Archivio per Partito dell’Amore

STUPRO DI GUERRA

Posted in Stupor Mundi with tags , , , , , , , , , , , , on 27 agosto 2010 by Sendivogius

Lo stupro di guerra é il mezzo per umiliare e demoralizzare il nemico attraverso la distruzione e la denigrazione delle donne del suo stesso gruppo.

Nel bordello a porte aperte, conosciuto come il Casino delle Libertà, è giunto il tempo degli stracci. Impregnati dei peggiori umori della rilavatura di Casa, gli strofinacci volano copiosi sopra al capezzale del Re Pescatore. Il Partito dell’Amore servile sta infatti offrendo un gustosissimo saggio personalizzato di cosa intenda per sé medesimo, in perfetta sinergia con le perfide “fabbriche dell’odio” a libro paga: opifici specializzati della calunnia allargata e del dossieraggio organizzato, dei quali detiene la maggioranza esclusiva delle azioni, a dimostrazione che per i nuovi squadristi della libertà la miglior cura resta la “terapia Boffo”. Dell’Amore ai tempi di Silvio, esperienza piacevole come può esserlo un’epidemia di colera, beneficiario e sicuro testimone è Gianfranco Fini: il principale attenzionato di una lunga serie di conviventi sotto sfratto. Indeciso su tutto, risoluto ad autonomia ridotta, Fini pare l’edizione minore dell’Amleto alla corte del Re Silvio, dove il marcio è di casa, colpito in effige tramite la damnatio memoriae berlusconiana. Per la bisogna, si muovono in gran concerto gli specialisti organici ai giornali di famiglia che da un mese a queste parte hanno concentrato le loro amorevoli attenzioni non tanto su Gianfranco delfino ingrato, quanto sulla di lui compagna Elisabetta Tulliani con un’alluvione di inchieste presunte sul tinello della cucina, contratti d’affito monegaschi, e condoni edilizi sull’attico di famiglia, dedicando loro più articoli ed editoriali di quanti la triade Giornale-Libero-Panorama abbia mai pubblicato in 20 anni sull’origine ignota delle fortune finanziarie dell’Imperatore, i fondi neri Fininvest, e le 64 società off-shores della galassia All Iberian per il riciclaggio capitali. Così, tanto per citare alcuni dei 23 procedimenti penali che hanno interessato e coinvolgono il libidinoso Padrino di Arcore.
Del resto, la violenza mediatica ai danni della Tulliani risponde ad una strategia di guerra ben precisa e tra le più infami: lo stupro della donna del Nemico, specialmente quando non si può colpire direttamente quest’ultimo, tipica dei peggiori conflitti tribali. E in questo il Partito dell’Amore dimostra di essere una banda incallita di stupratori seriali. Ma ciò che più sconcerta è l’afasia di Gianfranco Fini che imperturbabile assiste allo stupro continuato della propria compagna, senza colpo ferire, continuando a permanere sotto lo stesso tetto dei violentatori, e non sapere bene cosa farà da grande. E questo la dice lunga sulla caratura umana del personaggio…
Ha un bel da fare Flavia Perina che, da Il Secolo d’Italia, si rivolge direttamente alle donne del PdL appellandosi alla loro nobiltà d’animo.
La povera Perina dimentica infatti una verità fondamentale: l’harem del Sultano non è luogo per solidarietà femminili né di “disagio”, ma spietata arena di perfidie dove ogni mezzo è lecito per la conquista del ruolo di favorita. Dovrebbe capire la Perina che nell’orgia di prestazioni ancillari, non esiste alcuna dignità da riscattare, specialmente quando a dominare è  la cupidigia delle odalische convenute nell’alcova imperiale per libera scelta, né mittenti alle quali indirizzare la sua lettera (QUI).
 In compenso, non ci resta che constatare come, ultimamente, proprio le lettere aperte siano tornate di gran moda…
Il buon Water, reduce da una stagione di eclatanti successi alla guida del suo rivoluzionario PD, scrive la bellezza di tre pagine al Corriere della Sera, senza mai pronunciare la parola ‘sinistra’ sostituita con nuove sperimentazioni semiotiche di sicuro successo e dal notevole impatto evocativo: “le culture di progresso”.
Il teologo Vito Mancuso è sconvolto dall’apprendere che Mondadori è stata appena beneficiata dalla solita leggina ad hoc, che la solleva dalla noia di dover versare 350 milioni di euro al Fisco, per mancati versamenti d’imposta. Così, dalla colonne de La Repubblica, il teologo spicca un ardito volo pindarico, avvitandosi in quegli inconcludenti esercizietti retorici che tanto piacciono a certa intellighenzia progressista.
Tanto per citare le ultime dal mazzo… 

«Il caso senza alcun ordine governa le cose umane e sparge i suoi doni con mano cieca, favorendo le inclinazioni peggiori. La terribile libidine vince i puri e l’inganno regna nella reggia del potente. Il popolo si compiace di conferire gli onori ad un infame; onora e odia gli stessi uomini.»
 
 (Seneca; Phaedra. vv 978-984)

È difficile appassionarsi al putridume da bassa macelleria politica, col suo riporto di schiume infette. Ragioni di profilassi consigliano di circoscrivere in un necessario cordone di quarantena la colliquazione necrotica che trasuda dalla carcasse della seconda repubblica.

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I SOLITI IGNOTI

Posted in Masters of Universe with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , on 24 aprile 2010 by Sendivogius


In virtù dell’obbligatorietà dell’azione penale, che qualcuno suggerisce di abolire, la Procura di Roma “ha disposto il procedersi nei confronti di ignoti per il reato di calunnia aggravata e continuata  ai danni di Marco Garatti, Matteo Dell’Aira, e Matteo Pagani”, i tre operatori umanitari di Emergency impegnati in Afghanistan. I volontari furono sequestrati il 10/04/2010 dai servizi segreti afghani e detenuti illegalmente, per 8 giorni, in una prigione sconosciuta, senza alcuna assistenza legale né formalizzazione ufficiale dei capi d’accusa. In proposito, la violazione delle procedure d’arresto e di carcerazione avrebbero dovuto suscitare una certa riprovazione delle autorità italiane, dal momento che all’Italia, tra i vari compiti, è stata demandata anche la riorganizzazione del sistema penale (QUI). In alternativa, se avete problemi a visualizzare il contenuto del link, potete cliccare QUI.
  Immancabili come sempre, coerenti con la filosofia che ispira le menti sublimi del nuovo Partito dell’Amore sottolio di ricino, sono subito arrivate le fragorose esternazioni dei nostri festaioli membri di governo, rivolte contro ben altro obiettivo…
Tra gli “ignoti”, sui quali la procura romana si guarderà bene dall’indagare, ci sono infatti gli specialisti della calunnia organizzata a mezzo stampa, raggrumati nelle più orride discariche della peggior stampa padronale. Parliamo, naturalmente, di
‘Libero’ e ‘Il Giornale’: le due cloache gemelle che si scambiano i liquami, secondo il principio dei vasi comunicanti; le due voci della fogna a direzione interscambiabile per omologhi, tramite il tandem Belpietro-Feltri uso a mazzolar diffamando.

Ma nell’affollato club dei soliti ignoti c’è pure mezza fascisteria di governo, con la partecipazione straordinaria del ministro Franco Frattini: lo stoccafisso surgelato agli Affari Esteri, che alla vigilia degli arresti ci delizia con una preghierina laica, ribadendo la sua “piena fiducia nelle autorità di Kabul”, impalato nel suo consueto (e innaturale) rigor mortis da zombie governativo:

«Prego con tutto il cuore da italiano che quelle accuse non siano vere, perché l’idea che possano esserci degli italiani per i quali anche una parte di quelle accuse siano vere, mi fa rabbrividire.
(…) Lo prego davvero di tutto cuore, perché sarebbe una vergogna per Italia.»

  (11 Aprile 2010 – Franco Frattini)

Ogni paese ha le sue vergogne nazionali… le nostre generalmente indossano gessati e proferiscono pensierini imbarazzanti, all’insegna di una retorica patriottarda da libro ‘Cuore’, nell’ostentazione compiaciuta della sua arci-italianità, senza inutili foglie di fico a coprir le pudenda.

Se il ministro Frattini prega, il suo sottosegretario è perplesso:

«Gli arresti devono far riflettere Gino Strada e la sua organizzazione, che forse da umanitario fa un po’ troppa politica. Il governo italiano deve accertare la verità  e mi auguro che la verità dia ragione a Strada, ma ho delle perplessità»

 Alfredo Mantica, sottosegretario agli Affari Esteri.
 (11 Aprile 2010)

Chi invece non ha alcun dubbio è Ignazio Benito La Russa, il sempre loquace Ministro della Guerra con la perfetta conoscenza del caso:

«Gino Strada dovrebbe evitare di accusare il governo afghano, di gridare al complotto della Nato e di tirare dentro il governo italiano. Sarebbe più saggio se, in attesa di sapere come sono andate le cose perché non ha conoscenza del caso specifico, Strada prendesse le distanze dai suoi collaboratori, perché può sempre succedere di avere accanto, inconsapevolmente, degli infiltrati. Nel passato è accaduto tante volte. (…) La storia del complotto non sta in piedi»

 (12 Aprile 2010)

E siccome i didimi vanno sempre a coppia, non potevano mancare le strombazzate dell’instancabile Maurizio Gasparri, detto ‘Il Merda’:

«Sul caso Emergency-Afghanistan il governo italiano deve intervenire, ma per le ragioni opposte a quelle citate da certi personaggi. Già in occasione di altre vicende emersero opinabili posizioni e contatti di questa organizzazione. Ora che ci fossero armi in luoghi gestiti da questa gente si è visto chiaramente su tutte le televisioni. Il nostro governo deve tutelare la reputazione dell’Italia che impegna le proprie Forze armate in Afghanistan e in altre parti del mondo a tutela della pace e della libertà minacciate dal terrorismo. Chi dovesse vigilare poco, e siamo generosi a limitarci a questo, crea un gravissimo danno. Ci riferiamo ad Emergency. L’Italia non può essere danneggiata da queste situazioni. La nostra linea è chiara. Quella di altri no!»

Perciò la procura capitolina si risparmi pure le manfrine dell’indagine, con tanto di rogatoria internazionale; per scoprire i più che notori, le basterebbe bazzicare i dintorni di Palazzo Chigi, senza spostarsi da Roma.

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Personaggi in cerca d’autore…

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 18 aprile 2010 by Sendivogius

Quando in un Paese non esiste più un’opposizione reale, allora in qualche modo bisogna inventarsela per continuare la necessaria finzione democratica.
Attualmente, questo sembra essere il principale problema giunto a scuotere i ranghi del Pretorio delle Libertà: la disfida domestica tra i manipoli dell’eterno delfino, Gianfranco Fini, e la guardia imperiale dell’Unto popolare, Silvio Berlusconi.
Se Atene piange, Sparta non ride. Infatti siamo rimasti molto turbati dall’inaspettata rissa che si è scatenata tra la servitù, all’interno del Partito dell’Amore in apparente crisi coniugale. Poi abbiamo capito… È l’ennesima riedizione di un vecchio trucco, ad uso e consumo per i gonzi in stato di fermo:
poliziotto buono contro poliziotto cattivo. L’unico che ci poteva cascare con tutte e due le scarpe non poteva essere altri se non il Party Dummy democratico, la raffazzonata cuccia dei cani bastonati che ululano alla Luna dopo l’ultima mazzolata elettorale.
Non avendo alcunché da dire, nel PD si improvvisano recite a soggetto, con un segretario in perenne stato confusionale, tanto da esser ancora convinto di aver vinto le regionali. Infatti, da quando è stato eletto, il filosofo prestato all’economia, l’Addormentato Pierluigi Bersani, sembra entrato in coma irreversibile, circondato da troppi nani pronti a staccare il sondino dell’alimentazione artificiale, e nessun principe all’orizzonte disposto a destarlo con un bacio.

A parlare per conto dello smarrito Pierluigi, ci pensa però la sua badante personale: il Quintilio Varo delle elezioni perdute, il Napoleon delle Waterloo elettorali, il Richelieu dell’inciucio perenne… Si tratta dell’inamovibile Massimo D’Alema: lo stratega a maglie larghe delle costituenti fallite.
Per gli emuli progressisti della “Giovinezza al potere” tutto si ridurrebbe ad un fattore anagrafico, legato al mancato ricambio generazionale, come se la Iuventas in quanto tale avesse per sua stessa natura un valore positivo in assoluto, senza tener conto delle capacità individuali e dell’effettivo contributo del singolo.
 A questo proposito, salvo l’immediata raffica di smentite e rettifiche, si sentiva davvero la mancanza di un contributo fondamentale come quello offerto dal quarantenne
Andrea Orlando, sedicente ‘esperto’ del PD (con maturità scientifica) in materia di giustizia, che su “Il Foglio”, in una sostanziale sottoscrizione della riforma giudiziaria di matrice piduista, arriva a mettere in discussione anche l’obbligatorietà dell’azione penale, ignorando evidentemente i motivi storici della sua istituzione:

“…credo sia giusto che il maggior partito dell’opposizione espliciti con chiarezza le proprie intenzioni per tentare di riformare la giustizia italiana in modo il più possibile condiviso. Mi applico dunque a un esercizio da molti consigliato. Facciamo finta, per un attimo, che in Italia il problema sia solo quello di far funzionare appunto la giustizia. Dimentichiamoci almeno per un momento Berlusconi, così come dei suoi processi da aggiustare e delle sue vendette da consumare, e partiamo dalla giustizia civile dove, lontano dai riflettori, si consuma quotidianamente un disastro che potremmo definire ‘muto’.
(…) Siamo disponibili a confrontarci in Parlamento sulle questioni più comunemente evocate dal dibattito corrente che attengono a questioni cruciali per il nostro sistema giudiziario: una verifica concreta dei giusti tempi del processo; una seria riflessione per la ridefinizione dell’obbligatorietà dell’azione penale; una riforma del sistema elettorale del Csm che diluisca il peso delle correnti della magistratura associata, rafforzandone l’autorevolezza; la necessaria distinzione dei ruoli tra magistrati dell’accusa e giudici, e un ragionamento sulla efficacia delle attuali azioni disciplinari nel mondo della magistratura.
(…) Non ci sarebbe invece molto da fare a proposito delle separazione delle carriere, essendo già stata realizzata una sostanziale e sufficientemente rigida distinzione dei ruoli con la riforma ordinamentale, varata soltanto due anni fa. Tuttavia sono ipotizzabili norme che rafforzino il criterio della distinzione dei ruoli, precisino le incompatibilità e i limiti temporali di permanenza nei diversi uffici.
Una specifica disciplina meriterebbe la limitazione all’elettorato passivo dei magistrati, di quelli che hanno svolto funzioni requirenti
in particolare.
Infine si potrebbe affrontare quello che, a mio avviso, è la questione centrale del sistema: l’efficacia dell’azione disciplinare.
(…) Sull’esercizio dell’azione penale, poi, sarebbe matura una riflessione sulla rimodulazione dell’obbligatorietà, attraverso l’individuazione di priorità che non limitino l’indipendenza dei pm. Esistono diverse ipotesi ragionevoli e il Pd ha già depositato una proposta di legge su questo tema. Se la maggioranza dimostrasse di voler discutere su questo argomento con serietà il Partito democratico è pronto a confrontarsi senza pregiudizi.
Tre anni sono sufficienti per fare tutto questo senza necessariamente partire dal presupposto che si debba modificare la Costituzione. Eventualità alla quale ricorrere solo come estrema ratio. Questo approccio consentirebbe di evitare che ciò che si può fare in modo condiviso resti in ostaggio di ciò che divide. Su questo terreno potrebbero incontrarsi una destra che riscoprisse la primazia della legge e una sinistra che rammentasse che tra le sue radici c’è la cultura delle garanzie.”
  (Il testo integrale lo trovate QUI)

Eh sì, Orlando vive in Svezia e finge di ignorare l’anomalia italiana, avendo da un bel pezzo rinunciato a rimuoverla. In compenso, si preoccupa di fornire i suggerimenti normativi e la necessaria collaborazione, per normalizzarla e legittimarla a norma di legge. Probabilmente, l’elaborazione della irrinunciabile “Bozza Violante” non bastava: serviva ancora qualcos’altro di più devastante… Il bello è che Orlando afferma di agire in nome (?!) e nell’interesse della Sinistra italiana. E, di grazia, da quando il PD sarebbe diventato un partito di sinistra?!?

“Proprio la costruzione del progetto politico dell’Ulivo prima e ora del Partito Democratico e dell’unità delle forze del riformismo italiano costituisce il centro del mio impegno politico. Intendo affermare le ragioni di questo progetto, anzitutto nel territorio ligure e nella provincia spezzina; credo che esso possa conquistare nuovi e più vasti consensi se saremo in grado di rafforzare la proposta di mettere l’accento sul tema dell’ innovazione e delle opportunità, in modo da offrire alle giovani generazioni inedite occasioni di crescita civile.”

Eppure, per certi ‘puristi’ dell’età, nemmeno Andrea Orlando a quarantuno anni suonati sarebbe abbastanza giovane… In alternativa, ci sono sempre gli Arrabbiati del Grillo tonante: i trentenni del qualunquismo protestatario, votati alla mistica settaria dell’e_guru telematico. Altrimenti, c’è sempre la mitica LEGA Nord, con le sue giovani promesse… accompagnate dai genitori! In rappresentanza dei ventenni, potete già cominciare a gustare la Trota… Per gli amanti delle listine  griffate dal Grillo, c’è  invece il gauleiter Cota… Peraltro, dei due esemplari leghisti avevamo già parlato QUI.
Di bene in meglio.

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