Archivio per Mutui

MISERERE

Posted in Masters of Universe with tags , , , , , , , , , , , , , on 9 dicembre 2010 by Sendivogius


Nell’Italia felix, dove la crisi è solo una “percezione psicologica” alimentata dai soliti kommunisti, secondo un’indagine della Confesercenti l’84% degli italiani ha grosse difficoltà a corrispondere le rate del mutuo o ad onorare il pagamento dell’affitto a fine mese. Sulla questione, gli studi della Banca d’Italia certificano l’insolvenza del 5% delle famiglie italiane.
La notizia, riportata dai maggiori quotidiani, è ripresa in uno stringato ed eloquente articolo pubblicato su un noto giornale bolscevico [QUI].
Le conseguenze pratiche consistono in un record delle iscrizioni ipotecarie e del pignoramento di immobili [QUI], che sembrano colpire soprattutto l’Italia settentrionale ed il florido Nord-Est [QUI]. Tuttavia, il dramma di non potersi più permettere un alloggio, o di vedersi venduta all’asta la propria abitazione, è altresì oggetto di raffinate considerazioni da parte di pensatori compassionevoli:

«Se uno a 37 anni non è in grado di pagarsi un mutuo o un affitto è un fallito!»

 Lo afferma Alessandro Sallusti con la boriosa sicumera che lo contraddistingue, dall’alto della sua poltroncina blindata di giornalista organico da regime, durante la trasmissione EXIT del 01/12/10 in onda su La7.  Al personaggio avevamo già dedicato un piccolo ‘cammeo’ [QUI] nell’ambito di un discorso più esteso.
Nipote di uno dei tanti fucilatori di Salò (ricambiato con la legge del contrappasso), il vincente Sallusti è il tipico esponente di certo cattolicesimo integralista che si batte per il conferimento dello status giuridico ad un grumo di cellule chiamato “embrione” e considera un’esaltante esperienza di vita lo stato vegetativo di coloro che versano in coma irreversibile, negando ogni ipotesi di “testamento biologico”. Però non perde occasione per esibire tutto il proprio disprezzo per coloro che, vegeti e senzienti, hanno la gravissima colpa di essere poveri, o stranieri, ovvero “noti omosessuali attenzionati”, contro i quali ci si compiace di essere cattivi.
Cresciuto all’ombra degli amichetti della parrocchietta, per il bravo Sallusti c’è sempre un posto pronto nei giornalini editi dalla Curia ma rigorosamente pagati dallo Stato.
In alternativa, bazzica le testate ultra-reazionarie del gruppo Monti-Riffeser, collegate alla famiglia dell’ex “petroliere nero” Attilio Monti.
A livello professionale, si fa le ossa come giornalista di cronaca al Messaggero, quindi al Corriere della Sera (dove diventa caporedattore), e soprattutto bruca al pascolo di Indro Montanelli: alfiere del conservatorismo di matrice liberale e vacca sacra del giornalismo italiano.
Montanelli resta un caso interessante di mitismo e mitomania, che sembra aver fatto proseliti soprattutto a sinistra… Variante meneghina del “Cieco di Sorrento”, il sulfureo Cilindro dalla redazione de ‘Il Giornale’ finge di non vedere cosa sia la destra italiana e chi sia il suo editore, “turandosi il naso” oltre che coprendosi gli occhi, prima del brusco risveglio.
Infatti, dopo la militarizzazione berlusconiana, il quotidiano si trasforma nel giornaletto padronale dello squadrismo a mezzo stampa, divenendo la roccaforte della Vandea editoriale che raggruppa il gotha contemporaneo della ‘Reazione’ clerico-fascista. In questo allettante contesto professionale, l’indipendente Sallusti, insieme agli  onnipresenti  Feltri e Belpietro, appartiene alla Sacra Trimurti a libro paga, che si alterna alla direzione dei principali quotidiani conservatori, trasformati in uffici di difesa ad oltranza degli interessi del Capo. Nell’ingaggio  militante,  si  distingue come specialista nei ‘lavori sporchi’ di penna e manganello. Più che un giornalista sembra un ausiliare del collegio difensivo, pronto ad immolarsi ovunque ci siano da perorare le cause personalissime del suo editore e padrone.
Ed al meritocratico Sallusti non sono certo estranei i vantaggi legati alle posizioni di rendita dell’editoria assistita… Certo non è un problema far quadrare i bilanci e rimpinguarsi lo stipendio, quando si è direttori di giornalini dalla tiratura irrisoria come Libero, beneficiato però da circa 40 milioni di euro di finanziamenti pubblici in soli 7 anni.
Facile pagarsi il mutuo a queste condizioni, comodo il lavoro con simili coperture in così altolocata sede, se non fosse per quell’inestinguibile alitosi di certi funerei maior domus che impegnano la propria favella in mansioni non proprio ortodosse…

«Con la caduta del berlusconismo, si spera, sarà interessante verificare se per caso finisce anche questa terrificante riunione di condominio che dura da anni nei salotti Rai e ha ormai sfondato il livello del grottesco. Queste venti o trenta personcine di folgorante mediocrità che fingono ogni sera di litigare, non importa quale sia il programma, e poi vanno tutti insieme a far casino in trattoria coi soldi del canone.
Sarebbe tutto soltanto ridicolo, se questa pagliacciata non fosse diventata l’unica rappresentazione del dibattito pubblico per milioni di cittadini e un’intera generazione di giovani. Agli ultimi, in particolare, va detto che nel mondo civile la tv pubblica non funziona in questo modo.
Nei dibattiti televisivi sulle reti pubbliche in Gran Bretagna, Germania, Francia, Spagna, tanto per cominciare gli ospiti non sono così maleducati. I conduttori, gente seria, li correggono quando citano un dato o un fatto sbagliati. Pazzesco, vero? I giornalisti si dividono anche là fra quelli di destra e quelli di sinistra, ma di fondo fanno i giornalisti. Quelli di destra per esempio non sono stipendiati dal presidente del Consiglio e non passano la vita a esaltare l’editore, perché nel resto del mondo i giornalisti si vergognano di fare i servi.
Gli esperti di economia sono veri esperti di economia, chiamati perché magari insegnano in grandi università o hanno vinto un Nobel e non perché portano una barba da carnevale, la giacca fucsia e il farfallino arancione, come quel tale Oscar Giannino. Un profeta del neoliberismo che invoca tagli e massacri sociali dall’alto di una carriera trascorsa a scrivere su giornalini mantenuti coi soldi pubblici, al solito buttati nel cesso, nel caso specifico La Voce Repubblicana, il Foglio, Libero e Il Riformista.
Nelle televisioni civili naturalmente è impensabile organizzare sessanta o settanta puntate di talk show, con compagnia fissa e plastico del luogo del delitto, per fare audience sull’assassino di un bambino o una bambina. In compenso se il premier viene beccato a frequentare giri di minorenni, usa la decenza di presentarsi alla tv pubblica e rispondere a tutte le domande dei giornalisti, invece di fare lo spiritoso e mandare il personale in giro per studi con il mandato di difenderlo, in genere insultando gli interlocutori.
Ora, non si pretende che i televisionari italioti e i loro degno dirigenti, affaccendati come sono a leccare gli stivali dei padroni, si comportino come i loro colleghi liberi. Ma almeno una riverniciata la parco ospiti, un pò di rispetto per l’intelligenza del pubblico a casa, sarebbe già un enorme passo avanti o come va di moda dire adesso per ogni minima fesseria: una grande riforma.»

 di Curzio Maltese 
 (26 Novembre 2010)

Homepage

Gli Invisibili

Posted in Business is Business, Stupor Mundi with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 7 dicembre 2008 by Sendivogius

 

“LA CURA TREMONTI”

 

berlusconi Contro Cariatidi e Cassandre che gridano alla nuova recessione e alle grandi depressioni, Re Silvio gioca a nascondino con la norrena cancelliera, facendo cucù alla crisi che non c’è. Instancabile, con vivace spensieratezza, corre felice per le vie di Pescara tra folle plaudenti. Quale fulgido esempio di gagliardia e virile vigore! Solido negli averi, invita il popolino allo shopping natalizio. Rassicurante, diffonde ottimismo, cementa le plebi e ne coltiva gli umori.

Nella sua scalata al cielo, l’Unto del Signore si contende ormai il trono col Padre. La croce è stata lasciata in permuta a Tremonti, il real tesoriere, in attesa di esser presto cartolarizzata.

Superati i confini americani, la crisi economica, dilatata a dimensione globale, si prepara a tanagliare l’Europa con conseguenze imprevedibili. La sua entità ha subito allarmato i singoli governi, impreparati e storditi dalla gravità della situazione.

tremonti0Del resto, loro non possono contare sul genio economico di Giulio Tremonti che tutto prevede e a tutto provvede, sicché non si stanzia obolo che Giulio non voglia. Infatti, considerata la solidità del nostro sistema produttivo, è evidente che si tratti di una crisi contenuta dagli effetti limitati. Per questo il vulcanico ministro ha varato una finanziaria triennale tutta tagli e privatizzazioni. Spirito previdente, ha poi sfornato l’ennesimo decreto (il n° 185 del 29 Nov.), dal titolo roboante quanto promettente: “Misure urgenti per il sostegno a famiglie, lavoro, occupazione e impresa e per ridisegnare in funzione anti-crisi il quadro strategico nazionale”.

Si tratta di 35 articoli nei quali non si tralascia nulla e a tutti si pensa. Dal conservatorismo al pragmatismo compassionevole. È il 185 un decreto-legge concepito in particolare per gli “ultimi”, che sempre tali resteranno nella loro beata solitudine. Dispensa loro la questua e disconosce, nella loro invisibilità, quanti pur facendo parte del sistema produttivo e contributivo vivono sospinti ai suoi margini, in una precarietà lavorativa ed esistenziale permanente.

Per le spese pazze di Natale, per quelli convinti che ‘ottimismo’ sia sinonimo di ‘consumismo’ (profumo confezionato per vite plastificate), il Governo decreta un bonus straordinario per famiglie, lavoratori dipendenti e pensionati non autosufficienti [Art. 1].

In pratica, il bonus governativo consiste nella straordinaria cifra di:

§     0,55 euro giornaliere per un pensionato singolo.

§     0,82 euro al giorno per un nucleo familiare di due persone.

§     1,23 euro al giorno per un nucleo familiare di tre persone.

§     1,37 euro al giorno per un nucleo familiare di quattro persone.

§     1,64 euro al giorno per un nucleo familiare fino a cinque persone.

§     2,74 euro al giorno per famiglie con oltre cinque componenti.

Fortunatamente, si tratta di importi esentasse.

A queste sovvenzioni poi andrebbe aggiunta la pubblicizzatissima Social Card, sulla quale molto si è detto e scritto. A tal proposito, una delle analisi più brillanti e meglio riuscite la potete leggere su: Social card? elemosina di stato.

Per i piccoli proprietari, indebitati col mutuo stipulato a rate variabili quando i tassi di interesse erano al minimo storico (gli italiani fanno davvero di tutto per distinguersi come un popolo di deficienti), è prevista invece una svolta epocale destinata a fare storia nel mondo.

Mutui prima casa: per i mutui in corso le rate variabili 2009 non possono superare il 4 per cento grazie all’accollo da parte dello Stato dell’eventuale eccedenza[Art. 2], senza tenere però conto dello ‘spread’, ossia della ricarica bancaria: “spese varie o altro tipo di maggiorazione incluso il tasso contrattuale alla data di sottoscrizione del contratto”. Con il progressivo abbassamento dei tassi ad opera dalla BCE, a partire dal 2009 il tasso di interesse sarà nettamente inferiore al 4% e ciò renderà (di fatto) il provvedimento inutile, evitando così un’ulteriore aggravio delle spese di bilancio che difficilmente sarebbe stato accettato dalla UE (e infatti Bruxelles ha taciuto). Lo ‘Stato’ invece si guarda bene dal proporre la copertura dei mutui a tasso fisso già stipulati, perché in tal caso i soldi dovrebbe cacciarli fuori per davvero.

Efficacia reale del provvedimento: NESSUNA.

Per quelli che non arrivano più alla quarta settimana, il decreto stabilisce il blocco e riduzione delle tariffe, “al fine di contenere gli oneri finanziari a carico dei cittadini e delle imprese, a decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto sino al 31 dicembre 2009” [Art. 3; comma 1]. Peccato che la materia sia di competenza delle Authorities di controllo e delle singole S.p.A. Il governo NON può bloccare o ridurre un bel nulla. Ci rimettiamo quindi al buon cuore dei privati che gestiscono i servizi.

vitainfame2

Sistemate famiglie e ceti medi con un simile Bengodi, non resta che pensare alle imprese e aumentare la manna già prevista per i lavoratori, con la Detassazione dei contratti di produttività [Art. 5], altro provvedimento utilissimo specialmente quando la produttività crolla e gli impianti funzionano a ciclo alternato, mentre operai e lavoratori vengono licenziati. Molto più utile, ma ben più oneroso, sarebbe stata la detassazione delle tredicesime e soprattutto della liquidazione di quanti hanno un contratto a tempo determinato. Ma Tremonti l’infallibile non è certo miope. Pertanto, con un occhio alle tasche, ha subito stabilito il Potenziamento ed estensione degli strumenti di tutela del reddito in caso di sospensione dal lavoro o di disoccupazione, nonché disciplina per la concessione degli ammortizzatori in deroga” [Art. 19] dai quali (come sempre) resteranno naturalmente esclusi tutti coloro con contratti di lavoro a tempo parziale verticale, che andranno a infoltire ulteriormente le fila degli invisibili senza alcuna tutela. Giacché “L’indennità di disoccupazione non spetta nelle ipotesi di perdita e sospensione dello stato di disoccupazione disciplinate dalla normativa in materia di incontro tra domanda e offerta di lavoro”.

Per quei lavoratori con ‘contratto atipico’, che oscillanodai gallinacei co.co.co ai fecali co.pro, “in via sperimentale per il triennio 2009-2011, è riconosciuta una somma liquidata in un’unica soluzione pari al 10 per cento del reddito percepito l’anno precedente”. Ma solo se hanno superato i 5000 euro di reddito in regime di monocommittenza. Ovvero: se hai cumulato più contratti ma nessuno di questi raggiunge da solo l’importo richiesto, non ti spetta nemmeno il miserabile 10% sperimentale.

Per tutti gli altri fortunati che avevano un contratto a tempo indeterminato in aziende con oltre 15 dipendenti, l’indennità ordinaria di disoccupazione (opportunamente integrata) non potrà “superare novanta giornate di indennità nell’anno solare”. In pratica, 3 mesi di autonomia.

Va molto meglio per i cervelli in fuga. Considerando le incredibili prospettive che offre il mondo accademico in Italia insieme allo strabiliante sostegno dato a ricerca e sperimentazione, il superministro ha disposto una serie di Incentivi per il rientro in Italia di ricercatori scientifici residenti all’estero. Estensione del credito d’imposta alle ricerche fatte in Italia anche in caso di incarico da parte di committente estero[Art. 17] con una tassazione del solo 10% ai fini delle imposte dirette. Già immaginiamo file di ricercatori che premono alla frontiera, sgomitando per poter rientrare in Patria. Tremonti è un genio. Evidentemente si sentiva solo.