Archivio per Paolo Valera

Tana libera tutti

Posted in Stupor Mundi with tags , , , , , , , , , , , on 12 gennaio 2012 by Sendivogius

È sfiziosissimo assistere alla dissociazione schizofrenica della Lega sul caso Cosentino: la sera prima vota in commissione per l’autorizzazione a procedere; la mattina successiva rinnega tutto quanto era andata sostenendo soltanto 12 ore prima. Evidentemente la notte porta consiglio. E quattrini, con assegni staccati all’ultimo istante.
 A tal proposito è stato semplicemente meraviglioso l’intervento dell’onorevole (si fa per dire) Luca Rodolfo Paolini che, con un calzino infilato in bocca, si spende in una incredibile difesa ad oltranza della diversità giuridica degli optimates parcheggiati in parlamento, che non possono mica essere trattati (e processati) alla stregua di un qualsiasi plebeo. In compenso, se la prende con la stampa ed i social network, d’altronde in ottima compagnia insieme all’avv. Maurizio Paniz, suo collega in giunta e altro ‘libertario’ a corrente alternata secondo parcella.

I blog sono diventati un fenomeno di vita sociale e vanno sanzionati.
(Maurizio Paniz – 05/10/11)

Si tratta dello spudorato cammellone, esperto in meretricio forense, che ancora va in giro sostenendo che la marocchina Ruby sia la nipote di Mubarak. E (molto) in fondo, parliamo dello stesso parlamento che ha stabilito per voto il legame di parentela.
In nome della (in)uguaglianza dei cittadini dinanzia alla Legge, fedele al principio del Lei non sa chi sono io, il padao-marchigiano Paolini ci regala un vero monumento oratorio ai privilegi della “casta” tramite un’appassionata lirica per l’immunità di Nicola Cosentino, che nell’immaginario del leghismo militante resta però un terrone in odore di camorra.
Ma questa non è certo l’unica né l’ultima delle metamorfosi del partito del popolo padano e dei conti in Tanzania. Del resto, la Lega non è mai stato un movimento forcaiolo: ha cominciato sventolando i cappi contro i tangentari; ha finito per perorarne le cause in Parlamento, riservando arresti sommari e le minacce di linciaggio unicamente contro meridionali e stranieri, meglio se poveri. In quanto alle questioni serie, variano a seconda delle convenienze del clan Bossi e del portafoglio di famiglia. Tipico di chi ha venduto l’anima (e subito dopo il culo) dalle parti di Arcore…

«La Lega non si è mai occupata delle questioni che per le città sono vitali; mai degli immigrati se non per minacciarli di pallottole di gomme e di espulsioni, mai di affari, mai di drogati, mai di Europa, ma dei giovani senza arte né parte, mai dei poveri. Ancora oggi non si sa che cosa Bossi abbia in testa di fare del movimento, come se lo avesse fondato in uno stato di eccitazione e di combinazioni che si sommavano, e poi si è andato avanti di tatticismo in tatticismo […] Pur di assicurarsi un seguito e di allargare il consenso, la Lega appoggia tutte le rivendicazioni corporative senza curarsi se siano giuste o no, purché siano contro il governo. Se i produttori di latte occupano le strade, aeroporti e ferrovie, per non pagare le multe europee, la Lega di precipita con le sue bandiere. La sua adesione va immediatamente alle corporazioni forti che si fanno ragioni da sole, camionisti, commercianti, oppositori del fisco. La legge per Bossi conta finché non colpisce la Lega; appena un cassiere leghista viene colto con le mani nel sacco, appena arriva un mandato di comparizione per qualche dirigente o militante, eccolo gridare alla persecuzione, al complotto ordito da magistrati servi, da poliziotti “sbirri”.»

  Giorgio Bocca
Padania Immaginaria”
(1998)

Invece, per la pattuglia dei Radicali che tanto si è impegnata per garantire l’impunità degli inquisiti, la definizione ideale andrebbe presa in prestito dalla prosa puntuta di Paolo Valera:

IL PUTTANO
La grande maggioranza degli uomini politici è costituita da tipi che si smontano e montano meccanicamente. In giornalismo ne abbiamo delle frotte. Nel terreno giornalistico ci si affonda. Si discende come dei palombari nel fango alla ricerca dei “maîtres chanteurs”. Vi si trovano delle figure che di anno in anno modificano, capovolgono e inghiottono se stesse. È forse l’atmosfera giornalistica che invita a diventare paltonieri. Gli esempi fanno scuola.

Naturalmente, nella fattispecie attuale, la parola “puttano” andrebbe declinata al plurale.

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