Archivio per Olanda

FALSE FLAG

Posted in Kulturkampf, Risiko! with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 9 settembre 2014 by Sendivogius

false-flag

Appurato il delitto, non cercate il colpevole. Trovate piuttosto un cattivo ideale, uno di quei villain da guerra fredda che sarebbe piaciuto a Ian Fleming per una storia dell’Agente 007, e attribuitegli ogni crimine possibile. Non importa se vero o presunto, plausibile o meno, giacché questo è un aspetto completamente secondario ai fini della trama, che ricerca personaggi tutto stereotipi e propaganda.
19 - The Legend of Koizumi - VLADIMIR PUTIN (1)Ciò che conta sono gli effetti speciali, coi quali impressionare il pubblico, guidandolo per mano ed aiutarlo a dimenticare in fretta i fatti nell’assenza di riscontri. Cucinato a puntino il pastone, al momento giusto lo si può servire opportunamente riscaldato a masse inappetenti.
Fu così che a meno di due mesi dall’abbattimento del Boeing 777 della Malaysia Airlines, sui cieli della regione separatista del Donbass in Ucraina, il ‘Consiglio di Sicurezza olandese’ (Dutch Safety Board) pubblicò nell’indifferenza generale il suo Rapporto Preliminare sulle sorti dello sfortunatissimo volo Mh17.
Si tratta di 34 paginette scarse, redatte con la collaborazione degli ‘esperti’ di ben dieci paesi diversi ed una mezza dozzina di agenzie specializzate. Pagine nelle quali praticamente non è contenuto nulla che non vada oltre l’evidenza; persino più approssimativa di quanto non sia rilevabile ad occhio nudo. In compenso, l’indagine investigativa si contraddistingue per non investigare alcunché, insieme alla carica di reticenza e di vaghezza analitica, al cui confronto le indagini successive all’abbattimento del DC9 Itavia ad Ustica nel 1980 sembrano un modello di efficienza.
Dc9 ItaviaTanto che il rapportino manca praticamente di tutto: contenuto delle scatole nere, analisi balistica, dettaglio dei tracciati radar, testimonianze degli operatori di volo, evidenze satellitari, analisi dettagliata dei reparti recuperati, referti autoptici…
L’unica certezza che sembra emergere dai ‘preliminari’ è l’avvenuta esplosione in volo dell’aereo. E nell’ansia di non dire ed all’occorrenza offuscare, nonostante le precauzioni, il Rapporto si lascia pure scappare una considerazione non perfettamente allineata con la vulgata ufficiale, che vuole il boeing abbattuto da un missile terra-aria Buk M1/SA-11.

Batteria missilistica antiarea BUK M1

E che soprattutto omette di spiegare di preciso come il velivolo possa essere stato perforato nella parte superiore della carlinga da numerosi oggetti ad alta velocità, provenienti dall’esterno (anche se è facilmente ipotizzabile un effetto Shrapnel da deflagrazione).

Fori sulla carlinga dell'aereo (1)«Damage observed on the forward fuselage and cockpit section of the aircraft appears to indicate that there were impacts from a large number of high-energy objects from outside the aircraft.»

Possibilmente per mezzo di Batterie ‘Buk’, che però nessuno ha mai visto davvero all’opera. Cosa quanto mai curiosa, in una regione costantemente monitorata dai satelliti militari di mezzo mondo e massimamente dell’Amico americano, che della responsabilità russa nella strage possiede la certezza metafisica e dunque non necessita di alcuna dimostrazione empirica. Ma del resto il governo dell’Ucraina è uno specialista nel denunciare con cadenza giornaliera attacchi di massa, da parte di colonne fantasma di blindati  russi, che a migliaia oltrepasserebbero il confine, invisibili a radar e satelliti-spia, combattendo fantomatiche battaglie col glorioso esercito di Kiev che ovviamente ne esce sempre vincitore.
Perciò è meglio non approfondire certe “evidenze”, altrimenti bisognerebbe spiegare come il foro di entrata del missile, all’altezza della cabina di pilotaggio, non sembri compatibile con l’ogiva di una testata SA-11
Comparazione armamenti balisticiE bisognerebbe altresì dipanare ogni dubbio circa le tracce lasciate dall’impatto esterno di un gran numero di oggetti ad alta energia, che al di là dell’ambigua scelta semantica, ricordano più che altro i fori in entrata di proiettili da 30mm.
Fori sulla carlinga dell'aereo (2)È un po’ difficile, a meno che non si vogliano sovvertire le leggi dell’aerodinamica, che una mitragliatrice pesante possa colpire da terra una bersaglio in movimento a circa 33.000 piedi di altezza (oltre 10 km)…
fori da 30 mm Molto più semplice invece se questa viene montata su un aereo dell’aviazione da guerra, come nel caso dei MiG-25 e MiG29, che tra le loro dotazioni in armamenti standard annoverano la GSh-301: mitragliatrice a nastro per uso aeronautico, per l’appunto armata con munizioni a frammentazione calibro 30.
fori sulla carlinga del volo MH17Figuriamoci se si potrebbe mai prendere in considerazione, tra le opzioni investigative, l’impossibile ipotesi che il volo malese Mh17 possa essere stato abbattuto da un missile aria-aria sparato da un caccia-intercettore e crivellato di colpi dal cannoncino di bordo, all’altezza della cabina di pilotaggio.

MH17 - Fori di entrata nella carlinga ad altezza piloti

Così, giusto per il gusto di escludere con dovizia di prove e fuori da ogni dubbio, un’opzione tanto scandalosa di cui si parla di rado (per esempio QUI).
Probabile traiettoria del missileAnche perché il tal caso si porrebbe un elementare quesito: cui prodest?
Di certo non ai combattenti “filorussi” del Donbass. E certamente non a Mosca.
Possibile traiettoria aerea dell'abbattimentoSicuramente avrebbe fatto comodo al governo di Kiev, che in tal modo avrebbe distolto l’attenzione dai crimini di guerra, la sistematica violazione delle tregue d’armi, ed i bombardamenti aerei indiscriminati ed i cannoneggiamenti a casaccio con artiglieria campale contro le popolazioni civili di Donetsk e Sloviansk, o il massacro di Odessa, ottenendo quella simpatia internazionale e quel sostegno militare che finora non ha avuto.
Ala scheggiata da traiettoria missileAvrebbe giovato all’amministrazione statunitense di O’Banana, desiderosa quanto mai di rintuzzare e contenere la ritrovata intraprendenza russa e la riconquista del suo antico ruolo ‘imperiale’ nello scacchiere internazionale, secondo una visione geopolitica della quale avevamo di recente accennato QUI.
prism7Evidentemente, gli strateghi di Washington credevano davvero che un ubriacone obnubilato dall’alcol come Boris Eltsin e la sua corte famelica di ladri, in un paese ridotto alla fame e trasformato nel primo esempio realizzato di stato gestito direttamente dalle organizzazioni mafiose, potesse essere un esempio di “democrazia” compiuta in una situazione destinata a perdurare nel tempo.
Come invece l’Europa si sia lasciata trascinare in una nuova guerra fredda contro uno dei suoi principali partner commerciali, col quale vanta esportazioni ed interessi economici per svariate decine di miliardi di euro e dal quale è totalmente dipendente per le sue forniture di gas, è un altro ‘mistero’ che i burocrati della UE dovrebbero spiegare ai propri cittadini.
Soldati dell'esercito ucrainoAltresì dovrebbero spiegarci come un governo golpista di oligarchi, nato da un colpo di stato, pesantemente infiltrato da gruppi di estrema destra, che scalpita per entrare nella NATO e trascinare il resto del continente in una guerra catastrofica contro la Russia, sia diventata una solida democrazia con tutti i requisiti (nessuno!) per entrare nell’Unione europea. E sarebbe interessante sapere come tali principi democratici si concilino, con l’accoglienza accordata dal governo di Kiev ai neo-nazisti di mezza Europa accorsi ad arruolarsi tra i paramilitari del Battaglione Azov.
Nazisti ucrainiOvviamente, perché la Russia è un’autocrazia ultra-nazionalista, dominata da un pugno di oligarchi provenienti dalla nomenklatura post-sovietica. Per fortuna l’Ucraina è esattamente il contrario: una banda di oligarchi (ex sovietici), al comando di uno stato autoritario che si alimenta del suo sciovinismo.

Homepage

Finanza Creativa (V)

Posted in Business is Business, Masters of Universe with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 7 luglio 2012 by Sendivogius

Neanche una settimana!
Tanto è durata l’euforia dei cosiddetti ‘mercati’, dinanzi all’effimera “svolta epocale” del già dimenticato vertice di Bruxelles (29/06/12)… quello che doveva rivoluzionare la stessa architettura politica della UE e spuntare gli artigli della speculazione con un grande piano di rilancio economico. Ovvero, l’eurosummit che avrebbe dovuto sancire la difesa della moneta unica; realizzare un cordone sanitario volto al contenimento degli interessi sui titoli di Stato; mettere in sicurezza il sistema bancario, onde evitare che la crisi del credito iberico inneschi un devastante effetto a catena su scala continentale.
Infatti, coerentemente con quanto avevamo già scritto QUI, il valore dell’euro è ai suoi minimi storici (1,24 sul dollaro), mentre il differenziale tra i BTP italiani e Bund tedeschi è schizzato a quota 470, con un onere del debito da pagare per interessi superiore al 6%. Il risultato peggiore di sempre, alla faccia delle strombazzate controriforme del Governo Monti.
Eppoi c’è il bel venerdì nero, con tutte le Borse in picchiata libera.
I rendimenti decennali dei titoli spagnoli sono invece schizzati al 7%, con l’aggravante che le banche iberiche non potranno beneficiare del fantomatico piano di salvataggio e di ricapitalizzazione previsto dal nuovo fondo salva-stati (ESM), che non sarà operativo prima della metà del 2013 o altra data da rinviarsi. In assenza dei necessari organismi di vigilanza, nulla di fatto anche per lo scudo anti-spread: il grande trionfo di Montinator (e delle sue intelligenze aliene), destinato a rimanere nel limbo dei trofei di latta (ma ben lucidati) dei quali il professorone ama fregiarsi.

«Mario Monti è stato il protagonista numero uno […] quello che è riuscito a impedire un finale generico e senza risultati come molti prevedevano sarebbe avvenuto, è stato Monti. È andata esattamente così. Il nostro premier ha portato a casa quanto aveva promesso, non soltanto per far fronte alle necessità impellenti del nostro Paese ma anche per rafforzare l’Europa modificandone il quadro generale e le prospettive di fondo.»

  Eugenio Scalfari
  (01/07/2012)

Poi, si sa, mentre nonno Eugenio continua a sognare il suo Principe in nutrita compagnia, la notte porta (cattivo) consiglio…

L’inconfondibile Angela Merkel si è rimangiata tutte le promesse, rinnegando gli impegni presi neanche 48h prima. Si tratta di una costante tedesca, secondo la più classica “Teoria dei Giochi”. Quindi, fedele ad un copione ormai collaudato, ha scatenato le sue Schutztruppe di complemento (Olanda e Finlandia), senza esporsi direttamente ma boicottando nella sostanza l’accordo brussellese.
Al contempo, il prof. Monti ha trascorso metà della settimana a rassicurare Angelona, che mai avrebbe richiesto l’applicazione dei provvedimenti anti-spread, quasi a scusarsi dei risultati ottenuti al vertice. O, più probabilmente, per non rendere palese l’aleatorietà delle decisioni (non) prese.
Nel frattempo, a complicare ulteriormente le cose, si è ‘scoperto’ pure che le banche di Sua Maestà britannica taroccavano allegramente i tassi del Libor, aprendo un nuovo fronte nella crisi del Credito… E tutto il fragile castello di carte è venuto giù alla prima raffica di vento, travolto dall’ennesima onda lunga della recessione USA, a dimostrazione di quanto fragile sia l’intera costruzione, e inutile il vertice con le sue intese scritte nella sabbia, nella medesima inconcludenza decisionale che accomuna le due sponde dell’Atlantico.
Intanto, per non parlare dell’esercito dei sottoccupati, in Italia, la disoccupazione giovanile ha toccato vette del 36%. La Recessione (ormai prossima ad evolversi in Depressione), dopo l’eurozona, ha ormai raggiunto la Gran Bretagna e la sua sterlina; blocca le aspirazioni della ripresa USA e le ambizioni alla rielezione di Obama (vai a casa pure te, bello!); investe in pieno i Brics: i nuovi giganti (d’argilla) dell’economia globale…

Coerentemente, Banca Centrale Europea (BCE), Federal Reserve statunitense (FED), insieme alle banche centrali britannica e cinese, si sono messe a tagliare i tassi di interessi a tutto spiano nell’illusione di rianimare i propri sistemi creditizi in funzione anti-recessiva, senza ottenere alcun sollievo tangibile. In compenso, rischiano di innescare gli effetti irreversibili (e devastanti) di un’enorme Trappola della Liquidità su scala globale.
Sul ‘fronte interno’ invece, la Guerra del Credito va persino peggio… In pratica il debito privato delle banche (non solo spagnole), sovresposte e a rischio insolvenza, viene appoggiato al Tesoro nazionale e rifinanziato dall’erogazione del FMI e BCE, che però accolla il debito alle casse pubbliche dello Stato e non agli istituti che beneficiano del prestito. Lo Stato poi rigira i fondi agli istituti bancari, con interessi minimi, facendosi garante del debito e iscrivendo il medesimo nei propri registri di bilancio. In tal modo, si incide sui livelli (fittizi) di indebitamento pubblico e si determina l’aumento dei tassi di interessi sui nuovi titoli emessi per rifinanziare il “debito sovrano” (in realtà il debito bancario garantito dal Pubblico). Finora, non si sono viste né l’apertura di nuove linee di credito, né la concessione di prestiti d’impresa (e tanto meno una dilazione dei pagamenti per i debitori in difficoltà), né la concessione di mutui o condizioni meno onerose per i clienti. Gli istituti di credito si limitano, come contropartita per l’aiuto ricevuto, ad acquistare i titoli del debito pubblico lucrando sugli spread e speculando sul rialzo dei rendimenti.
È un circolo vizioso che, una volta innestato, è in grado di portare al tracollo qualsiasi economia, anche nel Paese più virtuoso (e non parliamo certo dell’Italia!)… Perché un valido governo può anche avere una buona gestione di spesa, garantendo servizi pubblici efficienti, ma in totale assenza di regole non può controllare il sistema bancario con i suoi flussi di denaro internazionali, né intervenire per impedire le operazioni di credito più spregiudicate, salvo poi far fronte alle eventuali perdite con i soldi dei cittadini. Un debito collaterale (per svariati miliardi di euro!), indotto per salvare le banche, e in nome del quale si spazzano via 50 anni di conquiste sociali, improvvisamente diventate “troppo onerose”…
Ancora una volta, privatizzazione degli utili e socializzazione delle perdite. Solitamente, non manca mai in tali frangenti l’utile idiota matricolato che straparla di “meritocrazia”, rotea il ditino ammonitore al cielo dicendoci che “abbiamo vissuto sopra le nostre possibilità” e predica “l’austerità”, mentre i CEO della finanza assistita si spartiscono i finanziamenti pubblici e si aumentano il bonus di fine anno, a dispetto di prestazioni miserrime.
Tanto per dire, la Barclays bank di Londra, specializzata in operazioni su derivati, è stata appena alleggerita di 450 milioni di dollari di multa per aver manipolato i tassi che regolano le transazioni interbancarie sui mercati internazionali (sterlina-dollaro), condizionando indirettamente le oscillazioni di 360 trilioni di dollari in obbligazioni, con l’immissione di dati falsi. Ciò non ha impedito a Bob Diamond, dimissionario chief executive officer della Barclays, cacciato a furor di popolo, di portarsi a casa nel 2011 oltre 20 milioni di dollari di stipendio (con un incremento dell’11%) a fronte di perdite in borsa (per la banca) del 21,6% nell’anno 2011. A queste si aggiunge l’attuale 32,7% di perdite di valore, dopo l’esplosione dello scandalo.
E non meglio se la passa la JPMorgan che, grazie al suo trader più spregiudicato, l’anglo-francese Bruno Iksil, soprannominato “Lo Squalo” ma meglio conosciuto nella City londinese come “Voldemort”, è riuscita a cumulare un passivo di 9 miliardi di euro facendo incetta di CDS e scommettendo compulsivamente sul default di Spagna e Italia e Grecia.
È bene sapere per pagare chi stiamo facendo i famosi “sacrifici” e perché le nostre tutele sociali vengono smantellate.

Poi, certo, una trattazione a parte meriterebbero i raiders della turbo-finanza… gli Oscuri Signori degli hedge funds, specialisti in “derivati” e prodotti finanziari… Ovvero, i famosi “speculatori senza volto” dei quali, a volerli cercare (e a riprova di un’idiozia diffusa come l’ignoranza), si conosce praticamente tutto:
Carl Icahn, signore e padrone della omonima Icahn Associates con un pacchetto da guerra di quasi 10 miliardi di dollari a disposizione per speculazioni selvagge, lo scorso anno ha guadagnato qualcosa come 2,5 miliardi di dollari, giocando coi CDS e scommettendo sul tracollo dell’euro.
James H. Simons, esperto matematico (meglio di Ricucci!) e fondatore della Renaissance Technology: 2,1 miliardi di dollari di ricavi personali.
Poi ci sono i mostri sacri della BRIDGEWATER che, con un portafoglio in assets per 122 miliardi di dollari, dispone di una potenza di fuoco praticamente illimitata.

«E non muoiono di fame neanche Ray Dalio, fondatore di Bridgewater Pure Apha (1,9 miliardi l’incasso personale 2011 e 72 miliardi di dollari il patrimonio gestito dalla sua società) e Stephen Schwarzman, il chief executive di Blackstone che si è messo in tasca 1,6 miliardi. Un po’ in sordina nell’anno scorso il mitico John Paulson, l’uomo che guadagnò 3,5 miliardi secchi speculando al ribasso con il suo Advantage Fund sui Cdo costruiti con i subprime all’inizio del 2008 (e 4,9 miliardi nel 2010 “ritagliandosi” profitti stavolta sulla ripresa statunitense), oppure il “filantropo” George Soros, l’uomo che sbancò la Bank of England (e la Banca d’Italia) nel 1992, settima persona più ricca d’America con 36 miliardi di fortuna personale. Soros si è preso una specie di anno sabbatico limitandosi a fare il guru sull’eurozona in pagatissime conferenze in giro per il mondo, senza trascurare naturalmente di sovrintendere alla gestione del suo Quantum Endowment Fund forte di 31,2 miliardi di dollari di asset under management al 31 dicembre 2011. Benvenuti nell’iperuranio degli hedge fund. Se siete scandalizzati per gli stipendi dei banchieri, qui entrate in un’altra dimensione. E’ vero che non ci sono azionisti di minoranza da tutelare, regole Sec o Consob da rispettare, codici morali e parametri etici cui attenersi, ma certo qui saltano tutti gli standard, tutti i paragoni con noi poveri stipendiati, qualunque riferimento al “capitale lavoro” o simile. In questo mondo ingovernabile si annidano gli speculatori che mandano sull’ottovolante i titoli europei: proprio il redivivo Paulson ha gelato tutti annunciando senza falsi pudori che stava giocando al ribasso sui titoli di Stato tedeschi nelle ore del vertice europeo di Bruxelles, giovedì notte, quando è emerso che la Merkel stava facendo qualche concessione. I tentativi di mettere ordine in questo funambolico settore sono sempre stati vani e poco significativi.»

 Eugenio Occorsio
 Affari e Finanza – (02/06/2012)
 Articolo completo QUI.

Sono questi gli scogli contro cui si infrangono i ruttini del fiscal compact e della spending review, con gli statarelli europei in ordine sparso e senza coordinamento, ed i nein della Germania che per il solo fatto di essere stata finora graziata dagli squali della finanza  si illude di condurre i giochi e scampare all’ecatombe, imponendo sacrifici umani al Minotauro della finanza nel labirinto osceno dei “mercati”…

Homepage