Archivio per Nunzia De Girolamo

Countdown

Posted in Muro del Pianto with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , on 17 gennaio 2014 by Sendivogius

hellsing-13

La drammatica prosecuzione delle Laide Intese supera il masochismo più estremo e rischia di pesare come una lapide (tombale) su quello che fu il “maggior partito della sinistra italiana”, con tanto di vocazione maggioritaria, e quanto mai prossimo alla tumulazione sotto le macerie di un governissimo, che ogni giorno perde pezzi indecenti dai suoi impresentabili gabinetti ministeriali. Il principale azionista di una maggioranza, prossima più alla demolizione che al capolinea, sembra quasi intento a vergare il proprio epitaffio funebre, nella difesa suicida di una parabola governativa ormai all’epilogo della sua fase discendente. Prigioniero com’è della paralizzante chimera migliorista, il partito bestemmia si contorce nell’incapacità di affrancarsi dal mito autogenerato della Stabilità, che poi è la patologica reiterazione di un “governismo ossessivo compulsivo che tenta di spacciare per Responsabilità”.
Faccia da schiaffi Dinanzi allo spettacolo desolante di una “sinistra” istituzionalizzata, che però ha la decenza di non definirsi nemmeno più tale, schiacciata tra (ex) giovani democristiani e giovani turchi allo sbaraglio, in perenne crisi di identità, la non-soluzione è rimessa alla continua ricerca di sempre nuovi padri putativi per supplire alla nascita da una madre incerta. A volte basterebbe rileggere i classici e riscoprire i padri nobili di una Sinistra Balena biancache fu grande, prima di farsi “centro”, scoprirsi liberal-liberista, e smarrire senso e sostanza in nome di un riformismo astratto, incapace di andare oltre il vuoto di una retorica fumosa, riducendosi a fare da scendiletto ad imbarazzanti nullità, sciaguratamente elevate a ministro, in ossequio ad una alleanza incestuosa (e vergognosa!) e rapporti innominabili con vecchi satrapi viziosi.

 Il Regime dei Pascià

Nunzia De Girolamo «L’Italia è il paese dove si è sempre verificato questo fenomeno curioso: gli uomini politici, arrivando al potere, hanno immediatamente rinnegato le idee e i programmi d’azione propugnati da semplici cittadini.
[…] i ministri non sono mandati e sorretti al potere da partiti responsabili delle deviazioni individuali di fronte agli elettori, alla nazione. In Italia non esistono partiti di governo organizzati nazionalmente, e ciò significa che in Italia non esiste una borghesia nazionale che abbia interessi uguali e diffusi: esistono consorterie, cricche, clientele locali che esplicano un’attività conservatrice non dell’interesse generale…. ma di interessi particolari di clientele locali affaristiche. I ministri, se vogliono governare, o meglio se vogliono rimanere per un certo tempo al potere, bisogna s’adattino a queste condizioni: essi non sono responsabili dinanzi a un partito che voglia difendere il suo prestigio e quindi li controlli e li obblighi a dimettersi se deviano; non hanno responsabilità di sorta, rispondono del loro operato a forze occulte, insindacabili, che tengono poco al prestigio e tengono invece molto ai privilegi parassitari.
Il regime italiano non è parlamentare, ma, è stato ben definito, regime dei pascià, con molte ipocrisie e molti discorsi democratici.»

Antonio Gramsci
(18/07/1918)

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LETTA FOREVER

Posted in Kulturkampf, Masters of Universe with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 18 luglio 2013 by Sendivogius

LA PACIFICAZIONE

In un’orgia di scandali veri (il Caso Shalabayeva, con la moglie e la figlia del principale dissidente kazako deportate e ‘vendute’ al dittatore Nazarbaev) e presunti (le solite calderolate), c’è un’altra questione che dovrebbe preoccupare l’ambizioso premier del “governo di servizio”, fondato sul rinvio, e che mette a nudo la rete di relazioni trasversali su cui si basa il Gianni Lettapotere del Giovane Letta; in sinergia con l’ossidata immanenza di Gianni il Vecchio: il conte zio delle relazioni pericolose nel sottobosco delle intese allargate…
In tempi di post-democrazia, le decisioni (quelle che contano) ovunque passano fuorché nei parlamenti, rigorosamente “al riparo dal processo elettorale” e da tutti quei fastidiosi condizionamenti che un sistema democratico impone per potersi definire realmente tale.
Ovvio che i centri decisionali esulano dal loro tradizionale alveo istituzionale, per assurgere a dimensione privata come intreccio di rapporti particolari, progressivamente estromessi dai controlli della cittadinanza e sottratti alla sovranità popolare, trovando la loro legittimazione e ossatura nei circoli ristretti del nuovo potere oligarchico.
Umbrella Corporation by SuchtIl modello di riferimento è il think-tank di matrice anglosassone (nelle sue derivazioni “net”), declinato nelle forme e nelle modalità delle “fondazioni” private le quali hanno il duplice vantaggio di essere ottimi collettori di contatti coi grandi gruppi economico-finanziari e correnti di potere personale. Strutturate all’interno dei vecchi partiti, permettono altresì di costruire leadership politiche, convogliando finanziamenti privati e consensi clientelari a fini elettorali.
La creazione dei think-tank, col progressivo fiorire di fondazioni e centri studi omologhi ai loro corrispettivi statunitensi, è speculare alla cosiddetta “crisi della politica” ed al tracollo delle ideologie che, a livello di massa, hanno lasciato il passo a ‘movimenti’ populistici su base demagogica e nessuna prospettiva di lungo periodo.
La preghierina del buon democristo Sempre al passo coi tempi, anche l’intraprendente Enrico Letta (peraltro in copiosissima compagnia) non poteva non crearsi la sua bella fondazione personale ad uso politico, per la promozione in sordina delle sue smisurate ambizioni presso i salotti che contano davvero.
Il principale pensatoio di Enrico Letta si chiama “VeDrò – L’Italia al Futuro” e costituisce una tipica filiazione politica del nipote d’arte prestato alle Istituzioni. Per disinteressato “servizio”, s’intende!
Nata nel 2005, sotto i buoni auspici del tenero Enrico e dell’avv. Giulia Buongiorno (la finiana divenuta celebre per la difesa di Giulio Andreotti al processo per mafia), l’associazione riflette il cazzeggio fintamente giovanilista dei suoi promotori:

«VeDrò è un think-net nato per riflettere sulle declinazioni future dell’Italia e delineare scenari provocatori, ma possibili, per il nostro Paese.
Sulla scena dal 2005, la nostra è una rete di scambio di conoscenza formata da più di 4.000 persone: professori universitari, imprenditori, scienziati, liberi professionisti, politici, artisti, giornalisti, scrittori, registi, esponenti dell’associazionismo.
I vedroidi, oltre che dal dato generazionale, sono accomunati dalla disponibilità ad apprendere costantemente, a mettersi in discussione, ad analizzare temi e fenomeni senza barriere ideologiche o tesi precostituite, secondo una chiave interpretativa lungimirante che vada oltre la contingenza dei dibattiti in corso.
veDrò ha fatto dell’informalità la propria cifra e tutti gli eventi organizzati sono costruiti sull’interazione paritaria e de-gerarchizzata, dove l’ibridazione di competenze diverse diventa progetto e dove l’incontro è tra persone, non tra ruoli

Meno enfaticamente, VeDrò è una creatura personale a partecipazione trasversale, ripartito in 17 working group, per la cooptazione allargata: un po’ di berlusconiani e un po’ di ex democristiani confluiti nel PD, con un nutrito contorno di industriali e boiardi di Stato al gran completo. E con finalità che, ad essere maliziosi, è facile intuire…
L’associazione è inserita in un network molto più ampio di organizzazioni private, dove il minimo comun denominatore è sempre lui: Enrico Letta.
Tra aderenti, semplici sostenitori, partecipanti agli incontri, ad animare la struttura ci sono personaggi di tutte le tendenze e orientamenti, pescati nei settori che contano: dai Media allo Sport; dalla Politica all’Industria, dalla Cultura alla Magistratura (Raffaele Cantone, Nicola Gratteri, Stefano Dambruoso).
NuclearePer dire, del mazzo pare facciano parte anche il leghista Flavio Tosi e Adolfo Urso, presidente della fondazione FareFuturo, già viceministro allo Sviluppo economico nell’ultimo Governo Berlusconi e grande fautore del ritorno al nucleare.
Renata Polverini Tra gli altri, vi partecipano a vario titolo pure Mara Carfagna e Mariastella Gelimini (il ministro che ha smantellato la Scuola pubblica); Renata Polverini, dimenticabile governatore del Lazio costretta alle dimissione per lo scandalo dei rimborsi regionali [QUI]. Ci sono inoltre Angelino Alfano, Maurizio Lupi, e Josefa Idem, opportunamente messi agli Interni, alle Infrastrutture, e alla Pari Opportunità (dimissionata) dell’attuale “governo di servizio”, presieduto dall’ineffabile Enrico e contraddistinto dalle notevolissimi prestazioni.
C’è da chiedersi da quanto tempo fossero già in incubazione le “larghe intese”, prima che si consumasse il falso psicodramma della rielezione di Giorgio Napolitano a Presidente della Repubblica.
Da questo punto di vista, Enrico Letta è una sorta di precursore, mentre VeDrò è soltanto la naturale evoluzione di un lungo percorso cominciato altrove…
Nino AndreattaPer esempio nella AREL, Agenzia di Ricerche e Legislazione, fondata nel lontano 1976 da Beniamino Andreatta: grande protettore e sponsor politico di Letta junior, che infatti nel 1994 ne diventa il segretario generale.
E continuata successivamente presso la filiazione italiana dell’onnipresente Aspen Institute, di cui Enrico Letta è vicepresidente dal 2003, al fianco di Giulio Tremonti che ne detiene invece la presidenza. D’altronde, proprio alla struttura ed all’organizzazione dell’Aspen Institute il Letta nipote si ispira apertamente, mosso com’è da incondizionata ammirazione, tenendo i fili dei contatti con l’influente amico americano ed il suo imprescindibile patrimonio di relazioni trasversali con l’establishment finanziario d’Oltreoceano.
Aspen

Con la creazione di VeDrò, il dinamico Letta mette a frutto un’esperienza a lungo meditata, in vista della sua investitura finale come candidato premier alle prossime elezioni politiche. E con buona pace di Matteo Renzi (pure lui dentro ‘VeDrò’), il quale infatti ha mangiato la foglia e ora scalpita irrequieto.
Il think-net lettiano agisce in sordina, ma ha entrature importanti…
Per i fondamentalisti “anti-casta” ossessionati dai rimborsi elettorali, c’è da dire che “VeDrò” non costa un centesimo alle casse pubbliche. Infatti si regge esclusivamente su finanziamenti e donativi privati, che ovviamente sarebbe ingenuo considerare a fondo perduto.
Tra gli sponsor privati che elargiscono i fondi sui quali si regge l’intera baracca, c’è infatti tutto il gotha industriale che conta: gli energetici ENEL ed ENI, ma anche Edison; i colossi delle tlc come Telecom Italia e Vodafone. Ci sono poi i giganti come Sky, ma anche Lottomatica e Sisal, Autostrade per l’Italia. Ci sono i colossi agro-alimentari come Nestlé ed il Gruppo Cremonini (quello della carne Montana). C’è il settore farmaceutico con l’intera associazione di categoria: Farmindustria.
Tra i nomi che spiccano, vale inoltre la pena ricordare: Ivan Lo Bello, vicepresidente di Confindustria; Luisa Todini (Costruzioni e Acciaio), già eurodeputata per Forza Italia. Nonché, Anna Maria Artoni, amministratrice unica dell’omonimo gruppo, con incarichi alla SAIPEM, alla PIRELLI, e nel gruppo RCS, nonché componente del comitato investimenti delle “Credem Private Equity” per la gestione del risparmio privato e membro del consiglio direttivo di Confindustria. 
E certamente non poteva mancare l’onnipresente Corrado Passera, già amministratore delegato del Gruppo Intesa-SanPaolo, nonché ministro ‘tecnico’ dell’ex esecutivo Monti. Nell’estate del 2010, in occasione del convegno di VeDrò sulla mobilità elettrica e le smart cities, organizzato presso la centrale idroelettrica di Fies di Dro (Trento), Passera fu tra i massimi finanziatori insieme ad ENEL. Oltre ad essere uno dei principali sponsor, ENEL è anche la protagonista del working group che VeDrò dedica al settore ‘Energie’. A dimostrazione che i sostenitori attivi non si limitano solo a finanziare le iniziative, ma altresì orientano anche l’indirizzo dei lavori.
Mose E, a conferma del vecchie detto secondo il quale il denaro non ha odore, tra i finanziatori di VeDrò giunge fresco dalla ribalta delle cronache il caso del Consorzio Venezia Nuova, concessionario unico dei lavori per la realizzazione del contestatissimo (e costosissimo) sistema di dighe artificiali, chiamato Mose, per la salvaguardia (tutta da verificare) della Laguna di Venezia. L’ex presidente del Consorzio, l’ing. Giovanni Mazzacurati, è finito agli arresti insieme ad altre 14 persone tra imprenditori e amministratori per una presunta serie di illeciti che, come hanno avuto modo di circostanziare gli investigatori della Guardia di Finanza insieme al nucleo di Polizia tributaria, contemplano:

«..la distorsione del regolare andamento degli appalti di Giovanni Mazzacurati, che predeterminava la spartizione delle gare allo scopo di garantire il monopolio di alcune imprese sul territorio veneto, di tacitare i gruppi economici minori con il danaro pubblico proveniente da altre Pubbliche amministrazioni e quindi di conservare a favore delle imprese maggiori il fiume di danaro pubblico destinato al Consorzio Venezia Nuova

Con un simile intreccio di interessi, partecipazioni e (nel caso) collusioni opache, ci sarebbero tutti gli estremi per un colossale conflitto inerente la posizione di personaggi con ruoli istituzionali e di governo, che si trovano ad essere contemporaneamente controllori, controllati, e beneficiari di elargizioni liberali e donazioni da parte di gruppi imprenditoriali, ex monopoli dello Stato, coinvolti in appalti e concessioni pubbliche, di importanza strategica per miliardi di euro.
GodzillaÈ quantomeno discutibile che un premier ed esponente politico di punta si faccia alfiere delle privatizzazioni, al contempo incassando (legalmente) i finanziamenti privati per la sua associazione da quei settori (come ENI ed ENEL), che dovrebbero essere oggetto della (s)vendita, ed al contempo dai gruppi interessati all’acquisto del patrimonio pubblico, come se la cosa fosse esente da possibili ripercussioni o condizionamenti. Basterebbe una semplice dose di buonsenso, per comprendere l’inopportunità di simili legami.
Ma tutto questo non sembra certo turbare i sonni dell’imperturbabile Enrico e della sua “strana maggioranza”, nel silenzio reiterato del Monitore che dall’alto del Colle pare non abbia niente da dire, a partire dalla vergognosa rendition kazaka.
ERGO PROXYFortunatamente, a vigilare sulla regolarità dei conti di VeDrò c’è il tesoriere Riccardo Capecchi. A meno che non si tratti di una omonimia, Capecchi divenne famoso per essere il funzionario di Palazzo Chigi, immortalato nel 2007 mentre si accingeva a salire sull’aereo di Stato che conduceva il Mastella ministro e figlio al Gran Premio di Monza. Nella circostanza, ebbe il raro buongusto di dimettersi senza clamori né polemiche.
Com’è ovvio, Capecchi non si pone troppo domande circa i motivi e la provenienza dei finanziamenti. Lui, da bravo ragioniere, incassa e registra. Ma non domandategli dettagli sui benefattori perché, per motivi di riservatezza, non vi risponderà.

«Noi per ovvie ragioni di privacy non diffondiamo l’entità delle contribuzioni. Quello che posso dire, è che la contribuzione media è di circa 30 mila euro. Anche se poi, ovviamente c’è chi dà meno e chi dà molto di più»

Si è recentemente giustificato il gentile Riccardo. E d’altra parte, da Renzi a Grillo, il segreto su bilanci e finanziatori sembra essere una costante in comune a tutti.
Informalmente, pare che VeDrò disponga di un budget oscillante attorno al milione di euro. Di per sé, non è una grande cifra, mentre interessanti restano i sottoscrittori.
Benedetta RizzoInsieme a Capecchi, alla presidenza dell’organizzazione c’è la 44enne Benedetta Rizzo, mentre la 35enne MonicaMonica Nardi Nardi (soprannominata “la Letta di Letta”) si occupa delle relazioni coi media. Ma le cariche come le sedi sono interscambiabili, perché la VeDrò condivide lo stesso indirizzo romano (Via del Tritone 87) insieme all’associazione “Trecentosessanta” che, nata nel 2007, funziona un po’ come comitato elettorale permanente di Enrico Letta.
Boccia Soprattutto, tra i “vedroidi” c’è Francesco Boccia: altro bocconiano prestato al PD, rigorista alfiere ad oltranza dell’austerity contabile, convinto che gli F-35 siano elicotteri destinati allo spegnimento degli incendi boschivi (salvo smentita a posteriori); l’eterno rivale (perdente) di Vendola, ripetutamente candidato alla presidenza della Regione Puglia e sistematicamente sconfitto. Uomo d’apparato, e pretoriano del governissimo, Boccia è il presidente della commissione Bilancio della Camera. Una carica questa che gli permette di gestire per conto del Presidente del Consiglio (Enrico Letta) i rapporti con l’industria parastatale dei colossi energetici e della difesa: da Finmeccanica ad ENI, passando per ENEL.
Insieme a Letta, l’amico Boccia condivide la comune origine democristiana e la provenienza dall’AREL sotto l’ala protettiva di Andreatta e poi di Prodi, che si sospetta non abbia esitato a sacrificare sull’altare delle “larghe intese”. Peraltro, prima di convolare a felici nozze con Boccia, anche Nunzia De Girolamo (PdL) pare abbia frequentato a lungo la comunità dei “vedroidi”. E infatti, non si sa con quali competenze ma per sicure parentele, è diventata l’attuale ministro alle Politiche Agricole nell’accogliente governo dell’amico Letta (Enrico). Ça va sans dire!

Il giovane Enrichetto

Sono i primi passi di una nuova razza padrona, che certo non ci farà rimpiangere la vecchia ma al contempo non promette nulla di buono: Post-Democrazia, Oligarchie, Tecnocrazia, Liberismo spinto e Monetarismo rigorista. Ma in veste ggggiovane.
Allegria!!!

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(50) Cazzata o Stronzata?

Posted in Zì Baldone with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 30 aprile 2013 by Sendivogius

Classifica APRILE 2013

Lo ScudofaggioNel 1994, in concomitanza con l’insediamento del primo governo Berlusoni, un eccezionale Paolo Rossi dava lettura della lista dei ministri, sulle note della marcetta del 7° Cavalleggeri del gen. Custer

Dopo un ventennio trascorso pessimamente, abbiamo un nuovo esecutivo che non ha davvero nulla da invidiare al lontano predecessore… Governo democristianissimo per la DC che verrà, con un Letta presidente. L’uno o l’altro è indifferente, poiché nel gioco delle parti sono assolutamente complementari. Il piatto è servito: una manciata di tecnocrati per gli affari che contano e una raffazzonata selezione per contorno con quarte scelte di partito, tra i quali si distinguono le papi-girls e nullità come lo stralunato Andrea Orlando (di cui a suo tempo avevamo già parlato QUI), con la Nunzia De Girolamo (PdL) famosa più che altro per essere la moglie di Francesco Boccia (PD), bocconiano di Letta e di governo. Tutti in ostaggio del Pornonano, che mira all’impunità ed allo scranno di senatore a vita.
Per la fondamentale gestione della cosa pubblica, l’importante è che i nuovi ministri siano “giovani” e “donne”, variabili relative assurte a requisito essenziale di governo, che qualche buontempone aveva pure la spudoratezza di chiamare “del cambiamento”..!

Era meglio morire da piccoli,
suicidarsi col tappa-turaccioli,
soffocarsi con tanti batuffoli,
che vedere ‘sto schifo da grandi!
Era meglio morire da piccoli,
soffocati da un bacio di Muccioli,
era meglio morire da piccoli
che vedere ‘sto schifo da grandi!
Era meglio morire da piccoli
con la testa tutta piena di riccoli
soffocati da tanti turaccioli
che vedere ‘sto schifo da grandi!

Complimenti vivissimi invece a Beppe Grillo che è riuscito finora non solo a rianimare il papi Silvio, risorto all’ennesima potenza, ma ha anche ottenuto l’incredibile miracolo di resuscitare addirittura la DC, a 20 anni dalla sua scomparsa.
Dopo aver rigettato ogni possibile responsabilità di governo, per mesi ha spinto con tutte le sue forze il resto del Parlamento verso il governo delle larghe intese, da lui fortissimamente auspicato, per poter continuare a campare di rendita dall’alto della sua torre d’avorio, nel proprio splendido isolamento. Come un santo stilita, in questi mesi ha sputazzato addosso a chiunque abbia osato avvicinarsi alla sua colonna, insultando tutto e tutti. In quanto, nella sua manichea visione del mondo, “contaminarsi vuol dire sporcarsi di merda”, anche se in tutta sincerità sarebbe difficile notare la differenza.
Dopo aver umiliato in tutti i modi possibili l’impacciato Pierluigi Bersani (l’unico davvero contrario al “governissimo”), dopo aver usato la candidatura di Stefano Rodotà come un ariete per provocare l’implosione del centrosinistra, facendo leva sulle spaccature interne del partito bestemmia, tuona ora contro l’inciucio gridando al “golpettino”. Perché, cos’altro si aspettava?!?
E si lamenta che gli adepti della sua setta siano (parole sue) “disprezzati e trattati come dei coglioni”. Non immagina quanto ciò sia vero… e mai abbastanza! Alla prova dei fatti, non si capisce perché la considerazione ed il trattamento riservato ai suoi boots animati dovrebbe poi essere diverso.
Almeno questa piccola soddisfazione.
In compenso, gli ensiferi non avranno più scuse per non presentare i loro disegnini di legge. E per questo dovranno usare carta e penna, al posto dell’apriscatole (ammesso che poi sappiano come funziona). Soprattutto, adesso che c’è una maggioranza e opposizioni definite, potranno essere costituite le tanto invocate commissioni parlamentari, così potremo finalmente vedere i pentastellati all’opera, nell’avventurosa scoperta dei “segreti della casta”. In proposito, dopo aver rifiutato ogni confronto e dialogo con qualsivoglia controparte parlamentare additata al pubblico disprezzo, non si capisce a che titolo il Grullo ed i suoi replicanti pretendano per sé, come fosse un atto dovuto, la presidenza delle commissioni sulla vigilanza RAI e sui Servizi segreti… Forse perché Grillo è simpatico, è intelligente, è educato e rispettoso degli interlocutori istituzionali. Così, alla fine della giostra impazzita, pare proprio che sarà il “capo politico” ad andare affanculo.
E con ciò chiudiamo (per ora) questa lunga parentesi sul fenomeno grillista, al quale abbiamo dedicato fin troppo del nostro tempo e delle nostre attenzioni.
Invece, è tempo di dare la parola ai protagonisti assoluti della classifica (ricca come non mai!), se ancora ci fossero dubbi sullo stato confusionale del partito bestemmia, la cui “sinistra” (si fa per dire) sembra fare persino più schifo dell’area clericale… Ma zitti proprio no, eh?!?

Hit Parade del mese:

01. NON TROMBATE MIA MOGLIE!

[25 Apr.] «Fuori chi non vota la fiducia al governo»
 (Francesco Boccia, il Marito)

Pornonano02. LARGHE INTESE

[18 Apr.] «L’Associazione Nazionale Magistrati è come la P2, agisce segretamente, tenendo nascosti i nomi dei loro associati.»
 (Silvio Berlusconi, il Piduista)

03 - Enrico Letta (1)03. LETTA FOREVER (I)

[08 Apr.] «Pensare che dopo 20 anni di guerra civile in Italia, nasca un governo Bersani-Berlusconi non ha senso. Il governissimo come è stato fatto in Germania qui non è attuabile.»
 (Enrico Letta, l’Incaricato)

03 - Enrico Letta (2)03.bis LETTA FOREVER (II)

[22 Apr.] «Io premier? Tutte balle dei giornalisti»
 (Enrico Letta, il Premier)

04 - Andrea Orlando04. MAI DIRE PD

[22 Apr.] «Sono contrario a un governo Pd-Pdl»
 (Andra Orlando, ministro del governo Pd-Pdl)

Dario Franceschini04.bis MAI DIRE PD (II)

[23 Apr.] «Non si può riproporre qui una grande coalizione come in Germania. Non ci sono le condizioni per avere in uno stesso governo Bersani, Letta, Berlusconi e Alfano»
 (Dario Franceschini, ministro del governo Pd-Pdl)

Cesare Damiano04.tris MAI DIRE PD (III)

[18 Apr.] «Non c’è nessun inciucio: se questa elezione fosse il preludio per un governissimo io non ci sto e non ci starebbe neanche il PD»
 (Cesare Damiano, granitico)

Fausto Raciti04.quater MAI DIRE PD (IV)

[24 Apr.] «Serve un governo di cambiamento vero ed è impensabile farlo con chi in questi anni ha sempre dimostrato di avere idee opposte alle nostre»
 (Fausto Raciti, Coerente)

Rosi Bindi04.quinter MAI DIRE PD (V)

[21 Apr.] «Abbiamo sempre escluso le larghe intese e le ipotesi di governissimo»
 (Rosi Bindi, la Pasionaria)

Roberto Speranza (I)05. MAI DIRE PD: Senza Speranza (I)

[07 Apr.] «Non dobbiamo avere paura di confrontarci con gli altri, ma non significa fare un governo con ministri del Pd e del Pdl. La prospettiva non è una formula politicista come il governissimo, è quel governo di cambiamento di cui l’Italia ha bisogno»
 (Roberto Speranza, il Politicista)

Roberto Speranza (II)05.bis MAI DIRE PD: Senza Speranza (II)

[08 Apr.] «Serve un governo del cambiamento che possa dare risposta ai grandi problemi dell’Italia. Nessun governissimo Pd-Pdl»
 (Roberto Speranza, Impossibilista)

Roberto Speranza (III)05.ter MAI DIRE PD: Senza Speranza (III)

[26 Apr.] «Il PD sosterrà convintamente il governo Letta»
 (Roberto Speranza, Governista)

Matteo Orfini06. MAI DIRE PD: l’importanza di chiamarsi Orfini (I)

[20 Apr.] «Renzi premier? Una follia. Ma fa bene ad andare da Maria de Filippi, ad Amici, spero almeno che dica cose di buon senso.»
 (Matteo Orfini, l’Intransigente)

Matteo Orfini (2)06.bis MAI DIRE PD: l’importanza di chiamarsi Orfini (II)

[24 Apr.] «Domani in direzione proporrò Matteo Renzi alla presidenza del Consiglio»
 (Matteo Orfini, il Moderato)

Matteo Orfini (1)06.ter MAI DIRE PD: Orfini alla mattina…

[22 Apr.] «Ho sostenuto e continuo a sostenere la mia netta contrarietà a un governo basato su un accordo politico fra PD e PdL. Su questa linea insisterò anche nella riunione della direzione di domani. Il voto di fiducia al governo che si presenterà alle Camere avrà un valore decisivo per quello che il PD sarà nei prossimi anni. Si tratta quindi di una scelta politica e spero che il PD non decida di cambiare la propria natura»
 (Matteo Orfini, Contronatura)

Matteo Orfini (3)06.quater MAI DIRE PD: …e alla sera

[22 Apr.] «Io sono contrario ma se il gruppo decide di sì, seguo»
 (Matteo Orfini, fedele alla linea)

Corradino Mineo07. MAI DIRE PD: Corradino anche tu

[25 Apr.] «Se ci fosse una squadra decente, cioè senza provocazioni esplicite, darei la fiducia a un governo presieduto da Enrico Letta, ma leggo di Schifani alla Giustizia o all’Interno. Un senatore siciliano non può votarlo.»
 (Corradino Mineo, l’Indisponibile)

Corradino Mineo (1)07.bis MAI DIRE PD: Corradino in cerca di senso

[30 Apr.] «Voterò la fiducia, perché il partito con il quale sono stato eletto ha commesso gravi errori. Non ha avuto il coraggio di sostenere Stefano Rodotà né Romano Prodi, ha chiesto a Napolitano di ricandidarsi pur sapendo che il Presidente della Repubblica voleva per 2013 lo stesso schema del 76, quelle “larghe intese”, che suonano radicale sconfessione di tutto quello per cui la “Coalizione Italia Bene Comune” ha chiesto i voti.»
 (Corradino Mineo, senatore siciliano)

Rocco Casalino08. The Others: ABBASSIAMO I TONI

[22 Apr.] «Se mi è piaciuto il discorso di Napolitano? Ma non hai sentito? Ci ha attaccato! Una cosa da Ancien Régime… ma arriverà una decapitazione!»
 (Rocco Casalino, esperto in comunicazione del M5S)

Matrangeli08.bis The Others: SENZA PAROLE

[23 Apr.] «Io sono il senatore Bruce Lee, io non ho paura di niente, io ne atterro 50 alla volta! Avete fatto caso che durante il mio processo la qualità dello streaming era bassa? Questo per non far ascoltare le mie parole, le parole di Bruce Lee!»
 (Marino Mastrangeli, Espulso a 5 stelle)

Manlio Di Stefano08.ter The Others: AMPLESSI SOLITARI

[03 Apr.] «L’analisi demografica delle adesioni alla mia pagina facebook mi da un segnale chiaro: le donne non sono attratte dal mio messaggio politico. Perché?»
 (Manlio Di Stefano, Onorevole Onanista a 5 stelle)

Roberto Ciotti08.quater The Others: I COSTI DELLA POLITICA

[09 Apr.] «Io ho dovuto chiedere un prestito, perché sennò non ce la facevo. Finora me li ha prestati mia sorella, ora ho dovuto chiedere un prestito alla banca per arrivare fino alla fine del mese. Perché comunque vivere a Roma costa»
 (Roberto Cotti, povero senatore a 5 stelle)

Luca Zaia09. PREVISIONI PADANE

[04 Apr.] «Si oscurino le previsioni meteo per il Veneto o procederemo per danni! Lanciamo un appello perché questi signori ci cancellino dalle previsioni del tempo: che facciano un’area tutta nera, non ci importa nulla. Meglio tornare a Bernacca e alle sue previsioni per macro aree. Con i nostri legali stiamo valutando ipotesi di richieste danni se i gestori dei siti internet continueranno sulla loro strada. Torniamo alla semplicità, come il Papa che dice “buonasera”. Pensiamo di essere meglio di Dio?»
 (Luca Zaia, il Gauleiter del Veneto)

Micaela Biancofiore09.bis LA MIA DROGA SI CHIAMA SILVIO

[22 Apr.] «Silvio Berlusconi sarebbe uno straordinario Presidente della Repubblica, nessuno più di lui sarebbe vero Garante dell’Unità dello Stato, vero padre della Patria, vero paladino dell’Italia e degli italiani. Ha confermato di avere l’Italia nel cuore e una non comune levatura di statista. Se si è onesti bisogna dirlo: lui al Quirinale migliorerebbe il Paese»
 (Micaela Biancofiore, Inconfondibile)

Cane morto10. E ‘STI CAZZI!?!

[20 Apr.] «Tra i nuovi contenuti che sto preparando c’è anche un reality-dog che è dedicato al mio cane»
 (Simona Ventura, la Canara)

Lidia Ravera10.bis SPIRITO DI SACRIFICIO

[23 Apr.] «Ho rinunciato alla mia libertà e alla mia vita da privilegiata per impegnarmi alla Regione Lazio. Il mio è un grande sacrificio: il primo maggio di ogni anno parto per Stromboli e ci rimango sei mesi, fino alla fine di ottobre, da dove produco reddito seduta sul mio terrazzo»
 (Lidia Ravera, Sacrificabile)

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