Archivio per Nuovismo

ROMAGEDDON

Posted in Roma mon amour with tags , , , , , , , , , , , , , , , on 18 febbraio 2016 by Sendivogius

Il crollo di Roma

La senatrice Paola Taverna, la My Fair Lady de Tor Bella, in una di quelle inconfondibili esternazioni che contraddistinguono la non-logica del non-partito, denuncia l’esistenza di un “complotto per far vincere il Movimento 5 Stelle” (!?!) alle prossime elezioni comunali di Roma. L’eclatante rivelazione la si può trovare anche QUI. Ed è quanto di meglio la nostra Eliza Doolittle de’Noantri riesce a sfornare, quando non è troppo impegnata a fornire particolari su ciò che a suo dire sembrerebbe riuscirle meglio, mentre si scambia utili suggerimenti su come ottimizzare certi esercizi orali con quell’altra principessina Sissi del partito bestemmia…
Le principessine su twitterLa raffinata senatrice, com’è noto, ha più di qualche problema con la lingua italiana e quindi eventuali fraintendimenti nascono dalla sua evidente difficoltà nel declinare concetti di senso compiuto. Ma che un partito (non definito tale) si presenti con lo scopo implicito di perdere le elezioni, è un obiettivo che non si era mai prefissata nemmeno la mitica Mirella Cece ai tempi gloriosi dei suoi “Teocrati Cristiani Cattolici Ecclesiastici”, riuniti sotto gli stendardi della Lista Sacro Romano Impero Liberale Cattolico.
Lista Sacro Romano Impero Liberale Cattolico di Mirella CeceNella sua psicopatologia della vita quotidiana, Sigmund Freud descrive il “lapsus” come il fenomeno che meglio di ogni altro fornisce gli elementi per interpretare il funzionamento psichico, permettendo di cogliere gli aspetti di una realtà nascosta nelle pieghe dell’inconscio.
Se ci si candida per perdere, ne consegue che l’attività politica del M5S non consiste nel proporsi come alternativa per governare (tanto se ne è incapaci), ma nell’impedire agli altri di farlo per poi gridare allo sfascio, organizzando veri e propri sabotaggi istituzionali, implicitamente finalizzati alla paralisi del Paese in un distopico culto del caos. Così poi Casaleggio può finalmente giocare al cavaliere dell’Apocalisse, travestito da Gengis Khan sopra un cavallino a dondolo, in attesa dell’avvento di Gaia a movimentare le serate malinconiche dell’orsetto Gianroberto…

TEDDY BEAR

E magari “Gaia” fosse il nome d’arte di un’entreneuse! Almeno le “puttanate” avrebbero un qualche risvolto pratico, invece di essere la mitopoiesi politica di un’allucinazione condivisa nei non-luoghi virtuali di un blog, per una militanza a portata di clic, tra banner pubblicitari e prevendite biglietti per i comizi a pagamento del “capo politico”, con gli estremi on line del suo C/C personale per versamenti al “MoVimento”.
Oro al profetaPoi certo bisogna pur far giocare i bambini della setta digitale e dare loro l’impressione di contare qualcosa. Per questo esistono le “comunarie” per la scelta dei candidati, graziosamente concesse agli adepti di stretta osservanza, quelli col bollino cinque stelle in fronte, rigorosamente “certificati” dalla Casaleggio Associati.
E siccome amministrare Roma costituisce ormai un’impresa quasi impossibile, secondo le regole stringenti del moVimento (di mouse), un deficiente vale l’altro nella solita carrellata di casi umani allo sbaraglio. Cosa spinga poi persone apparentemente normali a sottoporsi ad una specie di “confessionale” da Grande Fratello, con imbarazzanti filmini di auto-presentazione da caricare in rete a peritura memoria di una minchioneria senza speranza di redenzione, resta un mistero (buffo?) dove il disagio psicologico si assomma alla prevalenza del cretino iperconnesso nella sua dimensione digitale.
confessione GFDelle candidature, ovvero (per meglio dire) delle caricature a 5 patacche, girano ormai da tempo dei cammei dedicati con le selezioni più rappresentative di questi scampoli di “società civile” strappati al giusto anonimato delle loro esistenze.

La selezione completa dei fenomeni la trovate naturalmente QUI, fintanto che non verranno (purtroppo!) rimossi. Se possibile, il resto degli aspiranti “portavoce” è persino peggio, in questa variante paraolimpica di giochi senza frontiere per eleggere il più grullo nel marchesato del Grillo. Sorvolando sul professore negazionista, a dimostrazione del degrado culturale in cui versano gli atenei italiani e di come una laurea non costituisca un antidoto all’idiozia, nello scorrere i profili si nota subito una interessante preponderanza di ex militari e forzati dell’ordine, un nutrito pattuglione di dipendenti provenienti da quel modello di efficienza e valorizzazione “meritocratica” che è Alitalia, molti impiegati comunali, insieme ad una marea di imprenditori (“gestisco un punto vendita tabacchi“), dirigenti e manager (o sedicenti tali), palesemente a disagio davanti ad una webcam, quando non in aperta difficoltà, che si presentano in un profluvio di banalità, frasi fatte, desolanti ovvietà, e qualche sbrodolamento narcisistico di chi evidentemente sopravvaluta di molto la propria importanza. Partono tutti più o meno bene, ma poi collassano subito dopo il primo paio di battute (il pezzo forte del copione).
C’è quello che si impappina dopo appena 20 secondi…

C’è l’ex consigliere che si vorrebbe ricandidare percambiare la città, perché il cambiamento è insito nel movimento… ehhh perché ognuno di noi ci assomigliamo per questa idea di cambiamento… per ehhhh portare avanti questo progetto del cambiamento (!!). Effetto Ecce Bombo assicurato (faccio cose.. vedo gente)…

C’è l’altro talmente imbarazzato e contrito, a tal punto da farsi venire l’orticaria in piena presentazione, stringendosi sempre più nelle spalle e nascondendosi il viso.

C’è l’attiVista, nato a Rrrroma che vive a Rrrroma e si candida per Rrrroma, perché fa la donazione del sangue (anche chi scrive, ma non per questo..), perché ha partecipato a tante attività territoriali pulendo strade abbandonate (che per l’appunto in quanto abbandonate non vengono pulite) e perché, testuale, ha un progetto “per la trasformazione degli fritti e olio in scatola(tonno) per la trasformazione in saponette”.

Eppoi c’è lui, il nostro preferito in assoluto: Renato Borgognoni, imprenditore, manager, consulente, inventore a tempo perso, ma soprattutto “tirchio”. In realtà è sublime!

Poi c’è quello che ovviamente non tollera più il degrado evidente alla luce di tutti quanti ed opera nella piena consapevolezza della competenze maturate come funzionario pubblico (è geometra!) che lo hanno portato a conoscere i livelli istituzionali ed il funzionamento della pubblica amministrazione. Modesto!

Ma c’è anche la candidata che dinanzi a tanta tensione dialettica, con la voce tremante, riesce a trattenere a stento una crisi di pianto.

Per ritornare al lapsus originale della senatrice Taverna, il vero dramma (per la città) sarebbe fargliele vincere davvero le elezioni. Altro che “complotto”!
Se non si trattasse di gente mediamente ricompresa in un arco di età dai 40 ai 60 anni, ricordano quei vecchi spot con nugoli di ragazzini ai quali viene chiesto cosa vogliano fare da grandi, ricevendone le risposte più strampalate. E purtroppo per loro, questi sono fin troppo cresciutelli..!

Insomma, a ben vedere, ce n’è davvero per tutti i gusti…

«Il non-partito di Grillo cerca di aggregare un movimento di protesta radicale che accoglie sotto il mito della ribellione intransigente tutte le infinite microfisiche della rivolta che con la crisi si erano accese in ogni angolo della penisola de-industrializzata. Il non-partito dei “cittadini punto e basta”, l’apriscatole che con un semplice click esclude ogni delega politica nelle arcane istituzioni della rappresentanza, deve in realtà accettare supinamente le strategie delle alleanze che nessuno ha discusso prima oppure rassegnarsi ad uscire dal gruppo. Il movimento della iperdemocrazia, che tutto riconduce ad infinite pratiche dialogiche, in cui “uno vale uno” ed i tempi biblici della consultazione scacciano l’onore di ogni decisione controversa, ha delle zone oscure. Che prende le decisioni rilevanti è sempre il capo, sottratto allo sguardo indiscreto di tutti gli altri soci. Il capo vale molto più di uno, le sue mosse sono imponderabili e non richiedono nessuna trasparenza. Le scelte cruciali (come in tutti i poteri tradizionali, le organizzazioni, le imprese, le burocrazie, le gerarchie civili e religiose) sono dettate da mere ragioni di opportunità, di urgenza, di discrezionalità, di arbitrio. La illusoria trasparenza della rete, che nelle pratiche di demagogia virtuale auspica la necessaria soppressione dei partiti, convive con l’opacità del comando in centri privati inestricabili e sottratti a ogni pubblica visibilità. Come nei vecchi organismi di comando verticale, anche nei nuovissimi poteri falsamente orizzontali che decide in ultima istanza può trascendere ogni collegialità, ogni confronto, ogni dialogo, ogni giustificazione, ogni critica. Il capo decide senza motivi discutibili in pubblico. Ogni suo post va solo eseguito. Nessuno può valutare le ragioni e gli scopi di un suo monologo. Solo un analista ingenuo può pensare che la sostanza del non-partito grillino sia nelle singole proposte emerse in un comizio spettacolo, molte delle quali così generiche da acchiappare il consenso di tutti, nella sensazione di partecipazione all’evento con un semplice atto di cliccare un nome.
megafono[…] Toccare il volere del capo, contraddire il suo desiderio ultimo, significa annullare il movimento che si troverebbe all’improvviso senza più simbolo, nome, ragione costitutiva. Il fondamento del tutto regressivo del non-partito della purezza etica esibita in piazza risiede proprio qui, nel suo carattere di ultima istanza privato-proprietario che rende insignificante e sgradita l’opinione dissonante. Con il suo marketing dello sdegno assoluto e dei processi via blog, il movimento attira in modo strutturale pulsioni di estrema destra e di estrema sinistra, a conferma dello stato confusionale delle culture che accompagnano le dure congiunture della crisi italiana.
[…] La strategia dell’antipolitica postula la contestazione delle elite, che si ritrovano di colpo delegittimate in nome del ‘nuovo’ che non accetta alcuno spirito di compromesso. Il nuovismo che contrappone un genuino principio meritocratico a un ammuffito criterio partitocratico di solito apre le danze, mobilitando chi invoca degli spazi di agire sociali liberati dagli apparati logori della casta. Poi però compare chi propone di chiudere le operazioni con l’esibizione muscolare del populismo trionfante che celebra la riscoperta di arcane pratiche di dominio personale

Michele Prospero
“Il nuovismo realizzato”
Edizioni Bordeaux (2015)

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RENZIADI

Posted in Stupor Mundi with tags , , , , , , , , , , , , on 16 febbraio 2016 by Sendivogius

Sarcofago dell'obeso

In un trionfo di slides animate, conturbamenti estatici e fondali cartonati, tra propaganda e culto narcisistico della personalità, Ozymandiasil magico regno fatato di Renzimandias si accinge a celebrare in pompa magna i due anni dall’intronizzazione di sua adiposità imperiale, per una settimana di festeggiamenti circonfusi nell’onirica rappresentazione di un paese immaginario, dove l’operetta sovrasta la farsa per diventare varietà funzionale alla televendita organizzata con buffet a risparmio.
È fin troppo facile immaginare che l’intera strombazzata si esaurirà negli sbrodolamenti intorno alla riffa contabile dei numeri del “jobs act” (è curioso come meno si conosca la lingua di Shakespeare e più si ostentino inglesismi dal provincialismo esasperante), col suo balletto di cifre variabili tanto e più di un’estrazione impazzita del lotto, lo sventolamento delle mancette da elargire all’incanto elettorale, i dati fantastici di una ripresa inesistente, e le “riforme impressionanti” dello stupro costituzionale consumato a colpi di viagra istituzionale. Ma è ovvio che l’effimera pagliacciata sarà interamente incentrata sull’esaltazione agiografica del piccolo principe, costruita com’è attorno al corpo sfatto del sovrano, nella strabordanza fisica dell’ennesimo gigione di provincia transumato ai fasti palatini.
Renzi-Fantozzi - partita a tennisPer contro, il vuoto va pure riempito in qualche modo, onde poter nascondere la fluttuante incommensurabilità del Nulla, nell’esibizione ridicola della sua inconsistenza. Anche se, alla prova dei fatti, gli effetti rischiano di rivelarsi dei catastrofici déjà-vu da tragico Fantozzi

È lo stesso cretino col risvoltino ai calzoni, che scambia per Il Bombaconsenso l’apatia generale da scoramento. Potendo contare sulla dabbenaggine di masse amorfe, confonde le carnevalate della Leopolda, la buffonata delle “primarie”, le letterine e_mail al premier (variante ‘social’ della posta del duce), per partecipazione (in)diretta di una cittadinanza supina alle seduzioni mediatiche della politica-pop.
Per descrivere una simile imbastitura teatrale, per trovare un corrispondente adeguato, bisognerebbe ricorrere alle narrazioni propagandistiche di regimi assai più longevi, per un’impresa sostanzialmente inutile nella sua improponibilità…
Edoardo Baraldi - La bona solaNon foss’altro per l’impossibilità di trovare riscontri tra il Edoardo Baraldiprognatismo scenico di mascelloni volitivi ed i cascami lipidici di una pappagorgia prominente; tra gli occhietti febbricitanti di qualche caudillo allucinato ed il placido sguardo bovino di un beota all’ingrasso; tra fisici asciutti in esibita tensione muscolare e gli stravaccamenti di un Falstaff da salotto, con la camicia da gelataio sbottonata e inopportunamente dischiusa su un corpo glabro e flaccido dalle bolse parvenze boteriane, con tenuta da coatto
Matteo Renzi - suino da cameraSe non fosse per l’esuberanza prossemica di una faccia da pongo, continuamente aggrovigliata in un crescendo di smorfie imbarazzanti e contorcimenti spastici, l’espressione prevalente sarebbe quella di un cefalo bollito in acqua di governo.
cefaloMa il vero dramma estetico risiede nel fatto che questa macchietta inchiattonita crede davvero di essere bella, nell’irresistibilità del suo fascino strizzato in abiti troppo stretti il Vernacoliereper contenere la pinguedine. In termini di paragone, per somiglianza, al massimo lo si può accostare al farsesco dittatorello nordcoreano, soprattutto per quel che riguarda la cortigiana piaggeria e la servile devozione nelle quali si profondono gli scialbi figuri di contorno, variamente miracolati dalla vicinanza al reuccio di turno e coagulati attorno ai fasti più che fugaci del “nuovismo realizzato” con la sua esibizione ‘decisionista’.
Kim RenziNell’illustrare il fenomeno, misura organica dei nostri tempi nei rigagnoli della post-democrazia, Michele Prospero, ne descrive in dettaglio la sostanza, tracciando le linee guida di una “filosofia politica del presente”, tramite una lettura controcorrente dei processi di crisi in atto all’interno della società italiana da quasi tre decadi.

«L’illusoria ebbrezza della politica pop ridotta a pura comunicazione che addolcisce i contenuti reali (precarietà e licenziabilità come valori assoluti) e una continua messa in scena di una trama fantastica ispirata alla “svolta buona”, induce a trascendere i fatti testardi della crisi con un atteggiamento farsesco che, mentre i segnali di sofferenza aumentano, a ogni istante innesca strategie di fuga in mondi paradisiaci senza più frizioni e contrasti.
[…] Con simulazioni di decisionismo uccide la funzionalità del parlamento, riducendolo a stanca macchina di voti di fiducia e di ratifica di decreti, di cui spesso si smarrisce la via della conversione. La prova di forza su elementi inessenziali e l’indecisionismo sui grandi di nodi di breve e lungo periodo è però il risvolto immancabile del governo del leader che non riesce a dotare di efficacia (e implementazione effettiva) le norme varate sovente con la forzatura dei regolamenti. La legge assume un mero ruolo simbolo, è usata cioè come annuncio o come appariscente (ma inefficace) reazione tempestiva all’allarme sociale creato artificialmente dai media (dalla corruzione all’assenteismo dei vigili). Il decisionismo legislativo altera le fonti normative e tramuta il tempo della normale amministrazione degli eventi in un tempo dell’emergenza continua, che il capo gestisce contrapponendo la incolore parvenza del governo del fare alle farraginose liturgie delle procedure formali.
[…] Il repertorio del leaderismo è vasto, la sostanza è la stessa: un capo e poi il deserto e la solitudine del lavoro. Il potere personale non solo non dura, ma non si trasmette; ogni mutamento del detentore del comando conduce nel vuoto, in una paralizzante attesa

Michele Prospero
“Il nuovismo realizzato.
L’antipolitica dalla Bolognina alla Leopolda”
Edizioni Bordeaux
(2015)

Sui risvolti pratici e l’effettiva incidenza di un simile apparato per la promozione illusoria di un “uomo solo al comando” ovvero, in termini di cabaret, del one man show, basta sollevare il capo dai panegirici declamati in lode al sovrano, perché alla fine della parata…

«La realtà invano accantonata nelle sue più ruvide sembianze si ripresenta. E mostra il volto duro delle sofferenze, delle rabbie ben diverse dalla rassicurante narrazione. Lo scenario edificante, venduto al pubblico da un grigio conformismo mediatico, viene respinto da un principio di realtà che proprio la cruda crisi ridesta ogni volta. La testarda forza delle cose trafigge il vano chiacchiericcio renziano sul futuro, la speranza, la bellezza, il merito. Adesso che la sua favola viene rifiutata perché nella disciplina del lavoro ha il volto della semplificazione di classe. È possibile che dal tonfo del profeta della rottamazione si esca da destra. Urgono credibili lavori di ristrutturazione a sinistra, per non finire sepolti tra le braccia di un populismo ancora più forte di quello dello statista immaginario fiorentino, oppure tra le morse di un asettico commissario che colpisce con la sacra bibbia europea del rigore e dell’austerità.
Per quanto i media abbiano da tempo cucito addosso a Renzi l’abito del sicuro vincitore, le sue mosse corsare e il suo indifferentismo ideale ricalcano i passi di altri leader poi condannati alla sconfitta.
[…] Un chiacchiericcio edificante e un grigio conformismo accompagnano Renzi in ogni spazio di comunicazione. Attraverso narrazioni fiabesche, il leader scavalca ogni spartiacque politico-identitario. In nome della rottamazione, ricusa ogni apprendimento del mestiere della leadership entro delle collaudate strutture di partito. Con il rigetto di ogni analisi specialistica, Renzi decide in nome di fughe multimediali non sorrette da ponderata diagnosi…. Il governo della narrazione azzera la complessità della decisione, con l’improvvisazione celebrata come novità rimuove la lettura delle spiacevoli tendenze macroeconomiche (“l’Italia non sa farsi il selfie”) e si trincera in un mondo fantastico, destinato ad essere ridestato solo dalla catastrofe.
Renzi bici Il corpo che avanza in bici e parla con la camicia bianca, rivendicando il pieno recupero del comando è in gran parte una creatura dei media che, nell’agognata crisi dei partiti, coltivano in laboratorio un nuovo “homo novus” e lo sorreggono come la sola alternativa possibile alla catastrofe incombente.
[…] Il leader solitario che sprezzante dei dati reali annuncia: “a settembre [2015!] ci sarà una ripresa col botto!”. L’apparenza di un movimento celere, che marcia con un crono programma dalle cadenze temporali prefissate (la modesta riforma del senato diventa la miscela miracolosa con la quale “l’Italia guiderà la ripresa in Europa”), urta con il principio di realtà (che agita il fantasma di manovre correttive o di drastici tagli ai servizi pubblici). La crescita non si avverte ancora, le industrie continuano a chiudere o ad essere scalate da capitali stranieri, la crisi ha inghiottito oltre un milione di posti di lavoro, i consumi crollano e mostrano il volto della deflazione, i poveri assoluti, in pochi anni, raddoppiano e superano i 6 milioni, mentre i poveri relativi, incapaci di una vita dignitosa, varcano la soglia dei 10 milioni.
Il renzismo è anche una lotta del politico dell’occasione contro il tempo. La durata non è un’opportunità. È piuttosto un’incertezza che potrebbe sconvolgere la magia della narrazione, con il riaffiorare prepotente di una realtà trascesa e pronta a vendicarsi per il maltrattamento subito da un governante che, che suonando il piffero della velocità e dell’annuncio continuo di misure sempre nuove, credeva di aver messo le brache al riottoso mondo reale….. Accantonato il dilettantesco proposito di varare una grande riforma al mese, egli recupera margini di manovra ampliando la dimensione tempo.
[…] I segnali inquietanti della recessione il premier li batte con la liturgia di un tweet…. Il potere innocuo di un tweet che scorre in un clichè privo di nessi logico formali e su cui però ricamano all’infinito i media conformisti, che lo impongono come un solidissimo fatto…. Si tratta però di semplici annunci che il governo pop butta in circolazione giusto per mantenere un clima incantato, nel quale la crisi sociale non esiste e il pericolo sono solo gli spettri, quelli agitati da una certa ideologia di gufi e rosiconi

Michele Prospero
Il nuovismo realizzato.
L’antipolitica dalla Bolognina alla Leopolda
Edizioni Bordeaux (2015)

La giostrina del circo è sempre in movimento…

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(82) Cazzata o Stronzata?

Posted in Zì Baldone with tags , , , , , , , , , , on 30 dicembre 2015 by Sendivogius

Classifica DICEMBRE 2015”

Owl by GaudiBuendiaAnno Nuovo, vecchia merda. Il 2015 si conclude così come era cominciato: tanta fuffa, troppi idioti, e nessuna aspettativa per un anno sostanzialmente da dimenticare, nel suo ridondante involucro di proclami, vanterie, annunciazioni e rinascite, confezionate nel sottovuoto di un NULLA imperante, ma elucubrato con girandole di slides colorate e sgocciolamenti spiccioli di mancette per gli accattoni del voto di scambio. Se c’è una cosa che nel corso dell’ultimo anno ha davvero conosciuto una crescita record, è il livello oramai incontenibile delle fanfaronate lievitate a dismisura, che trovano la loro  incarnazione fisica nelle dimensioni over-size di un premier dalla pinguedine in piena espansione lipidica e che raggiungono la loro massima espressione nella guizzante prossemica facciale, quale rappresentazione più compiuta della nuova mimica del potere-pop di un leader che si sbrodola addosso a colpi di spot racchiusi nell’inconsistenza di un tweet.
Prossemica renzianaÈ il ‘Nuovo’ che avanza pimpante come un usato revisionato, sull’onda lunga di vizi antichissimi in una girandola pirotecnica, tra gli effetti speciali della piccola bottega degli orrori nostrani, possibilmente assemblati negli arcani del Il Criceto“Partito della Nazione”. Perché il cambiamento corre veloce… meglio se sopra un tapis roulant, magari coi fondali in scorrimento sui lati a simulare il movimento. Peccato solo che all’osservatore più smaliziato vengono in mente soprattutto quelle giostrine, montate per far sgranchire i criceti nelle loro gabbiette dorate.

criceto

«Nessun sistema politico nuovo può mettere radici in quadro di contrazione dei diritti sociali, di declino dei servizi collettivi, di riduzione della propensione al consumo….
I partiti carismatici o liquidi non vantano alcuna capacità di mediazione sociale. Le riforme non sono mancate, ma il ciclo ventennale di molteplici riforme varate (che tutto hanno coinvolto, dalla flessibilità in entrata prevista nel nuovo regime giuridico del mercato del lavoro alla pubblica amministrazione, dall’ondata delle privatizzazioni alla riforma del diritto societario, dal decentramento e semplificazione al mercato finanziario e bancario, dal governo degli investimenti alla liberalizzazione dei servizi di pubblica utilità) non ha potuto resistere alla caduta delle esportazioni, alla riduzione di due punti del tasso di produttività, alla restrizione della domanda interna, alla scarsa propensione all’innovazione imprenditoriale in un contesto a dominanza di piccole imprese private. La decrescita produce l’antipolitica e la politica ridotta a favola ostacola ogni governo dell’innovazione, favorendo l’insorgenza populista

Michele ProsperoMichele Prospero
“Il Nuovismo realizzato”
Edizioni Bordeaux
Roma, 2015

Sulle analisi del prof. Prospero dovremo prima o poi ritornare…

Hit Parade del mese:

01 - Coglione del mese01. Lui per fortuna ne ha ammazzati solo tre.

[27 Dic.] «Premier e ministri passeggiano sui cadaveri di 68.000 italiani che non hanno saputo proteggere.»
(Beppe Grillo, Ineffabile Merdone)

Matteo Renzi02. HIC MANEBIMUS OPTIME

[29 Dic.] «Se perdo il referendum costituzionale considero fallita la mia esperienza in politica»
 (Matteo Renzi, l’Inamovibile)

sellerona03. JUKEBOX PROPAGANDA

[30 Dic.] «Nel 2015 la Borsa di Milano è il miglior listino d’Europa, il mercato immobiliare conferma la ripresa, aumentano i mutui, l’Italia riparte.»
(Debora Serracchiani, Regina di Fuffa)

castagnetti04. L’ARIA CHE TIRA

[05 Dic.] «Nonostante il rapporto Censis, c’è un clima diverso nel Paese, lo noto dai tanti inviti alle feste o ai brindisi per gli auguri di Natale»
(Pierluigi Castagnetti, Piddino margherito)

Alfio Marchini05. RISORSE UMANE

[02 Dic.] «Voglio fare Enrico Vanzina senatore a vita per Roma»
 (Alfio Marchini, il Bello della politica)

Renzi Cerbiatto06. OBBLIGHI ISTITUZIONALI

[01 Dic.] «Partecipare alla presentazione del libro di Bruno Vespa è un obbligo istituzionale»
 (Matteo Renzi, lo Statista)

Buffoni a 5 stelle07. VIVA IL DUCE CHE CI CONDUCE

[13 Dic.] «Il Front National non ha mai governato ma è dentro al sistema dei partiti. In Francia non c’è qualcosa come il Movimento 5 Stelle. Avrebbero dovuto avere un altro Beppe Grillo»
 (Carla Ruocco, la Direttoriata)

negretti denutriti08. EMERGENZA UMANITARIA

[08 Dic.] «A breve attueremo misure per fasce deboli di risparmiatori. Non è un rimborso, ma un’operazione di natura umanitaria»
(Pier Carlo Padoan, l’Umanitario)

gufi09. GUFI FOREVER

[30 Dic.] «Più vi lamentate dei gufetti, più mi convinco che funzionano»
(Francesco Nicodemo, più cresce e più diventa scemo)

Il Silvio Morto - (Liberthalia Art)10. ENTROPIE

[11 Dic.] «Dopo 21 anni di politica vorrei pensare ad altro. Ma mi sento obbligato a restare ancora in campo, contro i miei interessi, per il senso del dovere che provo verso il mio Paese»
 (Silvio Berlusconi, il cane morto)

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PIDDUME

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , , , , , on 5 dicembre 2015 by Sendivogius

Carrelli della spesa pieni

“Mi sembra che in Italia non ci sia una forte crisi. La vita in Italia è la vita di un paese benestante, i consumi non sono diminuiti, per gli aerei si riesce a fatica a prenotare un posto, i ristoranti sono pieni.”

Silvio Berlusconi
(04/11/2012)

L’infelice esternazione all’epoca fu accolta con tutto il ludibrio possibile, quale segno tangibile di uno scollamento irreversibile dal “paese reale”, in un eccesso di ottimismo per troppo spirito di propaganda. Nel 2014 le flebili Cartmanaspettative di crescita per gli anni a venire furono liquidate dal grasso Cartman di Pontassieve, non ancora insediato abusivamente a Palazzo Chigi, come un insignificante “zero virgola” che certo non avrebbe fatto la differenza. Erano i tempi incerti del Letta nipote (“Enrico stai sereno”); eliminato il rivale, lo zero virgola ha acquisito tutt’altro valore…
pil-primotrimestre2015Oggi che i dati, in termini di numeri concreti e non di percentuali, sono praticamente sovrapponibili (se non peggiori), si possono invece incensare i risultati straordinari di una così eccezionale gestione della ‘finanza pubblica’. Perché nel frattempo il figlio alla destra del papi è riuscito ad Cartman assimbullonare il suo obeso deretano nello scranno più dorato della Presidenza del Consiglio, attraverso la più squallida delle manovre di palazzo per presidenziale intercessione. E tanto basta a cambiare la visione della crisi. Dalla consumazione del lieto evento, in una epifania del peggior cialtronismo trasformista, la “fuffa” è diventata l’unità di misura prevalente, se non unica, delle nullità imbarazzanti cooptate nel contorno di governo per non oscurare il Narciso al comando, sorretto da un grumo di interessi corporativi e quanto mai perso nei suoi sbrodolamenti celebrativi.
Il Bullo Fiorentino Ora, lo spettacolino permanente, imbastito a consumo degli ultimi irriducibili del partito bestemmia, non è esattamente l’immagine più esaltante per riscaldare i cuori e conquistare le menti di un’Italia che subisce l’ennesimo fenomeno da baraccone (tutt’altro che a costi sostenibili), nella transitorietà di passaggio che contraddistingue simili Happy Daysmacchiette compulsive alla tele(s)vendita elettorale. Specialmente se il protagonista assoluto è in realtà un fanfarone, smargiasso quanto infantile, con la spocchia di un signorotto rinascimentale, che gronda piacere da tutti i pori tanto ama il potere nell’abulia fisica dello stesso, mentre distribuisce mance e paghette con soldi non suoi per comprarsi consensi un tot a bonus.
Le iniezioni di “nuovismo” creano dipendenza in un elettorato intossicato, ma l’effetto della dose rischia di esaurirsi in fretta tra gli schizzi mediatici di un’overdose per eccesso di propaganda. Dovrebbero saperlo bene questi spacciatori di bubbole, coi piedi d’argilla ed il risvoltino sui calzoni, che suppliscono all’assenza di carisma con l’occupazione delle Istituzioni.

risvoltino«Il nuovismo realizzato è un regime fondato sul nulla con un’antipolitica lieve che pretende di arrestare l’onda del populismo forte. Dal presidenzialismo municipale, ai partiti personali, alle file nei gazebo tutto è concepito per liquidare ogni solida forma del politico e riesumare così i vizi antichi del trasformismo e dell’irrazionale culto del capo con virtù affabulatorie

Michele Prospero
“Il nuovismo realizzato.
L’antipolitica dalla Bolognina alla Leopolda”
Edizioni Bordeaux
(2015)

Se la “grande narrazione” renziana si nutre di (falsi) miti, col suo linguaggio da analfabeta di ritorno, esibitamente fermo all’asilo, ed in dissociazione permanente con la realtà, che infatti viene reinterpretata in termini fiabeschi tramite la manipolazione costante della stessa, bisognerebbe sapere che le illusioni fantastiche durano fintanto non si trovano ad affrontare termini di paragone concreti, finendo col cozzare con la dura realtà del quotidiano. Perché i desideri, nella proclamazione estensiva degli intenti, sono fatti della stessa sostanza dei sogni; ne condividono la medesima consistenza. E nella loro brevità circonfusa dal sonno, si dissolvono in fretta al risveglio.
Il piccolo narratoreSono concetti semplici, la cui comprensione con ogni evidenza sfugge a quell’ufficio di propaganda a tempo pieno, costruito attorno ad un rigurgito peronista su decantazione democristiana per suo uso e consumo devoluto in abuso della credulità popolare.
Premesso che dinanzi all’oscenità oramai irreversibile di partiti come il PD il sentimento dominante è il ribrezzo (ed è quanto di meglio riusciamo a provare), faceva davvero impressione nella miseria dei numeri l’imbarazzante campagna di autopromozione, coi suoi 2000 banchetti per infondere coraggio ad un’Italia assai più ‘scoglionata’ di quanto la propaganda governativa vorrebbe far credere.

Torino - Anonomia metropolitana

Evidentemente, l’allestimento di qualche tavolino sommerso Ordinaria disperazione urbana a Torinonell’indifferenza collettiva, per la distribuzione dell’ennesimo panegirico in cui vengono illustrate le magnifiche virtù del Giovin Signore, costituisce il massimo che il partito bestemmia deve intendere per “radicamento sul territorio” nel culto estensivo del Caro Leader, molto più credibile col suo nuovo look da coattello di borgata alla festa dei 18anni.
Dinanzi ad una sì dirompente iniziativa dalla sconvolgente carica mediatica, non manca certo la folla delle grandi occasioni…
Piddini a MilanoRinverdite con tutta la freschezza dei 70 anni: età media dell’elettore “democratico”; Torino - Giovani speranzepilastro del cambiamento e fulgida speranza per una compagine governativa dal radioso futuro nei prossimi decenni a venire…
Sul testo completo, per gli amanti del sadomasochismo, rimandiamo [QUI]: immancabile carica di stronzate, intrise di ottimismo stucchevole da pubblicitario a corto di idee, e scritte con un linguaggio da quinta elementare per un pubblico di sostanziali analfabeti (l’importante è che votino). Solita retorica becera sugli immancabili “figli e nipoti”, che da simili personaggi nelle urne si tengono a ritroso come dinanzi ad una latrina infetta. E ovviamente tanta, tantissima fuffa, nell’immancabile esibizione del più figo del reame davanti al suo specchio delle brame:

fonzie-renzi-

«L’economia finalmente si rimette in moto. Giusto qualche dato ufficale: a ottobre del 2014 la disoccupazione era al 13%, oggi è scesa all’11,5%. Ci sono più di trecentomila italiani in più al lavoro da quando il Governo ha imboccato la strada del JobsAct. I mutui crescono (i contratti stabili, finalmente!), la fiducia di consumatori e investitori è ai massimi da vent’anni a questa parte, dopo tre anni finalmente il PIL quest’anno sarà positivo e meglio delle previsioni di inizio anno.
Coattello alla festa dei 18 anni Le cose finalmente iniziano a marciare. Vogliamo fare di più. Ecco perché quest’anno in legge di stabilità ci sono molti provvedimenti interessanti: dall’abolizione delle tasse sulla prima casa fino alla prima misura organica di contrasto alla povertà. Dall’investimento sui ricercatori fino ai superammortamenti per le aziende. Dalle misure a sostegno dell’agricoltura fino agli interventi per Bagnoli, per Terra dei Fuochi, per l’Ilva, per le zone strategiche del Sud. Erano anni che non si vedeva una legge di stabilità così piena di buone notizie. E la notizia migliore di tutte secondo me è che il debito dal 2016 finalmente inizia a scendere: lo dobbiamo ai nostri figli, ai nostri nipoti.
balilla[…] Come risposta alla crisi di valori abbiamo pensato di offrire a chi diventa maggiorenne la possibilità per un anno di andare a teatro, alle mostre, nei musei, al cinema, agli spettacoli dal vivo utilizzando un bonus di 500 euro, lo stesso che abbiamo predisposto anche per i professori. A me sembra bello che chi diventa maggiorenne acquisti dei diritti, ma anche dei doveri. E il primo dovere è sapere chi siamo. La cultura, il teatro, la musica, il cinema, l’educazione sono elementi costitutivi dell’essere cittadini italiani. Aiutare i diciottenni a ricordare chi siamo mi sembra un dovere per un Governo, altro che mancia elettorale. Che ne pensate? Leggo volentieri le vostre considerazioni (su questo e su altro) all’indirizzo: matteo@partitodemocratico.it»

Non vale nemmeno la fatica di mandarlo affanculo!

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Balla con Lupi

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 18 marzo 2015 by Sendivogius

Balla coi Lupi - di Edoardo BaraldiFinalmente, a dodici mesi dall’insediamento abusivo del Bullo di Firenze tra gli arazzi di Palazzo Chigi, è diventato chiarissimo cosa questi intendesse per “rottamazione”… Finché era funzionale alla sua guerra di potere, per scalare i vertici del partito bestemmia, FUORI DAI COGLIONI‘asfaltare’ i rivali interni, e distribuire il maggior numero possibile di poltrone tra gli amichetti belli della parrocchietta, la rottamazione (o meglio: la rappresentazione mediatica della stessa) andava benissimo. Era il feticcio scenico del nuovo che avanzava a colpi di tweet, affinché il Bambino Matteo potesse ottenere il suo balocco di governo e giocare al grande statista. Ovviamente, il processo di demolizione selettiva non riguardava le legioni di cacicchi democristiani, i ras locali del vecchio craxismo rampante, le gang dei boiardi parastatali… tutti confluiti in massa alla corte del piccolo principe rignanese, dopo aver pagato il biglietto di ingresso a palazzo, versando l’obolo alla Leopolda.
Matteo Renzi a Leopolda 13Come uno spurgo fognario intasato per eccesso di riflussi solidi, certi avanzi di nuovo ritornano sempre a galla in tutta la loro inconfondibile fragranza (pura eau de merde). Si tratta dello stesso percolato tossico a prova di smaltimento, che cola fuori dai “salotti che contano” ed olia da sempre gli ingranaggi che muovono gli appalti all’ombra della peggiore politica di cosca e di governo.
In fondo bisognava “stabilizzare” il Paese all’insegna della continuità, in una repubblica fondata sul latrocinio e rassicurare Insaccato fiorentinogli azionisti di riferimento del nuovo esecutivo. Specialmente adesso che Renzi il Secco ha imbullonato il suo trasbordante deretano tra gli scranni di governo su mandato confindustriale, riportando il mondo del lavoro all’anno zero dei diritti con la riduzione crescente delle tutele; ha riabilitato il papi della patria ed insieme stuprato la Costituzione; ha umiliato la magistratura e varato norme ridicole sulla corruzione. Era il sogno proibito di una generazione di giovani vecchi cresciuti all’ombra del berlusconismo, che scalpitava per avere il suo posto a tavola.
AngelinoSarà per questo che l’abominevole “governo del cambiamento”, tra le nullità assortite della sua incompetenza, nel nome del più rivoluzionario ricambio generazionale, si regge su solidi pilastri dalla dirompente novità, come Angelino Alfano (il collezionista di figure di merda), Gaetano Quagliariello (integralista clericale del pensiero reazionario) Fabrizio Cicchitto (tessera P2 n.2232) Liberthalia - Suor CarlaMaurizio Sacconi, Carlo Giovanardi e tutti gli altri papiminkia trasmigrati in cerca di uno stabile ricollocamento, insieme alle bande assortite di ex-socialisti passati dal PSI di Bettino Craxi ai voraci elemosieri di CL (Corruzione e Lottizzazione) folgorati sulla via del capitale. E, dopo decenni di attività, tutti conservano la stessa freschezza di una mutanda usata, ma indossata come nuova. ToiletteA riguardo, deve rientrare nel processo di rinnovamento, all’insegna della più severa meritocrazia, affidare ad un Maurizio Lupi il ministero delle Infrastrutture e dei Lavori pubblici.
mariangela-lupiIl fatto poi che il gemello brutto di Mariangela Fantozzi basti da solo ad inceppare il grande gioco della house of cards renziana, la dice lunga sulla caratura politica del Bambinello di Rignano e sull’insipienza dei suoi presunti avversari.house-of-cards
Alitalia: Lupi, novità? 'C'è posta per te' La nomina di Lupi a ministro delle Infrastrutture è stata di sicuro una scelta tra le più felici: come affidare il pollaio ad un branco di faine, specialmente quando ci si avvale dell’indubbia esperienza di un Ercole Incalza (14 procedimenti penali a carico e una sequela di assoluzioni o archiviazioni per “intervenuta prescrizione”), che per la bisogna ricorre ad uno staff collaudato di La lobby di diofigli d’arte (Giovanni Paolo Gasperi, Pasquale Trane, Giovanni Li Calzi, Stefano Perotti), i genitori dei quali hanno fatto la storia della tangente nella Prima Repubblica, dalle Autostrade alla mitologica Cassa del Mezzogiorno. Per questo, come in una successione dinastica, hanno potuto continuare l’attività avita a carico delle casse erariali, potendo contare su una apposita “struttura di missione” confezionata alla scopo, in un connubio trasversale che unisce i compagni di merende agli integralisti del catto-capitalismo della Cosa Loro - Manifestolibrifamelica Compagnia delle Opere. Come ai bei tempi del Pentapartito, proprio come avveniva nella tradizione felice di democristiana memoria, dalle mazzette della TAV alla spartizione degli appalti gonfiati all’EXPO milanese, dallo scempio del Mose di Venezia agli scandali di “Mafia Capitale”, il partito bestemmia ha sempre un posto in prima fila, da condividere insieme ai suoi più navigati compari di greppia e di governo, raccattati alla propria destra per un pugno di voti al senato. Il processo di “normalizzazione” istituzionale può dunque definirsi completo. Rubano esattamente come e più degli altri, ma in grazia di dio.

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