Archivio per NATO

FALSE FLAG

Posted in Kulturkampf, Risiko! with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 9 settembre 2014 by Sendivogius

false-flag

Appurato il delitto, non cercate il colpevole. Trovate piuttosto un cattivo ideale, uno di quei villain da guerra fredda che sarebbe piaciuto a Ian Fleming per una storia dell’Agente 007, e attribuitegli ogni crimine possibile. Non importa se vero o presunto, plausibile o meno, giacché questo è un aspetto completamente secondario ai fini della trama, che ricerca personaggi tutto stereotipi e propaganda.
19 - The Legend of Koizumi - VLADIMIR PUTIN (1)Ciò che conta sono gli effetti speciali, coi quali impressionare il pubblico, guidandolo per mano ed aiutarlo a dimenticare in fretta i fatti nell’assenza di riscontri. Cucinato a puntino il pastone, al momento giusto lo si può servire opportunamente riscaldato a masse inappetenti.
Fu così che a meno di due mesi dall’abbattimento del Boeing 777 della Malaysia Airlines, sui cieli della regione separatista del Donbass in Ucraina, il ‘Consiglio di Sicurezza olandese’ (Dutch Safety Board) pubblicò nell’indifferenza generale il suo Rapporto Preliminare sulle sorti dello sfortunatissimo volo Mh17.
Si tratta di 34 paginette scarse, redatte con la collaborazione degli ‘esperti’ di ben dieci paesi diversi ed una mezza dozzina di agenzie specializzate. Pagine nelle quali praticamente non è contenuto nulla che non vada oltre l’evidenza; persino più approssimativa di quanto non sia rilevabile ad occhio nudo. In compenso, l’indagine investigativa si contraddistingue per non investigare alcunché, insieme alla carica di reticenza e di vaghezza analitica, al cui confronto le indagini successive all’abbattimento del DC9 Itavia ad Ustica nel 1980 sembrano un modello di efficienza.
Dc9 ItaviaTanto che il rapportino manca praticamente di tutto: contenuto delle scatole nere, analisi balistica, dettaglio dei tracciati radar, testimonianze degli operatori di volo, evidenze satellitari, analisi dettagliata dei reparti recuperati, referti autoptici…
L’unica certezza che sembra emergere dai ‘preliminari’ è l’avvenuta esplosione in volo dell’aereo. E nell’ansia di non dire ed all’occorrenza offuscare, nonostante le precauzioni, il Rapporto si lascia pure scappare una considerazione non perfettamente allineata con la vulgata ufficiale, che vuole il boeing abbattuto da un missile terra-aria Buk M1/SA-11.

Batteria missilistica antiarea BUK M1

E che soprattutto omette di spiegare di preciso come il velivolo possa essere stato perforato nella parte superiore della carlinga da numerosi oggetti ad alta velocità, provenienti dall’esterno (anche se è facilmente ipotizzabile un effetto Shrapnel da deflagrazione).

Fori sulla carlinga dell'aereo (1)«Damage observed on the forward fuselage and cockpit section of the aircraft appears to indicate that there were impacts from a large number of high-energy objects from outside the aircraft.»

Possibilmente per mezzo di Batterie ‘Buk’, che però nessuno ha mai visto davvero all’opera. Cosa quanto mai curiosa, in una regione costantemente monitorata dai satelliti militari di mezzo mondo e massimamente dell’Amico americano, che della responsabilità russa nella strage possiede la certezza metafisica e dunque non necessita di alcuna dimostrazione empirica. Ma del resto il governo dell’Ucraina è uno specialista nel denunciare con cadenza giornaliera attacchi di massa, da parte di colonne fantasma di blindati  russi, che a migliaia oltrepasserebbero il confine, invisibili a radar e satelliti-spia, combattendo fantomatiche battaglie col glorioso esercito di Kiev che ovviamente ne esce sempre vincitore.
Perciò è meglio non approfondire certe “evidenze”, altrimenti bisognerebbe spiegare come il foro di entrata del missile, all’altezza della cabina di pilotaggio, non sembri compatibile con l’ogiva di una testata SA-11
Comparazione armamenti balisticiE bisognerebbe altresì dipanare ogni dubbio circa le tracce lasciate dall’impatto esterno di un gran numero di oggetti ad alta energia, che al di là dell’ambigua scelta semantica, ricordano più che altro i fori in entrata di proiettili da 30mm.
Fori sulla carlinga dell'aereo (2)È un po’ difficile, a meno che non si vogliano sovvertire le leggi dell’aerodinamica, che una mitragliatrice pesante possa colpire da terra una bersaglio in movimento a circa 33.000 piedi di altezza (oltre 10 km)…
fori da 30 mm Molto più semplice invece se questa viene montata su un aereo dell’aviazione da guerra, come nel caso dei MiG-25 e MiG29, che tra le loro dotazioni in armamenti standard annoverano la GSh-301: mitragliatrice a nastro per uso aeronautico, per l’appunto armata con munizioni a frammentazione calibro 30.
fori sulla carlinga del volo MH17Figuriamoci se si potrebbe mai prendere in considerazione, tra le opzioni investigative, l’impossibile ipotesi che il volo malese Mh17 possa essere stato abbattuto da un missile aria-aria sparato da un caccia-intercettore e crivellato di colpi dal cannoncino di bordo, all’altezza della cabina di pilotaggio.

MH17 - Fori di entrata nella carlinga ad altezza piloti

Così, giusto per il gusto di escludere con dovizia di prove e fuori da ogni dubbio, un’opzione tanto scandalosa di cui si parla di rado (per esempio QUI).
Probabile traiettoria del missileAnche perché il tal caso si porrebbe un elementare quesito: cui prodest?
Di certo non ai combattenti “filorussi” del Donbass. E certamente non a Mosca.
Possibile traiettoria aerea dell'abbattimentoSicuramente avrebbe fatto comodo al governo di Kiev, che in tal modo avrebbe distolto l’attenzione dai crimini di guerra, la sistematica violazione delle tregue d’armi, ed i bombardamenti aerei indiscriminati ed i cannoneggiamenti a casaccio con artiglieria campale contro le popolazioni civili di Donetsk e Sloviansk, o il massacro di Odessa, ottenendo quella simpatia internazionale e quel sostegno militare che finora non ha avuto.
Ala scheggiata da traiettoria missileAvrebbe giovato all’amministrazione statunitense di O’Banana, desiderosa quanto mai di rintuzzare e contenere la ritrovata intraprendenza russa e la riconquista del suo antico ruolo ‘imperiale’ nello scacchiere internazionale, secondo una visione geopolitica della quale avevamo di recente accennato QUI.
prism7Evidentemente, gli strateghi di Washington credevano davvero che un ubriacone obnubilato dall’alcol come Boris Eltsin e la sua corte famelica di ladri, in un paese ridotto alla fame e trasformato nel primo esempio realizzato di stato gestito direttamente dalle organizzazioni mafiose, potesse essere un esempio di “democrazia” compiuta in una situazione destinata a perdurare nel tempo.
Come invece l’Europa si sia lasciata trascinare in una nuova guerra fredda contro uno dei suoi principali partner commerciali, col quale vanta esportazioni ed interessi economici per svariate decine di miliardi di euro e dal quale è totalmente dipendente per le sue forniture di gas, è un altro ‘mistero’ che i burocrati della UE dovrebbero spiegare ai propri cittadini.
Soldati dell'esercito ucrainoAltresì dovrebbero spiegarci come un governo golpista di oligarchi, nato da un colpo di stato, pesantemente infiltrato da gruppi di estrema destra, che scalpita per entrare nella NATO e trascinare il resto del continente in una guerra catastrofica contro la Russia, sia diventata una solida democrazia con tutti i requisiti (nessuno!) per entrare nell’Unione europea. E sarebbe interessante sapere come tali principi democratici si concilino, con l’accoglienza accordata dal governo di Kiev ai neo-nazisti di mezza Europa accorsi ad arruolarsi tra i paramilitari del Battaglione Azov.
Nazisti ucrainiOvviamente, perché la Russia è un’autocrazia ultra-nazionalista, dominata da un pugno di oligarchi provenienti dalla nomenklatura post-sovietica. Per fortuna l’Ucraina è esattamente il contrario: una banda di oligarchi (ex sovietici), al comando di uno stato autoritario che si alimenta del suo sciovinismo.

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1° MAGGIO

Posted in Masters of Universe, Risiko! with tags , , , , , , , , , , , , , , , on 1 Maggio 2011 by Sendivogius

Nell’Italia dei senza lavoro e della crisi infinita è festa grande.
Finalmente restituito alla sua vera natura medioevale, un intero Paese è fermo nelle celebrazioni pubbliche dell’enorme autodafé pontificio: la più grande operazione commerciale a profitto ecclesiastico, mai organizzata dai tempi delle indulgenze giubilari.
In concomitanza con una delle poche feste laiche della Repubblica, rottamata in nome del profitto e per le tasche dei bottegari, si sovrappone la beatificazione del papa polacco, amico di dittatori e gran protettore dei pedofili (purché in tonaca), restauratore del potere temporale dei pontefici e campione della conservazione più intransigente. Però è stato un papa fotogenico, abile nell’autopromozione, e tanto basta a considerarlo “buono”.
Aperto ad ogni modernità, tanto per dire, è stato capace di istituire una commissione di studio per confutare (negli anni ’80!) la validità delle teorie di Galileo e valutare un’eventuale revisione della condanna. Ancora non era convinto..!
L’ennesimo revival sanfedista di una superstizione necrofila, fondata sull’esposizione di pezzi di cadavere, con l’adorazione di secrezioni ed umori colliquativi morbosamente conservati, è l’occasione per ribadire in pompa magna la supremazia del Papa-Re sul “giardino” italiano. Non per niente il piccolo imperatore è corso a presentare formale atto di sottomissione al primato del papato, seguito da tutto il resto dell’arco istituzionale.

TRIPOLI BEL SUOL D’AMOR…
 Con spirito cristiano, le città libiche vengono benedette da una provvidenziale pioggia di bombe (però intelligenti) e in nome dell’accoglienza si respingono i profughi che si vorrebbero liberare da una feroce tirannia.
Come il generale von Clausewitz, il presidente Giorgio Napolitano ci ricorda, a modo suo, che “la guerra è una naturale prosecuzione della politica”… per l’esattezza, “un’evoluzione naturale”. Un ottimo modo per festeggiare il centenario della Guerra di Libia (1911-2011). Del resto abbiamo un’eccellente copertura giuridica perché, come gli antichi romani, noi aborriamo le iniusta bella.
Per questo i bombardamenti italiani (su una nostra ex colonia) sono cominciati con l’autorevole avvallo presidenziale, mai così solerte, prima ancora che se ne potesse discutere in Parlamento, in nome della sacra risoluzione n.1973 dell’ONU, mentre già si sussurra l’invio di truppe di terra. Peccato che la risoluzione delle Nazioni Unite non contempli l’eliminazione fisica del rais e lo sterminio della sua famiglia, non autorizzi l’uccisione dei suoi figli e dei suoi nipoti con attacchi notturni alle loro abitazioni private, non preveda la distruzione delle stazioni televisive del regime e delle infrastrutture.
Si tratta di gravi violazioni al mandato originario, che conferiscono agli attacchi l’infame natura di rappresaglie terroristiche. Tuttavia, questo il presidente Napolitano ha omesso di ricordarlo.
E del resto la situazione libica avrebbe richiesto un minimo di prudenza…

Innanzitutto, dopo mesi, non si è ancora ben capito chi siano i nuovi referenti politici… il fantomatico consiglio di Bengasi?!? L’ex ministro degli interni (un fedelissimo di Gheddafi) passato alla causa degli insorti insieme ad alcuni militari caduti in disgrazia?
A tutt’oggi, in Cirenaica non esiste un direttorio unificato; si ignorano chi siano questi “ribelli” né si conosce una linea programmatica precisa e soprattutto condivisa.
Manca completamente un vero centro di coordinamento, tanto meno  è stato costituito  un credibile governo provvisiorio. Ogni centro abitato e regione insorta ha il proprio consiglio cittadino improvvisato ed i vari comitati si muovono disordinatamente per proprio conto, irrimediabilmente divisi tra appartenenze claniche e gelosie tribali.
Se questa è la situazione politica. Ancora peggio è la realtà militare… qui mancano anche le basi minime e le più elementari nozioni di combattimento:
 1) I combattenti improvvisati ci hanno messo un mese per capire che i pick-up bianchi in mezzo al deserto sono un bersaglio ideale per qualsiasi artiglieria e che quindi andrebbe improvvisata un minimo di mimetizzazione. Soprattutto non ci si muove asserragliati in mandrie tanto per farsi coraggio o incitarsi a vicenda. Non parliamo poi di formazione a ventaglio, disposizione allargata, e altre cosucce che a quelle latitudini sembrano fantascienza.
 2) Qualcuno deve aver spiegato ai ribelli che le armi vanno tenute pulite e ben oliate. E giustamente abbiamo assistito a scene dove le mitragliatrici calibro 50 venivano lavate con acqua e sapone e gli AK-47 impastati di grasso. Il sistema migliore, e più rapido, per renderli inutilizzabili.
 3) Non esiste alcuna logistica, né un comando unificato, nessun piano strategico. Ci si muove alla spicciolata, secondo l’ispirazione del momento; si sparacchia a casaccio, possibilmente davanti alle telecamere; ci si mobilita secondo il capriccio del giorno, né si concordano gli obiettivi con gli altri gruppi di combattimento, tanto meno ci si preoccupa di segnalare gli spostamenti. Non esistono ponti radio, né un sistema di comunicazione e coordinamento delle varie unità.
Come risultato immediato, è facilissimo incorrere nel cosiddetto “fuoco amico” e farsi annientare dalle sortite a sorpresa degli irregolari governativi.
Ne consegue che il prossimo ed inevitabile passaggio successivo ai bombardamenti su scala tattica della NATO sarà l’invio di una forza militare d’occupazione (o d’interposizione che dir si voglia), ad integrazione dell’inconsistenza politica e militare dei nostri nuovi “alleati” libici. Ma questo il solerte Napolitano che tanto si è sbrigato a sottoscrivere l’attacco, tuffandoci in questo pantano, preferisce non dirlo; meno che mai il ministerume e parlamentarucoli di ogni colore, assiepati intorno al dicastero della guerra, tutti in ben altro affaccendati…
Evviva l’Imperatore!! Evviva il Papa-Re e pure il Papi-Re!!

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La strada delle buone intenzioni

Posted in A volte ritornano, Kulturkampf with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 2 ottobre 2010 by Sendivogius


Dopo l’inaspettato successo dell’articolo dedicato all’iniziativa ‘culturale’ conosciuta come “Allenati per la vita” [QUI], siamo stati onorati dall’inaspettata attenzione dell’ANCI (Associazione Nazionale Cadetti d’Italia) che della summenzionata attività è promotrice ed ispiratrice. Proprio grazie alla segnalazione del nostro link, siamo venuti a conoscenza dell’associazione della quale, colpevolmente, ignoravamo ancora l’esistenza. La fortunata circostanza ci offre la preziosa opportunità di sottrarre così l’ANCI di Monza all’ingiusto oblio nella quale era tenuta.
Pertanto, crediamo sia doveroso riportare la lettera (del 26/09/2010), pacatissima nei toni e nei contenuti, facilmente reperibile nel forum di discussione, con cui i responsabili si rivolgono ai propri associati, ad ulteriore integrazione di quanto già scritto in precedenza:

Cari amici,
Cari genitori,
sabato sera, mentre mi trovavo in un ristorante a Oreno di Vimercate, mi è capitato di sentire una coppia, che mangiava al tavolo dietro al mio, discutere sul Progetto “Allenàti per la Vita” che, come senz’altro saprete, è il frutto della collaborazione tra il Ministero dell’Istruzione e il Ministero della Difesa sulla quale si basa non solo l’esistenza della nostra associazione (che comunque esisterebbe anche qualora non ci fosse quest’accordo), ma anche e soprattutto il Training Day come esperienza nazionale, dal momento che quest’ultimo non è solo un’iniziativa “nostra”, ma anche, per esempio, dell’UNUCI, vero organo responsabile dell’attuazione di questo progetto. Ebbene, le opinioni nettamente negative che sono stato in grado di cogliere dalla sopracitata discussione e le recenti notizie e opinioni diffuse dal mondo dell’informazione e di Internet mi hanno talmente indignato che mi è parso bene pubblicare e diffondere questo post affinché venga finalmente fatta un po’ di costruttiva chiarezza.
Il primo indizio l’abbiamo avuto con quella lettera che ci è giunta dall’Associazione GreenMan; poi un diffamatorio e falso articolo comparso su Famiglia Cristiana; poi i numerosissimi blog e forum che ci attaccano a priori, quando probabilmente non hanno capito le nostre vere intenzioni […]; infine la discussione di ieri sera: “Ma io non capisco perché militarizzare la scuola in questo modo portandoci le pistole. Che senso ha? Visto che la violenza e la guerra nel mondo ci saranno sempre, lasciamole a chi le sceglie come stile di vita!“.
[…] Nessuno, invece, dice che abbiamo partecipato alla preparazione degli Special Olympics (come invece ha fatto il Presidente della Provincia di Monza e Brianza Dario Allevi, ringraziando gli studenti per la disponibilità e la collaborazione prestate, durante la cerimonia di premiazione degli studenti eccellenti della provincia). Nessuno dice delle nostre allegre escursioni (vedi Capanna Monza, Campo Invernale ecc.). Nessuno dice delle risate che, in fondo, ci facciamo quando siamo insieme. Nessuno parla della reale coesione che si è formata tra noi. Perché nessuno vuole ammettere che la nostra è un’attività sana. Non propagandistica. Non neofascista. Volontaria. Aperta a ragazzi e ragazze non solo maggiorenni, ma anche di 14 anni (la firma dei genitori di colpo non ha più valore?).
[…] Basta dire castronerie! Perché è solo colpa della cattiva informazione se questo bel progetto, che pure ha sollevato tante inutili critiche, l’anno prossimo verrà soppresso.
Ma noi ANDIAMO AVANTI. Dall’anno prossimo, anzi, non dipendendo direttamente dal Ministero della Difesa, l’ANCI sarà la sola associazione che sarà in grado di offrire ai ragazzi e alle famiglie questa opportunità formativa. E allora, davvero, vedremo chi ha ragione…

La giusta indignazione, che pervade l’animo degli organizzatori dinanzi a critiche preconcette e tanto ingiuste, merita sicuramente una pubblicità maggiore e fornisce a noi l’opportunità per rimediare ad una severità forse eccessiva, in nome di una “comune chiarezza costruttiva”.
In sintesi, l’ANCI lamenta di essere accusata di:

1) indossare magliette nere;

E certo si poteva obiettare di meglio invece che disquisire, stupidamente, sul colore scelto per le t-shirt.

2) studiare “minuziose dispense sulle armi e sui mezzi militari”;

Le famigerate dispense contengono in realtà informazioni tecniche sulle armi individuali in dotazione ai reparti NATO, con i loro requisiti minimi (spesso incompleti). Sono dati facilmente reperibili ovunque.
Si va dai mitragliatori d’assalto semiautomatici, alle armi di reparto (mitragliatrici pesanti e lanciagranate anticarro), passando per i PSG della Heckler & Koch (il fucile di precisione preferito dal mitico Solid Snake della serie Metal Gear) fino al devastante “cinquantino” BARRETT M82 (con due “t”) e ormai superato dal modello M95, senza dimenticare l’intramontabile “MariaGrazia”: la vecchia mitragliatrice MG del 1942.
Resta intatto il quesito originale: perché ad un 14enne dovrebbe essere impartita la conoscenza di armi da guerra e quale sarebbe la funzionalità didattica? Cosa diamine mai c’entrerà col rispetto della Costituzione?!?

3) voler ricreare l’Opera Nazionale Balilla;

Ad essere maliziosi, le analogie con la Gioventù Italiana del Littorio (GIL) non mancano… 

4) voler reistituire il Sabato Fascista;

Sarebbe il problema minore.

5) di “rubare” con questo progetto i soldi che, invece, dovrebbero essere destinati per il riassorbimento dei precari;

In effetti, il pensiero ci aveva sfiorato..:)

6) (questa è la più ridicola di tutte) di voler attuare un colpo di stato!!! (non trovo più la fonte, ma sono sicuro di averla letta da qualche parte)

Infatti è una scemenza totale ed in proposito concordiamo con le rimostranze dell’ANCI.

Siamo forse reazionari?

Non è certo un delitto e per di più sareste in perfetta sintonia con la maggioranza degli italiani.

Siamo sovversivi?

Questa è prerogativa esclusiva di anarchici e kommunisti… Non rubate(ci) un simile onore.

Abbiamo mai fatto del male a qualcuno?

Ci mancherebbe altro!

La nostra esistenza compromette la libertà di espressione e di pensiero?

Ognuno dovrebbe essere libero di gestire sé stesso come meglio crede, restando intatto il diritto di critica (e di replica).

Del resto, i Cadetti d’Italia saranno sicuramente temprati alle critiche più ingenerose, come sembra promettere il loro stesso motto di ispirazione ciceroniana: “Praeter Omnia Semper” (sempre oltre tutte le avversità).
D’altra parte, l’ANCI monzese si muove in stretta collaborazione con il G.S.A. (Gruppo Sportivo Alpini) di Monza, con cui concorda gran parte delle iniziative in Brianza:

«Il Gruppo Sportivo Alpini della locale Associazione Nazionale Alpini nasce dall’esigenza di poter organizzare e partecipare alle competizioni di carattere sportivo-militare dalla stessa A.N.A. ma anche di altre Associazioni d’Arma e di volontariato nonch’è dall’Esercito Italiano.
 Il G.S.A., soprannominato “la Ferrea” in ricordo della Corona Ferrea simbolo della nostra Città, è un nucleo di Alpini e simpatizzanti iscritti ai gruppi della nostra sezione A.N.A. di Monza.
I compiti del G.S.A. sono molteplici e spaziano dall’organizzare e partecipare a competizioni sportivo-militari fino a organizzare e attuare un servizio d’ordine e di cerimoniale per le manifestazioni e ricorrenze della nostra sezione A.N.A. di Monza.
Attualmente il G.S.A. “la Ferrea” collabora con altre associazioni d’Arma, in primis l’Unione Nazionale Ufficiali in Congedo d’Italia sezione di Monza, per la buona riuscita del progetto “Allènati per la vita” stipulato dal Provveditorato agli studi della Regione Lombardia e il comando militare Esercito Lombardia.
Dal 2010 il GSA di Monza ha l’incarico di arruolare i ragazzi che vogliono parteci
pare al progetto dell’Esercito ‘PIANETA DIFESA’ della provincia di Monza e Brianza.
Possono isriversi al G.S.A. tutti i tesserati, Alpini e Simpatizzanti, dei vari gruppi Alpini della sezione di Monza.»

UNA PURA FORMALITÀ
Dunque, ci permettiamo di rivolgere ai “Cadetti d’Italia” alcune piccoli osservazioni, sine animo et ira, fornendo magari qualche consiglio (non richiesto)…
Ci sfugge la necessità di costituire un’associazione che, solo per uno sfortunato malinteso, sembra strutturata a livello territoriale come una organizzazione paramilitare, ripartita in “gradi” gerarchici, “Compagnie” e “Distaccamenti”, con questa strana passione per le scuole:

L’ ANCI è strutturata  con i seguenti livelli direttivi operativi e gestionali:
 Distaccamento (Istituti Scolastici o zone territoriali)
 Compagnia (Capoluogo di Provincia)
Coordinamento Regionale
Coordinamento Nazionale
Nei capoluoghi di provincia sono insediati gli Staff dell’ANCI e sono costituite le ‘Compagnie Cadetti’. Se le condizioni lo richiedono possono essere attivati dei ‘Distaccamenti’ in altri luoghi della Provincia. Anche presso le diverse scuole che aderiscono al progetto, possono essere attivati dei distaccamenti. I distaccamenti dipendo dalla Compagnia di riferimento. Le compagnie acquisiscono il nome della città.

Naturalmente, il tutto per “Amor di Patria” e per instillare il sacrosanto “senso del dovere” nelle giovani generazioni, s’intende!

“L’ANCI pur promuovendo le Forze Armate non vuole essere un’organizzazione di reclutamento o indottrinamento, ma piuttosto una organizzazione che guarda al futuro delle giovani generazioni e richiede alle stesse impegno e capacità di sacrificio per crescere e prepararsi alla vita promuovendo capacità importanti quali leadership, disciplina, intraprendenza, indipendenza e resistenza. Possono far parte dell’Associazione studenti maschi e femmine che di età compresa tra i 14 e 18 anni (Cadetti) e adulti (Aspiranti Istruttori/Istruttori).
In ingresso i ragazzi e ragazze sono
Allievi Cadetti. L’Allievo Cadetto che negli anni successivi al primo, sceglie di permanere nell’ANCI ha l’opportunità di approfondire conoscenze ed esperienze. In funzione della crescita individuale sono stati definiti appropriati Livelli, ai quali corrisponde l’avanzamento ai gradi superiori. Per ottenere la promozione al grado superiore è necessario superare le seguenti Qualifiche di Profitto..”

Nella fattispecie, le “Qualifiche di Profitto” prevedono il conferimento di appositi gradi sotto forma di stars (come le stellette che contraddistinguono gli ufficiali dell’esercito).
E d’altronde l’intera terminologia sembra mutuata dal linguaggio militare, inerente l’addestramento reclute:

“La carriera del Cadetto/a avviene previo la partecipazione alle attività proposte dall’ANCI unitamente al superamento positivo del livello di qualifica previsto. Il grado iniziale è  Cadetto TD che lo studente/ssa acquisisce automaticamente al termine del percorso del Training Day. I successivi avanzamenti sono possibili  partecipando, agli addestramenti e alle Qualifiche di Profitto. Al grado di Cadetto Maggiore Aspirante Istruttore  è possibile accedere  (per il Cadetto Maggiore)  dopo aver compiuto da almeno 6 mesi il 18° anno. Per accedere al ruolo Istruttore è necessario frequentare il Corso Istruttori, al termine del quale il CMAI ottiene la qualifica di Aspirante Istruttore (AI). Per transitare nel ruolo Istruttore l’Aspirante Istruttore deve prestare servizio in quel ruolo per almeno due anni.”

Pilastro della formazione sono infatti gli “Istruttori Militari” che garantiscono il corretto training dei “cadetti”:

“Appartengono alla categoria degli  Istruttori Militari tutti quelli che hanno svolto il servizio militare (Riserva), o ne fanno parte. Possono tutti acquisire il ruolo Istruttori senza limitazioni di Corpo, Arma o Grado. E’ incluso nello stesso rango anche il personale proveniente dalle Associazioni d’Arma. Per ottenere la qualifica di ‘Istruttore’ è necessario frequentare il Corso Istruttore. Gli Istruttori Militari una volta abilitati al ruolo, devono esibire il grado acquisito durante il servizio militare accompagnato da specifico brevetto di Istruttore.”

Tutte le informazioni potete reperirle direttamente sul sito ufficiale dell’ANCI di Monza [QUI].

Quello strano déjà vu…
 Confessiamo che lo stemma dell’ANCI-MONZA ci ha alquanto ‘incuriosito’… Gladio e Alloro… dov’è che l’avevamo già visto? Ah sì! Ci sembra di ricordare…
Se non fosse per la vanga ed il piccone, non era forse uno dei principali emblemi della
Repubblica Sociale di Salò, onnipresente sulle mostrine militari delle camicie nere repubblichine (gladio al centro, con corona di alloro e foglie di quercia)?!?

Sicuramente si tratta di uno spiacevole equivoco, giacché è evidente che i “Cadetti Italiani”, nella scelta del simbolo, volevano onorare i parà della Folgore e giammai gli ultimi pretoriani del Duce.
Infatti, il nome dell’associazione territoriale non lascia spazio ad ombra di dubbio:
“La Ferrea” in ricordo della Corona Ferrea, custodita proprio a Monza, che cingeva il capo dei primi Re d’Italia…
Peccato davvero che, in tempi più recenti, “La Ferrea” sia stato anche il nome tributato alla
25esima Legione ordinaria “Ferrea” di Monza, inquadrata nelle camicie nere territoriali della MVSN (Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale) per la II° Zona “Lombardia”.
La scelta del nome si ispira probabilmente alla ben più famosa LEG VI FERRATA: un’antica formazione legionaria di stanza in Siria, in origine reclutata da Cesare tra i Galli dell’Insubria, nella metà del I°sec. a.C.
Tornando al XX secolo, uno dei più importanti comandanti della “Ferrea”, in qualità di “console”, fu
Enzo Emilio Galbiati (dal 1° Luglio 1923 al 20 Luglio 1925); fascista convinto e squadrista della prima ora, era il responsabile delle squadracce brianzole operative nel monzese.
Ma la storia della “Ferrea” è a suo modo intrecciata coi
“Moschettieri delle Alpi”: reparti alpini di provenienza lombarda, inquadrati nella 116^ Legione Alpina “Como”

I Lombardi alle Colonie
 …Infatti, nel 1935 la 116^ partecipa alla Guerra d’Etiopia insieme ad un distaccamento della “Ferrea”; si tratta del CXXV (125°) Battaglione CC.NN. (Camicie Nere)  “Monza”.
Entrambe i reparti sono aggregati alla
II^ Divisione CC.NN. “28 Ottobre”. Questa è una unità di combattimento, con connotazione regionale, dove è forte la presenza lombarda. Lo si può dedurre anche da parte dell’organigramma, inerente la composizione:

114^ Legione “Garibaldina”
CXIV Battaglione “Bergamo”
CXV Battaglione “Brescia”
114^ Compagnia mitraglieri
114^ Batteria someggiata da 65/17
116^ Legione alpina “Como”
CXVI Battaglione “Como”
CXXV Battaglione “Monza”
116^ Compagnia mitraglieri
116^ Batteria someggiata da 65/17

Per una storia completa della II Divisione CC.NN. e la suddivisione dei reparti potete cliccareQUI. Invece, per una prospettiva circa l’organizzazione territoriale della Milizia, cliccateQUI.

Tra l’altro, “La Ferrea” è il nome della massima onorificenza al valore, conferita alle camicie nere delle unità aggregate alla Divisione ’28 Ottobre’ (giorno della marcia su Roma).
Le immagini dell’ambita croce commemorativa dovrebbero essere abbastanza eloquenti in proposito…

 

Ma noi sappiamo bene che, nel caso della Associazione Cadetti d’Italia di Monza, si tratta solo di uno spiacevole equivoco: Ogni riferimento a circostanze o fatti realmente accaduti e/oa persone realmente esistenti è da ritenersi puramente casuale.
Tuttavia, ci permettiamo un suggerimento amichevole: onde evitare fastidiosi accostamenti forse sarebbe meglio prestare una maggior attenzione a certa scelta ‘simbolica’ che, ne siamo sicuri , è stata totalmente involontaria..!

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IL MINISTRO DELLA GUERRA

Posted in Risiko! with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 17 settembre 2009 by Sendivogius

 “In Afghanistan bisogna restare per mantenere alto l’onore dell’Italia
 (Franco Frattini; Ministro degli Esteri – 17 Sett. 09)

Soldatini Veramente, ci avevano detto (ed alcuni ci credevano pure!) che la permanenza del contingente italiano in Afghanistan fosse una ‘operazione di polizia internazionale’ volta all’instaurazione della democraziain nome della libertàper la difesa della paceper il ripristino del diritto… ed altre fioritefantasie lessicaliche infarciscono le banalità propagandistiche in ogni campagna bellica.
Inoltre, la missione militare in terra afgana avrebbe dovuto pacificare l’intera regione; stabilizzare la turbolenta area, compresa tra i monti dell’Hindokush ed i deserti del Belucistan; piantare i semi di una solida democrazia e
liberare le donne dalla schiavitù del burqa…
Infatti, gli osservatori europei contestano qualcosa come due milioni di schede contraffatte alle ultime elezioni, che hanno visto la riconferma del presidente uscente Ahmid Karzai. A proposito di diritti e dignità femminile, proprio il presidente Karzai è il firmatario di una legge che, oltre al divieto di circolazione per le donne sposate, stabilisce lo stupro coniugale e, di fatto, la pedofilia col matrimonio di bambine con meno di 12 anni.
[Potrete avere un piccolo ragguaglio leggendo qui]
E per questi eccezionali risultati spendiamo milioni di euro ogni mese, mandando a crepare i nostri soldati!
Delle migliaia di danni collaterali tra la popolazione civile, notoriamente, non frega un cazzo a nessuno.
1880 - 66th soldier in southern AfghanistanAdesso sappiamo che la presenza militare dell’Italia in terra afghana è soprattutto una questione di prestigio nazionale e di ‘onore’… secondo un lessico ideologico di stampo ottocentesco e proto-fascista, che ben si addice alle moderne guerre coloniali dei nuovi imperi e del loro contorno di truppe ausiliarie.
Infatti, dopo ben 7 anni di guerra non-dichiarata, l’Afghanistan è frazionato in satrapie semi-indipendenti, dove i vari Signori della Guerra confluiti nella traballante ‘alleanza anti-taliban’ esercitano un potere feudale, ripartito su base clanica, e puntellato dai contingenti militari stranieri.
Il controllo del governo legittimo-laico-democratico non va oltre il centro di Kabul. Sulla sua stessa sopravvivenza ben pochi scommetterebbero, qualora venisse meno il supporto armato delle forze NATO.
Il tempo del conflitto viene dilatato in una spirale che si avvita su sé stessa in un moto perpetuo dai tempi indefiniti, senza una reale prospettiva di soluzione né evoluzione, nell’immanenza di un tempo presente cristallizzato nella minaccia perenne.

Il tempo di guerra è il periodo che la gente trascorre sotto i bombardamenti. Molti popoli oggi conoscono il tempo di guerra, direttamente, come i nostri nonni e genitori hanno conosciuto quello delle guerre mondiali.
 Il tempo della guerra non è la contingenza del conflitto armato ma è il periodo in cui tutto ruota intorno all’idea della guerra, ai suoi riti, alle sue minacce. Questa idea pervade oggi ogni politica e ogni attività internazionale. Sembra che non ci sia più altra soluzione che la guerra, altra chance che la guerra. Per farla le è stato perfino cambiato il nome. Gli stessi sforzi per la pace ruotano attorno all’idea di evitare la guerra e nel frattempo essa è tenuta allo stato di immanenza, con la paura. Il tempo della guerra significa che essa è sovrana e sovrasta ogni attività umana. Mentre il tempo di guerra è razionale perché rappresenta un punto eccezionale di esplosione della violenza, il tempo della guerra, come forma mentale, è una tendenza di lungo periodo e quindi irrazionale perché contrasta con le aspirazioni più utili all’uomo: la pace e la cooperazione fra i popoli. Paradossalmente, si può avere il tempo di guerra mentre si cercano la pace e il rispetto dei diritti, ma il tempo della guerra porta soltanto a percepire i diritti come giustificazione per la guerra.”

Sono le riflessioni del Gen. Fabio Mini, riprese da un’intervista di Anna Luisa Santinelli (14 Luglio 2009). Per intenderci, tra i suoi moltissimi incarichi, il generale Mini è stato addetto militare in Cina; osservatore militare in USA; Capo di Stato Maggiore del comando interforze NATO per il Sud-Europa; Comandante NATO in Kosovo; e grande esperto in studi strategici.

Winston Churchill asseriva che la guerra fosse una cosa troppo seria per lasciarla ai generali. Evidentemente non aveva mai conosciuto i politici italiani…

Liberthalia - LA RUSSA dux

Da bambini tutti abbiamo giocato coi soldatini, ma qualcuno continua a farlo anche da adulto con risvolti preoccupanti. È il caso di Ignazio Benito La Russa, lo scoppiettante Ministro della Guerra arruolato alla corte di Re Silvio.
La Russa appartiene alla nutrita schiera di folgorati  che si improvvisano grandi strateghi e, travestiti da generali, tengono il proprio culo comodamente al sicuro dietro le retrovie. In qualità di ministro, probabilmente si crede un incrocio tra Rommel ed Alessandro il macedone.
LA RUSSA IN AFGHANISTANLa Russa ferox, quello che trapiantato da almeno 40 anni a Milano parla ancora come un picciotto da “Commissario Montalbano”, è colui che più di ogni altro si è battuto per la modifica delle regole di ingaggio, che disciplinano la condotta dei militari italiani impegnati in missioni all’estero. Con la rimozione dei “caveat” e l’estensione delle ‘regole’ in senso maggiormente operativo, per interventi armati di tipo offensivo e l’impiego attivo in azioni di combattimento, il contingente italiano è diventato a tutti gli effetti una forza belligerante impegnata in operazioni di guerra. È superfluo dire che ciò risulta in palese contrasto con il dettame costituzionale e le finalità stesse della missione. 00 - Afghanistan (Dic.1878) - Peiwar Kotal battle
Tuttavia, La Russa (alias la ‘Volpe di Battriana’) non era ancora soddisfatto…
Vuoi per distinguersi con gli altri contingenti occidentali; vuoi per acquisire benemerenze atlantiche; vuoi per una insana idiozia… la Volpe di Battriana ha ottenuto che il corpo di spedizione italiano (2800 unità) venisse dislocato nel pericoloso settore sud-occidentale dell’Afghanistan, tra le province di Herat e Farah (proprio là dove i talebani sono più coriacei), insieme ad un distaccamento di 500 soldati di stanza a Kabul (a rotazione tra paracadutisti e alpini). map of Afghanistan

Nella loro nuova veste operativa, le truppe italiane, devono arginare l’avanzata dei talebani che da Farah premono verso le province occidentali del Nord e contenere le infiltrazioni dei talebani cacciati dall’offensiva anglo-americana nella vicina provincia di Helmand.
Soprattutto gli italiani devono assicurarsi il controllo ed il costante sminamento della route 517, la principale arteria stradale che attraversa tutto il territorio di Farah e collega il capoluogo provinciale alla cosiddetta ‘Ring Road’: la circolare dal quale si irradiano le principali linee stradali dell’Afghanistan.
La ‘messa in sicurezza’ della route 517 è il motivo dei frequenti giri di perlustrazione delle pattuglie meccanizzate dell’esercito italiano. A battere la strada 517 sono i convogli formati dal veicolo VTLM ‘Lince’, che la truppa chiama meno prosaicamente “scarrafone”. Maggiori sono le uscite di pattugliamento, più aumentano i rischi di attentati esplosivi ed il rischio di cecchinaggio a colpi di lanciagranate RPG… Si tratta di attacchi come quello che il 14 Luglio 2009 ha ucciso il c.m. Alessandro Di Lisio.
Approssimativamente, questo è il trappolone esplosivo nel quale lo zelo della Volpe di Battriana ha cacciato le truppe italiane.
I famosi ‘blindadi linge‘, come li chiama La Russa, sono una variante del versatile VM-80 di produzione Iveco, rinforzati con una corazzatura leggera. Al contrario dei più resistentiPUMA autoblindo PUMA e dei pesanti cingolati DARDO, hanno il pregio di essere più veloci, più maneggevoli e dinamici ma, a dispetto di quanto si dice, offrono una protezione sicuramente minore per l’equipaggio. E l’ultimo attentato nella capitale Kabul lo dimostra in modo eloquente.
DARDONell’esplosione che ha ucciso sei paracadutisti del 186° Reggimento c’era anche il c.m. Pistonami, che il 03/08/09 aveva rilasciato un’intervista profetica a Barbara Schiavulli, inviata del settimanale “L’Espresso”. Il reportage aveva un titolo eloquente: “Trappola Afghanistan”.
Ne riportiamo una parte significativa:

“Il primo caporalmaggiore Giandomenico Pistonami, come il collega Di Lisio deceduto il 14 luglio scorso, è un mitragliere, quello che sta in ralla, il più esposto perché sbuca con il corpo fuori dal Lince. “Esco tutti i giorni, faccio da scorta a materiali e persone”, racconta Pistonami, 26 anni di Lubriano (Viterbo): “Il mio è il ruolo più importante della pattuglia, ho più campo visivo e uditivo, con un gesto posso fermare le macchine che passano”. Un lavoro pericoloso, di concentrazione e tensione che lascia poco spazio alle emozioni. “Purtroppo la mia famiglia guarda i telegiornali”, aggiunge con un sorriso, “ma sono tranquilli quando mi sentono tranquillo, per fortuna ci sono Internet e il telefono”. Il posto che occupa Pistonami qualcuno lo chiama ‘sedile della morte’ e spiega che ormai molti mezzi militari di altri contingenti tengono il militare dentro al blindato con un sistema di comando per pilotare la mitragliatrice fuori. Per quanto riguarda i nostri, il ministro della Difesa Ignazio La Russa, pensa di aggiungere una protezione, una sorta di torretta. Il ministro ha anche promesso l’invio, già approvato da un decreto, di due nuovi Tornado, che si aggiungeranno ai due parcheggiati a Mazar-i- Sharif, non appena sarà pronta la pista dell’aeroporto di Herat, sulla cui data di apertura non ci sono tempi certi. I Tornado italiani, come quelli tedeschi, per ora vengono usati come ricognitori, ma il governo non nega la possibilità di aggiungere cannoncini, trasformandoli in mezzi che possono sostenere azioni di combattimento. Ma tutti questi accorgimenti per rendere più sicura la missione arriveranno fuori tempo massimo, comunque dopo il periodo fatale che coincide con la campagna elettorale. Così, mentre in Italia il governo si spacca sulla questione cruciale se rimanere o meno in Afghanistan e la Lega, Bossi in testa, mostra tutto il suo scetticismo, qui i soldati affrontano la loro guerra quotidiana senza nemmeno il conforto di avere alle spalle un esecutivo concorde circa l’utilità del loro impegno.”