Archivio per Partiti

Hic sunt leopoldi

Posted in Masters of Universe with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 28 ottobre 2014 by Sendivogius

ZEE Cast by Alexiuss - Longing

«Avere un nemico è importante non solo per definire la nostra identità, ma anche per procurarci un ostacolo rispetto al quale misurare il nostro sistema di valori e mostrare, nell’affrontarlo, il valore nostro

 Umberto Eco
“Costruire il nemico”
(15/05/2008)

Giulio Andreotti Il Divo Giulio, che della materia se ne intendeva, era solito dire il potere logora chi non ce l’ha. E possiamo soltanto immaginare i tormenti del Giovane Renzi, fintanto che non ha potuto ottenere l’agognato giocattolo e ritagliarsi un corona di carta stagnola.
RenzusconiArrogante, indisponente, sferzante.. il Bambino Matteo mostra finalmente il suo vero volto, senza più finzioni. Adesso che ha ultimato la muta e raggiunto la maggior età, manovra saldamente il bastone del potere, rivelandosi per ciò che in fondo è sempre stato… Un capriccioso caudillo peronista col gusto del comando e ambizioni sconfinate, che per puntellare un potere personalistico quanto mai precario ha bisogno di inventare ogni giorno dei nemici, contro i quali convogliare le proprie inadeguatezze. E pazienza se li sceglie tutti a “sinistra”, con alleanze spostate interamente a “destra”, mostrando un furore ideologico che va ben oltre la Thatcher, ed esibendo un disprezzo sconosciuto persino all’Amicone di Arcore nei suoi tempi migliori.
Gianni e Pinotto (EDOARDO BARALDI)Per intenderci, è quello che, ad eccezione del padronato di Confindustria con cui la sintonia invece è totale, non tratta con le parti sociali (che al massimo possono essere convocate per prendere ordini dai suoi tirapiedi senza delega), perché prima devono farsi eleggere in parlamento. Esattamente come ha fatto Matteo Renzi e la sua cricca di speculatori.
E questo perché le leggi si fanno in parlamento, non nei tavoli per le trattative.
Peccato che poi, ridotto il Senato ad un simulacro di non eletti, il Parlamento rimanga più che altro aperto pro forma, dal momento che al suo interno tra voti di fiducia, deleghe in bianco al governo, e contingentamento dei tempi di discussione in aula tramite l’abuso della “ghigliottina” (più pratico mettere bavagli che tagliar teste), ormai non si parla né si discute più di nulla. In compenso, si ubbidisce a tutto ciò che un Presidente del Consiglio, rigorosamente non eletto, impone in ‘agenda’ (la sua), ricorrendo ai servigi di una corte di nominati in null’altro scelti se non per fedeltà e dipendenza diretta con le sorti del Capo, a cui sono indissolubilmente legati.
Alla “Leopolda”, più che una stella è nato un ducetto. Di quelli piccoli piccoli, come i borghesi dei quali si circonda, per puntellare il culto della sua egocrazia personalistica.
The-Walking-Dead-Companion-TV-Show-Series-AnnouncedEd è morto un partito, imbarazzante come le sue iniziali in richiamo della bestemmia che è stato, per lasciare il posto al “partito della nazione”, a vocazione più egemonica che maggioritaria; coi suoi ras e le sue squadre di chierichetti d’assalto, transumati dalle stalle della provincia fiorentina alla greppia del potere romano, confermando un vecchio aforisma:

“Nessun partito politico è di sinistra dopo che ha assunto il potere.”
Guido Morselli
“Diario”
Adelphi (1988)

In quanto ai partiti della nazione, che nei casi più deleteri hanno l’inclinazione a degenerare in “partiti unici”, i precedenti non mancano e non sono dei migliori…
BalillaSinceramente non se ne sentiva la mancanza. Ma agli italiani piacciono. Che si tratti di una camicia nera, un distintivo cloisonne appuntato sul bavero, un tavolo prenotato negli scantinati della stazione di Firenze… li fa sentire importanti, alimenta in loro la presunzione di appartenere alla “razza padrona”. O quantomeno dona l’illusione di farsela amica, che poi sistemiamo tutto la famiglia!
Non esiste corte senza servi, né padrone senza cortigiani. E il machiavellismo del piccolo principe fiornentino non fa eccezione.
Il partito della nazione vive di assoluti e aspira alla totalità. Di riflesso, non ama la diversità; semmai la tollera, fintanto che è funzionale a mantenere l’illusione della pluralità al suo interno, purché le voci critiche siano anche impotenti e pronte ad allinearsi all’occorrenza.
I corpi sociali e le rappresentanze intermedie sono superflue. Se indipendenti, costituiscono un problema. E vengono vissute come un inutile impaccio, quando non speculari alla rappresentazione del potere ed alla costruzione del consenso nel e per il “partito” che si è fatto “nazione”; o meglio: a puntello del comitato d’affari che ne dirige il corso.
A maggior ragione, per tastare il polso della nazione basta un Capo, meglio se carismatico, che come gli antichi re taumaturghi instaura un rapporto diretto coi suoi sudditi, tramite il tocco salvifico della sua autorità.
renzi-berlusconi - opera di EDOARDO BARALDIOvviamente tutto il suo potere discende dal “popolo”, che non potendo essere consultato nella sua interezza può esprimersi solo attraverso il lavacro catartico delle elezioni, strutturate alla stregua di un plebiscito. Le votazioni sono concepite come ordalia elettorale a giustificazione trascendente di un esercizio personalizzato del potere, sempre più svincolato rispetto al primato della legge, o alla stessa architettura costituzionale da distruggere tassello dopo tassello con furia iconoclasta.
art 138In assenza di un consenso totale, ci si accontenta della maggioranza relativa, mistificata in investitura assoluta: 11 milioni di voti alle elezioni europee (Water Veltroni ne prese 13 milioni alle “politiche”. E perse), su una nazione di 60 milioni di abitanti, possono bastare.
In fondo, si tratta di un passaggio di consegne: la “sovranità del popolo” viene ceduta per delega (basta una crocetta su una scheda) a legittimazione di un potere esclusivo, accentrato nelle mani del nuovo sovrano, che lo esercita nelle forme che ritiene opportune, in deroga alle norme stesse e nella pretesa delle sue prerogative regali.
Spacciata per modernità al passo coi tempi di un mondo globalizzato, è in realtà una formula di potere antichissima; nelle sue varianti la si è chiamata oclocrazia, cesarismo (la definizione più appropriata), bonapartismo… ma tutte discendono da una medesima matrice: il feudalesimo.
Lo si può digitalizzare strusciando le dita unte sul display di un i-phone, cinguettando banalità via twitter e aggiornando il profilo facebook con la velocità di una connessione wi-fi, ma il risultato non cambia.
SELFIE-MAN (1)Col superamento dello “spirito delle leggi”, viene meno la divisione dei poteri e dunque dello “stato di diritto”. Semplicemente ci troviamo di fronte ad ‘altro’. Ma in fondo parliamo di Montesquieu: uno che per scrivere usava una piuma d’oca, attingendo l’inchiostro da un calamaio, facendosi luce con una candela di sego. E se si doveva fare un selfie, al massimo chiamava un ritrattista specializzato in bozzetti a carboncino su foglio di pergamena!
Altro che gettone telefonico e rullini fotografici!!

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Re di Fuffa

Posted in Masters of Universe, Stupor Mundi with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 29 settembre 2014 by Sendivogius

poker cards

«Con Propaganda si intende l’intera gamma di attività il cui contenuto è l’informazione o il divertimento e il cui scopo è in questo caso:
a) distrarre l’attenzione dai sacrifici attuali.
b) giustificarli in termini di garantita felicità futura.
Ciò può implicare o no la presentazione del mondo esterno come un mondo la cui situazione è ancora peggiore, ma presenterà senz’altro come di gran lunga inferiore il livello di vita passato.
Uno scopo altrettanto importante della propaganda sarà quello di convincere le masse che l’attuale leadership è il più efficiente veicolo di modernizzazione; ciò può essere ottenuto in termini razionali avvalendosi di immagini statistiche, o in termini irrazionali che presentano la leadership come superumana.
Con Repressione si intende l’intera gamma delle attività politiche della polizia miranti a:
a) Sopprimere l’attività politica individuale, mediante la sorveglianza e l’imprigionamento.
b) Intimidire le masse con l’esibizione della forza.
c) Impedire la circolazione di informazioni rivali, controllando i mezzi di comunicazione di massa e inibendo la discussione pubblica.»

   Edward N. Luttwak
   “Tecnica del Colpo di Stato”
   Longanesi, 1969.

Bandiera di Hong KongPraticamente, è la differenza fondamentale che intercorre tra l’Italia ed il governatorato cinese di Hong Kong, La diversità consiste nel fatto che, mentre la prima ha fatto dell’uso della “propaganda” una felice applicazione di governo, la Cina deve ricorrere alla “repressione” perché, nonostante tutto, una coscienza democratica esiste ancora, laggiù ad Hong Kong, dove in sostanza si protesta per potersi scegliere i propri rappresentanti in libere elezioni, mentre da noi si festeggia la cancellazione del Senato elettivo e dei consigli provinciali (e non delle Province) con l’insediamento di ‘candidati’ nominati dal nuovo partito unico. Strano si voti ancora per il Parlamento.
DC FOREVERIn un mondo impazzito che funziona alla rovescia, l’ironia della storia a volte sa essere beffarda… Capita così che uno degli ex portaborse di Francesco Rutelli, un bolso democristiano col puzzo di sagrestia ancora addosso, nemmeno quarantenne e che da oltre 20 anni campa quasi esclusivamente di “politica” (quella peggiore, consumata negli apparati di partito), venga a spiegare cosa sia di ‘sinistra’ e cosa invece no.
Peccato che dalla guerra alla magistratura, allo scontro senza quartiere contro i sindacati, o meglio contro la CGIL (additata a causa primaria di ogni male e tra poco anche della crisi economica); dall’astio per i “professoroni” all’insofferenza per le regole; dall’abolizione dell’Articolo 18 alla cancellazione dello Statuto del Lavoratori; dalle privatizzazioni selvagge alla depenalizzazione dei reati fiscali… tale idea della ‘sinistra’ sembri una copia carbone della peggiore destra post-berlusconiana, con la quale peraltro governa felicemente e condivide tutto, tanto è ad essa complementare.
Patetica è invece la cosiddetta “Minoranza PD”, vomitevole nella sua ignavia parolaia fatta di ‘tesi’ e mai di ‘antitesi’, alla disperata ricerca di una sintesi impossibile, che dopo essersi allevata in casa un aspirante dittatorello da 80 euro con la sua banda di chierichetti assatanati, adesso si fa meraviglia per essere diventata una costola del berlusconismo di ritorno. Per giunta, dopo la svendita, è pure a rischio sfratto.
Matteo RenziE si capisce perché quel comitato elettorale permanente a servizio esclusivo del Capo, e che si fa chiamare con l’acronimo di una bestemmia, abbia chiuso i suoi giornali d’area, ancor più inutili quando si può contare sulla solida sponda di quotidiani d’eccezione, fedelmente schierati e a costo zero. Parliamo di formidabili baluardi come Il FoglioLiberoIl Giornale (servo di due padroni)… che alternano il consueto fascismo islamofobo, il maccartismo anti-tasse, e le dispense a puntate sulla vita illustrata del duce, con editoriali apologetici sul miglior leader che la destra italiana abbia mai avuto: Matteo Renzi, per l’entusiasmo incontenibile di una Alessandro Sallusti in amore, o di un estasiato Giuliano Ferrara che forse ha ritrovato il simulacro del suo nuovo Craxi.
Le grandi iniziative editoriali di 'Libero'Il dramma vero comincia quando il Mister 41% a colpi di 80 euro, come i peggiori ras democristiani del voto di scambio, dall’alto di un provincialismo desolante ed un’ignoranza devastante (proporzionale solo alla presunzione del personaggio), si cimenta in questioni che non conosce minimamente, se non per sentito dire, discettando di “lavoro” e “occupazione”. Parole quanto Adessomai vuote, se messe in bocca ad uno che non ha mai lavorato un solo giorno in vita sua, a meno che non si voglia davvero prendere sul serio l’assunzione farlocca come “dirigente”, nell’aziendina in fallimento del papà bancarottiere, specializzata nella distribuzione de “La Nazione” e “Il Giornale” per la provincia fiorentina.
Dopo la “Riforma Fornero”, che di fatto ha abolito l’Articolo 18, senza che la “minoranza piddì”, allora maggioranza, avesse nulla da ridire, il reintegro del lavoratore ingiustamente licenziato è previsto solo in caso di conclamata discriminazione.
Discriminazione che potrà essere esercitata senza più alcuna preoccupazione di natura legale, per motivi politici, razziali, religiosi, sindacali, antipatia personale, o mero clientelismo familista
Renzi AdessoMa per lo strafottente Signor Cretinetti transumato da Palazzo Pitti a Palazzo Chigi, gli “imprenditori”, che sarebbe più consono chiamare PADRONI,devono poter licenziareperchéterrorizzatidalla semplice idea di dover riassumere qualcuno cacciato via, senza giusta causa, perché poco gradito alla direzione, per motivi che nulla c’entrano con la “produttività”.
Robot6Sfugge pertanto la correlazione esistente tra la totale libertà (!?) di licenziamento e la stabilizzazione dei lavoratori “precari” che, in quanto licenziabili in qualunque momento e per qualsiasi (non) ragione, continueranno a restare tali ad vitam.
Licenziato Eutelia Non si comprende la relazione tra l’estendere la tutela della maternità, con l’estensione delle prestazioni sociali a tutte le lavoratrici madri, e la cancellazione dell’Art.18 che le salvaguarda del licenziamento discriminatorio.
Né si capisce come dalla cancellazione di un diritto possano scaturire più diritti e garanzie maggiori, per tutti coloro che oggi ne sono sprovvisti.
OmniaÈ l’Articolo 18 che impedisce la stabilizzazione dei precari e l’estensione delle tutele? O la riduzione dei contratti atipici? O l’introduzione di un sussidio universale e maggiori tutele salariali? O una nuova politica della formazione professionale e rientro lavorativo?
TeleperformanceNell’immediato si istituisce il licenziamento per tutti, libero, assoluto, indiscriminato… Gli effetti sul ritorno occupazionale sono tutti da dimostrare. E da spiegare.
Autogrill Per quanto riguarda la riforma degli “ammortizzatori sociali” e le “integrazioni al reddito”, che certo non crescerà se ad ogni scatto di carriera o aumento salariale posso cacciare via, senza troppe spiegazioni, il lavoratore diventato troppo costoso e troppo ‘vecchio’, si possono aspettare tempi migliori. Al momento si ignora tutto, dall’entità, alle modalità di erogazione, al reperimento delle coperture. Ma per queste ultime è facile indovinare… Ci pensa il prof. Yoram Gutgeld, l’inventore della trovata degli 80 euro e primo consigliere economico nel consiglio di guerra di Telemaco. Brutalmente, la linea del professore israeliano può essere condensata così: privatizzare tutto, vendere tutto il vendibile nell’ambito del patrimonio pubblico, tagliare le tasse (ma anche taglio delle detrazioni). Assomiglia a Reagan, ma si legge Renzi.
Festa RenzianaCome tutti i fanfaroni dotati di un ego sconfinato, confonde la pratica con la propaganda in un’overdose mediatica da sovraesposizione auto-esaltatoria su ogni mezzo di comunicazione esistente, per un orgia declamatoria che non conosce confini, né riposo, né imbarazzo.
Ma diventa impudente quando parla di congiura dei “poteri forti” mentre si accompagna a impotenti deboli come Sergio Marchionne, coi vari banchieri, squaletti della speculazione finanziaria, e padroni delle ferriere, confluiti nello stagno del renzismo.
Marchionne e RenziTra l’altro, da profondo conoscitore del mondo del lavoro quale è, non perde occasione per blaterare qualcosa a proposito di milioni di Co.Co.Co. che per inciso sono gli unici contratti atipici a non esistere più nelle imprese private, essendo stati aboliti dalla cosiddetta “Legge Biagi”, ma mantenuti unicamente nella Pubblica Amministrazione. Non si capisce cosa impedisca al premier decisionista di eliminarli una volta per tutte e sostituirli magari con contratti a tempo determinato, insieme a tutte le garanzie del caso.
EatonMeraviglioso è poi quando parla del sindacato, unica impresa che sta sopra i 15 dipendenti e non lo applica. I sindacati, esattamente come i partiti politici, sono “enti di fatto”; Si può discutere a lungo su questa anomalia DOAgiuridica. Ma diventa inutile quando hai a che fare con un piazzista da televendita, intento a rifilare i suoi bidoni ad una platea di cheerleaders in orgasmo. E certo non si può pretendere da un azzerbinato Fabio Fazio, ridotto a scendiletto del premier, quello scatto di reni che manca ad un intero paese che, se proprio deve, intervista i ‘potenti’ in ginocchio ed evita sempre di porre le domande giuste.
fazio-e-renzi-defaultNella prevalenza degli annunci sui fatti, tramite la distorsione permanente della realtà ridisegnata per le esigenze di marketing, la correlazione logica tra premessa e valutazione è del tutto ininfluente. L’arte della propaganda si basa sulle suggestioni ed ha bisogno di immagini ad effetto, per imprimersi nella mente ed innestarsi come cortocircuiti logici sul percorso del pensiero analitico.
Come ben sa il Lettore che abbia avuto la pazienza di seguirci finora, il problema è che il pensiero si nutre di complessità; la propaganda vive di semplificazioni.
Manipolazione e ripetizione, nella reiterazione di paralogismi ad alto contenuto mediatico, sono alla base del suo successo, attraverso un condizionamento studiato dell’immaginario collettivo su archetipi condivisi.
Sostanzialmente, per riuscire al meglio, la propaganda richiede due requisiti fondamentali: una predisposizione naturale alla menzogna e una gran faccia da culo.
Per sua fortuna, proprio come il mentore di Arcore, il Telemaco in camicia bianca dispone in abbondanza di entrambe.

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Partito della Nazione

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , on 4 luglio 2014 by Sendivogius

frase-cuando-hay-un-gran-lider-un-gran-partido-y-una-genuina-patria-brilla-la-nacion-lo-mismo-que-el-kim-jong-ilUltimamente, si sente parlare sempre più spesso e con una certa leggerezza, in conformità con la faciloneria dei tempi che corrono, di “Partito della Nazione”. Si tratta di una scelta semantica funzionale a Alemanno - Partito della Nazionedefinire la catalizzazione del consenso. E di per se stessa si presta a interpretazioni quantomeno dubbiose: se la “nazione” vive politicamente in un partito che ne riflette le scelte e l’animus prevalente, come si dovrebbe definire ciò che ne resta al di fuori per incapacità di omologazione o intrinseca resilienza? Anti-nazionale, e dunque anti-italiano, ‘sovversivo’?!?
Se la scelta delle parole è importante, bisognerebbe saper cogliere anche il presupposto “totalitaristico” di simili definizioni…
JoinTeaPartyNationIl termine, recentemente evocato dal premier Renzi, è in realtà una vecchia trovata di Pier Ferdinando Casini [QUI]. E con ogni evidenza si ispira a quello che in Italia fu il “partito della nazione” per eccellenza: la Democrazia Cristiana. La riscoperta rende bene qual’è il modello ispiratore e l’approdo ultimo delle attuali fregole “riformiste”, soffritte in salsa liberista.
L'arrivo del partito della nazioneMa l’idea di un “partito della nazione” non è certo una novità nello spettro politico, visto che solletica perfino le simpatie di vecchi comunisti in disarmo come Alfredo Reichlin, in una ritrovata visione egemonica ai tempi della post-democrazia.
Partito della NazioneSostanzialmente, costituisce una variante rivista e corretta del cosiddetto catch-all party, il “partito pigliatutto”: invenzione non nuovissima, dal momento che il primo ad utilizzare l’espressione fu il prof. Otto Kirchheimer, che ne teorizzò la struttura già a metà degli anni ’60, considerando il fenomeno come la naturale evoluzione dei partiti di massa. Tramite l’adozione di un armamentario post-ideologico, assolutamente flessibile e trasversale, il “partito pigliatutto” si concentra sulla promozione elettorale di interessi specifici e quanto più variegati possibile. Ottimizza il consenso, tanto più condivise sono le tematiche promosse, quanto più è indefinita la visione ideologica d’insieme e liquido il suo elettorato di riferimento. Allargando l’offerta elettorale delle proposte, pesca suffragi nei bacini elettorali più diversi. Si direbbe che più che indirizzare l’elettore, focalizzando l’azione su specifici temi, ne insegua piuttosto gli umori, avvallandone le pulsioni e funzionando come perfette macchine elettorali, per la massimizzazione del consenso in termini di voti.
Il “partito pigliattutto” è stata l’entità prevalente dell’ultimo decennio, con la sua struttura su base personalistica, mutuata dal linguaggio pubblicitario e dal marketing avanzato. Pertanto, si è passati dal partito-azienda, inteso come emanazione proprietaria delle aziende Mediaset, al sedicente “movimento” che pesca a destra e a sinistra, fuori dai vincoli di appartenenza politica nel culto ossessivo del Capo politico di cui è la protuberanza, ma in quest’ultimo caso siamo fuori scala ed è come contare i coliformi in una fogna. Più ordinario è invece il caso di quell’ex contenitore di correnti l’un contro l’altra armate, che è stato fino a poco tempo il partitone democratico, ridotto oramai a coreografia scenica e filiale organizzativa del renzismo dilagante.
Soprattutto, nella loro offerta indifferenziata, i catch-all parties sono prodotti a forte contenuto mediatico, fondati sulla predominanza degli slogan, e costruiti attorno alla personalità eclettica di un leader di cui si mettono al servizio, essendo strumenti più funzionali che sostanziali. E questo ne costituisce anche il limite e la debolezza più evidente, dal momento che la vacuità ideologica, il personalismo verticistico, ed i trasformismi politici, possono degenerare nei casi peggiori, in culto della personalità, incentrato attorno ad un populismo reazionario e improntati alla massima ubiquità.
Emblema del Partido Colorado del Paraguay Come sempre, gli esempi più deleteri ci vengono dalla realtà latinoamericana, rotta a tutte le degenerazioni possibili. In tale ambito, un modello atipico quanto particolare sono i partidos colorados di Paraguay ed Uruguay, capaci delle involuzioni e dei contorcimenti politici il più eclatanti (e ripugnanti) possibile.
Tornando invece alla specificità italiana, sopravvalutare la portata dei propri successi (ancor più se elettorali per tornate minori) non è mai un buon metro di giudizio, esattamente come non giova all’azione la prudenza eccessiva.
DicaaaE questo bisognerebbe ricordarlo all’aspirante “Telemaco” in viaggio per l’Europa. Peraltro, ad essere pignoli, la scelta mitologica è davvero tra le più infelici: Telemaco nel suo girare a vuoto, è uno dei personaggi più inconcludenti dell’Odissea; tutta la sua vita è consacrata alla ricerca del padre assente (che se la spassa come meglio può, passando di letto in letto), al quale demandare la risoluzione di problemi (tipo i proci che gli hanno occupato casa e gli insidiano la madre) che è totalmente incapace di risolvere da Telemaco e Athena nell'aspetto di Mentoresolo. Che siano la dea Atena, che si manifesta con l’aspetto del vecchio Mentore, papà Ulisse (travestito da vecchio), la madre Penelope… Telemaco si appoggia totalmente agli altri, i “vecchi” per l’appunto, senza i quali è perduto. Quando per forza di cose decide da solo, affrancandosi finalmente dall’ombra paterna, inesorabilmente sbaglia e fa una gran brutta fine.
Ecco, parlare di “Generazione Telemaco” non è esattamente una metafora di buon auspicio. Fortunatamente, la gilda di mercanti riunita sotto la finzione di un europarlamento è troppo intenta a tirar di conto sulla pelle dei popoli, per perder tempo a leggere i Classici (non è stato detto che con la Cultura non si mangia?) e dunque non si corre il rischio possa cogliere l’incongruenza. In quanto agli apologeti di casa nostra, che sempre più numerosi si affollano alla destra del Figlio, riuscirebbero a far passare l’ottone per la pietra filosofale.
È curioso che ci si gingilli invece attorno a recipienti dal contenuto variabile come il “partito della nazione”, tanto da non capire quanto siano anacronistici sia l’uno (il “Partito”) che l’altra (la “Nazione”) in un contesto fortemente diversificato. A meno che non si intenda utilizzare il nuovo contenitore come un vaso di decantazione, dove marinare opinioni, divergenze e sensibilità differenti, lasciate in decantazione fino ad elidere ogni sfumatura contraria, nell’illusione di un unanimismo stretto attorno ad un leader che decide in splendida solitudine. Perché se in Italia c’è una cosa che non manca, sono i suoi aspiranti “salvatori”.

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REPETUNDAE

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 6 giugno 2014 by Sendivogius

Rome HBO

«Lo sa come ci si fa strada qui? Brillando per genio o per capacità di corruzione. Bisogna penetrare in questa massa di uomini come una palla da cannone o insinuarvisi come la peste. L’onestà non serve a niente. Ci si piega al potere del genio, lo si odia, si cerca di calunniarlo perché prende senza condividere; ma ci si piega se persiste. In poche parole, lo si adora quando non si è potuto seppellirlo nel fango. La corruzione domina, il talento è raro. La corruzione è quindi l’arma della mediocrità che abbonda, e ovunque ne sentirà la punta acuminata.»

  Honoré de Balzac
“Papà Goriot”
(1834)

Scempio Si fa presto a parlare di “questione morale”. Con buona pace di Enrico Berlinguer, la corruzione non costituisce una anomalia strutturale in seno alle istituzioni democratiche, con l’occupazione dello Stato da parte dei partiti governativi. O, quanto meno, così non è più…
Se un tempo ormai remoto erano i ‘partiti’ a condizionare le cosiddette “realtà produttive”, nell’autofinanziamento delle proprie correnti interne e nel consolidamento delle rispettive cosche elettorali, oggi è il mondo degli affari e dell’imprenditoria ad usare la ‘politica’ come un tram per aggirare leggi e vincoli normativi, in nome di un turbo-capitalismo restituito alla sua naturale vocazione predatoria. La denuncia berlingueriana presupponeva, a suo modo, l’esistenza di un “primato della politica”, per quanto distorto e corrotto nella degenerazione dei partiti intesi come sistema di potere e di controllo, incistato sulle camarille clientelari di potentati locali per la gestione del consenso su scala nazionale, con forme organizzate di finanziamento illecito.
Mose 2Attualmente, il ‘referente politico’ appare più che altro come uno spudorato scroccone che si mette a disposizione, in posizione del tutto subalterna, lucrando prebende e favori da spendere a proprio uso e consumo esclusivo. Sottratto alla dimensione squallidamente parassitaria dei suoi protagonisti, a livello politico (e partitico), il vantaggio è minimo se non inesistente. Tant’è che oggi il fenomeno criminogeno ha una struttura sistemica assolutamente radicata nei poteri stessi dello Stato, inteso come tutore organizzato di interessi particolarissimi per consolidati intrecci criminali.
mose 3Dinanzi all’affondamento della Laguna, travolta dalla marea montante degli scandali; di fronte all’immensa greppia costruita attorno all’Expo milanese, alle rapine finanziarie che hanno coinvolto non da ultimi i vertici della Banca Carige, è difficile infatti parlare (solo) di corruzione dei partiti politici, intesi “come macchine di potere e di clientela”, quando il marcio si estende all’intero apparato istituzionale della macchina statale, sedimentata sotto gli strati di melma di una corruzione endemica, che si alimenta di funzionari pubblici, magistrati contabili, imprenditori, procacciatori d’affari e intermediatori, imprenditori, banchieri che perseguono un unico fine: arricchirsi. E farlo a spese pubbliche, usando le proprie cariche come leva di potere finalizzata al profitto personale (a tal punto da mettere in conto persino le spese per la carta igenica!).
MoseTutto è funzionale alla crapula: istituzionalizzata, depenalizzata, tollerata.. nella prosecuzione degli ‘affari’ con altri mezzi (illeciti), sull’onda lunga della cleptocrazia berlusconiana. Tanto da rasentare la norma, mentre l’eccezione è proprio l’aspetto (im)propriamente ‘morale’, che risulta comunque flessibile, asimmetrico, relativizzato a seconda dell’uso strumentale che se ne fa, nella furia iconoclasta e massimamente effimera del fustigatore di turno, tra i fumi di ritorno della peggior demagogia populista.
GiarrussoPer gusto estremo del paradosso, e tendendo ben presenti le doverose distinzioni, Si potrebbe quasi dire che la corruzione sia il metro di misura delle civiltà complesse…
Il livello di malversazioni, dei pubblici ladrocini e corruttele diffuse, nella sua strutturazione fisiologia in un sistema di corruzione collaudato, quanto persistente nella sua immanenza quasi metafisica fusa con l’apparato amministrativo, la realtà italiana ha forse pochi uguali nell’ambito delle democrazia europee, tanto da costituire il paradigma del nostro declino, ma presenta sconcertanti analogie con la tarda Respublica romana
CatoInsita nella realtà politica del mondo antico, la corruzione è strutturale all’economia di rapina che ne contraddistingue l’amministrazione statale e gli ambiti ‘produttivi’, caratterizzati dal saccheggio indiscriminato e lo sfruttamento selvaggio della manodopera, insieme all’incapacità di distinguere il patrimonio privato dall’appropriazione indebita dei beni comuni.
Spartacus Se ogni carica pubblica costituiva infatti un’occasione di illecito arricchimento, era pratica consolidata dei funzionari della repubblica (elettivi) compensare le spese della campagna elettorale, con una congrua cresta a carico dell’erario, che nella fattispecie si esplicava in un ladrocinio istituzionalizzato.
senatoPer porre un freno alle malversazioni ed alle rapine dei funzionari romani ai danni delle popolazioni amministrate, di malavoglia e sotto la spinta dei provinciali derubati, intorno alla metà del II° secolo a.C., la Respublica finì con l’istituire una serie di tribunali permanenti (quaestiones perpetuae), con lo specifico scopo di perseguire i reati di corruzione. E ne esistevano tanti quante erano le fattispecie di reato ascrivibili alle pubbliche funzioni.
Ad esempio, la quaestio de ambitu sanzionava gli illeciti inerenti la gestione della propaganda elettorale: dalla compravendita dei voti al ricorso ai brogli, che erano una pratica comune e universalmente diffusa nelle campagne elettorali.
La quaestio de peculato, come suggerisce il nome stesso, si occupava dei reati di peculato: dall’appropriazione illecita, alla concussione, alle frodi fiscali.
Rome (HBO)Le numerose Leges de pecuniis repetundis (per la restituzione del maltolto), che istituivano la quaestio repetundae, non si configuravano tanto come un provvedimento dettato dalla volontà di ripristinare la legalità violata e la repressione del crimen repetundarum, ma rientravano nell’ordinaria lotta politica, che a Roma opponeva la fazione degli Optimates a quella dei Populares, e costituivano un mero strumento di pressione per la conquista del potere.
Rome - SenatoSolitamente, era il mezzo con cui il ceto emergente dei populares cercava di scardinare lo strapotere della vecchia aristocrazia senatoria (optimates) dalla quale provenivano in massima parte i governatori provinciali ed i più importanti funzionari pubblici, avocando a sé la gestione dei procedimenti penali per corruzione, con processi che difficilmente addivenivano ad una sentenza definitiva, ma quasi sempre si concludevano con la fuga del reo in volontario esilio, per sfuggire alla condanna. E conseguente allontanamento (provvisorio) dall’agone politico.
Che poi il giudizio delle corti fosse affidato alla classe degli equites (“cavalieri”): avidi mercanti senza scrupoli, ai quali veniva pure data in appalto la riscossione delle imposte che erano soliti ricaricare illegalmente, trasformando l’esazione in una estorsione, era aspetto assolutamente irrilevante.
publicaniIl crimen repetundarum poteva essere “coactum”, ovvero tramite intimidazione e violenza, “conciliatum”, ovvero attuato tramite lusinghe e promesse; “avorsum”, l’appropriazione indebita di fondi destinati all’erario.
E in questo la legge romana non era molto dissimile all’attuale giurisprudenza che distingue la concussione per induzione da quella per costrizione. Se non fosse che l’originale latino era di gran lunga più severo nell’erogazione delle pene, più rapido nelle procedure di giudizio, e persino meglio strutturato dal punto di vista giuridico.
Tra i grandi ‘moralisti’ dell’epoca vale invece la pena di ricordare l’integerrimo Catone che, come advocatus e patronus dei provinciali iberici venuti a Roma (siamo nel 171 a.C.) per denunciare le ruberie del governatore locale, fece di tutto per insabbiare il processo affinché non venissero chiamati a rispondere in giudizio i nobiles ac potentes.

Fama erat prohibere a patronis nobiles ac potentes compellare

Tito Livio
(XLIII, 2)

Senatus E soprattutto Marco Tullio Cicerone che si costruì una reputazione come implacabile accusatore del governatore siciliano Verre, salvo divenire poi uno dei più fanatici difensori dell’oligarchia senatoria (e delle sue ruberie), dopo esserne entrato a far parte per cooptazione.
Ad ogni modo, il processo per la restituzione della pecunia capta fu il primo procedimento penalmente strutturato contro i fenomeni di pubblica corruzione e le pratiche di concussione. Funzionò? No, altrimenti non staremmo qui a parlare dei medesimi problemi, sotto altra forma per identica sostanza, dopo quasi duemila anni.

MATTEO RENZI

P.S. Il Bambino Matteo, il cui recente successo elettorale deve avergli conferito l’inopinata convinzione di essere diventato Augusto imperatore, con l’ennesimo slancio pallonaro che lo contraddistingue ha annunciato indignato:

«Fosse per me i politici corrotti li condannerei per alto tradimento. Chi viene condannato per queste cose non dovrebbe tornare a occuparsi della cosa pubblica, ecco il perchè della mia proposta di ‘Daspo istituzionale’

  (05/06/14)

Sarà per questo che con quelli già condannati in via definitiva, con sentenza passata in giudicato e interdetti dai pubblici uffici, ci fa le “riforme” (a partire da quella della Giustizia) e ci riscrive insieme pure la Carta costituzionale!
Cetto La QualunqueProbabilmente, tra i provvedimenti urgenti sarebbe assai più utile la stesura di un vero ddl anti-corruzione che preveda, tra le molte cose, il ripristino del falso in bilancio, norme più stringenti sulla concussione, insieme ad una legislazione più severa contro il riciclaggio di capitali illeciti, oltre all’allungamento dei tempi di prescrizione per i processi.
Certo è un po’ difficile mettere in agenda simili priorità, specialmente quando ad affiancare l’evanescente guardasigilli Orlando ci sono due nomi che costituiscono una garanzia (per lo statista ai servizi sociali):
Enrico Costa Enrico Costa, viceministro alla Giustizia nel Governo Renzi; già relatore per conto del Governo Berlusconi (il pregiudicato interdetto e a processo per sfruttamento della prostituzione minorile) del Lodo Alfano, che bloccava i processi giudiziari nei confronti delle quattro più alte cariche dello Stato. Lodo regolarmente firmato dal Presidente Napolitano e quindi abrogato dalla Corte Costituzionale per manifesta incostituzionalità. Ma all’avvocato Costa si deve anche la stesura del “legittimo impedimento” che prevedeva la sospensione dei processi giudiziari a carico dell’allora Presidente del Consiglio (Silvio Berlusconi) e ministri, fintanto che avessero mantenuto la carica elettiva. Tra le iniziative legislative dell’onorevole Costa vale la pena ricordare anche l’istituzione del “processo breve”, l’introduzione della responsabilità civile dei magistrati, la rivisitazione al ribasso dei tempi di prescrizione della Legge ex-Cirielli, la sottoscrizione della cosiddetta Legge Bavaglio contro la libertà di informazione, e la partecipazione a quasi tutte le leggi ad personam che hanno nei fatti paralizzato la giustizia penale in Italia.
Cosimo Ferri   Cosimo Ferri, sottosegretario alla Giustizia prima con Letta (nipote) e poi (in nome del cambiamento) riconfermato da Renzi. Il sottosegretario Ferri è il tipico magistrato politicizzato che piace al Papi (e non solo). È il grande regista sotterraneo della guerra interna scatenata dal viceprocuratore Alfredo Robledo contro i magistrati della Procura di Miliano. Mai indagato, il suo nome compare però nelle intercettazioni ambientali sull’inchiesta legata alla vicenda P3 ed alle pressioni esercitate sull’Agcom di Innocenzi [QUI], per bloccare le trasmissioni che parlavano dell’inchiesta sui fondi neri Mediaset.
A chiudere la trattativa in gran bellezza, basti ricordare che Angelino Alfano (quello dell’omonimo Lodo) è vicepremier nel Governo Renzi.

Matteo Renzi pupazzo

  PER ULTERIORI LETTURE:

Altan QUI, dove si parla di Andrea Orlando non ancora ministro, e ancor meno turbato, quando parlava di rivedere l’obbligatorietà dell’azione penale, perché anche all’opposizione il PD rimane un “partito serio e responsabile”.

QUI, dove si parla di mostri giuridici, leggi in deroga e poteri speciali e Grandi Opere e maga-appalti sui viali dorati dell’emergenza perenne.

QUI, dove si accenna al “Consorzio Venezia Nuova” di Giovanni Mazzacurati, ai primi arresti, ad ai sospettabilissimi amici di una disciolta Fondazione…
Matteo stai sereno!

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Countdown

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , on 17 gennaio 2014 by Sendivogius

hellsing-13

La drammatica prosecuzione delle Laide Intese supera il masochismo più estremo e rischia di pesare come una lapide (tombale) su quello che fu il “maggior partito della sinistra italiana”, con tanto di vocazione maggioritaria, e quanto mai prossimo alla tumulazione sotto le macerie di un governissimo, che ogni giorno perde pezzi indecenti dai suoi impresentabili gabinetti ministeriali. Il principale azionista di una maggioranza, prossima più alla demolizione che al capolinea, sembra quasi intento a vergare il proprio epitaffio funebre, nella difesa suicida di una parabola governativa ormai all’epilogo della sua fase discendente. Prigioniero com’è della paralizzante chimera migliorista, il partito bestemmia si contorce nell’incapacità di affrancarsi dal mito autogenerato della Stabilità, che poi è la patologica reiterazione di un “governismo ossessivo compulsivo che tenta di spacciare per Responsabilità”.
Faccia da schiaffi Dinanzi allo spettacolo desolante di una “sinistra” istituzionalizzata, che però ha la decenza di non definirsi nemmeno più tale, schiacciata tra (ex) giovani democristiani e giovani turchi allo sbaraglio, in perenne crisi di identità, la non-soluzione è rimessa alla continua ricerca di sempre nuovi padri putativi per supplire alla nascita da una madre incerta. A volte basterebbe rileggere i classici e riscoprire i padri nobili di una Sinistra Balena biancache fu grande, prima di farsi “centro”, scoprirsi liberal-liberista, e smarrire senso e sostanza in nome di un riformismo astratto, incapace di andare oltre il vuoto di una retorica fumosa, riducendosi a fare da scendiletto ad imbarazzanti nullità, sciaguratamente elevate a ministro, in ossequio ad una alleanza incestuosa (e vergognosa!) e rapporti innominabili con vecchi satrapi viziosi.

 Il Regime dei Pascià

Nunzia De Girolamo «L’Italia è il paese dove si è sempre verificato questo fenomeno curioso: gli uomini politici, arrivando al potere, hanno immediatamente rinnegato le idee e i programmi d’azione propugnati da semplici cittadini.
[…] i ministri non sono mandati e sorretti al potere da partiti responsabili delle deviazioni individuali di fronte agli elettori, alla nazione. In Italia non esistono partiti di governo organizzati nazionalmente, e ciò significa che in Italia non esiste una borghesia nazionale che abbia interessi uguali e diffusi: esistono consorterie, cricche, clientele locali che esplicano un’attività conservatrice non dell’interesse generale…. ma di interessi particolari di clientele locali affaristiche. I ministri, se vogliono governare, o meglio se vogliono rimanere per un certo tempo al potere, bisogna s’adattino a queste condizioni: essi non sono responsabili dinanzi a un partito che voglia difendere il suo prestigio e quindi li controlli e li obblighi a dimettersi se deviano; non hanno responsabilità di sorta, rispondono del loro operato a forze occulte, insindacabili, che tengono poco al prestigio e tengono invece molto ai privilegi parassitari.
Il regime italiano non è parlamentare, ma, è stato ben definito, regime dei pascià, con molte ipocrisie e molti discorsi democratici.»

Antonio Gramsci
(18/07/1918)

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L’illusione populista

Posted in A volte ritornano, Kulturkampf with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 3 novembre 2013 by Sendivogius

Grillini si connettono al webbé

Noi parliamo alla pancia della gente. Siamo populisti veri. Non dobbiamo mica vergognarci. Quelli che ci giudicano hanno bisogno di situazioni chiare. Ad esempio prendete l’impeachment di Napolitano. Molti di voi forse non sono d’accordo, lo capisco. Ma è una finzione politica. E basta. Non possiamo dire che ha tradito la Costituzione. Però diamo una direttiva precisa contro una persona che non rappresenta più la totalità degli italiani. Noi siamo la pancia della gente. Abbiamo raddrizzato la situazione, siamo stati violenti per far capire alla gente.
Se andiamo verso una deriva a sinistra siamo rovinati.

  Beppe Grillo
  (30/10/13)

POPULIST PARTY Circoscritto alla sua dimensione premoderna, il “populismo” propriamente detto è stato un fenomeno limitato, ancorché velleitario, tipico di realtà preminentemente rurali: i narodniki della Russia zarista nella seconda metà del XIX secolo e, alle sue propaggini opposte, il People’s Party negli Stati Uniti di fine ‘800. Entrambi furono pervasi da confuse istanze progressiste, nella loro forma ibrida ancora in evoluzione.
Sostanzialmente, il populismo si configura come una forma di primitivismo politico, che si alimenta di suggestioni e pulsioni emotive.
Come reazione alla modernità, nel trionfo dell’irrazionalismo e nel culto dell’azione nutrito dal mito per la “rivoluzione”, si confonde spesso e volentieri col nazionalismo, contribuendo non poco a concimare il substrato ideologico dei fascismi europei.
In Sudamerica, il populismo si contraddistinguerà come il tratto distintivo dei vari caudillos latinoamericani, dal Brasile di Getulio Vargas al “Partito Giustizialista” nell’Argentina di Juan Domingo Peron. E, con tutte le sue varianti nazional-popolari, fornisce a tutt’oggi la forma di governo predominante nel continente.
Southpark peopleNei sistemi politici maturi, il “populismo” ha sempre costituito un fenomeno marginale, alimentato da insofferenze piccolo-borghesi e ribellismo fiscale. Con ondate regolari, si manifesta ad ogni vento di crisi, spinto dalla marea di un malcontento diffuso ma propositivamente effimero. Nella sua forma ricorrente, rappresenta una cesura polemica tra la rappresentanza elettorale ed il corpo votante, in cerca di rassicurazioni e soluzioni semplificate a problemi complessi. Si muove su una piattaforma trasversale, attingendo tra i delusi della politica tradizionale; oscilla a sinistra, ma quasi sempre finisce per collocarsi a destra lambendone le estreme.
Nell’Europa della post-democrazia, con la crisi della rappresentanza e lo svuotamento progressivo delle libertà costituzionali, il populismo è rapidamente assurto dalla sua posizione irrilevante, confinato com’era nella periferia del tribalismo protestatario, a espressione prevalente ed in rapida ascesa nell’asfittico panorama della politica tradizionale.

«Nati spesso dal nulla come movimenti di protesta, privi di strutture, di quadri e di organizzazione, mossi da un imprenditore politico, i partiti populisti – ma non solo – si identificano innanzi tutto con il loro leader. E nonostante la loro estrema varietà, tutti i populismi hanno almeno un elemento in comune: l’importanza della leadership, al punto che molti di questi movimenti mantengono la loro unità e sopravvivono solo finché perdura il carisma del fondatore.
[…] Il populismo non si riferisce al capo solo come incarnazione dell’autorità: il leader è anche colui che esprime attraverso la sua persona i valori di cui il “popolo” è portatore. Grazie al suo carisma è in grado di mobilitare le energie al servizio del popolo e della nazione.»

 Yves MENY e Yves SUREL
 “Populismo e Democrazia”
 Il Mulino (Bologna, 2001)

Per i limiti congeniti alla carica anti-sistemica, solitamente i movimenti populisti non riescono quasi mai ad “istituzionalizzarsi”, finendo con l’esaurire la loro spinta propulsiva per l’impossibilità intrinseca di realizzare la “missione” prefissata. Incentrati esclusivamente sulla figura carismatica del “capo politico”, al quale legano le sorti in un rapporto esclusivo, si dissolvono in fretta con l’eclisse politica del fondatore per difetto di organizzazione.
NSDAP poster - Free Saxony from Marxist trash In una comunità carismatica, l’unico ruolo riconosciuto è quello del leader, che individua e quindi distribuisce le mansioni all’interno del gruppo, avocando a sé la sostanza degli aspetti decisionali ed il controllo delle reti di finanziamento, decidendone le forme e l’indirizzo secondo propria discrezione.
La concentrazione dei poteri in un’unica figura, legittimata dal fascino totalizzante del suo carisma, presuppone una debolezza intrinseca delle strutture organizzative del movimento, funzionali all’esercizio del potere carismatico e non alla creazione di una struttura permanente. L’assenza di ruoli formali distinti da quelli del “Capo”, l’irregolarità del finanziamento, la mancata strutturazione di regole e procedure, con organismi interni di garanzia per la corretta applicazione delle norme, ne costituiscono una conseguenza endemica.
D’altronde un’organizzazione strutturata in forme più complesse è rifiutata a priori, in quanto identificata con l’aborrita forma-partito, e sostituita quindi con la leadership padronale ed il rapporto diretto, quasi messianico, tra il “capo politico” ed il “popolo”, inteso più che altro come collettore omogeneo di messaggi “contro”.
A partire dagli anni ’90 del XX secolo, le nuove paure legate all’immigrazione di massa ed alla globalizzazione selvaggia, hanno gonfiato il bacino elettorale di “movimenti” e partiti populisti, facendoli tracimare dal loro alveo tradizionale, tanto che la loro espansione sembra diventata una peculiarità nei Paesi dell’area mediterranea. In questo, ha trovato fertile terreno soprattutto in Italia, da sempre laboratorio ideale di tutte le degenerazioni politiche e gli avventurismi personalistici…
Nella sua Psicologia della folla (1895), Gustave Le Bon attribuiva la tendenza ad una naturale eccitabilità delle folle latine.

“Non essendo la folla impressionata che da sentimenti eccessivi, l’oratore che vuole sedurla deve abusare delle affermazioni violente. Esagerare, affermare, ripetere, e non mai tentare di nulla dimostrare con un ragionamento, sono i procedimenti di argomentazione familiari agli oratori di riunioni popolari.”

Un secolo dopo, in tempi non sospetti, dinanzi al preponderante affermarsi del fenomeno, il Taguieffsociologo francese Pierre-André Taguieff concentrò le sue attenzioni sull’insorgenza capillare dell’illusione populista, utilizzando come termine di riferimento per il suo studio: il Front National della famiglia Le Pen ed il FPO” austriaco del prematuramente scomparso Jörg Haider, nel rapporto tra nazional-populismo e nuova destra.
Nella sua ricerca, Taguieff distingue due tipi di populismo politico: il Protestario e l’Identitario.
E su questi delinea i tratti salienti del fenomeno analizzato nella sua complessità:

«Il populismo politico presuppone una dimensione polemica (essere populista significa innanzitutto “essere contro”). Occorre precisare che entrambe le forme di populismo possono collocarsi a destra o a sinistra, abbinarsi ad un orientamento liberale o ad una posizione conservatrice, mascherare un’ostentata posizione anticapitalista o un appello alla “libertà economica”, al “capitalismo popolare” ecc.
La retorica dei movimenti populisti di destra si caratterizza in particolare per il fatto di sfruttare quelli che alcuni politologi hanno chiamato i “sentimenti antipartitici”, tramite la denuncia del programma e dell’azione di altri partiti – dei “partiti di governo” prima di tutto – o dalla condanna del comportamento di questi ultimi. Questi partiti populisti, collocati a destra o all’estrema destra, si presentano non senza paradosso come “partiti antipartiti”. La traduzione in slogan di questa posizione paradossale è la denuncia del “sistema”, dell’establishment, della “classe politica”, del “sistema dei partiti”, e della “burocrazia”.»

 Pierre-André Taguieff
 “L’illusione populista”
 Mondadori, 2003

Il segreto intrinseco per sciogliere la dicotomia di “partito-antipartito” sta nella scelta volksgemeinschaftsemantica del nome, declinato col termine di “movimento”. L’anti-parlamentarismo si traduce come critica alla “democrazia rappresentativa”, a favore di una democrazia “diretta”. Ovvero una democrazia plebiscitaria, dove di “diretto” c’è solo il costante appello al “popolo”, enumerato nel suo insieme come massa anonima ed omogenea.
Secondo Taguieff, la forma decisionale per eccellenza della democrazia populista è il referendum:

«..e più particolarmente il referendum di iniziativa popolare, che permette di aggirare le mediazioni politiche o amministrative, di scavalcare cioè il sistema rappresentativo, dato che sono gli stessi elettori, a certe condizioni, a prendere l’iniziativa della legge. Questa prima forma di populismo politico ha quindi la principale caratteristica di essere incentrata sulla contestazione o sulla critica del sistema di rappresentanza politica e sociale. Un tale tipo di populismo lo si incontra negli atteggiamenti, nei movimenti, o nelle ideologie protestatarie che mettono in atto una funzione “tribunizia”.
[…] L’appello al popolo implica la denuncia del sistema costituito della rappresentanza politica, simbolizzato nel discorso di Jorg Haider dai “vecchi partiti”…. La sua forma di legittimazione più efficace consiste nell’esigere una sempre maggior democrazia. Il 31/08/1994, Haider può così dichiarare: “Non ricostituiremo lo stato di diritto se prima non la faremo finita con il regno dei partiti costituiti. La democrazia rappresentativa è superata”.
[…] A questa domanda talvolta iperbolica di “democratizzazione” si aggiungono altre caratteristiche del discorso populista, che permettono globalmente di collocarlo a destra.
1) L’antintellettualismo, che implica l’esaltazione del sapere spontaneo o della saggezza ancestrale del popolo, il quale sa meglio dei suoi lontani dirigenti che cosa gli conviene.
2) L’iperpersonalizzazione del movimento, attraverso la figura carismatica del leader: Haider in Austria, Le Pen in Francia, Bossi nel Nord Italia, senza dimenticare Berlusconi. Nella maggior parte dei casi viene diffusa una leggenda oleografica ed edificante, che mette in evidenza la vita esemplare e la virilità del leader, il suo successo sociale e perfino la sua “onestà” o “sincerità”…. Del leader viene anche messa in rilievo l’esemplare capacità di contatto o di comunicazione con il popolo, qualità che gli permette di mostrarlo vicino “a chi sta in basso” e di distinguerlo dagli altri uomini politici, trattati come esemplari di un’unica e identica casta lontana dal popolo.
3) La difesa dei “valori del liberalismo economico”, indistinguibile da quella della piccola impresa e della proprietà privata; di qui anche la preferenza per certe categorie sociali: professioni liberali, piccoli e medi imprenditori, contadini ecc. (in realtà le classi definite medie a esclusione dei lavoratori dipendenti). Le altre categorie sociali tendono ad essere stigmatizzate come parassiti (gli impiegati pubblici in primo luogo) o come pericolosi deviati (gli artisti, tendenzialmente drogati e/o omosessuali). Si riconosce qui la tematica del “capitalismo popolare” (presente nel poujadismo ma anche nel lepenismo delle origini), che più o meno si avvicina al protezionismo economico ed è accompagnato da dichiarazioni antimondialiste o antiliberoscambiste. Questo populismo di difesa dei privilegiati specula sulla paura del declassamento sociale e si presenta, secondo l’espressione consueta, come “sciovinismo del benessere”, se non addirittura un “razzismo dei ricchi”.
[…] Un nuovo tipo ibrido è nato: il tribuno-proletario-miliardario.»

A maggior ragione, l’appello diretto al “popolo” del capo carismatico..

«implica non solo la sua intenzione di fare a meno delle mediazioni istituzionali e delle elite intermedie, ma anche di guarirlo contro queste ultime. In tale atto, che è anche l’espressione di un desiderio, si riconosce la dimensione anti-establishment, che può tradursi in una posizione anti-parititica, se non addirittura anti-politica. Di qui l’autodefinizione di una simile forza politica come “movimento”, come raggruppamento popolare incarnato dal leader carismatico e orientato contro il sistema politico, preso di mira nel suo insieme o solo in certe figure. Il Front National si colloca così sia tra i partiti antipartitici che in quelli antisistema.
[…] L’appello diretto al popolo corrisponde a due orientamenti: da una parte, il sogno di un ordine politico privo di mediazioni, liberato dagli astratti e complessi sistemi di rappresentanza, che apre uno spazio utopico in cui il principio della sovranità del popolo si ritraduce in un suo puro autogoverno (la “democrazia diretta”); dall’altra, la cristallizzazione dei sogni di fiducia, trasparenza, purezza e unità fusionale del faccia a faccia idealizzato tra il “capo” ed il “suo” popolo (la democrazia diretta illustra allora il tipo di autorità carismatica, diventando indistinguibile da una democrazia plebiscitaria). L’autenticità del popolo è così costruita attraverso una duplice denuncia di potenze ostili, più o meno invisibili…. Il sogno di trasparenza reso evidente dall’appello alla democrazia diretta (che si riduce a referendum di iniziativa popolare) ha come rovescio il ricorso alla “teoria del complotto”

 Pierre-André Taguieff
 “L’illusione populista”
 Mondadori, 2003

A soggetti inversi il prodotto non cambia. Si parla dei fascisti del Fronte Nazionale (ed altre deiezioni sparse), ma sembra la descrizione di qualcun altro…

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IL POPOLO DEI QUALUNQUE

Posted in A volte ritornano with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 9 ottobre 2013 by Sendivogius

Il trionfo del populismo

Anno 1944, mentre infuria la seconda guerra mondiale, metà della Penisola italiana è ancora Mussolinisotto il tallone della dittatura nazifascista, e Benito Mussolini è il duce depotenziato di uno stato fantoccio al servizio di Hitler, nell’Italia liberata c’è già chi tuona contro i neonati partiti ed i “professionisti della politica”…
È un fatto che la libertà ritrovata e la restaurazione delle garanzie di diritto sciolgano sempre la favella agli opportunisti ed agli indignati dell’ultima ora che, con ogni evidenza, in ben altri frangenti non avevano avuto proprio nulla da obiettare o di che lamentarsi.
Sul vento mai sopito dell’antipolitica, l’istrione, il narciso egocentrico, trova sempre l’occasione per gonfiare le vele del malcontento popolare e dell’insoddisfazione diffusa, per trasformarle nell’energia propulsiva di movimenti a fortune variabili, con esistenze brevi e volubili come gli umori popolari dai quali attingono il proprio carburante elettorale. Perché come le mammelle avvizzite di una scrofa esamine, nella stragrande maggioranza dei casi, un “sistema” va bene fintanto che può elargire prebende a tutti, nutrendo la sue numerose ed avide cucciolate fino al prosciugamento. Ma si disprezza e si macella quando esaurisce le elargizioni. Allora, nella sua inutilità, diventa “casta” da rinnegare per generale autoassoluzione.
Guglielmo Giannini Nell’Italietta del dopoguerra queste istanze vengono riprese e in certo qual modo fatte proprie da Guglielmo Giannini, personaggio eclettico dalla personalità intraprendente. Di padre partenopeo e madre inglese, Giannini è a suo modo un artista ed un improvvisatore. Impresario, drammaturgo, commediografo, sceneggiatore, regista cinematografico, giornalista, scrittore… sperimenta generi diversi: dalla commedia teatrale, alla canzonetta popolare, passando per il genere poliziesco (proibitissimo sotto il fascismo), ai programmi radiofonici… il tutto reinterpretato in chiave conformista e all’insegna della massima leggerezza nel più totale disimpegno, onde riscuotere i successi di un pubblico di bocca buona e non incorrere in noie con la censura. Al regime fascista, Guglielmo Giannini si allinea per mera convenienza personale, ma con poca o nessuna convinzione ideologica. Cosa che gli permette di lavorare a Radio Tobruk ed ottenere i finanziamenti pubblici del Min.Cul.Pop.
La sua massima aspirazione è che non gli si rompa le scatole. Ne farà un paradigma di vita. Tuttavia, Giannini è destinato a legare il proprio nome ad un groviglio confuso di insofferenze e rivendicazioni astratte, demagogie spicciole e revanchismi protestatari; effimeri ma sempre fortunati, che verranno riassunti in un unico termine: qualunquismo.
L'Uomo QualunqueNell’inverno del ’44 nasce l’Uomo Qualunque (UQ): pubblicazione settimanale di satira, vagamente liberaleggiante, che guarda alla piccola borghesia impiegatizia e bottegara (che del fascismo fu l’ossatura) rimasta senza più riferimenti politici; strizza l’occhio ai nostalgici, pur prendendo formalmente le distanze dal regime, e trova nell’invettiva il suo punto di forza. L’Uomo Qualunque, di cui ovviamente Giannini è direttore e fondatore, è la sua creatura personale, l’altoparlante (oggi qualcuno direbbe “megafono”) col quale farsi interprete dei malumori della folla (la gente) e dei timori della borghesia (attualmente declinata come “ceto medio”), entrambe nobilitate per le loro meschinerie opportunistiche, la miseria morale e la pusillanimità attendista. Requisiti assurti a titolo di merito ed esibiti in trionfo, nell’eterna orgia auto-assolutoria che declina ogni responsabilità.
Comizio di GianniniA tal proposito, le giaculatorie che Giannini urla dalle paginette del suo giornalino seguono uno schema preciso e sono sostanzialmente concentrate contro le tasse e il fisco, lo Stato e la Politica ritratta come una massa informe di ladri e voltagabbana. Gli strumenti preferiti della sua prosa, che non disdegna le campagne diffamatorie e gli attacchi personali ai limiti dell’infamia, sono l’insulto ed il dileggio di questo o quel personaggio pubblico, reo di non incorrere nelle simpatie dello strambo Savonarola. Il suo pezzo forte consiste nella sistematica storpiatura dei nomi dei suoi avversari. Si tratta di una pratica di derivazione squisitamente fascistoide, ma destinata ad avere grande successo in certo giornalismo d’assalto, molto in voga nelle attuali redazioni anti-ka$ta.
Ovviamente, il bersaglio preferito di Giannini sono i “politici”, che chiama UPP (uomini politici professionali) e contro i quali spara nel mucchio senza alcuna distinzione, nella vacuità fumosa di un termine onnicomprensivo.

«Che importa a noi dei vari upp più o meno personalmente probi e tutti egualmente e politicamente parassitari? Ciò che noi chiediamo, noi gente, noi Folla, noi enorme maggioranza della Comunità, noi padroni della Comunità e dello Stato, è che nessuno ci rompa i coglioni

 Guglielmo Giannini
“La folla. Seimila anni di lotta contro la tirannide”
 Editrice Faro
Roma, 1945.

U.Q. Il 27/12/1944 il direttore firma l’editoriale di apertura dove illustra le sue soluzioni e, senza falsi pudori, reclama un posto di governo per “un buon ragioniere”, sotto un titolo eloquente: IO.

«Questo giornale non è organo di nessun partito. Le vere forze politiche italiane non si sono ancora rivelate, come non si sono ancora rivelate le ben più importanti e decisive forze politiche europee. Non esistono partiti, ma programmi, ed anche abbozzi di programmi sui quali uomini volenterosi operano per formare dei partiti. Quei programmi son tutti affascinanti; le idee dalle quali nascono son tutte indubbiamente nobili; i propositi in cui si affermano e si concretano appariscono tutti indistintamente degni di lode. Libertà, giustizia, prosperità, sono generosamente promesse da tutti; e in teoria, non c’è che l’imbarazzo della scelta del più virtuoso fra tanti partiti tutti egualmente perfetti. In pratica assistiamo all’ignobile spettacolo di arrivismo spudorato, al brulicare d’una verminaia d’ambizioni, ad una rissa feroce per conquistare i posti di comando dai quali poter fare il proprio comodo ed i propri affari. Questa rissa, cui “L’Uomo Qualunque” non partecipa, si svolge tra gli uomini politici professionali che vivono di politica, che non sanno far altro che politica, e che per ragioni di pentola, hanno trasformato la politica in mestiere. Gli uomini politici professionali costituiscono un gruppetto d’una scarsa decina di migliaia di persone che tengono a soqquadro l’Italia litigando intorno a cinquecento posti di deputato, quasi altrettanti di senatore, circa mille altri cadreghini e canonicati diversi, che vanno da quello di primo ministro a quello di sindaco di centro importante, dell’incarico di ambasciatore alla sinecura di commissario più o meno straordinario

Giannini lusinga il suo orrido italiano medio, antropologicamente prevalente come i cretini che rappresenta, tramite una costante distorsione dei fatti e della realtà, giocando su un’ambiguità di fondo, che a tratti si fa ignobile quando parla della resistenza contro la dittatura fascista ed i valori del nascente Stato democratico.

«A causa della guerra fra questi diecimila uomini l’Italia non ha pace: perché alcuni di quei professionisti della politica potessero diventar ministri o altro, milioni d’italiani sono morti: ed altri moltissimi dovrebbero ancora morire perché un altro paio di dozzine di politicanti ottenga onori e prebende. La sproporzione è troppo forte. Da una parte 45 milioni di esseri umani, dall’altra 10000 vociatori, scrivitori, sfruttatori, Italiani inconsapevolmente rinuniti per salutare il duceiettatori. L’enorme massa dei primi non deve più soffrire per colpa ed a causa della infima minoranza dei secondi. […] Il fascismo, che ci ha oppressi per ventidue anni, era una minoranza. Lo abbiamo combattuto con la resistenza passiva e lo abbiamo logorato, tanto che è andato in frantumi al primo colpo serio che gli anglo-americani gli hanno vibrato. L’antifascismo e il fuoriuscitismo hanno fatto enormemente meno. Salvo la modesta aliquota di illusi e di sinceri che non manca mai in nessun movimento politico – non è mancata e non manca nemmeno al fascismo per cui c’è ancora qualcuno che combatte e si fa fucilare – antifascisti e fuoriusciti erano e sono costituiti da “uomini Assassinio dei fratelli Rossellipolitici professionali” avversari e nemici degli “uomini politici professionali” che costituivano il fascismo. Dalle prigioni, dai luoghi di confino, dai grandi alberghi o dalle povere soffitte in terra straniera, questa minoranza non ha fatto, contro il fascismo, che una parte infinitesimale di quanto ha voluto e saputo fare l’Uomo Qualunque rimasto sotto il concreto giogo della tirannide fascista. Ritornati alla vita pubblica d’Italia con la vittoria militare anglo-americana come le mosche tornano alla stalla sulle corna dei buoi, antifascismo e fuoriuscitismo pretendono, come il fascismo, il diritto di fare una epurazione, ossia di sopprimere u.p.p. concorrenti e chiunque altro sia d’impaccio o fastidio. Contestiamo rivendicazione e pretesa: il fascismo ha offeso e ferito tutta la massa degli italiani, non soltanto gli antifascisti e i fuoriusciti. Sono i 45 milioni di esseri umani che hanno il diritto di fare giustizia, non una o più numerosa quota parte dei 10.000 politicanti ansiosi di rifarsi delle delusioni subite e delle occasioni mancate.»

Se ci fosse bisogno di dirlo, i “politici” (gli upp) sono la causa assoluta di ogni male passato, presente e futuro. Da questi ci può salvare solo un “ragioniere”, con vincolo di mandato.

«Dal 1898, ossia da quasi mezzo secolo, nel nostro paese si vive una vita d’inferno a causa della gelosia di mestiere fra i politici di professione. Rivolte, attentati, scioperi, agitazioni, inflazione industriale, caro-vita, interventismo, crisi del dopo-guerra, speculazione sulla crisi, fascismo, aventinismo, fuoriuscitismo, dittatura, guerre per consolidare la dittatura, catastrofe per liberarcene, sono, per tutti gli italiani, conseguenze del rabbioso litigio di 10000 pettegoli. Siamo finalmente rovinati: che cos’altro vogliono da noi gli autori di tutti i mali? Che sopportiamo esperimenti, che altri pazzi provino sulle nostre carni le loro teorie per vedere se son buone o cattive come si trattasse di fare una sigaretta con le cicche, ché tanto, in caso di insuccesso, si possono fumare nella pipa? Noi non abbiamo bisogno che d’essere amministrati: e quindi ci occorrono degli amministratori, non dei politici. Ci vogliono strade, mezzi di trasporto, viveri, una moneta modesta ma seria, una politica rispettabile che ci renda sicuri dello scarso bene rimasto, e ci incoraggi a crearne dell’altro liberandoci dal timore di potere esserne spogliati da nuovi brigantaggi di stato-partito. Per fare questo basta un buon ragioniere: non occorrono né Bonomi né Croce né Selvaggi né Nenni né il pio Togliatti né l’accorto De Gasperi. Un buon ragioniere che entri in carica il primo di gennaio, che se ne vada al 31 di dicembre, che non sia rieleggibile per nessuna ragione. Siamo disposti a chiamarlo anche re o imperatore: a patto che cambi ogni anno e che, una volta scaduto dalla carica, non possa ritornarvi almeno per altri cinque.»

Amici di BepponeCon siffatto editoriale, il primo numero è un successone destinato a ripetersi e crescere ad ogni successiva pubblicazione. In varie città d’Italia iniziano a nascere gruppi che si definiscono Amici dell’Uomo qualunque, costituiti in un nascente movimento anti-partiti che ha uno slogan originale:

“né destra né sinistra, ma avanti”

Con simili incoraggianti premesse, dinanzi al “grido di dolore” che si leva alto dalla pancia profonda del Paese, Giannini inizia a pensare di scendere nell’agone politico.

“Basta con i partiti! Riprendiamoci il Paese!
Come vogliamo chiamare il movimento? Partito? Unione? Associazione? Lega? Società civile? In qual modo ci proponiamo di raggiungere l’obiettivo di vivere come ci pare senza che nessuno ci scocci l’anima?”

Guglielmo Giannini 
“Grido di dolore”
“L’Uomo Qualunque”; Anno II, n.25
(08/08/1945)

Uomo-QualunqueIn anticipo sui tempi, organizza un suo “Staff” e, non disponendo di un blog, invita i suoi lettori a inviargli per iscritto consigli e suggerimenti per la scrittura di uno statuto. L’iniziativa culminerà nella fondazione del Fronte dell’Uomo Qualunque (07/11/1945), contraddistinto da una imbarazzante inconsistenza programmatica, fondata tutta sull’antipolitica, la vacuità delle rivendicazioni e le ambiguità ideologiche, nell’assoluta incapacità di costituire un gruppo dirigenziale. Giannini rasenta l’infantilismo, in un susseguirsi di contraddizioni e demagogia. tuttavia pensa in grande e coi primi successi elettorali si monta subito la testa:

«Il solo vero “partito di massa” esistente in Italia è l’Uomo Qualunque, stufo, stanco, sfiduciato dai politici professionali di qualsiasi colore. La borghesia, unica vittima del politicantismo di professione, che nessun partito difende, che nessun sindacato protegge, che tutti sfruttano, che per tutti paga con la vita e con le tasse, che forma la categoria più vasta e più forte, più intelligente e più ricca di risorse, e di capacità di lavoro, ridotta alla disperazione e messa con le spalle al muro, ha finalmente deciso di non lasciarsi uccidere, e solo schierandosi ha rivelato innanzitutto a se stessa la sua forza

G.Giannini
“Il Partito dei senza partito”
U.Q. (15/08/1945)

L’Uomo Qualunque comincia ad attrarre vecchi nostalgici, avanzi assortiti di cetomediume, e opportunisti di ogni risma, pescando voti a man bassa nel sottoproletariato urbano (a Roma e Napoli) e tra gli strati più reazionari della plebe meridionale. Nel Sud, alle elezioni del 1946, raggiunge punte del 20% ed oltre, soprattutto in Sicilia (25% a Palermo) ed in Puglia, per sgonfiarsi ancor più in fretta e scomparire in meno di due anni.
Il BuonsensoMa si tratta di un fiume carsico, che si nutre di mille rivoli diversi, pompato da un malcontento spesso indefinito ma sempre persistente nel sottobosco dell’italico provincialismo, geneticamente insofferente ai cambiamenti, appagato com’è della sua intrinseca mediocrità. Si alimenta di insofferenze contestatarie e luoghi comuni, in un miscuglio di istanze dalle matrici ideologiche sempre più diluite ma tutte tendenti al nero. Di tanto in tanto rifluisce all’esterno in pozze più o meno estese, scorrendo in parallelo alla fiumana di quello che già Gino Germani indicava come nazional-populismo: bacino nel quale spesso e volentieri confluisce, per gonfiarsi regolarmente ad ogni periodo di crisi.
Il populismo, comunque lo si declini, gioca sulle sfumature, predilige l’iperbole, e preme sulla sua carica anti-sistema in funzione messianica. E d’altronde il “messianismo” di cui si nutre è una forma primitivizzata e irrazionale di ducismo; dunque costituisce una variante del fascismo.
In proposito, Cvetan Todorov, semiologo francese di origine bulgara, pone l’attenzione su come populismo, ultraliberismo, e messianismo, siano ad oggi i nemici più pericolosi e subdoli (perché interni) che le democrazie occidentali abbiano mai affrontato.
Nella fattispecie, il populismo:

«E’ presente ogni volta che si pretende di trovare soluzioni semplici per problemi complessi, proponendo ricette miracolose all’attenzione distratta di chi non ha tempo per approfondire. Può essere sia di destra sia di sinistra, ma propone sempre soluzioni immediate che non tengono conto delle conseguenze a lungo termine. Preferisce semplificazioni e generalizzazioni, sfrutta la paura e l’insicurezza, fa appello al popolo, cortocircuitando le istituzioni. Ma la democrazia non è un’assemblea permanente né un sondaggio continuo.»

 Tzvetan Todorov
 “I nemici intimi della democrazia
Garzanti, 2012.

Nella persistenza sistemica della crisi attuale, questi tre elementi (populismo; ultraliberismo; messianesimo) se non contrastati con fermezza, possono provocare un cortocircuito permanente.

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Il Giornalismo come missione

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 25 Mag 2013 by Sendivogius

DARTH VADERLa Democrazia, ancorché imperfetta, è una cosa maledettamente complicata…
Se non fosse per i partiti politici, per le inutili pastoie burocratiche dei regolamenti parlamentari, per i vuoti formalismi costituzionali, per i vincoli rappresentativi che impediscono ai “cittadini” di partecipare direttamente alle gestione della cosa pubblica, la democrazia funzionerebbe benissimo e senza intoppi.
Perché dunque tergiversare in inutili discussioni, nel confronto di opinioni differenti (e quindi nella mediazione di soluzioni condivise), nella cacofonia critica di più voci divergenti, quando un unico “Capo politico” può parlare a nome di tutti, in un eterno monologo da comizio, senza dover rispondere a domande maliziose o tediose confutazioni?
Si chiamerebbe dialettica ed è alla base del pensiero critico, come della logica razionale, ma perché mai bisognerebbe disquisire su ciò che si può rapidamente liquidare con un vaffanculo?
Sono problemi ben noti fin dai tempi più antichi, ai quali molti “capi” dalla visione lungimirante hanno cercato (spesso con successo) di porre rimedio… Non per niente, per appianare le divisioni che avevano dilaniato la Respublica romana, il saggio Ottaviano divenuto ‘Augusto’ si preoccupò subito di abolire collegia e sodalicia che tante noie rischiavano di dare alla libera partecipazione democratica dei cives.
D’altronde, come ci insegnano altre fortunate esperienze in tempi più recenti, piene responsabilità richiedono pieni poteri, poiché:

Senza i pieni poteri voi sapete benissimo che non si farebbe una lira – dico una lira – di economia.
Con ciò non intendiamo escludere la possibilità di volonterose collaborazioni che accetteremo cordialmente, partano esse da deputati, da senatori o da singoli cittadini competenti.
Abbiamo ognuno di noi il senso religioso del nostro difficile compito.”

  Benito Mussolini
  (16/11/1922)

Purtroppo, immemori delle lezioni del passato, a tutt’oggi esistono i ‘Politici’.. il ‘Palazzo’.. la ‘Casta’.. E soprattutto ci sono i ‘giornalisti’, che nel migliore dei casi non comprendono il “cambiamento” in corso, perché sono venduti per definizione, specialmente se si tratta di precari da 5 euro al pezzo. Peggio ancora, sono in malafede e quindi inaffidabili per antonomasia.

«Dopo diversi problemi sorti in proposito intensificheremo la presenza del gruppo comunicazione in Transatlantico e nell’atrio del Palazzo. Non per un’esigenza di controllo, ma a garanzia dei deputati. Invitiamo tutti, poi, a rilasciare le interviste nella stanza grande del gruppo comunicazione, dopo essersi messi in contatto con uno dei componenti. Oltre l’aspetto psicologico del “giocare in casa”, sarà possibile registrare le interviste per ovviare così ai tanti problemi sorti in merito. Invitiamo tutti a declinare le richieste dei giornalisti che si sono già dimostrati inaffidabili se non, addirittura, in malafede.»

  Lo “STAFF” del M5S
  (22/05/13)

Fortunatamente, ci sono anche i giornalisti seri, che pongono le domande giuste (o non le pongono affatto a chi di dovere), dalla schiena dritta e l’intransigenza senza sconti…
Flic e FlocNel mondo in bianco e nero degli ensiferi, rigidamente diviso in buoni e cattivi, dannati e salvati, pessimi giornalisti sono sicuramente l’ingrata (?) Milena Gabanelli e, su tutt’altro versante, Pierluigi Battista per un suo editoriale sul Corsera, dal titolo sarcasticamente eloquente su prassi e teoria dei 5 Stelle: La nebbia dietro la liturgia dello scontrino, in cui pone degli interrogativi legittimi su limiti evidenti.
Nei confronti del vecchio Pigi, noi abbiamo sempre nutrito una cordiale e ben radicata antipatia, che peraltro non ci ha impedito in tutti questi anni di ignorare bellamente i suoi articoli sul Corriere della Sera, previa lettura, senza mai farci rovinare la giornata…
Oscar Wilde, in uno dei suoi più celebri aforismi, sosteneva come le domande non fossero mai indiscrete e come, al contrario, potevano esserlo le risposte.
Nella democrazia diretta dei pentastellati le domande non gradite espongono invece al delitto di lesa maestà, mentre la testa di questo innocuo Battista viene esposta simbolicamente su un vassoio, in una danza sguaiata tra i cachinni degli ensiferi in crisi di nervi:

«Come si può in questo Paese davvero credere nella professionalità e nell’imparzialità dei giornalisti se a due giorni dalle elezioni un noto editorialista del Corriere della Sera, Pierluigi Battista, scrive menzogne sapendo probabilmente di mentire. Sostiene ad esempio che il M5S si sia interessato solo alla rendicontazione e non abbia fatto nulla sui temi della sua campagna elettorale: Reddito di cittadinanza, Imu, Irap ed Equitalia. Elenchiamo qui di seguito alcune delle cose fatte dai deputati e senatori M5S, solo per dimostrare, prove alla mano, come da parte di una certa stampa vi sia malafede e servilismo verso il Potere Unico. E laddove non si trattasse di malafede, allora è incompetenza o ignoranza. Siamo stufi di giornalisti che invece di fare un lavoro certamente più difficile e faticoso, quello di verificare con attenzione e in dettaglio se quel che scrivono corrisponda alla verità, pensano solo a dare notizie superficiali, concentrandosi su casi creati ad arte per avere la scusa di non parlare dei fatti concreti sottostanti. Se i politici, in passato, hanno potuto causare il disastro che ora è sotto gli occhi di tutti è anche grazie a una stampa disattenta, superficiale o forse venduta

E’ quanto si può leggere nel comunicato congiunto del gruppo M5S di Camera e Senato, con lo stile piccato di chi, evidentemente avvezzo all’invettiva revanchista, trova difficile scendere nel merito delle questioni sollevate, rispondendo alla critica con l’insulto generalizzato. Come da manuale.
Per questi strani alfieri della democrazia diretta resta assai difficile comprendere che in una qualunque democrazia (se davvero vuole dirsi tale) l’esistenza del dissenso è imprescindibile, insieme alla fastidiosa presenza di chi proprio si ostina a pensarla diversamente da te. D’altro canto, perché intorbidare le acque quando tutto dovrebbe funzionare come un’orchestra armoniosa, volta all’esaltazione dell’unità pur nella diversità di una confraternita guerriera, coesa nell’ubbidienza al Capo politico che si sente in guerra?
Imperial stormtroopersNella democrazia 2.0 del Regno di Gaia, prossimo venturo, non c’è spazio per le divergenze e meno che mai per le domande, che vanno filtrate, controllate, sterilizzate, per ritagliare delle non-risposte proporzionate alla caratura intellettuale di ubbidienti soldatini in plastilina, dove l’azione è rimessa al 100% dei suffragi ed il consenso deve essere totale.
Quando la RiVoluzione trionferà, i media cesseranno di essere tendenziosi e inaffidabili, ergendosi a testimonianza di indipendenza ritrovata e conquistata libertà:

«In un regime totalitario, come dev’essere necessariamente un regime sorto da una rivoluzione trionfante, la stampa è un elemento di questo regime, una forza al servizio di questo regime; in un regime unitario, la stampa non può essere estranea a questa unità.
[…] La stampa più libera del mondo intero è la stampa italiana. Altrove i giornali sono agli ordini di gruppi plutocratici, di partiti, di individui; altrove sono ridotti al compito gramo della compravendita di notizie eccitanti, la cui lettura reiterata finisce per determinare nel pubblico una specie di stupefatta saturazione, con sintomi di atonia e di imbecillità; altrove i giornali sono ormai raggruppati nelle mani di pochissimi individui, che considerano il giornale come un’industria vera e propria, tale e quale come l’industria del ferro e del cuoio.
Il giornalismo italiano è libero perché serve soltanto una causa e un regime; è libero perché, nell’ambito delle leggi del regime, può esercitare, e le esercita, funzioni di controllo, di critica, di propulsione.
[…] Dato il “la”, c’è la diversità che si evita la cacofonia e si fa prorompere invece la piena e divina armonia; oltre agli strumenti, c’è poi la diversità dei temperamenti e degli artisti; diversità necessaria, poiché si aggiunge, elemento imponderabile ma vitale, a rendere sempre più perfetta l’esecuzione. Ogni giornale deve diventare uno strumento definitivo, cioè individualizzato, cioè riconoscibile nella grande orchestra. I classici archi non escludono, nelle moderne orchestre…
[…] Ciò precisato, la stampa nazionale, regionale e provinciale serve il regime illustrandone l’opera quotidiana, creando e mantenendo un ambiente di consenso intorno a quest’opera.
È grande ventura per voi di vivere in questo primo straordinario quarto di secolo: è grande ventura per voi di poter seguire la Rivoluzione fascista nelle sue progredienti tappe. Il destino è stato particolarmente benigno con voi, cui ha concesso di essere giornalisti durante una guerra e durante una rivoluzione, eventi entrambi rari e memorabili nella storia delle Nazioni.
[…] Mi auguro che, quando vi convocherò nuovamente, io sia in grado di constatare che avete sempre più fermamente e fieramente servito la causa della Rivoluzione. Con questa speranza, accogliete il mio cordiale saluto, nel quale v’è una punta di ricordi e di nostalgie.»

  Benito Mussolini
  “Scritti e discorsi” (1927-1928)
   Vol. VI; pagg. 250-251

Sono le parole illuminate che il capo politico del fascismo pronunciò in una conferenza a Palazzo Chigi, il 10/10/1928, dinanzi ad una settantina di direttori editoriali per spiegare loro quale fosse la vera missione del giornalismo.

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Le XII Tavole della Legge

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 11 Mag 2013 by Sendivogius

12-tavole

Nuntio vobis gaudium magnum. Habemus leges!
Finalmente il M5S ha presentato i suoi primi disegnini di legge…
Dodici è infatti il numero totale delle proposte depositate in Senato ed in Parlamento dal MoVimento uno e trino, convinto di essere unico: “Noi” siamo le Parti Sociali, l’Opposizione, il Popolo, nell’esclusività totalizzante (e totalitaria) di chi, in quanto diverso dagli “altri”, si crogiola tra i fumi di un microcosmo perfetto riservato agli eletti della setta dei puri e del loro profeta.
Questa è Gente che lavora: con i suoi 12 disegni di legge il sedicente Primo Partito d’Italia è ultimo in assoluto per attività legislativa, superato persino dal “gruppo misto” (43 ddl) e dal Südtiroler Volkspartei con le sue 52 proposte di legge. Non male per un partito (ops! MoVimento!) che vuole il 100% ed ha una produttività legislativa prossima allo 0%, ma pretendeva di rimettere tutti i poteri all’attività parlamentare e quindi governare in assenza di un esecutivo.
Totale dei DDL presentati alle Camere in data 12-04-2013 (fonte 'Giornalettismo')La discrepanza è talmente evidente, che iniziano ad accorgersene persino [QUI] dalla parti del Père Duchesne di Marco Travaglio: il nuovo Hébert del grillismo militante, a metà del guado tra gli Exagérés del populismo forcaiolo e gli Enragés pentastellati, nel chiassoso teatrino della rivoluzione a 5 stelle.
A dire il vero, ci eravamo ripromessi di non indugiare oltre sul Vate stellato ed i suoi replicanti digitali, ma una simile spremuta di meningi in così istituzionale sede, merita un minimo di attenzione affinché tanto ardore rivoluzionario non vada disperso invano…
DDL presentati al SenatoE dunque vediamoli un po’ più da vicino questi fantastici 12 in gestazione al Senato e di certo destinati a diventare famosi come le XII Tavole dell’antico diritto romano:

S. 8
Sen. Casson Felice, Sen. Filippi Marco
Norme a tutela dei lavoratori, dei cittadini e dell’ambiente dall’amianto, nonché delega al Governo per l’adozione di un testo unico in materia di amianto
15 marzo 2013: Presentato al Senato
Da assegnare alle commissioni

S. 269
Sen. Tomaselli Salvatore, Sen. Latorre Nicola
Abrogazione dell’articolo 35 del decreto legge 22 giugno 2012, n. 83, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 134 in materia di ricerca ed estrazione di idrocarburi
22 marzo 2013: Presentato al Senato
Da assegnare alle commissioni

S. 270
Sen. Tomaselli Salvatore ed altri.
Disposizioni per la salvaguardia dell’ambiente e della biodiversità del Mare Adriatico
22 marzo 2013: Presentato al Senato
Da assegnare alle commissioni

S. 391
Sen. Montevecchi Michela ed altri.
Nuove disposizioni per il contrasto dell’omofobia e della transfobia
5 aprile 2013: Presentato al Senato
Da assegnare alle commissioni

S. 392
Sen. Airola Alberto ed altri.
Norme in materia di modificazione dell’attribuzione di sesso
5 aprile 2013: Presentato al Senato
Da assegnare alle commissioni

S. 393
Sen. Orellana Luis Alberto ed altri.
Modifiche al codice civile in materia di eguaglianza nell’accesso al matrimonio in favore delle coppie formate da persone dello stesso sesso
5 aprile 2013: Presentato al Senato
Da assegnare alle commissioni

S. 431
Sen. Morra Nicola
Modifiche all’articolo 416-ter del codice penale in materia di scambio elettorale politico-mafioso
10 aprile 2013: Presentato al Senato
15 aprile 2013: Ritirato

S. 451
Sen. Blundo Rosetta Enza ed altri.
Modifica all’articolo 6, comma 17, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, in materia di ricerca ed estrazione di idrocarburi
10 aprile 2013: Presentato al Senato
Da assegnare alle commissioni

S. 452
Sen. Crimi Vito Claudio ed altri.
Riforma della disciplina per le elezioni della Camera e del Senato, concernente i criteri di candidabilità ed i casi di revoca e decadenza del mandato nonché l’espressione del voto di preferenza da parte degli elettori
10 aprile 2013: Presentato al Senato
Da assegnare alle commissioni

S. 453
Sen. Crimi Vito Claudio ed altri.
Disposizioni volte alla abolizione del finanziamento pubblico all’editoria
10 aprile 2013: Presentato al Senato
Da assegnare alle commissioni

S. 454
Sen. Crimi Vito Claudio ed altri.
Abrogazione della legge 3 febbraio 1963, n.69, e successive modificazioni, sull’ordinamento della professione di giornalista
10 aprile 2013: Presentato al Senato
Da assegnare alle commissioni

S. 455
Sen. Molinari Francesco, Sen. Morra Nicola
Disposizioni concernenti il divieto di propaganda elettorale per le persone appartenenti ad associazioni mafiose e sottoposte alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza
10 aprile 2013: Presentato al Senato
Da assegnare alle commissioni

Lex In attesa di avere il 100%, qualcuno deve aver spiegato agli onorevoli “cittadini” che nel frattempo qualche leggina devono pur presentarla in parlamento. Peccato che il risultato non sia dei migliori…
Come degli scolaretti svogliati ma furbissimi, sembra infatti che gli ensiferi si siano limitati a scopiazzare i compiti altrui, secondo la specialità che più gli riesce meglio: spacciare per proprio ciò che viene fatto da altri.
Ad essere indulgenti, si potrebbe dire che i “cittadini” abbiano peccato di ingenuità e approssimazione… Nella peggiore delle ipotesi, si può parlare apertamente di plagio. La quasi totalità delle leggi presentate al Senato sono infatti dei doppioni già in discussione alle Camere, su proposta del centrosinistra, e soprattutto dell’Italia dei Valori, nel corso della precedente legislatura.
La riproposizione è talmente sfacciata che i “5 Stelle” non si sono nemmeno preoccupati di cambiare i titoli dei ddl, con l’eccezionale risultato di intasare i lavori parlamentari creando un ingorgo legislativo con leggi doppione, perfettamente sovrapponibili tra loro, con l’unico risultato di dilatare i tempi di approvazione di provvedimenti già in esame presso le commissioni.
Se la maggioranza parlamentare è quello che è (un’immonda latrina di governo), lo stato della principale forza di opposizione è tragico nel suo livello di minchioneria difficilmente raggiungibile da altri cialtroni di più lungo corso!
Diamo uno sguardo in dettaglio:

1Atto Senato n.8
Norme a tutela dei lavoratori, dei cittadini e dell’ambiente dall’amianto, nonché delega al Governo per l’adozione di un testo unico in materia di amianto

Presentato al Senato in data 15/03/13, il disegno di legge porta la firma congiunta dei senatori Casson e Marco Filippi.
Peccato però che il primo firmatario, l’ex magistrato Felice Casson, sia un senatore del PD, così come l’atto scaturisce da un’esplicita iniziativa del Partito Democratico, come è facilmente desumibile dall’appartenenza parlamentare dei senatori che hanno controfirmato la relazione del testo [QUI], ad eccezione per l’appunto di Marco Filippi (M5S) che sembra più che altro un “imbucato” per un testo certamente non suo e abusivamente attribuito ai pentastellati.
Tuttavia, vale la pena rilevare come il ddl Casson-Filippi sia in realtà la riproposizione aggiornata (e migliorata) di una precedente proposta di legge, presentata il 23/02/2011 dalla sen. Patrizia Bugnano (IdV) su iniziativa del gruppo IdV al Senato e attualmente in esame di commissione.
Nella fattispecie, si tratta dell’Atto n.2573: Disposizioni a favore dei lavoratori e dei cittadini esposti all’amianto e dei loro familiari”. Il testo integrale lo trovate QUI e, se siete pignoli come noi, noterete come molti articoli siano equipollenti.

2Atto Senato n.391
Nuove disposizioni per il contrasto dell’omofobia e della transfobia

Presentato al Senato in data 05/04/13, il disegno di legge a firma della senatrice Michela Montevecchi è in realtà la riproposta del DDL C.2802 del 14/10/09 (Norme per la tutela delle vittime di reati per motivi di omofobia e transfobia), su proposta di Antonello Soro (PD) e respinto nel 2011 per presunti vizi di incostituzionalità.
Ma, come si può vedere QUI, gli interessamenti in materia sono tutt’altro che rari e meno che mai una prerogativa ad esclusiva 5 stelle.

3Atto Senato n.392
Norme in materia di modificazione dell’attribuzione di sesso

Problema di scottante attualità, largamente sentito dagli italiani, su presentazione del sen. Alberto Airola (05/04/13), costituisce una novità assoluta per il nostro ordinamento legislativo, che invero non se n’era mai occupato prima [QUI], finché il lungimirante cittadino Airola non ha scoperto il problema.

4Atto Senato n.393
Modifiche al codice civile in materia di eguaglianza nell’accesso al matrimonio in favore delle coppie formate da persone dello stesso sesso

Su proposta del sen. Orellana, è un altro plagio conclamato ai danni della IdV.
Nella fattispecie, si tratta del ddl C.5338, presentato da Antonio Di Pietro in data 03/07/12 e assegnato alla Commissione Giustizia in data 19/09/2012. Il titolo del ddl?
Modifiche al codice civile in materia di eguaglianza nell’accesso al matrimonio in favore delle coppie formate da persone dello stesso sesso
Peraltro, SEL ha presentato una proposta identica alla Camera dei deputati.

5Atto Senato n.431
Modifiche all’articolo 416-ter del codice penale in materia di scambio elettorale politico-mafioso

Presentato dal senatore-cittadino Nicola Morra il 10 Aprile è stato immediatamente ritirato neanche una settimana (15/04/13) dopo la sua presentazione. E non perché le intenzioni fossero sbagliate… A pensar male, il tapino deve essersi accorto che in Senato era già in esame il medesimo provvedimento da almeno due anni:

Modifiche agli articoli 416-bis e 416-ter del codice penale in materia di associazioni di tipo mafioso e di scambio elettorale politico-mafioso

Si tratta dell’Atto S.2199 del 20/05/10, a firma del senatore Luigi Li Gotti (IdV).
A scanso di equivoci, e con largo anticipo sui pentastellati, anche SEL aveva già presentato alla Camere una proposta di legge anticorruzione con la modifica art.416-ter del Codice Penale.

6Atto Senato n.269
Abrogazione dell’articolo 35 del decreto legge 22 giugno 2012, n. 83, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 134 in materia di ricerca ed estrazione di idrocarburi

Presentato in data 22/03/2013 dal sen. Tomaselli (PD), congiuntamente al controverso senatore Nicola Latorre (PD) al quale il Vate furioso non ha mancato di lanciare i suoi strali.
Provvedimento pentastellato, ma presentato da due senatori del PD… Errore di attribuzione?
Ad ogni modo, trattasi di altra legge fotocopia, risalente all’Agosto dello scorso anno (il ddl S.3437). Questo è il titolo:

“Abrogazione dell’articolo 35 del decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 134, in materia di ricerca ed estrazione di idrocarburi”

7Atto Senato n.451
Modifica all’articolo 6, comma 17, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, in materia di ricerca ed estrazione di idrocarburi

Su presentazione della senatrice Enza R. Blundo (10/04/13), è uno dei nostri provvedimenti preferiti…
Come si può leggere chiaramente sul sito del Ministero dello Sviluppo economico [QUI], l’articolo in questione della legge in riferimento NON esiste più. Infatti, il comma 17 dell’Art.6 è stato sostituito interamente dall’articolo 35, comma 1 del Decreto Legge 22 giugno 2012, n. 83 convertito con modificazioni dalla Legge 7 agosto 2012, n. 134.
E infatti gli ensiferi, non pienamente consapevoli della contraddizione, si sono dovuti far prestare gli esperti giuridici del PD al Senato per riformulare un nuovo ddl con la giusta richiesta di abrogazione. Per inciso, si tratta dell’atto Atto S.269 (di cui sopra).

8Atto Senato n.452
Riforma della disciplina per le elezioni della Camera e del Senato, concernente i criteri di candidabilità ed i casi di revoca e decadenza del mandato nonché l’espressione del voto di preferenza da parte degli elettori
  (10/04/13)

Qui entriamo nel magico mondo fatato dell’incantevole Crimi che, insieme al resto degli ensiferi al gran completo, si balocca coi cavalli di battaglia del movimento…
Si tratta della revisione aggiornata della famosa “legge di iniziativa popolare”, presentata a suo tempo da Beppe Grillo nel dicembre del 2007 e, a dispetto delle fanfaronate del tribuno, trasposta in ddl (S.1936), quindi presa in esame dalla commissione delegata [QUI].
Sorvoliamo invece sul fatto che l’attuale proposta del M5S contenga profili un tantino incostituzionali (a partire dal limite dei due mandati parlamentari), che il prof. Rodotà potrebbe spiegare loro molto bene…

9Atto Senato n.453
Disposizioni volte alla abolizione del finanziamento pubblico all’editoria
(10/04/13)

A Ciccio Crimi, probabilmente sfugge come i contributi diretti all’editoria su finanziamento pubblico siano stati, di fatto, già aboliti. A percepire i finanziamenti pubblici, sono le testate di partito, le pubblicazioni delle minoranze linguistiche, e (ovviamente!) i giornali ecclesiastici che succhiano la quasi totalità dei 90 milioni di euro (tale è la cifra complessiva) a disposizione.
Nella fattispecie, si tratta del decreto-legge n.201 del 06/12/11 (il cosiddetto “Salva Italia”), convertito nella Legge n.214 del 22/12/11. Il provvedimento, stringato ma eloquente, è contenuto nel comma 3 dell’art.29 (“Acquisizione di beni e servizi attraverso il ricorso alla centrale di committenza nazionale e interventi per l’editoria”):

Allo scopo di contribuire all’obiettivo del pareggio di bilancio entro la fine dell’anno 2013, il sistema di contribuzione diretta di cui alla legge 7 agosto 1990, n. 250, cessa alla data del 31 dicembre 2014, con riferimento alla gestione 2013.

Per tutti gli altri quotidiani (come “Il Fatto”) restano invece una serie di agevolazioni fiscali (su IVA e carta) che sono praticamente in vigore ovunque esista la libertà di stampa, universalmente riconosciute in tutte le democrazia occidentali. Concetto molto difficile da capire per chi non riconosce altro organo di informazione oltre al blog del Profeta; parla di chiudere le reti RAI; aborre il confronto ed i media… Oppure, come candidamente confessa lo stesso Crimi (che del ddl è firmatario), “i giornalisti mi stanno sul cazzo”, a parte quelli graditi a Casaleggio e Grillo. S’intende! Messora docet.

10Atto Senato n.454
Abrogazione della legge 3 febbraio 1963, n.69, e successive modificazioni, sull’ordinamento della professione di giornalista
(10/04/13)

Chissà come abbiamo fatto finora, prima che Ciccio-Crimi ed il resto dell’allegra brigata si ponessero il problema?!?
Sono vent’anni ed oltre che si prova ad abolire il famigerato (ed inutile!) Ordine dei Giornalisti, almeno a partire dal dimenticato referendum promosso dal Partito Radicale nel 1997 (che non raggiunse il quorum). Né sono mancate le iniziative legislative negli ultimi anni [QUI].
Ma certo ora che sono arrivati The Others cambia tutto!
Perciò auguri e buona fortuna.

11Atto Senato n.455
Disposizioni concernenti il divieto di propaganda elettorale per le persone appartenenti ad associazioni mafiose e sottoposte alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza

Disegno di legge presentato dai cittadini-senatori Molinari e Morra.
Peccato che in assenza di riferimenti specifici (magari di articoli da modificare), la normativa esista già: Legge n.175 del 13/10/2010 in merito alle “Disposizioni concernenti il divieto di svolgimento di propaganda elettorale per le persone sottoposte a misure di prevenzione”.

«La legge 175/2010 ha introdotto fattispecie di ineleggibilità connesse alla violazione del divieto di svolgimento di attività di propaganda elettorale previste dalla legge 4 aprile 1956, n. 212 (affissione di stampati, giornali murali o manifesti di propaganda, propaganda elettorale luminosa o figurativa, lancio di volantini) per le persone sottoposte a misure di prevenzione: in caso di violazione di tale divieto da parte del sottoposto alla misura o da parte del candidato – che, conoscendo la condizione di sottoposto in via definitiva alla misura della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza, richiede al medesimo di svolgere attività di propaganda elettorale e se ne avvale concretamente – la condanna che ne consegue comporta l’interdizione dai pubblici uffici alla quale consegue l’ineleggibilità del condannato per la stessa durata della pena detentiva. La sospensione condizionale della pena non ha effetto ai fini dell’interdizione dai pubblici uffici (La misura di prevenzione della sorveglianza speciale già prevista dalla L. 575/1965 è ora disciplinata dal D.Lgs. 159/2011.)»

Nel dubbio, i senatori pentastellati possono scaricare gratuitamente il manuale elettorale per le elezioni politiche, con la disciplina in materia [QUI] e decidere cosa vogliono esattamente cambiare.
Ad ipotesi, si presuppone siano gli stessi punti contemplati nel ddl S.452 (e dunque un’altra legge clone).

12Ci sarebbe anche il ddl n 270, inerente Disposizioni per la salvaguardia dell’ambiente e della biodiversità del mare Adriatico. Ma il disegno di legge è stato presentato dal senatore Salvatore Tomaselli (PD) e non si capisce dunque perché l’atto venga ascritto al gruppo del M5S.

XII Tavole

Stesso discorso vale per gli altri provvedimenti apocrifi in materia sanitaria, attribuiti ai pentastellati, ma tutti firmati su presentazione del sen. Ignazio Marino (PD). Un discorso completamente a parte vale invece per il disegno di legge n.578 sull’annoso problema dellasensibilità chimica multipla” (MCS), presentato e poi ritirato e ora (pare) nuovamente ripresentato dal senatore cinque stelle Bartolomeo Pepe. In pratica, si tratta di un copia-incolla assolutamente identico all’originale proposta presentata nel 2010 da Elio Lannutti (IdV), contemplante “disposizioni” su una malattia che NON esiste. E d’altra parte la “sensibilità chimica multipla” è una vecchia fissazione trasversale che viene sistematicamente ripresentata a scadenze regolari, a dimostrazione (se ce n’era bisogno) dell’incredibile massa di citrulli che alberga in entrambe le Camere [QUI].

Il Giorno della Fuffa E questo sarebbe il meglio che la sedicente “opposizione” doc è riuscita a proporre fino ad ora… FUFFA!
D’altronde, i “cittadini” della confraternita ensifera sono in ben altre faccende affaccendati. Infatti, sembrano essere molto più interessati all’occupazione militare delle poltrone nelle commissioni di garanzia e litigarsi le diarie parlamentari col loro capo politico: il predicatore miliardario delle decrescita felice, che vorrebbe gli indennizzi dei pentastellati da gestire tutti per sé in un suo fondo fiduciario, con la disinteressata supervisione di Gianroberto Casaleggio. E’ la variante 2.0 del vecchio esproprio proletario: date a Grillo ciò che è di Cesare.

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(50) Cazzata o Stronzata?

Posted in Zì Baldone with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 30 aprile 2013 by Sendivogius

Classifica APRILE 2013

Lo ScudofaggioNel 1994, in concomitanza con l’insediamento del primo governo Berlusoni, un eccezionale Paolo Rossi dava lettura della lista dei ministri, sulle note della marcetta del 7° Cavalleggeri del gen. Custer

Dopo un ventennio trascorso pessimamente, abbiamo un nuovo esecutivo che non ha davvero nulla da invidiare al lontano predecessore… Governo democristianissimo per la DC che verrà, con un Letta presidente. L’uno o l’altro è indifferente, poiché nel gioco delle parti sono assolutamente complementari. Il piatto è servito: una manciata di tecnocrati per gli affari che contano e una raffazzonata selezione per contorno con quarte scelte di partito, tra i quali si distinguono le papi-girls e nullità come lo stralunato Andrea Orlando (di cui a suo tempo avevamo già parlato QUI), con la Nunzia De Girolamo (PdL) famosa più che altro per essere la moglie di Francesco Boccia (PD), bocconiano di Letta e di governo. Tutti in ostaggio del Pornonano, che mira all’impunità ed allo scranno di senatore a vita.
Per la fondamentale gestione della cosa pubblica, l’importante è che i nuovi ministri siano “giovani” e “donne”, variabili relative assurte a requisito essenziale di governo, che qualche buontempone aveva pure la spudoratezza di chiamare “del cambiamento”..!

Era meglio morire da piccoli,
suicidarsi col tappa-turaccioli,
soffocarsi con tanti batuffoli,
che vedere ‘sto schifo da grandi!
Era meglio morire da piccoli,
soffocati da un bacio di Muccioli,
era meglio morire da piccoli
che vedere ‘sto schifo da grandi!
Era meglio morire da piccoli
con la testa tutta piena di riccoli
soffocati da tanti turaccioli
che vedere ‘sto schifo da grandi!

Complimenti vivissimi invece a Beppe Grillo che è riuscito finora non solo a rianimare il papi Silvio, risorto all’ennesima potenza, ma ha anche ottenuto l’incredibile miracolo di resuscitare addirittura la DC, a 20 anni dalla sua scomparsa.
Dopo aver rigettato ogni possibile responsabilità di governo, per mesi ha spinto con tutte le sue forze il resto del Parlamento verso il governo delle larghe intese, da lui fortissimamente auspicato, per poter continuare a campare di rendita dall’alto della sua torre d’avorio, nel proprio splendido isolamento. Come un santo stilita, in questi mesi ha sputazzato addosso a chiunque abbia osato avvicinarsi alla sua colonna, insultando tutto e tutti. In quanto, nella sua manichea visione del mondo, “contaminarsi vuol dire sporcarsi di merda”, anche se in tutta sincerità sarebbe difficile notare la differenza.
Dopo aver umiliato in tutti i modi possibili l’impacciato Pierluigi Bersani (l’unico davvero contrario al “governissimo”), dopo aver usato la candidatura di Stefano Rodotà come un ariete per provocare l’implosione del centrosinistra, facendo leva sulle spaccature interne del partito bestemmia, tuona ora contro l’inciucio gridando al “golpettino”. Perché, cos’altro si aspettava?!?
E si lamenta che gli adepti della sua setta siano (parole sue) “disprezzati e trattati come dei coglioni”. Non immagina quanto ciò sia vero… e mai abbastanza! Alla prova dei fatti, non si capisce perché la considerazione ed il trattamento riservato ai suoi boots animati dovrebbe poi essere diverso.
Almeno questa piccola soddisfazione.
In compenso, gli ensiferi non avranno più scuse per non presentare i loro disegnini di legge. E per questo dovranno usare carta e penna, al posto dell’apriscatole (ammesso che poi sappiano come funziona). Soprattutto, adesso che c’è una maggioranza e opposizioni definite, potranno essere costituite le tanto invocate commissioni parlamentari, così potremo finalmente vedere i pentastellati all’opera, nell’avventurosa scoperta dei “segreti della casta”. In proposito, dopo aver rifiutato ogni confronto e dialogo con qualsivoglia controparte parlamentare additata al pubblico disprezzo, non si capisce a che titolo il Grullo ed i suoi replicanti pretendano per sé, come fosse un atto dovuto, la presidenza delle commissioni sulla vigilanza RAI e sui Servizi segreti… Forse perché Grillo è simpatico, è intelligente, è educato e rispettoso degli interlocutori istituzionali. Così, alla fine della giostra impazzita, pare proprio che sarà il “capo politico” ad andare affanculo.
E con ciò chiudiamo (per ora) questa lunga parentesi sul fenomeno grillista, al quale abbiamo dedicato fin troppo del nostro tempo e delle nostre attenzioni.
Invece, è tempo di dare la parola ai protagonisti assoluti della classifica (ricca come non mai!), se ancora ci fossero dubbi sullo stato confusionale del partito bestemmia, la cui “sinistra” (si fa per dire) sembra fare persino più schifo dell’area clericale… Ma zitti proprio no, eh?!?

Hit Parade del mese:

01. NON TROMBATE MIA MOGLIE!

[25 Apr.] «Fuori chi non vota la fiducia al governo»
 (Francesco Boccia, il Marito)

Pornonano02. LARGHE INTESE

[18 Apr.] «L’Associazione Nazionale Magistrati è come la P2, agisce segretamente, tenendo nascosti i nomi dei loro associati.»
 (Silvio Berlusconi, il Piduista)

03 - Enrico Letta (1)03. LETTA FOREVER (I)

[08 Apr.] «Pensare che dopo 20 anni di guerra civile in Italia, nasca un governo Bersani-Berlusconi non ha senso. Il governissimo come è stato fatto in Germania qui non è attuabile.»
 (Enrico Letta, l’Incaricato)

03 - Enrico Letta (2)03.bis LETTA FOREVER (II)

[22 Apr.] «Io premier? Tutte balle dei giornalisti»
 (Enrico Letta, il Premier)

04 - Andrea Orlando04. MAI DIRE PD

[22 Apr.] «Sono contrario a un governo Pd-Pdl»
 (Andra Orlando, ministro del governo Pd-Pdl)

Dario Franceschini04.bis MAI DIRE PD (II)

[23 Apr.] «Non si può riproporre qui una grande coalizione come in Germania. Non ci sono le condizioni per avere in uno stesso governo Bersani, Letta, Berlusconi e Alfano»
 (Dario Franceschini, ministro del governo Pd-Pdl)

Cesare Damiano04.tris MAI DIRE PD (III)

[18 Apr.] «Non c’è nessun inciucio: se questa elezione fosse il preludio per un governissimo io non ci sto e non ci starebbe neanche il PD»
 (Cesare Damiano, granitico)

Fausto Raciti04.quater MAI DIRE PD (IV)

[24 Apr.] «Serve un governo di cambiamento vero ed è impensabile farlo con chi in questi anni ha sempre dimostrato di avere idee opposte alle nostre»
 (Fausto Raciti, Coerente)

Rosi Bindi04.quinter MAI DIRE PD (V)

[21 Apr.] «Abbiamo sempre escluso le larghe intese e le ipotesi di governissimo»
 (Rosi Bindi, la Pasionaria)

Roberto Speranza (I)05. MAI DIRE PD: Senza Speranza (I)

[07 Apr.] «Non dobbiamo avere paura di confrontarci con gli altri, ma non significa fare un governo con ministri del Pd e del Pdl. La prospettiva non è una formula politicista come il governissimo, è quel governo di cambiamento di cui l’Italia ha bisogno»
 (Roberto Speranza, il Politicista)

Roberto Speranza (II)05.bis MAI DIRE PD: Senza Speranza (II)

[08 Apr.] «Serve un governo del cambiamento che possa dare risposta ai grandi problemi dell’Italia. Nessun governissimo Pd-Pdl»
 (Roberto Speranza, Impossibilista)

Roberto Speranza (III)05.ter MAI DIRE PD: Senza Speranza (III)

[26 Apr.] «Il PD sosterrà convintamente il governo Letta»
 (Roberto Speranza, Governista)

Matteo Orfini06. MAI DIRE PD: l’importanza di chiamarsi Orfini (I)

[20 Apr.] «Renzi premier? Una follia. Ma fa bene ad andare da Maria de Filippi, ad Amici, spero almeno che dica cose di buon senso.»
 (Matteo Orfini, l’Intransigente)

Matteo Orfini (2)06.bis MAI DIRE PD: l’importanza di chiamarsi Orfini (II)

[24 Apr.] «Domani in direzione proporrò Matteo Renzi alla presidenza del Consiglio»
 (Matteo Orfini, il Moderato)

Matteo Orfini (1)06.ter MAI DIRE PD: Orfini alla mattina…

[22 Apr.] «Ho sostenuto e continuo a sostenere la mia netta contrarietà a un governo basato su un accordo politico fra PD e PdL. Su questa linea insisterò anche nella riunione della direzione di domani. Il voto di fiducia al governo che si presenterà alle Camere avrà un valore decisivo per quello che il PD sarà nei prossimi anni. Si tratta quindi di una scelta politica e spero che il PD non decida di cambiare la propria natura»
 (Matteo Orfini, Contronatura)

Matteo Orfini (3)06.quater MAI DIRE PD: …e alla sera

[22 Apr.] «Io sono contrario ma se il gruppo decide di sì, seguo»
 (Matteo Orfini, fedele alla linea)

Corradino Mineo07. MAI DIRE PD: Corradino anche tu

[25 Apr.] «Se ci fosse una squadra decente, cioè senza provocazioni esplicite, darei la fiducia a un governo presieduto da Enrico Letta, ma leggo di Schifani alla Giustizia o all’Interno. Un senatore siciliano non può votarlo.»
 (Corradino Mineo, l’Indisponibile)

Corradino Mineo (1)07.bis MAI DIRE PD: Corradino in cerca di senso

[30 Apr.] «Voterò la fiducia, perché il partito con il quale sono stato eletto ha commesso gravi errori. Non ha avuto il coraggio di sostenere Stefano Rodotà né Romano Prodi, ha chiesto a Napolitano di ricandidarsi pur sapendo che il Presidente della Repubblica voleva per 2013 lo stesso schema del 76, quelle “larghe intese”, che suonano radicale sconfessione di tutto quello per cui la “Coalizione Italia Bene Comune” ha chiesto i voti.»
 (Corradino Mineo, senatore siciliano)

Rocco Casalino08. The Others: ABBASSIAMO I TONI

[22 Apr.] «Se mi è piaciuto il discorso di Napolitano? Ma non hai sentito? Ci ha attaccato! Una cosa da Ancien Régime… ma arriverà una decapitazione!»
 (Rocco Casalino, esperto in comunicazione del M5S)

Matrangeli08.bis The Others: SENZA PAROLE

[23 Apr.] «Io sono il senatore Bruce Lee, io non ho paura di niente, io ne atterro 50 alla volta! Avete fatto caso che durante il mio processo la qualità dello streaming era bassa? Questo per non far ascoltare le mie parole, le parole di Bruce Lee!»
 (Marino Mastrangeli, Espulso a 5 stelle)

Manlio Di Stefano08.ter The Others: AMPLESSI SOLITARI

[03 Apr.] «L’analisi demografica delle adesioni alla mia pagina facebook mi da un segnale chiaro: le donne non sono attratte dal mio messaggio politico. Perché?»
 (Manlio Di Stefano, Onorevole Onanista a 5 stelle)

Roberto Ciotti08.quater The Others: I COSTI DELLA POLITICA

[09 Apr.] «Io ho dovuto chiedere un prestito, perché sennò non ce la facevo. Finora me li ha prestati mia sorella, ora ho dovuto chiedere un prestito alla banca per arrivare fino alla fine del mese. Perché comunque vivere a Roma costa»
 (Roberto Cotti, povero senatore a 5 stelle)

Luca Zaia09. PREVISIONI PADANE

[04 Apr.] «Si oscurino le previsioni meteo per il Veneto o procederemo per danni! Lanciamo un appello perché questi signori ci cancellino dalle previsioni del tempo: che facciano un’area tutta nera, non ci importa nulla. Meglio tornare a Bernacca e alle sue previsioni per macro aree. Con i nostri legali stiamo valutando ipotesi di richieste danni se i gestori dei siti internet continueranno sulla loro strada. Torniamo alla semplicità, come il Papa che dice “buonasera”. Pensiamo di essere meglio di Dio?»
 (Luca Zaia, il Gauleiter del Veneto)

Micaela Biancofiore09.bis LA MIA DROGA SI CHIAMA SILVIO

[22 Apr.] «Silvio Berlusconi sarebbe uno straordinario Presidente della Repubblica, nessuno più di lui sarebbe vero Garante dell’Unità dello Stato, vero padre della Patria, vero paladino dell’Italia e degli italiani. Ha confermato di avere l’Italia nel cuore e una non comune levatura di statista. Se si è onesti bisogna dirlo: lui al Quirinale migliorerebbe il Paese»
 (Micaela Biancofiore, Inconfondibile)

Cane morto10. E ‘STI CAZZI!?!

[20 Apr.] «Tra i nuovi contenuti che sto preparando c’è anche un reality-dog che è dedicato al mio cane»
 (Simona Ventura, la Canara)

Lidia Ravera10.bis SPIRITO DI SACRIFICIO

[23 Apr.] «Ho rinunciato alla mia libertà e alla mia vita da privilegiata per impegnarmi alla Regione Lazio. Il mio è un grande sacrificio: il primo maggio di ogni anno parto per Stromboli e ci rimango sei mesi, fino alla fine di ottobre, da dove produco reddito seduta sul mio terrazzo»
 (Lidia Ravera, Sacrificabile)

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