Archivio per Pacificazione

Nipoti d’Egitto

Posted in Stupor Mundi with tags , , , , , , , , , , , , , on 19 luglio 2014 by Sendivogius

Walk like an egyptian

Felicitazioni vivissime per l’Utilizzatore finale, che è stato assolto dall’accusa di “concussione” e favoreggiamento della prostituzione minorile, perché il fatto non costituisce reato.
Dopo tanto patire, finalmente le ‘Laide Intese’ portano i primi risultati concreti, coi loro frutti maturati tra le fronde del ‘Partito Unico’ all’ombra del Colle…
Con lungimirante sensibilità, la Corte di Appello milanese coglie il senso del delicato momento ‘storico’ e implicitamente fa propria l’opportunità di non disturbare la “pacificazione” in corso (sia mai!). Adesso, la grande stagione riformista può continuare col contributo fondamentale del vecchio sporcaccione, nuovamente eretto nel suo turgore di ‘statista’.
Tutto è bene quel che finisce bene.
Che la sentenza di condanna fosse tutt’altro che ineccepibile e presentasse non poche crepe, dove far leva per smontare l’impianto accusatorio, era cosa abbastanza intuibile per chiunque mastichi qualche nozione elementare di giurisprudenza…
The MummyE se ci siamo arrivati noi a capirlo, è ovvio che un qualunque avvocato degno di questo nome (Franco Coppi) ci avrebbe costruito sopra l’intera strategia difensiva, tutelando il proprio assistito nel processo e non dal processo, al contrario dei due strafottenti e strapagati azzeccagarbugli (Ghedini-Longo), che il don Rodrigo di Arcore ha scagliato come kamikaze nelle procure, durante la sua personale jihad contro la magistratura, ricavandone più danni che vantaggi.
girlLa sentenza di condanna era già viziata all’origine, con una serie di errori che ne indebolivano l’impianto strutturale, a partire dallo stralcio della posizione giudiziaria, circa il comportamento addotto dai funzionari della Questura e l’anomalia nelle procedure di rilascio di Ruby Rubacuori.
Tutte le chiacchiere sulle modifiche apportate dalla c.d. Legge Severino al reato di “concussione” sono invece fuorvianti ed enfatizzano un problema che in realtà non sussiste. La normativa riformata incide infatti sulla determinazione delle pene e non sulla fattispecie di reato, che nella sostanza resta invariato o quasi. Basta leggersi il vecchio articolo del codice penale sul reato di “concussione”, prima dello spacchettamento:

Art.318 c.p.

“Il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio, che, abusando della sua qualità o dei suoi poteri, costringe o induce taluno a dare o a promettere indebitamente, a lui o ad un terzo, denaro o altra utilità, è punito con la reclusione da quattro a dodici anni.”

Poi certo lo zelo dimostrato dalla Corte d’Appello nello smontare la sentenza di condanna ha qualcosa di provvidenziale…
Di fatto, il tribunale del riesame ‘cassa’ la condanna emessa in primo grado; la demolisce punto per punto e costruisce un proscioglimento inappuntabile per il giudizio definitivo della Cassazione, agendo come se fosse una sua copia.
Non ravvisa alcuna correlazione con altre fattispecie di reato, né mai ne cerca.
Nell’ambito della presunta “concussione” dei questurini, non intravede la costrizione, ma in assenza di riscontri probatori che attestino un qualche tipo di “utilità”, si affretta a scartare anche l’induzione escludendo a prescindere ogni sudditanza gerarchica o condizionamento psicologico. Sorvoliamo come per l’occasione i funzionari della questura milanese si siano comportati alla stregua un Bargello medioevale e la sua sbirraglia al cospetto del signorotto di turno, compiacendo le pretese del potente con servile accondiscendenza. E del resto la Procura non ha trovato nulla di penalmente rilevante in simili comportamenti, degni più di un’autocrazia sudamericana che di un paese democratico. D’altronde, ci sentiamo di escludere noi stessi qualunque forma di ‘induzione’: quella che qualcuno ha definito “polizia cilena”, la sua utilità l’ha già ottenuta con largo anticipo, ai tempi dell’orgia di sangue durante il mattatoio genovese, condividendo con il Pornocrate la medesima presunzione di impunità per sua stessa e ‘graziosa’ concessione. Certe complicità, gli riescono al naturale per corresponsione di amorosi sensi.

Pula in Italia

Ma la Corte d’Appello non coglie neppure l’incongruenza di un presidente del consiglio che telefona in Questura, millantando le improbabili parentele di una ragazzina di strada (peraltro già segnalata ai servizi sociali e debitamente inserita nei database della polizia). Non gli sovviene minimamente che possano ravvisarsi gli estremi del “falso ideologico”. Meno che mai sorge nei magistrati giudicanti il dubbio, e dunque la confutazione, che l’iper-attivismo dell’accoppiata Longo-Ghedini nel produrre certificati, e imboccare testimonianze che attestino la maggior età della nipote d’Egitto, presuppongano la consapevolezza da parte del papi, ovvero “l’utilizzatore finale”, di essersi comprato le attenzioni (sessuali) di una minorenne.
pinterest In quanto ai rapporti mercenari intrattenuti con una prostituta non ancora maggiorenne, entrambe le parti coinvolte hanno sempre negato, e dunque perché mai mettere in dubbio la parola dell’imputato adducendo un eventuale supplemento di prova, visto che in caso di ammissione si rischierebbe l’arresto per il reato di “prostituzione minorile”? Per il tribunale del riesame la cosa costituisce una questione assolutamente privata. Dunque perché occuparsene?!? Sia mai che ci scappi la conferma del reato, ‘consumato’ (nel senso stretto del termine) più che presunto.
In effetti, sette anni di reclusione per una scopata a pagamento erano decisamente troppi anche per “papi Silvio Berluscone”: così era registrato in rubrica dalle sue voraci ospiti alle “cene eleganti”. Semmai la Corte d’Appello avrebbe dovuto ravvisare gli estremi di un’estorsione ai danni del ritrovato Uomo della Provvidenza, tanto amato dalla Curia vaticana e dalle prostitute di mezzo mondo… Pagare 5.000 euro per una marchetta è un furto! Con molto meno, e ancor minori complicazioni, il Pompetta Pazza poteva infatti cavarsi lo sfizio, percorrendo i marciapiedi di un qualsiasi vialone di periferia, invece di farsi spedire a domicilio, per esempio, mandrie di troioni da asporto reclutati negli angiporti di Bari.
Implicitamente, per un processo che verrà ricordato soprattutto per i neo-logismi coniati dall’inventivo avvocato-deputato Ghedini, i togati della Corte d’Appello di Milano attestano che Ruby è la nipote marocchina dell’ex dittatore dell’Egitto (evidentemente a sua insaputa); che è ordinaria pratica diplomatica per un premier ospitare in casa propria e trombarsi le nipoti dei presidenti stranieri, promettendo come regalo l’acquisto di un depilatore laser “affinché non si prostituiscano più” (con altri):

«Ho pagato Ruby perché non si prostituisse. L’ho aiutata e le ho dato perfino la chance di entrare con una sua amica in un centro estetico. Doveva fornire un laser antidepilatorio. Costava, se ricordo bene, 45 mila euro anche se Ruby dice che gli euro erano 60 mila. Così ho dato l’incarico di darle questi soldi per sottrarla a qualunque necessità, per non costringerla alla prostituzione, ma per portarla nelle direzione contraria»

S.Berlusconi
(11/05/2011)

Indubbiamente, è un modo molto originale di rivoluzionare i rapporti di politica internazionale, gestiti più che mai col ‘cazzo’, nel senso più prosaico e coi risultati che si possono ben vedere circa il proverbiale prestigio dell’Italia all’estero.
Asian girlProvate voi a telefonare in Questura per informare i poliziotti che hanno appena arrestato la vostra “massaggiatrice” thailandese preferita, che in realtà si tratta della figlia dell’imperatore della Cina e che per evitare un incidente diplomatico avete inviato la vostra igienista dentale, ancorché fatta eleggere consigliere regionale (e che grazie alla “riforma” Renzi potrà presto essere nominata ‘senatore della Repubblica’), a ritirare l’illustre principessa in incognito per poi scaricarla subito a casa di un’altra prostituta brasiliana che voi non conoscete assolutamente ma che, chissà perché, ha il vostro numero riservato di cellulare.
LA SALMAPapponi di tutto il mondo unitevi! Il papi è vivo e lotta insieme a voi!

Homepage

(53) Cazzata o Stronzata?

Posted in Zì Baldone with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 30 luglio 2013 by Sendivogius

girlfriend_in_a_coma_bill_emmott

Classifica LUGLIO 2013″

Se il sedicente “governissimo” è una scelta più subita che perseguita, nonostante le recriminazioni e i distinguo, sono in molti a volere le “larghe intese”
Le Tavole della Legge - da roselouise1 Indubbiamente, piacciono a Mario Monti, quello che spergiurava di non volersi candidare (Lui infatti governa solo su divina investitura del “mercato”); quello la cui rilevanza rappresentativa è inconsistente: per contenere tutto il suo elettorato, basterebbe il salotto della casa con vista Colosseo regalata al conte Patroni Griffi, ex ministro e attuale sottosegretario alla Presidenza del Consiglio.
L’Uomo di Berlino, dopo aver schiantato il tessuto sociale e produttivo di un intero Paese, devastato i conti dell’INPS, introdotte a dismisura forme di tassazione indiretta in aperto contrasto con l’Art.53 della Costituzione, era stato gentilmente accompagnato all’uscita salvo rientrare dalla porta principale del governo. E si trova nella formidabile condizione di influire sull’attuale esecutivo, in modo assolutamente non proporzionale al proprio peso effettivo. In prospettiva, il Governo Letta costituisce la continuazione ottimale di politiche economiche e finanziarie già poste in essere, con l’ulteriore svendita all’ingrosso del patrimonio pubblico, insieme all’auspicato taglio delle ali alle estreme e, una volta insediato, con l’opportuna messa al riparo da ogni processo elettorale, in ossequio alle direttive impartite dalle elite oligarchiche delle tecnoburocrazie brussellesi. Ce lo chiede l’Europa!
FARE I COMPITI A CASA (Liberthalia 2013)A maggior ragione, le Larghe Intese piacciono ai “mercati” e ancor di più agli “speculatori senza volto” (fin troppo noti: QUI). Costituiscono infatti una situazione straordinaria per disgregare e ridisegnare la Società, in funzione del nuovo mercantilismo neo-monetarista, assurto a ideologia dominante, scardinando le ultime resistenze e scaricare i costi della crisi finanziaria su terzi, al riparo da ogni regola e responsabilità etica.
OCP - JP MORGAN Ed i principali “operatori” del credito strutturato, che di tale shock economico sono causa e sostanza, hanno le idee chiarissime su quali siano gli ostacoli da eliminare dietro il mantra delle “riforme”… Perciò, quando non inviano i loro revisori o ex amministratori delegati ad occupare posti chiave nei governi e cassare le istituzioni democratiche, le grandi banche d’affari stilano direttamente i loro rapporti riservati, con l’elenco delle cose da fare, ad ostensione del nuovo Credo universale. È il caso degli ideologhi della JP Morgan, nella consacrazione del culto liberista:

«Le Costituzioni e i sistemi politici della periferia meridionale dell’Europa, sorti in seguito alla caduta del fascismo, hanno caratteristiche non adatte al processo di integrazione economica […] Queste Costituzioni mostrano una forte influenza socialista, riflesso della forza politica che le sinistre conquistarono dopo la sconfitta del fascismo. Perciò questi sistemi politici periferici hanno, tipicamente, caratteristiche come: governi deboli rispetto ai parlamenti, stati centrali deboli rispetto alle regioni, tutela costituzionale del diritto del lavoro, diritto di protestare contro ogni cambiamento. […] Test essenziale sarà l’Italia, dove il nuovo governo può chiaramente impegnarsi in importanti riforme politiche.»

  Rapporto del 28/05/13

Il problema sono dunque: la fine delle dittature; l’anti-fascismo; le tutele del lavoro; i diritti delle minoranze; l’equilibrio dei poteri… e quindi le Costituzioni che garantiscono contro l’arbitrio dei governi (preferibilmente “tecnici” e non eletti). Probabilmente, lo scopo principale è la creazione delle condizioni ottimali per il recupero crediti, con la garanzia delle relative condizioni a strozzo [QUI].
Dal Feticismo delle merci al Capitalismo come religione, dove il verbo della finanza si incarna nel corpo vivo dei popoli per l’espiazione del Debito attraverso la passione del Rigore:

«In primo luogo, il capitalismo è una religione basata interamente sul culto; forse la più estrema che sia mai esistita prima. Non riconosce alcun dogma particolare, nessuna teologia. Da questo punto di vista, l’opportunismo prevale sulla sua colorazione religiosa.
A questa concezione del culto si ricollega un secondo aspetto del capitalismo: la durata permanente del culto. Il capitalismo è la celebrazione di un culto senza tregua né pietà, in cui non è previsto un solo giorno alla settimana, che non sia un giorno di ‘festa’ (nel senso terribile dello sviluppo di tutta la pompa sacrale) che costituirà lo sforzo più evidente dei suoi adoratori.
Tale culto è, in terzo luogo, colpevolizzante. Probabilmente, il capitalismo è il primo caso di culto fondato sulla colpa, piuttosto che sulla remissione. Questo sistema religioso viene risucchiato da una corrente gigantesca. Un monumentale senso di colpa che non conosce redenzione e si trasforma in culto, non per espiare in questo la sua colpa, ma per renderla universale, forzarla a introdurla nella coscienza e, soprattutto, coinvolgere Dio stesso nella colpa affinché si interessi all’espiazione

  Walter Benjamin
Gesammelte Schriften
Vol.6 – Frammento 74 (1921)

Di conseguenza, il principale problema del Governo Letta non è l’immediata approvazione di una nuova legge elettorale, che ponga termine all’anomalia della grosse koalition all’italiana, garantendo l’alternativa democratica su programmi certi e definiti, bensì la riscrittura della Carta costituzionale evidentemente non confacente alle richieste del ‘mercato’ ed al nuovo corso unipolare. È interessante notare che il 31 Luglio, scade il termine ultimo che l’esecutivo presieduto dal nullatenente Enrico Letta si era prefissato per cambiare la nota legge porcata.
Silvione RidensAltresì, le ‘Larghe Intese’ piacciono fuor di dubbio al Pornocrate di Arcore, che del governo di Letta nipote è il massimo beneficiario, detenendo con un pacchetto di azioni minoritario la golden share della maggioranza più immonda che ‘strana’. Alla ricerca di un possibile salvacondotto dalle sue condanne, si trova nella situazione unica e irripetibile di essere governo e opposizione allo stesso tempo: condizione e paralizza l’azione di governo, incassando i dividendi e logorando i suoi nemici, incredibilmente diventati “alleati” incapaci di orientare alcunché ma pronti a subire tutto.
Borghezio saluto i suoi fansTuttavia, le Larghe Intese piacciono pure ai nazisti della padania, che in tal modo possono dare libero sfogo ai loro istinti animali, dedicandosi senza intoppi istituzionali alla caccia al negro ed alla “lobby sodomita”, senza oneri di governo e senza doversi preoccupare di fare opposizione, in attesa di rientrare dalla finestra.
Beppe Grillo Soprattutto piace al Capo-Grullo ed ai miracolati della sua setta nazi-maoista, che la nascita del famigerato “governissimo” avevano auspicato e propiziato fin dal primo istante, per poter giocare felici ai montagnardi, senza correre il rischio di assumersi alcuna responsabilità decisionale, ma correndo ad occupare ogni scranno disponibile, salvo trincerarsi nel limbo incontaminato della anime belle, quanto mai immacolate dalle tentazioni della Ka$ta, alternando esibizioni circensi davanti Piazza Montecitorio e maratone notturne a Parlamento vuoto. Risultati ottenuti: ZERO.
TafazziL’unico che sembra subire passivamente le Larghe Intese è invece il sempre più imbarazzante partito bestemmia, che delle intese allargate rischia di diventare l’agnello sacrificale. Immolato sull’altare del falso mito della “governabilità”: moloch totemico al quale tutto è sacrificabile, negoziabile, dilazionabile… Il Partito Democratico pare non rendersi conto di essere diventato un compiacente ostaggio dei papiminkia, collaborativo a tal punto da rasentare la Sindrome di Stoccolma. Perennemente alla ricerca di una Sintesi al suo interno, lasciando indefinite sia la Tesi che l’Antitesi, il PD rischia la scissione (e sarebbe una liberazione!), diviso com’è in tre partiti a loro volta pervasi da dozzine di sotto-correnti: ex-DC (margheriti, popolari, fioroniani, lettiani…); ex DS, sostanzialmente dalemiani di osservanza migliorista ai quali aggiungere i “diversamente dalemiani” (giovani turchi, bersaniani..); tutti contro Matteo Renzi. E nel frattempo imbastiscono un teatrino miserabile secondo un copione collaudato: ad ogni proposta indecente, di solito sotto forma di emendamento dall’altra metà della maggioranza (PdL), che con cadenza quasi giornaliera giunge al e dal Governo Letta, nel PD si aprono le cataratte con un profluvio scrosciante di dichiarazioni l’una in contraddizione con l’altra, in totale disaccordo cacofonico, tra le quali si contraddistinguono le abbondanti minzioni di quel pattuglione osceno di diversamente dalemiani che si fanno chiamare “Giovani Turchi” (un po’ come se i socialisti francesi scegliessero come nome “Gioventù hitleriana”). Solitamente, le divisioni vengono ricomposte al momento del voto parlamentare, dove qualsiasi rospo viene ingollato per “senso di responsabilità” in nome della “governabilità”: il sacro feticcio a cui tutto sacrificare. In caso contrario, immancabile e fulmineo arriva il vibrante monito del Colle. A quel punto, tutte le divergenze, i distinguo, le fronde rientrano prima di subito, con l’eccezione di qualche dissidente di bandiera (sono ‘democratici’) tipo un Pippo Civati, una Laura Puppato, e magari un Felice Casson, che oltre l’astensione non si spingono. E il provvedimento, anche il più infame, passa. Il governo è salvo. Evviva la pacificazione!

È un processo meccanico che ogni volta si ripete immutato su trazione automatica.
E che si ripeterà intatto qualora la condanna di Silvio Berlusconi dovesse essere confermata in Cassazione. Perché un partito non si sputtana salvando l’Angelino Alfano ministro, per dilazionare la caduta dell’Esecutivo di soli dieci giorni, votando poi la decadenza del senatore Berlusconi per manifesta incompatibilità. In nome della “governabilità”, animato dalla sua inestirpabile vocazione suicida, non è da escludere che il partito bestemmia opti: per la dilazione del voto; libertà di coscienza; astensione. In ogni caso, decreterebbe la sua fine.

“Il pelato automatico”
di Alessandra Daniele
(14/07/13)

«Ogni mattina una sentenza si sveglia, e sa di dover correre più della prescrizione se vuole beccare Berlusconi. Ogni mattina una prescrizione si sveglia, e sa di dover correre più della sentenza se vuole salvare Berlusconi. Ogni mattina Enrico Letta si sveglia, sbadiglia, e si riaddormenta tranquillo: niente di quello che succede in Italia può davvero influenzare il suo governo, perché il suo governo non è stato deciso in Italia.
Interdire Berlusconi dai pubblici uffici adesso è come chiudere la stalla dopo che i buoi, anzi i maiali, siano scappati tutti.
Vent’anni dopo.
Nel caso però, ci toccherà comunque vedere starnazzare furiosamente interi stormi di santanchè come se la sentenza stroncasse una nobile carriera sul nascere, mentre tutti i miracolati della corte berlusconiana si produrranno in pittoresche e melodrammatiche difese d’ufficio del boss, specialmente quelli che più aspettano e sperano di potergli finalmente fare le scarpe.
Quasi certamente però il governo Letta non cadrà, e se cadrà sarà presto sostituito da un altro drone identico. “Abbiamo il pilota automatico”, parola di Mario Draghi.
Da vent’anni abbiamo anche il Pelato automatico. Dal suo appuntamento del 30 luglio m’aspetto esattamente quello che m’aspetto dall’ultima stagione di Dexter: che finalmente riescano a beccarlo. Una sentenza però non basterà a liberarcene, e farà spazio a chi aspira a rilevarne la nicchia di mercato: Alfano, Santanchè, Matteo Renzi, il cast d’un film dei Vanzina. Ognuno a suo modo, tutti figli del berlusconismo, e la ghianda non cade mai lontano dall’albero, né dal maiale.
Intanto colui che finora ha avuto più successo nel recuperare voti berlusconiani, cioè Grillo, sostiene d’essere ormai l’unico baluardo contro l’insurrezione violenta. Per la verità è un po’ difficile immaginare che qualcuno intenzionato a darsi alla lotta armata possa farsi dissuadere dalle proposte del M5S:
– Lo Stato si abbatte, non si cambia!
– Restituiamogli i nostri stipendi!
Le allusioni di Grillo somigliano più ad avvertimenti del genere “se non ci fossimo noi a proteggere il tuo negozio, qualcuno potrebbe dargli fuoco”. Anche così però sono poco credibili, ancora meno delle minacce di secessione armata leghista.
La distanza fra la violenza verbale del M5S e le sue azioni concrete è abissale.
– Il governo è uno zombie golpista mutante ninja, il paese è sull’orlo della catastrofe economica e della guerra civile, ci vuole un’iniziativa di protesta veramente forte!
– Togliamoci la cravatta!
Il M5S avrebbe potuto scegliere la via del compromesso, e cercare d’impedire il secondo governo PD-PdL. Oppure la via dell’intransigenza, e cercare di far saltare il parlamento come Guy Fawkes. Ha scelto la Via di Mezzo, una strada molto trafficata e piena di vetrine illuminate, che non porta da nessuna parte.
Dopo essersi sistematicamente lavato le mani dalle responsabilità assegnategli dagli elettori – come un Pilato automatico – ora Grillo s’affanna inutilmente cercando di dimostrare di contare ancora qualcosa. In realtà, in quest’Italia post-democratica telepilotata dalla BCE, ormai conta più o meno quanto gli altri leader nazionali, cioè un cazzo.
Non è casuale che l’unico leader contento dell’attuale situazione sia Pierferdinando Casini, il suo antico sogno s’è alla fine avverato, anche se in modo beffardo: invece d’essere lui ad assurgere al livello di potere degli altri, sono stati gli altri a precipitare al suo livello d’irrilevanza.»

Ad ogni modo, a prescindere, il sentimento prevalente, più che di “schifo”, è di disgusto morale.

Hit Parade del mese:

01. BUONGUSTO

[07 Lug.] «Il Restitution Day è l’evento politico più rivoluzionario dagli omicidi di Falcone e Borsellino.»
  (Carlo Sibilia, riVoluzionario 5 stelle)

 

Stefano Esposito01.bis PESTAGGI DEMOCRATICI

[21 Lug.] «Quella ragazza no-tav è stata giustamente manganellata. S’è pure inventata dei palpeggiamenti. Quel giorno in Val di Susa c’era la feccia anarco-insurrezionalista di mezza Europa, ma io non ho paura di loro, venghino, venghino pure a prendermi! Questi sono buoni solo dietro una maschera antigas, in 200, a fare il tiro al poliziotto»
  (Stefano Esposito, il cekista del PD)

 

fASSINA (2)02. COSE TURCHE

[25 Lug.] «Senza voler strizzare l’occhio a nessuno, senza ambiguità, ma dico che esiste un’evasione fiscale di sopravvivenza»
  (Stefano Fassina, il Fulminato)

 

Letta03. SIAMO DOROTEI O FIGHETTE?

[24 Lug.] «Ora basta applausi facili, o cercare di darvi un tono su twitter! Insomma, smettetela di fare i fighetti»
  (Enrico Letta, la Culetta)

 

miccicché e silvione04. L’ETICA AL GOVERNO

[24 Lug.] «Nella mia vita ho fatto un sacco di raccomandazioni, assolutamente sì. Anche alla Regione, in una terra come la Sicilia dove vive una quantità infinita di gente che non campa e ti chiede aiuti di tutti i tipi. Non c’è nulla di male nel fare raccomandazioni.»
  (Gianfranco Micciché, sottosegretario alla Funzione Pubblica)

 

Casaleggio05. SCONFITTA SCIENTIFICA

[20 Lug.] «Alle elezioni amministrative era tutto previsto, abbiamo voluto perdere»
  (Gianroberto Casaleggio, lo Stratega)

 

'Ngoio tutto!06. IN GOLA AL PITONE

[05 Lug.] «Io voglio essere amata dai miei e odiata dagli altri. State attenti, perché io sono la pitonessa. E la pitonessa stritola, avvolge, ingoia.»
  (Daniela Santanché, Ingoiatrice)

 

crimi07. BUON COMPLEANNO, NO?!?

[21 Lug.] «65 anni fa nacque una persona speciale, che 8 anni fa ha cambiato le nostre vite, che ha dato il LA ad una rivoluzione culturale inarrestabile e ineluttabile. Grazie di cuore Beppe, grazie»
  (Vito Crimi, Poeta di corte)

 

Barbareschi08. CERVELLI IN FUGA…

[03 Lug.] « Ma quale compravendita!? La verità è che in Silvio ho ritrovato la luce perduta. La politica mi ha ridotto alla fame. Sa a quanto ammontava la mia dichiarazione dei redditi prima di entrare in politica? Un milione e mezzo di euro. Sa dopo? 200 mila euro… Due-cen-to-mi-la! Sono dovuto andarmene a trovare lavoro in Cina! Si rende conto? In Cina!»
  (Luca Barbareschi, l’Emigrante)

 

Razzi08.bis …IN MISSIONE SPECIALE…

[25 Lug.] «Con Kim Jong-Un ci sono spiragli di dialogo per far rientrare la minaccia atomica. Io non sto cercando il Nobel per la Pace, anche se mi dicono che potrei farcela. Ora il primo passo sarà organizzare un incontro tra i diplomatici di Nord e Sud Corea, a cena. La Corea del Nord è un paese di persone socievoli e perbene: se perdi un portafoglio con 100 euro, lo ritrovi e ce ne sono 200.»
  (Antonio Razzi, il Coreano)

 

Le vacche fuori dalle stalle08.ter …E AL GOVERNO!

[09 Lug.] «Ragazzi, ma quanto è figo fare il contadino?»
 (Nunzia De Girolamo, braccia rubate all’agricoltura)

 

 

faccia da cazzo09. FROCI, PECORAI E… STATISTI!

[24 Lug.] «Priebke fu solo un esecutore, lui è una persona gentile, carina e cortese, molto colta. Sono stato invitato alla festa dei suoi 100 anni e ho dato la mia disponibilità. Meglio la festa di Priebke che il Bunga Bunga. E comunque non ci saranno gay, per fortuna. noi siamo persone normali… Il fascismo è alla radice della nostra storia moderna, di Mussolini penso solo bene, a parte la solita questione della guerra. E poi volete mettere Mussolini in confronto ai pecorai di oggi? E’ stato un grande statista!»
 (Carlo Taormina, il camerata del foro)

 

porco della padania09.bis SODOMA E PADANA

[22 Lug.] «Se andiamo avanti così fra un poco esiterà il reato di eterofobia. È ridicolo e penoso questo continuo vittimismo da parte di una lobby di sodomiti che ha in testa esclusivamente le nozze e le adozioni tra persone dello stesso sesso»
  (Gianluca Buonanno, nazista della padania)

 

Il Bello10. ARTICOLAZIONI

[15 Lug.] «Ho parlato in un comizio, ho fatto una battuta, magari infelice, ma da comizio. Non volevo offendere e se il ministro Kyenge si è offesa me ne scuso, ma la mia battuta si è inserita in un ben più articolato e politico intervento di critica al ministro e alla sua politica»
  (Roberto Calderoli, il Bello della politica)

 

Serenella Fuksia10.bis SENZA MALIZIA

[23 Gen.] «L’orango non è mica brutto, non penso che nelle sue parole ci fosse malizia. Può anche darsi che le volesse fare un complimento»
 (Serenella Fuksia, Intelligenza 5 stelle)

Homepage

Ordinaria Follia

Posted in Masters of Universe, Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , , , , , , , on 10 luglio 2013 by Sendivogius

WONDERLAND

Nel generale disinteresse degli italiani, sprofondati ormai in uno scoramento catatonico, si consuma l’ennesima sceneggiata all’interno (e all’esterno) delle aule parlamentari, trasformate in lussuoso teatro di rivista per le esibizioni scadenti di figuranti falliti. E davvero non si comprende perché le Lor Signorie (che ancora possono permetterselo) non se ne vadano in ferie anticipate, togliendo il disturbo e risparmiandoci l’imbarazzo di simili miserie.
Appurato come ciò che, nostro malgrado, ci tocca subire trascenda ampiamente i cicli della Storia per farsi farsa nella tragedia, volendo caratterizzare le gesta di questa galleria bukowskiana di parassiti istituzionali, miracolati elettorali, meretrici e vagabondi parlamentari senz’arte né parte, ai tempi della grande crisi, probabilmente non potrebbe esserci titolo più appropriato:

“Storie di ordinaria follia.
Erezioni Eiaculazioni Esibizioni”

Charles Bukowski aggiornato alle larghe intese. E alquanto evocativa risulta essere la trimurti escatologica nell’universo pornocratico della tripla “E” rivista e corretta nella sterile copula della Grande Pacificazione a mezzo Letta…

Trono di Spade- Tyrion dietro lo scudo EREZIONI. L’allusione è talmente evidente, che il pensiero corre subito al Pompetta Pazza ed al gran Serraglio della Sublime Potta nel postribolo delle libertà littorie, tra cortigiani usi a servir piacendo e prostitute variamente assistite, pantegane e falchetti, amazzoni e pitonesse, con tutto il resto del bestiario circense. In un’orgia glandicefala di turgidi membri elevati al cielo in azzurra erezione, si alzano alti gli scudi per la priapea immunità del Pornonano alla disperata ricerca dell’impunità perduta. Si sospendano i lavori, si chiudano i parlamenti, cadano i governi, si brucino i tribunali e aprano le prigioni, pur di non addivenir a sentenza. Piuttosto, muoia il Ladrone con tutti i filistei!
Racconti di riferimento: “Una pioggia di donne”; “Sei pollici”; “La macchina da fottere”; “Una sirena scopareccia”; “Fica a stufo”.

Eiaculatio precox EIACULAZIONI. Rigorosamente precoci! Qui il riferimento è ai coiti interrupti del partito bestemmia, o di ciò che ancora ne rimane, agitato da troppi spifferi d’aria. Trattasi di sommatoria astratta tra correnti feudali, l’una contro l’altra armate, abituate a mutilare la vittoria anche contro i pronostici più favorevoli e disperdere le proprie forze nei mille rivoli della captazione a distanza dei pozzi neri del “voto moderato”. Nell’eterna dilazione di ogni questione, diluita nello squallore referenziale di un onanismo istituzionale, è abbastanza imbarazzante assistere alle mugolanti e continue polluzioni delle anime morte che si agitano nel limbo del partito riformista a vocazione centrista.
Tafazzi-giacomoNel suicidio assistito previa masturbazione compulsiva da sfinimento, votano qualsiasi porcheria si presenti loro, salvo poi dissociarsi un secondo dopo l’approvazione, attraverso contorzionistici avvitamenti, impalati come sono al “senso di responsabilità” che fa digerire loro qualunque oscenità. E dopo aver indulgiato negli atti impuri, carichi di sensi di colpa, corrono subito a lavarsi le mani. Nella migliore delle ipotesi, si astengono. O votano con riserva.
Sono i succubi compiacenti dell’Incubus berlusconiano, tramite il metalogismo dell’eversione legittimata nell’ossessione mitologica della “governabilità”.
Racconti di riferimento: “In galera col nemico pubblico n.1”; “Quattro chiacchiere in pace”; “Rosso come un giaggiolo”… ma anche “Dieci seghe”, “La politica è come cercare di inculare un gatto”, “Appunti di un suicida potenziale”.

Costa Smeralda, Beppe Grillo al mare con la famiglia ESIBIZIONI. Ovvero, agitarsi molto e non combinare nulla; volere il 100% e nell’attesa (campa cavallo!) stare sul cazzo al rimanente 90%. Il fatto che una sgangherata comitiva di geek neo-quarantenni in piena regressione adolescenziale, teleguidati da un direttorio digitale di vecchi barbudos sopravvissuti al settarismo gruppettaro del nazi-maoismo degli anni ’70 e convertiti al fondamentalismo pauperista, sia riuscito a diventare il principale partito di (non) opposizione italiano costituisce l’evidenza più eclatante di una crisi sociale ed una involuzione psicologica irreversibile. E così in un paese come l’Italia, dove oltre 1/3 della popolazione non si è mai connesso alla “rete” e più della metà degli utenti usa il web per fruire di pornografia a buon mercato, ci tocca assistere alle esibizioni infantili di una setta di cretini esaltati che passa il tempo ad insultarsi su f/b e postare filmini autoprodotti su youtube. Ma poi non sanno dove si trova Palazzo Madama; non conoscono le prerogative del Presidente della Repubblica né quelle del Parlamento. E ad ogni scurreggina istituzionale improvvisano sit-in a Piazza Montecitorio, convocando la claque (sempre più esigua) via twitter. Il tutto nell’adorazione messianica di un esagitato, miliardario e analfabeta, che non riesce ad articolare due parole senza sbraitare; sempre più simile ad un predicatore evangelico, affetto da rupofobia partitica, che ogni giorno annuncia la fine del mondo, salvo rinviare ogni volta di qualche mese l’appuntamento con l’apocalisse.
Racconti di riferimento: “La barba bianca”; “I grandi poeti muoiono in pitali di merda fumante”; “Un compagno di sbronze”; “25 barboni cenciosi”; “Polvere di stelle”.

Homepage

Sommossa e Insurrezione

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , , , , , , , , , , on 6 luglio 2013 by Sendivogius

1793

Il testo citato trae ispirazione dall’insurrezione parigina del 5 giugno 1832, narrata nell’ambito di quell’opera monumentale che furono “I Miserabili” di Victor Hugo, ma potrebbe benissimo essere riadattato alle convulsioni magmatiche in atto soprattutto nelle sponde meridionali del Mediterraneo…

Egitto - Piazza Tahrir

Il riferimento è soprattutto a quei sommovimenti indefiniti, entusiasticamente ribatezzati “primavere” dalle cancellerie occidentali e da una stampa tra le più conformiste e conservatrici d’Europa, che plaude entusiasticamente alle “rivoluzioni” altrui, ma celebra le sabbie (im)mobili della “pacificazione” in patria.
Victor HugoHugo smaltisce via, senza troppo indulgenze, la sbornia effimera della ‘sommossa’ e mette in guardia da coloro che con troppa facilità evocano apocalissi prossime venture, mentre si ammicca alla “ferocia degli italiani”; pregustando “la catastrofe economica”, come un avvoltoio appollaiato ai piedi del moribondo. Perché se “qualcuno si suicida”, qualcun altro si gode le vacanze in Costa Smeralda.

La superficie della questione.

Di che si compone una sommossa? Di nulla e di tutto.
Di una elettricità sprigionata a poco a poco, d’una fiamma scaturita d’improvviso, d’una forza vaga, d’un soffio che passa; quel soffio incontra teste che pensano, cervelli che meditano, anime che soffrono, passioni che ardono, miserie che urlano e porta tutto con sé.
Dove?
A caso. Attraverso lo stato, attraverso le leggi, attraverso la prosperità e l’insolenza altrui. Convinzioni offese, entusiasmi inaciditi, indignazioni commosse, istinti guerreschi compressi, coraggio giovanile esaltato, generose passioni, curiosità, desiderio del cambiamento, sete dell’inatteso…. gli odii vaghi, i rancori, i disappunti, ogni vanità che crede d’aver fallito il proprio destino; i disagi, i sogni tenebrosi, le ambizioni vacue; chiunque speri una via d’uscita da un crollo e, finalmente, più in basso di tutto, la moltitudine, fango che piglia fuoco, sono tutti elementi della sommossa.
Il più grande e l’infimo; esseri che vagabondano senza meta aspettando un’occasione, irregolari della vita, individui senza famiglia, vagabondi dei trivi, coloro che di notte dormono in un deserto di case, senz’altro tetto che le fredde nuvole del cielo, coloro che chiedono quotidianamente il pane al caso e non al lavoro, gli ignoti della miseria e del nulla, gli uomini dalle braccia nude e dai piedi nudi, appartengono alla sommossa.
Chiunque abbia nell’animo una segreta rivolta contro lo stato, la vita o la sorte confina colla sommossa e, non appena essa compare, incomincia a fremere ed a sentirsi sollevare dal turbine.
La sommossa è una specie di tromba dell’atmosfera sociale che si forma bruscamente in certe condizioni di temperatura e che, nel suo roteare, s’alza, corre, tuona, strappa, spiana, schiaccia, demolisce e sradica, trascinando le nature grandi e le meschine, l’uomo forte e lo spirito debole, il tronco d’albero e il filo di paglia.
Guai a colui che essa porta via con sé, come a colui che urta! Essa li schianta l’uno contro l’altro.
Essa comunica a coloro che afferra una straordinaria potenza; colma il primo venuto della forza degli eventi, fa di tutto un proiettile, trasforma in palla da cannone la pietra e in generale un facchino.
A dare ascolto a certi oracoli della politica subdola, dal punto di vista del potere un po’ di sommossa è desiderabile.
Sistema: la sommossa consolida quei governi che non riesce ad abbattere; mette alla prova l’esercito; concentra la borghesia; dà una stiratina ai muscoli della polizia; controlla la forza dell’ossatura sociale. È una ginnastica, quasi quasi, igienica; il potere si sente meglio dopo una sommossa, come l’uomo dopo una frizione.
[…] Quanto a noi, respingiamo questa parola troppo larga e per conseguenza troppo comoda, “le sommosse”. Tra movimento popolare e movimento popolare facciamo una distinzione.

Insurrezione di Parigi

Il fondo della questione

Sommossa e insurrezione: sono due collere distinte, una delle quali ha torto, l’altra ragione. Negli stati democratici, i soli fondati sulla giustizia, capita talvolta che una fazione sia usurpatrice; allora la totalità si solleva e la necessaria rivendicazione del suo diritto può giungere fino all’uso delle armi. In tutte le questioni che fanno capo alla sovranità collettiva, la guerra della totalità contro la fazione è insurrezione, mentre l’attacco della fazione contro la totalità è sommossa.
[…] Ciò che il suffragio universale ha fatto nella sua libertà e nella sua sovranità, non può esser disfatto dalla piazza. Lo stesso accade nelle cose di pura civiltà: l’istinto delle masse, chiaroveggente ieri, può esser torbido domani.
[…] L’insurrezione è un accesso di furore della verità e le pietre che essa smuove gettano la scintilla del diritto, ma lasciano alla sommossa soltanto fango…. Quindi se l’insurrezione, in dati casi, può essere, come disse Lafayette, il più santo dei doveri, la sommossa può essere il più fatale dei delitti.
V’è pure qualche differenza nell’intensità del calore: spesso, l’insurrezione è un vulcano, la sommossa è un fuoco di paglia.
[…] Nei casi più generali, la sommossa proviene da un fatto materiale, mentre l’insurrezione è sempre un fenomeno morale. La sommossa è Masaniello, l’insurrezione è Spartaco; l’insurrezione confina collo spirito, la sommossa collo stomaco.
[…] Prima che il diritto si manifesti, v’è tumulto e schiuma. Sul principio l’insurrezione è sommossa così come il fiume e torrente e, di solito, fa capo a quell’oceano che è la rivoluzione; pure, talvolta, venuta da quei monti elevati che dominano l’orizzonte morale, la giustizia, la saggezza, la ragione e il diritto, fatta della più pura neve dell’ideale, dopo una lunga caduta di roccia in roccia, dopo aver riflesso il cielo nella sua trasparenza ed essersi ingrossata di cento affluenti nel maestoso incedere del trionfo, l’insurrezione si perde all’improvviso in qualche palude borghese, come il Reno in un pantano.
[…] Del resto, insurrezione o sommossa, il borghese propriamente detto ignora in che cosa la prima differisca dalla seconda; egli conosce pochissimo queste sfumature. Per lui, tutto è sedizione, ribellione pura e semplice, rivolta del mastino contro il padrone, tentativo di mordere, di abbaiare e ringhiare, da punire colla catena e colla cuccia; fino al giorno in cui la testa di cane, ingrandita ad un tratto, si abbozza vagamente nell’ombra col muso di leone.
Allora il borghese grida: “Viva il popolo!”

  Victor Hugo
“I Miserabili”
Garzanti, 1981.

Homepage

L’INTERDETTO

Posted in Stupor Mundi with tags , , , , , , , , , , , on 24 giugno 2013 by Sendivogius

L'Unto col trucco

No papi, no party. Il Magnaccia dei Media condannato come un pappone qualunque!
Nonostante il restyling all’insegna della sobrietà, il reclutamento d’ufficio di una nuova fidanzatina d’esibizione (non s’é capito bene se per Lui o per Marina), ed il vano tentativo di chiudere le mignotte nell’armadio insieme ai vecchi scheletri piduisti, il Pompetta pazza non passa il tagliando della revisione.

O Calippo

Dismessi i festoni di carnevale e indossato il mascherone funebre, nelle prossime ore assisteremo alla processione mesta e furente dei papiminkia allo sbaraglio, per l’omaggio regale alla salma di Arcore, provvisoriamente tumulata in sonno criogenico nelle cripte a luci rosse del suo villone brianzolo, tra taniche di cerone e bidoni di cialis, in attesa della rianimazione del cadavere vivente. A breve, non mancherà certo la sfilata necrofila di amazzoni e badanti, lacché e mobsters, passati a vario titolo dalle depandances padronali alle aule del parlamento, considerato alla stregua di una agenzia di collocamento personale, ma a carico pubblico, per la fedele servitù, con tutto il resto della gang al gran completo, riunita in cacofonia eversiva tramite dichiarazioni compulsive ad uso microfono.
Storie di ordinaria eversione istituzionalizzata, nel sostanziale silenzio dei demiurghi della “pacificazione”.
Sette anni di reclusione per concussione per costrizione e per prostituzione minorile; interdizione legale e, soprattutto, interdizione perpetua dai pubblici uffici. A tanto è stato condannato in primo grado di giudizio il vecchio porco, nonostante la sua eterna fuga dai processi nella pretesa di impunità.
Ci sarebbero (e a buon diritto!) tutti gli estremi per l’immediata decadenza dalla carica senatoria. Staremo a vedere (senza alcuna speranza) il comportamento in proposito del partito di Letta e di Governo che, a quanto pare, sembra non provare alcun imbarazzo nel sedere affianco di simile feccia nel medesimo esecutivo…!

Homepage

La Legge ferrea delle Oligarchie

Posted in Kulturkampf with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 2 giugno 2013 by Sendivogius

La Fenice - Hokusai

Fin dalla sua fondazione, Liberthalia si è sempre interessata all’interpretazione delle dinamiche del “potere” in tutte le sue varianti, teoriche e pratiche, con particolare attenzione alle involuzioni oligarchiche della post-democrazia; denunciando l’incombenza di un nuovo “stato d’eccezione”, consacrato al “principio di necessità”, e ritornando più volte sulla tematiche in oggetto con singoli articoli e commenti dedicati. Per questo ci siamo concentrati spesso sulle forme e le degenerazioni del neo-elitismo, passando dai classici come Mosca-Michels-Pareto alle più moderne teorie del conflitto, nel tentativo di comprendere un fenomeno antico e quanto mai attuale nella sua pervasività, affidandoci spesso nelle risposte e nelle analisi al pensiero di Charles Wright Mills, che alla strutturazione delle elite nella società contemporanea dedicò gran parte della sua critica sociologica.
Superato ampiamente lo stato di incubazione embrionale, oggi la situazione italiana, paradigma sperimentale di una più ampia degenerazione globale, rappresenta il prodotto in fieri di un ritrovato consociativismo elitario, dove una ristretta oligarchia trasversale, e totalmente delegittimata, pensa di cambiare l’architettura costituzionale e le stesse istituzioni della rappresentanza democratica, per conformarle alle proprie esigenze, plasmarle secondo “necessità”, nella preservazione (e perpetuazione) di un assetto di potere e di controllo, funzionale alla sopravvivenza di un’oligarchia sempre più ristretta tra populismi mediatici e pulsioni autoritarie.
Attualmente, l’ultimo ostacolo ad una simile deriva è costituito dalla nostra Costituzione repubblicana, che non per niente è l’oggetto di un assalto inaudito e senza precedenti.
Per questo, in concomitanza con la Festa della Repubblica (ridotta oramai a semplice parata militare) riportiamo il manifesto di Libertà e Giustizia a salvaguardia della nostra Carta costituzionale, che condividiamo e sottoscriviamo in toto

Non è cosa vostra

NON È COSA VOSTRA
Altan Da anni, ormai, sotto la maschera della ricerca di efficienza si tenta di cambiare il senso della Costituzione: da strumento di democrazia a garanzia di oligarchie. Non dobbiamo perdere di vista questo, che è il punto essenziale. Non è in gioco solo una forma di governo che, per motivi tecnici, può piacere più di un’altra. L’uguaglianza, la giustizia sociale, la protezione dei deboli e di coloro che la crisi ha posto ai margini della società, la trasparenza del potere e la responsabilità dei governanti sono caratteri della democrazia, cioè del governo diffuso tra i molti. L’oligarchia è il regime della disuguaglianza, del privilegio, del potere nascosto e irresponsabile, cioè del governo concentrato tra i pochi che si difendono dal cambiamento, sempre gli stessi che si riproducono per connivenze e clientele. Parlando di oligarchie, non si deve pensare solo alla politica, ma al complesso d’interessi nazionali e internazionali, economico-finanziari e militari, che nella politica trovano la loro garanzia di perpetuità e i loro equilibri.
Ora, di fronte alle difficoltà di salvaguardare questi equilibri e alla volontà di rinnovamento che in molte recenti occasioni si è manifestata nella società italiana, è evidente la pulsione che si è impadronita di chi sta al vertice della politica: si vuole “razionalizzare” le istituzioni in senso oligarchico. Invece di aprirle alla democrazia, le si vuole chiudere o, almeno, congelare. L’incredibile decisione di confermare al suo posto il Presidente della Repubblica uscente è l’inequivoca rappresentazione d’un sistema di complicità che vuole sopravvivere senza cambiare. L’ancora più incredibile applauso, commosso e grato, che ha salutato quella rielezione – rielezione che a qualunque osservatore sarebbe dovuta apparire una disfatta – è la dimostrazione del sentimento di scampato pericolo. Ogni sistema di potere a rischio, o per incapacità di mediare le sue interne contraddizioni o per la pressione esterna da parte di chi ne è escluso, reagisce con l’istinto di sopravvivenza. Ma le riforme, in questo contesto, non possono essere altro che mosse ostili. Per questo, di fronte alla retorica riformista, noi diciamo: in queste condizioni, le vostre riforme non saranno che contro-riforme e il fossato che vi separa dalla democrazia si allargherà. Contro gli accordi che nascondono contro-riforme, noi, per parte nostra, useremo tutti gli strumenti per impedirle e chiediamo a coloro che siedono in Parlamento di prendere posizione con chiarezza e impegnativamente e di garantire comunque la possibilità per gli elettori di esprimersi con il referendum, se e quando fosse il momento.
Soprattutto, a chi si propone di cambiare la Costituzione si deve chiedere: qual è il mandato che vi autorizza? Il potere costituente non vi appartiene affatto. Siete stati eletti per stare sotto, non sopra la Costituzione. Se pretendete di stare sopra, mancate di legittimità, siete usurpatori. Se proprio non vogliamo usare parole grosse, diciamo che siete come la ranocchia che cerca di gonfiarsi per diventare bue. Non è la prima volta. E’ già accaduto. Ma ciò significa forse che ciò che è illegittimo sia perciò diventato legittimo?
Per questo, difenderemo la Costituzione come cosa di tutti e ci opporremo a coloro che la considerano cosa loro. La costituzione della democrazia è, per così dire, il vestito di tutta la società; non è l’armatura del potere di chi ne dispone. La mentalità dominante tra i tanti, finora velleitari, “costituenti” che si sono succeduti nel tempo nel nostro Paese, è stata questa: di fronte alle difficoltà incontrate e al discredito accumulato, invece di cambiare se stessi, mettere sotto accusa la Costituzione. La colpa è sua! Non sarà invece che la colpa è vostra o, meglio, della vostra concezione della politica e degli interessi che vi muovono?
Su un punto, poi, deve farsi chiarezza per evitare gli inganni. Chi vuol cambiare, normalmente, è un innovatore e le novità sono la linfa vitale della vita politica. Per questo, gli innovatori godono d’una posizione pregiudiziale di vantaggio. Ma, esiste anche un riformismo gattopardesco di segno contrario: si può voler cambiare le istituzioni per bloccare la vita politica e salvaguardare un sistema di potere in affanno. Allora, il movimentismo istituzionale equivale alla stasi politica. La stasi solo apparentemente è pace: è la quiete prima della tempesta.

Marco Biani 2005

Anche noi siamo per la pace; vediamo che il nostro Paese ha bisogno di pacificazione, pur se esitiamo a usare questa parola, corrotta ormai dall’abuso. Sappiamo però, anche, che la pace è esigente, molto esigente. Non può esistere senza condizioni. Dice la Saggezza Antica: “su tre cose si regge il mondo: la giustizia, la verità e la pace”. E commenta così: in realtà sono una cosa sola, perché la giustizia si appoggia sulla verità e alla giustizia e alla verità segue la pace. La pace è la conseguenza della verità e della giustizia. Altrimenti, pacificare significa solo zittire chi vuole verità e giustizia, per nascondere segreti, inganni e ingiustizie e continuare come prima. Non è questa la pace di cui il nostro Paese ha bisogno.
Non siamo né i velleitari né i giacobini che ci dipingono. Non crediamo affatto al regno perfetto della Verità e della Giustizia sulla terra. Sappiamo bene che la politica non si fa con i paternoster e temiamo i fanatici della virtù rigeneratrice. Ma da qui a tutto accettar tacendo, il passo è troppo lungo. Siamo disposti alla pacificazione, ma a condizione che, nelle forme e con i mezzi della democrazia, si abbia come fine la ricerca della verità e la promozione della giustizia. Altrimenti, pacificazione è parola al vento. La pacificazione non è un sentimento o una predica, ma è una politica. È, dunque, una cosa molto concreta, difficile e impegnativa, perché non significa stare tutti insieme in un patto di connivenza. Significa combattere le zone oscure del potere, le sue illegalità, i suoi privilegi e le sue immunità; significa operare per la giustizia in favore del riequilibrio delle posizioni sociali, della riduzione delle disuguaglianze, dei diritti dei più deboli, di coloro che la crisi economica ha ridotto allo stremo, spingendoli ai margini della società. Solo questa è pacificazione operosa e veritiera.
Si dice che le “riforme istituzionali e costituzionali” hanno questo scopo. Ma, noi temiamo che, dietro alcune riforme “neutre”, semplificatrici e razionalizzatrici (numero dei parlamentari, province, bicameralismo), ve ne siano altre, pronte a saltar fuori quando se ne presenti l’occasione propizia, le quali con la pacificazione non hanno a che vedere. Piuttosto, hanno a che vedere con ciò che si denomina “normalizzazione”.

La procedura.
Costituzione Esiste, nella Costituzione (art. 138) una procedura prevista per la sua “revisione”. Ma oggi se ne immagina un’altra, farraginosa e facente capo a un’assemblea, chiamata “convenzione”. Si sta cercando la via per una spallata per la quale le procedure ordinarie, per la volontà impotente delle forze politiche, non sono sufficienti? Già il nome induce al dubbio che di ben altro che di una “revisione” si tratti. Le “convenzioni costituzionali” (a iniziare da quella di Filadelfia del 1787) possono essere convocate con limitati compiti riformatori, ma poi prendono la mano e pretendono di essere “costituenti”, cioè di scrivere nuove costituzioni. Il fatto poi che qualcuno abbia fatto riferimento a una “Commissione dei 75”, come la “Commissione per la Costituzione” che elaborò ex novo la vigente Costituzione del 1947, non fa che rafforzare questa supposizione, confermata dal fatto che ritorna il linguaggio e la mentalità della “grande riforma”. Par di capire che si voglia la riscrittura ex novo dell’architettura della politica. L’odierna procedura – da quel poco che si capisce e dal molto che non si capisce – è un miscuglio in cui sono messi insieme parlamentari ed “esperti”, scelti dai partiti, presumibilmente in proporzione alle forze che compongono il Parlamento. Il prodotto dovrebbe passare per le commissioni “affari costituzionali” e giungere alle Camere, separate o riunite (presumibilmente per superare l’ostilità del Senato), per concludersi con l’approvazione, non senza una concessione alla democrazia del web. Il voto finale dovrebbe essere un “prendere o lasciare” (su tutto il “pacchetto” o sulle singole parti, non si sa), senza possibilità di emendamento. Poiché un tale procedimento è totalmente estraneo alla Costituzione vigente, le è anzi contrario, s’immagina che poi, con una legge costituzionale si ratificherà l’accaduto. Non è nemmeno il caso di commentare in dettaglio questo pasticcio annunciato: la legge costituzionale di ratifica ex post non è Giorgio Napolitanoessa stessa la confessione che quel che intanto si fa è fuori della Costituzione? I “garanti della Costituzione” non hanno nulla da eccepire? La convenzione nascerebbe come proiezione di un parlamento eletto con una legge elettorale che, col premio di maggioranza, altera profondamente la rappresentanza, ma non s’è sempre detto che le assemblee con compiti costituenti devono essere “proporzionali”? Gli “esperti”, scelti dai partiti, saranno dei “fidelizzati”? Il loro compito non si ridurrà alla “copertura” delle posizioni di chi li ha scelti con quello scopo? come si esprimeranno: con una voce sola, che fa tacere i dissidenti, o con più voci? Se le opinioni saranno diverse – come necessariamente dovrà essere se gli “esperti” saranno scelti senza preclusioni – che cosa aggiungerà il loro lavoro a un dibattito che, tra gli esperti, dura già da più di trent’anni? Se saranno chiamati a votare, cioè a scegliere, non avremmo allora dei tecnici chiamati a esprimersi politicamente? Infine, come potrebbero i parlamentari degnamente accettare l’umiliazione del voto bloccato “sì-no” sulle proposte della Convenzione? Questi arzigogoli contraddittorii non sono forse il segno della confusione in cui si caccia la volontà, quando è impotente?

Il presidenzialismo.
Repubblica italianaNel merito della riforma, ancora una volta, dietro le quinte s’affaccia la volontà di presidenzialismo: “semi” o intero. L’argomento sul quale, da ultimo, si basano i presidenzialisti, è il seguente: i tempi della presidenza Napolitano hanno visto una trasformazione “di fatto” dell’ordinamento, in questo senso. Non è allora naturale che si costituzionalizzi, regolandolo, quanto è già avvenuto? A questo riguardo, però, occorre distinguere. Una cosa è l’espansione dell’azione presidenziale utile a preservare le istituzioni parlamentari previste dalla Costituzione, nel momento della loro difficoltà, in vista del ritorno alla normalità. Altra cosa è l’azione che prelude a trasformazioni per instaurare una diversa normalità. Queste contraddicono l’obbligo di fedeltà alla Costituzione che c’è, obbligo contratto da chi fa parte delle istituzioni. Aut, aut. Non sono rispettosi dei doveri costituzionali presidenziali, e del Presidente medesimo, i sostenitori dell’avvenuta trasformazione della “costituzione materiale”. Il “garante della Costituzione” agisce per preservarla o per trasformarla?
Noi temiamo che il presidenzialismo, quali che siano le sue formulazioni e i “modelli” di riferimento, nel nostro Paese non sarebbe una semplice variante della democrazia. Si risolverebbe in una misura non democratica, ma oligarchica. Sarebbe, anzi, la costituzionalizzazione, il coronamento della degenerazione oligarchica della nostra democrazia. Sarebbe la risposta controriformista alla domanda di partecipazione politica che si manifesta nella nostra società al tempo presente. L’investitura d’un uomo solo al potere, portatore e garante d’una costellazione d’interessi costituiti, non è precisamente l’idea di democrazia partecipativa che sta scritta nella Costituzione, alla quale siamo fedeli.

Controlli.
Altan - Costituzione Il senso concreto del presidenzialismo che viene proposto in questa fase della nostra vita politica si chiarisce minacciosamente anche con riguardo ad altri due temi all’ordine del giorno dei riformatori costituzionali: l’autonomia della magistratura e la libertà dell’informazione. Ogni oligarchia ha bisogno di organizzare e gestire il potere in maniera nascosta, segreta. Ma la democrazia è il regime in cui il potere pubblico è esercitato in pubblico. La pubblicità delle opere dei governanti, è la condizione della loro responsabilità. Il potere non responsabile è autocratico, non democratico. Qual è il rimedio contro la chiusura del potere politico su se stesso? È la conoscenza veritiera dei fatti. E quali sono gli strumenti di tale conoscenza? Le indagini giudiziarie e le inchieste giornalistiche. Per nulla sorprendente è che chiunque si trovi ad esercitare un potere oligarchico sia ostile alla libertà delle une e delle altre, quando forse, invece, trovandosi all’opposizione, l’aveva difesa a spada tratta. Nulla di sorprendente: non sorprendente, ma certamente inquietante la concomitanza di proposte restrittive dell’azione giudiziaria e giornalistica con i progetti di riforma del sistema di governo. Chi ha a cuore la democrazia non può ragionare secondo la logica contingente della convenienza, ma deve difendere la libertà della pubblica opinione, indipendentemente dal fatto che questa libertà possa giovare o nuocere a questa o quella parte, a questi o quegli interessi.

La legge elettorale.
Urne al macero La riforma della legge vigente è riconosciuta come emergenza democratica, da tutti e non da oggi. Dopo che la Corte costituzionale, con l’improvvida sentenza che aveva dichiarato inammissibile il referendum che avrebbe ripristinato la legge precedente (soluzione realisticamente prospettata, fin dall’inizio, da Libertà e Giustizia), tutti dissero in coro: riforma elettorale, fatta subito con legge. Si è visto. Anche oggi si ripete la stessa cosa, ma con quali prospettive? Esiste una convergenza di vedute in Parlamento? È difficile crederlo e già emergono le resistenze. I due maggiori aspetti critici della legge attuale, dal punto di vista della democrazia, sono l’abnorme premio di maggioranza e le liste bloccate. Ma il premio di maggioranza farà gola ai due raggruppamenti maggiori che, sondaggi alla mano, possono sperare di avvalersene. Le liste bloccate (i parlamentari “nominati”) sono nell’interesse delle oligarchie di partito e degli stessi membri attuali del Parlamento, che possono contare sulla ricandidatura facile, tanto più in mancanza d’una legge sulla democrazia nei partiti, anch’essa sempre invocata (subito la legge!) quando scoppia qualche scandalo. Dal punto di vista della funzionalità o governabilità del sistema, occorrere poi eliminare il diverso metodo di attribuzione del premio di maggioranza nelle due Camere, ciò che ha determinato la vittoria di un partito nell’una, e la sua sconfitta nell’altra. Il ritorno al voto con questa incongruenza sarebbe come correre verso il disastro, verso il suicidio della politica. Ma anche a questo proposito, non si può essere affatto sicuri che calcoli interessati, questa volta non a vincere ma impedire ad altri di vincere, non abbiano alla fine la meglio. Il Capo dello Stato ha minacciato le sue dimissioni, ove a una riforma non si addivenga. Altri immaginano una riforma imposta dal Governo con decreto-legge. Sono ipotesi realistiche? Possiamo davvero immaginare che un Presidente della Repubblica, che porti le responsabilità inerenti alla sua carica, al momento decisivo sarebbe pronto a sottrarvisi, precipitando nel caos? Quanto al Governo, possiamo credere ch’esso possa agire facendo tacere al suo interno le divisioni esistenti tra le forze parlamentari che lo sostengono, le quali sarebbero comunque chiamate a convertire in legge il decreto (senza contare – ma chi presta più attenzione a questi dettagli? – che la decretazione d’urgenza è vietata in materia elettorale).

Truppe del Re

E allora? C’è da arrendersi a questa condizione crepuscolare della democrazia? Al contrario. C’è invece da convocare tutte le energie disponibili, dovunque esse si possano trovare, proprio come abbiamo cercato di fare con questa pubblica manifestazione. Per raccogliere in un impegno e in un movimento comune la difesa e la promozione della democrazia costituzionale che, per tanti segni, ci pare pericolare. Dobbiamo crescere fino a costituire una massa critica di cui non sia possibile non tenere conto, da parte di chi cerca il consenso e chiede il nostro voto per entrare nelle istituzioni. Per questo dobbiamo riuscire a spiegare ai molti che la questione democratica è fondamentale; che non possiamo rassegnarci. Essa riguarda non problemi di fredda ingegneria costituzionale da lasciare agli esperti, ma la possibilità, da tenere ben stretta nelle nostre mani, di lavorare e cercare insieme le risposte ai problemi della nostra vita. Domandare pace, lavoro, uguaglianza e giustizia sociale, diritti individuali e collettivi, cultura, ambiente, salute, legalità, verità e trasparenza del potere, significa porre una domanda di democrazia. Non che la democrazia assicuri, di per sé, tutto questo. Ma, almeno consente che non si perda di vista la libertà e la giustizia nella società e che non ci si consegni inermi alla prepotenza dei più forti.

  Gustavo Zagrebelsky
(18/05/2013)

Homepage

PATTO DI PACIFICAZIONE

Posted in A volte ritornano with tags , , , , , , , , , on 22 dicembre 2009 by Sendivogius


A Natale puoi
fare quello che non puoi fare mai:
(…)
È Natale e a Natale si può fare di più,
è Natale e a Natale si può amare di più,
è Natale e a Natale si può fare di più
per NOI

  Immancabile come un raffreddore stagionale, inevitabile come i conguagli delle bollette, ti scalda le viscere con la piacevole consistenza di un clistere.
È difficile immaginare le indicibili privazioni alle quali vengono sottoposti i grassi bimbi ariani che, liberi solo a Natale, puntualmente ti propinano un’orgia catodica di panettoni e zuccherosi sentimentalismi a buon mercato (reali quanto la neve artificiale sopra un presepe in cartapesta) nell’adescamento di consumatori compulsivi.
Quest’anno, la stucchevole ipocrisia delle atmosfere natilizie sembra aver contagiato anche i rissosi inquilini di Casa Montecitorio, convertiti al verbo dell’amore evangelico sull’altare delle riforme a soggetto. Un’annoiata sazietà pervade il lettore smaliziato che abbia sfogliato i quotidiani dell’ultima settimana: tra profusioni di devozione incondizionata al Re Pescatore, offeso nel suo ritiro; dissociazioni e obiezioni con premessa solidale; nuovi mistici dell’Amore universale conto i guerrieri dell’odio, per il reciproco rispetto e comune legittimazione. Inutile e persino ripetitivo ripercorrere le tappe e le incongruenze di tanti fumosi afflati pervasi da vaporosi sensi…

AMARCORD
C’era una volta un misericordioso Unto che si immolò per salvare l’Italia dai comunisti e dall’apocalisse bolscevica.
Peccato che nell’accezione berlusconiana, “comunista” costituisca una categoria onnicomprensiva nella quale rientrano a forza tutti coloro che in qualche modo esprimano una qualsiasi forma di dissenso nei confronti dell’Unico e Solo; ovvero osino contestare le decisioni del dio vivente. Siano essi comuni mortali, organismi istituzionali, premi Nobel, o “elite di merda”. E questo può essere un problema, giacché per il Ghandi di Arcore, “il comunista” non dovrebbe avere cittadinanza. Coerentemente è “l’anti-italiano” per eccellenza. Come incarnazione del Male, è fuori dal consesso civile e come tale dovrebbe essere sradicato o, quanto meno, messo in condizione di non nuocere. E l’intero Paese andrebbe spurgato dall’immondo contagio che l’ha infettato in parte: dalle arti, alla cultura; dalle Istituzioni alla Costituzione repubblicana (giudicata “sovietica”). La grande democraticità del Cavaliere Nero consiste nel non passare per le armi la categoria, come invece avveniva nella più pratica Argentina.
Le elezioni sono una prova ordalica, in cui si manifesta il potere di Dio: una scelta di civiltà, affinché “il Bene prevalga sul Male”. Se proprio non vuoi schierarti dalla parte del “Popolo della Libertà e del Buon Governo” nella migliore delle ipotesi sei un “coglione”.
Non esistono alternative possibili! «Se la sinistra andasse al governo l’esito sarebbe questo: miseria, terrore, morte. Così come avviene ovunque governi il comunismo». In base ad una equazione per la quale i due termini sono sinonimi inscindibili.
Quando ciò malauguratamente avviene, non può essere che attraverso la manipolazione del risultato elettorale. È il partito dell’Amore contrapposto alla “politica dell’odio”: contro i “brogli della sinistra”; contro Prodi, un vecchio boiardo democristiano accusato di essere una spia del KGB (con tanto di commissione di inchiesta parlamentare)… E molto altro ancora si potrebbe raccontare…

In virtù di siffatte e reiterate profusioni d’amore, con lo spirito del Natale sotto l’alberello prende forma l’idea di un nuovo “Patto di pacificazione nazionale” tra Pdl e UdC e PD, per isolare i “giustizialisti” di casa democratica e gli “eversori” della IdV. E sempre in nome dell’Amore che pervade gli animi e riempie i cuori dei vari Cicchitto, Quagliarello & Co. garantire l’impunità assoluta al bodhisattva della Brianza. Infine cancellare, col muto avvallo delle opposizioni più “responsabili”, ciò che rimane dello Stato di diritto.
Qualcosa di molto simile avvenne nel 1921.
Cambiano i soggetti politici, ma la sostanza che ne ispira la filosofia è la stessa…
Il 23 Luglio 1921 il cavalier Benito Mussolini dichiara di essere favorevole ad una ‘pacificazione’ tra fascisti, socialisti riformisti e cattolici del Partito Popolare, per isolare le frange ‘eversive’ in seno alla società.
Il 3 Agosto 1921 il “Patto di Pacificazione” viene siglato ufficialmente, tra socialisti e fascisti, con la mediazione del Presidente della Camera. Non aderiscono i Popolari, i Repubblicani ed i comunisti. Soprattutto, al Patto si oppongono con ferocia i caporioni fascisti delle zone padane e delle provincie settentrionali, che non riconoscendo alcuna tregua intensificheranno indisturbati i loro raid.
All’atto pratico, il patto di pacificazione permise a governo e fascisti dapprima di isolare politicamente e poi distruggere le formazioni di autodifesa contro le violenze squadriste, di spezzare ogni tentativo di fronte unitario da parte delle opposizioni, cancellare le forze popolari estranee alla logica dei partiti, e preparare indisturbati la successiva ‘Marcia su Roma’. Il seguito è noto…
Perciò, a dispetto di patti, baci e abbracci, a noi il Natale (e pure il resto dell’anno) piace festeggiarlo così…

Homepage