Archivio per Nicola Cosentino

Tana libera tutti

Posted in Stupor Mundi with tags , , , , , , , , , , , on 12 gennaio 2012 by Sendivogius

È sfiziosissimo assistere alla dissociazione schizofrenica della Lega sul caso Cosentino: la sera prima vota in commissione per l’autorizzazione a procedere; la mattina successiva rinnega tutto quanto era andata sostenendo soltanto 12 ore prima. Evidentemente la notte porta consiglio. E quattrini, con assegni staccati all’ultimo istante.
 A tal proposito è stato semplicemente meraviglioso l’intervento dell’onorevole (si fa per dire) Luca Rodolfo Paolini che, con un calzino infilato in bocca, si spende in una incredibile difesa ad oltranza della diversità giuridica degli optimates parcheggiati in parlamento, che non possono mica essere trattati (e processati) alla stregua di un qualsiasi plebeo. In compenso, se la prende con la stampa ed i social network, d’altronde in ottima compagnia insieme all’avv. Maurizio Paniz, suo collega in giunta e altro ‘libertario’ a corrente alternata secondo parcella.

I blog sono diventati un fenomeno di vita sociale e vanno sanzionati.
(Maurizio Paniz – 05/10/11)

Si tratta dello spudorato cammellone, esperto in meretricio forense, che ancora va in giro sostenendo che la marocchina Ruby sia la nipote di Mubarak. E (molto) in fondo, parliamo dello stesso parlamento che ha stabilito per voto il legame di parentela.
In nome della (in)uguaglianza dei cittadini dinanzia alla Legge, fedele al principio del Lei non sa chi sono io, il padao-marchigiano Paolini ci regala un vero monumento oratorio ai privilegi della “casta” tramite un’appassionata lirica per l’immunità di Nicola Cosentino, che nell’immaginario del leghismo militante resta però un terrone in odore di camorra.
Ma questa non è certo l’unica né l’ultima delle metamorfosi del partito del popolo padano e dei conti in Tanzania. Del resto, la Lega non è mai stato un movimento forcaiolo: ha cominciato sventolando i cappi contro i tangentari; ha finito per perorarne le cause in Parlamento, riservando arresti sommari e le minacce di linciaggio unicamente contro meridionali e stranieri, meglio se poveri. In quanto alle questioni serie, variano a seconda delle convenienze del clan Bossi e del portafoglio di famiglia. Tipico di chi ha venduto l’anima (e subito dopo il culo) dalle parti di Arcore…

«La Lega non si è mai occupata delle questioni che per le città sono vitali; mai degli immigrati se non per minacciarli di pallottole di gomme e di espulsioni, mai di affari, mai di drogati, mai di Europa, ma dei giovani senza arte né parte, mai dei poveri. Ancora oggi non si sa che cosa Bossi abbia in testa di fare del movimento, come se lo avesse fondato in uno stato di eccitazione e di combinazioni che si sommavano, e poi si è andato avanti di tatticismo in tatticismo […] Pur di assicurarsi un seguito e di allargare il consenso, la Lega appoggia tutte le rivendicazioni corporative senza curarsi se siano giuste o no, purché siano contro il governo. Se i produttori di latte occupano le strade, aeroporti e ferrovie, per non pagare le multe europee, la Lega di precipita con le sue bandiere. La sua adesione va immediatamente alle corporazioni forti che si fanno ragioni da sole, camionisti, commercianti, oppositori del fisco. La legge per Bossi conta finché non colpisce la Lega; appena un cassiere leghista viene colto con le mani nel sacco, appena arriva un mandato di comparizione per qualche dirigente o militante, eccolo gridare alla persecuzione, al complotto ordito da magistrati servi, da poliziotti “sbirri”.»

  Giorgio Bocca
Padania Immaginaria”
(1998)

Invece, per la pattuglia dei Radicali che tanto si è impegnata per garantire l’impunità degli inquisiti, la definizione ideale andrebbe presa in prestito dalla prosa puntuta di Paolo Valera:

IL PUTTANO
La grande maggioranza degli uomini politici è costituita da tipi che si smontano e montano meccanicamente. In giornalismo ne abbiamo delle frotte. Nel terreno giornalistico ci si affonda. Si discende come dei palombari nel fango alla ricerca dei “maîtres chanteurs”. Vi si trovano delle figure che di anno in anno modificano, capovolgono e inghiottono se stesse. È forse l’atmosfera giornalistica che invita a diventare paltonieri. Gli esempi fanno scuola.

Naturalmente, nella fattispecie attuale, la parola “puttano” andrebbe declinata al plurale.

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Eravamo quattro amici al bar

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«Non state a leggere i titoli dei giornali, stamattina hanno parlato di P3 ma sono quattro pensionati sfigati, che si sarebbero messi insieme per cambiare l’Italia. E se non ci riesco io…»
 (S.Berlusconi – 13/07/2010)

In effetti il Caro Leader è fedele al modello originale a cui si attiene con coerenza.
Perché inventarsi una presunta “P3” dal momento che il programma della floridissima Loggia P2 è stato elevato a prassi organica di governo?
Dopo le dimissioni dell’inconsapevol
e Claudio Scajola dallo ‘Sviluppo economico’, in pochi giorni abbiamo avuto quelle del pluripregiudicato Aldo Brancher, elevato a provvisorio Ministro del Nulla, insieme al sospetto camorrista Nicola Cosentino che rinuncia alla sua carica di ‘Sottosegretario all’Economia’.
Per essere la settimana del
ghe pensi mi, come risultato non c’è male.
Questo stillicidio dimissionario in flagranza di reato è la metafora inquietante di una Cleptocrazia che, in piena crisi economica, non ha alcun piano strategico di intervento, al di fuori del ladrocinio applicato.

Tornando ai “quattro pensionati sfigati”, questi sono in realtà amici di vecchia data di Re Silvio da Arcore…
C’è l’intramontabile
Flavio Carboni, con i suoi 78 anni vissuti pericolosamente nella presunzione di impunità; l’onnipresente Marcello Dell’Utri, sedicente bibliofilo con la passione per il duce e la mafia, che frequenta disinvoltamente guappi e picciotti; il dinamico Denis Verdini, coordinatore PdL e banchiere intrallazzone, assurto agli onori delle cronache giudiziarie come la variante casereccia di Winston Wolf nella Pulp Fiction delle Libertà.
Ma tra i giocatori di questo strano ‘scopone scientifico’ ci sono anche due vecchi arnesi in disarmo della politica pentapartita
Arcangelo Martino, ex assessore socialista del Comune di Napoli, sodale craxiano che avrebbe presentato (non si sa a che titolo) il messo comunale Elio Letizia, padre della più famosa Noemi, all’onnipotente “Cesare” al governo.
Pasquale Lombardi, geometra e sedicente giudice tributarista (in virtù della sua partecipazione a varie commissioni tributarie) col pallino degli affari.
Sono gli
“Sviluppatori” del nuovo millennio: parola di fresco conio per un mestiere antico che, nell’Italia che ruba, non conosce declino. Lo sviluppatore si preoccupa di procacciarsi le concessioni, acquisire terreni, convincere le amministrazioni comunali, gestire le compravendite, meglio se con un capitale sociale minimo, attraverso una rete di società a responsabilità limitata, e poi cedere tutta la gestione alle grandi compagnia.  Un tempo si chiamavano “faccendieri”

L’OSCURO FACCENDIERE
 Flavio CARBONI (Sassari, 14/01/1932) è uno specialista unico nel suo genere. Invischiato nelle trame più torbide dei misteri italiani, è un procacciatore d’affari che si muove a suo agio nel sottobosco della politica e nelle pieghe oscure delle finanza italiana (e vaticana), frequentando disinvoltamente monsignori e massoni, imprenditori e mafiosi. Per tutti è “il Faccendiere” esperto in mediazioni.
Condensare in una sintesi di poche righe le gesta di Flavio Carboni non è un’impresa ardua, ma cosa semplicemente impossibile. Perciò proveremo a dare una semplice idea d’insieme delle molte attività poste in essere in un trentennio di attività.

Tra le sue molte intermediazioni d’affari poco ortodosse, il “faccendiere” è entrato in relazione con personaggi di primo piano della famigerata Banda della Magliana (Domenico Balducci, il cravattaro della bandaccia), con mai chiarite implicazioni nel sequestro di Emanuela Orlandi (QUI); con i servizi segreti militari (SISMI) tramite Francesco Pazienza; con Licio Gelli e la Loggia P2; con la Mafia siciliana… In particolare, è stato in contatto con Giuseppe ‘Pippo’ Calò conosciuto come il Cassiere dei Corleonesi, per conto dei quali riciclava il denaro sporco e reinvestiva i proventi criminali in ambiziose operazioni finanziarie. Viene implicato nel gigantesco crack del Banco Ambrosiano ed invischiato nell’omicidio di Roberto Calvi, il Banchiere di Dio del quale potete leggere un’agevole biografia QUI dove è riportata in breve tutta la catena.
Tutti saldamente uniti nella fratellanza massonica di osservanza piduista.

«Calvi trasferisce somme stratosferiche su conti segreti intestati a Licio Gelli, Pippo Calò, Francesco Pazienza, Flavio Carboni, Umberto Ortolani, e opera scalate azionarie fino al tentativo di acquistare il “Corriere della Sera” nel 1976. gli è vicino un piccolo imprenditore sardo, che è in grado di fungere da ponte tra Roberto Calvi ed il mondo politico italiano.
[…]
Il 19/10/89 a Roma viene arrestato Flavio Carboni con l’accusa di truffa e ricettazione della borsa che Roberto Calvi aveva con sé quando espatriò clandestinamente a Londra, dove è morto. E nell’impeachment è implicato il vescovo cecoslovacco Pavel Hnilica che avrebbe ricevuto da Carboni documenti relativi allo IOR in cambio di alcuni assegni in bianco.»

 La Santa Casta della Chiesa
Claudio Rendina
Newton Compton; 2009.

E pur tuttavia, Carboni riesce ad uscire sempre indenne dalle inchieste che lo coinvolgono, ritornando immediatamente in gioco per sempre nuovi affari.
Questo “sfigato pensionato” è altresì una vecchia conoscenza di Silvio Berlusconi col quale ha condiviso più di una operazione di speculazione immobiliare in Sardegna, nell’ambito del cosiddetto progetto
Olbia 2 – Costa Turchese.
In proposito, alcune informazioni interessanti le trovate
QUI.
  P.S. Ripensando ad Olbia 2… questa storia delle città fotocopia (new towns), numerate in progressione, devono essere una vera fissazione del Cavaliere.

Il SODALICIUM
 Il 30/06/2010 il GIP del Tribunale ordinario di Roma, Giovanni De Donato, emette una ordinanza di custodia cautelare nei confronti di tre dei comprimari già citati in apertura. Sono per l’appunto Flavio Carboni, Pasquale Lombardi, e Arcangelo Martino.

«Perché in concorso con terze persone costituivano, organizzavano, e dirigevano un’associazione per delinquere, diretta a realizzare una serie indeterminata di delitti, ivi compresi quelli di corruzione, abuso d’ufficio, diffamazione e violenza privata, caratterizzata dalla segretezza degli scopi, delle attività e della composizione del sodalizio, volta altresì a condizionare il funzionamento di organi costituzionali e di rilevanza costituzionale, nonché di apparati della pubblica amministrazione dello Stato e degli enti locali»

(Ordinanza di Custodia Cautelare)

Secondo gli inquirenti, la triade si ripartisce le competenze in base alle proprie specialità di intervento: A.Martino e F.Carboni gestiscono i rapporti col mondo dei politici e dell’imprenditoria; P.Lombardi cura i rapporti con gli ambienti di una certa magistratura oltremodo politicizzata, che non suscita alcuno scandalo a destra e piace più che mai agli intraprendenti cortigiani dell’Imperatore.
 I rapporti con la magistratura sono fondamentali, poiché grazie all’interessamento di giudici compiacenti non solo è possibile disinnescare la minaccia di eventuali controlli, stornando l’azione giudiziaria altrove, ma anche indirizzare gli interventi verso esiti pilotati a vantaggio esclusivo di determinati personaggi e gruppi politici.
Per la bisogna, il ‘Sodalizio’ sviluppa “una fitta rete di conoscenze nei settori della magistratura e della politica da sfruttare per i propri i fini segreti […] coinvolgendo con funzioni diverse anche personalità estranee al sodalizio”, ma utili al perseguimento degli obiettivi in cambio di un congruo corrispettivo in termini di vantaggi, di carriera, e di redditizie consulenze private.
Fra gli strumenti utilizzati per stabilire i contatti e le cooptazioni, vi è un’associazione denominata
Centro studi giuridici per l’integrazione europea “Diritti e Libertà”. Si tratta di un’invenzione di Lombardi (segretario) e Martino (responsabile).

«Tale struttura svolge in apparenza attività culturali nel settore giuridico, tramite l’organizzazione di convegni, spesso in località di prestigio, di elevato livello per temi trattati e qualità dei relatori e dei partecipanti. Tale attività risulta però strumentale rispetto alle finalità di costruire e consolidare rapporti confidenziali con personalità politiche»

Anche perché, stando a quanto ipotizzato dagli investigatori, il centro studi sarebbe cogestito in maniera occulta dallo stesso Carboni.

«Nel corso dei mesi di settembre e ottobre 2009, CARBONI, MARTINO e LOMBARDI hanno concordato e tentato l’avvicinamento di giudici della Corte Costituzionale, allo scopo di influire sull’esito giudiziario relativo alla Legge n.124/2008 (c.d. lodo Alfano), che aveva introdotto la sospensione del processo penale per le alte cariche dello Stato. L’operazione, per quanto emerso, è stata compiuta essenzialmente da Lombardi, previo accordo e contatto costante con gli altri due, e si intreccia con il tentativo dei tre di ottenere la candidatura dell’on. Nicola COSENTINO alla carica di presidente della Regione Campania.
[…] Dopo l’adozione di un’ordinanza cautelare nei confronti di quest’ultimo, hanno cercato di favorire un rapido accogliemento del ricorso proposto contro tale misura, grazie al rapporto esistente tra Lombardi ed il presidente della Corte di Cassazione, nel tentativo di recuperare la candidatura di Cosentino. Dopo il rigetto del ricorso e dove che i vertici del partito avevano individuato come proprio candidato Stefano CALDORO, il gruppo ha iniziato una intensa attività diretta a screditare il nuovo candidato e così ad escluderlo dalla competizione elettorale, tentando di diffondere, all’interno del partito e a mezzo internet, notizie diffamatorie sul suo conto.»

La rete è così capillare che Giancarlo Capaldo, procuratore aggiunto di Roma, contesta loro il reato associativo con la costituzione di una nuova P2.
Ma andiamo per ordine…

GIOCO DI SQUADRA
 Il ‘Sodalizio dei Pensionati’ gioca principalmente su tre direttive:
1) “Attività di inferenza” nei confronti della magistratura, con lo scopo di coinvolgere componenti del TAR, della Corte di Cassazione, della Corte Costituzionale, fino al Consiglio Superiore della Magistratura, nelle attività del gruppo.
2) La mancata candidatura di Nicola Cosentino alla presidenza della Regione Campania e la campagna di diffamazione aggravata ai danni di Stefano Caldoro, rivale interno allo stesso PdL.
3) L’accaparramento di appalti in esclusiva, per lo sviluppo di impianti eolici in Sardegna.

In una informativa del 18/06/2010, i Carabinieri del ROS di Roma, che si occupano della conduzione pratica delle indagini, annotano:

«Il modus operandi e le attività degli indagati rivela una vera propria struttura riservata, costituita e partecipata, da Flavio Carboni, da Arcangelo Martino e da Pasquale Lombardi.
L’organizzazione svolgeva in maniera sistematica e pianificata un’intensa, riservata ed indebita attività di interferenza sull’esercizio delle funzioni di organi costituzionale di amministrazioni pubbliche, allo scopo di ottenere vantaggi economici o di altro tipo. Un gruppo che si giova dell’appoggio di due referenti politici, i parlamentari Dell’Utri e Denis Verdini. Altri personaggi vicini al gruppo che prendono parte alle riunioni, nel corso delle quali vengono impostate le principali operazioni e che paiono fornire il proprio contributo alle attività d’interferenza, sono individuati nei giudici Arcibaldo Miller, Antonio Martone ed il sottosegretario alla giustizia, Giacomo Caliendo (…) per pianificare l’avvicinamento di alcuni Giudici Costituzionali»

Alcune riunioni avvengono a Palazzo Pecci Blunt, in Piazza dell’Ara Coeli, dove si trova l’appartamento romano di Denis Verdini, il coordinatore nazionale del PdL già indagato per i suoi rapporti con la cricca Anemone-Balducci e gli appalti gestiti dalla Protezione Civile di Bertolaso-Letta.
In particolare, la sera del 23 settembre 2009 in casa Verdini si incontrano, oltre alla triade Carboni-Martino-Lombardi, il senatore
Marcello Dell’Utri, il sottosegretario alla Giustizia (e magistrato) Giacomo Caliendo, i magistrati Antonio Martone e Arcibaldo Miller, per discutere l’approvazione del Lodo Alfano e cercare di pianificare una strategia di intervento per orientare, in qualche modo, i giudici costituzionali verso il nullaosta della legge ad personam.

1) Magistratura Amica
Antonio Martone, fino alle recenti dimissioni, è stato avvocato generale in Cassazione ed ex presidente dell’Associazione nazionale magistrati.
Arcibaldo Miller è invece il capo degli ispettori ministeriali, che così tante volte hanno fatto visita alla Procura di Milano, per supervisionare gli atti riservati inerenti le inchieste su corruzione e politica (ad esempio, le carte del processo a Cesare Previti).
In particolar modo, Martone è preoccupato su cosa farà da vecchio e chiede a Carboni nuovi incarichi per il dopo-pensione.

La Corte Costituzionale
L’approvazione del Lodo Alfano, col suo giudizio di costituzionalità, sta particolarmente a cuore al sodalizio che si attiva per cercare di avvicinare i giudici, influenzarne il giudizio ed acquisire benemerenze politiche.
Il più attivo di tutti è Pasquale Lombardi che non lesina telefonate, nonostante le raccomandazioni alla prudenza dei suoi sodali:

«Digli di non telefonare ehhh… Lasciasse perdere tutto; si deve fermare, non chiamare, fermare! O sinnò gli togliamo i telefoni. Lui deve andare, non telefonare. Andare è diverso che telefonare»

 A.Martino che parla con un collaboratore, riferendosi a Lombardi.
(Intercettazione del 25/09/2009)

P.Lombardi però non desiste e contatta (26/09/09) lo stupito Renzo Lusetti, parlamentare PD, per sapere se ha “qualche amico nella Corte Costituzionale”.
Il 30 settembre è la volta dell’imbarazzatissimo Cesare Mirabelli, presidente emerito della Corte Costituzionale, che non riesce a sgrullarselo di dosso.
L’insistenza di Lombardi è infatti motivata da una certezza:

«Dobbiamo essere duri, loro ci devono rispettare sotto ogni aspetto perché come ci muoviamo noi forse manco loro si possono muove dato il nostro potere… non nostro, il potere dei nostri amici che è quello che è»
 (01/10/2009)

Salvo constatare l’amara verità soltanto pochi giorni dopo, nonostante le promesse millantate agli “amici”:

«Eh che figura di merda… noi non cumandamm’ manc’ o cazz..! Non cumandamm niente cò ‘sti qua… co ‘sti quindici rincoglioniti [i giudici costituzionali n.d.r.]»
(07/10/2009)

In altri ambiti, le cose sembrano però andare meglio…

Consiglio Superiore della Magistratura
Anche in questo caso, a muoversi è soprattutto Pasquale Lombardi:

«A partire dal mese di ottobre 2009 sono state monitorate ripetute attività, poste in essere da Lombardi, dirette a pilotare, tramite pressioni esercitate su componenti del CSM, la nomina ad alcune cariche direttive di magistrati graditi al sodalizio, fra i quali Alfonso MARRA, aspirante alla carica di Presidente della Corte di Appello di Milano. Tali iniziative, delle quali Lombardi tiene informato Martino, sono dirette al fine di far acquisire all’associazione rapporti privilegiati con alcuni dirigenti di Uffici giudiziari e al tempo stesso acquisire meriti presso questi ultimi, in virtù dell’intervento operato»

 (Dall’Ordinanza di Custodia cautelare)

E sempre Lombardi dimostra una grande confidenza con certi ambienti giudiziari, prendendo contatti con Celestina Tinelli, componente del CSM, con la quale discute la nomina dei responsabili per le procure di Isernia, di Avellino, e di Nocera Inferiore, e soprattutto della Corte di Appello di Milano.
Dalle intercettazioni, Lombardi sembra essere in grande intimità col magistrato che si rivolge a lui, chiamandolo “Pasqualino” (cliccare sull’immagine per ingrandire il testo):

Per inciso, il ‘Carbone’ (cerchiato in rosso) di cui si parla è Vincenzo Carbone, primo presidente della Corte di Cassazione.
La questione del contendere è la nomina di un altro protetto del sodalizio, il campano Alfonso Marra (Fofò per gli amici), alla presidenza della Corte di Appello milanese, in contrapposizione al concorrente Renato Rodorf. Quest’ultimo è appoggiato da Giuseppe Berruti (fratello del più noto Massimo Maria) e l’avellinese Nicola Mancino, che però cambierà idea…
In questa specie di faida borbonica, consumata alla periferia del PdL, viene contattato pure l’ex magistrato Giacomo Caliendo, attuale sottosegretario alla Giustizia, “Giacomino” per il sodalizio.
Soprattutto è una squallida lotta tra le correnti interne alla magistratura, con scambio reciproco di favori e promozioni.
Naturalmente, Alfonso Marra diventa presidente della Corte di Appello a Milano.

TAR e Corte di Appello di Milano
Fresco di nomina, A.Marra si attiva subito in favore dei suoi patroni.
Il 01/03/2010 Martino e Lombardi contattano il magistrato per informarlo del rischio di esclusione della Lista Formigoni dalle prossime elezioni regionali, sollecitandone l’intervento.
Al contempo, il 05/03/2010, Arcangelo Martino contatta il magistrato
Arcibaldo Miller, capo dell’ispettorato presso il Ministero della Giustizia, con il quale concorda un incontro e…

«Chiede informazioni circa la possibilità ed il modo di provocare un’ispezione nei confronti dei magistrati componenti la Commissione elettorale»

Tuttavia, nonostante le insistenze e le pressioni, l’ispezione non verrà mai disposta.

 Ad essere sinceri, parlando da profani della materia, nel leggere le carte è difficile ravvisare fattispecie di reato, di gravità tale da reggere a tre gradi di giudizio, ad eccezione delle inevitabili dimissioni dei magistrati coinvolti. A parte le ingerenze indebite e la pressante azione lobbistica ai margini estremi della legalità, non fanno seguito azioni concrete, né è sempre evidente nelle conseguenze pratiche quel potere di condizionamento e di determinazione vincolante. D’altra parte, lo stesso Carboni è stato prosciolto da accuse ben più gravi in inchieste molto più delicate…
In poche parole, ‘sta roba probabilmente in un tribunale non regge. Questa almeno è l’impressione personale che se ne ricava e che, naturalmente, lascia il tempo che trova.
Più interessanti sono invece gli altri due filoni d’indagine…

2) La candidatura alla presidenza della Regione Campania
 Altro tema di discussione durante le riunioni romane con Denis Verdini, è la scelta del candidato governatore per la Regione Campania. La vittoria PdL è data per certa nell’ex satrapia di Antonio Bassolino (PD) dopo la sua dissennata gestione, quindi si tratta di una candidatura piuttosto ambita.
Il candidato ideale è
Nicola Cosentino, sottosegretario all’Economia ed alle Finanze (dimissionario), nonché coordinatore PdL in Campania.
Cosentino è fortemente indiziato (insieme a Mario Landolfi) di essere organico al clan camorristico dei Casalesi, dai quali avrebbe ricevuto voti e finanziamenti elettorali nell’ambito dello smaltimento illegale di rifiuti tossici. Tant’è che nel Novembre 2009 la Giunta per le autorizzazioni a procedere per la Camera dei deputati respinge l’ordine di arresto emesso dal Tribunale di Napoli, facendo leva sull’immunità parlamentate dell’onorevole Cosentino, che dopo molte pressioni interne al partito si vede costretto a rinunciare alla sua candidatura campana.

Al contempo, si attiva anche il “sodalizio” che si muove alle spalle del sottosegretario e pone subito le basi per un serie di iniziative, potendo contare sul sostegno di Marcello Dell’Utri e Denis Verdini.

«Con lo scopo di contrastare le scelte a loro sgradite, operate dai responsabili politici, tenterà di sostenere nuovamente la candidatura di Cosentino, auspicando interventi presso la Corte di Cassazione la rapida fissazione e l’accoglimento del ricorso contro la misura cautelare, cercando d’altro lato di screditare la figura del candidato prescelto, Stefano Caldoro, con una mirata campagna diffamatoria»

Il principale referente in Cassazione è naturalmente il presidente Vincenzo Carbone, che si prodiga in ogni modo. Al contempo, si lavora ai fianchi il rivale Caldoro, con la costruzione di dossier falsi con l’aiuto di Ernesto Sica, che travolto dall’evidenza dei fatti sarà poi costretto a dimettersi da assessore della giunta Caldoro.

MARTINO: Abbiamo messo in piedi una cosa strepitosa, mi segui?
SICA: Tu pensi che una valanga mediatica sia opportuna? Ci vorrebbe un regista bravissimo…

Ai primi di Febbraio, gli aiuto-regista addetti al confezionamento del ‘pacco’ mediatico  comunicano a Cosentino che il rapporto su Caldoro è pronto:

«Dici a Nicola che dovrebbe uscire il rapporto su Caldoro con i trans, forse del problema ha parlato anche un pentito, che fine abbiamo fatto. Siamo finiti in un mondo di froci»

Caldoro diventa ufficialmente “l’innamorato dei ricchioncelli”. Tanto per completare il cappotto, vengono messe in giro on line voci su un presunto coinvolgimento di Caldoro con la camorra, al fine di costringere il partito a ritirare la sua candidatura onde evitare il pubblico scandalo.
Naturalmente, Nicola Cosentino segue tutte le mosse e commenta soddisfatto:

«Il fatto dei frocetti rimarrà nella storia»

Ma noi siamo certi che la Storia riserverà un posto anche per l’onorevole Cosentino… forse anche due: schedario criminale o gogna degli infami?

3) Impianti eolici in Sardegna
 Sicuramente, questo costituisce l’aspetto più ghiotto e più gravido di implicazioni penali nell’intera vicenda.
Il business delle energie alternative con l’installazione di pale eoliche sembra infatti costituire l’ultima frontiera della penetrazione mafiosa nel mondo dell’economia (apparentemente) legale, col reinvestimento dei capitali illeciti. Per non concludere, possiamo dire che nell’ambito del “sodalizio” l’interesse per il settore rientra nelle competenze di Flavio Carboni, come specificato nell’ordinanza di custodia cautelare:

«A partire dal mese di luglio 2009, Carboni ha posto in essere iniziative volte a realizzare in Sardegna impianti di produzione di energia eolica. A tale scopo dapprima ha ottenuto, grazie all’interessamento di esponenti politici ed istituzionali, la nomina di persona a lui gradita (tale FABRIS Ignazio) alla carica di direttore generale dell’ARPAS (l’organismo regionale competente nel settore della tutela ambiente e territorio). In seguito ha intrattenuto rapporti con Farris e con altri rappresentati istituzionali, allo scopo di ottenere l’approvazione di un regolamento regionale favorevole ai propri progetti»

Come specificato nella mission della stessa agenzia, l’Arpas è (o dovrebbe essere):

“un’agenzia regionale che opera per la promozione dello sviluppo sostenibile e per la tutela e miglioramento della qualità degli ecosistemi naturali e antropizzati. L’Agenzia è l’organo tecnico che supporta le autorità competenti in materia di programmazione, autorizzazione e sanzioni in campo ambientale, a tutti i livelli di governo del territorio: la competenza tecnico-scientifica è la sua componente distintiva e qualificante.
L’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente della Sardegna esercita in particolare funzioni di:
– controllo delle fonti di pressioni ambientali determinate dalle attività umane che, prelevando risorse ed interagendo con l’ambiente circostante, producono degli impatti sull’ambiente (scarichi, emissioni, rifiuti, sfruttamento del suolo, radiazioni, ecc.);
– monitoraggio dello stato dell’ambiente determinato dal livello di qualità delle diverse matrici (acqua, aria, suolo, ecc.);
– supporto tecnico alla pubblica amministrazione nel definire le risposte messe in atto per fronteggiare le pressioni e migliorare così lo stato dell’ambiente”

Immaginate cosa potrebbe accadere se le competenze di tali enti venissero stravolte e piegate agli interessi particolari di speculatori senza scrupoli; se fossero occupate e trasformate in cavalli di Troia per il profitto illimitato e per l’avidità di gruppi privati, contigui alla grande criminalità organizzata…
Ne riparleremo presto..!

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VERITA’ SUPPOSTE

Posted in Kulturkampf, Stupor Mundi with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 13 novembre 2009 by Sendivogius

Supposta

 A dispetto di un certo femminismo che vede nell’introduzione delle cosiddette “quote rosa” la remissione di ogni pubblico male, una buona politica non è questione di genere, poiché gli idioti (ancorché utili) non hanno sesso.
E tutti hanno bisogno di un padrone presso cui accucciarsi…

AlessandraMussolini “TORNA A CASA LASSIE
Lo sanno bene le pasionarie nere della diaspora neo-fascista, le ‘spirituali’ Alessandra Mussolini e Daniela Santanché, le ‘figliole prodighe’ smarritesi nella selva oscura, che alfine ritrovano la diritta via verso la Casa del Fascio, accolte al cospetto del Papi.
Certi pellegrinaggi, seppur brevi, ricordano gli eroi popolari del nostro passato presente, che tutto sopportano pur di tornare a casa, come Lassie: la cagna fedele, protagonista di zuccherosi filmetti che hanno funestato l’infanzia di intere generazioni.
Naturalmente, c’è un prezzo da pagare…

“Io credo che ormai ci sia l’impunità perché i processi non vengono celebrati. Io ho visto ieri la Finocchiaro che mi sembrava un’attrice di una soap opera brasiliana con questo fiore nero, che ha lanciato il fascicolo contro il muro. Mi meraviglio che non abbia lanciato il fascicolo quando in Campania noi abbiamo Antonio Bassolino che governa con avvisi di garanzia che gli piovono anni e anni, da 20 anni. Quindi questo vuol dire non avere la possibilità né per le vittime avere il processo né, per chi delinque, di andare in galera. Attualmente è così. Quindi io credo che questo sia un atto giusto (…) Quindi io credo che avere il diritto ad un processo breve sia una cosa sacrosanta. Perché non si indigna la Finocchiaro per tutti quelli che non hanno un processo e intanto stanno a governare?!?”

 Alessandra Mussolini (12-11-09)
 La video-intervista integrale la potete ascoltare qui.

C’è da chiedersi se la Ducia redenta creda davvero alle stronzate che va seminando in giro senza onta né vergogna.
In pratica, la soluzione ai processi troppo lunghi consiste nel non celebrarli affatto. Azzerare entro due anni i tempi di prescrizione, vuol dire infatti estinguere il reato a carico degli indagati che avranno la garanzia dell’impunità, nonché la fedina immacolata, e non andranno MAI “in galera”. Invece, per le vittime che hanno subito la violenza, oltre al danno si aggiungerà la beffa, dal momento che con l’annullamento del processo verrà negata loro ogni forma di giustizia legale, ma saranno comunque costretti a pagare le spese.
“Avere diritto ad un processo breve è una cosa sacrosanta”. Ma se i tempi si allungano, eliminare il processo è meglio. Anzi! “È un atto giusto”.
Siccome una cazzata chiama l’altra, la Ducia tuona giustamente contro Antonio Bassolino, il pluri-avvisato governatore campano, ma trova assai normale sostenere come candidato alternativo Nicola Cosentino contro il quale, oltre agli “avvisi di garanzia” legati alla sciagurata gestione rifiuti, è stato chiesto l’arresto per associazione camorrista. Figuriamoci poi se desta imbarazzo il fatto che Cosentino, in qualità di sottosegretario all’Economia, possa indirizzare i fondi ministeriali per gli appalti pubblici in Campania.
Dulcis in fundo, la Mussolini sì che si indigna “per tutti quelli che non hanno un processo e intanto stanno a governare”. Dice ‘Berlusconi’, ma pensa ‘Bassolino’.     

santanche_dito “COME TI SISTEMO L’ISLAMICO
La paura porta voti. In tempi di crociata, la costruzione di uno spirito identitario è imprescindibile dalla individuazione del Nemico: il suo rogo in effige rassicura e rafforza il senso di ‘comunità militante’.

  Ingredienti per l’uso:
1) Prendete un musulmano o anche più. Soprattutto, fate in modo che sia presente almeno uno di quelli barbuti, magari con posizioni di matrice fondamentalista. Meglio ancora se non parla bene l’italiano.
2) Invitateli in una di quelle trasmissioni d’intrattenimento, dove tra i culi e le tette delle vallette si trova anche un angolino per l’approfondimento. Preparate con cura la trappola.
3) Assicuratevi che al “dibattito” partecipi indisturbato qualche professionista della provocazione… Ce ne sono tanti; Sgarbi; Mussolini; Santanché; leghisti di contorno come Bricolo e Salvini.

Adesso, non vi resta che scegliere il livello di cottura:

Livello Estremo. L’ospite è irritante, intrinsecamente antipatico, irriducibilmente insopportabile. In tal caso, il pestaggio virtuale non basta. Al saraceno bisogna impartire una lezione vera, in nome della catarsi collettiva del popolo fattosi Nazione.
Ne sa qualcosa Adel Smith. È l’11 gennaio 2003 e l’indisponente “presidente dell’Unione Musulmani d’Italia” partecipa ad una trasmissione della padana TeleNuovo, con sorpresa finale. Dietro le quinte c’è una trentina di squadristi di Forza Nuova, ansiosi di dare il loro contributo alla discussione. Entrano in studio; pestano Smith ed il suo collaboratore; indisturbati se ne vanno.
Mission accomplished! La Cristianità è salva.
 (I dettagli potete leggerli qui)

Livello Consigliato. L’ospite è cortese e bene educato. Risponde a requisiti politically correct, come si conviene ad un pubblico domenicale di famiglie… C’è un problema però! E qualora facesse bella figura, risultando persino convincente?!?
8 Novembre. La trasmissione è “Domenica Cinque”; conduce Barbara D’Urso e l’invitato di punta è Ali Abu Shwaima, imam di Segrate, al quale si contrappone la raffinata Daniela Santanché.
Tra gli altri, ci sarebbe pure la signora Isabella Cazzoli (Unione Atei e Agnostici Razionalisti), ma per lei è già pronto un Vittorio Sgarbi sbavante in solito eccesso di salivazione.
Nonostante tutto, esiste il rischio (remotissimo) che possa uscire fuori un qualche ragionamento di senso compiuto. Per questo la Santanché circoscrive subito il pericolo:

“Maometto aveva nove mogli, l’ultima era una bambina di nove anni. Maometto era un poligamo e un pedofilo!
(…) In Arabia Saudita danno le bambine agli sceicchi… Chi sposa una bambina di 9 anni nella mia cultura è un pedofilo e Maometto è un pe-do-fi-lo!”

Si potrebbe obiettare che la “poligamia” è soltanto un aspetto nell’ambito delle numerosissime prescrizioni, con le quali il Corano disciplina il diritto matrimoniale e di famiglia.
Si potrebbe aggiungere che tale opzione (non certo un obbligo) è prevista nel III° versetto della IV Sura coranica. È un verso particolarmente contorto che parla dell’assistenza agli orfani ed alle vedove, salvaguardando i diritti e gli assetti ereditari di entrambe.
E se temete di essere ingiusti nei confronti degli orfani, sposate allora due o tre o quattro tra le donne che vi piacciono; ma se temete di essere ingiusti, allora sia una sola o le ancelle che le vostre destre possiedono, ciò è più atto ad evitare di essere ingiusti.
L’interpretazione più semplice per la società beduina dell’Higiaz (parliamo del VII° sec. d.C.) consisteva nel contrarre più matrimoni regolari, in modo da assicurare alla nuova sposa una serie di diritti riconosciuti. Diritti rigorosamente specificati e riportati nei versetti successivi.
Storicamente, l’introduzione ufficiale della poligamia avviene in seguito alla Battaglia di Uhud (marzo del 625) in virtù del gran numero di vedove e per rinsaldare, tramite il matrimonio, una serie di alleanza tra clan familiari (in Oriente, come nell’Occidente cristiano).
Ne sa qualcosa lo stesso profeta Muhammad che sposa Aisha, la famosa bimba di 9 anni, sotto le pressioni del padre di lei, Abu Bakr, uno degli alleati più fedeli ed importanti.
DanielaSantanchéSull’effettiva consumazione delle nozze, dalla lettura del Corano, non si ricavano notizie certe. Per concludere, la poligamia serviva soprattutto per distinguere le donne maritate dalle concubine, nonché dalle cortigiane…
Ma le nostre sono considerazioni inutili. Tempo e fatica sprecata nell’Italietta integralista che gioca alle guerre di religione.
Tant’è che “Maometto è pedofilo! E in Arabia danno le bambine agli sceicchi!”. Il che è un po’ come dire che i preti cattolici sodomizzano i chierichetti in parrocchia, ma questo la Santanché crucesignata si guarda bene dal gridarlo.
Comunque, nella cristianissima Europa certi matrimoni non sono mai avvenuti. Infatti, tanto per dire, basta guardare alla civilissima Italia del Rinascimento…
Nell’anno del Signore 1473, la nobile Caterina Sforza (giusto 10 anni) sposa in prime nozze Girolamo Riario (che di anni ne ha 28), il quale pretenderà di esercitare da subito, e in più occasioni, i suoi ‘diritti coniugali’. Dall’arabico fattaccio è trascorso giusto un millennio. Girolamo è nipote del papa, Sisto IV, che evidentemente non ha nulla da eccepire. In più, nomina cardinale un altro suo nipote sedicenne. Meglio di Sisto faranno in parecchi… Il suo successore, Innocenzio VIII, non ha nipoti da sistemare, ma sette figli. In compenso è un amante fedele. Anche papa Alessandro VI (1492-1503) ha 7 figli ma da 3 donne diverse, e un’altra amante ufficiale, in più si sospetta un relazione incestuosa (del papa!) con un delle sue figliuole.
In fondo che male c’è? Come riporta la Bibbia, il saggio Loth non faceva forse le stesse cose con le proprie figlie.
Superiorità delle Radici Cristiane.

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