Archivio per neo-fascisti

Libro e Moschetto

Posted in A volte ritornano with tags , , , , , , , , , , on 7 maggio 2019 by Sendivogius

Inserito a pieno titolo nel pantheon nostalgico-revisionista dei fascisti del terzo millennio, le raccolte apologetiche del Ministro dei Selfie entrano nel corpus del reato per i tipi di Altaforte, l’editrice di riferimento dei camerati-amici di CasaPound (coi quali il gargarozzone in camicia nera condivide le sbevazzate e molto altro ancora), che con orgoglio ne pubblica in esclusiva la collazione di tweet autogenerati, per la prima volta riuniti insieme nel Mein Kampf dei pensierini minimi ad uso nazi-sovanista, con lo stesso titolo delle memorie di Pinochet (!). Quando si dicono le coincidenze…

Opera immancabile da regalare alle cene identitarie, è la pietra nera incastonata nella mecca del neo-fascismo di ritorno, tra biografie squadriste ed altri cimeli necrofili del Ventennio, da ospitare quali irrinunciabili presenze al salone del libro torinese, per una formidabile vetrina di propaganda nazifascista ed apologia di reato. 
Altaforte in realtà è solo una delle primizie riunite nella “Casa degli Editori”: un contenitore di sigle, tra le quali si distingue “La Testa di Ferro” (e di altra natura…). Per farsi un’idea dei contenuti, è sufficiente scorrere il carrello dei titoli (solo al salottino librario di Torino non se ne sono accorti: basta pagare)…

 

Del resto, tra il duce di ghisa e gli intraprendenti balilla di Gabriele Adinolfi esiste un feeling in corso da tempo… Si annussano e si piacciono, nei reciproci ammiccamenti… Si scambiano la biancheria, tanto che il Travestito del Viminale è tutt’oggi il più illustre testimonial della loro linea di abbigliamento, che vanta tra i suoi improvvisati modelli da copertina la più ingrugnata galleria di facce da cazzo mai messa insieme prima, per promuovere un paio di felpe a misura dei neanderthal basculanti attorno agli stadi.
Per la serie: dimmi con chi vai e ti dirò chi sei… Occhio però! Non chiamatelo “fascista”!! O verrete denunciati per vilipendio delle istituzioni dello Stato dalla sempre zelante gendarmeria pretoriana al seguito. Il ché qualifica tanto le istituzioni, quanto lo stato, con la complicità di chi le vilipende quotidianamente nell’immunità della (dis)funzione.

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L’ORA FATALE

Posted in A volte ritornano, Ossessioni Securitarie with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 11 dicembre 2013 by Sendivogius

Nel villaggio di Borgocitrullo, quando le cose vanno male, uno dei modi più sicuri per tirar su quattrini è travestirsi da santone o da tribuno (meglio se tutti e due insieme!) e proclamare il carnevale permanente per poter giocare al piccolo rivoluzionario, abbuffandosi della parola “popolo” con cui ci si riempie la bocca sputazzandone in giro gli avanzi.
La farsa di solito continua finché, a forza di evocarle le rivoluzioni, va a finire che qualcuno ci crede davvero e pensa di inscenare la propria fracassona sceneggiata, nel grande pascolo delle intelligenze bovine dove gli imbecilli abbondano, copiosi come la vacca perennemente gravida che li genera.
Capita così che in un eccesso di riflussi per sovraccarico fecale, saltino via tutti i tombini che comprimevano la glassa marronata di un paese allo sbando, che proprio non riesce ad elevarsi oltre il livello della propria cintola. Da sempre, nei momenti di crisi, l’Italia dà scioltamente corpo alla sua parte peggiore, in tutte le sfumature possibili del marrone…
Evidentemente, nel paese più destrorso d’Europa, che vanta il più alto numero di formazioni istituzionalizzate e partitini, con richiami più o meno espliciti all’eredità mussoliniana, e che occupano la quasi totalità dell’arco parlamentare, non bastava la destra “nazional-popolare” dei nostalgici Tilgher e Storace, del fascismo vasciaiolo delle pasionarie nere; la destra manesca ma tanto ‘virile’ dei Fratelli d’Italia; la destra etnica e razzista della Lega; la destra plebiscitaria e peronista dei papiminkia, insieme a quella post-berlusconiana e governativa di Alfano coi suoi cacicchi in disgrazia; la destra dorotea su innesto moroteo di Enrico Letta e della vecchia nomenklatura DS-DL, confluita nel PD; la destra furbastra e vetero-democristiana di Casini; la destra tecnocratica e padronale di Monti; la destra messianica e fanatizzata di Grillo…
Evidentemente, quello che offriva l’attuale panorama politico per alcuni non era ancora abbastanza populista, anti-europeista, “identitario”, reazionario, squadrista e soprattutto fascista, in una grande maratona del neo-nazismo di ritorno. È il Nazithon tutto italiano!
NazithonCi mancavano davvero gli eredi dei “guerrieri senza sonno”, i nipoti dei “Figli del Sole”: i catto-integralisti del misticismo evoliano, scampoli di “Terza Posizione” confluiti tra i raminghi di “Casa Pound” e “Forza Nuova”. Ma ancora più a destra abbiamo pure i neo-nazisti dell’Unione per il socialismo nazionale, le larve ordinoviste del Circolo Clemente Graziani, e perfino i redivivi rexisti del “Cristo Re”. A questi vanno aggiunti il movimentismo neo-völkisch della “Lega della Terra” (in pratica, la rinascita della Lega degli Artamani ad opera di Forza Nuova) ed i Comitati Agricoli Riuniti (con la sua costola “Dignità sociale”) degli agricoltori dell’Agro Pontino sotto il comando di Danilo Calvani, che pone tra le sue rivendicazioni l’instaurazione di una giunta ken-le-survivantmilitare, previo scioglimento del Parlamento e rimozione del Presidente della Repubblica, ovviamente sostituito da un generale con poteri assoluti. Non per niente, per l’inizio della protesta è stato scelto l’8 Dicembre in ricordo del Golpe dell’Immacolata, ad opera di Junio Valerio Borghese, il principe nero, nel 1970.
Ci mancava soprattutto l’ennesimo rigurgito del ribellismo siciliano e secessionismo isolano del sedicente Movimento dei Forconi: appendice neo-fascista del sottopotere mafioso e protestarismo qualunquista. Ma ci sono anche i neo-borbonici nostalgici dell’illuminato e sviluppato Regno delle Due Sicilie, ispirati dalla mitologia e dal meridionalismo Medioevopiagnone di Pino Aprile e dei suoi “Terroni”. Né manca la santa alleanza col clericalismo sanfedista dei vari gruppuscoli dell’integralismo cattolico, oltre ai vari comitati no-euro, i complottisti ed i mattoidi fissati col signoraggio bancario. Insomma, tutta la fauna che solitamente affolla le stalle dei vari Formigli-Santoro-Paragone.
Ci mancavano come non mai gli spurghi poujadisti dei truffatori del fisco: i padroncini del triveneto ed i furbetti delle quote latte. In una scarica diarroica che pare inarrestabile, ritornano a galla vecchi coproliti come Lucio Chiavegato della LIFE veneta (Liberi imprenditori federalisti europei), il fozanovista ex craxiano Martino Morsello ed il suo camerata Mariano Ferro (Forconi Siciliani), tutti uniti in nome del secessionismo e dell’evasione fiscale.

They're coming soon

Ed è con questi bei tomi che le sedicenti “Forze dell’Ordine” si sono sentite in dovere di solidarizzare.
IRON SKY (Locandina)Dopo aver a lungo evocato l’insurrezione, usando il giocattolo ‘movimentista’, per non essere scavalcato nonostante la sua deriva a destra, Beppe Grillo (ormai in ottima compagnia col suo nuovo amico di Arcore) si è messo ad inseguire la protesta di forconi & affini, cercando di apporre il suo logo su una simile schiuma montante. E nel farlo non trova niente di meglio che lanciare pubblici appelli ai comandanti delle forze armate:

“Combattenti di terra, di mare e dell’aria! Camicie nere della rivoluzione e delle legioni! Uomini e donne d’Italia, dell’Impero e del regno d’Albania! Ascoltate!
Un’ora segnata dal destino batte nel cielo della nostra patria. L’ora delle decisioni irrevocabili…. Scendiamo in campo contro le democrazie plutocratiche e reazionarie dell’Occidente, che, in ogni tempo, hanno ostacolato la marcia, e spesso insidiato l’esistenza medesima del popolo italiano.
Alcuni lustri della storia più recente si possono riassumere in queste frasi: promesse, minacce, ricatti e, alla fine, quale coronamento dell’edificio, l’ignobile assedio societario di cinquantadue stati.
[…] L’Italia, proletaria e fascista, è per la terza volta in piedi, forte, fiera e compatta come non mai. La parola d’ordine è una sola, categorica e impegnativa per tutti. Essa già trasvola ed accende i cuori dalle Alpi all’Oceano Indiano: vincere! E vinceremo, per dare finalmente un lungo periodo di pace con la giustizia all’Italia, all’Europa, al mondo.”

MussoliniAh no! Scusate. Abbiamo confuso i discorsi. Questa era la dichiarazione di guerra del duce, il 10/06/1940.

Lettera aperta a Leonardo Gallitelli, Comandante generale dell’Arma dei Carabinieri, Alessandro Pansa, capo della Polizia di Stato e Claudio Graziano, Capo di stato maggiore dell’Esercito italiano.

“Mi rivolgo a voi che avete la responsabilità della sicurezza del Paese. Questo è un appello per l’Italia. Il momento storico che stiamo vivendo è molto pericoloso. Le istituzioni sono delegittimate. La legge elettorale è stata considerata incostituzionale. Parlamento, Governo e Presidente della Repubblica stanno svolgendo arbitrariamente le loro funzioni. E’ indifferente che qualche costituzionalista, qualche giornalista, qualche politico affermi il contrario, questi sono i fatti, questo è il comune sentire della nazione.”

Beppe Grillo saluta le sue camicie nere - La solita vecchia merdaE siccome questo sarebbe il “comune sentire della nazione”, tutto il resto (Costituzione, Diritto, Leggi) non conta.
Anatole France, in circostanze del genere, anche se in questo caso gli idioti difficilmente superano i centomila, ebbe a dire…
Anatole FranceI proclami del Grullo a cinque stelle non sono nuovi agli appelli eversivi. Certo, invocare il Colpo di Stato supera di gran lunga la cialtronaggine già fuori competizione di questo avanzo acido di cabaret. Stupisce il continuo richiamarsi ai militari ed alle “forze di polizia”, che fanno molto atmosfera da caudillo sudamericano, che ricordano di molto i pronuciamientos delle giunte militari argentine…
Argentina - Junta militar de VidelaO meglio ancora l’appello alle “forze sane della nazione”, con la richiesta rivolta ai generali cileni di prendere il potere. Golpe de Estato peraltro propiziato dalle caceroladas, dallo sciopero degli autotrasportatori, ed il blocco delle derrate. Si sa poi come è andata a finire…

Il Cile di Pinochet

Qui abbiamo solo un lestofante dimissionato che insegue l’impunità e soprattutto un pericoloso ciarlatano che gioca al massimo sfascio e si diverte ad appiccare o alimentare incendi un po’ dovunque, tanto per vedere l’effetto che fa, senza curarsi troppo delle conseguenze, e godersi lo spettacolo dal balcone delle sue ville sulla riviera ligure.

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La Società dei Magnaccioni

Posted in Roma mon amour with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 16 gennaio 2011 by Sendivogius


Fresca per la benedizione papale, il podestà di Roma tiene a battesimo [14/01/11] la sua nuova giunta capitolina, dopo gli strabilianti successi della prima fase di governo tra i quali ricordiamo:
 Il sostanziale azzeramento del piano regolatore con conseguente cementificazione selvaggia (nella Capitale il vero assessore all’urbanistica è la famiglia Caltagirone);
 Lo scandalo degli appalti gonfiati per i mondiali di nuoto (Roma2009);
 Le gesta declamatorie (dal gran premio dell’EUR alle demolizioni futuriste) in un profluvio di annunci roboanti e promesse solenni, che sono tra i numeri preferiti di Alemanno.
E naturalmente non manca il rilancio occupazionale, all’insegna della famiglia con oltre 2500 assunzioni più o meno pilotate nelle aziende municipalizzate in meno di 3 anni.

Il mini-rimpasto di (non) governo inaugura il secondo tempo della giunta Alemanno e, dopo la grande abbuffata di “Parentopoli”, segna un ridimensionamento dell’onnivoro clan De Lillo; il provvisorio accantonamento di Laura Marsilio, sorella dell’on. Marco; la definitiva rimozione di Sergio Marchi, (ex) assessore alla mobilità e recordman delle assunzioni per raccomandata all’azienda dei trasporti urbani (ATAC).
Peccato che la liquidazione dei ‘parenti stretti’ in giunta non presupponga altrettanto per le migliaia di raccomandati che a vario e più spesso senza alcun titolo sono imboccati ad libitum nelle numerose società controllate del Comune, con una particolare predilezione per l’ATAC di cui abbiamo già parlato diffusamente [QUI], così come all’AMA infeudata dal famelico Franco Panzironi [QUI].
Nella grande famiglia allargata delle libertà, questi sono intoccabili e soprattutto irremovibili… con Alemanno è per sempre… peccato che non parliamo di diamanti!
Ad integrazione di quanto scritto in passato, ricapitolamo:

AMA  (Azienda Municipalizzata Ambiente)
 A partire dall’Agosto 2008 sono stati assunti quasi 1500 dipendenti per mansioni, in massima parte, di basso profilo (operatori ecologici), ma in ogni caso posti di lavoro a tempo indeterminato: circa 900 euro mensili per 18 ore di lavoro settimanali. Di questi tempi è una manna, specialmente se paragonati ai nuovi contratti dei metalmeccanici!
Il reclutamento risponde in pieno al famoso “metodo Panzironi” già collaudato con esiti disastrosi durante la sua presidenza all’UNIRE di cui abbiamo parlato qui e ancora qui… in pratica, assunzioni per chiamata diretta, o con selezioni discrezionali, affidate a società private ed esterne, senza alcuna gara di assegnazione.
Tra le infornate più cospicue:
 Nell’anno 2009 abbiamo 544 nuovi assunti selezionati dal Centro ELIS, consorzio integrato nella “Opera Apostolica della Prelatura dell’Opus Dei” che svolgerebbe le sue “iniziative di carattere civile senza scopo di lucro e con una finalità apostolica e di servizio”. E Cristo è morto di freddo!
 Nell’anno 2010 le selezioni di altri 766 dipendenti vengono affidate alle agenzie interinali ‘Quanta’ e all’immancabile ‘Obiettivo Lavoro’, legata con doppio filo a Panzironi.
Naturalmente, gli impieghi amministrativi sono appannaggio esclusivo degli amici di famiglia, passando per Armando Appetito  ovvero  il genero dell’ad Panzironi.

«..Anche nell’organico dell’Azienda Municipalizzata Ambiente spuntano assunzioni “eccellenti” non certo per ricoprire il ruolo di operatore ecologico: una lunga lista di chiamate dirette per parenti e fidanzate, collaboratori di politici ed esponenti del “partito del Cavallo” ovvero i fedelissimi di Panzironi arrivati al galoppo dall’Unire (Unione nazionale incremento razze equine). Qualche esempio? Il segretario di Roberta Angelilli, la candidata PdL non eletta Irene Lo Prete e il figlio di Ranieri Mamalchi.
[…] Nel 2009 viene assunto all’Azienda municipalizzata Ambiente Fabio Magrone segretario dell’eurodeputata Roberta Angelilli: è lui l’assistente che prende parte a incontri e vertici nell’europarlamento. Poco prima è entrato Fabrizio Mericone, uomo vicinissimo a Fabio Rampelli. C’è poi Edoardo Mamalchi che entra in Ama a soli 23 anni. Avrà senza dubbio un ottimo curriculum vitae ma ha anche un papà che si chiama Ranieri Mamalchi che è stato presidente provinciale dei probiviri dell’ex Alleanza Nazionale.
Come per Atac anche l’Ama diventa la consolazione dei trombati alle elezioni: Irene Lo Prete, 36 anni, candidata per il Pdl al XV municipio, viene assunta in Ama nel 2009. E, proprio come in Atac, spuntano anche le “fidanzate eccellenti” come Francesca Frattazzi, compagna di Dario Rossin oggi capogruppo capitolino de La Destra ma nel 2008 a capo dei consiglieri del PdL. All’Ama oggi il partito che conta di più è quello del cavallo, ovvero quello di tutti gli uomini fidatissimi di Panzironi che li ha portati dall’Unire. C’è Giancarlo Santinelli e c’è anche Laura Rebiscini che si occupava della tanto discussa Unire Tv (il canale satellitare voluto all’epoca da Panzironi).»

 Davide Cesario
 Il Messaggero
 09/12/2010

 A proposito di Ranieri Mamalchi, c’è da aggiungere che in passato è stato capo della segreteria di Gasparri e poi di Alemanno al ministero dell’Agricoltura, altresì consigliere della fondazione del sindaco ‘Nuova Italia’ (e soliti vizi antichi). Durante la sua permanenza all’UNIRE, Mamalchi impose la costituzione di un ufficio stampa di fiducia da 100.000 euro all’anno. Ultimamente, è diventato responsabile degli affari istituzionali di ACEA.

In merito alla lottizzazione dell’AMA, i sindacati emettono una dichiarazione durissima… contro ogni ipotesi di rescissione dei nuovi contratti o verifiche sulle assunzioni clientelari.
Forse perché tra i nuovi assunti ci sono i figlioli di prodighi sindacalisti della CISL, della UIL, della UGL e della FIADEL. Tra i firmatari del comunicato sindacale si distinguono:
Stefano Cantarini, segretario provinciale della UGL Ambiente, che ha piazzato il figlio Alessandro;
Luigi Palmacci, vice-segretario della UGL Ambiente, che perora l’assunzione del figlio Alessio;
Massimo Cicco, segretario della FIADEL, che ha sistemato il figlio Dario.

Ma anche i delegati di zona si danno parecchio da fare:
Enzo Masia, delegato CISL e caposquadra AMA per il XV Municipio, che si è visto assumere entrambe i pargoli. Ma c’è anche il figlio di Antonio Lotti, anch’egli delegato CISL, insieme con quello di Fernando Marturano, capo operaio degli autisti. E pure Claudia Gennari, figlia della signora Francimara, altra delegata CISL e capozona AMA.
Più travagliata l’assunzione del rampollo di Cantarini, sindacalista UGL. Suo figlio è stato scartato nella selezione del 2009 fatta dalla Elis, e poi ripescato grazie ad Obiettivo Lavoro.

Sono i nuovi sindacati gialli, specialisti in accordi sottobanco, sempre pronti a fare tabula rasa dei diritti: quando non firmano contratti capestro sotto dettatura padronale (come nel caso FIAT), passano il tempo a sistemare il parentado e rastrellare tessere sindacali a maturazione di crediti politici. Del resto, i venduti hanno i loro privilegi… Sembra che all’AMA solo chi prende la tessera della CISL abbia diritto ai premi di produttività [QUI]. E non è un caso che dei circa 1.400 assunti nella gestione Panzironi, solo in 2 abbiano preso la tessera della CGIL.

ACEA
 È l’azienda municipalizzata, quotata in borsa e di prossima privatizzazione, che gestisce le reti idriche e (con Electrabel) l’erogazione elettrica della Capitale, ma controlla anche gran parte delle forniture idroelettriche del Centro Italia e non solo…
Sicuramente è il fiore all’occhiello delle società controllate dal Comune di Roma.
Solo nel corso del 2009, le spese di gestione del personale sono cresciute di ben 65 milioni di euro rispetto al biennio precedente. Infatti, in questi ultimi due anni, il costo del personale è passato dai 230 milioni del 2007 ai 295 milioni del 2009, con un aggravio del 33% delle spese sul valore aggiunto dell’azienda. Al contempo, l’ACEA ha visto un crollo dei rendimenti azionari con una perdita superiore al 40% con una sospensione dei dividendi. In compenso, le assunzioni schizzavano a 600 nuove unità, progressivamente con la perdita di quote di mercato.
Tuttavia, se il buongiorno si vede dal mattino, il nuovo andazzo s’era già capito nel 2008, al momento dell’insediamento di Alemanno a sindaco:

 «Ne aveva mandati via 31, ne ha già assunti 33. Saranno anche le regole dello spoils system, ma il dato salta all’occhio: Alemanno, che appena insediato non aveva rinnovato il contratto ai nominati da Veltroni (tra i quali Danilo Eccher del Macro, Stefano Mastrangelo del Servizio Giardini e Eugenio La Rocca sovrintendente ai Beni Culturali) ha già battuto il suo predecessore. Le ultime nomine, deliberate dalla giunta il 20 dicembre, hanno sancito il sorpasso: 33 dirigenti di fresca nomina, compresi gli ultimi 12.
E così qualcuno, anche dentro il centrodestra, comincia a storcere la bocca: “Forse sono un po’ troppi…” si dice tra i corridoi del Campidoglio. In principio, per Alemanno, fu Antonio Lucarelli, capo della sua segreteria politica, ex militante dell’estrema destra. Poi, in ordine temporale, arrivarono gli altri fedelissimi: il capo ufficio stampa Simone Turbolente, il politologo Luigi Di Gregorio, il “fido” Raffaele Marra trasferito dall’Unire ed oggi responsabile dell’emergenza abitativa.
Poi mano a mano sono arrivati gli altri: il nuovo sovrintendente Umberto Broccoli (118mila euro lordi), Alex Voglino alle Biblioteche comunali e alcuni capi di dipartimento come Paolo Togni all’ambiente (ex Waste Italia ed ex capo di gabinetto di Altero Matteoli) e Alessandro D’Armini alla Mobilità (già alla Regione con Storace e Marrazzo). Tutta gente con stipendi tra i 108 e 118 mila euro lordi all’anno.
A fine settembre è toccato al generale Mario Mori, che si è portato due dirigenti (Giuseppe Italia e Mario Redditi) e alla responsabile della segreteria organizzativa del sindaco Laura Mangianti. E dopo l’addio di Sergio Santoro, ecco il nuovo capo di gabinetto Sergio Gallo (210mila euro lordi). Finita? Non è finita. Perché a ridosso delle festività natalizie, è arrivata la nuova ondata: altri 12 nomi, tutti con ruoli sub-apicali e retribuzioni da 96mila euro lordi all’anno.
Tra questi c’è anche il successore di Eccher al Macro: Luca Massimo Barbero, classe ‘63, critico e curatore di mostre. E poi Orazio Campo, architetto, professore a Valle Giulia, già in predicato di fare l’assessore all’urbanistica, l’ex dirigente del ministero dell’ambiente Fabio Tancredi, Alessia Petruzzelli, già responsabile della comunicazione dell’assessorato al commercio, e Luciano Lorenzini che va a rimpolpare l’ufficio extradipartimentale per la sicurezza.
Ma altre nomine pesanti sono state fatte in alcune municipalizzate. All’Ama è andato, come dirigente, Luca Panariello, già responsabile dell’Ufficio relazioni col pubblico del Campidoglio, fedelissimo di Alemanno. Ed è cambiato il capo-ufficio stampa, con l’arrivo di Daniele Petraroli.
Sempre all’Ama, entrano Giovanni D’Onofrio, come vice amministratore delegato; Costanza Drigo, che viene spostata dal gabinetto del sindaco, e la figlia dell’assessore ai lavori pubblici del XIX Municipio Carlo Pietropaoli (PdL). All’Acea, invece, arriva Ranieri Mamalchi, ex capo segreteria di Alemanno al ministero dell’agricoltura, presidente provinciale dei probiviri di AN e consigliere dell’alemanniana Fondazione Nuova Italia.»

  Ernesto Menicucci
  Corriere della Sera 
  13/01/2009

 Negli ultimi due anni l’ACEA è stata infarcita con altre 600 nuove assunzioni delle quali 343 sono a tempo indeterminato. La scelta politica dei neo-assunti appare evidente:
Alessandra Sabatini, cognata del deputato ex AN e ora PdL, Fabio Rampelli (grande sponsor di Laura Marsilio), appena assunta e subito distaccata presso il gruppo del PdL regionale.
Ranieri Mamalchi, di cui abbiamo già detto prima.
Pier Guido Cavallina, ex portavoce di Francesco Storace quand’era ministro della Sanità ed  ex responsabile per gli appalti esterni di Rai2, diventato direttore ufficio comunicazione e relazioni esterne di ACEA.
Salvo Buzzanca, ex capo ufficio stampa dell’ACER (Associazione Costruttori Edili di Roma), insieme a Giancarlo Cremonesi che dell’ACER è stato presidente.

Last but not least, nell’assortito mazzo delle immissioni clientelari, c’è poi l’interessante caso della Roma-Eur s.p.a….

EUR S.p.A.
 È la società che si occupa della gestione e della valorizzazione delle risorse patrimoniali del quartiere EUR di Roma. Con l’approvazione della legge per “Roma Capitale”, la EUR s.p.a. svolgerà un ruolo fondamentale, poiché ad essa verrà trasferita la gestione dei beni dismessi dallo Stato, come ad esempio le caserme.
L’azienda è controllata al 90% dal Ministero dell’Economia e al 10% dal Campidoglio che però determina le nomine. Pertanto, il 21/07/2009, opportunamente imbeccata, l’assemblea degli azionisti decide la composizione del nuovo Consiglio d’Amministrazione di quella che è una società strategica fondamentale.
I nuovi consiglieri di CdA sono dunque:
Luigi Lausi, un commercialista specializzato in gestione aziendale
Francesco Amato, un dirigente del ministero dell’Economia.
Roberto Sergio, in quota Udc, che già faceva parte del consiglio.
E rimane nella sua struttura di tre membri anche il collegio sindacale, dove il presidente è Antonio Mastropasqua con Nicandro Mancini e Alessandro Alessandrini come sindaci, oltre al delegato della Corte dei conti, Francesco Paolo Romanelli.

 Il consigliere più interessante è sicuramente Roberto Sergio (Roma, 26/04/1960): giornalista, con un libera docenza in Scienze Politiche presso l’Università Internazionale di Studi Superiori Pro Deo; già direttore di Rai Nuovi Media e membro del CdA di RaiSat, RaiNet, RaiClick, ha assunto nel luglio 2007 l’incarico di presidente della Sipra S.p.A., la concessionaria per la pubblicità della RAI. Ha lavorato a lungo prima nella Sogei S.p.A. e poi al Gruppo Lottomatica, passando per vari consigli d’amministrazione (BNL; AMA; CIDIF fondi pensionistici; Fondazione Teatro Brancaccio; Federturismo…) ed è Commendatore dell’Ordine Ecumenico Ospedaliero Cavalieri di Malta.

Tuttavia, i personaggi sui quali vale davvero la pena di soffermarsi sono il nuovo Presidente e l’Amministratore delegato della società EUR…

 Il presidente di EUR S.p.A. è Pierluigi Borghini (classe 1949), cattolicissimo, laureato in Scienze Matematiche a La Sapienza e specializzato in Ingegneria Elettronica, nel 1993 è stato presidente della Confindustria del Lazio. Nel 1997 si immola come candidato a sindaco per il centrodestra, contro Francesco Rutelli, venendo sonoramente battuto al primo turno.
Per gli estimatori, Borghini si presenta così:

L’impegno privato e imprenditoriale non poteva che trovare lo sbocco naturale in un impegno civile, nella voglia fortissima di contribuire in prima persona al cambiamento, al raggiungimento,  difficilissimo, del traguardo di una società più equa e solidale. un impegno che, nei quattro anni trascorsi in Consiglio Comunale come leader dell’opposizione, Pierluigi Borghini ha trasformato in atti concreti.”

All’atto pratico, in 4 anni di opposizione, dà vita alla fondamentale associazione “Orgoglio Roma” e al fantomatico “Laboratorio per la città”, attivando un frequentatissimo ‘sportello per il cittadino’. Ed in virtù di questi straordinari meriti promosso alla presidenza di una delle più importanti società partecipate dal Comune.

Amministratore delegato è invece Riccardo Mancini, con una laurea honoris causa in ingegneria meccanica alla ‘Pro Deo’ (la stessa università di Roberto Sergio). Mancini è un altro di quei camerati proveniente dai ranghi di Terza Posizione, che con Alemanno condivide legami ed interessi. I due si conoscono dai tempi della dirigenza nel Fronte della Gioventù.
Il suo è un curriculum notevole:

«Mancini, classe 1958, ha finanziato la campagna elettorale del 2006 e ha fatto da tesoriere durante quella del 2008.
È un imprenditore di successo: erede di parte del patrimonio della famiglia Zanzi (energia e riscaldamento), ha comprato nel 2003 la Treerre, società di bonifiche e riciclaggio che fattura oltre 6 milioni di euro l’anno. Anche lui, che ha sempre vissuto all’Eur, è stato vicino ai camerati di Avanguardia nazionale: nel 1988 è stato processato – insieme ai leader del movimento Stefano Delle Chiaie e Adriano Tilgher, che oggi lavora in Regione con Teodoro Buontempo – e la Corte d’Assise lo condannò a un anno e nove mesi per violazione della legge sulle armi. Ora, dopo vent’anni, Alemanno gli ha dato le chiavi di un quartiere che conosce bene, quello del “mitico” bar Fungo, dove un tempo si ritrovavano quelli di Terza posizione, i ragazzi di Massimo Morsello e il gruppo di Giusva Fioravanti.
Mancini e Panzironi, ovviamente, si conoscono bene. A novembre il capo dell’Eur Spa ha assunto Dario, il figlio di Franco, già portaborse al Comune e ora funzionario con contratto a tempo indeterminato.
Mancini, l’uomo che dovrebbe gestire la Formula 1, è infatti amico di Massimo Carminati, tra i fondatori dei NAR e leader della sezione dell’Eur, simpatizzante di Avanguardia nazionale e sodale della Banda della Magliana.»

 Corriere della Sera 
 [L’articolo lo trovate QUI]

 Con la solita dovizia di particolari, Ugo Maria Tassinari (uno che conosce assai bene la fascisteria romana) scrive sempre a proposito di Mancini:

«Riccardo Mancini è un altro dei fedelissimi di Dimitri e si ritroverà imputato con lui nel processo per la ricostituzione di Avanguardia nazionale. Vent’anni dopo Peppe Dimitri diventerà consigliere politico di Alemanno e sarà lui a portargli in dote il rapporto con centinaia di militanti più o meno duri e puri della “piazza romana”. E il leader postfascista li trainerà con sé nella lunga marcia nelle istituzioni. A questo gioco è del tutto estraneo Carminati. Il “Nero”, a sua volta, quando è colpito da mandato di cattura per i Nar e decide di fuggire all’estero, è in compagnia di un altro avanguardista-rapinatore, Mimmo Magnetta, che delle “guardie runiche” era stato addirittura il capo. La polizia li aspettava al valico di frontiera e apre il fuoco a freddo, convinta che nell’auto ci fossero i capi superstiti dei Nar (Francesca Mambro, Giorgio Vale e Cavallini). Carminati perderà un occhio ma visto la pioggia di piombo scaricata dall’antiterrorismo se la caverà bene. Ma quell’esperienza lo segnerà per il resto della vita.»

 Ugo Maria Tassinari (10/12/2010)
 L’articolo completo lo trovate QUI.

A proposito di Beppe Dimitri, recentemente scomparso in un incidente d’auto, Tassinari ricorda:

 «Dimitri ha militato al liceo in Avanguardia Nazionale e dopo lo scioglimento del gruppo ha trasportato la lezione delle “Guardie Runiche” (il “corpo scelto” del gruppo) in Terza posizione. Alla fine degli anni ’70 è il leader più noto e più amato della “piazza nera” romana. Nell’estate del 1979 decide di organizzare una batteria di rapinatori per liberarsi dalla necessità del lavoro e finanziare la latitanza dei suoi amici avanguardisti. Mette a frutto la sua rete di amicizie politiche, che comprende funzionari di banca e guardie giurate, per assicurarsi buone “basi”. Carminati e un altro giovane “guerriero” destinato a una tragica fine, Alessandro Alibrandi, cresciuti all’Eur nel mito di “Peppe”, fanno parte del gruppo di fuoco. In due mesi compiono quattro-cinque rapine impeccabili per organizzazione.»

 Non per niente, per il sindaco Alemanno (un altro degli sceriffi della Law & Order) il problema sono gli studenti che protestano contro la riforma Gelmini..!

In quanto alle competenze dei nuovi vertici, c’è da dire che per la prima volta in 10 anni EUR S.p.A. chiude il suo bilancio in passivo, con pesanti perdite:

Esercizio 2003: il bilancio 2003 si chiude con utili di esercizio, al netto delle imposte, pari a circa 3 milioni di euro

Esercizio 2004: il bilancio 2004 si chiude con utili di esercizio, al netto delle imposte, pari a circa 8,2 milioni di euro

Esercizio 2005: il bilancio 2005 si chiude con utili di esercizio, al netto delle imposte, pari a circa 8,1 milioni di euro

Esercizio 2006: il bilancio 2006 si chiude con utili di esercizio, al netto delle imposte, pari a circa 20,1 milioni di euro

Esercizio 2007: L’esercizio si chiude con 21,9 milioni di utile

Esercizio 2008: utile pari a 3,5 milioni; al netto delle imposte pari a 3,9 milioni.
 
Esercizio 2009: il bilancio si è chiuso, a livello consolidato, con una perdita d’esercizio pari a 16,3 milioni di euro. Per quanto riguarda la Capogruppo EUR S.p.A. l’esercizio 2009 si chiude con una perdita d’esercizio, al netto delle imposte, pari a circa 12,7 milioni di euro.

 Fonte: http://www.romaeur.it/index.php?id=40

In merito alle perdite enormi in un solo anno, l’ad Mancini sostiene: “In ordine alla citata passività di bilancio, la perdita è stata pari a 12,7 mln euro e non a 16,3 mln/euro, come riportato dalla stampa. Ciò è derivato da fattori strutturali riferibili agli esercizi degli anni precedenti”.
E le perdite sarebbero legate agli investimenti inerenti l’apertura di tre nuove società legate al core business: Eur Power; Eur Congressi Roma; Eur Tel.
Secondo Borghini e Mancini, si tratterebbe “di investimenti produttivi, in grado di generare ricchezza per gli azionisti pubblici di riferimento”. Di sicuro, come società saranno ottime per piazzare qualche altro parente in attesa di stabile occupazione, come Dario (il figlio di Panzironi) rimasto provvisoriamente disoccupato dopo la scadenza del contratto presso il gabinetto del sindaco e subito assunto alla EUR S.p.A. per chiamata diretta.

Ciò stante, le previsioni per il bilancio d’esercizio 2010 puntano a realizzare un utile di 6 mln/euro, grazie a nuove partnership e nuovi investimenti.

Sarà… Però al momento non è dato sapere se le previsioni di recupero (e di utile netto) siano state davvero rispettate, dal momento che non è possibile visionare una copia del bilancio consolidato al 31/12/2010. Attendiamo fiduciosi…

È inutile dire che attualmente la stragrande maggioranza delle società partecipate dalla holding del Comune di Roma hanno chiuso l’anno 2010 in passivo e versano in pessime condizioni finanziarie, segnando il declino di una intera metropoli sempre più allo sbando…

 Continua.

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BELLA GENTE

Posted in Business is Business, Roma mon amour with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 1 marzo 2010 by Sendivogius

C’è del marcio in Danimarca
(W.Shakespeare – Amleto: atto I, scena IV)

In termini inversi, c’è da chiedersi se in Italia esista ancora qualcosa di sano…
Se la corruzione è una sciagura antica, senza bandiere di appartenenza, nel cosiddetto Belpaese ha assunto dimensioni tali da diventare strutturale, quale elemento endogeno nel carattere identitario di un’intera nazione, che ha fatto del malcostume diffuso il proprio tratto distintivo. E, come il vaso di Pandora, non smette di riversare i suoi mali nella sfacciata presunzione di impunità.
È un circolo vizioso, innestato su di un sistema economico già amorale per sua intrinseca natura e per questo più propenso a delinquere. Ciò che stupisce è la ribalta degli stessi personaggi, la riproposizione delle solite facce di sempre, legate con doppio filo ad un passato che non vuole passare, secondo un copione fin troppo noto.

LA ‘FRODE CAROSELLO’
 L’ultima (ma non definitiva) della serie, è l’ennesima truffa finanziaria che ha tra i principali protagonisti due delle principali compagnie di telefonia italiane: FASTWEB e TELECOM Italia tramite la propria controllata SPARKLE.
Sembra che i due colossi delle tlc si fossero specializzati nella compravendita fittizia di servizi telefonici, tramite un’intricata serie di triangolazioni societarie e finte fatturazioni, finalizzata alla creazione di falsi crediti IVA.
Il giochino contabile, conosciuto nell’ambiente come “Frode Carosello”, andava avanti almeno dal 2002 ed ha comportato un danno di 365 milioni di euro, per mancati introiti, alle esangui casse di uno Stato, particolarmente prodigo quando c’è però da favorire i ladroni amici…
Nella sua estensione, la natura della frode è molto più complicata. Tuttavia, una delle varianti più semplici consiste nella vendita di traffico telefonico ad aziende estere in ambito europeo, esenti dal pagamento dell’IVA secondo la normativa comunitaria. Per la transazione internazionale, ci si avvale di intermediari commerciali: sono società di comodo per il transito di capitali, con sede nazionale ed estera (Panama; USA; Svezia).
Le Limited straniere (chiamiamole Beta) acquistano i pacchetti telematici dalle grandi compagnie italiane (Alfa). Questo tipo di transazioni, in quanto esportazioni estere, non sono soggette al pagamento dell’IVA, per mancanza del presupposto territoriale.
A loro volta, le stesse aziende estere rivendono il pacchetto appena acquisito ad una o più società terze (denominate ‘cartiere’), con sede in Italia, che rigirano nuovamente il prodotto alle compagnie originarie (sempre Alfa). Queste ultime versano in anticipo il pagamento dell’IVA sul prodotto riacquistato, direttamente nelle casse della società cartiera. In questo modo, Telecom Sparkle (o chi per lei) vanta un credito d’imposta nei confronti del Fisco italiano; si tratta di un rimborso che può scorporare in fase di bilancio dal resto delle somme da versare all’erario.
La ‘cartiera’ (Gamma) non solo si guarda bene dal versare l’IVA dovuta, ma viene altresì posta in liquidazione (o fallimento) a transazione avvenuta, per rinascere sotto altro nome e pronta a ricominciare il giro, con i suoi flussi di cassa virtuali.
Il cosiddetto mobile phone supply (traffico di schede prepagate; accesso a servizi internet…) è totalmente inesistente, così come è fittizia la compravendita di servizi in realtà mai forniti, tramite le ‘cartiere’ che erogano false fatture, incrementando i rimborsi e creando fondi neri.
È più o meno, quanto avveniva in SPARKLE, sotto la famigerata amministrazione TELECOM di Marco Tronchetti Provera. Grossomodo, sembra sia il caso della FASTWEB guidata da Silvio Scaccia.

Operazione PHUNCARD-BROKER
 Nel 2004, su segnalazione dell’Agenzia delle Entrate di Roma, il Nucleo di Polizia Valutaria della Guardia di Finanza avvia una serie di indagini tributarie sui bilanci di TELECOM per sospetta elusione fiscale. I finanzieri scoprono una serie di ingenti movimenti contabili poco chiari, tra intermediari italiani ed esteri, con società finlandesi che fatturano miliardi per gestire traffici telefonici da Parigi a Roma. L’interesse delle Fiamme Gialle si concentra sulla concessione dei ‘servizi’ dial-up (la truffa dei numeri dialer) e, seguendo il groviglio delle società coinvolte, vira rapidamente verso FASTWEB in merito alla commercializzazione delle Phuncards: carte prepagate per l’accesso, tramite un sito internet, a contenuti tutelati dal diritto d’autore (royalties). Salvo scoprire che non esiste alcun sito né diritto tutelato, ma solo una massiccia produzione di fatture false per operazioni mai effettuate.
Al contempo, sempre a Roma, i Carabinieri del ROS indagano su un giro di usura ai danni di un imprenditore locale, taglieggiato da… un ufficiale della Guardia di Finanza del nucleo anti-estorsioni!
“L’11 febbraio 2004 la Procura di Roma chiede ai carabinieri dei Ros di riscontrare le dichiarazioni della denuncia presentata da Vito Tommasino, che accusava il maggiore Luca Berriola di averlo ricattato e di avergli prestato soldi a tassi d’usura incredibili.”
Berriola utilizza l’imprenditore Tommasino, per far rientrare dall’estero 1,5 milioni di euro su un suo conto corrente cifrato panamense e riconducibile alla Broker Management SA, i cui flussi finanziari sono risultati ricollegabili al traffico di carte telefoniche sulle quali stanno già indagando i militari del Nucleo valutario della GdF.
Agli inquirenti non serve molto per capire che le indagini sono strettamente collegate: tanto i militari della Finanza tanto quelli dell’Arma, stanno investigando sulla medesima banda criminale coinvolta in due diverse operazioni di riciclaggio.
Le due indagini vengono quindi riunite e poste sotto il coordinamento della Procura Distrettuale Antimafia di Roma, fino ai 56 arresti degli ultimi giorni per associazione a delinquere transnazionale pluriaggravata.

I BRICCONCELLI
A gestire l’immenso giro di denaro sporco è un’agguerrita cricca di riciclatori professionisti, che opera su dozzine di conti correnti. L’intraprendente gruppo traffica in diamanti e beni di lusso; non disdegna di investire i suoi proventi nel mercato delle armi e in forniture militari nel sud-est asiatico. In eccesso di liquidità, effettua compravendite immobiliari e cerca persino una partecipazione in FINMECCANICA. Inoltre, attraverso una galassia di piccole società, offre i propri servizi di intermediazione finanziaria ai manager di Fastweb e Telecom Sparkle.
Nell’organizzazione confluiscono neo-fascisti militanti, vecchi esponenti della Banda della Magliana e capibastone delle ‘ndrine crotonesi.
Ma nel mazzo ci sono pure consulenti finanziari e liberi professionisti, manager in carriera e specialisti in intermediazioni d’affari sui mercati esteri. Ognuno col suo soprannome, come si conviene nel bestiario della mala romana. È divertente notare come uno dei principali broker implicati nel riciclaggio internazionale, Marco Toseroni (detto er Pinocchio), presenti l’attività nel proprio curriculum vitae:

“In 21 investimenti, ho assunto il ruolo di consulente e successivamente di dirigente essendo coinvolto nel processo di selezione delle opportunità di investimento e negoziazione dei deal (operazioni commerciali n.d.r). Ho inoltre svolto attività di consulenza finanziaria e di pianificazione strategica rivolte ad imprese a conduzione familiare in ordine al perfezionamento di acquisizioni, allo sviluppo di canali commerciali all’estero, alla ristrutturazione del business”

Più che un clan mafioso, è un piccolo partito del malaffare organizzato che vanta persino un proprio rappresentante in Senato: Nicola Paolo Di Girolamo. Ma andiamo per ordine…

 Gennaro MOKBEL. È il Mister X di questa sorta di Spectre capitolina. Mokbel, madre napoletana e padre egiziano, 50 anni ben portati, è una vecchia conoscenza della DIGOS romana…
Vecchio fascistone dalle simpatie neo-naziste, in gioventù bazzica gli ambienti eversivi di Terza Posizione, entrando presto nella rete di fiancheggiatori dei NAR. Infatti, nel maggio 1992, viene arrestato durante un blitz dell’UCIGOS insieme ad Antonio D’Inzillo, un latitante che Mokbel nasconde in casa sua, e si becca tre mesi di reclusione. Con gli anni, si dedica al più lucroso traffico di stupefacenti, guadagnandosi a contorno una serie di condanne per ricettazione, detenzione di armi da fuoco, lesioni aggravate, e “usurpazione di titoli”, prima di riciclarsi come imprenditore criminale. Tuttavia, non dimentica i vecchi camerati (Mambro, Fioravanti, Pedretti) ai quali si vanta di pagare le spese legali. Ne parla al telefono con Carmine Fasciani, esponente della criminalità romana, legato ai resti della Banda della Magliana:

“Valerio e Francesca… Dario Pedretti…te li ricordi tutti?… Li ho tirati fuori tutti io …tutti con i soldi mia, lo sai quanto mi so costati Ca’?… un milione e due…un milione e due!”

Un discorso a parte merita Antonio D’Inzillo, giovanissimo killer dei NAR passato alla Banda della Magliana. Per chi ha letto ‘Romanzo Criminale’ di Giancarlo De Cataldo, D’Inzillo è Il Pischello.
A.D’Inzillo, classe 1963, figlio di un noto ginecologo della Capitale, comincia la sua militanza politica nei CLA (Costruiamo l’Azione) d’ispirazione ordinovista.

Il 17/12/1979 a Roma un commando dei NAR uccide il 24enne Antonio Leandri [maggiori dettagli li trovate QUI]. I killer materiali sono Bruno Mariani e Giusva Fioravanti; l’autista alla guida di una Fiat 131 rubata è il 16enne D’Inzillo. Il gruppo di fuoco viene arrestato quasi subito, tranne Fioravanti che riesce a scappare.
Bruno Mariani ha 19 anni, una militanza studentesca in Avangurdia Nazionale ed amicizie con l’ala militare dei CLA, dove conosce D’Inzillo che si unisce alle sue scorribande squadriste. Dopo l’arresto per l’omicidio Leandri, il minorenne D’Inzillo viene condannato in primo grado a 15 anni di reclusione, ma nel marzo 1985 viene scarcerato per decorrenza dei termini di custodia cautelare.
Il 02/03/1989 viene nuovamente arrestato, insieme a due camerati di TP, presso il deposito bagagli della stazione Tiburtina di Roma, mentre ritira un borsone con le armi dei NAR. Nel gruppetto c’è anche Giorgio De Angelis, attualmente consigliere del sindaco Alemanno.
 In carcere D’Inzillo rimane poco anche stavolta, sempre per decorrenza dei termini di custodia, tuttavia fa in tempo a conoscere Marcello (Marcellone) Colafigli, uno dei boss della Magliana, ed a prendere contatti con l’omonima banda.
Cocainomane abituale, D’Inzillo viene successivamente accusato di aver provocato la morte, durante una lite, di Patrizia Spallone con la quale ha una relazione sentimentale. La ragazza è la nipote del chirurgo di Togliatti.
D’Inzillo fugge in Belgio, ma nel 1991 viene estradato in Italia per traffico di stupefacenti.
Nel 1993, nell’ambito della faida che vede coinvolti vari esponenti della Banda della Magliana, viene incriminato per l’assassinio di Enrico De Pedis, detto Renatino (è il Dandy di ‘Romanzo Criminale’), boss del gruppo dei ‘Testaccini’, ammazzato il 02/02/1990.
A questo punto, D’Inzillo si dà alla latitanza e di lui si perdono (apparentemente) le tracce. 
Ufficiosamente, D’Inzillo si trasferisce in Africa dove fa il mercenario per gruppi paramilitari, che gestisce in proprio ed affitta per servizi particolari in Kenya, Congo, Uganda… in quanto lavora “al servizio di apparati governativi come coordinatore militare di attività segrete, assolutamente illecite, quali la raccolta e il trasporto di legname rubato in territorio sudanese oltre al traffico di particolari risorse minerarie, come l’oro del Congo”. In Uganda si mette sotto la protezione del presidente Museveni, organizza squadre di autodifesa  contro i macellai dell’LRA, e si dedica al lucroso traffico internazionale di diamanti, che (guarda caso) costituiscono una voce importante negli investimenti di Gennaro Mokbel, che sembra procurarsi la materia prima con estrema facilità tramite dei canali privilegiati…
Rintracciato dalla magistratura italiana, nel 2008 D’Inzillo muore. Una scomparsa provvidenziale che però non produce cadaveri, visto che il corpo è stato cremato e, al di fuori del certificato, nulla attesta il decesso. Incredibilmente, la notizia la trovate QUI.

 Fabrizio RUBINI. Già rinviato a giudizio per omicidio aggravato  (QUI), è un nome noto alla Polizia: “nel 2005 è finito in carcere a Regina Coeli, accusato di aver ucciso il rivale in amore, un geometra di Ostia. Nonostante l’accusa grave e le intercettazioni che inchiodavano lui e l’amante, Rubini è stato scarcerato nel 2006. Sembra si sia rimesso subito in affari. Rubini, commercialista noto della Capitale, è stato socio con Di Girolamo in varie società (Wbc srl; Emmemarine srl; Progetto Ristorazione), ma secondo gli inquirenti ora mira in alto: sarebbe lui l’intestatario di un conto a San Marino dove vengono accreditati milioni di euro, soldi che la banda mandava dalle società di vari paradisi fiscali” (fonte La Repubblica).

 Paolo COLOSIMO. Avvocato vicino agli ambienti neo-fascisti della Capitale, è il difensore di Niccolò Accame, ex portavoce di Francesco Storace, nel processo Lazio-gate. È anche l’ex legale dell’immobiliarista Danilo Coppola: uno dei Furbetti del Quartierino. Coppola è indagato dalla Procura di Roma per sospette operazioni di reciclaggio per conto di Enrico Nicoletti, il cassiere della ‘Banda della Magliana’, Aldo De Benedittis ed i fratelli Ascenzi, a loro volta legati ad Enrico Terribile e tutti cresciuti sotto l’ombra protettiva della Bandaccia.
Nel maggio 2007, l’avv. Colosimo viene arrestato per associazione a delinquere finalizzata alla bancarotta fraudolenta ed intestazione fittizia di beni, in seguito al crack del gruppo Coppola, quindi posto agli arresti domiciliari. Tra l’altro, l’avvocato aveva già all’attivo una condanna per porto abusivo di armi da sparo.
Ma Paolo Colosimo è anche il difensore di fiducia di Giuseppe Arena, affiliato all’omonima cosca calabrese, operante nella provincia di Crotone…

 Franco PUGLIESE. 53 anni, è stato condannato in via definitiva per oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale, violazione di sigilli, abusivismo edilizio, ricettazione, estorsione ed usura.
Nel maggio del 1997 il Tribunale di Crotone confisca a Pugliese beni per un valore di 12 miliardi di lire. Al presunto boss, in quell’occasione, fu applicata la sorveglianza speciale per tre anni.
Inoltre, Franco Pugliese è strettamente legato alla famiglia mafiosa degli Arena,
“in considerazione del fatto che la figlia Mery è la compagna del latitante Fabrizio Arena (il cui padre, Carmine, uno degli esponenti storici dell’omonima cosca di Isola Capo Rizzuto risulta ucciso in un eclatante agguato mafioso nel 2004, mediante l’esplosione di un colpo di bazooka) e la sorella PUGLIESE Vittoria risulta sposata con Nicoscia Pasquale, già inserito nell’omonima cosca e assassinato in data 11/12/04.” (Tribunale di Roma, 23/02/2010)

Roberto MACORI. Già condannato in via definitiva per bancarotta fraudolenta ed evasione fiscale, è l’inviato speciale di Mokbel nei rapporti di collaborazione con i calabresi.

Nicola DI GIROLAMO È il pezzo pregiato della collezione Mokbel: l’utile idiota posto a rappresentare gli interessi della banda in Parlamento, con la gentile collaborazione della ‘Ndrangheta calabrese.
Romano, avvocato, imprenditore, il 50enne Di Girolamo cura il giro di intermediazioni societarie per conto di Mokbel, si preoccupa di reinvestire i capitali illeciti e dell’esportazione di valuta all’estero (Panama e Hong Kong). Soprattutto, è coinvolto nelle intestazioni fittizie di beni e nel riciclaggio internazionale, con l’aggravante di rivestire il ruolo di promotore ed organizzazione dell’associazione a delinquere, secondo quanto riportato dai magistrati.
Vuoi perché Di Girolamo abbia ambizioni politiche… Vuoi perché Mokbel ritenga la rappresentanza parlamentare utile alla causa… Com’è, come non è, ad un certo punto la banda decide di candidare Di Girolamo alle elezioni.

BIRBANTELLI IN PARLAMENTO
Nel 2007 anche Gennaro Mokbel aveva tentato la via politica aderendo ad “Alleanza Federalista”, un movimento nato nell’ottobre 2003 come costola romana della LEGA NORD. Dopo aver assunto la carica di ‘segretario regionale’, Mokbel distribuisce le cariche tra moglie e parentado associato.

“Nell’ottobre 2007, a seguito dei contrasti con i vertici di Alleanza Federalista accusati di immobilismo ma soprattutto di non coinvolgere MOKBEL Gennaro nella condivisione/scelta delle strategie politiche, maturerà la decisione di costituire un autonomo gruppo politico a cui veniva dato il nome di Partito Federalista Italiano. Partito attraverso cui venivano avviati una serie di contatti con esponenti politici di primo piano, che culmineranno nella candidatura alle elezioni politiche del 13 e 14 Aprile 2008 di DI GIROLAMO Nicola, quale candidato al Senato.”

 (Atti dell’inchiesta)

È Mokbel che pensa a tutto: soldi, finanziamenti, appoggi politici, alleanze, strategie… Tanto che l’avv. Di Girolamo sembra quasi disinteressarsi alla sua campagna elettorale. E mal gliene incolse!
Le intercettazione telefoniche la dicono lunga su quale fosse la reale stima del suo capo e la considerazione di cui gode Di Girolamo nel resto del gruppo:

“Hai sbagliato però… a Nicò… ma tu ma dove cazzo… che me stai a pija per culo?!? A Nicò guarda che io… ti do una capocciata eh… Nicò?!? (…) Io me altero che tu me prendi per il culo… Io te indico come segretario politico… che so due giorni che me dice c’abbiamo una serie di incontri… col sindaco de Marino, con tutta gente… e tu non m’hai… non mi hai mai fatto una telefonata! Nicola io non so se tu sei capace a comportarte o sei non sei capace a fare delle cose. Tutti gli altri esistono per darte ‘na mano a farle ‘ste cose, non per essere trattati con sufficienza, con menefreghismo, con superficialità… Nicò, non stai facendo un cazzo, perdendoti nelle tue elucubrazioni, ti ho avvisato la prima, ti ho avvisato la seconda, e ti ho avvisato la terza volta… qui si tratta che tu stai sulla luna (…) e rimani ne a luna… perché io appresso a un coglione come te nun me ce ammazzo… Nicò… hai capito?!? Non ce perdo tempo, non ce perdo più soldi! Ti ho continuato a dire: tocca fare questo, tocca fare quello, tocca fare quest’altro… tu fai solo una confusione inutile, giri su te stesso, fai rodere il culo a tutti quanti… poi siccome non te dicono un cazzo a te, vengono da me… oh che dovemo fa?!? L’incontro tocca farlo, st’altra cosa tocca farla… e a un certo punto me so rotto i coglioni, capito caro Nicola?  Vai a fare il senatore, prendi i tuoi sette mila euro al mese, vattene affanculo a me non me rompe li coglioni sennò te metto le mani addosso!”

Vista la caratura del candidato, per la bisogna, Gennaro Mokbel si appoggia alla comprovata esperienza delle cosche calabre nel reperimento voti. E qui entra in gioco Franco Pugliese, che si accolla il disturbo in cambio del pagamento delle spese e di un prestanome a cui intestare uno yacht appena acquistato. Roberto Macori (l’uomo di Mokbel) e  Giovanni GABRIELE (il referente della cosca) volano subito in Germania, nella zona di Stoccarda, dove iniziano a rastrellare voti tra gli immigrati calabresi, procacciandosi schede elettorali in bianco da falsificare.
Di Girolamo viene eletto nelle liste PDL per la circoscrizione estera – collegio Europa e diventa senatore della Repubblica con 22.875 voti validi. Il 29/12/08 il sen. Sergio De Gregorio (Pdl) annuncia la nomina di Nicola Di Girolamo a vicepresidente della sedicente fondazione “Italiani nel mondo”. Diventa membro della III° Commissione Affari Esteri del Senato ed entra a far parte anche del Comitato per le questioni degli Italiani all’estero.
Tuttavia, a scanso di equivoci, subito dopo l’elezione Mokbel ricorda al neo-eletto senatore chi è che comanda davvero:

“Da ‘sto momento la vita tua è questa: senato, viale Parioli, viale Parioli, senato e a casa. Poi da viale Parioli si decide co’ chi devi sta a pranzo, con chi devi sta a cena, che devi incontra… chi dobbiamo vede’, i viaggi che se demo fa… Se lo capisci, bene! Sennò vattene per i cazzi tua, prendi un milione e cento e va a… Mettemo un altro… non c’ho tempo da perde”

E non perde occasione per ribadire il concetto al povero senatore pezza da piedi che, tra minacce e umiliazioni, fa quasi pena:

“Mò ricordati che devi paga’ tutte le cambiali che so state aperte e in più devi paga’ lo scotto sulla tua vita, Nicò perché tu una vita non ce l’avrai più.. ricordati che dovrai fare tutte le tue segreterie, tutta la gente sul territorio, chi te segue le Commissioni, il porta borse, l’addetto stampa, il cazzo che se ne frega… ma come ti funziona ‘sto cervello Nicò?”

Pare infatti che Di Girolamo non sia stato poi un grande investimento politico… Preoccupato di cancellare le tracce che possano collegarlo alla sua passata attività di riciclatore, fa casino sui vecchi c/c e sull’allineamento dei ‘poteri di firma’. Soprattutto, prende iniziative autonome dal resto della banda e pasticcia con gli svizzeri della Egobank di Lugano. Il senatore infatti è preoccupato di finire come Coppola e Fiorani.
Di errore in errore, Di Girolamo continua a suscitare le ire del ras della Camilluccia, che non lesina complimenti alla sua creatura malriuscita:

MOKBEL: «Se t’è venuta la “candidite”, se t’è venuta la “senatorite” è un problema tuo, però stai attento che ultimamente te ne sei uscito 3-4 volte che io sò stato zitto, ma oggi mi hai riempito proprio le palle Nicò, capito?!? Se poi dopo te e metto tutte in fila e cose… abbozzo du volte… tre volte…»
DI GIROLAMO: «Comunque, guarda, mi dispiace…»
MOKBEL: «Devo aprì bocca Nicò? devo aprì a bocca mia? Io quando apro a bocca faccio male, a secondo del male che si fa, Nicò, hai capito? Vuoi che parlo io?
(…) Non me ne frega un cazzo, a me di quello che dici tu, per me Nicò puoi diventà pure presidente della Repubblica, per me sei sempre il portiere mio, cioè nel mio cranio sei sempre il portiere, non nel senso che tu sei uno schiavo mio, per me conti come il portiere, capito Nicò? Ricordati che io per le sfumature mi faccio ammazzà e faccio del male!»

In un’ampia scelta di casistiche, il senatore Di Girolamo può scegliere se essere lo schiavo, il portiere, o il pupazzo di Mokbel:

“lui è legato a me non da filo doppio, ma da cento fili… senza de me è finito, non può far nient’altro”

Tuttavia, non tutte le ciambelle riescono col buco…
Già alla vigilia della sua elezione a senatore, Di Girolamo viene sospettato di aver falsificato la sua residenza all’estero. Il Tribunale di Roma ne chiede l’arresto per attentato ai diritti politici, falso ideologico, false dichiarazioni, e falsificazione di atti pubblici.
 Settembre 2008; il Senato non concede l’autorizzazione a procedere l’arresto contro Di Girolamo e rinvia l’ipotesi di decadenza dal seggio senatorio alla Giunta delle Elezioni per il Senato.
 20 ottobre 2008; la Giunta delle Elezioni ordina l’annullamento della nomina, ma la decisione viene sospesa per l’intervento dal senatore Andrea Augello (Pdl), ventriloquo di Alemanno a Roma.
 29 Gennaio 2009; il Senato rimette la decadenza Di Girolamo come senatore, alla futura sentenza penale.
 Febbraio 2009. Si sveglia il ferale presidente del Senato, Renato Schifani, che promette tempi certi per la rimozione dell’imbarazzante senatore, avvertendo fortemente l’esigenza di eiattare il degno prodotto del ‘popolo delle libertà’…

“Sei una grandissima testa di cazzo… Nicò sei proprio sballato. Sei una grande delusione, lo sai Nicò?” 

(Gennaro Mokbel)

CAMERATA ANDRINI, PRESENTE!!
 Stando alle amabili definizioni del gran capo, se Di Girolamo è un “coglione” è pur vero che questi vanno sempre abbinati in coppia…
Che cosa è successo? Per essere candidati nella Circoscrizione Europa, bisogna innanzitutto risiedere all’estero. E non è il caso dello strapazzato Di Girolamo.
A falsificare i certificati di residenza, ci pensa un altro fenomeno da baraccone pescato tra i protetti di Gianni Alemanno. Si tratta dell’ormai famoso Stefano Andrini: un personaggio dagli interessanti contatti…
Andrini infatti conosce bene l’ambasciatore italiano in Belgio, Sandro Maria Siggia. Inoltre, entra in contatto con Aldo Mattiussi, un funzionario del Consolato italiano a Bruxelles, che provvede a certificare la falsa residenza dell’avv. Di Girolamo nella capitale belga.
Stefano Andrini si preoccupa pure di scegliere l’alloggio per l’aspirante senatore e non ha niente di meglio che indicare, nell’attestazione di residenza, un trilocale in uso a studenti fuori sede…
Andrini ha un amico suo pugliese che è “borsista” (mò si chiamano così) presso il Parlamento Europeo. Il borsista ha un appartamento in locazione, che sub-affitta ad altri ragazzi per pagarsi le spese. E si offre di ospitare pure Di Girolamo.
Persino gli inquirenti non resistono dall’ironizzare sulla brillante sistemazione offerta da Andrini:

«Ed è questa sistemazione che viene scelta a Bruxelles come “residenza” del futuro senatore della Repubblica. Si tratta di un appartamento evidentemente inidoneo, costituito da un salone, due stanze e servizi, in cui il professionista romano, avv. Di Girolamo Nicola Paolo, avrebbe dovuto risiedere dormendo sul divano-letto della sala, poiché le due camere erano già occupate da altri ragazzi»

Poi, come al solito, Di Girolamo ci mette del suo e sbaglia a trascrivere l’indirizzo, fino all’epilogo di questi giorni.
Alla luce dei fatti, visto l’enorme potere che la categoria ingiustamente sottovalutata può acquisire ed esercitare, la domanda nasce spontanea: quanto può essere pericoloso un coglione?

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Posted in Roma mon amour with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 2 settembre 2009 by Sendivogius

Movida & Basurasaluto di Alemanno
 Nella Roma Città Sicura, lo sport più diffuso sembra essere diventato la caccia all’asiatico (Pigneto; Trullo; Monteverde; Villa Gordiani; Tor Bella…) E quando non si trovano stranieri isolati da linciare, per fortuna c’è sempre qualche frocio da pestare. 
È
la “Roma che cambia” del sindaco Alemanno. Biasimo in pubblico, compiacimento in privato. A propria discolpa, si può sempre ostentare una finta tolleranza, grazie all’istituzione ufficiale di ghetti dove poter colpire impunemente. In sintonia col nuovo corso politico, la scialba Estate romana si chiude degnamente, in un crescendo omofobo da record:
 22 Agosto, EUR. Accoltellamento di due omosessuali all’uscita del Gay-Village.
 26 Agosto, Portonaccio. Incendio del Qube, locale solito organizzare serate omosex.
 01 Settembre, S.Giovanni. Bombe carta lanciate tra i passanti (presumibilmente gay) in prossimità della cosiddetta gay-street.
Vaporizzata ogni opposizione, contro la risorgenza squadrista deve essere sembrata una risposta forte la recente promozione di
Stefano Andrini ai vertici dell’AMA.
Stefano Andrini Stefano Andrini è un estremista di destra, con trascorsi giovanili piuttosto burrascosi nella galassia neofascista.
Nel 1988, invece del solito pellegrinaggio alla tomba del duce, previsto nella liturgia missina, Stefano Andrini, insieme al fratello Germano, va in gita a Wunsiedel in cameratesco omaggio a Rudolf Hess, gerarca nazista.
Il 10 Giugno 1989, i gemelli Andrini massacrano con tubi di ferro due ragazzi fuori il cinema Capranica. Uno degli aggrediti,
Andrea Sesti, entra in coma con frattura della scatola cranica, riportando lesioni permanenti. Il raid costa ai due nazistelli in erba, che nel frattempo sono scappati in Svezia, una condanna per tentato omicidio e lesioni aggravate (4 anni e 8 mesi).
Negli anni successivi, secondo le informative della DIGOS romana, Stefano Andrini intensifica i suoi contatti coi gruppi skinheads, bazzicando il
“Movimento Politico Occidentale” di Maurizio Boccacci. Soprattutto frequenta gli ambienti di “Alternativa Nazional-Popolare”, formazione fondata dall’ex ordinovista Stefano Delle Chiaie: l’allucinato Caccola con la passione per i golpe militari. E proprio grazie all’immarcescibile Caccola, il giovane Andrini avvia un’utile carriera da pubblicista.
Nel Febbraio 1994, tanto per tenersi in allenamento, Andrini viene arrestato insieme ad altri skins con tanto di elmo vichingo calato sulla testa, dopo una nuova spedizione punitiva alla facoltà di Giurisprudenza nell’Università ‘La Sapienza’ di Roma. Durante una perquisizione domiciliare, ad Andrini viene contestato anche il possesso di una pistola calibro 22 e di un tirapugni.
La notizia la potete leggere qui. 
Naturalmente sono tutte “becere strumentalizzazioni” da parte di malevoli detrattori.
Sul finire degli anni ’90 si iscrive ad AN e si ritaglia una nuova veste istituzionale al fianco di
Mirko Tremaglia, col quale scazza di brutto, pare, per questioni di denaro e gestione fondi. Tant’è che l’ex repubblichino lo caccia via in malo modo e senza troppi complimenti.

Andrini dietro Tremaglia

Poco male, perché nel 2007 Stefano Andrini si ricicla al fianco di Luigi Pallaro (nel frattempo passato a destra), aderendo al suo movimento “Associazioni italiane in Sud America”.
Andrini si candida alla Camera, ma senza successo. Tant’è che la parabola dell’ex squadrista sembrerebbe avviata ad un rapido tramonto. In apparenza. 
Nell’Ottobre del 2008, a 39 anni Stefano Andrini viene assunto per chiamata diretta all’AMA come “dirigente”. Si tratta infatti dell’uomo giusto nel posto giusto: l’AMA è l’azienda municipalizzata che si occupa della raccolta rifiuti.
Il ragazzo deve avere delle doti inaspettate quanto nascoste, perché già a Maggio del 2009 si parla di una sua possibile promozione,
“per le competenze dimostrate ed il possesso dei requisiti professionali adeguati e per il suo precedente curriculum lavorativo”. Infatti è prossima la sua nomina ad Amministratore delegato dell’AMA Ambiente: la branca aziendale responsabile dei servizi ambientali. Una carriera lampo!
Quali siano queste straordinarie competenze però non è dato sapere. La direzione dell’AMA si è concessa due giorni, prima di riuscire a presentare un curriculum accettabile del nuovo supermanager comunale, profumatamente stipendiato coi pubblici quattrini.
Sappiamo, per esempio, che dal 1997 al 2000 è stato amministratore unico della fantomatica
Ikonaut software AB. Si tratta di un’azienda informatica che non ha un sito internet (!) Da nostre ricerche (incomplete) pare che abbia sede in Svezia, dalle parti di Malmö, e in passato si sarebbe occupata dello sviluppo di applicativi per la comunicazione mobile (probabile trasmissione dati in GSM). Ma sono solo supposizioni, perché sulle attuali (e passate) attività della Ikonaut, sui suoi profili gestionali, nulla di certo si conosce. Strano, perché Andrini in compenso pare abbia curato il sito web per gli Irriducibili della Lazio.
In altre parole, fuffa!
Dal 2002 al 2004 ha cumulato vari contratti di collaborazione in giro per patronati sindacali: UGL (Enas; Fast-Confsal) e CISL (Fit-Cisl). Cosa faceva il giovane Andrini? Compilava i CUD per i pensionati? Stava allo sportello utenti del CAF? Boh?!?
Ancora fuffa!
Dal 2003 al 2006 (sono gli anni fortunati trascorsi dietro all’on. Tremaglia) lavora come “esperto” presso il “Ministero degli Italiani nel mondo”.
Sempre fuffa!
Anni 2005-2006 collabora alla realizzazione di un “progetto per la classificazione dell’intermodalità del sistema trasporti presso la Fit-Cisl Trasporto Aereo”.
Ha per caso a che fare con la ricezione bagagli all’aeroporto di Fiumicino, che tanto ha fatto infuriare Alemanno di ritorno dalle vacanze? Non si sa! Perché ulteriori dettagli al momento scarseggiano.
Soprattutto è stato membro del “Dipartimento Esteri” di Alleanza Nazionale.
Altra fuffa.
Resta invece sconosciuto il titolo di studio di Andrini, evidentemente non considerato fondamentale.

Blocco StudentescoTeam Building a P.za Navona. Futuri manager?!?

Visti gli straordinari requisiti che hanno determinato l’assunzione per chiamata all’AMA, direttamente come “funzionario”, riportiamo anche gli eccezionali meriti per una carriera tanto fulminea. Leggiamo da Libero:

“Attualmente coordina il gruppo Affari europei e finanziamenti comunitari dell’azienda e si è distinto, in questi mesi, per aver condotto a buon fine in via stragiudiziale un contenzioso tra Ama spa e Fao che durava da 15 anni, permettendo all’azienda di recuperare 2,5 milioni di euro di mancato pagamento della Tariffa rifiuti e la ripresa del servizio”.

È arrivato Pensace! La causa giudiziaria che opponeva l’AMA alla FAO, in evidente morosità, si è finalmente conclusa dopo un quindicennio di pendenze legali ed il merito è tutto di Andrini, assunto in concomitanza con la sentenza definitiva.

“Andrini, inoltre ha guidato due commissioni straordinarie: una sugli impianti di lavaggio dei mezzi Ama, l’altra sulle aree destinate al deposito dei cassonetti le cui conclusioni hanno consentito all’azienda un risparmio di oltre mezzo milione di euro”.

Stronzata o Cazzata?!?
Commissione-straordinaria-impianto-lavaggi-veicoli… aree destinate al deposito dei cassonetti… risparmio mezzo milione di euri…
Vabbé che c’è gente che nella vita non ha mai fatto un beneamato cazzo e queste possono sembrare imprese epocali… però non scherziamo, suvvia!

Grande sponsor di Andrini risulta essere l’ingegner Franco Panzironi, amministratore generale dell’AMA.
Perciò sono assolutamente fuoriluogo gli appelli ed i richiami al povero sindaco Alemanno (alias Retromanno) che, dopo aver categoricamente smentito ogni promozione per Andrini (è un’invenzione totale), di fronte all’evidenza dei fatti ha rimesso il merito della scelta all’ad Panzironi, ed alla sua esclusiva autonomia gestionale.
Infatti, in virtù del noto principio di competenza ed autonomia, l’ingegnere Franco Panzironi è stato messo al comando dell’AMA proprio da Alemanno, del quale Panzironi è per l’appunto un fedelissimo. Prima di arrivare all’AMA, Panzironi presiedeva l’UNIRE, l’Ente che gestisce le agenzie ed i giochi ippici, guadagnandosi l’evocativo soprannome di Terminator.

“All’Unire Panzironi è riuscito a produrre in pochi anni un rosso di bilancio da far intervenire la Corte dei conti, ad affossare un settore vitale e produttivo come quello dei cavalli, a guadagnarsi un rinvio a giudizio, a sospendere per privacy (forse dei cavalli) la pubblicazione dei casi di doping”
 (Economy – 2 Ottobre 2008)

La gestione Panzironi ha comportato il commissariamento dell’ente in seguito ad un pesante disavanzo patrimoniale, dissesti di bilancio, aggravati da sfortunate scelte gestionali relativi a diritti TV non pagati e canoni di concessione evasi.

“Gestione pessima, con bubboni come un grave disavanzo patrimoniale, l’antidoping da rifondare, un tentativo di scontare anche retroattivamente decine di milioni di euro alle agenzie ippiche per canoni relativi all’uso del segnale della Tv ippica non pagati ecc. Ebbene, tutti gli elementi con risvolti di carattere penale sono stati trasmessi sia alla Procura della Corte dei Conti, sia alla Procura delle Repubblica che ha fatto scattare il procedimento sfociato in un processo. Forse non l’unico. Dovrebbero infatti esistere altri atti trasmessi al vaglio della la giustizia. Quello relativo al prossimo giudizio riguarda la consulenza esterna assegnata, dal 2003 sino al marzo 2004, all’allora onorevole di An Alessandro Galeazzi presso l’area tecnica della Sella. Consulenza ritenuta illegittima, come sostenuto anche dalla Corte dei Conti per il Lazio, che aveva già notificato a Panzironi una citazione e una richiesta di risarcimento danni per oltre 155.000 euro. IMPROROGABILE Sulla stessa lunghezza d’onda anche Guido Melzi, che ha dedicato alla vicenda un capitolo della sua delibera di licenziamento, la cui applicazione dovrebbe diventare improrogabile anche per il ministro De Castro, che ha mostrato verso Panzironi atteggiamenti apparentemente più morbidi. * * * COSA RISCHIA Fino a sei anni di detenzione Franco Panzironi verrà processato in base a due articoli del codice penale. Il n° 323 riguarda l’abuso d’ufficio (chi procura intenzionalmente a sé o ad altri un ingiusto vantaggio patrimoniale) e prevede una pena da 6 mesi a 3 anni. L’altro è il 479, riguarda il falso ideologico commesso da pubblico ufficiale in atto pubblico: da 1 a 6 anni.” 

Gazzetta dello Sport – 25 Gennaio 2007.
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Come si può notare, si tratta di ottimi precedenti per una gestione ottimale dell’azienda. Da ciò si capiscono i presupposti alla base dell’irresistibile ascesa di Andrini.
Ai malevoli che gli rinfacciano i suoi trascorsi, il neo-amministratore risponde con sdegno:
“Querelerò per diffamazione e citerò per danni chiunque osi definirmi naziskin”.
Stefano Andrini ha assolutamente ragione!
Il vero naziskin è spesso uno sfigato sottoproletario, tirato sù a birra e steroidi. Come una latrina otturata, ha il cranio infarcito di stronzate che ama sbraitare in giro col braccino teso. Molti muscoli e pochissimo cervello, giacché la testa è solo una protuberanza genitale: una semplice estensione di natura “glandicefala”.
Quando non intrattiene traffichetti malsani sotto al muretto di casa, il naziskin, coerentemente col suo status di “uomo di merda”, svolge lavori della medesima natura, vive in quartieri di identica consistenza e, al colmo di una legittima insoddisfazione, sfoga le sue frustrazioni quasi sempre contro le persone sbagliate. Tuttavia, nella sua dignità primitiva mai si sognerebbe di accodarsi ai ruffiani della politica, riciclandosi come “portaborse” tout court. Addomesticato nel suo onore di cane fedele, trincerato nel suo orgoglio verace da Uruk-Hai della Curva, difficilmente potrebbe unirsi alla prolifica genia dei “Sempreverdi”, convinti che il culo del padrone sia il posto più morbido dove mettere la lingua.

Nazi_Uruk-hai

Perciò, quando parlate di Stefano Andrini, per favore, non chiamatelo “naziskin”.
Lui è un cervello fino che cura la propria immagine. Si preoccupa di sé stesso e dunque di ciò che gli è più congeniale: la “monnezza”.