Archivio per NATO

(158) Cazzata o Stronzata?

Posted in Zì Baldone with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 3 Maggio 2022 by Sendivogius

Classifica APRILE 2022″

Al netto dei troppi minchioni in circolazione su eccesso di zelo, avevamo un sacco di cosette più o meno divertenti con le quali intrattenervi; semmai c’era solo l’imbarazzo della scelta, dinanzi a tanta abbondanza…
A proposito di media e regime abbiamo già dato… Per quanto, nonostante la caccia alle streghe scatenata da lacchè in cerca di livrea, sinceramente l’indagine sulle spie russe infiltrate nei talk-show della RAI è qualcosa che trascende i livelli già infimi del dis-servizio pubblico, per farsi altro: una discesa nella selva oscura delle allucinazioni complottiste di cervelli in gelatina portati all’ammasso, lungo la scia bavosa del più cupo maccartismo paranoide. Evidentemente, un biennio e passa di stato emergenziale da pandemia ha fatto scuola… Perché se il sonno della ragione genera mostri, i sogni lucidi (e bagnati) di un PD mobilitato per la chiamata generale alle armi generano zelanti coglioni fuori scala, a riprova che peggio di un fascista c’è solo un socialdemocratico, peggio ancora se in stato di esaltazione da mistica guerriera. Eliminata la possibilità stessa di qualunque idea non conforme, balzana o meno che sia, si entra nell’ambito della propaganda, quando si pretende di vidimare l’Informazione a proprio uso e consumo. Rapportata in tali termini, va da sé che l’unica propaganda consentita sia quella ‘gradita’ ai custodi autopromossi tali. E Libertà consiste nel censurare tutto ciò che al PD non piace, nella presunzione decisamente totalitaria di possedere la Verità assoluta ed esserne gli unici titolari. È la pretesa (molto ‘democratica’) di passare al setaccio i palinsesti, decidendo cosa mandare in onda e cosa invece no. Imparata fin troppo bene la lezione dell’Editto bulgaro, adesso è tempo degli editti ucraini.
Quindi, tra cotanta merda, avevamo pensato di dedicarci al Governo degli Aristocazzi: praticamente una copula pornografica tra feudalesimo e Cinegiornali Luce, per la più compiuta ed infame espressione classista di arroganza castale su incompetenza totale… quella che toglie il “bonus” dei 100 euro mensili (che entrano a far parte dell’imponibile fiscale, per essere restituiti a conguaglio), per un totale di 1500 euro in meno all’anno a chi ha redditi da lavoro inferiori ai 20,000 (lordi), al fine di abbassare le tasse ai ricchi; eppoi annunciare trionfante: “buste paga più gonfie!”, dinanzi agli stipendi più bassi di tutto l’Occidente (dopo l’Albania). Siccome pareva poco, regala oltre un miliardo di euro in “ristori” alla famiglia Benetton in stato di bisogno, onde compensare i mancati introiti dei pedaggi autostradali a causa del Covid, mentre il potere d’acquisto dei salari crolla a livelli da Repubblica di Weimar.
A gente così, cosa vuoi dire?!? Sarebbe fin troppo facile pensare alla solita ammucchiata indecente di ruffiani allo sbaraglio, raccolti intorno alla stagnatura del feretro di un premier fallito, che ora cerca di riciclarsi in qualità di scendiletto imperiale per uno strapuntino alla NATO. Ma la cosa presupporrebbe una consistenza che un simile esecutivo (forse il peggiore di tutta la storia repubblicana) assolutamente non ha. Queste sono larve ectoplasmatiche che hanno bisogno di essere evocate in seduta spiritica, per avere un qualche segno tangibile della loro evanescente ed inutilissima esistenza, ancor più che perniciosa. Portare al collasso economico un intero paese, per un disastro sociale più ancora che politico, trascinandolo in una guerra non dichiarata, ed avere in cambio un ingaggio da pupazzo parlante alla segreteria dell’Alleanza, val bene il sacrificio (altrui)…
Poi però, come se non fosse abbastanza, ci siamo imbattuti pure in questo; a risposta per quelle anime candide che in tutta la loro ingenuità, ancora si appellano all’Art.11 della Costituzione, mentre regna lo stato d’eccezione permanente, in deroga alla stessa tramite il progressivo svuotamento di ogni parvenza democratica in Italia:

“L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.”

In merito, a giustificare la flagrante violazione della Carta (quella che un tempo era la “più bella del mondo”), non poteva mica mancare l’intervento del solerte piddino di turno. Stavolta il compito è stato affidato al “costituzionalista” Stefano Ceccanti, transitato dall’Azione Cattolica al turbo-renzismo, restando in pianta stabile all’interno del partito bestemmia:

«Un nuovo passaggio parlamentare sulle armi all’Ucraina sulla concessione di armi per la legittima difesa dell’Ucraina non è previsto. La ragione risiede nel come è costruita la norma che dà fondamento al tutto, ossia il decreto n. 16/2022, che è stato poi assorbito dal decreto 14/2022, come convertito dalla legge 28/2022. La scelta fatta è quella di un intervento del Parlamento a monte del processo, per legittimarlo con chiarezza dall’inizio, e non in seguito a rincorsa degli eventi. A sua volta questa scelta si basa sulla scelta multilaterale dell’articolo 11 della Costituzione, la cui limitazione della sovranità apre al ruolo dell’Onu e delle organizzazioni regionali (tra cui Ue e Nato) in relazione del diritto naturale di legittima difesa degli aggrediti (articoli 51 e 52 della carta Onu) – spiega -. L’articolo 2-bis del decreto 14 (che corrisponde all’originario art. 1 del decreto 16) consente l’emanazione di uno o più decreti interministeriali sulla materia fino al 31 dicembre 2022 previo atto di indirizzo dele Camere. Tale atto è consistito nelle Risoluzioni votate da Camera e Senato l’1 marzo scorso che hanno previsto esplicitamente “la cessione di apparati e strumenti militari che consentano all’Ucraina di esercitare il diritto alla legittima difesa e di proteggere la sua popolazione”. Le risoluzioni prevedono di tenere “costantemente informato il parlamento”, ma ciò si riferisce alle comunicazioni trimestrali introdotte con emendamento al decreto 14, sempre all’articolo 2.bis. Il Ministro della Difesa e il Ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale, con cadenza almeno trimestrale, riferiscono alle Camere sull’evoluzione della situazione in atto.»
(22/04/2022)

Cioè, traducendo in un linguaggio intellegibile ai profani ed alla cittadinanza tutta, che questi signori avrebbero il dovere di interpellare ed informare con chiarezza, il molto onorevole Ceccanti ci spiega che il governo italiano può esportare armi in un paese in guerra, mettendo seriamente a rischio la nostra stessa sicurezza, e farlo in aperto contrasto con il nostro dettato costituzionale.
Di più, l’invio viene stabilito tramite un decreto interministeriale senza alcun obbligo di informare il Parlamento, né tanto meno l’opinione pubblica, con una lista secretata circa l’entità delle fornitura ed il tipo di “aiuti” forniti, che possono variare a totale discrezione della Presidenza del Consiglio senza che gli organi rappresentativi vengano consultati né aggiornati in merito. In pratica, da qui al prossimo capodanno, il Governo (nei panni del ministro della Difesa e di quello degli Esteri), in una situazione che si evolve (in peggio!) giorno per giorno, se proprio devono, possono essere interpellati per riferire al Parlamento non più di due volte nei prossimi 7 mesi e con con comodi intervalli di tre mesi tra una relazione e l’altra! Soprattutto, apprendiamo che tra quegli ordinamenti che assicurino la pace e la giustizia fra le Nazioni, entra a pieno titolo la NATO (l’organizzazione regionale); cioè un’alleanza militare collegiale ma non paritaria, il cui scopo precipuo è preparare (e fare) la guerra.
È per questo che il nostro Mariolino, il maggiordomo per cui tutto il mondo ci ride dietro, dopo aver rifilato all’Ucraina vecchi residuati bellici della seconda guerra mondiale… dalle mitragliatrici Browning M2, alle MG-42 (per gli amici, “MariaGrazia”, coi suoi 80 anni di onorato servizio), fino agli intramontabili Panzerfaust e vecchi cingolati M113 (ovvero i VCC2 “Camillino”)…  regalandoci un posto in prima fila come “paese ostile” ed implicitamente “belligerante”, adesso ha deciso di svuotare gli arsenali della Difesa, disfacendosi dei gioielli di famiglia e lasciando il paese del tutto indifeso, dopo aver portato l’Italia sulla soglia della terza guerra mondiale, a sua insaputa. Zelenski e Biden ordinano; Micro-Mario prontamente ubbidisce ed esegue, prono a raccogliere le ordinazioni. Magari gli riservano un posto in prima fila come zerbino, fuori dal bunker della Casa Bianca mentre tutt’attorno fioccano funghetti atomici. Evidentemente credono si tratti di un simulatore di gioco…

Hit Parade del mese:

01. LA SCELTA DI MARIO

[07 Apr.] «Volete la pace o il condizionatore acceso?»
 (Mario Draghi, il Domestico)

02. PARLA COME CAGHI

[08 Apr.] «Caracciolo diventa per Travaglio e il Fatto-Tass portabandiera dei Putinversteher con il perenne bla bla su peccato originale Occidente. Peccato davvero, ma la deriva era visibile da anni ormai.»
 (Gianni Riotta, il Censore)

03. SUDORE E SALIVA

[20 Apr.] « Ogni goccia di sudore in più versata questa estate sarà una goccia di sangue in meno risparmiata al popolo ucraino.»
 (Giorgio Mulè, sottovaso alla Difesa)

04. HIC MANEBIMUS OPTIME

[14 Apr.] «La prossima volta andremo al governo se avremo vinto le elezioni. Non siamo il partito del potere e delle poltrone.»
 (Enrico Letta, l’occupante di governo)

05. OSTI! PIÙ NE INCONTRO E PEGGIO NE TROVO

[15 Apr.] «Sarò impopolare, ma non ho alcun problema nel dire che lavorare per imparare non significa essere per forza pagati.»
 (Alessandro Borghese, Impopolare)

06. ALGERIA PROVINCIA DI ARGENTINA

[15 Apr.] «Voglio ringraziare il governo algerino per la calorosa accoglienza. I rapporti tra Italia e Argentina hanno radici profonde.»
(Mario Draghi, lo statista che tutto il mondo ci invidia)

07. IL PAPI DELLA PATRIA

[09 APR.] «L’ho sempre pensato: dopo Moro, Berlinguer e Craxi, l’unico uomo politico di grande livello che l’Italia abbia avuto è Silvio Berlusconi.»
(Piero Sansonetti, Bollinatore)

08. FESTA DELLA LIBERAZIONE

[25 Apr.] «Buona festa di San Marco.»
 (Massimo Bitonci, ovviamente leghista)

09. LA RINASCENTE

[29 Apr.] «Vi garantisco che trasformeremo questa epoca infame in un nuovo risorgimento italiano.»
 (Giorgia Meloni, Risorta)

10. NUMERI MAGICI

[22 Apr.] «Tutti dicono Macron, io guardo ai numeri e dico che domenica vince Marine Le Pen.»
 (Mario Adinolfi, Profetico)

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L’APOCALISSE GIOIOSA

Posted in Kulturkampf, Risiko! with tags , , , , , , , , , , , , on 27 aprile 2022 by Sendivogius

«Affermo che durante la guerra si sono resi colpevoli di tradimento contro l’umanità, tutti quegli intellettuali che non si siano rivoltati contro la propria patria, quando quest’ultima era in guerra, servendosi di tutti gli strumenti di cui un intellettuale dispone. Affermo che lo spettacolo offerto dai cantori della guerra e dai leccapiedi del mio stesso paese belligerante recandosi, a guerra finita, nel paese nemico per tendere alle popolazioni una mano insozzata dal contributo dei loro scritti allo spargimento di sangue, nonché l’improvviso cambiamento che li porta a fraternizzare con i popoli, è ben più ignominioso della loro attività durante la guerra, che tanto vorrebbero rinnegare

Karl Kraus
Gli ultimi giorni dell’umanità
Adelphi, 1996

Più che un “vertice straordinario” della NATO, quello tenutosi nella base aerea tedesca di Ramstein è stato un vero e proprio consiglio di guerra, in un tintillare di sciabole sguainate, dove i Dottor Stranamore dell’Anglosphera sono convenuti per mettere in riga le satrapie riluttanti dei dominions imperiali, in deroga alle regole di ingaggio dell’Alleanza e del più comune buonsenso, mentre lo spettro di una terza guerra mondiale si fa sempre più tangibile. E questo avviene nell’ipocrisia di poterla combattere per procura, usando gli ascari altrui come carne da cannone, e nell’illusione di non esserne travolti dopo aver dispiegato e dispensato tutto il consueto armamentario dell’industria organizzata per la macelleria umana.
 Come i sonnambuli del 1914, ci accingiamo a scivolare nel buco nero di un nuovo conflitto esteso a dimensione globale e dagli esiti imprevedibili, strisciando su una lama di rasoio sospesa sopra al baratro del non-ritorno.
La guerra si combatte con la guerra: più armi, più munizioni, più carri armati, più aerei, più obici di artiglieria, più missili… E poi? Quando questi non dovessero bastare, passeremo alle “atomiche tattiche”, che sono sempre ordigni nucleari ma più ‘accettabili’ di quelli “strategici”?!? Perché anche questo hanno fatto passare i nostri pennivendoli da trincea. Qui c’è gente che fantastica con la straordinaria idea di lanciare i contrassalti della Santa Alleanza, combattendo fino all’ultimo ucraino, armato coi propri arsenali ed addestrato dai propri “istruttori militari”, spingendo in profondità l’offensiva all’interno della Federazione Russa. E magari pensa pure di marciare verso Mosca (che poi si dovrebbe sapere come vanno a finire certe storie), avviando black OPS in territorio ‘nemico’, senza una dichiarazione esplicita di guerra… Quindi immaginare che la cosa non abbia alcuna ripercussione sugli imbelli stati clienti che si troverebbero a sperimentarne direttamente le conseguenze sul proprio territorio, in una escalation di rappresaglie incrociate, attendendo l’arrivo del 7° Cavalleria se le cose si mettono male. Il suicidio assistito di un continente, in un delirio di pura follia.

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(156) Cazzata o Stronzata?

Posted in Zì Baldone with tags , , , , , , , , , , , on 5 marzo 2022 by Sendivogius

Classifica FEBBRAIO 2022″

Di cosa non parleremo stravolta? Ovviamente del conflitto in Ucraina. Ci sono già troppi strateghi in giro, passati dal tavolo di Risiko! alle stanze di guerra: un esercito di mitomani pagato a chiacchiere, promossi generali sul campo e che si credono Napoleone, ai quali fanno il paio i guerrieri della domenica, addestrati in sessione plenaria su “Call of Duty” direttamente dal divano di casa.
In compenso, non si può fare a meno di notare un certo entusiasmo bellico, che pervade all’improvviso la gilda europea dei mercanti uniti, finalmente ricondotta alla sua dimensione di colonia atlantica convertita al traffico internazionale di armi, nel suo élan guerriero da esportazione, con livelli di isteria russofoba che trascendono il grottesco per sfociare nella nevrosi paranoica. L’ultima perla da manuale di psicopatologia clinica è l’esclusione dei gatti ‘russi’ dalla “Federazione felina internazionale” (qualunque cosa voglia dire)!
Schifoso come sempre è un intero sistema mediatico embedded ed acriticamente schierato a quadrato, dove la propaganda si esplica nella denuncia delle fake news altrui. Ma a quello ci siamo ormai abituati, almeno dalla prima Guerra del Golfo del 1991.
E intanto si discetta con blanda incoscienza, quasi fosse una forma di intrattenimento salottiero, di guerra nucleare, mentre si fanno simulazioni sugli effetti di un eventuale attacco atomico in Lombardia, come se fosse la cosa più naturale del mondo.
Che poi, circoscritti nel nostro infimo, la stampa italiana non abbia mai brillato per imparzialità e approccio oggettivo lo sapevamo già. Tuttavia, vedere uno dei principali gruppi editoriali nazionali (Gedi), trasformato in una ufficio di propaganda a tempo pieno che rimbalza ogni panzana che gli venga passata dai dispacci per la galvanizzazione della truppa al fronte, fa comunque un certo effetto, mentre sproloquia di “partigiani” e “brigate internazionali” con paragoni indecenti, per trovare consensi nel pubblico progressista, cercando di stabilire improbabili paralleli con la Guerra di Spagna e l’invasione della Polonia nel 1939. L’anno fatidico in cui, secondo i media italiani, sarebbe scoppiato l’ultimo conflitto europeo.

I “partigiani” del Battaglione Azov

Ci sarebbe la Guerra in Kosovo del 1996, con l’uso massivo di proiettili all’uranio impoverito (facendo una strage tra i reduci italiani della “missione di pace”) e munizionamento incendiario al fosforo; il bombardamento di convogli di profughi e della città di Belgrado, compresa l’ambasciata cinese (un voluto “effetto collaterale”), compresa la distruzione degli studi della Radio Televisione serba (RTS) con la morte di 24 operatori… Ma questo rientra nel normale percorso delle “missioni umanitarie”.
Al contrario, la distruzione della torre delle trasmissioni di Kiev è diventato un caso internazionale, assurto a “crimine contro l’umanità”.
Della distruzione israeliana della sede della tv Al-Jazeera e della stampa estera a Gaza non è neanche il caso di parlare…
Figuriamoci l’uso del fosforo bianco contro strutture ONU e centri profughi in piena zona residenziale. Nella guerra santa al “terrorismo” (altrui) vale tutto: ogni bersaglio è giustificato; forse perché non avere occhi azzurri e capelli biondi suscita diverse “emozioni”
All’epoca dei bombardamenti NATO su Belgrado, per sostenere la secessione del Kosovo dalla Serbia (la Crimea ed il Donbass sono tutta un’altra cosa), sulle colonne de La Repubblica, l’inviato Guido Rampoldi ebbe a scrivere un editoriale di raffinato equilibrismo, dove si lamentava la misura (forse) eccessiva, ma si giustificava il fine:

«L’Alleanza atlantica tenta di vincere la guerra mediatica con mezzi militari. Distrugge tv e ripetitori nella prospettiva di invadere l’etere del nemico, come in altri tempi un esercito avrebbe cannoneggiato una fortezza per avere accesso a un’area strategica. Ma una fortezza e una televisione non sono la stessa cosa. La trasposizione della guerra classica nella guerra mediatica ha un prezzo. E solleva questioni che non andrebbero affrontate solo in un consesso di generali o nei consigli di guerra di qualche cancelleria. Prima che il missile trasformasse il palazzo bianco in tomba e rovina, avevamo parlato con operatori e giornalisti. Nervosi, insicuri. La settimana scorsa un ammiraglio britannico aveva annunciato che la loro televisione, la Rts, da quel momento figurava nella lista dei “bersagli autorizzati”. Per questa ragione: aveva calunniato l’Alleanza atlantica, attribuendole la strage di una famiglia jugoslava, i genitori e tre bambini, uccisi da un missile a Pristina. Così motivato, il bombardamento promesso suonava come una vendetta privata dell’aviazione occidentale. Poche ore dopo la Nato aveva onestamente ammesso l’errore di Pristina, sulle prime negato.
[…] La Nato ha spiegato l’attacco alla Rts con una verità incontrovertibile: la tv statale aiuta Milosevic a mantenere la presa sulla Serbia. Neppure i giornalisti della Rts negano che la loro televisione sia un cardine del regime, ovvero del dispotismo sempre meno soffuso e mimetico praticato da Milosevic. Lo è per mandato istituzionale. […] Così a Belgrado la RTS è anche nota come “la Bastiglia”, la prigione della verità….. Per senso di colpa o per stalinismo mentale, chi governa la Bastiglia detesta, ricambiato, la stampa libera. Uno dei capi-redattori plaudiva alla “normalizzazione” di B92, l’ultima radio indipendente: “Sono pagati dagli americani”, mentiva. Questi capetti si sono calati l’elmetto in testa e ogni sera allestiscono la guerra virtuale richiesta dal regime: la Nato “genocida” che vuole sterminare i serbi, il nuovo Terzo Reich, Adolfo Clinton, le mirabolanti imprese della contraerea serba che falcidia l’aviazione nemica. Mai un dubbio su ciò che avviene in Kosovo

Guido Rampoldi
(04/24/1999)

Provate a variare luogo ed attori. Sostituite “bombardamenti NATO”, con “attacco russo”. E noterete, a diversità di soggetto, come la vulgata ucraina sia esattamente sovrapponibile a qualsiasi altra propaganda di regime. Ad essere totalmente diversa è la reazione occidentale, sull’onda d’urto delle digressioni semantiche che variano a seconda dell’opponente, per una diversa redistribuzione dei pesi e delle misure, nell’obliteramento delle responsabilità.
Ma in quel caso i media non usarono quasi mai  la parola “invasione”, ripetuta all’infinito invece nel caso ucraino, preferendo ingentilire il termine con “missione umanitaria”. Non parlarono di crimini di guerra, ma di “bombardamenti chirurgici” e “missili intelligenti”, così come i 20 anni di occupazione militare in Iraq divennero “enduring freedom”. Lì nessuno ha mai nemmeno ipotizzato il ricorso a “sanzioni durissime mai viste prima” contro l’oppressore e occupante elevato a “liberatore”, nella fulgida visione imperiale che al massimo lamenta qualche piccolo “eccesso”.

Hit Parade del mese:

01. UNA PISTA PER CORTINA

[22 Feb.] «A Cortina serve l’aeroporto, la strada per arrivare qua è ancora un calvario.»
(Daniela Santanchè, la Contessa)

02. CINQUECENTO MILIONI DI BAIONETTE

[16 Feb.] «Oltre 500 MILIONI di italiani non potranno portare a casa lo stipendio.»
(Ylenia Lucaselli, Demografa)

03. SE QUESTO È UN GENERALE

[14 Feb.] «Abbiamo consegnato un verbale di arresto per Mattarella, è stato eletto illegalmente. Non è lui il Capo dello Stato, l’elezione è stata irregolare.»
(Antonio Pappalardo, barzelletta in divisa)

04. GLI UFO SOPRA KIEV

[22 Gen.] «Sopra i cieli dell’Ucraina, ci sono Ufo che scortano i bombardieri; come per dire: attenzione! – non lo dico io, eh! Io riporto – come non volessero esplosioni nucleari. Gli Ufo stanno molto attenti che questo non si verifichi.»
(Red Ronnie, Fuori di testa)

05. MANI IN ALTO!

[26 Feb.] «Ora alzi la mano, chi almeno per un secondo, non abbia pensato di andare personalmente da Silvio Berlusconi, ad implorarlo di far ragionare Vladimir Putin. Una marcia mondiale verso Villa San Martino, sita in quel di Arcore.»
(Arnaldo Magro, giornalaio de “Il Tempo”)

06. SO COSA HAI FATTO…

[10 Feb.] «Non ho bisogno che il premier ringrazi me o il Movimento 5 Stelle, noi sappiamo cosa abbiamo fatto.»
(Danilo Toninelli, Genio incompreso)

07. ALTI LIVELLI

[03 Feb.] «Alla fine si salveranno solo i non vaccinati. Credetemi! Abbiamo molti contatti con medici di alto livello e ricercatori di biologia molecolare.»
(Davide Barillari, ex candidato M5S alla presidenza della Regione Lazio)

08. GRANDI RITORNI

[06 Feb.] «Hanno vinto Mahmood e Blanco, come Italia Viva chiedeva da tempo.»
(Elio Vito, coglione proprio)

09. LO VEDIAMO TUTTI I GIORNI…

[18 Feb.] «Avete visto che bravi ministri che ho?»
(Mario Draghi, il Salvatore)

10. LO SGUARDO CHE UCCIDE

[21 Feb.] «In campo metteremo i candidati con gli Occhi di Tigre.»
(Enrico Letta, TigerMan)

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IN WAR WE TRUST

Posted in Risiko! with tags , , , , , , , on 23 febbraio 2022 by Sendivogius

Interviste da sdraiati ai bravi ragazzi di Pravy Sektor… Servizietti compiacenti riproposti ad libitum (è giornalismo!) sulla fantomatica “guardia nazionale ucraina”: in pratica l’altra banda di paramilitari neonazisti del famigerato Battaglione Azov, anche se la ‘giornalaia’ di turno si guarda bene dal dirlo (e bastava notarne i distinitivi hitleriani al braccio), che addestrano bambini di sette anni all’uso delle armi d’assalto.
Ma siccome sulla tragedia prevale sempre la farsa, potevano mancare gli editoriali demenziali di un rinunciabilissimo Gianni Riotta sul FuffingotnPost?!? L’Amerikano a Roma, che frigna qualcosa a proposito della “stagione di travaglio per la generazione europea che sognava le avventure di Erasmus” (ma va’ a cagher!), le vacanze a Donetsk, e la denuncia del “record storico” di aggressioni armate.
In effetti, dalla prima guerra del Golfo in Iraq nell’ormai lontano 1991 ad oggi, solo negli ultimi 30 anni gli Stati Uniti hanno scatenato o fomentato per procura almeno un mezza dozzina di conflitti e destabilizzato paesi su quattro continenti, regrediti nel frattempo all’età della pietra. Il vero record storico apparterrebbe al ‘democratico’ Barack Obama, premio Nobel per la pace, che coi suoi “bombardamenti mirati” ed interventi indiretti in Siria, Libia, Iraq, Afghanistan, Yemen, Somalia e Pakistan, è il Presidente che può vantare il maggior numero di azioni militari degli Stati Uniti durante un singolo mandato. USA che proprio non riescono a starsene buoni, senza crearsi una qualche guerra ogni due anni, salvo perderle tutte dal 1946 ad oggi; fedeli al principio che se non si ha un nemico bisogna inventarselo, per esternalizzare il conflitto interno creando valvole di sfogo alternative.
Ah ma scusate! La minaccia alla pace globale in realtà è la Russia.
Settimane di propaganda atlantista dispiegata a reti unificate, per denunciare l’altra propaganda del Nemico Naturale, ereditato per procura dal Grande Fratello americano, evidentemente nostalgico della guerra fredda e quanto mai ansioso di strabordare ad Est, estendendo i confini orientali dell’Impero in continua espansione, con l’acquisizione di sempre nuove satrapie. Salvo denunciare indignato l’imperialismo russo e farsi tanta meraviglia della reazione di Mosca, mentre rinfocola lo scontro con provocazioni reiterate ed esasperazione dei toni per motivi cinicamente elettorali di un presidente scorreggione in crisi, che cerca di risalire la china dei sondaggi, scatendano e pompando una tensione bellica che in Europa non si vedeva da almeno 30 anni.
Immaginate voi, se a termini inversi, per uno stravolgimento geopolitico, la Russia dovesse mai fare in Canada o in Messico la metà di quello che gli USA vanno combinando oltre il Dnepr… Per molto meno, l’ultima volta stavano per scatenare la terza guerra mondiale con la crisi cubana!
Evidentemente, allargare all’infinito l’ipoteca strategica di una NATO senza confini, viene considerato un precipuo dovere e diritto imprescindibile degli Stati Uniti e dei suoi scodinzolanti “alleati”, azzerbinati dietro a Padron Sam, che a forza di rompere i coglioni in giro per il mondo, stavolta ha incontrato un bullo assai più grosso, mentre va pisciando nel cortile altrui. E che ora non sa quali pesci pigliare, dopo che la faccenda gli è sfuggita di mano.
E chissà perché mai il governo di Mosca dovrebbe prendersela così a male, mentre un’enorme alleanza militare prende forma davanti alle sue porte di casa con tanto di missili balistici, in assenza di altre minacce strategiche o nemici ostili, attuando una sorta di accerchiamento armato su scala continentale, dal Baltico al Caucaso. Ed al contempo immaginare che ciò possa essere privo di conseguenze e non susciti reazioni da parte russa.
Probabilmente, a Washington pensavano di aver a che fare ancora con un presidente imbelle che si fa pagare milioni per girare spot pubblicitari in cui trangugia tranci di Pizza Hut, o un ubriacone eterodiretto che si presenta sbronzo ai summit internazionali senza capire cosa va sottoscrivendo.
Contrappassi della Storia.

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FALSE FLAG

Posted in Kulturkampf, Risiko! with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 9 settembre 2014 by Sendivogius

false-flag

Appurato il delitto, non cercate il colpevole. Trovate piuttosto un cattivo ideale, uno di quei villain da guerra fredda che sarebbe piaciuto a Ian Fleming per una storia dell’Agente 007, e attribuitegli ogni crimine possibile. Non importa se vero o presunto, plausibile o meno, giacché questo è un aspetto completamente secondario ai fini della trama, che ricerca personaggi tutto stereotipi e propaganda.
19 - The Legend of Koizumi - VLADIMIR PUTIN (1)Ciò che conta sono gli effetti speciali, coi quali impressionare il pubblico, guidandolo per mano ed aiutarlo a dimenticare in fretta i fatti nell’assenza di riscontri. Cucinato a puntino il pastone, al momento giusto lo si può servire opportunamente riscaldato a masse inappetenti.
Fu così che a meno di due mesi dall’abbattimento del Boeing 777 della Malaysia Airlines, sui cieli della regione separatista del Donbass in Ucraina, il ‘Consiglio di Sicurezza olandese’ (Dutch Safety Board) pubblicò nell’indifferenza generale il suo Rapporto Preliminare sulle sorti dello sfortunatissimo volo Mh17.
Si tratta di 34 paginette scarse, redatte con la collaborazione degli ‘esperti’ di ben dieci paesi diversi ed una mezza dozzina di agenzie specializzate. Pagine nelle quali praticamente non è contenuto nulla che non vada oltre l’evidenza; persino più approssimativa di quanto non sia rilevabile ad occhio nudo. In compenso, l’indagine investigativa si contraddistingue per non investigare alcunché, insieme alla carica di reticenza e di vaghezza analitica, al cui confronto le indagini successive all’abbattimento del DC9 Itavia ad Ustica nel 1980 sembrano un modello di efficienza.
Dc9 ItaviaTanto che il rapportino manca praticamente di tutto: contenuto delle scatole nere, analisi balistica, dettaglio dei tracciati radar, testimonianze degli operatori di volo, evidenze satellitari, analisi dettagliata dei reparti recuperati, referti autoptici…
L’unica certezza che sembra emergere dai ‘preliminari’ è l’avvenuta esplosione in volo dell’aereo. E nell’ansia di non dire ed all’occorrenza offuscare, nonostante le precauzioni, il Rapporto si lascia pure scappare una considerazione non perfettamente allineata con la vulgata ufficiale, che vuole il boeing abbattuto da un missile terra-aria Buk M1/SA-11.

Batteria missilistica antiarea BUK M1

E che soprattutto omette di spiegare di preciso come il velivolo possa essere stato perforato nella parte superiore della carlinga da numerosi oggetti ad alta velocità, provenienti dall’esterno (anche se è facilmente ipotizzabile un effetto Shrapnel da deflagrazione).

Fori sulla carlinga dell'aereo (1)«Damage observed on the forward fuselage and cockpit section of the aircraft appears to indicate that there were impacts from a large number of high-energy objects from outside the aircraft.»

Possibilmente per mezzo di Batterie ‘Buk’, che però nessuno ha mai visto davvero all’opera. Cosa quanto mai curiosa, in una regione costantemente monitorata dai satelliti militari di mezzo mondo e massimamente dell’Amico americano, che della responsabilità russa nella strage possiede la certezza metafisica e dunque non necessita di alcuna dimostrazione empirica. Ma del resto il governo dell’Ucraina è uno specialista nel denunciare con cadenza giornaliera attacchi di massa, da parte di colonne fantasma di blindati  russi, che a migliaia oltrepasserebbero il confine, invisibili a radar e satelliti-spia, combattendo fantomatiche battaglie col glorioso esercito di Kiev che ovviamente ne esce sempre vincitore.
Perciò è meglio non approfondire certe “evidenze”, altrimenti bisognerebbe spiegare come il foro di entrata del missile, all’altezza della cabina di pilotaggio, non sembri compatibile con l’ogiva di una testata SA-11
Comparazione armamenti balisticiE bisognerebbe altresì dipanare ogni dubbio circa le tracce lasciate dall’impatto esterno di un gran numero di oggetti ad alta energia, che al di là dell’ambigua scelta semantica, ricordano più che altro i fori in entrata di proiettili da 30mm.
Fori sulla carlinga dell'aereo (2)È un po’ difficile, a meno che non si vogliano sovvertire le leggi dell’aerodinamica, che una mitragliatrice pesante possa colpire da terra una bersaglio in movimento a circa 33.000 piedi di altezza (oltre 10 km)…
fori da 30 mm Molto più semplice invece se questa viene montata su un aereo dell’aviazione da guerra, come nel caso dei MiG-25 e MiG29, che tra le loro dotazioni in armamenti standard annoverano la GSh-301: mitragliatrice a nastro per uso aeronautico, per l’appunto armata con munizioni a frammentazione calibro 30.
fori sulla carlinga del volo MH17Figuriamoci se si potrebbe mai prendere in considerazione, tra le opzioni investigative, l’impossibile ipotesi che il volo malese Mh17 possa essere stato abbattuto da un missile aria-aria sparato da un caccia-intercettore e crivellato di colpi dal cannoncino di bordo, all’altezza della cabina di pilotaggio.

MH17 - Fori di entrata nella carlinga ad altezza piloti

Così, giusto per il gusto di escludere con dovizia di prove e fuori da ogni dubbio, un’opzione tanto scandalosa di cui si parla di rado (per esempio QUI).
Probabile traiettoria del missileAnche perché il tal caso si porrebbe un elementare quesito: cui prodest?
Di certo non ai combattenti “filorussi” del Donbass. E certamente non a Mosca.
Possibile traiettoria aerea dell'abbattimentoSicuramente avrebbe fatto comodo al governo di Kiev, che in tal modo avrebbe distolto l’attenzione dai crimini di guerra, la sistematica violazione delle tregue d’armi, ed i bombardamenti aerei indiscriminati ed i cannoneggiamenti a casaccio con artiglieria campale contro le popolazioni civili di Donetsk e Sloviansk, o il massacro di Odessa, ottenendo quella simpatia internazionale e quel sostegno militare che finora non ha avuto.
Ala scheggiata da traiettoria missileAvrebbe giovato all’amministrazione statunitense di O’Banana, desiderosa quanto mai di rintuzzare e contenere la ritrovata intraprendenza russa e la riconquista del suo antico ruolo ‘imperiale’ nello scacchiere internazionale, secondo una visione geopolitica della quale avevamo di recente accennato QUI.
prism7Evidentemente, gli strateghi di Washington credevano davvero che un ubriacone obnubilato dall’alcol come Boris Eltsin e la sua corte famelica di ladri, in un paese ridotto alla fame e trasformato nel primo esempio realizzato di stato gestito direttamente dalle organizzazioni mafiose, potesse essere un esempio di “democrazia” compiuta in una situazione destinata a perdurare nel tempo.
Come invece l’Europa si sia lasciata trascinare in una nuova guerra fredda contro uno dei suoi principali partner commerciali, col quale vanta esportazioni ed interessi economici per svariate decine di miliardi di euro e dal quale è totalmente dipendente per le sue forniture di gas, è un altro ‘mistero’ che i burocrati della UE dovrebbero spiegare ai propri cittadini.
Soldati dell'esercito ucrainoAltresì dovrebbero spiegarci come un governo golpista di oligarchi, nato da un colpo di stato, pesantemente infiltrato da gruppi di estrema destra, che scalpita per entrare nella NATO e trascinare il resto del continente in una guerra catastrofica contro la Russia, sia diventata una solida democrazia con tutti i requisiti (nessuno!) per entrare nell’Unione europea. E sarebbe interessante sapere come tali principi democratici si concilino, con l’accoglienza accordata dal governo di Kiev ai neo-nazisti di mezza Europa accorsi ad arruolarsi tra i paramilitari del Battaglione Azov.
Nazisti ucrainiOvviamente, perché la Russia è un’autocrazia ultra-nazionalista, dominata da un pugno di oligarchi provenienti dalla nomenklatura post-sovietica. Per fortuna l’Ucraina è esattamente il contrario: una banda di oligarchi (ex sovietici), al comando di uno stato autoritario che si alimenta del suo sciovinismo.

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1° MAGGIO

Posted in Masters of Universe, Risiko! with tags , , , , , , , , , , , , , , , on 1 Maggio 2011 by Sendivogius

Nell’Italia dei senza lavoro e della crisi infinita è festa grande.
Finalmente restituito alla sua vera natura medioevale, un intero Paese è fermo nelle celebrazioni pubbliche dell’enorme autodafé pontificio: la più grande operazione commerciale a profitto ecclesiastico, mai organizzata dai tempi delle indulgenze giubilari.
In concomitanza con una delle poche feste laiche della Repubblica, rottamata in nome del profitto e per le tasche dei bottegari, si sovrappone la beatificazione del papa polacco, amico di dittatori e gran protettore dei pedofili (purché in tonaca), restauratore del potere temporale dei pontefici e campione della conservazione più intransigente. Però è stato un papa fotogenico, abile nell’autopromozione, e tanto basta a considerarlo “buono”.
Aperto ad ogni modernità, tanto per dire, è stato capace di istituire una commissione di studio per confutare (negli anni ’80!) la validità delle teorie di Galileo e valutare un’eventuale revisione della condanna. Ancora non era convinto..!
L’ennesimo revival sanfedista di una superstizione necrofila, fondata sull’esposizione di pezzi di cadavere, con l’adorazione di secrezioni ed umori colliquativi morbosamente conservati, è l’occasione per ribadire in pompa magna la supremazia del Papa-Re sul “giardino” italiano. Non per niente il piccolo imperatore è corso a presentare formale atto di sottomissione al primato del papato, seguito da tutto il resto dell’arco istituzionale.

TRIPOLI BEL SUOL D’AMOR…
 Con spirito cristiano, le città libiche vengono benedette da una provvidenziale pioggia di bombe (però intelligenti) e in nome dell’accoglienza si respingono i profughi che si vorrebbero liberare da una feroce tirannia.
Come il generale von Clausewitz, il presidente Giorgio Napolitano ci ricorda, a modo suo, che “la guerra è una naturale prosecuzione della politica”… per l’esattezza, “un’evoluzione naturale”. Un ottimo modo per festeggiare il centenario della Guerra di Libia (1911-2011). Del resto abbiamo un’eccellente copertura giuridica perché, come gli antichi romani, noi aborriamo le iniusta bella.
Per questo i bombardamenti italiani (su una nostra ex colonia) sono cominciati con l’autorevole avvallo presidenziale, mai così solerte, prima ancora che se ne potesse discutere in Parlamento, in nome della sacra risoluzione n.1973 dell’ONU, mentre già si sussurra l’invio di truppe di terra. Peccato che la risoluzione delle Nazioni Unite non contempli l’eliminazione fisica del rais e lo sterminio della sua famiglia, non autorizzi l’uccisione dei suoi figli e dei suoi nipoti con attacchi notturni alle loro abitazioni private, non preveda la distruzione delle stazioni televisive del regime e delle infrastrutture.
Si tratta di gravi violazioni al mandato originario, che conferiscono agli attacchi l’infame natura di rappresaglie terroristiche. Tuttavia, questo il presidente Napolitano ha omesso di ricordarlo.
E del resto la situazione libica avrebbe richiesto un minimo di prudenza…

Innanzitutto, dopo mesi, non si è ancora ben capito chi siano i nuovi referenti politici… il fantomatico consiglio di Bengasi?!? L’ex ministro degli interni (un fedelissimo di Gheddafi) passato alla causa degli insorti insieme ad alcuni militari caduti in disgrazia?
A tutt’oggi, in Cirenaica non esiste un direttorio unificato; si ignorano chi siano questi “ribelli” né si conosce una linea programmatica precisa e soprattutto condivisa.
Manca completamente un vero centro di coordinamento, tanto meno  è stato costituito  un credibile governo provvisiorio. Ogni centro abitato e regione insorta ha il proprio consiglio cittadino improvvisato ed i vari comitati si muovono disordinatamente per proprio conto, irrimediabilmente divisi tra appartenenze claniche e gelosie tribali.
Se questa è la situazione politica. Ancora peggio è la realtà militare… qui mancano anche le basi minime e le più elementari nozioni di combattimento:
 1) I combattenti improvvisati ci hanno messo un mese per capire che i pick-up bianchi in mezzo al deserto sono un bersaglio ideale per qualsiasi artiglieria e che quindi andrebbe improvvisata un minimo di mimetizzazione. Soprattutto non ci si muove asserragliati in mandrie tanto per farsi coraggio o incitarsi a vicenda. Non parliamo poi di formazione a ventaglio, disposizione allargata, e altre cosucce che a quelle latitudini sembrano fantascienza.
 2) Qualcuno deve aver spiegato ai ribelli che le armi vanno tenute pulite e ben oliate. E giustamente abbiamo assistito a scene dove le mitragliatrici calibro 50 venivano lavate con acqua e sapone e gli AK-47 impastati di grasso. Il sistema migliore, e più rapido, per renderli inutilizzabili.
 3) Non esiste alcuna logistica, né un comando unificato, nessun piano strategico. Ci si muove alla spicciolata, secondo l’ispirazione del momento; si sparacchia a casaccio, possibilmente davanti alle telecamere; ci si mobilita secondo il capriccio del giorno, né si concordano gli obiettivi con gli altri gruppi di combattimento, tanto meno ci si preoccupa di segnalare gli spostamenti. Non esistono ponti radio, né un sistema di comunicazione e coordinamento delle varie unità.
Come risultato immediato, è facilissimo incorrere nel cosiddetto “fuoco amico” e farsi annientare dalle sortite a sorpresa degli irregolari governativi.
Ne consegue che il prossimo ed inevitabile passaggio successivo ai bombardamenti su scala tattica della NATO sarà l’invio di una forza militare d’occupazione (o d’interposizione che dir si voglia), ad integrazione dell’inconsistenza politica e militare dei nostri nuovi “alleati” libici. Ma questo il solerte Napolitano che tanto si è sbrigato a sottoscrivere l’attacco, tuffandoci in questo pantano, preferisce non dirlo; meno che mai il ministerume e parlamentarucoli di ogni colore, assiepati intorno al dicastero della guerra, tutti in ben altro affaccendati…
Evviva l’Imperatore!! Evviva il Papa-Re e pure il Papi-Re!!

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La strada delle buone intenzioni

Posted in A volte ritornano, Kulturkampf with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 2 ottobre 2010 by Sendivogius


Dopo l’inaspettato successo dell’articolo dedicato all’iniziativa ‘culturale’ conosciuta come “Allenati per la vita” [QUI], siamo stati onorati dall’inaspettata attenzione dell’ANCI (Associazione Nazionale Cadetti d’Italia) che della summenzionata attività è promotrice ed ispiratrice. Proprio grazie alla segnalazione del nostro link, siamo venuti a conoscenza dell’associazione della quale, colpevolmente, ignoravamo ancora l’esistenza. La fortunata circostanza ci offre la preziosa opportunità di sottrarre così l’ANCI di Monza all’ingiusto oblio nella quale era tenuta.
Pertanto, crediamo sia doveroso riportare la lettera (del 26/09/2010), pacatissima nei toni e nei contenuti, facilmente reperibile nel forum di discussione, con cui i responsabili si rivolgono ai propri associati, ad ulteriore integrazione di quanto già scritto in precedenza:

Cari amici,
Cari genitori,
sabato sera, mentre mi trovavo in un ristorante a Oreno di Vimercate, mi è capitato di sentire una coppia, che mangiava al tavolo dietro al mio, discutere sul Progetto “Allenàti per la Vita” che, come senz’altro saprete, è il frutto della collaborazione tra il Ministero dell’Istruzione e il Ministero della Difesa sulla quale si basa non solo l’esistenza della nostra associazione (che comunque esisterebbe anche qualora non ci fosse quest’accordo), ma anche e soprattutto il Training Day come esperienza nazionale, dal momento che quest’ultimo non è solo un’iniziativa “nostra”, ma anche, per esempio, dell’UNUCI, vero organo responsabile dell’attuazione di questo progetto. Ebbene, le opinioni nettamente negative che sono stato in grado di cogliere dalla sopracitata discussione e le recenti notizie e opinioni diffuse dal mondo dell’informazione e di Internet mi hanno talmente indignato che mi è parso bene pubblicare e diffondere questo post affinché venga finalmente fatta un po’ di costruttiva chiarezza.
Il primo indizio l’abbiamo avuto con quella lettera che ci è giunta dall’Associazione GreenMan; poi un diffamatorio e falso articolo comparso su Famiglia Cristiana; poi i numerosissimi blog e forum che ci attaccano a priori, quando probabilmente non hanno capito le nostre vere intenzioni […]; infine la discussione di ieri sera: “Ma io non capisco perché militarizzare la scuola in questo modo portandoci le pistole. Che senso ha? Visto che la violenza e la guerra nel mondo ci saranno sempre, lasciamole a chi le sceglie come stile di vita!“.
[…] Nessuno, invece, dice che abbiamo partecipato alla preparazione degli Special Olympics (come invece ha fatto il Presidente della Provincia di Monza e Brianza Dario Allevi, ringraziando gli studenti per la disponibilità e la collaborazione prestate, durante la cerimonia di premiazione degli studenti eccellenti della provincia). Nessuno dice delle nostre allegre escursioni (vedi Capanna Monza, Campo Invernale ecc.). Nessuno dice delle risate che, in fondo, ci facciamo quando siamo insieme. Nessuno parla della reale coesione che si è formata tra noi. Perché nessuno vuole ammettere che la nostra è un’attività sana. Non propagandistica. Non neofascista. Volontaria. Aperta a ragazzi e ragazze non solo maggiorenni, ma anche di 14 anni (la firma dei genitori di colpo non ha più valore?).
[…] Basta dire castronerie! Perché è solo colpa della cattiva informazione se questo bel progetto, che pure ha sollevato tante inutili critiche, l’anno prossimo verrà soppresso.
Ma noi ANDIAMO AVANTI. Dall’anno prossimo, anzi, non dipendendo direttamente dal Ministero della Difesa, l’ANCI sarà la sola associazione che sarà in grado di offrire ai ragazzi e alle famiglie questa opportunità formativa. E allora, davvero, vedremo chi ha ragione…

La giusta indignazione, che pervade l’animo degli organizzatori dinanzi a critiche preconcette e tanto ingiuste, merita sicuramente una pubblicità maggiore e fornisce a noi l’opportunità per rimediare ad una severità forse eccessiva, in nome di una “comune chiarezza costruttiva”.
In sintesi, l’ANCI lamenta di essere accusata di:

1) indossare magliette nere;

E certo si poteva obiettare di meglio invece che disquisire, stupidamente, sul colore scelto per le t-shirt.

2) studiare “minuziose dispense sulle armi e sui mezzi militari”;

Le famigerate dispense contengono in realtà informazioni tecniche sulle armi individuali in dotazione ai reparti NATO, con i loro requisiti minimi (spesso incompleti). Sono dati facilmente reperibili ovunque.
Si va dai mitragliatori d’assalto semiautomatici, alle armi di reparto (mitragliatrici pesanti e lanciagranate anticarro), passando per i PSG della Heckler & Koch (il fucile di precisione preferito dal mitico Solid Snake della serie Metal Gear) fino al devastante “cinquantino” BARRETT M82 (con due “t”) e ormai superato dal modello M95, senza dimenticare l’intramontabile “MariaGrazia”: la vecchia mitragliatrice MG del 1942.
Resta intatto il quesito originale: perché ad un 14enne dovrebbe essere impartita la conoscenza di armi da guerra e quale sarebbe la funzionalità didattica? Cosa diamine mai c’entrerà col rispetto della Costituzione?!?

3) voler ricreare l’Opera Nazionale Balilla;

Ad essere maliziosi, le analogie con la Gioventù Italiana del Littorio (GIL) non mancano… 

4) voler reistituire il Sabato Fascista;

Sarebbe il problema minore.

5) di “rubare” con questo progetto i soldi che, invece, dovrebbero essere destinati per il riassorbimento dei precari;

In effetti, il pensiero ci aveva sfiorato..:)

6) (questa è la più ridicola di tutte) di voler attuare un colpo di stato!!! (non trovo più la fonte, ma sono sicuro di averla letta da qualche parte)

Infatti è una scemenza totale ed in proposito concordiamo con le rimostranze dell’ANCI.

Siamo forse reazionari?

Non è certo un delitto e per di più sareste in perfetta sintonia con la maggioranza degli italiani.

Siamo sovversivi?

Questa è prerogativa esclusiva di anarchici e kommunisti… Non rubate(ci) un simile onore.

Abbiamo mai fatto del male a qualcuno?

Ci mancherebbe altro!

La nostra esistenza compromette la libertà di espressione e di pensiero?

Ognuno dovrebbe essere libero di gestire sé stesso come meglio crede, restando intatto il diritto di critica (e di replica).

Del resto, i Cadetti d’Italia saranno sicuramente temprati alle critiche più ingenerose, come sembra promettere il loro stesso motto di ispirazione ciceroniana: “Praeter Omnia Semper” (sempre oltre tutte le avversità).
D’altra parte, l’ANCI monzese si muove in stretta collaborazione con il G.S.A. (Gruppo Sportivo Alpini) di Monza, con cui concorda gran parte delle iniziative in Brianza:

«Il Gruppo Sportivo Alpini della locale Associazione Nazionale Alpini nasce dall’esigenza di poter organizzare e partecipare alle competizioni di carattere sportivo-militare dalla stessa A.N.A. ma anche di altre Associazioni d’Arma e di volontariato nonch’è dall’Esercito Italiano.
 Il G.S.A., soprannominato “la Ferrea” in ricordo della Corona Ferrea simbolo della nostra Città, è un nucleo di Alpini e simpatizzanti iscritti ai gruppi della nostra sezione A.N.A. di Monza.
I compiti del G.S.A. sono molteplici e spaziano dall’organizzare e partecipare a competizioni sportivo-militari fino a organizzare e attuare un servizio d’ordine e di cerimoniale per le manifestazioni e ricorrenze della nostra sezione A.N.A. di Monza.
Attualmente il G.S.A. “la Ferrea” collabora con altre associazioni d’Arma, in primis l’Unione Nazionale Ufficiali in Congedo d’Italia sezione di Monza, per la buona riuscita del progetto “Allènati per la vita” stipulato dal Provveditorato agli studi della Regione Lombardia e il comando militare Esercito Lombardia.
Dal 2010 il GSA di Monza ha l’incarico di arruolare i ragazzi che vogliono parteci
pare al progetto dell’Esercito ‘PIANETA DIFESA’ della provincia di Monza e Brianza.
Possono isriversi al G.S.A. tutti i tesserati, Alpini e Simpatizzanti, dei vari gruppi Alpini della sezione di Monza.»

UNA PURA FORMALITÀ
Dunque, ci permettiamo di rivolgere ai “Cadetti d’Italia” alcune piccoli osservazioni, sine animo et ira, fornendo magari qualche consiglio (non richiesto)…
Ci sfugge la necessità di costituire un’associazione che, solo per uno sfortunato malinteso, sembra strutturata a livello territoriale come una organizzazione paramilitare, ripartita in “gradi” gerarchici, “Compagnie” e “Distaccamenti”, con questa strana passione per le scuole:

L’ ANCI è strutturata  con i seguenti livelli direttivi operativi e gestionali:
 Distaccamento (Istituti Scolastici o zone territoriali)
 Compagnia (Capoluogo di Provincia)
Coordinamento Regionale
Coordinamento Nazionale
Nei capoluoghi di provincia sono insediati gli Staff dell’ANCI e sono costituite le ‘Compagnie Cadetti’. Se le condizioni lo richiedono possono essere attivati dei ‘Distaccamenti’ in altri luoghi della Provincia. Anche presso le diverse scuole che aderiscono al progetto, possono essere attivati dei distaccamenti. I distaccamenti dipendo dalla Compagnia di riferimento. Le compagnie acquisiscono il nome della città.

Naturalmente, il tutto per “Amor di Patria” e per instillare il sacrosanto “senso del dovere” nelle giovani generazioni, s’intende!

“L’ANCI pur promuovendo le Forze Armate non vuole essere un’organizzazione di reclutamento o indottrinamento, ma piuttosto una organizzazione che guarda al futuro delle giovani generazioni e richiede alle stesse impegno e capacità di sacrificio per crescere e prepararsi alla vita promuovendo capacità importanti quali leadership, disciplina, intraprendenza, indipendenza e resistenza. Possono far parte dell’Associazione studenti maschi e femmine che di età compresa tra i 14 e 18 anni (Cadetti) e adulti (Aspiranti Istruttori/Istruttori).
In ingresso i ragazzi e ragazze sono
Allievi Cadetti. L’Allievo Cadetto che negli anni successivi al primo, sceglie di permanere nell’ANCI ha l’opportunità di approfondire conoscenze ed esperienze. In funzione della crescita individuale sono stati definiti appropriati Livelli, ai quali corrisponde l’avanzamento ai gradi superiori. Per ottenere la promozione al grado superiore è necessario superare le seguenti Qualifiche di Profitto..”

Nella fattispecie, le “Qualifiche di Profitto” prevedono il conferimento di appositi gradi sotto forma di stars (come le stellette che contraddistinguono gli ufficiali dell’esercito).
E d’altronde l’intera terminologia sembra mutuata dal linguaggio militare, inerente l’addestramento reclute:

“La carriera del Cadetto/a avviene previo la partecipazione alle attività proposte dall’ANCI unitamente al superamento positivo del livello di qualifica previsto. Il grado iniziale è  Cadetto TD che lo studente/ssa acquisisce automaticamente al termine del percorso del Training Day. I successivi avanzamenti sono possibili  partecipando, agli addestramenti e alle Qualifiche di Profitto. Al grado di Cadetto Maggiore Aspirante Istruttore  è possibile accedere  (per il Cadetto Maggiore)  dopo aver compiuto da almeno 6 mesi il 18° anno. Per accedere al ruolo Istruttore è necessario frequentare il Corso Istruttori, al termine del quale il CMAI ottiene la qualifica di Aspirante Istruttore (AI). Per transitare nel ruolo Istruttore l’Aspirante Istruttore deve prestare servizio in quel ruolo per almeno due anni.”

Pilastro della formazione sono infatti gli “Istruttori Militari” che garantiscono il corretto training dei “cadetti”:

“Appartengono alla categoria degli  Istruttori Militari tutti quelli che hanno svolto il servizio militare (Riserva), o ne fanno parte. Possono tutti acquisire il ruolo Istruttori senza limitazioni di Corpo, Arma o Grado. E’ incluso nello stesso rango anche il personale proveniente dalle Associazioni d’Arma. Per ottenere la qualifica di ‘Istruttore’ è necessario frequentare il Corso Istruttore. Gli Istruttori Militari una volta abilitati al ruolo, devono esibire il grado acquisito durante il servizio militare accompagnato da specifico brevetto di Istruttore.”

Tutte le informazioni potete reperirle direttamente sul sito ufficiale dell’ANCI di Monza [QUI].

Quello strano déjà vu…
 Confessiamo che lo stemma dell’ANCI-MONZA ci ha alquanto ‘incuriosito’… Gladio e Alloro… dov’è che l’avevamo già visto? Ah sì! Ci sembra di ricordare…
Se non fosse per la vanga ed il piccone, non era forse uno dei principali emblemi della
Repubblica Sociale di Salò, onnipresente sulle mostrine militari delle camicie nere repubblichine (gladio al centro, con corona di alloro e foglie di quercia)?!?

Sicuramente si tratta di uno spiacevole equivoco, giacché è evidente che i “Cadetti Italiani”, nella scelta del simbolo, volevano onorare i parà della Folgore e giammai gli ultimi pretoriani del Duce.
Infatti, il nome dell’associazione territoriale non lascia spazio ad ombra di dubbio:
“La Ferrea” in ricordo della Corona Ferrea, custodita proprio a Monza, che cingeva il capo dei primi Re d’Italia…
Peccato davvero che, in tempi più recenti, “La Ferrea” sia stato anche il nome tributato alla
25esima Legione ordinaria “Ferrea” di Monza, inquadrata nelle camicie nere territoriali della MVSN (Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale) per la II° Zona “Lombardia”.
La scelta del nome si ispira probabilmente alla ben più famosa LEG VI FERRATA: un’antica formazione legionaria di stanza in Siria, in origine reclutata da Cesare tra i Galli dell’Insubria, nella metà del I°sec. a.C.
Tornando al XX secolo, uno dei più importanti comandanti della “Ferrea”, in qualità di “console”, fu
Enzo Emilio Galbiati (dal 1° Luglio 1923 al 20 Luglio 1925); fascista convinto e squadrista della prima ora, era il responsabile delle squadracce brianzole operative nel monzese.
Ma la storia della “Ferrea” è a suo modo intrecciata coi
“Moschettieri delle Alpi”: reparti alpini di provenienza lombarda, inquadrati nella 116^ Legione Alpina “Como”

I Lombardi alle Colonie
 …Infatti, nel 1935 la 116^ partecipa alla Guerra d’Etiopia insieme ad un distaccamento della “Ferrea”; si tratta del CXXV (125°) Battaglione CC.NN. (Camicie Nere)  “Monza”.
Entrambe i reparti sono aggregati alla
II^ Divisione CC.NN. “28 Ottobre”. Questa è una unità di combattimento, con connotazione regionale, dove è forte la presenza lombarda. Lo si può dedurre anche da parte dell’organigramma, inerente la composizione:

114^ Legione “Garibaldina”
CXIV Battaglione “Bergamo”
CXV Battaglione “Brescia”
114^ Compagnia mitraglieri
114^ Batteria someggiata da 65/17
116^ Legione alpina “Como”
CXVI Battaglione “Como”
CXXV Battaglione “Monza”
116^ Compagnia mitraglieri
116^ Batteria someggiata da 65/17

Per una storia completa della II Divisione CC.NN. e la suddivisione dei reparti potete cliccareQUI. Invece, per una prospettiva circa l’organizzazione territoriale della Milizia, cliccateQUI.

Tra l’altro, “La Ferrea” è il nome della massima onorificenza al valore, conferita alle camicie nere delle unità aggregate alla Divisione ’28 Ottobre’ (giorno della marcia su Roma).
Le immagini dell’ambita croce commemorativa dovrebbero essere abbastanza eloquenti in proposito…

 

Ma noi sappiamo bene che, nel caso della Associazione Cadetti d’Italia di Monza, si tratta solo di uno spiacevole equivoco: Ogni riferimento a circostanze o fatti realmente accaduti e/oa persone realmente esistenti è da ritenersi puramente casuale.
Tuttavia, ci permettiamo un suggerimento amichevole: onde evitare fastidiosi accostamenti forse sarebbe meglio prestare una maggior attenzione a certa scelta ‘simbolica’ che, ne siamo sicuri , è stata totalmente involontaria..!

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IL MINISTRO DELLA GUERRA

Posted in Risiko! with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 17 settembre 2009 by Sendivogius

 “In Afghanistan bisogna restare per mantenere alto l’onore dell’Italia
 (Franco Frattini; Ministro degli Esteri – 17 Sett. 09)

Soldatini Veramente, ci avevano detto (ed alcuni ci credevano pure!) che la permanenza del contingente italiano in Afghanistan fosse una ‘operazione di polizia internazionale’ volta all’instaurazione della democraziain nome della libertàper la difesa della paceper il ripristino del diritto… ed altre fioritefantasie lessicaliche infarciscono le banalità propagandistiche in ogni campagna bellica.
Inoltre, la missione militare in terra afgana avrebbe dovuto pacificare l’intera regione; stabilizzare la turbolenta area, compresa tra i monti dell’Hindokush ed i deserti del Belucistan; piantare i semi di una solida democrazia e
liberare le donne dalla schiavitù del burqa…
Infatti, gli osservatori europei contestano qualcosa come due milioni di schede contraffatte alle ultime elezioni, che hanno visto la riconferma del presidente uscente Ahmid Karzai. A proposito di diritti e dignità femminile, proprio il presidente Karzai è il firmatario di una legge che, oltre al divieto di circolazione per le donne sposate, stabilisce lo stupro coniugale e, di fatto, la pedofilia col matrimonio di bambine con meno di 12 anni.
[Potrete avere un piccolo ragguaglio leggendo qui]
E per questi eccezionali risultati spendiamo milioni di euro ogni mese, mandando a crepare i nostri soldati!
Delle migliaia di danni collaterali tra la popolazione civile, notoriamente, non frega un cazzo a nessuno.
1880 - 66th soldier in southern AfghanistanAdesso sappiamo che la presenza militare dell’Italia in terra afghana è soprattutto una questione di prestigio nazionale e di ‘onore’… secondo un lessico ideologico di stampo ottocentesco e proto-fascista, che ben si addice alle moderne guerre coloniali dei nuovi imperi e del loro contorno di truppe ausiliarie.
Infatti, dopo ben 7 anni di guerra non-dichiarata, l’Afghanistan è frazionato in satrapie semi-indipendenti, dove i vari Signori della Guerra confluiti nella traballante ‘alleanza anti-taliban’ esercitano un potere feudale, ripartito su base clanica, e puntellato dai contingenti militari stranieri.
Il controllo del governo legittimo-laico-democratico non va oltre il centro di Kabul. Sulla sua stessa sopravvivenza ben pochi scommetterebbero, qualora venisse meno il supporto armato delle forze NATO.
Il tempo del conflitto viene dilatato in una spirale che si avvita su sé stessa in un moto perpetuo dai tempi indefiniti, senza una reale prospettiva di soluzione né evoluzione, nell’immanenza di un tempo presente cristallizzato nella minaccia perenne.

Il tempo di guerra è il periodo che la gente trascorre sotto i bombardamenti. Molti popoli oggi conoscono il tempo di guerra, direttamente, come i nostri nonni e genitori hanno conosciuto quello delle guerre mondiali.
 Il tempo della guerra non è la contingenza del conflitto armato ma è il periodo in cui tutto ruota intorno all’idea della guerra, ai suoi riti, alle sue minacce. Questa idea pervade oggi ogni politica e ogni attività internazionale. Sembra che non ci sia più altra soluzione che la guerra, altra chance che la guerra. Per farla le è stato perfino cambiato il nome. Gli stessi sforzi per la pace ruotano attorno all’idea di evitare la guerra e nel frattempo essa è tenuta allo stato di immanenza, con la paura. Il tempo della guerra significa che essa è sovrana e sovrasta ogni attività umana. Mentre il tempo di guerra è razionale perché rappresenta un punto eccezionale di esplosione della violenza, il tempo della guerra, come forma mentale, è una tendenza di lungo periodo e quindi irrazionale perché contrasta con le aspirazioni più utili all’uomo: la pace e la cooperazione fra i popoli. Paradossalmente, si può avere il tempo di guerra mentre si cercano la pace e il rispetto dei diritti, ma il tempo della guerra porta soltanto a percepire i diritti come giustificazione per la guerra.”

Sono le riflessioni del Gen. Fabio Mini, riprese da un’intervista di Anna Luisa Santinelli (14 Luglio 2009). Per intenderci, tra i suoi moltissimi incarichi, il generale Mini è stato addetto militare in Cina; osservatore militare in USA; Capo di Stato Maggiore del comando interforze NATO per il Sud-Europa; Comandante NATO in Kosovo; e grande esperto in studi strategici.

Winston Churchill asseriva che la guerra fosse una cosa troppo seria per lasciarla ai generali. Evidentemente non aveva mai conosciuto i politici italiani…

Liberthalia - LA RUSSA dux

Da bambini tutti abbiamo giocato coi soldatini, ma qualcuno continua a farlo anche da adulto con risvolti preoccupanti. È il caso di Ignazio Benito La Russa, lo scoppiettante Ministro della Guerra arruolato alla corte di Re Silvio.
La Russa appartiene alla nutrita schiera di folgorati  che si improvvisano grandi strateghi e, travestiti da generali, tengono il proprio culo comodamente al sicuro dietro le retrovie. In qualità di ministro, probabilmente si crede un incrocio tra Rommel ed Alessandro il macedone.
LA RUSSA IN AFGHANISTANLa Russa ferox, quello che trapiantato da almeno 40 anni a Milano parla ancora come un picciotto da “Commissario Montalbano”, è colui che più di ogni altro si è battuto per la modifica delle regole di ingaggio, che disciplinano la condotta dei militari italiani impegnati in missioni all’estero. Con la rimozione dei “caveat” e l’estensione delle ‘regole’ in senso maggiormente operativo, per interventi armati di tipo offensivo e l’impiego attivo in azioni di combattimento, il contingente italiano è diventato a tutti gli effetti una forza belligerante impegnata in operazioni di guerra. È superfluo dire che ciò risulta in palese contrasto con il dettame costituzionale e le finalità stesse della missione. 00 - Afghanistan (Dic.1878) - Peiwar Kotal battle
Tuttavia, La Russa (alias la ‘Volpe di Battriana’) non era ancora soddisfatto…
Vuoi per distinguersi con gli altri contingenti occidentali; vuoi per acquisire benemerenze atlantiche; vuoi per una insana idiozia… la Volpe di Battriana ha ottenuto che il corpo di spedizione italiano (2800 unità) venisse dislocato nel pericoloso settore sud-occidentale dell’Afghanistan, tra le province di Herat e Farah (proprio là dove i talebani sono più coriacei), insieme ad un distaccamento di 500 soldati di stanza a Kabul (a rotazione tra paracadutisti e alpini). map of Afghanistan

Nella loro nuova veste operativa, le truppe italiane, devono arginare l’avanzata dei talebani che da Farah premono verso le province occidentali del Nord e contenere le infiltrazioni dei talebani cacciati dall’offensiva anglo-americana nella vicina provincia di Helmand.
Soprattutto gli italiani devono assicurarsi il controllo ed il costante sminamento della route 517, la principale arteria stradale che attraversa tutto il territorio di Farah e collega il capoluogo provinciale alla cosiddetta ‘Ring Road’: la circolare dal quale si irradiano le principali linee stradali dell’Afghanistan.
La ‘messa in sicurezza’ della route 517 è il motivo dei frequenti giri di perlustrazione delle pattuglie meccanizzate dell’esercito italiano. A battere la strada 517 sono i convogli formati dal veicolo VTLM ‘Lince’, che la truppa chiama meno prosaicamente “scarrafone”. Maggiori sono le uscite di pattugliamento, più aumentano i rischi di attentati esplosivi ed il rischio di cecchinaggio a colpi di lanciagranate RPG… Si tratta di attacchi come quello che il 14 Luglio 2009 ha ucciso il c.m. Alessandro Di Lisio.
Approssimativamente, questo è il trappolone esplosivo nel quale lo zelo della Volpe di Battriana ha cacciato le truppe italiane.
I famosi ‘blindadi linge‘, come li chiama La Russa, sono una variante del versatile VM-80 di produzione Iveco, rinforzati con una corazzatura leggera. Al contrario dei più resistentiPUMA autoblindo PUMA e dei pesanti cingolati DARDO, hanno il pregio di essere più veloci, più maneggevoli e dinamici ma, a dispetto di quanto si dice, offrono una protezione sicuramente minore per l’equipaggio. E l’ultimo attentato nella capitale Kabul lo dimostra in modo eloquente.
DARDONell’esplosione che ha ucciso sei paracadutisti del 186° Reggimento c’era anche il c.m. Pistonami, che il 03/08/09 aveva rilasciato un’intervista profetica a Barbara Schiavulli, inviata del settimanale “L’Espresso”. Il reportage aveva un titolo eloquente: “Trappola Afghanistan”.
Ne riportiamo una parte significativa:

“Il primo caporalmaggiore Giandomenico Pistonami, come il collega Di Lisio deceduto il 14 luglio scorso, è un mitragliere, quello che sta in ralla, il più esposto perché sbuca con il corpo fuori dal Lince. “Esco tutti i giorni, faccio da scorta a materiali e persone”, racconta Pistonami, 26 anni di Lubriano (Viterbo): “Il mio è il ruolo più importante della pattuglia, ho più campo visivo e uditivo, con un gesto posso fermare le macchine che passano”. Un lavoro pericoloso, di concentrazione e tensione che lascia poco spazio alle emozioni. “Purtroppo la mia famiglia guarda i telegiornali”, aggiunge con un sorriso, “ma sono tranquilli quando mi sentono tranquillo, per fortuna ci sono Internet e il telefono”. Il posto che occupa Pistonami qualcuno lo chiama ‘sedile della morte’ e spiega che ormai molti mezzi militari di altri contingenti tengono il militare dentro al blindato con un sistema di comando per pilotare la mitragliatrice fuori. Per quanto riguarda i nostri, il ministro della Difesa Ignazio La Russa, pensa di aggiungere una protezione, una sorta di torretta. Il ministro ha anche promesso l’invio, già approvato da un decreto, di due nuovi Tornado, che si aggiungeranno ai due parcheggiati a Mazar-i- Sharif, non appena sarà pronta la pista dell’aeroporto di Herat, sulla cui data di apertura non ci sono tempi certi. I Tornado italiani, come quelli tedeschi, per ora vengono usati come ricognitori, ma il governo non nega la possibilità di aggiungere cannoncini, trasformandoli in mezzi che possono sostenere azioni di combattimento. Ma tutti questi accorgimenti per rendere più sicura la missione arriveranno fuori tempo massimo, comunque dopo il periodo fatale che coincide con la campagna elettorale. Così, mentre in Italia il governo si spacca sulla questione cruciale se rimanere o meno in Afghanistan e la Lega, Bossi in testa, mostra tutto il suo scetticismo, qui i soldati affrontano la loro guerra quotidiana senza nemmeno il conforto di avere alle spalle un esecutivo concorde circa l’utilità del loro impegno.”