.
 Ovvero, senza troppe pretese, abbiamo deciso di condividere interventi ed estratti, per autori diversi, che semplicemente ci sono piaciuti e che, in un panorama asfittico, meglio di altri aiutano a comprendere la crisi della ‘sinistra’ (non solo italiana) in tutte le sue declinazioni, ma soprattutto i mutamenti antropologici (ed i vizi antichi) di un corpo sociale ripiegato su se stesso, depresso e svuotato dopo la grande recessione economica, alla disperata ricerca di un nuovo senso dell’esistenza.
Insomma, si tratta di una raccolta di idee e spunti di riflessione, per un breviario minimo di sopravvivenza, in tempi cinici di regressioni culturali.

“I totem rovesciati. Marx per Le Pen e Salvini. I Gracchi per Bannon e Meloni. Liberismo UE per Bersani e PD”

Andrea Del Monaco
(14/10/2018)

 «Rivendicare Più Europa quando il neoliberismo UE significa austerità, svalutazione del lavoro e riduzione del welfare è il modo migliore per far vincere le destre neofasciste. Quando un esponente del fu centrosinistra rivendica la costruzione mercatista dell’architettura europea Matteo Salvini e Giorgia Meloni brindano. I risultati delle elezioni europee del 2019 vedranno trionfare le Destre se la Sinistra lascia a Salvini e Meloni il monopolio della critica all’austerità. Una conferma di questo pericolo si è avuta nel dibattito tra Marine Le Pen e Pierluigi Bersani su Rete 4 nella trasmissione “Quarta Repubblica” dell’8 ottobre 2018: Marine Le Pen guarda Bersani, e, con pacatezza, ripete ciò che nella mattinata aveva detto nella conferenza stampa con Matteo Salvini: “si fanno arrivare gli emigrati perché sono un serbatoio infinito di manodopera a basso costo… si accetta questa immigrazione massiccia per avere una manodopera molto malleabile, con poche difese che accetti qualunque cosa. Pensiamo a ciò che ha fatto la Germania con i mini-jobs. Essi hanno fatto sì che si pagassero i lavoratori due euro l’ora. Considero questa una nuova forma di schiavismo, con tutte le conseguenze che comporta per la diminuzione drastica dei salari: se il mercato è pieno di manodopera a buon mercato, ci sarà sempre qualcuno disposto a lavorare a basso costo”.
 Pierluigi Bersani non guarda in faccia Marine Le Pen. L’ex segretario del PD è in difficoltà, quasi alza la voce: “Li conosciamo da 400 anni i difetti dell’Europa che volete voi: Stati Nazione, dogane, frontiere”. Bersani difende la mobilità delle merci nell’Unione Europea. Questo scambio di battute esplicita perché Bersani e il suo ex partito, il PD, sono destinati a perdere. Marine Le Pen, senza nominarlo, cita Karl Marx, in particolare il paragrafo 3 del capitolo 23 del primo libro de “Il Capitale” dal titolo “Produzione progressiva di una sovrappopolazione relativa ossia di un esercito industriale di riserva”. Cosa avrebbe dovuto obiettare Bersani a Le Pen? Molto semplicemente avrebbe potuto dire: “cara Marine Le Pen, i cittadini africani che arrivano in Italia scappano spesso dalle ex colonie francesi come Mali, Repubblica Centro-Africana, Ciad, Niger, Costa d’Avorio, Congo. I migranti fuggono dalla povertà generata dal vostro neocolonialismo e dalle politiche predatorie delle vostre multinazionali: lei, se fosse Presidente della Repubblica francese, rinuncerebbe al colonialismo e ai profitti delle vostre multinazionali?”. Insomma, per aiutare veramente (non come sostengono Salvini e Le Pen) i migranti a casa loro, non costringerli a fuggire per diventare i nuovi schiavi dell’esercito industriale di riserva, non abbassare i salari in Europa è necessario rinunciare ai profitti del neo-colonialismo e investire in Africa. Nessun presidente francese l’ha mai fatto. Al contrario negli ultimi 50 anni, le classi dirigenti delle ex colonie francesi che hanno tentato di sottrarsi alle politiche neocoloniali francesi, sono state spazzate via da colpi di Stato.

Perché Pierluigi Bersani non ha fatto simili obiezioni a Marine Le Pen? Per tre ragioni: ha abbandonato un’analisi di classe sul lavoro; per opporsi al neocolonialismo delle multinazionali francesi dovrebbe opporsi al neocolonialismo dell’ENI in Niger; per contrastare il neoliberismo UE dovrebbe tornare al socialismo. E così il lavoratore, precario dopo lo smantellamento dell’articolo 18 operato dai Governi di Centro-Sinistra, e l’esodato, prodotto dalla riforma Fornero varata da PD e FI, votano sempre più Lega e FdI. La Sinistra, dopo la repressione di Genova nel 2001, ha progressivamente abbandonato l’opposizione alla globalizzazione neoliberista.
Le destre monopolizzano abilmente la critica al neoliberismo e danno ad esso risposte autoritarie, distorcendo categorie patrimonio della sinistra come il marxista “esercito industriale di riserva”. Salvini l’8 ottobre ha fatto un’abile conferenza stampa anti-UE con Marine Le Pen. Giorgia Meloni il 22 settembre ha invitato ad ‘Atreju’ Steve Bannon, lo stratega politico che ha portato alla Casa Bianca il presidente USA Donald Trump. Bannon ha catturato i militanti di Fratelli d’Italia con tale quesito retorico: “Perché sono populista? Perché la mia famiglia è una famiglia della classe operaia. Chi vorrei vedere al Governo? Le prime cento persone di Fratelli d’Italia che sono venute qui oggi o le prime cento persone che vanno a Davos? Io risponderei le prime cento persone di Fratelli d’Italia che sono venute qui”. Bannon ha collocato il suo partito “The Movement” contro il Forum Economico Mondiale: esso è una Fondazione creata da Klaus Schwab, svolge il suo evento invernale ogni anno a Davos in Svizzera, è finanziato da imprese multinazionali con fatturato superiore a 5 miliardi: tali imprese, quando delocalizzano producono nuovi disoccupati potenziali elettori del Governo Conte.
Per la presenza di Bannon, Bloomberg, CNN, Associated Press, Reuters, Cnn, France 24 hanno mandato i loro inviati ad Atreju. Bannon li definisce suoi odiatori, in quanto legati a Davos. Giorgia Meloni (e Matteo Salvini) oggi battono gli avversari su due campi: abilità mediatica ed egemonia culturale. Ciò che rimane della Sinistra e dell’Ulivo di Romano Prodi riflettano su questo. Dopo aver magnificato la globalizzazione neoliberista, imitando Tony Blair e Bill Clinton, accettato l’austerità della UE, oggi Pierluigi Bersani, ex segretario del PD e ora leader di LEU, critica tardivamente “la mucca nel corridoio”. Nel contempo Matteo Richetti, Francesco Boccia, Marco Minniti, Nicola Zingaretti, Dario Corallo, Cesare Damiano, candidati alla segreteria nazionale del PD, accettano l’impianto mercatista dei Trattati UE.

E così, poiché in Italia e in Europa le Sinistre non difendono più il lavoro e il potere di intervento dello Stato, l’uscita dalla globalizzazione neoliberista avviene da destra. Una Destra molto abile nell’appropriarsi di miti della Sinistra. L’esempio lo fornisce Alessandro Giuli intervistando Bannon ad Atreju: citando Tiberio e Caio Gracco ha chiesto a Bannon “I Gracchi sono morti per dare terra e cittadinanza ai loro fratelli d’Italia, il secondo è morto al Gianicolo, il colle di Giano. Oggi il partito di Giorgia Meloni raccoglie l’eredità ideale di quel movimento, che cosa si aspetta da FDI?” La risposta di Bannon è molto chiara: FDI e la Lega, non avranno solo un grande risultato elettorale nella primavera del 2019 ma invieranno un messaggio a Bruxelles: i due partiti rappresentano un’Italia libera e sovrana che non prenderà ordini su cosa fare”.
Direbbe Tonino Di Pietro, che c’azzecca Bannon con i Gracchi? Molto poco. […] Bannon, pur volendo uno Stato leggero e il dominio del mercato, si appropria di un mito della storiografia marxista: nella rivoluzione francese, dopo la sconfitta e la decapitazione nel 1794 del capo giacobino Maximilien de Robespierre, François-Noël Babeuf, detto Gracchus, ultimo dei robespierristi, organizzò nel 1796 la Congiura degli Eguali contro il Governo del Termidoro. Filippo Buonarroti, pronipote di Michelangelo, partecipò agli eventi e ne scrisse la storia nell’opera Cospirazione per l’Eguaglianza detta di Babeuf, considerata il primo esempio di storiografia marxista. Oggi Bannon definisce il suo “The Movement” partito dei patrioti. In realtà, come ricordano Albert Mathiez e Georges Lefebvre nel volume “La rivoluzione francese”, i rivoluzionari giacobini si definirono patrioti in contrapposizione agli agenti controrivoluzionari al servizio del premier inglese William Pitt: egli tentava di restaurare monarchia e ancien Régime nella Francia rivoluzionaria. I patrioti della rivoluzione francese, i giacobini, misero in discussione la proprietà privata con la Costituzione del 1793: Bannon, Salvini, Meloni e Le Pen non avrebbero certamente appoggiato i giacobini

“I totem rovesciati”
Andrea Del Monaco
(14/10/2018)

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NONNIHIL

Posted in Stupor Mundi with tags , , , , , , , , , , , , , , , , on 11 marzo 2015 by Sendivogius

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Oggi parliamo del “Nulla”, inteso come assenza di senso, nel non-essere di una qualsiasi consistenza. Epicuro sosteneva che “nulla si genera da ciò che non è”. Per paradosso, ignorava la vacuità che permea i mondi trascendenti della “politica”, da cui la cosiddetta minoranza piddì, il vuoto alla ‘sinistra’ del partito bestemmia, trae i suoi processi di reificazione nell’inconsistenza ciarlona ed inconcludente, che ne contraddistingue il nonnihil (il non niente) della sua inessenza.
minoranza piddìSeguire le evoluzioni cognitive coi contorcimenti sofistici ed i volteggi rasoterra di un Gianni Cuperlo (“Io penso”), di uno Stefano Fassina (il Doppelgänger), insieme a tutti gli altri patetici compagnucci della ‘Ditta’, nella disarmata aleatorietà dei loro rigurgiti volitivi, significa addentrarsi nell’insieme vuoto che ha nello zero la misura della propria astrazione.
Bisognerebbe scomodare il genio letterario e sprezzante di Sciascia, applicato alle categorie del politico, per trarne una catalogazione tutta al ribasso:

Ted the movie«Io ho una certa pratica del mondo; e quella che diciamo l’umanità, e ci riempiamo la bocca a dire umanità, bella parola piena di vento, la divido in cinque categorie: gli uomini, i mezz’uomini, gli ominicchi, i (con rispetto parlando) pigliainculo e i quaquaraquà… Pochissimi gli uomini; i mezz’uomini pochi, ché mi contenterei l’umanità si fermasse ai mezz’uomini… E invece no, scende ancor più giù, agli ominicchi: che sono come i bambini che si credono grandi, scimmie che fanno le stesse mosse dei grandi…E ancora più giù: i pigliainculo, che vanno diventando un esercito… E infine i quaquaraquà: che dovrebbero vivere come le anatre nelle pozzanghere, ché la loro vita non ha più senso e più espressione di quella delle anatre

 Leonardo Sciascia
Il giorno della civetta
Einaudi, 1961

TEDA metà strada tra i “pigliainculo” ed i “quaquaraquà”, sono i comprimari falliti di una congrega parrocchiale di “ominicchi”. Nel piccolo gioco della politica consumata nella sacrestia di partito, costituiscono le spalle tragicomiche di una vecchia pantomima di successo: poliziotto buono vs poliziotto cattivo.

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Sono quelli che si sono fatti scippare il partito da un pugno di giovani portaborse democristiani senza colpo ferire. Sono gli Essere o non Essereamleti dell’eterno distinguo, irresoluti su tutto, perennemente indecisi sul da farsi. Quelli che non sono d’accordo su nulla; minacciano fronde e fracassi, ma al momento decisivo si ritrovano sempre allineati e coperti nel nome di una “ditta” in liquidazione fallimentare. Sono quelli che al momento del voto, dopo aver agitato fuoco e fiamme di vibrante sdegno, nella migliore delle ipotesi, si astengono.. escono dall’aula.. si fanno spedire in missione. Sono quelli che daremo battaglia alla camera… eppoi al senato… eppoi in commissione (salvo chiedere di essere sostituiti per non dover decidere)… e poi correggeremo la norma coi decreti Cazzaroattuativi… Ma alla fine approvano tutto, perché ogni volta è la (pen)ultima volta. E un istante dopo corrono ad esternare tutto il proprio dissenso dinanzi alla prima telecamera disponibile, ansiosi più che mai di rendere partecipe l’etere dell’incredibile livello di minchioneria esibito a più e pubbliche riprese, in dissociazione permanente tra il dire ed il fare. Perché l’ipocrisia costituisce da sempre la prudenza dei pusillanimi.

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Gli Arrabbiati

Posted in A volte ritornano, Kulturkampf with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 8 gennaio 2014 by Sendivogius

Ghigliottina

William Hazlitt«Non vi è animale più spregevole,
stupido, vile, meschino, egoista,
malevolo, invidioso del Pubblico.
Esso è il più grande dei codardi,
perché ha paura di se stesso

William Hazlitt
“On Living to One’s Self”
(1821)

Si innalzino le forche, si ungano le corde, si affilino le lame, si appresti la ghigliottina, che scorra sangue in abbondanza e sotto a chi tocca!
Ogni giorno c’è qualche stronzo che si sveglia rigonfio di bile, come nemmeno dopo un’indigestione notturna di peperonata acida, pronto a vomitare contro tutto e tutti, in crescente guerra col mondo. Poiché la sua vita fa schifo, la colpa è sicuramente di qualcun altro: il “Sistema”, i “Politici”, la “Ka$ta”, il Bilderberg e la Trialateral, i “Rettiliani”, i “vecchi”; ma anche i “massoni”, i “comunisti”, i “froci” e gli “ebrei” (che poi sono tutti la stessa cosa). E ovviamente gli “immigrati”, i “negri”, i “terroni”… e chiunque altro sia a tiro di sputo, che qualcuno da sbertucciare, maledire, ingiuriare si trova sempre.
Bacetto e pace fatta!  FrightNight2 (L'ammazzavampiri 2)Sia mai lo sfiori l’idea che il problema potrebbe essere in lui…
Che se il super club dei belli e vincenti, lo schifa dai tempi delle elementari è perché la sua aurea da sfigato cronico funziona come un repellente amplificato.
Che se non lo invitano mai agli ‘eventi’ è perché ha la simpatia di un sorcio morto.
Che se la strafica del gruppo non se lo fila di striscio è perché è brutto quanto la morte con gli ormoni fuori controllo di un mandrillo ingrifato.
Che se in 20 anni di lavoro la sua mansione è sempre ferma alla spugnetta per francobolli, mica gli sovviene il sospetto sia un incompetente ritardato e che non lo licenziano solo perché la sua raccomandazione (quella elemosinata dall’invidiato parente “in politica” per un pugno di voti) ancora tiene.
Sia mai che se non ha combinato un beneamato ca… (ci siamo capiti!) nella propria insignificante esistenza, destinata a consumarsi nell’oblio più totale, è perché magari è solo un povero fallito, come ce ne sono del resto a milioni. Oppure, più semplicemente, che proprio non ha niente di “speciale”, come gli hanno fatto invece credere fin dai tempi dell’asilo.
GorilloniUn tempo li si incontrava nelle osterie a scaricare vagonate di recriminazioni qualunquiste, mentre l’oste teneva il conto dei cicchetti da pagare. Era l’ubriaco da bar; il grafomane compulsivo, che inondava le redazioni di giornali con lettere di protesta; lo psicotico che parla da solo, seduto nell’ultima fila dell’autobus; il pazzoide che ti lancia gli anatemi in strada; lo stalker notturno delle telefonate anonime…
Oggi la fogna prediletta, e di accesso agevolato per lo sfogo immediato di costipazioni da livore acuto, è indubbiamente la grande latrina di Facebook: che è stato un po’ come mettere una Ferrari, a disposizione di un branco di scimmie eccitate in preda alla dissenteria.
Il pianeta delle scimmieDa questo punto di vista, per una generazione bulimica di disadattati in perenne lotta con i grassi in eccesso, che vive nel terrore di sembrare povera, e passa la maggior parte del tempo sdraiata a postare puttanate on line, Facebook è l’arma finale per la distrazione di massa. È perfetto per raccogliere nel silenzio digitale le urla mute di una massa di invisibili ossessionati dall’apparire, che identificano l’avere con l’essere. E nell’intermezzo insultano. Fabbricano nemici ed augurano la morte, compiacendosi della propria miseria morale e squallore personale.
Ieri Caterina Simonsen, oggi Pierluigi Bersani, domani chissà… Ma un bersaglio vale l’altro: più indifeso è, meglio sarà. Per gli sciacalli virtuali è più divertente.
Grand GuignolÈ il linciaggio organizzato del branco che si fa forte dell’anonimato collettivo; metaforicamente, è stupro di gruppo nella presunzione dell’impunità, mentre il resto del pubblico osserva, chi compiaciuto chi meno, ma senza intervenire. The show must go on! E che si alzi il sipario sul Grand Guignol!
Per dire, Beppe Grillo ha impiegato 24h per fare ciò che gli altri hanno fatto in meno di 24 minuti: augurare la guarigione ad un innocuo Bersani, colpito da aneurisma cerebrale. Nel frattempo, le mute di cani rabbiosi in libera uscita al seguito del Vate® si sono sentite in dovere di scatenarsi, vomitando tutto il peggio che gli avvelena l’anima ed il cervello. Poi ci sono silenzi che valgono più di mille insulti: Massimo D’Alema, uomo di inestinguibili rancori e smisurate ambizioni, che nella miseria della sua superbia ferita non ha speso nemmeno una parola di circostanza.
Grand Guignol (2)Infierire sui più deboli, sui malati, sugli sconfitti (e compiacersene pure!), è una pratica vile e meschina. Ma in Italia è diffusissima… Abbiamo persino un termine, caso unico al mondo, per riassumere il concetto in un verbo: “maramaldeggiare”; col paradosso che si ricorda l’infame Maramaldo, ma non il capitano Ferrucci.
Grand Guignol (1) Loro malgrado, i social-network sono diventati la vetrina digitale per le frustrazioni represse di piccoli borghesi risentiti e pieni d’odio, esasperati dalla crisi economica e da un vuoto esistenziale, che nessuna “ripresa” potrebbe comunque colmare tanto è profondo l’abisso. E questo dovrebbe sollevare interrogativi non sul mezzo, ma sul Pubblico. Perché per l’appunto di “Pubblico” si tratta: la plebaglia esultante nelle arene gladiatorie; il “popolo” agghindato a festa, che si litiga i posti migliori per assistere alle esecuzioni capitali (le “giustizie” come si chiamavano nella Roma dei papi). E che si eccita alla vista del sangue, correndo a scagliare la prima e mille e più pietre, pur di partecipare alla lapidazione, e dissacrare i corpi quando non c’è altro da seviziare.
ULFEDHNARPerché sono “arrabbiati”; perché sono “indignati”, perché ci sono migliaia di ottime ragioni per essere “inkazzati”, ma nessuna che giustifichi il furore demenziale di una massa di sociopatici, privi di inibizioni e decenza.
Perché la rabbia è come la lava: esplode ad eruzioni cicliche, infiamma gli animi, distrugge ciò che tocca, ma non lascia niente più che deserto. Ed è inutile se poi non si costruisce nulla, perché non si vuole o non si è in grado di farlo; perché è manifestazione di impotenza nella giustificazione del proprio immobilismo, restando sfogo e nulla più. Per giunta in forme disumane.

Umberto Eco«L’ira è un vizio molto curioso. Non poteva non essere classificata tra i peccati capitali, perché adirarsi è male, il volto si stravolge, si perde il controllo razionale, viene la bava alla bocca, e si è propensi a commettere ingiustizia.
[…] Ai giorni nostri l’ira è detta “rabbia” e “rabbia” è una parola che ricorre ormai con troppa frequenza sulla stampa italiana dall’ultimo decennio…. Come mai, di questi tempi, tutti sudano e trasudano rabbia e cioè ira?
È che l’ira è una passione dei momenti di crisi ed è una passione sbagliata, sia nel bene che nel male. I grandi criminali, quelli che ammiriamo almeno per la perfezione del loro crimine, non sono mai degli iracondi. Covano invidia e odio a lungo e con fredda razionalità, colpiscono nell’ombra, ma non si adirano. E non si adirano i grandi moralisti: correggono, criticano, rimproverano, mostrano pudicamente il loro sdegno, talora si danno al sarcasmo. Non sono iracondi i grandi condottieri, gli astuti politici, da Ulisse a Napoleone. Iracondo è Achille e si vede cosa combina.
[…] I grandi rivoluzionari non erano degli iracondi, ma dei freddi analisti che calcolavano gli opposti, il bene e il male, l’odio e l’amore, la speranza e il timore…. Iracondi sono invece i luddisti, i rivoluzionari da strapazzo che spaccano tutto per impreciso amore di giustizia, commettono ingiustizia e diventano vittima delle ingiustizie altrui, e muoiono dopo aver fatto morire.
L’ira e la rabbia sono le più impolitiche delle virtù. Dobbiamo rammaricarci di vivere in un’epoca oscura, quando tutti esprimono rabbia…. passione nevrotica quante altre mai, che non può che portare alla sconfitta, degli amici e dei nemici.
Eppure oggi la stampa celebra la rabbia. E fa male, è un atteggiamento rabbioso. […] Rabbiosi erano i rivoluzionari francesi nell’epoca del Terrore, quando stavano consegnando la rivoluzione nella mani invidiose e pazienti della restaurazione in agguato.
Una società che apprezza l’ira o la rabbia come virtù politica è una società che non ha più fiducia nella ragione e nel calcolo…. E tra tutti i rabbiosi e gli iracondi i più pericolosi non sono né quelli che hanno torto, né quelli che credono (a torto) di aver ragione. Ma sono quelli che hanno veramente ragione. Dio ci salvi dalla loro rabbia, perché è dannosissima, innanzitutto per loro, ed è segno della loro soggezione.»

  Umberto Eco
“Sette anni di rabbia”
(06/09/1981)

Pubblicato giusto trenta e passa anni fa!

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(50) Cazzata o Stronzata?

Posted in Zì Baldone with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 30 aprile 2013 by Sendivogius

Classifica APRILE 2013

Lo ScudofaggioNel 1994, in concomitanza con l’insediamento del primo governo Berlusoni, un eccezionale Paolo Rossi dava lettura della lista dei ministri, sulle note della marcetta del 7° Cavalleggeri del gen. Custer

Dopo un ventennio trascorso pessimamente, abbiamo un nuovo esecutivo che non ha davvero nulla da invidiare al lontano predecessore… Governo democristianissimo per la DC che verrà, con un Letta presidente. L’uno o l’altro è indifferente, poiché nel gioco delle parti sono assolutamente complementari. Il piatto è servito: una manciata di tecnocrati per gli affari che contano e una raffazzonata selezione per contorno con quarte scelte di partito, tra i quali si distinguono le papi-girls e nullità come lo stralunato Andrea Orlando (di cui a suo tempo avevamo già parlato QUI), con la Nunzia De Girolamo (PdL) famosa più che altro per essere la moglie di Francesco Boccia (PD), bocconiano di Letta e di governo. Tutti in ostaggio del Pornonano, che mira all’impunità ed allo scranno di senatore a vita.
Per la fondamentale gestione della cosa pubblica, l’importante è che i nuovi ministri siano “giovani” e “donne”, variabili relative assurte a requisito essenziale di governo, che qualche buontempone aveva pure la spudoratezza di chiamare “del cambiamento”..!

Era meglio morire da piccoli,
suicidarsi col tappa-turaccioli,
soffocarsi con tanti batuffoli,
che vedere ‘sto schifo da grandi!
Era meglio morire da piccoli,
soffocati da un bacio di Muccioli,
era meglio morire da piccoli
che vedere ‘sto schifo da grandi!
Era meglio morire da piccoli
con la testa tutta piena di riccoli
soffocati da tanti turaccioli
che vedere ‘sto schifo da grandi!

Complimenti vivissimi invece a Beppe Grillo che è riuscito finora non solo a rianimare il papi Silvio, risorto all’ennesima potenza, ma ha anche ottenuto l’incredibile miracolo di resuscitare addirittura la DC, a 20 anni dalla sua scomparsa.
Dopo aver rigettato ogni possibile responsabilità di governo, per mesi ha spinto con tutte le sue forze il resto del Parlamento verso il governo delle larghe intese, da lui fortissimamente auspicato, per poter continuare a campare di rendita dall’alto della sua torre d’avorio, nel proprio splendido isolamento. Come un santo stilita, in questi mesi ha sputazzato addosso a chiunque abbia osato avvicinarsi alla sua colonna, insultando tutto e tutti. In quanto, nella sua manichea visione del mondo, “contaminarsi vuol dire sporcarsi di merda”, anche se in tutta sincerità sarebbe difficile notare la differenza.
Dopo aver umiliato in tutti i modi possibili l’impacciato Pierluigi Bersani (l’unico davvero contrario al “governissimo”), dopo aver usato la candidatura di Stefano Rodotà come un ariete per provocare l’implosione del centrosinistra, facendo leva sulle spaccature interne del partito bestemmia, tuona ora contro l’inciucio gridando al “golpettino”. Perché, cos’altro si aspettava?!?
E si lamenta che gli adepti della sua setta siano (parole sue) “disprezzati e trattati come dei coglioni”. Non immagina quanto ciò sia vero… e mai abbastanza! Alla prova dei fatti, non si capisce perché la considerazione ed il trattamento riservato ai suoi boots animati dovrebbe poi essere diverso.
Almeno questa piccola soddisfazione.
In compenso, gli ensiferi non avranno più scuse per non presentare i loro disegnini di legge. E per questo dovranno usare carta e penna, al posto dell’apriscatole (ammesso che poi sappiano come funziona). Soprattutto, adesso che c’è una maggioranza e opposizioni definite, potranno essere costituite le tanto invocate commissioni parlamentari, così potremo finalmente vedere i pentastellati all’opera, nell’avventurosa scoperta dei “segreti della casta”. In proposito, dopo aver rifiutato ogni confronto e dialogo con qualsivoglia controparte parlamentare additata al pubblico disprezzo, non si capisce a che titolo il Grullo ed i suoi replicanti pretendano per sé, come fosse un atto dovuto, la presidenza delle commissioni sulla vigilanza RAI e sui Servizi segreti… Forse perché Grillo è simpatico, è intelligente, è educato e rispettoso degli interlocutori istituzionali. Così, alla fine della giostra impazzita, pare proprio che sarà il “capo politico” ad andare affanculo.
E con ciò chiudiamo (per ora) questa lunga parentesi sul fenomeno grillista, al quale abbiamo dedicato fin troppo del nostro tempo e delle nostre attenzioni.
Invece, è tempo di dare la parola ai protagonisti assoluti della classifica (ricca come non mai!), se ancora ci fossero dubbi sullo stato confusionale del partito bestemmia, la cui “sinistra” (si fa per dire) sembra fare persino più schifo dell’area clericale… Ma zitti proprio no, eh?!?

Hit Parade del mese:

01. NON TROMBATE MIA MOGLIE!

[25 Apr.] «Fuori chi non vota la fiducia al governo»
 (Francesco Boccia, il Marito)

Pornonano02. LARGHE INTESE

[18 Apr.] «L’Associazione Nazionale Magistrati è come la P2, agisce segretamente, tenendo nascosti i nomi dei loro associati.»
 (Silvio Berlusconi, il Piduista)

03 - Enrico Letta (1)03. LETTA FOREVER (I)

[08 Apr.] «Pensare che dopo 20 anni di guerra civile in Italia, nasca un governo Bersani-Berlusconi non ha senso. Il governissimo come è stato fatto in Germania qui non è attuabile.»
 (Enrico Letta, l’Incaricato)

03 - Enrico Letta (2)03.bis LETTA FOREVER (II)

[22 Apr.] «Io premier? Tutte balle dei giornalisti»
 (Enrico Letta, il Premier)

04 - Andrea Orlando04. MAI DIRE PD

[22 Apr.] «Sono contrario a un governo Pd-Pdl»
 (Andra Orlando, ministro del governo Pd-Pdl)

Dario Franceschini04.bis MAI DIRE PD (II)

[23 Apr.] «Non si può riproporre qui una grande coalizione come in Germania. Non ci sono le condizioni per avere in uno stesso governo Bersani, Letta, Berlusconi e Alfano»
 (Dario Franceschini, ministro del governo Pd-Pdl)

Cesare Damiano04.tris MAI DIRE PD (III)

[18 Apr.] «Non c’è nessun inciucio: se questa elezione fosse il preludio per un governissimo io non ci sto e non ci starebbe neanche il PD»
 (Cesare Damiano, granitico)

Fausto Raciti04.quater MAI DIRE PD (IV)

[24 Apr.] «Serve un governo di cambiamento vero ed è impensabile farlo con chi in questi anni ha sempre dimostrato di avere idee opposte alle nostre»
 (Fausto Raciti, Coerente)

Rosi Bindi04.quinter MAI DIRE PD (V)

[21 Apr.] «Abbiamo sempre escluso le larghe intese e le ipotesi di governissimo»
 (Rosi Bindi, la Pasionaria)

Roberto Speranza (I)05. MAI DIRE PD: Senza Speranza (I)

[07 Apr.] «Non dobbiamo avere paura di confrontarci con gli altri, ma non significa fare un governo con ministri del Pd e del Pdl. La prospettiva non è una formula politicista come il governissimo, è quel governo di cambiamento di cui l’Italia ha bisogno»
 (Roberto Speranza, il Politicista)

Roberto Speranza (II)05.bis MAI DIRE PD: Senza Speranza (II)

[08 Apr.] «Serve un governo del cambiamento che possa dare risposta ai grandi problemi dell’Italia. Nessun governissimo Pd-Pdl»
 (Roberto Speranza, Impossibilista)

Roberto Speranza (III)05.ter MAI DIRE PD: Senza Speranza (III)

[26 Apr.] «Il PD sosterrà convintamente il governo Letta»
 (Roberto Speranza, Governista)

Matteo Orfini06. MAI DIRE PD: l’importanza di chiamarsi Orfini (I)

[20 Apr.] «Renzi premier? Una follia. Ma fa bene ad andare da Maria de Filippi, ad Amici, spero almeno che dica cose di buon senso.»
 (Matteo Orfini, l’Intransigente)

Matteo Orfini (2)06.bis MAI DIRE PD: l’importanza di chiamarsi Orfini (II)

[24 Apr.] «Domani in direzione proporrò Matteo Renzi alla presidenza del Consiglio»
 (Matteo Orfini, il Moderato)

Matteo Orfini (1)06.ter MAI DIRE PD: Orfini alla mattina…

[22 Apr.] «Ho sostenuto e continuo a sostenere la mia netta contrarietà a un governo basato su un accordo politico fra PD e PdL. Su questa linea insisterò anche nella riunione della direzione di domani. Il voto di fiducia al governo che si presenterà alle Camere avrà un valore decisivo per quello che il PD sarà nei prossimi anni. Si tratta quindi di una scelta politica e spero che il PD non decida di cambiare la propria natura»
 (Matteo Orfini, Contronatura)

Matteo Orfini (3)06.quater MAI DIRE PD: …e alla sera

[22 Apr.] «Io sono contrario ma se il gruppo decide di sì, seguo»
 (Matteo Orfini, fedele alla linea)

Corradino Mineo07. MAI DIRE PD: Corradino anche tu

[25 Apr.] «Se ci fosse una squadra decente, cioè senza provocazioni esplicite, darei la fiducia a un governo presieduto da Enrico Letta, ma leggo di Schifani alla Giustizia o all’Interno. Un senatore siciliano non può votarlo.»
 (Corradino Mineo, l’Indisponibile)

Corradino Mineo (1)07.bis MAI DIRE PD: Corradino in cerca di senso

[30 Apr.] «Voterò la fiducia, perché il partito con il quale sono stato eletto ha commesso gravi errori. Non ha avuto il coraggio di sostenere Stefano Rodotà né Romano Prodi, ha chiesto a Napolitano di ricandidarsi pur sapendo che il Presidente della Repubblica voleva per 2013 lo stesso schema del 76, quelle “larghe intese”, che suonano radicale sconfessione di tutto quello per cui la “Coalizione Italia Bene Comune” ha chiesto i voti.»
 (Corradino Mineo, senatore siciliano)

Rocco Casalino08. The Others: ABBASSIAMO I TONI

[22 Apr.] «Se mi è piaciuto il discorso di Napolitano? Ma non hai sentito? Ci ha attaccato! Una cosa da Ancien Régime… ma arriverà una decapitazione!»
 (Rocco Casalino, esperto in comunicazione del M5S)

Matrangeli08.bis The Others: SENZA PAROLE

[23 Apr.] «Io sono il senatore Bruce Lee, io non ho paura di niente, io ne atterro 50 alla volta! Avete fatto caso che durante il mio processo la qualità dello streaming era bassa? Questo per non far ascoltare le mie parole, le parole di Bruce Lee!»
 (Marino Mastrangeli, Espulso a 5 stelle)

Manlio Di Stefano08.ter The Others: AMPLESSI SOLITARI

[03 Apr.] «L’analisi demografica delle adesioni alla mia pagina facebook mi da un segnale chiaro: le donne non sono attratte dal mio messaggio politico. Perché?»
 (Manlio Di Stefano, Onorevole Onanista a 5 stelle)

Roberto Ciotti08.quater The Others: I COSTI DELLA POLITICA

[09 Apr.] «Io ho dovuto chiedere un prestito, perché sennò non ce la facevo. Finora me li ha prestati mia sorella, ora ho dovuto chiedere un prestito alla banca per arrivare fino alla fine del mese. Perché comunque vivere a Roma costa»
 (Roberto Cotti, povero senatore a 5 stelle)

Luca Zaia09. PREVISIONI PADANE

[04 Apr.] «Si oscurino le previsioni meteo per il Veneto o procederemo per danni! Lanciamo un appello perché questi signori ci cancellino dalle previsioni del tempo: che facciano un’area tutta nera, non ci importa nulla. Meglio tornare a Bernacca e alle sue previsioni per macro aree. Con i nostri legali stiamo valutando ipotesi di richieste danni se i gestori dei siti internet continueranno sulla loro strada. Torniamo alla semplicità, come il Papa che dice “buonasera”. Pensiamo di essere meglio di Dio?»
 (Luca Zaia, il Gauleiter del Veneto)

Micaela Biancofiore09.bis LA MIA DROGA SI CHIAMA SILVIO

[22 Apr.] «Silvio Berlusconi sarebbe uno straordinario Presidente della Repubblica, nessuno più di lui sarebbe vero Garante dell’Unità dello Stato, vero padre della Patria, vero paladino dell’Italia e degli italiani. Ha confermato di avere l’Italia nel cuore e una non comune levatura di statista. Se si è onesti bisogna dirlo: lui al Quirinale migliorerebbe il Paese»
 (Micaela Biancofiore, Inconfondibile)

Cane morto10. E ‘STI CAZZI!?!

[20 Apr.] «Tra i nuovi contenuti che sto preparando c’è anche un reality-dog che è dedicato al mio cane»
 (Simona Ventura, la Canara)

Lidia Ravera10.bis SPIRITO DI SACRIFICIO

[23 Apr.] «Ho rinunciato alla mia libertà e alla mia vita da privilegiata per impegnarmi alla Regione Lazio. Il mio è un grande sacrificio: il primo maggio di ogni anno parto per Stromboli e ci rimango sei mesi, fino alla fine di ottobre, da dove produco reddito seduta sul mio terrazzo»
 (Lidia Ravera, Sacrificabile)

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R-ESISTERE

Posted in A volte ritornano, Kulturkampf with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 25 aprile 2013 by Sendivogius

Konachan.com - clouds dark forest green

Per una atroce ironia del caso, capita di dover celebrare le ricorrenze del 25 Aprile, in concomitanza con la prossima formazione di quello che si preannuncia, qualora dovesse davvero prendere vita, come il più orripilante esecutivo mai defecato prima dagli sfinteri parlamentari del peggior trasformismo consociativo.
E, dinanzi ad un simile orrore, ci sarebbe quasi da chiedere se la Festa della Liberazione abbia ancora un senso, così vergognosamente tradita nell’essenza stessa della sua identità storica e nel suo valore morale, da un ‘gabinetto’ (o latrina?) che probabilmente verrà ricordato come la più grottesca e oscena ammucchiata mai vista in tutta la storia della Repubblica.
Poco importa se la costituzione del più democristiano dei governi (a 20 anni dalla scomparsa della DC), sancisca nei fatti l’atto di morte dell’insulso partito bestemmia: aborto politico, nato già morto e mai tumulato in una estenuante veglia funebre. Il fetore di questa carogna in decomposizione avanzata ha raggiunto ormai livelli insopportabili.
Giustizia e Libertà Servirà molto di più di uno scatto d’orgoglio collettivo per risalire dal fondo di una simile infamia…
E, paradossalmente, proprio i valori della Resistenza possono fornire quel modello ideale e quell’esempio di coraggio (quando tutto sembrava perduto) per ritrovare la dignità calpestata nel nome di una nuova Liberazione.
C’è chi, giustamente, dalle pagine di Libertà e Giustizia, ha gridato al tradimento, sfiorando però il necrologio…

25 aprile tradito

«25 aprile 2013: difficile festeggiare, oggi che sentiamo, dentro di noi, la consapevolezza di averla tradita quella giornata del nostro riscatto. Comunque andranno a finire le cose, chiunque saranno i ministri di questo governo, rimane il fatto che una parte, quella che credevamo essere anche la nostra o almeno lo era di tanti italiani, oggi è al governo con italiani avvezzi a irridere la Liberazione (volevano addirittura abolirla come festa di tutti gli italiani o cambiarle il nome), a sostenere che Mussolini e il fascismo non furono poi così male, a stravolgere la nostra Costituzione inseguendo una Repubblica presidenziale che non è la nostra. Scompariranno dal sacro testo le firme di De Nicola, Terracini e De Gasperi, sostituite da quelle di chissà chi, magari di Gaetano Quagliarello e Silvio Berlusconi.
Questa è la posta in gioco.
Questo vuole il Pdl vincitore non delle elezioni, ma del dopo elezioni, e verso questo risultato siamo incamminati, dopo l’orrenda prova che ha dato il Parlamento di non essere in grado di eleggere un Capo dello Stato. A dir la verità si è deciso molto in fretta che nessun altri sarebbe stato eletto se non Giorgio Napolitano.
Oggi è amaro ripensare a tutto questo, a una politica e a dei partiti incapaci di governare e di lavorare con dignità e onore per il bene degli italiani.
Oggi è dunque difficile festeggiare: ci sentiamo tutti un po’ complici del tradimento, anche chi si è opposto in questi anni; anche noi che non abbiamo saputo evitare il ritorno di Berlusconi.
Ripenso a Ennio Flaiano e a quello che scrisse alla figlia appena nata il 25 luglio del ’43: “Un giorno tu ti sorprenderai quando ti racconteranno quello che si è sofferto in ventun anni di miseria morale. Non vorrai crederci e forse ci rimproverai dicendo: perché non l’avete cacciato prima?… non sappiamo quel che l’avvenire ci riserva. Ma una cosa è certa: che Dio s’è svegliato. Il piffero di Manet suona per te e per noi la dolce canzoncina della Libertà. Suonala in eterno, Piffero!”.
E mi viene da piangere.»

 Sandra Bonsanti
(Libertà e Giustizia – 24/03/13)

25aprile

….Ma a noi le lacrime piacciono assai poco e ancor meno la commiserazione rassegnata che deprime l’azione e prosciuga le forze, in nome di una “normalizzazione” che è sottomissione di coloro che, oltre allo spirito combattivo, rischiano di smarrire anche il proprio orgoglio.
A noi, amanti delle cause perse, piacciono le battaglie soprattutto se sembrano impari, giacché la sconfitta è certa solo per chi rinuncia alla difesa dei propri ideali.

13 ASSASSINS

Di fronte ad una disgrazia non è sufficiente rimanere calmi. Quando sopraggiunge la sventura, il samurai deve rallegrarsene e andare avanti con coraggio. Un’attitudine simile differisce radicalmente dalla rassegnazione.

Hagakure (I, 116)

Al contempo, sarà bene ricordare come siamo potuti arrivare a tanto…
Questa che riportiamo è una delle analisi migliori sulla quale meditare per non dimenticare le cause ed i responsabili:

Hellblazer - Pandemonium “Cronistoria di un disastro

«Benché i colpi di scena, veri o apparenti, incalzino, vorrei ricapitolare che cosa (mi pare) è successo.
Vinte nettamente le primarie, Bersani ha fatto una campagna attendista. Era convinto che il successo fosse già nel sacco. Ci teneva come all’occasione culminante della sua vicenda militante, e si proponeva di usare la vittoria per rinnovare fortemente la composizione del Pd e per cimentarsi con un governo che rompesse col feticcio dell’austerità.
Dopo la delusione elettorale, ha investito sulla propria debolezza per stanare la demagogia grillista: ottenerne una collaborazione, o svelarne il nullismo.
Bersani aveva un punto fermo: nessun accordo di governo con il Pdl. Attorno a lui si moltiplicavano i dissensi, malcelati e via via più trasparenti. Avrebbe potuto rinunciare alla candidatura al governo: ci si può chiedere se ci fossero altri accreditati e risoluti altrettanto a non trattare del governo con Berlusconi.
PBersaniLa resistenza di Bersani (tenace oltre ogni previsione, e non spiegabile con una disperata ambizione personale) aveva una sola prospettiva: che Napolitano lo mandasse alle Camere. Lì, se non un calcolo politico, il dolore sentitissimo di tanta parte, e trasversale, dei nuovi eletti per l’eventualità di tornarsene a casa, avrebbe potuto dargli una striminzita e caduca fiducia, di cui però avrebbe potuto approfittare per prendere tre o quattro iniziative radicali, a cominciare dalla legge elettorale. Se fosse stato sfiduciato, avrebbe potuto guidare un governo provvisorio per l’elezione al Quirinale e la successiva campagna elettorale anticipata. Napolitano non ne ha voluto sapere: aveva le sue ragioni, ma sia lui che i numerosi esponenti del Pd che mordevano il freno e davano segni di impazienza crescente nei confronti di Bersani e della “perdita di tempo”, rivendicavano di fatto (guardandosi dal dirlo, nella maggior parte dei casi) un accordo di governo con il Pdl.
Bersani ha tenuto duro a oltranza, posponendo la questione del governo alla rielezione al Quirinale, così da ammorbidire l’esclusione del Pdl grazie alla distinzione fra governo e Presidenza della Repubblica, quest’ultima costituzionalmente orientata alla più vasta condivisione.
Ha qui fatto due o tre errori fatali: ha creduto che quella distinzione fosse chiara; ha ritenuto che fosse convincente per la base e l’elettorato di sinistra; si è illuso che il notabilato del Pd lo seguisse. Soprattutto, non ha formulato pubblicamente il nome o i nomi dei candidati che il Pd avrebbe proposto a tutte le altre forze politiche.
Così, mentre un nome degno come quello di Marini passava per scelto da Berlusconi, Grillo candidava Rodotà, persona esemplare per uno schieramento di sinistra dei diritti civili e dei movimenti. I 5Stelle erano fino a quel punto piuttosto nell’angolo, essendo evidente come il loro compiaciuto infantilismo settario (oltre che l’insipienza dei loro portavoce) facesse dissipare un’inverosimile opportunità di riforme e regalasse al centrodestra una forza di ricatto insperata. Del disastro della notte e del giorno di Marini (che non lo meritava) inutile ripetere: Bersani ne è uscito, dopo 50 giorni di resistenza catoniana, come un inciucista finalmente smascherato. (Ve li ricordate, dal primo giorno, i titoli “da sinistra” sull’inciucio avvenuto?).
Avrebbe potuto il Pd aderire alla candidatura di Rodotà, come tanti hanno auspicato? Forse: sarebbe stata una capitolazione nei confronti dei 5Stelle, che in Rodotà avevano visto soprattutto una ghiotta occasione per imbarazzare il Pd, ma cedere a una pretesa strumentale e arrogante può non essere un errore. Lo considererei più nettamente tale se Rodotà avesse risposto all’offerta della candidatura dichiarando che l’avrebbe accettata solo nel caso che fosse di tutta Stefano Rodotàla sinistra: Scalfari ha fatto un’osservazione simile. I 5Stelle hanno sventolato il nome di Rodotà come una loro stretta bandiera, e al tempo stesso l’hanno proclamato come il candidato di tutti gli italiani contro quelli del Palazzo. Gli italiani avevano moltissimi altri candidati degni, per fortuna, e le stesse consultazioni varie lo mostravano (com’è noto, Emma Bonino era la preferita: è diventato un tic, gli italiani ce l’hanno, i politici non ci fanno più caso). La postuma pubblicazione di voti e preferenze delle cosiddette (pessimamente) quirinarie, hanno aggiunto un tocco di ridicolo al tono grillista. Bene: quando si sbaglia, specialmente se in buonissima fede, è buona norma di lasciar perdere, pena la valanga.
La candidatura brusca di Prodi – meritevolissima – è stata la toppa peggiore del buco. E ha mostrato come il Pd non abbia, come si dice, “due anime”, ma forse nemmeno una, e invece una quantità di cordate e bande, tenute assieme da altro che le divergenze politiche. Le convinzioni politiche sono la cosa più importante in un partito che aspira, come si dice, a cambiare il mondo, tranne un’altra: l’amicizia fra i suoi membri e i suoi militanti.
Per questo la scissione è forse un pericolo, ma non una cosa seria: la frantumazione sì. Sarebbe bene che ne tenesse conto chiunque si proponga davvero di “rifondare” (verbo inquietante) il Pd, e sia tentato da escursioni minoritarie. Eravamo al punto in cui il Pd, in stato del tutto confusionario, era a rimorchio della demagogia a 5Stelle da una parte – e di sue piazze scandalizzate e scandalose – della furbizia di Berlusconi dall’altra. L’elezione di Napolitano (una pazzia, in un mondo normale: un uomo molto vecchio che si era finalmente preparato uno scampolo di esistenza privata) è stata un escamotage provvidenziale: il suo effetto, quel governo delle “larghe intese” che si voleva escludere a priori, è il boccone più indigesto. È, amara ironia, il rovescio della distinzione cui Bersani aveva confidato la sua ostinazione, fra governo mai col Pdl e Quirinale condiviso: Quirinale confermato, e governo condiviso, a capo chino.
I 5Stelle? Le mosse furbe hanno gambe corte. I portavoce hanno spiegato che i voti in Friuli-Venezia Giulia sono quelli normali nelle regioni. Però il capo aveva annunciato che sarebbe stata la prima regione in loro mani. Credo che le persone che li avevano votati e hanno sentito sprecato il loro voto siano molte. Il bilancio provvisorio, con 5Stelle e Pd in caduta, e il Pdl in ascesa, è un capolavoro.
Propaganda anti-semita nella Germania pre-nazista e Propaganda 5 Stelle oggiVorrei aggiungere una cosa. Ci sono molti aspetti della situazione attuale che ricordano, ben più del precedente di Mani Pulite, quello remoto del primo dopoguerra, quasi cent’anni fa. Non c’era, nello scontro frontale fra sovversivi diciannovisti ed eversori fascisti una distinzione così netta di sinistra e destra. Le file del fascismo movimento erano piene di ex-socialisti, interventisti rivoluzionari, sindacalisti soreliani, massimalisti di ogni genere. Non era così chiaro, e a distanza di tanti anni fu penoso per tanti chiedersi da che parte erano stati, e perché, e come fosse stato possibile. A suo modo, e con una gran dose di autoindulgenza, Grillo evoca questa ambiguità quando ripete che il suo movimento è l’argine italiano all’Alba dorata greca o al lepenismo e alle altre insorgenze neonaziste in Europa. Il programma dei 5Stelle contiene molti obiettivi buoni per una sinistra della conversione ecologica, e anzi da quest’ultima pensati e proposti da lungo tempo.
La differenza sta altrove, nel Vaffanculo, nei Morti che camminano, nel Tutti a casa. La differenza fra il federalismo verde e aperto di Alex Langer e il razzista federalismo leghista passava dalle imprecazioni di Bossi e dei suoi. I buoni programmi smettono di essere minoritari e vincono quando vengono distorti e incattiviti dalla demagogia. “La gente” non ha infinite ragioni alla sua ribellione contro i privilegi e l’impudenza dei potenti? Certo. Ma che i parlamentari escano da Montecitorio da una porta secondaria – se è andata così – è un episodio di violenza e di viltà vergognose. A proposito del 25 aprile.»

 Adriano Sofri
 (La Repubblica – 25/04/13)

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CUPIO DISSOLVI

Posted in Muro del Pianto, Stupor Mundi with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 24 aprile 2013 by Sendivogius

Rurouni-Kenshin-SamuraiX

Sarei contento se i tedeschi ci invadessero
Beppe Grillo
(23/04/2013)

Se non fosse così impegnato a sbrodolare castronerie nel suo provincialismo d’accatto da strillone di villaggio, il Grullo pentastellato si sarebbe accorto che la Germania l’abbiamo in casa da tempo…
Infatti, in questa parodia farsesca della Repubblica di Weimar che è diventata l’Italia, le figurine di un remake horror-politico possono ormai essere giocate a parti inverse per ruoli interscambiabili: Abbiamo il presidente Giorgio Napolitano nei panni di Paul von Hindenburg.
Mario Monti perfettamente sovrapponibile ad Heinrich Brüning (ne avevamo già parlato QUI).
L’indecente PD come la SPD degli anni ‘20, con l’imbarazzante Pierluigi Bersani al posto di Carl Severing. Più incerta resta la scelta su chi possa interpretare il ruolo del fu Franz von Papen e di un Kurt von Schleicher (Enrico Letta?).
Dalle parti delle ‘stelle’, se non fosse per la loro siderea minchioneria, sarebbe invece chiarissima l’analogia con lo NSDAP hitleriano.
IRON SKY - releasePertanto, nei giorni più miserabili della storia repubblicana, capita di assistere all’apocalisse surreale di un Parlamento (e di un partito in particolare) che celebra il proprio fallimento, plaudendo entusiasticamente alla rielezione di Giorgio Napolitano, alla fresca età di 88 anni, sempre meno presidente e sempre più monarca. Solo la psicanalisi potrebbe spiegare un La pazzia di re Giorgio - 1995simile rapporto perverso di natura sadomaso, con Re Giorgio II che sferza con asprezza parlamentari e senatori riuniti a tripudio; ovviamente senza mai fare i nomi dei diretti responsabili dello sfascio presente, sottacendo con attenzione le cause, mentre si arroga poteri semi-assoluti che nessun presidente della Repubblica ha mai esercitato prima (dinanzi a crisi ben più gravi), nel trionfo della grande ammucchiata. E così deve essere perché in Europa nessun partito governa da solo (?). Parola del Presidente.
Sorvoliamo sulla falsità implicita di una simile locuzione, facilmente smentibile nei fatti (Francia, Spagna, Portogallo…) e soffermiamoci a meditare invece sul fatto che in ogni democrazia, se vuole continuare ad esistere come tale, deve esserci sempre una maggioranza ed una opposizione in regime di alternanza nella differenza di idee e proposte. MDC - La maschera di ceraAd ogni modo, laddove maggioranza e opposizione governano insieme, in nessun caso esiste una anomalia vivente come Silvio Berlusconi.
Ma questo il presidente Napolitano fa finta di non saperlo e si guarda bene dal denunciarlo.

applausi

Da alcuni anni, a dimostrazione di un’involuzione antropologica senza precedenti, si è diffusa tra gli italiani la pessima abitudine (che non ha eguali nel mondo) di applaudire ai funerali. Ciò la dice lunga sulla natura di una società (in)civile come la nostra, che mutua i propri comportamenti dai modelli televisivi, quale unico riferimento culturale universalmente riconosciuto, e scambia la solennità di una cerimonia per un evento mondano, non sapendo esprimere la propria partecipazione se non attraverso l’applauso, incapace com’è di scindere la platea televisiva dalla compartecipazione.
I parlamentari italiani, che a dispetto dei critici questa società incarnano e interpretano in pieno, nella loro ovazione presidenziale sembravano per l’appunto applaudire al proprio funerale, non accorgendosi come essi stessi fossero l’oggetto delle esequie istituzionali.
Bonobo Quegli applausi scroscianti nella savana parlamentare ci hanno fatto venire in mente le scimmie Bonobo (conosciute anche come “scimpanzè nano”)… L’attività prediletta che i Bonobo praticano incessantemente, con compulsiva ed ininterrotta ripetizione, è “fottere”. Indiscriminatamente. Ogni atto di ammissione (e sottomissione) al branco avviene per subordinazione e promiscuità sessuale, senza troppi riguardi di genere. In altra sede e ambiti istituzionali, è chiarissimo il ruolo di chi, dopo aver ‘fottuto’ senza ritegno uno dopo l’altro i propri candidati alla presidenza, si spella ora le mani, pregustando la nuova e incredibile svolta nei lupanari a buon mercato della porno-politica. Più che “democrazia liquida” è la nostra una democrazia dei liquami.
Per questo ci sarebbe bisogno, oggi come non mai, di un’opposizione seria in grado di costruire una valida alternativa in ambito sociale e politico. Sono ruoli che, da sempre, dovrebbero competere, nel vuoto di proposte istituzionali, ad una società civile responsabilizzata e cosciente delle proprie potenzialità. Se solo questa esistesse. Se fosse davvero “popolo” invece che “gente”.
Invece, a dimostrazione di quanto la società italiana sia inconsistente nella sua inciviltà dalla congenita mediocrità, acefala da sempre, è un corpo informe aggregato per rancori e animato da pulsioni elementari. Irrazionale per composizione, ragiona di pancia tra i rigurgiti intestinali e gli empiti gassosi di un ventre, che rumina in continuazione i propri umori gastrici in eterno reflusso e alla fine tutto digerisce per lenta metabolizzazione.

Carbone vegetale

Ellekappa - Italiani Per questo noi abbiamo la costante riproposizione, sotto diverse spoglie, del cialtrone politico, declinato in forme sempre nuove per immutata sostanza. Sono i tribuni facondi dei quali parlava Camillo Berneri ne L’Adunata dei Refrattari; ovvero la ribalta del “grande imbecille”, sbertucciato da Curzio Malaparte.
In merito alle elezioni presidenziali, è eccezionale la farsa inscenata alle porte del Parlamento da una piazzetta di presunti auto-convocati, per il trionfo mediatico delle rispettive tifoserie che hanno scambiato l’elezione del presidente della repubblica per una nomina del fanta-calcio, con la partecipazione straordinaria di Casa Pound, insieme agli eredi di “Terza Posizione” transumati in Forza Nuova, ed i superstiti del defunto “Popolo viola”. Mai parlamento è sembrato più simile ad un bivacco di manipoli. Dinanzi ad un simile pubblico d’eccezione, non poteva certo mancare il “Capo politico” degli ensiferi che chiama tutti a marciare su Roma (la storia nelle sue ripetizioni predilige decisamente la farsa), salvo arrivare in ritardo, smarrendosi nel traffico della Capitale…
CIALTRONENon contento, grida al colpo di Stato. Poi ci ripensa e riduce tutto a golpettino: osceno neo-logismo per un cretino demenziale. Arruffa il popppolo sul predellino della propria auto, ad imitazione di Berlusconi ma superando il maestro. E infatti ci regala la scena patetica di un vecchio imbolsito, dagli addominali sfatti, che tenta invano di arrampicarsi sul tettuccio dell’auto, sospinto per le natiche dai suoi. Vuole marciare verso  Piazza Montecitorio; poi declina per Piazza S.Giovanni; infine sceglie di sfilare coi suoi scalcinati manipoli reclutati su facebook per il vialone dei Fori Imperiali, tra gli sbadigli di celerini annoiati. E lo fa nel giorno del natale di LegionariRoma, tra turisti e famigliole a passeggio, giapponesi armati di macchina fotografica, centurioni in corazza di cartone, e la (più seria) parata dei gruppi di reenactment in armatura da legionario, dirigendosi verso il Colosseo dove sono assiepati i fan del Califfo per il concerto in omaggio a Franco Califano.
Er CaliffoIn serata, gli ensiferi a conclave discutono l’espulsione del senatore Mastrangeli, reo di essersi fatto intervistare in TV. Qui i livelli di surrealismo superano la fantasia anche dei più visionari: Marino Mastrangeli rivendica di aver partecipato a più interviste, ma sempre fuori dagli studi televisivi, al contrario del capogruppo Vito Crimi che, pur avendo partecipato ad un’unica trasmissione, ha la gravissima colpa di essersi accomodato sul divanetto di Bruno Vespa e dunque anche il cicciuto portavoce ha peccato in pubblico e pertanto passabile d’espulsione.
Cronache da un manicomio.
Per questo l’unico autorizzato a rilasciare interviste è esclusivamente il Capo-Grullo, ma solo alla stampa straniera per traduzioni di terza mano da inoltrare ai media italiani. Non sum dignus Domine.
EllekappaE dopo la decrescita che lui vorrebbe “felice”, ma nei fatti è catastrofica, per la gioia della speculazione finanziaria, sogna e neanche tanto velatamente auspica il fallimento del Paese e la bancarotta nazionale (così dalle macerie ci metteremo tutti uno spinotto nel culo e ci connetteremo al magico mondo di Gaia!). Mai pago di sparar menate, adesso blatera pure di “invasione tedesca” immaginando che dalle parti di Berlino (all’ombra dei reattori nucleari) sia tutto rose e fiori…
Evidentemente, Grillo sta ancora sfogliando la Storia d’Italia a fumetti e, in attesa di comprendere il testo, non ha neanche capito le figure. Storicamente, le invasioni germaniche non hanno mai portato fortuna all’Italia (e meno che mai al resto d’Europa). L’ultima invasione tedesca risale a 70 anni fa: il 25 Aprile se ne celebra per l’appunto la Liberazione.

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Avere il 100 per 100

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 5 aprile 2013 by Sendivogius

Judge Dredd raped

In attesa del nostro Franz von Papen, continuiamo a tenerci sine die il Brüning-Monti con poteri plenari, che vanno ben oltre il disbrigo delle pratiche correnti.
Nella (in)felice eccezione costituzionale imposta dall’iper-attivismo dell’Hindenburg al Quirinale, il parlamento è supino (allo spread, ai ‘mercati’, all’indefinta europa…) perché è ovvio che una democrazia che funzioni e decida in proprio è d’impiccio. E, di questi tempi, è un lusso che non possiamo più permetterci; a meno che non si voglia continuare a vivere al di sopra delle proprie possibilità. Anche la Libertà ha un costo… E noi dobbiamo tagliare le spese superflue!
Incendio del ReichstagPertanto, il Parlamento va cassato e messo in condizioni di non nuocere con l’esautorazione delle sue prerogative, derogate ad un senescente decemvirato di Reichkommissar di nomina presidenziale. A questo si attribuisce l’attività di indirizzo parlamentare, alla stregua di un “comitato straordinario di salute pubblica”, posto come organismo terzo (e sconosciuto al nostro ordinamento costituzionale), rispetto a Camera e Senato che di fatto ratificano direttive maturate fuori il normale consesso assembleare. Inoltre, col mancato insediamento delle commissioni parlamentari di controllo, si assicura al direttorio tecnocratico di Monti l’esercizio illimitato della decretazione d’urgenza, nella prosecuzione di un mandato sostanzialmente ‘abusivo’, perché non legittimato dalla fiducia delle nuove Camere da poco elette.
Casshern - The PresidentD’altronde, perché coinvolgere un Parlamento (e in particolar modo un Senato) attualmente immobilizzato e impossibilitato a costituire un nuovo esecutivo?
The SecretaryNella pratica, abbiamo finora assistito allo spettacolo indecoroso di un Bersani che gattona carponi con le braghe calate, pietendo l’incarico di governo, alla ricerca di una ‘fiducia’ impossibile tra ipotetici frondisti al Senato. Impresa più che ingrata per chi si trova stretto com’è tra i veti incrociati delle fazioni in campo: il comitato ecumenico di burocrati e notabili in affari, raggrumati al capezzale di Mario Monti in “Scelta civica”; un’associazione a delinquere di stampo piduista e apporto mafioso, finalizzata all’impunità e trincerata nella difesa ad oltranza del capo-gangster; e soprattutto una setta integralista di neo-talebani, consacrati al culto della purezza immacolata.
Quanto semo alternativi al sistema, ahò! A quest’ultimo proposito, i bizzosi bimbi dell’asilo a cinque stelle costituiscono un interessante caso di dissociazione collettiva, persi nel delirio nichilista di una follia condivisa nell’ebbrezza effimera della ribalta; animati come sono dai fuochi fatui di un sacro furore, ma terrorizzati dal contaminarsi con rapporti impuri con la “casta” e dunque paralizzati in un nichilismo velleitario, senza alcuna reale prospettiva.
Per questo, reclamano un pieno mandato per un “governo a 5 stelle”. Però, onde non correre rischi, per la composizione di un suo eventuale esecutivo, il M5S non fa un nome che sia uno sul quale possano convergere i consensi di una adesione trasversale.
Sia mai dovesse ottenere la fiducia, che poi gli tocca governare per davvero!
Allo stesso modo, al di là delle chiacchiere e dei proclami, a tutt’oggi non esiste in concreto una sola proposta di legge targata 5 stelle… Maliziosamente, si potrebbe insinuare perché non hanno la più pallida idea su come vada presentato un disegno di legge in Parlamento e che, oltre a tirar di conto col pallottoliere sulle spese dell’usciere, altro non sanno fare al di fuori del loro piccolo mondo di ragioneria spicciola.
The BossPerciò, molto meglio rimanere arroccati in uno splendido isolamento, che poi è onanismo protestatario fine a se stesso, chiuso nell’autismo oltranzista di chi si sente avanguardia rivoluzionaria e nei fatti non combina nulla, almeno finché non avrà il 100%. Cioè MAI.
Lungi dal rappresentare i “cittadini”, cancellate le dirette streaming di un MoVimento dove tutto è segreto, gli ensiferi sono oramai ridotti a fare i portavoce di un unico megafono: il Capo Politico, al quale con ogni evidenza va benissimo la prosecuzione in deroga del Governo Monti con mandato illimitato. Si tratta dello stesso Rigor-Montis, il Falciatore, il Morto, il Golpista, contro il quale il Grullo stellato ha tuonato rabbioso per oltre un anno, sbraitando sbavante in ogni piazza d’Italia.
PellegrinaggioIn mancanza di altro da fare che non sia il boicottaggio delle istituzioni con blocco delle medesime, senza che nulla venga fatto per scongiurare l’aumento dell’IVA, la mannaia della nuova TARES, e la prossima rata dell’IMU che permane intonsa nonostante tutte le baggianate elettorali, la confraternita pentastellata, evidentemente soddisfatta, si dedica agli esercizi spirituali in località rigorosamente segrete, per celebrare il culto dell’immacolata connessione all’oracolo del Grillo statore. È l’autodafé della setta, con profusione di fede assoluta nel principio di infallibilità del Capo e caccia agli apostati della setta, per il ripristino dell’ortodossia secondo il Crimi e LombardiVangelo di Beppe. Per la liturgia ordinaria ed il controllo degli adepti, il Profeta può sempre contare sulla straordinaria accoppiata Crimi-Lombardi, designata d’imperio e con smentita incorporata: due dodicenni imprigionati nel corpo di quarantenni (che peraltro, fisicamente, dimostrano 50 anni).

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BLINDFOLD GAME

Posted in A volte ritornano, Stupor Mundi with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 21 marzo 2013 by Sendivogius

In regione caecorum rex est luscus
Erasmo da Rotterdam
Adagia (III, IV, 96)


Nella selva oscura delle (im)probabilità dove ogni via sembra smarrita, tra giocate e scommesse alla cieca, la posta in gioco è un bel Governo al buio con tanto di ménage à trois.
Accantonati i preliminari tecnici con Robo-Monti, immerso in pieno autoerotismo referenziale, il risultato è un imbarazzante threesome: Bersani in mezzo, con Grillo e il Pornonano fermamente intenzionati a fotterlo senza soluzione di continuità, rivendicando per se stessi il ruolo dominante.
Nel valzer delle consultazioni quirinalizie, le posizioni non sono ancora state attribuite con certezza. In compenso, le intenzioni sono chiarissime… E per nulla rassicuranti!
threesomeAd essere sinceri, il claudicante Silvione sembra essere uscito dall’incontro presidenziale un po’ ammaccato e più mesto del solito…
Il Cieco di Arcore - by GianBoyFresco di recita ad usum impedimenti, ripiegati nel taschino gli occhialoni neri da mandrillo stupratore, il Cieco di Arcore gareggia in bassezza con un Brunetta silente, mentre dolente implora la concessione di un salvacondotto che gli garantisca l’impunità perenne, nella sua proverbiale statura da statista bananiero.
La vera novità ‘politica’ del momento è invece il Grullo pentastellato, oramai in aperta competizione con le performance del vecchio nano sporcaccione.
 Ripulito per l’occasione, il Profeta delle cinque stelle si presenta all’appuntamento in Quirinale, travestito da boss della mala moldava su forgoncino minivan.
Come un giocatore professionista, rilancia continuamente la posta pretendendo l’impossibile.
Tuona contro ogni forma di finanziamento pubblico, ma poi corre a registrare dal notaio lo statuto del (non?) partito, accompagnato dal proprio avvocato di fiducia. Si auto-nomina “presidente” (senza interpellare nessuno) e richiesto di eleggere un vicepresidente, per la bisogna affida l’incarico al nipote. Perché se uno vale uno (o l’altro?), Lui decide comunque per tutti.
E a cosa serve la registrazione notarile di uno statuto ufficiale, se non all’ottenimento degli esecrati rimborsi elettorali?
Protagonista unico ed indiscutibile, all’uscita dal palazzo presidenziale richiama i suoi due ubbidienti cagnolini da compagnia, occasionalmente nominati “capigruppo”, e gli intima di risalire in auto con un cenno della mano. E davvero il quartetto zingaro dei cinque stelle assomigliava più che altro ad una delegazione della banda dei Casamonica, venuta a riscuotere una specie di pizzo, che per qualche misterioso motivo ritiene gli sia dovuto, minacciando di sfasciare tutto qualora gli sia negato.
A metà strada tra una confraternita massonica ed una gruppo integralista di ispirazione maoista, con inquietanti richiami nazisteggianti, è difficile relazionarsi col M5S ed il suo “capo politico”.
wahlplakat-nsdap-1929In Italia avevamo già visto associazioni a delinquere costituite in movimento politico; agenzie pubblicitarie convertite in partiti padronali; gruppi di interessi privati istituzionalizzati in “governi tecnici”, ma una setta intrisa di messianismo millenarista, con velleità rivoluzionarie e pretese di governo dalle pulsioni totalitarie, sinceramente, ancora ci mancava…
Deputati costretti a fare outing di gruppo, con atto di contrizione e pubblica umiliazione.
Elogio dell’incompetenza (e dell’ignoranza), con tutto l’armamentario vittimista e ossessioni vetero-complottiste al gran completo.
Un gruppo parlamentare non ancora avviato e di fatto già sotto tutela, con l’invio di due commissari politici.
Sistematica negazione di ogni forma di confronto, con rapporti a dir poco problematici con la libera informazione.
Misurazione dei rapporti istituzionali in termini di contaminazione e purezza ascetica.
Fedeltà assoluta ed incondizionata al “Capo”, con culto devozionale della personalità.

E però sarà bene ricordare che, di solito, terminato il ciclo temporale, alla fine di ogni rivoluzione segue sempre la restaurazione…
PSYKO - papi buonoVuoi vedere che alla fine del moVimento ci attende il ritorno in pompetta magna del ritrovato Papi Nazionale?

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(48) Cazzata o Stronzata?

Posted in Zì Baldone with tags , , , , , , , , , on 26 febbraio 2013 by Sendivogius

FEBBRAIO 2013

Massimo Calearo capolista PD in Veneto

BLOWJOB.2Il nostro riepilogo mensile delle miserie notevoli, con la partecipazione straordinaria degli “onorevoli” di Casa Montecitorio, è giunto al quarto anno di ‘gloriosa’ attività, omaggiata da un inaspettato successo e gradimento di pubblico.
Tuttavia, in concomitanza con gli esiti delle elezioni politiche, questa rubrica non ha senso. Non ce ne vogliano i lettori più affezionati, ma dinanzi all’insostenibile overdose di menate sparse a piene mani (e con campioni di eccezione!) per tutto il mese di Febbraio, in occasione della campagna elettorale, la stesura di una degna classifica è quasi impossibile… Non per mancanza di citazioni, ma per eccesso di offerta.
Ovviamente, la palma d’oro alla carriera va al resuscitato Pornonano: “Ero un centroavanti alto 1,71. Una statura ragguardevole!”
Ma è soltanto una delle infinite minchiate, che evidentemente tanto piacciono ad un popolo non meno cialtrone del suo papi in calore.
Per paradosso, a termini ribaltati, bisognerebbe dedicare la classifica di Febbraio alle frasi serie ed alle proposte sensate, pronunciate dai principali protagonisti politici nell’arco dell’ultimo mese. Delle vere perle per rarità!
Nei prossimi giorni abbonderanno le analisi del voto e ogni nostro contributo, oltre che non richiesto, è assolutamente superfluo.
Permetteteci però di spendere due parole sulle eccezionali performance del Partito Democratico (un nome una garanzia!): vincitore platonico e in realtà vero sconfitto di queste elezioni.
Al partito bestemmia, per il quale certo non ci stracceremo le vesti, avevamo già dedicato un piccolo omaggio, giusto un mese fa in occasione delle precedente rubrica:

«..il nulla che avanza, e pretende di vincere facile con il ritiro dei concorrenti minori, in nome della farsa reiterata del “voto utile” ad una formazione che così eccelse prestazioni ci ha regalato nella precedente legislatura… Altri 30 giorni di non-campagna elettorale, accompagnate da non-proposte, e il PD potrebbe persino riuscire nell’obiettivo difficile, ma non impossibile, di perdere le elezioni. Mai uno scatto d’orgoglio, di dignità, di decenza..! Sta lì che discetta di alleanze. E invece di ricacciare l’Agenda Monti in culo al mittente, continua ad inseguire il professorino bocconiano con le braghe calate, sempre pronti alla resa incondizionata. Per “senso di responsabilità”, s’intende! Incapaci come sono di governare, quanto di fare opposizione. Perché un’alleanza con il “centro moderato” è un imperativo categorico, a prescindere dal risultato elettorale.»

Se c’è un messaggio che da queste elezioni e chiaro è che dei vecchi rottami democristiani, dei cocci centristi, gli italiani non ne possono più! Tanto che se ne può benissimo fare a meno. Solo il PD, con la lungimiranza politica dei suoi strateghi non l’ha capito. E ora ne paga lo scotto. Giustamente! In quanto all’esito elettorale, l’obiettivo era ambizioso eppure, contro tutti i pronostici favorevoli, il PD è quasi riuscito nella difficilissima impresa, raggiungendo il peggior risultato di tutta la sua storia.
È il minimo che poteva accadere ad una formazione che per l’intera campagna elettorale ha giocato di rimessa, immobile, incrociando le dite e facendo il conto alla rovescia in attesa delle votazioni, confidando nel mantenimento delle previsioni dei sondaggi. Al di là delle ovvietà, non una parola concreta sulla “questione generazionale”, non una vera visione alternativa nell’ambito delle politiche economiche (continuare la linea del rigore montiano con qualche correzione per indorare la pillola), nessuna idea su come uscire dalla recessione e meno che mai su come rilanciare l’occupazione giovanile (per il momento ci teniamo la riforma Fornero e poi ci si penserà).
E dopo aver sostenuto incondizionatamente, senza se e senza ma, per un anno il Governo Monti (forse l’esecutivo più inviso di tutta la storia unitaria), la geniale dirigenza piddì per tutta la campagna elettorale ha lasciato intendere che subito dopo il voto avrebbe costituito un governo di coalizione, col tecnocrate riciclato in posizioni di comando. Ce n’era abbastanza per disamorare anche i più irriducibili sostenitori del logoro partitone di Bersani: forse l’unico leader ad essere ricordato unicamente per le imitazioni di Maurizio Crozza e certamente migliori dell’originale.
Cosa dovrà fare il PD per scomparire definitivamente dallo scenario politico e regalare al M5S il 40% dei suffragi?!? Un governo di “unità nazionale” con un Berlusconi redivivo, ripescando l’agenda Monti alla voce “rigore”.
Conoscendo l’irrefrenabile istinto suicida del partito serio e responsabile, se non sarà esattamente ciò che farà, difficile dire se saprà resistere alla tentazione…

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Mercati senza volto

Posted in Business is Business, Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 23 luglio 2012 by Sendivogius

Dinanzi al susseguirsi di “Venerdì neri”, di “borse” al massimo ribasso, mentre gli spread si impennano incontrollati oltre i 500 punti, le tecnostrutture europee perseguono imperterrite nella cura letale, piuttosto che prendere atto della nefasta inefficacia delle politiche ultra-monetariste all’origine dell’attuale crisi economica e con le quali invece ci si ostina a risolvere un problema di cui sono la causa costante.
Se la farsa non preannunciasse un’imminente tragedia, sarebbe quasi divertente riepilogare gli ossimori coi quali, alla stregua di un velo pietoso, gli ostensori del Governo Monti cercano di coprire un fallimento annunciato, dopo fiumi di editoriali incensatori e nonostante le strombazzate “riforme epocali” in contiguità col lessico berlusconiano.
Il caso più emblematico rimane comunque quello di Eugenio Scalfari: il Machiavello liberal, che da almeno 30 anni sbaglia nella scelta del “Principe” da consigliare, mentre si agita in una ampolla di vetro sempre più angusta. Nella sua consueta omelia domenicale, l’anziano fondatore de La Repubblica si esercita nella difficile arrampicata sugli specchi, sostenendo ciò che fino a qualche settimana prima aveva negato recisamente: scioglimento anticipato delle Camere, col famigerato ricorso alle elezioni in autunno.
E piuttosto che rimettere in discussione le proprie certezze assolute (che ormai trascendono la realtà entrando nell’universo della metafisica), raggiunge vette parossistiche nella mistificazione del problema:

Naturalmente non sarebbe certo uno scioglimento determinato dal cattivo esito della politica di Monti. Al contrario: proverrebbe da una valutazione positiva dell’operato del governo e dai suoi dieci mesi di attività. Di qui la necessità di proseguire quella politica non più affidandola ad un governo tecnico ma con la diretta partecipazione di esponenti politici, come del resto Monti avrebbe voluto che avvenisse anche nel governo attuale.

  Eugenio Scalfari
  (22/07/2012)

Più che altro, il povero Scalfari suscita ormai tenerezza, ridotto com’è all’ombra di sé stesso e del grande giornalista che fu un tempo.
Nei fatti, la “valutazione positiva” è una recessione di lungo corso, col crollo verticale di tutti i parametri di crescita; una disoccupazione reale di gran lunga superiore al 10% (con punte del 35% per quanto riguarda gli under-40); il tracollo della produzione industriale ed il collasso dei redditi, con una contrazione dei consumi ed una progressiva retrocessione ai livelli di vita da anteguerra; un tessuto sociale sfilacciato e dissanguato, ma prossimo all’esplosione…
Sull’efficacia della politica estera del premier Monti e sulla sua capacità di influire in ambito europeo, è meglio lasciar perdere…!
È evidente che il “governo tecnico”, nella sua inefficacia strutturale, non è capace di convincere gli investitori esteri (nonostante i viaggetti promozionali del premier) e tanto meno è in grado di offrire un valido argine contro una speculazione senza freni, nel macroscopico vuoto di regole condivise. E sarebbe assurdo pretendere che un elite tecnocratica di banchieri, e uomini cresciuti nel grembo del potere finanziario, possa agire in tal senso.

È altresì evidente che, nonostante l’affastellarsi delle manovre di bilancio e di emergenza, non si assiste alla tanto invocata virata virtuosa, né al cambio di percezione dei “mercati” che sul fronte italiano, dopo aver sfondato le difese di Grecia e Spagna, sperano di riuscire ad aprire la breccia che farà crollare la fortezza euro, con la Germania trincerata nel bastione delle Bundesbank che spera di superare l’assedio mandando al macello l’Europa meridionale, traendo però il massimo beneficio per sé.
E sarà bene precisare che nessun Paese, per quanto possa essere ‘ricco’, può pensare di uscire da una asfissiante spirale recessiva con manovre che si susseguono oramai a ritmo mensile, per un importo complessivo che si aggira attorno ai 60 miliardi di euro all’anno, ai quali vanno aggiunti i circa 80 miliardi di interessi da pagare sul debito (che cresce unicamente a causa degli spread), con l’unico effetto di drenare la ricchezza privata, prosciugare i risparmi familiari, distruggere lo Stato sociale e paralizzare l’economia reale, strettamente interconnessa col mondo delle commesse pubbliche.
Le si chiami pure manovre correttive.. aggiuntive.. straordinarie.. l’impatto non cambia.
L’ultima tranche di questa macelleria sociale che sembra non conoscere fine né decenza, è la “revisione di spesa”, per indicare la quale si preferisce il suo omologo inglese: spending review… Così il giornalino degli squali di Wall Street capisce meglio! A quanto pare, le leggi scritte sulla carne viva degli italiani vanno formulate secondo le prospettive degli speculatori e non in funzione della cittadinanza che quei provvedimenti li subisce e li paga, senza meritare risposte né rassicurazioni.

Pertanto, la spending review del direttorio tecnocratico, con i suoi 9 miliardi di tagli tutti a carico di Comuni ed enti locali, rischia di paralizzare nei fatti l’attività dei servizi di base, che in tal modo saranno pronti per essere dismessi, smantellati e privatizzati, secondo l’ideologia dominante e pervadente del neo-liberismo d’assalto, che fa delle crisi economiche il proprio trionfo nel ribaltamento del suo fallimento. Si chiama razionalizzazione dei servizi: un termine molto in voga, che nel mondo del Lavoro ha sostituito la parola licenziamento. Nelle imprese infatti non si licenzia più, si razionalizza, in conformità col nuovo gergo fatto di esodati ed esodandi, intermittenti e somministrati, nella ricerca di un neologismo tecnocratico sempre attento a non nominare mai la ‘persona’, negando pervicacemente la dimensione umana del problema.
Naturalmente, visto il successo della prima revisione di spesa, si parla già di una seconda spending review per altri 10 miliardi di tagli ulteriori.
 Tagli che NON riguarderanno gli indecenti emolumenti dei manager pubblici, per i quali basterebbe ripristinare la norma sul tetto degli stipendi (prontamente abolita del Governo Berlusconi)… Tanto per dire, mentre si comprimono salari inferiori ai 2.000 euro al mese (naturalmente per esigenze di risparmio), all’insegna della ritrovata sobrietà montiana, il nuovo direttore generale della RAI, Luigi Gubitosi, dovrà accontentarsi di appena 650.000 euro all’anno. E, come ci insegna l’accoppiata Monti-Fornero, siccome il posto fisso è noioso e il lavoro non è un diritto, per Gubitosi è già pronto il contratto a tempo indeterminato. Tempi magri anche per il presidente Anna Maria Tarantola, che dovrà farsi bastare la miseria di soli 430.000 euro all’anno. Rispettivamente, l’uno proviene da Bank of America e l’altra dalla Banca d’Italia. Pare che il Professore della Goldman non frequenti e conosca altro che banchieri. Come ebbe a dire una volta Carlo Freccero: “sembra che Monti abbia una banca al posto del cervello”.
È superfluo dire che non verranno riviste le aliquote per gli evasori che hanno aderito allo scudo fiscale, pagando un irrisorio 5% sui soldi evasi. La motivazione montiana è stata che il governo non poteva mica venire meno al patto sottoscritto coi suoi cittadini (i LADRI): ne sarebbe valsa la credibilità del sistema. Oh parbleu!
Il patto invece è stato considerato revisionabile (e violabile), nel caso degli oltre 300.000 lavoratori che avevano sottoscritto i piani di uscita con le aziende e con la Pubblica Amministrazione, in virtù della razionalizzazione del personale. E che ora si ritrovano senza lavoro e senza stipendio, per aver creduto nella parola dello Stato e nel rispetto degli accordi contrattati. Non per niente, dinanzi ad una giubilante platea di banchieri, Mario Monti ha avuto modo di spiegare come “la concertazione sia tra le cause dei nostri mali” e all’origine dell’attuale crisi finanziaria.
Naturalmente, a tutt’oggi, non è stato sottoscritto il Piano Rubik: la convenzione fiscale con la Svizzera, che permette di recuperare le tasse evase dagli italiani, con depositi bancari in territorio elvetico. Il governo italiano tergiversa perché considera il piano dannoso e controproducente. Infatti è molto meglio chiudere gli ospedali e ritornare alla carica con la privatizzazione dell’acqua nonostante gli esiti referendari. Ai ‘mercati’ piace di più.
Tanto per dire, la convenzione ha fruttato alla Germania (che l’ha ratificata) qualcosina come 4 miliardi di euro, praticamente piovuti dal cielo. Evidentemente, i tedeschi non hanno avuto di queste preoccupazioni.

E non verranno riviste le spese militari per l’acquisto dei costosi giocattolini voluti da Giampaolo Di Paola, ammiraglio e ministro, per armare la sua nuova portaerei Cavour (costata 1,5 miliardi di euro). Oltre agli ormai famosi F-35 (l’aereo più costoso ed inutile della storia), ci sono i circa 4 miliardi previsti per l’acquisto dei nuovi elicotteri NH-90 per la Marina. Poi ci sono altri 5 miliardi per la realizzazione delle fregate FREMM, specializzate in bombardamento costiero e fuoco di copertura, in appoggio alle operazioni di sbarco. Si tratta di navi che, per uno strano caso, a noi sono costate molto di più dei francesi.
E non mancano gli 1,3 miliardi di euro per l’acquisto di droni aerei senza pilota. A questi vanno aggiunti i costi ordinari per le missioni estere (1,4 miliardi), tra le quali bisognerà includere la decennale presenza in quella terra di libertà e democrazia chiamata Afghanistan, per splendidi risultati evidenti a chiunque. Infine, esiste un preventivo di spesa attorno ai 12 miliardi di euro (per difetto), inerente il programma di digitalizzazione per la creazione del Soldato del Futuro.

Dopo qualche sforbiciata, nonostante le esigenze di bilancio, i programmi non sono stati ridimensionati più di tanto, per non scontentare le lobby che gravitano attorno alla Difesa.
È più utile chiudere le scuole e raggruppare 30 alunni per classe.
Quando non parlano di gay, di primarie, di alleanze elettorali, ogni tanto giunge qualche colpetto di tosse pure dai banchi del PD: il partito “serio e responsabile” per antonomasia:

Non accettiamo tagli al sociale, che per noi significa sanità, scuola, servizi sociali di base dei Comuni.”

Pierluigi Bersani
 (05/07/2012)

Perché, sennò che fai?!?
Monumento all’Inutile, che fluttua smarrito nel vuoto pneumatico del partito bestemmia, Bersani non si rende evidentemente conto di ciò che supinamente sottoscrive e vota.

  “AMORE CRIMINALE”
   di Alessandra Daniele

«La strategia del PD non è né incerta, né ambigua, è d’una semplicità elementare, ed è perseguita con determinazione granitica: ”l’Italia è in maggioranza di destra, quindi per avere la maggioranza bisogna essere di destra”.
Non c’è da stupirsi che per i dirigenti PD i diritti civili siano sempre subordinati ai capricci del Vaticano, proprio come i diritti dei lavoratori sono sempre subordinati ai profitti delle banche. La marcia verso destra del PD è cominciata quando si chiamava ancora PCI, e ogni anno segna una nuova tappa in quella direzione: con questo ritmo, entro la legislatura sorpasserà a destra Casini, ed entro il decennio doppierà Pinochet.
Eppure, nonostante questo fa-shift, questa progressiva deriva fascista del PD, milioni di elettori di sinistra continuano a votarlo, a considerarlo un’opzione legittima, anzi, a volte l’unica opzione praticabile. A guardarli si prova lo stesso misto di rabbia e compassione provocato dalle truci docufiction di Amore Criminale su certe mogli convinte che l’uomo che le pesta, le tradisce, e le deruba sia innamorato di loro, e sia recuperabile. Finché lui le massacra e le butta in un fosso, magari dando la colpa agli ”stranieri”, oppure, se colto sul fatto, alle ”voci nella testa”.
Per il corrente massacro del Welfare e dello Statuto dei Lavoratori, gli stranieri espiatori sono stati prima i greci, poi i tedeschi, ora gli spagnoli, mentre le ”voci nella testa” restano sempre quelle della BCE.
Da quasi vent’anni la classe dirigente dell’attuale PD rastrella voti spacciandosi come l’unico possibile argine al berlusconismo, contribuendo a produrre quasi vent’anni di berlusconismo, durante i quali tutte le sinistre sono state accuratamente spazzate via dal Parlamento fino all’ultima briciola, e tutte le destre sono cresciute e si sono moltiplicate come scarafaggi.
Le uniche due parentesi governative gestite dalla classe dirigente dell’attuale PD sono state caratterizzate da alcune delle iniziative più di destra del ventennio, come l’approvazione del pacchetto Treu, che ha dato il via alla precarizzazione del lavoro, e i bombardamenti di Belgrado, con le conseguenti stragi di civili. Mentre gli interessi politico-economici di Berlusconi venivano protetti e favoriti.
Tutte le politiche più di destra del ventennio attuate dai governi Berlusconi hanno sempre avuto l’approvazione della classe dirigente dell’attuale PD, privatizzazioni, precarizzazioni, lottizzazioni, criminalizzazioni del dissenso, spedizioni coloniali, e stangate finanziarie. Tutte le iniziative e le manifestazioni in netta difesa dei lavoratori e dei diritti civili hanno ricevuto dal PD reazioni ostili, dalla diffidenza allo scherno, fino alla condanna, e alla denuncia.
Ancora oggi, nonostante il catastrofico fallimento delle politiche socio-economiche di destra, chiunque si azzardi a proporre al PD iniziative di sinistra viene trattato da illuso, rompicoglioni, sabotatore, e terrorista.
Che in Italia ci sia ancora qualcuno deciso a votare Berlusconi non mi stupisce: so che gli stronzi esistono. Le persone di sinistra ancora disposte a votare PD invece mi fanno schizzare gli occhi dalle orbite come in un cartone animato di Tex Avery. Mi domando quale altra porcata dovranno ancora fare i dirigenti del PD, mentre vanno a caccia dei voti di Casa Pound, per perdere i loro

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