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L’Autunno del Patriarca

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , , on 16 settembre 2011 by Sendivogius

Un fantasma si aggira per l’Europa…
Non sventola i drappi scarlatti che tanto terrorizzavano i gretti bourgeois di inizio ‘900, coi loro modi affettati, gli abiti di sartoria, e le fucilerie ben oliate, pronte a stroncare ogni rivendicazione sociale a passo di marcia.
È questo un fantasma a loro molto più familiare… viene da vicino… nasce in casa… lontanissimo da quella società civile, irrisa e sacrificata in nome del denaro e delle sue divinità a consumo.
È il frutto nefasto di una gravidanza ‘surrogata’ a livello finanziario tramite ‘derivati’, dopo essere stato incubato a lungo per via artificiale, nel ventre sterile ma famelico di mercati asfittici in eccesso di liquidità, ridotti a centrali organizzate per lo spaccio ‘collaterale’ lungo la voragine dei debiti sovrani.
Di “rosso” ha i bilanci in perdita di un capitalismo assistito ma arrogante, i saldi di bilancio prosciugati dagli sprechi, i listini azionari in caduta libera…
Come la “Maschera della Morte Rossa”, col suo tocco letale prosciuga enormi fortune attraverso emorragie irrefrenabili di capitali in evaporazione; strangola intere economie; distrugge redditi e risparmi; cancella i diritti in nome dei privilegi.
Nel mondo fatato del papi nazionale si è alfine affacciato, implacabile e funesto, lo spettro della “crisi”, a lungo evocata ed esorcizzata nelle percezioni di una psicologia distorta, tra i sogni di piaceri proibiti e rituali goderecci. Ha raggiunto le alcove dorate del satiro ceronato, che evidentemente si credeva immune al contagio globale mentre si baloccava nel suo magico reame di cartapesta, espugnando il salone delle feste con grande orrore dell’Imperatore e della sua corte di famelici lacché prezzolati.
È desolante notare, nel cupio dissolvi degli ultimi atti di una farsa indegna, come la fine del padrino di Arcore, nella sua immunodeficienza acquisita, coincida non col collasso di un intero sistema economico e sociale ma con l’esibizione pubblica dei suoi vizi privati dei quali è succube indecente, trascinato nel gorgo oscuro delle proprie perversioni sessuali, in una oscena quanto inesauribile sequela di scandali e squallidi figuri da basso impero in dissoluzione.
Nel disfacimento senile e materiale di un pornocrate che ha fatto della gestione totalizzante del potere una pratica mercenaria di amoralità assoluta, all’insegna di un erotismo malato e compulsivo, il peggior nemico del reuccio brianzolo che si credeva onnipotente non è la drammatica congiuntura internazionale; non è l’esangue opposizione parlamentare; non sono le infime eccezioni di una informazione tutt’altro che libera e indipendente; non è certo il dinamismo giudiziario di una magistratura umiliata e imbavagliata dalle pandette di una legislazione mutuata ad personam; meno che mai il risveglio civico di una società che, lungi dall’essere civile, sbatte la ciotola contro le proprie catene, reclamando un nuovo e più munifico padrone.
A quanto pare, a travolgere il papi (e si spera una volta per tutte!) saranno probabilmente gli eccessi smodati di una “esistenza disordinata” e miserabilissima nello squallore del suo privato a pagamento.

Per una strana legge del contrappasso, l’uomo che ha fottuto con gusto (e con successo) un intero paese per oltre sei lustri, nell’evidente compiacimento di chi gli prestava le terga, finirà dunque con l’essere fottuto lui stesso, a causa delle ossessioni perverse di un irrefrenabile spirito animale, votato al perenne sollazzo nell’imbarazzo del mondo che assiste esterrefatto.

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