Archivio per Papa

Il complotto germanico

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , , , , , , , , , on 11 febbraio 2013 by Sendivogius

sex-doll

Maledetti tedeschi! Con tempismo tutto teutonico, i perfidi crucchi della Merkel hanno tirato fuori le armi segrete, per bloccare la marcia trionfale di Bagonghi alla televendita elettorale.
A sorpresa, Papa Ratzinger si è dimesso!
L'Uomo che rideL’improvviso ritiro del pontefice tedesco è stato sicuramente ispirato dalla volpina cancelliera di Berlino, in accordo con le forze dell’internazionale bolscevica, per distogliere l’attenzione dal Pornonano in overdose televisiva.
Il bidone ceronato, che già doveva affrontare la terribile minaccia comunista del Festival di Sanremo, in concorrenza canterina con le sue barzellette, rischia ora di ritrovarsi relegato ai titoli di coda nei palinsesti televisivi, riconquistati alle vicende vaticane e finalmente costretti ad occuparsi di qualcosa di più serio del cazzaro spennellato.
Si spera solo che adesso non pretenda di partecipare al conclave come aspirante papa, a titolo di compensazione..!

Opera di Edoardo Baraldi

Infatti, questa necrotica parodia di Cetto La Qualunque è davvero convinto The Walking Deadche milioni di italiani non abbiano niente di meglio da fare, che ascoltare le flatulenze gassose della salma parlante. Impegnato in un estenuante lascia o raddoppia elettorale, altre due settimane, e prometterà di regalare villa e macchinone, con troione incluso, a chi lo vota! Questo almeno prima che arrivassero le pontificie dimissioni a scombussolare i palinsesti…
Ach! Questi tedeschi!

paparazzi

Da miscredenti, concedeteci invece qualche parola sul “gran rifiuto” di papa Benedetto XVI
Se si escludono un paio di anti-papi, era dai tempi di Celestino V (1294) che un pontefice non rassegnava le dimissioni!
Babbo Natale Al contrario di una vulgata diffusa, a noi papa Ratzinger è sempre stato umanamente simpatico. E, pur non condividendolo, ne abbiamo sempre apprezzato il rigore teologico, riconoscendo nel pontefice un indubbio spessore culturale. Di papa Benedetto XVI ci piaceva soprattutto il suo distacco dalle beghe mondane e l’ostilità con la quale ha sempre cercato (invano) di non lasciarsi coinvolgere dalle miserie di una Chiesa più interessata ai denari di Cesare che alla salvezza della sua anima, cercando (senza successo) di porre un freno alle ingerenze ed agli intrallazzi dei suoi porporati invischiati più che mai nelle vicende temporali della ‘politica’ italiana. Schiacciato com’era, tra l’intrigante intraprendenza di Bertone e Bagnasco.
PalpatineSicuramente, di papa Ratzinger… Papa-Razzi… Mazingher… ci mancheranno gli straordinari cappellini e la sua meravigliosa somiglianza con l’imperatore Palpatine (il cattivone di Star Wars).
  Indubbiamente, ne ammiriamo il coraggio e rendiamo merito alla dignità di chi, profondamente disgustato dagli intrighi della Curia, è riuscito a mettere a nudo la propria indignazione, col suo sdegnoso silenzio, attraverso il Cani e Porciritiro improvviso. E nel farlo sceglie proprio la campagna elettorale, che vede così inopinatamente impegnati troppi cardinali e troppi prelati. Ne rimbrotta le tifoserie. Li coglie di sorpresa. Altresì, ne scompagina alleanze e progetti. Ne sconvolge i giochi politici, in virtù della proclamazione di un conclave che non sarà né facile né sereno.
E lascia un esempio che non è da sottovalutare.

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La leggenda dei leader straordinari

Posted in Masters of Universe with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 4 ottobre 2011 by Sendivogius

E se i pricipali leaders del pianeta fossero in realtà dei super-eroi, pronti a sfidarsi senza esclusione di colpi al tavolo del Mahjong?
La balzana idea è frutto della fantasia ‘perversa’ (sono giapponesi!) del mangaka Owada Hideki che, con una trovata a dir poco originale, reinterpreta ruoli e personaggi della politica nipponica e internazionale con esiti grotteschi in una sorta di crossover fantapolitico, per una storia con buoni spunti ma alla lunga ripetitiva, dall’impronta demenzial-nazionalistica con l’ex premier giapponese, Junichiro Koizumi, elevato a protagonista assoluto di una saga a dir poco demenziale.
Stiamo parlando di The Legend of Koizumi.
In ‘Occidente’, il cotonato figurino è ricordato soprattutto per il suo assurdo taglio di capelli: l’unico premier con la permanente. Meglio non parlare invece di certi nostrani pornonani dalla pelata catramata!  

Koizumi, che pur con tutta la fantasia proprio non ha un aspetto tra i più marziali, per le improbabili alchimie del disegno, viene ritratto così..! Con l’espressione volitiva e cazzuta dei culturisti anabolizzati, che popolano le lande desertificate di “Hokuto no Ken”: la saga cult di Ken il Guerriero.

In Giappone, La Leggenda di Koizumi” è conosciuta col titolo di Mudazumo Naki Kaikaku, che può essere tradotto grossomodo come “Riforma senza tiri sprecati”, in allusione al lancio dei dadi nel gioco del mahjong.
Soprattutto, è una parodia per allitterazione del nome dato al progetto di riforma ultra-liberista (e fallimentare), portato avanti durante il Governo Koizumi (2001-2006). Parliamo del Seiiki Naki Kaikaku, un pacchetto di privatizzazioni estreme, che tante speranze aveva suscitato nei giovani liberali della destra nipponica.
È difficile comprendere la carica di entusiasmo e di aspettative che un personaggio come Junichiro Koizumi è stato capace di suscitare, soprattutto presso la gioventù giapponese, tanto da venirgli dedicati interi manga: i celebri e diffusissimi albetti del fumetto nipponico.
Infatti, Koizumi aveva già fatto la sua comparsa in AKUMETSU (di cui avevamo accennato QUI), nei panni di un premier idealista quanto imbelle, schiacciato dalle correnti di partito…

Intendiamoci! Paragonato al manga di Owada, Akumetsu in confronto è un trattato di satira politica, dalla raffinata critica sociale… ed è tutto dire!
Maliziosamente, ci sarebbe da pensare che si tratti di atti di piaggeria nei confronti di Taro Aso: esponente ultraconservatore del Partito Liberaldemocratico, già ministro degli esteri nel Governo Fukuda (2007-2008), e premier lui stesso (2008-2009) in uno dei governi più catastrofici della storia giapponese recente, ma con una grandissima passione per i manga…
Pare che, tra le sue letture preferite, ci siano le gesta della bionda Sailor Moon e delle sue amichette in costume: le paladine vestite alla marinaretta. Ignoriamo se prediliga la versione hentai.
A proposito di Taro Aso, resta comunque insuperabile il suo invito rivolto ai giovani giapponesi per incrementare la produzione di manga e di anime, al fine di combattere la disoccupazione e rilanciare l’economia giapponese superando la crisi.
Inutile dire che The Legend of Koizumi (o Mudazumo Naki Kaikaku, che dir si voglia) è stato un seccesso. Se si accetta il presupposto fondamentale che la supremazia mondiale si conquista su un tavolo da gioco, con astuzie per nulla sportive, mosse segrete ed abilità speciali che hanno conseguenze fisiche sui personaggi (tutta roba già vista da Yu-gi-oh! a Yū Yū Hakusho), allora potete accettare pure che, invece delle solite creature demoniache, a sfidare i super-presidenti ci siano niente meno che i nazisti del Quarto Reich, trasmigati in massa sulla Luna alla fine della II° Guerra Mondiale a bordo dei leggendari Haunebu.

Trasformato il satellite in una colonia nazista, i nuovi nazi-seleniti lanciano la loro sfida alla Terra, organizzando uno speciale torneo di mahjong in cui si sfideranno i ‘campioni’ dei due schieramenti.
Sotto il segno della svastica, si alternano personaggi storicamente vissuti e nomi meno noti della macchina da guerra nazista, insieme al solito corollario di shōjo ninfette, in uniforme da SS.

Tuttavia, in questa distopia del nazi-moe è assolutamente inutile cercare le incongruenze e le discronie, altrimenti sarebbe assai difficile spiegare come possano comparire, tra i tanti, personaggi del calibro di Otto Skorzeny (l’uomo che fece il blitz sul Gran Sasso per liberare il duce); generali come Erwin Rommel ed Hans Speidel (che peraltro avevano simpatie anti-naziste e appoggiarono il complotto per uccidere Hitler nel ’44); Hans Ulrich-Rudel, l’asso della Luftwaffe; insieme a personaggi spregevoli come Hermann Göring, Heinrich Himmler, il dott. Josef Mengele e Reinhard Heydrich meglio conosciuto come il “boia di Praga”. Tutti in perfetta forma e addirittura ringiovaniti. Non mancano Rudolf Hess e lo stesso Adolf Hitler, insieme ad una impossibile discendenza di Joseph Goebbels.
L’élite dei nazi-seleniti ha una peculiarità: possono trasformarsi in Super-Aryan (!) schimmiottando in una parodia estrema i Super-Saiyan, già visti nella serie “Dragon Ball”.
L’aspetto più gustoso della storia è però la sfilata caricaturale dei cosiddetti ‘grandi’ del pianeta e comprimari minori. La squadra per l’Alleanza per la Terra ha un cast d’eccezione, quanto pessimamente assortito…
Naturalmente, c’è Junichiro Koizumi, titanico e indistruttibile oltre i limiti del grottesco.

Né poteva mancare, come riuscitissima spalla, il ministro Taro Aso: tiratore infallibile (è atleta olimpionico), rappresentato come una specie di Bugsy Siegel in stile yakuza.

C’è poi la famiglia Bush al gran completo: Papà Bush e suo figlio Junior, quest’ultimo rappresentato nella finzione come nella realtà nei panni di un idiota, che tenta disperatamente di emulare il padre, ma con ispirati tratti di eroismo (e questi esistono solo nella finzione!).
Papà Bush, al disegnatore della storia piace quasi quanto Koizumi, e si vede..!
Raffigurato come un gigante muscoloso in stile Hokuto, il vecchio Bush senior sembra quasi un ibrido tra ‘Raoul’ (il fratello incazzoso di Kenshiro) e ‘Vegeta’ (Dragon Ball).

È ovvio che, come in ogni storia che si rispetti, deve esserci una eroina femminile per il cui ruolo viene scelta una improbabile Yulia Timoshenko, la zarina ucraina con la treccia posta a mo’ di corona.

Affarista senza scrupoli, letale, spietata. Per la temibile Yulia ogni occasione costituisce una potenziale opportunità di profitto.

È una vera dark lady capitalista; immortalata su carta in tutte le espressioni possibili e nelle infinite varianti, che il disegno può offrire…

E sempre pronta a trasformarsi nella teppistella della scuola, qualora se ne presenti la possibilità…


 C’è anche (né poteva essere diversamente) il glaciale Vladimir Putin, zar di tutte le Russie… Inquietante e sinistro, come si conviene ad un ex comandante del KGB. E con un aurea demoniaca che non guasta mai per un ex funzionario della polizia politica, travestito da “democratico” e notorio amico del nostro papi nazionale.
A fargli da comprimario c’è un povero Dmitrij Medvedev, eccessivamente imbolsito.
Il granitico Putin è al contrario troppo magro (più alto) e ringiovanito di almeno vent’anni nel suo aspetto robotico da man in black
Tuttavia, la sorpresa assoluta, e sicuramente più gradita, è la partecipazione straordinaria di un incredibile papa Ratzinger…!!

Unico e insuperabile, con quella sua deliziosa espressione di perfidia dai tratti quasi luciferini… Proprio come si addice ad un (finto) cattivone doc, ma in realtà col cuore d’oro!
Semplicemente maestoso mentre fluttua nell’etere o avanza col cipiglio sicuro di un terminator in abiti pontificali.

Meravigliosa la sintesi, in un’unica tavola della sua elezione a pontefice, dopo il trionfo sugli altri cardinali al conclave.


 Attraverso piccoli cammei, nella storia compare pure Nursultan Abishuly Nazarbayev: padrone assoluto, autocrate asiatico e khan del Kazakistan, giustamente ridicolizzato come un insignificante satrapo di provincia. Ma c’è spazio anche per l’ex segretario statunitense alla difesa: Colin Powell.
E la vecchia Margaret Thatcher: l’arruginita “Lady di ferro” britannica.

Con simili e demenziali presupposti, la pubblicazione di The Legend of Koizumi in Giappone è stata… un successo..! Tant’è che ne è stata realizzata anche una mini serie OAV in tre episodi. E c’è da dire che non è nemmeno troppo male.
Ispirata ai primi albi della serie, l’animazione è interamente dedicata ai “vicini di casa” del Giappone…

C’è un ottimo Kim Jong-il (“General Kim”), il caro leader nordcoreano, ispirato vagamente ai malvagi Mister X di James Bond…
Nella serie animata, il Caro Leader (altro noto pervertito) compare insieme al figlio deficiente, designato alla successione: Kim Jong-… difficile dire se Jong-chul o il fratello minore Jong-un..! Si accettano scommesse.

E naturalmente non poteva mancare il poderoso vicino cinese, nell’accoppiata abbastanza riuscita di Hu Jin Tao e Wen Ja Bao

 Anche se il vero protagonista è un resuscitato Mao Zedong in versione Frankenstein.
Non manca un breve siparietto con i leaders europei del G-8 i quali, esattamente come avviene nella realtà, non contano nulla e scompaiono quasi subito dal corso della storia.


Una premonizione?

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1° MAGGIO

Posted in Masters of Universe, Risiko! with tags , , , , , , , , , , , , , , , on 1 Mag 2011 by Sendivogius

Nell’Italia dei senza lavoro e della crisi infinita è festa grande.
Finalmente restituito alla sua vera natura medioevale, un intero Paese è fermo nelle celebrazioni pubbliche dell’enorme autodafé pontificio: la più grande operazione commerciale a profitto ecclesiastico, mai organizzata dai tempi delle indulgenze giubilari.
In concomitanza con una delle poche feste laiche della Repubblica, rottamata in nome del profitto e per le tasche dei bottegari, si sovrappone la beatificazione del papa polacco, amico di dittatori e gran protettore dei pedofili (purché in tonaca), restauratore del potere temporale dei pontefici e campione della conservazione più intransigente. Però è stato un papa fotogenico, abile nell’autopromozione, e tanto basta a considerarlo “buono”.
Aperto ad ogni modernità, tanto per dire, è stato capace di istituire una commissione di studio per confutare (negli anni ’80!) la validità delle teorie di Galileo e valutare un’eventuale revisione della condanna. Ancora non era convinto..!
L’ennesimo revival sanfedista di una superstizione necrofila, fondata sull’esposizione di pezzi di cadavere, con l’adorazione di secrezioni ed umori colliquativi morbosamente conservati, è l’occasione per ribadire in pompa magna la supremazia del Papa-Re sul “giardino” italiano. Non per niente il piccolo imperatore è corso a presentare formale atto di sottomissione al primato del papato, seguito da tutto il resto dell’arco istituzionale.

TRIPOLI BEL SUOL D’AMOR…
 Con spirito cristiano, le città libiche vengono benedette da una provvidenziale pioggia di bombe (però intelligenti) e in nome dell’accoglienza si respingono i profughi che si vorrebbero liberare da una feroce tirannia.
Come il generale von Clausewitz, il presidente Giorgio Napolitano ci ricorda, a modo suo, che “la guerra è una naturale prosecuzione della politica”… per l’esattezza, “un’evoluzione naturale”. Un ottimo modo per festeggiare il centenario della Guerra di Libia (1911-2011). Del resto abbiamo un’eccellente copertura giuridica perché, come gli antichi romani, noi aborriamo le iniusta bella.
Per questo i bombardamenti italiani (su una nostra ex colonia) sono cominciati con l’autorevole avvallo presidenziale, mai così solerte, prima ancora che se ne potesse discutere in Parlamento, in nome della sacra risoluzione n.1973 dell’ONU, mentre già si sussurra l’invio di truppe di terra. Peccato che la risoluzione delle Nazioni Unite non contempli l’eliminazione fisica del rais e lo sterminio della sua famiglia, non autorizzi l’uccisione dei suoi figli e dei suoi nipoti con attacchi notturni alle loro abitazioni private, non preveda la distruzione delle stazioni televisive del regime e delle infrastrutture.
Si tratta di gravi violazioni al mandato originario, che conferiscono agli attacchi l’infame natura di rappresaglie terroristiche. Tuttavia, questo il presidente Napolitano ha omesso di ricordarlo.
E del resto la situazione libica avrebbe richiesto un minimo di prudenza…

Innanzitutto, dopo mesi, non si è ancora ben capito chi siano i nuovi referenti politici… il fantomatico consiglio di Bengasi?!? L’ex ministro degli interni (un fedelissimo di Gheddafi) passato alla causa degli insorti insieme ad alcuni militari caduti in disgrazia?
A tutt’oggi, in Cirenaica non esiste un direttorio unificato; si ignorano chi siano questi “ribelli” né si conosce una linea programmatica precisa e soprattutto condivisa.
Manca completamente un vero centro di coordinamento, tanto meno  è stato costituito  un credibile governo provvisiorio. Ogni centro abitato e regione insorta ha il proprio consiglio cittadino improvvisato ed i vari comitati si muovono disordinatamente per proprio conto, irrimediabilmente divisi tra appartenenze claniche e gelosie tribali.
Se questa è la situazione politica. Ancora peggio è la realtà militare… qui mancano anche le basi minime e le più elementari nozioni di combattimento:
 1) I combattenti improvvisati ci hanno messo un mese per capire che i pick-up bianchi in mezzo al deserto sono un bersaglio ideale per qualsiasi artiglieria e che quindi andrebbe improvvisata un minimo di mimetizzazione. Soprattutto non ci si muove asserragliati in mandrie tanto per farsi coraggio o incitarsi a vicenda. Non parliamo poi di formazione a ventaglio, disposizione allargata, e altre cosucce che a quelle latitudini sembrano fantascienza.
 2) Qualcuno deve aver spiegato ai ribelli che le armi vanno tenute pulite e ben oliate. E giustamente abbiamo assistito a scene dove le mitragliatrici calibro 50 venivano lavate con acqua e sapone e gli AK-47 impastati di grasso. Il sistema migliore, e più rapido, per renderli inutilizzabili.
 3) Non esiste alcuna logistica, né un comando unificato, nessun piano strategico. Ci si muove alla spicciolata, secondo l’ispirazione del momento; si sparacchia a casaccio, possibilmente davanti alle telecamere; ci si mobilita secondo il capriccio del giorno, né si concordano gli obiettivi con gli altri gruppi di combattimento, tanto meno ci si preoccupa di segnalare gli spostamenti. Non esistono ponti radio, né un sistema di comunicazione e coordinamento delle varie unità.
Come risultato immediato, è facilissimo incorrere nel cosiddetto “fuoco amico” e farsi annientare dalle sortite a sorpresa degli irregolari governativi.
Ne consegue che il prossimo ed inevitabile passaggio successivo ai bombardamenti su scala tattica della NATO sarà l’invio di una forza militare d’occupazione (o d’interposizione che dir si voglia), ad integrazione dell’inconsistenza politica e militare dei nostri nuovi “alleati” libici. Ma questo il solerte Napolitano che tanto si è sbrigato a sottoscrivere l’attacco, tuffandoci in questo pantano, preferisce non dirlo; meno che mai il ministerume e parlamentarucoli di ogni colore, assiepati intorno al dicastero della guerra, tutti in ben altro affaccendati…
Evviva l’Imperatore!! Evviva il Papa-Re e pure il Papi-Re!!

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RADICI (I)

Posted in Kulturkampf, Masters of Universe with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 19 agosto 2009 by Sendivogius

Libera Nos a Malo I papi eletti dalle fila dell’Inquisizione solitamente non portano fortuna alla Chiesa: all’intransigenza del teocrate sommano il dogmatismo teologico del custode dell’ortodossia, nell’illusione che gli antichi canoni della dottrina scolastica siano sufficienti ad imbrigliare una società in perenne movimento, fornendo risposte esaurienti per la complessità del mondo contemporaneo.
Il pontefice-restauratore avverte la minaccia insita nel “disordine” della modernità, che cozza con la visione ecumenica della tradizione cattolica, nell’ansia di salvaguardare l’alto Magistero dell’istituzione ecclesiastica…
Relegata ai margini di una realtà sempre più secolarizzata, la Curia vaticana si sente assediata e quindi attacca. Tuttavia, svuotato il Santo Uffizio di ogni potere coercitivo, non può certo ricorrere alle funzioni repressive dell’apparato inquisitorio. E non potendo più fare affidamento sul sollecito intervento del braccio secolare indirizza le sue pressioni alla ‘Politica’ per imporre, tramite l’apporto del legislatore, quei valori religiosi e quelle prescrizioni dottrinali che non riesce più a trasmettere per convinzione nelle coscienze altrui. Si tratta di un laido mercimonio tra politicanti in cerca di legittimazione e la Chiesa dei No che, con le sue censure tradotte in “Legge dello Stato”, pretende di limitare e condizionare le scelte dei singoli.
In questo, papa Benedetto XVI si muove con l’eleganza di un elefante, mentre la CEI lo supporta con la petulanza di una zanzara.
Privo del sex-appeal mediatico che contraddistingueva il suo predecessore, Joseph Ratzinger non dice cose diverse. Tuttavia, la sua incapacità comunicativa è imbarazzante.
[Peggio di tutta l’opposizione parlamentare messa insieme!]
Sarà la scarsa dimestichezza con la lingua italiana, il rigore teutonico, il cipiglio del vecchio cattedratico, ma le considerazioni ecumeniche di questo Benedetto papa si riducono ad una cascata di NO, in una tensione ideale da ancient regime ferma al Congresso di Vienna e contro il “bieco Illuminismo”, giacché la situazione odierna è in tutto simile alla Francia rivoluzionaria del 1791 (sic!!!)

Se allora c’era la ‘dittatura del razionalismo’, all’epoca attuale si registra in molti ambienti una sorta di ‘dittatura del relativismo’. Entrambe appaiono risposte inadeguate alla giusta domanda dell’uomo di usare a pieno della propria ragione come elemento distintivo e costitutivo della propria identità. Il razionalismo fu inadeguato perché non tenne conto dei limiti umani e pretese di elevare la sola ragione a misura di tutte le cose, trasformandola in una dea; il relativismo contemporaneo mortifica la ragione, perché di fatto arriva ad affermare che l’essere umano non può conoscere nulla con certezza al di là del campo scientifico positivo. Oggi però, come allora, l`uomo ‘mendicante di significato e compimento’ va alla continua ricerca di risposte esaustive alle domande di fondo che non cessa di porsi.
  [12 Agosto 2008]

Benedetto XVI ammonisce, bolla, sanziona, e non si accorge che i toni apocalittici delle sue affermazioni si perdono in crociate anacronistiche che, superato lo sgomento iniziale di noi profani miscredenti, trascendono il ridicolo ben oltre i suoi confini naturali. La sua visione della società è così ristretta e talmente retriva, da sembrare ispirata direttamente al Sillabo di Pio IX, che papa Ratzinger reinterpreta (se possibile) in chiave ancora più restrittiva, attingendo abbondantemente alla tradizione patristica. E parliamo del III-V secolo d.C.

I lager nazisti, come ogni campo di sterminio, possono essere considerati simboli estremi del male, dell’inferno che si apre sulla terra, quando l’uomo dimentica Dio e a Lui si sostituisce usurpandogli il diritto di decidere che cosa è bene e che cosa è male, di dare la vita e la morte. Purtroppo però questo triste fenomeno non è circoscritto ai lager. Essi sono piuttosto la punta culminante di una realtà ampia e diffusa, spesso dai confini sfuggenti. I santi, che abbiamo brevemente ricordato, ci fanno riflettere sulle profonde divergenze che esistono tra l’umanesimo ateo e l’umanesimo cristiano; un’antitesi che attraversa tutta quanta la storia, ma che alla fine del secondo millennio, con il nichilismo contemporaneo, è giunta ad un punto cruciale, come grandi letterati e pensatori hanno percepito, e come gli avvenimenti hanno ampiamente dimostrato. Da una parte, ci sono filosofie e ideologie, ma sempre più anche modi di pensare e di agire, che esaltano la libertà quale unico principio dell’uomo, in alternativa a Dio, e in tal modo trasformano l’uomo in un dio, che fa dell’arbitrarietà il proprio sistema di comportamento. Dall’altra, abbiamo appunto i santi, che, praticando il Vangelo della carità, rendono ragione della loro speranza; essi mostrano il vero volto di Dio, che è Amore, e, al tempo stesso, il volto autentico dell’uomo, creato a immagine e somiglianza divina. Cari fratelli e sorelle, preghiamo la Vergine Maria, perché ci aiuti tutti – in primo luogo noi sacerdoti – ad essere santi come questi eroici testimoni della fede e della dedizione di sé sino al martirio. E’ questo l’unico modo per offrire alle istanze umane e spirituali, che suscita la crisi profonda del mondo contemporaneo, una risposta credibile ed esaustiva: quella della carità nella verità”
  [9 Agosto 2008]

Come la Democrazia, anche l’Umanesimo o è cristiano oppure non è.
In pratica, Benedetto XVI scaglia l’anatema papale contro chiunque si ponga fuori dall’esperienza evangelica. Il laico, il non credente, l’agnostico, o più semplicemente il non cristiano, sono persone senza etica, prive di qualsiasi sistema valoriale e di riferimenti ideali. Sono anzi portatori di una negazione implicita dei valori cristiani: gli unici riconosciuti. Sono animales in quanto privi di una vera umanità. Indegni di qualunque considerazione sociale, in quanto irriducibili peccatori.
 [Insomma stiamo parlando di eretici. E l’ex prefetto ‘per la Dottrina per la Fede’, già ‘Sant’Uffizio’, già ‘Santa Romana Inquisizione’, sa bene che trattamento veniva loro riservato… Forse rimpiange i tempi!]

Inquisitori domenicani interrogano eretico

 La loro presenza non è innocua, bensì contaminante per la comunità sana dei fedeli. Le loro scelte sono “arbitrarie”, “nichiliste”, addirittura corresponsabili dei campi di sterminio.
 [Però, non eravamo ‘noi’ che indossavamo la divisa nazista quando gli ebrei venivano gasati nei lager. E la coscienza a posto, perché sulla fibbia del nostro cinturone campeggiava la scritta Got mit uns… nevvero caro Ratzinger?]

CARDI

Pertanto, nella valutazione pontificale, l’Umanesimo cristiano ed il (non)umanesimo ateo sono irriducibilmente contrapposti e non conciliabili. Nel rigorismo di Benedetto XVI ciò implica un anelito allo scontro tra culture diverse che non è preoccupante, ma patologico nella sua negazione di ogni legittimazione o riconoscimento. Perciò, prima di ardere nella dannazione eterna, vediamo un po’ più da vicino i valori canonici che ispirano la carità nella Verità della Rivelazione, ai quali tutti devono attenersi…
L’analisi è forse macchinosa, ma non peregrina. E serve a sottolineare quanto sia in realtà dura e senza appello la condanna espressa da Benedetto XVI.
Papa Ratzinger è soprattutto un teologo ed il richiamo ad Agostino di Ippona (S.Agostino) appare evidente:

“Due amori hanno dunque fondato due città: l’amore di sé, portato fino al disprezzo di Dio, ha generato la città terrena; l’amore di Dio, portato fino al disprezzo di sé, ha generato la città celeste. La prima si gloria di se stessa, la seconda di Dio.”
  (De Civitate Dei, XIV, 28)

La scelta di S.Agostino non è casuale ed esaspera ulteriormente la condanna del cosiddetto “umanesimo ateo” (con tutte le sue implicazioni nichiliste, materialiste, relativiste, individualiste e libertarie) in quanto riconducibili addirittura al peccato originale in tutta la sua gravità primordiale.
Per Agostino, il peccato originale si configura infatti come concupiscentia cum reatu, ovvero la colpevole predisposizione d’animo (per eccesso di “libero arbitrio”) verso l’attaccamento alle cose terrene (concupiscenza). Predisposizione, e scelta, ulteriormente aggravata dal fatto che questa comporta un allontanamento dall’elemento divino e un allentamento volontario (con reato) del vincolo di sottomissione a Dio, che si vede scavalcato dall’amore per i beni terreni e le cose di questo mondo. In pratica è un violazione della “giustizia originaria” che lega l’umanità al Dio cristiano, secondo l’antico Patto.
Il concetto viene ripreso da Tommaso d’Aquino e meglio circostanziato nel suo “Compendio di Teologia”:

“La giustizia originale consiste nella sottomissione dell’uomo a Dio e nella sottomissione delle creature inferiori all’uomo”
  (Comp. Theol.  I, c. 187)

Da tale violazione scaturisce il peccato originale, che coinvolge l’uomo nella sua interezza fisica e spirituale in tutta la sua irredimibile gravità:

“La malizia del peccato originale consiste nella rivolta dell’uomo a Dio, nella ambizione di somigliare a Lui, nella folle pretesa di essere sufficiente a sé stesso, quindi nel rifiuto del suo primato, del suo amore, della sua amicizia. Ed ecco la “rottura” come posizione antitetica alla precedente: alla subordinazione della volontà umana a Dio, succede l’insubordinazione, alla quale nell’uomo segue la rivolta delle facoltà inferiori; quindi, la concupiscenza quale impulso disordinato ai beni creati”
 (Battista Mondin. “Dizionario Enciclopedico del Pensiero di S.Tommaso d’Aquino”. ESD, Bologna 2000)

Di conseguenza, il peccato originale è:

  “Una disposizione disordinata derivante dal turbamento di quell’armonia che costituiva la giustizia originale (est quaedam inordinata dispositio proveniens ex dissolutione harmoniae in qua consistebat ratio originalis justitiae)” (I-II, q. 82, a.1). S. Tommaso si affretta però a precisare che non si tratta di una semplice privazione bensì di una disposizione (habitus) corrotta, la quale comporta oltre alla privazione della giustizia originale anche un grave disordine nell’anima. Da un altro punto di vista, avvalendosi delle categorie aristoteliche, Tommaso può dire che elemento formale del peccato originale è la perdita della giustizia originale mentre il disordine delle facoltà, in particolare la concupiscenza, rappresenta l’elemento materiale. “Tutto l’ordine della giustizia originale si doveva al fatto che la volontà umana era sottomessa a Dio. Sottomissione che consisteva principalmente nella volontà, che ha il compito di muovere tutte le altre facoltà verso il fine. Perciò la volontà con la sua avversione a Dio, ha portato il disordine in tutte le altre cose. Ecco quindi che la privazione della giustizia originale che assicurava la sottomissione della volontà a Dio, è la parte formale del peccato originale; mentre tutto il disordine delle altre facoltà ne è come l’elemento materiale. Quest’ultimo disordine consiste soprattutto nel fatto che queste facoltà si volgano disordinatamente ai beni transitori: e tale disordine con nome generico si chiama concupiscenza. Perciò il peccato originate materialmente è la concupiscenza; formalmente è la mancanza (defectus) della giustizia originale” (Comp. Theol. I-II, q. 82, a. 3)
(…) L’essenza del peccato originale non viene fatta consistere nella violazione di qualche legge particolare o nella soddisfazione di qualche piacere della carne, ma in un atteggiamento di fondo dell’uomo di fronte a Dio, un atteggiamento di indipendenza, di autonomia, di “volontà di potenza”: una “volontà disordinata” (disordinata voluntas) che avanza la pretesa di costruirsi un progetto di umanità (e quindi di felicità e di salvezza) senza Dio, anzi, contro il suo volere. Gli effetti nefasti del peccato originale sconvolgono tutto l’ordine dell’universo: causano una lacerazione interiore della persona nei suoi rapporti con Dio, una lacerazione psichica nei rapporti tra facoltà sensitive e facoltà intellettive, e causano inoltre una lacerazione esteriore dei rapporti col prossimo e con il mondo della natura.
  (B.Mondin. Diz. Encicl.)

A quanto pare, col pontefice condividiamo almeno le stesse letture… Questo sì che è preoccupante!
Come si può dedurre, non esistono vie alternative al pensiero cristiano ed al sistema di valori che ne scaturisce. In virtù di ciò -lo ribadiamo- le prescrizioni pontificie non sono dirette solo alla comunità dei fedeli, ma hanno valore universale anche per chi non crede o cristiano non è.
Cosa non accettabile.

SEX & THE CHURCH
POPE 3 Ma come si trasmette ‘sto peccato originale?!?
Domanda retorica perché tanto sempre là si va a parare, secondo una fissazione ossessiva che è tutta cristiana.
Il peccato originale, come le malattie veneree, si propaga per trasmissione sessuale. Veicolo di contagio è (naturalmente) il SESSO.
Una fissazione, quella per il sesso, che sembra costituire l’unica preoccupazione costante della Chiesa cattolica, e soprattutto della sua Curia, in quanto perennemente al centro dell’azione pastorale. Ciò comporta l’ennesima infornata di divieti da imporre a credenti e non, grazie al solerte intervento parlamentare che codifica le proibizioni ecclesiastiche per legge.
[Però mandiamo l’esercito tra i monti dell’Afghanistan a combattere i taliban taaaanto integralisti]

I Padri della Chiesa, i santi dell’apostolato cattolico, aborrono la sessualità in ogni sua espressione. Ne sono inorriditi ed al contempo terrorizzati.
L’atto sessuale nella sua esecrabile impurità è:
disgustoso” (Agostino)
impuro e degradante” (Arnobio)
indecente” (Metodio)
sudicio” (Gerolamo)
vergognoso” (Tertulliano)
una profanazione” (Ambrogio)
Coerentemente, ne parlano in continuazione con insana morbosità.
Perché di sesso (forse) ne fanno poco, in compenso lo cercano dappertutto.
Il sesso costituisce un’immonda contaminazione. Soprattutto, costituisce un’irresistibile tentazione alla quale è difficilissimo sottrarsi. E questo la dice lunga sulle reali inclinazione e la continenza di certi devoti credenti. Il problema è che questi santi uomini, non paghi di salvare le proprie anime, pretendono di ‘salvare’ dalla perdizione del peccato l’umanità intera.
Per Agostino da Ippona (che però in gioventù s’era dato da fare eccome!) la finalità degli organi sessuali è unicamente procreativa. La riproduzione deve avvenire senza provare alcun piacere, come atto razionale e scevro da ogni passionalità.
Se si gode si pecca. E dunque non se ne viene proprio fuori.
In tale ottica, per paradosso, si arriva a giustificare addirittura l’incesto se finalizzato ad assicurare una discendenza, ricorrendo al racconto biblico delle figlie di Lot. A circostanziare meglio la teoria ci pensa Origene (Genesim Homiliae. 4), uno che di procreazione se ne intende!
Origene Adamazio, che pure era un pensatore raffinatissimo e non certo un idiota, a modo suo risolse il problema alla radice… Ansioso di assicurarsi la salvazione, il filosofo interpretò in senso un po’ troppo letterale un passo del Vangelo di Matteo:

“Vi sono eunuchi che nacquero così dal seno della madre, e vi sono eunuchi i quali furono resi tali dagli uomini, e vi sono eunuchi che si resero tali da sé per il Regno dei Cieli. Chi può comprendere comprenda”.
  (Matteo. 19,12)

Origene, più che comprendere, fraintese (malissimo) e procedette… Zac!!!
Nella fretta, il grande esegeta alessandrino si era alleggerito dal fardello del sesso [nel senso più stretto del termine] prima di completare la sua traduzione della Bibbia. Altrimenti, avrebbe potuto leggere per tempo che:

“Non entrerà nella congregazione del Signore colui che abbia schiacciati i testicoli o amputato il membro virile”
  (Deuteronomio. 23,2)

Immaginatevi la faccia del povero Origene…!

!!!SURPRISE!!!

Superato il fervore delle origini, le cose non migliorano in età medioevale.
Agli inizi del XIII° secolo, Uguccione da Pisa, vescovo di Ferrara, ribadisce nuovamente il vecchio concetto patristico in materia sessuale, “sottolineando a più riprese che il piacere non può mai essere senza peccato: soltanto chi non sente nulla non pecca”.
La lettura di Uguccione è particolarmente illuminante, oltre che spassosissima. Il religioso è fermamente intenzionato a stabilire con precisione cronometrica l’esatto istante in cui il solito peccato originale viene trasmesso al nascituro. Con la scusa di coglierne l’attimo, Uguccione si addentra in una esplorazione quasi ginecologica dell’amplesso e delle deviazioni peccaminose degne di condanna. La sua prosa fornisce una descrizione completa della coniunctio ad copulam… emissio spermatica… reprimendo pratiche come adducere in anum… semen in ore… coitus interruptus….
E certo una simile lettura doveva costituire per i chierici dell’epoca l’equivalente della pornografia.

GIOVINCELLI

Si può perciò constatare che la negazione delle libertà individuali passa attraverso la negazione delle libera sessualità e l’annullamento di ogni piacere, obnubilati da un martellante complesso di colpa, nella mortificazione di sé stessi. A tutto ciò si aggiunge un reiterato disprezzo per la donna, quale strumento del peccato e veicolo di contagio.

 “L’influsso della Chiesa sui costumi sessuali fu enorme. Altre società occidentali avevano espresso la loro condanna con vari gradi di severità, per l’adulterio (perseguito quasi sempre), la contraccezione (raramente), l’aborto (qualche volta), l’omossessualità (qualche volta) …la bestialità (in alcuni casi) e la masturbazione (mai perseguita). La Chiesa proibì tutte queste pratiche. Le altre società si erano arrischiate a prescrivere o a suggerire un’idonea frequenza al rapporto coniugale (…) La Chiesa dal canto suo aveva stabilito la totale assenza di rapporti, salvo l’intenzione di concepimento”.
  (Reay Tannahill. “Storia dei costumi sessuali”. Rizzoli, Milano 1985)

Pertanto, la società cristiana risultava fondata:

“Su un’insana combinazione di vergogna, timore, ed estasi spirituale (…) Il peccato era giunto a giocare nella morale cristiana un ruolo più importante della stessa redenzione. E di tutti i peccati contemplati da questa morale, nessuno fu perseguito così intensamente come i peccati sessuali.
(…) Per una sorta di misteriosa alchimia, la purezza sessuale arrivò a neutralizzare gli altri peccati, così persino l’oppressione morale e la barbarie, che divennero una caratteristica della Chiesa cattolica nel tardo medioevo e nell’età rinascimentale, non vennero più considerati peccati, in confronto alle accuse di sesso e di eresia.”
  (Reay Tannahill. “Storia dei costumi sessuali”. Rizzoli, Milano 1985)

00 - Nicolaj Bessanov

Ciò che la Chiesa ha edificato è una religione necrofila fondata sulla “Cultura del Peccato”, ossessionata dall’idea del trapasso, che geme nel culto della morte e nel disprezzo per le gioie della vita. Sostenitrice ad oltranza di un supposto ‘Diritto Naturale’ è in realtà un organismo innaturale con comportamenti ai limiti della devianza: una gerontocrazia assolutista di ottuagenari misogini e sessuofobici, che parla di cose che non conosce minimamente…
Discettano su Famiglia ed educazione dei figli, loro che vi hanno rinunciato a priori con l’istituzione del celibato.
Concionano senza tregua sulla sessualità, alla quale guardano col disprezzo dell’invidia, loro che hanno rinunciato a praticarla per voto di castità.
Predicano la povertà e accumulano denari all’infinito… Tuonano contro i “disordini sessuali”, loro che hanno fatto della pedofilia più di un sospetto… E una volta scoperti pensano che tutto possa concludersi, dicendo “Scusa”.

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